LA LINGUA DEL DIRITTO

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1 FACOLTÀ DI GIURISPRUDENZA UNIVERSITÀ DI PAVIA LA LINGUA DEL DIRITTO FORMAZIONE, USO, COMUNICAZIONE TESTI PER LE LEZIONI XI.2 (DARIO MANTOVANI LUIGI PELLECCHI) A.A. 2013/14

2 Parte seconda IL TESTO GIURIDICO I. Premessa I.1. Linguaggio e lingua Linguaggio è ogni sistema di comunicazione, serve perciò a trasmettere informazioni da un emittente a un ricevente (es. linguaggio degli animali, del computer, dell arte, dei media, dei fiori, linguaggio prossemico [basato cioè sulla vicinanza e il contatto fisico, per es. un abbraccio], linguaggio mimico [fatto di gesti che possono sostituire o integrare il linguaggio verbale] cfr. emoticon). Il linguaggio umano naturale è largamente specifico, cioè non è omogeneo agli altri linguaggi (la scienza che la studia è la linguistica). Per lingua si intende il linguaggio naturale umano di una determinata comunità. Funzioni della lingua (Roman Jakobson). Nella comunicazione linguistica intervengono sei fattori: 6) referente 1) parlante 3) messaggio 2) ascoltatore 4) canale 5) codice 1) colui che emette il messaggio 2) colui che lo riceve 3) il testo trasmesso 4) il canale o mezzo del discorso (l aria nel parlato, i segni grafici sulla carta o su altro supporto nello scritto ecc.) 5) il linguaggio attraverso cui si svolge la comunicazione (lingua naturale, alf. Morse, bandierine, gesti, semafori, ecc.) 6) il contesto (l insieme dei fatti e degli oggetti ai quali la comunicazione si riferisce) In correlazione con questi sei fattori si possono individuare le sei seguenti funzioni della lingua: referenziale emotiva poetica conativa fàtica metalinguistica F. EMOTIVA: la lingua esprime emozioni e sentimenti dell emittente, ad esempio tramite le interiezioni (ah, peccato, povero me) F. CONATIVA: la lingua si orienta sul destinatario, tipicamente attraverso l imperativo e il vocativo, sollecitandolo a tenere un certo comportamento. La f. conativa (dal lat. conari = tentare) caratterizza per es. il discorso politico (quando mira a convincere il destinatario della bontà di una certa tesi o di una certa azione o decisione) oppure il discorso pubblicitario (nella misura in cui vuole indurre il destinatario a comprare un determinato prodotto). F. POETICA: il messaggio è orientato su sé stesso (più che sul destinatario), concentrandosi ad esempio sui suoni delle parole, sulle loro sfumature di significato, sulla costruzione sintattica. La f. poetica ricorre tipicamente nei testi letterari, ma non solo in essi. F. FÀTICA: la lingua si concentra sul canale, cioè sulla connessione psicologica o materiale che lega emittente e destinatario; ad esempio in una telefonata espressioni come: «Riesci a sentirmi?», «Non ti sento, parla più forte», oppure in una conversazione su whatsapp la domanda «ci sei?», «sei connesso?»); F. METALINGUISTICA: ricorre allorché la lingua parla di sé stessa, il che avviene tipicamente in ogni discorso condotto p.e. sulla grammatica o sul lessico. 2

3 F. REFERENZIALE o RAPPRESENTATIVA o DENOTATIVA: la lingua descrive la realtà in modo tendenzialmente oggettivo; ne sono tipici esempi testi come l articolo di un enciclopedia, la trattatistica scientifica e scolastica, ecc. Come la lingua comune, anche la lingua del diritto partecipa di più d una funzione. I testi normativi hanno un orientamento costante sull oggetto del discorso (vd. sotto al pt. IV.1) e svolgono da questo punto di vista una funzione referenziale. Trattandosi tuttavia di testi prescrittivi, allo stesso tempo non è loro estranea una funzione conativa. Lo stesso nelle sentenze. Alla funzione denotativa assolverà invece in via esclusiva la trattatistica scientifica. In un lontano passato non è stata estranea alla lingua del diritto persino una funzione poetica (Grimm 1816). E quando la si usa, come in queste lezioni, per riflettere sulla sua natura e il suo buon uso, essa assolve a una funzione metalinguistica. Pur condividendo varie caratteristiche della lingua comune (tra cui appunto la pluralità di funzioni cui essa può assolvere), la lingua del diritto costituisce rispetto a quella comune una lingua (o linguaggio) settoriale. La sociolinguistica ossia la disciplina che studia il codice-lingua in rapporto alla società ha infatti chiarito all interno di una data lingua esistono vari possibili fattori di differenziazione. La varietà della lingua comune può essere determinata in particolare: a) da un fattore diamesico, dato dalle differenze riconducibili al mezzo o al canale del discorso (orale / scritto); b) da un fattore diafasico, quando la varietà di registro dipende dal contesto in cui avviene la comunicazione. c) da un fattore diatopico, quando la varietà di registro dipende dal luogo della comunicazione (per es. con gli italiani regionali); d) da un fattore diastratico, allorché il cambio di registro è imposto dal diverso livello socio-culturale dei parlanti. Rispetto all italiano comune, la lingua (italiana) del diritto si presenta come una variante essenzialmente diafasica. Essa costituisce un linguaggio settoriale, alla stessa stregua di altri linguaggi utilizzati in singoli settori professionali o sociali (medicina, informatica, economia, sport e altri). Un gruppo di parlanti, entro la lingua comune, fa perciò riferimento ad essa per la sua capacità di rispondere alle esigenze comunicative di quel gruppo (cioè di portatori di determinate conoscenze). Come già suggeriva il breve estratto della sentenza della corte di cassazione analizzato al pt. III.2 della Parte I, la differenziazione fra lingua comune e lingua del diritto si coglie su una pluralità di livelli: lessicale, sintattico e morfologico. Rinviando l esame analitico dei singoli punti, si può dire in linea generale che la lingua del diritto utilizza segni aggiuntivi rispetto alla lingua comune (oppure utilizza gli stessi segni, ma dotandoli di significati diversi in virtù di un processo di rideterminazione semantica). Essa certamente non applica regole speciali in fatto di grammatica; ciononostante esprime delle peculiarità di ordine morfosintattico, perlomeno in termini di maggiore probabilità di occorrenza, caratterizzandosi perciò come un insieme di selezioni ricorrenti con regolarità, all interno dell inventario di forme disponibili nella lingua (Cortelazzo). Il fatto che la lingua del diritto si presenti come una variante diafasica della lingua comune non impedisce naturalmente che i fattori di differenziazione sopra individuati possano poi operare all interno del settore per creare una pluralità di (sotto)registri della stessa lingua giuridica: a) da un punto di vista diafasico, si attenderanno per es. porzioni di lessico ulteriormente circoscritte a seconda della materia giuridica praticata dai membri del gruppo (civilisti, penalisti, giuslavoristi etc.); b) da un punto di vista diamesico, non ci si sorprenderà di trovare forti differenze tra gli enunciati (scritti) di un codice e l arringa (orale) di un avvocato; c) da un punto di vista diastratico, si registreranno profonde differenze tra un discorso tutto interno ai membri del gruppo (per es. un provvedimento del Consiglio Superiore della Magistratura, indirizzato a uno o più magistrati) e una legge rivolta alla generalità dei cittadini (e dunque scritta si spera - in modo da risultare accessibile e comprensibile al maggior numero di persone). 3

4 Bhatia, V. K. (1993). Analysing genre: Language use in professional settings. London I.2. Il Testo Testo (< lat. textus, tessuto) è sostantivo metaforico per indicare un messaggio linguistico prodotto da un emittente con l intenzione e il risultato di soddisfare le attese di un determinato destinatario il cui senso nasce dall intreccio delle parole. E peraltro fondamentale notare che l intreccio non si stabilisce solo all interno del singolo enunciato (Frase: l unità minima del discorso identificabile in chiave puramente grammaticale: soggetto predicato [- ed eventualmente complemento]); l intreccio si estende da un capo all altro del testo ed è, in questa sua dimensione generale, reso riconoscibile dalla sintassi interfrasale (o testuale; al contrario la sintassi intrafrasale che coincide con l analisi logica rende riconoscibile il senso del singolo enunciato). Le condizioni da rispettare per una buona costruzione del testo, sono quatto: Unità: è data dalla presenza nel testo di un idea centrale, fondamentale, riflessa dal titolo, detta anche tema di fondo; in un testo di ampie dimensioni il tema di fondo deve funzionare da punto di prospettiva di tutti i discorsi svolti. Completezza: è completo il testo che presenti il pieno svolgimento del tema di fondo. Coerenza: dal punto di vista logico è coerente il testo che esponga concetti tra loro non contraddittori; è coerente stilisticamente il testo (non letterario) in cui siano assenti variazioni del registro linguistico (p.e. formale/colloquiale, comune/tecnico). 4

