AUSL RAVENNA. Rassegna stampa del 4/9/2011

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1 AUSL RAVENNA Rassegna stampa del 4/9/2011 La proprietà intellettuale degli articoli è delle fonti (quotidiani o altro) specificate all'inizio degli stessi; ogni riproduzione totale o parziale del loro contenuto per fini che esulano da un utilizzo di Rassegna Stampa è compiuta sotto la responsabilità di chi la esegue; MIMESI s.r.l. declina ogni responsabilità derivante da un uso improprio dello strumento o comunque non conforme a quanto specificato nei contratti di adesione al servizio.

2 INDICE AUSL RAVENNA 04/09/2011 QN - Il Resto del Carlino - Nazionale Gilberto Dondi BOLOGNA QUASI un monopolio. Con molte sfumature e distinguo, ma pur se... 04/09/2011 QN - Il Resto del Carlino - Nazionale Ecco l'elenco di tutti i contratti nelle cliniche pubbliche della regione 04/09/2011 QN - Il Resto del Carlino - Nazionale Pulizie negli ospedali: il monopolio delle coop rosse 04/09/2011 Corriere di Romagna Ma a cosa servirebbe una provincia unica romagnola? 04/09/2011 La Voce di Romagna - Ravenna 'Giornata dell'orgoglio laico' 04/09/2011 La Cronaca Di Piacenza Emilia-Romagna, riesplode il mor billo SANITÀ NAZIONALE 04/09/2011 Corriere della Sera - NAZIONALE Una rete per difendere la salute 04/09/2011 Corriere della Sera - NAZIONALE Sereni e leggeri per restare in salute 04/09/2011 Corriere della Sera - NAZIONALE Sette infezioni all'anno sono normali 04/09/2011 Corriere della Sera - NAZIONALE Troppa confusione sull'offerta vaccinale 04/09/2011 Corriere della Sera - ROMA Tubercolosi, i dubbi sull'infermiera 04/09/2011 Il Sole 24 Ore Cellule immortali per un bestseller 04/09/2011 La Repubblica - Roma "Noi genitori abbandonati dai medici"

3 04/09/2011 La Repubblica - Roma Tbc, il Codacons scrive al Papa "Il Vaticano incontri le famiglie" 04/09/2011 La Repubblica - Torino Sos dei medici all'antitrust "La salute non si svende" 04/09/2011 La Repubblica - Milano Medici della mutua in cooperativa a Dergano l'ambulatorio è di gruppo 04/09/2011 Il Messaggero - ROMA Sale a 115 il numero dei neonati positivi al test 04/09/2011 Il Messaggero - ROMA Tbc al Gemelli, per la Procura l'ipotesi di reato è lesioni colpose 04/09/2011 Il Messaggero - Nazionale Dai coca party al traffico di squillo sette le inchieste che scottano 04/09/2011 Il Messaggero - Nazionale Tarantini: dal premier prestiti la Procura: prove del ricatto 04/09/2011 Il Giornale - Nazionale Nuovi servizi dai dentisti italiani 04/09/2011 Il Gazzettino - NAZIONALE Pronto soccorso, basta code 04/09/2011 Il Secolo XIX Ospedali, banche e grande finanza, gli uomini all'opera

4 AUSL RAVENNA 6 articoli

5 04/09/2011 QN - Il Resto del Carlino - Ed. Nazionale Pag. 17 (diffusione:165207, tiratura:206221) Gilberto Dondi BOLOGNA QUASI un monopolio. Con molte sfumature e distinguo, ma pur se... Gilberto Dondi BOLOGNA QUASI un monopolio. Con molte sfumature e distinguo, ma pur sempre quasi un monopolio. Negli ospedali dell'emilia Romagna, nove volte su dieci le pulizie sono effettuate dalle cooperative rosse, aderenti a Legacoop. Per quelle bianche, aderenti a Confocooperative, non restano che le briciole. Oppure, come seconda opzione, c'è quella di partecipare alle gare insieme alle coop rosse, in raggruppamenti di imprese in cui però la capofila resta sempre la cooperativa di Legacoop. E' un tema dibattuto da tanti anni, in Emilia Romagna: perché alcuni appalti sono sempre vinti dalle coop vicine alle forza politica che governa il territorio? «Un tema superato, che non ha più ragion d'essere, visto che ormai decidono le leggi del mercato», si infervorano i rappresentanti delle coop rosse. «Un tema più che mai attuale», replicano gli avversari bianchi. MA VEDIAMO i dati. Stando anche al grafico pubblicato a fianco, il colore rosso risalta in maniera preponderante. Anche se, è bene dirlo subito, in molti casi l'appalto è gestito sì dalla coop rossa, che lo fa però insieme ad altre realtà, comprese aziende private e coop bianche, che si sono unite per vincere il bando. E' il caso dell'ausl di Bologna, il cui appalto, per un valore di 19,3 milioni di euro all'anno, è stato vinto da un raggruppamento di imprese capeggiato da Manutencoop, il colosso rosso della città, cui partecipano anche la coop bianca Operosa e la spa Gamba. E all'ospedale Maggiore, il più grande fra i nove dell'ausl, è proprio l'operosa a fare le pulizie. Non solo: la coop bianca di recente ha vinto l'appalto per l'altro grande ospedale della città, il policlinico universitario Sant'Orsola, anche se qualche malelingua (ma gli interessati smentiscono seccamente) insinua che nell'ultima gara Manutencoop, l'ex titolare dell'appalto, si sia di fatto sfilata presentando un'offerta 'impossibile'. SANT'ORSOLA a parte, se ci si sposta dal capoluogo il colore rosso torna a farla da padrone: a Modena e Imola c'è ancora Manutencoop, a Ravenna e Rimini c'è Copura (da sola o nei soliti raggruppamenti), a Reggio c'è Coopservice, a Ferrara Copma e a Forlì-Cesena la coop Formula Servizi. A Piacenza lavora Copra, che una volta era in Legacoop ma ora ne è uscita. Uniche eccezioni: Parma, dove Legacoop e Confocooperative sono unite in un'associazione temporanea di imprese più variegata, l'ospedale di Sassuolo e, appunto, il policlinico bolognese. Molte gare sono bandite dalle Ausl in proprio, altre vengono gestite dall'agenzia regionale Intercent-er. «C'È UNA situazione di monopolio assoluto - attacca Manes Bernardini, ex candidato a sindaco di Lega e Pdl a Bologna, consigliere regionale e capogruppo del Carroccio in Comune -, tant'è vero che il 91,4% del mercato è in mano alle coop rosse. Non ho nulla contro di loro, sia chiaro, non metto in discussione la loro storia, qualità e il fatto che creino posti di lavoro. Ma qualunque monopolio va a discapito della libera concorrenza. Il problema è che nei bandi si mettono paletti tali da rendere impossibile, per gli altri, vincere la gara. Si chiede ai partecipanti di avere dimensioni e anni di esperienza nel settore che solo le coop rosse hanno. E a livello regionale c'è la spartizione fra le coop, ognuna delle quali vince nella propria città. La situazione deve cambiare, per aprire il mercato, oggi chiuso, a nuove realtà». Image: /foto/6878.jpg AUSL RAVENNA 5

