ALLUNAGGI POSSIBILI UNDICI

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2 UNDICI ALLUNAGGI POSSIBILI Progetto di martina cavallarin Mostra a cura di martina cavallarin aurorameccanica Alessandro Bergonzoni Francesco Bocchini Mauro Ghiglione Robert Gligorov Gianni Moretti Ester Maria Negretti Gino Sabatini Odoardi Ekaterina Panikanova Tamara Repetto Eric Winarto coordinamento culturale e scientifico s c a t o l a b i a n c a scatolabianca Centro progetti: Art Director: Federico Arcuri, PR & Comunicazione: Roberta Donato, Web Agency: Fotografie di Pierluigi Buttò: Edizioni della Galleria l'affiche, Milano Artisti e curatore per le proprie immagini e testi ISBN Edizioni della Galleria l Affiche via Nirone Milano patrocinio COMUNE DI VENEZIA PROVINCIA DI VENEZIA REGIONE VENETO COLLEGIO ARMENO MOORAT RAPHAEL CA ZENOBIO Ca Zenobio Venezia 11 maggio / 26 luglio 2012

3 Ca Zenobio - Fondamenta del Soccorso, 2596 Dorsoduro - Venezia - Ph: Gianni Moretti 2 Robert Gligorov 3 aurorameccanica 4 Alessandro Bergonzoni 5 Ester Maria Negretti 6 Ekaterina Panikanova 7 Mauro Ghiglione 8 Eric Winarto 9 Tamara Repetto 10 Gino Sabatini Odoardi 11 Francesco Bocchini

4 allunaggi possibili di martina cavallarin Il faut être nomade, traverser les idées comme on traverse les pays et les villes. (1) Se la creazione dell artista nella sua fase germinale abita la stanza privata dell arte, quando tale creazione si sviluppa si mette in relazione con lo spettatore in una stanza pubblica, il luogo dello scambio e dell ascolto, il luogo del possibile e dell incantesimo reale. La stanza diviene, nell inciampo tra sguardo a libellula, prismatico, dell artista mutante (2) e sguardo solitamente orizzontale dello spettatore, un allunaggio possibile, forma di negoziazione interumana che Marcel Duchamp chiamava coefficiente d arte, tra narrazione e comprensione che genera questo humus fertile, pallido, apparentemente lontano, ma appunto possibile come qualsiasi allunaggio inteso come bisogno di espansione del pensiero e del pensare, del rovesciamento del gioco delle parti. Ogni stanza di un esposizione, di questa esposizione d allunaggi possibili, è una stanza che mi piace pensare come un territorio di sospensione non silenzioso per forza, non chiassoso per forza. Uno spazio confidenziale dell opera che convive e dialoga con i singoli luoghi prendendo per mano il visitatore che condivide un percorso. Nell arte contemporanea ritengo che l allunaggio non sia morbido né forse duro, perché la macchina che lo rende plausibile non è un congegno meccanico di pistoni e metalli, ma è quella indefinibile della creazione e dell epifania dell opera. L allunaggio possibile è il mio apporto di scrittura espositiva che permette l incidente tra l intromissione dell estraneo atteso, il viandante solitamente sul bilico della soglia, con l opera e lo stupore della sua presenza. In questa mostra il progetto tenta di essere una casuale armonia attraverso la quale prova a porsi come segno naturale di un artificio programmato, quello strutturato da ogni singolo artista che in maniera gestaltica si relaziona con lo spazio ed entra in meccanismo empatico attraverso opere struggenti e mai contenute. Se il liminale è un fatto o fenomeno alla soglia della coscienza e della percezione sono gli accostamenti tra i limiti valicabili ed espandibili che undici allunaggi possibili connette attraverso i presupposti linguistici impiegati dagli artisti per le loro opere e che innestano l idea della complessità esecutiva. Le stanze sono camere delle meraviglie delle appropriazioni calde e degli avvicinamenti freddi, wunderkammer, territorio accessibile allo sguardo attraverso le transizioni orizzontali dei nostri passi e gli sguardi verticali e ancor più, complessi, tra parete e pavimento, soffitto e il prossimo angolo ancora da metabolizzare.

5 L ingresso della mostra è un vibrare ossessivo e rutilante di mille campanellini, un allarme innestato da Gianni Moretti nella sua La Seconda Stanza, installazione fragile ed energetica, costruzione poverista che cattura le esperienze della paura e della protezione, svela con abbagli di luce lo sfavillio del metallo dorato delle sfere impazzite sotto la spinta di piccoli motori che imprimono ritmo ai legni incrociati solo quando qualcuno si avvicina, grazie all allerta di sensori attenti. Quello che compie Moretti in questo lavoro e in questo allunaggio è un atto di segnalazione d esistenza, un portare la sua dimensione privata in relazione con il mondo non senza armarsi di strumenti, nella stessa misura in cui metaforicamente il lavoro richiama i bastoni dotati di tintinnii che i contadini usano nei campi per allontanare dal loro percorso serpenti e pericoli. Il movimento, il suono, lo scintillio accecante dell oro e la danza epilettica degli elementi appesi a invisibili fili di nylon nella tensione centrifuga esasperata, conduce al punto limite di collasso l intera struttura. Le sottili ossature lignee che formano angoli e impercettibili filamenti laterali sono i depositari di un esercito tremante e chiassoso, un universo saturo e condensato in cui il senso della perdita è una previsione necessaria e auspicabile. La delimitazione studiata da Moretti corrisponde al Raum heideggeriano - Rum anticamente significava un posto reso libero per un insediamento di coloni o per un accampamento - (3), un limite quindi che come intendono i greci con la parola péras non è la fine di qualcosa, bensì un inizio, un ambiente soggettivo in cui l uomo impara a convivere con se stesso e a conoscersi. All interno lo spazio è vuoto, disarmante nelle sua trasparenza, luogo sacro e inaccessibile di cui è difficile comprendere il significato della difesa se non accettando il presupposto che quel luogo è proprio il Raum, quindi corrispondenza metaforica del corpo dell artista, del suo esistere nella vita come nell arte. Lì vige sicurezza ed emarginazione, lontananza dal vedere e dal sentire, immersione nella privata visione, nel territorio lunare del pensiero in cui forse è sempre possibile entrare, in cui forse è sempre possibile uscire, per un viaggio che costituisce un pericolo come tutte quelle rotte che solo il coraggio permette di tracciare distanti dalla costa (4), per affrontare le acque abissali dell arte, universali e senza coordinate, laddove esiste la scoperta e le sue incognite, laddove l arte culla e inabissa, bagna e brucia. Gianni Moretti 6 La seconda stanza, 2012, campanellini, legno, fascette autobloccanti, piccoli motori vibranti, sensore di movimento, filo di nylon, 387x350x295 cm The second room, 2012, small bells, wood, self-locking cable tiles, small vibrating engines, motion sensor, nylon wire, 387x350x295 cm

