GIURISPRUDENZA DEL CNF E DELLA CASSAZIONE

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1 GIURISPRUDENZA DEL CNF E DELLA CASSAZIONE a cura di Remo Danovi 1. Tenuta albi - Obbligo di comunicazione dell ammontare del reddito professionale alla Cassa di previdenza In tema di obblighi degli avvocati di comunicare alla Cassa di previdenza l ammontare dei redditi dichiarati ai fini Irpef ed il volume d affari dichiarati a fini IVA, la norma dell art. 17, comma 5, l. n. 576/1980, nel riferire letteralmente l iscrizione alla Cassa ai soli praticanti e non anche agli avvocati e procuratori iscritti agli albi, pone per questi ultimi l obbligo di comunicazione suddetto a prescindere dall iscrizione alla Cassa, come confermato anche dall art. 22 della legge medesima, che distingue le figure professionali predette anche ai fini della sussistenza dell obbligo di iscrizione alla Cassa. Ne consegue che la comunicazione reddituale alla Cassa è obbligatoria anche per gli avvocati non iscritti alla stessa - senza che possa dubitarsi della legittimità costituzionale della relativa previsione, motivata dalle meritevoli esigenze sociali di garantire l effettività dell obbligo di iscrizione, ai fini dell assistenza e previdenza obbligatoria della categoria professionale, nello stesso interesse dei relativi appartenenti - e che l omissione della comunicazione è sanzionabile disciplinarmente. (Cass. sez. un., 7 giugno 2012, n. 9184) 2. Tenuta degli albi - Iscrizione - Titolo professionale conseguito in altro Paese comunitario Ove la formazione acquisita sia gravemente insufficiente, si deve escludere che possa assegnarsi a siffatta formazione la valenza richiesta nell ordinamento professionale italiano per l iscrizione nel registro dei praticanti avvocati del professionista che abbia conseguito il titolo in altro Paese comunitario. (Consiglio naz. forense, 2 marzo 2012, n. 47) 3. Procedimento disciplinare - Atto di apertura del procedimento disciplinare a carico di avvocato Il mutamento della precedente interpretazione giurisprudenziale, che ha portato a negare l autonoma impugnabilità davanti al Consiglio nazionale forense dell atto di apertura del procedimento disciplinare disposto dal Consiglio dell ordine territoriale a carico di un avvocato, non dà luogo - preesistendo ad es- 17

2 La Rivista del Consiglio so un orientamento univoco, tale da fondare il legittimo affidamento dell interessato sull ammissibilità del rimedio impugnatorio - ad una fattispecie di c.d. overruling, dovendosi per tale intendere il mutamento di giurisprudenza nell interpretazione di una norma o di un sistema di norme, idoneo a vanificare l effettività del diritto di azione e di difesa, e dal carattere, se non proprio repentino, quanto meno inatteso, o comunque privo di preventivi segnali anticipatori del suo manifestarsi, quali possono essere quelli di un, sia pur larvato, dibattito dottrinale o di un qualche significativo intervento giurisprudenziale sul tema. (Cass. sez. un., 12 ottobre 2012, n ) 4. Procedimento disciplinare - Prova testimoniale In tema di valutazione delle deposizioni testimoniali nell ambito del procedimento disciplinare dinanzi al Collegio territoriale, il Consiglio dell Ordine, per principio consolidato, ha un ampio potere discrezionale sia sulla valutazione dell ammissibilità di una prova orale sia sulla interpretazione della stessa e sulla valutazione di attendibilità dei testimoni. (Consiglio naz. forense, 18 luglio 2011, n. 105) 5. Procedimento disciplinare - Mancata risposta richiesta chiarimenti CdO L avvocato che ometta di fornire chiarimenti al C.d.O. pone in essere un comportamento deontologicamente rilevante, poiché lesivo dei principi di solidarietà e collaborazione con il Consiglio di appartenenza, e pertanto va sanzionato ove possa configurarsi a causa del comportamento del professionista una situazione di allarme per il decoro e la dignità dell intera classe forense. (Consiglio naz. forense, 18 luglio 2011, n. 108) 6. Procedimento disciplinare - Riunione procedimenti a carico dello stesso incolpato In tema di riunione di procedimenti disciplinari a carico di uno stesso incolpato, rientra nella discrezionalità del C.d.O. svolgere i procedimenti in modo unitario o separarli e non rileva ai fini della denunciata violazione del diritto di difesa. (Consiglio naz. forense, 30 gennaio 2012, n. 4) 7. Procedimento disciplinare - Determinazione della sanzione In tema di procedimento disciplinare a carico degli avvocati, il potere di applicare la sanzione adeguata alla gravità ed alla natura dell offesa arrecata al 18

