Foto di copertina, P. Picasso, La Ronde. Con approvazione ecclesiastica

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1 Foto di copertina, P. Picasso, La Ronde Con approvazione ecclesiastica Caritas Diocesana - Diocesi di Andria Piazza Bovio, Minervino M. (BA) Tel

2 Diocesi di Andria Caritas Diocesana Luoghi e volti della carità Abbecedario per declinare la carità a cura di Domenico Francavilla e Roberta Miracapillo 3

3 La carità non è per la Chiesa una specie di attività di assistenza sociale che si potrebbe anche lasciare ad altri, ma appartiene alla sua stessa natura, è espressione irrinunciabile della sua stessa essenza (Benedetto XVI, Deus caritas est, 25) 5

4 Celebrare, annunciare e testimoniare il Vangelo oggi in parrocchia: il linguaggio della carità 1 di don Giancarlo Perego Responsabile Area Nazionale Caritas Italiana La Chiesa Italiana sta approfondendo in questo decennio, alla luce del documento Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia (2001), il proprio stile di vita comunitaria, con una particolare attenzione al tema della parrocchia, approfondito nella nota pastorale Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia (2004), e in preparazione al Convegno ecclesiale di Verona (Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo) che sarà celebrato dal 16 al 20 ottobre Anche il dono recente del Papa Benedetto XVI di un enciclica dedicata alla carità, Deus caritas est, aiuta a rileggere il linguaggio e i segni della carità, dentro un mondo che cambia. Dentro questo quadro pastorale, due sono le chiavi di lettura dell azione della Caritas oggi: da una parte la relazione stretta tra evangelizzazione e testimonianza e dall altra contribuire a una parrocchia che abbia un volto nuovo, grazie anche all azione pastorale della caritas diocesana e parrocchiale. 1) Relazione tenuta il 14 aprile 2005 al Convegno Diocesano delle Caritas Parrocchiali Ripartire dagli ultimi per costruire comunità e successivamente riveduta dall autore. La relazione ha la funzione di costituire l orizzonte più ampio in cui collocare le successive schede per l animazione pastorale della carità. 7

5 PARTE PRIMA 1. L evangelizzazione è testimonianza L 8 dicembre 1975 Paolo VI promulgava l esortazione apostolica Evangelii Nuntiandi, uno dei documenti più importanti e discussi del suo Pontificato, come recentemente un Colloquio internazionale di studi organizzato dall Istituto Paolo VI di Brescia ha rilevato 2. In quel documento, nato tra opposte tendenze di chi riduceva l evangelizzazione alla promozione umana cadendo in una nuova secolarizzazione e di chi escludeva la promozione umana dall evangelizzazione, si affermava che tra evangelizzazione e promozione umana esistono legami profondi. Al n. 24 del documento, Paolo VI arriverà a scrivere che l evangelizzazione è un processo complesso e dagli elementi vari: rinnovamento dell umanità, testimonianza, annuncio esplicito, adesione del cuore, ingresso nella comunità, accoglienza dei segni, iniziative di apostolato. Luogo dell evangelizzazione è la Chiesa: compito fondamentale della Chiesa è l evangelizzazione. La Chiesa assolve al compito dell evangelizzazione nella misura in cui ascolta di continuo ciò che deve credere, le ragioni della sua speranza, il comandamento nuovo dell amore (EN n. 15). Fede, speranza e carità non sono solo le virtù del singolo credente, ma anche le virtù di una Chiesa che evangelizza oggi. In forza di questa visione complementare, dinamica dell evangelizzazione della Chiesa e nella Chiesa, Paolo VI arriva ad affermare che la prima forma di annuncio è la testimonianza. In un mondo ricco di messaggi, in parole e immagini, che talora disorientano, scandalizzano, l uomo cerca più volentieri i testimoni che i maestri o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni (EN n. 41). La Chiesa che evangelizza è una Chiesa di testimoni, di testimonianze : di profeti e di segni che incarnano in maniera nuova una cultura e dei tempi. 2) L esortazione apostolica di Paolo VI Evangelii nuntiandi. Storia, contenuti, ricezione, Brescia-Roma, Studium,