6 Gianni Moretti Gianni Moretti è nato a Perugia nel Vive e lavora tra Milano e Berlino. Disegno, installazioni e mixed media sono le tecniche impiegate da Gianni Moretti per una ricerca che si concentra sul tentativo di arrivare al massimo punto di comprensione del limite e della rottura della struttura di vari tipi di organismi. Le sue installazioni sono ossature precarie e volatili portate fino al limite del collasso, ma sempre in stato di controllo. Attraverso segno e assemblaggi attua processi che inducono reazioni concatenate nello sforzo di generare, attraverso la reiterazione di gesti che incidono, disgregano e dissestano, delle forme in stato di perenne smantellamento e ricomposizione. Nel 2011 è stato invitato a partecipare a Round the Clock, evento collaterale della 54ª Esposizione Internazionale d Arte - La Biennale di Venezia, a cura di Martina Cavallarin Ha partecipato a residenze artistiche internazionali a New York, Seoul e Berlino e collaborato con il teatro. tra i riconoscimenti ottenuti: Premio Nazionale delle Arti 2003, Roma; Premio Iceberg 2005, Bologna; Premio Accademia Olimpica Nazionale 2006, Roma; XXIII Premio Oscar Signorini 2006, Milano; Premio San Fedele 2007, Milano; Premio d Arte Rugabella 2011, Milano. Dal 2010 è socio fondatore dell associazione di promozione sociale scatolabianca. tra le personali: 2012 Manuale per la perfetta gestione delle emozioni, MARS, Milano 2011 Inventario perenne, a cura di Martina Cavallarin, Centro Arti Visive Pescheria, Pesaro; {to} PUZZLE, a cura di Alberto Zanchetta, Otto gallery, Bologna 2010 Intermittenza, a cura di Martina Cavallarin, Changing Role-move over gallery, Napoli; Paper Heroes, a cura di Martina Cavallarin, Gaya Art Space, Bali (Indonesia) 2009 Poena Cullei, a cura di Alberto Zanchetta, Basilica Palladiana, Vicenza 2008 Settantasette centesimi, a cura di Martina Cavallarin, Galleria Michela Rizzo Project Room, Venezia tra le recenti collettive: 2012 undici allunaggi possibili, a cura di Martina Cavallarin, Palazzo Zenobio per l arte, Venezia 2011 Round the Clock, a cura di Martina Cavallarin, evento collaterale della 54ª Esposizione Internazionale d Arte - La Biennale di Venezia, Spazio Thetis, Venezia 2010 Show V, MMX, Berlino (Germania); Open, a cura di Jiyae Choi, Mongin Art Space, Seoul (Corea del Sud) 2009 Big in Japan, a cura di Doreen Uhlig e Alida Speler, Arcus Studio, Ibaraki (Giappone); Italian Artists New York, ISCP, New York (USA); The Goldberg s Variations, a cura di Martina Cavallarin, 91mQ, Berlino (Germania) Gianni Moretti was born in Perugia in He lives and works between Milan and Berlin. Drawing, installation and mixed media techniques are used by Gianni Moretti in a research focused on trying to reach the highest point of understanding the limits and breaking the structure of various kinds of organisms. His installations are frames precarious and volatile flows up to the edge of collapse, but always under control. Through sign and implement processes that generate assembly reactions linked in an effort to generate, through repetition of actions that affect, disrupt and break up, the forms in a state of perpetual dismantling and reassembling. In 2011 he was invited to participate in Round the Clock, a collateral event of the 54th Esposizione Internazionale d Arte - La Biennale di Venezia, curated by Martina Cavallarin. He have been invited in internationals artist in residency program in New York, Seoul and Berlin; He has collaborated with theater. Prizes: Premio Nazionale delle Arti 2003, Roma; Premio Iceberg 2005, Bologna; Premio Accademia Olimpica Nazionale 2006, Roma; XXIII Premio Oscar Signorini 2006, Milano; Premio San Fedele 2007, Milano; Premio d Arte Rugabella 2011, Milano. Since 2010 he is a founding member of the no profit association scatolabianca. selected solo exhibitions: 2012 Manuale per la perfetta gestione delle emozioni, MARS, Milan 2011 Inventario perenne, curated by Martina Cavallarin, Visual Art center La Pescheria, Pesaro; {to} PUZZLE, curated by Alberto Zanchetta, Otto gallery, Bologna 2010 Intermittenza, curated by Martina Cavallarin, Changing Role-Move Over Gallery, Naples; Paper Heroes, curated by Martina Cavallarin, Gaya Art Space, Bali (Indonesia) 2009 Poena Cullei, curated by Alberto Zanchetta, Basilica Palladiana, Vicenza 2008 Settantasette centesimi, curated by Martina Cavallarin, Galleria Michela Rizzo Project Room, Venice selected group exhibitions: 2012 Undici allunaggi possibili, curated by Martina Cavallarin, Palazzo Zenobio per l arte, Venice 2011 Round the Clock, curated by Martina Cavallarin, a collateral event of the 54ª Esposizione Internazionale d Arte - La Biennale di Venezia, Spazio Thetis, Venezia 2010 Show V, MMX, Berlin (Germany), Open, curated by Jiyae Choi, Mongin Art Space, Seoul (South Korea) 2009 Big in Japan, curated by Doreen Uhlig and Alida Speler, Arcus Studio, Ibaraki (Japan), Italian Artists New York, ISCP, New York (USA), The Goldberg s Variations, curated by Martina Cavallarin, 91mQ, Berlin (Germany) La prima stanza, 2011, tessuto, carta, carta velina, forex, metallo / fabric, paper, tissue paper, forex, metal, dimensioni variabili / variable dimensions Monumento al mantenimento delle regole della casa, 2011, collages, legno, plexiglas / collages, wood, plexiglas, 760x81x98 cm, photo by davidelovatti.com Primo esercizio di approssimazione al grande amore, 2010, Foglia d oro zecchino su plexiglas / pure gold leaf on plexiglas, 28 x 2 cm l uno / each Quindici esercizi di salvataggio, 2009, carta velina / tissue paper, 160 x 280 cm, photo by davidelovatti.com

7 L incontro con l imponente Mobydick di Robert Gligorov è un continuo circuitare lo sguardo tra altezza e ampiezza dell arco dell animale che giace molle e inerte, concavo, sul parallelepipedo dorato di 3 metri. La forma ha una storia artistica sviluppata dall artista macedone che controlla un arco temporale in cui la sua nascita e la sua crescita, le variazioni di scala, di colori e di rapporto con lo spazio si sono evolute dalla serie Endo del 1998 passando per una gamma di varianti e approdare con Mobydick - selfportrait (il peso delle cose), piedistallo in legno e armatura in ferro ricoperta di materiale gommoso polimero, nella straripante sala degli specchi di Cà Zenobio a maggio Un allunaggio non programmato eppure evidente, muto quanto invadente e macro. La linea della Carpa mutuata da un codice che appartiene all architettura di Frank O. Gehry è una struttura dinamica che secondo Gligorov rappresenta la tipologia scultoria ideale. Se la corazza metallica del Golem è la naturale immagine plastica che Gligorov ha ossessivamente modellato e riformulato tra tentativi e materiali, i colori impiegati stendendo differenti panetti di pongo rappresentano valori segnici. Ciascuna zona di colore notifica un interesse peculiare o la percentuale di valore che Gligorov associa a cose, impegni, hobby, persone della sua vita. Si tratta quindi di un vero e proprio grafico tridimensionale costituito da sport, arte, amore, amicizie, cultura, cinema, musica, denaro. Tale presupposto rende questo elemento monumentale una mappa biografica esplicata attraverso un estetica relazionale basata sull intersoggettività che s instaura tra artista e opera creata mentre le connessioni controllano e alimentano le percezioni dello spettatore che è portato a circumnavigare con seducente e diffusa curiosità intorno all installazione. L organismo Golem procede senza indugi verso la sua destinazione entropica che si esplica nello scuoiamento della superficie pellicolare per lasciare territori di spazio ferito sempre più ampio e non arginabile in cui l armatura in ferro traluce in tutta la sua evidente nudità. Attratto da sempre da una ricerca sistematica e meticolosa sulla relazione tra immagine e artificio, sull impatto culturale e il potere che l iconografia ha sulla coscienza umana, Gligorov ancora una volta sceglie di mettersi in gioco in prima persona unificando sguardo prismatico dell artista a quello del fruitore dell opera per una partita sempre aperta tra zone chiare e ombre, allucinazioni programmate e focus preciso, condizione termica alta e bassa. Robert Gligorov 10 Mobydick selfportrait (il peso delle cose), 2012, piedistallo in legno di 280x70x70 cm e scultura in ferro con 200 kg di argilla polimerica di vari colori, 380 x 200 cm. Mobydick selfportrait (the weight of things), 2012, wooden stand of 280x70x70 cm and iron sculpture with 200 kg of various colors polymer clay, 380 x 200 cm.

