LA SCALATA PIÙ DIFFICILE

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1 LA SCALATA PIÙ DIFFICILE Biennale delle Arti e delle Scienze del Mediterraneo Associazione di Enti Locali per l Educational e la Cultura - Ente Formatore per Docenti Istituzione Promotrice della Staffetta di Scrittura Bimed/Exposcuola in Italia e all Estero

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3 Partendo dall incipit di Sofia Gallo e con il coordinamento dei propri docenti, hanno scritto il racconto gli studenti delle scuole e delle classi appresso indicate: Scuola Media Unificata di Cuneo Classe I I Scuola Secondaria di I grado Ettore Iaccarino di Ercolano Classe II I Istituto Comprensivo Jacopo Sannazaro di Giffoni Sei Casali, Acerno - Plesso di Capitignano Classe II A/B/C Istituto Comprensivo di Malnate Classe III G Istituto Comprensivo Manzoni - Sez. H. Keller di Torino - Classe III K Istituto Onnicomprensivo C. Colombo di Genova - Classe III H Scuola Secondaria di I grado Via Revel di Torino - Classe II M Scuola Secondaria di I grado Filippo Brignone di Pinerolo Classe I E Scuola Secondaria di I grado Fresa-Pascoli di Nocera Superiore - Classe I F Scuola Secondaria di I grado Filippo Brignone di Pinerolo - Classe II A Editing a cura di: Isabella Carena

4 Biennale delle Arti e delle Scienze del Mediterraneo Associazione di Enti Locali Ente Formatore per docenti accreditato MIUR Il racconto è pubblicato in seno alla Collana dei Raccontiadiecimilamani Staffetta Bimed/Exposcuola 2014 Istituzione Promotrice della Staffetta di Scrittura Bimed/Exposcuola in Italia e all Estero Direzione e progetto scientifico Andrea Iovino Monitoraggio dell azione e ottimizzazione delle procedure Ermelinda Garofano Segreteria di Redazione e responsabili delle procedure Valentina Landolfi Margherita Pasquale Staff di Direzione e gestione delle procedure Angelo Di Maso Adele Spagnuolo Responsabile per l impianto editoriale Marisa Coraggio Grafica di copertina: l Istituto Europeo di Design, Torino Docente: Sandra Raffini Impaginazione Tullio Rinaldi Ermanno Villari Relazioni Istituzionali Nicoletta Antoniello Piattaforma BIMEDESCRIBA Gennaro Coppola Angelo De Martino Amministrazione Rosanna Crupi Annarita Cuozzo Franco Giugliano I libretti della Staffetta non possono essere in alcun modo posti in distribuzione Commerciale

5 RINGRAZIAMENTI I racconti pubblicati nella Collana della Staffetta di Scrittura Bimed/ExpoScuola 2014 si realizzano anche grazie al contributo erogato in favore dell azione dalle istituzioni e dai Comuni che la finanziano perché ritenuta esercizio di rilevante qualità per la formazione delle nuove generazioni. Tra gli Enti che contribuiscono alla pubblicazione della Collana Staffetta 2014 citiamo: Siano, Bellosguardo, Pisciotta, Pinerolo, Moncalieri, Castellamonte, Torre Pellice, Forno Canavese, Ivrea, Chivasso, Cuorgnè, Santena, Agliè, Favignana, Lanzo Torinese, Sicignano degli Alburni, Petina, Piaggine, San Giorgio a Cremano, l Associazione in Saint Vincent e l Associazione Turistica Pro Loco di Castelletto Monferrato. La Staffetta di Scrittura riceve un rilevante contributo per l organizzazione degli Eventi di presentazione dei Racconti 2014 dai Comuni di Moncalieri, Salerno, Pinerolo e dal Parco Nazionale del Gargano/Riserva Naturale Marina Isole Tremiti. Si coglie l occasione per ringraziare i tantissimi uomini e donne che hanno operato per il buon esito della Staffetta 2014 e che nella Scuola, nelle istituzioni e nel mondo delle associazioni promuovono l interazione con i format che Bimed annualmente pone in essere in favore delle nuove generazioni. Ringraziamenti e tanta gratitudine per gli scrittori che annualmente redigono il proprio incipit per la Staffetta e lo donano a questa straordinaria azione qualificando lo start up dell iniziativa. Un ringraziamento particolare alle Direzioni Regionali Scolastiche e agli Uffici Scolastici Provinciali che si sono prodigati in favore dell iniziativa. Infine, ringraziamenti ossequiosi vanno a S. E. l On. Giorgio Napolitano che ha insignito la Staffetta 2014 con uno dei premi più ambiti per le istituzioni che operano in ambito alla cultura e al fare cultura, la Medaglia di Rappresentanza della Repubblica Italiana giusto dispositivo SGPR 01/10/ P del PROT SCA/GN/ Partner Tecnico Staffetta 2014

