L INFORMAZIONE PROFESSIONALE DEGLI AVVOCATI

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1 L INFORMAZIONE PROFESSIONALE DEGLI AVVOCATI alla luce della disciplina del Codice Deontologico Forense e delle Linee Guida dell Unione Triveneta dei Consigli degli Ordini degli Avvocati in materia di pubblicità informativa di DANIELA BENEDETTI Avvocato nel Foro di Pordenone e di FRANCESCO CASAROTTO Praticante Avvocato nel Foro di Pordenone Relazione tenuta al convegno dell AIGA sezione di Pordenone l sul tema «Determinare il compenso, maneggiare il denaro del cliente, relazionarsi con gli operatori, farsi pubblicità: quali limiti?».

2 1. INTRODUZIONE Le ultime modifiche al Codice Deontologico Forense sono state apportate il 14 dicembre 2006, in attuazione della legge 4 agosto 2006, n Tali modifiche hanno inciso in particolar modo sulla disciplina delle informazioni sull attività professionale: in passato, infatti, il codice deontologico vietava le informative pubblicitarie per gli avvocati. Può essere significativo a questo proposito anche solo un veloce raffronto tra la prima frase dell art. 17 della versione originaria del codice deontologico (quella approvata nel 1997 recitava: E vietata qualsiasi forma di pubblicità dell attività professionale ) e nella versione risultante in seguito alle ultime modifiche ( L avvocato può dare informazioni sulla propria attività professionale ). Questo è il risultato di una continua evoluzione della professione nel senso di una sempre maggiore concorrenzialità. Le ultime modifiche, in particolare, sono volte a porre una serie di parametri cui devono commisurarsi le informazioni sull attività professionale. Va sottolineato come tali parametri non siano altro che un esplicazione ragionata dei principi vigenti nell intero ordinamento deontologico. Da questo punto di vista, si nota a volte uno scollamento tra l idea della professione che traspare dalla struttura stessa del codice deontologico e dall ordinamento forense e l impianto di determinate realtà professionali. Pare opportuno allora ripercorrere il testo degli art. 17 e 17-bis c.d.f., che regolano la materia: Art. 17 Informazioni sull attività professionale. L avvocato può dare informazioni sulla propria attività professionale. Il contenuto e la forma dell informazione devono essere coerenti con la finalità della tutela dell affidamento della collettività e rispondere a criteri di trasparenza e veridicità, il rispetto dei quali è verificato dal competente Consiglio dell Ordine. Quanto al contenuto, l informazione deve essere conforme a verità e correttezza e non può avere ad oggetto notizie riservate o coperte dal segreto professionale. L avvocato non può rivelare al pubblico il nome dei propri clienti, ancorché questi vi consentano. Quanto alla forma e alle modalità, l informazione deve rispettare la dignità e il decoro della professione. In ogni caso, l informazione non deve assumere i connotati della pubblicità ingannevole, elogiativa, comparativa. I. Sono consentite, a fini non lucrativi, l organizzazione e la sponsorizzazione di seminari di studio, di corsi di formazione professionale e di convegni in discipline attinenti alla professione forense da parte di avvocati o di società o di associazioni di avvocati. II. È consentita l indicazione del nome di un avvocato defunto, che abbia fato parte dello studio, purché il professionista a suo tempo lo abbia espressamente previsto o abbia disposto per testamento in tal senso, ovvero vi sia il consenso unanime dei suoi eredi. Art. 17bis Modalità dell informazione. L avvocato che intende dare informazioni sulla propria attività professionale deve indicare: la denominazione dello studio, con la indicazione dei nominativi dei professionisti che lo compongono qualora l esercizio della professione sia svolto in forma associata o societaria; il Consiglio dell Ordine presso il quale è iscritto ciascuno dei componenti lo studio; la sede principale di esercizio, le eventuali sedi secondarie ed i recapiti, con l indicazione di indirizzo, numeri telefonici, fax, e del sito web, se attivato. il titolo professionale che consente all avvocato straniero l esercizio in Italia, o che consenta all avvocato italiano l esercizio all estero, della professione di avvocato in conformità delle direttive comunitarie. Può indicare: i titoli accademici; i diplomi di specializzazione conseguiti presso gli istituti universitari; l abilitazione a esercitare avanti alle giurisdizioni superiori; i settori di esercizio dell attività professionale e, nell ambito di questi, eventuali materie di attività prevalente; le lingue conosciute; 1