6 La Chiesa della testimonianza è una Chiesa che ascolta e custodisce la Parola e la confronta con le parole degli uomini, che custodisce e ascolta. Continuamente è il duplice primato: il Primato della Parola e la scelta preferenziale dei poveri. E anche il senso della circolarità tra liturgia, catechesi e carità La Chiesa che testimonia è una Chiesa che osserva e valuta, ragiona sulle tragedie e sulle possibilità umane per costruire un futuro, per sperare. La Chiesa che testimonia è una Chiesa che riascolta, nelle parole e nei gesti di Gesù, una storia d amore e la traduce in una storia di comunione fraterna, sempre in maniera originale. 2. L evangelizzazione come testimonianza in parrocchia L evangelizzazione scriveva ancora Paolo VI non si esaurisce nella predicazione e nell insegnamento di una dottrina. Essa deve raggiungere la vita (EN n. 47). La nuova evangelizzazione chiede un immagine di Chiesa nuova, esemplare come si è ricordato al Convegno di Palermo e nella nota pastorale della CEI Con il dono della carità dentro la storia al n. 2: - una Chiesa che ascolta e medita la Parola, perché non c è rinnovamento, anche sociale, che non parta dalla contemplazione; una Chiesa che celebra la liturgia con canti festosi e gesti semplici, ma significativi; una Chiesa unita nell attiva partecipazione di pastori, teologi, religiosi, laici, uomini e donne, nel confronto cordiale e costruttivo di diverse esperienze e sensibilità; una Chiesa sinceramente disponibile alla condivisione ecumenica, al dialogo interreligioso, al confronto interculturale; una Chiesa aperta sulla città, cioè inserita nella società, con un attenzione preferenziale ai poveri. La Parrocchia ci ricordano i nostri Vescovi nel documento Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia - può incarnare questa nuova immagine esemplare di Chiesa, questa storia nuova di fede, speranza e carità. 9

7 La parrocchia si legge nel documento Da questo vi riconosceranno 3 sulle caritas parrocchiali è un segno e un luogo rinnovato di evangelizzazione: uno strumento per dire oggi la Parola di Dio che salva; per dire ancora, con fermezza, pazienza e simpatia col nostro tempo, le ragioni della fede in Gesù Cristo morto e risorto per noi; per accompagnare ogni persona a scoprire la propria filiazione divina (n. 9). La Parrocchia è Chiesa tra le case, è comunione di persone: più che una macchina organizzativa è un cuore che vive: è fatta per tutti e da tutti. Ciascuno è membro, ciascuno è parte, ciascuno è pietra viva di quel tempio scriverà don Primo Mazzolari Nessuno può essere escluso. Se c è una preferenza, questa è per i poveri 4. Nella Parrocchia la Chiesa cresce nel suo volto di Madre (Il volto missionario, 7): nella parrocchia disse Giovanni Paolo II ai vescovi lombardi nell incontro - visita ad limina del 18 dicembre 1986 la Chiesa mostra veramente la maternità rivolta a tutti, senza criteri esclusivi di elitarietà ed impegnandosi ad essere educatrice convinta e fiduciosa di cristiani sempre più aperti allo Spirito. 3. I dieci volti della parrocchia Chiesa fraterna Incarnazione, comunione, maternità - anche alla luce del documento CEI, Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia - sono le parole chiavi sulle quali costruire i volti di una parrocchia oggi come Chiesa fraterna. Primo volto: pluralità delle culture e delle diverse sensibilità porta a comprendere il volto e lo stile di una parrocchia multietnica, cioè luogo di incontro tra culture. Sembrano dover andare in questo senso alcuni servizi segno, ma anche alcune esperienze di celebrazione cariche di problemi umani (giustizia, pace, salvaguardia dell ambiente ). Sul piano interculturale la parrocchia dovrà avere alcune attenzioni nuove e integrate, che derivano anche dai fenomeni della mobilità umana e dell immigrazione. 3) CARITAS ITALIANA, Da questo vi riconosceranno (Gv 13,35), Bologna, EDB, ) P. MAZZOLARI, La parrocchia, Vicenza, La Locusta,

