QUALI FAMIGLIE? PER UN APERTURA VERSO LE DIVERSE MODALITà DI FAMIGLIA. FAMILIARMENTE IN PRATICA INTERVISTA a SIVANA OSTINI REFERENTE AFFIDO FAMILIARE

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1 dicembre 2013 n. 05 QUALI FAMIGLIE? PER UN APERTURA VERSO LE DIVERSE MODALITà DI FAMIGLIA FAMILIARMENTE IN PRATICA INTERVISTA a SIVANA OSTINI REFERENTE AFFIDO FAMILIARE FAMIGLIA E FAMIGLIE NONNI, GENITORI E FIGLI IN RETE APPUNTAMENTI & EVENTI LE COSTELLAZIONI FAMILIARI: iscrizioni corso base

2 03 editoriale Quali famiglie? di Antonio Restori familiarmenteinpratica Le profonde risorse di cui le famiglie sono capaci. Intervista a Silvana Ostini referente affido familiare. di Alida Cappelletti e Alessia Ravasini famiglia&istituzioni L esperienza dell affido: due famiglie raccontano di Clara Foglia ed E.C famiglia&istituzioni Incontro la famiglia nel percorso pre adottivo di Fabio Sbattella famiglia&istituzioni Dove si incontra con gli amici mio figlio? di Gianfranco Bruschi famiglia&cultura Sono figlio di immigrati ma sono nato in italia di Marcella Gussoni famiglia&benessere Le cose cambiano tra i miei genitori: come posso sentirmi? di Monica Premoli famiglia&benessere Straniero a casa mia di Francesca Martino famiglia&famiglie Grazie Nonni di Antonella Cortese famiglia&famiglie Il gruppo dei genitori ci ha accompagnato fin qui di Alida Cappelletti e Rossana Baccarini Periodico Quadrimestrale Anno 2013 Registrazione del Tribunale di Parma con autorizzazione n. 6 del 21 aprile 2011 Proprietario: Associazione Coinetica Direttore responsabile: Elisa Chittò Direttore editoriale: Alida Cappelletti Comitato Scientifico: Antonio Restori, Alessia Ravasini, Valentina Nucera,Monica Premoli, Gianfranco Bruschi Staff redazionale: Gianfranco Bruschi, Alida Cappelletti, Elisa Chittò, Antonella Cortese, Francesa Martino, Valentina Nucera, Monica Premoli, Alessia Ravasini Hanno collaborato: Rossana Baccarini, Clara Foglia, Evelina Ceccato,Francesca Donati, Francesca Moretti, Silvana Ostini, Fabio Sbattella Si ringraziano per la collaborazione Il centro per le famiglie di Parma, Il Servizio sociale Provincia Parma, Forum Solidarietà. Progetto Grafico e Stampa: Edicta Con il Patrocinio della Provincia di Parma 2 familiarmentelibri-film Una piccola impresa meridionale di Antonella Cortese si consiglia il libro Il linguaggio segreto dei fiori familiarmenteappuntamenti&eventi Le costellazioni familiari - Dott. Attilio Piazza SE DESIDERATE ESPRIMERE UN VOSTRO PARERE IN MERITO ALLA RIVISTA, CONTATTATECI AL SEGUENTE INDIRIZZO la redazione

3 editoriale di Antonio Restori QUALI FAMIGLIE? I temi affrontati nei primi quattro numeri di Familiarmente verranno ripresi a partire da questo, il numero cinque, ripartendo dalla domanda quali famiglie? Ricordiamo che Familiamente NON è una rivista SULLE famiglie, ma DELLE famiglie, scritta PER le famiglie. E di quali famiglie parliamo? Di tutte quelle esperienze di convivenza legate da vincoli affettivi ed economici, anche non necessariamente sancite dall istituto giuridico del matrimonio, e che si caratterizzano da un profondo legame di appartenenza, reciprocità, vicinanza, anche se non sempre facile da gestire. Non è dunque solo la classica immagine di famiglia che abbiamo in mente, quella dove tutto è sempre al suo posto, con la mamma ai fornelli, il papà giacca e cravatta che si legge il giornale, e i bimbi che giocano serenamente, o che escono con i nonni a prendere il gelato. Ma è la famiglia reale, la nostra famiglia, quella di cui vogliamo parlare, che affronta i cambiamenti con timore, con speranza, che sogna, che parte, che torna, che si perde, ma che tenta sempre un modo per ridefinirsi in nuove forme, disseminandosi, cercando di non dissolversi, cercando di mantenere la propria dignità di esistenza di fronte alle sfide della vita dei nostri tempi. Probabilmente dovremmo disporre di un numero infinito di edizioni di Familiarmente per poter condividere la moltitudine di differenti modalità con cui una famiglia può manifestarsi. Abbiamo da poco iniziato questo percorso fatto di racconti, storie, esperienze, e le risposte dei nostri lettori, i commenti alle letture, ci incoraggiano a continuare questa esperienza editoriale. Continueremo quindi ad usare sempre un linguaggio non tecnico, il più possibile comprensibile, affinché la rivista possa essere veramente percepita come famigliare e alla portata di tutti. Per facilitare il dialogo con i lettori abbiamo pensato di inserire una rubrica aperta al confronto con i temi che trattiamo. Affiancheremo alle letture alcune informazioni su iniziative che le associazioni di volontariato e gli enti pubblici hanno in programma di realizzare sul territorio parmense. Una buona lettura 3

4 familiarmenteinpratica Le profonde risorse di cui le famiglie sono capaci di ALIDA CAPPELLETTI e alessia ravasini Intervista alla referente dell affido familiare del Centro per le Famiglie di Parma Silvana Ostini Noi operatori sogniamo una città dove non ci sia la necessità di fare affido. Immaginiamo una città accogliente dove ognuno si accorge delle difficoltà dell altro, del proprio vicino di casa, dove sia naturale chiedere e dare aiuto senza la mediazione dei servizi. 4 N oi della redazione di Familiarmente pensiamo alla famiglia al di fuori degli stereotipi comuni, quindi con diverse forme e diverse esperienze e che, nel tempo, può cambiare e trasformarsi nella sua definizione. Anche l esperienza dell affido ci pare esca dagli stereotipi comuni secondo i quali la famiglia debba essere costituita da mamma papà e figli loro. Ci piacerebbe in questo numero che riparte dalla domanda Quali Famiglie? raccontare esperienze di grande valore umano, di profonde risorse di cui le famiglie sono capaci. Ci presenterebbe in breve qual è il suo ruolo all interno del centro per le famiglie e dell area affido di cui vi occupate Il Centro per le Famiglia di Parma è, e vuole essere, un luogo per e delle famiglie intese nella loro complessità e multi varietà. È un luogo che vede le famiglie con delle preziose risorse interne anche quando stanno attraversando momenti complessi e passaggi critici ma soprattutto che considera le famiglie come risorse per la comunità. Per questo le attività e i servizi presenti nel nostro Centro si approcciano alla famiglia considerandola portatrice di opportunità e di cambiamento. Io personalmente mi occupo, con un gruppo di colleghi, dell affido famigliare e di tutte le attività ad esso connesse. Accolgo le persone interessate a comprendere meglio questa esperienza. Mi occupo di formazione e sostegno alle famiglie affidatarie, della promozione dell affido e dell accoglienza, lavoro con i colleghi nella fase di abbinamento e nel sostegno all affido. Che cos è l affido familiare? L affido familiare è, per le sue caratteristiche, uno degli interventi che meglio rappresenta lo spirito sopra descritto. Ci troviamo di fronte a una famiglia che apre le porte della sua casa ad un bambino e alla sua storia e che, contrariamente all adozione, non ha bisogno di rispondere ad uno schema rigido (la legge parlando di affido dice: il minore temporaneamente privo di ambiente famigliare idoneo,...è affidato ad una famiglia, preferibilmente con figli minori, o ad una persona singola, in grado di assicurargli il mantenimento, l educazione e le relazioni affettive di cui ha bisogno. ) diventando risorsa per un bambino e per la sua famiglia momentaneamente in difficoltà. Qual è il ruolo della famiglia che si avvicina all affido? Essere disponibili per l affido famigliare è immaginarsi di poter essere per un bambino una famiglia in più che lo affianca e lo accompagna per un pezzo della sua vita.

