UGO GABRIELE BECCIANI. Antologia di brevi testi rari.

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1 UGO GABRIELE BECCIANI Antologia di brevi testi rari

2 In copertina: illustrazione del frontespizio di Novemilanovecentonovantanove malizie delle donne. 2

3 INTRODUZIONE. Numerosi studiosi, nell'arco dei secoli, fecero un lavoro di ricerca bibliotecaria oscuro, che tuttavia consentì di far conoscere ai posteri opere letterarie che altrimenti sarebbero rimaste nascoste a buona parte dei lettori. Nella seconda metà dell'ottocento merita, a parer mio, una particolare menzione la Regia Commissione pe' testi di lingua nelle province dell'emilia Romagna. I molti membri di tale organismo, composto di filologi, letterati, scrittori, scienziati, artisti, ecc., portarono alla luce una miriade di testi sconosciuti giacenti nelle nostre vetuste biblioteche. Per i tipi di Gaetano Romagnoli di Bologna furono editi, sotto i titoli di "Scelta di curiosità letterarie inedite o rare", "Miscellanea di opuscoli inediti o rari", "Collezione di opere inedite o rare", vari opuscoli riportanti tali lavori di prosa, poesia, storia, filosofia, medicina, farmacologia, cucina, ecc., con relativo dotto commento. Particolare merito va dato al filologo Francesco Zambrini, il quale curò numerosi numeri della rivista pubblicati. Di questo studioso non sfuggirono alla mia ricerca il "Codice di medicina di Maestro Gregorio medico-fisico", scoperto in un codice Magliabechiano, e il "Libro de la Cocina", manoscritto presente nella raccolta miscellanea n. 158 della Regia Biblioteca dell'università di Bologna (entrambi del XIV secolo ed editi entrambi dal Romagnoli nel 1865). Del libro di cucina pubblicai nel 2010 il commento del testo. In questo opuscoletto ho voluto raccogliere alcuni brani che si trovano nel volume, sempre a cura dello Zambrini, "Le opere volgari a stampa dei secoli XIII e XIV", I saggi riguardano in particolare la medicina ed il costume: "Trattatello delle virtù del ramerino", "Esperimenti di Maestro Niccolao di Costantinopoli", "Come si deve vivere in tempo di pestilentia secondo il Maestro Giovanni de' Dondoli di Oriolo", "Trattatello di fisionomia", riferibile ad Ippocrate, secondo ciò che si conosce dal "Trattato di medicina del 3

4 Maestro Aldobrandino da Siena", "Ricetta di Maestro Mingo da Faenza", che fu edito assieme ad un saggio del trecentista Tommaso del Garbo, "Sedici cose son quelle che inducono ad amare il matrimonio". In contrapposizione a quest'ultimo, proporrò infine un poemetto anonimo "Novemilanovecentonovantanove malizie delle donne", edito in Napoli presumibilmente fra l'ottocento e il Novecento, che è un vero e proprio inno alla misoginia. 4

5 VIRTÙ DEL ROSMARINO. Questo breve trattato è un'appendice che si trova in calce al "Trattato di medicina di Maestro Aldobrandino da Siena" (XIII secolo) in alcuni codici che riportano il volgarizzamento da parte di Sere Zucchero Bencivenni, cod. Palatino 174 e 176, codice Magliabechiano II.84 (inizio XIV secolo). Secondo F. Zambrini: "Questo trattatello, poche cose cambiate, trovasi pure nel cod. Ricc. n. 2350, ma ivi preceduto da altro Trattato del ramerino, assai più lungo, contenente 68 virtù; vi sono però diverse lacune". La breve opera fu citata anche dall'accademia della Crusca, con l'abbreviazione M. Aldobr. P. N. alle voci debilitade e menagione del vocabolario. Queste considerazioni ci indicano, comunque, in quanta considerazione fosse ritenuto questo arbusto nella medicina di un tempo. Il testo che si riporta è quello del cod. Pal QUI COMINCIANO LE VIRTUDI CHE DIO DIMOSTRA DEL RAMERINO, E SONO XXVI. Per conto delle quali noi avemo intendimento di trattare in questo trattato secondamente che uno monaco d'inghilterra le recoe 1, scritte in India all'abate suo dell'ordine Cestella 2. 1 Raccolse. 2 La Congregazione Cistercense Sancti Bernardi seu Cestella, di Castiglia (da cui deriva Cestella), fondata nel 1425 dal monaco Martino di Vargas dell'abbazia di Piedra (Aragona), sviluppatasi in Italia a partire dal Da allora, molte località in cui erano sorti i nuovi monasteri furono chiamate Cestella o Cestello, come, ad esempio, il monastero di Cestello in Pinti, dove fu commissionata (1489), da parte di San Benedetto Guardi, al Botticelli, un'annunciazione, poi detta di Cestello; il quartiere d'oltrarno di San Frediano è detto anche San Frediano in Cestello. Le precedenti date sposterebbero però il manoscritto al XV secolo, a meno che non si tratti di un testo riportato. 5