5 Coesione: è coeso il testo che assicuri un buon collegamento dei discorsi che lo compongono, attraverso un buon uso dei legamenti. Tali sono i collegamenti sintattici che forniscono indicazioni per es. sulla collocazione spaziale o temporale di eventi e cose, sulle relazioni di causa ed effetto, sull ordine interno del discorso (in primo/secondo luogo, da un lato/dall altro lato), con rinvio anche a luoghi distanti del testo (come abbiamo già visto/come vedremo), sul rapporto logico delle argomentazioni (posto che, se ne deduce, ne consegue). Funziona altresì da legamento il costante richiamo alle parole portatrici del tema (cdd. parole chiave). III. Il testo giuridico e le sue tipologie La tipologia del testo giuridico varia con il variare dei contesti in cui si ricorre alla lingua giuridica. Di conseguenza varie classificazioni si possono prospettate adottando di volta in volta come parametro distintivo le forme, le funzioni, i contenuti, i partecipanti e i canali del discorso. Per quanto non esista oggi una classificazione tipologica dei testi giuridici basata su criteri univoci ed universalmente accettati (Brugoli 2007), un analisi delle principali caratteristiche del testo giuridico può giovarsi di una classificazione di massima basata sulla funzione del discorso. Guardando al compito assegnato all uso della lingua giuridica, i testi relativi si possono distinguere in normativi, interpretativi e applicativi. I testi normativi sono il frutto dell attività di creazione del diritto, dunque essenzialmente dell attività del legislatore (dalla Costituzione, come legge fondamentale, a discendere lungo tutta la gerarchia delle fonti di produzione: leggi ordinarie, decreti legge, decreti legislativi, leggi regionali, regolamenti etc.). I testi interpretativi sono il prodotto della riflessione sulle norme esistenti, svolta dai giuristi: a seconda che prevalga l esigenza di descrivere una data disciplina normativa, piuttosto che di individuare le regole da applicare a un caso dubbio, si distinguerà tra una funzione constativa (massima, per es., in un manuale o in una lezione universitaria) e una funzione persuasiva (massima in un arringa o in un parere difensivo). Infine per testi applicativi s intendono tutti quegli atti pubblici o privati che concretizzano nella vita di relazione e su scala individuale una o più norme giuridiche: dunque gli atti processuali, un ampia serie di atti amministrativi e gli atti notarili o contrattuali. La classificazione esposta non è in realtà rigorosa. Le attività di creazione, interpretazione e applicazione del diritto si possono infatti intersecare e sovrapporre, con la conseguenza che anche le tre funzioni corrispondenti si possono registrare contemporaneamente nello stesso tipo di testo giuridico (per es. in una sentenza della corte costituzionale). Tuttavia si tratta di una classificazione utile a livello euristico per fissare le principali caratteristiche del testo giuridico fondamentale, a livello logico e ideologico: il testo da cui è posta la regola giuridica, quello normativo.. IV. I TESTI NORMATIVI. IV.1. I TRATTI DI SUPERIFICIE Dal punto di vista funzionale, il testo normativo appartiene alla classe dei testi con discorso molto vincolante, alla stessa stregua dei testi tecnici recanti per es. istruzioni per l uso di determinati apparecchi e sostanze (Sabatini 1990). Ciò vuol dire che si tratta di testi concepiti per porre al destinatario uno stretto vincolo interpretativo. L obiettivo va inteso come tendenziale, nel senso che non è raro che un testo di legge possa essere interpretato e, quindi, applicato in maniera diversa da giudice a giudice (Cortellazzo 1997). Ciò tuttavia non toglie che questo obiettivo sia perseguito attraverso una costruzione consapevole che privilegia alcuni tratti del discorso a scapito di altri. Iniziamo dai TRATTI ASSENTI: Poiché la norma giuridica (e quella legislativa per eccellenza) è concepita come generale e astratta, la scrittura normativa tende all impersonalità, evitando i vari segni della soggettività del linguaggio. In particolare, [a] manca nella scrittura legislativa la categoria grammaticale di persona (in pronomi, aggettivi, verbi): a prevalere incontrastata è infatti la terza persona, utilizzata però in realtà quale non persona (Benveniste 1958). 5

6 L enunciato normativo mira a dare una rappresentazione assoluta anche sul piano oggettivo (cd. fissità del punto di vista). [b] La dimensione temporale e spaziale è annullata, rinunciando di regola agli indicatori di tempo e di luogo, vale a dire ai cronodeittici (ieri, oggi, domani ) e ai topdeittici (qua, lì, la ). Per la stessa ragione [c] è annullata la dimensione dell emotività, rinunciando a tutti gli elementi che instaurerebbero una gerarchia tra gli elementi del discorso: per es. diminutivi e accrescitivi, avverbi focalizzanti (persino addirittura), avverbi valutativi (purtroppo, fortunatamente), interiezioni (ahinoi, peccato). Sempre in funzione della fissità del punto di vista [d] è inoltre escluso l uso di artifici di movimentazione del testo. Manca perciò la catafora retorica (ossia l anticipazione di solito attraverso il pronome - del complemento: l avevo già sentita questa storiella!). Mancano i paragoni e le esemplificazioni. Mancano le frasi interrogative ed esclamative. Mancano anche gli inserti di discorso diretto. Avendo come obiettivo d imporre al destinatario uno stretto vincolo interpretativo, l enunciato normativo aspira alla chiarezza. Di conseguenza [e] risultano assenti tutti quei moduli sintattici che presentano elementi di implicitezza: come l accumulo di frasi per semplice giustapposizione, la coordinazione per asindeto (quando due o più proposizioni sono distinte tra loro solo da segni d interpunzione); anche la coordinazione per polisindeto (ma, anche) è fortemente limitata. A una esigenza di univocità del discorso, risponde invece [f] l assenza di sinonimi e a livello di segni paragrafematici l assenza di caratteri diversi nel corpo della frase e l uso di virgolette. TRATTI PRESENTI Per mettere a fuoco i tratti di superficie che rispondono alla funzione prescrittiva del testo normativo, cioè all esigenza di vincolare il destinatario, ci avverremo della sintesi esposta in Mantovani [1] Il testo normativo presenta in genere un impianto ben scandito, articolati in blocchi spesso dotati di titoli e numeri (cd. ordine di costruzione rigorosamente impostato e evidenziato). [2] Il testo normativo fa riferimento a precisi concetti di partenza, che possono prendere la forma di norme sovraordinate [2a], concetti chiave [2b] o definizioni [2c]; nel primo caso (norma sovraordinata) la coesione del discorso (vd. sopra al pt. I.2) è assicurata da legamenti sintattici o rinvii espliciti. [3] Il testo normativo ricorre alla ripetizione, per garantire l univocità degli elementi lessicali; [3b] l uso di legami semantici è limitato a sostituenti e iperonimi (= parole nel cui significato è incluso il significato di altre parole, dette iponimi). [4] Il testo normativo adotta come forma verbale privilegiata il presente indicativo, impiegato come presente intemporale, e perciò capace di esprimere la vigenza in sé della norma, a prescindere da qualunque rapporto temporale (di anteriorità, contemporaneità o posteriorità) rispetto al momento in cui la norma stessa è enunciata. IV.2. Esempi dei tratti di superficie dei testi normativi [1] Ordine di costruzione rigorosamente impostato ed evidenziato Comune ai testi legali normativi è l intento di disporre la materia secondo gerarchie chiaramente definite e riconoscibili. Una buona dispositio rispecchia la successione logica e temporale dei fatti da regolare e dei procedimenti da seguire. La struttura modello della normativa giuridica è quella dei testi legislativi idealmente destinati a più lunga durata. Per il ruolo che li caratterizza questi devono contare sulla massima esplicatezza a tutti i livelli della loro organizzazione: donde la ripetitività delle formule e l uniforme ordinamento sistematico della materia (Mortara Garavelli 2001). Il maggior numero di suddivisioni si trova nei codici, ripartiti in libri, titoli, capi, sezioni, paragrafi e articoli (oltre che commi). Non tutti i capi sono suddivisi in sezioni, né tutte quante le sezioni in paragrafi. Tutte quante le partizioni sono però fornite di rubriche. Per esempio, proviamo a chiederci dove si collocano nel Codice civile le norme che ripartiscono l accollo delle spese da sostenersi su un bene di proprietà di X, ma oggetto di un diritto assoluto di godimento in favore di Y? Codice civile, Libro III, Della Proprietà Titolo I: dei beni 6

