Una civiltà della solidarietà Tensione universale nella società e nella chiesa p. GABRIELE FERRARI, sx

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1 Notizie testimonianze proposte per gli amici dei missionari Burundi Camerun CIAD Congo R. D. Mozambico Sierra Leone Bangladesh Filippine Giappone Indonesia Taiwan amazzonia BRASILE COLOMBIA MESSICO CSAM Centro Saveriano Animazione Missionaria Via Piamarta, Brescia Tel Fax Direttore: Marcello Storgato Redazione: Diego Piovani Direttore responsabile: Marcello Storgato Regist. Trib. di PR n. 400 Stampa: Tipografia Camuna S.p.A. - Brescia In caso di mancato recapito rinviare all ufficio P. T. Brescia C.M.P., detentore conto per la restituzione al mittente, che si impegna a pagare la relativa tariffa Abbonamento annuo,00 Una copia 0,0 - Contiene I. R. Poste Italiane. Sped. A.P. D.L (conv. L.27/02/04 n 46) art. 2, comma 2, DCB Brescia. Envoi par Abonnement Postal - Taxe Perçue 2010 GIUGNO n. 6 foto G. Dovigo Una civiltà della solidarietà Tensione universale nella società e nella chiesa p. GABRIELE FERRARI, sx La cultura dell empatia è l unico futuro possibile per l uomo e per il mondo C inquant anni fa, nel 1960, diciassette Stati africani hanno guadagnato con l indipendenza la dignità di nazioni libere dal colonialismo. Vale la pena nominarle in ordine alfabetico: Bénin, Burkina Faso, Camerun, Centrafrica, Ciad, Congo Brazzaville, Congo RD, Costa d Avorio, Gabon, Madagascar, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria, Senegal, Somalia, Togo. Mezzo secolo di storia, mezzo secolo di vita per un terzo del continente africano, è un occasione per tornare a parlare di questa porzione del mondo così vicina all Italia. Per i popoli africani è anche un occasione per riflettere sul passato recente in vista del prossimo futuro, da impostare come nuovo progetto per una maggiore dignità di vita. Questo si attuerà non in modo indipendente, ma in collaborazione responsabile con le altre nazioni, in Africa e nel mondo. Le pagine centrali di questo numero propongono il caso di una delle 17 nazioni indipendenti: la repubblica democratica del Congo. Un caso per tutti, certo. Ma c è una ragione. Tre saveriani - p. Giuseppe e p. Franco e p. Donatien - hanno avuto l incarico di pensare e preparare proposte utili all animazione missionaria della chiesa e della C è un fenomeno che è sotto gli occhi di tutti e penetra ogni nostra attività. È la globalizzazione: quel fenomeno per cui ogni operazione - economica, culturale o politica che sia - assume dimensioni mondiali. Ne parla anche il papa nell enciclica sociale Caritas in veritate e la chiama l interdipendenza planetaria (n. 33). La globalizzazione ha avuto come effetto il coinvolgimento di tutte le economie, per cui tutto è diventato merce: merce sono diventati il lavoro, la salute, gli organi umani da trapiantare, il sangue da donare, e anche... le persone. Quello che si è dimenticato è l uomo e la sua dignità. E nello stesso tempo in cui tutto prende una dimensione universale, noi constatiamo che, paradossalmente, la globalizzazione produce insicurezza e paura che si traducono in particolarismo e nazionalismo. Invece delle potenzialità positive della globalizzazione, vediamo spesso crescere la chiusura sui propri interessi e il rifiuto degli altri. Il cristiano planetario Anche la chiesa porta in sé questa tensione all universalità, secondo il comando di Gesù: Andate in tutto il mondo. E il cristiano dovrebbe essere un uomo planetario, come amava dire p. Ernesto Balducci. Quando INDIPENDENZA E UNITà DELLE NAZIONI Una proposta missionaria valida anche per noi società nella regione del Kivu. Hanno pubblicato un libretto interessante dal titolo un po patriottico, Aimons notre pays - Amiamo il nostro paese. L hanno messo a disposizione delle comunità ecclesiali viventi (cev) per valutare il passato (spesso drammatico) e iniziare un futuro di maggiore speranza. Il progetto mira a riappropriarsi dell indipendenza attraverso una maggiore consapevolezza e partecipazione dei cittadini. Anche l Italia ha una ricorrenza in arrivo: i 150 anni dell unità nazionale. Ne ha parlato ampiamente anche il cardinal Bagnasco nel discorso di apertura dell assemblea generale dei vescovi il 24 maggio. Ha messo in evidenza l importanza dell evento e del cammino fatto, per la nazione e per la chiesa. Ha impegnato la chiesa italiana a partecipare da dentro, con lo sguardo rivolto in avanti, per il meglio di tutti. L unità del Paese resta una conquista e un ancoraggio irrinunciabili; per questo servono visioni grandi per nutrire gli spiriti, vincendo paure o resistenze, e recuperando il gusto di pensarci come un insieme vivo e dinamico, consapevole e grato per la propria identità, e per questo p. MARCELLO STORGATO, sx accogliente e solidale con quanti approdano con onestà e impegno alla ricerca di un futuro più umano. E ancora: Desideriamo contribuire a un nuovo innamoramento, alimentare la cultura dello stare insieme, decidere di volersi più bene.... Al di là dell auspicio volemose bene!, sono certo che i nostri vescovi e le nostre grandi associazioni cattoliche vorranno imitare la modesta ma valida proposta della chiesa missionaria congolese: preparare qualche sussidio di animazione per favorire la riflessione, la valutazione e l impegno comune dei credenti e dei cittadini di buona volontà, per riappropriarci dell unità e trasformarla in un nuovo progetto nazionale equo e solidale. Mi dispiace solo che per esemplificare la missione dell Italia nel mondo, sua eminenza accosti gli esempi: da una parte i nostri missionari e dall altra le nostre forze di pace presenti in diverse zone del pianeta. Non che i missionari siano contro i nostri giovani volontari. Ma accostare le cosiddette missioni di pace alle missioni cattoliche, quelle richieste e autorizzate da Cristo Signore per predicare ai poveri il suo vangelo, è davvero... una nota stonata! il cristianesimo fiorisce secondo la sua natura, esso diventa l opportunità storica, il lievito che fa crescere la massa del mondo e favorisce lo sviluppo umano e integrale secondo la carità nella verità, che il Papa descrive nella sua enciclica; diventa quell ispirazione carica di speranza di cui il mondo ha bisogno per non cadere nella disperazione. Il convegno ecclesiale di Verona (ottobre 2006) ci ha chiesto di essere testimoni di Cristo risorto, speranza del mondo. Se la speranza è la tensione verso il futuro, dobbiamo chiederci come possiamo essere portatori di speranza in questo mondo confuso e aggrovigliato, che tende a chiudersi su se stesso, incurante degli altri e che rischia perfino di distruggere la casa nella quale abita. Teilhard de Chardin, gesuita e scienziato, seguendo la visione di san Paolo, vedeva nel Cristo risorto il nucleo attorno al quale si organizza lo sviluppo umano e il motore che spinge l universo verso la sua pienezza. Un sogno per vivere Oggi questa visione, al tempo stesso scientifica e teologica, è ripresa anche da pensatori laici. Mi riferisco a Jeremy Rifkin. Nel suo libro Il sogno europeo aveva detto che, se c è un futuro positivo per il mondo, questo si trova in quella cultura della solidarietà che è nata in Europa dalle sue radici cristiane, e non nel sogno americano intriso di pragmatismo utilitaristico. Pur fiero del suo essere americano, Rifkin concludeva che per il sogno americano vale la pena morire, ma per quello europeo merita e conviene vivere. Ora Rifkin ha pubblicato un nuovo volume intitolato La civiltà dell empatia. Questa è una civiltà ancora di là da venire, ma è l unica in grado di dare futuro e speranza non solo all umanità, ma anche alla terra, all aria e all acqua; in una parola, al cosmo intero. L empatia, lo dice ogni dizionario, è la capacità di immedesimarci nelle condizioni di un altro e condividerne pensieri ed emozioni. Possiamo chiamarla anche la compassione. L anima della solidarietà L empatia - compassione è l anima della solidarietà, che è esattamente il contrario dell egoismo individualista che caratterizza la globalizzazione, l anima dello sviluppo umano secondo Benedetto XVI, che in Caritas in veritate scrive: Le modalità con cui l uomo tratta l ambiente influiscono sulle modalità con cui tratta se stesso e, viceversa. Per questo è necessario un effettivo cambiamento di mentalità che ci induca ad adottare nuovi stili di vita nei quali la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti (n. 51). La cultura o la civiltà dell empatia è la strada dell unico futuro possibile per l uomo e per il mondo. Sarà solo il sogno europeo o non sarà anche il sogno cristiano? Non è forse questo il cammino che ci conduce al regno di Dio? 2010 giugno n. ANNO 63 6 La scalata verso la verità La sfida dell affido famigliare I saveriani oggi nel mondo Missionari mendicanti di preghiera Buona indipendenza, Congo! Chiesa congolese: Amiamo il nostro Paese Meglio non si sappia? Lettera al presidente della Repubblica 2 3 4/5 6

2 Fumetto di G. Campana / Salerno 2 L a famiglia in missione è una famiglia solidale e si impegna per la dignità di ogni persona umana, specialmente degli ultimi. È un impegno evangelico. Implica che la vita e il destino degli altri sono per noi tanto preziosi quanto i nostri, e che la solidarietà deve andare ben oltre i vincoli di sangue o amicizia. Nessuno può chiudersi nel proprio orticello, dicendo: ho già la mia famiglia; mi sono già impegnato per l educazione cristiana dei miei figli; non ho già fatto abbastanza?. Non si è mai fatto abbastanza. Anzi, si corre il rischio di invecchiare e di fossilizzarci senza nemmeno accorgercene: sono proprio gli altri che danno sapore alla propria vita e alla fede, anche nella coppia. Dobbiamo spezzare le sbarre delle nostre case e dei nostri cuori. Pur sapendo che facendo questo incontreremo serie difficoltà, perché significa porsi di fronte - e non di fianco - a questa società e al suo sistema di vita, spesso marcato da individualismo ed edonismo. MISSIONE BAMBINI 2010 GIUGNO missione FAMIGLIA KUNGURU, IL CORVO La scalata verso la verità K La sfida dell affido famigliare Gli altri danno sapore alla vita di coppia MARIO ed EGLE SBERNA POF, sx unguru, il corvo, dall alto di una bella pianta di avocado, gracchiò verso di me: Ti è mai capitato di dire bugie?. Ehi! - gli risposi sorpreso - ma cosa dici mai? Non sai che io sono uno che dice «sì sì» e «no no»?. Ma bravo, ribatté lui. Lo sai che la sincerità è una cordata che lega il cuore, la bocca e gli occhi per la scalata verso la verità? E se non ci credi, ascolta questa storia. Mi misi a sedere su una pietra e ascoltai con attenzione. Una volta c era un pescatore che abitava in fondo alla baia di Burton, sul lago Tanganika. Era una brava persona. Tutti i giorni andava a pescare, per sfamare la sua numerosa famiglia. Però ogni volta nella sua rete prendeva solo gli ndagala, i pesciolini d argento. Lui voleva catturarne anche qualcuno di grosso, come i famosi capitaine. Prova un giorno, prova l altro, finalmente un pesce grosso finisce nella sua rete. È tutto felice e soddisfatto. Mentre lo toglie dall acqua, sente una voce che lo supplica: Lasciami andare. Anch io ho una famiglia numerosa da mantenere, te lo giuro sulla mia coda!. Spalanca gli occhi meravigliato: è il pesce che parla. Non è possibile! Gli dice il pescatore: Sicché io dovrei lasciarti andare perché anche tu, come me, hai una famiglia da mantenere. Eppure sei solo! Senti, facciamo così: io ti prendo. Tu puoi mandare un sms ai tuoi. Se ti vogliono vivo, mi portino altri amici. Altrimenti sei fritto in padella!. Il capitaine non poteva più tirarsi indietro. Mandò un sms urgente Passarono tre giorni, ma nessuno si fece vivo. E il pescatore Quindi il pesce non è stato sincero, dissi a Kunguru, il corvo, dimostrando che avevo capito la lezione. Per paura, il pesce aveva cercato di imbrogliare il pescatore! Ai miei tempi c era più rispetto per chi lavorava per il bene degli altri e per il Signore del mondo!. E me ne andai per la mia strada pensando che vale la pena dire sempre la verità: prima o poi, la verità viene a galla! Osserva il fumetto: chi vedi? Cosa stanno facendo? Apri il vangelo di Matteo al capitolo 5 e leggi i versetti da 33 a 35. Tu come ti comporti? Cosa pensi di chi giura, per coprire le bugie? Accogliere un bambino è come scavare in una miniera alla ricerca di diamanti: ci sono, ma richiede tanto lavoro l mese scorso abbiamo pubblicato il programma delle iniziative che i saveriani d Italia, e non solo, propongono ai ragazzi e ai giovani per l estate 2010 (vedi n. 5 maggio, pagina 6). Sono i cosiddetti campi estivi missionari. Si tratta di brevi periodi durante i quali i giovani partecipanti sono impegnati a unire lavoro, divertimento e formazione, sotto la sapiente regia dei missionari. Ce n è davvero per tutti i gusti e in ogni parte d Italia, da sud a nord, e anche in Burundi. Molti di voi ne avranno già sentito parlare, o magari avranno già preso parte a queste iniziative che, nelle nostre parrocchie, sono generalmente chiamate Grest. Il valore aggiunto dei nostri campi estivi è la dimensione missionaria, da considerare non solo come vocazione, ma come presa di coscienza che oggi noi siamo cittadini del mondo. Un mondo verso il quale dovremmo tenere un comportamento di attenzione e apertura, piuttosto che di rigida chiusura in difesa dei nostri interessi. Come avrete capito, si tratta di preziose possibilità che tanti ragazzi e giovani sfruttano all interno di un estate lunga, soprattutto per chi va a scuola e non ha esami. Quando leggiamo i commenti dei giovani partecipanti, la parola più frequente è sorpresa!. Non so quale sia il motivo vero, ma anche chi parte scettico, trascinato dall amica o dall amico del cuore, trasforma le sue perplessità in entusiasmo e rimpianbini bisognosi. Per questo l affidamento famigliare e l adozione sono uno strumento impegnativo, che richiede un investimento forte di idee, sentimenti ed emozioni; un investimento forte anche di risposta a una fede che non può essere relegata all ora domenicale della Messa. Dobbiamo avere la forza di missione GIOVANI missione e spirito lasciar entrare qualcuno nella nostra vita di coppia: qualcuno per il quale non abbiamo versato lacrime di gioia quando è venuto al mondo; dal quale non abbiamo ascoltato le prime tenere parole; per il quale non abbiamo sorriso ai primi tentativi di gattonare. Qualcuno che, quando entra per la prima volta nella nostra casa, non riconosce il nostro odore, non conosce la nostra storia; qualcuno che non ha nei suoi occhi la forma dei nostri occhi, né ci somiglia. Accogliere un bambino è come scavare in una miniera senza l aiuto di una lampada: i diamanti ci sono, ma la ricerca è lunga e faticosa, insieme a cadute e scivoloni, dispiegando una grande quantità di energie fisiche, mentali ed emotive. Qualcuno afferma: aiutiamoli a casa loro, oppure apriamo per loro nuovi istituti. Noi pensiamo invece che valga ancora la pena scavare e cercare nella mi- E... state con i missionari I to, perché l avventura è finita troppo in fretta. Chissà cosa scatta nella mente di noi giovani: forse c immaginiamo gli ambienti religiosi come conventi simili a prigioni, e i missionari come persone con il rosario in una mano e il crocifisso nell altra, fuori dalla realtà, abbracciati a una fede che sa di vecchio. Vi assicuro che non è così: conosco tanti missionari che sono dei pazzi scatenati, maniaci della tecnologia, pronti alla battuta e a scannarsi su un campo di calcio. Certo, ci sono anche le irrecuperabili eccezioni. Eppure, sono persone del nostro mondo, che sanno raccontare la propria vita e la scelta della missione in INTENZIONE MISSIONARIA E PREGHIERA DEL MESE Le chiese in Asia, piccolo gregge tra popolazioni non cristiane, sappiano comunicare il vangelo e testimoniare Cristo con gioia. Le istituzioni nazionali e internazionali si impegnino a garantire il rispetto della vita umana, dal concepimento fino al suo termine naturale. niera dell accoglienza, perché le gemme più belle ancora non sono state scoperte dalle famiglie cristiane. Se avessimo scoperto tutte le gemme preziose, sarebbe già arrivato il regno di Dio. Noi abbiamo trovato splendidi diamanti che, al di là delle parole che possiamo dire o scrivere, ci riportano sempre al senso profondo di questa esperienza di vita. Quei diamanti con le loro luci e ombre, mescolate alle nostre luci e ombre, hanno un nome e un volto ormai familiare. Le loro storie con noi non hanno nulla a che fare con l ottica efficientista della nostra società, né si tratta della miglior storia a lieto fine. Siamo coscienti della nostra imperfezione. Ma pensiamo che la relazione affettiva che si è instaurata tra noi non è misurabile da nessuno. È qualcosa di molto grande, che rende straordinariamente ricca ogni esperienza di accoglienza. Là dove si crea un rapporto d amore, si è costruito certamente qualcosa che, comunque vada, ha sempre a che fare con qualcuno di infinitamente Grande, Giusto e Buono. Ha sempre a che fare con Dio. DIEGO PIOVANI La missione arriva anche in spiaggia! È una sfida grande per i nostri tempi. L impegno richiesto alla famiglia affidataria o adottiva non trova altra giustificazione che quella di aver avvertito e raccolto, tra l indifferenza dei molti, l urlo di dolore dei più bisognosi, nella sfida cristiana della giustizia e della solidarietà. L affidamento e l adozione famigliare sono un luogo privilegiato della familiarità cristiana, che significa vivere tutti i giorni nell affettività calda dei rapporti personali. Senza questo calore nessun bambino può crescere, svilupparsi, costruire la propria identità. Perché ogni bambino per crescere, ha bisogno di affetto e accoglienza calda in una famiglia amica. Oggi in Italia 30mila minori vivono in istituto. Il loro futuro deve interpellare ogni cristiano. Esiste infatti una stridente situazione: da un lato crescono le donazioni a enti come l Unicef e le adozioni a distanza; dall altro lato ci sono grandi resistenze ad allargare la solidarietà oltre l ambito delle relazioni primarie della famiglia, cioè ad aprire le porte delle proprie case ai bammodo allegro, convinto e chiaro. E con i tempi che corrono possedere allegria, convinzione e chiarezza mi sembra già tanta roba. Non credete? L invito a partecipare ai campi missionari, quindi, è scontato. Però, vorrei soffermarmi su un aspetto ancora più preciso. Si parla tanto di dare spazio ai laici all interno della chiesa. Queste sono occasioni concrete. Il missionario, il sacerdote non sono superman. Non possono dividersi in più compiti contemporaneamente. Se qualcuno di voi, di noi, che è fuori quota per partecipare ai campi estivi, volesse affiancare i saveriani nel ruolo di animatore e animatrice, le porte si aprirebbero volentieri. Basta contattarci e vi daremo il riferimento del responsabile di ogni iniziativa estiva. Questo ruolo di animazione non è niente male. E poi, un giovane ben preparato che mette a disposizione la propria esperienza per chi è più giovane significa che ha generosità, passione, voglia di condividere. Non tutto si esaurisce in pochi giorni di attività, eppure ogni tanto è bello buttarsi per vedere l effetto che fa Come potete leggere sul nostro sito (http://www.saverianibrescia.com/missionari_saveriani.php), nella finestra estate missionaria, la scelta per una porzione d estate fuori dal comune è ampia. E se partecipate, noi saremo felici di leggere i vostri commenti, le vostre emozioni e sensazioni. Siamo certi che non rimarrete delusi. Conforti: Il Cuore di Gesù è un cuore che ama.