3 il logo dello studio; gli estremi della polizza assicurativa per la responsabilità professionale; l eventuale certificazione di qualità dello studio; l avvocato che intenda fare menzione di una certificazione di qualità deve depositare presso il Consiglio dell Ordine il giustificativo della certificazione in corso di validità e l indicazione completa del certificatore e del campo di applicazione della certificazione ufficialmente riconosciuta dallo Stato; L avvocato può utilizzare esclusivamente i siti web con domini propri e direttamente riconducibili a sé, allo studio legale associato o alla società di avvocati alla quale partecipa, previa comunicazione al Consiglio dell Ordine di appartenenza della forma e del contenuto in cui è espresso. Il professionista è responsabile del contenuto del sito e in esso deve indicare i dati previsti dal primo comma. Il sito non può contenere riferimenti commerciali e/o pubblicitari mediante l indicazione diretta o tramite banner o pop-up di alcun tipo. Si può notare come tali articoli si riportino chiaramente ai principi generali contenuti nel Codice Deontologico Forense. È anche per questo motivo che pare opportuno ripercorrere i principi posti alla base della libertà di informazione sull attività professionale. L art. 17 c.d.f., infatti, si riporta innanzitutto ai generali principi di verità e trasparenza (art. 14 c.d.f.), dignità e decoro (art. 5 c.d.f.), segretezza (art. 9 c.d.f.). Venendo alla disciplina specifica, inoltre, l art. 17bis fissa alcune informazioni obbligatorie, che devono essere indicate in ogni informativa professionale: la denominazione dello studio e l indicazione dei nominativi dei professionisti che lo compongono, il Consiglio dell Ordine di appartenenza di ciascun componente, la sede o le sedi dello studio, con i vari recapiti, nonché il titolo professionale che consente all avvocato straniero di esercitare in Italia (o viceversa). Altre informazioni sono invece solo eventuali, e possono riguardare titoli accademici, specializzazioni, abilitazioni, settori di esercizio dell attività, lingue conosciute, logo dello studio, estremi della polizza assicurativa per la responsabilità professionale, l eventuale certificazione di qualità dello studio. È previsto dunque un modello standard dell informativa, con un contenuto minimo ed uno più ampio. È lecito chiedersi se l esplicita previsione delle informazioni sull attività professionale abbia effettivamente liberalizzato la pubblicità professionale, costituendo una netta modifica nella considerazione della professione, ovvero se non abbia costituito soltanto una modifica di dettaglio del tutto coerente con l impianto tradizionale del codice deontologico. È significativo a questo proposito notare che, mentre l originaria versione del codice vietava la pubblicità, ciò che viene disciplinato ora sono le informazioni sull attività professionale. Ed in effetti è lo scopo puramente informativo, non quello pubblicitario, ad essere sempre sotteso alla disciplina vigente. Lo si può evincere non soltanto dalla rubrica dei due articoli in commento, ma, più in generale, dai principi cui le informazioni devono adeguarsi e dal contenuto previsto per esse: a percorrere l indicazione degli elementi minimi e di quelli eventuali dell informazione, infatti, non pare restare spazio per caratteri propriamente pubblicitari. Ed è questo, probabilmente, il punto focale per una corretta interpretazione dell attuale disciplina, che si ricollega, necessariamente, alle motivazioni che hanno portato all apertura allo strumento dell informazione sull attività professionale, in origine del tutto escluso. Se la finalità è quella di fornire al cliente la possibilità di orientarsi in modo più consapevole e garantito tra le offerte di prestazioni professionali, la cosiddetta pubblicità per l avvocato deve essere solo di carattere informativo e mantenersi nei limiti di strette correttezza, trasparenza e veridicità, senza mai tradursi in uno strumento di manipolazione e scorretta captazione di clientela. 2