6 1. Se alcuno avesse deboli e infermi i piedi: tolli la radice del ramerino, e fallo bollire in fortissimo aceto; e del detto aceto ti lavi i piedi spessamente e fara'li forti e sani. 2. Se alcuno sentisse di re(u)ma e di catarro: togli delle corteccie del ramerino, e fanne fummo; e quello fummo ricevi nelle nari del naso, e' restringe la re(uma) e 'l catarro. 3. Se alcuno avesse infermi li suoi denti, o avessevi dentro alcuno vermine, tolga il ramerino, e ardalo, e facciane carboni, e mettali in panno lino verde 3, e stropiccia li denti: il vermine uccide, e conferma e guarda i denti in sanitade. 4. Se alcuno userae stufa 4 di ramerino si 'l manterrà giovane, e conforteragli tutte le sue membra. 5. Se alcuno userà di mangiare il ramerino, nel suo corpo non si concrierae 5 alcuna malvagia infermitade e conserverallo in sanità, e manterrallo molto fresco. 6. Se porrai del ramerino nella tua casa, non temerai che ti possa nuocere serpente, né serpe, né scorpione, né altro velenoso animale. 3 Non si vede l'utilità di un panno verde, a meno che non ci si riferisca ad una precedente immersione in un succo di erba o di foglie fresche: si sa che la clorofilla ha un potere antibatterico importante per i denti. 4 La stufa era un trattamento sanitario che abbinava il potere di far sudare del caldo umido con quello diaforetico di alcuni oli essenziali, o farmaci. Questi erano somministrati per bocca, oppure convogliati con il vapore acqueo in una sorta di larga veste che avvolgeva il corpo del malato, testa esclusa. L'effetto depurativo si otteneva perché, al pari delle moderne saune, erano espulse le tossine col sudore. 5 Il raro verbo latino concreare, stava ad indicare una formazione in relazione allo spazio e al tempo; da esso deriva la nostra parola 'concrezione'. 6

7 7. Se alcuno farà bottaccio 6 di ramerino, e userae di bere del vino ch'entro vi starà, si à virtude di non lasciare concriare apostema 7 dentro dal corpo dell'uomo. 8. Se alcuno porrà del ramerino nel suo orto, o giardino, o vigna: l'orto, e 'l giardino, o vigna ne crescerà in grande abbondanza; e giova alla vista, quando il vedrai. 9. Se serpe o serpente fosse in alcun luogo, e tu torrai del ramerino, e fara'ne fuoco, sicché 'l fumo entri in quel buco, se n'uscirà fuori o vi morrà. 10. Se alcuna corruzione d'alito avesse l'uomo, overo che chiamare non potesse 8, faccia bracia di ramerino, e 'n quella bracia ardavi dentro del pane, e di quello pane arrostito usi di mangiare. 11. Se vuoi mantenere la tua faccia bella e chiara, tolli del ramerino, e fae bollire le sue foglie in vino bianco puro, e lavitene il visaggio, e beane se vuoli, e manterratti la bellissima faccia, e faratti un bel colore 9. 6 Una botte di piccole dimensioni, e vecchia, che si impiegava, soprattutto per fare l'aceto o, come in questo caso, un infuso di rosmarino nel vino. 7 Forma arcaica di postema, ascesso. Il vocabolo, di derivazione greca, stava ad indicare 'ciò che se ne va dal corpo'. 8 Che fosse affetto da raucedine. 9 Questa è la formulazione base dell'acqua della regina Isabella d'ungheria. "Io donna Isabella, regina d'ungheria, di anni 72, inferma nelle membra e affetta di gotta, ho adoperato per un anno intero la presente ricetta, donatami da un eremita mai da me conosciuto, la quale produsse su di me un così salutare effetto che sono guarita ed ho riacquistato le forze, fino al punto di sembrare bella a qualcuno: il re di Polonia mi voleva sposare, ma io rifiutai per amore di Gesù Cristo... Prendete l'acqua distillata quattro volte, 30 once, 20 once di fiori di rosmarino, ponete tutto in un vaso ben chiuso, per lo spazio di 50 ore; poi distillate con un alambicco a bagno maria. Prendete 7

