Il Signor Bell 1 Lunedì Le liceali

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1 Il Signor Bell 1 Lunedì Le liceali Era un gentiluomo il Signor Bell, vestito di grigio dai piedi ai capelli, quei pochi fedeli che a stento coprivano il riflesso accecante del primo accenno di sole. Aveva ormai quarant anni e alla vita non chiedeva altro che lievi emozioni consumate in solitudine come il risentimento di una carriera mancata. Era un gentiluomo il Signor Bell. Ogni mattina s alzava alle sette, puliva la gabbia della merla e portava il caffè a sua moglie Catherine. La salutava con un bacio leggero tra la fronte e l attaccatura dei capelli per non svegliarla del tutto. In bagno rimaneva il tempo necessario per una doccia, i denti e la barba oltre naturalmente a quei cinque minuti di orologio che passava leggendo le etichette dei detersivi sulla mensola della finestra. Prima di uscire passava in cucina, apriva le tapparelle per inebriarsi del primo raggio di luce, alle volte grigiastro, alle volte più scuro, mai comunque del colore del sole. Ma Bell si accontentava e sorridente prendeva il suo panino incartato con la stagnola, preparato con cura dalla moglie la sera precedente. Era troppo curioso il Signor Bell e prima di riporlo dentro la cartella di pelle marrone dava un occhiata al contenuto. A volte fettine sottilissime di tacchino farcite di olive e capperi, altre pancetta affumicata sempre e comunque guarnita di maionese e uova, quelle grandi con il tuorlo rosso che Miss 1

2 Renagade teneva nel retro bottega e riservava ai clienti migliori. Soddisfatto chiudeva alle sue spalle la porta a vetri senza fare il minimo rumore. Le previsioni del tempo non l avevano mai tradito: impermeabile, giacca, soprabito per ogni evenienza. Durante il tragitto a piedi fino alla fermata del pullman cercava di indovinare, dietro la solita coltre di nebbia, quanto tempo l ombrello nero sarebbe rimasto appeso al suo braccio. Andava fiero del suo Hanway di osso e bacchette d acciaio che aveva acquistato circa un decennio prima da Samuel Fox and Sons ed ora, nonostante gli anni, era ancora perfettamente funzionante. Prendeva l autobus per Collington alle sette e quarantacinque. Era gentile il Signor Bell, mai una volta che avesse perso l autobus, mai una volta che avesse finito la corsa seduto. Come tutte le mattine alla quarta di Richmond Square, il quartiere abitato da operai e immigrati, l autobus si popolava ed il vociare alto non andava oltre la politica, il tempo, e lo sport. Il Signor Bell, pur essendo molto ferrato sugli argomenti, rimaneva in disparte senza prendere mai la parola e gustandosi altre distrazioni. Scrutava tra la folla delle gambe quelle più avvenenti e con ampi gesti invitava la signora di turno ad occupare il suo posto. Una scusa come tante per sbirciarle le gambe e farsi un opinione in generale sulla prescelta. Bella o brutta non aveva importanza se poteva apprezzare da così vicino la trama della calza, le pieghette impercettibili di 2

3 una fibra velata. Da un attenta osservazione di quella calza giocava ad indovinare la condizione economica, lo stato civile, in certi casi la professione e via via la classe e il fascino della sua preda. Risalendo una calza grezza sapeva già di trovarci dei vestiti ordinari e dei cappelli sciatti, nonché un viso non curato, senza trucco, a volte olivastro e senza cappello. Difficilmente si era sbagliato. Ma era gentile il Signor Bell, mai e poi mai avrebbe importunato quelle donne, mai e poi mai un sospiro più forte l avrebbe tradito. Finiva la corsa incastrato tra la parete di vetro dell autista e la bombola dell antincendio in modo tale da non toccare per nessuna ragione i sostegni di ferro. Maniaco della pulizia lottava ogni giorno strenuamente per passare indenne le buche di Wiston Street che per chissà quale ragione il Dipartimento Municipale addetto non si decideva a ricoprire. Aveva già inviato due raccomandate di protesta, regolarmente ricevute dall ufficio compente, ma finora non aveva avuto alcuna risposta. Aveva anche provato tramite telefono ed un addetta estremamente gentile le aveva assicurato che i lavori di manutenzione e sistemazione del manto stradale erano già stati programmati. Davanti a quella voce di grazia e femminilità il Signor Bell decise di pazientare. Come ogni mattina scendeva alla terza di Bondon Street davanti al chiosco di fiori e vicino all edicola dove acquistava il suo giornale. Leggeva avidamente le ultime dello sport e la pagina dell oroscopo tralasciando tutto il resto. Era gentile il Signor Bell, ogni mattina s attardava a parlare di calcio con il commesso dell ufficio di fronte. Nonostante lo considerasse di livello molto inferiore riusciva 3