6 Si ringraziano per l impagabile apporto fornito alla Staffetta 2014: i Partner tecnici UNISA Salerno, Dip. di Informatica; Istituto Europeo di Design - Torino; Cartesar Spa e Sabox Eco Friendly Company; il partner Must Certipass, Ente Internazionale Erogatore delle Certificazioni Informatiche EIPASS

7 By Bimed Edizioni Dipartimento tematico della Biennale delle Arti e delle Scienze del Mediterraneo (Associazione di Enti Locali per l Educational e la Cultura) Via della Quercia, Capezzano (SA), ITALY Tel. 089/ fax 089/ La Collana dei Raccontiadiecimilamani 2014 viene stampata in parte su carta riciclata. È questa una scelta importante cui giungiamo grazie al contributo di autorevoli partner (Sabox e Cartesar) che con noi condividono il rispetto della tutela ambientale come vision culturale imprescindibile per chi intende contribuire alla qualificazione e allo sviluppo della società contemporanea anche attraverso la preservazione delle risorse naturali. E gli alberi sono risorse ineludibili per il futuro di ognuno di noi Parte della carta utilizzata per stampare i racconti proviene da station di recupero e riciclo di materiali di scarto. La Pubblicazione è inserita nella collana della Staffetta di Scrittura Bimed/Exposcuola 2013/2014 Riservati tutti i diritti, anche di traduzione, in Italia e all estero. Nessuna parte può essere riprodotta (fotocopia, microfilm o altro mezzo) senza l autorizzazione scritta dell Editore. La pubblicazione non è immessa nei circuiti di distribuzione e commercializzazione e rientra tra i prodotti formativi di Bimed destinati unicamente alle scuole partecipanti l annuale Staffetta di Scrittura Bimed/ExpoScuola.

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9 La Staffetta 2013/14 riceve: Medaglia di Rappresentanza della Presidenza della Repubblica Italiana Patrocini: Senato della Repubblica, Camera dei Deputati, Ministero della Giustizia, Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Ministero dell Ambiente

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11 PRESENTAZIONE Quante attenzioni, quanta positiva tensione e quanto straordinario e felice impegno nella Staffetta di quest anno. L emozione che abbiamo provato quando il Presidente della Repubblica ha conferito alla Staffetta la Medaglia di Rappresentanza è stata grande ma ancora e di gran lunga maggiore è stata, l emozione, nel vedere gli occhi dei nostri ragazzi in visita al Quirinale. Ho avvertito in quegli occhi l orgoglio di chi sentiva di essersi impegnato in un attività che le istituzioni gli stavano riconoscendo È quello che vorrei vedere negli occhi di quei tanti giovani che dopo la scuola, a conclusione del proprio ciclo d istruzione, invece, in questo tempo sentono l apprensione di un contesto che, probabilmente, dovrebbe sancire la Staffetta come buona prassi da adottare in funzione del divenire comune. Cos è, in fondo la Staffetta? E un format educativo, un esercizio imperdibile per l acquisizione gli strumenti necessari a affrontare LA VITA sentendo lo straordinario dono della vita. La Staffetta è una sfida in cui tutti si mettono insieme stando dalla stessa parte, sentendo anche le entità lontane come i compagni di un cammino comune L altro che diventa te stesso Questo è la Staffetta un momento che dura un intero anno e che alla fine ti mette nella condizione di sentirti più forte e orgoglioso per quello che è stato fatto, insieme a tanti altri che hanno concorso a realizzare un prodotto che alla fine è la testimonianza di un impegno che ci ha visti UNITI (!) in funzione di un obiettivo Si tratta di quello di cui ha bisogno il Paese e di quello che appare indispensabile per qualificare il tempo e lo spazio che stiamo attraversando. Andrea Iovino

