Z. ZUCCHERINO. Donatella Giagnacovo

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1 Z. ZUCCHERINO Donatella Giagnacovo 1

2 Gli episodi narrati sono solo frutto della creatività dell autrice, tuttavia gli avvenimenti e le persone così come i luoghi e le diverse ambientazioni appartengono ad una realtà che a volte appare più stimolante della fantasia, basta solo saperla guardare da un altra angolazione. 2

3 primo Va per strada, un piede avanti, un piede obliquo, un braccio in sincronia, l altro dimentico. I capelli pesanti sulla fronte. Le spalle, macigni doloranti. La mente vuota e a tratti concentrata sul foglio stretto nella mano sinistra. Appunti importanti: cose da comprare in farmacia, indispensabili che, se non scritte, scivolano via. Un foglio d agenda strappato stretto in mano, monday, 9 january. Un vento leggero accarezza la pelle, abiti recuperati, sottili, per salutare l estate che proprio oggi sta arrivando, mercoledì 21 giugno ore 17, Via Matteotti direzione centro. Traffico normale, confusione organizzata di macchine che si snodano in molteplici direzioni. Ognuno ha il suo tragitto. Come un formicaio impazzito a far provviste, ad accumulare per star poi in pancia all aria quando gli altri stramazzano. La croce della farmacia all angolo lampeggia, i passi si fanno più pesanti. La porta 3

4 automatica si apre, Valerio entra. C è un po di gente che si sposta e lui più in là ad aspettare il suo turno. Qualche minuto d attesa, arriva la signorina che molto professionalmente gli rivolge un cenno. Valerio tende la mano, la pagina d agenda insieme alla ricetta è stropicciata e calda. Farmaci salvavita, esenzione regolare, il pacchetto con carta velina bianca, è pronto. Valerio lo mette in tasca e aspetta. I suoi occhi per un attimo s illuminano, brillano si accendono. Arriccia le narici pelose e spalanca la bocca. Assapora con gioia la caramella gommosa che la farmacista gli offre ogni volta con un sorriso. La cosa che gli piace di più è che la gomma si attacca ai denti, o quello che ne rimane, così quando la caramella è quasi finita, alcuni pezzettini restano conficcati di qua e di là e mantengono il gusto in bocca ancora per un po. La cosa che gli piace di più sono i ricordi che gli tornano in mente, immagini piacevoli, anche se un po sfocate, di lui da piccolo felice e allora assapora e con la lingua cerca anche l ultimo granello per spremerlo su, sul palato. 4

5 Il percorso di ritorno sembra non finire mai. Del resto Valerio non ha fretta. Non l ha mai avuta neanche quando in ospedale doveva nascere e il suo capoccione non voleva proprio uscire. Non è venuto al mondo di corsa, ha aspettato forse un po troppo e qualcuno al momento del parto, gli ha facilitato l ingresso con troppa durezza, facendolo entrare nella vita dalla porta sbagliata. E cresciuto poi solo nel fisico, adorato da sua madre che un giorno ha litigato con la vita. Valerio, rimasto solo, considerato tranquillo, autosufficiente ma non abbastanza, viene inserito da quelli della ASL in una casa-famiglia. Valerio da qualche tempo divide il tetto con altri compagni come lui particolari. Passa il giorno a non far niente o quasi, guarda dalla finestra della sala comune uno scorcio di prato e da lì vive il passare delle stagioni. I suoi capelli sono sbiaditi, a tratti bianchi sulle tempie, i suoi occhi circondati da rughe profonde. Valerio è tra i più anziani del gruppo e, come tale, è il responsabile dell approvvigionamento dei farmaci per la famiglia. L assistente puntualmente gli lascia le ricette per i farmaci di fascia A, quelli cioè considerati salvavita. 5