6 04/09/2011 QN - Il Resto del Carlino - Ed. Nazionale Pag. 16 (diffusione:165207, tiratura:206221) IL QUADRO LA LISTA PER OGNI AZIENDA SANITARIA LOCALE Ecco l'elenco di tutti i contratti nelle cliniche pubbliche della regione ECCO tutti gli ospedali dell'emilia Romagna i cui servizi di pulizia sono gestiti da cooperative aderenti a Legacoop. Bologna e provincia, con un'ati capeggiata da Manutencoop : Rizzoli e i nove dell'ausl: Maggiore, Bellaria, di Bazzano, Bentivoglio, Budrio, Loiano, Porretta, San Giovanni in Persiceto e Vergato. Imola: ospedali di Imola e Castel San Pietro Terme. Ausl di Ravenna, con Copura: Ravenna, Faenza, Lugo. Ausl di Rimini, con Copura: Rimini, Santarcangelo, Riccione, Cattolica e Nova Feltria. Ausl di Piacenza, con Copra: Piacenza, Bobbio, Borgonovo Val Tidone, Castel San Giovanni, Fiorenzuola d'arda, Villanova sull'arda. Ausl di Reggio Emilia, con Coopservice e Manutencoop: Reggio Emilia, Castelnovo ne' Monti, Correggio, Guastalla, Montecchio Emilia, Scandiano. Ausl di Modena, con Manutencoop: Modena, Sant'Agostino Estense, Carpi, Finale Emilia, Mirandola, Castelfranco Emilia, Pavullo nel Frignano, Vignola. Ausl di Ferrara, con Copma: Ferrara, Argenta, Bondeno, Copparo, Cento, Comacchio, Lagosanto. Ausl di Forlì-Cesena, con Formula Servizi: Forlì, Forlimpopoli, Santa Sofia, Cesena, Cesenatico, Bagno di Romagna. QUELLI gestiti da Confcooperative: Sant'Orsola di Bologna. Gestiti da Ati con Legacoop e Confcooperative: Parma, Borgo Val di Taro, Fidenza e San Secondo. Appalto gestito da un'azienda che non fa parte né di Legacoop, né di Confcooperative (Dusmann Pedus): Nuovo ospedale civile di Sassuolo. AUSL RAVENNA 6

7 04/09/2011 QN - Il Resto del Carlino - Ed. Nazionale Pag. 16 (diffusione:165207, tiratura:206221) Pulizie negli ospedali: il monopolio delle coop rosse In Emilia Romagna il 90% dei servizi nelle strutture sanitarie è gestito da aziende aderenti a Legacoop Gilberto Dondi BOLOGNA QUASI un monopolio. Con molte sfumature e distinguo, ma pur sempre quasi un monopolio. Negli ospedali dell'emilia Romagna, nove volte su dieci le pulizie sono effettuate dalle cooperative rosse, aderenti a Legacoop. Per quelle bianche, aderenti a Confocooperative, non restano che le briciole. Oppure, come seconda opzione, c'è quella di partecipare alle gare insieme alle coop rosse, in raggruppamenti di imprese in cui però la capofila resta sempre la cooperativa di Legacoop. E' un tema dibattuto da tanti anni, in Emilia Romagna: perché alcuni appalti sono sempre vinti dalle coop vicine alle forza politica che governa il territorio? «Un tema superato, che non ha più ragion d'essere, visto che ormai decidono le leggi del mercato», si infervorano i rappresentanti delle coop rosse. «Un tema più che mai attuale», replicano gli avversari bianchi. MA VEDIAMO i dati. Stando anche al grafico pubblicato a fianco, il colore rosso risalta in maniera preponderante. Anche se, è bene dirlo subito, in molti casi l'appalto è gestito sì dalla coop rossa, che lo fa però insieme ad altre realtà, comprese aziende private e coop bianche, che si sono unite per vincere il bando. E' il caso dell'ausl di Bologna, il cui appalto, per un valore di 19,3 milioni di euro all'anno, è stato vinto da un raggruppamento di imprese capeggiato da Manutencoop, il colosso rosso della città, cui partecipano anche la coop bianca Operosa e la spa Gamba. E all'ospedale Maggiore, il più grande fra i nove dell'ausl, è proprio l'operosa a fare le pulizie. Non solo: la coop bianca di recente ha vinto l'appalto per l'altro grande ospedale della città, il policlinico universitario Sant'Orsola, anche se qualche malelingua (ma gli interessati smentiscono seccamente) insinua che nell'ultima gara Manutencoop, l'ex titolare dell'appalto, si sia di fatto sfilata presentando un'offerta 'impossibile'. SANT'ORSOLA a parte, se ci si sposta dal capoluogo il colore rosso torna a farla da padrone: a Modena e Imola c'è ancora Manutencoop, a Ravenna e Rimini c'è Copura (da sola o nei soliti raggruppamenti), a Reggio c'è Coopservice, a Ferrara Copma e a Forlì-Cesena la coop Formula Servizi. A Piacenza lavora Copra, che una volta era in Legacoop ma ora ne è uscita. Uniche eccezioni: Parma, dove Legacoop e Confocooperative sono unite in un'associazione temporanea di imprese più variegata, l'ospedale di Sassuolo e, appunto, il policlinico bolognese. Molte gare sono bandite dalle Ausl in proprio, altre vengono gestite dall'agenzia regionale Intercent-er. «C'È UNA situazione di monopolio assoluto - attacca Manes Bernardini, ex candidato a sindaco di Lega e Pdl a Bologna, consigliere regionale e capogruppo del Carroccio in Comune -, tant'è vero che il 91,4% del mercato è in mano alle coop rosse. Non ho nulla contro di loro, sia chiaro, non metto in discussione la loro storia, qualità e il fatto che creino posti di lavoro. Ma qualunque monopolio va a discapito della libera concorrenza. Il problema è che nei bandi si mettono paletti tali da rendere impossibile, per gli altri, vincere la gara. Si chiede ai partecipanti di avere dimensioni e anni di esperienza nel settore che solo le coop rosse hanno. E a livello regionale c'è la spartizione fra le coop, ognuna delle quali vince nella propria città. La situazione deve cambiare, per aprire il mercato, oggi chiuso, a nuove realtà». AUSL RAVENNA 7