8 Robert Gligorov L opera di Robert Gligorov (Macedonia 1960) è un accattivante miscela d impatto visivo e delicatezza estetica, il tutto unificato da una decisa vena ironica. Utilizza il video, la fotografia, l installazione e la pittura piegandoli alle esigenze di una ricerca che sempre si misura con i limiti e le ambiguità della rappresentazione e, attraverso questi strumenti, Gligorov conduce una ricerca sistematica e meticolosa sulla relazione tra immagine e artificio, e sull impatto culturale e il potere che l iconografia ha sulla coscienza umana. Ha tenuto mostre personali nelle principali città europee come Parigi, Berlino, Madrid, Milano e Roma. Le sue opere sono presenti nelle maggiori collezioni pubbliche e private. Gligorov, dopo un lungo studio di disegno e pittura, è arrivato alla conclusione che un media ideale per lui non esiste. I suoi due punti fermi sono: che l opera non sembri un opera d arte (intesa in senso tradizionale) e il secondo, quello più importante, è di non avere una cifra stilistica e non riconoscere le sue opere per un ossessiva ripetizione di un modulo, ma che lo stile sia la forza e l efficacia penetrativa della singola opera da scollegare a qualsiasi sua passata o futura produzione. L arte per Gligorov non può e non deve diventare un lavoro ma un puro gesto di lucida ed eroica follia. Robert Gligorov s artwork (Macedonia 1960) is a captivating blend of visual impact and aesthetic delicacy, all united by a strong vein of irony. He uses video, photography, installation and painting by bending them to the demands of a search that must measures itself against the limits and ambiguities of representation and by these means, Gligorov conducts a systematic and meticulous investigations into the relationship between image and artifice, and into the cultural impact and the power iconography holds over the human conscience. He has held solo exhibitions in major European cities like Paris, Berlin, Madrid, Milan and Rome. His works are in major public and private collections. Gligorov after a long study of drawing and painting has come to the conclusion that there is not an ideal medium for him. His two fixed points are, that artwork should not seem a work of art (in the traditional sense) and the second and more important is not to have a signature style and not recognize his work for obsessive repetition of a module, but the style is the strength and effectiveness of individual penetrating work disconnected by any of his past or future production. Art for Gligorov cannot and must not become a job but a pure and lucid gesture of heroic folly. Gligorov s ideas, shimmer like bright shoals of fish in an ocean, turning this way and that way, swirling, transforming, evolving in the unforeseen, the unexpected. The master of disguise hastricked and delighted us once again, and surprise is the essence of his art. Endo, 1999, c-print Dalla terra alla luna, 2007, scultura in corda c-squared bianca e blu di mt. intrecciata / sculpture made of c-squared white and blue rope, mt. long ceres, 2003, c-print big one, 2008, c-print

9 <Il primo Novembre 2011 il deputato del Partito Democratico Giapponese (DPJ) Yasuhiro Sonoda ha bevuto un bicchiere d acqua proveniente dai reattori 5 e 6 della Centrale di Fukushima. L atto è stato compiuto davanti agli obiettivi di una gremita sala stampa, con i giornalisti di tutto il mondo pronti a immortalare l atto scenico; si è trattato di una vera e propria performance con tanto di bicchiere vuoto alzato a conclusione dell impresa.> Entrare nell atmosfera semibuia abitata dagli aurorameccanica significa rimbalzare in una porzione di mondo in cui il confronto tra realtà e virtualità, comprensione e apparenza, opera fisica e rimando del suo significato nel filmato che scorre in un piccolo schermo, è qualcosa che dissocia e sprofonda. Collettivo torinese composto da Fabio Alvino (classe 1988) Roberto Bella (classe 1983) e Carlo Riccobono (classe 1982), aurorameccanica, dopo un accurata formazione storica incentrata sulla genesi della video arte e lo studio dei suoi padri fondatori, ha cominciato a focalizzare la sua ricerca sul concetto di mistificazione e di falsa percezione che ciascuna immagine o azione può generare sulle persone. La riflessione sull utilizzo della materia - che nel caso di Come bere un bicchiere d acqua è costituita da un tavolino che accoglie un bicchiere riempito a metà - e la sua commistione con l immaterialità del video - che rimanda a un fatto realmente accaduto - diviene il punto di partenza per un pensiero responsabilmente artistico. Il risultato finale di tale processo si concretizza nella realizzazione di un opera interattiva in cui l intervento degli spettatori diviene fondamentale per il completamento del lavoro. La tecnologia da un lato e la presenza fisica degli oggetti si compenetrano per assurgere a simbolo di un adesione condivisa sotto il segno della partecipazione cosciente, un allunaggio dedicato a una coscienza civica nella quale lo spettatore è chiamato a essere garante e presente. In Come bere un bicchiere d acqua il processo di rielaborazione della realtà è reinterpretato nel rapporto tra l oggetto reale e la sua ombra: l oggetto metonimico è proprio un bicchiere d acqua poggiato al centro di un piccolo tavolo. Il bicchiere è illuminato dall alto da una non definita fonte luminosa mentre l ombra visibile sul tavolo si comporta in modo eccentrico: è instabile, si muove e si frastaglia. L ombra del bicchiere risponde costantemente alle variazioni di emissioni di radiottività rilevate nei dintorni di Fukushima Daiichi. Il dato preciso e oggettivo - rilevato in Giappone e diffuso in tempo reale tramite la rete - viene reinterpretato per fornire una versione della rappresentazione del vero che si trasforma ad ogni minima variazione. Il caso del deputato Sonoda è soltanto un esempio concreto di come ogni giorno la realtà venga raccontata e teatralizzata in molteplici maniere. La volontà di approfondire è il punto di partenza per l analisi critica dei dati, per tentare di sfuggire alla mistificazione condotta dai media e dall informazione globale, per avvicinarsi al bicchiere e scoprire che le ombre possono anche scomparire. aurorameccanica 14 Come bere un bicchiere d acqua, 2012, Videoinstallazione interattiva, cemento, vetro, luci e ombre. Like drinking a glass of water, 2012, interactive video installation. concrete, glass, lights and shadows.