4 comunque ad accalorarsi imponendo le sue idee sulle tecniche ed i moduli del calcio moderno. La sua squadra militava nella seconda divisione e neanche quest anno sarebbe passata di categoria. Era fortemente convinto che la causa principale fosse stata il cambio dell allenatore e soprattutto l acquisto di Paco Junior, un giovane attaccante argentino, che aveva disatteso le aspettative. Troppo lento e tecnicamente scarso, avevo un buon tiro ma difficilmente riusciva a smarcarsi. Domenica era in programma il derby ed era fortemente preoccupato. Questo era il suo cruccio maggiore. Entrava nel suo ufficio alle otto e trenta, mai qualche minuto prima, perché s inibiva a guardare la Signorina Crawford intenta a truccarsi prima dell orario di lavoro. Odiava questa mania quasi comune a tutte le sue colleghe. Non riusciva a capire come in quei minuscoli specchietti impolverati di cipria si potesse generare bellezza. La sua scrivania, seminascosta da una grande fioriera di aspidistra e piante grasse, era in fondo alla stanza davanti alla finestra che dava sul cortile interno. Gli seccava dover percorrere ogni volta quei cinque metri passando davanti alla Signorina Crawford. Buongiorno Signor Bell. Lei raggiante. Buongiorno Signorina Crawford. Lui a mezza bocca guardando il pavimento di piastrelle bianche e marroni. Si sentiva gli occhi addosso, scrutato da capo a piedi. Non aveva nessun interesse verso quella donna che conosceva da circa vent anni. Per così dire non era una signora avvenente, mai una volta un sogno l aveva sorpreso a pensarla, 4

5 mai un gioco di parole l aveva indotto a riconsiderare la sua opinione. Lei non si era mai sposata o meglio nessuno mai, per quanto di sua conoscenza, aveva chiesto la sua mano. Forse per via del suo alito cattivo, la mattina particolarmente forte, o forse per quel neo vistoso sulla guancia sinistra che invano cercava di coprire. La Signorina Crawford, nonostante avesse da tempo superato i quarant anni, viveva ancora con sua madre, ma essendo un inguaribile ottimista era certa che un giorno non molto distante avrebbe avuto una casa propria. Naturalmente con gli anni aveva cambiato i suoi desideri. Ora non pensava più ad avere un figlio ad ogni costo, ma sicuramente un uomo onesto per spartirci una casetta adiacente a quella di sua madre. La Signorina Crawford era una dattilografa diplomata, aveva il compito di battere lettere, controllare i resoconti mensili, rispondere alle telefonate e di riordinare gli archivi. Era sempre a dieta nonostante il suo seno abbondante. Per ingannare la fame trascorreva la mezz ora di pausa lavorando a maglia. Non era brava nel lavoro e neppure nell uncinetto. Secondo il Signor Bell non brillava nemmeno di una spiccata intelligenza, ma doveva ammettere che era ligia nelle mansioni. Il Signor Bell era ragioniere diplomato e si considerava di più alta estrazione sociale. Era convinto che con le segretarie occorresse mantenere un certo distacco, dandole necessariamente del voi. Era un uomo gentile, ma il panino preparato da sua moglie lo consumava in bagno, appunto per non scambiare confidenze eccessive con la collega. 5

