SCHEDA PROGETTO PER L IMPIEGO DI VOLONTARI IN SERVIZIO CIVILE ALL ESTERO

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1 SCHEDA PROGETTO PER L IMPIEGO DI VOLONTARI IN SERVIZIO CIVILE ALL ESTERO Allegato 2 ENTE 1) Ente proponente il progetto: ASSOCIAZIONE COMUNITA PAPA GIOVANNI XXIII 2) Codice di accreditamento: NZ ) Albo e classe di iscrizione: NAZIONALE 1 CARATTERISTICHE PROGETTO 4) Titolo del progetto: CASCHI BIANCHI CORPO CIVILE DI PACE 2014 HAITI E AUSTRALIA 5) Settore e area di intervento del progetto con relativa codifica (vedi allegato 3): settore: F, Servizio civile all'estero area di intervento: 07- Assistenza 11- Educazione e promozione culturale 6) Descrizione del contesto socio politico ed economico del paese o dell area geografica dove si realizza il progetto; precedente esperienza dell ente proponente il progetto nel paese o nell area geografica anche in relazione alla propria mission; presentazione dei partner esteri: 1

2 L Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII presenta 11 progetti di servizio civile all estero, che interessano i seguenti paesi: Albania, Australia, Bangladesh, Bolivia, Brasile, Cile, Croazia, Francia, Georgia, Haiti, Paesi Bassi, Romania, Russia, Sri Lanka, Svizzera, Zambia. Si ritiene utile richiamare il carattere unitario della proposta, che si rifà al modello di Servizio civile all estero denominato Servizio Civile in missioni umanitarie e corpi civili di pace Caschi Bianchi, elaborato dagli enti aderenti alla Rete Caschi Bianchi (Focsiv, Caritas Italiana, Gavci, oltre all Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII) e depositato presso l UNSC. Il carattere unitario che si intende sottolineare deriva dal fatto che alla base delle specifiche progettualità c è una storia e una metodologia di intervento comuni - caratterizzata dal desiderio di abitare i conflitti, esplorarli e favorirne una possibile trasformazione positiva con modalità nonviolente. I contesti in cui si realizzano i progetti denominati con il prefisso Caschi bianchi sono accomunati da conflittualità e da violazioni di diritti umani e concorrono alla realizzazione di finalità condivise, iscrivibili nelle finalità sancite dall art. 1 della legge 64/01. Al fine di rendere più agevole la comprensinoe ed il senso della proposta contenuta nel singolo progetto si ravvede la necessità di elencare alcuni elementi caratteristici del Modello di servizio civile a cui si rifanno. GLOBALIZZAZIONE E NUOVO CONCETTO DI DIFESA: La proposta progettuale non può essere avulsa dalla lettura della società attuale con particolar attenzione ai fenomeni globali che l attraversano. Sempre più i destini delle persone e dei popoli sono legati fra loro ed interconnessi. Tale interconnessione inevitabilmente si trasforma in interdipendenza ma ancor di più produce contaminazione reciproche dal punto di vista sociale e culturale. Diversi studiosi hanno teorizzato ciò, non solo recentemente, ma oggi tale situazione è quanto mai palpabile. Il contesto in cui sempre più ci si trova ad operare è una società in cui è impensabile attuare politiche avulse dal contesto europeo e mondiale, perché ogni nostra azione ha delle ricadute anche in luoghi lontani: non solo nel macro, attraverso interventi di politica estera o scelte economiche, ma anche nel micro, attraverso le implicazioni delle varie filiere economiche e commerciali. Per tale ragione la prospettiva che ciascun progetto denominato Caschi Bianchi cerca di realizzare è senza dubbio definibile con il termine Glocale, sviluppandosi in contesti territorialmente definiti e con specifiche proprie, ma al tempo stesso frutto di un analisi che cerca di considerare i legami fra essi e le varie dimensioni regionali e mondiale. Quanto finora descritto riafferma la necessità di promuovere una cittadinanza planetaria, basata su principi di solidarietà, di cooperazione, di promozione di una cultura di pace. Un idea di cittadinanza che favorisca la realizzazione di quanto sancito nella Costituzione Italiana, Europea ma anche nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell Uomo. Un esercizio di cittadinanza attiva che possa contribuire, a partire da servizi civile, a rafforzare il legame fra cittadino ed Istituzioni. Tale esercizio di cittadinanza riassume, in parte la necessità di declinare la Difesa della Patria in impegno concreto anche nei paesi più poveri. Ecco perché riteniamo che abbia senso intervenire, in un ottica di difesa della Patria, sia nei territori del Sud del Mondo, consapevoli che le nostre scelte economiche, politiche, ecc. hanno delle conseguenze anche in questi paesi; sia nel primo mondo, al fine di mettere in evidenza le contraddizioni e le povertà presenti anche nei paesi sviluppati, e nell ottica di sensibilizzare su stili di vita alternativi. Il concetto di difesa della patria, pertanto si declina come difesa della società globale dal rischio del degrado, della povertà, dell esclusione e della contrapposizione, attraverso progetti che si innestino in processi di prevenzione e trasformazione dei conflitti attraverso la costruzione di relazioni nonviolente basate sul dialogo e la mediazione. I progetti Caschi Bianchi tendono quindi alla costruzione di una comunità/società solidale, capace di gestire e trasformare le conflittualità -sia di tipo personale che di tipo comunitario- con metodi nonviolenti. Ciò riguarda non solo le comunità dei luoghi di realizzazione dei progetti, ma in termini più generali la società nel suo insieme, con attenzione quella di provenienza dei volontari. 2

3 RIFERIMENTI STORICI DEL MODELLO CASCHI BIANCHI Il termine Caschi Bianchi richiama volutamente la denominazione data dall ONU per la partecipazione di volontari in attività delle Nazioni Unite nel campo dell'aiuto umanitario, riabilitazione e cooperazione tecnica per lo sviluppo. Anche se non immediatamente riconducibile al profilo previsto dall ONU per tali corpi, il modello caschi bianchi richiama in parte il ruolo previsto dal mandato dei corpi civili di pace, in quanto: - si tratta di un occasione privilegiata di formazione dei giovani, protagonisti della costruzione di una cultura di pace vissuta in prima persona; - prevede l inserimento di giovani in specifici progetti di intervento realizzati all estero in situazioni di conflitto armato o di violenza strutturale, caratterizzate da condizioni socio economiche disagiate, dall impoverimento e dalla violazione dei principali diritti fondamentali, politici o di cittadinanza; - prevede la realizzazione di processi di coscientizzazione, educazione, informazione dal basso e relazioni basate su un confronto empatico, sul dialogo, secondo una metodologia nonviolenta; - si tratta di un modello che sperimenta forme di difesa civile non armata e nonviolenta. Il percorso dei Caschi Bianchi italiani inizia nei primi anni novanta con la guerra nel Golfo persico e successivamente attraverso una campagna di disobbedienza civile durante il conflitto nei Balcani, condotta dagli obiettori al servizio della pace. Tale percorso ha contribuito alla realizzazione della riforma legislativa in materia di obiezione di coscienza, l art. 9 della legge 230/1998, che per prima ha sancito la possibilità di svolgere servizio civile all estero. Molti sono gli enti che hanno contribuito a questo percorso. Fra questi, anche grazie alle richieste da parte dell'unsc di un soggetto unitario come interlocutore sulla materia, vi sono all Ass. Comunità Papa Giovanni XXIII, Caritas Italiana, Volontari nel Mondo - FOCSIV, GAVCI di Bologna che insieme costituiscono la Rete Caschi Bianchi. Molti sono i fatti che hanno determinato e continuano a determinare l evoluzione di questa esperienza, ormai pluriennale, fra questi: - la fase sperimentale avviata in collaborazione con la Regione Emilia Romagna nel , che prevedeva l intervento in Kossovo e Albania; cfr. ass. Adusu, Caschi Bianchi difensori dei diritti umani e atti del convegno Servire la Pace, difendere i diritti umani 2003; - la partecipazione ai bandi regionali per la valorizzazione dei progetti di servizio civile e la nascita della Rete Caschi Bianchi nel 2001; - la sottoscrizione di un accordo specifico da parte della Rete Caschi Bianchi e l elaborazione di un progetto generale di Servizio civile in missioni umanitarie e corpi civili di pace Caschi Bianchi, depositato presso l UNSC nel 2001 e aggiornato nel 2007 dal documento Caschi Bianchi e Rete Caschi Bianchi, un modello di servizio civile. - Il documento redatto dal Comitato per la difesa civile non armata e nonviolenta : Criteri e requisiti per la valutazione di progetti sperimentali di servizio civile all'estero nell'ambito della DCNAN; - Il progetto sperimentale di servizio civile Caschi Bianchi oltre le Vendette conclusosi nel 2012; - La pubblicazione della ricerca Caschi Bianchi oltre le vendette, sperimentare il Servizio civile e la DCNAN per conoscere e trasformare i conflitti nel corso del 2013; - Il convegno La miglior difesa è la Pace febbraio 2014 Diversi sono i documenti internazionali che legittimano il modello di servizio civile Caschi Bianchi [..] oltre la normativa relativa al Servizio Civile. Fra questi il rapporto Un Agenda per la pace (1992/95) del Segretario Generale delle Nazioni Unite, la già citata risoluzione ONU n. 49/139/B (1994),il documento del Segretario generale dell ONU (1995) inviato al Consiglio Economico e Sociale, il rapporto del Segretario Generale dell ONU (1997). Per quanto riguarda nello specifico l esperienza dell Ass. Comunità Papa Giovanni XXIII 3