4 A tal proposito, non è un caso, quindi, che sia espressamente disposto che l informazione non debba mai assumere i connotati della pubblicità ingannevole, elogiativa, comparativa (ed è questa l unica frase nella quale viene usato il termine pubblicità), nonostante una fonte normativa (l art. 4, d. lgs. 2 agosto 2007, n. 145, in attuazione della direttiva europea /Ce) ritenga espressamente lecito anche tale tipo di pubblicità. Che poi, effettivamente, questo tipo di informazione pubblicitaria si possa tradurre in un concreto vantaggio per la clientela, in particolare per una clientela comune, che si rivolge all avvocato per la soluzione di problemi quotidiani, spesso in una situazione d urgenza, è un altro delicato discorso, che non può essere approfondito in questa sede. 2. OSSERVAZIONI GENERALI SULLE PUBBLICAZIONI ESAMINATE Nelle pubblicazioni esaminate è stato possibile rinvenire alcuni schemi tipici di annunci pubblicitari, che si ripetono nel tempo ed ai quali è possibile ricondurre la maggior parte degli annunci stessi: si va da annunci estremamente scarni ed essenziali (nome dell avvocato e recapiti dello studio) ad altri via via più dettagliati, fino ad arrivare ad annunci più estesi e complessi. Colpisce subito che, in base ad una rigorosa applicazione dell art. 17bis c.d.f., pochissimi sono gli annunci che possono essere considerati pienamente in regola. Ancora prima, infatti, di valutare il merito degli annunci, esaminandone il contenuto alla luce dei doveri di correttezza, decoro, trasparenza e veridicità, si rileva come manchino sovente alcune indicazioni di carattere formale che, come già ricordato, la norma prevede l avvocato debba obbligatoriamente fornire laddove intenda dare informazione sulla propria attività professionale. Ci si riferisce, in particolare, alle previsioni dell art. 17bis del novellato codice deontologico che impone la necessità di indicare, con la denominazione dello studio, i nominativi di tutti i professionisti che lo compongono qualora la professione venga esercitata in forma associata o societaria e, in ogni caso, il Consiglio dell Ordine presso il quale è iscritto ciascuno dei componenti dello studio. Di rado si riscontrano dette informazioni, anche negli annunci che più si caratterizzano per una finalità solo informativa e che, quindi, risultano nella sostanza più aderenti allo spirito della disciplina. Pare evidente, che, di fronte a tali violazioni, fondamentale diventa il rilievo che si intende dare alle indicate previsioni: laddove si ritenga che, in quest ambito, anche la forma sia in qualche modo sostanza e che il rispetto di detti vincoli sia garanzia di informazione trasparente e veritiera, anche il venir meno di indicazioni di carattere formale assume rilevanza sotto il profilo deontologico e disciplinare, mentre ove si ritenga che contino maggiormente lo spirito complessivo con il quale viene fornita la comunicazione ed un contenuto nella sostanza corretto, le indicate violazioni formali possono apparire di ben poco conto. Deve anche, comunque, essere osservato che molte delle violazioni di questo genere paiono dovute più a disattenzione o ad una scarsa conoscenza dettagliata delle norme che ad una volontà di trasgredirle: d altro canto, in particolare per quanto concerne le ricordate mancanze di carattere formale, non si vede proprio perché un avvocato consapevole dell obbligatorietà di determinate indicazioni dovrebbe volontariamente ometterle. Altre volte, ci si è chiesti se i difetti di alcune tipologie di annunci siano da ricondurre alla predisposizione di schemi standard da parte delle riviste o dei siti internet che offrono spazi pubblicitari: la ricorrenza, infatti, di alcuni elementi pare deporre in tal senso. Il frequente ricorso ad alcune formule (si pensi 3