6 Nel lavoro era molto ordinato, preparava a mano i resoconti mensili di spesa per i maggiori soci della compagnia. Si vantava di fare tutti i conti a mente, di rado usava carta e penna e mai la sua calcolatrice IBM che preferiva lasciarla in bella mostra sulla sua scrivania coperta da una fodera nera di tela grezza. Ogni volta che per qualche motivo saliva le scale di direzione, rimaneva ammaliato dalla moquette alta rosso sangue. Era così soffice e vellutata che goffamente cercava di camminare sui lati più estremi per il timore di lasciarci impronte indelebili. In quel piano si respirava un silenzio irreale, le segretarie erano gentili ed eleganti, i pomelli delle porte a vetri sempre lucidi e sulle stoffe gialle ocra delle pareti risaltavano i paesaggi di Thomas Gainsborough, un pittore inglese del settecento. Sperava in cuor suo che un giorno, non tanto lontano, anche lui sarebbe rientrato in quella ristretta cerchia di soci. Viveva l eventualità con gioia e terrore perché il passaggio di grado avrebbe necessariamente comportato il cambio di mansione. Considerava il suo attuale lavoro di estrema importanza ed era fermamente convinto che nessun altro collega avrebbe mai potuto sostituirlo. Tutti i lunedì alle ore dodici e trenta esatte e poi a cadenza di cinque minuti controllava il suo Orient da tasca. Solitamente passava quell ultima mezz ora riordinando le sue carte e lasciandosi andare a qualche telefonata privata. Il suo telefono a differenza di quello della Signorina Crawford era abilitato alle chiamate interurbane. Bell ne andava orgoglioso e alle volte rimarcava la cosa parlando a voce alta con sua sorella nello Yorkshire, ed altre dilettandosi a 6

7 conversare per buoni dieci minuti con la sua nipotina Maryl, ormai adolescente. Alle ore tredici in punto era già sulle scale. Per paura di contrattempi non prendeva mai l ascensore. Il pensiero di arrivare tardi gli accresceva l affanno e gli imperlava la fronte di sudore freddo. Ad ogni costo non avrebbe mai rinunciato all unico svago del lunedì. In strada evitava di camminare sui marciapiedi affollati cronometrando il percorso da un semaforo pedonale all altro in modo da trovarli sempre verdi. Conosceva a memoria ogni buca del tragitto che percorreva cadenzando i passi ed il respiro per arrivare puntuale alle tredici e zero otto davanti alla scuola. Ogni tanto s avvampava di terrore pensando cosa sarebbe accaduto se il direttore del College di St. Patrick avesse cambiato l orario di uscita, oppure, per qualche inconcepibile motivo a lui incomprensibile, le ragazze fossero uscite prima. Riusciva comunque a mantenere all apparenza il suo integerrimo equilibrio e la sua aria formale di uomo distinto indossando con fierezza il suo cappello grigio topo con valigetta di pelle sulla mano sinistra e due sterline strette nel pugno di quella destra. Quel lunedì si accorse di essere in leggero ritardo quando passò davanti alla latteria su Crown Road, ma il Signor Bell era un gentiluomo ed accarezzò ugualmente, senza fermarsi, la pelliccia bianca e folta del cane del Signor Lester. Per recuperare secondi non tirò fuori dalla tasca dell impermeabile la solita caramella alla menta e burro. Il muso del cane si increspò leggermente e lui evitò di guardarlo. Era troppo sensibile il Signor Bell, ma doveva assolutamente recuperare quella manciata di secondi. 7