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13 L innovazione e la Staffetta: una opportunità per la Scuola italiana. Questo è il secondo anno che operiamo in partnership con Bimed per la realizzazione della Staffetta di scrittura Creativa e di Legalità. Siamo orgogliosi di essere protagonisti di questa importante avventura che, peraltro, ci consente di raggiungere e sensibilizzare un così grande numero di persone sull attualissimo, quanto per molti ancora poco conosciuto, tema che attiene la cultura digitale. Sentiamo spesso parlare di innovazione, di tecnologia e di internet: tutti elementi che hanno rivoluzionato il mondo, dalle amicizie, al tempo libero,lo studio, il lavoro e soprattutto il modo di reperire informazioni. L innovazione ha travolto il mondo della produzione, dei servizi e dell educazione, ma non dobbiamo dimenticare che innovare significa, prima di tutto, porre la dovuta attenzione alla cultura. Da un punto di vista tecnico, siamo tutti più o meno esperti, ma quanti di noi comprendono realmente l essenza, le motivazioni, le opportunità e i rischi che ne derivano? La Società è cambiata e la Scuola, che è preposta alla formazione di nuovi individui e nuove coscienze, non può restare ferma di fronte al cambiamento che l introduzione delle nuove tecnologie e internet hanno portato anche nella didattica: oggi gli studenti apprendono in modo diverso e questo implica necessariamente un metodo di insegnamento diverso. Con il concetto di diffusione della cultura digitale intendiamo lo sviluppo del pensiero critico e delle competenze digitali che, insieme all alfabetizzazione, aiutano i docenti e i nostri ragazzi a districarsi nella giungla tecnologica che viviamo quotidianamente. L informatica entra a Scuola in modo interdisciplinare e trasversale: entra perché i ragazzi di oggi sono i nativi digitali, sono nati e cresciuti con tecnologie di cui

14 non è più possibile ignorarne i vantaggi e le opportunità e che porta inevitabilmente la Scuola a ridisegnare il proprio ruolo nel nostro tempo. Certipass promuove la diffusione della cultura digitale e opera in linea con le Raccomandazioni Comunitarie in materia, che indicano nell innovazione e nell acquisizione delle competenze digitali la vera possibilità evolutiva del contesto sociale contemporaneo. Poter anche soltanto raccontare a una comunità così vasta com è quella di Bimed delle grandi opportunità che derivano dalla cultura digitale e dalla capacità di gestire in sicurezza la relazione con i contesti informatici, è di per sé una occasione imperdibile. Premesso che vi sono indagini internazionali da cui si evince l esigenza di organizzare una forte strategia di ripresa culturale per il nostro Paese e considerato anche che è acclarato il dato che vuole l Italia in una condizione di regressione economica proprio a causa del basso livello di alfabetizzazione (n.d.r. Attilio Stajano, Research, Quality, Competitiveness. European Union Technology Policy for Information Society II- Springer 2012) non soltanto di carattere digitale, ci è apparso doveroso partecipare con slancio a questo format che opera proprio verso la finalità di determinare una cultura in grado di collegare la creatività e i saperi tradizionali alle moderne tecnologie e a un idea di digitale in grado di determinare confronto, contaminazione, incontro, partecipazione e condivisione. Promuoviamo, insieme, la cultura digitale e la certificazione delle I-Competence per garantire competenze indispensabili per acquisire a pieno il ruolo di cittadino attivo nella società della comunicazione e dell informazione. Partecipiamo attivamente alla diffusione della cultura digitale, perché essa diventi patrimonio di tutti e di ciascuno, accettando la sfida imposta dalle nuove professioni che nascono e dai vecchi mestieri che si trasformano, in modo profondo e radicale.