6 Solo Valerio prende quattro pillole al giorno e non è l unico in quella casa. Ma lui non capisce niente delle fasce ne dell esenzione o dei farmaci salvavita, quale vita da salvare poi, salvare da che, da chi? Valerio non lo ha mai capito. Capiva invece benissimo il gesto ed il sorriso della signorina della farmacia. Soprattutto ricordava con precisione il gusto della caramella fra i denti. Valerio gentile nei modi, non ha mai parlato. Sin da piccolo emetteva solo dei suoni, strani versi a cui lui dava significati precisi. Solo sua madre era riuscita a decifrarli, a comprenderli. Sempre insieme da quando era nato quarantacinque anni prima. Valerio non l aveva mai lasciata, neanche quando la madre ebbe un infarto che se la portò via. Teneva stretta, sotto il suo cuscino, la sua borsetta, così come faceva da ragazzo quando la madre rientrava dal lavoro, le portava via la borsetta per non farla riuscire. A volte la borsetta non bastava a consolarlo e allora le crisi arrivavano forti, devastanti per lui e per gli altri e i farmaci aiutavano a tenere sotto controllo l uragano che era in lui, aiutavano a tacitarlo e piano piano gli 6

7 toglievano energia. Valerio si calmava, lo sguardo assente, i passi lenti e i movimenti pesanti per giorni e giorni, il nulla, la stasi. Di tanto in tanto Valerio sorrideva e quando accadeva il suo viso si trasformava in una maschera teatrale. Le sopracciglia strozzate, gli occhi piccoli, le narici pelose arricciate e la bocca che pendeva da un lato che buffo che era. Gli altri ridevano di lui e a lui piaceva. Cinque ragazzi cinque, vivono insieme. A leggere l anamnesi di tutti c e da impazzire sul serio. Storie assurde e strazianti si incrociano sotto un unico tetto. C è Urbano che viene da un paesino della provincia con esperienze di disagio familiare, arretratezza sociale e culturale. Paolo, il più grande di età, ma piccolo di statura con i suoi occhi a mandorla e rughe vistose, un bimbo di 48 anni, un Down ormai vecchio, il vero animatore della comunità, il tuttofare, la prima donna di questa assurda compagnia. Tristano, mai nome fu così appropriato, dagli occhi in giù, le orecchie grandi e trasparenti, magro, magro e taciturno con la passione per le rosette del fornaio, una al giorno ne mangia, mollichina, mollichina, stando attento a non farne 7

8 cadere neanche un granello. Impiega tutto il tempo e mangia solo quella. Marco, il piccolo del gruppo, affetto da ritardo mediograve nella sfera cognitiva e comportamentale (?) questa la sua diagnosi, il resto, tutto il resto impresso nei suoi occhi grandi e color del cielo che a volte diventano di ghiaccio come quando fu preso dalla baracca in cui viveva accanto alla madre morta ammazzata di botte, calci e pugni dal compagno occasionale di quella notte ubriaco e impasticcato. Marco che parla con un linguaggio assurdo, un miscuglio di dialetti e parole inventate, con la mania degli scherzi stupidi e non per definizione, normalmente sottotitolato da Matteo, assistente sociale della ASL, assegnato alla casa famiglia che frequenta con amore e passione. I giorni scivolano tutti uguali nella casa, i turni per il bagno da rispettare, i panni da lavare, l attesa per il pranzo e la cena, la voglia di uscire se è bel tempo per una passeggiata, felici di correre dietro una palla. A Valerio piace uscire con gli altri, ma arrivati al prato sottocasa rimane in piedi e non si muove più, si assenta con la mente e vaga nei suoi pensieri in una 8