8 Secondo volto: non solo la pluralità delle culture, ma anche la pluralità delle religioni aprono lo stile della parrocchia ad essere luogo interreligioso, scegliendo lo stile del dialogo. Il Concilio Vaticano II, con il documento Nostra Aetate, Paolo VI nell enciclica Ecclesiam suam e nell esortazione Evangelii nuntiandi, Giovanni Paolo II nella lettera apostolica Novo millennio ineunte e nel messaggio per la pace del 1º gennaio 2001, hanno richiamato il dovere del dialogo interreligioso, come una delle prospettive dell inculturazione della fede e dell incontro nuovo tra le religioni. Nella condizione di più spiccato pluralismo culturale e religioso ha scritto il Papa nella Novo Millennio ineunte -, quale si va prospettando nella società del nuovo millennio, il dialogo è importante anche per mettere un sicuro presupposto di pace (n. 55). Terzo volto: le esperienze positive di dono e di amore, nate dall ascolto della Parola e alimentate dai sacramenti, che si costruiscono in parrocchia la rendono luogo d amore, sacramento dell amore tra Dio e l uomo. Quarto volto: luogo accanto alle persone, la parrocchia è il primo luogo ecclesiale in cui si impara e si costruisce la prossimità come stile e prospettiva. Una prossimità che chiede nuove forme di accostamento per l annuncio (la storia di Filippo evocata dagli Atti, ma anche quella di Stefano indicano questa nuova diaconia dell annuncio), nuovi linguaggi, una nuova valorizzazione degli itinerari di preparazione dei sacramenti, una nuova pastorale d ambiente. Quinto volto: luogo dentro il territorio, la parrocchia non è estranea ai problemi della gente, ai luoghi istituzionali in cui cresce la democrazia, anche se non diventa strumento diretto della partecipazione politica. In questa collocazione territoriale matura una scelta profetica della parrocchia, che sposa la relatività delle cose, cioè la povertà, la condivisione delle cose, cioè la colletta, esperienze di servizio sociale esemplari e nuove. Sesto volto: luogo aperto, la parrocchia aiuta a superare i localismi e gli individualismi, a sentire la responsabilità di tutti, a educare alla mondialità come uno dei volti della cattolicità. Nella liturgia noi respiriamo questa universalità, non sempre la respiriamo nella catechesi e nella carità. Settimo volto: la parrocchia serve la nota dell unità della Chiesa cercando non di essere soggetto autoreferenziale, ma di educazione al 11

9 senso diocesano e universale, tenendo viva la dinamica dell uno-molti che è propria della Chiesa. Ottavo volto: la parrocchia ha una guida, un ministro, non è guidata dal popolo, ma il popolo di Dio chiede al suo interno un garante, un custode che richiama continuamente il collegamento all esperienza apostolica della Chiesa come norma normante la propria vita. Il ruolo del prete va riscoperto in parrocchia, dentro una prospettiva ecclesiale di ministerialità diffusa, ma anche dentro una prospettiva che valorizza anche la sintesi (parroco ministro della sintesi). Nono volto: la parrocchia preferisce gli ultimi. Si tratta di riordinare le cose, il tempo, le persone, i luoghi parrocchiali a partire da chi manca, da chi è lontano, da chi è solo, da chi soffre, da chi cresce, da chi non lavora. Parlare di parrocchia che preferisce gli ultimi non significa avere intenzioni classiste o populiste : vuol dire semplicemente ricordava don Mazzolari amare di più chi ha bisogno di essere amato di più, e non lasciare fuori questi o quelli dal nostro amore 5. Oltre che nelle opere di carità, nei sacramenti in particolare nel sacramento della misericordia di Dio, ma anche dell Unzione dei malati si respira molto quest aria di attenzione agli ultimi, ai peccatori, a chi ha sbagliato, a chi è malato. Decimo volto: la parrocchia è serva del mistero, del Santo, dell oltre. E un aspetto importante per non ridurre la parrocchia semplicemente a un insieme di servizi e di proposte strutturate rigide. La mistica parrocchiale nasce dall educazione alla libertà, alla preghiera, al rispetto per ciò che è creduto senza una logica ( religiosità popolare ). 4. Segni e gesti per un cammino comune in parrocchia In questa parrocchia, Chiesa fraterna, per servire la qualità dell annuncio e la scelta preferenziale dei poveri, nascono alcuni luoghi e spazi importanti per camminare insieme e per coniugare liturgia, catechesi e carità Per dare voce al Vangelo e per essere tra le persone Chiesa fraterna, in particolare tra chi vive un bisogno con sofferenza, per 5) P. MAZZOLARI, La Parrocchia, Vicenza, La Locusta, 1957, p