15 Tutti noi abbiamo bisogno di rigenerare il pensiero accettando nuove sfide e mettendo in gioco tutto quanto imparato fino adesso, predisponendoci al cambiamento per poter andare sempre più avanti e un po oltre. Il libro che hai tra le mani è la prova tangibile di un lavoro unico nel suo genere, dai tantissimi valori aggiunti che racchiude in sé lo slancio nel liberare futuro collegando la nostra storia, le nostre tradizioni e la nostra civiltà all innovazione tecnologica e alla cultura digitale. Certipass è ben lieta di essere parte integrante di questo percorso, perché l innovazione è cultura, prima che evoluzione tecnologica! Il presidente Domenico PONTRANDOLFO

16 INCIPIT SOFIA GALLO A ZAINO LEGGERO Ho deciso di intraprendere le scalate da solo. Una decisione ardua, ma anche liberatoria. Si è liberi nel decidere il momento in cui partire, nello scegliere il materiale da portarsi appresso, nel salutare amici e parenti, nel vivere l emozione che sempre accompagna ogni impresa alpinistica. Piccola o grande che sia. Io amo e conosco i Pirenei da quando ero piccolo perché mio zio, originario di Pau, mi portava d estate a percorrere valli e scavalcare colli in lunghe passeggiate. I Pirenei sono montagne di confine, una catena variamente intrecciata che separa la Francia dalla Spagna e che corre da Est e Ovest quasi lambendo l Atlantico a Nord e il Mediterraneo a Sud. Sono montagne non vertiginose, quasi totalmente prive di ghiacciai, non difficili da scalare, perché di roccia stabile, granitica, compatta: ciò nonostante la zia Matilde le considerava pericolose e mi portava con sé tutti gli anni nella vicina Lourdes 16 perché

17 mi facessi il segno della croce con l acqua santa di Bernadette. Lei pregava la Madonna perché lo zio non mi trasmettesse la passione alpinistica: ogni arrampicatore, infatti, nei suoi pensieri, era soggetto a rischi indicibili e ogni volta che lei sentiva parlare di chiodi, martelli, corde doppie, cenge ghiacciate o appigli sfuggenti, vedeva il malcapitato scalatore precipitare nel vuoto e schiantarsi ancor prima di toccare il suolo. Per il suo diletto nipote la paura si trasformava in panico, così lo zio aggirava l ostacolo e non le confessava le nostre piccole imprese. Finché imparai le più raffinate tecniche di scalata e non ebbi più bisogno di lui. Percorsi da allora i Pirenei in lungo e in largo, con gli amici e con le guide, permettendomi molte gradevoli arrampicate e trovando in quell ambiente la pace a ogni mio tormento esistenziale: la morte dei miei genitori, la separazione da mia moglie, il fallimento della ditta per cui lavoravo, la lontananza troppo prolungata dai miei figli. Mi sentivo un uomo maturo, esperto, prudente e soprattutto felice quando ero in montagna. Per questo ero pronto ad andare da solo. Avrei avuto più spazio per pensare. Preparai il materiale, mi attrezzai adeguatamente e partii per un percorso di una settimana nel gruppo del Vignemal. Volevo toc- 17

18 care alcune cime: niente di che come difficoltà tecniche, ma alcune sono insidiose in caso di maltempo e fu proprio il maltempo che mi sorprese. Di colpo, come avviene nei Pirenei. Nuvole all orizzonte, prima benevole e all improvviso nere e minacciose che scaricano rovesci di grandine a pallini grossi come biglie da gioco sulle piste di sabbia. La tempesta in genere è breve. Quel giorno no: continuò a tratti con virulenza inaudita. Non facevo in tempo ad alzare la testa e rimettermi in cammino sulla cresta per trovare la via di discesa che la grandine tornava a colpire e il cielo a scurirsi al punto da non vedere più nulla. Smarrii la via e chiamai il soccorso. Mi risposero finalmente dopo molti tentativi, ma mi avvertirono della difficoltà di arrivare in fretta e così non mi restò che attendere. Il tempo per pensare si dilatò. Diventò una necessità per non congelare e la mia vita mi scorse davanti come in un film Scorse momento per momento, ricordo per ricordo: me bambino, i giochi coi fratelli, la fuga da casa, il litigio con mio padre, la malattia della mamma, la prima fidanzata, la rottura, il volontariato, la laurea, il lavoro, il matrimonio, i viaggi, la gioia dei figli, la morte 18 del papà, i problemi economici, la montagna come sfida e come