8 Passò dritto. Attraversò CollinsHouse alle tredici e zero sei. Da lì già poteva intravedere le ampie arcate massicce della grossa costruzione ottocentesca del liceo femminile. Affrettò il passo, più per la contentezza che per quei secondi di ritardo. Le grosse auto nere degli autisti rigorosamente in divisa e berretto erano tutte parcheggiate ordinatamente dall altro lato della strada. I cancelli in ferro battuto del monumentale edificio erano ormai a pochi passi quando sentì il nitido suono della campanella interna che annunciava l uscita. Si rilassò. Tirò fuori il fazzoletto candido e si asciugò la fronte sudata sorprendendosi a strusciare lievemente le suole per sentire il dolce rumore della ghiaia. Prese posto in un angolo appartato del giardino a destra della grande statua equestre di Giorgio II e sopra una panchina di legno lungo la siepe d alloro. Da lì poteva ammirare le code colorate delle studentesse sfilacciate sul piazzale. Con le sterline strette nel pugno della mano destra aspettò. Lì tra qualche secondo sarebbero arrivate! Con un gesto spontaneo tolse il cappello e s attaccò i pochi capelli sulla testa. Eccole! Le vide sorridenti avvicinarsi vergognose e allo stesso tempo strafottenti. Adorava quell atteggiamento volatile tipico delle adolescenti. Questa volta erano in tre. Ma il numero non aveva importanza. Buongiorno Signor Bell! Lo salutarono in coro. Buongiorno care. Replicò soddisfatto. Con l aria fintamente paternalistica s informò se qualcuna di loro fosse stata interrogata. Aggiunse come al solito che lo studio era importante e che per nessuna ragione avrebbero dovuto trascurarlo. 8

9 Le ragazze risero. Ma non c era tempo per i convenevoli. Il Signor Bell aprì il pugno mostrando le sterline. Dalle tasche delle liceali spuntarono triangolini colorati. Si zittirono di colpo, in attesa della scelta. Lui ne constatò la morbidezza e l uso strofinandole leggermente tra il pollice e l indice, e avvicinandole poi con sofisticata discrezione al suo naso. Quello era il momento più delicato e difficile del lunedì. Ma, ancora una volta, le ragazze non avevano bleffato. In effetti quelle stoffe erano state magicamente usate da poco. Giurava di sentirne ancora il calore. Ma non era tutto. Come suo solito gli s imperlò la fronte di sudore. In pochi frammenti di secondi doveva considerare ogni cosa, il tessuto, il disegno, il colore, la leggerezza, le decorazioni, la forma, il merletto, il pizzo, l orlatura, la consistenza, le rifiniture, le applicazioni, lacci, fiocchetti, perline e piccoli ricami. Rise il Signor Bell ripensando alla prima volta, quando impacciato s era accontentato senza scegliere e poi era scappato via di corsa. Ma erano altri tempi! Ora era tutto diverso. Alle volte si allontanava qualche metro per non essere distolto da altri aromi, altre invece, nonostante le affinate esigenze, riusciva a decidere in pochi secondi. Di solito teneva gli occhi ben serrati, lasciando al tatto ed al naso l ultima parola. Le ragazze da sotto i cappellini, bianchi e rossi del college, aspettavano pazientemente. Il Signor Bell era un gentiluomo, mai le avrebbe messe in imbarazzo. Del resto per loro era soltanto una semplice innocua stravaganza da parte di un uomo di mezza età che tutto sommato pagava a caro prezzo. 9

10 Il Signor Bell si concentrò per sbrigare la faccenda il prima possibile. Tenendo in mano i tre trofei li annusò ancora una volta respirando tra l uno e l altro una boccata di aria pulita. In quel momento pensò a Molly e se avesse gradito, finché scelse senza più alcun dubbio la culla del suo piacere. Diede le due sterline alla prescelta salutandola discretamente. Restituì i due triangolini scartati alle altre accompagnandoli con un lieve buffetto sulle guance tristi. Ci sarebbe stata sicuramente un altra occasione! Una delle due ragazze tristi osò chiedere spiegazioni. Bell la guardò, aveva due stupendi occhioni blu e una cascata di capelli biondo soffice raccolti in fondo da un fermaglio a forma di farfalla. Era effettivamente la più graziosa. Bell sentì dentro di sé un lieve malessere di dispiacere, ma ormai aveva fatto la sua scelta e per nulla al mondo sarebbe tornato indietro. Con aria paternale le scompigliò i capelli spronandola per il lunedì successivo. Poco dopo s allontanò contento, questa volta, quasi volando sulla ghiaia e tenendo strette nel pugno sinistro le mutandine sporche della graziosa liceale. 10

