Solidaria. Istruzione: una promessa non mantenuta [1]2011. Associazione per la solidarietà e lo sviluppo - Onlus. BRASILE Piegato dalle inondazioni

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1 Solidaria [1]2011 Associazione per la solidarietà e lo sviluppo - Onlus NEWS Istruzione: una promessa non mantenuta BRASILE Piegato dalle inondazioni HAITI Prima il terremoto, adesso il colera MOZAMBICO La siccità eterna nemica REPUBBLICA DOMINICANA Aiutiamo i bambini ad andare a scuola PERIODICO QUADRIMESTRALE - ISCRIZIONE TRIBUNALE DI GENOVA N. 4/ REGISTRO STAMPA N. 1/2009

2 sommario Marzo 2011 NEL MONDO 3 Istruzione, una promessa non mantenuta REPUBBLICA DOMINICANA 5 Scuola: centinai di bambini aspettano il nostro aiuto HAITI 7 Gli scultori di Porto Principe 8 Il colera e la collera BRASILE 9 Devastanti inondazioni: una regione in ginocchio 10 Grazie Suor Inês MOZAMBICO 11 Al via il nuovo anno scolastico senza aule 12 La siccità ha colpito ancora PROTAGONISTI 13 Io, missionario con l Aids Periodico informativo quadrimestrale di Solidaria Onlus Associazione per la Solidarietà e lo Sviluppo Via Molteni, 2/1 sc. B Genova Tel Fax Direttore Responsabile: Andrea Bazzurro Redazione: Via Molteni, 2/1 sc. B Genova Impaginazione: Studio Helix - Recco (Ge) Stampa: Angassini Arti Grafiche - Genova Registrazione: Tribunale di Genova n. 4/2008 Corrispondenti: Repubblica Dominicana: Blanca Severino - Domingo De Peña Haiti: P. Wilnor Ilieris Brasile: Frei Diego Da Melo - Frei Alvaci Mozambico: Danilo Barca - Daniela Bulha Hanno collaborato a questo numero: Guido Greppi - Sabina Perozzi - Ida Monicelli Solidaria News viene inviato a tutti i sostenitori e a chi ne fa richiesta. SOLIDARIA NEWS è il periodico informativo di Solidaria Onlus, Associazione per la Solidarietà e lo Sviluppo. Fondata da persone impegnate da anni in attività di sviluppo nei Paesi Emergenti con la finalità di combattere la povertà e l esclusione sociale, la missione di Solidaria è quella di promuovere il benessere dei minori e delle loro comunità di appartenenza, senza distinzioni religiose, etniche o di genere. Solidaria realizza le proprie attività avvalendosi della collaborazione di partner locali e strutture religiose, attraverso le quali vengono sostenuti, nelle necessità di base, migliaia di bambini perseguendo principi di trasparenza finanziaria, sostenibilità degli interventi e valorizzazione del patrimonio sociale e ambientale locale. Solidaria attualmente è presente in 4 paesi (Repubblica Dominicana, Haiti, Brasile e Mozambico) con 27 progetti che rispondono a precise richieste delle comunità e si caratterizzano per essere gestiti da partner locali la cui professionalità ed esperienza garantiscono il corretto svolgimento delle iniziative. I progetti di Solidaria riguardano prevalentemente i seguenti settori d'intervento: Infanzia. Migliorare le condizioni di vita dei minori orfani o a rischio di vulnerabilità. Acqua. Favorire l accesso all acqua potabile, educando ad un utilizzo corretto e responsabile delle risorse idriche. Diritti. Difendere la giustizia sociale, promuovendo il ruolo femminile e sostenendo le comunità svantaggiate. Formazione. Valorizzare la cultura e le risorse locali, sostenendo l'istruzione e la formazione professionale. Solidaria realizza le proprie iniziative tramite programmi di sostegno a distanza: con un contributo mensile di 24,00 euro i sottoscrittori possono offrire un aiuto concreto a bambini in situazione di povertà e residenti nei PVS, senza sradicarli dalla loro famiglia e dalla loro cultura. Vuoi aderire alle nostre iniziative? Vuoi contribuire? Poste Italiane c/c IBAN IT 06 D Carige c/c 16722/80 IBAN IT 35 M Intestati a: Solidaria Onlus - Genova