4 con il progetto Caschi Bianchi, in seguito all esperienza nei Balcani, e alle prime sperimentazioni in Kosovo e Albania, l Ass. ha in seguito inviato Caschi Bianchi anche in contesti di violenza strutturale -primi fra tutti Zambia e Cile- oltre che di conflitto armato- nei Territori Palestinesi. Nel corso degli anni e con l avvento della legge 64 del 2001, l esperienza si è allargata ad altre destinazioni, prevalentemente caratterizzate da violenza strutturale (Bolivia, Brasile, Bangladesh, Tanzania, Kenya, Venezuela, Russia, Albania), oltre che da situazioni di conflitto (Palestina) o post- conflitto (Kossovo). Dopo i primi gruppi sperimentali di obiettori, il numero di caschi bianchi che ogni anno aderisce ai progetto Caschi Bianchi è aumentato nel corso degli anni fino a raggiungere il numero di 50 negli ultimi anni. Infine, nel corso dell anno 2012 si è realizzato il progetto sperimentale Caschi Bianchi Oltre le vendette, nell ambito dei conflitti legati alle vendette di sangue e al Kanun in Albania. Nei circa 15 anni di intervento dei Caschi Bianchi, si sono potuti riscontrare importanti risultati: - Contributo al sostanziale miglioramento delle condizioni generali di vita delle persone incontrate nelle aree di intervento; - Accresciuta attività di informazione e sensibilizzazione nelle comunità di destinazione ma anche nella comunità di provenienza dei giovani, in grado di sviluppare un bacino di attenzione rispetto alle problematiche riscontrate; - Il risveglio nei giovani di un senso di responsabilità e di partecipazione che li spinge ad adoperarsi per rimuovere le cause che generano le ingiustizie; - Contributo alla promozione di una sensibilità diffusa, in una dimensione di lungo periodo, rispetto ad attività connesse alla prevenzione dei conflitti e alla costruzione della pace, con particolare riferimento alla tutela dei diritti umani, alla mobilitazione umanitaria, alle attività di ricostruzione e alle politiche di cooperazione allo sviluppo. - Contributo alla definizione di un modello di intervento di servizio civile riconducibile alla DCNAN applicato a situazioni di conflitto. Contributo nel favorire il dialogo in contesti internazionali di giovani in servizio civile e giovani locali, che sperimentano la decostruzione di pregiudizi e stereotipi, il decentramento del punto di vista, l empatia e l accoglienza reciproca fra culture; Descrizione del contesto socio politico ed economico del paese: HAITI CONTESTO POLITICO SOCIALE ECONOMICO Haiti è una Repubblica Costituzionale dell'america situata nel Mar dei Caraibi con un sistema politico pluripartitico. Un tempo colonia francese, è stata una delle prime nazioni delle Americhe a dichiarare la propria indipendenza. Il territorio haitiano copre la parte occidentale dell'isola di Hispaniola e confina a Est con la Repubblica Dominicana. Haiti è il paese più povero delle Americhe. L'indipendenza dalla Francia è stata dichiarata il 1º gennaio Venne riconosciuta nel 1825 dalla Francia e nel 1863 dagli Stati Uniti. Dall'inizio del 2004 Haiti è al centro di una rivolta popolare che ha causato disordini e violenza e ha portato il 29 febbraio del 2004 alla partenza dall'isola del dimissionario presidente Jean-Bertrand Aristide. Il governo è stato retto ad interim dal presidente della Corte di cassazione, Boniface Alexandre, fino alle elezioni presidenziali tenutesi il 7 febbraio 2006 da cui, pur tra molte proteste ed accuse di broglio da parte dei suoi avversari, è uscito eletto René Préval. L'isola, colpita nell'estate 2004 dall'uragano Jeanne e nel gennaio 2010 da un 4

5 disastroso terremoto, vive in uno stato di emergenza umanitaria. Attualmente è in corso una missione internazionale di aiuto sotto l'egida dell'onu, che vede la presenza di un contingente guidato dal Brasile. Haiti ha 9,996,731 di abitanti. Malgrado una densità molto elevata (353 ab./km²), la distribuzione della popolazione è fortemente disomogenea: gran parte degli haitiani, infatti, vive nelle città (53.4%), nelle pianure costiere e nelle valli. Circa il 95% degli abitanti è di origine africana, anche se nel suo DNA sono presenti moltissimi elementi indigeni ed europei, testimoni del passato (e presente) multirazziale dell'isola. Il resto della popolazione è formato da mulatti e da sparuti gruppi di europei e levantini (vale a dire libanesi e siriani). Sebbene i Taino, l'originaria popolazione indigena di Haiti, siano stati completamente sterminati, moltissimi haitiani hanno ancora nel loro sangue qualche traccia di queste prime popolazioni: ciò sarebbe dovuto ad incroci fra i Taino e gli spagnoli prima e fra gli individui nati da queste relazioni e gli schiavi africani poi. La lingua ufficiale è il francese che però, a causa dell'alto tasso di analfabetismo, è parlato in modo fluente solo da circa il 10% della popolazione. La quasi totalità degli haitiani si esprime invece nella vita quotidiana attraverso il creolo haitiano (kreyòl ayisyen), l'altra lingua ufficiale, evolutasi a partire dal francese modificato nell'uso dagli schiavi africani. Il cattolicesimo è la religione di stato, professata dalla maggioranza della popolazione (80%). Si stima, tuttavia, che il 16% degli haitiani sia protestante (varie denominazioni fra cui: l'assemblea di Dio, la Convenzione Battista di Haiti, gli avventisti, la Chiesa di Dio, la Chiesa del Nazareno, gli episcopali, la Missione Evangelica Battista del Sud di Haiti). Molti haitiani praticano, spesso congiuntamente alla religione cristiana, il vodoun (meglio noto come vudù o voodoo), derivante dalla commistione tra le religioni tradizionali africane e il cattolicesimo(cia World Factbook, 2014). Haiti è una libera economia di mercato che gode dei vantaggi del basso costo del lavoro e il libero accesso tariffario agli Stati Uniti per molte delle sue esportazioni. La povertà, la corruzione, la vulnerabilità ai disastri naturali, e bassi livelli di istruzione per gran parte della popolazione sono tra i più gravi impedimenti di Haiti alla crescita economica. L'economia di Haiti ha subito una grave battuta d'arresto nel gennaio 2010, quando un terremoto di magnitudo 7,0 ha distrutto gran parte della sua capitale, Port-au-Prince, e zone limitrofe. Attualmente è il paese più povero dell'emisfero occidentale, ed è al 161 posto nel ranking dei paesi per indice di sviluppo umano (0.456), con l 80% della popolazione che vive sotto la soglia di povertà e il 54% in estrema povertà (CIA World Factbook, 2014), e il terremoto ha inflitto ulteriori 7,8 miliardi dollari di danni e ha portato il PIL del paese a contrarsi. Nel 2011, l'economia haitiana ha iniziato a riprendersi dal terremoto. Tuttavia, due uragani che hanno penalizzato la produzione agricola e la bassa la spesa del capitale pubblico rallentano la ripresa nel Due quinti di tutti gli haitiani dipendono dal settore agricolo, soprattutto su piccola scala l'agricoltura di sussistenza, e rimangono vulnerabili ai danni delle frequenti calamità naturali, aggravate dalla diffusa deforestazione del paese. L'impegno economico degli Stati Uniti, attraverso il Caribbean Basin Trade Preference Agreement (CBTPA)e il Haitian Hemispheric Opportunity through Partnership Encouragement (HOPE II), ha contribuito ad aumentare le esportazioni di abbigliamento e gli investimenti. Il Congresso ha votato nel 2010 per estendere il CBTPA e HOPE II fino al 2020 sotto la tutela dell Haiti Economic Lift Program (HELP). 5