11 Il Signor Bell 2 Martedì La Signora Livingstone Il Signor Bell era un gentiluomo, dopo pranzo si concedeva il meritato riposo seduto sulla poltrona davanti alla finestra in sala da pranzo. Finiva di leggere il suo giornale preferendo alle notizie politiche la pagina degli annunci economici. Aveva sempre avuto un ottimo fiuto per gli affari. Ricordava con piacere la volta, quando per poche centinaia di sterline, era riuscito a comprare una coppia di antiche etagere in stile Art-Nouveau o quando, tramite un rigattiere amico di suo padre, si era portato a casa per meno di mille sterline una ribalta in melo e sicomoro risalente all ultimo quarto del XVIII secolo e proveniente molto probabilmente dalla Francia meridionale. Ora era quasi impossibile trovare pezzi di antiquariato autentici, si lagnava spesso che il mercato di antichità era sempre più invaso da copie cinesi e falsi grossolani fatti in casa. Quasi sempre s appisolava reclinando la testa su un fianco e sua moglie amorevolmente accostava le tendine panna riponendo con cura il giornale sopra la sedia. Al pomeriggio non sognava quasi mai, preferiva la notte per concedere ad un sonno più lungo l eventualità mai remota d un discreto piacere. Tutti i giorni, tranne il sabato e la domenica, la Signora Bell lo svegliava alle quattro. Tutti i giorni alle quattro e un quarto andava a controllare la cassetta della posta. Ogni martedì generalmente riceveva notizie dalla Sweet & Word Inc. 11

12 Erano ormai dodici anni che collaborava con loro. Era il suo hobby preferito e consisteva nello scrivere brevi frasi d amore che facessero in qualche modo riferimento ad un bacio. Le più belle venivano poi stampate sulla stagnola di una nota marca di cioccolatini. Quel martedì il Signor Bell era particolarmente contento. Cacciò un urlo di gioia leggendo che la sua ultima frase era stata accettata: Nel fondo di ogni anima ci sono tesori nascosti che solo un bacio può scoprire. Era la seconda volta che succedeva nell arco di un mese. Due settimane prima era stata la volta di: Ogni grande amore comincia con un bacio. Chiamò sua moglie mentre ripassava per la terza volta la lettera di congratulazioni. Ketty, Ketty Lei intuì che dovevano esserci buone notizie. Poche volte era successo di sentirsi chiamare in quel modo visto che il suo nome era Catherine. Sulla porta di casa partecipò alla sua incontenibile gioia sorridendo sincera, anche se spesso si domandava da dove potesse uscire tutta quella dolcezza che, a suo dire, suo marito non aveva mai dimostrato in altre occasioni. L abbracciò più volte, addirittura stringendole i fianchi e saltellando su un piede, ma era una gioia effimera, in effetti il Signor Bell non riceveva alcun compenso da quella attività tranne naturalmente la soddisfazione di ricevere di tanto in tanto qualche scatola di cioccolatini in omaggio. Tutti i martedì alle cinque in punto il Signor Bell e signora suonavano alla porta della Signora Livingstone. La dirimpettaia li riceveva nel salotto con la teiera già fumante sopra il tavolo. 12