5 familiarmenteinpratica Per fare affido non occorre essere famiglie o persone speciali. Occorre disponibilità all accoglienza, voglia di mettersi in gioco.occorre inoltre poter immaginare di non aiutare solo il bambino ma anche i suoi genitori a recuperare competenze e a trovare interlocutori aperti e disponibili all ascolto. Spesso i genitori dei bambini che vanno in affido sono persone sole, malate, a loro volta abbandonate e che hanno, per questo, bisogno di qualcuno che gli stia vicino. Il bambino in affido si sentirà veramente accolto solo se troverà negli affidatari uno spazio, anche solo mentale, per i suoi genitori, lontano dal giudizio e dal pregiudizio. In familiarmente parliamo di famiglie nel senso più ampio del termine, quindi per intenderci non solo della classica famiglia ma anche di famiglie ricomposte, unioni di fatto, e anche coppie appartenenti allo stesso sesso. Quali sono le caratteristiche che ritiene utili e che rendono la coppia candidabile per fare questo tipo di esperienza? Ogni famiglia e ogni singola persona può rendersi disponibile per fare una esperienza di affido familiare. La nostra Direttiva Regionale n del 2011, definisce un iter preciso e rigoroso per le persone che sono interessate a diventare affidatari che prevede, oltre ad un colloquio informativo, un successivo percorso formativo informativo ed una serie di colloqui con dei tecnici per arrivare a definire la propria idoneità all affido. L intero percorso consente di arrivare a definire insieme, famiglie e operatori, la possibilità di concretizzare l esperienza di affido e soprattutto per quale tipologia di affido e di minore si è più adatti. Qual è la durata dell affido? Il nostro Servizio da anni preferisce spostare il focus dall affido all accoglienza. Quest ultima, non riduce l attenzione sul minore, ma racchiude una vasta gamma di esperienze che vanno dall affiancamento famigliare (Progetto Una famiglia per una famiglia) dove vi è una progettazione che non vede il minore al centro dell intervento, all affido vero e proprio di un minore ad una famiglia. L esperienza di affido può essere fortemente variegata sia nelle modalità di concretizzazione che nei tempi. Si può accogliere un minore alcuni giorni la settimana (ad esempio nei fine settimana), aiutarlo nei compiti tutti i giorni, o occupandosene in fasce orarie in cui i genitori sono impegnati e non ci sono servizi per accoglierli (lavoratori su turni). A volte la necessità è più ampia e richiede una permanenza vera e propria del bambino nella famiglia affidataria. I progetti possono essere per alcuni mesi, per qualche anno, a volte richiedono tempi lunghi. Noi operatori sogniamo una città dove non ci sia la necessità di fare affido. Immaginiamo una città accogliente dove ognuno si accorge delle difficoltà dell altro, del proprio vicino di casa, dove sia naturale chiedere e dare aiuto senza la mediazione dei servizi. Quali sono le criticità che si incontrano in tali esperienze da parte delle famiglie? A questa domanda saprebbero rispondere meglio di me le diverse famiglie che in questi anni hanno accolto bambini in affido a Parma. Dal mio punto di vista, l affido familiare, nella sua eccezione classica di intervento di tutela per un minore in difficoltà, rimane comunque una esperienza complessa. Le famiglie affidatarie devono essere in grado di accogliere un bambino che ha vissuto a volte momenti molti difficili e contemporaneamente sapere accogliere e dare valore alla sua famiglia, spesso causa diretta di queste difficoltà. È una esperienza che costringe la famiglia che si apre a questa esperienza ad aprire la porta di casa alla società, spesso nelle sue espressioni più drammatiche, ai servizi, ai tribunali. Costringe la famiglia a non chiudersi in sé stessa, a modificarsi, a confrontarsi. Attraverso l affido ci si misura quotidianamente con i propri limiti e le proprie risorse sia come famiglie che come operatori. 5

6 famiglia&istituzioni L esperienza dell affido: due famiglie raccontano di Clara Foglia 6 si aprono territori inattesi da esplorare Siamo una famiglia di Parma, composta da madre, padre e una figlia. Facciamo affido dal Abbiamo dato la disponibilità sia per l affido in emergenza e sia per affidi a lungo termine. Ad oggi abbiamo accolto sei bimbe/i. Abbiamo una casa piccola piccola. Abbiamo due lavori normali... Questo per dire che non è necessario avere delle caratteristiche strutturali speciali per far pratica di affido. L affido è una pratica complessa, che la nostra famiglia, piccola squadra d accoglienza, cerca di vivere come una cosa naturale e importante, feconda e rivoluzionaria. Perché per noi fare affido è in definitiva prenderci cura di una creatura piccola e delle sue relazioni. Un/a bimbo/a è senza mamma? Un/a bimbo/a è senza casa? Un/a bimbo/a o i suoi genitori hanno bisogno? Bene, noi vogliamo vedere e rispondere, ci siamo, facciamo posto, scoviamo il tempo, siamo pronti. E l affido, vissuto in questo modo, con questa linearità logica, non dovrebbe essere straordinario perché è sempre accaduto e continuerà a succedere. Eppure è ancora vissuto come un evento difficile e faticoso. È vero che è complesso, e che implica una fatica grossa, perché è una scelta che agisce concretamente sulla vita di tutti i giorni moltiplicando le acrobazie del quotidiano, ma è anche molto premiante e importante. Le persone ci domandono spesso: ma come fate a separarvene? Siamo arrivati a comprendere, a volte anche con fatica, che l amore e le sue strade misteriose escano dalla logica del mio, del per sempre, del e poi come fai a lasciar andare?, del ma non hai paura di soffrire?... e si scompiglia il mazzo delle carte aprendo territori inattesi da esplorare.. Noi cerchiamo di vivere l affido come un apertura incondizionata, per prenderci cura di un/a bimbo/a e di chi può capitare che non ce la faccia, anche solo per un po. Nell accoglienza, la nostra famiglia ha trovato un senso proprio in questo gesto naturale che è l affido, perché è un gesto carico di valori e di senso. È un luogo dove i giudizi si vorrebbero sospendere e dove è necessario esserci, il fare, il riempire i vuoti del bisogno, le mancanze. Per noi fare affido è fondamentalmente il nostro fare politica, il nostro fare politica concreta, il nostro esserci per e nella nostra polis, la comunità che ci circonda. Perché, abbiamo imparato nel corso degli anni, che nell affido non ci si prende cura solo del/la bambino/a da accogliere ma anche di tutti i suoi legami, anche di una larga fetta della società che ha bisogno di cure e di attenzione, di moltiplicazione di relazioni, di intrecci intessuti. Perché spesso l affido cura anche tutti noi.