9 specie di stato di tranche piacevole, lo si capisce dalla piega, ai lati della bocca che va in su. Matteo prova a chiamarlo due o tre volte ma non riceve alcuna risposta, neanche un cenno. Comunque Valerio partecipa al gioco, viene infatti posizionato parallelo ad un sasso, ad una certa distanza da questo, delimitando così l area della porta e per tutta la durata della partita non si muove, neanche quando, da palo, riceve qualche improvvisa pallonata anzi, sembra quasi che approvi. Allo scadere del tempo, i vincitori prendono in giro i vinti e si schierano pronti a ricevere il premio. Paolo allora prende dallo zainetto poggiato da un lato, la scatola di cartone, in un attimo tutto è silenzio ed è solo allora che Valerio muove le labbra e pronuncia con chiarezza un suono del tutto simile ad una Z un po allungata ZZZ ZZZ.. e spalanca la bocca pronta a ricevere la zolletta di zucchero da Matteo che ogni volta dice:- bravo Valerio Z, la Zeta di zucchero, buono lo zuccherino vero, te lo ricordi, sì sei proprio bravo..-e come può dimenticarlo..sin da piccolo, quando faceva il bravo, la mamma lo premiava con uno zuccherino. E in quei momenti che avverte l odore 9

10 della pelle di sua madre, il profumo dei suoi capelli e sente il suo cuore che va a mille ed è allora che Valerio fa pace con il mondo e sorride. Sì, ride con i granelli di zucchero tra i denti e le sopracciglia strozzate, gli occhi che si fanno piccoli, le narici pelose che si arricciano e, con la bocca che gli pende da un lato, solleva il capo su fino a guardare questo cielo azzurro bello da morire, per sorridere ancora di nuovo alla vita. 10

11 secondo Non lo so. Eppure è assurdo La voce flebile come a ripetere i propri pensieri, mentre la mollica del tramezzino le si incolla al palato più gommosa che mai. E assurdo di nuovo sbiascicato tra i denti e in faccia a Luisa, l amica di sempre, lì al bancone del bar. Ore 22,38 40, la serranda semichiusa, il pavimento mezzo bagnato, lo straccio da una lato, l odore di varechina che dal basso sale fino alle narici e Carla che cerca di ingoiare quel pezzo di triangolo sintetico, unico superstite di un campo di battaglia che ha servito per tutta la giornata una massa cospicua di affamati metropolitani. Quelli che non fanno colazione a casa, nè pranzo ma a Carla e a Luisa non spetta neanche la cena. Solitamente le pause degli altri sono per loro le ore di lavoro. Assunte in un impresa di pulizie che serve gli uffici del centro. Luisa, faccia triangolare, occhi distanti, corpo a clessidra, qualche 11

12 forma ancora ce l ha. Carla è praticamente un supplì con le manine e i piedini, 34 di scarpe che compra regolarmente nei reparti da bambini dei grandi magazzini. Carla e Luisa si sono conosciute all impresa tanti anni prima quando pensavano entrambe che durasse poco, prima o poi avrebbero trovato dell altro. Ancora aspettano e intanto tutti i giorni condividono l ingresso e l uscita dal lavoro. Entrano negli edifici, passano in magazzino, prendono il carrello e si dividono sui piani, in una solitudine di carte stropicciate e buttate fuori dai cestini, di scrivanie sudate e appiccicaticce. Silenzio lungo i corridoi anonimi e indifferenti, silenzio e buio dalle vetrate lungo le pareti. Non lo so, eppure è assurdo! Ma ti pare da una persona come lei, nooo., con la sua posizione e la famiglia? No! Non ci credo, neanche se lo vedo. Con quel marito poi..quel pezzo di carne alto nu stendardo con la divisa, diritto, du spalle n armadio pare. Io.che gli farei a uno così Aaah Carla.., che gli faresti, ma non farmi ridere sì e no gli arrivi alla cintola! 12

13 Mbè..ti pare poco. Aaah Carla magna va che è già tardi. Escono accaldate dal bar in una serata di giugno afosa fuori misura, Carla, la sigaretta tra le dita con le unghie mangiate, rosse di smalto sbavato e smozzicato, rosse come la passione con la quale vivrebbe tutta la sua vita. Si sente ardere, se potesse esploderebbe fuori da un involucro che non le rende giustizia e si lascerebbe andare inseguendo amori travolgenti e appaganti come quelle che vivono i suoi compagni di vita, tutti i giorni nella sua fiction preferita. Da sei anni la insegue e non sa più quante volte si è innamorata, si è sposata, ha partorito, ha tradito, ha pianto.. soprattutto ha pianto. Carla, che a volte non distingue la finzione dalla realtà e non se ne preoccupa. La sua vita, quella vera è fatta di ben poche cose, di incontri frettolosi e casuali come gli sguardi che si posano su di lei. E allora lei anima la sua giornata di comparse che vivono nella sua casa, comparse che si muovono nella sua camera, nell angolo della cucina, che con un sorriso le aprono il frigorifero e la invitano a mangiare. Le conosce alla perfezione come l attore principale, il 13