3 prestigio dell Ordine professionale è riservato agli organi disciplinari; pertanto, la determinazione della sanzione inflitta all incolpato dal Consiglio Nazionale Forense non è censurabile in sede di legittimità, salvo il caso di assenza di motivazione. (Nella specie, la Corte ha confermato la sentenza impugnata, che aveva ridotto la sanzione della radiazione dall Albo, irrogata dal Consiglio dell Ordine degli Avvocati, attenuandola in quella della cancellazione, avendo riguardo, da un lato, alla mancanza di precedenti disciplinari dell incolpato, e, dall altro lato, però, alla gravità del comportamento tenuto, anche per l intenzione, manifestata sin dall accettazione della lettera di incarico, di porre in essere una continuata evasione fiscale). (Cass., sez. un., 1º agosto 2012, n ) 8. Procedimento disciplinare - Prescrizione Va dichiarata la prescrizione dell azione disciplinare qualora, anche solo tra la data dell udienza dibattimentale nella quale il procedimento è stato trattato e deciso dal Consiglio dell Ordine e la data del deposito della decisione, sia ampiamente decorso il relativo termine di cui all art. 51, r.d.l. n. 1578/33, termine pertanto a maggior ragione decorso tra la notificazione del decreto di citazione a dibattimento e la data della notificazione della decisione, atti cui può ascriversi efficacia interruttiva della prescrizione. (Consiglio naz. forense, 22 luglio 2011, n. 125) 9. Norme deontologiche - Dovere di lealtà e diligenza Non appare giustificabile un ritardo di oltre un anno nella restituzione dei titoli da parte del professionista il quale, investito di un deposito fiduciario, non avrebbe dovuto attendere un tempo così lungo né subire una causa civile, in violazione del dovere di lealtà in via generale disposto dall art. 6 del Codice Deontologico Forense. La violazione del dovere di diligenza del professionista non può giustificarsi nella confusione dell archivio di studio : tale circostanza non può certo considerarsi un esimente, incidendo inevitabilmente sui doveri di difesa dell avvocato nell adempimento dei propri doveri professionali, e ciò in violazione dell art. 8 del Codice Deontologico Forense. (Consiglio naz. forense, 2 marzo 2012, n. 42) 10. Norme deontologiche - Pubblicità informativa In tema di responsabilità disciplinare degli avvocati, la pubblicità informativa finalizzata all acquisizione della clientela costituisce illecito, ai sensi dell art. 38 del r.d.l. 27 novembre 1933, n. 1578, e degli artt. 17 e 17 bis del codice 19