7 art. 810 NOZIONE Sono beni le cose che possono formare oggetto di diritti. [ ] Titolo II: della Proprietà Titolo III: della Superficie Titolo IV: dell Enfiteusi Titolo V: dell Usufrutto, dell Uso, dell Abitazione Capo I: dell Usufrutto Sezione I: disposizioni generali art. 978 COSTITUZIONE L usufrutto è stabilito dalla legge o dalla volontà dell uomo. Può anche acquistarsi per usucapione [ ] Sezione II: dei diritti nascenti dall usufrutto Sezione III: degli obblighi nascenti dall usufrutto art OBBLIGO DI RESTITUZIONE. MISURA DELLA DILIGENZA L usufruttuario deve restituire le cose che formano oggetto del suo diritto, al termine dell'usufrutto, salvo quanto è disposto dall art Nel godimento della cosa egli deve usare la diligenza del buon padre di famiglia. [ ] art SPESE A CARICO DELL USUFRUTTUARIO Le spese e, in genere, gli oneri relativi alla custodia, amministrazione e manutenzione ordinaria della cosa sono a carico dell'usufruttuario. Sono pure a suo carico le riparazioni straordinarie rese necessarie dall'inadempimento degli obblighi di ordinaria manutenzione art SPESE STRAORDINARIE - Le riparazioni straordinarie sono a carico del proprietario. Sezione IV: estinzione e modificazioni dell usufrutto Capo II: dell Uso Capo III: dell Abitazione [2] Concetti di partenza sviluppati dal testo normativo Al livello dei contenuti l univocità complessiva del testo normativo è assicurata dal rispetto di una serie di concetti di partenza, di cui le singole prescrizioni si presentano come il coerente sviluppo. [2a] Il concetto di partenza può talvolta prendere la forma di una norma sovraordinata, alla quale la prescrizione faccia espresso rinvio. [2b] Altre volte il rinvio può essere a un concetto chiave dell ordinamento giuridico (o di uno dei suoi settori). L art del codice civile offre un esempio per entrambe le tipologie: [OBBLIGO DI RESTITUZIONE. MISURA DELLA DILIGENZA] L usufruttuario deve restituire le cose che formano oggetto del suo diritto, al termine dell usufrutto, salvo quanto è disposto dall art Nel godimento della cosa egli deve usare la diligenza del buon padre di famiglia. Il rinvio che chiude il primo comma della disposizione serve a tenere conto del carattere speciale che presenta la situazione disciplinata con l art. 995, rispetto alla disciplina generale dell usufrutto. E nella logica generale di questo istituto che il bene di cui ha goduto l usufruttario sia restituito al nudo proprietario, una volta estintosi il diritto d usufrutto. Tale meccanismo non può tuttavia operare se l usufrutto si riferisce a cose consumabili. Per questo caso l art. 995 sostituisce perciò al normale obbligo di restituzione, un obbligo di restituzione per equivalente: «è in facoltà dell usufruttuario di pagare le cose secondo il valore che hanno al tempo in cui finisce l usufrutto o di restituirne altre in eguale qualità e quantità». L eccezione introdotta attraverso il rinvio all art. 995 finisce in questo modo per far fare assumere all art. 1001, 1 co. la natura di norma sovraordinata, rispetto allo stesso art Il secondo comma dell art individua la misura della responsabilità dell usufruttuario nella diligenza del buon padre di famiglia. Il rinvio è in questo caso a una figura ideale il modello del cittadino avveduto che il codice civile non definisce in quanto tale, ma che funziona ciononostante da riferimento generale per fissare la misura della 7

8 responsabilità del debitore (in generale, dunque non del solo usufruttario: cfr. artt. 382, 1176, 1587, 1710, 1768, 1804, 1961, 2148, 2167). Si tratta dunque di un concetto chiave del codice che dà coesione all intera gamma dei rapporti di obbligazione. [2c] L esigenza del legislatore di descrivere esaurientemente cose e fatti in modo da vincolare il più possibile l interpretazione del dettato, si manifesta tuttavia al maggior livello attraverso il ricorso alle definizioni. Si è in presenza di una definizione legislativa allorché sia le legge stessa ad attribuire un dato significato a una specifica parola. A differenza delle definizioni che si trovano per es. nei lessici e nei vocabolari, le definizioni legislative sono generalmente stipulative. Esse cioè si propongono di usare un certo vocabolo o sintagma in un modo determinato a preferenza di altri. Le definizioni stipulative si possono ulteriormente distinguere in stipulazioni pure e ridefinizioni. [a] Le prime ricorrono allorché si attribuisca significato a un vocabolo o a un sintagma di nuovo conio (per es. a un forestierismo) oppure si attribuisca un significato nuovo a un vocabolo o a un sintagma già esistenti. [b] Le ridefinizioni (che nel campo del diritto sono assai più frequenti) ricorrono quando si assegna al definiendum un determinato significato tecnicogiuridico così risolvendo la vaghezza e le ambiguità della stessa nel linguaggio comune. [a] Definizione stipulativa pura art. 1, l. 6 maggio 2004 n. 129: L affiliazione commerciale (franchising) è il contratto, comunque denominato, fra due soggetti giuridici, economicamente e giuridicamente indipendenti, in base al quale una parte concede la disponibilità all altra, verso corrispettivo, di un insieme di diritti di proprietà industriale o intellettuale [ ] inserendo l affiliato in un sistema costituito da una pluralità di affiliati distribuiti sul territorio, allo scopo di commercializzare determinati beni o servizi. definiendum = franchising / definiens = affiliazione commerciale [b] Ridefinizione art. 587 c.c. - TESTAMENTO - Il testamento è un atto revocabile con il quale taluno dispone, per il tempo in cui avrà cessato di vivere, di tutte le proprie sostanze o di parte di esse. definiendum = testamento / il definiens assegna al termine definito una valenza esclusivamente patrimoniale e permette così di risolvere la vaghezza e l ambiguità della parola nella lingua comune (si pensi per es. al testamento spirituale e al testamento biologico). L obiettivo delle definizioni legislative di attribuire un significato unico e univoco a singole parole - può essere perseguito con metodi diversi, a ciascuno dei quali corrisponde un tipo specifico di definizione. Per es., [g] si dice estensionale la definizione che elenca ogni classe di oggetti o di situazioni cui il termine definito può essere correttamente applicato (secondo lo schema: A è costituito da b c - d). A rovescio, [d] costituisce una definizione per esclusione quella che individua in via residuale la classe del termine definito (secondo lo schema: sono A tutti i b che non sono c). [e] Intensionale è invece la definizione che esprime le proprietà che una specie deve necessariamente presentare per poter appartenere alla classe definita (secondo lo schema: A ricorre in presenza delle caratteristiche b e c). Le definizioni intensionali vengono a coincidere con [z] le definizioni per genus et differentiam (per genere e differenza specifica) allorché la (sotto)specie definita viene illustrata indicando le caratteristiche che permettono di distinguerla dalle altre (sotto)specie che appartengono al medesimo genere (A è quel b che presenta la caratteristica c). [g] Definizione estensionale / [d] Definizione per esclusione art. 812 c.c. DISTINZIONE DEI BENI - Sono beni immobili il suolo, le sorgenti e i corsi d acqua, gli alberi, gli edifici e le altre costruzioni, anche se unite al suolo a scopo transitorio, e in genere tutto ciò che naturalmente o artificialmente è incorporato al suolo. [ ] Sono mobili tutti gli altri beni. 1 co.: definiendum = beni immobili / definiens = suolo, sorgenti, corsi d acqua etc. 3 co.: definiendum = beni mobili / definiens = tutti i beni che non sono immobili (ulteriore categoria dello stesso genere il relazione alla quale il definiendum viene definito) [g] Definizione intensionale art. 587 c.c. - TESTAMENTO - Il testamento è un atto revocabile con il quale taluno dispone, per il tempo in cui avrà cessato di vivere, di tutte le proprie sostanze o di parte di esse. 8

9 definiendum = testamento / definiens = la somma delle tre caratteristiche dell atto: d essere revocabile, mortis causa e di disposizione patrimoniale. [z] definizione per genus et differentiam art c.c. - APPALTO L appalto è il contratto col quale una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di un opera o di un servizio verso un corrispettivo in danaro. definiendum = appalto / definiens = il genere (contratto) del quale il definiendum costituisce la specie + la caratteristica particolare (oggetto tipico) che distingue il definiendum dalle altre specie comprese nel genere. Si noti che in questo tipo di definizioni il genere di partenza è dato per noto; il contratto è in effetti definito dal codice all art I tipi di definizione sopra illustrati possono a loro volta integrarsi con due altri metodi definitori usati dal legislatore, che si distinguono per il luogo peculiare in cui appare il definiendum ovverosia le definizioni parentetiche e a quelle per rubrica. [h] Le definizioni parentetiche presentano la descrizione di un evento o di un fatto e le fanno seguire (in genera tra parentesi, da cui l aggettivo parentetiche ) l indicazione del nome che designa tale fenomeno. [q] Le definizioni per rubrica risultano dal confronto tra il vocabolo che costituisce la rubrica posta in testa all articolo e il fenomeno descritto nel testo della disposizione. [h] Definizione parentetica art. 1, l. 6 maggio 2004 n. 129: L affiliazione commerciale (franchising) è il contratto, comunque denominato, fra due soggetti giuridici, economicamente e giuridicamente indipendenti, in base al quale una parte concede la disponibilità all altra, verso corrispettivo, di un insieme di diritti di proprietà industriale o intellettuale [ ] inserendo l affiliato in un sistema costituito da una pluralità di affiliati distribuiti sul territorio, allo scopo di commercializzare determinati beni o servizi. definiendum = (franchising) / definiens = affiliazione commerciale affiliazione commerciale = definiendum / definiens = il genere (contratto) del quale il definiendum costituisce la specie + la caratteristica particolare (oggetto tipico) Come si vede, l esempio proposto combina tre diverse tipologie definitorie. La definizione di franchising è stipulativa pura nella misura in cui attribuisce un preciso significato a un termine estraneo al vocabolario; è parentetica nel senso che il defininedum è indicato tra parentesi, dopo l espressione che costituisce il definiens. Il definiens (qui rappresentato dall espressione affiliazione commerciale ) rappresenta a sua volta il definiendum di una definizione per genere prossimo e differenza specifica (nella quale il genus è ancora una volta il contratto). [q] Definizione per rubrica art. 827 c.c. - BENI IMMOBILI VACANTI - I beni immobili che non sono in proprietà di alcuno spettano al patrimonio dello Stato. Definiendum = beni vacanti / definiens = il genere (bene) + la caratteristica particolare La prima parte dell enunciato legislativo definisce il bene (immobile) vacante come il bene che non è in proprietà di alcuno; dunque secondo il modulo della definizione per genere prossimo (in questo caso il bene, definito dall art. 810 c.c.) e della differenza specifica. La seconda parte della disposizione detta invece la disciplina dell ente definito, stabilendone la spettanza allo stato. n.b. A rigore, non costituisce una definizione per rubrica quella che riprende il definiendum nel corpo della disposizione; così per es. all art. 942 c.c. - TERRENI ABBANDONATI DALLE ACQUE CORRENTI - I terreni abbandonati dalle acque correnti, che insensibilmente si ritirano da una delle rive portandosi sull altra, appartengono al demanio pubblico, senza che il confinante della riva opposta possa reclamare il terreno perduto [3] Ripetizione dei termini e Iperonimi Per evitare che l uso di pronomi o sinonimi possa oscurare i riferimenti e ostacolare la comprensione del discorso, il testo legislativo fa frequente uso della ripetizione. Come è stato notato, la ripetizione è in effetti un importante elemento di coesione del testo: serve a indicare uniformemente i referenti e quindi a garantire la continuità tematica (Mortara Garavelli 2001). Anche in contesti in cui una variatio del termine (magari attraverso una ripresa anaforica attraverso un pronome) non può creare una reale ambiguità, il ricorso alla ripetizione del termine è comunque raccomandabile, perché permette di comprendere il testo con più immediatezza. 9