14 suo compagno ideale da sempre. E lei, che è come sua moglie, gli è accanto da una vita e conosce del suo viso sin le più piccole rughe, le smorfie della bocca e il movimento del sopracciglio che si inarca quando lui sorride come la vela che si gonfia e ti porta via, in mare aperto in una giornata di sole bella da vivere lei che il mare non lo ha neanche mai visto. Non le è sembrato possibile quando ha raccolto quel foglio stropicciato e mezzo aperto fuori dal cestino nell ufficio personale del Direttore Amministrativo, dal foglio un po allargato fra le sue mani.. si leggeva - tu che mi hai fatto volare..- Con un gesto fulmineo ed incontrollato lo ha preso e lo ha messo in tasca al suo grembiule, si è guardata intorno nel silenzio del vuoto dell edificio, solo il suo cuore andava a mille. Una ladra si sentiva, ladra di sogni quando per strada correva verso casa dopo il lavoro e la sua mano nervosa teneva stretto in tasca, il prezioso cartoccio. Carissima, non è facile per me trovare le parole giuste. Anzi.scrivere mi è quasi impossibile. Ma preferisco inviarti 14

15 queste poche righe perché spero che, rileggendole, tu possa con calma riflettere ancora una volta. Lo so, non siamo più due ragazzini, abbiamo dei ruoli da rispettare, doveri da portare avanti ma ti prego, quello che c è tra noi è veramente magico. Non sentirti in colpa. Non è da te ricercare avventure e passatempi. Anche a me del resto non è mai capitato. No. Non posso dimenticare quello che ci unisce, tu me lo chiedi, ma io non voglio. Vorrei dedicarti il mio presente e anche un po di futuro. Tu che mi hai fatto volare così in alto come nessun altra prima non puoi uscire dalla mia vita. Non adesso. Adesso ho bisogno di te, così come sono certo che tu hai bisogno di me, ti aspetto dove sai. 15

16 Stilografica ad inchiostro liquido nero su carta leggera grigio perla. 16

17 - Che classe - pensa Carla, mentre con le mani accarezza il foglio ripetutamente per stendere le pieghe e la rete del letto cigola al variare della sua posizione, il corpo si allunga per conquistare tutto lo spazio possibile. Quelle parole lette e consumate di corsa adesso le vuole assaporare con calma. E allora mettersi comoda è il minimo. Carissima e la mente focalizza l immagine e si ferma come un potente teleobiettivo sul Direttore Amministrativo. Zoomma sul particolare del volto, del collo, del braccio composto sulla scrivania, illuminato dalla luce radente che si posa sulle carte e sul troppo lavoro da smaltire fuori orario, quando l ufficio è tutto in silenzio e solo il cigolio del carrello della donna delle pulizie si avverte dal fondo del corridoio. Così Carla l immagina, come quando la trova nel suo studio, da sola a lavorare fino a tardi, così naturalmente elegante. Con quel sorriso dolce che si inchina a sottolineare il saluto che prontamente le fa quando le passa davanti e Carla ricambia dolcemente e prosegue pronta a ripassare quando la luce sarà spenta e l ufficio 17