19 fuga e quando l accumulo di emozioni e tensioni, freddo e paura stava decretando la mia fine, ecco il rumore provvidenziale delle pale dell elicottero. Sono vivo, ma non sono salvo dai miei pensieri. Tornato a casa, sento il bisogno di scriverli 19

20 CAPITOLO PRIMO La passione che condanna Mi metto alla mia scrivania. Accendo il computer, guardo fuori dalla finestra e inizio a scrivere. Sono qui tra le vette più alte dei Pirenei, la paura di morire è forte. Il freddo incombe su di me, la grandine batte, echeggiando con suono intenso sulle pietre, non ho nulla da mangiare. Potrei morire e la mia vita inizia a scorrere come un film. Mi viene in mente la scuola elementare. Il bulletto della scuola, mi ricordo ancora il nome: si chiamava Marco, mi prendeva sempre in giro dicendo che non ero un bambino come gli altri. A loro piaceva giocare a calcio, a basket, nuotare... ma a me piaceva andare in montagna: il mio amore, la mia passione. L amore per la montagna mi era stato trasmesso da mio zio Giovanni quando avevo sette anni. Lo zio era una persona speciale, quando dicevo di non farcela più lui mi spronava e mi convinceva ad arrivare alla fine. La prima volta in cui mi sono arrampicato ho sentito un emozione che non avevo mai provato prima, era una 20 sensazione di libertà, sembrava che fossi in un film d azione. Sin da La passione che condanna

21 piccolo desideravo avere un luogo tutto mio per rifugiarmi, per scappare e allora un giorno mi avventurai tra le montagne per cercarlo. Riuscii a trovarlo, era un piccolo tunnel che conduceva a un giardino, finalmente avevo il mio posto segreto. Sono passati già diversi minuti, comincio a tremare dal freddo, prendo i guanti, mentre li indosso vedo la cicatrice sulla mano destra e penso a Fufotto: un husky regalato dai miei genitori a mio fratello per il suo compleanno, che io però consideravo mio perché, da subito, ci eravamo piaciuti. Era un cucciolo bravissimo e ubbidiente; l avevamo chiamato Fufotto perché era molto buffo e soffice. Eravamo diventati inseparabili e mio fratello era piuttosto geloso. Proprio la cicatrice mi fa venire in mente quel giorno in cui, mentre camminavo con mio zio in montagna, scivolai su un masso: mi ruppi una gamba e mi tagliai con una pietra affilata la mano destra. Mio zio corse a chiedere aiuto giù, in paese, lasciandomi solo con Fufotto che rimase al mio fianco senza mai abbandonarmi un attimo, come un fedele amico. Riuscì a riscaldarmi con il suo fitto mantello e quando arrivò mio zio con i due soccorritori ero tranquillo. La pioggia diventa sempre più forte, metto lo zaino davanti per ripararmi, c è una tasca mezza aperta. Che strano, una foto di Capitolo primo21

22 mamma avvolta nel pile che le avevo regalato. Il dolore per la sua perdita mi distoglie dalla paura. La malattia di mamma fu molto grave, l unica cosa che mia madre riusciva a fare era sorridere appena. Ricordo il dolore che provai quando corsi in ospedale e vidi il suo corpo privo di vita ma carico di emozioni. Non devo farmi sopraffare dal dolore e dal freddo, ripenso alla Grecia, talmente tranquilla da sembrare magica. Le spiagge incontaminate, Parga, paesino all antica con una fortezza in cima a una scogliera con una piccola taverna e ristoranti con delizie di ogni tipo: la pittaghira, l insalata greca, le palline di pasta per le crêpes, fritte e ricoperte di nutella. 22La passione che condanna