10 aurorameccanica aurorameccanica Vive e lavora a Torino. collettivo composto da: Fabio Alvino (1988), Roberto Bella (1983) e Carlo Riccobono (1982). Nel 2012 vince il Premio PAV 2012 ed è chiamato a partecipare a Hidden Places and Identities, Parallel Events di Manifesta9 tra le personali: 2012 Dance me to the end of love / Artefiera OFF, Spazio Blue, Bologna 2011 Svegliare le idee, Weber & Weber, Torino 2010 Bolle d aria, Ohne Tilel Lab, Torino tra le collettive: 2012 Undici allunaggi possibili, Palazzo Zenobio per l arte, Venezia 2011 Nei Limiti, Castiglia di Saluzzo, Saluzzo (CN); Shingle22, Biennale di Anzio e Nettuno, Anzio (ROMA) 2010 Guardiani del tempo, Gemine Muse, Museo arte orientale, Torino 2008 Terre e Cieli, Invideo 2008, Spazio Oberdan, Milano aurorameccanica Lives and works in Turin. collective formed by Fabio Alvino (1988), Roberto Bella (1983) and Carlo Riccobono (1982). In 2012 aurorameccanica has won the 2012 PAV Prize and is invited to participate in Hidden Places and Identities, Parallel Events of Manifesta9. selected solo exhibitions: 2012 Dance me to the end of love /Artefiera OFF, Spazio Blue, Bologna 2011 Svegliare le idee, Weber & Weber, Torino 2010 Bolle d aria, Ohne Tilel Lab, Torino selected group exhibitions: 2012 Undici allunaggi possibili, Palazzo Zenobio per l arte, Venezia 2011 Nei Limiti, Castiglia di Saluzzo, Saluzzo (CN); Shingle22, Biennale di Anzio e Nettuno, Anzio (ROMA) 2010 Guardiani del tempo, Gemine Muse, Museo arte orientale, Torino 2008 Terre e Cieli, Invideo 2008, Spazio Oberdan, Milano George 1.0, 2011, installazione interattiva / interactive installation, 150x75 cm E se ti regalassi la luna?, 2010, videoinstallazione interattiva / interactive video installation, 400x300 cm La Gabbia, 2012, videoinstallazione interattiva, dimensioni dettate dall ambiente / interactive video installation, site specific dimensions George 1.0, 2011, installazione interattiva / interactive installation, 150x75 cm

11 Nelle opere scultorie e installative di Alessandro Bergonzoni permane una solitudine immobile, un luogo della perdita che non produce sottrazione, bensì una meccanica gestaltica nella quale il tutto è più della somma delle singole parti. In questo dedalo di materiali - separati in frammenti e ridati a nuova vita attraverso altre forme e altri anfratti dell esistere - materiali provenienti da una memoria privata e insistita, ciò che più interessa all artista è ciò che non si vede, è il portare come un traghettatore contemporaneo il dolore nella sfera del possibile e il possibile in tutte le sfere, attraverso un processo artistico in cui la scrittura accompagna sempre il lavoro anche quando è celata. I suoi organismi si alimentano dell espansione dell errore sia nella fase realizzativa, che in quella espositiva, quando tutto appare fermo eppure è soggetto a un costante, progressivo e inesorabile processo. Se covare e allacciare la dimensione del dubbio è compito dell arte contemporanea, in ogni era e stagione, così nelle sue opere il dubbio è, come in TELI DEI RESUSCITANTI PER SVENTOLAR BANDIE- RA BIANCA, RITROVATI SOTTOSUOLO, installazione di accumulo di terra, reperto, archivio intriso di emerso, cavato impuro, visione dell arte per trovare nella semi-autobiografia di questa stanza l acrobatica sperimentazione di ellissi e iperboli gergali del pensare. Nello studiato compimento dell installazione, sublimazione di ufficio archivistico d esperienza vissuta in altra dimensione, bisogno di oltrepassare i confini anche dell atmosfera terrestre, allucinazione programmata di un esule, l artista porta sulla sua Luna una bandiera bianca deposta sotto un cumulo di terra, e un altra bandiera bianca che accoglie gli oggetti reperti, sempre superfici ruvide e contaminate, ritrovati affioranti tra polvere e uno sguardo pronto a cogliere l inciampo con il prossimo incontro. Ciascuno di questi residui è catalogato e la scoperta, l atto che lo spettatore è portato a compiere, è quello di andare a ritrovare la corrispondenza tra l oggetto numerato su bandiera e il suo significato scritto sulla lavagna bianca a parete, cartongesso a muro che interconnette i fili del senso, per tracciare una mappa di mondi che s incrociano e dimensioni intercambiabili. Quella compiuta da Bergonzoni è l epifania della rivelazione dei contenuti, un autopsia eseguita nella e sulla stanza e le cui tracce sono verificate dalle sculture, ma anche dai punti di sutura che dalla parete sconnessa scendono a pavimento per arginare il flusso della polvere che sgorga dalle viscere stesse del terreno lunare. In questo spazio si verifica l incontro tra arte e vita, tra spettatore e opera, tra sguardo orizzontale e sguardo prismatico. Nell opera di Bergonzoni l impressione è che non sarà mai dato modo di tornare a una presenza tranquilla essendo estremamente labili i confini tra entità ed eventi. La natura indeterminata della polvere solleverà altri spazi e altri intervalli, la percezione sarà sempre allertata e le potenzialità estese in una disarmonia jazzistica continua e battente. Il disagio da Memorie dal sottosuolo (5) che l installazione di Bergonzoni contiene nell imbuto della progressiva scoperta che intercorre tra lo svelare e lo svelato, è consapevolezza di poter convertire i fattori, squadernare il vero e il falso, è consapevolezza di un umano da moltiplicare al sovrumano e che l incidente con l arte può aumentare o spingere a suturare. L artista non teme l inazione che tale estrema consapevolezza può apportare e ci sposta oltre, ci incoraggia all inevitabile e allo stupefacente, ci spinge a guardare senza preoccuparsi di pressione, temperatura, altitudine, tempo. Senza indugio Bergonzoni compie l allunaggio e non soffre l andata o il ritorno perché riconosce essere, questi, la stessa cosa, essere un unica vasta possibilità. Molti vorrebbero semplicemente dimenticare il tempo, perché il tempo nasconde il principio di morte (tutti i veri artisti lo sanno). In questa corrente temporale fluttuano i resti della storia dell arte, con un presente che non può difendere né le culture dell Europa né tantomeno le civiltà primitive o arcaiche; e deve, in compenso, esplorare lo spirito pre- e post-storico, andando là dove i lontani futuri incontreranno i lontani passati. (6) Alessandro Bergonzoni 18 TELI DEI RESUSCITANTI PER SVENTOLAR BANDIERA BIANCA, RITROVATI SOTTOSUOLO, 2012, materiali vari, dimensioni variabili. SHEETS OF RESURRECTED TO WAVE WHITE FLAG, UNDERGROUND RECOVERED, 2012, various materials, variable dimensions. Dei resuscitanti: come Dei appunto, che stanno ritornando e che hanno cucito, passato e futuro (a sutura memoria). Due bandiere su cui posare e riposare, posare e riposare. La terra cicatrizza luna e l altra. Ecco l incombenza: portare sulla luna tutto ciò, che incombe, che è posato sopra. Nessun muro sulla luna? Se ce ne sono ancora, crepano, si stanno sgretolando a vista, ma vi si può leggere riflesso, l elenco dei reperti trovati sulla e nella terra: il ritrovato, cavato e ricavato. Il ricavato sarà devoluto alla causa: l evoluto. Alessandro Bergonzoni