3 NEL MONDO Marzo ISTRUZIONE PER TUTTI Una promessa non mantenuta Nel Foro Mondiale dell Educazione svoltosi a Dakar nel 2000, gli Stati si sono impegnati a garantire, entro il 2015, l istruzione di base per tutti i bambini del mondo. Ma oggi, a pochi anni da questa data, oltre 72 milioni di bambini in età scolastica non hanno accesso all educazione. La giornata scolastica inizia molto presto nella scuola di Nguni, un villaggio situato al nord del Mozambico. Alle sei del mattino, quando arrivano gli alunni, l insegnante è già vicino alla lavagna, una tavola di legno dipinta di nero appoggiata a un albero di acacia. Intorno, sul terreno, delle pietre in cui gli alunni si siedono e assistono alla lezione, sperando nella clemenza del vento e della pioggia. Due ore dopo, alle otto, la scuola termina e gli alunni si allontanano rapidamente verso le proprie abitazioni: alcuni devono aiutare il padre ad abbeverare i buoi, altri a zappare mentre le femmine devono svolgere i lavori domestici o accudire i fratelli più piccoli. Solo al pomeriggio si ritroveranno sotto il grande albero per altre due ore di lezione. Questa situazione è comune a molti paesi africani dove lo scarso accesso all istruzione è principalmente dovuto all insufficiente numero di scuole, all impossibilità di sostenere i costi dell istruzione, alla necessità di lavorare per aiutare i genitori, all Aids che sta causando decine di migliaia di orfani. Tutte queste difficoltà impediscono a tanti bambini di frequentare

4 4 Marzo2011 NEL MONDO e terminare la scuola primaria, con tutte le conseguenze che ne derivano. A solo quattro anni dalla data stabilita nel Foro Mondiale dell Educazione, 72 milioni di bambini sono privati del diritto allo studio, mentre altri 20 milioni abbandonano la scuola primaria prima d averla conclusa e molti di coloro che la terminano non sono preparati per l insufficiente professionalità degli insegnanti. Ma anche se alcuni paesi hanno fatto progressi nel settore dell educazione, l impegno di garantire l istruzione a tutti entro il 2015 difficilmente verrà mantenuto: i dati recentemente pubblicati dall Unesco dimostrano che nel 2015 i bambini ancora senza istruzione saranno circa 56 milioni, a meno che gli Stati non intensifichino lo sforzo in questi anni. UN CAMMINO PIENO DI OSTACOLI Nelle città del Sud del mondo, da Manila a Maputo, la mancanza di scuole efficienti e decorose costringe molte famiglie, già in condizioni di difficoltà economica, a iscrivere i propri figli in scuole private, spesso di bassa qualità. Ma molte altre famiglie non possono permettersi questo lusso. La difficoltà di accesso all educazione non è un problema isolato, ma è legato a fenomeni più vasti, come la povertà o la discriminazione delle bambine e delle donne. In Pakistan, per esempio, le bambine appartenenti a famiglie rurali povere frequentano solo i primi due anni di scuola primaria. Ma non sono solo i governi dei paesi Emergenti che devono fare grandi sforzi a favore dell educazione: i paesi donatori non hanno mantenuto l impegno da loro assunto con i bambini del mondo. Per fare in modo che tutti accedano all istruzione di base, è necessario un maggiore contributo economico a sostegno dell educazione. È vero che vi sono molte barriere da superare come la mancanza di insegnanti, povertà e tradizioni, ma queste barriere possono essere vinte con un appoggio ai gruppi più vulnerabili, la costruzione di scuole e una maggior preparazione degli insegnanti. Una buona scuola è lo strumento ideale per lottare contro la povertà e un insegnamento di qualità significa sviluppo e possibilità di un futuro migliore, non solo per l alunno, ma anche per il paese in cui egli vive. Kewin Watkins Funzionario dell Unesco