8 12. Se metterai le foglie del ramerino sotto il letto, si à virtù di non lasciare sognare niuno reo sogno. 13. Se alcuno avesse cancera 10, tolga le foglie del ramerino, e pestile, e pongavele su; e' àe virtude d'ucciderla. 14. Se alcuno metterae le foglie del ramerino nella botte, sì guarda e serva il vino da ogni acierbitade, e da ogni mal sapore. 15. Se avessi debolitade per disordinato sudore, togli le foglie del ramerino, e falle bollire in acqua, e di quell'acqua ti lava il capo: e se avrai tossa, sì te ne liberrae. 16. Se avessi perduto la vollia del mangiare, tolli le foglie del ramerino, e falle bollire in acqua di fonte, e di quell'acqua tempera il vino, e fanne suppa. 17. Se alcuno sentisse di pazzia, tolla le foglie del ramerino, grande quantità, e facciale bollire in acqua, e in quell'acqua si bagni, e guarranne. 18. Se [alcuno] per andare, o per caldezza, o vero per movimento di stomaco, o per movimento di collera, o vero per altro una volta la settimana una dramma di questa pozione con qualche altro liquore o bevanda... Lavate con esso il viso ogni mattina e stropicciate con essa la membra malate. Questo rimedio rinnova le forze, solleva lo spirito, pulisce le midolla, dà nuova lena, restituisce la vista e la conserva per lungo tempo; è eccellente per lo stomaco ed il petto." (Cfr. G. De Vito Franceschi: "Le virtù medicinali del rosmarino". Milano, 1983). La succitata ricetta non è l'unica pervenuta di quello che fu considerato un farmaco importante; si trovano formulazioni unguentacee, in alcool diluito e, più spesso in aceto (vedi anche la nota 15). 10 La forma femminile è poco comune. Nella lessicografia dell'accademia della Crusca non si trova, mentre è comune il cancer latino, italianizzato in canchero: "tumore, o ulcere, cagionato da collera nera; ha intorno le vene stese a guisa delle gambe del granchio, e va rodendo...". 8

9 modo, disordinatamente avesse sete, bolla le foglie del ramerino in acqua, e beane con sugo di melagrane Se alcuno torràe i fiori del ramerino, e leghili in panno lino, e facciali bollire in acqua, tanto che l'acqua torni a mezzo, e usi di bere della detta acqua, si vale a ogni infermitade ch'avesse dentro dal corpo. 20. Se alcuno torrà li fiori del ramerino, e seccagli e fanne polvere, e quella porti al braccio diritto, si à virtude di mantenere l'uomo allegro e giocondo. 21. Se alcuno torrà li fiori del ramerino, e mangeragli col mele, o col pane di segale, o con altro pane, non si leverae contro [...] niuna mala bestia Se [alcuno] avesse menagione disordinatamente, per soluzione 13, faccia bollire i fiori del ramerino con forte aceto, poi li lega in sul corpo dello 'nfermo e restringerae. 23. Se ad alcuno enfiasse le coscie per gotte, bolla i fiori del ramerino in acqua, poi li lega in su le coscie con panno lino. 24. Se alcuno metterà i fiori del ramerino fra i panni, o tra il grano, o tra carte, o tra i libri, sì li guarda e rende sicuri da tignuole e da' vermini. 25. Se alcuno sentisse di tosco, o di veleno, o vero ambascia 14, si bolla i fiori del ramerino, e usi di bere di quella dicozione tiepida. 11 Anche la melagrana era considerata, in medicina, un toccasana, in modo particolare per l'alto contenuto di sostanze tanniche astringenti. 12 Un preventivo contro i morsi di volpi, cani rabbiosi, ecc. che certamente non era di grande efficacia. 13 Condizione corporale 'disordinata', accompagnata da diarrea. Da menagione deriva il vocabolo francese menage, che anche noi abbiamo adottato. 14 Tosco è una forma dialettale di tossico. Ambascia, l'oppressione spirituale ma anche fisica, accompagnata da difficoltà respiratorie. "E però leva su, vinci l'ambascia" (Dante Alighieri); il termine deriva dal 9