3 ell ultimo capitolo generale (luglio 2007), ci siamo resi maggiormente conto che oggi la missione esige una nuova figura di saveriano, nuova creatività e nuova carica spirituale. Oggi la missione deve essere più discreta, solidale, propositiva, fondata più sull essere che sul fare. Come saveriani desideriamo essere adatti ai tempi attuali e bravi, così che tutti possano avere da noi buon esempio e aiuto. Ecco, in sintesi, come cerchiamo di essere missionari nel mondo. Africa: continente del futuro In Africa i saveriani profondono molte energie e ricevono anche molte soddisfazioni: grande è il numero dei catecumeni, notevole è l impegno dei laici, continua è la richiesta della nostra presenza. L Africa è anche il continente che sta dando futuro alla nostra congregazione attraverso molte vocazioni. Le zone dove lavoriamo sono le medesime, ma preoccupa in modo particolare la situazione politica instabile della repubblica democratica del Congo, nella 2010 GIUGNO I saveriani oggi nel mondo La nostra parte di missione, con amore p. LUIGI MENEGAZZO, sx N quale la guerra interna continua a causare vittime e povertà. Forse apriremo una nuova zona di lavoro in Sierra Leone, mentre in Camerun è iniziato un Centro di studi africani per aiutare i missionari, i religiosi e le religiose a trovare metodi di evangelizzazione sempre più efficaci. Asia: dialogo e annuncio In Asia abbiamo più difficoltà che negli altri continenti. Giappone, Taiwan e Filippine permettono l attività missionaria e la chiesa è ben voluta dalla società. Ma non è così facile in Bangladesh, Indonesia e Cina. A questo si aggiungono le calamità naturali (tifoni, inondazioni e terremoti) che hanno gravemente colpito Indonesia, Bangladesh e Filippine. I saveriani lavorano con costanza e non si scoraggiano. Continua anche l impegno di trovare nuove vocazioni missionarie e l Indonesia è una regione che sta dando molto alla congregazione. In Asia siamo impegnati anche nel dialogo interreligioso e nel dialogo con le culture: questo è un mezzo importante per conoscere bene i popoli tra i quali lavoria- LAICATO E SAVERIANI Missionari mendicanti di preghiera p. LUIGI MENEGAZZO, sx mo, per gustare la loro ricchezza religiosa e per far conoscere i contenuti della fede in Gesù Cristo. America Latina: per il mondo È un campo di lavoro vastissimo e ricco di attività. Colombia, Amazzonia e Brasile del sud, assieme a grandi parrocchie, presentano ai missionari anche notevoli problemi di carattere sociale: povertà, violenza, ingiustizie. Il Messico ha donato e sta dando alla congregazione tante vocazioni missionarie. I saveriani sono molto amati, anche per il costante e delicato lavoro che svolgono nell educazione scolastica e morale dei giovani. Sentiamo il compito di rendere sempre più missionaria la chiesa dell America latina, in modo che si apra maggiormente a tutto il mondo. Per questo tutti i saveriani sono impegnati anche a trovare vocazioni e ne sono arrivate da tutte queste nazioni. Europa-Usa: grande difficoltà Sembrerà strano, ma l Occidente cristiano è per noi l area più difficile: con difficoltà si riescono ad avere piccoli risultati e i missionari fanno difficoltà ad VITA SAVERIANA Padre Luigi Menegazzo, vicario generale dei saveriani, parla ai famigliari dei missionari bresciani domenica 11 aprile 2010 accettare di lavorarvi. L Italia, in modo speciale, è impegnata non solo ad accogliere e curare tanti confratelli che necessitano di cure speciali, ma anche in attività di utilità comune a tutta la congregazione, come le comunità di Brescia, Parma, Roma e Tavernerio. Stati Uniti, Spagna e Gran Bretagna vivono un periodo di secolarizzazione e la proposta vocazionale non fa presa tra i giovani. Anche l Italia è quasi priva di vocazioni, nonostante l impegno di vari confratelli che si dedicano a tempo pieno a questa attività: c è una nascosta diffidenza per ciò che è religioso e che richiede il dono totale della propria vita. Ma anche in queste nazioni difficili i saveriani non si danno per vinti e continuano a lavorare nella vigna del Signore. E chiediamo a voi tutti di pregare affinché ognuno di noi sia un missionario buono e fedele. Faccio la mia parte Termino con una favola. Durante un incendio nella foresta, mentre tutti fuggivano, un colibrì volava in senso contrario con una goccia d acqua nel becco. Cosa credi di fare?, gli chiese il leone con un sogghigno di irrisione. Il colibrì proseguendo il suo volo rispose: Io faccio la mia parte. Ecco, facciamo tutti la nostra parte per la missione: non è mai piccola o inutile, se è fatta con amore e coscienza. Saveriani e laici insieme per vivere lo stesso carisma missionario Secondo il cardinale brasiliano Cláudio Hummes, coloro che consacrano la vita a Dio sono mendicanti della preghiera, esperti della misericordia di Dio, missionari della santità e della vita divina. Questo è anche il nostro impegno quotidiano. Credo che queste parole tocchino profondamente anche voi, amici e famigliari: voi, infatti, pregate perché ognuno di noi sia un degno missionario fedele a Dio, fedele alla vocazione, fedele alla missione dell istituto saveriano nella chiesa. Come vivere insieme il carisma missionario del beato Conforti? Propongo a tutti quattro punti da tenere presenti. La preghiera - È la parola che riassume il proposito di tutta la congregazione dei missionari saveriani. Con questa parola intendiamo esprimere il desiderio e la volontà di essere uomini di Dio: se non fossimo così, tutto il nostro lavoro sarebbe inutile e senz anima. Aiutateci anche voi a essere prima di tutto ricchi di Dio, di fede, di preghiera. Vogliamo essere fedeli alla vocazione, senza dare cattivo esempio o scandalo. Le vocazioni - Noi chiediamo continuamente a Dio che ci doni vocazioni, perché c è estrema necessità di missionari nel mondo. Il vostro aiuto è prezioso, ciascuno secondo quanto può fare: partecipare ad attività missionarie nelle vostre parrocchie e parlare dei saveriani; diffondere il mensile Missionari Saveriani e le altre due riviste Missione Oggi per approfondire i temi missionari, e Cem Mondialità per gli insegnanti; sollecitare il parroco perché inviti un saveriano a parlare negli incontri dei giovani eccetera. Tutto può essere strumento per suscitare la vocazione missionaria. La devozione al beato Guido - Mons. Conforti è un animo veramente grande ed è di esempio a tanti vescovi e sacerdoti dell Italia e del mondo. Conoscerlo, farlo conoscere, chiedere la sua intercessione perché mandi vocazioni al suo istituto missionario, è per noi saveriani una gioia che chiediamo anche a voi di condividere. La passione per l attività missionaria - Leggere, informarsi, allargare i nostri interessi al di là di ciò che riguarda strettamente la nostra vita quotidiana, al di là della raccolta di offerte per qualche situazione di emergenza nei Paesi poveri: anche questo è molto importante per la crescita dell animo missionario nelle nostre famiglie e nella nostre parrocchie. ISTITUTO CONFORTI IN SCOZIA I saveriani sono a Coatbridge in Scozia dal 195, dove hanno diretto per molti anni una scuola apostolica per formare aspiranti missionari. Ora hanno inaugurato un nuovo Istituto Conforti, equipaggiato con i moderni strumenti di comunicazione. Può ospitare fino a 70 persone e famiglie, con una sala conferenze di 100 posti e varie salette per incontri, corsi diurni e serali. Il Centro si propone di promuovere lo sviluppo umano integrale, l approccio interculturale e il dialogo tra le religioni. Mette a disposizione di scuole, gruppi e comunità parrocchiali un équipe di educatori qualificati e con vasta esperienza nel campo formativo, per preparare insegnanti e animatori culturali e pastorali, specialmente tra i giovani. Ma può anche ospitare qualche gruppo italiano in visita nei mesi estivi. Au- guriamo un buon lavoro a questa nuova impresa saveriana in terra Scozzese. Tutti i programmi possono essere consultati sul sito per contatti GB: NUOVA DIREZIONE Con la partecipazione del vicario generale p. Menegazzo, a fine aprile si è tenuta a Coatbridge l assemblea dei saveriani che lavorano in Gran Bretagna: 12 in tutto (6 britannici, 5 italiani, 1 congolese). Sono tutti schierati nella foto, davanti al nuovo Istituto Conforti (per la prima volta nella storia è in scena anche il cagnetto Rosty, che dà un tocco squisitamente british al carisma saveriano!). Hanno eletto l équipe direttiva per i prossimi anni: il superiore in camicia bianca p. Convery, il vice p. Clarke e tre consiglieri p. Ryan, p. Welsh e p. Viviano. I saveriani vivono in 4 comunità: Saveriani in GB, davanti al nuovo Istituto Conforti di Coatbridge, Scozia, con p. Menegazzo e l amico... Rosty due in Scozia, e due a Preston e Londra. CINA: la gioia ritrovata In Cina sono ripresi i contatti tra i saveriani e le suore Giuseppine, una congregazione locale fondata dal vescovo saveriano mons. Luigi Calza nei primi anni del 1900, e poi scomparsa con la rivoluzione comunista. Afferma p. Menegazzo: La Provvidenza ce le ha fatte incontrare di nuovo: si erano mantenute ancora attive, pur vivendo nascoste. Le suore cinesi sono attualmente 14; un saveriano segue la loro formazione teologica e spirituale e le aiuta a riformulare le costituzioni. Questa è per noi una grandissima gioia. Ed è una gioia anche per tutti gli amici che seguono le vie del vangelo in Cina. SAVERIANI ALL EXPO IN BRASILE Migliaia di visitatori da tutto il Brasile e da altri Paesi dell America latina hanno ammirato lo stand dei Missionari Saveriani all interno della grande Expo cattolica a São Paulo, dall all 11 aprile Allo stand, i saveriani del Centro culturale missionario p. Mario Celli, p. Gabriele Guarnieri e p. Claudio Marinoni hanno presentato ai visitatori le attività di animazione missionaria e vocazionale, intrattenendo i numerosi visitatori anche con audiovisivi sulla storia della congregazione saveriana in Brasile e nel mondo. 3

4 BUONA INDIPENDENZA, CONGO! 2010 GIUGNO 50 ANNI 4 INDIPENDENZA A PERIODI La chiesa esiste per gli altri M entre la repubblica democratica del Congo celebra i cinquant anni d indipendenza in un clima d incertezza, la chiesa locale dovrebbe verificare il suo vissuto e il suo ruolo nel cammino della nazione in questi decenni. «La chiesa è chiesa quando esiste per gli altri Essa deve collaborare negli impegni della vita sociale, non dominando ma aiutando e servendo» (Bonhoeffer). Con questa osservazione, il celebre teologo tedesco indica i compiti e i limiti della chiesa nei confronti della vita politica di un paese : la coscienza africana Il 30 giugno 1960 il Congo Belga è proclamato Repubblica. I vescovi, che hanno salutato con grande speranza l evento, si riuniscono in assemblea e fanno due scelte importanti: l inculturazione e le comunità cristiane viventi. Il messaggio di Cristo deve raggiungere l uomo nella sua realtà culturale e i cristiani laici hanno la libertà e il diritto d iniziativa, come attori del loro avvenire Per tre decenni il cardinale Joseph Malula è protagonista della vita ecclesiale congolese; s impegna per l africanizzazione del cristianesimo. Celebre è la sua frase: L Europa ha cristianizzato l Africa, noi dobbiamo africanizzare il cristianesimo. Come gli intellettuali, di cui è assistente, pubblica Il manifesto della coscienza africana. Alza la voce per reclamare il rispetto della persona umana, alla notizia dell uccisione di suor Maria Clémentine Anwarite (e non solo lei!), prima martire del Congo : la professione di fede Joseph Desiré Mobutu diventa presidente il 24 novembre 1964: assicura il suo potere militarmente e vuole asservire la chiesa. Il mobutismo si trasforma in religione di stato: i movimenti giovanili sono soppressi, i nomi cristiani proibiti, le croci e le statue rimosse, i corsi di religione sospesi, le scuole nazionalizzate; il partito è introdotto nei seminari, le trasmissioni religiose sono cancellate, la stampa confessionale è abolita, la facoltà teologica è soppressa, la festa di Natale è cancellata dal calendario. In nome dell autenticità la chiesa è perseguitata. Il conflitto diviene anche personale: il presidente Mobutu attacca con violenza il cardinale Malula di Kinshasa, che per qualche mese si rifugia a Roma. La comunità cristiana zairese resiste, soffre nella prova e cresce. La tensione tra Stato e chiesa aumenta, ma senza arrivare a una rottu- p. GIUSEPPE DOVIGO, sx L effigie di mons. Munzihirwa, vescovo di Bukavu, ucciso nel 1996, nel decennale della sua morte (foto G. Dovigo) : profeta, ma non troppo Dopo l assassinio di Laurent Kabila (16 gennaio 2001), il posto è preso dal figlio Joseph Kabila. Con gli accordi fatti in Sudafrica, è varata una nuova Costituzione e si programmano elezioni democratiche (30 luglio e 29 ottobre 2006). Le elezioni diventano un evento mirabile di risurrezione e d indubbia crescita della nazione. L intera chiesa congolese svolge una funzione importante e indispensabile. L abbé Apollinaire Malumalu, di forte personalità, guida la commissione elettorale indipendente. Dopo le elezioni, i problemi restano! Con il passare del tempo, all euforia succede la delusione. La chiesa, pur registrando innumerevoli attività sociali in vari settori, non sembra essere con trasparenza il sale della terra e la luce del mondo. Essa è profetica nelle parole - testimonia il vescovo congolese mons. Nkiere - ma spesso non siamo profeti nella nostra vita; non abbiamo unito la parola all azione. C è una certa complicità con chi maltratta il popolo. Una valutazione condivisa da molti. Nel celebrare i cinquant anni d indipendenza, tutti dobbiamo domandarci: Perché certi paesi del continente continuano a svilupparsi e il nostro, ricco di risorse umane e naturali, s infanga sempre più nella miseria?. La gente dà prova di resistenza silenziosa ma effettiva. La speranza rimane. Il Signore della storia non cambia il suo disegno di rinnovare l umanità oppressa e schiacciata. Quale futuro per i prossimi cinquant anni? Possiamo sognare la chiesa del Congo in cammino, sulle orme tracciate dai vescovi Munzihirwa e Kataliko? Annunciare il vangelo senza interessi né compromessi, appoggiare le giuste rivendicazioni della scuola e della gente, ripudiare l impunità, lottare per la giustizia e lo sviluppo, dare speranza? Una chiesa che è chiesa, perché esiste per gli altri. Buon cinquantesimo! ra irreversibile. Celebri sono i documenti dei vescovi in questo periodo: Appello alla ricostruzione del paese (197), La fede nell uomo immagine di Dio (191), e la lettera di mons. Kabanga, Io sono un uomo (1976). Esprimono critiche alla struttura partito-stato e formulano proposte di riforme profonde, in favore di democrazia, decentralizzazione, rispetto ai diritti dell uomo : il coinvolgimento democratico La caduta del muro di Berlino (il 9 novembre 199) e la vittoria di Mandela sull apartheid fanno sognare il Congo. È ora di far cadere il muro di trent anni di dittatura. Il presidente Mobutu, indebolito politicamente e fisicamente, tenta la carta dell apertura. Il partito unico lascia spazio ad altri partiti. La società civile si organizza e si esprime con forza. Si convoca la Conferenza nazionale sovrana per progettare una nuova Costituzione, per definire una vera repubblica (1991). Il vescovo di Kisangani mons. Monsengwo, uomo di dialogo e imparziale, è eletto presidente della grande assemblea. La gente ascolta, alla radio e alla televisione, voci nuove di critica, denuncia, proposta, vita democratica, federalismo. Si riprende fiato e si ricomincia a vivere: si respirano entusiasmo, partecipazione, speranza. Ma il presidente, incallito nel suo dispotismo, chiude inaspettatamente la Conferenza nazionale e reagisce con forza e brutalità sulla gente inerme che manifesta e chiede la riapertura (16 febbraio 1992). Il passaggio dalla dittatura a una vera repubblica democratica non va in porto, ma resta un esigenza di non ritorno. La chiesa, che partecipa attivamente alla Conferenza nazionale, pubblica due documenti: Liberare la democrazia (1991) e Resistere nella fede (1993). Le comunità parrocchiali organizzano conferenze e dibattiti sui diritti del cittadino, sullo stato di diritto, sul lavoro e compiti del sindacato. Ma il sogno è interrotto. Padre Giuseppe Dovigo : la testimonianza nella tragedia Il 6 aprile 1994 è abbattuto l aereo con i due presidenti hutu del Ruanda e del Burundi. Il Ruanda è messo a ferro e fuoco da una violenza programmata. In poche settimane una follia omicida opera massacri. Circa due milioni di hutu si rifugiano all estero, soprattutto nelle città di Bukavu e Goma nel Congo, creando una situazione umanitaria catastrofica. L invasione segna l inizio della grande crisi che porta il Congo a vivere due guerre disastrose (settembre 96 e agosto 199). La popolazione è la vittima inerme, capro espiatorio di tanti interessi extralocali. La chiesa non riesce a placare la tempesta. Con energia lotta contro le avversità e orienta la gente a uscire dalla confusione. Vescovi, preti e laici testimoniano e rischiano fino a donare la loro vita: l arcivescovo di Bukavu mons. Christophe Munzihirwa è ucciso ( ); il successore mons. Kataliko è esiliato; quattro fratelli missionari spagnoli, altri preti e suore sono trucidati; non si contano i massacri di migliaia d innocenti congolesi e ruandesi I vescovi nei loro messaggi perdono di efficacia e non denunciano nemmeno l assassinio dell arcivescovo. Dal 1997 i vescovi cambiano strategia: non s indirizzano più alle autorità, ma di preferenza alle forze sociali della base. Nelle loro assemblee annuali inviano alla popolazione un messaggio a sfondo politico e sociale. Reclamano un nuovo progetto di società nella non violenza; chiedono la difesa dell unità e dell integrità del paese; fanno appello alla democrazia; denunciano il saccheggio delle risorse del paese; appoggiano gli accordi di Lusaka e di Sun City; infine, ammoniscono i politici per la loro corruzione, che lascia il popolo nella miseria (continua a lato) ADESSO FU VERA INDIPENDENZA? Il Congo RD tra passato e futuro D I PER LA CHIESA CONGOLESE: AMIAMO IL NOSTRO PAESE n occasione del 50.mo anniversario dell indipendenza del Congo - già Zaire - e considerando la situazione attuale della nazione, la chiesa congolese è invitata a riflettere sul ruolo della missione, sul senso del messaggio evangelico e anche sui modi più opportuni per intervenire e collaborare a un futuro di riconciliazione, giustizia e pace. In linea con il sinodo dei vescovi per l Africa (ottobre 2009), i saveriani - che sono in Congo dal marzo del 195, vivendo e soffrendo in mezzo alla popolazione congolese del Kivu - credono che rimanga prioritario l impegno per la formazione delle coscienze e la conversione dei cuori, convinti che la proclamazione del vangelo di Cristo sia il fattore primo e principale di sviluppo. La missione in Congo oggi richiede di elaborare una catechesi per educare persone adulte e mature, donne e uo- iciassette paesi africani nel 2010 celebrano il cinquantesimo dell indipendenza. Tra essi la repubblica democratica del Congo (RD Congo). Non c è libertà senza dignità: noi preferiamo la povertà nella libertà, e non il benessere nella schiavitù. Così si preparavano gli stati del continente nella prima metà del secolo scorso per uscire dall epoca coloniale. Un trapasso per niente conciliante Il 30 giugno 1960, giorno della proclamazione d indipendenza, davanti all assemblea nazionale e a Baldovino, re dei belgi, il primo ministro Patrice Lumumba fece un celebre discorso, che suscitò le ire dei colonizzatori. Invece di esprimere riconoscenza per l indipendenza accordata, aveva usato parole di rottura con il potere coloniale: Noi abbiamo conosciuto le ironie, gli insulti, le percosse che dovevamo subire perché eravamo neri. Nessuno può dimenticare che al nero si dava del tu, non certo per amicizia, ma perché il voi onorabile era riservato ai soli bianchi. Abbiamo sperimentato che la legge non era uguale per tutti: accomodante per i bianchi, crudele e disumana per i neri. Lo sfortunato ministro fu assassinato il 17 gennaio Un Paese ancora bloccato Il governo congolese ha messo a disposizione una somma esorbitante per i festeggiamenti del Sembra dimenticare gli anni passati, la situazione di miseria presente e l impegno per riappropriarsi dell indipendenza, per una nuova partenza, per un avvenire più libero e democratico, più attento al bene comune. Dopo il 1960, sono seguiti anni difficili. Il presidente Mobutu ( ), dittatore appoggiato dalle grandi potenze occidentali, fa discorsi altisonanti, accompagnati da promesse ingannatrici, corruzione e arricchimenti illeciti e, soprattutto, da repressioni reiterate con migliaia di morti, rimasti impuniti. Il Paese oggi sembra ancora bloccato nella sua condizione di società ingiusta, di politica autoritaria, di vio- p. GIUSEPPE DOVIGO, sx I saveriani p. Pierluigi Sartorio e p. José Pedro Olvera, il più giovane, con il vescovo di Bukavu, mons. Maroy Rusengo a cura di p. GIUSEPPE DOVIGO, sx mini socialmente impegnati, capaci di rendere operativa la dottrina sociale della chiesa e di sviluppare la cultura dell agire politico e sociale cristiano. A questo scopo, i saveriani hanno un appoggio nel nuovo Centro di animazione missionaria Casa Conforti a Bukavu. Per vivere l evento del 50.mo di indipendenza in modo impegnato e non folkloristico, abbiamo preparato Amiamo il nostro paese, un piccolo sussidio di animazione per le comunità cristiane. I temi proposti sono: la storia cammino di liberazione; l amore per la verità; la responsabilità in famiglia; valore e rispetto della persona; il senso del bene comune. Attraverso la riflessione e l impegno di tutti, vogliamo contribuire a un nuovo progetto sociale: crediamo infatti che il destino di questa nazione che amiamo sia ancora nelle nostre mani. foto archivio MS / G. Dovigo lenza persistente Il passaggio da colonia a indipendenza non è questione di semplici proclami; è invece frutto di maturità da conquistare. Costruttori di una cultura nuova Nella regione di Bukavu non c è neppure un settimanale. Alcuni fogli d informazione sono fatti circolare da enti non governativi. Un gruppo di donne, ad esempio, pubblica Le Souverain - L Indipendenza. Rivendica la libertà di stampa: È un diritto, e non un regalo dei politici! Per i paesi dai piedi nudi, dai ventri vuoti, senza scuole ed elettricità..., la democrazia è un cammino duro e una lotta permanente, scrive la direttrice. L ingiustizia è dovuta a decisioni e attività umane di gente che non cura il bene comune e che spesso si serve della complicità tragica di altri. Ha la sua origine nel cuore umano. Diventare costruttori di una cultura nuova è la via per realizzare il cambiamento della società: dall immobilismo al cammino, dalla rassegnazione all azione, dall autoritarismo al servizio, da gente irresponsabile a persone che hanno senso di responsabilità. La mente umana si rinnova camminando. A servizio della pace Credo nella vitalità della popolazione congolese. L ha dimostrata tante volte in passato. Nonostante le guerre abbiano distrutto il cammino della sua crescita, nel 2006 il popolo ha partecipato in massa e ha esultato per le prime elezioni democratiche. Dopo l assassinio di don Daniel Cizimya e suor Denise Kahambu (6 e 7 dicembre 2009), la chiesa di Bukavu ha organizzato un pellegrinaggio fino a Kabare, luogo dell uccisione. Con l arcivescovo in prima fila, tremila fedeli, sessanta sacerdoti e tante suore hanno marciato per cinque chilometri. Lungo il tragitto sono stati esposti cartelloni con appelli alla pace e al rispetto della vita: Non accettiamo più di morire come insetti ; La regione del Kivu gronda sangue. Smettete di versarlo! ; Con il Papa invochiamo la fine delle atrocità in Congo!... Scriveva il martire Oscar Romero: Piantiamo le sementi che germoglieranno un giorno, le innaffiamo quando sono coperte di terra, sapendo che esse contengono una promessa d avvenire. DOMANI ARTEFICI DI UNA NUOVA CULTURA Riappropriarci della nostra indipendenza L a cura di p. GIUSEPPE DOVIGO, sx indipendenza è un cammino di liberazione che dà valore alle persone e alla nazione, un tempo per assaporare la libertà ricevuta da Dio Creatore. Occorre un nuovo progetto di società. Quale camino per il popolo congolese? Come il popolo eletto, partiamo anche noi dalla nostra storia per trovare le tracce di liberazione. Per vivere la nostra indipendenza e recuperare i valori perduti, abbiamo preparato cinque incontri comunitari e abbiamo fissato alcuni obiettivi: risvegliare la coscienza della gente perché diventi responsabile verso il bene comune; reagire alla menzogna e all abuso di denaro pubblico, per entrare nella civiltà della speranza e della verità e costruire una società giusta. Ogni incontro ha cinque parti: un fatto di vita; la Parola biblica; la parola della chiesa; alcune domande di riflessione; la preghiera. Qui presentiamo in sintesi solo le situazioni della vita e le domande per orientare la riflessione e l azione. 1. La storia è cammino di liberazione Le elezioni del 2006 non hanno portato soluzioni automatiche ai problemi del paese. Chi è abituato ad agire in acque torbide, non accetta facilmente di restare senza potere e denaro. La gente è di nuovo ingannata. La nazione non ha guide sicure e oneste. La ricchezza del paese è saccheggiata e mal divisa, la libertà è controllata, la giustizia è elusa, l impunità permane; la sicurezza, i diritti umani, il lavoro e l istruzione sono ancora un miraggio... Soprattutto la regione del Kivu è nella miseria, a causa di gruppi armati dediti a saccheggio, massacri e violenze. Come ritrovare la speranza? * Parola biblica: il cammino di liberazione del popolo eletto (Esodo 1-15). Domande di riflessione: Come può aiutarci il confronto tra l esperienza del popolo eletto e la storia del Congo? C è qualche luce di speranza nella nostra storia? Quali vie potrebbero aiutare il paese a diventare più dinamico nella giustizia e nel bene comune? In quale di queste vie sono disposto a impegnarmi e contribuire personalmente? 2. L amore per la verità Viviamo in un paese dove regna la menzogna, nelle parole e nei fatti. Gente abituata a mentire senza rispetto per nessuno, senza limiti, senza pensare alle conseguenze. Anche tra i cristiani non manca la falsità: un peccato che ci sta dilaniando. Quante false promesse da parte dei nostri dirigenti a tutti i livelli! Come mai tolleriamo queste menzogne? Per stare dalla parte della verità varie persone hanno pagato con la vita, come i giornalisti assassinati. Essere veritieri e dire la verità può esporci a pericoli, perché la verità disarma, confonde chi mente. * Parola biblica: rifiutare le tenebre, accogliere la luce (1 Giovanni 1, 5-7). Domande di riflessione: Siamo coscienti del valore della verità nell educazione famigliare? Come promuoverla? Quali sono le conseguenze delle calunnie contro persone oneste e veritiere? Quali menzogne sono abituato a dire, e in quali circostanze? C è un momento della vita in cui ho scelto di dire la verità e vivere nella verità? 3. La responsabilità in famiglia Il rispetto inizia nella famiglia. Un bambino circondato di amore e rispetto, potrà diventare un uomo di bene e di rispetto per la famiglia, la società e il paese. Al contrario, se il bambino cresce senza amore e senza educazione famigliare, questo creerà in lui forti ferite psicologiche; sarà una persona problematica per la società e il paese; potrà essere un bandito! La prima responsabilità è proteggere la vita umana: nostra e degli altri. Ecco alcune situazioni in cui ci comportiamo da irresponsabili: un uomo non si prende carico del bambino che ha messo al mondo; in famiglia si trascura l educazione dei figli; una mamma che abbandona i suoi figli; i genitori sono pigri e non fanno niente per dare alla famiglia il necessario; uomini, anche giovani, passano le giornate a giocare, mentre le mogli sono al lavoro... * Parola biblica: il dovere di ciascuno (Tito 2, 1-). Domande di riflessione: Quali situazioni vediamo nelle famiglie e nella società, dove Le donne congolesi sono il valore aggiunto del Paese: vere e proprie ambasciatrici di pace e testimoni della parola di Dio (foto G. Dovigo) ci comportiamo da irresponsabili? Ci sono momenti in cui tutta la famiglia (padre, madre e figli) si riunisce per parlare e pregare? La responsabilità per l educazione dei figli è condivisa tra i due genitori? Come migliorare? 4. Valore e rispetto della persona Tre fratelli, in cerca del necessario per vivere, sono arrivati a Bukavu da un villaggio: hanno 22, 17 e 12 anni. Hanno installato un piccolo chiosco per la vendita di generi alimentari. Venerdì santo (2 aprile 2010) nel buio della notte, alcuni individui armati hanno brutalmente ucciso i due più grandi e ferito il più giovane, per prendersi il piccolo guadagno della giornata. Alla notizia la gente reagisce, grida giustizia e vendetta, manifesta Poi tutto si assopisce e la vita continua come prima; nessuna inchiesta. Nella nostra società ci sono casi gravi contro i diritti dell uomo, delle donne e dei bambini: i rapimenti per estorcere un riscatto, le donne anziane abbandonate, le ragazze violentate, i ragazzi soldato, il lavoro dei minori... * Parola biblica: le donne e i bambini (Marco 7,24-30; 9,33-37). Domande di riflessione: Sono cosciente della dignità e del rispetto delle persone che incontro? Come educare al rispetto delle persone in casa, per strada, a scuola, in chiesa, al mercato? Quali sono i nostri errori quotidiani? Cosa si deve fare perché la persona sia al centro dell educazione, della società, di tutte le istituzioni? (continua nel riquadro) 5. IL SENSO DEL BENE COMUNE Ecco cosa capita quando viaggi per le strade di Bukavu. Incontri camion sovraccarichi di carbone, manioca, sacchi di riso..., con decine di persone sedute sopra, le gambe pendenti fuori. Davanti, un carro pieno di casse di birra o lunghi assi, è trainato da sei ragazzi sudati. Attento ai minibus e taxi che si fermano dove vogliono, senza segnalare la manovra; attento anche ai moto-taxi che sorpassano a destra e a sinistra. A ogni incrocio poi, hai il piacere di incontrare la polizia che ti ferma per un controllo, e alla fine ti dice che ha sete! Aiutalo, perché ha un salario di miseria! Lo stato delle strade è pietoso: non c è manutenzione; i canali di scolo, quando esistono, sono tappati; devi scegliere le buche, perché non è possibile evitarle tutte... In strada si gettano di nascosto i rifiuti di casa; si ruba una parte di strada per affari privati; i materiali ammucchiati provocano intasamento del traffico... Il traffico e le strade di Bukavu sono il simbolo dell egoismo in atto nella vita sociale del paese, che sta prendendo il posto della tradizionale fraternità africana. La strada è di tutti, ma non ci si rende conto che l attenzione agli altri fa parte della buona educazione sociale, che certi comportamenti sono pericolosi, che il rispetto della vita altrui è un dovere di ciascuno, che il bene comune torna sempre a vantaggio anche degli individui. * Parola biblica: chi è il vero prossimo (Luca 10, 29-37). Domande di riflessione: Come utilizziamo i beni comuni affinché servano a tutti, anche alle generazioni future? Cosa ci aiuta a pensare agli altri, come il buon samaritano? Raccontiamo le buone azioni fatte; come progredire su questa via? Partecipo volentieri ai lavori comunitari che richiedono gratuità? 5