13 La Signora Bell naturalmente non si presentava mai a mani vuote, di solito, optava per una semplicissima torta di mele e ribes. Dopo i primi convenevoli la Signora Livingstone precedeva gli invitati fino alla sala da pranzo. Era un rito che durava da anni e nessuno dei tre dava cenni di stanchezza. S accomodarono attorno al tavolo quadrato in stile Regency di fronte ad un enorme specchio dorato che occupava l intera parete destra. Bell come al solito fu rapito dalle tante nature morte appese sulle pareti restanti. La Signora Livingstone, come ogni martedì, aveva preparato del pane da tè con mascarpone ed erba cipollina e piccoli sandwich farciti con formaggio cremoso, prosciutto piccante e salmone. Dopo il primo sorso di tè, la prima a prendere la parola era la padrona di casa che cercava di intrattenere gli ospiti parlando del più e del meno, sapendo benissimo che l interesse di Bell si accendeva esclusivamente sul gossip di quartiere. Signor Bell, oggi ho visto la Signora Pinball rincasare più presto. Saranno state le dodici, davvero un ora insolita! Indossava un vestito nuovo ed un ordinario paio di scarpe da pioggia Se gli altri tacevano si passava ad un altro argomento. Signora Livingstone, il Signor Murder stamane non ha portato il cane a spasso. Oddio che splendida creatura, dicono sia di razza. Signor Bell, purtroppo il Signor Murder ultimamente ha avuto dei gravi problemi di salute. Si è allettato da lunedì scorso. Per caso ho parlato con una sua vicina di casa. Sembra che durante la notte gli prendano dei forti attacchi di tosse secca. Il Dottor Lionel finora non si è pronunciato. Comunque 13

14 Signor Bell, mi spiace contraddirla ma il cane del Signor Murder non è per nulla di razza! In effetti Bell non si intendeva di razze di cani, ma vista la sua leggerissima permalosità passava immediatamente ad un altro argomento. Signora Livingstone, ho notato che i Mason non mandano più le loro figlie a scuola. Sapevamo tutti che andavano male e probabilmente avrebbero perso l anno, ma mi sembra alquanto stravagante questa decisione. Non le pare? Signor Bell, purtroppo i giovani d oggi hanno troppi grilli per la testa, e la scuola è diventato un luogo di divertimento per non dire di perdizione. Quindi sostengo la decisione di Peter Mason, un brav uomo! Fa tanti sacrifici per quelle due figlie. E così via dicendo finché il Signor Bell non chiedeva un altra tazza di tè. Oramai tra loro si era stabilita una certa confidenza e quindi potevano permettersi di riprendersi e contraddirsi, sempre all insegna di un estremo e cortesissimo garbo. La Signora Bell rimaneva fino alle cinque e trenta. Mai un minuto oltre. Alla seconda tazza bollente del Signor Bell, alzandosi in piedi si scusava con la Signora Livingstone per via dei molti impegni che ancora l attendevano a casa: la cena, la biancheria da stirare, la gabbia della merla da rigovernare. Quando la porta si chiudeva, per almeno un quart ora, i due tacevano. La Signora Livingstone s avvicinava alla finestra, scostava leggermente le tendine di San Gallo per accertarsi che nessun occhio indiscreto fosse nei dintorni. Ora più tranquilla chiudeva gli occhi in segno di assenso e s accomodava sulla 14

15 poltrona accanto al caminetto, non prima di aver indossato un finissimo paio di guanti neri trasparenti. Quegli istanti erano il momento più bello di tutta la settimana e per compiacersi tirava un grosso sospiro di sollievo attendendo pazientemente il momento che l ospite gradito ultimasse la sua seconda tazza di tè. Era quello il segnale! La Signora Livingstone apriva il giornale alla pagina delle parole crociate a schema libero. Nonostante s impegnasse per tutta la settimana difficilmente riusciva a completarle. Insieme a Bell rileggeva le ultime definizioni non ancora risolte e così facendo alzava leggermente la gonna. Oramai erano gesti usuali, nessuno dei due mostrava eccessivo disagio o smisurato entusiasmo. Da quel momento in poi il Signor Bell non le staccava più gli occhi di dosso, rispondeva pazientemente alle domande informandosi ogni volta sulla lunghezza della parola ed eventualmente sulle lettere già inserite. Tutto questo, naturalmente, seguendo centimetro per centimetro quell invisibile movimento in salita della gonna della sensualissima signora. La Signora Livingstone vestiva sobria, mai un eccesso di stravaganza aveva contraddistinto la sua silhouette. I capelli biondo cenere che sfioravano leggermente le spalle le davano gli anni che aveva. Erano quasi coetanei. Si conoscevano da tempo, ma tra loro non c era stato mai nulla di tenero, come del resto ora, uno davanti all altra separati da una teiera ancora fumante, divisi dal garbo e dalla creanza che li caratterizzava. La padrona di casa andava fiera della sua bellissima teiera antica in argento sterling e con il manico in legno di ebano. Ogni volta per farla notare al Signor Bell declamava l aroma 15