7 famiglia&istituzioni La risata di A. è tra i miei ricordi più belli di E.C. Ci siamo accostati all affido prima ancora di diventare marito e moglie. Una sera, nella nostra parrocchia, era stato organizzato un incontro con un signore, un medico di Reggio Emilia che aveva da tempo, assieme alla moglie ed ai figli, aperto la sua casa a bambini in situazioni di disagio o di fragilità. Il racconto di quest esperienza ci aveva particolarmente colpito: questo signore trasmetteva una gioia, un senso di serenità contagiosi.una volta sposati, L. ed io, dopo averne parlato a lungo ed esserci confrontati con amici che avevano già fatto affidi, ci siamo rivolti ai Servizi Sociali ed abbiamo dato la nostra disponibilità ad accogliere un bambino in affido. Il percorso dell affido era allora leggermente diverso da com è oggi, ma era comunque un iter strutturato che prevedeva la frequenza mensile di un gruppo misto di famiglie con affidi in corso e famiglie disponibili ad accogliere. Oltre a questo, erano previsti dei colloqui d informazione e preparazione all affido con un assistente sociale ed uno psicologo. Personalmente preferivo gli incontri con le altre famiglie ai colloqui con gli operatori dei servizi: ascoltare le storie di chi aveva affidi in corso, infatti, era molto coinvolgente e stimolante ed era anche più facile che mettersi a nudo nei colloqui con assistente sociale e psicologo. Il nostro primo affido, comunque, è avvenuto un po per caso: una signora del gruppo affido ci aveva segnalato che le suore di una comunità cittadina stavano cercando una famiglia per un bambino da collocare in affido eterofamiliare. Il bambino, C., di anni 6, aveva alle spalle una storia familiare pesante in un contesto estremamente disagiato e violento ed era reduce da un affido fallito. Poco tempo prima, infatti, era stato affidato ad una famiglia composta dai genitori e da un coetaneo, ma dopo solo una settimana C. era stato riaccompagnato dalle suore. Gli affidatari avevano spiegato alle suore ed ai servizi che erano sorti problemi di lavoro per il papà, ma l impressione delle suore era che C. competesse con il figlio della coppia per avere l attenzione dei genitori e che gli affidatari non riuscissero a gestire la situazione. Per questa ragione i servizi cercavano una coppia giovane preferibilmente senza figli e noi potevamo forse essere la risorsa giusta per C. La prima volta che abbiamo incontrato C., lui era in punizione e non poteva uscire a giocare in giardino. Le suore ci avevano presentato come degli amici e come tali ci siamo comportati quel giorno e durante le frequenti visite che, nelle settimane successive, abbiamo fatto a C.: giocavamo con lui e con i suoi amici, lo aiutavamo nei compiti, cercavamo di entrare in punta di piedi nella sua vita. Ovviamente lui aveva grandi aspettative su di noi: C., infatti, era l ultimo di 5 figli ed aveva già visto gli altri fratelli andare via dalla comunità, chi in altre comunità, chi in affido presso altre famiglie. Già dopo pochi incontri ci aveva chiesto di venire a casa nostra e quando aveva visto che c era una camera in più si era dimostrato molto contento. Noi, però, in accordo con i servizi, avevamo preferito farci desiderare, aspettare che fosse lui a chiedere di venire a vivere con noi. C., infatti, nei suoi 6 anni aveva subito così tante decisioni prese da altri (assistenti sociali, psicologi, giudici), che aveva bisogno di credere di poter scegliere lui. I primi tempi in famiglia sono stati bellissimi e difficili: C. aveva bisogno di attenzioni continue e cercava di frapporsi sempre tra me e L., di dividerci. Sembrava geloso del nostro rapporto e voleva una sorta di esclusiva su L., che cercava continuamente di allontanare da me. Conoscevamo parte della sua storia e sapevamo che, nella sua famiglia, il padre aveva un ruolo predominante ed il figlio più grande era l unico al quale il padre dedicasse attenzioni. La madre, invece, totalmente subalterna e sottomessa al marito, non aveva nessuna credibilità ed autorevolezza. C. aveva bisogno di riacquistare fiducia nella figura femminile in generale ed in quella materna in particolare e noi abbiamo cercato di aiutarlo in questo percorso. Nel giro di qualche mese siamo passati da frasi del tipo maschi con maschi e femmine con femmine ad espressioni come i maschi sono più forti, ma le femmine sono più furbe! : inutile dire che per me è stata una grande vittoria! Tre anni più tardi ci siamo imbattuti nel nostro secondo affido. Si trattava di una bambina questa volta ed era un vero e proprio affido a termine. A. doveva rimanere con noi per tre mesi, durante l estate, intanto che la mamma tornava in Africa con la sorella più piccola a trovare i parenti. A. aveva solo 3 anni, ma sembrava molto più grande: responsabile, educata, simpatica e bellissima. Ci siamo subito innamorati di lei ed è stato difficile riaccompagnarla a casa quando la mamma è rientrata in Italia. Questi bambini, che per un periodo più o meno lungo cresci come figli tuoi, ti entrano nel cuore: dai tanto, ma ancora di più ricevi e quest esperienza arricchisce molto anche il rapporto di coppia.il rapporto con A. non si è interrotto quando è tornata a casa, anzi. Con la mamma di A. siamo diventati amici, una vera e propria famiglia allargata. Abbiamo aiutato N., la mamma di A., che viveva da sola a Parma con tre bambini, nella gestione quotidiana, dandole una mano con i figli così che potesse lavorare. A. trascorreva con noi molti weekend e le vacanze estive. N. cucinava spesso per noi pietanze africane e ogni volta che comprava un gioco per A., ne regalava uno uguale anche a mia figlia. Dalla mamma di A. ho imparato tanto: so acconciare i capelli afro e cucinare le banane fritte, ma soprattutto a volte riesco, con qualche difficoltà devo ammetterlo, a ridimensionare i problemi con lo spirito africano di chi ne ha passate così tante che non si fa spaventare dalle difficoltà della vita. La risata di N. è tra i miei ricordi più belli. 7

8 famiglia&istituzioni Incontro la famiglia nel percorso pre adottivo di Fabio Sbattella Alla fine del percorso ci siamo sentiti accompagnati 8 Marco e Marina hanno appena concluso i colloqui presso la ASL del loro paese, dove avevano offerto disponibilità per un adozione internazionale. Mi raccontano le loro emozioni e con piacere accettano di condividere alcune riflessioni. Quando abbiamo pensato di adottare un bambino, non avevamo la minima idea della complessità di questo percorso. Negli anni precedenti avevamo con gioia consolidato la nostra coppia e poi ascoltato il nascere di un desiderio intenso. Il desiderio di allargare a un bambino, che pensavamo di poter generare, il dono del nostro essere insieme. Quelli che sono seguiti sono stati anni frustranti. La scoperta dell infertilità di Marco, l inutile tentativo di una cura sanitaria. E poi i tentativi di procreazione assistita, le false promesse, la scoperta dei limiti del corpo anche in Marina. È difficile in poche righe spiegare la tristezza e l angoscia di quegli anni, il dolore legato ai confronti, i sensi di colpa sollevati da inutili domande del tipo se avessimo fatto. Eppure, nel tempo, abbiamo scoperto che il nostro amore era ben fondato: lui (dice Marina) ha saputo starmi vicino più di quanto avessi potuto mai sperare. Lei (spiega Marco) mi ha incoraggiato a scoprire cosa significa veramente amare. Così, gradualmente, abbiamo iniziato a pensare all adozione. Non era, in verità, il nostro progetto originario, ma a quel punto era chiaro per noi che il desiderio di una vita piena era capace di orientarsi verso progetti diversi, come l adozione. Non pensavamo, a quel tempo, che la strada per divenire genitori adottivi fosse ancor più complessa della maternità e la paternità biologica. Abbiamo iniziato a informarci presso alcuni conoscenti e abbiamo raccolto racconti agghiaccianti. Parlavano di iter burocratici assurdi, colloqui con gente che ti rivolta come un calzino, giovani operatrici che si arrogano il diritto di decidere se il progetto di vita che hai costruito va bene o no. Sembrava un percorso in cui qualcuno avrebbe fatto di tutto per metterti i bastoni tra le ruote. I suggerimenti sulle strategie da adottare erano tra loro in contrasto. Se avessimo parlato della nostra fede in Dio,

