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7 il comitato tecnico scientifico Prof. Italo Ardovino Medico Chirurgo, Specialista in Ostetricia e Ginecologia. Dal 1976 al 2004 primario ginecologo dell Ospedale Sacro Cuore di Ges Fatebenefratelli di Benevento. Dal 2005 Direttore dell Unit Operativa di Ostetricia e Ginecologia dell Ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino. Professore presso la Scuola di Specializzazione in Ostetricia e Ginecologia della II Universit di Napoli. Consigliere Nazionale della Societ di Endoscopia Ginecologica Italiana (SEGI). Prof. Franco Rengo Ordinario di Geriatria all Universit Federico II di Napoli. Direttore della Scuola di Specializzazione in Geriatria. Responsabile dell Unit Operativa Geriatrica del Policlinico di Napoli. Clinica universitaria: dipartimento di medicina interna, geriatria, patologia cardiovascolare e immunitaria. Specialit di eminenza: medicina riabilitativa, cardio e neurogeriatria. Prof. Giuseppe Catapano Medico Chirurgo Specializzato in Neurochirurgia. Dal 1991 al 2002 ha lavorato presso l Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo come assistente di neurochirurgia fino al 1995 e come aiuto fino al Dal settembre 2002 ricopre la carica di Direttore dell Unit Operativa Complessa di Neurochirurgia presso l A.O. G. Rummo di Benevento. Ha effettuato vari stages formativi in Italia ed all estero. Ø particolarmente specializzato sulle patologie neoplastiche e vascolari del sistema nervoso centrale. Prof. Bruno Villari Medico Chirurgo Direttore del Dipartimento di Medicina e di Struttura Complessa, Unit Operativa di Cardiologia/UTIC/Emodinamica dell Ospedale Sacro Cuore di Ges Fatebenefratelli di Benevento. Professore in Terapia in Unit Coronarica e nelle Emergenze Cardiologiche presso la Scuola di Specializzazione in Cardiologia dell Universit degli Studi Magna Graecia, Germaneto (CZ). Dottore di Ricerca in Fisiopatologia Cardiovascolare. Fellow della Societ Italiana di Cardiologia Interventistica. gennaio - febbraio

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10 le firme in vetrina Dott. Luigi Abbate Medico Chirurgo. Assessore all Ambiente ed Energia del Comune di Benevento Dott.ssa Danila Carlucci Medico-Veterinario. Dirigente Responsabile del Servizio Veterinario di igiene degli alimenti presso il Dipartimento di Prevenzione dell ASL BN. Accademica dell Accademia Italiana della Cucina Dott. Gianluca Di Micco Medico Chirurgo. Cardiologo interventista Dott. ing. Dalila Beatrice Ingegnere Civile esperto in Trasporti e Mobilit Stradale. Giornalista Coordinatore editoriale di In Salute Dott. Giorgio Cusati Medico Chirurgo Specialsta in Oculistica. Primario della U. O. di Oculistica presso la Casa di Cura Gepos di Telese Terme (BN). San Giorgio Medical Center Centro di Oculistica: Diagnostica e Microchirurgia Oculare, Prevenzione e Riabilitazione dell ipovisione San Giorgio A Cremano (NA). Consulente chirurgico per l Imperial Healtcare di Dubai U.A.E. don Emilio Di Muccio Presbitero. Cappellano Militare presso la Scuola Allievi Carabinieri di Benevento. Giornalista Pubblicista Dott. Antonio Caporaso Medico Chirurgo Specialista in Ortopedia e Traumatologia. Specializzato nella Chirurgia del ginocchio e della spalla ed in Chirurgia artroscopica. Aiuto ortopedico presso la Clinica Santa Rita di Benevento e la Clinica Villa Esther di Bojano (CB). Dott. Domenico Di Maria Medico Chirurgo Specialista in Otorinolaringoiatria. Dirigente Medico della U.O.C. di ORL dell Ospedale G. Rummo di Benevento Dott. Pasquale Grimaldi Medico Chirurgo Specializzato in Medicina Interna. Medico di Medicina Generale presso il distretto n. 17 dell ASL BN1. Consigliere presso l Ordine dei Medici Chirurghi di Benevento (gi vice Presidente). Segretario Provinciale FIMMG