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24 CAPITOLO SECONDO L abbraccio mancante Il mio pensiero corre veloce a quelle due settimane trascorse a Parga con mia moglie e i miei due figli, Alex e Alice, che allora avevano sedici e otto anni. Il ricordo di quei giorni felici mi riscalda il cuore al punto da non sentire il freddo pungente per la lunga immobilità e i morsi della fame: non sapevo ancora che sarebbe stata l ultima vacanza della mia famiglia unita. Non amo molto il mare e neanche allora ero così contento di andarci, ma quell anno toccava a mia moglie decidere la meta: Parga, piccolo paesino dell Epiro, con la sua natura incontaminata, avrebbe soddisfatto il suo desiderio di crogiolarsi al sole e, nello stesso tempo, con i suoi sentieri montuosi, adatti al trekking, avrebbe accontentato anche me. Alice accettava sempre con entusiasmo ogni proposta: restare tutto il giorno in spiaggia o fare lunghe e faticose passeggiate per i sentieri più tortuosi e impervi; gustare i prodotti tipici nelle piccole trattorie a conduzione familiare o andare a fare shopping nei negozietti di souvenir per i turisti. Alex, invece, accoglieva tutto 24 con un indifferente alzata di spalle; la sua apatia cominciava a L abbraccio mancante

25 impensierirmi. Alex aveva dei corti capelli biondi, gli occhi piccoli e azzurri, una carnagione chiara, che a volte assumeva un pallore preoccupante. Era abbastanza alto, ma la sua magrezza lo faceva sembrare una canna sbattuta dal vento. Portava degli occhiali neri e ancora l apparecchio ai denti. Era sempre stato un ragazzino affettuoso con noi e abbastanza socievole con i suoi coetanei. Risultava simpatico per la sua ironia pacata e disarmante, non si dava delle arie ed era sempre gentile. Ma in quell ultimo anno era davvero cambiato. Era sempre più taciturno e scostante. Preferiva chiudersi in camera con il suo tablet piuttosto che giocare a calcio con i suoi amici. Anzi, in quel periodo il numero degli amici sembrava essere diminuito notevolmente. Da lupo solitario non vestiva alla moda ma, pur di non farsi notare, indossava i soliti jeans stinti e la felpa con cappuccio rigorosamente nera. Faceva, inoltre, il tragitto da casa a scuola con le cuffiette nelle orecchie senza dare confidenza a nessuno e ascoltando musica che lui definiva alternativa. Alex era sempre più scontroso, forse perché a scuola era considerato uno sfigato: non aveva mai avuto una ragazza e tutti lo prendevano in giro o lo ignoravano. Quella vacanza speravo sarebbe stata l occasione per cambiare aria, magari per ricominciare a parlare, a ritrovarsi Capitolo secondo25

26 Le giornate passavano uguali per Alex: sempre solo, sulla spiaggia o per i sentieri di Parga, mi sembrava che nulla sarebbe cambiato. Ma un giorno ebbi una bella sorpresa. Per caso, mi imbattei in Alex che passeggiava mano nella mano con una ragazzina davvero carina (solo in seguito avrei saputo che si chiamava Sofia). Era alta quasi quanto Alex, aveva lunghi capelli castani raccolti in una treccia e dolci occhi verdi, che brillavano allegramente quando rideva alle battute di mio figlio. Alex non si era accorto che lo avevo visto e non aveva quindi sentito il mio sospiro di sollievo... «Papà, stasera organizzano un falò sulla spiaggia. Posso andarci anch io?» mi chiese all improvviso Alex, alzandosi da tavola e dirigendosi già verso l uscita del ristorante. Guardai mia moglie mentre gli davo il permesso: in quali pericoli poteva mai incorrere in un paesino così piccolo e tranquillo? «Ingegnere, venga presto! Suo figlio ha avuto un incidente sulla spiaggia» corse qualcuno ad avvertirmi in albergo. Oh, mio Dio! era tutto ciò che riuscivo a pensare. Raggiunsi la spiaggia il più in fretta possibile. Il cuore mi martellava in petto e, mentre cercavo affannosamente mio figlio tra la folla, il ricordo di 26 un altro incidente si faceva strada nella mia mente L abbraccio mancante