9 famiglia&istituzioni come forza che dà speranza al nostro amore, avremmo corso il rischio di essere bocciati, da operatori ostili, che vedono ogni fede come una mezza follia. Se avessimo parlato del sano desiderio di avere un bambino, saremmo stati bocciati da chi interpreta il verbo avere come indicatore di possessività o invidia. Sentivamo la possibilità di realizzare la nostra vita come in balia della volontà di altri. Non nego (continua Marco), che arrivai ai primi colloqui con le operatrici ASL carico di pregiudizi e scetticismo. Per il lavoro che faccio, inoltre, conosco il lato ostile delle istituzioni, della pubblica amministrazione, del suo apparato burocratico. È una realtà che prende tutto ciò che vuole e non ti restituisce mai nulla. Così, quando incontrammo la psicologa e l assistente sociale, incaricate dal Tribunale per i minorenni, eravamo molto difesi. Mi chiedevo continuamente: cosa stanno pensando? Sono intelligenti? Domande rimaste a lungo senza risposta. Non ricevevamo molti feed-back durante i colloqui. Abbiamo però molto apprezzato la loro professionalità. Puntuali, discrete, precise e trasparenti nelle procedure. Io temevo (aggiunge Marina) che parlassero come un libro stampato, che ci vedessero come uno dei tanti casi letti sui libri che descrivono i tipici genitori adottivi. Gradualmente, tuttavia, con intelligenza hanno saputo sgretolare la nostra diffidenza. Anch io (prosegue Marina), per lavoro, faccio a volte colloqui e si è dunque sviluppato tra noi un confronto appassionato. Siamo riusciti a intravedere la loro umanità, soprattutto quando, ascoltandoci profondamente, hanno dimostrato di non dare per scontato che noi adottivi siamo tutti uguali. Così, giunti alla fine del percorso, possiamo dire che ci siamo sentiti accompagnati. Accompagnati a capire meglio ciò che stiamo facendo, ciò che vogliamo, ciò che sappiamo fare da anni per amarci sempre di più. E anche a capire Servizi per IL TERRITORIO che la complessità dell adozione non sta nella burocrazia sviluppata per difendere i diritti dei bambini e contrastare i traffici internazionali, ma sta nei bambini stessi. Sono loro i veri protagonisti della vicenda. Sedi e componenti équipe adozioni provincia di Parma Zona Sociale di Fidenza 13 Comuni: Busseto, Fontanellato, Fontevivo, Fidenza, Noceto, Polesine P.se, Roccabianca, Salsomaggiore Terme, San Secondo, Sissa, Soragna, Trecasali, Zibello. Servizio e Sede équipe adozioni: Servizio Sociale Azienda USL Distretto Fidenza - Via Berenini, Fidenza (PR) - Tel. 0524/ Zona Sociale di Parma 5 Comuni: Parma, Colorno, Sorbolo, Mezzani, Torrile. Servizio e Sede équipe adozioni: Centro per le famiglie del Comune di Parma - Borgo San Giuseppe, Parma - Tel. 0521/ Zona Sociale Sud Est 5 Comuni: Calestano, Corniglio, Langhirano, Lesignano dè Bagni, Monchio delle Corti. Servizio e Sede équipe adozioni: ASP Azienda Sociale Sud-Est Via Don Luigi Orsi, Langhirano (PR) - Tel. 0521/ Comuni: Neviano degli Arduini, Palanzano, Tizzano Val Parma. Servizio e Sede équipe adozioni: Comunità Montana Unione Comuni Parma Est - P.zza Ferrari, Langhirano (PR) Tel. 0521/ Comuni: Collecchio, Felino, Montechiarugolo, Sala Baganza, Traversetolo. Servizio e Sede équipe adozioni: Azienda Speciale Consortile Pedemontana Sociale - P.zza Fraternità, Collecchio (PR) Tel. 0521/ Zona Sociale Valli Taro e Ceno 14 Comuni: Albareto, Bardi, Bedonia, Bore, Borgo Val di Taro, Compiano, Fornovo Taro, Medesano, Pellegrino P.se, Solignano, Terenzo, Tornolo, Varano Melegari, Varsi. Servizio e Sede équipe adozioni: ASP Azienda Pubblica di Servizi alla Persona - Rossi Sidoli - V. Duca degli Abruzzi, Compiano (PR) Tel. 0525/ Comune: Valmozzola. Servizio e Sede équipe adozioni: Servizio Sociale Comune di Valmozzola Via Provinciale - Mormarola Valmozzola (PR) Tel. 0525/67144/ Comune: Berceto. Servizio e Sede équipe adozioni: Servizio Sociale Comune di Berceto Via G. Marconi, Berceto (PR) - Tel. 0525/629220/11 9

10 famiglia&istituzioni di Gianfranco Bruschi Riflessione di un genitore sui Centri di aggregazione: sono occasioni di crescita o luoghi in cui ci si può perdere? Sono laboratori esperienziali e relazionali o luoghi in cui legarsi a persone sbagliate? Le differenze spesso ci spaventano perchè parlano della diversità, ma spesso (ci) offrono più informazioni di sé attraverso la relazione con l altro. 10 Dove si incontra con gli amici mio figlio? i centri di aggregazione giovanile M io figlio al centro di aggregazione... Siamo già arrivati fin qua? Mi sembrava ieri che l accompagnavo alla scuola elementare. Lo lasciavo al cancello, lo salutavo con un bacio se non correva via, i primi anni e poi mi scappava via e allora lo salutavo e basta. Lo guardavo salire le scale e sparire dietro il portone, insieme ad un nugolo di ragazzi scalpitanti. In seguito lo avrei lasciato prima del cancello e lo avrei visto fino al varco del solito portone. Mi sembrava ieri anche quando lo accompagnavo alle scuole medie: stavolta neanche prima del cancello. Mi chiedeva di lasciarlo di fianco all edificio, che non voleva farsi vedere con me da tutti gli altri compagni che aspettavano l ingresso davanti alla scuola. Poi andavo a riprenderlo attendendolo allo stesso angolo del mattino. E ora va al centro di aggregazione. Chissà chi ci incontra? Cosa fanno? Magari i più grandi lo portano chissà dove. Me lo direbbe. Mah? Siamo sicuri? Fanno sport, stanno insieme, e poi c è anche quello un po strano, quello straniero con un anno o due in più, quell altro un po effeminato... quello bocciato due volte Lui non ci trova niente di strano. Io ci penso qualche volta che potrebbe guardare gli altri con ammirazione, per le cose da grandi che fanno o che hanno fatto o magari per il loro mitico percorso scolastico accidentato. Oppure incuriosito seguirli per qualche bravata o per andarsi a vedere certi video su youtube o su internet. Anche a casa può farlo ma posso controllarlo... bè insomma almeno a distanza di qualche ora o passando di lì senza farmi troppo notare (secondo me non ci casca). Comunque ho impostato il filtro genitori. Anche se poi conosce la mia password e potrebbe entrare lo stesso. Se lo facesse però prima o poi me ne accorgerei. Strano: ai miei tempi si usciva fuori in cortile oppure in giro per i campi e le strade chiuse o dismesse. Potevamo incontrare chiunque e combinare qualsiasi cosa. Di pericoli ne abbiamo anche corsi, ma alla fine non è mai successo niente di grave. E oggi siamo qui a difenderci da minacce che possono tranquillamente entrare nelle nostre case. E il nostro controllo è aumentato di pari passo con la velocità della comunicazione. Mi fido però degli spazi come i centri di aggregazione. Ci sono degli educatori che danno un occhio a quello che fanno, li coinvolgono in attività di gioco insieme. Mica da soli, l uno di fianco all altro davanti alla play station!! Mi sembrano in gamba questi educatori, anche se a volte un po troppo giovani. Mah forse si capiscono meglio. Ormai ci va da solo, in bicicletta, autonomo e ancora fragile ma mi pare che usi la testa a patto di ricordarsi di averla!! Eppure non posso fermarlo, neanche controllarlo. Ha bisogno di imparare con i suoi mezzi, con la sua