5 6 SUD/NORD NOTIZIE A proposito di Africa Un continente attraente. L Africa rimane un continente economicamente attraente, una nuova frontiera per gli investitori del nord del mondo. Nel 200, mentre i paesi occidentali accusavano già una riduzione degli investimenti esteri, l Africa registrava un risultato record di +67% rispetto all anno precedente. A causa della crisi, i paesi europei hanno ridotto i finanziamenti destinati all Africa. Il settore tessile del nord Africa è stato tra i più colpiti. La crescita economica in Cina, grande investitore e finanziatore dello sviluppo dell Africa, consentirà di invertire la tendenza negativa. A questo, si aggiunge la prospettiva di una ripresa della crescita economica generale (in media il 5% del Pil). Però, raramente la gente sembra beneficiare degli investimenti e del commercio. Italia e conflitto congolese. Il Parlamento ha approvato una mozione presentata dal deputato Touadi, perché il governo dia il suo contribuito per risolvere il conflitto in Congo RD. La guerra in Congo è una catastrofe umanitaria di dimensioni gigantesche, che vede il coinvolgimento indiretto di grandi nazioni straniere. Tutta la cosiddetta new economy - ha spiegato Touadi - si MISSIONI NOTIZIE Chi dice sì e chi no Laos: prima università buddhista. Il Laos avrà la prima università buddhista. La prima pietra della nuova istituzione è stata posta a gennaio, a Vientiane. L istituto fornirà l istruzione a monaci e novizi buddhisti, ma anche ai giovani che non hanno la possibilità economica di ricevere un istruzione. Il progetto prevede anche un area convegni e dormitori per circa tremila studenti. Servire il paese, essere buoni cittadini, contribuire allo sviluppo globale della persona sono obiettivi di ogni sistema educativo. Ci si chiede allora: a quando le scuole cattoliche in Laos, dove l analfabetismo tocca ancora il 50% della popolazione? Indonesia: vince il dialogo. Mons. Moa Nurak, missionario del Verbo Divino e vescovo di Pangkal Pinang, in Indonesia, ha detto: Abbiamo costruito un buon rapporto con le autorità civili e con i leader musulmani locali. In tal modo i permessi per la costruzione di scuole, ospedali, centri sociali, strutture pastorali e chiese ci vengono concessi senza difficoltà. La diocesi, quindi, non vive le difficoltà di altre aree del Paese, anche per l assenza di gruppi musulmani integralisti nel territorio. Il dialogo funziona fra i leader e fra la gente comune: Vi è stata un integrazione pacifica fra componenti sociali di diversa cultura 2010 GIUGNO Meglio non si sappia? regge su risorse che hanno determinato la rovina di popolazioni soggiogate ai gruppi armati. La mozione impegna il governo ad agevolare la ripresa del dialogo con tutte le parti insieme all Unione africana, a varare una missione umanitaria che affianchi quella dell Onu, ad aumentare i finanziamenti in favore delle donne congolesi, a riprendere un azione strategica vigorosa e lungimirante nei confronti dell intero continente africano. Bombe a grappolo: al bando! Con i documenti di ratifica presentati all Onu da Burkina Faso e Moldavia, sono state raggiunte le 30 ratifiche necessarie per l entrata in vigore del Trattato per la messa al bando delle bombe a grappolo. Sottoscritto da 104 Paesi a partire dal 200, il Trattato vieta la produzione, l uso e la vendita all estero delle bombe a grappolo e impegna gli Stati a fissare scadenze per la distruzione delle loro riserve nazionali. Con le ultime ratifiche, il documento potrà entrare in vigore il 1 agosto. Da segnalare il contributo decisivo venuto dall Africa: tra i 30 Paesi ci sono Sierra Leone, Burundi, Zambia, Niger e Burkina Faso. Presto dovrebbero unirsi Angola e Mozambico. Purtroppo, i grandi produttori e utilizza- e religione. E continuiamo a operare per il dialogo e la pace. Iraq: attentato a studenti cristiani. Un morto e almeno 120 feriti sono il tragico bilancio dell attentato dinamitardo compiuto il 2 maggio contro tre autobus che trasportavano studenti cristiani all università di Mossul. L attentato, avvenuto su un tratto di strada compreso fra due posti di blocco delle forze di sicurezza, ha destato paura, shock e indignazione nella comunità cristiana, anche per il silenzio del governo. Le minoranze cristiane sono le vittime più facili da colpire, perché non prendono parte alle lotte e ai conflitti interni e non portano armi. Per il vescovo di Mossul, mons. Casmoussa, urge un intervento delle Nazioni unite per proteggere i cristiani in Iraq; siamo stanchi della violenza continua, del terrore e dell insicurezza. Due belle novità Messico: vangelo con i prigionieri. Per il terzo anno consecutivo, un gruppo di giovani missionari della Universidad Anahuac e alcuni membri della Confraternita penitenziaria internazionale, hanno effettuato con successo le missioni nel carcere di Islas Maria, nel Pacifico del Messico, dove hanno fornito assistenza spirituale a più di depagina a cura di DIEGO PIOVANI tori di questi ordigni vietati non accettano limitazioni. Non è mai troppo tardi Uno dei bus che trasportano ogni giorno gli studenti iracheni a scuola o all università India: scuola per bambini poveri. È entrata in vigore la legge che prevede l istruzione di base in India come diritto fondamentale e gratuito. Tutti i bambini tra i 6 e i 14 anni al margine del sistema educativo potranno essere integrati nei diversi gradi scolastici. Sarebbero più di otto milioni i bambini indiani che a causa di condizioni di vita disagiate non hanno mai visto un banco o una lavagna. La legge prevede anche che gli istituti privati riservino il 25% dei posti nelle classi elementari ad alunni svantaggiati. Pakistan: Good News. Da tempo, la chiesa cattolica in Pakistan segnala abusi e strumentalizzazioni della legge sulla blasfemia per colpire i cristiani in normali controversie e pone l attenzione sulle discriminazioni subite dalle minoranze religiose non islamiche in Pakistan, spesso ignorate a livello politico e dalle autorità civili. Nonostante questo clima, sono iniziate le trasmissioni della televisione cattolica Good News, della diocesi di Karachi. I programmi spaziano dalla religione all intrattenimento, passando per l informazione e saranno diversi rispetto a quelli degli altri canali. Abbiamo buone notizie, abbiamo il messaggio di Gesù da diffondere perché la gente impari a vivere in armonia, ha detto il vescovo Pinto. I cristiani in Pakistan sono il 2% della popolazione. Sul web Rai-Vaticano. Il 2 aprile scorso è stato inaugurato il nuovo spazio web di Rai Vaticano. L obiettivo è diventare il punto di riferimento dell informazione religiosa prodotta dalla Rai. I contenuti del sito internet saranno aggiornati dalla redazione di Rai Vaticano, diretta da Giuseppe De Carli. Sul nuovo spazio web, all indirizzo it, è pubblicata l iniziativa La Bibbia Giorno e Notte del 200. il mondo in casa cedente che farà di certo giurisprudenza. Diverse associazioni internazionali di giuristi, impegnate nella tutela dei diritti delle popolazioni indigene, hanno espresso grande soddisfazione. MESSAGGI DALLE CHIESE LA LETTERA PER IL PRESIDENTE COMUNITà S. EGIDIO Bambini e ragazzi delle Scuole della Pace della Comunità di Sant Egidio hanno consegnato una lettera speciale al presidente della Repubblica, in visita a Genova in occasione del 150 anniversario della spedizione dei Mille. Caro Presidente, siamo bambini e ragazzi che abitano in Italia. Le nostre facce e le nostre storie sono molto diverse, come sono differenti le culture delle nostre famiglie. Abbiamo imparato che davanti a un ragazzo diverso da noi possiamo anche non accontentarci di sopportarlo e di rispettarlo, ma possiamo diventare amici! Abbiamo scoperto che la legge dice che alcuni di noi non sono cittadini italiani perché i loro genitori sono nati in un altro paese. Le nostre mamme e i nostri papà alcuni anni fa hanno fatto un lungo viaggio per arrivare in Italia, i nostri nonni abitano ancora in paesi lontani e noi li sentiamo al telefono anche se, a volte, facciamo fatica a capire la loro lingua. Siamo nati in Italia, è in questo paese che abbiamo i nostri amici e ci sentiamo a casa: ci piace mangiare la pizza e gli spaghetti almeno quanto il kebab e il cous-cous e quattro anni fa, ai mondiali, abbiamo esultato insieme per la vittoria della Nazionale! Veramente, non ci sentiamo diversi dagli altri. Per noi essere italiani non è solo una questione di documenti, ma vuol dire amare questa terra e volerci impegnare per renderla migliore. Noi sogniamo un Italia che non sia più ferita dall individualismo, divisa in fazioni, spaventata da chi sembra diverso, un Italia capace di accogliere chi la ama e che vuole lavorare per il bene di tutti. Veramente in questo noi ci sentiamo già italiani. Per questo, ci stiamo impegnando in questi mesi a sensibilizzare l opinione pubblica affinché, se si farà una nuova legge sulla cittadinanza, si tenga conto della nostra realtà. Per questo, chiediamo la sua vicinanza e il suo aiuto. Con questa iniziativa, la Rai raccoglie l invito ad evangelizzare il web lanciato dal Papa e risponde alla diffusa esigenza di domanda religiosa. Una storia speciale Brasile: la più grande riserva d acqua. È stata scoperta nel Parà la più grande falda acquifera sotterranea del mondo. L immenso deposito di acqua dolce si estenderebbe infatti sotto gli Stati brasiliani di Pará, Amazonas e Amapá, lungo il corso del rio delle Amazzoni e dei suoi affluenti. Il geologo Milton Matta, che ha guidato la ricerca, afferma che la porosità e la permeabilità della roccia della falda acquifera sono uniformi, nonostante l estensione di centinaia di chilometri nel sottosuolo, e permettono un rinnovamento costante del livello dell acqua. Inoltre, la qualità dell acqua è anche di altissima purezza. Con la scoperta annunciata, il Brasile detiene le maggiori riserve mondiali di acqua dolce. Argentina: sentenza... mineraria. Il Tribunale superiore federale argentino ha bloccato l iniziativa di un azienda mineraria che voleva realizzare una miniera nella regione al confine con la Bolivia, dichiarata dall Unesco patrimonio mondiale dell umanità. La regione è abitata da popolazioni molto povere; la sentenza obbliga l azienda a dimostrare preventivamente che la sua attività non comprometterà l ambiente. Introducendo il diritto ambientale, l attività mineraria cambia nel modello giuridico e crea un pretenuti. L isola è diventata carcere nel Si tratta di un area dove i detenuti stanno scontando condanne fino a 20 anni, vivendo in un clima di relativa libertà; qualcuno vi abita con le famiglie. Dalle prime ore del mattino, i giovani missionari hanno iniziato la loro attività, per poi condividere le storie toccanti vissute durante il giorno. L esperienza di Islas Maria è stata descritta dai missionari come l incontro della miseria umana con la misericordia di Dio, perché le persone che ci abitano hanno commesso reati gravi, hanno perso la loro dignità e le loro famiglie, e vivono in condizioni subumane. Invitiamo i lettori, dotati di computer e internet, a consultare la MISNA (Agenzia missionaria di informazione mondiale) per allargare la mente al mondo intero: Visitate anche il nostro sito nel quale potete leggere tutte le notizie, le testimonianze e le proposte del nostro mensile, comprese le edizioni locali e la versione in formato pdf.

6 lettera Dal direttore p. Marcello Storgato MISSIONARI SAVERIANI Via Piamarta Brescia Pagina web: saveriani.bs.it/missionari_giornale Per legge, ogni periodico stampato deve pubblicare il bilancio d esercizio dell anno trascorso. Immagino che ai lettori non interessi molto questo lungo elenco di voci e cifre, che non mi è facile leggere. Una cosa però è chiara: la cifra finale, preceduta dal segno meno, che al ammonta a una perdita di circa euro. Il bilancio riguarda l insieme delle attività del nostro Centro di Brescia (Csam). Sono in perdita le riviste Missione Oggi e Cem Mondialità, il settore Videomission, la Libreria dei popoli. L unico settore attivo è Missionari Saveriani, nonostante il forte aumento dei costi di spedizione. In pratica, il nostro mensile contribuisce a sostenere le altre attività saveriane, grazie al sacrificio e alla generosità impareggiabile di tanti nostri lettori e amici. L unica proposta che vorrei fare è questa: continuate a darci una mano a diffondere le nostre riviste, a trovare nuovi abbonati, a frequentare la libreria con tanti volumi e video interessanti. Con riconoscente affetto, p. Marcello, sx IL BILANCIO Stato Patrimoniale C.S.A.M. R.e.a Albo cooperative A Bilancio d esercizio al in forma abbr. ex art bis C.C. ATTIVO B) IMMOBILIZZAZIONI: I. immobilizzazioni immateriali meno fondi di ammortamento immobilizzazioni immateriali nette II. immobilizzazioni materiali meno fondi di ammortamento immobilizzazioni materiali nette III. immobilizzazioni finanziarie TOTALE B) C) ATTIVO CIRCOLANTE: I. rimanenze II. crediti IV. disponibilità liquide TOTALE C) D) RATEI E RISCONTI ATTIVI TOTALE PATRIMONIALE ATTIVO PASSIVO A) PATRIMONIO NETTO: I. capitale sociale IV. riserva legale IX: utile (perdita) dell esercizio TOTALE A) B) FONDI PER RISCHI ED ONERI C) TFR LAVORO SUBORDINATO D) DEBITI di cui esigibili oltre l esercizio successivo E) RATEI E RISCONTI PASSIVI TOTALE PATRIMONIALE PASSIVO Conto Economico A) VALORE DELLA PRODUZIONE: 1. RICAVI VENDITE E PRESTAZIONI ALTRI RICAVI E PROVENTI TOTALE A) B) COSTI DELLA PRODUZIONE: 6. PER MATERIE PRIME, SUSSIDIARIE, CONSUMO, MERCI PER SERVIZI PER GODIMENTO BENI DI TERZI PER IL PERSONALE a) stipendi b) oneri sociali c) trattamento di fine rapporto AMMORTAMENTI E SVALUTAZIONI a) ammortamento immobilizz. immateriali b) ammortamento immobilizz. materiali VARIAZ. RIMAN. MAT. PRIME, SUSS., CONSUMO E MERCI ACCANTONAMENTI PER RISCHI ONERI DIVERSI DI GESTIONE TOTALE B) DIFFERENZA TRA VALORE E COSTI DELLA PRODUZ (A-B) C) PROVENTI E ONERI FINANZIARI: 16. ALTRI PROVENTI FINANZIARI d) proventi finanziari diversi dai precedenti INTERESSI PASSIVI E ALTRI ONERI FINANZIARI TOTALE C) ( ) E) PROVENTI ED ONERI STRAORDINARI: 20. PROVENTI ONERI TOTALE E) (20-21) RISULTATO PRIMA DELLE IMPOSTE (A-B+/-C+/-D+/-E) IMPOSTE SUL REDDITO DELL ESERCIZIO RISULTATO DELL ESERCIZIO UTILE (PERDITA) DELL ESERCIZIO solidarietà DIALOGO E SOLIDARIETÀ I MISSIONARI SCRIVONO Sono pronte e funzionanti le biblioteche in Ciad: grazie! Attraverso il mensile Missionari Saveriani abbiamo ricevuto un considerevole contributo per le biblioteche delle nostre tre missioni in Ciad: Berem, Koumu e Pont Carol. Il progetto Libri e luci per biblioteca è stato presentato a ottobre scorso (n. /2009). Noi saveriani ringraziamo molto tutti gli amici che ci hanno sostenuto con generosità. Con il loro dono abbiamo quasi terminato i lavori nelle tre biblioteche. Sono già in funzione, al servizio della cultura e degli studenti che tra poco non avranno più bisogno di lampade a petrolio per studiare, perché i lavori per installare la luce elettrica sono in corso. Abbiamo anche cominciato ad acquistare le TV e i filmati culturali. Mando una foto di una biblioteca già completata; le altre due sono simili. Le tre biblioteche sono ora seguite da p. Antonio Ugalde. Rimaniamo uniti nella preghiera, implorando la benedizione del Signore. p. Rocky Gomes, sx - Ciad La più grande falda d acqua dolce, ma il Brasile non lo sa... Con un messaggio da padre Marcello vengo a sapere della notizia - riportata da L Osservatore Romano del 13 aprile - che noi in Amazzonia galleggiamo sulla maggiore falda acquifera sotterranea del mondo (vedi a p. 6). Incredibile! Qui nessuno ne ha parlato, nessun cenno. In televisione si parla molto dei grandi giacimenti di petrolio, scoperti nell oceano atlantico davanti alle coste di Rio de Janeiro e di Espírito Santo. Ho chiesto anche a p. Pino Leoni, se sapesse qualcosa... Mi ha subito risposto che in questa stagione in Amazzonia di acqua ne sta arrivando tanta dal cielo. E poi la gente di qui - ha aggiunto - appena può, beve volentieri la birra!. p. Renato Trevisan, sx - Amazzonia Bangladesh: gli intoccabili in mostra all Accademia Il fotografo Giovanni Diffidenti e l animatrice culturale Laura Morelli, di Ghisalba (Bergamo), sono con noi in Bangladesh dalla fine di dicembre Hanno raccolto le storie, i volti e gli oggetti e hanno preparato una mostra sui rishi, i fuori-casta intoccabili con cui noi saveriani, da molti anni, condividiamo sofferenze e aspirazioni. La mostra è stata allestita a fine maggio nella capitale, alla Shilpokola Accademy - la prestigiosa Accademia nazionale delle Arti di Dhaka. Scopo della mostra è unico, a due sensi: far prendere coscienza ai rishi della propria situazione, e a tutti gli altri della secolare discriminazione che la società impone su coloro che ancora chiama intoccabili (vedi foto). Sono davvero gli ultimi della terra, e perciò i prediletti da Dio. Dentro la gabbia uno sconosciuto, questo è il titolo della mostra. Infatti i visitatori - parlamentari e professori universitari compresi - dovranno entrare in una bella gabbia e da lì ascoltare le voci, leggere le scritte, osservare i volti di coloro che sono costretti a vivere... in gabbia per tutta la vita. A metà marzo sono stato impegnato con l ambasciatore d Italia, signora Itala Occhi, venuta a inaugurare il nuovo ostello per ragazzi nella missione di Borodol. È stato per me un piacevole dovere accompagnarla nel viaggio. L ostello, costruito accanto alla casa dei missionari, è stato finanziato dalla Cooperazione italiana. Sulla via del ritorno ci siamo fermati a Satkhira, dove abbiamo incontrato p. Alfonso Oprandi e p. Enzo Valoti, che cadendo dalla moto ha rotto un legamento al ginocchio. Va ancora in giro con le stampelle, ma speriamo che si rimetta bene e presto. p. Mimmo Pietanza, sx - Bangladesh RD CONGO - BUKAVU: UN MURO PER IL MONASTERO A Murhesa, venti chilometri da Bukavu, nella regione congolese del Kivu, c è il monastero delle trappistine. Qui è stata barbaramente uccisa suor Dénise, il 7 dicembre 2009, incaricata del servizio ai poveri. (La sua foto è stata pubblicata su Missionari Saveriani in prima pagina sul n. di febbraio ndr). In un secondo assalto, i banditi hanno cercato di portare via le mucche, fonte di sussistenza per le suore del monastero. Questi fattacci, pur vissuti nella fede e nella preghiera, hanno comprensibilmente scosso le religiose. Dal giorno dell assalto, suore e novizie - una ventina, tra cui una francese di 1 anni - hanno evacuato i luoghi più esposti del monastero e di notte, per dormire, si concentrano tutte nel cortile più interno e protetto. La badessa suor Jeanne scrive: La nostra più grande preoccupazione per il momento è di avere un piccolo muro di clausura verso il lato dei campi, da dove sono venuti gli assalti. Per essere più sicure psicologicamente, perché siamo rimaste un po traumatizzate». Si tratta di un muro di 100 metri, dello spessore di 20 centimetri, per un preventivo di euro. I saveriani della zona hanno già anticipato euro per l acquisto del primo materiale. Per i rimanenti euro, chiediamo la collaborazione dei generosi lettori e lettrici. I muri sono brutti segni di divisione; ma questo è solo per protezione. Con riconoscenza, a nome delle suore «trappistine», p. Antonio Trettel, sx piccoli progetti 6/ BUKAVU Muro per il monastero Le suore trappistine del monastero di Murhesa, vicino a Bukavu, dopo l uccisione di suor Dénise e un secondo assalto, sentono la necessità di costruire un muro di clausura di cento metri, nella parte più esposta. Chiedono un aiuto per euro per materiale e manodopera. Responsabile del progetto è il saveriano p. Antonio Trettel. 5/ CAMERUN La scuola distrutta a Nefa Nella nuova missione di Nefa, in Camerun, l annuncio del vangelo va insieme all acqua potabile e alle scuole. Nel villaggio di Songa la scuola è stata distrutta da una tromba d aria. Per ricostruire le sei aule occorrono ciascuna, per un totale di euro. Responsabile del progetto è il saveriano p. Gianni Abeni. Chi desidera partecipare alla realizzazione di questi progetti, può utilizzare l accluso Conto corrente postale, oppure può inviare l offerta direttamente al C/c.p , intestato a: Procura delle Missioni Saveriane, Viale S. Martino PARMA oppure bonifico bancario su C/c CARIPR&PC - Ag. 6, via Farini 71, Parma IBAN IT6 P Si prega di specificare l intenzione e il numero di Progetto sul C/c.p. Grazie.