12 Alessandro Bergonzoni Alessandro Bergonzoni, Bologna 1958 Autore, Attore, Artista / Author, Actor, Artist mostre personali / solo exibitions: 2011 Maceria prima (accuse mosse), Galleria d Arte Moderna e Contemporanea di Pordenone Armando Pizzinato, a cura di / curated by Marco Minuz; Grembi: soglie dell inconcepibile, Sala delle Colonne, Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, Biella; Ai tuoi piedi (gli appallottolati), installazione / performance all interno della notte bianca di Arte Fiera off 2010 Proporzioni occulte (gli antipodi), Otto Gallery, Bologna 2008 Cardanico, Galleria Mimmo Scognamiglio, Napoli mostre collettive / group exibitions: 2012 undici allunaggi possibili, Cà Zenobio, Venezia, a cura di / curated by Martina Cavallarin; Arte Fiera Bologna, Galleria Michela Rizzo 2011 Arte Fiera Bologna, Otto Gallery 2010 Mostra Installazione, Bologna si rivela - Artefiera, San Giorgio in Poggiale, a cura di / curated by Philippe Daverio; Mostra Installazione, Festival Poiesis, Spedale Santa Maria del Buon Gesù, Fabriano; fortu-nati, Festivalfilosofia, Galleria Paggeriarte, Sassuolo 2008 Arte Fiera Bologna, Galleria Mimmo Scognamiglio Artecontemporanea 2007 Arte Fiera Bologna, Galleria Mimmo Scognamiglio Artecontemporanea 2006 Fresco Bosco, Certosa di Padula, a cura di / curated by Achille Bonito Oliva 2005 il Ritratto interiore, da Lotto a Pirandello, Museo Archeologico di Aosta, a cura di / curated by Vittorio Sgarbi teatro / theater: 2010 URGE 2007 NEL 2004 Predisporsi al micidiale 1999 Madornale Zius 1994 La cucina del frattempo 1992 Anghingò 1989 Le balene restino sedute 1987 Non è morto né Flic né Floc 1985 La saliera e l ape Piera 1984 La regina del Nautilus 1983 Chi cabaret fa per tre 1982 Scemeggiata libri / books 2009 Bastasse grondare 2005 Non ardo dal desiderio di diventare uomo finché posso essere anche donna bambino animale o cosa 1999 Opplero Storia di un salto 1997 Silences - Il teatro di Alessandro Bergonzoni 1995 Il Grande Fermo e i suoi piccoli andirivieni 1992 Motivi di soddisfazione accampati nel deserto 1992 E già mercoledì e io no 1989 Le Balene restino sedute premi / prizes 2009 Premio UBU 2009 per la migliore interpretazione maschile nel teatro Italiano 2008 Premio Hystrio-Teatro Festivale di Mantova 2004/2005 Premio della Critica dell associazione nazionale critici di teatro Testa prima dell invenzione del volto, 2011, legno, acciaio / wood, steel, Courtesy Museo della Città di Bologna Maceria prima (accuse mosse), 2011, Galleria d Arte Moderna e Contemporanea di Pordenone Armando Pizzinato, Pordenone Veduta della mostra / exhibition view Frantum, 2011, terra battuta, biglie d acciaio / clay, steel balls, Courtesy dell artista Grembi: soglie dell inconcepibile, 2011, Sala delle Colonne, Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, Biella, Veduta della mostra / exhibition view pagina accanto / previous page; Incubatoi per libri Innati, 2007, Courtesy dell artista

13 Oggi, negli anni 50, l attenzione di tutti è rivolta verso l alto, verso il cielo. E la vita sugli altri mondi che interessa la gente. Eppure, in ogni momento, il terreno può aprirsi sotto i nostri piedi e razze strane e misteriose possono riversarsi nel cuore del nostro mondo. Vale la pena di farci un pensiero, e proprio qui in California, a causa dei terremoti, la situazione è particolarmente all ordine del giorno. Ogni volta che c è una scossa di terremoto io mi domando: E questa che aprirà una falla nel terreno e che alla fine rivelerà il mondo interiore? Sarà questa la scossa decisiva?. (7) Il rapporto tra spazio, opera, fruitore s intensifica nel calore concettuale che pervade l allunaggio di Ester Maria Negretti artista lirica, suggestiva, empatica e pittorica pur nella mole imponente delle sue monolitiche sculture. I fasci di luce che ammantano ferro, legno, calcestruzzo, catrame, cemento e pittura a olio di cui trasudano i DIALOGO TRA SORDI si mescolano a un rumore sommesso e ossessivo, un respiro che dialoga in forma d illusione con l opera fisica. In questa installazione la sensazione è di trovarsi nel mezzo di una coniugazione perpetuata tra le energie corporali, mentali e morali dell artista e l identità del movimento del viandante atteso. La fantasia di Negretti non è una rinuncia al rimescolamento circolare della posizione esistenziale a favore dell apparire dell opera, bensì una traccia apparente e affermativa dell osmosi e del continuo travaso di energia dalla struttura individuale dell opera a quella del mondo e viceversa. L allunaggio di Negretti sta nella possibilità di sfuggire al destino entropico attraverso la congiunzione di arte e vita, la loro assoluta permanenza in uno stato di quiete apparente, di finta morte, di atto scenografico che asseconda e aiuta l inganno necessario di cui si appropria ogni singola esistenza. I tre giganti maestosi e protettivi stringono con la loro presenza ogni flusso, ogni atteggiamento, ogni entrata e uscita memorizzando con la loro circolarità la possibilità di contenere tutti i mondi che solo li sfiorano e mai li attraversano. I lavori di Negretti suonano come interrogativi e moniti sociali; nelle sue sculture le idee circolano rumorose, insistenti, insinuanti. Si percepisce un senso di disagio, una consistenza data dalla materia della scultura ma anche da una reale e impegnata partecipazione, una speranza di rianimazione del mondo. Il rimettere in forma i reperti della realtà esalta la necessità di riportare il caos nell ordine della cultura. Il processo creativo dell artista è un circuito chiuso che rimanda con nostalgia a un espansione traumatica della nostra società. Stratificata, bruciata e scolpita la materia della quale è costituita la superficie pellicolare delle sentinelle di ferro racconta di antichi resti riammessi allo sguardo, riaffiorati alla superficie, ma sempre inaccessibili come aculei che respingono il contatto, il dialogo, metafora potente dell incomunicabilità esistenziale. E qui si fa ancora più presente l ascolto del respiro di fondo che ci sussurra di un dolore sopito e mai superato, il dolore incommensurabile che ciascuno di noi si porta dentro di sé e che l artista cerca di esorcizzare attraverso la rappresentazione e la presentazione all altro della sua nuda opera. Nel caso di Negretti l allunaggio è un atto di possibile condivisione di un destino che personalmente non ritengo mai casuale e mai misurabile, una manifestazione primordiale di una civiltà che si sente accresciuta senza mai evolvere, almeno non nelle sfere di cui abbiamo bisogno davvero, ma che l arte può aiutare a colmare non senza contagio, non senza malattia, non senza il virus infetto di un malessere certamente più vertiginoso e dissestante, ma certamente molto più vivo e vitale. Ester Maria Negretti 22 DIALOGO TRA SORDI, 2012, ferro, legno, calcestruzzo, gesso sintetico, catrame, cementite, colori ad olio, colori metallici, cera, resina, dimensioni di ogni scultura pittorica 285x95x95 cm. DIALOGUE BETWEEN THE DEAF, 2012, iron, wood, concrete, synthetic plaster, tar, cementite, oil colors, metallic colors, wax, resin, dimensions of each painting sculpture 285x95x95 cm.