5 alla sovrabbondanza di specializzato ), pertanto, sarebbe in tali casi da attribuire alla poco ponderata adesione a modelli preconfezionati piuttosto che ad autonoma consapevole scelta del professionista. In generale, la sensazione che si ha dalla ricerca svolta è quella che, il più delle volte, vi sia stata una certa leggerezza nell approccio allo strumento informativo, più che una volontà di manipolarlo per trarne dei vantaggi non leciti: ciò spiegherebbe, tra l altro, anche l altissimo numero di annunci che si pongono sulla linea di confine tra la correttezza e la scorrettezza deontologica. Resta, certamente, la considerazione che dev essere onere di chi decide di servirsi di uno strumento quello di informarsi sulle corrette modalità del suo utilizzo: pare, però, molto opportuna un opera di informazione e sensibilizzazione in merito a questo delicato tema. 3. IL PROBLEMA PIÙ FREQUENTE: SPECIALIZZAZIONE E SETTORI DI ATTIVITÀ Il problema che si riscontra più frequentemente nelle informazioni professionali esaminate è una certa confusione tra i concetti di specializzazione e di settore di attività prevalente, che ai sensi dell art. 17bis c.d.f. sono nettamente distinti. La disciplina deontologica prevede, tra le informazioni che l avvocato può dare, quelle concernenti sia i diplomi di specializzazione conseguiti presso gli istituti universitari, sia i settori i esercizio dell attività e, nell ambito di questi, eventuali materie di attività prevalente. Capita spesso di trovarsi di fronte ad avvocati asseritamente specializzati in diritto civile e/o penale : dal tenore di simili annunci pare evidente che con tale espressione essi intendano semplicemente dichiarare il proprio settore di attività. Da un punto di vista interpretativo, ai fini dell analisi della correttezza o meno di simili informative, è quindi necessario stabilire se sia accettabile tale utilizzo del termine specializzazione, ovvero se con esso si debba indicare necessariamente il possesso di un apposito diploma, come pare più verosimile viste le espressioni usate dal Codice. Quanto all indicazione dell attività prevalente, la previsione del c.d.f. andrà presto integrata con le nuove disposizioni sulla formazione continua degli avvocati (vedi Consiglio Nazionale Forense, Regolamento formazione continua 16 luglio 2007 n. 25-C/2007, e Unione Triveneta dei Consigli dell Ordine degli Avvocati, Regolamento Uniforme per la formazione continua, approvato dall Assemblea dei Presidenti a Trieste il 20 ottobre 2007). Secondo il regolamento del Consiglio Nazionale Forense, infatti, con decorrenza dal 1 settembre 2008 l indicazione degli ambiti di esercizio dell attività prevalente potrà correttamente essere spesa in qualsiasi comunicazione ai terzi o al pubblico solo dall avvocato che sia in regola con l adempimento del dovere formativo, che, ai sensi dell art. 2, comma 5, Reg. Form. Cont., dovrà consistere nel conseguimento di almeno 30 crediti formativi nell ambito di tale settore. A partire da tale data, dunque, qualunque menzione di un ambito di attività prevalente sarà condizionata dal rispetto di questo prerequisito. È, poi, prevista una norma transitoria (art. 11, comma 5, Reg. Form. Cont.) in base alla quale, per il primo triennio di valutazione, per la corretta spendita delle informazioni relative all attività professionale prevalente sarà sufficiente aver conseguito nei 12 mesi precedenti 10 crediti formativi nell ambito di esercizio dell attività professionale che si intende indicare. Dette disposizioni, che fanno riferimento agli ambiti in cui si comunica di esercitare l attività professionale prevalente (art.1, comma 3, Reg. Form. Cont.) potrebbero creare qualche difficoltà di 4

6 coordinamento con quanto previsto dal codice deontologico che, all art. 17bis, distingue i settori di esercizio dell attività professionale e, nell ambito di questi, le eventuali materie di attività prevalente. Per la corretta applicazione della norma deontologica, sarà pertanto necessario definire, in via interpretativa, se il termine ambiti sia sovrapponibile a quello, più ampio, di settori o a quello, più ristretto, di materie, con la conseguenza che nella prima ipotesi i crediti da conseguire saranno relativi a tutto il settore di esercizio dell attività, ma in assenza dei prescritti requisiti non sarà possibile nemmeno dare generiche indicazioni sul settore stesso, mentre nella seconda dovranno essere riferiti alla specifica materia di attività prevalente, che, in difetto, non potrà essere espressamente indicata, restando però salva la possibilità di dare indicazioni sul settore di esercizio dell attività professionale. Anche per questo motivo, l Unione Triveneta degli Ordini degli Avvocati, nel parallelo regolamento approvato il 20 ottobre 2007, ha apportato alcune rilevanti modifiche alla disciplina sopra descritta, indicando espressamente sia le aree base (civile, penale, amministrativo, metodologia giuridica e vita e attività forense), sia alcune aree più circoscritte, prescrivendo che chi voglia indicarle, ai sensi dell art. 17-bis c.d.f., debba aver conseguito nel triennio precedente almeno 27 crediti in ciascuna di esse. Si riporta di seguito il testo della seconda parte dell art. 2 di tale regolamento: Ogni iscritto sceglie liberamente gli eventi e le attività formative da svolgere, in relazione alle proprie esigenze professionali; tuttavia ai fini e per gli effetti di cui all art. 17bis del codice deontologico, sono individuate alcune aree base in conformità alla ripartizione tradizionale dell attività professionale forense: a) civile, b) penale e c) amministrativa, nonché d) metodologia giuridica ed e) vita ed attività forense. L iscritto che svolge la sua attività in una o più delle aree base (civile, penale ed amministrativa) dovrà conseguire nel triennio non meno di 30 crediti per ognuna delle aree nelle quali egli ritenga od intenda sia ricompressa la sua attività professionale. All interno di ciascuna area base sono altresì individuate aree più circoscritte, quali (a mero titolo esemplificativo): nell area civile: civile-commerciale-fallimentare; civile famiglia-minori; civile locazioni-condominio; civile lavoro; civile assicurazioni e responsabilità civile nell area penale: penale criminale; penale dell economia (false comunicazioni sociali, bancarotta fallimentare, diritto ambientale); nell area amministrativa: tributario. L iscritto che, avvalendosi della facoltà prevista dall art. 17bis del Codice Deontologico, intenda indicare l attività prevalente, avrà l onere di maturare almeno 27 crediti formativi nel triennio in tale specifica area. Se l iscritto ritiene ed intende che la sua attività professionale sia ricompressa, oltre che, naturalmente, nell area base anche in una o più aree circoscritte, dovrà maturare 27 crediti per l area base e 27 crediti per ognuna delle predette aree circoscritte. Indipendentemente dalle scelte che precedono, con riferimento alle singole aree base od a quelle circoscritte, ogni iscritto dovrà maturare non meno di 9 crediti formativi aventi ad oggetto l ordinamento professionale e la deontologia, la metodologia giuridica e la vita ed attività forense. L adempimento dell obbligo formativo costituisce presupposto indefettibile per la indicazione del settore di attività prevalente ai sensi dell art. 17bis del codice deontologico. 4. GLI ARTICOLI PUBBLIREDAZIONALI Un discorso a parte meritano i cosiddetti articoli pubbliredazionali : veri e propri annunci a pagamento che vengono pubblicati con la forma di articolo giornalistico o intervista. 5