6 Il settore dell'abbigliamento rappresenta circa il 90% delle esportazioni haitiane e quasi un ventesimo del PIL. Le rimesse sono la principale fonte di valuta estera, pari a un quinto del PIL e rappresentano più di cinque volte i proventi delle esportazioni nel Haiti soffre di una mancanza di investimenti, in parte a causa di deboli infrastrutture come l'accesso all'elettricità. il Debito estero di Haiti è stato annullato dai paesi donatori a seguito del terremoto del 2010, ma da allora è salito a $ 1,1 miliardi nel dicembre Il governo si basa sull assistenza economica internazionale formale per la sostenibilità di bilancio, così che oltre la metà del suo bilancio annuale proviene da fonti esterne. L'amministrazione Martelly nel 2011 ha lanciato una campagna volta ad attirare investimenti stranieri in Haiti come un mezzo per lo sviluppo sostenibile. A tal fine, il governo Martelly nel 2012 ha creato una Commissione per la riforma del codice di commercio, effettuato riforme per il settore della giustizia, e inaugurato il parco industriale Caracol nella costa nord di Haiti. Nel 2012, gli investimenti privati hanno superato l'assistenza dei donatori per la prima volta dopo il terremoto del 2010 (CIA World Factbook, 2014). Nell ultimo trimestre del 2013, ci sono state manifestazioni in diverse parti del paese contro l evidente incapacità del governo di dare una risposta ai problemi socioeconomici. I manifestanti hanno chiesto le dimissioni del presidente Martelly. I principali e più gravi impedimenti ai diritti umani sono principalmente dovuti al debole governo democratico del paese e alle frequenti tensioni politiche all'interno del parlamento: l' insufficiente rispetto dello stato di diritto, aggravato da un sistema giudiziario carente. Oltre persone sono rimaste senza casa e circa i bambini rimasti orfani (stima Unicef ) a seguito del terremoto del gennaio Migliaia di sfollati interni sono state sgomberate con la forza delle autorità locali e da proprietari terrieri privati. Le tempeste tropicali Isaac e Sandy, che hanno colpito Haiti rispettivamente alla fine di agosto e alla fine di ottobre del 2013, hanno esacerbato la diffusione del colera, intensificato l insicurezza alimentare e aumentato il numero di famiglie senza tetto. Le tempeste hanno colpito più di nuclei familiari che vivevano in accampamenti di fortuna per persone sfollate all interno del paese andando a gravare ulteriormente sulla situazione dei minori. Secondo l Unicef, anche prima del terremoto devastante del 12 gennaio 2010, bambini si trovavano in una situazione di estrema vulnerabilità causata da maltrattamenti e abusi fisici e psicologici. Molti di loro sono scappati da genitori e tutori violenti. Secondo le stime Unicef, oggi ad Haiti sono i bambini senza fissa dimora ( di cui il 22% sono diventati bambini di strada solo dopo il terremoto) e la cui casa ormai è divenuta la strada. Un anno dopo il terremoto, 731 bambini e giovani sono finiti in strada, 60 giovani al mese. "I bambini post-terremoto" sono più giovani rispetto agli altri. Il 65% di loro ha meno di 14 anni, mentre questo gruppo di età rappresentava solo il 25% dei bambini che erano nelle strade prima del In media, i bambini di strada post-terremoto hanno 12,9 anni (3 anni in meno rispetto al resto). 2 su 10 di questi nuovi bambini e giovani che sono arrivati dopo il terremoto sono ragazze, il che significa il doppio rispetto al gruppo dei bambini e dei giovani già prima del terremoto (Censimento sui bambini e giovani di strada di Port au Prince, 2011). Bambini e giovani di strada non sono un gruppo omogeneo in termini di età. Ci sono tre sottogruppi: bambini sotto i 14 anni (33%), gli adolescenti anni (43%) e infine i giovani su 18 (24%). Le ONG hanno riferito che frequentemente questi bambini sono sottoposti ad abusi sessuali e maltrattamenti, e sono facilmente sfruttati e obbligati a prostituirsi forzatamente dai trafficanti di esseri umani. Inoltre rischiano di essere arruolate da bande criminali e costretti a commettere atti illegali. Per questi bambini l'istruzione è divenuta pressoché inaccessibili. Infatti Haiti è tra i paesi dove l'istruzione è tra la più costosa. Il settore dell'istruzione, ultra- 6

7 privatizzato, si trova ad affrontare molte sfide, a causa di lacune nelle infrastrutture pubbliche, i costi spesso proibitivi per l'iscrizione nelle scuole private e una distribuzione squilibrata delle scuole del paese. Negli ultimi anni, sono stati compiuti progressi significativi, soprattutto in termini di accesso all'istruzione primaria. Le Nazioni Unite stanno lavorando con il governo di Haiti a proseguire questi sforzi, armonizzare il sistema di istruzione, abolire le tasse scolastiche e standard di qualità stabiliti per il settore statale e non statale professionale. Nel 2012 solo il 77% bambini in età scolare (11-16 anni) sono iscritti nella scuola primaria, anche se è un significativo miglioramento rispetto al (meno del 50%). Attraverso il Programma Universale della Scuola gratuita e obbligatoria (PSUGO), sono stati implementati dieci dipartimenti scolastici permettendo così a più di un milione di bambini di ricevere istruzione gratuita. Il Programma Alimentare Mondiale (PAM), grazie anche a partner locali e internazionali, ha permesso di fornire un pasto caldo al giorno a 685 mila bambini in scuole. Nel 2012, un totale di bambini ha ricevuto pasti scolastici. Le Nazioni Unite attraverso l'unicef, supportano bambini, insegnanti e scuole con la distribuzione di kit e dei materiali e delle attrezzature didattiche, al fine di contribuire alla crescita delle iscrizioni. Quasi 200 scuole sono state costruite nelle zone colpite dalle terremoto del gennaio 2010, e dotati di impianti di acqua e servizi igienico-sanitari, per migliorare le condizioni di apprendimento dei bambini e ridurre la loro esposizione a malattie di origine idrica. Attraverso un programma di prevenzione circa 1 milione di bambini in scuole erano consapevoli dell'importanza di prevenire il colera (rapporto UNICEF 2012 ; 2013). La Mancanza di infrastrutture adeguate inoltre incide notevolmente sullo stato di salute dei bambini: ad Haiti, secondo il rapporto annuale Unicef 2014, il tasso di mortalità infantile è molto alto soprattutto nel primo anno di vita ( delle 76 morti sotto i 5 anni, ben 57 casi erano di morti del primo anno di vita) e la percentuale di bambini nati sottopeso del 23%. Oltre ad essere inadeguate le infrastrutture non sono sufficienti: infatti solo il 64% della popolazione ha accesso all'acqua potabile, e il 26% a servizi igienici adeguati (rapporto annuale Unicef 2014). ESPERIENZA DELL ENTE PROPONTE IL PROGETTO In seguito al terremoto del 12 gennaio 2010 in Haiti l'associazione Comunità Papa Giovanni XXIII ha stabilito contatti con diversi soggetti locali quali diocesi, Ong, persone singole impegnate a vario titolo nel contesto locale e volontari impegnati nella ricostruzione. Questi contatti erano finalizzati fin da subito a realizzare un intervento specifico proprio in quel territorio, in particolare nelle zone colpite e su cui continua ad incidere il terremoto. Il rapporto più strutturato si ebbe con la Missione dei Padri Scalabrini. Essi operavano nella zona periferica a nord ovest della città di Port au Prince, nell area denominata Croix des Bouquets. Dopo una fase di esplorazione, nel 2011 inizia la presenza effettiva della comunità grazie all appoggio dei padri Scalabrini, che offrono una casa all interno della missione e seminario. Le prime esperienze concrete dei volontari furono principalmente di appoggio alla missione e di collaborazione nelle visita e conoscenze delle famiglie del quartiere, e alla coltivazione dell orto del seminario. In questa fase, grazie anche alla mediazione degli Scalabrini, la comunità comincia a individuare i bisogni del territorio, cominciando a progettare il proprio intervento e scegliendo di orientarlo sul sostegno ai minori che vivono nel territorio. Nel 2012 la comunità si trasferisce nel villaggio internazionale, all interno del quale vivevano sia volontari internazionali e sia della comunità, avviando le prime attività con i bambini che andavano quotidianamente ha chiedere un aiuto. Nel 2014 la comunità si sposta in un nuovo villaggio al di fuori missione, Montebelluna, costruito da haitiani e abitato da soli haitiani. Vicino sono nati altri villaggi fondati dai 7