27 Avevo la stessa età di mio figlio quando la scalata dell Aneto mi era stata quasi fatale. L immancabile compagnia di zio Giovanni, esperto alpinista e conoscitore dei Pirenei, non mi aveva evitato una caduta quasi mortale, ma soprattutto non mi aveva evitato il rimprovero sprezzante di mio padre. Mio padre era un uomo di altri tempi: severo, autoritario, introverso e poco incline a dimostrazioni di affetto verso i suoi figli. Grande lavoratore, rozzo e ignorante, incapace di comprendere il mio desiderio di libertà e di conoscere il mondo, non accettava la mia passione per la montagna, perché la considerava solo una pericolosa perdita di tempo. «Papà, io ehm non volevo» non riuscii a continuare: la delusione nei suoi occhi glaciali mi zittì e fu più bruciante del suo schiaffo, quando venne a recuperarmi al Rifugio della Renclusa: avevo disubbidito, non potevo giustificarmi, non ero degno di alcuna considerazione «Papà, io ehm non volevo» cominciò a dirmi Alex, quando lo trovai mentre gli prestavano ancora i primi soccorsi. Non riuscì a continuare: il mio lungo abbraccio soffocava ogni suo tentativo di spiegazione. Il sollievo di averlo ritrovato vivo, anche se malridotto, mi impediva di smettere di stringerlo. Alex, allora, senza li- Capitolo secondo27

28 berarsi dalla mia stretta, con più sicurezza mi raccontò tutto. La festa sulla spiaggia era davvero da sballo. Tra una birra e l altra, infatti, Alex e i suoi amici erano completamente ubriachi, quando qualcuno aveva proposto una prova di coraggio e abilità: correre e saltare in un cerchio di fuoco. Il gioco era stupido, ma Alex non voleva sfigurare davanti a Sofia: sarebbe stato il primo a provarci. Aveva preso una buona rincorsa, ci sarebbe riuscito se non fosse stato per quella pietra scivolosa che nell oscurità non aveva notato: con un tonfo Alex era finito dritto nel fuoco, ustionandosi la gamba e svenendo quasi subito per il dolore. Mio figlio era davvero cresciuto. Aveva avuto fiducia in me, mi aveva confidato di avere una ragazza e di essersi comportato avventatamente quella sera. Ero felice per questo e non volevo deluderlo come aveva fatto mio padre, rimproverandolo aspramente. Con una pacca sulla spalla lo lasciai solo con la sua Sofia, mentre andavo a tranquillizzare gli altri in albergo. Sono ancora qui, davanti alla finestra, smetto di scrivere e osservo i tetti di fronte a casa mia. Sono trascorsi quattro anni dal viaggio in Grecia, dalla nostra ultima vacanza insieme. È da un po che 28 non vedo Alex, all estero per i suoi studi universitari. E la piccola L abbraccio mancante

29 Alice? Ora ha dodici anni e anche da lei sono distante da troppo tempo. Forse devo smettere di scrivere, di ripensare a quello che è stato, devo fare qualcosa, per recuperare quello che ho perso. Capitolo secondo29

30 CAPITOLO TERZO Nel mezzo di mea vita una mail mi salvò Mi perdo nei miei pensieri e lo sguardo naufraga nel vuoto. Il cinguettio di un passerotto sul mio davanzale, alla ricerca di qualche briciola di pane, mi riporta alla realtà. Guardo fuori dalla finestra e mi accorgo che ha smesso di nevicare, il cielo è diventato di un azzurro intenso, i tetti si sono ricoperti di un bianco manto, sulle strade e sulla campagna appare un paesaggio affascinante. Tutto, intorno, si trasfigura. Gli alberi che costeggiano la strada sotto la mia finestra sembrano vestiti a festa con ricchi merletti sui rami, simili a festoni. Dal grande pino, che s innalza al centro della rotatoria, scendono tanti ghiaccioli che scintillano alla luce del sole e lo fanno sembrare un albero di Natale, anche se la festa è ancora lontana. Alcuni bambini giocano, rincorrendosi intorno all albero. Apro l anta della finestra per ascoltarli e piccoli gridolini si levano, rallegrandomi il cuore. Mi sembra di vedere Alex e Alice quando si divertivano nel grande salone di casa mentre io e Veronica, mia moglie, tra mille scatole di palline colorate e fili di luci, addobbavamo 30 l albero. Nel mezzo di mea vita una mail mi salvò