8 04/09/2011 Corriere di Romagna Pag. 4 Ma a cosa servirebbe una provincia unica romagnola? Francamente non so a cosa possa servirci, oggi, la proposta, per altro non nuova, di una provincia unica romagnola, soprattutto alla luce di quanto annunciato dal Governo che va verso il superamento delle province. Si rischia di attardare il territorio su un dibattito sterile ed astratto. Quasi surreale. Ma vorrei comunque, viste le prese di posizione, fare alcune considerazioni di merito e di metodo. Per un amministratore il punto politico dirimente è che viene e verrà giudicato innanzitutto per la sua capacità di costruire buon governo, rispondere alle istanze delle imprese, delle famiglie, dei cittadini, per la sua capacità di costruire futuro per il proprio territorio pur in questo drammatico periodo di crisi. Su questo, e non su altro, ha chiesto la fiducia. E il territorio non è un fatto puramente amministrativo, ma è "progetto". Ha bisogno dunque di una visione strategica di governo, fatta di concretezza e di idee forti, di una classe dirigente in grado di leggerne le criticità e le opportunità e trasformarle in soluzioni operative condivise. Qui sta la nostra vera forza, non sta in un nuovo disegno istituzionale. Le grandi questioni territoriali sono sotto gli occhi di tutti: sanità, politiche di welfare, infrastrutture e viabilità, logistica, trasporto pubblico locale, il lavoro, l'innovazione, la tenuta e lo sviluppo delle nostre imprese. Sono temi che certo vanno affrontati in un'ottica romagnola, di area vasta. Ed è qui la vera sfida: la capacità cioè delle istituzioni e della classe dirigente di fare sistema, di affrontare con efficacia la crisi e di costruire per la nostra provincia e per la Romagna le premesse di una nuova stagione di sviluppo e di benessere. Oggi, più di ieri, noi tutti siamo dentro questa sfida ed è questa che dobbiamo vincere prima ancora di pensare a nuovi livelli istituzionali. Questo è il passaggio prioritario. Un nuovo livello istituzionale non serve se prima non consolidiamo queste fondamenta. E allora: che senso ha anteporre la proposta di una nuova forma istituzionale al percorso che, eventualmente, potrebbe sostanziarne in futuro la fattibilità? Resta per ora un titolo, su cui si rischia di dividere il territorio. E da ultimo vorrei sottolineare due questioni di metodo. La prima: perché una proposta di questo genere, e una fusione tra istituzioni è cosa delicatissima, non è stata proposta e meditata nelle sedi opportune prima ancora di veicolarla sugli organi di stampa? E la seconda, di carattere istituzionale: perché annunciarla senza alcun "contatto" con le istituzioni oggetto della proposta, Provincia di Forlì-Cesena, di Rimini, di Ravenna? Credo, nel concludere, che i nostri cittadini, oggi più di ieri, si attendano innanzitutto che gli amministratori facciano funzionare a dovere le istituzioni, che restituiscano alla politica la dignità che merita, che sappiano tradurre i valori in fatti concreti e che sappiano essere squadra di governo del territorio. Guglielmo Russo Vicepresidente Provincia Forlì-Cesena AUSL RAVENNA 8

9 04/09/2011 La Voce di Romagna - Ravenna Pag. 14 (diffusione:30000) ACQUA Tutti i dati sulla qualità 'Giornata dell'orgoglio laico' RAVENNA - Enel informa che in questi giorni sta circolando, da un indirizzo apparentemente riferito ad Enel, una mail dal contenuto ingannevole. Con la promessa di ricevere un rimborso sulla bolletta, il destinatario è invitato a compilare un modulo con i propri dati personali. Questa non è stata inviata né da società del Gruppo Enel né da società da essa incaricate. Si tratta di un tentativo illegale di estorcere i dati personali dei destinatari, simile a quelli più volte denunciati da Poste o istituti bancari. Seguendo infatti le istruzioni riportate, il cliente si collega al sito del truffatore e gli trasmette le proprie informazioni personali che potrebbero essere successivamente utilizzate in modo illecito. Enel sta provvedendo a tutelarsi nelle sedi più opportune e invita chiunque riceva questo falso messaggio a non dar seguito alla richiesta di dati e a segnalarlo alle forze dell'ordine, all'indirizzo nella sezione Sicurezza Telematica. RAVENNA - Hera ha pubblicato i risultati dei quasi test effettuati nel 2010, al ritmo di al giorno, sui chilometri di acquedotto gestiti tra Emilia e Romagna, che servono circa 3,1 milioni di cittadini. Solo i controlli fatti sui 16 principali parametri che definiscono la qualità dell'acqua sono stati L'oro blu che sgorga della rete della multiservizi è risultato conforme ai limiti di legge praticamente nella totalità dei casi (99,8%). Oggetto di verifica, sono state anche le concentrazioni di 6 parametri, considerati a più alto tenore di tossicità dall'organizzazione mondiale della sanità (clorito, trialometani-totale, tetracloroetilene+tricloroetilene, nitrato, nitrito, antiparassitaritotale): nei diversi territori, le concentrazioni medie risultano inferiori dal 75% al 90% ai limiti di legge. I dati raccolti da Hera per la terza edizione del report 'In buone acque' saranno presentati domani a Genova in occasione del Festival dell'acqua organizzato da Federutility. Nel 2010 i laboratori di Hera hanno effettuato analisi su campioni d'acqua prelevati nei 326 impianti di potabilizzazione, i punti di captazione e lungo oltre chilometri di rete nelle province di Modena, Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. Ai controlli direttamente eseguiti da Hera, si aggiungono quelli svolti dall'ausl: campioni prelevati negli impianti di distribuzione della provincia. RAVENNA - Ieri mattina in piazza Garibaldi le associazioni laiche e risorgimentali hanno deposto due corone sotto la lapide dei patrioti ravennati che Pio IX condannò a morte perché avevano difeso la Repubblica Romana. Nel suo intervento il vicesindaco Giannantonio Mingozzi ha invitato i ravennati a partecipare martedì 20 settembre, alle 17 alla "giornata dell'orgoglio laico proprio nell'anniversario della breccia di Porta Pia e della presa di Roma da parte dell'esercito italiano". AUSL RAVENNA 9