7 ALZANO ALZANO L. BG - Via A. Ponchielli, 4 Tel Fax C/c. postale Segno particolare: missionario! Spunti di riflessione dall 6 convegno diocesano S i è svolto il 20 e 21 marzo nella parrocchia di Boccaleone a Bergamo, l 6 convegno missionario diocesano per adulti e ragazzi. Sono stati due giorni di riflessione e verifica sulla missionarietà della chiesa di Bergamo. Aiutati dal direttore del centro missionario don Giambattista Boffi, dal vescovo mons. Francesco Beschi e da altri relatori, abbiamo cercato di ritrovare nuove idee ed energie per incrementare la dimensione missionaria che dovrebbe caratterizzare la vita di ogni battezzato. Una nuova sensibilità Don Giambattista, con il suo parlare diretto e sincero, ha evidenziato aspetti positivi che sono vissuti da tante persone, ma ha sottolineato anche come persino certi parroci spesso siano poco sensibili alla dimensione missionaria, essenziale nella vita della chiesa e del credente. La storia quotidiana degli altri Incontri formativi del Cem di Alzano S Aurelio Bertocchi, responsabile del gruppo CEM di Alzano, e Mohamed Baa, mediatore interculturale, durante gli incontri formativi È necessario quindi un desiderio di rinnovamento continuo anche all interno dei gruppi missionari, che non si possono accontentare di continuare a fare quello che hanno sempre fatto, ma devono trovare motivazioni e modalità nuove per vivere la loro missionarietà. Per esempio, bisogna essere animati dal desiderio di aiutare tutti i missionari, senza cedere alla tentazione di interessarsi solo al proprio missionario dimenticando gli altri. La comunione missionaria È per questo che bisogna vivere la propria missionarietà in comunione con il centro missionario e con gli altri gruppi missionari della diocesi, consapevoli che non si può fare tutto, ma si può pensare a tutti, aiutando qualcuno. Non c è missione efficace se non dentro uno stile di comunione. Altrimenti, si corre ne per tutti i partecipanti. Insegnanti speciali per un giorno Quest anno si è deciso di dialogare con testimoni inascoltati, persone dalle storie di tutti i giorni, che con forza e capacità di resistenza affrontano la propria vita quotidiana nelle case e nelle strade, nelle città che sono anche le nostre. Magari con qualche problema in più e con la capacità di resistere ai molteplici rischi della propria condizione, essi testimoniano che siamo ancora lontani dall aver realizzato un mondo su misura per ciascuno. Il gruppo CEM ha così deciso il rischio di sostenere chi è già stato aiutato, dimenticandosi di chi, pur nel bisogno, non ha il coraggio di farsi avanti. Don Giambattista ha concluso sottolineando quelle che dovrebbero essere le caratteristiche di un gruppo missionario: formazione permanente e preghiera costante, anche a costo di ridurre un po le attività pratiche, opzione preferenziale per i poveri, apertura al mondo e capacità di dialogo con tutti, consapevolezza del proprio ruolo nella parrocchia. AURELIO BERTOCCHI a cura di m.b. i sono conclusi ad aprile i quattro incontri formativi organizzati dal gruppo CEM di Alzano Lombardo, che fa riferimento alla rivista CEM Mondialità dei missionari saveriani. Questi appuntamenti si sono sempre più consolidati negli ultimi anni, divenendo un appuntamento atteso. Gli incontri hanno sempre un orientamento educativo e sono rivolti a tutti coloro che lavorano nel campo dell educazione, sia delle giovani generazioni sia degli adulti. La metodologia scelta è quella dell ascolto attento di testimoni privilegiati. Grazie a ciò, gli incontri sono realmente diventati una bella opportunità di riflessiodi far salire in cattedra una badante ucraina, un rifugiato politico della Costa d Avorio, alcuni rom della comunità di Milano e un mediatore culturale senegalese. Hanno parlato di lavoro e futuro, di aiuto e accoglienza, di identità e pregiudizio. I testimoni sono stati affiancati da altre voci, capaci di raccogliere e rilanciare le microstorie narrate accentuandone la complessità: operatori di enti e associazioni come Cesvip, Ruah, Questura, Opera Nomadi e giornalisti. La somma di s + s Ogni volta è emersa evidente la bellezza dell incontro tra persone, sedute faccia a faccia per raccontarsi e ascoltarsi, porre domande e voler comprendere, al di là degli stereotipi e dei pregiudizi. Ascoltando, sono nati atti di fiducia nell altro e nel futuro, così da ripensare la Storia, quella con la S maiuscola, come la somma delle storie con la s minuscola. Queste storie minuscole, probabilmente non verranno mai scritte nei libri importanti, ma da oggi comprendiamo meglio che la strada per il futuro della grande famiglia umana attraversa i territori dell apparente anonimato e della quotidianità: la storia degli altri, spesso inascoltati. Mons. Francesco Beschi, vescovo di Bergamo, parla ai ragazzi e agli adulti durante l 6 convegno missionario diocesano che si è tenuto nella parrocchia di Boccaleone il 20 e 21 marzo 2010 Tre segni indispensabili Mentre i ragazzi, animati da alcuni missionari, venivano aiutati con testimonianze di vita e gesti simbolici a scoprire cosa significa essere missionari, mons. Beschi parlando agli adulti ha evidenziato tre segni indispensabili di missionarietà. Il primo è il gruppo missionario che deve nutrirsi della Parola di Dio, dell Eucaristia e della fraternità, che deve coltivare relazioni di comunione con tutti, superando ogni invidia, gelosia e giudizio negativo verso gli altri. Il secondo segno è la simpatia verso l umanità che deve abbattere ogni muro di separazione e ostilità nei confronti degli altri, anche verso gli stranieri. È un sentimento da coltivare, un modo di essere oggi cristiani e chiesa. Bisogna avere gli stessi sentimenti di Gesù, sentimenti da intendere come forze profonde che orientano la nostra vita. Il terzo segno sono le scelte che compiamo come gruppo o chiesa, e che ci mettono continuamente in discussione. Stile di vita e informazione Il frutto della missionarietà è il nostro stile di vita, che si deve basare sulla sobrietà. Inoltre, non può mancare un desiderio di informazione per conoscere quelle realtà di cui nessuno parla. Per questo, è importante leggere le riviste missionarie che riceviamo, perché solo lì avremo l occasione di vedere il mondo che non troviamo da nessun altra parte. Auspicando che il gruppo missionario sia vivace per coinvolgere tutti, compresi i giovani, mons. Beschi ha ricordato la gioiosa bellezza che ognuno di noi deve sperimentare per il fatto di partecipare alla stessa missione di Cristo. (continua nel riquadro) LA GINNASTICA DEGLI OCCHI a cura di m.b. Il centro e il culmine del convegno missionario diocesano è stata la celebrazione dell Eucaristia presieduta dal vescovo mons. Francesco Beschi. Adulti e ragazzi insieme hanno riempito fino all inverosimile la grande chiesa parrocchiale di Boccaleone. C era talmente tanta gente, che molti ragazzi si sono seduti sulle gradinate e in terra lungo le navate. Canti e gesti hanno manifestato la fede e la gioia di ritrovarsi attorno alla mensa del Pane eucaristico. Con straordinaria efficacia, per i grandi e per i piccoli, durante l omelia il vescovo ha spiegato a tutti cosa significa essere missionari. Lo ha fatto insegnando una ginnario di Bergamo, alla Messa conclusiva Don Giambattista Boffi, del centro missionastica molto originale: la ginnastica degli occhi, che dovremmo prati- del convegno annuale care in ogni momento della nostra vita. Occhi in alto!, perché senza Dio non c è missione. Occhi che guardano lontano!, per raggiungere gli estremi confini della terra e abbracciare tutta l umanità. Occhi in basso!, per guardare il proprio cuore, perché non ci può essere missione senza amore. Occhi a sinistra e occhi a destra!, per vedere e amare chi ci sta vicino. Occhi negli occhi dell altro!, per scoprire la presenza di Dio in tutti quelli che incontriamo. Naturalmente tutti hanno eseguito questo nuovo corso di ginnastica con molta applicazione e impegno. E al vescovo Francesco non è rimasto altro che concludere dicendo: Bravi! Ora siete pronti! Potete partire!.

8 BRESCIA BRESCIA BS - Via Piamarta, 9 Tel Fax C/c. postale Poca apparenza, tanta sostanza Saveriani e famigliari bresciani insieme L a domenica dopo Pasqua è la giornata scelta dai saveriani di San Cristo per l incontro dei famigliari dei missionari bresciani. È un evento emozionante in cui ci ritroviamo insieme, ci scambiamo saluti e notizie, rinfranchiamo i legami di famiglia. Ciò che più ci accomuna in questo giorno è proprio l appartenenza alla famiglia dei saveriani. Stranieri e migranti... profeti L affollato convegno di Missione Oggi L Il resoconto del vice generale Quest anno è venuto da Roma p. Luigi Menegazzo, vicario generale della congregazione e per tanti anni missionario in Giappone. Prima della Messa p. Luigi ci ha parlato della situazione della nostra famiglia missionaria sparsa per il mondo. Ha ricordato i missionari bresciani che vivono in terre di missione, avendo per ognuno di loro precise parole sa di San Cristo. Con la regia di Veroni Marisa, l associazione culturale Teatro Dioniso di Brescia ha presentato Muri di solitudine, sulla condizione delle donne p. FIORENZO RAFFAINI, sx sul loro lavoro e condizione di salute. Ha parlato in particolare della situazione dei saveriani in Italia che sono impegnati non solo ad accogliere e curare tanti confratelli, ma anche in attività utili a tutta la congregazione. La comunità di Brescia ne è il miglior esempio. Qui vengono prodotte pubblicazioni che aiutano a conoscere i saveriani: Missionari Saveriani, Saveriani e famigliari uniti in preghiera durante la celebrazione eucaristica a San Cristo, domenica 11 aprile p. MARCELLO STORGATO, sx evento dell annuale convegno di Missione Oggi, nell edizione del 2010, è iniziato con la movimentata serata di venerdì 7 maggio nell artistica chiestraniere e migranti. Attraverso monologhi e dialoghi, con testi recitati dal cast, i numerosi spettatori hanno potuto confrontarsi con il complesso mondo attuale. Missione Oggi, Cem Mondialità. Oltre al campo editoriale, si preparano gli audiovisivi che sono mezzi di grande importanza per presentare il lavoro, la spiritualità, la famiglia dei missionari saveriani e le problematiche della missione della chiesa. I punti cardine dei saveriani Padre Luigi ha sottolineato in particolare quattro punti cardine che accomunano i saveriani e i loro famigliari. La preghiera: per esprimere il desiderio e la volontà di essere uomini di Dio; altrimenti il nostro lavoro sarebbe inutile e senz anima. Le vocazioni: chiediamo continuamente a Dio che ci doni vocazioni perché c è estrema necessità di missionari nel mondo. La devozione al fondatore: conoscere e far conoscere mons. Conforti, un esempio per tanti vescovi e sacerdoti d Italia e del mondo. La passione per l attività missionaria: leggere, informarsi, allargare gli interessi per l intera missione della chiesa e del nostro istituto. Dopo la bella esposizione di p. Luigi, abbiamo celebrato la Messa, accompagnata dall organo e dal piccolo coro della famiglia Loda, sempre pronta ad animare la liturgia delle nostre feste. Con padre Luigi hanno celebrato tutti i saveriani della comunità e altri tre confratelli: p. Pedrotti, venuto dal Congo per assistere sua sorella madre Myriam, deceduta venerdì 9 aprile; p. Barbeno, tornato dal Camerun per ristabilirsi in salute; p. Leonardo Raffaini, entusiasta di ripartire per la Colombia. Nella preghiera, assieme a tutti i nostri cari defunti, abbiamo ricordato in modo particolare il compianto p. Ettore Fasolini, presente anche lui dal cielo, dopo aver speso quasi vent anni della sua vita in terra Bresciana. Musica, parole e immagini Dopo la Messa, ci siamo trasferiti nell antico refettorio per un pranzo sobrio, gustoso e gioioso. È il caso di dire, poca apparenza e tanta sostanza. Il clima piovoso conciliava il trattenerci a tavola a raccontarcela un po. Il signor Loda, papà di p. Mauro in Colombia, ha allietato il fine pranzo con gli intramontabili canti d altri tempi. Prima del dolce, è stato proiettato un video con protagonista p. Riccardo Tobanelli di Muscoline, che da anni si occupa dei bambini abbandonati in Bangladesh. Un saluto speciale ai famigliari che per diversi motivi non hanno potuto partecipare a questa giornata di famigliarità. A tutti l invito a venire spesso in questa casa, sempre aperta e accogliente, anche se piazzata nel bel mezzo della ZTL: la voglia di incontrarci è un buon pretesto per entrare in zona a... traffico limitato. UN PIATTO DI RISO... CONDITO Iniziativa missionaria a Capo di Ponte GRUPPO MISSIONARIO S abato maggio, dal primo mattino, la chiesa di San Cristo ha ospitato i numerosi partecipanti al convegno: una giornata intera per ascoltare i numerosi relatori sul tema, Stranieri e migranti, profeti di una nuova umanità. Particolarmente attesi e interessanti gli interventi dei sindaci di Castegnato (BS) e di Novellara (RE); hanno testimoniato che la convivenza è possibile, se perseguita con decisioni amministrative adeguate e fatti concreti. Ha chiuso don Fabio Corazzina con sette sfide con cui la chiesa e la società devono confrontarsi. La rivista Missione Oggi raccoglierà gli Atti. Il gruppo missionario parrocchiale di Capo di Ponte, in Valle Camonica, è coinvolto da quasi un decennio in una bella esperienza. Ogni anno in quaresima organizziamo una cena del povero, durante la quale condividiamo un piatto di riso condito con una testimonianza missionaria. Così, nel corso degli anni abbiamo potuto ascoltare tante esperienze diverse e arricchenti: don Saleri e don Donneschi, responsabili dell ufficio missionario diocesano; p. Zampini, missionario in Colombia e direttore della Libreria dei popoli dei saveriani a Brescia; don Rinaldo Do, missionario della Consolata in Congo; Claudia Avanzini, responsabile della bottega del commercio equo di Darfo; p. Egidio, comboniano con esperien- bresciano in Sierra Leone, Fratel Bruno Menici, saveriano za in Togo e animatore missionario della è stato ospite del gruppo zona; fratel Menici, saveriano infermiere missionario di Capo di Ponte in Sierra Leone. Quest anno abbiamo avuto ospite Lidia Moroni, della bottega della solidarietà di Sondrio e responsabile dei progetti di sviluppo delle donne in Bangladesh. La cena è un occasione per fermarsi, riflettere e ascoltare un esperienza che ci apre la vista e il cuore alle realtà del mondo. Il ricavato della cena è stato devoluto a due progetti: il sostegno all educazione scolastica delle ragazze fuori-casta in Bangladesh e l educazione alimentare e sanitaria della prima infanzia in Sierra Leone. Da due anni partecipano anche gli studenti del liceo linguistico Santa Dorotea di Cemmo. Questa loro presenza ci fa particolarmente felici, perché anche i giovani hanno la possibilità di incontrare i testimoni di oggi.

9 CAGLIARI 0015 MACOMER NU - Via Toscana, 9 Tel C/c. postale Ritornando a Tortolì... Padre Mirto nel ricordo degli anziani p. DINO MARCONI, sx H o incontrato mons. Mario Mereu, parroco di Sant Andrea di Tortolì, in occasione delle confessioni dei cresimandi. Gli ho chiesto la cartella dei documenti delle varie commemorazioni di padre Mirto e i nomi di coloro che l hanno conosciuto. La cartella porta il titolo Notizie p. Mirto e missionari saveriani a Tortolì. Da seminarista, mons. Mereu accompagnava i saveriani, che allora vivevano a Tortolì nel vecchio seminario, nei vari paesi per la proiezione di film missionari. Documenti e fotografie I saveriani hanno lasciato Tortolì da 60 anni. A Orrì possiamo ancora vedere il cippo commemorativo posto di fronte allo scoglio dove furono ripescati i corpi esanimi di p. Mirto e Serafino, suo assistente. La scritta dice: In memoria di p. Virgilio Mirto, Guasila Tortolì 1947, sacerdote educatore di giovani, vittima sacrificatosi nel mare di Orrì con Serafino Burranca per salvare i suoi allievi, 15 luglio Su padre Mirto abbiamo la tesi di Daniela Tuveri di Guspini, depositata presso l istituto di Scienze religiose di Cagliari, e il libro di mons. Antioco Pusceddu, vescovo di Lanusei. Nella cartella c è anche la rassegna fotografica su p. Virgilio Mirto, curata da Antonino Strascio di Guasila. Le foto ritraggono p. Virgilio mentre gioca a pallone con i ragazzi nel cortiletto del seminario e il corteo dei funerali. Queste fotografie tengono viva la memoria storica dello spirito missionario di p. Mirto e i legami di Guasila con Tortolì. L archivio di signora Nina Dei sopravvissuti di allora, ho incontrato la signora Nina, classe 1913, sorella della delegata Maria, impegnata per l adozione di un apostolino del seminario missionario. Nina ricorda ancora la sofferenza fra chi aveva deciso di andare a risiedere a Macomer o Cagliari, invece di costruire nella zona di Arbatax, come voleva p. Belfiori. Ricorda i tempi in cui suo padre pasticciere, a Natale e Pasqua la mandava a offrire la zuppa inglese al vescovo, che allora risiedeva a Tortolì, accanto al seminario. Le auguro i cent anni, ma lei non vuole che si parli di queste spavalderie. Intanto la signora Nina va ancora a visitare la sorella malata, a comprare il latte, alla posta... Conserva lettere, giornalini e foto dell epoca in un vecchio armadio. L ho invitata a cercare nell armadio dei suoi ricordi i giornalini, le foto e le lettere dei missionari di quei tempi, prima che si rovinino in modo irrimediabile. La locandina-invito per la tumulazione di p. Virgilio Mirto, missionario di Guasila, nel centenario della nascita Perché non tornate? Di quell epoca c è pure la signora Gina, 5 anni. È un peccato che siate andati via da Tortolì. Il paese si è sentito abbandonato e trascurato dai canonici di Lanusei per la rivalità tra i due paesi. Ho capito che la presenza di soli tre anni dei saveriani è stata significativa per i ricordi lasciati in chi ha più di ottant anni e ricorda l opera dei missionari. Il seminario di allora è diventato biblioteca comunale. In tanti anziani c è il rimpianto e il rammarico della partenza. Pensano sia dovuta ai canonici di Lanusei, decisi a non vendere il seminario ai saveriani. In realtà, è più probabile che il motivo sia stata la scelta di andare in un paese più centrale della Sardegna e più facilmente raggiungibile. Qualcuno chiede il ritorno, visto che oggi Tortolì ha raggiunto 10mila abitanti (20mila in estate) e ha tre parrocchie. A volte la storia è diversa da quella che noi vorremmo Il parroco mons. Mereu assicura che i missionari torneranno per la settimana della missione parrocchiale di Sant Andrea apostolo. Intanto a Guasila, il 15 maggio sono stati trasferiti nel santuario dell Assunta i resti mortali di p. Virgilio Mirto, che attendevano nel cimitero il penultimo trasloco, prima della resurrezione finale. Tra leggenda e realtà Suor Filomena e don Giovanni Melis F orse non tutti sanno che sui monti di Orani si trova il santuario di san Francesco Saverio, una chiesa campestre. Nella chiesa si svolge la novena della grazia dal 4 al 12 marzo per chiedere grazie e protezione attraverso l intercessione del santo patrono delle missioni che, con la Madonna di Gonare, benedice i due paesi sottostanti Orani e Sarule, tenendo vivo lo spirito missionario. Infatti, vi presentiamo due persone davvero leggendarie, che provengono dalle due comunità cristiane della nostra Sardegna. La suora di Orani e il prete di Sarule Dal paese di Orani suor Filomena Salis è arrivata nel 1960 in Pakistan Orientale (ora Bangladesh). Qui era stato da poco aperto l orfanotrofio femminile dedicato a San Luigi Gonzaga nella missione di Satkhira. Non lontano, c è Rogonnathpur, il villaggio cristiano di suor Filomena. Lei è conosciuta come la suora leggendaria perché è scappata di casa a vent anni per diventare missionaria in Bangladesh. Suor Filomena insegna alle donne a non vivere come schiave e a guadagnare qualcosa, facendo delle stupende cartoline ricamate a mano. Le fatiche del suo lavoro missionario sono state tante, come le delusioni per le ostilità di alcuni fanatici. A Sarule il parroco è don Giovanni Melis, guida del gruppo missionario che ogni estate va in Burkina Faso. Anche lui, per la sua storia, può essere considerato un prete leggendario. Don Gio- Suor Filomena Salis di Orani, da 50 anni missionaria in Bangladesh, al lavoro con le donne di Rogonnathpur p. DINO MARCONI, sx vanni, infatti, un diacono vedovo ordinato prete, conservava nel breviario la foto di una bambina della scuola materna di Bitti. Era sua figlia, che frequentava l asilo mentre lui lavorava a Torino. Un ponte con il Burkina Faso Il gruppo missionario giovanile di Sarule in Burkina Faso collabora con i padri camilliani a Candaf, nel centro di accoglienza Nostra Signora di Fatima, che accoglie malati ed emarginati. I giovani danno una mano compiendo lavori in muratura e manutenzione dei vari centri sanitari, o aiutando i camilliani nella visita ambulatoriale dei malati per sbendare le ferite di lebbra, medicare piaghe e soprattutto consolare i pazienti. Dal 1967 in Burkina Faso lavora anche suor Bartolomea Casu di Alghero. Dirige il centro sanitario di Ouaga per i residenti delle campagne sud sahariane, dove si coltiva miglio e riso. In questo Paese gli uomini bianchi sono chiamati Nasara, perché i primi missionari, i padri bianchi, annunciavano Gesù Nazareno, il Salvatore. La popolazione ha identificato i missionari europei con il Gesù Nazareno, predicato con i caratteri somatici dell uomo bianco. (continua nel riquadro) FERITE DEL CORPO E DELL ANIMA p. D. MARCONI, sx In Burkina Faso, due bambini su dieci non arrivano al primo anno d età decimati da fame, malaria, meningite e colera. L Aids è molto diffuso; ogni anno un quarto degli infettati sono bambini che contraggono il virus dalla madre. L analfabetismo è radicato, mancano le infrastrutture e l economia si basa in prevalenza su un agricoltura povera, perché il Paese si trova vicino al deserto del Sahel. Il lavoro di missionari e volontari è molto prezioso per lo sviluppo di questa povera nazione. Dal 2000 don Giovanni Melis organizza le esperienze estive in missione. Non sono viaggi turistici, ma di solidarietà verso i malati e i lebbrosi, nel contesto di una cultura africana e islamica che considera la malattia un castigo e una maledizione. Chi è malato deve curare non solo le piaghe del corpo, ma anche le profonde ferite morali, dovute alla perdita di affetto e rispetto da parte della famiglia, del villaggio e della società. Imparare a superare il disagio della repulsione per piaghe maleodoranti guarisce il malato e chi se ne prende cura. La malattia affrontata con amore dà un senso a chi è medicato, ma anche a chi disinfetta le piaghe. Nel parlare delle esperienze missionarie estive don Giovanni afferma: Chi non si sporca le mani non si compromette mai; ma non c è più sporco di chi non si vuole sporcare. Forse è questo il vero significato di Nasara : far propria la sofferenza altrui nella solidarietà e misericordia. Don Giovanni Melis di Sarule (secondo da sinistra) all orfanotrofio di Koupela, in Burkina Faso, dove lavora suor Bartolomea Casu di Alghero (foto del 2009)