18 vuoto. Il Direttore, donna di ferro, precisa, puntuale, preparata, austera e poco incline a intessere rapporti amichevoli almeno sul lavoro. Ha sempre dato del Lei a tutti, anche alla sua segretaria personale che è lì da almeno nove anni. Bella, brava, elegante, vestita sempre con cura e buon gusto, mai nulla fuori posto. Un po stucchevole, agli occhi delle sue colleghe che forse la guardano con un po d invidia. In realtà il Direttore ha un personale molto proporzionato, nulla di appariscente ma a rifletterlo sembra proprio che ogni cosa stia al posto giusto. Le sue gambe, per esempio, affusolate e diritte si affacciano sotto le gonne lunghe al ginocchio con estrema naturalezza, avvolte in calze da 15 den color carne, con una leggera sfumatura perlata, che scivolano dolcemente in scarpe sempre appena acquistate o almeno così sembra. Solo due fossette sulle guance svelano un po di dolcezza quando il volto si rilassa e la luna della bocca accenna ad un sorriso. Di lei tutti sanno molto poco. Sposata con un marito in carriera militare 18

19 che di tanto in tanto passa da lei in ufficio con tanto di scorta al seguito. Tre figli e un bel cane di razza che fanno bella presenza nella foto con cornice d argento e radica di noce, unica nota intima in uno studio iceberg. Carla non può credere che quella donna possa avere una relazione extraconiugale, non di certo perché non possa capitare anzi, figuriamoci avere relazioni fuori dal matrimonio sembra essere oggi lo sport in assoluto più praticato, ma proprio perché non riesce ad immaginarla nelle vesti di conquistatrice. No, non la vede in vesti succinte e in pose provocanti che ammicca all amante come quella del piano di sotto, magra come un alice, ossuta, che veste tutta fasciata perché secondo lei magro è bello a prescindere, in abitini di grandi firme affannosamente ricercati sulle bancarelle del mercatino rionale, con le tette strizzate all insù da reggiseni impossibili. Sì, quella che la sventola come se fosse il suo cartellino da visita, pronta ad agguantare il maschio di turno che puntualmente trova. Ma la lettera nelle sue mani 19

20 non le lascia dubbi. La donna iceberg ha una relazione o l ha avuta di recente. Gli occhi di Carla si fanno piccoli, il naso si arriccia al picchiettare del dito che lo sfiora ritmicamente a sottolineare un attività cerebrale intensa. Ad un tratto il dito si ferma, l occhio si apre, si spalanca e si chiede chi mai sarà, chi potrebbe mai essere l amante abbandonato? Dove può averlo incontrato?. Dove si frequentano. Ma i conti non le tornano. Il Capo è troppo impegnato, mai un momento per se, il tempo libero, quel poco che le resta tra un Consiglio di Amministrazione e una Riunione di Settore, è interamente dedicato ai suoi figli in un andirivieni frenetico di taxi presi e ripresi, tra una gara sportiva del piccolo, il concerto dell altro figlio o l esame all università del grande. No, in questa vita non può esserci una falla, nè una crepa o una spaccatura perché lei sembra comunque serena e felice della sua famiglia.sì Carla ne è convinta c è qualcosa che non funziona in questa storia. Ne è così persuasa che convince di questa teoria anche Luisa che come al solito, lì al bancone del bar, se 20

21 la sente. E intanto passa qualche giorno, qualche settimana e, nonostante avesse intrapreso un attività investigativa di tutto rispetto, non ottiene alcun risultato soddisfacente. Nessun segnale è arrivato, nessun elemento o traccia abbandonata dentro e fuori il cestino, nessun cambiamento. E anche l argomento di discussione si fa sempre più sterile e Luisa. non la sta proprio più a sentire. 21

22 Lunedì, Martedì, mercoledì, giovedì Giovedì sera e Carla è lì sul corridoio a spingere il carrello e quasi sbadatamente si ferma davanti allo studio del Direttore, volge lo sguardo all interno e vede sulla scrivania illuminata dalla luce soffusa della lampada una quantità di fascicoli e documenti, accatastati uni sugli altri in un equilibrio caotico e poco invitante.così non li aveva mai visti. Nessuno alla postazione di lavoro. Carla avanza con un piede, nel silenzio si avverte il cigolio delle ruote posteriori del carrello, sversate nel senso di marcia e nella semioscurità della stanza, in piedi davanti alla vetrata, immersa nei suoi pensieri, la vede. Carla per un attimo si ferma, poi indietreggia ma la ruota del carrello non fa in tempo a compiere un giro intero che nel silenzio assoluto - Carla - una voce pacata e calda, - Carla sei tu? 22