10 04/09/2011 La Cronaca Di Piacenza Pag. 7 (diffusione:5093) Emilia-Romagna, riesplode il mor billo Nel primo semestre dell'anno 143 segnalazioni, una decina anche a Piacenza E' tornato alla ribalta dopo anni di silenzio, proprio mentre la maggioranza degli addetti ai lavori lo pensava vicino alla scomparsa definitiva. E invece il morbillo, la malattia infettiva celebre per le macchie rosse, è di nuovo in circolazione e contagia soprattutto nella nostra regione. Nel primo semestre di quest'anno le Asl emiliano-romagnole hanno già registrato 143 casi sospetti, di cui 91 già confermati. Il maggior numero di infezioni si è registrato a Bologna (40 segnalazioni, di cui 28 confermate) e subito dietro c'è Reggio Emilia (22 segnalazioni, di cui 13 casi accertati), ma decine di casi si sarebbero manifestati anche a Ravenna, Parma e Modena. Piacenza non è immune e - pur con un maggior contenimento del fenomeno - ha confermato la tendenza registrata nel resto dell'emilia-romagna. Nei primi sei mesi del 2011 il dipartimento sanitario della nostra provincia ha archiviato 5 segnalazioni, di cui 2 già confermate come infezioni da Paramyxovirus, il virus che semestre 2011 però la diffusione del virus è apparsa spalmata su più mesi, con una presenza omogenea in tutti i mesi e non più circoscritta soltanto al periodo post invernale. Curioso però notare come - nonostante l'emilia-romagna sia la prima regione ad aver evidenziato il riemergere del virus - molti contagi siano avvenuti altrove, per lo più in Sicilia, Campania e Trentino Alto Adige. La stessa cosa si è verificata anche nelle ultime due segnalazioni estive piacentine. Entrambi i giovani hanno infatti manifestato i sintomi al rientro dalle vacanze: il primo di ritorno dal mare, in Liguria. Il secondo da un soggiorno sulle colline del pavese. Senza lanciare allarmismi (il fenomeno è ancora ad uno stadio ampiamente sotto controllo), il consiglio è sempre lo stesso: non sottovalutare i rischi e prevenire con le dovute vaccinazioni. Dall'Ausl piacentina è infatti già stato attivato l'annuale appello al vaccino, con convenzioni specifiche rivolte ai conviventi dei malati o ai soggetti che abbiano avuto un'esposizione certa al diffondersi del virus. Corrado Bongiorni AUSL RAVENNA 10

11 SANITÀ NAZIONALE 17 articoli

12 04/09/2011 Corriere della Sera - Ed. Nazionale Pag. 59 (diffusione:619980, tiratura:779916) Una rete per difendere la salute «Guadagnare Salute. Rendere facili le scelte salutari» è un programma europeo che si propone di migliorare la salute promuovendo stili di vita corretti: no al fumo, niente o pochissimo alcol, tanto movimento a tutte le età e un'alimentazione sana. In rete il progetto è ospitato nel sito del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie, il Ccm, del Ministero della salute. Il sito si chiama Ccm network (www.ccmnetwork.it) e si autodefinisce «una rete collaborativa, un centro di coordinamento tra ministero della Salute e Regioni italiane». Nato nel 2004, opera per garantire a tutti le stesse possibilità di accedere ai servizi di prevenzione. Si tratta di contrastare le malattie cardiache e circolatorie, il diabete e le sue complicazioni, disturbi cronici e tumori, ma anche di mettere in atto programmi di diagnosi precoce (con gli screening), di controllo delle malattie infettive (con le vaccinazioni), di ridurre incidenti domestici, stradali e sul lavoro. Il sito offre spazio a enti, istituzioni e progetti che hanno come obiettivo la prevenzione e la promozione della salute. Li elenca nella colonna di sinistra dove è presente un rimando diretto ai vari siti del network. La più cliccata La ricerca Sigarette 5 volte più dannose per lei Uno studio italiano ha dimostrato che i danni prodotti dal fumo al cuore sono molto maggiori per le donne rispetto agli uomini Il video Infortuni In che modo si ripara la «frattura dell'amante» Da domani su Corriere.it/salute intervista al dottor Angelo Chessa, dell'ospedale San Paolo di Milano su una patologia dal nome insolito SANITÀ NAZIONALE 12

13 04/09/2011 Corriere della Sera - Ed. Nazionale Pag. 58 (diffusione:619980, tiratura:779916) SPECIALE A CURA DI RCS BENESSERE DELLO STOMACO L'apparato digestivo può avere problemi per le malattie ma anche per i nostri comportamenti sbagliati Sereni e leggeri per restare in salute La tensione della vita quotidiana, il fumo, l'eccesso di alcol o l'abuso di farmaci possono causare danni o essere alle base di numerose patologie, che possono essere prevenute con la giusta alimentazione e adottando stili di vita più sani Lo stomaco è un organo molto sensibile. Perché la sua salute non viene messa a rischio solo da virus e malattie, ma anche dai nostri comportamenti e dagli effetti della vita quotidiana, come stress, fumo, alcol, cibi inadatti o in quantità eccessiva. I problemi possono essere di lieve entità: come il mal di stomaco occasionale o una leggera indigestione (che possono essere provocati da scelte alimentari sbagliate o da un episodico eccesso nell'alimentazione). In questi casi i problemi scompaiono dopo poco tempo, in modo spontaneo o con l'assunzione del farmaco adatto consigliato dalmedico.ma ci sono casi in cui i dolori sono sintomi di problemi più complessi. MALATTIE Una delle malattie gastriche più diffuse è la dispepsia, cioè la difficoltà a digerire. Causa senso di gonfiore, acidità, pesantezza, nausea, sonnolenza, mal di testa, alito cattivo, e può essere provocata da stress, cattiva alimentazione, calcoli, colecisti, oppure dalla presenza del batterio Helicobacter pylori. A parte quest'ultimo caso (che viene trattato con i farmaci), in genere viene consigliata una modifica dello stile di vita e di alimentazione. La gastrite è invece l'infiammazione della mucosa dello stomaco e ha come sintomi bruciori, acidità, nausea e vomito. Le cause sono da ricercare in alti livelli di ansia, in uno stile di vita scorretto e nell'abuso di farmaci antinfiammatori: tutte cose che richiedono una modifica dello stile di vita (ma c'è anche in questo caso la possibile origine batterica). L'aerofagia è invece la presenza di aria nello stomaco, e provoca senso di gonfiore ed eccessiva eruttazione, spesso perché si mangia in fretta, incamerando ariamentre si mangia o si parla, e si eccede in bevande gasate. Anche qui è importante modificare (oltre alle bevande) il comportamento a tavola, ma ilmedico può anche prescrivere farmaci specifici. Il reflusso gastroesofageo è invece causato dalla cattiva chiusura dello sfintere che divide l'esofago dallo stomaco, con il risultato che il cibo e l'acido risalgono fino alla bocca. Gli effetti sono sensazioni di bruciore, fatica a deglutire e tosse frequente. È necessario eliminare prima di tutto cibi come cioccolato, peperoncino, bevande gasate, alcolici, caffè, cibi grassi. Se il reflusso è patologico bisogna intraprendere una vera e propria terapia medica. L'ULCERA Uno dei problemi più gravi ai quali può andare incontro lo stomaco è l'ulcera, cioè la lesione della parete dell'organo a causa delle secrezioni acide. Le cause possono essere batteriche, ma anche essere ricercate nello stress, nell'eccesso di alcol, nell'uso di antinfiammatori e di antidolorifici. I sintomi più comuni sono dolore allo stomaco dopo aver mangiato (nel caso dell'ulcera gastrica) o alcune ore dopo (nel caso di quella duodenale), e vomito. L'ulcera tende alla cronicità, con continue cicatrizzazioni ed esacerbazioni. Senza un'adeguata terapia in genere il 50% dei pazienti va incontro ad una recidiva entro un anno dalla guarigione. Ci possono anche essere complicanze come la perforazione e l'emorragia gastrointestinale, che si manifesta con emissione di sangue con il vomito o con feci nere. L'ulcera può diventare intrattabile quando dopo quattromesi di corretto trattamento medico non risulta cicatrizzata, oppure nei casi in cui recidiva malgrado terapia medica o quando non ci sono benefici dai farmaci. ALIMENTAZIONE Variare l'alimentazione quando si hanno problemi di stomaco in genere è la prima cosa da fare. Nel caso dell'ulcera per esempio i cibi da preferire sono latte, yogurt, pane bianco, pasta, riso, pesce, carni magre, bresaola, uova, ricotta, mozzarella o stracchino, verdura cotta, frutta. Ma al di là delle diete specifiche che i medici possono prescrivere per le varie malattie, c'è un tipo di alimentazione che può aiutare il mal di stomaco. Per esempio il classico riso in bianco, con giusto un filo di olio extravergine d'oliva. Il riso ha un effetto-spugna che asciuga lo stomaco, saziando e riducendo acidità e bruciore. Lo yogurt ha invece un alto contenuto di fermenti lattici che aiuta a regolarizzare il transito intestinale e a ripopolare la flora batterica. Frutta e verdura sono ricche di fibre e sono anch'esse fondamentali per il corretto transito intestinale. PROTEZIONE Ma se è importante curare lo stomaco malato, è altrettanto importante proteggere SANITÀ NAZIONALE 13