10 CREMONA CREMONA CR - Via Bonomelli, 1 Tel Fax C/c. postale Concetta, con il cuore universale Il ricordo della figlia missionaria P arlare di mia madre non è facile, perché ho paura di tralasciare qualcosa della sua ricchezza di donna e di amica, di sposa e di madre e nonna, con un cuore universale. Comincio proprio dal cuore universale, perché la sua caratteristica era di accogliere sempre tutti, e soffriva quando non poteva aiutare i più deboli. Nella sua vita quotidiana viveva la passione per l Eucaristia e per la Madonna e ce la trasmetteva con tanta fede e amore, educando noi otto figli a saper sempre perdonare. Due sogni da realizzare In Bangladesh con un anca nuova L o scorso 14 settembre mi hanno messo una protesi all anca sinistra. Due giorni dopo ricorreva il mio 70 compleanno. Rimesso a nuovo, il 22 dicembre ho lasciato nuovamente l Italia per il Bangladesh. L ultima raccomandazione ricevuta dai medici in Italia è stata quella di non usare la motocicletta. Devo confessare la mia disobbedienza. Infatti, ho ripreso a percorrere in moto le strade dei villaggi... Il collaboratore messicano Da 33 anni sono missionario in Bangladesh: l entusiasmo è sempre quello della prima ora. Rimane ancora l ultimo sogno, quello di dare alla mia gente un luogo idoneo per la preghiera e una scuola degna di tale nome. Alcuni giorni fa è venuto l ingegnere con una squadra di operai per sondare il terreno. Il costo complessivo dell opera - chiesa e scuola - si aggira intorno ai 100mila euro. La Provvidenza ci è già venuta incontro. Per completare l opera ci sarà bisogno di altri aiuti, ma confido nel Signore. Un altra bella notizia è che da quest anno p. Melecio, un giovane saveriano messicano, è con me alla missione di Chuknagar. Il suo compito è seguire le scuole disseminate nei tredici villaggi della missione; questo è un grande sollievo per me. Le varie attività hanno ripreso il loro pieno ritmo. Abbiamo iniziato l anno pastorale alla presenza del vescovo della diocesi di Khulna. Il catecumenato - che dura da 4 a 6 anni - mi impegna molto in prima persona, perché seguo personal- Padre Antonio Germano, da 33 anni missionario e apostolo dei fuori-casta in Bangladesh; alla sua destra, p. Melecio e don Jacob Solidarietà prima di tutto Era orgogliosa nel dire che la sua casa era missionaria. Quando le ho manifestato l intenzione di diventare suora missionaria, mi ha fatto presente che avrei realizzato la mia vocazione nel momento in cui, donandomi nella missione ai più poveri, non ci fosse più nessuno bisognoso di aiuto spirituale e materiale. È venuta anche a trovarmi in Brasile, e ha dato la sua testimonianza di donna che ha lottato per ottenere il rispetto dei diritti umani. Avendo vissuto la guerra e la sofferenza, non accettava la discriminazione verso gli immigrati, pensando a quando gli italiani sono stati costretti a emigrare... Ci ha sempre insegnato a essere solidali, pronti a difendere chi soffriva ingiustizie e a porre i valori cristiani e umani davanti al desiderio di ricchezza. Con lei era doveroso riflettere e discutere su argomenti importanti come la politica, la religione, la società, e sul modo in cui ciascuno di noi potesse contribuire a un mondo migliore. Il suo desiderio era proprio quello del rispetto reciproco, sia nelle piccole cose sia a livello mondiale, fondato da principi cristiani, umani ed etici. sr. AUGUSTA CULPO Un sogno e un impegno Mamma Concetta ha lasciato in noi un grande vuoto fisico, ma ha permesso che l ultimo saluto fosse fatto da tutti noi famigliari e amici, con tanta fede. Ora in cielo ha certamente incontrato la figlia Pia, per la quale aveva tanto sofferto quando, a causa di una malattia incurabile, ci ha lasciati 9 anni fa. Mamma ci ha dato un testamento importante, perché è morta di domenica, giorno del Signore, nel periodo pasquale e il 25 aprile, ricorrenza della liberazione, frutto di sacrifici e di sogni di solidarietà. Ora spetta a noi continuare questo suo sogno perché il progetto di Dio si realizzi per mezzo del nostro impegno. Con Maria Santissima dico: La mia anima magnifica il Signore e il mio spirito esulta: Santo è il suo nome. p. ANTONIO GERMANO, sx mente tutti i catecumeni. Se Dio vuole, in occasione dell inaugurazione della chiesa, un centinaio di loro riceveranno il battesimo. La mostra sui fuori-casta Nel frattempo, si è tenuta un iniziativa molto importante. Si tratta di una mostra allestita presso l Accademia delle arti nella capitale Dhaka. La mostra, incentrata sui rishi, aveva lo scopo di denunciare a livello nazionale la situazione dei fuori-casta in Bangladesh. È stata un iniziativa senza precedenti, che abbiamo intrapreso con entusiasmo e un pizzico di coraggio. All inizio di gennaio, su nostro invito, è venuta da Bergamo un equipe di esperti, che hanno raccolto il materiale che serve per mettere in evidenza la situazione di emarginazione, segregazione e oppressione degli intoccabili. Consideriamo questa iniziativa come il coronamento del processo di coscientizzazione portato avanti per decenni dai saveriani in Bangladesh. Ci auguriamo che possa finalmente aprirsi una fase nuova per i nostri fuori-casta, in cui possano essere riconosciuti come esseri umani. Con grande gioia nel cuore, ringrazio tutti per il sostegno e la preghiera con cui accompagnate noi missionari. C Una vita di preghiera, amore e donazione oncetta Montagna, di San Matteo delle Chiaviche (MN), aveva un cognome fatto su misura per una donna eccezionale come lei, madre di otto figli, nonna di 16 nipoti e bisnonna di 13 pronipoti. Il 25 aprile scorso Dio l ha chiamata a condividere la gloria eterna nel suo Regno, a pochi giorni dal 94 compleanno. La preghiera come il respiro Ho avuto l onore di conoscerla da giovane. Il parroco don Dante Leopardi mi chiamava per dare un aiuto pastorale durante le feste più importanti. L incontro con mamma Concetta non era mai formale né frettoloso: aveva sempre tante cose da dire. Viveva molte ore da sola in casa, ma non perdeva tempo davanti AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA... don ELIO CULPO Don Elio Culpo ha reso omaggio alla zia Concetta Montagna durante la Messa di commiato a San Matteo delle Chiaviche. La mente si stipa di tanti ricordi personali. Quella di zia Concetta è stata una vita intensa e significativa, vissuta nel nascondimento della quotidianità. Viviamo oggi in una società che, se non ha a disposizione un palcoscenico, sembra non riuscire a dar valore a una vita. La testimonianza che tu, zia Concetta, ci hai lasciato è che il valore di un esistenza dipende dall intensità e responsabilità quotidiana con cui si accoglie e si vive la vita. Una vita dove le parole fatica e sacrificio non significano sconfitta e alienazione, ma amore, servizio e fedeltà. Il senso dell accoglienza, che ti caratterizzava, nella mia mente coincide con il grande tavolo, sempre presente nelle case che hai abitato. Un tavolo grande, perché grande è la tua famiglia, segno della prima e fondamentale accoglienza: quella della vita. Attorno a quel tavolo chiunque arrivasse trovava un posto e si sentiva accolto, a qualunque ora. Aggiungere un posto a tavola, non era per te un recital, ma la realtà vera e quotidiana con cui ospitavi tutti. La riconoscenza ti è dovuta e ciascuno la porta nel cuore: grazie, zia Concetta, di questa tua testimonianza; grazie al Signore, che ti ha concesso di viverla e donarcela nella semplicità. Signore, la giornata della vita che le hai donato è stata lunga e intensa. Ora dona a lei il meritato riposo nella tua gioia eterna. p. SANDRO PARMIGGIANI, sx alla televisione o alla radio. Trascorreva la sua giornata - e spesso anche la notte - nella preghiera, che le era naturale come il respiro. Ho avuto la fortuna di vederla anche poche ore prima di morire. Vicino a lei c erano tutti i figli, tra cui suor Augusta delle figlie di Maria, tornata dal Brasile, dove è missionaria da molti anni. Mi ha confidato di aver visto sua mamma in continua e silenziosa preghiera, come rapita in Dio. Abbiamo cantato insieme il Salve Regina, affinché la Madonna la prendesse tra le sue braccia nell ultimo volo verso lassù. Al funerale la chiesa di San Matteo era stracolma di gente. Nessuno piangeva, perché era morta una santa! Mamma Concetta Montagna, vedova Culpo, attorniata dalla sua numerosa famiglia, a San Matteo delle Chiaviche, Mantova Concetta Montagna Culpo (Villa D Adige S. Matteo delle Chiaviche ): donna dal cuore universale

11 DESIO DESIO MI - Via Don Milani, 2 Tel Fax C/c. postale Missione a 360, con i saveriani Incontro dei laici nella casa madre di Parma I l desiderio di condividere una parte del cammino orientato alla missione ha spinto oltre 200 persone, domenica 25 aprile, a incontrarsi nella casa madre dei saveriani a Parma, per una giornata di confronto, riflessione e preghiera. Con questa opportunità i diversi gruppi di laici impegnati nelle comunità saveriane hanno fatto conoscenza tra loro. Hanno risposto all appello i gruppi di Vicenza (il più numeroso), Bergamo, Brescia, Desio, Missionari, ma non di nicchia Per andare ben oltre il solito cerchio L a comunità saveriana di Desio all inizio dell anno pastorale era radicalmente nuova: cinque missionari diversi su sette, rispetto a prima: tra questi, il rettore e l animatore giovanile, e tre saveriani in partenza per le missioni. Siamo diversi tra noi, ma tutti uniti nell accogliere con gioia l Eucaristia come fonte della missione: il Signore dona la sua vita e versa il suo sangue per tutti. Il germe di bene nascosto È stato facile cogliere la ricca storia di animazione di cui siamo eredi, ma anche la fatica della concretezza per adattarla a una comunità con risorse umane più limitate. Inoltre, abbiamo davanti la sfida di essere lievito in Parma, San Pietro in Vincoli. Tante famiglie con i figli, tanti giovani e meno giovani, si sono così confrontati sui temi della missione, in un clima sereno e famigliare. un tempo di chiusura culturale ai valori universali. Noi missionari ci rendiamo conto di essere, in un certo senso, persone isolate rispetto alla comunità ecclesiale, una specie di nicchia amata e stimata. Questo isolamento snatura la nostra identità e il nostro servizio, che puntano a risvegliare e ad alimentare la dimensione missionaria della chiesa. Non possiamo accontentarci di fare pubblicità, perché altri vengano, o semplicemente perché altri aderiscano alle nostre iniziative. È necessario andare oltre il solito cerchio. Ci siamo impegnati ad andare al di là della tradizionale animazione giovanile missionaria, per coltivare rapporti di vicinanza, per impegnarci ad uscire dal PAOLA FARINA Fuori, tra le genti Missione a 360 gradi nello spirito saveriano, era il tema scelto per questa giornata speciale. Sull argomento sono intervenuti diversi laici, chiamati ciascuno a testimoniare un aspetto particolare della missione, partendo dall interrogativo principale: Cosa significa missione alle genti (ad gentes)?. Abbandonare la propria cultura e sforzarsi di entrare in un altra, ispirandosi alla Parola del vangelo. Andrea di Brescia ha affrontato l aspetto dell universalità: La fede è un messaggio che fa incontrare, che crea e non distrugge. L universalità è espressione della gioia del vangelo. Soltanto una vita vissuta per gli altri vale la pena di essere vissuta. A Marco di Vicenza è toccato il compito di Su le mani! Duecento laici, in rappresentanza dei gruppi che collaborano con i saveriani in Italia, si sono trovati a Parma domenica 25 aprile per conoscersi tra loro e riflettere sulla missione Andare oltre la solita cerchia è possibile! p. ROSARIO GIANNATTASIO, sx recinto, per andare alla ricerca e renderci disponibili all ascolto, senza pregiudizi e senza pretese, valorizzando il germe di bene nascosto, spesso ben più grande di quanto appare. Allarghiamo la cerchia! Appunto per questo, abbiamo continuato l impegno di volontariato giovanile presso le suore di madre Teresa di Calcutta e gli incontri bimensili tra donne cristiane e islamiche. E sono nati anche gli incontri di amicizia e di studio tra giovani cristiani e musulmani. Una domanda è risuonata tra noi: cosa possiamo fare per allargare la cerchia? L unica risposta che ci è sembrata corretta è impegnarci a far crescere la nostra maturità della fede e aprirci sempre più alla partecipazione ecclesiale dei laici, sviluppando la capacità di lavorare insieme in un progetto di animazione missionaria che sa guardare lontano. Il pungolo a non sederci ci viene dalle partenze missionarie di p. Giuseppe Rizzi che torna in Congo, dove già ha lavorato per 32 anni, e p. Domenico Meneguzzi che torna in Amazzonia. Loro partono, e noi non possiamo restare passivi. Perciò il nostro slogan potrebbe essere proprio questo: Allarghiamo la cerchia!. parlare di missione fuori (ad extra): Significa andare, per provocare la partenza di altri. In questo andare non siamo soli: tante persone camminano con noi. Con Cristo al centro Chiara e Roberto, giovani sposi di Desio, hanno affrontato il tema del primo annuncio: Cristo è al centro di tutto: è il primo in assoluto. Non dobbiamo cadere nella tentazione di mettere noi al primo posto; dobbiamo ricordarci ogni giorno che al centro e prima di tutto c è l incontro con Gesù. È lui il sale della vita nostra e altrui. Maria Teresa, di Vicenza, ha raccontato con entusiasmo l esperienza sua e del marito, punto di riferimento della comunità: Partire non è solo fare lo zaino e andare lontano; a volte basta aprire la porta di casa propria e fare attenzione a chi la casa già la abita. L essere innamorati di Cristo fa il resto: ci fa dare tutto, non solo il superfluo. Rosanna, laica saveriana sarda in trasferta a Parma, dove vive con il marito Fabrizio presso la casa della fraternità dei laici, ha parlato della partenza: Quando uno parte, risponde al mandato di Gesù; deve poi imparare a stare dove viene mandato, perché solo restando riesce a mandare anche altri. Nell andare non dobbiamo temere, perché Cristo ci precede. Noi partiamo, tu non restare Tanti e profondi contenuti, insomma, hanno dato lo spunto di riflessione per i numerosi partecipanti, che sono tornati a casa sicuramente più ricchi. La giornata è stata anche occasione di conoscenza tra i gruppi: c era chi si conosceva già e si è rivisto con piacere; altri, invece, si sono incontrati per la prima volta. Nel pomeriggio c è stato spazio per raccontarsi. Divisi a gruppi, in piccoli laboratori, i partecipanti hanno parlato di temi più concreti, partendo dalla propria esperienza di vita. Sono stati così organizzati dei gruppi sui temi dell animazione giovanile, l animazione attraverso le mostre, le partenze per la missione, il cammino con gli immigrati, la vita in famiglia. L incontro si è concluso con la santa Messa: un intenso momento di preghiera animato dalle riflessioni della giornata. Noi partiamo, tu non restare, è stato il messaggio finale con cui i gruppi si sono salutati, per riprendere il cammino di missione, ciascuno nel proprio ambito e nel proprio territorio, ma tutti convinti dell importanza di contribuire a fare del mondo una sola famiglia. ABBIAMO VISTO E FATTO... Siamo volontari presso i missionari saveriani di Desio. Siamo da poco tornati da Bukavu, in Congo RD, dove da tre anni ci rechiamo per un periodo di due o tre mesi. Quando siamo andati la prima volta avevamo l intenzione di vedere da vicino come si vive in quei posti. Con il passare dei giorni, abbiamo constatato che per dare un valido aiuto ai missionari, oltre al lavoro materiale, era necessario un sostegno economico per affrontare il problema dei bambini abbandonati. ERNESTO, MARIUCCIA COLOMBO I volontari laici Ernesto e Mariuccia Colombo di Desio, con alcuni bambini congolesi a Bukavu Di fronte a questo enorme scoglio, i missionari ci hanno chiesto se potevamo fare qualcosa per aiutarli a costruire case d accoglienza in alcuni quartieri nella missione Mater Dei, gestita dai saveriani. Confidando nella Provvidenza, che tocca il cuore delle persone generose, noi ci siamo impegnati con entusiasmo. La risposta è stata sorprendente! Tanto che in quattro anni siamo riusciti a finanziare la costruzione di tre edifici che vengono utilizzati per l avviamento alla scuola, la catechesi, le riunioni di quartiere e in futuro anche per celebrare la Messa. Abbiamo anche finanziato per un anno il centro nutrizionale dell ospedale di Bukavu, che assiste i bambini malnutriti. Due giorni prima di rientrare in Italia, p. Franco Bordignon e p. Giuseppe Dovigo ci hanno chiesto di dare un aiuto per costruire altre due case nei quartieri più miseri di Bukavu, per un preventivo di circa euro. Abbiamo assicurato il nostro impegno, confidando ancora nel vostro sostegno. Quello che abbiamo visto non può lasciarci indifferenti. Per informazioni: Colombo Ernesto e Mariuccia, tel ; o Missionari Saveriani, tel