14 Ester Maria Negretti Ester Maria Negretti, 1978, Como. Dopo aver conseguito il diploma presso l I.T.I.S. Setificio di Como, seguendo la buona tradizione rinascimentale forma la sua tecnica pittorica nella bottega di pittori esperti dai quali apprende I segreti del mestiere. Ha partecipato fin da giovanissima a numerosi concorsi tra cui ricordiamo: 2012 finalista Premio Combat Prize; premiata al Premio Bice Bugatti 2010 vince il Premio Brambati 2008 invitata al premio La Fenice et des Artistes, Venezia 2006 vince il 2 premio Carlo dalla Zorza 2006, Milano 2005 finalista al Premio Arte Mondadori Dopo aver lavorato presso diversi studi di disegno tessile, a partire dal 2005 si dedica interamente alla pittura. mostre personali recenti: 2011 Essenza e Materia, Palazzo del Broletto, Como 2010 Landscape, Galleria Cortina, Milano 2008 Morte e rinascita della materia, Palazzo Pretorio, Sondrio 2007 Ester Negretti, Libreria Bocca, Milano mostre collettive recenti: 2012 Undici allunaggi possibili, Palazzo Zenobio per l arte, Venezia; Energheia Miniartextil, Galerie Lisette Alibert, Parigi e Museo di Palazzo Mocenigo, Venezia 2011 Energheia Miniartextil ex chiesa di San Francesco-Fondazione Ratti, Como; DumpingArt progetto nell ambito del Festival della Scienza, Genova 2010 Artisti della Permanente, Museo La Permanente, Milano; Discaricart, Museo Navale di Genova Pegli 2009 Ecomondo Rimini Fiera. Nel 2012 partecipa al Simposio di pittura, Austevoll, Norvegia Ester Maria Negretti, 1978, Como. After graduating at the I.T.I.S. of Como, following the good tradition of the Renaissance she works in expert painters studios to learn their secrets. Since she was very young, she participated in numerous competitions, among which we remember: 2012 Combat Award Finalist Prize; awarded at the Bice Bugatti Prize 2010 wins the Brambati Prize 2008 invited to the La Fenice et des Artistes Prize, Venice 2006 she wins the 2nd Carlo Zorza Prize 2006, Milan 2005 finalist for the Arte Mondadori Prize After working in different studies of textile design, from 2005 she devoted herself entirely to painting recent solo exhibitions: 2011 Essence and Matter, Broletto Palace, Como 2010 Landscape, Cortina Gallery, Milano 2008 Death and Rebirth of matter, Praetorian Palace, Sondrio 2007 Ester Negretti Bocca Library, Milan recent group exhibitions: 2012 Eleven possible lunar landings Ca Zenobio, Venice; Energheia Miniartextil, Lisette Alibert Gallery, Paris and Mocenigo Palace Museum, Venice 2011 Energheia Miniartextil former church of St. Francis- Ratti Foundation, Como, DumpingArt project by the Science Festival, Genoa 2010 Artists of The Permanent, The Permanent Museum, Milan; Discaricart, Naval Museum of Genoa Pegli 2009 Ecomondo Rimini Fiera In 2012 she takes part in the Symposium of Painting, Austevoll, Norway morte e rinascita della materia, 2007, materiali vari / various materials, 100x100 cm. Orizzonti sovrapposti, 2011, materiali vari / various materials, 100x100 cm. Momenti preziosi, 2012, materiali vari / various materials, 120x100 cm.

15 Un unica stanza vive di sole pareti occupate, fitte e intense, degli ERRATA CORRIGE di Ekaterina Panikanova, artista raffinata, dalla mano intelligenza d artista, pittrice e disegnatrice di segni controllati tra inchiostri e pagine stampate. La metafora usata per sostenere il lavoro è quella dell ostrica e della perla: in seguito all ingresso della sabbia nella conchiglia il granello, l elemento di stress, innesca l espulsione attraverso la produzione della capsula, il virus dall apparenza preziosa. Allo stesso modo l intrusione del suo segno all interno delle pagine di libri assemblati e intersecanti tra di loro, condiziona la visione dell opera concentrata prevalentemente su scene familiari e animali montani tra i quali spicca in prevalenza la figura del cervo. L insieme di elementi estetizzanti e rimandi concettuali si condensa nel video centrale in cui lo scorrere incessante delle pagine che si srotola danno vita a differenti narrazioni che intervallano i piani e i limiti emotivi. Ciò che distoglie e cattura non sono gli slanci cromatici - il cui salto è minimo e incentrato su poche tonalità, nero, il giallastro delle pagine consunte, accenni di rosso, tranne quando il supporto è un giornalino colorato - quanto la sensazione di avere davanti una storia da classificare ogni volta senza soluzione di continuità. Un lavoro psichico d indagine su sensazioni e percezioni, un allunaggio da avvicinare con la controllata paura di svolgere un operazione chirurgica in cui lo scambio di ruoli tra medico e paziente è sconcertante e vertiginoso. Si può cogliere nelle installazioni a parete di Panikanova un altalena di possibilità sempre sul bilico della soglia, una corrispondenza tra passato e futuro, tra segno contemporaneo di bestiario annerito sulla carta e libro antico, memoria di fogli lisi e riemerso d immaginario pubblicitario da riviste americane degli anni Cinquanta in cui il papà stringe la figlia, il bambino vestito da marinaretto forse attende una carezza, mentre sta contrito e immobile in un ritratto di famiglia da lessico familiare e poco distante casette ossessive stilizzate e senza finestre si ripetono a cicli continui. Altri elementi iconografici sono un cavallo a dondolo con corna d alce su fondo scuro, le torte che appaiono e scompaiono, dei fiori da tappezzeria vintage per composizioni uniche in cui i singoli elementi si mescolano per ritrovarsi assieme solo nello scorrere del video. Alcune pagine hanno solo gocce provenienti da altri requisiti, altre sono intrise, pregne sino ai confini della capacità di resistenza della materia, quasi sudice di segreti, immobili nell attesa di mostrare il loro lato nascosto candido o inaccettabile. La capacità di questa interessante e assolutamente originale artista, sta proprio nell innesto del virus, nell intrusione silente del principio che infetta la quotidianità apparente, la sicurezza fittizia, la famiglia come simbolo di solidità e bellezza che nasconde tra le sue pieghe bourgeois le più spietate e accanite resistenze dell essere umano e del suo relazionarsi con il mondo che lo circonda. Lo diceva Leonardo che la pittura è cosa mentale. Ekaterina Panikanova 26 ERRATA CORRIGE, 2012, libri antichi e non, inchiostro, chiodi, legno, 109x129 cm ciascuno. ERRATA CORRIGE, 2012, video, 15 min. ERRATA CORRIGE, 2012, antique and new books, ink, nails, wood, 109x129 cm each. ERRATA CORRIGE, 2012, video, 15 min.

16 Ekaterina Panikanova Ekaterina Panikanova è nata a San Pietroburgo nel 1975, città dove si è laureata presso l Accademia di Belli Arti. Attualmente vive e lavora a Roma. principali esposizioni: 2012 undici allunaggi possibili, Palazzo Zenobio per l arte, Venezia 2011 Mostra dei finalisti Premio Celeste, The Invisible dog Art Center, New York; Artisti contemporanei russi a Roma, Museo della Civiltà Romana, Roma; SYNTHESIM, Mostra Centro Elsa Morante, Roma; Adrenalina 1.2, Musei Capitolini, Centrale Montemartini, Roma 2007 Premio Michetti, Francavilla al Mare Ekaterina Panikanova was born in St. Petersburg in City where graduated from the Academy of Fine Arts. She actually lives and works in Rome. selected exibitions: 2012 undici allunagi possibili,ca Zenobio,Venice 2011 Celeste Prize finalist Show, The Invisible Dog centre, New York; Contemporary Russian artists in Rome, Museo della Civiltà Romana, Rome; SYNTHESIM, Elsa Morante Centre, Rome; Adrenalina 1.2, Capitolini Museums, Rome 2007 Michetti Prize, Francavilla al Mare, Italy errata corrige 8, 2012, inchiostro di china su libri antichi / china ink on antique books, 110X130 cm. errata corrige 6, 2012, inchiostro di china su libri antichi / china ink on antique books, 110X130 cm. errata corrige 1, 2012, inchiostro di china su libri antichi / china ink on antique books, 110X130 cm. errata corrige 7, 2012, inchiostro di china su libri antichi / china ink on antique books, 110X130 cm.