5 REPUBBLICA DOMINICANA CENTINAIA DI BAMBINI ASPETTANO IL NOSTRO AIUTO Felipe non può andare a scuola Attraversando le basse colline in cui scorre il fiume Ozama, alle spalle della città di Santo Domingo, si incontrano gruppi di baracche costruite in legno e lamiera, alcune dipinte con tinte vivaci che aiutano a nascondere la povertà al loro interno, altre seminascoste tra la vegetazione, quasi una continuazione dell anonimato che caratterizza l esistenza dei suoi abitanti. Molte sembrano rimanere in piedi per magia, quasi una sfida alla legge di gravità. Le famiglie che vivono in queste colline o a margine del fiume non sono molte e tra disoccupazione, povertà e criminalità sopravvivono come possono, vendendo frutta od ortaggi nel mercato e svolgendo dei lavori saltuari. Dalle soglie delle case gli adulti ci guardano con diffidenza. I bambini sono meno timidi e si avvicinano incuriositi. La maggior parte di loro sono scalzi. La casa di Rosaria non è diversa dalle altre: è costruita in legno e lamiera, dipinta di celeste. Dietro altre case simili, con davanti un piccolo terreno incolto. Ci viene incontro sorridendo, anche se i suoi occhi riflettono una vita di privazioni. Vive da sola con il figlio Felipe di sette anni, che lo scorso anno avrebbe dovuto iniziare a frequentare la scuola, ma Rosaria non ha la possibilità di pagare la tassa d iscrizione e tanto meno il materiale scolastico necessario. Mentre conversiamo con lei, stende il braccio e dice. Aquí la vida es muito difícil. Las riquezas de Dios están en la tierra, pero as veces no es suficiente. Il desiderio di Rosaria è trovare un padrino per Felipe. Qualcuno che lo sostenga nel frequentare la scuola e lo aiuti nei periodi in cui in casa non vi è nulla da mangiare. Rosaria sa che Solidaria lavora in questa località ed ha esposto al nostro animatore locale le sue difficoltà nell iscriverlo a scuola. Non posso permettere che Felipe vada ad aumentare le statistiche dei bambini che non hanno accesso allo studio afferma. Parliamo a lungo con Rosaria e raccogliamo i dati necessari per inserire Felipe nel programma di sostegno. Tra breve Marzo tempo potrà iscriversi a scuola ed avere altri benefici, come alimenti e vestiario: miglioramenti concreti che difficilmente avrebbe potuto acquisire. Terminato l incontro, lasciamo Rosaria, Felipe e i bambini del villaggio che non hanno smesso di seguirci curiosi. Lungo la via del ritorno ci tormenta il pensiero che, per ogni bambino che entra nel programma di sostegno, molti altri non ricevono nessun aiuto. Solo qui nella Repubblica Dominicana sono migliaia i bambini come Filipe che stanno aspettando il nostro aiuto. Vivono in contesti difficili, alcuni di loro non hanno neppure una casa o una famiglia. Spesso sono costretti a lavorare anzichè andare a scuola. Eppure basta poco per migliorare la vita di ognuno di loro: basta meno di un euro al giorno. Per informazioni vai sul nostro sito (www.solidaria. org) oppure chiamaci al numero verde

6 6 Marzo2011 REPUBBLICA DOMINICANA LA VISITA A YANDIRIS E SULEQUI L ALTRO ASPETTO DELLA REPUBBLICA DOMINICANA La signora Valentina Clerici sta sostenendo una bambina nella Repubblica Dominicana, Yandiris Abreu. Riportiamo la testimonianza della visita alla bambina effettuata dal marito della signora Valentina, il signor Felipe Polanco, che ha colto l occasione del viaggio per visitare anche la piccola Sulequi Garcia, sostenuta da Marina Pomarico, madre della signora Valentina. Da molto tempo sentivamo parlare delle adozioni a distanza senza mai approfondire l argomento fino a quando non siamo entrati in contatto con Solidaria e i suoi progetti nella Repubblica Dominicana. La scelta è caduta su questo Paese poiché ne sono originario, pensando che sarebbe stato più facile recarci lì che in qualsiasi altro posto dove Solidaria opera, con il fine di conoscere personalmente i bimbi adottati. Con mia moglie sosteniamo Yandiris, mentre i miei suoceri sono diventati padrini di Sulequi. Sono due bambine che vivono nel Batey di Gautier. Nella settimana che ho trascorso nella Repubblica Dominicana ho avuto la possibilità di incontrarle. Con il signor Domingo e la signora Rosa Alba, responsabili di Solidaria nei Caraibi, mi sono recato a Gautier, a pochi chilometri dalla capitale. L incontro è stato molto emozionante, le due bambine mi hanno accolto con i genitori, i fratelli, le sorelle e sono stato invitato a visitare le loro abitazioni. Naturalmente la mia visita ha richiamato l attenzione e l interesse di moltissimi altri bambini e la tentazione di prenderli tutti in braccio e portarli a casa è stata forte. Prima di partire, avevamo chiesto a Solidaria di interessarsi direttamente presso le famiglie delle due bambine sulle loro necessità, per evitare di acquistare oggetti superflui, per quanto sia difficile parlare di superfluo. Solidaria si è operata immediatamente per trasmettere questa nostra richiesta alle famiglie e farci avere le loro risposte. La distribuzione dei doni (vestiti, sandaletti, libri e colori) è avvenuta in un atmosfera di curiosità e sorpresa, forse le bambine non si aspettavano una visita così tempestiva del padrino anche perché le adozioni le abbiamo attivate nel Natale del Credo che per un Dominicano l entrare in contatto con queste realtà poco fortunate sia meno impattante rispetto ad un Europeo, ma ritengo che tutti dovrebbero approfittare di questa possibilità per conoscere un altra parte della Repubblica Dominicana, ben lontana dall immagine dei depliant turistici e degli hotel a cinque stelle. Riteniamo che l operato di Solidaria nella Repubblica Dominicana sia molto positivo e speriamo di donare un po di serenità alle bambine e alle rispettive famiglie con il nostro piccolo contributo. Felipe Polanco

