3. Sanità nazionale. Qn 25/07/2014 p. 15 «Morì di cancro per colpa del fumo» Risarcimento milionario Marinella Rossi 1

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2 INDICE RASSEGNA STAMPA. 3. Sanità nazionale Qn 25/07/2014 p. 15 «Morì di cancro per colpa del fumo» Risarcimento milionario Marinella Rossi 1 ai familiari Qn 25/07/2014 p. 15 Meno polizze per gli ospedali, le regioni si 'autoassicurano' 3 Avvenire 25/07/2014 p. 3 Fecondazione, tutto quello che si tace della vera scienza Carlo Bellieni 4 Avvenire 25/07/2014 p. 20 Errori medici. Meno polizze per ospedali 6 Corriere Della Sera 25/07/2014 p. 21 Il dentista che cura gratis i bambini in difficoltà Marco Gasperetti 7 Corriere Della Sera 25/07/2014 p. 40 Piombo, arsenico e farmaci veterinari i pericoli trascurati nei Mario Pappagallo 8 nostri piatti Espresso 31/07/2014 p. 15 Policlinico Umberto I Appalti sotto analisi 9 Espresso 31/07/2014 p. 88 La Tbc uccide ogni giorno Elisa Manacorda 10 Espresso 31/07/2014 p. 91 Chi troppo in alto sale Simona Regina 11 Giornale 25/07/2014 p. 17 Arriva l'osa che smontai test su animali 15 Italia Oggi 25/07/2014 p. 29 Nuove regole per accedere alle scuole 16 Italia Oggi 25/07/2014 p. 29 Medici e infermieri 17 Italia Oggi 25/07/2014 p. 29 Sanità, diminuiscono i sinistri 18 Messaggero 25/07/2014 p. 15 Tumori oggi il 50% dei pazienti guarisce 19 Messaggero 25/07/2014 p. 15 «Così ho sfidato i colossi per difendere il mio Antonio» 20 Messaggero 25/07/2014 p. 15 Cancro per fumo, un milione ai familiari Claudia Guasco 21 Mf 25/07/2014 p. 10 Ania, allarme delle assicurazioni sulla malasanità Mauro Romano 23 Mf 25/07/2014 p. 22 Studi sul cuore che va in alta quota Giulia Silvestri 24 Mf 25/07/2014 p. 22 A me gli occhi (bionici) Cristina Cimato 25 Sole 24 Ore 25/07/2014 p. 9 Debutta Humanitas University Laura Cavestri 26 Sole 24 Ore 25/07/2014 p. 16 Bene più controlli, ma se il sistema regge 28 Sole 24 Ore 25/07/2014 p. 16 La formazione giusta n campo per il lavoro 29 Sole 24 Ore 25/07/2014 p. 16 Cura lombarda Per il paziente Italia 30 Sole 24 Ore 25/07/2014 p. 33 La «medical malpractice» costa 2 miliardi 31 Sole 24 Ore 25/07/2014 p. 33 Assicurazione medica:la grande fuga delle Regioni Rosanna 32 Magnano, Sara Todaro Stampa 25/07/2014 p. 1 "Magistrati, ascoltate la scienza" Elena Cattaneo, 33 Gilberto Corbellini Stampa 25/07/2014 p. 18 Morì di cancro al polmone Un milione a moglie e figli Paolo Colonnello 36 Stampa 25/07/2014 p. 19 "Impossibile fermarli senza un parere scientifico ufficiale" Paolo Russo 38 Stampa 25/07/2014 p. 26 Disuguali alla nascita Mario De Curtis 39 Venerdi Repubblica 25/07/2014 p. 41 L'ambulanza anti infarto arriva pedalando 40 Venerdi Repubblica 25/07/2014 p. 55 Idea shock da Londra: fumo vietato per sempre ai nati dopo Alex Saragosa 41 il 2000 Venerdi Repubblica 25/07/2014 p. 61 Quando le malattie si vedono in foto Alex Saragosa La Ricerca Espresso 31/07/2014 p. 95 Se 830 milioni vi sembrano pochi Giorgia Scaturro 43 Italia Oggi 25/07/2014 p. 15 Tecnica dei big telescopi per vedere dentro il corpo Simonetta 44 Scarane Venerdi Repubblica 25/07/2014 p. 56 Ultrasuoni per «entrare»nel cervello Dedo Tortona 45 Indice Rassegna Stampa Pagina I