8 padri scalabriniani e suore dominicane, oltre a un villaggio della Croce Rossa Italiana inaugurato a marzo del Importante anche la presenza di un centro polivalente, voluto e realizzato sempre dai Padri Scalabrini, la realtà più attiva nell isola. Attualmente la comunità vive nel comune di Croix des Bouquets, in una casa costruita dalla cooperativa Feschardè, una cooperativa edile di haitiani, che ha fondato inoltre panetterie, mercatini e case per la popolazione colpita dal terremoto. Qui la comunità strutturato il suo intervento a favore dei minori attivando una pronta accoglienza per bambini a livello diurno, e sviluppando attività di sostegno scolastico, educativo e sanitario per minori. PARTNERS L ente proponente collabora con i padri Scalabrini, che dal loro arrivo ad Haiti hanno avviato diversi progetti: una clinica di pronto soccorso nel quartiere di Croix de Bouquetes,, che offre servizio di pronto intervento e analisi; una scuola primaria che offre attualmente sostegno a circa 400 bambini; a partire dal prossimo anno scolastico si prevede un aumento a 600 alunni e l'apertura della prima classe della scuola secondaria. un centro educativo polivalente per i minori del quartiere realizzato in collaborazione con la Caritas,, per dare sostegno scolastico e offrire uno spazio protetto; ha collaborato alla fondazione della cooperativa Feschardè, costituita da haitiani, che si occupa della ricostruzione e assegnazioni delle case. L intervento della Comunità Papa Giovanni XXIII è stato supportato fin dall inizio dagli Scalabrini, che hanno condiviso la loro conoscenza del territorio e dei bisogni prevalenti, oltre ad offrire nei primi tempi un alloggio provvisorio. Attualmente la collaborazione continua anche per quanto riguarda le attività con i minori: i minori che si appoggiano alla pronta accoglienza dell ente, beneficiando di un contesto familiare, frequentano anche alcune attività del centro polivalente. I due enti, quindi, lavorano in sinergia. Oltre ai padri Scalabrini, l ente collabora in misura minore con la Caritas, promuovendo le attività del centro gestita da questa ai bimbi presenti nella propria struttura, con le Suore dominicane, nelle attività di relazione con le famiglie più povere. Altro partner è la Cooperativa Feschardè che ha realizzato la struttura dove attualmente vivono i volontari dell ente proponente. AUSTRALIA CONTESTO POLITICO SOCIALE ECONOMICO DEL PAESE L'Australia è una monarchia costituzionale federale, facente parte del Commonwealth britannico. Il capo dello stato è la Regina d'inghilterra Elisabetta II, rappresentata da un governatore generale. L Australia, svolge un ruolo attivo nella Organizzazione Mondiale del Commercio, APEC, il G20 e altri forum commerciali. Il paese si trova nell'emisfero australe, ed è circondato dall'oceano Indiano, a Ovest e Sud, e dal Pacifico a est. È formata dal Mainland, l'isola principale, la Tasmania e altre isole minori dette Terre remote, quali le Isole Cocos e Keeling, l'isola Christmas (o isola del Natale), l'isola Norfolk, l'isola di Lord Howe, l'isola Macquarie (ritenuta parte della Tasmania) e l'isola Heard oltre al Territorio antartico australiano. É il sesto Paese del mondo per estensione ( km²) e ha una popolazione pari a 8

9 22,507,617 abitanti. Il paese è per lo più pianeggiante ed ha un suolo prevalentemente arido. Solo le regioni sud-orientali e sud-occidentali presentano un clima temperato: in forza di tale situazione il 90% della popolazione australiana si concentra negli Stati del sud-est, soprattutto nelle metropoli. Il rimanente territorio, poco ospitale, è in gran parte disabitato. Solo il 2% degli australiani sarebbe di origine indigena (australiani aborigeni e abitanti delle Isole Torres Strait). Il 90% discende dagli europei (il 22,5% dai colonizzatori inglesi), tra cui molti immigrati irlandesi e italiani. L'8% è invece di origine asiatica, soprattutto la nuova generazione di immigrati provenienti dal Sudest asiatico e dal Medio Oriente (censimento australiano del 2006). Coloro che identificano la loro etnia come "australiana" sono fondamentalmente discendenti dei popoli Britannici. Il 61% degli Australiani pratica il cristianesimo (di cui il 25,3% cattolico, dato più alto fra i Paesi anglosassoni), il 22% non pratica nessuno religione, e circa il 7% pratica religioni non cristiane (buddismo, ebraismo, islam, induismo). L'economia australiana ha registrato una crescita costante, un tasso di disoccupazione basso (5.7%), un inflazione contenuta, il debito pubblico molto basso, e un sistema finanziario forte e stabile. Fino al 2012, l'australia ha vissuto più di 20 anni di continua crescita economica, con una media del 3,5% all'anno. La domanda di risorse e di energia da Asia e soprattutto la Cina è cresciuta rapidamente, creando un canale per gli investimenti di risorse e la crescita delle esportazioni di materie prime. Il settore dei servizi è il settore più redditizio dell'economia australiana, rappresentando circa il 70% del PIL e il 75% dei posti di lavoro. L'Australia è stata relativamente influenzata dalla crisi finanziaria globale comunque il sistema bancario è rimasta forte e l'inflazione sotto controllo. L'Australia ha beneficiato di un aumento inportante negli scambi, negli ultimi anni, derivante dall'aumento dei prezzi delle materie prime a livello mondiale. L'Australia è un importante esportatore di risorse naturali, l'energia, e il cibo. Abbondanti e diverse risorse naturali dell'australia attraggono alti livelli di investimenti stranieri (CIA Factbook, 2014). Secondo gli ultimi dati disponibili risalenti il 2010, oltre 1 australiano su 10 vivrebbe al di sotto della soglia di povertà. Circa 2,2 milioni di australiani combattono la povertà e vivono in condizioni di disagio estremo, e secondo le organizzazioni sociali, questo numero è in crescita. La povertà colpisce circa il 10% della popolazione australiana. Le statistiche del 2010, a cura dell'australian Bureau of Statistics, indicavano che il 58% degli indigeni australiani sarebbe a rischio di povertà o vivrebbe già al di sotto della soglia di povertà. Altri nella stessa categoria di rischio includono il 28% della nazione senza lavoro, il 28% in affitto, il 22% genitori single e il 7% anziani, tra cui molti pensionati che ora lottano per far quadrare il bilancio (Agenzia Fides 22/10/2010). Secondo il governo australiano: tra il 10 e il 13 per cento degli australiani (o tra 2,3 e 2,8 milioni) erano sotto la soglia di povertà (cioè che vivono in famiglie che guadagnano meno del 50 per cento del reddito medio familiare) nel 2010 (PC Productivity Commission, SPRC Social Policy Research Centre, Melbourne Institute); il 17 per cento degli australiani adulti (2,9 milioni) hanno sperimentato molteplici privazioni nel 2010; un quarto degli australiani di età compresa tra i 15 anni e più (4,5 milioni) ha sperimentato un certo grado di esclusione sociale nel 2010 (SEM, Social Exclusion Monitor). Questo gruppo comprendeva persone che sono state marginalmente escluse, così come le persone che hanno sperimentato forme più profonde di esclusione; nel 2013, persone in Australia erano senzatetto, cioè lo 0,5% della popolazione totale. Il 56% sono di sesso maschile, mentre il 44% sono donne. Il 25% (o ) sono aborigeni e il 30% sono nati all'estero (www.homelessnessaustralia.org.au). Le principali violazioni dei diritti umani riguardano la violenza domestica contro 9