10 essere portatori di una Parola, ma anche di un bene, di un dono, la Parrocchia è chiamata a diventare anzitutto un luogo di ascolto, un Centro di ascolto. La parola è bella, anche perché è condivisa nella Chiesa con una ricchezza di significati. Il Centro di ascolto richiama l ascolto della Parola nella comunità e l ascolto delle parole dei piccoli per parafrasare un espressione di don Primo Mazzolari. Il Centro di ascolto indica la voglia di rischiare la condivisione, offre una disponibilità, costruisce il dialogo, richiama al perdono, costruisce la speranza. La qualità dell annuncio al Centro di ascolto passa attraverso la qualità della testimonianza delle parole, la professionalità delle risposte, l interesse per l ascoltatore, la costruzione di una risposta che, anche se non risolutiva, è espressiva di una fraternità. Il centro di ascolto, i luoghi di ascolto sono una sfida per la pastorale odierna, chiamata a inventare nuove forme di relazione, di incontro. Il centro d ascolto diventa un luogo importante per rendere esperienziale la catechesi e legare alla quotidianità e al territorio la nostra celebrazione eucaristica domenicale. 4.2 Un secondo luogo sono i segni. I sacramenti, le esperienze, i servizi-segno tra i poveri, sono luoghi importanti sul piano dell educazione della fede, ma anche della credibilità della fede, che vanno valorizzati insieme. Le esperienze, poi, del volontariato e del servizio civile sono forme importanti di partecipazione e di responsabilità o educative alla partecipazione e alla responsabilità nella Chiesa da valorizzare, perché espressione della speranza laicale. 4.3 Un terzo luogo: la colletta, il dono Ogni servizio-segno vive anche della colletta, che è un altro modo di partecipare concretamente alle gioie e alle speranze, alle tristezze e alle angosce del nostro tempo e con la Chiesa, è un altro modo per fare comunione. E un altro segno, la colletta, in cui si crede nel valore di un segno, di un gesto, di una struttura, di una campagna. La colletta, in parrocchia, assume oggi la forma del Progetto, della promozione di forme nuove e alternative di mercato e di finanza, del credito gratuito, dell anticipazione. L Offertorio, ma anche la proposta catechistica di un tempo forte, si carica di questa intelligenza, concretezza della comunione gestita poi direttamente dalla caritas diocesana. 13

11 4.4 Un quarto luogo: l annuncio e la denuncia Non si può ingenuamente pensare che ogni male, ogni povertà e abbandono sia frutto soltanto dell incapacità, della debolezza dell individuo. Molti mali sono strutturali, frutto di un ideologia e di una struttura di peccato che rende l uomo incapace di gestire la propria vita, le proprie risorse. La denuncia, in questo sempre più complesso mondo della comunicazione e della politica, diventa uno strumento importante di annuncio, mediato dalla dottrina sociale della chiesa, ma anche portato nella preghiera e nella riflessione soprattutto domenicale, per ricordare, ammonire, stimolare nuove progettualità politiche, economiche e sociali sul piano del rispetto della dignità e dei diritti, della politica familiare, della casa, del lavoro, della salute e dei servizi alla persona. Ogni denuncia, per non essere superficiale ed emotiva, deve essere accompagnata dallo studio, dall osservazione puntuale, dalla discussione fraterna, anche negli organi di partecipazione pastorale. La denuncia, nei cuori profondi, ricordava don P. Mazzolari anche se vivace e ardita, è sempre una pretesa d amore e un documento di vita Un quinto luogo: il tempo e la memoria La carità interpreta i tempi (è uno dei segni dei tempi ), ma si concretizza dentro il tempo liturgico. Quaresima e Avvento sono i tempi che, proprio perchè forti chiedono una attenzione particolare a coniugare fede e vita, contemplazione e azione: per questo i tempi vedono anche una maggiore attenzione a iniziative e percorsi fraterni e di carità. Anche alcune memorie e feste di santi, dentro l anno liturgico, richiamano la carità come vocazione che incarna concretamente la fede e la speranza. 5. Conclusioni: camminare insieme La Chiesa prosegue il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio, annunziando la passione e la morte del Signore fino a che Egli venga (1Cor 11, 26). Dalla forza del Signore 6) P. MAZZOLARI, ivi, p