3 ori r SVOLTA A M I LANO cancro risarcimento contúnna ín Italia: il produttore di si MarineRa Rossi MILANO IL FUMO uccide. Se questa scrittasia pure non corredata da un foglietto illustrativo sui danni da nicotina, come è per i farmaci - non fosse stata apposta sui pacchetti di sigarette solo nel 1991, la British American Tobacco Italia Spa (terza azienda mondiale di sigarette che nel 2003 ha acquisito dallo Stato italiano l'ex Monopolio per i tabacchi) non dovrebbe risarcire i familiari di un uomo morto per cancro con 950 mila euro. Quasi un curo a sigaretta, vista la stima approssimativa ma realistica, di quante in vita sua ne ha fumate: un milione. Negli Stati Uniti cause così, litigation alle grandi compagnie di tabacco, soro L C, «Gli avvisi sui pericoli del tabacco sono co m parsi sui pacchetti solo dal 1991» no, quasi, all'ordine del giorno, e con risarcimenti milionari. In Italia no: questa è la prima causa vinta da un piccolo studio legale (gli avvocati Carlo Tommaso Gasparro e Angelo Cardarella) contro i colossi dei Monopoli e contro la Philip Morris Italia (per via della marca di sigarette che l'uomo ha fumato per tutta la sua vita), quest'ultima però esclusa dal giudice di causa Antonio S., napoletano trapiantato a Milano dove fa l'impiegato, il 23 novembre 2004 muore a 54 anni per una neoplasia polmonare, meno di un mese di agonia, e dopo una vita da fumatore iniziata a 15 anni, nel Trenta, quaranta sigarette al giorno r colpa del fumo> oriarïo per 40 anni, e con un'esposizione nociva al tabacco di 26 anni, prima che sui pacchetti comparissero i warning, gli avvisi di alto rischio, peraltro imposti da una specifica legge. E con tutto il tempo, per lui, di maturare un'assuefazione, dipendenza da nicotina ormai difficilmente contrastabile con le scritte sui pacchetti. IL GIUDICE della decima sezione civile di Milano, Stefania Illarietti, analizzando questi elementi e ordinando una consulenza tecnica sulle cause della morte, l'i l luglio prende una decisione pilota in Italia. Riconosce per S. il «nesso causale» tra fumo e tumore, individuando la «primitività» del cancro nei polmoni. Evidenzia, in base alla perizia medica, «che i anni in cui S. ebbe a fumare prima della entrata in vigore della norma (sulle avvertenze dei rischi da fumo, ndr) sono molto più rilevanti (di circa 20 volte) dei anni del periodo successivo», in termini di esposizione al rischio tumore e di assuefazione. Stabilisce che «all'esercente l'attività pericolosa (la Bat Italia, ndr) compete comprovare di aver adottato tutte le misure idonee a evitare il danno», come «l'informazione e l'avvertenza del carattere letale dell'assunzione di tabacco», che compare «solo dal 1991». RICONOSCE quindi ai familiari (moglie e tre figli) della vittima un danno esistenziale, dovuto alla perdita di un caro, da complessivi 970mila curo. Aggiunge 60mila curo (molto più dei criteri in atto) «per la grave sofferenza anche psichica, evidentemente connessa alla condizione venutasi a creare e alla consapevolezza dell'imminente morte», e curo per le spese del funerale. Ma taglia un 20% alla cifra complessiva per il «concorso di colpa» della vittima, che ha continuato «nell'assunzione del fumo pur dopo il1991». Il tutto fa 950mila. rette pagherà i dannì In Florida' schiaffo' da 23 miliardi Una giuria della Florida ha condannato la multinazionale del tabacco RJ Reynolds a pagare un risarcimento di 23,6 miliardi di dollari alla vedova di un fumatore, morto a 36 anni dopo aver fallito numerosi tentativi di smettere. Secondo il legale della vedova, la RJ Reynolds Tobacco Company non informava con sufficiente chiarezza dei pericoli del vizio 3. Sanità nazionale Pagina 1

4 505 B IONDE La vittima è morta nel 2004, a 54 anni, per una neoplasia polmonare, dopo aver fumato oltre trenta sigarette al giorno per 40 anni (arycom) 3. Sanità nazionale Pagina 2

5 Meno polizze per gli ospedali, le regioni si `autoassicurano' ROMA PER fronteggiare il fenomeno degli errori sanitari, le Regioni preferiscono `fare da sé'. Scende la quota di quelle che decidono di affidarsi a un'assicurazione e aumenta il numero di chi preferisce autoassicurarsi. L'istantanea è stata elaborata dall'ania (Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici) in un dossier dal titolo `Malpractice, il grande caos'. «In Toscana, Liguria, Puglia, Basilicata - si evidenzia- e ora anche in Sicilia le compagnie sono uscite di scena, sostituite da forme di autoassicurazione o non assicurazione. Nelle altre regioni prevale un sistema misto in cui si ricorre a una polizza soltanto per coprire i sinistri di importo maggiore (superiori ai mila euro)». Ma questo sistema, secondo le imprese, nasconde insidie. Il pericolo per l'ania è che scaricando senza controllo i rischi sui bilanci futuri si possa produrre un effetto simile alla bolla dei «derivati». E il trend si riflette anche nei numeri. Nel 2012 la stima dei premi nelle coperture assicurative degli ospedali è calata (-4,3%, a 288 milioni). 3. Sanità nazionale Pagina 3