10 donne e bambini, in particolare nelle comunità indigene; discriminazione nei confronti delle popolazioni indigene; e politiche che interessano i richiedenti asilo, tra cui detenzioni lunghe e austere condizioni del centro di detenzione per alcuni che arrivano in Australia via mare. Il governo ha preso provvedimenti per perseguire i funzionari accusati di abusi, e di difensori civici, organizzazioni dei diritti umani, e dei meccanismi di governo interni ha risposto efficacemente alle denunce (Reports on Human Rights Practices, 2014). Non da sottovalutare la situazione dei disabili. Secondo il report del Australian Bureau of Statistics Disability, Ageing and Carers, Australia: Summary of Findings del 2012 in Australia vivono circa 4.2 milioni di persone con una disabilità, circa il 18.5% della popolazione totale. Nonostante la legge proibisca la discriminazione contro le persone con disabilità nel mondo del lavoro, dell istruzione, nell accesso ai locali, al trasporto aereo e altre forme di trasporto, alla fornitura di beni, servizi (compresi i servizi sanitari) e strutture, come denuncia il movimento nazionale Every Australian Counts, in Australia il sostegno alla disabilità è come una lotteria. Le persone ricevono livelli differenti di sostegno a seconda di come, quando e dove la loro disabilità è stata acquisita. Non importa quanto grave sia il livello di disabilità, le persone che ne soffrono, le loro famiglie e gli accompagnatori combattono ogni giorno per ottenere il sostegno e i servizi destinati a soddisfare i loro bisogni di base. L attuale sistema non è in grado di erogare i servizi più essenziali, costringendo famiglie esauste e impoverite ad intervenire per provvedere quanto necessario, a volte per un periodo di tempo fino a 50 anni. Ancora più incredibile la sorte che spetta alle donne e ragazzine disabili. Infatti secondo quando ripreso dal rapporto delle Nazioni Unite, Draft report of the Working Group on the Universal Periodic Review 2011, quest'ultime verrebbero sistematicamente sterilizzate, senza alcun consenso. La violenza domestica è un serio problema in Australia, tuttavia è molto difficile misurarne la reale portata poiché come la maggior parte episodi di violenza domestica e violenza sessuale non viene denunciata. Nel 2005, l'australian Bureau of Statistics (ABS) Survey Personal Safety, il miglior indicatore disponibile ancora oggi, ha stimato che solo il 36 per cento delle donne vittime di violenza fisica e il 19 per cento delle donne vittime di violenza sessuale in Australia hanno riferito l'accaduto alla polizia. Dalla indagine del 2005 l'abs ha stimato che nei 12 mesi precedenti: donne (4,7 per cento di tutte le donne) hanno subito violenze fisiche; donne (1,6 per cento) hanno subito violenze sessuali. Gli ABS inoltre stimato che: (il 33% di tutte le donne) hanno subito violenze fisiche dall'età di 15; (19%) hanno subito violenze sessuali dall'età di 15. Da ciò è possibile stimare che circa una donna su cinque (19 per cento) ha subito violenze sessuali ad un certo punto della sua vita dall'età di 15 e uno donna su tre (33 per cento) ha subito violenza fisica a un certo punto nella sua vita dall'età di 15. ESPERIENZA DELL ENTE PROPONENTE IL PROGETTO La Comunità Papa Giovanni XXIII è presente in Australia dal 2003 su richiesta dell Arcivescovo della Chiesa Cattolica Melchita di Sidney, il quale condividendo lo stile di intervento dell ente, chiese di avviare una presenza per offrire una risposta alle problematiche presenti sul territorio. Nel 2004, dopo una prima fase esplorativa dei bisogni, è stata aperta la prima casa famiglia chiamata The House of Mary family 10

11 shelter nel quartiere arabo di Greenacre della città di Bankstown. Fin da subito la casa ha iniziato a partecipare alla vita del quartiere interagendo coi vari servizi e con le varie associazioni del territorio e divenendo col tempo un punto di riferimento per l accoglienza e sostegno delle persone più in difficoltà, soprattutto donne, bambini e senza fissa dimora. Nel 2007 la Comunità è stata riconosciuta come organizzazione umanitaria internazionale dall Australian Corporation Act Durante questi anni, i volontari dell Associazione, tra le varie esperienze nate dalla necessità del territorio, hanno avviato un unità di strada per incontrare i senzatetto della zona. Durante questi incontri si ha cercato di garantire oltre a servizi di base (come un pasto caldo e una doccia) un sostegno anche nello svolgimento di pratiche burocratiche. Dal suo arrivo ad oggi la comunità ha accolto più di 25 persone in difficoltà e attualmente accoglie prevalentemente donne e bambini vittima di violenza domestica, rifugiati per motivi politici-religiosi e persone senza fissa dimora ed è molto attiva nelle attività di prevenzione sui diritti della donna. PARTNERS Durante tutti questi anni la Comunità ha avviato sinergie con i Servizi del Comune e con molte associazioni del territorio, dalle quali sono arrivate richieste di assistenza creando una fitta rete di collaborazioni. Ad oggi svolge un ruolo di collaboratore con il Bankstown City Council, i Servizi Sociali del Comune ed ad un posto all interno del centro di ascolto Neighbourhood Center di Greenacre, col la presenza sporadica presso lo sportello d ascolto. Per quanto riguarda la collaborazione con le associazioni a favore dei minori, l Ente supporta la Barnardos Association, ente specializzato nell affidamento dei minori, e con il The Brighter Future, un associazione che promuove iniziative a favore dei minori a rischio, partecipando alle varie iniziative proposte da quest ultima. Molto attiva anche la collaborazione con le associazione di italiani immigrati come la l Italian CO.AS.IT Association, che svolge attività di aiuto e sostegno per giovani italiani giunti in Australia in cerca di lavoro e che sono in difficoltà, offrendo quando necessario accoglienza ai quei giovani che cercano aiuto presso questa asssociazione. Altre collaborazioni sono quelle con la St-Vincent-De- Paul Association e la Melkite Welfare Association, con cui si partecipa quando possibili all unità di strada rivolta all incontro con i senza fissa dimora, nel supportare quelle persone in difficoltà economiche, e nell accompagnarle nello svolgimento di pratiche burocratiche. Infine l Ente ha collaborato e collabora con la Mary s place domestic violence office, promuovendone i servizi a favore di donne vittime di violenza domenstica. 7) Descrizione dell area di intervento e del contesto territoriale entro il quale si realizza il progetto con riferimento a situazioni definite, rappresentate mediante indicatori misurabili; identificazione dei destinatari e dei beneficiari del progetto: HAITI CONTESTO TERRITORIALE, SETTORIALE E DEI BISOGNI SPECIFICI Il progetto si sviluppa nel comune di Croix des Bouquets, capoluogo del distretto omonimo nel dipartimento Ovest di Haiti. Croix des Bouquets ha una popolazione pari a abitanti con una densità di popolazione molto alta, coi suoi 357,71 ab./km². Originariamente situata sulla riva, è stata trasferita verso l'interno dopo il terremoto del Grazie a ciò, non è stato così duramente colpita dal terremoto del La città è sede di una tendopoli per i rifugiati con circa profughi. La povertà di massa è molto elevata a Croix-des-Bouquets ed è accentuata dalle disuguaglianze socio-economiche, particolarmente marcate tra uomini e donne,, tra popolazione urbane e rurale. La popolazione non ha accesso ai servizi pubblici poiché le strutture ospedaliere, senza letti sanitari, possono offrire solo servizi sanitari di base, di 11