10 art. 63 c.p.: Quando la legge dispone che la pena sia aumentata o diminuita entro termini determinati, l aumento o la diminuzione si opera sulla qualità di essa, che il giudice applicherebbe al colpevole qualora non concorresse la circostanza che la fa aumentare o diminuire. Quando la legge dispone che la pena sia aumentata o diminuita entro termini determinati, l aumento o la diminuzione si opera sulla qualità della pena, che il giudice applicherebbe al colpevole qualora non concorresse la circostanza che fa aumentare o diminuire la pena stessa. [3b] Una variazione del lessico che non allenta tendenzialmente il vincolo interpretativo ed è dunque ammessa anche nel testo normativo è quella offerta dagli iperonomi: il termine ((dal gr. ypér «sopra» e ónoma «nome») indica una parola dal significato più ampio di quello di uno o più termini dal significato specifico (a loro volta detti iponimi, dal gr. ypó «sotto» e ónoma «nome»: tavolo è per es. iperonomo rispetto a scrittoio e iponomo rispetto a mobile). Una volta che in una disposizione normativa sia stato utilizzato un termine specifico, per denotare un dato concetto, si potrà riprendere quel medesimo concetto servendosi del segno linguistico di grado sovraordinato. art. 102 c.c. PERSONE CHE POSSONO FARE OPPOSIZIONE - I genitori e, in mancanza loro, gli altri ascendenti e i collaterali entro il terzo grado possono fare opposizione al matrimonio dei loro parenti per qualunque causa che osti alla sua celebrazione. [ ] Quando si tratta di matrimonio in contravvenzione all art. 89, il diritto di opposizione spetta anche, se il precedente matrimonio fu sciolto, ai parenti del precedente marito. Per opposizione al matrimonio s intende l atto presentato all autorità giudiziaria da chi sostenga che l annunciato matrimonio tra Tizio e Caia sarebbe nullo per difetto di uno dei presupposti di legge (per es. adducendo che uno dei coniugi sia minore). Il primo comma dell art. 102 elenca i soggetti legittimati a presentare l atto di opposizione, individuandoli negli ascendenti in linea retta senza limiti di grado («i genitori e gli altri ascendenti») e in linea collaterale nei parenti entro il terzo grado (in sostanza, fratelli o sorelle e zii dei futuri sposi). Il comma successivo amplia il raggio dei legittimati, nel caso speciale in cui il motivo dell opposizione consista nel fatto che la futura sposa stia per contrarre un secondo matrimonio, senza che sia trascorso il termine di trecento giorni (previsto dall art. 89 c.c.) dalla data dello scioglimento, dell annullamento o della cessazione degli effetti civili del primo matrimonio. In questo caso la facoltà di presentare l atto di opposizione è estesa ai parenti del primo marito. L iperonomo parenti riprende gli iponomi elencati nel primo comma della disposizione e va inteso perciò non nel senso vago e generico del termine, ma come: ascendenti (del primo marito) in linea retta senza limiti di grado e collaterali (sempre del primo marito) entro il terzo grado. [4] Uso dell indicativo presente L indicativo presente rappresenta la forma verbale elettiva del discorso normativo, per la sua capacità di svincolare la prescrizione, che il verbo denota, dal momento temporale della sua emissione. La norma destinata ad avere una validità che va oltre l istante della sua formulazione, è perciò espressa nella proposizione principale dell enunciato normativo attraverso un presente atemporale o intemporale (cd. presente non deittico): art. 984 FRUTTI - I frutti naturali e i frutti civili spettano all usufruttuario per la durata del suo diritto. Naturalmente, l uso atemporale dell indicativo presente vale per l enunciato prescrittivo vero e proprio. In una disposizione a struttura complessa, segnalata a livello sintattico dall esistenza di proposizioni subordinate, nelle proposizioni dipendenti potrà registrarsi un indicativo presente con valore anaforico, tutte le volte in cui si tratti di segnalare il rapporto di contemporaneità rispetto all evento preso in considerazione dall enunciato prescrittivo: art. 1 cost.: La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Ovviamente, un rapporto anaforico che sia di anteriorità o di posteriorità, richiederà nella subordinata un tempo verbale corrispondente (per es. il perfetto o il futuro semplice): art. 585 c.p.c. VERSAMENTO DEL PREZZO [ ] 10

11 Se l immobile è stato aggiudicato a un creditore ipotecario il giudice dell esecuzione può limitare, con suo decreto, il versamento alla parte del prezzo occorrente per le spese e per la soddisfazione degli altri creditori che potranno risultare capienti. Chi si aggiudica in una vendita giudiziale l immobile di un debitore, deve normalmente versare l intero prezzo d asta ai soggetti pubblici che hanno curato la vendita. La disposizione riportata affronta l ipotesi particolare in cui ad aggiudicarsi l immobile sia stato un creditore ipotecario, ossia un creditore che poteva vantare un diritto di prelazione sull immobile venduto rispetto alla massa dei creditori semplici. L enunciato prescrittivo (ricorrendo al presente atemporale : «può [limitare]» ) lascia al giudice dell esecuzione la facoltà di decidere se chiedere alla persona cui l immobile è stato aggiudicato di pagare l intero prezzo d asta oppure solo una parte. Poiché l aggiudicazione precede logicamente e cronologicamente il decreto del giudice, il fatto relativo è espresso nella subordinata con un verbo al perfetto passivo composto («se l immobile è stato aggiudicato»); il rapporto anaforico tra proposizione principale e subordinata è dunque in questo caso di anteriorità. Se l art. 585 c.p.c. ammette che l aggiudicatario possa versare anche solo una parte del prezzo, è perché l aggiudicatario in questione risulta essere, al tempo stesso, creditore ipotecario dell immobile: ciò significa che in qualità di aggiudicatario egli dovrebbe pagare un prezzo che gli sarebbe poi restituito appunto in qualità di creditore ipotecario. Il giudice dell esecuzione può evitare questo inutile passaggio stabilendo che il prezzo e il credito siano compensati, nei limiti ovviamente della somma concorrente. Poiché tuttavia vi sono o vi potrebbero essere crediti che hanno la precedenza rispetto allo stesso credito dell aggiudicatario, la compensazione non potrà mai arrivare al punto da esonerare l aggiudicatario dal pagare l intero prezzo. Una parte servirà infatti a liquidare le spese (certe!) della vendita (p.e. gli avvisi d asta fatti pubblicare sui giornali). Un altra parte potrà essere accantonata per liquidare così si esprime l ultima parte dell art «i creditori che potranno risultare capienti», ossia altri creditori con un diritto d ipoteca privilegiato rispetto a quello dello stesso aggiudicatario. Dal momento che questi altri (eventuali) creditori si vedranno girare il prezzo in un momento successivo a quello del decreto del giudice delegato, la loro condizione è espressa nella subordinata con un verbo al futuro semplice («i creditori che potranno risultare capienti»); il rapporto anaforico tra proposizione principale e subordinata è dunque in questo caso di posteriorità.. IV.3 LO STILE NORMATIVO Al di là dell esistenza di alcune caratteristiche che rendono il testo normativo vincolante, esistono delle caratteristiche che sono dettate in parte dalla necessità di assecondare il pensiero giuridico (soprattutto, la sua tendenza all astrazione), in parte dipendono spesso dall inconsapevole e pigra accettazione della tradizione espressiva, cioè del modo in cui normalmente parlano e soprattutto scrivono i giuristi (magari in virtù del desiderio di innalzare una barriera tra il parlante e l esterno). Proprio perché in parte si tratta di aspetti funzionali alla migliore resa del pensiero giuridico, in parte di dipendenza da usi non apprezzabili, occorre di volta in volta stabilire se questi modi espressivi debbano essere mantenuti oppure evitati. I fenomeni in questione sono sia sintattici sia lessicali; privilegeremo in questa sede i primi, rinviando l esame dei secondi alla sezione dedicata al lessico giuridico. [1] Ordine delle parole e delle frasi Il testo normativo aspira (o dovrebbe aspirare) a una Regolarità sintattica, intesa in primo luogo come normalità nella disposizione delle componenti degli enunciati. L Ordine normale (non marcato) di una frase è quello dato dallo schema SVO = SOGGETTO / Verbo / Oggetto diretto e indiretto: art. 1 cost.: LA SOVRANITÀ appartiene al popolo (ogg. ind.). art. 734 c.c.: IL TESTATORE può dividere i suoi beni (ogg. dir.) tra gli eredi (ogg. ind.). L ordine normale degli enunciati ha una doppia funzione: [a] da un lato evita di focalizzare l attenzione sull una o sull altra parte dell enunciato, risultando così adeguato per il maggior numero di contesti pertinenti; [b] dall altro lato agevola la comprensione dell enunciato stesso, nella misura in cui rispetta la distribuzione naturale degli elementi informativi. [a] L enunciato in cui consiste l art. 734 c.c. offre una risposta adeguata a più domande: il testatore ha la facoltà di dividere i propri beni? I beni ereditari possono essere divisi (oltre che essere assegnati in blocco)? Gli eredi (o anche altri soggetti) possono vedersi imporre una certa divisione dei beni ereditari? Se l ordine sintattico dell enunciato fosse mutato, magari anteponendo l oggetto indiretto, col risultato di enfatizzarlo (Tra gli eredi IL TESTATORE può dividere i suoi beni), la frase suonerebbe come una risposta adeguata solo alla terza domanda. 11