6 )`,J1. PER ICOí._.. I C I I... ` Fecondazione, tutto quello che si tace della vera scienza Più rischi con le pratiche in vitro. La frontiera epigenetica ori l'apertura alla fecondazione eterologa, cadono i paletti messi dalla legge 40. Ma la scienza ci dice che tanta smania nel chiedere maglie più larghe nella fecondazione in vitro (FN) non è giustificata, e per questo, per un corretto diritto alla salute, bisognerà riformulare la legge. Vediamo alcuni punti taciuti che possono aiutare il legislatore. Joelle Balaisch-Allart dirige la ginecologia di Sevres in Francia; sulla Revue du Praticien di gennaio mette in guardia contro la faciloneria con cui si parla di FN: «Contrariamente a quel che si pensa, la FN non permette di lottare contro il crollo della fertilità. Non è la bacchetta magica che ripara l'invecchiamento delle ovaie». Infatti, il successo della FN cala catastroficamente tanto maggiore è l'età della donna; ma non sarà che magnificare tanto la FN senza limiti di età farà invece il servizio opposto, illudendo di poter rimandare all'infinito il concepimento («tanto c'è la FN» )? Ma il problema non è solo qui. Proprio in questi giorni esce un lungo studio sui rischi neurologici per i bambini nati da FIV, pubblicato sulla rivista Seminars in Fetal and Neonatal Mediane: fortunatamente i rischi riguardano un piccolo numero di nati, ma questo è un altro indizio per dire che non è tutto oro quel che luccica. Lo afferma anche lo stesso laicissimo comitato nazionale francese di Bioetica, che chiedeva nel 2002 di ridurre il ricorso alla tecnica fecondatoria detta ICSI, per i rischi che mostravano i bambini nati ricorrendo ad essa, così come il prestigioso centro di bioetica Hastings Center metteva in guardia per bilanciare i diritti dei genitori con quelli dei concepiti. P erché a mettere le mani nel "blue print" della cellula, cioè nel suo DNA, si rischia: del DNA, della sua fragilità e della sua funzione sappiamo ancora poco, nonostante tanti proclami. Così si esprimeva il professor Enzo Tiezzi, chimico di fama e noto per le sue posizioni molto critiche sulla fecondazione in vitro. La base della sua critica non era morale, ma biologica: la vita umana al suo esordio è così fragile e sensibile ai cambiamenti dell'ambiente che basta poco per alterare qualcosa. La recente evoluzione della ricerca non ha fatto che confermare le previsioni di Tiezzi. Si tratta dell'epigenetica, una nuova branca della genetica, che studia da vicino non più solo il DNA ma il modo in cui il DNA "parla". E l'epigenetica è il modo in cui l'ambiente influisce sul DNA: un ambiente diverso da quello uterino come un terreno in una provetta potrebbe influenzare in maniera diversa il DNA dell'embrione. Così come potrebbe influenzarlo l'asportazione di cellule per fare la diagnosi preimpianto. Alcuni esempi in questo campo ci faranno riflettere. E stato pubblicato nel 2013 un riassunto della letteratura scientifica in questo campo sulla rivista Journal ofhuman Genetics, scritto dal genetista giapponese Takashi Kohda. Lo studioso ricorda che i bambini nati da fecondazione in vitro avranno alte possibilità di essere sani. Tuttavia, «resta la possibilità di alterazioni epigenetiche indotte da queste tecniche». E continua: «Il codice epigenetico negli stadi precoci dello sviluppo può essere alterato da stimoli ambientali; perciò gli effetti della manipolazione embrionale e delle tecniche di coltura sull'embrione sono un argomento importante per l'epigenetica». L'autore riporta gli studi in cui si mostra un aumento di alcune malattie rare proprio legate all'alterazione dell'imprinting epigenetico nei nati da FIV così come mostra che sia il terreno di coltura dell'embrione oppure come il tempo che l'embrione vi trascorre possono esercitare azioni sull'espressione epigenetica del DNA. E allora, domandiamo, è davvero prudente allargare le maglie della fecondazione a tecniche alcune delle quali ancor più invasive delle altre? 3. Sanità nazionale Pagina 4

7 Un paragrafo dell'articolo è dedicato infatti alla tecnica ICSI (in cui lo spermatozoo viene fatto entrare con un ago nell'ovulo), in cui l'autore riporta studi del suo gruppo ove mostra che l'espressione del DNA è differente nella ICSI se paragonata a «animali concepiti con tecnica FIV normale o naturalmente». E questa una delle ragioni per la presenza di alcune rare ma reali differenze riportate in letteratura riguardo la salute perinatale dei nati da FN? Perché poi si vede che i rischi della FN non sono limitati né ai casi di nascita di gemelli, né alle tecniche più invasive. Già nel 2002 usciva un articolo critico su Science intitolato «semi di dubbio» sui rischi cui la FN espone i concepiti. Dopo quel lavoro, che illustrava alcuni dati emersi in quell'armo, molti si sono susseguiti, e la conclusione è un richiamo alla prudenza. Lo scorso febbraio su Human Reproduclion è stato riportato che il terreno di coltura in cui si fa nascere l'embrione influisce sul peso alla nascita. Ma la rivista Fertility and Sterility, nel marzo 2013, ha una serie di articoli proprio su epigenetica e FN Gli autori, Vermeiden e Bernardus, vi concludono che le malattie legate all'epigenetica sono più frequenti nei nati da FN; mentre altri due ricercatori, Haji e Haaf, spiegano che «quando si considera la sicurezza della FN da un punto di vista epigenetico, la nostra principale preoccupazione non deve essere se aumentano rare malattie dell'imprinting, ma essere consapevoli di un legame tra l'interferenza con la riprogrammazione epigenetica e lo sviluppo di alcune malattie dell'adulto». Anche sulla rivista Lancet e sull'american Joutnal of Human Genetics vennero riportati esempi che mostrerebbero il legame tra malattie dell'imprinting genomico e fecondazione in vitro. L Y epigenetica non è la sola chiave dei rischi della FIV, perché ad essa si deve aggiungere anche il rischio dato dalla frequente gemellarità, dalla prematurità, dalla possibilità maggiore di trasmettere anomalie che sarebbero bloccate da una sterilità dei genitori. Ricordiamo allora questo tennine: epigenetica; perché è una delle chiavi della biologia dei prossimi decenni, per spiegare alcuni rischi per la salute. Ma contemporaneamente ricordiamo un'altra parola-chiave: prevenzione. Già, perché le cronache annotano «le file davanti alle cliniche per accedere alla fecondazione in vitro» che sarebbe stato più prudente evitare per scongiurare i suddetti rischi, lavorando sulla prevenzione della sterilità; ma la parola prevenzione in un mondo miope sembra un'illustre sconosciuta. Tra tanto parlare di "diritto al figlio" si scorda che il primo diritto è la salute, e dunque la tutela della fertilità; ma forse è più modaiolo fingere di salvare la situazione quando è troppo tardi; la prevenzione della sterilità - oggi possibile ma non attuata - non fa così tanta audience quanto le corse alle ultime tecniche di uteri in affitto, di analisi dell'embrione, tutte azioni che seppur controllate manipolano in maniera insolita l'embrione. Insomma, viene prima la prevenzione e dopo, solo dopo, la corsa ai ripari, ma spesso sembra che questa consequenzialità sia invertita; il legislatore che metterà mano alla regolazione della fecondazione deve integrare le aperture alla FN con una tutela della salute fatta di informazione dei rischi e soprattutto di reale prevenzione della sterilità. La prevenzione della sterilità - possibile ma non attuata - non fa audience quanto le ultime tecniche di uteri in affitto e di analisi prenatale, azioni che seppur controllate manipolano in maniera insolita l'embrione 3. Sanità nazionale Pagina 5