12 conseguenza i servizi sono dominati dal settore privato. Questo rafforza l'esclusione dei cittadini con reddito basso o nessun reddito, costretti a svolgere i lavori più disparati per coprire i loro bisogni fondamentali. La popolazione del comune di Croixdes-Bouquets, pertanto, vive qualsiasi forma di precarietà (salute, alimentare, ambientale, politico, ecc )(Università di Stato di Haiti dipartimento di scienza dello sviluppo-master in Sviluppo, Risultati e stress correlati al decentramento e allo sviluppo del comune di Croix des Bousquets, 2012). Ci sono famiglie numerose, i cui membri adulti sono disoccupati, e che vivono ancora in lamiera e capanne di fango e rischiano di morire di fame. Non hanno le risorse finanziarie per andare da un medico o mandare i figli a scuola: le uniche strutture scolastiche e sanitarie sono quelle dai Padri Scalabriniani. In questa situazione di estrema povertà e di emarginazione sociale i bambini, sono la parte della popolazione più a rischio di danno psicologico e fisico; non hanno accesso all'assistenza sanitaria, a un alimentazione appropriata e all'istruzione, costretti a vivere in condizioni estremamente precarie, in strutture fatiscenti. Secondo il Censimento sui bambini e giovani di strada di Port au Prince del 2011, a Croix des Bouquets vivono in strada 69 bambini. L'80% dei bambini e dei giovani ha riferito che il lavoro è una delle ragioni della scelta di vivere in strada (91% tra i giovani più di 18 anni e il 70% dei bambini tra gli 8 e 13 anni). Un'altra motivazione è quella che il 48% dei bambini e dei giovani definisce come "distrazione", mentre il 13% dei bambini e dei giovani dicono di scegliere in base a criteri di sicurezza, infatti a volte la strada per questi ragazzi risulta più sicura delle mura domestiche. In quest ultimo anno la comunità è entrata in contatto con circa 15 minori appartenenti a famiglie presenti sul territorio che vivono in situazioni di grave povertà. Si tratta di famiglie numerose, che vivono in piccoli monolocali, in situazioni di forte promiscuità, alle quali non sono garantiti i bisogni primari, ovvero cure sanitarie adeguate, cure di base adeguate, alimentazione adeguata. In questa situazione di forte povertà, spesso i minori sono abbandonati a se stessi in situazioni di pericolo che inevitabilmente la strada produce, mentre i genitori sono impegnati tutto il giorno alla ricerca di un lavoro o di una qualsiasi forma di sostentamento. A questi minori la comunità cerca di offrire un luogo protetto e salutare, per garantire quei bisogni di base, come un pasto e una doccia, ma anche per offrire opportunità educative, che i familiari non sono in grado di garantire. Il sostegno educativo che la comunità cerca di garantire consiste nel sostegno scolastico, permettendo ai minori di accedere all istruzione, negata dal sistema scolastico altamente privatizzato, sia nel favorire una crescita positiva, offendo un spazio in cui realizzarsi alternativo alla strada, partendo da attività semplici come la cura della casa e dell orto, per valorizzare le risorse e le qualità dei minori che la vita in strada nasconde e ostruisce. Gli operatori dell Ente, nel corso del 2014 hanno pertanto portato avanti diversi interventi volti a minimizzare questi disagi: - Attività di sostegno scolastico, dal lunedì al sabato, per un totale di 12h settimanali; - laboratorio agricolo (coltivazione della terra), 1h al giorno dal lunedì al venerdì; - attività ricreative due volte a settimana; - attività quotidiane di igiene personale; - sostegno alimentare, garantendo un pasto al giorno per i 15 minori che frequentano la casa; - adozioni a distanza di 10 minori, con attività correlate di accompagnamento, monitoraggio della scolarizzazione e accompagnate nella gestione del denaro; 12

13 BISOGNI SPECIFICI Secondo il Censimento sui bambini e giovani di strada di Port au Prince del 2011, a Croix des Bouquets vivono in strada 69 bambini. Nella comune di Croix des Bouquets l Ente ha individuato 15 minori di età compresa tra i 6 e 14 anni, provenienti da famiglie numerose, privi di un supporto educativo. DESTINATARI BENEFICIARI - i 15 minori, di età compresa tra i 6 e 14 anni, i cui genitori non riescono a garantire un adeguata educazione e a cui viene offerto un supporto diurno nella struttura residenziale dell Ente a Croix des Bouquets, e i 5 che verranno inseriti, per un totale di 20 minori. - le famiglie e i parenti dei minori accolti nella struttura dell Ente, in quanto sostenute e formate nelle loro funzioni genitoriali ed educative, supportate nel garantire ai minori i bisogni primari e indirettamente beneficiarie degli aiuti economici; - la società civile che beneficia di una progressiva diminuzione della povertà sul territorio; - le istituzioni sociale, che sono supportate dall ente nel monitoraggio dei bisogni delle famiglie e dei minori del territorio; - le altre associazioni del territorio, che possono qualificare il proprio intervento coi minori, grazie alle sinergie con l ente. DOMANDA DI SERVIZI ANALOGHI L enorme quantità di minori in situazione di povertà e abbandono sottolinea l importanza di attuare interventi di assistenza finalizzati a una possibile crescita e maturazione positiva, e alla soddisfazione dei bisogni basilari di questi bambini, avendo cura di facilitare il loro percorso scolastico. In particolare è necessario implementare interventi di assistenza ai minori più disagiati, come gli orfani, ma anche quelli che nonostante abbiano dei genitori, sono abbandonati a se stessi. Infine si avverte la necessità di percorsi educativi di prevenzione e di sviluppo della personalità sociale, per diminuire le diverse forme di disagio sociale. Inoltre i minori a rischio in quanto impossibilitati ad accedere a programmi educativi adeguati, presentano anche i seguenti bisogni: - accesso a servizi assistenziali e sanitari adeguati; - accesso a un alimentazione adeguata; - accesso ad abitazioni dignitose; - accesso a strutture e ambienti di socializzazione sicuri e adeguati; - percorsi di sensibilizzazione sui propri diritti e di prevenzione rispetto alle problematiche del lavoro minorile - un adeguata educazione sanitaria rivolta sia ai minori che ai familiari. OFFERTA DI SERVIZI ANALOGHI Dopo il terremoto del 2010, che ha avuto conseguenze devastanti in tutta l isola, molte colpito è stato il sistema scolastico. Molte strutture sono andate distrutte o danneggiate, rese inaccessibili, aggravando la già difficile situazione del sistema scolastico haitiano. A Croix des Bouquets il sistema scolastico, come per tutto il paese, è in mano ai privati mentre è poco curato dal punto di vista istituzionale. Le spese di iscrizione e i costi di mantenimento sono elevatissimi, e molte famiglie non possono garantire l accesso all istruzione ai propri figli. A Croix des Bouquets, varie ONG si sono 13