12 FRIULI UDINE UD - Via Monte S. Michele, 70 Tel C/c. postale I saveriani incontrano i... reclinati Il primo raduno Recumbent Alpe Adria C ome anticipato nella precedente edizione, il 10 e 11 aprile si è svolto a Udine il primo raduno Alpe Adria per biciclette reclinate. A questo incontro hanno partecipato ben 46 ciclisti reclinati, provenienti non solo dal nord Italia ma anche da Lazio, Austria, Slovenia, Croazia e Serbia. L assembramento di tutti questi velocipedi, sui quali il ciclista pedala sdraiato sulla schiena, è un fatto decisamente insolito per le nostre strade. Il passaggio dei Il lavoro di squadra fa rete Centro di documentazione pace e mondialità p. CARMELO BOESSO, sx I Un prototipo di bicicletta recumbent, protagonista al raduno Alpe Adria, aprile 2010 l centro di documentazione pace e mondialità (Cdpm) è nato da una rete avviata dalla Caritas di Udine, l associazione Mission onlus e i missionari saveriani, a cui si sono collegati l associazione centro di accoglienza Ernesto Balducci onlus, il centro di ricerca sulla pace dell Università di Udine Irene e il centro di volontariato internazionale (Ce.V.I.) del Friuli Venezia Giulia, con la collaborazione e il contributo del comune di Udine. Tanti servizi e possibilità Rivolto in particolare agli ambiti educativi e aperto a ogni collaborazione, il centro propone percorsi formativi e laboratori tematici e, più in generale, propone l utilizzo di tutti i testi, nostri originali veicoli a pedali, con due o tre ruote, alcuni persino dotati di carena, ha destato lo stupore e l interesse della gente che ci ha incrociato lungo il tragitto. Un campo base fondamentale La casa udinese dei saveriani ha rappresentato un insostituibile punto di riferimento per i partecipanti al raduno. Oltre ad essere stato il punto di partenza e di arrivo delle escursioni, ha fornito un le riviste, i documentari e i film disponibili presso gli aderenti alla rete. Il centro offre i seguenti servizi: - consultazione del catalogo unificato delle biblioteche partecipanti, compresa la biblioteca multimediale dei missionari saveriani sui temi della pace e della mondialità. Attualmente, il patrimonio è di circa libri, 100 dvd, 40 riviste e documentazione varia prodotta dalle associazioni; - assistenza nella ricerca bibliografica tematica; - consulenza nella progettazione di percorsi didattici, formativi e di studio; - costruzione e promozione della rete di soggetti che operano nel territorio e informazioni sulle attività realizzate. Il centro di documentazione pace e mondialità (cdpm) è collegato in rete con la biblioteca dei saveriani di Udine; venite a trovarci e visitate il centro di documentazione anche con... un clic MARIO SACCOMANO comodo alloggio a chi arrivava da lontano e ha anche sfamato i ciclisti prima e dopo le pedalate. Sabato 10 aprile si è svolta la prima escursione verso San Daniele del Friuli. Si è trattato della tappa più impegnativa del raduno, non solo per la lunghezza del tracciato ma anche per le numerose salite che i cicloturisti hanno dovuto affrontare. Lo sforzo delle salite è stato ricompensato dall atmosfera incantata delle colline moreniche. La natura nel maestoso risveglio dall inverno, gli antichi manieri, i borghi medioevali e i maestosi paesaggi offerti dalle Prealpi innevate all orizzonte hanno fatto passare la giornata in un battibaleno. In debito con p. Marano Dopo la celebrazione della Messa, buona parte dei convenuti si è fermata presso la casa dei saveriani, non solo per degustare alcune pietanze tipiche del- Il tavolo della pace Il centro, che ha la sua sede a Udine in vicolo Sillio 3/A, è stato inaugurato nell estate 2009, ma era stato preceduto da un altra iniziativa in sintonia con le finalità del centro: il tavolo della pace. Si tratta di un luogo d incontro, confronto ed elaborazione istituito nel 200 dal comune di Udine insieme ad altri enti e associazioni con cui il comune sta realizzando da tempo percorsi educativi rivolti a diverse scuole cittadine, riguardanti la pace e la mondialità. Il tavolo è impegnato a promuovere a livello locale riflessioni e azioni in merito a questi temi, favorendo il coinvolgimento e la partecipazione. Al centro di documentazione si può accedere, oltre che negli orari di apertura (martedì mattina e mercoledì pomeriggio), anche attraverso i siti: oppure gmail.com Anche la biblioteca dei saveriani centro documentazione mondialità è aperta al pubblico tutti i giorni negli orari di ufficio, ma si consigliano i giorni martedì, mercoledì e giovedì pomeriggio, per la presenza del signor Neri Goldaniga che gestisce la biblioteca e la sua connessione in rete. I ciclisti recumbent hanno trovato ospitalità presso la casa dei saveriani a Udine; a suggellare l amicizia non poteva mancare una bel sermone di p. Carmelo prima della partenza! la cucina friulana, ma anche per trascorrere una piacevole serata in compagnia. Purtroppo, dopo la cena, la stanchezza ha prevalso su numerosi ciclisti. Così è saltato l incontro con p. Beppe Marano, che voleva raccontarci qualcosa sulla vita missionaria. Ce ne scusiamo e proponiamo di averlo con noi al raduno del prossimo anno. Domenica 10 aprile, dopo una buona colazione, la variopinta comitiva ha raggiunto la storica città di Cividale del Friuli, pedalando nella rigogliosa pianura friulana. Al rientro, i missionari ci stavano aspettando per pranzare tutti assieme, prima di salutarci e rientrare ai rispettivi paesi di origine. Un week-end indimenticabile Il raduno Alpe Adria ha rappresentato una meravigliosa occasione, non solo dal punto di vista sportivo e turistico, ma soprattutto perché ha reso possibile l incontro tra numerosi appassionati di questi veicoli a pedali. Abbiamo ritrovato amici di vecchia data, incontrato in carne ed ossa molte persone con cui - fino a quel momento - avevamo dialogato solo mediante strumenti informatici, conosciuto nuovi amici ed entrati in contatto con nuove culture. A nome del gruppo italiano recumbent, e di tutti i partecipanti a questo indimenticabile fine settimana, vorrei ringraziare i missionari saveriani di Udine per la loro calorosa ospitalità, il personale e i volontari della casa che si sono prodigati affinché tutto fosse perfetto. Una menzione particolare, infine, per le benedizioni impartite da padre Carmelo ai ciclisti all inizio di ogni escursione: sono state davvero efficaci e ci hanno protetto da cadute, incidenti e perfino... dai temporali. ITALIA - ETIOPIA SUI PEDALI L associazione Motherland è impegnata da diverso tempo, nel nome del signor Tibebe Tadesse Desta, in iniziative di sostegno alle popolazioni africane. Di origini etiopi, Tibebe si trasferisce in Italia nel 1996, e nel 1999 da Roma arriva a Udine. In quell anno, nefasto per Etiopia ed Eritrea falciate dalle guerre civili, egli decide di percorrere l Italia in bicicletta da Udine a Roma, con lo scopo d eccezione: Roberto Baggio Il signor Tadesse Desta con un sostenitore di portare contro la guerra nel corno d Africa un messaggio di dialogo e di pace, con lo slogan Traguardo convivenza. A conclusione della sua impresa, Tibebe viene ricevuto dal Papa e con quanto raccolto manda in Etiopia diverso materiale informatico per le scuole locali. A distanza di 11 anni, Tibebe vuole riprendere questa sua iniziativa allargandola, coinvolgendo più partecipanti lungo il percorso, e facendola diventare una pedalata di gruppo. Il viaggio toccherà le maggiori città d Italia per sensibilizzare la gente sul tema dell integrazione e della collaborazione con il popolo etiope. Obiettivo del progetto è raccogliere fondi destinati al sostegno di bambini orfani, membri della fondazione etiope Air Force Pensioners e dell associazione Agohelma, oltre che diffondere la cultura dello sport tramite la pratica del ciclismo: un attività molto amata, soprattutto dai bambini. Il tour, composto da circa 15 partecipanti di diversa nazionalità e 10 italiani, sarà allietato da eventi musicali con musicisti etiopi di fama nazionale. Per informazioni, scrivi a o a

13 MACOMER 0015 MACOMER NU - Via Toscana, 9 Tel Fax C/c. postale Ritornando a Tortolì... Padre Mirto nel ricordo degli anziani p. DINO MARCONI, sx H o incontrato mons. Mario Mereu, parroco di Sant Andrea di Tortolì, in occasione delle confessioni dei cresimandi. Gli ho chiesto la cartella dei documenti delle varie commemorazioni di padre Mirto e i nomi di coloro che l hanno conosciuto. La cartella porta il titolo Notizie p. Mirto e missionari saveriani a Tortolì. Da seminarista, mons. Mereu accompagnava i saveriani, che allora vivevano a Tortolì nel vecchio seminario, nei vari paesi per la proiezione di film missionari. Documenti e fotografie I saveriani hanno lasciato Tortolì da 60 anni. A Orrì possiamo ancora vedere il cippo commemorativo posto di fronte allo scoglio dove furono ripescati i corpi esanimi di p. Mirto e Serafino, suo assistente. La scritta dice: In memoria di p. Virgilio Mirto, Guasila Tortolì 1947, sacerdote educatore di giovani, vittima sacrificatosi nel mare di Orrì con Serafino Burranca per salvare i suoi allievi, 15 luglio Su padre Mirto abbiamo la tesi di Daniela Tuveri di Guspini, depositata presso l istituto di Scienze religiose di Cagliari, e il libro di mons. Antioco Pusceddu, vescovo di Lanusei. Nella cartella c è anche la rassegna fotografica su p. Virgilio Mirto, curata da Antonino Strascio di Guasila. Le foto ritraggono p. Virgilio mentre gioca a pallone con i ragazzi nel cortiletto del seminario e il corteo dei funerali. Queste fotografie tengono viva la memoria storica dello spirito missionario di p. Mirto e i legami di Guasila con Tortolì. L archivio di signora Nina Dei sopravvissuti di allora, ho incontrato la signora Nina, classe 1913, sorella della delegata Maria, impegnata per l adozione di un apostolino del seminario missionario. Nina ricorda ancora la sofferenza fra chi aveva deciso di andare a risiedere a Macomer o Cagliari, invece di costruire nella zona di Arbatax, come voleva p. Belfiori. Ricorda i tempi in cui suo padre pasticciere, a Natale e Pasqua la mandava a offrire la zuppa inglese al vescovo, che allora risiedeva a Tortolì, accanto al seminario. Le auguro i cent anni, ma lei non vuole che si parli di queste spavalderie. Intanto la signora Nina va ancora a visitare la sorella malata, a comprare il latte, alla posta... Conserva lettere, giornalini e foto dell epoca in un vecchio armadio. L ho invitata a cercare nell armadio dei suoi ricordi i giornalini, le foto e le lettere dei missionari di quei tempi, prima che si rovinino in modo irrimediabile. La locandina-invito per la tumulazione di p. Virgilio Mirto, missionario di Guasila, nel centenario della nascita Perché non tornate? Di quell epoca c è pure la signora Gina, 5 anni. È un peccato che siate andati via da Tortolì. Il paese si è sentito abbandonato e trascurato dai canonici di Lanusei per la rivalità tra i due paesi. Ho capito che la presenza di soli tre anni dei saveriani è stata significativa per i ricordi lasciati in chi ha più di ottant anni e ricorda l opera dei missionari. Il seminario di allora è diventato biblioteca comunale. In tanti anziani c è il rimpianto e il rammarico della partenza. Pensano sia dovuta ai canonici di Lanusei, decisi a non vendere il seminario ai saveriani. In realtà, è più probabile che il motivo sia stata la scelta di andare in un paese più centrale della Sardegna e più facilmente raggiungibile. Qualcuno chiede il ritorno, visto che oggi Tortolì ha raggiunto 10mila abitanti (20mila in estate) e ha tre parrocchie. A volte la storia è diversa da quella che noi vorremmo Il parroco mons. Mereu assicura che i missionari torneranno per la settimana della missione parrocchiale di Sant Andrea apostolo. Intanto a Guasila, il 15 maggio sono stati trasferiti nel santuario dell Assunta i resti mortali di p. Virgilio Mirto, che attendevano nel cimitero il penultimo trasloco, prima della resurrezione finale. Tra leggenda e realtà Suor Filomena e don Giovanni Melis F orse non tutti sanno che sui monti di Orani si trova il santuario di san Francesco Saverio, una chiesa campestre. Nella chiesa si svolge la novena della grazia dal 4 al 12 marzo per chiedere grazie e protezione attraverso l intercessione del santo patrono delle missioni che, con la Madonna di Gonare, benedice i due paesi sottostanti Orani e Sarule, tenendo vivo lo spirito missionario. Infatti, vi presentiamo due persone davvero leggendarie, che provengono dalle due comunità cristiane della nostra Sardegna. La suora di Orani e il prete di Sarule Dal paese di Orani suor Filomena Salis è arrivata nel 1960 in Pakistan Orientale (ora Bangladesh). Qui era stato da poco aperto l orfanotrofio femminile dedicato a San Luigi Gonzaga nella missione di Satkhira. Non lontano, c è Rogonnathpur, il villaggio cristiano di suor Filomena. Lei è conosciuta come la suora leggendaria perché è scappata di casa a vent anni per diventare missionaria in Bangladesh. Suor Filomena insegna alle donne a non vivere come schiave e a guadagnare qualcosa, facendo delle stupende cartoline ricamate a mano. Le fatiche del suo lavoro missionario sono state tante, come le delusioni per le ostilità di alcuni fanatici. A Sarule il parroco è don Giovanni Melis, guida del gruppo missionario che ogni estate va in Burkina Faso. Anche lui, per la sua storia, può essere considerato un prete leggendario. Don Gio- Suor Filomena Salis di Orani, da 50 anni missionaria in Bangladesh, al lavoro con le donne di Rogonnathpur p. DINO MARCONI, sx vanni, infatti, un diacono vedovo ordinato prete, conservava nel breviario la foto di una bambina della scuola materna di Bitti. Era sua figlia, che frequentava l asilo mentre lui lavorava a Torino. Un ponte con il Burkina Faso Il gruppo missionario giovanile di Sarule in Burkina Faso collabora con i padri camilliani a Candaf, nel centro di accoglienza Nostra Signora di Fatima, che accoglie malati ed emarginati. I giovani danno una mano compiendo lavori in muratura e manutenzione dei vari centri sanitari, o aiutando i camilliani nella visita ambulatoriale dei malati per sbendare le ferite di lebbra, medicare piaghe e soprattutto consolare i pazienti. Dal 1967 in Burkina Faso lavora anche suor Bartolomea Casu di Alghero. Dirige il centro sanitario di Ouaga per i residenti delle campagne sud sahariane, dove si coltiva miglio e riso. In questo Paese gli uomini bianchi sono chiamati Nasara, perché i primi missionari, i padri bianchi, annunciavano Gesù Nazareno, il Salvatore. La popolazione ha identificato i missionari europei con il Gesù Nazareno, predicato con i caratteri somatici dell uomo bianco. (continua nel riquadro) FERITE DEL CORPO E DELL ANIMA p. D. MARCONI, sx In Burkina Faso, due bambini su dieci non arrivano al primo anno d età decimati da fame, malaria, meningite e colera. L Aids è molto diffuso; ogni anno un quarto degli infettati sono bambini che contraggono il virus dalla madre. L analfabetismo è radicato, mancano le infrastrutture e l economia si basa in prevalenza su un agricoltura povera, perché il Paese si trova vicino al deserto del Sahel. Il lavoro di missionari e volontari è molto prezioso per lo sviluppo di questa povera nazione. Dal 2000 don Giovanni Melis organizza le esperienze estive in missione. Non sono viaggi turistici, ma di solidarietà verso i malati e i lebbrosi, nel contesto di una cultura africana e islamica che considera la malattia un castigo e una maledizione. Chi è malato deve curare non solo le piaghe del corpo, ma anche le profonde ferite morali, dovute alla perdita di affetto e rispetto da parte della famiglia, del villaggio e della società. Imparare a superare il disagio della repulsione per piaghe maleodoranti guarisce il malato e chi se ne prende cura. La malattia affrontata con amore dà un senso a chi è medicato, ma anche a chi disinfetta le piaghe. Nel parlare delle esperienze missionarie estive don Giovanni afferma: Chi non si sporca le mani non si compromette mai; ma non c è più sporco di chi non si vuole sporcare. Forse è questo il vero significato di Nasara : far propria la sofferenza altrui nella solidarietà e misericordia. Don Giovanni Melis di Sarule (secondo da sinistra) all orfanotrofio di Koupela, in Burkina Faso, dove lavora suor Bartolomea Casu di Alghero (foto del 2009)

14 MARCHE ANCONA AN - Via del Castellano, 40 Tel Fax C/c. postale Missione in trasferta a Passatempo I saveriani di Ancona incontrano bambini e adulti ILARIA BASTIANELLI C ome anticipato nel numero di maggio, da sabato 17 a mercoledì 2 aprile Passatempo, una frazione di Osimo (AN), è stata terra di missione. In occasione della benedizione pasquale, il parroco don Claudio Marinelli ha pensato di regalare a tutti gli abitanti del paese la presenza dei saveriani. Così p. Enzo, p. Carlos e Serge hanno cercato di spargere, come dice san Paolo, il profumo di Dio. La mattina di ogni giornata era dedicata alla visita agli anziani, alle scuole e ai luoghi di lavoro. Il pomeriggio era dedicato alle famiglie giovani, alle associazioni sportive e ai gruppi di catechismo. La sera era riservata agli incontri. Ricordiamo quelli con il vescovo mons. Menichelli, con gli islamici, e l incontro di preghiera con gli ortodossi. Uno stile cristiano sempre Passatempo è un grazioso paesino immerso nel verde, tra pianura e collina, a pochi chilometri da Osimo. Ha circa duemila abitanti, con scuole e attività lavorative. Vi si assapora ancora lo stile di vita semplice e genuino, quando si viveva di cordialità e solidarietà reciproca. Ma anche qui, le difficoltà piccole e grandi della vita mettono alla prova. Così, i nostri missionari si sono fermati nelle famiglie per chiedere come stanno, per ascoltare le loro domande e i loro dubbi sulla fede, e per parlarne insieme. Accostarsi agli altri, guardarsi negli occhi, parlare e ascoltare sono aspetti importanti della missione. Con gli anziani e gli sportivi L importanza di darsi un traguardo D DIARIO DELLA COMUNITà urante la settimana di missione a Passatempo, i missionari hanno incontrato anche i più anziani e i più giovani. Gli anziani, nelle loro case e nelle strade; i ragazzi e le ragazze nelle associazioni sportive. Basta volersi bene... È bello vedere come gli anziani si affezionino alle persone, soprattutto ai giovani. Hanno considerato i tre missionari - p. Enzo, p. Carlos e Serge - come loro figli o nipoti. Incontrandoli per strada li fermavano per salutarli, per essere aggiornati sull andamento della missione e per fare due chiacchiere. L importante è volersi bene! Solo così si può vivere!, queste le parole ricorrenti nei loro discorsi. Sembrano parole di altri tempi ormai lontani, quando al primo posto c era la carità. Molti anziani, che hanno vissuto la povertà ai tempi della guerra, raccontano che allora mancava tutto, fuorché l amore della famiglia e dei paesani, fondamentale per superare tanti dolori. Questi anziani sono ricchi nello spirito, coscienti che senza amore è impossibile riuscire a vivere, a sentirsi compresi e accettati per quello che siamo, cioè persone con pregi da apprezzare e difetti da smussare. Ruolo formativo prezioso Alle associazioni sportive i genitori affidano i propri figli per renderli più sani e forti. Ma lo sport non è solo un allenamento fisico; è anche un momento educativo. Lo sport ha regole da rispettare e un etica da imparare. Quello che viene trasmesso dalle associazioni sportive è un mondo di valori che sono profondamente umani e cristiani: rispettare compagni e avversari, non barare, Saveriani, sacerdoti e famiglie insieme, fuori dalla chiesa parrocchiale di Passatempo: la missione va avanti! Quante volte diciamo di non avere tempo neppure per noi stessi; figuriamoci per gli altri. Ma il bello del cristianesimo sta proprio qui: ovunque sei, comportati da cristiano! Non ci sono momenti in cui essere cristiano e momenti in cui non esserlo. Soprattutto nelle relazioni ci dovremmo distinguere, perché gli altri non sono estranei, ma fratelli. Prendiamo esempio dai nostri missionari: in qualsiasi parte del mondo si trovino, riescono a vedere Cristo in tutti quelli che incontrano. Non è una ricerca facile, ma paziente e senza pregiudizi. I. BASTIANELLI non offendere, cercare di vincere e saper perdere Ecco il prezioso ruolo formativo che hanno. Padre Enzo ha incontrato i ragazzi delle associazioni sportive di Passatempo parlando loro di un grande corridore : san Paolo. In una sua lettera, scriveva: Non ho raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch io sono stato conquistato da Cristo. Dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù (Filippesi, 3,12-14). Qual è la nostra mèta? Nella vita e nello sport è importante porsi un traguardo da raggiungere, che indirizzi i nostri sforzi e i nostri pensieri. Senza mèta vagheremmo disorientati e non concluderemmo niente, perché non ci siamo posti un obiettivo davanti a noi. La nostra mèta è crescere e vivere bene, nella società e nella chiesa. Per raggiungere questa mèta, è bello farci guidare dal vangelo di Gesù. Solo in questo modo, infatti, riusciamo a dare un senso profondo alla nostra vita, che altrimenti rimarrebbe una somma di esperienze vissute e concluse, anziché essere passi verso qualcosa di più grande. A scuola per costruire! Una delle tappe della missione a Passatempo è stata la scuola primaria Livio e Lorenzo Cupido dell istituto comprensivo F.lli Trillini. I settanta bambini delle cinque classi hanno accolto p. Carlos nel grande e luminoso atrio della scuola. Il missionario ha subito colpito con il suo sorriso e il suo accento spagnolo! Padre Carlos ha mostrato sulla cartina la Spagna e il Burundi, dove è stato prima di arrivare in Italia. Poi ha iniziato a parlare del suo lavoro: Il missionario costruisce legami e insegna a vivere insieme agli altri in pace! In Burundi ho vissuto con i confratelli missionari di nazionalità diverse; nonostante ciò, siamo stati bene insieme. Proprio questo nostro vivere insieme ha stupito la gente del posto, che durante la guerra civile si era divisa. Noi missionari cerchiamo di dimostrare che è possibile vivere in pace: con un po di pazienza, rispetto e amore reciproco. Il cuore strappato È stata bella la frase di una bambina di sette anni: Quando siamo divisi è come avere un cuore strappato. Costruire richiede tempo ed energie, mentre distruggere è questione di pochi secondi. La guerra distrugge tutto ciò che incontra, cose e persone; strappa e divide. L amore unifica ciò che incontra, costruisce e ricuce i legami, le amicizie e la pace. Gli stessi bambini, sin dall infanzia, provano gioia nel costruire qualcosa insieme; provano delusione e rabbia quando un compagno, in pochi secondi, rompe tutto. Che cosa dobbiamo fare per rimanere uniti?, ha chiesto p. Carlos. E i bambini hanno concluso: Dobbiamo volerci bene e perdonarci!. Non sottovalutiamo i nostri bambini: sono capaci di arrivare a Dio con molta più facilità e spontaneità di noi adulti. (continua a lato) LA MISSIONE VA AVANTI! I. BASTIANELLI Grazie a don Claudio Marinelli, parroco di Passatempo, la settimana dedicata alla missione ha avuto buona partecipazione. Con l aiuto dei volontari, che hanno accompagnato i nostri amici saveriani, è stato possibile incontrare tutti. Lo scopo di questa bella esperienza era di riportare al centro della vita il vangelo, tramite la testimonianza dei missionari saveriani. Spesso quando le iniziative terminano, anche l entusiasmo viene meno e tutto ritorna quasi come prima. Ma a Passatempo questo non è avvenuto. La missione proseguirà grazie a cinque gruppi di famiglie che si sono impegnate a portare avanti, ciascuno nel proprio gruppo, la missione come stile di vita. Si incontreranno settimanalmente innanzitutto per approfondire la loro conoscenza reciproca. Dalla conoscenza scaturisce la fiducia che permetterà loro di parlare e riflettere sulle difficoltà quotidiane, sulle esperienze positive che vivono, così da proporre uno stile di vita missionario. Questo è davvero un bel modo per realizzare la missione nel luogo in cui viviamo. Missionari siamo tutti. Ciascuno di noi infatti è mandato da Dio a farlo conoscere tramite la testimonianza del nostro stile di vita. P. Carlos mostra ai piccoli studenti di Passatempo il Burundi, il paese africano dove è stato missionario I saveriani di Ancona p. Carlos e p. Enzo, in missione a Passatempo, tra un incontro e l altro hanno trovato il tempo per un intervallo in musica