8 Meno polizze per ospedali Per fronteggiare il fenomeno delle «malpractice», le Regioni preferiscono far da sé ROMA er fronteggiare il fenomeno degli errori sanitari le Regioni preferiscono "fare da sé". Scende la quota di quelle che decidono di affidarsi ad un'assicurazione e aumenta il numero di chi preferisce autoassicurarsi. L'istantanea è stata elaborata dall'ania (Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici) in un dossier dal titolo «Malpractice, il grande caos», presentato ieri a Roma. «In Toscana, Liguria, Puglia, Basilicata - si evidenzia - ed ora anche in Sicilia, le compagnie sono uscite di scena, sostituite da forme di autoassicurazione o non assicurazione. Nelle altre regioni prevale un sistema misto in cui si ricorre ad una polizza soltanto per coprire i sinistri di importo maggiore (superiori ai mila euro)». Ma questo sistema secondo le imprese nasconde delle insidie. Il pericolo per l'ania è che scaricando senza controllo i rischi sui bilanci futuri si possa produrre un effetto simile alla bolla dei «derivati». «Se non si predispongono strumenti di garanzia, se non si contabilizza, se non si crea un fondo e non c'è una delibera, vuol dire che si è in presenza di una logica di "non assicurazione"», ha sottolineato il presidente Ania, Aldo Minucci citando il recente caso della Sicilia. E il trend si riflette anche nei numeri. Dal lato dei sinistri il dossier evidenzia come nel 2012 ne sono stati denunciati , in leggero calo (-0.8%) rispetto al Per le imprese assicurative il bilancio è però in squilibrio (il rapporto sinistri a premi è pari al 122% nel 2012) e molte aziende italiane escono dal settore. 3. Sanità nazionale Pagina 6

9 Il dentísta Giovanni Valenti lavora insieme alla moglie: «C'erano madri che chiedevano di pagare un'otturazione a rate di 5 euro» che cura,,, atís i bambi*ni in difficolta r Ingresso libero una volta alla settimana: troppi st o male e non hanno soldi GROSSETO - In punta di piedi e con un sorriso un po' timido, Salvatore, 32 anni, e sua moglie Barbara, 28, entrano nello studio e stringono la mano al medico dentista. Lo guardano con una strana espressione, il dottor Giovanni Valenti, qualcosa a metà strada tra la riconoscenza e l'incredulità, la commozione e la gioia. Hanno perso il lavoro, a distanza di tre mesi l'uno dall'altro, e hanno due bambini. Il più grande, Antonio, 5 anni, ha le carie e sta per iniziare la cura più straordinaria, solidale e impro- babile del mondo: quella regalata da questo professionista, un affermato dentista toscano, che ha deciso di dedicare ogni giovedì di ogni settimana alla cura gratuita dei bambini o dei ragazzi delle famiglie più svantaggiate. L'idea, insieme alla moglie Letizia, livornese purosangue e un'innata pulsione ad aiutare il prossimo, il dottor Valenti, 61 anni, l'ha avuta sette giorni fa. «Con Letizia abbiamo deciso che non era più possibile vedere tanta sofferenza nel nostro lavoro - racconta il medico - incontrare bambini con la bocca devastata, sentirci chiedere da mamme disperate se potevano pagare un'otturazione cinque euro al mese. Così ci siamo inventati questa forma di volontariato: lavorare gratis per un giorno alla settimana e farci carico delle spese per i bambini delle famiglie che non ce la fanno. Un piccolo aiuto che spero possa essere seguito dai colleghi e che può dare una mano anche all'affollato sistema sanitario nazionale». Il primo giorno, quello di ieri, è stato molto laborioso. La voce si è sparsa velocemente in Maremma e allo studio sono arrivati i genitori di una decina di bambini. «La maggioranza di origine straniera - spiegano Giovanni e Letizia -, di tutte le etnie, ma anche giovani coppie italiane, colpite dalla crisi». Il dottor Valenti non lo racconta, per quella forma di distacco professionale che i medici s'impongono per non cadere nel vortice dell'emozione, ma ieri si è commosso quando una mamma di colore, con tre bambini, lo ha benedetto parlando uno strano italiano-ispanico. Non immaginate un Giovanni Valenti con l'aureola, però, tutto lavoro e opere pie. In una stanza del suo mega studio il «dottor solidarietà» ha allestito una sala musicale rock. Un organo Hammond e il super sintetizzatore Moog lo aiutano nei momenti di pausa a riprendere la carica. «Sono innamorato della Premiata Forneria Marconi», dice davanti alle tastiere prima delle visite pomeridiane intonando Impressioni di Settembre, la stessa che suonava anni fa in una band. Poi ci mostra le foto delle dune quando a bordo del suo fuoristrada da 4 mila di cilindrata, ha percorso mezzo deserto del Sahara. «Ho collaborato anche per mensili specializzati, è un'altra delle mie passioni», spiega Giovanni, figlio di un venditore ambulante e di una casalinga, studi universitari pagati con cento lavori. Le carie di Antonio sono quasi scomparse adesso e il bambino, fiero, abbozza un sorriso. «Vai giovanotto, ci vediamo il prossimo giovedì», gli sussurra il dottore, mentre suona il campanello e in sala di attesa arriva un'altra giovane coppia con tre bambini. Giovanni e Letizia si guardano soddisfatti. Oggi c'è molto da fare, ma per il prossimo giovedì si prevede un raddoppio di giovani pazienti. Prenotazioni anche da fuori Toscana. Le buone notizie corrono veloci. Marco Gasperetti C RIPRODUZIONE RISERVATA Al lavoro Giovanni Valenti ieri nel suo studio con uno dei giovani pazienti 3. Sanità nazionale Pagina 7