11 famiglia&istituzioni Servizi per IL TERRITORIO Spazi di aggregazione giovanile Report di indagine La Provincia di Parma partecipa al progetto Centri di aggregazione giovanile dell Emilia- Romagna: dalla conoscenza alla rete il cui intento è quello di costruire conoscenza per la prima volta a livello regionale sulle opportunità di incontro e socializzazione e sulla componente di offerta della rete dei servizi rivolta alle giovani generazioni di età compresa tra i 15 e i 30 anni. Si tratta di una delle azioni di sistema previste dall Accordo di Programma Quadro Giovani Evoluti e Consapevoli (APQ GECO) co-finanziato dal Ministero della Gioventù e dalla Regione Emilia-Romagna. Nell ambito del progetto è stata effettuata una rilevazione degli Spazi di Aggregazione Giovanile (d ora in poi SAG), definiti come: Quei luoghi fisici in cui i giovani in età 15/30 si incontrano e si intrattengono per sviluppare competenze in attività di tipo creativo, culturale, ludico sportivo, di informazione e di formazione finalizzate alla promozione dell agio e alla prevenzione del disagio. Luoghi in cui si lavora mirando all empowerment delle competenze giovanili utilizzando le metodologie della programmazione dal basso, della progettazione partecipata e dell educazione tra pari. In breve, spazi in cui si promuove l aggregazione intorno ad attività comuni. Definita l unità di analisi, è stato messo a punto uno strumento di rilevazione articolato in sette sezioni e comprendente anche un approfondimento relativo agli spazi strutturati: elementi identificativi dei SAG; caratteristiche dei soggetti gestori; sede, strutture e organizzazione dei SAG; attività svolte; fonti di finanziamento; giovani che frequentano lo spazio di aggregazione; esigenze dello spazio di aggregazione. Il lavoro di raccolta delle informazioni si è svolto con modalità simili a quelle di un censimento, con l utilizzo di rilevatori appositamente formati dai referenti del gruppo di progetto e coordinati a livello provinciale. Per coprire tutto il territorio regionale e comporre gli elenchi delle unità da rilevare è stata richiesta la collaborazione di funzionari e operatori dei servizi e dei referenti delle organizzazioni che le gestiscono. In considerazione dei diversi livelli di strutturazione dei SAG il questionario è stato somministrato a soggetti con profili professionali e livelli di responsabilità differenti. Le informazioni registrate dal gruppo di rilevatori sono state memorizzate su supporto elettronico mediante un interfaccia web e i flussi di dati sono stati ricomposti in funzione della realizzazione di report a livello provinciale e regionale, verificati nella loro integrità e opportunamente ricodificati. Tale lavoro ha consentito di costruire un unico database di partenza, composto da unità di analisi. Il database potrà contribuire alla costruzione del Sistema informativo delle Politiche giovanili, attraverso un aggiornamento continuo di alcune categorie di informazione delle ipotizzate banche dati. La rilevazione ha prodotto nove distinti report provinciali e un report regionale che ha evidenziato gli elementi comuni e le inevitabili differenze che caratterizzano l oggetto di analisi in un contesto territoriale così ampio ed eterogeneo. Gli spazi censiti riguardano luoghi in cui abitualmente si svolgono attività di aggregazione giovanile, che si articolano in tipologie con diverso grado di strutturazione e di organizzazione. Evidenziamo, in particolare: centri di aggregazione giovanile tradizionalmente intesi (CAG); centri monotematici; polisportive/associazioni sportive; associazioni culturali e/o di promozione sociale; parrocchie/oratori; informagiovani; aggregazione informale. capacità di sentire, comprendere, pensare, decidere, agire. E se lo può fare in uno spazio con altri adulti poco più grandi di lui, con altri ragazzi e ragazze come lui, dove per gioco può misurarsi con il mondo e può sperimentarsi ed imparare penso che sia la cosa migliore. Solo che devo trovare un modo per stargli vicino ed esserci senza essere troppo di impiccio e allo stesso tempo non troppo lontano. E forse è qualcosa che anch io come padre sto imparando. 11

12 famiglia&cultura Sono figlio di immigrati ma sono nato in Italia Il nostro paese sta cambiando e i nuovi italiani originari di paesi diversi, giovani nati e cresciuti in Italia, condividono la loro realtà e le loro esperienza con i nostri figli, nel tentativo, spesso difficile, di mettere finalmente radici e, nello stesso tempo, di non perdere la loro identità. 12 M i chiamo P. K. Sono italiano e ho la pelle nera. Così comincia il tema del mio allievo, classe prima, scuola media, che si cimenta con un testo descrittivo, quello di inizio anno scolastico, che l insegnante solitamente usa per conoscere meglio i ragazzi, spesso con risultati sorprendenti. La scrittura, le parole, fanno diventare i ragazzi protagonisti, desiderosi di raccontarsi. Sono diventato cittadino italiano l anno scorso e di questo sono molto contento. È stato un percorso un po difficile: sono stato in vari uffici, mi hanno dato tanti documenti e alla fine, ce l ho fatta! Mi capita, però, ancora, che alcune persone si stupiscano del mio essere italiano ricordo un giorno una signora di un ufficio che chiamò altre due persone per controllare che il mio documento fosse vero. E continuava a chiedermi se capivo bene l italiano Io, quando capitano queste cose, mi arrabbio molto - sono un tipo impulsivo! -mentre i miei genitori, oramai, ci sono abitua- Un italiano di colore di MARCELLA gussoni ti. Sono dunque un black italiano, come mi ha definito Filippo, un mio compagno di classe: non so se mi ha fatto un complimento ma sì mi sento un po così. Ma cominciamo dall inizio. La mia famiglia è composta da cinque persone: mio padre, mia madre, io e i miei due fratelli. Mio padre è partito dal Senegal vent anni fa ed è venuto qui in Italia. La mamma dice che tornava tutte le estati a casa ma io ancora non c ero. È venuto qui per lavorare e so che all inizio ha fatto tanti mestieri come il muratore e l operaio. Adesso lavora in un azienda di trasporti ma da un anno è a casa: la crisi, dice. La mamma mi racconta che dopo cinque anni l ha fatta venire in Italia ma lei non voleva; allora lui le faceva molti regali che l aiutassero a conoscere questo Paese. Ma la mamma, anche adesso, vorrebbe tornare in Senegal; lei non lavora e ha molta nostalgia della sua vera casa, come la chiama, anche perché lì vivono i nonni che io ho però visto due volte, d estate. Del Senegal, io, invece, conosco poco; ho visto soltanto il paese dove sono nati e si sono conosciuti i miei genitori: è un paese piccolissimo, non c è molto da fare, ho qualche amico lì ma i miei veri amici sono qui, in Italia. Da piccolo ho cambiato casa molte volte, ho abitato in case belle e in altre meno belle, con inquilini più simpatici e, altre volte, più chiusi e sospettosi nei nostri confronti. Alcuni ci salutavano con un sorriso, altri, invece, ci guardavano male e, quando ci incontravano, scappavano via. Ma in Italia ho tanti amici, soprattutto della mia squadra: il mio sport preferito è, infatti, il calcio e gioco nel ruolo di centrocampista. Il calcio è la mia vita e da grande vorrei diventare un giocatore ricco e famoso, come Messi, per poter comprare tutto quello che voglio, cosa che non posso fare ora. Con i miei genitori non ho un rapporto tranquillo, perché, secondo me, a differenza di quelli dei miei amici, mi danno troppe regole. A volte mi stanco di essere sgridato. Mio padre è infatti molto severo; dice che ognuno di noi ha un compito: i miei genitori devono lavorare mentre io e miei fratelli dobbiamo andare a scuola. Questo è il nostro lavoro e dobbiamo farlo bene! A scuola non vado male, secondo me; certo, mi piace scherzare e quando le maestre lo hanno detto a mio papà, lui si è arrabbiato molto e non mi ha più fatto andare agli allenamenti. Vorrei che i miei genitori fossero diversi, vorrei che mi aiutassero di più, soprattutto nei compiti, e che mi facessero più regali; vorrei andare meglio in italiano e matematica perché ancora non le so studiare; vorrei andare di più in va-