14 attivate per rispondere a queste situazione di emergenza: - i padri Scalabrini, dal loro arrivo ad Haiti hanno avviato diversi progetti tra cui una scuola primaria (che offre attualmente sostegno a circa bambini) e un centro educativo polivalente per i minori del quartiere, per dare sostegno scolastico e offrire uno spazio protetto. - Caritas Italiana ha istituito una scuola primaria e secondaria che ospita circa 700 alunni; - la fondazione Francesco Rava ha attivato una scuole di strada (Notre Dame Du Rosaire) che ospita 320 alunni. La fondazione su tutta l isola presenta altre 29 scuole di strada offrendo istruzione gratuita a circa alunni, oltre a 3 ospedali,1 programma di maternità sicuro,2 centri di riabilitazione per minori disabili,3 orfanotrofi, 1 centro produttivo e di formazione professionale,1 programma di distribuzione alimentare e acqua Molte altre sono le associazioni no profit che si sono attivate in tutta l isola per rispondere a questo bisogno, come le suore domenicane, i padri salesiani, la Caritas ambrosiana che lavora coi minori di strada, la missione Belem che ospita 1500 bambini, ma nonostante l impegno di tutte queste associazioni ancora oggi il 23% dei minori non ha accesso all istruzione. INDICATORI DI CONTESTO - n. di minori supportati dalla struttura dell Ente; - n. di minori individuati dall ente che necessitano di supporto educativo attraverso le adozioni a distanza; - n. attività ludico-ricreative realizzate dall ente a favore dei 15 minori; - n. ore laboratorio agricolo; - n. ore laboratorio igiene personale; - n. ore di sostegno scolastico. AUSTRALIA CONTESTO TERRITORIALE, SETTORIALE E DEI BISOGNI SPECIFICI Il progetto si sviluppa nel quartiere di Greenacre, un sobborgo di Bankstown, distante 17 chilometri da Sydney. Greenacre ha una popolazione di abitanti, di cui la maggior parte è nata fuori dall Australia, in particolare da stati arabi, soprattutto dal Libano ( circa il 14,6%). Inoltre tre quarti delle persone parla una lingua diversa dall'inglese in casa e la lingua più comunemente parlata è l'arabo (42,2%), creando non poche difficoltà di integrazione tra gli autoctoni e la comunità araba, che ha appunto una presenza molto forte nel quartiere. L'esperienza della povertà e della disuguaglianza tra i migranti e tra le comunità di rifugiati è ampia. In Australia, la capacità di comunicare in inglese è di vitale importanza in quanto è associata col successo nel mercato del lavoro, l'accesso a opportunità di istruzione e di formazione, permette di ottenere informazioni sui servizi e la ricerca di un alloggio sicuro e conveniente. La misura in cui migranti e rifugiati hanno accesso a lezioni di inglese, influenza il livello di povertà e disuguaglianza che essi sperimenteranno in Australia. La violenza domestica su donne e bambini è un problema significativo per la Città di Bankstown. La raccolta di informazioni da parte dei servizi locali fa notare come sia bassa la segnalazione delle violenza domestica nella comunità. Questo dovuto in gran parte alla paura da parte delle vittime di denunciare i propri famigliari e delle possibili ripercussioni che quest ultimi avrebbero nei loro confronti. Per fortuna questo trend sembra diminuire, come afferma il Department of Families, Housing, Communiti Services and Indigenous Affairs: infatti nel 2012 a Bankstown si è registrato un 14

15 aumento del 6,3% del tasso di incidenti registrati di violenza domestica. Secondo il Department of Families, Housing, Communiti Services and Indigenous Affairs la polizia di Bankstown nel 2012 ha raccolto 242 segnalazioni di incidenti domestici, e di questi ben 110 erano aggressioni, di cui 81 casi riconosciuti come atti di violenza domestica. Anche i bambini sono molto esposti alla violenza domestica. Dall analisi delle statistiche condotto dalla polizia è risultato come ancora rimanga molto impunita la violenza domestica, infatti solo il 34% dei casi di violenza su minori legati ad ambienti domestici ha provocato azioni legali dinanzi alla giustizia. I dati raccolti invece dal New South Wales Bureau of Crime Statistics and Research e descritti nel New South Wales Recorded Crime Statistics 2013 mettono in evidenza numeri molto superiori. Infatti nel 2012 ci sarebbero stati 731 casi di violenza domestica,73 casi di violenza sessuale. Sempre secondo questa ricerca nel 2013 ci sarebbero stati addirittura 888 casi di violenza domestica (+21.5% rispetto all anno precedente) e 100 casi di violenza sessuale (+37%). Gli operatori dell Ente, nel corso del 2014 hanno pertanto portato avanti diversi interventi a sostegno e tutela di donne e minori vittime di violenza: - accoglienza e sostegno per 6 donne vittime di violenza domestica e i loro2 figli presso la struttura dell Ente; - accompagnamento ed inserimento nel mondo del lavoro delle 6 donne accolte dall Ente; - Inserimento e sostegno scolastico per i 2 minori figli delle donne accolte presso la struttura dell ente; - organizzazione di incontri sulla violenza domestica in collaborazione con il Neighbourhood Center di Greenacre e con il finanziamento del comune di Bankstown; - partecipazione saltuaria allo sportello del centro di ascolto del Neighbourhood Center di Greenacre; - attività saltuarie di prevenzione a favore dei minori a rischio del quartiere di Greenacre, in collaborazione con l associazione The Brighter Future; BISOGNI SPECIFICI Secondo i dati raccolti dal New South Wales Recorded Crime Statistics 2013, nell Area del Governo Legale di Città di Bankstown sono stati segnalati 888 casi di violenza domestica, circa il 0.5% della popolazione totale. Solo il 36% delle donne vittime di violenza e il 34% dei casi di violenza su minori legati ad ambienti domestici ha provocato azioni legali dinanzi alla giustizia. I dati sono confermati anche dall Ente che nel quartiere di Greenacre ha individuato la necessità di avviare percorsi di sostegno, sensibilizzazione e prevenzione rivolte a circa 250 persone, tra donne e bambini, che vivono nel quartiere, e alle 6 donne vittime di violenza domestica e i loro 2 figli accolti presso la struttura dell Ente. DESTINATARI - le 6 donne e i loro figli, accolte nella struttura dell Ente; - le circa 100 donne che si rivolgono allo sportello del centro di ascolto Neighbourhood Center di Greenacre; - le circa 150 persone del quartiere, donne e minori, a cui sono rivolte le attività di sensibilizzazione e prevenzione. 15

16 BENEFICIARI - la società civile che beneficia di una progressiva diminuzione della violenza domestica; - le istituzioni sociale, che sono supportate dall ente nella sensibilizzazione e prevenzione del fenomeno della violenza domestica; - le altre associazioni del territorio, che possono qualificare il proprio intervento con le donne e coi minori, grazie alle sinergie con l ente; DOMANDA DEI SERVIZI ANALOGHI L elevato tasso di mancata denuncia sottolinea l importanza di attuare interventi di sensibilizzazione a favore delle vittime della violenza domestica. Si rileva l importanza di sviluppare percorsi personalizzati finalizzati ad una possibile presa di coscienza sulla gravità della violenza domestica da parte delle vittime ma anche dei colpevoli di tale reato, che spesso minimizzano la serietà delle loro azioni, ma anche da parte delle società stessa. Le vittime necessitano di un accompagnamento psicologico per riscoprire l importanza della propria individualità, avendo cura inoltre di facilitarne il percorso di auto-valorizzazione e garantendone un buon livello di emancipazione e autonomia, raggiungibili anche attraverso attività di avviamento lavorativo o istruzione professionale. In particolare si avverte la necessità di percorsi educativi adeguati di prevenzione e di sviluppo della personalità sociale, per diminuire le diverse forme di disagio sociale, tra i quali corsi di lingua inglese per facilitare l integrazione di quella parte di popolazione di origine araba, molto presente sul territorio. Infine è necessario implementare interventi di assistenza alle donne e ai minori più disagiati e isolati dalla società locale. OFFERTA DEI SERVIZI ANALOGHI La violenza domestica è un problema che molti australiani preferiscono non riconoscere. Qualcuno sostiene anche che la violenza domestica è essenzialmente una questione privata, che non deve interessare a chi è esterno al nucleo familiare, meno di tutti gli enti governativi. I dati raccolti mostrano come ogni anno migliaia di cittadini australiani, donne e bambini in particolare, soffrano fisicamente, psicologicamente e finanziariamente all'interno delle loro case a causa di atti di violenza commessi contro di loro. Per questo motivo molte sono le associazioni che contrastano al tendenza del minimizzare la questione della violenza domestica. Sul territorio di Bankstown si sono attivate varie Associazioni, quali - Mary s Place, un associazione che offre un ufficio di ascolto per quelle donne vittime di violenza domestica; - la The Brighter Future promuove iniziative e laboratori a favore dei minori più a rischio; - la Melkite Welfare Association, supporta tutte quelle persone in difficoltà, offrendo servizi di supporto e ascolto; - la Barnardos Association si occupa di affidamento di minori in difficoltà, in collaborazione coi servizi sociali del territorio. Nonostante l impegno di queste associazioni, si rileva come sia necessaria l intervento dell Ente, partendo anche dal fatto che queste stesse associazioni molto spesso richiedono l intervento e l aiuto dell associazione, in quanto tale problematica, data la sua natura nascosta è molto difficile da affrontare e arginare. INDICATORI DI CONTESTO - n. attività di sostegno rivolte alle 6 donne accolte presso la struttura dell Ente; 16