14 04/09/2011 Corriere della Sera - Ed. Nazionale Pag. 58 (diffusione:619980, tiratura:779916) quello sano. Negli ultimi anni, a fianco dei farmaci tradizionali, si sono andati affermando anche numerosi altri prodotti a base di elementi naturali. E che sono indirizzati soprattutto all'aumento della capacità di protezione da parte della mucosa gastrica, che quindi viene preservata da irritazioni e infiammazioni, alleviando così il mal di stomaco, l'acidità e il bruciore. Uno stomaco più forte può sopportare meglio lo stress della vita quotidiana. SANITÀ NAZIONALE 14

15 04/09/2011 Corriere della Sera - Ed. Nazionale Pag. 54 (diffusione:619980, tiratura:779916) Assenze giustificate Virus e batteri All'asilo impara anche il sistema immunitario Le indicazioni per affrontare le immancabili «epidemie» scolastiche Sette infezioni all'anno sono normali Elena Meli R icomincia la scuola: fino a primavera sarà slalom fra raffreddori, mal di gola, influenza, tosse, diarree. La "condanna" è certa per i più piccoli, che si affacciano per la prima volta al nido o alla scuola dell'infanzia (la scuola materna, per intendersi); brutti incontri meno frequenti ma molto comuni anche per i più grandicelli delle elementari. La scuola sembra proprio il posto ideale per scambiarsi i germi. «I motivi sono vari - spiega Alberto Tozzi, responsabile di alta specializzazione in malattie infettive dell'unità di Epidemiologia e biostatistica dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e direttore scientifico per la comunicazione della Società Italiana di Pediatria -. La scuola è un ambiente chiuso, dove i bambini vivono a stretto contatto per lunghi periodi: le condizioni ideali per il propagarsi di qualsiasi infezione. Il numero di bimbi che restano vittime di un contagio dipende dalla "cattiveria" del germe, dalle modalità di trasmissione e dal numero di contatti con gli altri». «Il bimbo piccolo ha un sistema immune ancora "vergine", che cioè non ha ancora incontrato i germi - spiega Pier Angelo Tovo, presidente della Società italiana di infettivologia pediatrica -. Venendo man mano in contatto coi microrganismi il bambino costruisce una memoria immunitaria che gli servirà poi per reagire contro le infezioni che ha già "visto", quando le incontrerà di nuovo. La vita nella comunità scolastica aumenta le possibilità di questo contatto: un bimbo di due anni che sta a casa coi nonni può avere 3-4 infezioni respiratorie con tosse, raffreddore e febbre in un inverno; un bambino della stessa età che va al nido ne ha facilmente 6 o 7». Quasi sempre il responsabile è uno dei tantissimi virus respiratori che circolano nella stagione fredda. Spesso gli antibiotici non servono: «Esistono criteri specifici per decidere se è il caso di dare l'antibiotico, che va usato con buonsenso per non favorire la comparsa di resistenze - osserva Tozzi -. Se ci sono molti casi di infezioni virali e i sintomi suggeriscono l'assenza di una componente batterica, l'antibiotico non è necessario. In genere per decidere si aspetta da qualche ora a 1-2 giorni per vedere l'evoluzione della malattia». Nella maggior parte dei casi bastano farmaci sintomatici e un po' di pazienza perché tutto si risolva presto e bene. E sul "presto" c'è da ragionare: quanto bisogna aspettare prima di rimandare il bambino a scuola? «Se l'episodio è stato banale possono bastare 1-2 giorni di convalescenza senza febbre - consiglia Tovo -. L'importante è che il bimbo dia segno di avere recuperato: febbre a parte, ad esempio, non deve essere debilitato da una tosse eccessiva. Se il piccolo non si è ripreso bene infatti è più a rischio di ricadere in un nuovo episodio infettivo». Restare a casa qualche giorno serve anche a non diffondere il contagio: se il bimbo ha una semplice congiuntivite virale, ad esempio, deve restare a casa finché gli occhi non sono più arrossati o spargerà germi per tutta la classe. Per alcune malattie, come il morbillo o la varicella, la durata della convalescenza è stabilita da regole precise (si veda la tabella in questa pagina), in altri casi il rientro è condizionato dall'avvio della terapia antibiotica. In ogni caso, nei primi anni di scuola le cose in genere vanno lisce per poco tempo. Ma quando ci si deve preoccupare? «Per esempio quando le malattie riguardano sempre o quasi un solo organo: otiti ripetute, frequenti bronchiti-broncopolmoniti, tonsilliti ricorrenti - interviene Giuseppe Di Mauro, presidente della Società italiana di pediatria preventiva e sociale -. In questi casi, o anche se il bimbo non cresce correttamente, non sta bene fra un episodio e l'altro o ha infezioni di una certa gravità, è utile discuterne con il pediatra». RIPRODUZIONE RISERVATA Quali cure Esistono criteri specifici per decidere se è il caso di dare l'antibiotico SANITÀ NAZIONALE 15