12 [b] L ordine normale degli enunciati coincide con l ordine naturale degli elementi informativi poiché distribuisce l oggetto dell informazione in modo tale che per prima vanga la parte del messaggio condivisa dagli interlocutori (chi scrive e chi legge / chi parla e chi ascolta) e per seconda venga la parte nuova dell informazione. La parte d informazione condivisa in partenza si dice tema (o topic) e nello schema SVO tende a coincidere con il soggetto; la parte aggiuntiva dell informazione e che ne costituisce l obiettivo vero e proprio si dice rema (o comment) e rappresenta quel che si dice del tema. Nel caso degli enunciati legislativi, anche la Rubrica assolve a una parte fondamentale della funzione tematica: art. 908 c.c. - SCARICO DELLE ACQUE PIOVANE - Il proprietario deve costruire i tetti in maniera che le acque piovane scolino nel suo terreno e non può farle cadere nel fondo del vicino. Art DILIGENZA NELL ADEMPIMENTO Nell adempiere l'obbligazione il debitore deve usare la diligenza del buon padre di famiglia. Scaricare le acque piovane significa far sì che la pioggia si riversi da un luogo all altro; la Rubrica dell art. 908 implicitamente segnala dunque al lettore che l enunciato normativo che segue, si riferirà tendenzialmente a un problema di raccolta e canalizzazione delle acque piovane legato a una certa conformazione o dei terreni o dei fabbricati. Il dato informativo di partenza (tema) è completato dalla prima parte della disposizione: «Il proprietario deve costruire i tetti in maniera che le acque piovane scolino»; il lettore constata perciò immediatamente che il problema affrontato è in effetti quello del deflusso (scolarescolo = deflusso) prodotto dalla conformazione dei fabbricati (e dei tetti dei fabbricati, in particolare), non quello del deflusso legato alla conformazione dei terreni (da un fondo superiore a un fondo inferiore), che è problema disciplinato in effetti da un altra disposizione del codice (art. 903). La base informativa condivisa (tema) è data dunque dal dato d esperienza che i tetti dei fabbricati possono determinare uno scarico delle acque piovane. Esposto il tema, segue il rema, ossia quel che l emittente intende dire a proposito del tema: «(Il proprietario deve costruire i tetti) in maniera che le acque piovane scolino nel suo terreno». La parte nuova dell enunciato quella che l interlocutore non può dare per scontata e a cui si riduce, in definitiva, la componente normativa del discorso è quella che prescriva un certo modo d essere del tetto, ponendo la sua realizzazione a carico del proprietario del fabbricato. Un discorso analogo sia pure sottolineando due importanti differenze - può essere fatto a proposito della struttura dell art Le differenze sono le seguenti: 1) la rubrica dell art già da sola denota l intero tema della disposizione; 2) il tema della disposizione ossia la base di partenza informativa condivisa tra il legislatore e chi legge non è rappresentata da un fatto empirico (com era nel caso precedente, quando si parlava dello sgocciolio dell acqua piovana dai tetti), bensì da una serie di concetti tecnici che il codice non definisce in quanto tali, ma dà per presupposti. Adempimento è infatti termine tecnico che indica l esecuzione della prestazione cui è tenuto il debitore e diligenza indica la cura messa in una qualche operazione (in questo caso nell adempiere). Dunque diligenza nell adempimento è sintagma che già segnala implicitamente che il problema da affrontare sarà grosso modo di questo tenore: quanta diligenza, quanta cura debba mettere il debitore nell adempiere l obbligazione. Dato che la prima parte dell art non è altro che una ripresa letterale del tema, la parte prescrittiva dell enunciato si riduce alle ultimissime parole: «(Nell adempiere l obbligazione il debitore deve usare la diligenza) del buon padre di famiglia»; dunque anche il rema consiste propriamente in un rinvio: in un rinvio a quella figura ideale il modello del cittadino avveduto di cui già abbiamo detto (vd. pt. IV.2.2). [c] Nelle frasi a struttura complessa varie parti dell enunciato assolvono a una funzione tematica. Si può anzi dire che il tema coincide in questo caso con tutto ciò che fa da sfondo (setting) della parte rematica e nuova dell enunciato: art. 907 c.c. - DISTANZA DELLE COSTRUZIONI DALLE VEDUTE - Quando si è acquistato il diritto di avere vedute dirette verso il fondo vicino, il proprietario di questo non può fabbricare a distanza minore di tre metri. Nell articolo riportato la parte rematica è data dall enunciato conclusivo per cui la distanza legale tra due costruzioni deve essere di almeno tre metri. La parte tematica non è rappresentata tuttavia dalla sola sequenza SV della proposizione principale (il proprietario non può fabbricare). Il cuore tematico dell enunciato è dato dalla determinazione iniziale di tempo e di luogo, che ha forma di proposizione subordinata: in effetti non ogni proprietario deve rispettare nel costruire una distanza di almeno tre metri; ciò vale solo quando il proprietario del fondo contiguo abbia acquistato (ossia si sia fatto riconoscere dal vicino) il diritto di avere vedute dirette (veduta diretta è termine tecnico per indicare una finestra che consenta di affacciarsi e di guardare di fronte: cfr. art. 900 c.c.). L anteposizione del circostanziale di tempo (Quando si è acquistato il diritto ) serve dunque non solo a precisare il tema, ma a rispettare la sequenza logica e temporale degli avvenimenti (in quanto si sia acquistato il diritto di veduta allora il fabbricato che ci si trova di fronte non potrà trovarsi a meno di tre metri). 12

13 [d] Per la tematizzazione dell enunciato prescrittivo il dettato legislativo sfrutta talvolta la costruzione piramidale dei codici, scandita dall articolazione in libri, titoli, capi e articoli (vd. al pt. IV.2.1). In questo processo di discesa progressiva verso il particolare, la possibilità di riprendere nei singoli enunciati argomenti o aspetti già oggetto di articoli precedenti è evidentemente molto alta. Quando ciò accade, è possibile che l enunciato particolare oggetto di un dato articolo presenti una combinazione di tema e rema. Art. 941 c.c. - ALLUVIONE - Le unioni di terra e gli incrementi, che si formano successivamente e impercettibilmente nei fondi posti lungo le rive dei fiumi o torrenti, appartengono al proprietario del fondo. Per alluvione (oltre allo straripamento di acque, di fiumi o piovane) s intende l accumulo di detriti depositati a valle dai corsi impetuosi di acqua. E questa la nozione cui fa riferimento la rubrica dell art. 941, poi ripresa e dettagliata nella lunga introduzione tematica dell articolo: «Le unioni di terra e gli incrementi, che si formano successivamente e impercettibilmente nei fondi posti lungo le rive dei fiumi o torrenti». A questa lunga premessa che ha indubbiamente natura tematica segue la parte prescrittiva: (gli incrementi in questione) «appartengono al proprietario del fondo» (ovviamente del fondo in cui i detriti sono andati sedimentandosi). La prescrizione in questione non rappresenta tuttavia in tutto e per tutto un commento del tema, e non coincide dunque in tutto e per tutto col rema dell enunciato. Il predicato appartengono è infatti un dato in qualche modo atteso (e perciò condiviso) dal lettore. L attesa è determinata dalla collocazione dell art. 941 entro la griglia a piramide del codice civile. L articolo riportato è infatti inserito nel libro III, titolo II, capo III: «Dei modi d acquisto della proprietà». Poiché la rubrica del capo III indica il topic generale del discorso, è implicito che il tema (particolare) degli incrementi fluviali è posto nella prospettiva della loro appartenenza (prospettiva che è dunque tematica). Il rema vero e proprio del enunciato è dato dunque non dalla questione dell appartenenza, ma dalla domanda a chi appartengano (gli incrementi fluviali). [2] Stereotipi sintattici Stereotipi linguistici sono tutte quelle locuzioni o espressioni fissatesi in una forma determinata, ripetuta meccanicamente. Gli stereotipi della lingua giuridica costituiscono dunque degli indicatori dello stile legale. Essi hanno natura sintattica (e non meramente lessicale) allorché incidano sulle relazioni di dipendenza dei vari enunciati che compongono una frase. [a] Stile nominale Lo stile nominale è quello che fa ampio uso della nominalizzazione; il procedimento in questione consiste nel contrarre in un sostantivo (astratto) gli elementi di una proposizione (verbo ed eventualmente argomenti del verbo: per es. importazione da importare; l arrivo degli invitati da gli invitati sono arrivati). La scrittura nominalizzata è una scrittura astratta, tipica di ogni discorso che verte su principi e categorie piuttosto che su processi composti dalla somma di accadimenti particolari. Attraverso l astrazione è garantito al discorso un alto grado di formalità e di generalità. art c.c. - ANNOTAZIONE DI ATTI E DI SENTENZE - Qualora un atto trascritto o iscritto sia dichiarato nullo o sia annullato, risoluto, rescisso o revocato o sia soggetto a condizione risolutiva, la dichiarazione di nullità e, rispettivamente, l annullamento, la risoluzione, la rescissione, la revocazione, l avveramento della condizione devono annotarsi in margine alla trascrizione o all iscrizione dell atto. dichiarare nullo un atto dichiarazione di nullità annullare un atto annullamento rescindere un atto rescissione risolvere un atto risoluzione revocare un atto revocazione avveramento derivato da avverare trascrivere un atto trascrizione iscrivere un atto iscrizione art. 477 c.c. - DONAZIONE, VENDITA E CESSIONE DEI DIRITTI DI SUCCESSIONE - La donazione, la vendita o la cessione, che il chiamato all eredità faccia dei suoi diritti di successione a un estraneo o a tutti gli altri chiamati o ad alcuno di questi, importa accettazione dell eredità. donazione derivato da donare; vendita derivato da vendere; cessione derivato da cedere; il chiamato / i chiamati derivato da chiamare; successione derivato da succedere; accettazione derivato da accettare. (importa, forma non comune per comporta, nel senso figurato di portare con sé come conseguenza ) 13