23 Carla s inchioda, i suoi occhi sono fissi sulla sagoma che adesso è in movimento e si sta girando verso di lei mentre sussurra - Carla..per un attimo mi hai fatto paura ero soprappensiero non ti ho sentito arrivare. Ti prego entra. solo qualche minuto.- Carla è frastornata e non capisce, non riesce a muoversi nè a comprendere quello che sta succedendo. Per abitudine spinge il carrello che con le ruote compie un mezzo giro e il cigolio stride nel silenzio - Carla, - di nuovo quella voce - il carrello lascialo per il corridoio, vieni, entra, siediti un po con me.- Carla abbandona le mani che scivolano nervosamente lungo il corpo e compie un passo e poi per un attimo indecisa si ferma, come il cavaliere costretto a scendere dal suo cavallo, lega le briglie e lo accarezza per rassicurarlo e rassicurarsi. Carla si sente a disagio ma entra e raccoglie con un cenno della testa l invito della mano destra del Direttore Amministrativo che le dice mi chiamo Mariangela -. Quella voce e il tocco della mano di lei, appena sfiorata, la scuotono ancora di più. 23

24 Mariangela Ronconi De Costa, Direttore e Amministratore Unico della Holding è lì al quarto piano davanti a lei che le stringe la mano e la invita a sedere. Mai. Mai, non l avrebbe mai creduto possibile.e neppure immaginato. Carla si siede, piccola si sente in quella poltrona ergonomica di alcantara nera, si sistema nella seduta sollevando i piedi che non toccano il pavimento. -Scusami, mi permetto di darti del tu - Carla annuisce in silenzio e che altro avrebbe potuto fare? 24

25 - ma vedi io ammiro molto chi lavora come te, con precisione e puntualità, ti osservo sai ogni volta che mi fermo in ufficio e sei sempre molto discreta e gentile, sei serena, tranquilla. Conosci quello che devi fare e lo fai ogni sera, sempre al meglio e in silenzio.apprezzo molto chi lavora in silenzio senza clamori, senza elementi di disturbo, senza distrazioni.in silenzio, in pace. Carla quando tu ti muovi con il tuo carrello sembra che danzi e la danza è armonia, è equilibrio. Anche a me piace l equilibrio e la sera vengo in ufficio proprio perché so che c è il silenzio. Vedi quante cose abbiamo in comune?- Carla annuisce - Siamo due api operose, nel destino siamo amiche. Sai cos è un amica? Te lo sei mai chiesto? Per me un amica è una certezza..e tu sei una mia piccola certezza. A fine giornata quando mi fermo per qualche straordinario ho poche certezze, tra queste la mia caparbietà, la mia resistenza alla stanchezza, la mia pignoleria. compagne di viaggio che mi hanno fatto guadagnare il ruolo che ho e poi so che posso contare sulla tua presenza. 25

26 E di fatti quando l ufficio è ormai vuoto e tutto è silenzio e sento da lontano il cigolio del tuo carrello e poi arrivi tu, il tuo cenno con la testa, quando passi qui davanti, mi dà sicurezza e allora penso OK, anche oggi il sole è tramontato senza troppo frastuono e in silenzio è andato a dormire.- Pausa, uno due tre..per qualche secondo che sembra non finire mai. 26