15 PARMA PARMA PR - Viale S. Martino, Tel Fax C/c. postale Da dove viene la felicità? Una riflessione che non scade mai Damas è un giovane saveriano d Africa, che vive nella comunità dei teologi a Parma. È arrivato da poco e sta imparando l italiano Leggete questo suo scritto e giudicate voi, se merita la promozione. S iamo quattro studenti nella classe di lingua italiana. Per esercitarci a parlare, la nostra insegnante ci fa leggere e commentare alcuni articoli di giornale. Un giorno ci è capitato questo: I soldi fanno la felicità, o no?. Dopo la lettura del testo, c è stata una grande discussione fra noi sul senso del denaro e sul significato della felicità. Il criterio d avere sempre più Dopo aver meditato sulle beatitudini evangeliche, sento risuonare dentro di me queste domande: Da dove ci viene la felicità? È vero che i soldi ci danno felicità, procurando benessere, potere e paciere?. Uno di noi ha affermato: Quando i soldi diventano la finalità per qualcuno, questi perde il vero valore di tutto ciò che incontra, fino a trasformare gli altri in mezzi per avere di più. Quando una società, mossa da una visione utilitaristica, arriva a mettere al primo posto i soldi, ciò fa venire meno la fraternità, l amicizia e tante altre virtù umane. Le persone, alla fine, sono considerate in base alla loro capacità di produrre. E anche la felicità è concepita in base al criterio dell avere. Io penso che la felicità stia nella pienezza dell anima, nelle relazioni fraterne, nella fiducia reciproca, nei rapporti armoniosi con la natura, nei veri rapporti umani, dove ciascuno è visto come dono per l altro e non come un avversario. Cose nuove e buone L incontro dei laici amici a Parma D omenica 25 aprile per il secondo anno, nella casa madre dei saveriani a Parma, si sono incontrati i laici amici che fanno riferimento alle comunità missionarie di Bergamo, Brescia, Cremona, Desio, Parma, Vicenza e Zelarino. Missione a 360 gradi Una nuova primavera sta fiorendo nella famiglia saveriana. Ce ne siamo accorti? C è un desiderio di conoscere e di conoscerci, che spinge tanti di noi a partecipare a queste giornate di comunione e condivisione. Quest anno eravamo ancora più numerosi dello scorso anno. Per tanti è stato un ritrovarsi con persone conosciute; per altri, un prendere coscienza di far parte di una realtà più grande, in un disegno che ci coinvolge e ci chiama a essere missionari. C è un clima di famiglia che anima questi incontri. Per l occasione, la grande casa saveriana si è riempita di tanta gente che lavora e crede allo spirito del fondatore beato Conforti, che vuole identificarsi nel suo sogno e che cerca formazione, comunione e fraternità. Il tema sul quale abbiamo riflettuto quest anno è stato il seguente: Missione a 360 gradi: noi partiamo, tu non restare. La missione tra i popoli e la missione nel tempo di oggi. La fraternità è di casa Non ho visto nessuno che volesse restare. In tutti c era un grande desiderio di vivere la quotidianità tra la gente, di camminare insieme, di partecipare e di aprirsi alle altre culture, di DAMAS BWIZA, sx Il senso della condivisione Allora anche i soldi troverebbero la loro giusta importanza nel servizio vicendevole. Chi ha di più, condividerà con chi ha meno e con chi è bisognoso. Chi aiuta non si sentirà più importante di chi è aiutato. Piuttosto, nel suo aiuto vedrà solo un atto generoso e fraterno che lo chiama a essere più giusto, e dunque a dare ai più deboli la possibilità di essere domani indipendenti da lui. E chi è aiutato non se ne approfitterà, ma cercherà di diventare capace di dare il proprio contributo e partecipare alla vita felice di tutti. Così il denaro, senza essere l elemento fondamentale della felicità, troverà il suo giusto posto nel circolo della felicità comune. L eco di queste parole sul rapporto tra i beni temporali e il fine dell uomo, mi porta a pensare al cammino di rinnovamento che MARIA TERESA fare spazio in se stessi perché gli altri trovino accoglienza. Martin Luther King affermava: Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo imparato a vivere come fratelli. Qui la fraternità è di casa, non è difficile aprire il dialogo tra noi, né impegnarci a coltivarlo, ma c è bisogno che tutto questo fervore non si fermi qui, non si riduca all incontro annuale. Tutta la famiglia saveriana deve conoscere e percepire questo fermento nuovo che anima la casa madre. I missionari non devono più sentirsi soli. Insieme vogliamo spalancare le porte allo Spirito che soffia cose nuove, cose molto buone, perché nate dall aver incontrato Gesù e dall aver accolto il suo invito: Seguitemi, andiamo altrove. Gesù cammina con noi; andiamo insieme a Lui. il vangelo ci propone: è una scuola dove imparare a dare a ogni cosa il giusto posto, sfidando la società che scommette soltanto sull avere. Oggi, dinanzi alla crisi generale dell uomo, i cristiani beneficano di un cammino di revisione e di scoperta della loro identità di figli di Dio e fratelli di tutti in Gesù Cristo. È Lui la fonte e il culmine della nostra felicità, e ci invita alla preghiera, al sacrificio e alla carità. Lasciare a Dio il suo ruolo Nella nostra giustizia, basata sul dare a ciascuno il suo, noi ci fermiamo talvolta a un elemosina, donando un po del nostro superfluo. Ma la vedova del vangelo ci insegna a dare tutto ciò che abbiamo per vivere. Il vero sacrificio non è un modo di risparmiare per accumulare ancora di più; è invece un modo di condividere ciò che è importante per noi. Però, come dice sant Agostino, una giustizia distributiva che sottrae l uomo al suo vero Dio, Lo studente saveriano Damas Bwiza, autore di questa impegnativa riflessione sulla vera felicità diventa illusione di auto-sufficienza, competizione e schiavitù, che mette noi stessi al centro di tutto. Ci può essere una felicità vera lontano da Dio vivente? In un tempo come il nostro, mi pare che l ascolto della Scrittura e la preghiera possano aiutarci a fare in modo che Dio sia al centro della nostra storia quotidiana, scoprendo la sua volontà su di noi e sugli altri. COMpiE quest anno 16 anni Un santuario che è un piccolo paradiso p. GIUSEPPE VIOTTI, sx Scrive il Papini: Il vecchio si riscalda ancora alla braciglia lasciata dalla fiamma dei suoi 16 anni. Il nostro santuario proprio quest anno, sedicesimo dalla sua apertura, conferma la verità di questa frase. Chi non si è accorto del salto di qualità del santuario Guido Conforti, dai saveriani in viale S. Martino (nella foto)? Lo si percepisce dal restauro dell ingresso appena terminato. Finalmente è rigorosamente vietato l ingresso alle folate di freddo che accompagnavano ogni fedele che apriva la porta ed entrava. Che pace, che silenzio!, è la prima esclamazione di chi entra. Poi ti dicono che passando davanti al santuario non sanno nemmeno loro il motivo della loro decisione di entrarvi. Il nostro piccolo paradiso è accogliente e illuminato. Anche l acustica è migliorata e comincia a soddisfare. Ma quello che più soddisfa è il nuovo regista: il rettore p. Renzo, arrivato da poco dal Camerun. Le sante Messe si svolgono tutte con uno stile liturgico eccezionale. Si ha l impressione che le omelie ci giungano direttamente da una centrale situata all ingresso del paradiso. Le tante vetture che arrivano trovano tutte il loro spazio. E quando si entra c è già qualcuno che vi aspetta con la pazienza di un pescatore, o meglio ancora, con l impazienza di chi aspetta i lontani, assetati e semi disperati... Com è bello confessare! Solo noi confessori siamo i più ottimisti ed entusiasti nello scoprire qualche astro di prima grandezza che brilla come una stella nel contesto di un cielo oggi così buio. Davvero, consolatevi: ce ne sono ancora di santi, anche se mancano i giornalisti per intervistarli, perché sanno nascondersi bene. Che cosa può mancare ancora? A qualcuno di voi la proposta! Su le mani! Duecento laici, in rappresentanza dei gruppi che collaborano con i saveriani in Italia, si sono trovati a Parma domenica 25 aprile per conoscersi tra loro e riflettere sulla missione

16 PIACENZA BRESCIA BS - Via Piamarta, 9 Tel Fax C/c. postale Da dove viene la felicità? Una riflessione che non scade mai Damas è un giovane saveriano d Africa, che vive nella comunità dei teologi a Parma. È arrivato da poco e sta imparando l italiano Leggete questo suo scritto e giudicate voi, se merita la promozione. S iamo quattro studenti nella classe di lingua italiana. Per esercitarci a parlare, la nostra insegnante ci fa leggere e commentare alcuni articoli di giornale. Un giorno ci è capitato questo: I soldi fanno la felicità, o no?. Dopo la lettura del testo, c è stata una grande discussione fra noi sul senso del denaro e sul significato della felicità. Il criterio d avere sempre più Dopo aver meditato sulle beatitudini evangeliche, sento risuonare dentro di me queste domande: Da dove ci viene la felicità? È vero che i soldi ci danno felicità, procurando benessere, potere e paciere?. Uno di noi ha affermato: Quando i soldi diventano la finalità per qualcuno, questi perde il vero valore di tutto ciò che incontra, fino a trasformare gli altri in mezzi per avere di più. Quando una società, mossa da una visione utilitaristica, arriva a mettere al primo posto i soldi, ciò fa venire meno la fraternità, l amicizia e tante altre virtù umane. Le persone, alla fine, sono considerate in base alla loro capacità di produrre. E anche la felicità è concepita in base al criterio dell avere. Io penso che la felicità stia nella pienezza dell anima, nelle relazioni fraterne, nella fiducia reciproca, nei rapporti armoniosi con la natura, nei veri rapporti umani, dove ciascuno è visto come dono per l altro e non come un avversario. Cose nuove e buone L incontro dei laici amici a Parma D omenica 25 aprile per il secondo anno, nella casa madre dei saveriani a Parma, si sono incontrati i laici amici che fanno riferimento alle comunità missionarie di Bergamo, Brescia, Cremona, Desio, Parma, Vicenza e Zelarino. Missione a 360 gradi Una nuova primavera sta fiorendo nella famiglia saveriana. Ce ne siamo accorti? C è un desiderio di conoscere e di conoscerci, che spinge tanti di noi a partecipare a queste giornate di comunione e condivisione. Quest anno eravamo ancora più numerosi dello scorso anno. Per tanti è stato un ritrovarsi con persone conosciute; per altri, un prendere coscienza di far parte di una realtà più grande, in un disegno che ci coinvolge e ci chiama a essere missionari. C è un clima di famiglia che anima questi incontri. Per l occasione, la grande casa saveriana si è riempita di tanta gente che lavora e crede allo spirito del fondatore beato Conforti, che vuole identificarsi nel suo sogno e che cerca formazione, comunione e fraternità. Il tema sul quale abbiamo riflettuto quest anno è stato il seguente: Missione a 360 gradi: noi partiamo, tu non restare. La missione tra i popoli e la missione nel tempo di oggi. La fraternità è di casa Non ho visto nessuno che volesse restare. In tutti c era un grande desiderio di vivere la quotidianità tra la gente, di camminare insieme, di partecipare e di aprirsi alle altre culture, di DAMAS BWIZA, sx Il senso della condivisione Allora anche i soldi troverebbero la loro giusta importanza nel servizio vicendevole. Chi ha di più, condividerà con chi ha meno e con chi è bisognoso. Chi aiuta non si sentirà più importante di chi è aiutato. Piuttosto, nel suo aiuto vedrà solo un atto generoso e fraterno che lo chiama a essere più giusto, e dunque a dare ai più deboli la possibilità di essere domani indipendenti da lui. E chi è aiutato non se ne approfitterà, ma cercherà di diventare capace di dare il proprio contributo e partecipare alla vita felice di tutti. Così il denaro, senza essere l elemento fondamentale della felicità, troverà il suo giusto posto nel circolo della felicità comune. L eco di queste parole sul rapporto tra i beni temporali e il fine dell uomo, mi porta a pensare al cammino di rinnovamento che MARIA TERESA fare spazio in se stessi perché gli altri trovino accoglienza. Martin Luther King affermava: Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo imparato a vivere come fratelli. Qui la fraternità è di casa, non è difficile aprire il dialogo tra noi, né impegnarci a coltivarlo, ma c è bisogno che tutto questo fervore non si fermi qui, non si riduca all incontro annuale. Tutta la famiglia saveriana deve conoscere e percepire questo fermento nuovo che anima la casa madre. I missionari non devono più sentirsi soli. Insieme vogliamo spalancare le porte allo Spirito che soffia cose nuove, cose molto buone, perché nate dall aver incontrato Gesù e dall aver accolto il suo invito: Seguitemi, andiamo altrove. Gesù cammina con noi; andiamo insieme a Lui. il vangelo ci propone: è una scuola dove imparare a dare a ogni cosa il giusto posto, sfidando la società che scommette soltanto sull avere. Oggi, dinanzi alla crisi generale dell uomo, i cristiani beneficano di un cammino di revisione e di scoperta della loro identità di figli di Dio e fratelli di tutti in Gesù Cristo. È Lui la fonte e il culmine della nostra felicità, e ci invita alla preghiera, al sacrificio e alla carità. Lasciare a Dio il suo ruolo Nella nostra giustizia, basata sul dare a ciascuno il suo, noi ci fermiamo talvolta a un elemosina, donando un po del nostro superfluo. Ma la vedova del vangelo ci insegna a dare tutto ciò che abbiamo per vivere. Il vero sacrificio non è un modo di risparmiare per accumulare ancora di più; è invece un modo di condividere ciò che è importante per noi. Però, come dice sant Agostino, una giustizia distributiva che sottrae l uomo al suo vero Dio, Lo studente saveriano Damas Bwiza, autore di questa impegnativa riflessione sulla vera felicità diventa illusione di auto-sufficienza, competizione e schiavitù, che mette noi stessi al centro di tutto. Ci può essere una felicità vera lontano da Dio vivente? In un tempo come il nostro, mi pare che l ascolto della Scrittura e la preghiera possano aiutarci a fare in modo che Dio sia al centro della nostra storia quotidiana, scoprendo la sua volontà su di noi e sugli altri. COMpiE quest anno 16 anni Un santuario che è un piccolo paradiso p. GIUSEPPE VIOTTI, sx Scrive il Papini: Il vecchio si riscalda ancora alla braciglia lasciata dalla fiamma dei suoi 16 anni. Il nostro santuario proprio quest anno, sedicesimo dalla sua apertura, conferma la verità di questa frase. Chi non si è accorto del salto di qualità del santuario Guido Conforti, dai saveriani in viale S. Martino (nella foto)? Lo si percepisce dal restauro dell ingresso appena terminato. Finalmente è rigorosamente vietato l ingresso alle folate di freddo che accompagnavano ogni fedele che apriva la porta ed entrava. Che pace, che silenzio!, è la prima esclamazione di chi entra. Poi ti dicono che passando davanti al santuario non sanno nemmeno loro il motivo della loro decisione di entrarvi. Il nostro piccolo paradiso è accogliente e illuminato. Anche l acustica è migliorata e comincia a soddisfare. Ma quello che più soddisfa è il nuovo regista: il rettore p. Renzo, arrivato da poco dal Camerun. Le sante Messe si svolgono tutte con uno stile liturgico eccezionale. Si ha l impressione che le omelie ci giungano direttamente da una centrale situata all ingresso del paradiso. Le tante vetture che arrivano trovano tutte il loro spazio. E quando si entra c è già qualcuno che vi aspetta con la pazienza di un pescatore, o meglio ancora, con l impazienza di chi aspetta i lontani, assetati e semi disperati... Com è bello confessare! Solo noi confessori siamo i più ottimisti ed entusiasti nello scoprire qualche astro di prima grandezza che brilla come una stella nel contesto di un cielo oggi così buio. Davvero, consolatevi: ce ne sono ancora di santi, anche se mancano i giornalisti per intervistarli, perché sanno nascondersi bene. Che cosa può mancare ancora? A qualcuno di voi la proposta! Su le mani! Duecento laici, in rappresentanza dei gruppi che collaborano con i saveriani in Italia, si sono trovati a Parma domenica 25 aprile per conoscersi tra loro e riflettere sulla missione

17 PIEMONTE e liguria DESIO MI - Via Don Milani, 2 Tel Fax C/c. postale Missione a 360, con i saveriani Incontro dei laici nella casa madre di Parma I l desiderio di condividere una parte del cammino orientato alla missione ha spinto oltre 200 persone, domenica 25 aprile, a incontrarsi nella casa madre dei saveriani a Parma, per una giornata di confronto, riflessione e preghiera. Con questa opportunità i diversi gruppi di laici impegnati nelle comunità saveriane hanno fatto conoscenza tra loro. Hanno risposto all appello i gruppi di Vicenza (il più numeroso), Bergamo, Brescia, Desio, La preghiera è universale Sempre e dovunque testimoni di Cristo L a preghiera è il respiro del cristiano, perché dà alla sua vita una dimensione missionaria, universale. Gli permette di abbracciare tutto il mondo e di stringerlo al cuore di Dio Padre, come un figlio smarrito e ritrovato, un figlio a lui affidato. Parma, San Pietro in Vincoli. Tante famiglie con i figli, tanti giovani e meno giovani, si sono così confrontati sui temi della missione, in un clima sereno e famigliare. bile: abbiamo davanti ai nostri occhi, a partire dalla persona del Santo Padre, testimonianze eloquenti e avvincenti della bellezza e della fecondità della preghiera. Ed è proprio il papa a ricordarci continuamente, nelle sue catechesi e nei suoi messaggi, che la chiesa ci offre mezzi di grazia efficaci per sostenere vittoriosamente il combattimento della fede e custodire accesa nel cuore la lampada della preghiera. I mezzi efficaci della grazia Questi mezzi sono la Parola di Dio, l Eucaristia, il sacramento della riconciliazione, l impegno caritativo. «Ti sei mostrato a me, o Cristo, faccia a faccia. Io ti in- PAOLA FARINA Fuori, tra le genti Missione a 360 gradi nello spirito saveriano, era il tema scelto per questa giornata speciale. Sull argomento sono intervenuti diversi laici, chiamati ciascuno a testimoniare un aspetto particolare della missione, partendo dall interrogativo principale: Cosa significa missione alle genti (ad gentes)?. Abbandonare la propria cultura e sforzarsi di entrare in un altra, ispirandosi alla Parola del vangelo. Andrea di Brescia ha affrontato l aspetto dell universalità: La fede è un messaggio che fa incontrare, che crea e non distrugge. L universalità è espressione della gioia del vangelo. Soltanto una vita vissuta per gli altri vale la pena di essere vissuta. A Marco di Vicenza è toccato il compito di Su le mani! Duecento laici, in rappresentanza dei gruppi che collaborano con i saveriani in Italia, si sono trovati a Parma domenica 25 aprile per conoscersi tra loro e riflettere sulla missione MISSIONE E PREGHIERA / 4 M. ANNA MARIA CàNOPI, osb Difficile, ma non impossibile In un mondo le cui strade sono spesso buie e piene di insidie, occorre custodire e coltivare la preghiera come un tesoro prezioso. Infatti oggi - come del resto in ogni tempo - non è facile credere e professare apertamente la fede in Gesù Cristo, nel Padre che egli ci ha rivelato e nello Spirito che ci ha donato, mentre tutto intorno c è un clima di superficialità e di scetticismo. Non è facile mettere Cristo al centro della propria vita, mentre la società in cui viviamo produce e offre continuamente nuovi idoli. I più seducenti sono l idolo del denaro, l idolo del prestigio personale e l idolo del piacere. Ma è anche vero che credere non è impossicontro nei tuoi sacramenti», così già diceva sant Ambrogio, incoraggiando i cristiani del suo tempo a non lasciarsi travolgere da ogni vento di dottrina, da effimere ideologie, ma a tenersi stretti a Gesù, il Signore e unico Salvatore dell umanità. È lui l Orante per eccellenza: con le braccia aperte sulla croce, nel gesto di un abbraccio universale, egli intercede per l umanità intera. Venuto sulla terra a rivelarci il vero volto di Dio, egli ci ha insegnato a chiamarlo Padre e ci ha mostrato che il suo disegno su di noi è salvezza e pace. Pregare è aderire concretamente a questo disegno d amore e dire con slancio, senza paura, il sì totale all Amore. Questo sì introduce il credente nel dinamismo dell amore divino. Allora sia che si rimanga nella propria terra, come Maria nella sua casa, sia che si parta per terre lontane, come gli apostoli dopo la Pentecoste, si è sempre e comunque, con la propria vita, testimoni credibili del vangelo, portatori di luce, di pace e di santa gioia a tutti gli uomini. parlare di missione fuori (ad extra): Significa andare, per provocare la partenza di altri. In questo andare non siamo soli: tante persone camminano con noi. Con Cristo al centro Chiara e Roberto, giovani sposi di Desio, hanno affrontato il tema del primo annuncio: Cristo è al centro di tutto: è il primo in assoluto. Non dobbiamo cadere nella tentazione di mettere noi al primo posto; dobbiamo ricordarci ogni giorno che al centro e prima di tutto c è l incontro con Gesù. È lui il sale della vita nostra e altrui. Maria Teresa, di Vicenza, ha raccontato con entusiasmo l esperienza sua e del marito, punto di riferimento della comunità: Partire non è solo fare lo zaino e andare lontano; a volte basta aprire la porta di casa propria e fare attenzione a chi la casa già la abita. L essere innamorati di Cristo fa il resto: ci fa dare tutto, non solo il superfluo. Rosanna, laica saveriana sarda in trasferta a Parma, dove vive con il marito Fabrizio presso la casa della fraternità dei laici, ha parlato della partenza: Quando uno parte, risponde al mandato di Gesù; deve poi imparare a stare dove viene mandato, perché solo restando riesce a mandare anche altri. Nell andare non dobbiamo temere, perché Cristo ci precede. Noi partiamo, tu non restare Tanti e profondi contenuti, insomma, hanno dato lo spunto di riflessione per i numerosi partecipanti, che sono tornati a casa sicuramente più ricchi. La giornata è stata anche occasione di conoscenza tra i gruppi: c era chi si conosceva già e si è rivisto con piacere; altri, invece, si sono incontrati per la prima volta. Nel pomeriggio c è stato spazio per raccontarsi. Divisi a gruppi, in piccoli laboratori, i partecipanti hanno parlato di temi più concreti, partendo dalla propria esperienza di vita. Sono stati così organizzati dei gruppi sui temi dell animazione giovanile, l animazione attraverso le mostre, le partenze per la missione, il cammino con gli immigrati, la vita in famiglia. L incontro si è concluso con la santa Messa: un intenso momento di preghiera animato dalle riflessioni della giornata. Noi partiamo, tu non restare, è stato il messaggio finale con cui i gruppi si sono salutati, per riprendere il cammino di missione, ciascuno nel proprio ambito e nel proprio territorio, ma tutti convinti dell importanza di contribuire a fare del mondo una sola famiglia. ABBIAMO VISTO E FATTO... Siamo volontari presso i missionari saveriani di Desio. Siamo da poco tornati da Bukavu, in Congo RD, dove da tre anni ci rechiamo per un periodo di due o tre mesi. Quando siamo andati la prima volta avevamo l intenzione di vedere da vicino come si vive in quei posti. Con il passare dei giorni, abbiamo constatato che per dare un valido aiuto ai missionari, oltre al lavoro materiale, era necessario un sostegno economico per affrontare il problema dei bambini abbandonati. ERNESTO, MARIUCCIA COLOMBO I volontari laici Ernesto e Mariuccia Colombo di Desio, con alcuni bambini congolesi a Bukavu Di fronte a questo enorme scoglio, i missionari ci hanno chiesto se potevamo fare qualcosa per aiutarli a costruire case d accoglienza in alcuni quartieri nella missione Mater Dei, gestita dai saveriani. Confidando nella Provvidenza, che tocca il cuore delle persone generose, noi ci siamo impegnati con entusiasmo. La risposta è stata sorprendente! Tanto che in quattro anni siamo riusciti a finanziare la costruzione di tre edifici che vengono utilizzati per l avviamento alla scuola, la catechesi, le riunioni di quartiere e in futuro anche per celebrare la Messa. Abbiamo anche finanziato per un anno il centro nutrizionale dell ospedale di Bukavu, che assiste i bambini malnutriti. Due giorni prima di rientrare in Italia, p. Franco Bordignon e p. Giuseppe Dovigo ci hanno chiesto di dare un aiuto per costruire altre due case nei quartieri più miseri di Bukavu, per un preventivo di circa euro. Abbiamo assicurato il nostro impegno, confidando ancora nel vostro sostegno. Quello che abbiamo visto non può lasciarci indifferenti. Per informazioni: Colombo Ernesto e Mariuccia, tel ; o Missionari Saveriani, tel