13 famiglia&cultura canza e vedere più spesso i miei amici. Mi piacerebbe, infatti, essere come loro. A volte non mi sento un italiano vero perché i miei genitori sono di origine africana, e si vede: in casa parlano la loro lingua (mia mamma fa ancora fatica a parlare l italiano), ascoltano la loro musica, praticano la religione musulmana e hanno solo amici africani. Così spesso mi chiedo: anche se sono nato qui, ho fatto l asilo e la scuola qui, anche se parlo e penso in italiano, sono tutto italiano o ancora un po senegalese? Sarebbe bello essere P. K. e basta! Così, oltre a rispondere a questa domanda, provo anzitutto a considerare il suo testo come uno sguardo sul mondo. I bambini imparano con gli occhi, interiorizzano l idea che le persone non siano tutte uguali e che le differenze non siano il sale della terra ma uno stigma di cui vergognarsi. Allora rifletto sulla modalità del mio intervento e sul fatto di far capire quanto identità e diversità facciano parte del nostro essere persone. E consiglio e decido di insegnare a P. K. ed alla sua famiglia a conservare i propri ricordi, le proprie esperienze, la propria lingua, in poche parole, a mantenere la continuità con se stessi. Servizi per IL TERRITORIO Ecco IL Centro interculturale! È un punto di riferimento e di incontro per tutti i cittadini, stranieri e italiani, per conoscere, conoscersi, informarsi e incontrarsi. È uno spazio fisico e non solo; un luogo di progettazione di eventi e iniziative che coinvolgeranno il territorio tutto. 41 soggetti, fra associazioni, cooperative, coordinamenti e comunità, scommettono su un futuro di convivenza positiva fra persone di diverse origini. Il Centro interculturale è sostenuto dalla Provincia di Parma. La rete del Centro Interculturale di Parma è composta da: Abahoza consolatrice italo-rwandese, Ad ogni luogo, Amici d Africa, Ass. dei cittadini di Gohoud Glode in Italia, Ass. don Camillo Mellini, Ass. Il Borgo, Ass. Nigeriana, Bokk jeff, Caritas diocesana Fidenza, Centro di aiuto alla vita, Ciac Centro Immigrazione Asilo e Cooperazione Internazionale, Comunità Islamica, Comunità senegalese di Parma e provincia, Cooperativa Eidè, Cooperativa Il cortile, Coordinamento pace e solidarietà, Di mano in mano, Ecosolgea, Ecuador senza frontiere, Fuori di teatro, Futuria, Futuro, Garabombo, Gruppo amici di Lodesana, Immigrati alta Val Taro, Insieme coordinamento del volontariato, Kwa dunia, Le giraffe, Milleunmondo, Neri per forza, Parma per gli altri, Perchè no?, Pozzo di Sicar, Progetto Hina, Rete intercultura, Romania chiama Parma, Sejuti - Comunità indiana, Sms family, Vagamonde, Vip clown Parma, Voce nuova Tunisia. Il Centro interculturale nasce dal progetto Luoghi interculturali, realizzato in collaborazione con Forum Solidarietà. Redazione: ANOLF - Associazione Nazionale Oltre le Frontiere Provinciale di Parma L A.N.O.L.F. Associazione Nazionale Oltre Le Frontiere Provinciale di Parma, sorta nel 1998 si occupa prevalentemente di immigrati e della tutela dei loro diritti. L Associazione oltre ad offrire agli immigrati assistenza, aiuto, ascolto, promuove per questi cittadini servizi solidali, iniziative atte a recupreare e salvaguardare il patrimonio culturale dei loro paesi d origine. Pur nella consapevole difficoltà di integrazione razziale l A.N.O.L.F è impegnata nel favorire il soddisfacimento dei bisogni di vita degli immigrati e organizza incontri tra loro ed il resto dei cittadini attraverso azioni contrarie alla discriminazione e mirate a sconfiggere l intolleranza. L azione di sensibilizzazione a queste tematiche sono sviluppate prettamente sotto il profilo lavorativo dei cittadini stranieri ed è forte la sinergia con la Cisl ed altri enti ed associazioni che risultano impegnate sul fronte immigrazione ed integrazione sociale. Settore: Attività di tutela e valorizzazione dei diritti Telefono: 0521/ Fax: 0521/

14 famiglia&benessere Le cose cambiano tra i miei genitori: come posso sentirmi? di Monica Premoli la paura di non essere all altezza della situazione, di non sentirsi adeguati porta talvolta a urlare con chi amiamo di più. Ascoltare questo sentimento, fermandoci prima, può aprire un grande spazio dentro di noi e tra di noi. 14 Una figlia scrive il suo silenzio Guardo le foto sulle pareti di casa. Tutto mi parla di voi, di quello che sembrava un grande amore, destinato a durare per sempre. Quando ero piccola mi piaceva restare seduta sulle gambe della mamma e guardare a lungo tutte quelle immagi- Vedrai che andrà tutto bene, forse meglio mi ripetono tutti. Meglio di cosa? Di quello che vedo in quelle foto appese? Meglio di quei sorrisi, di quegli abbracci? Meglio di tutti quei momenti passati insieme? O meglio di questi silenzi, meglio di questi sguardi mancati? Ormai non so a cosa credere. Prima credevo che tutto sarebbe passato, i litigi, i malintesi, i cattivi umori, le ire di mamma. Tutto tranne l amore. Mi dite che non posso capire ma siete voi che non volete capire, troppo presi da voi stessi, da quello che pensate, che provate e che volete. Io con i miei sedici anni capisco benissimo, anche se non dico quello che mi passa per la testa. Anche se non urlo come fate voi. Capisco che sono stata ingannata da tutte quelle favole che ho letto, dove la storia finisce sempre con un lieto fine, capisco che questa cosa è più grande di me e che ho bisogno di aiuto per afni, racchiuse in un album, di quel giorno, il giorno che lei definiva come il giorno più bello, vestita in quell abito bianco che ancora si trova nell armadio. Poi i giorni, i mesi, gli anni passano. Ea quanto pare si cambia idea. Chissà adesso per te, mamma, qual è il giorno più bello?