14 [b] Passivo con soggetto inanimato Oltre che attraverso la nominalizzazione, la dimensione astratta del discorso normativo è raggiunta incidendo anche al livello del predicato verbale. Entro lo schema normale SVO, un predicato Verbale in forma attiva imporrebbe che il Soggetto fosse precisamente individuato. Volgendo il predicato al passivo e legandolo a un soggetto inanimato, si ottiene non solo una evidente generalizzazione dell enunciato, ma anche di richiamare l attenzione dell interlocutore sull attività svolta anziché sul soggetto agente; il che è opportuno ogni volta che l elemento della vita reale, che si tratta di disciplinare, attenga a una certa condotta in sé, piuttosto che ai soggetti che la realizzano. art c.c. - ATTI SOGGETTI A TRASCRIZIONE - Si devono rendere pubblici col mezzo della trascrizione: 1) i contratti che trasferiscono la proprietà di beni immobili; 2) i contratti che costituiscono, trasferiscono o modificano il diritto di usufrutto su beni immobili, il diritto di superficie, i diritti del concedente e dell'enfiteuta. art c.c. - NOTA DI TRASCRIZIONE - Chi domanda la trascrizione di un atto tra vivi deve presentare al conservatore dei registri immobiliari, insieme con la copia del titolo, una nota in doppio originale, nella quale devono essere indicati: 1) il cognome ed il nome, il luogo e la data di nascita e il numero di codice fiscale delle parti ( ) 2) il titolo di cui si chiede la trascrizione e la data del medesimo ( ) Nell art la proposizione reggente («chi domanda la trascrizione deve presentare una nota») ha diatesi attiva; la subordinata relativa ha invece diatesi passiva. Il passaggio da una diatesi all altra esprime bene le diverse esigenze informative. Fare trascrivere nei registri immobiliari l atto di acquisto per es, di un immobile è un azione che presuppone un preciso soggetto interessato (nell es. l acquirente). Poiché l operazione del trascrivere implica il segnare nei registri immobiliare tutta una serie di dati, occorre che i dati medesimi siano messi a disposizione del funzionario che provvederà poi, appunto, a trascriverli. Sono questi dati a formare l oggetto della nota di trascrizione ed è ovvio che spetti all interessato di presentarli (in una con la nota di trascrizione) alla Pubblica Amministrazione. La diatesi attiva della proposizione reggente si spiega dunque con la doppia considerazione che l azione (il presentare la nota di trascrizione) presuppone un soggetto preciso (la persona che domanda la trascrizione) e che è importante, al livello della strategia informativa, mettere l accento sul fatto che l azione (presentare la nota) costituisce un preciso onere di quel soggetto (deve presentare). Nella subordinata relativa, il focus del discorso si sposta invece sui requisiti di contenuto della nota di trascrizione. Beninteso, essi continuano a costituire un onere dell interessato, ma di secondo livello. Ponendo l accento sui dati che «devono essere indicati» nella nota di trascrizione, la diatesi passiva aiuta a costruire il tipo ideale della nota di trascrizione, con una obiettiva generalizzazione del discorso. [c] Enclisi del si passivante con l infinito dopo un verbo modale I verbi modali sono verbi su cui si appoggia un predicato all infinito (dunque detti anche verbi servili, appunto perché servono all infinito che li segue) per esprimere un idea di possibilità, volontà, obbligo o necessità. Nella costruzione verbo modale + infinito si ha enclisi della particella pronominale si, quando la particella viene ad appoggiarsi all infinito che la precede, formando con esso un unità fonetica e grafica (per es. l espressione possono applicarsi ha forma enclitica, rispetto alla forma proclitica si possono applicare ). L enclisi della particella si ha valore passivante, quando conferisce valore passivo a un verbo di forma attiva (per es. devono farsi = devono essere fatti). Per quanto possa rispondere ad apprezzabili ragioni di concisione (come si vede dal confronto tra il testo e la rubrica dell art del c.c.), questo costrutto sintattico contribuisce facilmente a una pesante involuzione del linguaggio. art c.c. - UFFICIO IN CUI DEVE FARSI LA TRASCRIZIONE - La trascrizione deve essere fatta presso ciascun ufficio dei registri immobiliari nella cui circoscrizione sono situati i beni. In tema di favoreggiamento personale, la giurisprudenza di legittimità ha insegnato che l aiuto comprende anche la pressione esercitata su un terzo per indurlo a ritrattare le accuse formulate a carico del soggetto che si intende favorire, aggiungendo che non ha rilevanza che l agente operi quando le investigazioni dell autorità debbano ancora iniziarsi o siano già avviate o addirittura concluse e, sin da risalente autorevole dottrina, si è chiarito che l aiuto deve potersi dire positivo e diretto, in relazione allo scopo, ma non occorre che debba qualificarsi tale anche in rapporto alla persona aiutata, alla quale può benissimo prestarsi aiuto mediato. Cosicché la condotta di favoreggiamento può commettersi anche mediante pressione esercitata sopra un terzo, ed in tale ipotesi, se la legge riconosce a codesto terzo la facoltà giuridica di determinarsi a vantaggio del favoreggiato, il titolo di favoreggiamento si presenterà se l ausiliatore abbia usato violenza fisica o morale o frode. 14

15 [d] Incisi ipotattici e paratattici Incisi ipotattici e paratattici sono tutti quei legamenti (dalla congiunzione al pronome, all avverbio) che legano le varie proposizioni dell enunciato. L inciso è di natura ipotattica se coordina proposizioni di grado diverso (reggente e subordinate di I, II, III grado etc.); è invece di natura paratattica se coordina proposizioni di grado uguale. Quando la situazione presa in considerazione in un dato enunciato normativo è la risultante di una serie di circostanze o di situazioni sovraordinate, oppure quando si debba dare conto di una casistica varia ma soggetta alla medesima prescrizione, l uso corretto (e riconoscibile) del connettivo diventa fondamentale per la tenuta dell intero discorso. art. 808 c.c., 2 co. - EFFETTI NEI RIGUARDI DEI TERZI - Il donatario, che prima della trascrizione della domanda di revocazione ha costituito sui beni donati diritti reali che ne diminuiscono il valore, deve indennizzare il donante della diminuzione di valore sofferta dai beni stessi. (S.) Il donatario, che subord. di I grado prima della trascrizione della domanda di revocazione ha costituito sui beni donati diritti reali che ne diminuiscono il valore, (V.) deve indennizzare (Ogg. dir.) il donante (Ogg. ind.) della diminuzione di valore sofferta dai beni stessi. inciso di II livello subord. di II grado inciso di II livello Donare (da cui il nominale astratto [vd. pt. IV.3.2a] donazione) indica giuridicamente il fatto di trasferire un bene senza pretendere alcun corrispettivo: chi dona è il donante, chi riceve il donatario. Nonostante la donazione dia luogo a un acquisto definitivo (diversamente si sarebbe di fronte a un prestito), vi sono alcuni casi eccezionali in cui il trasferimento del bene donato può essere revocato (vd. art.800 c.c.). Come s intuisce dalla disposizione riportata, la revoca è disposta da un giudice all esito di un processo aperto dall apposita domanda presentata dall interessato (domanda di revocazione). Entro questo topic generale s innesta il problema affrontato nell art Con la revoca della donazione, quale è la sorte dei diritti reali concessi dal donatario? Se per es. era stato donato un fondo e il donatario dopo qualche tempo ne aveva concesso l usufrutto a una terza persona (vd. pt. IV.2.1), una volta revocata la donazione, cade anche l usufrutto? La soluzione del legislatore in linea di massima è negativa. L usufrutto era stato concesso in un momento in cui il donatario si presentava come il legittimo proprietario del bene. I terzi fidavano della situazione e non sarebbe equo scaricare su di loro le conseguenze di una scelta del donante rivelatasi poco accorta. Non pregiudicare il diritto dell usufruttuario implica tuttavia che il donante si veda restituire un bene deprezzato. Poiché nemmeno questo sarebbe equo, il punto di equilibrio è trovato dal legislatore nell idea di indennizzo: l usufruttuario continuerà a godere della cosa, ma il donatario pagherà al donante una somma corrispondente al minor valore provocato dalla concorrenza del diritto d usufrutto. La ricostruzione logica della situazione affrontata nell art. 808 trova un preciso riflesso nella sua organizzazione sintattica. La parte prescrittiva coincide con l enunciato che forma la proposizione reggente: «il donatario deve indennizzare il donante della diminuzione di valore sofferta dai beni stessi». Come si vede, si tratta dell ordine normale (vd. pt. IV.3.1) SVO (quest ultimo sdoppiato in oggetto diretto e indiretto). Una serie di subordinate e di incisi offrono tuttavia una serie di informazioni accessorie, che delimitano con precisione la portata della prescrizione. La prima subordinata di I grado («il donatario che ha costituito diritti reali») circoscrive innanzitutto a un primo livello l obbligo di indennizzo, legandolo al topic specifico dell articolo. E tenuto a indennizzare il donante non il donatario in quanto tale, ma quel donatario (e solo quel donatario) che abbia concesso a terzi diritti reali. Beninteso, su beni diversi da quelli donati, il donatario sarebbe liberissimo di concedere i diritti reali che crede. La subordinata è perciò completata da un inciso di secondo livello che chiarisce dal punto di vista oggettivo, quel che già era implicito soggettivamente: la questione riguarda quel donatario (e solo quel donatario) che abbia concesso diritti reali «sui beni donati». La subordinata richiede tuttavia una limitazione più importante, questa volta da un punto di vista logico/cronologico. L obbligo di indennizzare il donante, come abbiamo detto, dipende infatti dalla scelta di proteggere l affidamento del terzo. Tale premessa viene tuttavia meno nel momento in cui la domanda di revoca sia stata trascritta nei registri immobiliari; e viene meno il problema dell affidamento poiché sui quei medesimi registri andrebbe poi trascritta anche la concessione del nuovo diritto reale. La trascrizione della domanda di revoca avverte insomma tutti gli interessati che il donatario potrebbe aver perso ogni potere sul bene. E questa la ragione per cui, sul piano sintattico, la subordinata di I grado è immediatamente spezzata da un (primo) inciso di secondo livello: «prima della trascrizione della 15