27 Carla non sa cosa dire e dalle labbra strette si sente un flebile - Sì! - Sì a tutto quello che il suo Capo ha detto, Sì! A quella serata magica e strana, a quella atmosfera irripetibile, sì..al dolce sorriso reso ancora più affabile dalle fossette sulle guance di Mariangela che finalmente si è rilassata sulla poltrona di fronte a lei, forse quel parlare diretto e liberatorio le ha fatto dimenticare per un attimo i suoi pensieri. Momenti di ricchezza da respirare a narici spalancate, così Carla chiude gli occhi fino a sentire il delicato profumo di lei che dolcemente riempie la stanza in una serata calda di giugno che non si può dimenticare. La voce di Mariangela rompe di nuovo il silenzio - sai, c è solo una cosa che mi dispiace... non ho niente da offrirti di solito di queste cose se ne occupa la mia segretaria..credo di non avere niente in ufficio eppure ci sarebbe stato bene un dolcetto, un bicchierino, ma mi dispiace.. devo cominciare a cambiare qualche abitudine, mi devo organizzare.. forse diversamente. Do importanza, a volte, a cose che non ce l hanno e sottovaluto azioni che 27

28 potrebbero essere importanti come per esempio..- e la voce si fa roca - mettere ordine tra le cose di mio marito. Io non l ho mai fatto l ho considerato sempre di cattivo gusto.. ma poi quando ho visto sul suo scrittoio quel foglio che usciva dalla sua carta da lettere..io ho avuto curiosità di leggere quelle righe...tu che mi hai fatto volare. E ha prevalso l impulso di prendere quel foglio e portarlo via lontano con me.. per poi disfarmene come un ladro che ha rubato una refurtiva troppo ingombrante e poco vantaggiosa. Quelle parole, mi hanno ferito.- 28

29 Silenzio e nella stanza semibuia un piccolo rumore si fa avanti tra le tasche del grembiule dove le mani di Carla frugano fino a tirar fuori una scatola di latta sottile e smaltata. Carla stende il braccio timidamente verso l occasionale compagna che, sollevata fa una smorfia di consenso che diventa meraviglia e piacevole approvazione quando i suoi occhi vedono perfettamente in fila una dietro l altra, zollette di zucchero che brillano alla luce soffusa della stanza. Allunga la mano e con due dita ne prende una e la mette in bocca, chiude gli occhi e assapora..erano forse.. non lo sa più quanti anni sono passati. Ma subito i ricordi piacevoli tornano alla mente come quando da piccola in casa di sua nonna i grandi prendevano il tè e lei rubava le zollette dalla zuccheriera di porcellana bianca e per gustarle si rifugiava furtivamente sotto la tovaglia finemente ricamata che accompagnava il tavolo sino ai piedi. Adesso le fa meraviglia, nel silenzio, il rumore che fa lo zucchero sotto i denti, inizialmente timida, inarca la luna della bocca sino a scoprire le fossette sulle 29

30 guance, il dolce arrivato in gola si scioglie e piacevolmente la riscalda, prende un altra zolletta e chiude gli occhi, serra le ciglia a quel soffitto grigio e una luce la riempie mentre raccoglie le braccia per cingere le gambe rannicchiate e pendenti dalla poltrona, come una bambina impertinente scuote le spalle e con la testa all insù finalmente sorride. terzo Un caldo ingiusto sale dall asfalto e rende i miei passi ancora più pesanti mentre nelle narici respiro il puzzo che esce dal tubo di scappamento della macchina lunga e nera che in silenzio da un po sto seguendo. Il mio stomaco comincia a ribellarsi, ma non posso sentirlo e dalla fronte una goccia di sudore mi scende sulla guancia dopo aver attraversato l asticella degli occhiali neri che indosso a fatica così come questi 30

31 panni che sotto questa cappa mi sembrano di cemento. Accanto a me mia sorella e poi persone care e diverse. Ogni tanto qualcuno si avvicina, mi bisbiglia qualcosa all orecchio ma faccio fatica a essere presente e almeno con la mente voglio stare lontana, in giardino per esempio. A casa mia, sotto l ombra dell ombrellone aperto che sventola al vento mentre gioco con le mie figlie che piccole adesso non sono qui. Una mano stesa e aperta verso di me, cattura per un attimo la mia attenzione. Una mano femminile ma robusta e stanca come la persona a cui appartiene che compie un gesto antico come il suo nome. La mano mi offre una zolletta di zucchero che brilla alla luce di questo sole accecante e io la prendo e la metto in bocca. Con un cenno della testa ringrazio chi ha avuto pietà di me. E sento già lo sciogliersi dolce che mi riempie e l energia che mi scuote e raccolgo i miei pensieri che riprendono ordine. Una telefonata:.. vieni, c è bisogno di te. - e dire che non mi hai mai cercato. 31