7 HAITI Marzo DOLORE E SPERANZA L arte di Haiti Le opere degli scultori di Porto Principe esprimono la vita, la religione e il dolore del popolo haitiano: un arte inserita in un contesto internazionale. Il terremoto ha ucciso lo scultore Loaco. Ma prima di morire ha lasciato una rappresentazione di sé stesso: una scultura dalla forma umana realizzata con pezzi di metallo e, nella sfera che rappresenta la testa, due occhi ricavati da due orologi da polso sembrano fissare le altre sculture sparse nel laboratorio degli Scultori della Grand Rue di Porto Principe, un officina di arte apprezzata in tutto il mondo, ma ignorata in Haiti. Quasi tutti i componenti del gruppo erano pittori: dipingevano i caratteristici quadri in stile naif, tipici dell arte haitiana, che vendevano per le strade di Porto Principe o nella vicina Repubblica Dominicana. Pochi anni fa hanno deciso di cambiare genere e hanno formato un gruppo che si esprime mediante sculture metalliche ricavate da oggetti non più utilizzabili, e che in questo periodo abbondano nelle macerie degli edifici crollati di Haiti. In alcuni casi le loro opere includono anche dei teschi provenienti dai cimiteri che il terremoto ha sconvolto. Le sculture sono realizzate con pezzi prelevati da vecchi veicoli, rottami di radio e televisori, elet- Gli Artisti della Grand Rue (www.atis-rezistans.com), sono conosciuti con questo pseudonimo perché vivono in un area attraversata dalla strada che porta lo stesso nome, situata nella zona costiera di Porto Principe considerata, durante l occupazione americana del 1920, il centro economico ed elegante della città, mentre oggi è divenuta una delle zone più povere. Con gli anni, man mano che il centro economico cittadino si spostava in altri quartieri, qui sono sorte delle minuscole case in lamiera, prive di servizi igienici, acqua ed elettricità: la stessa situazione in cui vive la maggior parte degli abitanti di Haiti e di cui un esempio sono appunti gli Scultori della Grand Rue. trodomestici, legno e utilizzano, come supporto concettuale, l immaginario della religione vudù, da cui spesso gli artisti ricavano la loro ispirazione, oppure raffigurano elementi di interesse collettivo espressi con il ferro, l alluminio e materiali simili. A volte non si distinguono bene i vari componenti: occorre osservare attentamente la scultura per scoprire pale di ventilatori, cerchioni di automobili, cavi elettrici ed altri mille oggetti uniti tra di loro. Nei pressi del laboratorio, sotto una tettoia di lamiera, gli artisti hanno creato un esposizione permanente delle loro opere, un piccolo trionfo nei confronti di coloro che ritenevano strane queste persone che utilizzavano la fiamma ossidrica invece che il pennello o lo scalpello, ma che ora sono divenuti famosi all estero. Questo gruppo di artisti ha esposto, oltre che negli Stati Uniti e in alcuni paesi africani, anche in tutta Europa. In Italia, le loro opere sono state presentate alla GloriaMaria Gallery di Milano poche settimane fa: 28 sculture affiorate dalle rovine del terremoto, grovigli di materiali di recupero trasformati in figure materne oppure in simboli di resistenza, unica arma rimasta agli haitiani. La gente dorme per strada, i soldi che ci avete mandato se li sono tenuti i politici. C è troppa corruzione afferma Eugene, il fondatore del gruppo, in occasione dell inaugurazione della mostra. Le nostre opere rappresentano l anima di Haiti e rivelano la capacità di trasformare in forme espressive la nostra tragedia. Queste forme artistiche non risolvono i nostri problemi, però ci rendono coscienti della loro esistenza, che esprimiamo con le uniche risorse che ci sono permesse.