12 risuscitato trova forza per vincere con pazienza e amore le sue interne ed esterne afflizioni e difficoltà, e per svelare al mondo, con fedeltà, anche se sotto ombre, il mistero del Signore, fino a che alla fine dei tempi sarà manifestato nella pienezza della sua luce. Questo passaggio della Lumen Gentium n. 8, applicato alla vita delle nostre parrocchie impegnate nell annuncio, nella catechesi e nella carità, ricorda la necessità di un cammino o itinerario, di condividere la sofferenza, con pazienza e amore, nella fedeltà all insegnamento evangelico. Prendere il largo nell evangelizzazione come invitò a fare il Papa Giovanni Paolo II all inizio di questo Terzo Millennio 7 significa anche costruire nuove scelte e percorsi, sempre fedeli a una Chiesa luce delle genti e che desidera essere un segno di gioia e di speranza per l uomo di oggi. 7) Cfr. GIOVANNI PAOLO II, Novo Millennio ineunte, Roma, 2001, nn

13 Come nasce l Abbecedario 16 INTRODUZIONE In questi tre anni ( ) di lavoro nella Caritas diocesana si è compreso che la mancanza di strumenti e di indicazioni operative costituiscono una delle cause che impediscono un corretto svolgimento delle funzioni proprie di ogni Caritas parrocchiale. Ci si è chiesti: Quale è la funzione propria di una Caritas parrocchiale? La risposta immediata, data dai più, è aiutare i poveri, i bisognosi; ma confrontandosi con lo statuto (a livello nazionale, diocesano e parrocchiale) si scopre che la sua funzione principale è animare, coordinare e promuovere la testimonianza della carità nella comunità con funzione prevalentemente pedagogica (art. 1). Abbiamo cercato di metterci in ascolto delle esigenze delle Caritas parrocchiali e di comprendere dove nascesse la difficoltà di considerare più l essere che il fare. La risposta è data dal fatto che si conosce poco la struttura Caritas, si conosce poco il suo funzionamento e ancora meno quali sono i contenuti che oggi animano la pastorale della carità. Ci si è resi conto che si indagano poco le cause della povertà e ancor meno si declina la povertà dei/nei nostri contesti. Parlare di povertà, chiedersi quali sono le forme di povertà, quasi sempre emerge lo stereotipo dell immigrato; individuare le cause e studiarle quasi sempre si riduce all applicazione di un concetto atavico; procedere alla ricerca di una soluzione quasi sempre coincide con un pacco viveri e qualche indumento o suppellettile da donare. Nulla di tutto questo se si considera più da vicino la struttura Caritas e gli strumenti che in questi più di trenta anni di vita si è data. La Caritas è sostanzialmente differente da un centro di distribuzione o dalla pre - esistente P.O.A.!

14 Quale poteva essere il suggerimento che a livello diocesano potevamo offrire? Quale poteva essere lo strumento da offrire? Quale livello assumere nel coordinamento e nel compito di animazione? Ecco la proposta di un abbecedario della carità. Letteralmente un abc della carità che non considera, in questa sua prima stesura, il suo funzionamento, ma cerca di individuare dei nuclei che possano aiutare le comunità parrocchiali e gli animatori della carità a leggere il mondo delle povertà, dei bisogni, del disagio, dell esclusione. Da questa lettura la Caritas parrocchiale diventa così quell organismo vivo che trasmette a tutta la comunità il richiamo pressante alle situazioni di povertà individuate e suggerisce, in particolare a livello comunitario e familiare, forme concrete di condivisione (Lo riconobbero allo spezzare il pane, 34). La scelta delle parole o l alfabeto per declinare la carità Ci siamo dati un metodo. Abbiamo preso in prestito le lettere dell alfabeto, quasi un tentativo non di ripartire da zero, ma di riappropriarci di ciò che è nostro. Abbiamo abbinato ad ogni lettera dell alfabeto una parola che divenisse chiave per affrontare un tema, un argomento, un attenzione, un bisogno. Da questo primo elenco noi stessi ci siamo resi conto dinanzi a quale e quanta ricchezza eravamo posti e a quale servizio eravamo chiamati nei confronti dei nostri fratelli e sorelle che quotidianamente sono in prima linea nelle Caritas parrocchiali come nei Centri di ascolto. Abbiamo iniziato a declinare un ricco alfabeto, un alfabeto che mostrava molti volti! Ci siamo dati dei criteri per individuare le parole (ce ne potevano essere altre oltre a quelle elencate): volevamo che ci fossero le persone (minori, nonni/anziani), le nuove attenzioni (Barnaba/lavoro, legalità, responsabilità verso l ambiente), le povertà antiche (accoglienza, dipendenze, handicap/diversamente abili, immigrazione), le nuove povertà (carcere, gioco d azzardo, Kossovo/conflitti dimenticati, tratta), la proposta pastorale (emergenza e quotidianità, fantasia della carità, opera segno, volontariato, welfare, zone pastorali/centri di ascolto), il grande tema della pace (pace, servizio civile), i nuovi stili di vita (qualità e stili di vita, urbanizzazione). 17