11 Dott. Roberto Perrotti Responsabile Diagnosi e Clinica Psicologica UOSM Puglianello ASL BN 1. Autore Gruppo Editoriale Guida Dott. Marco Domenico Rossi Specialista in Psichiatria. Psicoterapeuta, Sessuologo Clinico. Presidente Societ Italiana di Sessuologia ed Educazione Sessuale Dott. Carlo Rinaldi Medico Chirurgo Specializzato in Endocrinologia e Malattie del Ricambio. Consulente Specialista di Endocrinologia e Diabetologia presso l Ospedale Sacro Cuore di Ges Fatebenefratelli di Benevento Dott. Pierluigi Vergineo Medico Chirurgo Specializzato in Neurologia. Lavora come Psichiatra nell Ambulatorio di Alcologia Servizio Tossicodipendenze presso l ASL BN1 di Benevento Prof. Umberto Veronesi Direttore scientifico dell Istituto Europeo di Oncologia. Ø stato il primo italiano Presidente dell Unione Internazionale contro il Cancro e ha fondato la Scuola Europea di Oncologia, la Societ Europea di Oncologia Chirurgica e la Societ Europea di Senologia. Ø stato Fondatore e Presidente del programma Europa contro il Cancro dell Unione Europea. Presidente dell Agenzia per la sicurezza nucleare Dott.ssa Johann Rossi Mason Giornalista medico-scientifico. Ha collaborato con La Repubblica e con le pi importanti testate di divulgazione scientifica italiane; conduttrice tv (Rai Utile), autrice televisiva e radiofonica. Autrice dei libri Non questione di buona volont e Cellulite stop. Specializzata in Psichiatria e Neuroscienze, stata docente di Tecniche di Persuasione e Marketing del Farmaco all Universit di Siena. Attualmente svolge attivit di consulenza strategica nel settore della comunicazione Healthcare Prof. Bruno Villari Medico Chirurgo Direttore del Dipartimento di Medicina e di Struttura Complessa, Unit Operativa di Cardiologia/ UTIC/Emodinamica dell Ospedale Sacro Cuore di Ges Fatebenefratelli di Benevento le firme in vetrina

12 La cardiopatia dilatativa di BRUNO VILLARI e GIANLUCA DI MICCO Quante volte nello studio del medico di base, negli ambulatori o in ospedale abbiamo ascoltato questo termine: cardiopatia dilatativa? La definizione è insita nella sua stessa denominazione: cioè la dilatazione delle camere cardiache. L aumento del volume riguarda essenzialmente il ventricolo sinistro anche se nelle fasi avanzate gli atri ed il ventricolo destro vengono coinvolti in questo processo con modifiche sia dei volumi delle camere che delle forme. Ne deriva, quindi, un riarrangiamento geometrico legato alla sostituzione delle normali fibre elastiche con tessuto fibroso e conseguente aumento della rigidità delle pareti. La vecchia classificazione, che distingueva la cardiomiopatia dilatativa dalla miocardiopatia dilatativa, è stata oggi sostituita da una più comoda e diretta distinzione tra forme primitive, quando l eziopatogenesi è sconosciuta, e forme 10 gennaio - febbraio 2012 secondarie a cause note. Le forme primitive sono quasi tutte relazionabili a deficit genetici di proteine strutturali del cuore o dei filamenti actina e miosina, responsabili dei complessi meccanismi di eccitazione e contrazione delle cellule del cuore, cioè dei miociti. Le forme secondarie sono in relazione a malattie note e frequenti, su tutte spicca la cardiopatia ischemica; infatti l infarto del miocardio, o in generale l ostruzione coronarica, provoca l acinesia di una o più pareti del ventricolo sinistro con conseguente riduzione della forza di contrazione ed ipercinesia compensatoria dei segmenti rimasti funzionanti. Anche patologie croniche, ad ampia diffusione sociale, come l ipertensione arteriosa, portano dopo lunghi periodi di compenso ed ipertrofia del ventricolo sinistro, ad una dilatazione e riduzione della sua forza contrattile. Alcuni farmaci, utilizzati in campo