31 Vengo preso dalla nostalgia mentre una profonda malinconia mi stringe il cuore. Mi soffermo a guardare la mensola che mi sta di fronte e, tra le tante cianfrusaglie che la sovrastano, scorgo una vecchia bambola, la Barbie Raperonzolo, che avevo regalato ad Alice al suo quarto compleanno. Che belli quei momenti trascorsi tutti assieme! Ricordo la festa alla ludoteca del nostro paese, gli amichetti di mia figlia, i clown, i coriandoli e la torta, bellissima, a due piani con una grande torre dalla quale pendeva la lunga treccia della principessa. Eravamo davvero una bella famiglia! Sono ormai quattro anni che non condividiamo più dei bei momenti insieme. La mia vita è una vera catastrofe e sembra che abbia toccato ormai il fondo. Mi rimetto a scrivere. Il fallimento dell azienda per cui lavoravo ha coinciso con il fallimento del mio matrimonio. Senza un lavoro mi sentivo inutile, un peso per la famiglia. Presto caddi in una profonda depressione e trovai rifugio, o almeno lo credevo, nell alcool. Non c era giorno che io non frequentassi il solito bar, cercando invano di dimenticare i miei problemi senza accorgermi che questi, invece, finivano con l au- Capitolo terzo31

32 mentare. Cominciammo ad avere problemi di denaro e in casa l aria era diventata irrespirabile: si litigava per un nonnulla e anche una semplice domanda si trasformava in un interminabile discussione. Mia moglie non resistette a lungo in quella situazione, aggravata dal carattere di Alex, che diventava sempre più taciturno e introverso e dall aggressività di Alice che riversava tutto soprattutto su di me. Così mia moglie chiese la separazione; ritornò nel suo paese d origine, a Carasco, un piccolo paese della costa di Levante della bellissima Liguria, in provincia di Genova, portando con sé anche i nostri figli. Rimasi da solo e quando capii che stavo raschiando veramente il fondo decisi che dovevo riprendere in mano i fili della mia vita. Cominciai a frequentare un gruppo di alcolisti anonimi per disintossicarmi e uscii da quell incubo. Rimasi però lontano dai miei figli, non ce la facevo. Non ce l ho fatta neanche quando poche settimane fa, un pomeriggio, aprendo la mia posta elettronica nella speranza di trovare una risposta alle tante richieste di lavoro, ho trovato un messaggio che non era di nessuna delle aziende a cui avevo mandato il mio curriculum vitae, né di uno dei miei creditori; sono stato sul punto di eliminarlo ma il cursore involontariamente ci ha cliccato 32 sopra e lo ha aperto. Nel mezzo di mea vita una mail mi salvò

33 Ciao papà, sono Ali! Sì, sono proprio io Immagino già la tua faccia quando troverai questo messaggio! È passato un sacco di tempo dall ultima volta che ci siamo visti. Ti starai chiedendo come sono diventata e come me la sono cavata senza il mio papà. Beh io ho provato davvero a farmene una ragione: avevo forse alternative? A otto anni si è ancora bambini e se i tuoi genitori decidono che la famiglia in realtà non esiste più, non puoi far altro che accettare e andare avanti. Sì, mi sei mancato, non posso negarlo. Quando alle prime feste di sera, alle dieci in punto, tutti i papà venivano a prendere le loro bambine, io prendevo un passaggio da qualcuno o aspettavo la mamma. Avrei voluto che in macchina, ad aspettarmi, ci fossi stato tu! Nonostante tutto sono andata avanti e sono cresciuta, forse un po troppo velocemente ma non sempre la vita va come lo desideriamo. Non vi frequentate da un po di anni, ma ti ricorderai bene come è fatta la mamma: lei e il silenzio appartengono a due universi paralleli. «Veronica sei come Attila, dove passi tu non cresce più l erba!» così la prendevi in giro quando noi eravamo piccoli. Capitolo terzo33

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