10 PIOMBO, ARSENICO E FARMACI VET ERINARI I PERICOLI TRASCURATI NEI NOSTRI PIATTI I farmaci entrano negli allevamenti e poi terminano nei piatti. Piombo e arsenico si trovano nell'ambiente e vanno nella catena alimentare: e se a rischio sono i neonati, le norme devono essere ancora più rigide. 11 Codex alimentarius, la commissione mista di Fao (Organizzazione dell'onu per l'agricoltura) e Oms (Organizzazione mondiale della sanità) che gestisce gli standard alimentari, ha lanciato un allerta e adottato nuove norme per tutelare la salute dei consumatori. Colpisce la necessità di definire i livelli massimi accettabili di piombo nel latte artificiale e di arsenico nel riso: vuol dire che tali elementi tossici si trovano nel prodotto per neonati e in uno degli alimenti base di buona parte della popolazione mondiale. Come mai? Spiega il Codex: «Il piombo esiste nell'ambiente e tracce possono finire negli ingredienti utilizzati nella produzione di latte artificiale. Occorre utilizzare materie prime provenienti da zone in cui il piombo è meno presente». E l'arsenico? «La contaminazione è particolarmente preoccupante in alcuni Paesi asiatici, dove le risaie sono irrigate con acque sotterranee contenenti sedimenti ricchi di arsenico. Migliori sistemi d'irrigazione e pratiche agricole più efficienti potrebbero contribuire a ridurre la contaminazione». Attenzione però: anche l'italia importa riso (costa meno) da questi Paesi a discapito della qualità nazionale. Ecco allora i livelli massimi consentiti dal Codex: non più di 0,01 milligrammi di piombo per kg di prodotto per lattanti; 0,2 milligrammi di arsenico per kg di riso. In realtà dovrebbero essere assenti. Neonati e bimbi sono particolarmente vulnerabili agli effetti tossici del piombo, che può causare conseguenze negative per sistema nervoso e cervello. L'arsenico invece può causare tumori e lesioni della pelle, problemi di sviluppo, malattie cardiache, diabete, danni neurologici. Il Codex raccomanda anche una riduzione dell'uso di farmaci negli animali destinati al consumo alimentare. Residui di medicinali restano nella carne, nel latte, nelle uova e nel miele; possono avere effetti negativi sulla salute e favorire lo sviluppo di batteri farmacoresistenti. Questi, per molti specialisti, saranno la vera piaga degli anni a venire. Mario Pappagallo ämariopaps 0 RIPRODUZIONE RISERVATA 3. Sanità nazionale Pagina 8

11 Policlinico Umberto I Appalti sosto analisi Lavori per oltre 20 milioni di curo affidati direttamente e senza alcuna gara pubblica. A deciderlo è stato Domenico Alessio, direttore generale del Policlinico Umberto I di Roma che, lo scorso maggio, ha scelto Cofely Italia, Spa del gruppo GDF Suez, come fornitore per la manutenzione edile. Con una prima delibera ha commissionato opere senza alcun bando pubblico, adducendo come motivazione «che il contratto possa essere affidato unicamente a tale operatore»; eppure in precedenza i lavori erano stati svolti da varie ditte. A questa delibera ne è seguita una seconda, volta all'ampliamento dell'appalto per sopravvenute circostanze impreviste, nonostante la legge e la convenzione Consip lo impediscano. Una procedura talmente peculiare da indurre il Movimento SStelle in Regione Lazio a presentare un esposto alla Procura di Roma e alla nuova Autorità di Raffaele Cantone, al fine di valutarne la regolarità. Esposto che ha portato all'apertura di un fascicolo affidato al pubblico ministero Francesco Dall'Olio. E dire che IL POLICLINICO UMBERTO I DI ROMA l'ospedale ha anche assunto un consulente delegato a vigilare in materia di opere pubbliche: l'ingegnere Remigio Tecchia. Lo stesso, spiega il consigliere M5S Gianluca Perilli, «al centro di una nostra interrogazione per chiarire l'esito del suo convolgimento nelle inchieste per corruzione che videro come protagonista l'ex ministro democristiano Giovanni Prandini». S. Cer. 3. Sanità nazionale Pagina 9