13 oncologico, come gli adriamicinici, o l abuso di alcool, determinano tossicità con conseguente riduzione della forza contrattile e depressione della frazione di eiezione del ventricolo sinistro. Tra le altre cause frequentemente coinvolte nella genesi della dilatazione cardiaca, vi sono gli agenti infettivi, dai banali virus influenzali (coxsackie) a parassiti più rari, come il trypanosoma cruzi, ma oggi più frequenti data la diffusione di viaggi in paesi esotici come le Americhe, centrale e meridionale, sino ad arrivare al virus da immunodeficienza acquisita (AIDS). La conseguenza clinica della cardiopatia dilatativa è lo scompenso o insufficienza cardiaca. L Insufficienza Cardiaca è una sindrome clinica, acuta o cronica ad andamento progressivo, caratterizzata da una disfunzione del ventricolo sinistro, del ventricolo destro o di tutte e due i ventricoli. Essa è responsabile dell incapacità del cuore a fornire ai vari organi e tessuti dell'organismo una quantità di sangue adeguata alle necessità metaboliche. L anomalia della funzione cardiaca può riguardare sia la funzione sistolica (deficit dell attività contrattile cioè dell inotropismo), che la funzione diastolica (deficit lusitropo, cioè della velocità di decontrazione). Quando compaiono queste anomalie di funzione del cuore, si innescano una serie di alterazioni della regolazione neuroormonale, volte a correggere l alterazione emodinamica. Sono però le modifiche neuro-ormonali ad essere responsabili della ritenzione idrica e dell incremento delle resistenze periferiche ed a caratterizzare il quadro sindromico dello scompenso cardiaco. L insufficienza cardiaca colpisce circa il 5% della popolazione generale. In Europa su una popolazione di circa 900 milioni di persone, circa 10 milioni sono affette da insufficienza cardiaca. Questo numero è destinato a crescere in considerazione della significativa riduzione della mortalità nella fase acuta di molte malattie cardiovascolari e del progressivo invecchiamento della popolazione. È in effetti una sindrome clinica tipica dell età avanzata. L età media di questi pazienti è di circa 75 anni; inoltre rappresenta una delle maggiori cause di disabilità. La mortalità media della popolazione dei pazienti affetti da insufficienza cardiaca è di circa il 50% dopo 5 anni e dell 80% dopo 10 anni. Quando è stata posta la diagnosi di insufficienza cardiaca le recidive, spesso a breve termine, sono assai frequenti e i fattori che le favoriscono sono molteplici e gennaio - febbraio

14 ^ comprendono: la fibrillazione atriale, le crisi ipertensive, l ischemia miocardica transitoria, le infezioni, l anemia, l iper o ipotiroidismo, le alterazioni elettrolitiche, le alterazioni dell equilibrio acido-base. I fattori precipitanti sono in grado di provocare, in particolare nel paziente anziano, un rapido deterioramento della funzione cardiaca e del compenso emodinamico, che possono condurre allo sviluppo di scompenso acuto. Una forte percentuale di ricoveri è dovuta proprio ad episodi di riacutizzazione dell insufficienza cardiaca. I sintomi legati all insufficienza cardiaca sono rappresentati fondamentalmente dall astenia con importante limitazione funzionale e dalla dispnea con ortopnea; i segni clinici sono rappresentati dagli edemi declivi, turgore delle vene del collo, 12 gennaio - febbraio 2012 fegato da stasi per lo scompenso del cuore destro e dalla stasi polmonare e dalla ipotonia muscolare per lo scompenso del cuore sinistro. La diagnosi è fondamentalmente clinica confortata da alcuni esami strumentali: l elettrocardiogramma che evidenza segni di ingrandimento ventricolare con anomalie della ripolarizzazione, la radiografia del torace che evidenzia l aumento di volume del profilo ventricolare e eventuali segni di congestione polmonare, ma il gold standard è sicuramente l ecocardiogramma che svela i diametri, i volumi, la morfologia delle camere cardiache, la funzionalità delle valvole, la frazione di eiezioni dei ventricoli. La terapia della cardiopatia dilatativa è generalmente a step tenendo in considerazione da un lato le caratteristiche della malattia (forme più o meno acute, e