10 26. Se alcuno sentisse di tisico, si bolla i fiori del ramerino co' latte di capra, e usi della predetta dicozione, perciò che molto è di grande efficacia a coloro se sentono di tisico. Qui finiscono le nobili e le mirabili proprietadi e sante virtudi del ramerino 15. latino medievale ambactia, da cui ambactus, un servo stipendiato, non schiavo, figura che si trovava presso il popolo dei Galli: il senso dispregiativo fu esteso per indicare un servitore pesante. 15 Le proprietà che si attribuivano al ramerino erano, come si è visto, molteplici, e molteplici furono le formulazioni farmaceutiche in auge, come il balsamo di frate Tranquillo, per i reumatismi, i manuschristi, come quello citato da G. Donzelli nel "Teatro farmaceutico e spargirico", dove l'autore afferma che "conforta il cerebro humido, giova al cuore e corrobora le membra nervose", o la popolare acqua di S. Giovanni, preconizzata come panacea universale, e così detta perché preparata assieme a molte altre erbe (fra cui l'iperico, detto erba di S. Giovanni) la notte del 24 giugno, una vigilia considerata apotropaica. Ma la preparazione che raggiunse la maggior fama, assieme all'acqua della Regina vista precedentemente, è, senza dubbio l'aceto dei 4 ladri; secondo la leggenda, questo farmaco era usato, per inalazione, da quattro sciacalli che depredavano le case degli appestati, durante l'epidemia del 1630, per difendersi dal morbo: catturati, si dice che ebbero salva la vita in cambio della preziosa formula. Ancora nella prima metà del Novecento erano in uso una mistura per frizioni generali stimolanti, e una tintura composta per la cura dell'alopecia (entrambe di O. Martin), un'acqua vulneraria ed un balsamo nervino (entrambi dalla Farmacopea Elvetica). 10

11 SCHEDA DEL ROSMARINO SECONDO CASTOR DU- RANTE DA GUALDO (da "Il tesoro della Sanità", 1588). Qualità. È caldo & secco nel secondo grado. I fiori sono mollificativi, digestivi, incisivi, astersivi, resolutivi, aperitivi, & corroborativi. Scelta. Il megliore è il tenero, & fiorito. Giovamenti. Riscalda lo stomaco, ferma i flussi, giova a gli asmatici preso col mele, & alla tosse, è cordiale, & de i suoi fiori se ne fa col zuccaro conserva, per confortar lo stomaco, il cuore, & la matrice. Nocumenti. Con la sua agrimonia esaspera l'arterie. Mangiato con m(i)ele gli si toglie ogni nocumento. La Quaresima i rametti fioriti, & teneri del rosmarino si bagnano, & aspersi di farina e zuccaro, si friggono nella padella con olio dolce, & son molto soavi al gusto e grati allo stomaco, & fritto il rosmarino insieme col pesce, lo rende più sano. 11

12 SCHEDA TECNICA DEL ROSMARINO SECONDO LE MODERNE ACCEZIONI FARMACOLOGICHE. Rosmarinus off. - Labiate, var. latifolius e angustifolius. Sinonimi popolari e nomi stranieri: rosmarino coronario, erba delle corone, rosa marina, ramerino, tresmarino, rose marine, encensier herbe aux courones, roumanieou, romarin, rosemary. Habitat: bacino del Mediterraneo. Principi attivi: nell'olio essenziale, sono presenti borneolo, acetato e valerianato di bornile, pinene, canfene, canfora, un glucoside, una saponina acida, una sostanza amara, poco tannino. Proprietà terapeutiche: stomachico, stimolante ed antispasmodico. Giova nella dispepsia atonica, nelle gastralgie e negli stati di languore. All'esterno si impiega in bagni aromatici, linimenti stimolanti e contro il pidocchio del pube. Forme farmaceutiche e posologia: infuso 1-2%; essenza, IV -VI gocce in acqua, per os. o in soluzione alcoolica per frizioni. Entra nella composizione dell'alcolato aromatico composto; fa parte delle specie aromatiche. 12