16 04/09/2011 Corriere della Sera - Ed. Nazionale Pag. 54 (diffusione:619980, tiratura:779916) Prevenzione Differenze regionali che disorientano Troppa confusione sull'offerta vaccinale E. M. P er molte malattie dell'infanzia abbiamo i vaccini. Oltre a quelli obbligatori ci sono quelli «raccomandati», ma ci sono notevoli differenze regionali nelle coperture e nell'offerta. Pier Angelo Tovo, direttore della Divisione di malattie infettive dell'ospedale infantile Regina Margherita di Torino, spiega: «I vaccini sono il metodo migliore per prevenire malattie che hanno complicanze potenzialmente molto gravi. Alcuni genitori li temono: posto che non esiste alcun intervento efficace a rischio zero, gli effetti collaterali delle vaccinazioni sono però minimi rispetto ai vantaggi. Prendiamo il caso del morbillo: ammalandosi un bambino su cento sviluppa una polmonite, uno su mille una meningoencefalite. Con il vaccino il rischio di meningoencefalite è di un caso su un milione, mille volte meno. Certo, sono anche le valutazioni di ordine economico a guidare le priorità del Sistema sanitario, ma per efficacia e sicurezza i vaccini sarebbero sempre consigliabili». «L'arcobaleno di proposte vaccinali, diverse a volte da un Asl all'altra, confonde i genitori: l'ideale sarebbe raggiungere un accordo valido in tutta Italia per un calendario vaccinale condiviso - osserva Giuseppe Di Mauro, presidente Sipps -. Dovendo scegliere, i vaccini contro pneumococco e meningococco dovrebbero avere la precedenza». Le vaccinazioni sono utili perché oltre a proteggere il singolo possono ridurre la circolazione dei germi. Purtroppo per molte malattie infettive questo non succede: «Per la varicella, ad esempio, il vaccino c'è ma pochi lo fanno. Risultato: le epidemie sono frequenti e le ondate si hanno tipicamente proprio al rientro a scuola, a ottobre o dopo Natale - conferma l'infettivologo del Bambino Gesù Alberto Tozzi -. La copertura vaccinale per il morbillo è buona solo per i nati dopo il 2002, perciò esiste una fascia di adolescenti e giovani adulti in cui la malattia può dar luogo a epidemie che in qualche caso provocano complicanze serie: oggi non dovrebbe essere accettabile arrivare all'adolescenza senza essere vaccinati o senza sapere se si è già immunizzati al morbillo. Per la pertosse la situazione è analoga: servirebbe un richiamo in adolescenza ma moltissimi non lo fanno e tornano suscettibili alla malattia. I teenager però hanno una tosse meno "canina" rispetto ai piccoli: i casi spesso non vengono riconosciuti e i ragazzi possono contagiare bimbi molto piccoli, non ancora vaccinati, con conseguenze gravi». Anche contro il rotavirus, responsabile di moltissime diarree nei bambini (il 95 per cento dei piccoli con meno di due anni ha avuto almeno un'infezione da rotavirus), esiste un vaccino: funziona, ma deve essere dato nei primissimi mesi di vita, non viene praticamente mai offerto attivamente dalle Asl e così pochissimi lo sfruttano. RIPRODUZIONE RISERVATA SANITÀ NAZIONALE 16

17 04/09/2011 Corriere della Sera - Roma Pag. 5 (diffusione:619980, tiratura:779916) Gemelli Crescono i casi: ieri scoperti altri 6 neonati positivi al test. Al vaglio il reato di epidemia colposa Tubercolosi, i dubbi sull'infermiera Potrebbe non essere stata la sola a diffondere il contagio al nido Francesco Di Frischia Potrebbe non essere stata solo l'infermiera contagiata dalla tubercolosi a causare i 115 casi di positività al batterio tra i neonati del Policlinico Gemelli su test: ieri ne sono emersi altri 6, tutti nati a gennaio. La Commissione regionale di esperti nominata dalla presidente Renata Polverini per accertare le modalità del contagio e capire se le procedure ed i protocolli in materia di prevenzione siano stati rispettati. E se soprattutto fosse possibile almeno arginare la diffusione dei casi. Intanto il procuratore aggiunto Leonardo Frisani e il pm Alberto Pioletti si stanno orientando verso il reato di epidemia colposa e potrebbero già nei prossimi giorni inviare i primi avvisi di garanzia. «Di certo la Regione ha fatto tutto quello che era possibile - ricorda Luciano Ciocchetti (Udc), vicepresidente della giunta regionale e assessore all'urbanistica - per aiutare le famiglie dei neonati, verificare con trasparenza che cosa sia accaduto e stiamo cercando di migliorare in futuro i controlli sul personale». Dai dati e dalle testimonianze raccolte in Regione, secondo quanto trapelato, gli studiosi da alcuni giorni hanno cominciato ad avere molti dubbi per il fatto che il focolaio dell'infezione possa avere avuto origine da un unico soggetto, l'infermiera attualmente ricoverata nello Spallanzani. Di certo, però, l'infermiera si è ammalata quest'anno, ma sono risultati tutti negativi i test eseguiti sui colleghi. C'è comunque un arco di tempo sospetto, molto lungo, tra i primi neonati positivi, venuti al mondo a gennaio, e la sospensione dal lavoro dell'infermiera, impegnata nel nido del Gemelli fino alla sera del 25 luglio scorso: in quei giorni infatti la donna ha accusato tosse frequente e febbre e dopo gli accertamenti, le è stata diagnosticata l'infezione ed è stata subito sospesa. Nel frattempo si è chiarito un giallo: un bimbo nato il 27 luglio, due giorni dopo la sospensione dal lavoro dell'infermiera è risultato positivo, ma una traccia del batterio, hanno spiegato ambienti del Gemelli, poteva rimanere nel reparto di Neonatologia. Per questo gli esperti all'inizio avevano deciso di estendere i test sui neonati dal 1 marzo al 28 luglio. Tra i nodi che devono ancora essere sciolti, non è ancora emerso se il ceppo di tubercolosi dell'unico neonato infettato, ora ricoverato nel Bambino Gesù, sia lo stesso di quello che ha colpito l'infermiera. Questo particolare potrebbe chiarire molti interrogativi, soprattutto se si considera che i casi positivi, è stato fatto notare dal Gemelli, non possono rivelare il ceppo perché i neonati non sono malati. E gli esperti sperano che tra un mese, dopo avere seguito la profilassi, la maggioranza di piccoli possa risultare negativa: toccherà poi ai medici che li hanno in cura decidere se proseguite le terapie farmacologiche oppure sospenderle. RIPRODUZIONE RISERVATA 115 Foto: Neonati positivi I piccoli nati nel Policlinico Gemell che sono risultati positivi ai test per la Tbc su accertamenti effettuati. Ieri sei nuovi test positivi, tutti nati a gennaio SANITÀ NAZIONALE 17