15 più o meno gravi), la genesi (ischemica o no), l età del paziente e spazia dalla semplice terapia farmacologica fino al trapianto cardiaco, passando per la terapia di resincronizzazione con device particolari in casi specifici. Il problema è evidentemente complesso, assume carattere di rilevanza sociale, coinvolgendo la sanità a vari livelli dalla medicina di base, alle strutture territoriali, agli ospedali ed impiegando notevoli risorse umane, professionali ed economiche. Per affrontare questa situazione è necessario utilizzare un approccio multidisciplinare: i professionisti e le istituzioni devono confrontarsi per sviluppare risposte assistenziali efficaci e sostenibili. Varie associazioni medico-scientifiche devono contribuire con l intento di fornire ad ogni Regione lo strumento per il miglioramento della risposta assistenziale. Le Società Scientifiche Cardiologiche italiane (SIC ANMCO) hanno presentato un progetto a Dicembre 2010 ed in corso di pubblicazione, volto a definire un percorso diagnostico terapeutico (PDT), da adattare alle realtà locali. Gli attori principali sono i MMG, gli specialisti ospedalieri (cardiologi, internisti e geriatri) ed ambulatoriali, gli infermieri, i pazienti, i caregiver. Il documento di consenso definisce i loro ruoli e le funzioni specifiche, nella evoluzione dinamica della patologia, ed arriva a personalizzare i percorsi assistenziali in relazione alla gravità della malattia, alla presenza di comorbilità, all età del paziente ed al tessuto sociale di riferimento. Tracciando le linee guida per la riorganizzazione funzionale dell ospedale e del territorio, vengono definiti gli obiettivi in termini di prestazioni minime, elemento fondamentale, sia per valutare la qualità delle prestazioni erogate, sia per garantire l uniformità di cure sull intero territorio nazionale. Per migliorare l integrazione fra le varie figure all interno dell ospedale, tra ospedale e territorio e tra le stesse strutture territoriali, è necessario utilizzare strumenti telematici, essenziali per valutare la raccolta delle informazioni, per stabilire le strategie di miglioramento e per la comunicazione. Si suggerisce inoltre la creazione di un Organismo di Coordinamento per la gestione delle patologie croniche (compreso lo scompenso cardiaco), in cui trovino voce le varie realtà professionali interessate. Appare, quindi, scontato che il problema è lungi dall essere risolto, ma sono state gettate le basi scientifiche e di integrazione necessarie per un corretto approccio, che necessita anche di grande attenzione da parte delle istituzioni territoriali, regionali e nazionali. gennaio - febbraio

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17 Le staminali del cancro di UMBERTO VERONESI Tutti sanno che i tumori, se non curati, non regrediscono spontaneamente ma continuano a crescere in maniera incontrollata. Questo perché all interno del sistema-tumore c è una certa quantità di cellule, più maligne e le sole in grado di riprodurne altre, chiamate le cellule staminali del cancro. A differenza delle normali cellule che invecchiano e muoiono, le staminali del cancro sono immortali. Nei tumori è presente una modestissima percentuale (dall 1 al 5% a seconda del tipo di tumore) di queste cellule madri, capaci di mantenere in vita il tumore e sostenere la crescita delle altre cellule tumorali (le figlie ). L idea che non tutte le cellule neoplastiche siano uguali risale addirittura al 1960, quando non si parlava ancora di staminali del cancro. Oggi, grazie ai progressi della biologia molecolare, sappiamo che per far proliferare un tumore è necessario inoculare un milione di cellule neoplastiche, ma sono invece sufficienti mille cellule staminali del cancro. Questo meccanismo spiega l inguaribilità di molti tumori e ha dato una risposta a osservazioni cliniche che non trovavano spiegazione: ad esempio, la ricomparsa della malattia dopo anni, anche quando la chemioterapia sembrava averlo sradicato; o, al contrario, nel caso del gennaio - febbraio