15 famiglia&benessere Servizi per IL TERRITORIO Informa Famiglie & Bambini Cos è È il servizio che offre informazioni e orientamento sui servizi del Centro per le Famiglie e sulle diverse risorse della città e del territorio per le famiglie, sia in ambito educativo sia scolastico, sanitario, culturale e ricreativo. A chi è rivolto A tutte le famiglie e/o genitori che desiderano ricevere informazioni o necessitano di chiarimenti sui diversi servizi o opportunità offerte dal territorio per le famiglie con figli. Come si accede Recandosi presso lo Sportello informativo attivo presso la sede del Centro per le Famiglie in b.go San Giuseppe, 32/a, Parma. Telefonando ai numeri: 0521/ Utilizzando il sito internet Nel sito si trovano informazioni utili su temi generali quali: matrimonio, attesa di un bambino, leggi sulla maternità, salute bambini, scuole e servizi educativi per l infanzia, famiglie straniere, servizi a sostegno delle famiglie, aiuti economici alle famiglie, adozione e affido, tempo libero; e informazioni specifiche sui servizi offerti dal Centro per le Famiglie del Comune di Parma. È inoltre possibile ricevere consulenze personalizzate. Iscrivendosi alla newsletter: il servizio informa sui principali eventi cittadini rivolti a famiglie, genitori, bambini, ragazzi, futuri genitori. Per iscriversi occorre comunicare il proprio indirizzo di posta elettronica con una di richiesta all indirizzo: frontarla, capisco che niente sarà più come prima e che quelle foto finiranno in cantina. Ma nonostante tutto mi piace pensare che un giorno avrò mie pareti, mie foto, un mio album del mio giorno più bello. Perché sono sicura che l amore esiste e io ne sono la prova, anche se voi ormai preferite avere cornici vuote da ricominciare a riempire. 15

16 16 famiglia&benessere Spinge ancora un poco di miscela dentro il filtro della caffettiera, prima di incastrarlo nella caldaia. Poi, con gesti lenti, come di chi vuole gustarsi ogni attimo di questo rito, chiude la caffettiera e accende una debole fiammella sotto la moka. Il caffè va fatto così, con calma, altrimenti non viene buono. Glielo diceva sempre l Ada, quando era ancora viva. L Ada. quanto gli manca l Ada. I suoi figli non capiscono quanto gli manchi la mamma. Pensano solo a loro, alle loro famiglie, al loro lavoro. Loro, loro, loro, sempre loro al centro dell universo. E chi si occupa di lui, ora che non c è più la sua adorata Ada? Neanche il caffè è buono come quello che gli preparava lei. Ciabatta fino al soggiorno: ha ancora qualche minuto prima che l aroma del caffè si sprigioni in tutta la casa. Si lascia cadere pesantemente sul divano, davanti alla televisione accesa. Se non ci fosse la televisione pensa a volte - forse potrebbe anche morire. Non è un bel pensiero, lo sa, però è un pensiero vero, reale. Anche questo non lo capiscono i suoi figli. Come potrebbe vivere senza la televisione? Come potrebbe riempire le ore interminabili che si susseguono dalla mattina alle sei, quando si sveglia, fino alle sera a mezzanotte, quando finalmente gli viene abbastanza sonno da riuscire a riposare qualche ora? Non c è la televisione in camera in quel posto in cui lo vorrebbero rinchiudere. Forse, se ci fosse. Potrebbe farci un pensiero. Ci farebbe un pensiero ad andare in quella casa di riposo, se ci fosse la televisione. Che nome buffo, casa di riposo : lui si riposa anche a casa sua. Perché qui, in casa sua, senza figli e senza l Ada è come stare all ospizio. Il caffè è uscito, deve riemergere dalla morbidezza accogliente del cuscino, che ha preso la sua forma col passare degli anni. Aveva anche la forma dell Ada, ma piano piano si sta conformando sulla sagoma di altri corpi. Pochi corpi, per la verità, perché riceve rare visite. I suoi figli, una volta alla settimana, passano da lui in sequenza. Probabilmente hanno stabilito una sorta di turnistica: il lunedì Giacomo, il mercoledì Federica, il venerdì Alberto. La settimana successiva slitta l ordine: lunedì Alberto, mercoledì Giacomo, venerdì Federica. La settimana Straniero a casa mia Quanto mi manca l Ada dopo ancora comincerà Federica, poi verranno Alberto e Giacomo. Pensano che lui non se ne sia accorto che fanno i turni, vogliono fargli credere che si tratti di visite di piacere I nipotini solo una volta al mese, quando Federica è di turno il lunedì: è il giorno in cui i due piccoli non hanno il rientro a scuola. Allora il divano prende anche la loro forma, e tutto per qualche ora sembrerebbe tornato com era ai tempi di di Francesca Martino Ada. Solo che lui non sa fare le lasagne come Ada e allora, invece del pranzo, offre loro le caramelle. Federica si arrabbia: non vuole che i suoi figli mangino dolci, ma lui non riesce a capire che male possano fare due o tre caramelle. Tra l altro, possono stare nell armadio sempre pronte in attesa della visita dei nipoti, chè ogni tanto si confonde e non ricorda più la turnistica stabilita dai suoi figli. Spegne il fuoco e solleva il coperchio

17 famiglia&benessere Servizi per IL TERRITORIO In palestra per imparare il PC Il circolo anziani Il tulipano in via Marchesi attiva la palestra informatica per aspiranti navigatori over sessanta e non solo Una palestra dove non ci sono pesi da sollevare o tapis roulant ma dove ad allenarsi è solo la mente e il dito indice per doppio clic del mouse. È la palestra informatica nata nel Centro sociale anziani il Tulipano, in via Marchesi 6: tre postazioni collegate a internet, una rete wi-fi aperta alla quale connettersi, un istruttore a disposizione per tre pomeriggi alla settimana. Una risorsa gratuita per tutti: per chi vuole avvicinarsi per la prima volta al PC ma anche per chi non ne possiede uno proprio. Il progetto nasce da Telecom in occasione del 2012, Anno dell invecchiamento attivo, si chiama Navigare insieme e promuove l uso delle nuove tecnologie della comunicazione, tra gli over sessanta e non solo. Gli anziani e le nuove tecnologie non sono più mondi lontanissimi. Oggi i silver surfer sono il 14% della popolazione navigante e, viste le potenzialità del web, è auspicabile che questa percentuale cresca ancora. Internet può essere di grande aiuto, soprattutto per chi fatica a uscire di casa. Il web può rispondere agli interessi personali ma anche alle necessità del quotidiano: comunicare con amici e parenti magari lontani, informarsi, fare la spesa, gestire un conto corrente, svagarsi Ecco perché allenarsi e diventare autonomi nell uso di un computer e della rete, oggi è irrinunciabile. Per il circolo di via Marchesi si tratta di un occasione in più di essere, nel quartiere, un luogo di incontro e di agio, un punto di riferimento che offre nuove opportunità per migliorare la vita delle persone non più giovani. Per frequentare la palestra informatica, è sufficiente una telefonata allo tutti i giorni, dalle 8 alle 11 e dalle alle o scrivere a della caffettiera. Con un cucchiaino mescola il caffè bollente e all improvviso non è più sicuro di sapere dove sono le tazzine. Mannaggia! Non ha ancora imparato a muoversi in quella casa come sapeva fare Ada, che ne conosceva ogni angolo. Rovista dentro la dispensa e, spostando le provviste, gli cade un pacco nuovo di farina che, nell impatto col pavimento, provoca una specie di piccola esplosione proprio nel momento in cui suona il campanello. Che giorno è oggi? Chi deve arrivare in visita? Dove sarà finito l aspirapolvere? Non può mica accogliere ospiti in quel caos, i suoi figli potrebbero pensare che non è più in grado di vivere da solo a casa sua. Potrebbero ricominciare con quella storia della casa di riposo. Meglio cercare l aspirapolvere, allora. Dove l avrà nascosto Ada? 17