16 del tè sostenendo che era tutto merito di quella teiera con i punzoni della città di Birmingham ed un beccuccio smerlettato abbellito da una foglia stilizzata. La prego Signor Bell, gradisca un altra tazza di tè ed una fetta di torta. Era brava la Signora Bell a preparare torte di mele e ribes, come altrettanto lo era la Signora Livingstone a stirare la camicetta di seta a pieghe e volant che mostrava orgogliosa mentre la mano sinistra accompagnava senza strappi il movimento leggero della gonna. Il Signor Bell la guardava, sapeva che non era bella, sapeva che null altro l avrebbe attratto di lei se non quel leggero movimento continuo, quel fruscio di stoffa di gonna che s alzava al contatto di calze di seta e che nessuna donna avrebbe avuto la grazia di indossare. Il Signor Bell se ne intendeva, lui che ogni mattina si recava in città, giurava solitamente di non averle mai viste indosso ad altre gambe. La Signora Livingstone ne andava fiera. Da sette anni dalla morte del suo povero marito delegava alle sole mani i suoi momenti di intimità. Non era bella la Signora Livingstone, ma su quella poltrona sedeva come una regina. Di famiglia molto benestante aveva sposato all età di 27 anni un ufficiale di Marina. Suo marito, dopo qualche settimana dal matrimonio, in circostanze mai chiarite, durante un operazione di addestramento lungo le coste islandesi, subì un incidente piuttosto serio che gli tolse l uso delle gambe ed altro. 16

17 Dopo un lungo decorso fu congedato, ma non si riprese mai. Passò gli ultimi anni rintanato in casa, senza mai mettere il naso di fuori. Chiaramente i coniugi Livingstone non ebbero figli. Ebbene dal giorno di quel tragico incidente la Signora Livingstone non aveva più ricevuto ogni sorta di attenzione. Il Signor Bell, che era un gentiluomo, aveva saputo quelle notizie, alquanto riservate, per sentito dire e non ne aveva mai parlato con la diretta interessata. Neppure in questi momenti di forte intimità, osava chiederle come aveva potuto resistere tanti anni. Ma si rendeva conto che era una domanda troppo difficile e sinceramente non avrebbe saputo da dove iniziare. Doveva però ammettere che in tutti questi anni di vicinato non c era mai stato il minimo pettegolezzo nei confronti della Signora Livingstone. Per questo l apprezzava e rispettava il suo rigore morale. Onestamente avrebbe voluto metterla al corrente delle sue considerazioni, e, soprattutto, saziare la sua curiosità di uomo adulto. Come può una donna resistere per tanti anni? E come mai ancora oggi, dopo una così lunga vedovanza, non sentiva l istinto di approfondire carnalmente l argomento? Questo pensava Bell mentre la osservava, ma avendo i minuti contati, si ripromise di cogliere un altra occasione. In effetti non potevano restare ancora a lungo, almeno non oltre un tempo considerato lecito per una terza tazza di tè e per completare lo schema libero. Lui la guardava senza mai sbattere le palpebre, senza mai un gemito d approvazione o un respiro più pesante, la guardava come se davvero ci fosse il solo interesse di finire le parole 17