18 tumore del seno, le poche metastasi ossee che si verificano rispetto alla gran quantità di pazienti che hanno cellule tumorali nel midollo osseo. La scoperta dell esistenza di queste cellule potrebbe quindi portare alla formulazione di farmaci in grado di prevenire le metastasi. Poiché le staminali del cancro alimentano la malattia, poterle colpire con farmaci specifici vorrà dire in futuro distruggere alla radice il tumore. Una delle più importanti scoperte effettuate sulle staminali del cancro riguarda il fattore che rende queste cellule immortali e quindi la strada per eliminarle. Un gruppo di ricerca guidato dal Professor Pier Giuseppe Pelicci, Direttore del Dipartimento di Oncologia Sperimentale dell Istituto Europeo di Oncologia, autore di uno studio pubblicato su Nature, ha osservato che queste cellule sono in grado di attivare in maniera anomala dei sistemi di riparazione del danno genomico che impediscono loro di invecchiare, senza smettere mai di funzionare. Tutto questo grazie all attivazione di una proteina (prodotta dal gene p21), la quale, rallentando il ciclo di proliferazione delle cellule staminali, lascia loro il tempo di riparare il danno al Dna. In altre parole, non proliferando o proliferando poco, le cellule staminali del tumore non invecchiano ma sopravvivono nel tempo. I ricercatori hanno così provato a togliere il gene p21 dal tumore e hanno constatato che le cellule staminali proliferavano di più, accumulando danni al Dna cellulare arrivando alla morte. E anche il tumore era scomparso. La ricerca, pubblicata su Nature, è stata condotta su modelli animali di leucemia mieloide acuta, e i risultati ottenuti sono stati poi confermati da esperimenti condotti su cellule prelevate da pazienti affetti dalla stessa malattia. 16 gennaio - febbraio 2012

19 Oggi quindi i ricercatori sono impegnati nell identificazione di farmaci intelligenti (inibitori del riparo del Dna) che riescano ad attivare un meccanismo di autodistruzione delle staminali tumorali, trasformandole in cellule capaci di invecchiare. Questi farmaci permetteranno di intervenire a uno stadio abbastanza precoce della malattia e di anticiparne l evoluzione. Un'altra importante scoperta riguarda un metodo per identificare le cellule staminali del tumore del seno: i ricercatori hanno messo a punto una serie di marcatori specifici grazie ai quali hanno potuto isolare e studiare le cellule staminali tumorali. Mettendo poi a confronto i vari tipi di tumori della mammella hanno scoperto che, nonostante la loro eterogeneità, tutti i tumori, dai più ai meno aggressivi, si possono ricondurre a due principali gruppi sulla base della quantità di cellule staminali che contengono. Grazie a questa scoperta si potrà quindi stabilire l'orientamento terapeutico più adatto. Inoltre le cellule staminali tumorali potranno essere utilizzate come bersagli terapeutici per sviluppare nuovi farmaci mirati ad eliminare completamente la malattia. gennaio - febbraio

20 Trattamenti chirurgici in artoscopia di ANTONIO CAPORASO Negli anni 80 quando i pionieri dell artroscopia in Italia presentavano ai congressi i risultati delle prime tecniche artroscopiche, vennero derisi dai loro colleghi più anziani che non conoscevano e pertanto non credevano in questa nuova tecnica chirurgica. La frase tipica che si sentivano ripetere era la seguente: perché guardare attraverso la serratura se si può aprire la porta? ovvero perché eseguire un intervento attraverso piccolissime incisioni chirurgiche con le difficoltà che ciò 18 gennaio - febbraio 2012 comporta, invece di esporre comodamente l articolazione mediante la classica incisione chirurgica? I chirurghi dell epoca erano restii a riconoscere l enorme potenzialità della tecnica artroscopica che proprio in ragione della mini-invasività consente il trattamento migliore della stragrande maggioranza delle patologie ortopediche che colpiscono le articolazioni. In particolare le grandi articolazioni come il ginocchio e la spalla sono quelle che più facilmente possono essere trattate