13 ESPERIMENTI DI MAESTRO NICCOLAO DA COSTANTINOPOLI 1. Gli Accademici della Crusca riportarono nel loro Vocabolario brani di questo "Libro di medicina", inserito nella Biblioteca Laurenziana come codice 88. Red. 186, in una miscellanea riferibile a Francesco Redi (XVII secolo), ma numerosi vocaboli errati o poco intellegibili, fanno dubitare di questa attribuzione e ci indicano una stesura assai più antica. Ciò è confermato dal fatto che l'autore cui ci si riferisce è senza dubbio Nicola Merepso, se si confronta il testo con il suo "De compositione medicamentorum", un ricettario redatto sulla falsariga dell' "Antidotarium" del medico Nicola della Scuola Salernitana, come elemento di raccordo fra le cognizioni mediche del XII secolo e quelle più avanzate della Scuola Medica di Reggio Calabria. Queste cognizioni egli aveva affinate nella lunga permanenza nell'oriente Bizantino, a Nicea e Costantinopoli, e ad Alessandria, città da cui proveniva. Tuttavia, poiché il nostro codice è un manualetto di poche pagine, sintesi di una vera e propria farmacopea, intercalato anche con brani di provenienza da opere alchemiche, da credenze popolari, da preghiere cattoliche, e con frequenti refusi, tutte cose che non si possono certo riferire al grande Niccolò di Alessandria, probabilmente ci troviamo di fronte ad una raccolta di secreti che ebbe come fonte principale il succitato eminente medico - speziale. 1 Nicola o Niccolò Merepso (o Mirepso), bollitore di mirra e apotecario del XIII secolo, abitante ad Alessandria d'egitto, anche se è considerato, a tutti gli effetti, un appartenente alla Scuola Medica di Bisanzio. La sua farmacopea conteneva più di 2500 formule, e divenne uno dei testi guida per gli speziali fino al XVII secolo. 13

14 INCIPIT EXPERIMENTA MAGISTRI NICHOLAI DE COSTANTINOPOLI. A curare ogni febra: dà a l'omo l'occhio ritto del montone, e a la femina dà l'occhio manco, e gueriscono. Acciò che la femina ingravidi, fà questa medicina provata: piglia gli coglioni e lo cuore del porco d'uno anno, o vero di due, e sia de la prima genitura de la troia, e secca questo cuore [e] questi coglioni, e polvere ne fà: e dà questi coglioni a bere [col vino] a l'omo e a la femina, e usino insieme, e avrà a 'ngenerare. Item, quel medesimo fanno, se 'l porco è salvatico e giovane, stemperati col vino buono e caldo, dato loro a bere il detto vino. Item ad ingravidare, medicina forte provata: piglia lo vesco 2 del rovo e pestalo, e dallo a bere col vino, cessante mestruale. Item, acciò che la femina non pec(c)hi se non col marito: quando l'omo si pone co' la femina ungasi lo membro suo col succhio dell'isopo verde; e parralle sì dolze, che non vorrà usare con alcun omo, se non co' lui; questo facea Alessandro 3. Item, quel medesimo fa il succhio de la niepeta 4. 2 Fragaria vesca è la fragola, e Rubus ideus il lampone, ma si preferisce intendere vischio (come si trova anche nel Tommaseo) ed allora si tratterebbe del Rubus chamaemorus, il rovo senza spine, spesso parassitato dal vischio. 3 Famoso medico greco del VI secolo, autore di numerose opere, fra cui ricordiamo "Practica Alexandri yatros greci". I suoi testi furono pubblicati per più di un millennio. L'opera citata, ad esempio la ritroviamo riportata in "Therapeutica", lib. III. Per F. Fradin. Lugduni, Le sue ricette si ritrovano ancora in farmacopee del Settecento. 4 Nepitella. Nepeta cataria - Labiate, detta popolarmente anche mentuccia, empitella. Si usa ancor oggi in cucina per aromatizzare i funghi in umido. 14