17 Più egli contempla, meno vive; più accetta di riconoscersi nelle immagini dominanti del bisogno, meno comprende la sua propria esistenza e il suo proprio desiderio. (8) Il rapporto che si attiva nell entrare nello spazio di Mauro Ghiglione porta immediatamente a uno stato di disagio silente in cui si cerca di trovare dei punti cardinali necessari all orientamento. L installazione è pulita: sulla parete di fondo quattro lavori, stampa digitale su plexiglas, sono montati ciascuno su quattro calibri, strumenti Mauro Ghiglione di precisione adoperati con geometria perfetta al centro di ciascun lato, che stringono i supporti e li inchiodano al muro. Debito d ossigeno è un installazione che si concentra sul tratto distintivo del percorso artistico di Ghiglione, ovvero l indagine del rapporto tra l immagine fotografica e il reale. Interesse che gli consente da un lato di proseguire la sua ricerca sui meccanismi mentali che sottostanno l opera e dall altro, di affrontare tematiche maggiormente contemporanee con una ricerca linguistica tesa a sottrarre lo specifico fotografico all immagine, per affrontare la sua messa in crisi. La figura centrale di ogni pannello è apparentemente una statua - stampata sul Nuovo Testamento assemblato insieme - e posta in differenti angolazioni. In realtà si tratta di uno scatto operato al Tourture Garden, organizzazione inglese itinerante e nomade e in cui è possibile farsi sottoporre a pratiche masochistiche oppure guardare coloro che le subiscono. In questo caso la persona è messa sotto vuoto e la respirazione è resa possibile solo da un foro all altezza della bocca che consente l entrata all aria esterna. La fascinazione della merce teorizzata da Guy Debord è tradotta in opera dall artista genovese attratto dal concetto di feticcio seducente che riguarda il prodotto oggetto allo stesso modo del prodotto uomo, allo stesso modo del prodotto arte. Nella stanza in cui avveniva questo rituale un uomo stava fermo ed eccitato, sedotto dalla sofferenza, catturato dalla linea estrema tra vita e morte, Eros e Thanatos. In tal modo il rapporto sociale tra individui si sviluppa con una metodica che porta all alienazione profonda e a un costante inganno. Il medesimo pensiero Ghiglione lo estende nei confronti del Sistema Arte che pur beneficiando di un indiscussa dimensione umanistica si spinge costantemente e inesorabilmente verso una dimensione funzionale in cui è necessario quindi che l opera divenga merce. Lo spettacolo è il capitale a un tale grado di accumulazione da divenire immagine. (9). Sulle due pareti laterali piccole superfici specchianti moltiplicano la presenza di un teschio umano appeso a soffitto e piombato sulla parte finale del filo che lo regge da un pendolo rosso anch esso direzionato su un piccolo specchio. L opera s intitola Finalmente mi vedo, installazione site specific il cui accento si pone sempre su una falsa percezione, sull inganno totale di un entropia che non è elusa non rispondendo più il soggetto estetico a un affermazione tautologica come accadeva quando l arte era ciò che si definiva arte. Ora il valore autonomo dell opera viene a scomparire per lasciare il posto a un valore equiparabile a quello di ciascun mercato applicato a qualsiasi prodotto. Quello lanciato da Mauro Ghiglione è lo spettro del sospetto che l arte stia divenendo solo un altra piccola zona del nostro piccolo mondo anziché, in senso davvero esteso, rimanga un allunaggio possibile, quel territorio in cui solo la macchina dell arte può trasportare, quel progetto possibile di alchimia, immaginazione, ridefinizione moltiplicativa. Scrive un grande critico, il cui pensiero è così affine a Ghiglione: Gli uomini, un giorno, scompariranno, ma resteranno le loro immagini demoltiplicate, che si ricorderanno di loro. E piangeranno senza più sapere perché. (10) 30 Debito di Ossigeno, 2010, opera a muro, 40x30x250 cm. Finalmente mi vedo..., 2012, installazione, dimensioni variabili. Oxygen Debt, 2010, work on the wall, 40x30x250 cm. Finally I see myself..., 2012, installation, variable dimensions.

18 Mauro Ghiglione Mauro Ghiglione. Genova Artista di derivazione concettuale, la sua ricerca dal 1985 al 1993 mira ad indagare le possibilità espressive di materia e simbolo in contrapposizione all effimero artistico (Galleria Zenith, Torino 1990; Studio Alaya, Genova 1993; Galleria A PERT, Amsterdam, 1989). In seguito il suo lavoro si fa più mentale e la sua ricerca si focalizza sullo studio dei meccanismi mentali del pensiero e della percezione, in relazione alla spazialità e alla memoria, (Galleria A PERT, Amsterdam, Doppio invisibile, 1994; galleria Leonardi V/Idea, Genova, Sospensioni tra la memoria e l oblio, 1997; Galleria Silvy Bassanese, Biella, Trasfigura, 1998; Galleria Martano, Torino, Sum over histories, 1999). Dal 2000 entra nel suo lavoro, quale tratto distintivo del suo percorso, il rapporto con l immagine fotografica, che gli consente da un lato di proseguire la sua ricerca sull indagine dei meccanismi mentali che sottostanno all opera e, dall altro, di affrontare problematiche maggiormente contemporanee. Tratto distintivo, che si trova nelle esposizioni realizzate alla Galleria Bassanese di Biella ( Shhmt Passencore, 2000; My hands, my mind, 2005), al CACT di Bellinzona ( Sottili Rivelazioni, 2000) nel Foyer del teatro della Corte di Genova ( My Heart, my shoes, videoinstallazione 2001), a Torino Manifest To manifesto d artista a cura della GAM, a Milano PAC ( Utopie quotidiane, 2002), a Modena Galleria S.Salvatore ( Game over, 2003), Venezia alla Galleria Michela Rizzo ( Fresh and Clean, 2005). Dal 2005, pur mantenendo intatto il linguaggio individuato, il suo lavoro si orienta al mondo delle idee, testimonianza di questo operare rimangono le mostre a Gavi Ligure ( Polemos, 2006, a cura di Angela Madesani), Genova Unimediamodern ( Doppio gioco, 2005; Sta una fuga fra noi, 2008; Autobiografica, 2011), Venezia Galleria Michela Rizzo ( Paso doble con Franco Vaccari), a Bellinzona Galleria Balmelli ( Ad est dell equatore ), Ca Zenobio, Venezia ( undici allunaggi possibili ). Mauro Ghiglione. Genoa Artist of conceptual derivation, his research from 1985 to 1993 aims to investigate the expressive possibilities of matter and symbol, as opposed to artistic ephemeral (Zenith Gallery, Torino, 1990; Studio Alaya, Genova,1993; A PERT Gallery, Amsterdam, 1989). Subsequently his work becomes more mental, and his research focuses on the study of mental mechanisms of thought and perception, in relation to spatiality and memory, (A PERT Gallery, Amsterdam, Doppio invisible, 1994; Gallery Leonardi V/Idea, Genova, Sospensioni tra la memoria e l oblio, 1997; Silvy Gallery Bassanese, Biella, Transfigura, 1998; Martano Gallery, Torino, Sum over histories, 1999). Since 2000 the relationship with the photographic image get into his work as a distinguishing feature of his journey. This fact allows Ghiglione to continue his research about the survey of mental mechanisms which underlie the work, and secondly, deal with more contemporary issues. Distinctive trait found in the exhibitions held at the Bassanese Gallery, Biella ( Shhmt - Passencore, 2000; My hands, my mind, 2005), the CACT Bellinzona ( Sottili Rivelazioni, 2000) in the foyer of the theater of the Court of Genoa ( My Heart, my shoes, video installation, 2001), in Turin Manifest To artist manifest curated by GAM, Milan PAC ( Utopie Quotidiane, 2002), in Modena S.Salvatore Gallery ( Game Over, 2003), Venice, Michela Rizzo Gallery ( Fresh and Clean, 2005). Since 2005, while keeping untouched the identified language, his work orients itself to the world of ideas, evidence of this activity are the exhibitions in Gavi Ligure ( Polemos, 2006, curated by Angela Madesani), Genoa Unimediamodern ( Doppio Gioco, 2005; Sta una fuga fra noi, 2008; Autobiografica, 2011), Venice Michela Rizzo Gallery( Paso doble with Franco Vaccari), in Bellinzona Balmelli Gallery ( Ad est dell equatore ) and Ca Zenobio, Venice ( eleven possible lunar landings ). Accanimento terapeutico, 2010, installazione site specific, stampe fotografiche su plexiglas, cranio umano / site specific installation, photografic print on plexiglas, human skull, 100 x 270 x 30 cm. Liberté, Difference, Fraternité, 2011, alluminio specchiante inciso a laser, fotografia, compasso / aluminum mirror laser engraved, picture, caliper, dimensioni variabili / variable dimensions Liberté, Fraternité, 2011, multistrato marino inciso a laser, stampa fotografica su piombo / wood laser engraved, photographic print on plumb (Parigi, collezione privata / private collection)