18 04/09/2011 Il Sole 24 Ore Pag. 32 (diffusione:334076, tiratura:405061) in anteprima / 1 Cellule immortali per un bestseller Rebecca Skloot racconta il caso della donna di colore Henrietta Lacks. Precisione scientifica e vigore narrativo si coniugano per far emergere il valore morale della ricerca Lei morì poverissima, ma le HeLa in sessant'anni hanno fruttato miliardi all'industria biomedica. Dagli introiti del libro un aiuto ai suoi discendenti Gilberto Corbellini Il 4 ottobre di sessant'anni fa, in una corsia del Johns Hopkins Hospital di Baltimora, moriva, per insufficienza renale acuta dovuta a metastasi multiple disseminate, Henrietta Lacks. Nessuno, a parte i familiari, avrebbe mai ricordato l'esistenza di quella trentunenne di colore, già madre di cinque figli, povera e semianalfabeta. Se non fosse che, qualche mese prima, mentre si sottoponeva a un trattamento radioterapico locale, alcune cellule sane e alcune tumorali della sua cervice uterina erano state prelevate con una biopsia e date a George Otto Gey. Questi era uno zoologo e genetista che voleva essere il primo a coltivare in vitro cellule umane, e ci riuscì con quelle prelevate a Henrietta: probabilmente anche in ragione delle caratteristiche acquisite da quelle cellule per una singolare ricombinazione del genoma del virus del papilloma umano, che causa il cancro della cervice dell'utero, con il genoma della Lacks. Se Gey le avesse brevettate, come si farebbe regolarmente oggi, sarebbe diventato un magnate. Ma apparteneva a una generazione di scienziati per cui la gratificazione intellettuale della scoperta o dell'invenzione bastava come premio, e riteneva di far parte di una repubblica della conoscenza. Fece anzi circolare il più possibile quella prima linea cellulare umana, così come altre che mise a punto creando al Johns Hopkins un laboratorio di colture cellulari. Aveva così inizio l'evoluzione delle linee di cellule HeLa, da Henrietta Lack. Grazie alla propagazione delle cellule tumorali immortali che l'avevano uccisa, la sfortunata donna divenne così una figura familiare tra gli scienziati, più che presso i suoi stessi figli. La vicenda di Henrietta Lack e delle HeLa è stataraccontata in numerosi libri divulgativi, nonché in saggi di sociologia della scienza. Nessuno era tuttavia riuscito a trarne una storia capace di appassionare l'opinione pubblica, e allo stesso tempo di far riflettere in modo non scontato sui rapporti scienza e società. Un risultato ottenuto dal libro di Rebecca Skloot. Pubblicato l'hanno scorso, ha meritatamente guadagnato numerosi riconoscimenti (tra cui il Wellcome Trust Book Price, che viene assegnata a un libro dedicato ai temi della salute e alla medicina), recensioni praticamente solo positive, è stato venduto in centinaia di migliaia di copie e la casa di produzione di Oprah Winfrei lo sta trasformando in un film. Quali sono i motivi del successo? La Skloot è una "scrittrice creativa" che tratta argomenti biomedici. Una figura che esiste solo nel mondo anglosassone: possiede competenze scientifiche, capacità narrativa e deontologia giornalistica - secondo gli standard anglosassoni, ça va sans dire. Il libro ha quattro protagonisti, Henrietta, sua figlia Deborah (nata nel 1949 e morta due anni fa), le cellule HeLa, che danno forma al punto di vista cangiante degli scienziati e delle istituzioni scientifiche, e l'autrice. Sì, perché contiene anche la ricostruzione di come si sono svolte le ricerche, durate dieci anni, per scriverlo. Il successo del libro è l'ennesima prova che la scienza interessa (e molto!) al largo pubblico. Cosa che in Italia si fatica a capire, a causa di una generalizzata sedazione intellettuale dovuta ad abuso di scadente cultura umanistico-letteraria. Piace pensare che il libro abbia avuto successo, non solo perché affronta una vicenda da cui emerge un passato tragicamente recente di diseguaglianze razziali, ma anche perché non scade nella retorica o nel populismo antiscientifico. Non sfrutta gli aspetti eticamente e socialmente controversi per mettere sotto accusa la scienza e gli scienziati. Non cade, per esempio, nel fraintendimento di applicare gli standard etico-legali odierni, per cui non sarebbe etico prelevare delle cellule a un paziente senza chiedere il suo consenso informato, come fu fatto con Henrietta. Né specula moralisticamente sul fatto che mentre i figli della Lacks sono rimasti poveri e male istruiti, la moltiplicazione di quelle cellule ha contribuito a una cospicua parte degli straordinari avanzamenti scientifici e ricadute tecnico-diagnostiche, tra cui vaccini, cure per tumori e procedure di clonazione e mappatura di geni, che hanno reso famosi, potenti e SANITÀ NAZIONALE 18