12 IL BATTERE DELLA TUBERCOLOSI. A SINISTRA: I CORALLI DI JERVIS ISLAND, UNA DELLE ISOLE DEL NUOVO SANTUARIO DEL PACIFICO in nana La Tbc uccide ogni giorno Nel nostro paese una persona muore ogni giorno di Tbc, che ogni anno miete in tutto il mondo 1,3 milioni di vite. Eppure il "mal sottile" rimanda alla mente l'immagine di una malattia ottocentesca che non fa più paura. Errore. La Tbc non soltanto fa registrare 8,6 milioni di casi a livello globale. Ma in Italia è in leggero e costante aumento nella classe di età anni, più nelle regioni del Nord che in quelle meridionali, e in alcune specifiche popolazioni (gli immigrati hanno un rischio aumentato di contrarre la tubercolosi di volte superiore rispetto alla popolazione italiana). Per questo l'organizzazione Mondiale della Sanità, insieme alla European Respiratory Society (Ers) e al ministero della Salute, ha lanciato un programma in otto punti per l'eliminazione della tubercolosi nei paesi a bassa incidenza ma ad alto reddito, come per appunto l'italia. L'intento è riportare il tasso di nuovi casi di Tbc a meno di dieci persone per milione entro il 2035, per poi conseguire la completa eliminazione entro il 2050, ovvero scendere a meno di un caso per milione di persone ogni anno. Insieme all'italia vengono chiamati a fare la loro parte altri 32 paesi, tra cui i grandi dell'economia globale come l'australia,la Francia e gli Stati Uniti, ma anche realtà meno solide come Giamaica, Portorico, Costarica, Cuba, Cisgiordania e Striscia di Gaza. L'obiettivo è quello di agire sulle aree in cui la Tbc ha (quasi) smesso di fare paura innanzitutto perché, spiega Mario Raviglione, direttore del Programma Globale per la Tubercolosi dell'oms: «È qui che possiamo abbattere l'incidenza della malattia a livelli storicamente bassi». E questo si può fare andando a curare le persone più vulnerabili e difficili da raggiungere (i poveri e senza fissa dimora, chi fa uso di droghe, i carcerati, chi ha il sistema immunitario compromesso come i sieropositivi). Così come prevedendo assistenza speciale ai migranti. Bisogna, secondo l'oms, effettuare lo screening nei gruppi ad alto rischio, e soprattutto ottimizzare la prevenzione e la cura della tubercolosi multi-resistente, cioè sulla quale i farmaci tradizionali hanno perso efficacia. Un problema sempre più grave, se è vero che nel 2012 ha colpito 450 mila persone nel mondo, facendo 170 mila vittime. Elisa Manacorda 3. Sanità nazionale Pagina 10

13 Chi tropo in ALTO SALE Nuovi studi svelano gli effetti nascosti sul cervello del mal di montagna. Dove il poco ossigeno può pure ridurre la capacità di pensare. Come difendersi? DI SIMONA REGINA 3. Sanità nazionale Pagina 11

14 al di testa, capogiri, stanchezza, irritabilità, insonni a, perdita di appetito e nausea. È il mal di montagna, ben noto a chi va in quota 19 e che colpisce quando si raggiungono località ad altitudini superiori ai 2500 metri senza tappe intermedie. Colpa della concentrazione di ossigeno che altera l'equilibrio dei liquidi, e colpisce in testa. Un fenomeno noto che però ha acceso l'interesse degli scienziati su una domanda chiave: cosa succede nel nostro cervello quando l'ossigeno altera i flussi ematici? È solo la sua fisiologia a risentirne o ci perdiamo qualcosa anche a livello cognitivo? Insomma, il mal di montagna mette anche a rischio la macchina del pensiero? La risposta, sorprendentemente, è: sì. Perché proprio l'organo principe è al centro delle più complesse reazioni alle condizioni che si sperimentano in montagna. Tanto che la minore quantità di ossigeno può compromettere alcune funzioni cognitive, come l'attenzione e la concentrazione. Lo dimostra uno studio coordinato da Margherita Di Paola, neuropsicologa della Fondazione Santa Lucia di Roma, che ha indagato Tutti in vetta Quest'estate cresce la voglia di montagna degli italiani. Secondo Swg, il 14 per cento dei vacanzieri va in quota. Tradizionalmente sono le famiglie con bambini, nella fascia da 6 a 11 anni, che scelgono Alpi o Appennini, ma la novità sono i sempre più numerosi turisti green che scelgono la montagna perché hanno voglia di fare attività sportive, come trekking, mountain bike, birdwatching, oltre a mangiare bene e riscoprire folclore e tradizioni. Secondo i dati della Coldiretti mentre il turismo tradizionale è in affanno, quello green è in crescita costante e nel 2013 ha segnato il record storico di giro d'affari, arrivato a 12 miliardi. In genere, le strutture più richieste sono gli alberghi 3 stelle, con una media di soggiorno di 4,7 giorni, oltre a campeggi, rifugi e agriturismo. Questi ultimi sono il motore dello sviluppo nelle regioni alpine, dove si trova la maggior parte delle 20 mila strutture italiane. Ideali per vivere la natura in estate, ma anche in inverno, quando si indossano gli sci per raggiungere le piste da fondo. Luisa Taliento proprio se e come l'alta quota può modificare specifiche aree cerebellari e cerebrali. La ricercatrice, come spiega sulla rivista "Human Brain Mapping", ha misurato con la risonanza magnetica nucleare i cambiamenti di volume che interessano cervelletto e cervello di dieci scalatori professionisti con lunga esperienza nell'affrontare le vette più alte del mondo. E ha dimostrato che l'esercizio richiesto cambia la materia contenuta nella scatola cranica, a partire dalle aree deputate all'attività motoria. La sorpresa è che un buon allenamento mette al riparo anche le funzioni superiori. «Un training costante, non solo assicura una performance fisica migliore, ma aumenta anche le connessioni neurali in quelle aree cerebrali deputate al controllo del movimento stimolato proprio dall'esercizio», puntualizza Margherita Di Paola : «E l'alpinismo costringe a un'attività motoria molto complessa, anche inconsueta per l'essere umano: caratterizzata da movimenti verso l'alto, con l'utilizzo di mani e piedi, e dall'adozione di una postura quadrupede. Comporta, in sostanza, un esercizio necessariamente prolungato e impegnativo che finisce col modificare specifiche aree del cervello». Del resto non è un organo statico, si modifica nel corso della vita, sia a causa di lesioni, sia in seguito a cambiamenti nel comportamento, come per esempio un esercizio fisico costante, grazie alla plasticità. E così quel che si apprende studiando cosa succede nella testa degli scalatori può dare una mano alle nuove tecniche di riabilitazione. Alla ricerca di come un training continuo può potenziare i circuiti sani o attivarne di nuovi per supplire ai danni cerebrali che compromettono l'autonomia motoria. Per il momento, però, una cosa è certa: l'alta quota cambia il cervello. Come cambia buona parte della nostra fisiologia. Al 30 per cento delle persone che sale in alta quota ne risente. E nell' 1-2 per cento dei casi la carenza di ossigeno nel sangue e nei tessuti, causa un accumulo di liquido nei polmoni o nel cervello, i cosiddetti edemi polmonare e cerebrale che possono essere fatali», spiega Lorenza Pratali, dell'istituto di Fisiologia clinica del Cnr di Pisa. E l'obiettivo degli scienziati è quello di trovare il modo di sapere in anticipo le rezioni di ciascuno di noi. Al X Congresso mondiale di medicina di montagna, organizzato nei giorni scorsi 3. Sanità nazionale Pagina 12