18 PUGLIA LAMA TA - Via Tre Fontane, 15 Tel Fax C/c. postale Cristiani con orizzonti più vasti L incontro con due comunità di Manduria V i racconto l esperienza di animazione missionaria che ho avuto l occasione di fare recentemente in due parrocchie di Manduria. Come al solito, ho predicato a tutte le Messe. Sacerdoti e fedeli hanno seguito con interesse le parole del missionario. Ecco alcuni particolari. Chiesa madre SS. Trinità Il 20 e il 21 febbraio scorso sono stato nella chiesa madre SS. Trinità di Manduria. Il parroco don Franco Dinoi junior e il suo aiuto don Francesco Dinoi senior mi hanno accolto cordialmente. La domenica, alla Messa del mattino a Santa Lucia, l anziano don Francesco ha presieduto l Eucaristia. Dopo la mia predica, mi ha stretto le mani commosso e riconoscente. Qualcosa aveva fatto vibrare il suo animo. Don Francesco mi ha poi confidato che aveva desiderato anche lui partire come missionario in Africa sull esempio del Comboni, ma il suo vescovo gli aveva chiesto di rimanere in diocesi. Per obbedienza, aveva sacrificato il suo sogno, ma in lui non si è mai spenta la fiamma iniziale d amore per le missioni tra i non cristiani. È una vera gioia incontrare sacerdoti così, anziani per età, ma ancora giovani di cuore. p. MICHELE D ERCHIE, sx Il pane quotidiano per tutti Nella Messa per i fanciulli accompagnati dai genitori, il duomo era pieno zeppo. Presiedeva l Eucaristia il parroco don Franco. Nell omelia, ho cercato di far capire ai bambini il significato delle due invocazioni che rivolgiamo al Signore quando preghiamo il Padre nostro: Venga il tuo regno e Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Ho fatto anche notare ai ragazzi la loro condizione privilegiata di cristiani ben nutriti, a confronto con la maggior parte dei bambini del mondo... E ho proposto alcuni comportamenti di vita in solidarietà con i loro coetanei meno fortunati. Un concetto che anche il parroco ha ripreso al momento di pregare il Padre nostro. È proprio vero! Quando il missionario e i sacerdoti che lo accolgono si trovano in sintonia, si crea una comunione spirituale che incide beneficamente sui fedeli. Santa Gemma di periferia In marzo sono stato a Santa Gemma, una parrocchia che ha ripreso vita solo nel settembre scorso. È parroco don Gregorio Mastrovito, 64 anni e in buona salute. È stato generoso: ha lasciato una parrocchia importante nel I week-end nelle parrocchie L animazione missionaria in Puglia p. MICHELE D ERCHIE, sx V ivo nella comunità saveriana di Taranto - Lama da quattro anni. Sono un saveriano pugliese, nato a Montemesola, e sono impegnato nell animazione missionaria nelle nostre diocesi di Taranto, Oria e Castellaneta. Finora sono riuscito a portare la mia testimonianza in oltre quaranta parrocchie. Posso dire di essere stato accolto dappertutto cordialmente e, spesso, con segni di stima e di gratitudine davvero commoventi. C è anche qualche rara eccezione: a volte si ottengono solo garbati rifiuti. Sento dirmi: Ringrazio per la sua disponibilità, ma abbiamo già i nostri programmi.... E io non insisto. Pazienza! Padre Michele D Erchie con don Francesco Dinoi senior, amico delle missioni e dei saveriani Ho qualcosa di buono da dire Nell offrire ai parroci una fine settimana di animazione missionaria, dico solo che non disturberò né chiederò soldi. Infatti, il mio unico desiderio è condividere con la gente le mie convinzioni e le mie esperienze di missionario. Ho qualcosa di buono da raccontare, dopo 24 anni di lavoro in Africa e anni alla direzione del centro di formazione e spiritualità di Tavernerio (CO), dove i missionari arrivano per ritemprarsi spiritualmente e per condividere le proprie esperienze di vita in missione. Condivisioni che diventano una fonte preziosa di informazioni sui vari metodi di evangelizzazione nelle differenti culture, con i relativi problemi e difficoltà, frutti e speranze. Il cuore missionario Quando vado in una parrocchia, mi fermo dal sabato pomeriggio al lunedì mattina. Incontro gruppi di ragazzi e giovani, parlo alla gente in tutte le Messe. Il sabato sera tengo una conferenza sull Africa con la proiezione di diapositive di notevole interesse. Cerco di far capire a tutti che avere un cuore missionario è parte essenziale della nostra identità cristiana. E spiego le ragioni, portando esempi pratici di come la spiritualità e l attività missionaria possano e debbano essere vissute in ogni condizione di vita. Racconto poi le meraviglie che il Signore compie quando la gente accoglie con cuore sincero il vangelo e lo mette in pratica. La gente spesso si commuove ascoltando le storie vere di vangelo vissuto fino all eroismo dai cristiani dell Africa; qualche volta esplode con un battimano prolungato, che sorprende anche i sacerdoti. Metto anche a disposizione sussidi di spiritualità missionaria e di informazione sul lavoro dei missionari tra i non-cristiani. Per contatti e informazioni, siete benvenuti : p. Michele D Erchie, Missionari Saveriani, Via Tre Fontane Lama Taranto; Tel ; Fax ; Don Franco Dinoi, junior, parroco accogliente e generoso della chiesa madre a Manduria centro della città per venire a ravvivare una parrocchia di periferia. Don Gregorio aveva preparato con cura l arrivo del missionario. Accanto all altare aveva costruito un piccolo trono con i colori dei cinque continenti, come sono espressi nella corona missionaria. Sul trono aveva posto un mappamondo illuminato. All offertorio della Messa delle 10, la più frequentata, cinque giovani hanno portato all altare cinque ceri accesi, dipinti con i colori dei continenti, per esprimere che Cristo è la luce del mondo. I segni devono parlare, ha detto don Gregorio. Anche i libri da me portati, grazie alla zelante e instancabile animatrice Giannina, hanno avuto una buona richiesta dal pubblico. Il calore umano dà energia Nel pomeriggio di sabato ho parlato ai ragazzi, ho animato il rosario missionario e ho predicato durante la Messa vespertina. La domenica ho parlato nelle due Messe, ho animato la via crucis con stile missionario e ho tenuto una conferenza sull Africa. Don Gregorio e la gente sono rimasti soddisfatti. E anch io ero contento, anche se stanco. Nelle giornate di animazione a Manduria, sono stato ospite nel bel convento dei francescani minori. Padre Alfonso, padre Maurilio e fratel Silvestro sono stati fraterni e premurosi. Verso tutti gli amici nominati in questa pagina e per tante altre persone solidali con le missioni, sento una profonda gratitudine. Un po di calore umano fa bene anche al missionario e gli rinnova le energie, anche se gli anni... pesano. (continua a lato) UNO SPOT SAVERIANO Nel villaggio globale, Missionari Saveriani porta le notizie del mondo intero a casa tua. Anche per il resto del 2010 sostieni la nostra stampa missionaria: rinnova il tuo abbonamento! regala l abbonamento a un amico! Puoi utlizzare il Conto corrente postale dove è stampato il tuo e il nostro indirizzo: n Ieri come oggi, il mondo entra in Missionari Saveriani e Missionari Saveriani arriva nella tua famiglia Don Gregorio Mastrovito, parroco di Santa Gemma a Manduria: è anche un buon tenore!

19 REGGIO CALABRIA 9135 GALLICO SUPERIORE RC - Via Rimembranze Santuario Madonna della Grazia Tel Fax C/c. postale Una piccola storia, anzi due... In attesa di incontrarvi presto in Italia C arissimi, volevo parlarvi del mio safari pasquale, delle complicazioni che arrivano lungo la strada quando improvvisamente la bici mi tradisce e rifiuta di proseguire. Volevo raccontarvi della mia gente, dei tentativi di aggregare le piccole comunità, della chiesetta per tre giorni piena di fedeli, stretti l uno sull altro la mattina di Pasqua. Ma di questo vi parlerò un altra volta, anche perché fra poco spero di essere in Italia e non mancheranno le occasioni per incontrarci. Intanto gustatevi questa piccola storia, anzi due Il latino maccheronico Un ragazzotto è entrato nella mia stanza con una richiesta insolita: voleva il libro con le preghiere in latino che lui ascolta su radio Vaticana e che gli piacciono molto. Dunque tu sai il latino?, gli chiedo. Eh sì, il mio viziaccio d insegnante, sempre indaffarato a sparare domande, non si smentisce. Lui mi dice che frequenta il quarto anno della sezione letteraria, e quindi conosce il latino. Cita perfino il Pro Archia e le Catilinarie di Cicerone. Accidenti! In realtà, conosceva solo i titoli, ma non sapeva di cosa parlano. Provo a declamargli i primi versi del 2 libro dell Eneide di Virgilio, quel conticuere omnes intentique ora tenebant (tutti tacquero e intenti tenevano fisso lo sguardo...). Mi disse che trovava la mia pronuncia oscura. Rinunciai quindi a sfoggiare la La piccola storia... continua Le preghiere spiegate dal missionario C arissimi, voglio raccontarvi anche i momenti belli della mia vita di vecchio missionario. Sono le esperienze che da sempre sogno: incontrare persone con le quali condividere ciò che di grande e di bello mi riempie il cuore. E qualche volta il sogno sembra avverarsi... Il miracolo di fratel Pio Giovedì è stato il giorno di Hassan; venerdì quello di Suleimani, coetaneo di Hassan e come lui alunno del 4 anno di scuola secondaria: una coincidenza? Appena entrato, mi ha detto che vuole diventare cristiano. E mi ha raccontato del giorno precedente, quando ascoltava le parole di fratel Pio, un carismatico ugandese di passaggio a Kasongo, che rammentava ai fedeli venuti per una Messa di guari- gione i doveri di ogni buon cristiano. Quando ci ha benedetto, ho sentito come un onda di calore scendermi nel petto e nel ventre. Da vari mesi Suleimani soffriva di disturbi gastrici, con dolori e vomiti incessanti. Dopo le inutili cure, lo avevano portato dai vari santoni del posto, guaritori musulmani anzitutto, e poi dai protestanti, per scacciare gli spiriti cattivi. Fino a giovedì pomeriggio, quando la voce di fratel Pio invitava ad avere fiducia nel Signore Gesù. Allora improvvisamente tutto era scomparso e quella sera Suleimani, per la prima volta, aveva potuto nutrirsi tranquillamente. Adesso veniva a mantenere la sua promessa. In Africa, tante persone ascoltano la Parola di Dio dal missionario o dal catechista e decidono di iniziare il cammino per diventare cristiani p. PIER GIORGIO LANARO, sx metrica latina e mi limitai a sillabare: conticuere omnes - tutti tacquero. Con un sorriso di soddisfazione, quasi a tradurre il mio latino, mi dice: Era contento l uomo!. Il testo dell Ave Maria A questo punto lasciai perdere ogni finezza letteraria. Strada facendo, mi limitai a chiedergli l età. Quattordici anni!, fu la prima risposta. Davvero mi sembrava poco, anche perché mi confidò poi di essere nato nel 92, anzi no, nel 197. Lo invitai a fare bene i calcoli e lui si mise al lavoro, aiutandosi con le dita che fece sfilare due, tre volte. Finalmente annunciò: 1 anni!. Al secondo tentativo arrivò fino a 19, a 20...; impossibile stanarlo di là. p. PG. LANARO, sx La scelta di Suleimani Gli ho chiesto se davvero fosse questa la sua decisione, perché non sarebbe stato facile per un giovane sostenere la disapprovazione di tutta la sua famiglia. Gli ho anche spiegato che solo a settembre inizierà il catecumenato e sarà bello incontrare la Parola di Dio, con il vangelo di Marco, che nel 2010 è il testo di riferimento per le nostre catechesi. Per ora, gli ho chiesto due cose: la Messa domenicale e la preghiera quotidiana. Suleimani ascoltava e assentiva. Ci siamo accordati per rivederci all indomani; gli avrei mostrato le preghiere da copiare su un foglio di carta per impararle meglio. Il giorno dopo Suleimani non è arrivato, e anche domenica era passata. Stavo pensando che tutto fosse finito. E invece no. È tornato lunedì. Come d accordo, Suleimani si è messo al lavoro: una dopo l altra le preghiere scendevano dal libro sulla pagina che pian piano si riempiva. Era sera tarda quando aveva finito. Appena uscito Suleimani, un altro giovane chiede di entrare. Anche lui alunno di quarta. Stavolta si tratta di Delfino, un cristiano battezzato nel 2001 e poi cresimato. Confessa che in questi anni la sua fede si è intiepidita. Ha visto che il suo amico Suleimani è venuto a farsi spiegare la preghiera, e lui non vuole essere da meno. E la piccola storia continuerà, ne sono certo. Decisi di non stancarlo più. Gli domandai cosa desiderava da me. Voleva il testo della preghiera che dice, e lentamente cominciò a scandire: Ave Maria, gratia plena, e avanti fino all hora mortis nostrae. Amen. Mentre l ascoltavo avvertivo vibrare dentro di me; mi pareva d intravedere spiragli di luce. Il ragazzo mi aveva interrotto proprio mentre stavo preparando le catechesi per l anno prossimo; ero arrivato al passo del vangelo di Matteo, dove Gesù ringrazia il Padre di aver rivelato ai piccoli il suo grande segreto. Una ragnatela d amore Gli chiesi: Tu non sei cristiano, vero?. Infatti, Hassan è musulmano da sempre. Il giorno dopo, venerdì, entrerà nella moschea con i suoi vicini. Ma oggi desidera avere il testo dell Ave Maria, che ha ascoltato tante volte fino a impararlo a memoria. A scuola, in chiesa o alla radio... l Ave Maria e il Padre Nostro non hanno confini Gli ho dato un foglio di carta e lentamente gli ho dettato la nostra preghiera, parola per parola, in latino. Una volta concluso, mi accennò anche all altra preghiera che pure gli piace, ma che non ha ancora assimilato. E così, riga dopo riga, scrisse anche il Pater noster, e sotto ogni parola il termine francese corrispondente. Era tardi ormai, l ora di pranzo era passata da un pezzo. E io pensavo a quella ragnatela d amore che il Tessitore divino sa intrecciare nella nostra vita, e nella quale, chissà, anche questo ragazzo è stato accolto. Per lui ha funzionato il rosario recitato su una radio straniera da una voce anonima, che esprimeva la fede di sempre con le parole della nostre nonne. Ciao, Hassan. Tu sai dove trovarmi. Lui accenna di sì con il capo, mentre scompare alla mia vista. Signore, fa che torni presto. I TEMPLARI AL PARCO DELLA MONDIALITà p. MARIO GUERRA, sx Il parco della mondialità di Gallico ha ospitato a metà aprile un incontro speciale: niente meno che il convegno dei Templari di Calabria e Sicilia. Accompagnati dal loro cappellano regionale, p. Angelo Facciolo, i templari hanno vissuto l incontro secondo il manuale: in grande uniforme di cappa e spada e con una celebrazione speciale della Messa (vedi foto), come nella migliore tradizione di questo ordine benemerito. Chi è bene informato dei fatti sa che l ordine dei Templari è stato vittima di calunnie e persecuzioni. Eppure, ha reso e continua a rendere validi servizi alla chiesa e alla società. Agli amici Templari i migliori auguri.

20 ROMA ROMA RM - Via Aurelia, 27 Tel Fax C/c. postale Due sogni da realizzare In Bangladesh con un anca nuova p. ANTONIO GERMANO, sx Padre Germano, originario di Duronia in provincia di Campobasso, è in Bangladesh dal 1977 e ha sempre lavorato con i rishi fuori-casta della diocesi di Khulna. Da molti anni la sua famiglia vive a Roma. I suoi amici di Duronia, nel sito del Comune, aggiornano una pagina a lui dedicata: F inalmente ho deciso di prendere in mano carta e penna e scrivere, per salutare tutti gli amici e ringraziarvi per il sostegno che ci date con la vostra preghiera e generosità. Lo scorso 14 settembre mi hanno messo una protesi all anca sinistra. Due giorni dopo ricorreva il mio 70 compleanno. Rimesso a nuovo, il 22 dicembre ho lasciato nuovamente l Italia per il Bangladesh. A chi mi pregava di partire dopo il Natale, ho risposto con il noto proverbio: Natale con i tuoi. Così ho potuto celebrare l evento della nascita di Gesù con i miei cristiani. Ho riferito loro di questo proverbio: dai loro occhi ho visto trasparire la gioia, e mi sono subito sentito a casa mia. L ultima raccomandazione ricevuta dai medici in Italia è stata quella di non usare la motocicletta. Devo confessare la mia disobbedienza. Infatti, ho ripreso a percorrere in moto le strade dei villaggi, portandomi dietro i miei 70 anni, che non mi pesano affatto. è il cuore che conta L amore vale più del sangue I n questi giorni ho incontrato due persone che non conoscevo. È stata la Provvidenza a darmi questa opportunità di servizio sacerdotale e missionario. Il Signore si è servito di buoni laici, che sono venuti a chiamarmi e informarmi. Come è bella questa comunione dei santi! Mi sono reso conto, ancora una volta, che il cuore vale più del legame di sangue. Ci stringiamo un po, e c è posto per José José è morto. Ha finito di soffrire. Mi avevano chiamato per confortarlo, per pregare con lui. Non era molto vecchio, ma un tumore lo aveva consumato. Era ridotto a pelle e ossa, e dalla piaga usciva un odore insopportabi- le. Io non sapevo chi fosse; non l avevo mai incontratato prima. Il signor Antonio e la signora Cristina mi hanno raccontato un po della sua vita. José aveva lasciato la sua famiglia e lavorava con Antonio. Avevano una barca e trasportavano materiale di costruzione. Quando è apparso il tumore, Josè era tornato a casa sua, ma la moglie e i figli non hanno voluto riceverlo. José era disperato. Allora il signor Antonio ha parlato con la moglie Cristina: cosa fare? La loro casa era piccola e per di più occupata da nove figli. Ma si sono tutti stretti un po e hanno accolto l amico rifiutato dalla sua famiglia. Ora è morto e l hanno pianto, come fosse uno di casa. Non costa tanto stringersi un po e aggiungere un posto a tavola per regalare un sorriso a chi non ne ha Il collaboratore messicano Da 33 anni sono missionario in Bangladesh. L entusiasmo è sempre quello della prima ora. Rimane ancora l ultimo sogno: quello di dare alla mia gente un luogo idoneo per la preghiera e una scuola degna di tale nome. Alcuni giorni fa è venuto l ingegnere con una squadra di operai per sondare il terreno. Il costo complessivo dell opera - chiesa e scuola - si aggira intorno ai 100mila euro. La Provvidenza ci è già venuta incontro. Per completare l opera ci sarà bisogno di altri aiuti, ma confido nel Signore. Un altra bella notizia è che da quest anno p. Melecio, un giovane saveriano messicano, è con me alla missione di Chuknagar. p. NICOLA MASI, sx Sebastiano Junior, adottato dai vicini Giorni fa mi hanno chiesto se potevo andare a visitare Sebastiano, che stava per partire per Brasilia. Sono andato volentieri. È venuto ad aprirmi il padre. Aspetti qui, mi ha detto; vado a chiamare mio figlio. Si è aperta una porta ed è comparso Sebastiano, trascinandosi sulle ginocchia. L ho abbracciato. Era commosso. È venuta anche la mamma. E così mi hanno raccontato tutto. Lui era nato con i piedini torti. La mamma non l aveva voluto tenere: un bambino così avrebbe portato sfortuna a tutta la famiglia. Una coppia di vicini aveva chiesto di poter adottare il bambino. Lei si chiama Saba, e lui Sebastiano; perciò decisero di chiamare il bambino Sebastiano Junior. Sebastiano è cresciuto; è andato a scuola e ha studiato. È riuscito anche a camminare: tutto storto, ma camminava. È riuscito a trovare un impiego in un negozio. Era felice. Poi, una cassa gli è caduta addosso sfracellandogli quei poveri piedi. Portato all ospedale i medici hanno fatto di tutto, ma non sono riusciti a fermare un infezione terribile. Il responso medico è stato netto: mandarlo in fretta a Brasilia per l amputazione delle due gambe. La mamma piangeva, il papà era molto triste e non riusciva a dire una parola. Abbiamo pregato insieme. Gli ho dato la benedizione e un aiuto fraterno per il viaggio. Ora sto aspettando il risultato dell operazione. Il Signore lo aiuti. Padre Antonio Germano, da 33 anni missionario e apostolo dei fuori-casta in Bangladesh; alla sua destra, p. Melecio e don Jacob Il suo compito è seguire le scuole disseminate nei tredici villaggi della missione. Questo è un grande sollievo per me, anche se dovrò stargli vicino, perché è arrivato da poco ed ancora fresco di lingua bengalese. Le varie attività hanno ripreso il loro pieno ritmo. Abbiamo iniziato l anno pastorale alla presenza del vescovo della diocesi di Khulna. Il catecumenato - che dura da 4 a 6 anni - mi impegna molto in prima persona, perché seguo personalmente tutti i catecumeni. Se Dio vuole, in occasione dell inaugurazione della chiesa, un centinaio di loro riceveranno il battesimo. La mostra sui fuori-casta Nel frattempo, si è tenuta un iniziativa molto importante. Si tratta di una mostra allestita presso l Accademia delle arti nella capitale Dhaka. La mostra, incentrata sui rishi, ha lo scopo di denunciare a livello nazionale la situazione dei fuori-casta in Bangladesh. È stata un iniziativa senza precedenti, che abbiamo intrapreso con entusiasmo e un pizzico di coraggio. All inizio di gennaio, su nostro invito, è venuta da Bergamo un equipe di esperti, che hanno raccolto il materiale che serve per mettere in evidenza la situazione di emarginazione, segregazione e oppressione degli intoccabili. Consideriamo questa iniziativa come il coronamento del processo di coscientizzazione portato avanti per decenni dai saveriani in Bangladesh. Ci auguriamo che possa finalmente aprirsi una fase nuova per i nostri fuoricasta, in cui possano essere riconosciuti come esseri umani, con tutta la dignità che ogni persona al mondo merita di avere. In questo consiste la missione di Gesù e la nostra: Mi ha mandato per annunciare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione, per rimettere in libetà gli oppressi (Luca 4, 1). LA SOLIDARIETà EUCARISTICA I missionari saveriani propongono due modi per esprimere la solidarietà eucaristica con i nostri cari, vivi e defunti, e con l umanità intera. La Messa perpetua Con l iscrizione alla Messa perpetua si partecipa dei frutti della santa Messa che viene celebrata ogni giorno nel santuario del beato Conforti, a Parma. L iscrizione dei propri cari al suffragio perpetuo è un modo per ricordarli non solo nell affetto, ma anche nella preghiera e con la bontà della vita. L iscrizione è accompagnata, di solito, con un offerta libera. Intenzioni per la Messa È possibile chiedere ai saveriani che, nella celebrazione della Messa quotidiana, preghino per un defunto, per un malato o per altre intenzioni personali. L offerta è a sostegno dei missionari e del loro servizio di amore ai più bisognosi. Potete comunicare le vostre intenzioni scrivendo a: Missionari Saveriani, Via Aurelia Roma; Tel ; Rosario missionario: allo stesso indirizzo, possono essere richieste anche le corone missionarie: i cinque colori della corona aiutano a pregare per i cinque continenti del mondo.

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