19 04/09/2011 Il Sole 24 Ore Pag. 32 (diffusione:334076, tiratura:405061) ricchi molti scienziati e imprenditori dell'area biomedica nell'ultimo mezzo secolo. Usando le HeLa sono stati scritti oltre 60mila articoli scientifici: numero che aumenta al ritmo di 300 ogni mese. La Skloot, però, sbaglia quando stima, calcolando una progressione geometrica, che sino a oggi sia stata prodotta una quantità di HeLa da riempire 100 edifici equivalenti all'empire State Building (50 miliardi di tonnellate). È assurdo. Di certo, però, il numero in circolazione è di gran lunga superiore a quello di tutte le cellule del corpo di Henrietta (cioè più di 100mila miliardi). Il libro racconta fatti. Lasciando fuori i giudizi dell'autrice. Che non rinuncia a trasmettere i toni emotivi dei rapporti tra i protagonisti. Ricostruisce sia alcuni aspetti un po' farseschi della storia. Come quando entrò in campo il solito Jeremy Rifkin, paventando catastrofi planetarie dovute alla notevole capacità replicativa e adattativa delle HeLa; di cui alcuni biologi parlano come di una specie a sé stante, battezzata Helacyton gatleri. E non trascura passaggi importanti, come la sentenza della Corte Suprema del 1990, che diede torto a un altro paziente famoso, John Moore, il quale aveva fatto causa all'università della California in quanto aveva brevettato cellule prelevate da un suo tumore. La Corte Suprema stabilì che il materiale biologico di scarto, ottenuto durante una procedura clinica, non è di proprietà del paziente, e quindi può essere usato per sviluppare tecniche o prodotti commerciali. Anche se non sono stati violati leggi o principi morali la storia provoca disagio e un'intuizione di ingiustizia. Colpisce l'incapacità dei ricercatori di capire le difficoltà dei figli della Lacks di concettualizzare l'esistenza in vita di parti del corpo della madre, o le loro reazioni alla scoperta che quelle cellule avevano prodotto soldi e privilegi. Mentre loro non potevano permettersi le cure sanitarie di base. Anche su quest'ultima questione, la Skloot dà una lezione di stile. Prima dell'uscita del libro ha creato la Henrietta Lacks Foundation, per aiutare i discendenti di Henrietta a curarsi e a pagarsi gli studi. La fondazione promuove anche iniziative per sensibilizzare, attraverso la storia delle HeLa, la comunità sociale di riferimento sul valore della scienza. Al momento le donazioni arrivano soprattutto da scienziati che individualmente sentono di dover ricompensare la società, in questo caso la famiglia Lacks, per il privilegio di aver avuto a disposizione i resti immortali di Henrietta. RIPRODUZIONE RISERVATA il libro e l'incontro Rebecca Skloot sarà a Mantova per il Festivaletteratura: presenterà il suo libro «La vita immortale di Henrietta Lacks» con Armando Massarenti il 10 settembre alle ore 11, nel chiostro del Museo diocesano. Il volume, edito da Adelphi (pagg. 504, 28,00), sarà nelle librerie a partire dal 7 settembre. illustrazioni in queste pagine Le due illustrazioni che corredano le pagine dedicate al Festival sono due tavole del grande illustratore Jean- Jacques Sempé. Noto in tutto il mondo, Sempé ha dato vita alle avventure del Piccolo Nicolas (ideato con Goscinny), edite in Italia da Donzelli. Lo stesso editore pubblica ora «Sempé a New York» una carrellata delle copertine disegnate dall'autore per il «New Yorker». Il suo tratto, inconfondibile, è un'icona grafica del Novecento. Sempé sarà a Mantova per parlare di Nicolas (il 10 settembre alle 16 Palazzo del Mago) e delle sulle copertine (l'11 alle 10,30 Teatro Bibiena). SANITÀ NAZIONALE 19

20 04/09/2011 La Repubblica - Roma Pag. 5 (diffusione:556325, tiratura:710716) Il caso "Noi genitori abbandonati dai medici" L'odissea di una coppia: "Nostra figlia è tra i bimbi a rischio ma nessuno ci ha avvertito" "In assenza di notizie, pensavamo che nei giorni del parto l'infermiera fosse assente" "Andati in ospedale per una visita di routine abbiamo scoperto che anche lei è sulla lista" «DOBBIAMO tutto alla nostra tenacia, alla nostra insistenza. Se fosse stato per il Gemelli, ora, saremmo ancora all'oscuro di tutto. Senza nemmeno immaginare che nostra figlia era tra i bambini a cui doveva essere fatto il test per la Tbc. Ci siamo sentiti abbandonati». Gianluca Pepe è il padre di una bimba nata il 30 marzo scorso al Gemelli. Fino a venerdì era sereno. Nonostante il periodo in cui la moglie aveva partorito fosse considerato "a rischio", non aveva ricevuto alcuna chiamata da parte dell'asl. Poi, con la moglie, ha deciso di portare la figlia in ospedale per un controllo periodico dal pediatra. E lì cosa è successo? «Noi eravamo tranquilli: se non ci hanno chiamato, pensavamo, sarà perché nei giorni in cui è nata nostra figlia l'infermiera era assente. Così avevamo letto sui giornali. Il pediatra, però, ci ha consigliato di chiedere alla direzione sanitaria». Finoa venerdì non avevate ricevuto nessuna telefonata dall'asl? «No, nessuna. E questo, a dire il vero, ci aveva rasserenato». Alla direzione sanitaria cosa vi hanno detto? «Lì ci hanno detto che non sapevano se nostra figlia dovesse essere controllata oppure no. Non ci hanno dato indicazioni e ci hanno chiesto di aspettare, di tornare dopo un'ora». E poi? «Mia moglie ha lavorato al Gemelli come infermiera, sa come muoversi. Abbiamo preferito non aspettare. Forse ci siamo fatti prendere dall'ansia, non so. Così ci siamo messi in cerca dell'ambulatorio dove in queste settimane le famiglie coinvolte stanno controllando i loro figli». E l'avete trovato? «Sì, sì. Abbiamo chiesto a una dottoressa se nostra figlia era inserita nella lista dei bambini da controllare. Solo così, dopo le nostre insistenze, abbiamo scoperto che anche nostra figlia avrebbe dovuto fare il test». A voi, però, prima di quel controllo nessuno lo aveva detto. «No, ed è questa la cosa peggiore. Ma come si fa? È una vicenda così delicata e nessuno ci avverte? Ci hanno detto che forse non avevamo risposto al telefono, che magari la telefonata era stata fatta e noi non l'avevamo vista. Ma le assicuro che quella chiamata non è mai partita. Al 100%». A quel punto cosa è successo? «Eravamo arrabbiati, delusi, stanchi. I medici si sono attivati subito e dopo mezz'ora mia figlia ha fatto il prelievo per il test. Noi ci siamo agitati. Eravamo andati in ospedale per un controllo di routine e ci siamo ritrovati coinvolti in questa storia». Cosa vi hanno detto? «Di chiedere chiarimenti all'asl. E che, visto che avevamo fatto il test, non avremmo dovuto nemmeno pagare il parcheggio, pensi lei. Ma io avrei preferito che ci avvertissero per tempo. Per me l'organizzazione è stata pessima». Come intendete muovervi ora? «Penso che con tutta probabilità presenteremo una denuncia per quello che ci è capitato». (m.fv.) Foto: I piccoli appena nati riposano nel nido di Neonatologia SANITÀ NAZIONALE 20

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