18 crociate o se le stesse raccontando l ennesimo pettegolezzo sulla moglie del Signor Harris. Il Signor Bell, che era un gentiluomo, adorava la Signora Harris ed alle volte una punta di pensiero trasgressivo in quella situazione con la Signora Livingstone lì di fronte, non era poi tanto male. La Signora Harris era una donna a dir poco affascinante, ma era considerata da tutti troppo frivola per il modo di camminare, l uso dei colori nel vestirsi e soprattutto per le frequenti permanenze in città. A differenza delle altre donne del quartiere indossava sempre cappellini eccessivi dalle tinte forti e fuori dal comune. Il Signor Bell ogni martedì tra una parola crociata ed un morso alla torta di mele si riprometteva di seguirla, almeno per scovare il negozio dove si riforniva di quei cappellini sgargianti. Sognava di prendere l autobus insieme a lei e magari di concederle il suo posto per poterla ammirare più da vicino, ma al momento si accontentava di vederla passare quando rincasava. Ora però non voleva distrarsi totalmente e si concentrò su quelle ultime definizioni che considerava insolitamente più difficili e soprattutto su quell impercettibile movimento della mano che ad arte saliva senza mai arrivare. Il casato di Giorgio III. La prima lettera è un acca. Disse la Signora Livingstone cercando di aiutarlo. Hannover. Rispose soddisfatto Bell, tirando un respiro di sollievo. Armadio francese. Il Signor Bell non ebbe dubbi. Armoire! Disse sorridendo. Aveva seguito in gioventù un corso accelerato di 18

19 francese e si vantava di conoscere almeno un migliaio di termini tra i più conosciuti. Tutti e due sapevano già quale sarebbe stata la fine. C erano volute parecchie settimane per acquistare quella sintonia, per essere reciprocamente soddisfatti senza risentimenti, parecchie ore per affinare i propri gusti. Il Signor Bell riteneva intollerabile andare oltre il punto stabilito, la Signora Livingstone un disonore eccedere alla stravaganza d essere ancora più ammirata. Signora Livingstone oggi la vedo più attraente. Ogni martedì ripeteva la stessa frase nel momento esatto in cui lei riponeva il giornale e la gonna arrivava al primo bordo più chiaro della calza color carne. Di pronta risposta la Signora Livingstone accavallava addirittura le gambe poggiando tutte e due le mani inguainate dal pizzo nero sulle pieghe della gonna. Quando l orologio sulla porta dell ingresso batteva le sei la gonna della Signora Livingstone aveva completato il tragitto. Il Signor Bell che era un gentiluomo s intratteneva ancora qualche secondo ad estasiarsi di quel contrasto tra il nero dei guanti e la trama chiara della calza, intuendo lo spicchio di pelle impercettibile tra il bordo e l orlo della gonna, che mai e poi mai avrebbe voluto vedere interamente nudo. Considerava questo momento il più intenso di tutti i martedì, soprattutto perché da vero trasgressore rubava una manciata di minuti dopo lo scoccare dell ora lecita sfidando, in un tacito consenso, gli occhi del quartiere da dietro le tendine. Alle sei e zero cinque si esauriva anche il tempo complice. La Signora Livingstone estasiata da tutta quella 19

20 attenzione s alzava discreta mentre il Signor Bell, che era un gentiluomo, guadagnava la porta aspettando il regalo pattuito. Passavano secondi indimenticabili fino a quando la Signora Livingstone, tornata in ingresso, gli porgeva una bustina di carta con la marca di John Smedley Lt, un antica merceria di Londra in Regent Street. Lui maneggiava la bustina per accettarsi che contenesse quei bellissimi guanti di pizzo nero, che fino a poco prima erano stati il simbolo della loro trasgressione, magicamente in contrasto con la seta color carne. Era soddisfatto il Signor Bell, mai e poi mai avrebbe potuto rinunciare a quel regalo. Buonasera Signor Bell. Grazie per l aiuto. Senza di lei non sarei mai riuscita a finire le parole crociate. Questa settimana erano davvero difficili A voce alta in modo che chiunque fosse passato poteva ascoltare nitidamente il saluto formale. Buonasera Signora Livingstone. Grazie a lei per lo spassoso passatempo Rispondeva lui non prima di aver nascosto nella tasca sinistra la preziosa bustina e di aver salutato l affascinante ospite con un impercettibile inchino. 20

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