15 Non consideriamo concluso il lavoro. Anzi, molti altri ancora sono gli aspetti da indagare. Molte ancora sono le povertà non emerse. Il nostro desiderio è di approfondire in seguito le altre forme di povertà, le metodologie adottate, gli strumenti che in questi anni si sono individuati e sperimentati e ciò per rendere più dinamiche e più fedeli le nostre comunità al vangelo che ci affidava i poveri ( i poveri li avrete sempre con voi Gv 12, 8) e non che ce li lasciava come peso quasi che noi fossimo chiamati a un compito di supplenza con un atteggiamento di rassegnazione e non di autentico protagonismo per tirare fuori chi è incappato nella rete della povertà e impedire che altri possano cascarci. Non troverete, dunque, parole come giovani o famiglia, alcool o sostanze stupefacenti, disabilità mentale o zingari, non troverete descritto il metodo ascoltare - osservare discernere che è fondamentale nel lavoro delle Caritas, non ci sarà un riferimento preciso alle leggi dello Stato e alle buone prassi in atto. Non è segno di distrazione, ma compito che ci assumiamo per il futuro e impegno da condividere con le singole Caritas perché diano il proprio contributo a partire dal particolare, dal proprio vissuto. Il testo volutamente rimane aperto perché nasca un dialogo, un confronto. La scelta dei collaboratori L abbecedario si presenta con una caratteristica multiforme di stile, di linguaggio, di esperienza. Tutto ciò non dovrà rappresentare un limite, ma una ricchezza. Ciascuno ha riletto e interpretato dal suo punto di vista ciò che veniva chiesto. Abbiamo voluto raggruppare intorno a questo lavoro uomini e donne che sono impegnati in prima persona sul campo. Uomini e donne che hanno fatto scelte precise di vita e sanno accogliere prima ancora di teorizzare sulle povertà. Uomini e donne che appartengono al nostro popolo, alle nostre comunità, sono visibili, sono conosciuti perché camminano sul nostro suolo. Uomini e donne che si declinano in prima persona. E dove non avevamo la possibilità di avvalerci di collaboratori della nostra Diocesi abbiamo chiesto aiuto ad amici delle Diocesi vicine o con una esperienza a carattere nazionale. È stato bello scoprire che anche nella nostra realtà diocesana ci sono tante risorse, una ricchezza che chiede di essere condivisa. Voci che chiedono di essere ascoltate. 18