7 È evidente che essi, essendo comunque messaggi pubblicitari, sono sottoposti integralmente alla disciplina degli artt. 17 e 17bis: non si può infatti pensare di ricorrere a tale forma di pubblicità per svincolarsi dal necessario rispetto della disciplina in materia di informazioni professionali. Essi possono rivelarsi problematici sotto due distinti profili. Da un alto, infatti, sovente nella prassi essi vengono pubblicati senza alcuna indicazione della loro natura pubblicitaria: tali modalità, essendo radicalmente difformi da quelle previste dal codice deontologico, devono considerarsi del tutto vietate. Simili strumenti, infatti, finiscono per ricadere nell ambito della pubblicità ingannevole, proprio perché non consentono ai destinatari di riconoscerli immediatamente come messaggi pubblicitari. Oltre a ciò, va rilevato che tali articoli presentano spesso anche altri profili di illegittimità deontologica, per quel che concerne specificamente il loro contenuto: è infatti particolarmente elevato il rischio di presentare espressioni puramente elogiative, di riportare menzione dei clienti dello studio o di specializzazioni, etc.. A parte i casi più eclatanti (chiarissimi esempi ne sono gli articoli apparsi su Dossier Friuli Venezia- Giulia, allegato al quotidiano Il Giornale, che qui non si riportano per brevità), vi sono molti articoli che destano sospetti in questo senso: solo un accurata verifica può in tali casi consentire ai Consigli dell Ordine di accertarne la reale natura. 5. I SINGOLI ANNUNCI Sono state esaminate le seguenti pubblicazioni: - Top Legal mesi di febbraio, maggio, giugno, settembre, ottobre e novembre 2007; - Guida Avvocati Business Edition; - Dossier Friuli Venezia Giulia, allegato al quotidiano Il Giornale e dei seguenti siti internet: alla luce degli artt. 17 e 17bis del codice deontologico forense, come modificato il 14 dicembre 2006 in attuazione della legge n. 248/2006, e delle linee guida dell Unione Triveneta dei Consigli degli Ordini degli Avvocati in materia di pubblicità informativa. Tutti gli esempi di seguito riportati sono tratti dalle fonti qui indicate. Tali annunci (o meglio, annunci-tipo ) sono stati suddivisi in tre categorie: 1. corretti (nei quali non si riscontrano possibili violazioni o si riscontrano lievi irregolarità formali); 2. non corretti (nei quali le violazioni sono evidenti); 3. incerti (nei quali sussistono alcuni profili problematici, pur in un impianto generalmente adeguato). A - Annunci corretti Sono annunci nei quali è evidente la finalità esclusivamente informativa: forniscono dati sul professionista, sullo studio, sulle attività prevalentemente svolte. 6