15 dall'accademia Europea (Eurac) di Bolzano, la cardiologa pisana ha presentato i risultati di uno studio mirato a vedere cosa accade al cuore in alta quota: «Nell'ambito del progetto italo-francese Resamont 2, abbiamo studiato il cuore attraverso gli ultrasuoni, ovvero l'ecografia». I test eseguiti su 34 volontari sulla vetta di Aiguille du Midi (3842 metri), sul versante francese del Monte Bianco, hanno evidenziato che chi, dopo quattro ore dall'arrivo in funivia, presenta un mal funzionamento del ventricolo destro si adatta più difficilmente alle condizioni di alta quota e il giorno successivo manifesta sintomi più o meno gravi di mal di montagna. «Uno scarso adattamento cardiovascolare all'altitudine, in particolare delle sezioni destre del cuore, è dunque un segnale premonitore». Sembra così aprirsi una nuova frontiera nella medicina di montagna: l'ecocardiografia come strumento utile per predire se una persona è a rischio e poter di conseguenza suggerire l'uso di farmacie comportamenti idonei per affrontare in sicurezza una gita sulle vette più alte. In ogni caso «alla comparsa di mal di testa, debolezza e disturbi digestivi, meglio fermarsi, non continuare a salire, ed evitare sforzi fino a quando la situazione non migliora», suggerisce il neurologo diaosta Guido Giardini, presidente della Società italiana di medicina di montagna: «E, più in generale, i circa 10 milioni di persone che ogni anno frequentano Alpi e Appennini, dovrebbero sapere che, per non andare incontro a brutte sorprese, è opportuno salire di quota in modo graduale, oltre i 2500 metri dormire sempre a una quota inferiore rispetto a quella in cui si è trascorsa la giornata e non superare un dislivello di 500 metri tra una notte e l'altra». Anche all'eurac stanno sperimentando l'utilizzo degli ultrasuoni: per capire le cause e identificare in maniera precoce l'edema cerebrale, che si manifesta tipicamente con confusione mentale e incapacità di camminare in linea retta. «Sul ghiacciaio dell'ortles, la montagna più alta dell'alto Adige, abbiamo testato l'efficacia dell'ecografia del nervo ottico per predire l'insorgenza dell'edema», spiega Giacomo Strapazzon, vicedirettore dell'istituto bolzanino di Medicina d'emergenza in montagna. Come riferito sulla rivista "Neurology", i ricercatori hanno osservato una relazione tra l'aumento del diametro del nervo, che è una misura indiretta della pressione all'interno del cranio, e lo sviluppo della malattia, prima ancora della comparsa dei sintomi. Non solo: l'ecografia può essere utile anche per evidenziare in anticipo la comparsa di edema polmonare. «Si esegue appoggiando una sonda a ultrasuoni a livello degli spazi intercostali per rilevare la presenza o meno di acqua negli alveoli polmonari. E così, con un apparecchio di minime dimensioni, facilmente trasportabile e a basso costo, si può diagnosticare velocemente l'edema da alta quota nelle fasi iniziali», aggiunge Pratali, che ne ha testato l'uso su un gruppo di trekkers in Himalaya. «E una diagnosi tempestiva può salvare la vita». In ogni caso, difficoltà respiratorie, rantoli, tosse, senso di spossatezza e segni di cianosi, ovvero labbra e dita bluastre, indicano che qualcosa non va nei polmoni, per cui meglio ridiscendere più velocemente possibile. Il Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico del Cai ha fatto i conti e UNA SALITA IN MOUNTAIN BIKE. A DESTRA UN MOMENTO DI RELAX 3. Sanità nazionale Pagina 13

16 scoperto che lo scorso anno sono state effettuate 7093 missioni per soccorrere 7670 persone (di cui 400 decedute), soprattutto in agosto. Gli escursionisti, stando alle statistiche del Soccorso alpino, sono messi in difficoltà da cadute e scivolate, malori di vario genere, in alcuni casi dovuti alla disidratazione o alla non corretta alimentazione che li portano a essere troppo stanchi e persino sfiniti dall'esercizio. Insomma, molti incidenti si possono prevenire con un po di bon senso (vedi box qui sotto). In attesa che la medicina di montagna capisca come prevenire anche fenomeni più gravi e complessi, a partire dalle vere e proprie modificazioni del cervello scoperte da studi recenti. n Ma come fanno i tibetani Vivono dove nessuno, fuorché loro stessi, potrebbe sopravvivere, ad oltre 4000 metri di altitudine. E ci riescono senza problemi grazie a una variante genetica che hanno ereditato dai loro antenati, seppur non propriamente " umani". Loro infatti, i tibetani, hanno ricevuto quel pezzetto di dna che regola la produzione di emoglobulina, ottimizzandola per la vita d'alta quota - dove i livelli di ossigeno sono bassi - dai Denisoviani, una specie di ominide scomparsa circa 50 mila anni fa. Del quale oggi tutto quel che rimane è un piccolo osso ritrovato in Siberia, da cui è stato estratto e sequenziato il dna. Come spiega Rasmus Nielsen dell ' Università della California di Berkeley le analisi genetiche dei tibetani hanno mostrato che un pezzetto della variante del gene in questione (Epasl ) è praticamente identico a quello dei Denisoviani e molto diverso invece dal resto della specie umana. L'ipotesi avanzata dai ricercatori, nello studio pubblicato su Nature, per spiegare questa strana eredità è che dopo essere usciti dall'africa alcuni esemplari di Homo Sapiens si incrociarono con gli abitanti dell'eurasia, come i Denisoviani. I discendenti di questi a loro volta colonizzarono la Cina e di qui anche l'altopiano tibetano. Parte del dna dei vecchi antenati sarebbe quindi sopravvissuto nel loro e la selezione naturale, preferendo le varianti genetiche più adatte a sopravvivere ad alta quota, avrebbe quindi fatto il resto. Anna Lisa Bonfranceschi í;' z A 3. Sanità nazionale Pagina 14