21 chirurgicamente con tecnica artroscopica. L artroscopia viene però utilizzata anche per il trattamento di articolazioni più piccole come la caviglia, il polso e il gomito con ottimi risultati. Negli ultimi anni si sta diffondendo nel nostro territorio anche l artroscopia di anca, finora praticata solo in pochissimi centri specializzati. Attualmente la diffusione dell artroscopia in Italia è capillare ed ogni città ha strutture di riferimento dove questa affascinante chirurgia viene praticata. All inizio della mia attività lavorativa ho avuto la fortuna di venire a contatto con alcuni dei pionieri dell artroscopia in Italia ed in particolare ho approfondito lo studio delle due articolazioni che più frequentemente si avvalgono del trattamento artroscopico: il ginocchio e la spalla. In questo e nei prossimi articoli parleremo proprio delle principali patologie che affliggono queste articolazioni cercando di spiegare in modo semplice e pratico le ampie possibilità dei trattamenti chirurgici artroscopici. La patologia del ginocchio più frequentemente trattata in artroscopia è senza dubbio la lesione del menisco. Chi di noi non ha mai sentito un amico o un parente dire: mi sono operato il menisco con il laser? Quella persona in realtà intende dire che è stata sottoposta ad intervento di meniscectomia, che vuol dire asportare un pezzo o buona parte del menisco, utilizzando la tecnica artroscopica. Se viene asportata solo una parte del menisco si parla di meniscectomia selettiva altrimenti di meniscectomia totale o sub-totale. Il menisco è una struttura fibrocartilaginea posta giusto in mezzo al ginocchio tra il femore e la tibia e funge da ammortizzatore cioè assorbe i carichi proteggendo la cartilagine articolare, oltre ad avere un ruolo di stabilizzatore del ginocchio. I menischi del ginocchio sono due: uno situato nella regione interna chiamato mediale ed uno nella regione esterna chiamato laterale. Grazie ad una piccola incisione eseguita nella regione antero-laterale del ginocchio gennaio - febbraio

22 si inserisce l artroscopio, una piccola telecamera della grandezza di una cannuccia, all interno dell articolazione e quindi si procede alla perfetta visualizzazione di tutte le strutture intraarticolari come i menischi, i legamenti e la cartilagine articolare. Attraverso un altra piccola incisione in regione antero-mediale si può, mediante apposito uncino chiamato palpatore, toccare e mobilizzare queste strutture intra-articolari per verificare qualsiasi alterazione della normale anatomia. Tra i vantaggi dell artroscopia infatti c è la possibilità di diagnosticare e quindi trattare tutte le eventuali lesioni associate. Quindi una volta evidenziata la lesione del menisco è possibile procedere mediante una piccola forbicina alla resezione del pezzo di menisco rotto ed alla sua asportazione, cercando sempre di conservare la maggior parte di menisco sano. Non sempre però, è necessario portar via il pezzetto di menisco rotto, ma quando la tipologia della lesione lo permette, bisogna eseguire sempre in artroscopia, una sutura del menisco, cioè cucire la parte del menisco rotta alla porzione di menisco che è rimasta integra o alla capsula articolare. Questo tipo di intervento è particolarmente indicato in pazienti giovani in cui se è possibile bisogna conservare il menisco per prevenire le possibili conseguenze di una meniscectomia come la degenerazione della cartilagine articolare. L artroscopia ha reso l intervento di meniscectomia, soprattutto quando selettiva, un intervento mini-invasivo estremamente semplice in mani esperte, che permette al paziente di riprendere la sua normale attività lavorativa dopo solo 10 giorni dall intervento e dopo circa giorni la ripresa sportiva.