15 Item, a li dolori dentro del corpo: pesta l'erbaggine 5 e dagli a bere lo succhio, e sana tutte le 'nteriora. Item a la morsura de lo scorpione la radice de la piantagine, pestata e legata in su la morsura, maravigliosamente vi fa prode 6. Item se serpente, o vero altro verme entra a l'omo nel ventre, dagli a bere longhoste 7 col vino, e guarirà. Item, oleum fraxini, posto in de la boca de la fistola forte, bene la sana. Item la brionia cotta, tota die, in dell'acqua, e posta sulla ferita, se v'è ferro o sia brotto 8, o sia spina, sinne la cava fuori e tragela 9 a di sé. Item, medicina provata a la rogna: cuoci bene la radice degli anfodigli 10 nell'acqua, e mondale da la pelle di fuori, e poscia con la sugna del porco vieta ungine; e sana ogni rogna. Item la pimpinella 11 pesta col sale: sana lo cancro e cura e uccidelo. 5 Per erbaggine ed erbaggio s'intendeva qualunque erba commestibile. Il termine si trova anche nel "Trattato della cura degli" occhi di Pietro Spano: "A fistola de la lacrimaia tolle lo sugo de la erbaggine, et meschia [con] detta [acqua], ponendola con bambage: sana tosto". Probabilmente, in entrambi i casi, si fa riferimento alla melissa, che ha azione antispastica sull apparato digerente e antinfiammatoria per gli occhi. 6 Crea una barriera, una sponda al diffondersi del veleno. 7 Palinurus elephas, un crostaceo detto anche aragosta della Mauritania o americana. 8 Brutto, intendendo pus, marcia. 9 Così la cava da questa, e la trae a sé. 10 Asfodelo, pianta delle Liliacee (Asphodelus ramosus), detta anche porraccio. Era considerata dagli antichi Greci l'erba dei morti. 11 Altro nome volgare della salvastrella (Sanguisorba minor - Rosacee). "Mangio teco radicchio e pimpinella" (G. Pascoli). 15

16 Item, a li fici 12 che appaiono per li membri, ponvi sopra la polvere dell'alce 13, e sanali. Item, se saetta, o vero quadrello, o troncone 14 entrano in de la carne de l'omo, pesta le radici de lo polipodio 15 nel mortaio col vino vieto, e pollo in su la bocca della ferita, e legalovi suso; e' cavane fuori cheunque v'è. Item, a fare li capelli lunghi e crespi: togli li nervi de la piantagine e seccali in umbra, e fanne polvere, e distemperagli col butiro, e fà bollire; e se vuoli che sieno forte lunghi, mettivi a bollire un poco d'aceto, e ugni poscia lo capo. Item, se vuoli che li capelli vegnano insino a li piedi, cuoci, in una pignatta nuova, la radice del bene vischio 16, e le foglie de' trefogli, e le 12 Erano detti fichi le escrescenze del glande note anche come 'creste di gallo'. Da ciò, si chiamarono fichi anche le bolle che si formano nelle pelli mal conciate, e i rammendi difettosi. 13 Alcea, poi altea. Nome popolare di un genere di malva, la M. alcea. Il nome dal poeta greco di Mitilene del VII secolo a. C. 14 Troncone era detta la parte residua di un albero spezzato o scapezzato. "Stanco mi appoggio or al troncon d'un pino" (U. Foscolo). Qui sta ad indicare una scheggia di legno; troncatura è detto, infatti, l'insieme delle scorie della lavorazione delle segherie. Significato analogo aveva 'quadrello', anche se più riferibile a una scheggia di ferro: infatti il quadrello era un pugnale medievale a sezione quadrata, oppure un dardo a quattro punte; poi per estensione venne ad indicare qualsiasi arma da lancio, in particolare la freccia dell'arco o della balestra, dette anche saette. "Amor l'amate sue quadrella spende in me tutte" (F. Petrarca). In seguito il vocabolo indicò un grosso ago, sempre a sezione quadrangolare, impiegato per cucire spesse stoffe, pelli, ecc.; infine l'ambrogetta o mattonella quadrata. 15 Felce delle Polipodiacee, nota come felce dolce. 16 Benefischio: sinonimo popolare dell'altea off. - Malvacee, detta anche bismalva e malvavischio. La parola 'benevischio' è rara, ma si trova nei "Secreti" di G. Villani, nel volgarizzamento del "Regime del 16