16 Dall analisi è emerso che la carità è diversa dall elemosina Già dalla lettura dell indice - alfabeto emerge uno spaccato completo di ciò che è stato oggetto della nostra riflessione e studio. Emerge soprattutto che la carità non può essere declinata solo come elemosina, che i soggetti non sono solo i poveri, che poveri non si nasce, che la comunità è chiamata a svolgere un ruolo attivo. Ricorderemo tutti le parole del documento dei vescovi italiani Evangelizzazione e testimonianza della carità che ci invitava a compiere un passo in avanti, a lasciarci coinvolgere e non a vivere il distaccato gesto dell elemosina. Rischio che si annida sempre dentro di noi e ci lascia dormire sonni tranquilli anche quando con un semplice SMS abbiamo pensato di contribuire alla soluzione di problemi che richiedono un cambio della nostra vita. La carità, e la proposta pastorale della carità, obbliga ad un cambiamento, ad una conversione! Come si presenta il testo Ogni singola scheda è suddivisa in paragrafi. Le voci di ogni singolo paragrafo sono: la lettera/parola, il contenuto, la bibliografia, le pagine web, le esperienze sul nostro territorio e recapiti, le idee e proposte, le note. Contenuto: in questa sezione viene sviluppato il contenuto rappresentato dalla parola in questione. Si tratta di offrire un panorama minimo della situazione nella nostra Diocesi (e/o in Italia) in modo tale da suscitare interesse e iniziare a ricercare come declinare la parola con la testimonianza della carità. L attenzione sarà prevalentemente pastorale. Bibliografia: si tratta di raccogliere pubblicazioni significative sull argomento, magari l ultima in ordine di tempo per evitare una dispersione o un eccesso di documentazione, ed eventualmente l ultimo documento o testo pubblicato dalla Caritas Italiana e/o altre realtà del volontariato per un maggiore confronto dal punto di vista pastorale (tutti i libri citati possono essere consultati presso la sede della Caritas diocesana). Pagina web: si tratta di indicare un sito o più siti web tra i principali selezionati in modo tale da offrire indicazioni concrete per la ricerca e un orientamento tra i tanti possibili che potrebbero portare lontani dal modo di essere e di agire della Caritas. 19

17 Esperienze sul nostro territorio e recapiti: si tratta di raccogliere e indicare esperienze concrete che si stanno facendo sul territorio della nostra Diocesi o nelle Diocesi limitrofe, in modo tale da avere una banca dati minima per poter rispondere ad eventuali bisogni o a suscitare un confronto che porti anche ad una riproposta nei propri ambienti di servizi o buone prassi simili. Idee e proposte: si raccolgono in questo spazio alcune idee e proposte che potrebbero essere assunte dalle nostre comunità. Note: in questo spazio, molto spesso lasciato vuoto, si potrà annotare tutto ciò che emerge dalla lettura, dallo studio, dalla riflessione e dal confronto, in modo tale che si possa giungere, all interno di ogni singola comunità, a individuare una risposta e a suggerire una buona prassi per l animazione della carità, e comunque a saper osare l accompagnamento dei poveri e la condivisione dei problemi, in uno dei numerosi volti che qui appaiono, anche quando non si intravedono vie di uscita. Volutamente in questo testo mancano i riferimenti biblico - teologici e del magistero perché questo compito è affidato al singolo lettore e alla Caritas parrocchiale che nel confronto sappiano attingere, nella Parola di Dio e nell insegnamento della Chiesa, un suggerimento e una illuminazione per il proprio cammino e impegno. La Caritas parrocchiale ha innanzitutto il compito di aiutare l intera comunità a mettere la carità al centro della testimonianza cristiana, così che la comunità ne faccia esperienza concreta e quotidiana e impari a servire il suo Signore presente nei poveri, a seguire l esempio di lui che, da ricco che era, si fece povero («Da questo vi riconosceranno», n. 31). È l augurio che vogliamo rivolgere a tutti coloro che vorranno leggere e sapranno utilizzare queste schede. 20

18 Accoglienza (affido, adozione, ospitalità, sostegno alla vita, progetto Gemma) Contenuto L accoglienza per una famiglia cristiana è una testimonianza di vita ed educativa oltre che un doveroso impegno pastorale. Naturalmente parliamo di ogni tipo di accoglienza: temporanea o per lunghi periodi, di un anziano o di un disabile o di una persona in difficoltà. Ma una delle forme più impegnative di accoglienza è l Affidamento di bambini. Le famiglie cristiane che nella fede riconoscono tutti gli uomini come figli del comune Padre, verranno generosamente incontro ai figli delle altre famiglie, sostenendoli e amandoli non come estranei ma come membri dell unica famiglia dei figli di Dio. I genitori cristiani potranno così allargare al di là dei vincoli della carne e del sangue, alimentando i legami che si radicano nello spirito e che si sviluppano nel servizio concreto ai figli di altre famiglie, spesso bisognosi persino delle cose più necessarie (Familiaris Consortio n. 41). L affido familiare è uno dei modi più efficaci per aiutare un minore la cui famiglia si trovi in difficoltà. Che differenza c è tra affido ed adozione? Con l affido il bambino si inserisce in una famiglia che lo accoglie solo per un periodo di tempo limitato, durante il quale mantiene rapporti con la sua famiglia d origine che nel frattempo viene aiutata a risolvere i suoi problemi. Con l adozione invece il minore perde ogni contatto con la famiglia d origine e diventa figlio legittimo dei coniugi adottivi come se fosse nato da loro. 21