17 NUOVA ASSOCIAZIONE Arriva l'osa che smonta i test su animali Medici, veterinari, biologi, farmacisti, psicologi e altrilaureati in discipline scientifiche uniscono le loro competenze, per offrire ai cittadini le informazioni cui hanno diritto, su argomenti riguardanti non solo il benessere animale ma, quel che è più importante, la loro salute e quella dei loro figli. Nasce così O.S.A. (Oltre la Sperimentazione Animale) con lo scopo di offrire alla ricerca scientifica modelli alternativi a quelli maivalidati e desueti, portati avanti da chi ha avuto interesse avedere, nella sperimentazione animale, l'unica la verità scientifica. Nel primo documento ispirato da O.S.A. e firmato da 60 scienziati, si contestano, con assoluto rigore scientifico, gli scopi, i metodi e i protocolli di un esperimento condotto sui macachi detenuti negli stabulari dell'università di Modena. Dopo un'attenta disamina scientifica, i 60 firmatari richiedono al Rettore, al MinSal e agli amministratori di ritirarne l'autorizzazione, in quanto si tratta di una ricerca inutile e obsoleta, che provoca solo atroci sofferenze agli animali quando potrebbe essere sostituita da indagini radiologiche noninvasive effettuate sull'uomo stesso, conrisultaticoncreti e certi per la salute umana e non estrapolati da altre specie ben diverse dalla nostra. 3. Sanità nazionale Pagina 15

18 SPECIALIZZAZIONI Nuove regole per accedere alle scuole Aggiornate le modalità per l'ammissione dei medici alle scuole di specializzazione in medicina. E stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 170 di ieri il decreto 30 giugno 2014, n. 105 del ministero dell' istruzione, dell'università e della ricerca in attuazione dell'ar ticolo 36, comma 1, del decreto legislativo 17 agosto 1999, n Il regolamento entrerà il vigore l'8 agosto. Di conseguenza la prova d'esame si svolgerà telematicamente e sarà identica a livello nazionale con riferimento a ciascuna tipologia di scuola. Essa consisterà in una prova scritta che prevede la soluzione di 110 quesiti a risposta multipla, ciascun quesito con quattro possibili risposte, ed è divisa in due parti. La prima (70 quesiti) è comune a tutte le tipologie di scuola e viene svolta in unica data e medesimo orario, in più sedi, a livello nazionale. La seconda parte prevede quesiti comuni a tutte le tipologie di scuola appartenenti alla medesima area e dieci quesiti specifici per ciascuna tipologia di scuola. Essa è svolta in una o più sedi Sanità nazionale Pagina 16

19 Medici e infermieri. Corso di laurea internazionale in medicina e chirurgia e corso di laurea in infermieristica: sono i primi due corsi, attivi con l'anno accademico , di Humanitas University, il nuovo ateneo non statale inaugurato ieri e dedicato alle scienze mediche strettamente legato all'identità dell'ospedale Humanitas di Milano e della sua Fondazione per la ricerca. Gli studenti effettueranno il test di ingresso rispettivamente il 16 e il 15 settembre. A questi due corsi della fase iniziale di attività si aggiungerà nel tempo una più ampia offerta di corsi di laurea, postlaurea, dottorati, scuole di specializzazione e altre opportunità di aggiornamento. A regime Humanitas Universitypotrà accogliere oltre 800 studenti (a par tireda 100all'annoper il corso di medicina e chirurgia in inglese e 40 all'anno per infermieristica) Sanità nazionale Pagina 17

20 MEDICI Sanith, diminuiscono i sinistri Cala il numero delle denunce contro i medici e le strutture sanitarie. Dai sinistri registrati nel 2010 si è passati ai del 2012: -8%. Un dato, quello del 2012, in linea con quanto registrato lo scorso anno: Non un calo vertiginoso, ma assai significativo se si pensa che dal 1994 il numero di questo tipo di sinistri è cresciuto di oltre il 200%. E quanto emerge dall'ultimo rapporto dell'ania (Associazione nazionale imprese assicuratrici) sui sinistri nell'area medica, illustrati nel corso della presentazione del dossier dell'associazione «Malpractice, il grande caos». Nel dettaglio, la stima dei sinistri denunciati alle imprese di assicurazione italiane, nel 2012, è risultata pari a (di cui relativi a polizze stipulate dalle strutture sanitarie), con una lieve riduzione (0,7%) rispetto all'anno precedente. Cambio di marcia anche in tema di premi assicurativi. A fine 2012, la stima dei premi nelle coperture assicurative di ospedali e strutture sanitarie per la prima volta ha mostrato un decremento (-4,3% a 288 milioni), «nonostante», spiega l'ania, i presumibili aumenti tariffari per fronteggiare le continue perdite del ramo» Sanità nazionale Pagina 18

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