23 Il percorso diagnostico rinologico di DOMENICO DI MARIA La scena che spesso mi ritorna alla mente quando parlo di patologie nasali, in occasione di un congresso, è la seguente: il paziente entra nel mio studio, poggia la sua radiografia del cranio sulla mia scrivania e mi dice dottore io ho la sinusite ; ed io domando ma per sinusite intende mal di testa? ; e lui si dottore, ho dolore qui (indicando la faccia) e poi guardate le lastre, lo dice anche il referto!. Questo tipo di paziente è quello che deludo immediatamente dicendogli lei probabilmente non ha mai avuto la sinusite! Ed ecco che la persona che ho di fronte entra in uno stato di sconforto, vorrebbe quasi scappare! E tutti quegli antibiotici?. Dottore ma io faccio gli aereosol!. L inizio narrativo di questo mio articolo vuole essere un esempio di quello che non si dovrebbe mai fare nel sospetto di una patologia nasale o di una sinusite: la radiografia del cranio! La radiologia convenzionale del cranio è un esame ormai desueto da circa 30 anni! Esso non offre nessuna informazione utile alla diagnosi di malattie nasali. Quello che leggiamo spesso dai referti di queste radiografie sono le parole opacamento, velatura dei seni paranasali. Questi sono frequentemente un artefatto radiologico dovuto all approssimazione della stessa metodica radiologica. Senza pensare alla notevole quantità di radiazioni alle quali si è esposti! Ricordate la frase: l anamnesi e mezza diagnosi? Bene! gennaio - febbraio

24 Ascoltare il paziente, visitarlo è più che sufficiente per emettere una diagnosi di patologia nasale. Il paziente ci riferirà ostruzione nasale se affetto da un allergia, o da una deviazione del setto. Ci racconterà di ostruzione nasale, mono o bilaterale, riduzione della percezione degli odori, di muco-pus che fuoriesce da naso o che scende in gola, alito cattivo, tosse ed anche cefalea quando soffre di sinusite e/o di poliposi nasale! La cefalea, inserita nel contesto dei sintomi su esposti, può avere un valore per una diagnosi di sinusite o di poliposi nasale! Quanto il mal di testa è invece un sintomo isolato, specialmente nelle donne, è l espressione di cefalee primarie: cefalea muscolotensiva, emicrania, etc. Il primo esame strumentale da eseguire in un paziente con sintomatologia rinologica è l endoscopia nasale. L esame si esegue in anestesia locale, nel neonato come nell adulto sino al paziente anziano, mediante l utilizzo di endoscopi flessibili e sottili (pediatrici) per i neonati ed i bambini o di endoscopi rigidi, di piccolo diametro (4mm), per i 22 gennaio - febbraio 2012 pazienti adulti. L'esame permette di visualizzare perfettamente tutte le strutture endonasali, sia quelle che ammalandosi sono causa di ostruzione (turbinati inferiori e setto) sia quelle coinvolte dalla sinusite o poliposi nasale (meato medio, turbinato medio, etc). L esame permette di valutare il colore, il gonfiore delle mucose, la presenza di secrezioni o di neoformazioni all'interno del naso. Il tutto è registrato sul computer con la possibilità di visualizzare il filmato, di commentarlo in presenza del paziente, che in questo modo è reso consapevole della sua patologia. Il filmato, unicamente alle immagini, è consegnato su un CD al paziente. Questo esame gold standard per la diagnosi delle malattie nasali, per i dettagli anatomici che fornisce, permette di ridurre l utilizzo della radiologia del 90% circa! Questo significa che su 100 pazienti che si sottoporranno ad un endoscopia nasale solo 10 avranno bisogno della radiologia! Ma quale radiologia? La radiografia del cranio? Assolutamente no! Mai! L esame radiologico da utilizzare per

25 studiare il naso ed i seni paranasali è la tomografia computerizzata (TC) senza mezzo di contrasto ad acquisizione volumetrica. Questo esame riproduce le cavità naso-sinusali del paziente con una precisione millimetrica ed un alta definizione di immagine. Prescrivo questo esame quando devo programmare un intervento chirurgico, per meglio visualizzare gli organi nobili che sono situati intorno al naso (occhio, cervello) o se sospetto una malattia neoplastica. In questo caso il paziente eseguirà anche una risonanza magnetica nucleare (RMN) che fornisce ulteriori informazioni sulla natura della malattia. Altro esame importante per lo studio della funzionalità nasale è la rinomanometria. Esso consente di misurare quantitativamente l aria che passa nel naso e quanta resistenza le strutture nasali oppongono ad essa. Ha un utilità nella valutazione preoperatoria e postoperatoria del paziente, ed anche in ambito medicolegale per la valutazione di eventuali danni anatomo-funzionali. Meno antibiotici, aerosol quando serve, ma più informazione! Sogno e Realt... l abito made in Italy gennaio - febbraio