16 domanda di revocazione». Il diritto reale concesso dopo la trascrizione non si potrebbe far valere nei confronti del donante; dunque nessuna diminuzione di valore, dunque nessun indennizzo. La subordinata di I grado è infine completata da una subordinata di secondo grado: il problema affrontato riguarda la concessione di diritti reali sui beni donati, «che ne diminuiscono il valore». Concettualmente, questa ulteriore proposizione è in realtà pleonastica, nel senso che non offre un informazione essenziale a livello logico. Ciò dipende non tanto dal fatto che la concessione di un diritto reale tendenzialmente implica sempre una diminuzione del valore del bene su cui il diritto è costituito. Piuttosto, si tratta di un informazione pleonastica rispetto a quanto si dice nella parte rematica dell enunciato: se il legislatore stabilisce con la proposizione finale che il donante ha diritto a un indennizzo per la perdita di valore, è ovvio che deve trattarsi di un caso in cui la concessione del diritto reale sul bene donato abbia determinato un deprezzamento del bene stesso. Il fatto che la proposizione sia pleonastica concettualmente, non toglie però che essa sia utile sul piano della strategia informativa: proprio perché anticipa un elemento del rema, essa ha la funzione di catalizzare l attenzione del lettore sul problema pratico a cui il rema offre la soluzione: la perdita di valore del bene. [e] Participio Un tratto tipico dei testi normativi (e dei testi giuridici in generale) è il ricorso diffuso al participio. Il participio è così chiamato perché partecipa di una doppia natura, seguendo sia alcune caratteristiche del nome (in particolare la flessione per numero e genere) sia alcune caratteristiche del verbo (nelle lingue moderne fondamentalmente il tempo: passato e presente). Questa natura mista, spiega la pluralità di funzioni del participio: [a] verbale, [b] aggettivale, [g] sostantivale: [a1] participio presente con funzione verbale, seguito dal complemento oggetto Per es. in locuzioni come: atti eccedenti l ordinaria amministrazione, monete aventi corso legale, disposizioni concernenti X, atti/negozi/contratti aventi contenuto patrimoniale, atti/negozi/contratti aventi data certa, cose aventi un prezzo di borsa o di mercato, il titolo di credito contenente l obbligazione di pagare X etc. participio passato: p.e. in espressioni come dedotte le spese, prestazioni dedotte in obbligazione, rilevata d ufficio, premessi gli accertamenti del caso, clausole considerate vessatorie, etc. [a2] participio presente con funzione verbale, seguito da complemento indiretto Per es. in locuzioni come diritti spettanti a, oppure obblighi gravanti su, legge vigente in Italia / in tale momento, obbligazioni / prestazioni inerenti a, diritti/obblighi nascenti da, riparazioni dipendenti da, contratti aventi ad oggetto X, circostante esistenti al momento X, prezzi correnti nel luogo X, beni sufficienti a, sinistri conseguenti a, cosa proveniente da etc. participio passato: p.e. nelle espressioni come termine fissato per il riscatto, contratto stipulato per un termine, assicurazione contratta per il caso di, etc. [b] participio presente con funzione aggettivale Per es. in locuzioni come: secondo la normativa vigente, secondo le disposizioni del presente capo, secondo le disposizioni corrispondenti, i possessori precedenti, servitù/vizi/difetti apparenti, creditore apparente, tariffe esistenti, debitore inadempiente/insolvente, parti contraenti, casi/condizioni/articoli seguenti/precedenti, l affittuario uscente, conto corrente, forma/titolo equivalente, danno emergente, lucro cessante, etc. participio passato: per es. nelle locuzioni come procurato aborto, contratto disdettato, riservato dominio, cose dovute/pignorate/ipotecate/trasportate/sequestrate, immobile aggiudicato, godimento mancato (più spesso con inversione, così come mancato guadagno ), pagamento anticipato, parte indivisa, sentenza annullata, tempo indeterminato, terzo interessato, etc. [g] participio presente con funzione sostantivale Per es. in locuzioni come: l acquirente, l adottante, l agente, il cedente, il committente,, il contraente, il costituente, il deponente, l emittente, il mutuante, il perdente, il preponente, il promittente, il rappresentante, il richiedente, il ricorrente, etc. n.b. nonostante mantengano la reggenza verbale (diretta o indiretta) hanno valore sostantivale anche le locuzioni del tipo: l avente causa, il dante causa, l avente diritto, il richiedente asilo, l agente di cambio, etc. participio passato: il duplicato, il fabbricato, l incaricato, l interessato, il rappresentato, il ricavato, il riportato, lo stato (p.e. delle cose, di manutenzione, locativo). [f] Sovraestensioni dell infinito in frase completiva Si dicono completive le frasi subordinate che funzionano da Soggetto o da Oggetto (diretto o indiretto) del Verbo della frase reggente; p.e.: (V) mi sembra strano (S) che si siano comportati così; (V) ho dimenticato (O) di farlo. In una frase completiva si ha sovraestensione dell infinito quando un costrutto articolato viene 16