32 La valigia di cocco stampato è adagiata sul pavimento, il coperchio aperto inclinato sulla parete. Mani esperte ne tirano fuori il contenuto pezzo per pezzo. Avvolti in custodie nere, gli oggetti acquistano via via uno spazio quasi irreale, come soldati in alta uniforme che per il saluto solenne prendono posto come da cerimoniale. La stanza in cinque minuti è svuotata. Fuori dalla porta tutto ciò che ti è stato caro. I tuoi libri, le cataste dei quotidiani, le tue manie. Fuori dalla porta le lenzuola, le coperte, il letto ospedaliero, il materasso ad aria per le piaghe delle tue intime carni. Fuori dalla porta il tuo ultimo giaciglio, simulacro di passione ancora caldo di sofferenza, carne malata e dolore. Fuori dalla porta i tuoi medicinali affannosamente procurati e custoditi, somministrati con precisione ossessiva da mani pazienti a te care. Fuori il tuo pigiama sudato, i tuoi sogni e le tue speranze. Un angelo in silenzio sta vestendo il tuo ultimo luogo terreno. Due secondi e i cavalletti prendono posto, su 32

33 di essi quattro legni srotolati formano una rete. L angelo si muove come in una danza triste e malinconica e allo stesso tempo elegante. I vestiti sulla sedia, pronti, nuovi, le scarpe nere mai indossate, quali strade dovrai ancora percorrere? La camicia bianca, l abito scuro e una cravatta che mi si chiede di scegliere tra quelle che hai. Per la cravatta nuova non si è fatto in tempo e dire che la zia previdente pure l aveva richiesta : elegante, sobria, ma soprattutto nuova. Non è arrivata. Il tempo, per chi crede di averlo ha un altro valore. Tu non avevi più tempo io forse non l ho voluto capire. Ho scelto la cravatta nel tuo armadio, a dire il vero non ho avuto la forza neanche di guardarla e questo mi è stato fatto notare da chi, con più esperienza per certe cose ne ha poi preferita un'altra più appropriata. Mi sembrava paradossale in quel momento riflettere sull accessorio più idoneo, trovare i giusti accordi cromatici mentre tu eri lì ad aspettare che qualcuno ti vestisse, ti ridesse un po della tua dignità umana nascondendo agli occhi la tua magrezza, le tue bende, le tue carni ormai rigide e fredde mentre dalle imposte accostate un raggio di 33

34 sole penetra caldo e irriguardoso in questo giugno afoso fuori misura. Nella penombra della tua stanza il tuo sepolcro è ormai pronto. L addetto delle ditta di pompe funebri, ditta di fiducia e ormai quasi di famiglia, estrae dalla valigia il drappo bordeaux di velluto rasato con fregi e passamaneria d oro antico, o similare. Lo srotola lentamente sulla rete di legno, lo stende per bene, ne fissa gli angoli e con le mani accompagna sui quattro lati la stoffa che pende giù sino a sfiorare il pavimento. Con altrettanta cura apre un foglio di plastica trasparente a misura e lo adagia lentamente sopra. Intanto mani a te estranee ti hanno per l ultima volta vestito. Il tuo piccolo e rigido corpo viene adagiato sul triste giaciglio. Il vestito sembra vuoto e dire che era della tua taglia, la sofferenza ti ha consumato. Mani rispettose compongono le tue parti simmetricamente. Un elastico unisce le tue caviglie e nascosto dal bordo dei tuoi pantaloni conferisce al corpo una postura solenne. Le braccia distese, le mani gelide e rigide sembrano di cera. Il viso scavato, la tua fronte aggrottata e i tuoi occhi piccoli si sono adesso distesi. La bocca si apre in un grido muto di morte. 34

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