8 In considerazione di questa evidente finalità, sono stati considerati corretti anche annunci che presentavano alcune irregolarità di carattere formale, alle quali è già stato fatto riferimento: d altra parte, se si fosse scelto di considerare scorretti anche questi ultimi, soltanto un numero veramente esiguo di annunci avrebbe potuto essere ritenuto deontologicamente ineccepibile. Gli annunci qui presi in considerazione ricalcano alcune tipologie standard. I - annunci del professionista singolo o associato -, che si limita a fornire i propri recapiti. In tutti questi esempi l essenzialità delle informazioni date si riflette anche nel basso profilo dell impatto grafico: la struttura molto semplice fa emergere con ogni evidenza il loro scopo meramente informativo. II - annunci con informazioni più dettagliate: ambiti prevalenti di attività, zona geografica di operatività ed eventuale disponibilità agli spostamenti, disponibilità per domiciliazioni, conoscenza di lingue straniere, anno di inizio dell attività, l eventuale abilitazione al patrocinio presso le giurisdizioni superiori. In casi molto rari, indicazione di specializzazioni universitarie (con indicazione specifica del titolo di conseguimento) e di certificazioni di qualità (è ovvio che in situazioni simili l attenzione dovrà spostarsi sulla verifica della veridicità di quanto affermato dal professionista, veridicità che può essere accertata solo dall Ordine degli Avvocati). Si noti che in questi annunci si dà conto, pur in modo sobrio, oltre che delle informazioni base, anche di ulteriori informazioni facoltative, quali i titoli universitari del titolare, l affiliazione ad enti o associazioni che viene ricordata, si noti, accanto all obbligatoria indicazione dell Ordine di appartenenza -, nonché dei settori di esercizio dell attività professionale e, in tale ambito, delle materie di attività prevalente. 7

9 Anche qui spicca l apparente mancanza di qualsivoglia tentativo di captazione della clientela: gli avvocati si sono infatti limitati a compilare uno schema predisposto per l inserimento dell informativa nel database del sito, senza aggiungere nulla che non fosse indispensabile. Si noti, in questo caso, anche la stretta osservanza delle disposizioni relative al contenuto obbligatorio degli annunci: sono presenti infatti, oltre ai recapiti dello studio, sia l indicazione del foro (che può considerarsi equivalente a quella dell Ordine di appartenenza), sia quella dei componenti dello studio. Quanto alle materie, tale indicazione pare in linea con quanto previsto ad oggi dal c.d.f., sia perché non si presta all equivoco specializzazione/attività prevalente, sia, soprattutto, perché le materie indicate paiono essere complessivamente (dato anche il numero di professionisti che compongono lo studio) abbastanza circoscritte da dare a tale indicazione una qualche effettiva rilevanza. III - annunci più strutturati: pur avendo carattere complesso, non si discostano dalla finalità informativa. Sono in genere riferiti a realtà più grandi, di tipo aziendale, spesso inseriti in circuiti internazionali. Questo annuncio, pur di contenuto ed aspetto grafico più propriamente pubblicitario rispetto ai precedenti, si presenta in modo complessivamente corretto, senza derogare dunque alla necessaria finalità informativa. 8

10 Questa pagina si presenta come più complessa e strutturata rispetto alle precedenti. Pur presentando alcune già sottolineate frequenti violazioni formali (manca l indicazione dell Ordine di appartenenza, nonché dei nominativi di tutti i professionisti associati), mantiene un impianto essenzialmente informativo, con la comunicazione abbastanza circostanziata dei settori e delle materie di attività prevalente. Anche il ricorso ad espressioni vagamente elogiative ( rappresenta un importante realtà ; vanta una significativa esperienza ) non pare superare un accettabile presentazione in termini positivi dell attività svolta, anche perché tali espressioni si riferiscono a dati ed esperienze oggettivi che, pur correttamente non esplicitati nell annuncio, possono essere verificati dal competente Consiglio dell Ordine, onde escludere il carattere di ingannevolezza di quanto indicato. In questo caso abbiamo uno dei pochissimi esempi di corretta spendita del termine specializzazione : per entrambi i professionisti, infatti, vi è l indicazione specifica delle scuole di specializzazione frequentate e dei diplomi conseguiti. 9