4 La Rivista del Consiglio deontologico forense, ove venga svolta con modalità lesive del decoro e della dignità della professione. A tal fine, invero, resta irrilevante sia che il d.lgs. 2 agosto 2007, n. 145 abbia disciplinato esaustivamente la materia della pubblicità ingannevole e comparativa, attribuendo i poteri sanzionatori all Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, in quanto questi non attengono alle violazioni del codice di deontologia forense, sia che l art. 2, comma primo, lett. b), del d.l. 4 luglio 2006, n. 223, conv. dalla l. 4 agosto 2006, n. 248, consenta di svolgere pubblicità informativa, siccome la disposizione non incide sul rilievo disciplinare delle modalità e del contenuto con cui la pubblicità informativa è realizzata, sia, infine, che l incolpato si sia immediatamente adeguato al modello comportamentale suggerito dall incolpazione, giacché non esiste alcuna norma nel sistema disciplinare forense che escluda l illecito in ragione del c.d. ravvedimento operoso. (Nella specie, la C.S. ha confermato la decisione impugnata, che aveva irrogato la sanzione della censura a carico di un avvocato, per avere lo stesso utilizzato presso l ufficio e nel sito web le espressioni L angolo dei diritti e negozio, ritenendo le stesse di carattere prettamente commerciale ed eccedenti l ambito informativo razionale). (Cass. sez. un., 10 agosto 2012, n ) 11. Norme deontologiche - Pubblicità attività professionale e accaparramento Il Codice deontologico forense, a seguito dell entrata in vigore della normativa nota come Bersani, consente non una pubblicità indiscriminata (ed in particolare non comparativa ed elogiativa) ma la diffusione di specifiche informazioni sull attività, anche sui prezzi, i contenuti e le altre condizioni di offerta di servizi professionali, al fine di orientare razionalmente le scelte di colui che ricerchi assistenza, nella libertà di fissazione di compenso e della modalità del suo calcolo. La peculiarità e la specificità della professione forense, in virtù della sua funzione sociale, impongono tuttavia, conformemente alla normativa comunitaria e alla costante sua interpretazione da parte della Corte di Giustizia, le limitazioni connesse alla dignità ed al decoro della professione, la cui verifica è dall ordinamento affidata al potere-dovere dell ordine professionale. Ne consegue che il disvalore deontologico continua a risiedere tutto negli strumenti usati per l acquisizione della clientela, che non devono essere alcuno di quelli tipizzati in via esemplificativa nei canoni complementari dell art. 19 c.d.f., non concretizzarsi nell intermediazione di terzi (agenzie o procacciatori), né essere, più genericamente, mezzi illeciti o meglio (nella versione vigente, approvata il 14 dicembre 2006) che possano esplicarsi in modi non conformi alla correttezza e decoro. (Consiglio naz. forense, 2 marzo 2012, n. 39) 20

5 12. Norme deontologiche - Esercizio abusivo della professione È responsabile dell illecito disciplinare sanzionato dall art. 21, comma 2, del codice deontologico forense l avvocato che consenta ad un soggetto, cancellato dall albo degli avvocati (nella specie, il fratello), di trattare con continuità pratiche legali nel proprio studio, in quanto gli atti di esercizio abusivo della professione di avvocato, ai sensi dell art. 348 cod. pen., non sono soltanto quelli compiuti davanti ad un giudice, ma ricomprendono anche la cura delle pratiche legali per i clienti e la predisposizione di ricorsi, pur senza comparire in udienza. (Cass., sez. un., 7 dicembre 2012, n ) 13. Norme deontologiche - Rapporti con la parte assistita - Gestione e ritenzione somme L art. 44 del Codice Deontologico Forense prevede espressamente la possibilità che il professionista trattenga le somme ricevute nella parte riguardante le somme liquidate in sentenza a carico della controparte a titolo di diritti ed onorari; e laddove il canone deontologico lo faculta a trattenere la somma ricevuta, a titolo di pagamento dei propri onorari, quando vi sia il consenso della parte assistita, a maggior ragione tale possibilità è riconoscibile in presenza di un accordo tra il cliente e l avvocato, il cui carattere bilaterale rende il patto ancor più legittimante la ritenzione degli importi. (Consiglio naz. forense, 2 marzo 2012, n. 43) 14. Norme deontologiche - Rapporti con la parte assistita - Conflitto di interessi L art. 51 del Codice Deontologico Forense, oltre alle ipotesi di assunzione di incarico contro un ex cliente nel biennio, va comunque applicato laddove si riconosca una palese violazione del principio deontologico affermato, valutando caso per caso la sussistenza dell illecito. Tale valutazione non può prescindere da una delibera in concreto del decorso del tempo, della natura della prestazioni professionali rese con il contestato conflitto di interessi, e soprattutto dell elemento psicologico riferibile al professionista nell esercizio di tali prestazioni, anche nella ipotesi (pur essa prevista dall art. 51) di non estraneità dell oggetto del nuovo incarico rispetto a quello espletato in precedenza. (Consiglio naz. forense, 2 marzo 2012, n. 37) 21

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