18 famiglia&famiglie GRAZIE NONNI Peccato che non riescano a godersi questo splendore come faccio io di antonella cortese I nonni: preziosa risorsa per famiglie che, tra impegni lavorativi e problemi economici, non saprebbero come allevare i propri figli garantendo loro le cure e l affetto di cui hanno bisogno. I nipoti: preziosa risorsa per nonni che, tra un impegno sociale ed un incontro tra amici, rischiano sempre di sentirsi ugualmente un po inutili e soli. Quando due bisogni affettivi riescono così bene ad incastrarsi, ne può nascere un piccolo miracolo d amore. Nonna e nipote che affrontano insieme la vita di ogni giorno, evitando la solitudine ad entrambe. Un rapporto d amore che arricchisce la loro vita. E i genitori ringraziano È tardi. Paola avrebbe dovuto essere già tornata da scuola a quest ora ma non la vedo arrivare. Ormai ha 12 anni e rientra da sola, mangia con me, fa i compiti, la accompagno in palestra a fare danza i giorni dispari. Mia figlia Patrizia è impegnata tutta la giornata, e suo marito lo stesso. A volte mi dico: che peccato che non riescano a godersi questo splendore come faccio io. Il tempo passa e non ritroveranno più quelle manine cicciottelle con cui afferrava tutto e neanche quegli strilli acuti di quando aveva mal d orecchie. Per fortuna mia e loro, Paoletta è nata che ero già in pensione. Ma perché non arriva ancora? Dal balcone vedo passare gruppetti di ragazzini con lo zaino in spalla. La nipote dei vicini con i capelli colorati di viola e l orecchino al naso; quanto ci si arrabbia sua nonna! C è anche Giovanni con la sua morosina,

19 famiglia&famiglie Servizi per IL TERRITORIO Università della Terza Età Sono state conferite alla Provincia le funzioni di promozione delle Università della terza età. Le aree tematiche prioritarie, oggetto di possibili finanziamenti, riguardano le seguenti linee di attività corsuali: - educazione alla multiculturalità - diffusione della cultura scientifica, linguistico-letteraria - attività educative in grado di favorire l inserimento delle persone adulte/anziane nel contesto sociale e culturale in cui risiedono. Le Università presenti nel territorio provinciale sono: Università della terza età: Via Berenini, 151; Tel. e Fax: Fidenza Università Popolare: B.go S.Giuseppe, 13; Parma Università degli Anziani: Via Bizzozero, 13; tel ; Parma UNISALSO Viale Indipendenza, 12; Tel Salsomaggiore Terme camminano abbracciati; si capisce proprio che si amano, che tenerezza! Ma la mia Paola proprio non si vede. Esco, le vado incontro, sempre che non faccia una strada diversa. O chiamo Patrizia e le chiedo se ne sa qualcosa? No, la farei preoccupare inutilmente, è sempre così ansiosa e non le mancano le preoccupazioni: arrivare a fine mese non è sempre facile. Non so perché mi sia tanto intestardita nel rifiutare un cellulare per il mio compleanno, a quest ora l avrei già chiamata, sempre che il suo sia acceso Anche Paoletta me lo dice sempre: nonna, sei antiquata! Spengo il sugo ed esco. Il solo pensiero che possa esserle successo qualcosa in bicicletta mi fa salire la pressione a 200! Mi sa che sto diventando ansiosa anch io e poi, cosa direbbero i suoi genitori? Già ogni tanto quando mi dimentico qualcosa mi trattano come una rimbambita, anche se ho solo 73 anni! Nella fretta mi sono dimenticata di mettere le scarpe Pierre-Auguste Renoir lezione di scrittura va bene, fa lo stesso, queste ciabatte sono quasi dei mocassini, alla mia età posso permettermi di essere originale. Mia nipote in questo momento è tutto per me. È il motivo per cui apro gli occhi al mattino, che mi porta fuori casa a far la spesa, per lei e per me. Da quando Luciano, il mio povero marito, se ne andato due anni fa, solo la vitalità di Paola è riuscita a strapparmi ai cattivi pensieri e alla solitudine. Ha sempre preteso la mia attenzione e non ammetteva ritardi o tentennamenti neanche da piccolina! Aiutare Patrizia è stato necessario. Se non avessero potuto contare su di noi di sicuro non avrebbero potuto neanche pensare di allevare una figlia, con quel che costa e con il lavoro precario che tutti e due si ritrovano. Ma quella è Paoletta! Guardala lì che cammina spingendo la bici a mano ridacchiando. Paoletta! Ma che ti è successo? Nonna, ma che ci fai per strada in ciabatte? Sono in ritardo perché ho bucato la gomma, mica ti sarai preoccupata, vero? 19

20 famiglia&famiglie Il gruppo dei genitori ci ha accompagnato fin qui una rete morbida che ci permette anche di cadere 20 L abbiamo accolta tra le nostre braccia poco più che un decennio fa. Il giorno in cui ci siamo conosciuti è sempre presente a noi come se fossero passati solo due giorni. L intensità emotiva che suscitò la telefonata dal tribunale dei minori non ha paragone: fu tanto forte e profonda da farmi abbassare completamente le difese immunitarie e far salire la temperatura a 39!!! Cosa stava succedendo nella nostra vita? Forse la nostra fiducia, la convinzione autentica, maturata negli anni precedenti, che diventare genitori non implicava necessariamente fare un figlio, ma crescere un figlio, volergli bene e accogliere in toto la sua storia, tutto questo ci ha dato il coraggio di spingerci così avanti fino ad abbracciare un altro mondo, diverso da quello a cui eravamo abituati a pensare. A volte la profondità e l autenticità delle nostre emozioni più intime può davvero arrivare ovunque e a chiunque. Mano nella mano, impauriti, ma curiosi e gonfi di gratitudine, facemmo capolino alla nursery di quell ospedale dove ci aspettava quella piccola creatura dagli di ALIDA CAPPELLETTI e Rossana Baccarini occhi luminosi, come una stella in un cielo d oriente. Un istante cambiò il corso degli eventi. È nella potenza di un solo istante che a volte si gioca la nostra partita. Il suo karma si era trasformato, così almeno direbbero in ambito buddista. È stata la sua fortuna - dicevano le assistenti sociali- : Certamente, -rispondevamo noi, Ma anche la nostra - pensiamo a posteriori- perché se avessimo avuto figli naturali non avremmo mai potuto conoscerla. In questi anni siamo cresciuti con lei, raccontandole via via la sua storia, esprimendo sempre gratitudine nei confronti della sua mamma naturale che le ha dato la possibilità di vivere e avere due genitori, incontrando anche momenti di difficoltà e talvolta soffrendo con lei davanti alle ingiustizie che spesso gli altri le hanno fatto percepire per la sua meravigliosa diversità. Fu proprio il motivo della diversità, forse vissuta dagli altri a volte come minaccia alle proprie certezze, che ci spinse a cercare un confronto con altre storie, con altre persone che avevano fatto la scelta dell adozione. Eravamo tutti desiderosi di farci ascoltare e di parlare delle nostre storie che, accomunate da una stessa partenza, si diversificavano una con l altra con migliaia di sfaccettature. Il gruppo dei genitori, che nel frattempo si era così formato e costituito come un gruppo libero di ascolto e di riflessione, ci è servito periodicamente per non farci sentire soli nella Genitori si diventa L associazione Genitori si diventa - onlus nasce a livello nazionale nel 1999 quando alcune famiglie adottive hanno sentito la necessità di dare vita ad una associazione di volontariato che si poneva l obiettivo di effettuare interventi a favore delle coppie che intendevano diventare genitori adottivi o che, avendo già dei figli, vivevano l esigenza di approfondire i temi dell essere genitori. Al cuore della scelta di dare vita all Associazione sta la convinzione che la tutela del minore non può prescindere dalla responsabilizzazione dei genitori. La nostra associazione è impegnata a realizzare campagne di informazione e di preparazione a favore di quanti sentano la necessità di approfondire le tematiche relative al disagio del minore abbandonato, a favore di genitori adottivi e di quanti vogliano avvicinarsi all adozione ed a favorire una corretta cultura dell infanzia.

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