11 Si noti come questo annuncio si presenti corretto pur nella sua complessità: oltre alle informazioni obbligatorie ne fornisce in modo sobrio di ulteriori, tutte oggettivamente verificabili, che possono effettivamente orientare la clientela nella scelta di un legale, senza trascendere in scorretti tentativi di captazione della clientela stessa. Va sottolineato come annunci di questo tipo si prestino in particolare a studi che si occupano di diritto societario e commerciale, spesso in via stragiudiziale. B Annunci non corretti Sono annunci nei quali manca del tutto l intento puramente informativo previsto dallo spirito della disciplina deontologica, pur senza arrivare al caso estremo e difficilmente qualificabile del cartello visibile nelle strade di una città, appeso ad un palo, e recante la scritta, a mano, Avvocato divorzista seguita dal numero di telefono dello stesso. In particolare si riscontrano, per esempio: - annunci del tutto carenti degli elementi che l art. 17 c.d.f. considera indefettibili; - descrizioni meramente elogiative; - annunci che recano l indicazione, non suffragata da alcun altro elemento, di varie e vaghe specializzazioni. Bisogna ricordare comunque che, come già notato, moltissimi annunci presentano questa caratteristica, anche se paiono denotare una sorta di incomprensione del concetto stesso di specializzazione più che una vera e propria volontà di ingannare (si usa il termine specializzazione come sinonimo di ambito di attività prevalente ); - annunci, più rari, che recano l indicazione dei clienti dello studio. Si è deciso di analizzare gli esempi uno per uno, con un breve commento, perché molti di essi presentano più profili di problematicità. 10

12 Ecco il tipico esempio di pubblicità elogiativa: viola infatti la propria finalità informativa omettendo pressoché qualunque dato oggettivo e soffermandosi soltanto su una aggettivazione autocelebrativa ( garanzia di eccellenza ). Anche questo è un classico: non si vede infatti quale rilievo potrebbe avere l assistenza specialistica. Delle due l una: o si tratta di effettiva specializzazione nelle materie indicate (ed allora l indicazione è comunque carente delle specifiche informazioni richieste dal c.d.f.) oppure si riduce ad un mero commento elogiativo e superfluo. Si notino, anche in questi casi, oltre all assenza di informazioni essenziali (ad esempio, nel primo caso, qualsivoglia indicazione relativamente ai ben 25 avvocati di cui lo studio si compone), le espressioni puramente elogiative e prive di carattere informativo ( garantisce una specializzazione di eccellenza ; assistenza di prim ordine e specializzazione trasversale nei più svariati campi del diritto ; risultato una formula vincente e guardato con grande interesse ). 11

13 Entrambe queste schede sono tratte da uno dei siti internet consultati. Tutti e due i casi recano l indicazione di presunte specializzazioni senza dar conto dei parametri oggettivi richiesti dal codice deontologico. Pare plausibile che, in questo come in altri casi, vi sia una certa confusione su cosa si debba intendere per specializzazione. Va sottolineato che, in calce agli annunci, il sito ha provveduto ad inserire la frase: In ottemperanza a quanto previsto dal codice deontologico, sono state rimosse tutte le informazioni relative alle materie di specializzazione. Non è ben chiaro, dunque, se l indicata rimozione non è di fatto avvenuta, ovvero se essa è stata aggirata dagli inserzionisti: in ogni caso, pare evidente che, se i gestori del sito si sono dimostrati consapevoli della problematicità insista nel termine specializzazione, non può dirsi altrettanto dei professionisti che del servizio si sono avvalsi. 12

14 Questo annuncio rende vieppiù evidente la confusione terminologica già segnalata tra specializzazione ed aree di attività prevalente: a fronte dell indicazione di specializzazione dello studio, infatti, si precisa poi che il singolo professionista si occupa prevalentemente di. Si noti che tali materie sostanzialmente corrispondono. In entrambi questi annunci, oltre al classico problema della specializzazione, si assiste ad un singolare profluvio di espressioni pleonastiche ed elogiative, prive di qualsivoglia effettivo riscontro informativo. 13

15 In questa inserzione, oltre al frequentissimo e già ampiamente sottolineato richiamo alle aree di specializzazione, spicca l indicazione di uno dei clienti dello studio ( L avvocato Lange è da tempo consulente giuridico dell Associazione Italiana Professionisti Spettacolo e Cultura ): indicazione, questa, espressamente vietata dall art. 17 c.d.f., anche con il consenso dei clienti stessi. Tutti questi annunci colpiscono per il numero di materie cui lo studio prevalentemente si dedica, anche a prescindere dal richiamo ad una presunta specializzazione: ciò, soprattutto in assenza di qualsivoglia indicazione relativa al numero di professionisti che compongono i vari studi, può far sorgere il dubbio su quanto una simile dizione possa, da un lato, corrispondere alla realtà, e, dall altro, avere una effettiva valenza informativa. 14