26 3D... si, ma con cautela di GIORGIO CUSATI Come ogni nuova tecnologia avanzata, il 3D prenderà piede e sicuramente con i nuovi TV 3D LED si potranno vivere esperienze del tridimensionale entusiasmanti. Sono certo che la scomodità di dover indossare gli occhialini sarà superata, come sono certo che, alla fine, quasi tutti possederemo in casa un TV 3D LED! Il film Avatar sarà ricordato come uno dei primi film di un certo spessore andato in onda in 3D. La visione di film e videogiochi in 3D, a casa come al cinema, non è pericolosa per la salute! È però necessario avere qualche utile accorgimento! Vorrei 24 gennaio - febbraio 2012 spiegare come funziona l effetto 3D. Il 3D, o stereoscopia, è un effetto ottico che inganna l occhio umano. La stereoscopia è una tecnica di realizzazione e visione d immagini che ha lo scopo di trasmettere un illusione di tridimensionalità simile alla visione reale (visione binoculare). Nella realtà, infatti, l attività motoria simultanea dei due occhi è strettamente legata alla percezione simultanea delle due immagini: se le due immagini sono di grandezza e intensità luminosa uguali, il cervello le fonderà in una percezione unica e stabile creando una visione binoculare normale(visione reale).

27 La TV 3D visualizza due immagini separate formattate per ciascun occhio. Per guardare la televisione con immagini in 3D, è necessario indossare gli occhialini 3D. È ancora in fase di studio, quindi non ancora in commercio, il televisore che, attraverso il sistema di filtro e di traduzione, trasmette agli occhi le due immagini parallele senza il bisogno degli occhialini, ma possiamo dire che sarà il nostro prossimo futuro! Al momento possiamo guardare la TV 3D con due tipi di occhiali: quelli attivi e quelli passivi. Con i primi, provate a immaginare di prendere due immagini e farle comparire in modo rapido e alternato. Ora provate ad andare oltre, l immagine precedente immaginatela scorrere a una velocità notevolmente superiore, in pratica impercettibile all occhio umano. A questo punto basta indossare gli occhialini speciali che, alternativamente e in modo sincronizzato, oscurano prima un occhio e poi l altro, creando per ogni occhio il proprio fotogramma. Il risultato è che l occhio sinistro vedrà solo l immagine prodotta per l occhio sinistro, e l occhio destro vedrà solo l immagine prodotta per l occhio destro. Il nostro cervello elabora i due fotogrammi come se fossero visualizzati nello stesso momento, ricreando così quel senso di profondità chiamato 3D. Questi occhialini attivi hanno una batteria ed una simulazione della realtà virtuale ottimale. Sicuramente meno economici degli occhialini 3D passivi. Gli occhialini passivi sono commerciali ed il loro compito è semplicemente quello di tradurre le immagini inviate dal TV 3D al cervello. Devono essere solo indossati per inviare le immagini che sono già elaborate dalla TV o dallo schermo del cinema 3D. Tutto è fatto dalla tecnologia. Quelli di ultima generazione rendono la visione comunque ottimale ed alcune case hanno anche certificato l assenza dello sfarfallio. Al cinema generalmente sono utilizzati occhiali 3D polarizzati, la valida alternativa ai comuni occhiali passivi. Non hanno componenti attive, filtrano una sola immagine a due canali per creare l immagine stereo. Questo è il mondo del 3D ma diamo uno sguardo agli occhi dei grandi e soprattutto dei piccini! A 4-5 anni circa, la vista di un bambino raggiunge i valori normali dell adulto (10/10) e la stereopsi matura completamente. Ecco perché ai gennaio - febbraio

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