17 radici e le frondi de li petrosemoli 17, tanto dell'uno quanto dell'altro, coll'aceto e col mele; e poscia le premi bene, e cola, e serba questa colatura, e lavane il capo, e ugni spesso. Item, a li capelli tignosi: piglia aloe e distempera coll'aceto, e fa bollire, e lavane le cime de li capelli tignosi. Item, ad ignem sacrum 18 : ugni lo corpo, ove è lo fervore, coll'uovo crudo, e poscia vi poni suso le foglie de cauli 19, e avra'ti a meravigliare de la santade. A la cottura de l'acqua ponvi su le frondi del lino; e toglie via l'ardore. Item, ad ignem agrum: pesta lo cascio 20 bene, e giugnivi del mele che sia molle, e ungi lo luogo, e ponvi su la fronde del cavolo, e al terzo dì non si parrà. Item, se vuoli mette' discordia da una persona a un'altra, piglia la polvere che levano i galli quando si azuffano; e questa polvere getta tra quelle persone. Item, quando lo cane rabioso morde alcuna persona, dagli a bere il succhio de la ruta col vino, e guarirà. Item, le foglie de la ruta peste poni in su la morsura, e medicala. Item, a quel medesimo la piantagine, idest la quinquenervia 21, pestala e ponvila; corpo" di Aldobrandino da Siena, in Filologia e letteratura siciliana: studi", dove è riportata, in proposito, una antica ricetta. 17 Uno degli innumerevoli sinonimi del prezzemolo, o Apio hortense. 18 L'herpes zoster, detto popolarmente fuoco sacro o di S. Antonio, per il bruciore che sviluppa all'interno del corpo; in contrapposizione all'ignem agrum, che indicava la stessa malattia che si manifestava esternamente, sulla cute. 19 Il latino 'caulus' indicava generalmente il gambo, il fusto di una pianta. Da ciò derivò la parola cavolo, perché la nota brassicacea è, di fatto, costituita. quasi del tutto, dal fusto, sebbene rotondeggiante. 20 Cacio. 21 O centinervia e petacciola, di cui si usavano i semi (detti di Psillo), per farne una mucillagine simile a quella dei semi di lino, utile a 17

18 e' sana la morsura. Item, la betonica pesta, e posta sana simigliarmente. Item contro lo dolore de' denti: pesta l'aglio e pollo in sul polso presso alla mano da quella parte che duole lo dente, e incontanente umilia lo dolore. Item lo galbano 22, con l'opio, posto in sul dente, toglie il dolore. Item, bolli la polvere de la radice de la vallerana 23 col vino, e tieni questo vino un poco in bocca, e gargarizza, e incontanente sana li dolore de li denti; e dicono molti medici, che da indi inanzi non à più dolore in denti. Ad avere la faccia chiara e bella: mescola lo succhio dell'anagallo 24 con l'olio rosato, e ugni la faccia. Item, unguento alle fessure de le mani e de' piedi: piglia lo litargio e plumbum arso 25, tanto dell'uno quanto dell'altro.. Ponvi una candela ed aceto, e mesta molto insieme colo pestello, e poi vi metti un'altra gocciola d'aceto, e anche pesta col pestello; e questo fà per più fiate; e mescola bene insieme, insino che si fà unguento come mele. preparare cataplasmi; la decozione, bevuta, era blandamente diuretica, astringente e depurativa. 22 Gommoresina ottenuta dalla Ferula galbaniflua, un tempo usata per l'effetto balsamico o, come nel nostro caso, per incorporare e diluire droghe eroiche come l'oppio. 23 La valeriana, dal blando effetto sedativo. 24 Anagallis arvensis - Primulacee, detto anche centocchio, bellichina, terzanella, erba porraia, mordigallina, erba che fa cantare le galline. 25 Il litargirio è un ossido di piombo naturale di colore rosso aranciato; il nome dal greco lithos (pietra) e argyros (argento). Prima molto impiegato in farmacia, divenne poi un componente essenziale per l'industria del vetro e degli specchi. Il piombo arso, o usto era il sottossido che si otteneva col calore, partendo in genere dalla galena, o fondendo il piombo metallico. La ricetta è chiaramente di origine alchemica, anche se, l'acetato di piombo fu molto usato come farmaco fino a metà del Novecento. 18