16 Qui, insieme ad espressioni quali ( ) si afferma negli anni per la determinazione e la competenza ( ), ( ) importanti risultati conseguiti ( ), ( ) ampia elasticità nel problem solving ( ) (tutte molto dubbie sotto il profilo dell elogiatività), viene detto chiaramente che Tra gli ultimi importanti risultati, lo Studio Legale C & Associati può vantare la vincente difesa di L Orèal in un recente caso di violazione brevettale, contestata dall avversario ma accertata come inconsistente dalla consulenza tecnica disposta dall autorità giudiziaria. All interno di un servizio di approfondimento sugli studi legali di alcune città italiane, la rivista ha pubblicato varie tabelle di questo tipo. Non è possibile determinare dalla mera lettura quali siano la natura dell informativa e la fonte dei dati ivi menzionati. È appena il caso di sottolineare, tuttavia, come in particolare l indicazione dei clienti dello studio, qualora provenisse dagli avvocati stessi, si porrebbe gravemente in contrasto con i dettami del codice deontologico. 15

17 Questa intervista rappresenta una chiara esemplificazione di quanto detto a proposito degli articoli pubbliredazionali, sempre che, cosa che non ci è dato verificare, si tratti di un articolo a pagamento. Resta in ogni caso valido quanto detto a proposito del merito: neppure in un effettiva intervista, infatti, sarebbe consentito ad un avvocato menzionare, a scopo evidentemente pubblicitario, i nomi dei propri clienti (e non ci si riferisce solo al notissimo nome di Beppe Grillo, ma anche a quelli di clienti meno noti), né lasciarsi andare a toni eccessivamente compiaciuti. C Annunci incerti In questi annunci, nell ambito di una sostanziale correttezza informativa, si riscontrano alcuni profili problematici. In particolare: - espressioni generiche, che fanno riferimento a posizioni di leadership o prestazioni d eccellenza o simili; - vaghi accenni alla concorrenzialità dei prezzi offerti senza le precise indicazioni richieste dal codice deontologico; - espressioni pleonastiche, ai limiti con l elogiativo, che non hanno alcun concreto rilievo informativo (ad esempio frequenti riferimenti alla filosofia dello studio). E chiaro che ritenere questo genere di annunci corretti ovvero scorretti dal punto di vista deontologico dipende dal rigore con cui si intende interpretare ed applicare la vigente disciplina: in questa sede li si è voluti considerare comunque sul crinale perché in genere gli aspetti più spiccatamente negativi si inseriscono in un contesto sostanzialmente corretto e, nel complesso, non ne inficiano del tutto la finalità informativa. 16

18 Pur nell ambito di un annuncio complessivamente corretto, anche se afflitto dalle note mancanze formali comuni alla maggior parte delle informative, qui si pongono ai limiti della correttezza alcune evidenti espressioni elogiative, che appaiono svincolate da dati oggettivi e verificabili ( una delle più affermate realtà professionali ; Fra le molte cause concluse positivamente, alcune hanno costituito veri e propri leader-cases ). Entrambi questi casi, pur in generale corretti (in particolare quello a destra, che reca l indicazione di tutti i soci dello studio ed anche della certificazione di qualità dello stesso), presentano un profilo problematico quanto ad una vaga allusione ad una presunta concorrenzialità dei prezzi offerti. 17

19 Questo annuncio, pur complessivamente corretto, suscita qualche dubbio quanto all indicazione del profilo qualitativo di eccellenza. Come nel caso precedente, il dubbio nasce dal ricorso ad espressioni ( l eccellenza del servizio è uno dei pilastri su cui poggia lo Studio. Esso non conosce confini geografici, economici e temporali e costituisce un attributo fondamentale sul quale si basano i rapporti instaurati con la clientela ) che nulla aggiungono dal punto di vista informativo, ma sfiorano il mero autoelogio, all interno tuttavia di un contesto di per sé abbastanza equilibrato (anche se va notato il ricorso al termine specializzato ). 18

20 Anche qui il profilo problematico è analogo a quelli riscontrati negli annunci appena segnalati: in un contesto tutto sommato informativo, spiccano alcune espressioni ( profondo conoscitore, sfera vocazionale ) che paiono tradirlo. Va segnalato in particolar modo questo annuncio: esso, infatti, se è uno dei più corretti dal punto di vista formale ed è caratterizzato da una spiccata valenza informativa, presenta tuttavia il comunissimo profilo problematico del generico riferimento alla specializzazione. 19

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