17 - n attività di supporto rivolte ai 2 figli delle 6 donne accolti dall Ente; - n. donne e minori vittime di violenza domestica; - n. donne vittime di violenza domestica accolte dall Ente; - n. minori figli di vittime di violenza domestica accolti dall Ente; - n. incontri di sensibilizzazione e prevenzione della violenza domestica realizzati; - n. di ore presso lo sportello del centro di ascolto del Neighbourhood Center di Greenacre; - n. di donne sostenute grazie allo sportello del Neighbourhood Center di Greenacre; - n. attività di prevenzione a favore dei minori a rischio del quartiere di Greenacre. 8) Obiettivi del progetto: L obiettivo generale è la realizzazione di un modello di intervento integrato a più livelli, finalizzato a rimuovere le cause del disagio e della marginalità sociale con una metodologia nonviolenta. Tale modello si realizza attraverso la condivisione diretta con vive situazioni di disagio. A partire dalle relazioni concrete, dalla lettura condivisa dei contesti e dei conflitti che li caratterizzano, vengono sviluppate azioni di educazione, sensibilizzazione, informazione, finalizzate alla promozione di una cultura di solidarietà e pace e cooperazione tra i popoli. Tale obiettivo generale si coniuga in due obiettivi trasversali e comuni a tutti i progetti denominati Caschi Bianchi oltre che in specifici obiettivi per ciascun progetto e per ogni territorio: Obiettivo Trasversale 1: Incrementare la realizzazione e la diffusione di materiale informativo attraverso il sito e gli strumenti informativi ad esso collegati utili a sensibilizzare la società civile italiana sulle conflittualità sociali presenti nei paesi di destinazione del progetto. Obiettivo trasversale 2: Realizzare un report sul grado di affermazione dei Diritti umani fondamentali, a partire da casi concreti e storie di persone nei diversi contesti in cui viene attuato il progetto, utile ad approfondire la conoscenza del contesto e di individuare eventuali nuove priorità di intervento. 17

18 Obiettivi specifici del progetto HAITI Bisogno specifico: Secondo il Censimento sui bambini e giovani di strada di Port au Prince del 2011, a Croix des Bouquets vivono in strada 69 bambini. Nella comune di Croix des Bouquets l Ente ha individuato 15 minori di età compresa tra i 6 e 14 anni, provenienti da famiglie numerose, privi di un supporto educativo. OBIETTIVO INDICATORI SPECIFICO DI CONTESTO DI RISULTATO RISULTATI ATTESI Garantire il - n. di minori - incremento del n. di - miglioramento sostegno supportati minori appartenenti del livello di scolastico e un dalla alle famiglie povere supporto educazione e struttura che partecipano al educativo a 20 socializzazione dei minori dell Ente; doposcuola( da 15 a 20 minori appartenenti alle 20); accompagnati; famiglie disagiate di - aumento delle - miglioramento Croix des attività ricreative Bouquets ed del rendimento con i minori ( da 2 a esposti al rischio scolastico dei 20 della strada 3 pomeriggi la minori settimana); accompagnati; - n. di minori individuati dall ente che necessitano di supporto educativo attraverso le adozioni a distanza; - n. attività ludicoricreative realizzate dall ente a favore dei 15 minori; - n. ore laboratorio agricolo; - n. ore laboratorio igiene personale; - n. ore di sostegno scolastico. - incremento delle ore di sostegno scolastico per i minori che partecipano al doposcuola ( da 12h a 18h settimanali) - Incremento delle adozioni a distanza dai 10 a 15 minori; - miglioramento dell autonomia dei 20 minori accompagnati; - riduzione dei rischi legati alla vita di strada per i 20 minori. 18

19 AUSTRALIA Bisogno specifico: Secondo i dati raccolti dal New South Wales Recorded Crime Statistics 2013, a Bankstown sono stati segnalati 888 casi di violenza domestica, circa il 3% della popolazione totale. solo il 36% delle donne vittime di violenza e il 34% dei casi di violenza su minori legati ad ambienti domestici ha provocato azioni legali dinanzi alla giustizia. I dati sono confermati anche dall Ente che nel quartiere di Greenacre ha individuato la necessità di avviare percorsi di sostegno, sensibilizzazione e prevenzione rivolte a circa 250 persone, tra donne e bambini, che vivono nel quartiere, e alle 6 donne vittime di violenza domestica e i loro 2 figli accolti presso la struttura dell Ente. OBIETTIVO INDICATORI SPECIFICO DI CONTESTO DI RISULTATO RISULTATI ATTESI Incrementare e qualificare interventi di sostegno e prevenzione in favore di donne e minori vittime di violenza domestica nel quartiere di Greenacre. - N. attività di sostegno rivolte alle 6 donne accolte presso la struttura dell Ente; - n attività di supporto rivolte ai 2 figli delle 6 donne accolti dall Ente; - n. donne e minori vittime di violenza domestica; - n. donne vittime di violenza domestica accolte dall Ente; - n. minori figli di vittime di violenza domestica accolti dall Ente; - n. incontri di sensibilizzazione e prevenzione della violenza domestica realizzati; - n. di ore presso lo sportello del centro di ascolto del Neighbourhood Center di Greenacre; - n. di donne sostenute grazie allo sportello del Neighbourhood Center di Greenacre; - aumento del 10% delle attività di sostegno rivolte alle 6 donne accolte dall Ente; - incremento del 15% delle attività di supporto rivolte ai 2 minori accolti presso l Ente; - Aumento del 15% del n. di donne sostenute grazie allo sportello del Neighbourhood Center di Greenacre; - realizzazione di 1 incontro al mese di sensibilizzazione e prevenzione della violenza domestica, per un totale di 8 incontri. - presenza allo sportello del centro di ascolto Neighbourhood Center di Greenacre per 2 volte a settimana, per un totale di 8 h; - Attivazione di 1 incontro settimanale per le attività di prevenzione a favore dei minori a rischio del quartiere di Greenacre. - Aumento del 5% delle azioni legali correlate alla violenza domestica dinanzi la giustizia; - Miglioramento delle condizione psicologica ed emotiva delle 6 donne e dei loro 2 figli accolti dall Ente; - Aumento delle autonomie delle 6 donne accolte presso la struttura dell Ente. 19

20 - n. attività di prevenzione a favore dei minori a rischio del quartiere di Greenacre. 9) Descrizione del progetto e tipologia dell intervento che definisca in modo puntuale le attività previste dal progetto con particolare riferimento a quelle dei volontari in servizio civile nazionale, nonché le risorse umane dal punto di vista sia qualitativo che quantitativo: Il presente punto viene suddiviso, per leggibilità, in due parti: -una prima parte riguardante le attività, il personale e le attività dei volontari trasversali, connesse agli obiettivi trasversali a tutti i progetti con prefisso CASCHI BIANCHI -una seconda parte riguardante le attività, il personale e le attività dei volontari connesse agli obiettivi specifici del presente progetto 9.1 Complesso delle attività previste per il raggiungimento degli obiettivi Riguardo ai due obiettivi generali comuni ai diversi progetti che ripropongono il modello di intervento Caschi Bianchi, sono previste le seguenti azioni: OBIETTIVO TRASVERSALE 1: Incrementare la realizzazione e la diffusione di materiale informativo attraverso il sito e gli strumenti informativi ad esso collegati utili a sensibilizzare la società civile italiana sulle conflittualità sociali presenti nei paesi di destinazione del progetto. MESI AZIONI Attività- Azione 1 - COSTRUZIONE BACINO DI ATTENZIONE 1.1. Attività di censimento e contatto dei media tradizionali e non, presenti nel territorio di provenienza dei volontari 1.2. Invio di informazioni prodotte dai volontari e realizzazione di interviste ai contatti censiti 1.3. Realizzazione di testimonianze sull esperienza all estero

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