19 Unguento a fistola e a cancro: piglia del mele crudo, lib. J, farina ordii vel grani, lib. J, olei lentissimi З iiii, salgemma З 1 26, e fanne unguento. Item, a 'nfrazione de la verga de l'omo: cuoci la radice del lillio 27 in dell'acqua, e poscia lei pesta colla sugna vieta, ma prima sia lavata del sale; e questo empiastro pollo in su la verga, e senza dubio la guarirà. Item, all'ucola enfiata 28 : piglia salem ammoniaco 29, e pesta bene, e poni questa polvere in su l'ucola. Item, collirio forte e buono e efficace contra ruborem oculorum 30. Cuoci lo melograno sotto la cenere viva, e quando sia cotto, premine lo succhio e [aggiugni] tanto d'acqua rosata che sia per lo terzo di questo succhio, e una poca di polvere di gumi rabici 31, e in ampulla vitrea poni queste cose, e serbale: e vale a molte passioni d'occhi, e specialmente contra le caldi. Item a le fessure de le labbra: piglia la gumma de li ceragi, o vero de li pruni 32, e distempera co l'acqua rosata. Item, a coloro che di subito perdono la parola, che non possono favellare, lo succhio de l'origano mettigli nel naso, e incontinente parlerà. Item, se vuoi pigliare gli uccelli con mane: piglia lo grano de la feccia del vino, e mettili nel succhio de la cicuta; tutti gli uccel- 26 Miele, farina d'orzo o di grano, olio leggero e salgemma fornivano un unguento certamente emolliente ma nulla di più. 27 Giglio. 28 Ugola gonfia. 29 Era detto sale ammoniaco il 'muriato' o cloruro d'ammonio, ottenuto dalle miniere egiziane di Ammon e, prima della scoperta del giacimento, dalle corna di cervidi o simili animali. 30 Rossore agli occhi. 31 Gomma arabica. 32 Per ottenere una gommoresina nostrale, a basso costo, si incideva la corteccia di alberi indigeni, come ciliegi, susini, ecc., selvatici. 19

20 li che assaggeranno di questo grano non potranno volare poscia. Item, lo bolo armenico 33 in acqua tiepida distemperato e posto su la faccia, ogni turpitudine e le(n)tigine toglie via intra spazio di tre dì. Item a trovare lo furto scrivi queste cateratte 34 in una carta vergine, e polle sotto lo capo tuo quando dormi nel letto, et in sognio t'apparae inanzi quelli che le tue cose t'avrà tolte: B.C.C.R.Y.A.L.S.I.A.A. Item, a trovare lo furto scrivi queste nomora 35 in carta vergine, e poni sotto lo capo a colui che à perduto: VENINAERES ENS'. CEA CERUNA THA HIUA TE P... SIRITO FERALIS SCRAU' EROGO ET UT MALE FACTOREM OSTENDAT AGIOS ALATHOS ALTUOS 36 ; et apparatti veracemente in modo di prima. 33 Il bolarmeno era una terra proveniente dall'armenia sotto forma di 'terra sigillata', vale a dire in pani sui quali si incideva un sigillo, vista la grande importanza, per evitare falsificazioni o sofisticazioni. Ricco di ossidi di ferro, e terre alcaline, fu impiegato in farmacia per le proprietà astringenti, poi come sorta di vernice per fissare la foglia d'oro su superfici di legno o metalliche da dorare. La ricetta qui proposta è attualissima: altro non è che una maschera all'argilla. 34 "Caratteri magici, ma nel numero dei più". Es.: Maestruzz e appresso: <Alla generazione della superstizione s'appartiene ogni ligatura, e tutti rimedj, i quali eziandio la scienza de' medici vieta, o in parole, o in cateratte>. <Ancora si è da guardare, che con parole sante non si mescoli alcuna cosa vana come alcune cateratte scritte, salvo che il segno della croce>" (Lemmario dell'accademia della Crusca). 35 Nomura: sfilza di nomi, di parole. 36 La frase, palesemente tipica di un rituale di stregoneria o diabolico, unitamente alla croce, che abbiamo visto inserita in una formula precedente, ci mostra come la medicina fosse ancora collegata, a quei tempi ma ahimè ancora ai nostri giorni, all'irrazionale, alla superstizione. 20

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