19 Chi può diventare affidatario? Coppie con figli o senza figli e persone singole: tutti possono accogliere un minore in difficoltà! Se si tratta di una famiglia è opportuno che tutti i membri di essa siano d accordo nell affrontare questa esperienza. Come si diventa affidatari Chi decide di diventare famiglia affidataria deve prendere contatto con il Servizio Affidi del Comune di residenza oppure con il Consultorio Familiare delle ASL o anche con le associazioni che con essi collaborano. Quanto tempo può durare un affido Esso può durare da alcune ore al giorno, per aiutare il minore nell impegno scolastico, fino ad alcuni mesi o anni. La famiglia ospitante deve avere la capacità di accogliere non solo il minore, ma anche le necessità e i problemi della famiglia d origine. Deve cioè contribuire insieme coi Servizi che hanno proposto l affido a ridurre o addirittura ad eliminare le cause di quell affido. Deve inoltre evitare che il minore che sta accogliendo guardi alla sua famiglia d origine come una famiglia cattiva o sbagliata, deve anzi accettare e accogliere la storia di quel bambino in tutte la sue sfaccettature e contraddizioni. La famiglia affidataria si impegna a: accogliere presso di sè il bambino; provvedere al suo mantenimento, alla sua educazione ed istruzione, assumendo le dovute attenzioni psicologiche, affettive, materiali; garantire il rispetto della storia del bambino e delle sue relazioni significative; assicurare la massima discrezione circa la situazione del minore e della sua famiglia di origine; curare e mantenere i rapporti con la famiglia d origine e agevolare il rientro del minore secondo le indicazioni contenute nel progetto; partecipare agli incontri di verifica sull affidamento predisposti dai Servizi Sociali secondo le modalità ed i tempi specificati nel progetto. 22

20 Dal punto di vista pastorale le parrocchie dovrebbero impegnarsi a coinvolgere maggiormente proprio le famiglie e le persone che fanno esperienza di affido e di accoglienza: grazie alla loro esperienza che affrontano quotidianamente in questa straordinaria e difficile avventura, potranno essere punto di riferimento e testimonianza vivente di una Comunità accogliente. È necessario che si sostenga una cultura dell accoglienza e dell ospitalità. Per favorire ciò ci sono delle tappe intermedie che educano all accoglienza. Ad esempio la Caritas diocesana ha in corso il progetto di accoglienza dei minori di Chernobyl: per un mese in estate o in inverno un minore è ospite nella famiglia intessendo così relazioni che vanno al di là del semplice soggiornare in famiglia; il Progetto Gemma: un progetto di adozione a distanza della vita nascente e del sostegno a ragazze o giovani genitori, un modo per condividere le difficoltà ed aiutare a sradicare le cause che molto spesso conducono all aborto e alla violenza sui più indifesi; le Adozioni a distanza: un modo per far entrare nella propria casa e nella propria famiglia uno spicchio di mondo e formarsi una sensibilità e coscienza che porterà alla condivisione anche del proprio tempo, sentimenti, affetti oltre che del denaro. Bibliografia MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI, Affidare, un percorso informativo nell affidamento familiare, Cagliari, 2004; MARTINI V., Una famiglia per ogni bambino: famiglie accoglienti e affido, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2003; CENTRO NAZIONALE DI DOCUMENTAZIONE E ANALISI PER L INFANZIA E L ADOLESCENZA, I bambini e gli adolescenti in affidamento familiare, Firenze, Istituto degli Innocenti, 2002; BERETTA G., Storie di affidamento, Liguori Editore, Napoli GARELLI F., L affidamento. Esperienza delle famiglie e dei servizi, Carocci, Roma 2000; 23

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