19 Un improvvisa immersione nel buio e l incanto di una rivelazione, una caduta libera nello spazio con le sue volte, i suoi vuoti ed espansioni di pieni che dilatano i confini del proprio privato immaginario. Eric Winarto è un pittore che stende molteplici strati di colore non prima di aver studiato con occhio e intelletto da architetto il luogo che la sua opera abiterà. Ciò che gli interessa è trasportare il viandante nella dimensione del visibile quando l ombra è totale e attraversata solo dalla studiata luce nera detta luce di Wood e, al contrario, liquidare l opera a luci accese, laddove di solito si comprende, si studia, si assapora, s incespica, si ammala e si dialoga con l arte. Winarto dipinge degli elementi nodali della scultura della mente nei suoi tatuaggi a parete, elementi e tracce filamentose o dense, spesso simmetriche e precise come se usasse squadra e compasso. La struttura intera del suo allunaggio si regge su un susseguirsi di fasi, bianco su bianco che poi accoglie blu, azzurro e nero per aprire un vocabolario estetizzante quasi struggente, ma altamente concettuale. Il project specific è la sua cifra stilistica assommata a pazienza da orientale, quale in parte è la sua genia, avendo Winarto un albero genealogico per parte indonesiano e per parte svizzero. In questo incrocio risiede, presumo, una parte importante della sua ossessione, di una necessità reiterata in apnea di lavorare la notte, quando la realtà viene incontro al suo operare, quando il silenzio si sfracella fragoroso su muri che potrebbero non denunciare mai, se non munita la stanza di apposita illuminazione, di accogliere tanto coraggio, tanta minuziosa simmetria mescolata a uno strabismo da artista sincero e assoluto che riconosco sommesso, ma concreto, nel suo passo intellettuale e manuale, lirico e artistico. Il suo allunaggio possibile ha una genesi di nove anni, tanta strada temporale ha percorso il suo ciclo di dipinti fluorescenti Blacklight Selva. Tutto questo tempo, quest attesa, questo processo inesorabile e ininterrotto per creare un opera a muro o su tela, non permanente. La sensazione poetica è profondamente ricercata nell opera ed è sempre riferita alla metafora del destino umano. Il termine Selva deriva dalla Divina Commedia, retaggio europeo forte e presente e significa il labirinto della vita, concetto guida per Winarto in questa serie di lavori. Un labirinto manierista dove il senso della perdita è assoluto, dove non c è possibilità di intravedere o tornare al centro, dove lo straniamento regna sovrano, dove il ciclo dell eterno ritorno (11) è una possibilità intrapresa con sfida calibrata e inaudita, laggiù dove i limiti dell assurdo chiamano in gioco il sistema percettivo dello spettatore mettendo in stato di crisi la sua dimensione affettiva e contemplativa. Questa è <l entificazione del niente>, e questa gigantesca contraddizione è ciò in base a cui sostengo che nel pensiero contemporaneo esiste una capacità inarrestabile di distruggere ogni forma della tradizione filosofica, e cioè ogni modo di evocare e di edificare strutture eterne. (12) Eric Winarto 34 BLACKLIGHT SELVA, 2012, acrilico su muro, tubi di luce nera, 190 x 600 cm ca. BLACKLIGHT SELVA, 2012, acrylic on wall, blacklight tubes, 190 x 600 cm around

20 Eric Winarto Eric Winarto è nato a Kuala Lumpur (Malesia) nel Vive e lavora a Ginevra, Svizzera. Eric Winarto is born in Kuala Lumpur (Malaysia) in LIves and works in Geneva, Switzerland. formazione / education: mentor: Roman Opalka Haute Ecole d Art et de Design, HEAD, Ginevra mostre personali / solo exhibitions: 2012 Blacklight Selva, a cura di / curated by Dominique Truco, Abbaye de Noirlac, Bruère-Allichamps, Francia; Heidi Linck e Eric Winarto, Galerie Maurits van de Laar, Den Haag 2011 Eric Winarto, Galerie Charlotte Moser, Ginevra; L art dans les chapelles, a cura di / curated by Olivier Delavallade, Emilie Ovaere-Corthay, Karim Ghaddab, Chapelle Saint- Gildas, Bieuzy-les-Eaux, Bretagna, Francia 2010 Blacklight Selva, Galerie Metropolis, Parigi; Eric Winarto, Galerie Metropolis, Parigi 2008 Blacklight Selva, 2008, a cura di / curated by Alexia Turlin, Milkshake Agency, Ginevra 2007 Blacklight Selva, 2007, Initialraum, Stadthausgalerie, Münster, Germania, durante / during Skulptur Projekte Münster Eric Winarto, Galerie Charlotte Moser, Ginevra tra le recenti collettive / recent group exhibitions: 2012 Fernelmont Contemporary Art FCA 12, Château de Fernelmont, Belgio; Eternal Tour : Cosmotopia, a cura di / curated by Donatella Bernardi, Hadrien Dussoix, Ulrich Fischer, BAC, Bâtiment d art contemporain, Ginevra; Undici Allunaggi Possibili, a cura di / curated by Martina Cavallarin, Palazzo Zenobio per l Arte, Venezia 2011 Ad Curiosatati, Galerie Charlotte Moser, Ginevra; Personality, a cura di / curated by Martina Cavallarin, Galleria Michela Rizzo, Venezia 2011 Contre-Façon, White Canvas Gallery, Nanjing, Cina; A vos papiers II, Galerie Charlotte Moser, Ginevra 2009 Rideau Obscur, Nord, Ginevra; ArtBrussels, Galerie Charlotte Moser, Bruxelles 2007 Korea International Art Fair, Galerie Charlotte Moser, Seoul 2006 Open House, a cura di / curated by Karine Tissot, Musée Rath, Ginevra 2004 Lasko: un panorama de wallpainting en Suisse, a cura di / curated by Gauthier Huber, CAN, Centre d Art Neuchâtel, Svizzera pubblicazioni / publications: 2012 testi di / texts by Alberto Manguel, Marino Buscaglia, Dominique Truco, Abbaye de Noirlac, Bruère-Allichamps, Francia (catalogo / catalogue) 2011 L art dans les chapelles, Pontivy, Bretagne, Francia (catalogo / catalogue) September, 2011, Galerie Charlotte Moser, Geneva, Switzerland October, 2011, Gallerie Michela Rizzo, Venice, Italy MAISON BLANCHE, 2011, olio e acrilico su tela, tubi di luce nera / oil and acrylic on canvas, blacklight tubes, 110 x 220 cm. (Geneva, collezione privata / private collection), courtesy Galerie Charlotte Moser, Geneva, Switzerland October, 2011, White Canvas Gallery, Nanjing, China

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