17 contratto in (e sostituito da) un infinito; p.e.: (S) il difensore (V) chiede (O) disporsi la pena (anziché: che sia disposta la pena). Pur appartenendo al linguaggio giudiziario (piuttosto che a quello legislativo) tali costrutti sono significativi poiché non sono esportabili nel linguaggio comune o in altri linguaggi settoriali; pur non essendo d uso frequentissimo, essi rappresentano perciò un tratto esclusivo del registro linguistico dei giuristi. Cass. civ. sent. n /2004: Si costituiva il fallimento X in persona del curatore, il quale, chiedeva rigettarsi l appello perché pretestuoso ed infondato in fatto e diritto. Corte cost. sent. n. 257/1984: La STEFER, costituitasi mediante distinte memorie del 26 e del 28 gennaio 1974, contestò in fatto le deduzioni attrici e chiese assumersi prova per testi sui capitoli articolati, ai quali la difesa attrice oppose altri capitoli. Tribunale di Nola, sent. del : In via istruttoria, chiedevano ammettersi prova testimoniale sui capi articolati ai nn della memoria. Cass. civ. sent. n /1994: La domanda con la quale una società chiede dichiararsi che la cessione di quote del proprio capitale, stipulata dal titolare delle stesse a favore di un terzo, è inefficace, nei confronti di essa società, per mancanza del consenso degli altri soci, previsto dallo statuto sociale, non è soggetta a prescrizione Trib. di Primo Grado UE (II sez.) 24 marzo 1994: Il Tribunale reputa inoltre doversi rigettare tanto l argomento relativo all' incapacità della ricorrente di allegare al proprio ricorso copia della dichiarazione impugnata, quanto quello relativo al fatto che la dichiarazione impugnata non avrebbe, in tale data, iniziato a produrre i suoi effetti. [g] Figure del discorso e catacresi Figure del discorso sono gli ornamenti e gli artifici cui ricorre l autore del discorso alla ricerca di un particolare effetto. Esse si dicono tropi (dal greco trópos, derivato dal verbo trpw = trasferisco») quando consistono in una trasposizione di significato, quando cioè l uso di un espressione normalmente legata ad un campo semantico viene attribuito "per estensione" ad altri oggetti o modi di essere. Dal momento che il testo normativo è concepito per porre al destinatario uno stretto vincolo interpretativo (vd. pt. III), l uso delle figure non è normalmente ammesso. La ragione è la stessa che impone l impiego della ripetizione (vd. pt. IV.2.3): per evitare che l uso di un espressione al di fuori del campo semantico suo proprio possa oscurare i riferimenti e ostacolare la comprensione del discorso. Vi sono tuttavia dei casi in cui l estensione di significato si è tal punto istituzionalizzata, da non essere più avvertita come un tropo, vale a dire come un impiego ad effetto di una locuzione al di fuori del suo proprio campo semantico. Nel linguaggio comune ciò accade per es. con espressioni come: la gamba del tavolo, il collo della bottiglia, il letto del fiume. In casi di questo genere di tropi divenuti per così dire abituali si è di fronte a una catacresi. Anche il linguaggio giuridico, come linguaggio settoriale, conosce un certo numero di catacresi, ammesse proprio in considerazione del fatto che l estensione di significato è in questi casi istituzionalizzata e non allenta perciò il vincolo interpretativo ricercato dall emittente. Le figure del discorso, che possono dar luogo a catacresi (anche) nel linguaggio giuridico, sono le stesse del linguaggio comune. Dunque, in generale, oltre alla [a] Metafora, quando un vocabolo o una locuzione sono presi come riferimento analogico per esprimere un concetto diverso da quello che normalmente esprimono (p.e. la locuzione richiamata sopra la gamba del tavolo ), la [b] Personificazione, quando si fanno parlare persone assenti o decedute o si personificano cose inanimate o concetti (per es. Giurisprudenza richiede una conoscenza approfondita della lingua italiana ); [c] la Metonimia, quando un concetto viene reso da un termine diverso da quello proprio, ma a esso legato da un rapporto di dipendenza (per es. l aula era tutta protesa all ascolto ); [d] la Litote, quando per dar luogo a un affermazione positiva attenuata si nega un enunciato o una sua parte (per es. Giurisprudenza richiede una conoscenza non piccola della lingua italiana ); [e] la sineddoche, quando il termine proprio è sostituito da un altro termine, legato nel suo significato al primo da un rapporto di quantità (per es. la parte per il tutto [ le vele solcavano il mare ], oppure il singolare per il plurale [ non c è pace in Italia per lo straniero ]); [f] il chiasmo, quando si ricorre a una simmetria incrociata fra parole o gruppi di parole affini (per es. vizi privati, pubbliche virtù ). [a] Metafora La scrittura normativa tende a una dimensione astratta ed ha perciò la necessità di creare concetti attraverso le parole. Da questo punto di vista la metafora ha perciò largo spazio nel linguaggio giuridico, sia nel reimpiego di singoli 17

18 termini (a partire per es. dalla triade fondamentale: regola, diritto, norma, che già nel latino giuridico costituivano un reimpiego metaforico) sia nella costruzione di immagini concettuali più complesse. Della natura metaforica dei singoli termini diremo più avanti, nella sezione dedicata al lessico giuridico). Delle immagini metaforiche porteremo qui come esempio quella del legame (e dei suoi sinonimi, come vincolo o dei sui opposti come scioglimento), diffusissima nella lingua del diritto: la si può incontrare, infatti, a proposito tanto dei rapporti familiari o commerciali, quanto essere usata come un predicato della condizione giuridica dei beni: art. 74 c.c. PARENTELA - La parentela è il vincolo tra le persone che discendono da uno stesso stipite. art. 1585, 2 co., c.c. - DIRITTI DEL CONDUTTORE IN CASO DI RIPARAZIONI - Indipendentemente dalla sua durata, se l esecuzione delle riparazioni rende inabitabile quella parte della cosa che è necessaria per l alloggio del conduttore e della sua famiglia, il conduttore può ottenere, secondo le circostanze, lo scioglimento del contratto. art c.c. - LIBERAZIONE DALLE GARANZIE - Il creditore che ha ricevuto il pagamento deve consentire la liberazione dei beni dalle garanzie reali date per il credito e da ogni altro vincolo che comunque ne limiti la disponibilità. [b] Personificazione (o prosopopea) art. 2 cost.: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell uomo. art. 572 c.c. SUCCESSIONE FRA PARENTI - La successione non ha luogo tra i parenti oltre il sesto grado. art c.c. - TRASFERIMENTO DELLA SERVITÙ IN LUOGO DIVERSO - Il proprietario del fondo servente non può trasferire l esercizio della servitù in luogo diverso da quello nel quale è stata stabilita originariamente. Tuttavia, se l originario esercizio è divenuto più gravoso per il fondo servente, o se impedisce di fare lavori, riparazioni o miglioramenti, il proprietario del fondo servente può offrire al proprietario dell'altro fondo un luogo egualmente comodo per l esercizio dei suoi diritti, e questi non può ricusarlo. Il cambiamento di luogo per l esercizio della servitù si può del pari concedere su istanza del proprietario del fondo dominante, se questi prova che il cambiamento riesce per lui di notevole vantaggio e non reca danno al fondo servente. [c] Metonimia. art. 24 cost.: La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari. art. 376 c.c. VENDITA DEI BENI Nell autorizzare la vendita di beni, il tribunale determina se debba farsi all'incanto o a trattative private, fissandone in ogni caso il prezzo minimo. (Metonimia + Prosopopea) art. 477 c.c. - DONAZIONE, VENDITA E CESSIONE DEI DIRITTI DI SUCCESSIONE - La donazione, la vendita o la cessione, che il chiamato all eredità faccia dei suoi diritti di successione a un estraneo o a tutti gli altri chiamati o ad alcuno di questi, importa accettazione dell eredità. [d] Litote art. 25, 2 co., cost.: Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso. art. 457, 2 co., c.c. - DELAZIONE DELL EREDITÀ - Non si fa luogo alla successione legittima se non quando manca, in tutto o in parte, quella testamentaria. [e] Sineddoche art. 438 c.c. MISURA DEGLI ALIMENTI - Gli alimenti possono essere chiesti solo da chi versa in istato di bisogno e non è in grado di provvedere al proprio mantenimento. Essi devono essere assegnati in proporzione del bisogno di chi li domanda e delle condizioni economiche di chi deve somministrarli. Non devono tuttavia superare quanto sia necessario per la vita dell alimentando, avuto però riguardo alla sua posizione sociale. Possono comprendere anche le spese per l educazione e l istruzione se si tratta di minore [f] Chiasmo (+ prosopopea + metonimia). art. 33 cost.: L arte e la scienza sono libere e libero ne è l insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sulla istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali. 18

19 Spunti per una riflessione ulteriore: Il legal drafting come codificazione dei tratti di superficie dei testi normativi In Italia, la sensibilità per il tema della qualità della legislazione s affaccia in Parlamento con l approvazione della l. 11 settembre 1984 n. 835, recante Norme sulla raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica; fu poi approvato un T.U. delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sulla emanazione dei d.p.r. e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica Italiana, D.P.R. 28 dicembre 1985, n Il 19 febbraio 1986 i Presidenti di Camera e Senato, congiuntamente al Presidente del Consiglio dei ministri, emanano tre Circolari di analogo contenuto sulla formulazione tecnica dei testi legislativi, sul drafting formale (come distinto dal drafting sostanziale, che ha per oggetto le procedure di istruttoria, i contenuti delle norme e il coordinamento fra le fonti: riguarda questo aspetto la recente Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri Istruttoria degli atti normativi del Governo, G.U. n. 8 aprile 2009, n. 82). CIRCOLARE DEL 20 APRILE 2001 DEL PRESIDENTE DEL SENATO SULLE REGOLE E RACCOMANDAZIONI PER LA FORMULAZIONE TECNICA DEI TESTI LEGISLATIVI È opportuno che ogni atto legislativo contenga una disposizione che indichi espressamente le disposizioni abrogate in quanto incompatibili con la nuova disciplina recata. Analoga previsione è contenuta nelle disposizioni legislative di delegificazione, nel quale caso l abrogazione ha effetto dalla data di entrata in vigore delle norme regolamentari. 4. Terminologia. a) Per evitare equivoci o dubbi interpretativi e per agevolare la ricerca elettronica dei testi, i medesimi concetti ed istituti sono individuati con denominazioni identiche sia nel titolo sia nei vari articoli e negli allegati, senza fare ricorso a sinonimi. I concetti e gli istituti utilizzati in un atto sono gli stessi utilizzati in precedenti atti normativi per le medesime fattispecie, salvo che il fine esplicito della disposizione sia di rinominarli. b) Nella formulazione dei precetti è adottata la massima uniformità nell uso dei modi verbali, la regola essendo costituita dall indicativo presente, escludendo sia il modo congiuntivo sia il tempo futuro. c) È evitato l uso del verbo servile diretto a sottolineare la imperatività della norma («deve»; «ha l obbligo di»; «è tenuto a»). d) È evitata la forma passiva (in particolare il «si» passivante) quando con il suo impiego non risulta chiaro l agente o il destinatario cui la disposizione si riferisce. e) È evitata la doppia negazione. f) Se in un atto legislativo si intende porre una formulazione disgiuntiva assoluta («aut... aut») e non relativa («vel») e dal contesto non risulta evidente tale intento, il dubbio è sciolto ripetendo la disgiunzione «o» due volte. È evitato l impiego dell espressione «e/o». g) Nell uso di una enumerazione è espresso chiaramente il carattere tassativo o esemplificativo della stessa. 19

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