8 8 Marzo2011 HAITI «LA STORIA DI UN FALLIMENTO» Il colera e la collera L a prima cosa che viene in mente è che vi sia una sorta di maledizione, perché non è possibile che tanto dolore e tanta morte si accumulino in così poco tempo. Ma poi subentra la razionalità, la ricerca di spiegazioni, perché le maledizioni non cadono dal cielo come una condanna degli dei. Non si tratta di una maledizione ineluttabile, ma di qualcosa che ha a che fare con il nostro mondo quotidiano e, se ci si domanda come questo sia possibile, si scopre che vi è abbandono, indifferenza, oblio. Un anno fa tutti i paesi del mondo hanno dichiarato la loro disponibilità nel sostenere e ricostruire Haiti dopo il terremoto che ha ucciso quasi trecento mila persone. Ma, dopo un anno, nonostante le buone intenzioni e i proclami giunti da ogni parte del mondo, nulla è cambiato. Niente di quello che doveva essere ricostruito è stato ricostruito. Nessuna promessa è stata mantenuta. Oggi la gente continua a vivere nelle tendopoli, nelle baracche di lamiera, nei ruderi delle abitazioni distrutte, proprio come i topi. Haiti è sofferenza... è la storia di un fallimento ha affermato un funzionario delle Nazioni Unite. E le sue parole sono tragicamente vere. In questo paese in milioni soffrono ogni giorno la fame, la miseria e le malattie ma, soprattutto, soffrono perché sanno che il loro futuro non sarà migliore. Ad aumentare la disperazione, dopo il terremoto, dopo uragani e tempeste tropicali, è giunto da alcuni mesi il colera che ha giù ucciso migliaia di persone e ne ha colpite oltre 150 mila. Come se non bastasse, la furia popolare scoppiata per le voci di brogli elettorali nelle recenti elezioni, ha sconvolto la capitale e gettato Haiti, ancora una volta, nel caos più profondo con barricate, incendi, strade bloccate, aeroporto chiuso, saccheggi, feriti e morti. LA COLLERA DOPO IL COLERA Ad un anno dal terremoto nulla è cambiato, anzi la situazione è peggiorata. Non perché le persone non abbiano manifestato solidarietà o perché le organizzazioni di aiuto umanitario non siano intervenute, ma perché nelle strategie geopolitiche delle grandi potenze e nel mondo delle macrodinamiche internazionali, la piccola Haiti ha ben poco spazio. La quantità di risorse economiche stanziate per salvare Haiti dalle catastrofi, quella del terremoto e quella della sua storia, è ridicola se comparata, per esempio, con le risorse utilizzate per salvare le banche europee o americane dalla crisi economica, o con quelle impiegate per l acquisto di armamenti. In questo paese, in cui a stento sopravvivono milioni di persone, la priorità non è sostenere la vita, ma acquisire dei benefici. Nel corso del processo elettorale si è avvertito come i candidati fossero preoccupati più per gli interessi economici che la ricostruzione può generare, che per la ricostruzione di Haiti. Ecco allora come il colera sia una conseguenza del mondo legato al profitto nel quale viviamo, e la collera una conseguenza dell impotenza e della mancanza di un futuro. Fran Sevilla Giornalista

9 BRASILE pioggia così qui non l abbiamo mai veduta. Una Ho perso tutto ma ricominceremo, ce la faremo dice Teresa Gonçalvez mentre parla con un giornalista davanti ai resti della sua casa, a Nova Friburgo. Le lacrime la fanno sembrare più vecchia di quello che è, ma non perde la speranza mentre abbraccia i suoi figli. Come Teresa, altre decine di migliaia di persone hanno visto le loro abitazioni distrutte. Nova Friburgo è una delle città Marzo UNA REGIONE IN GINOCCHIO Devastanti inondazioni della provincia di Rio colpite dalle alluvioni di gennaio. La separano da Petropolis, un altra città della stessa provincia, un centinaio di chilometri. A circa metà strada, vi è un altro grande centro, Teresopolis. Una zona di montagna famosa per le bellezze naturali, con cittadine ricche di storia e bellezze architettoniche ma che ora è in ginocchio. In pochi giorni sulla provincia di Rio è caduto il 94% delle precipitazioni previste per l intero mese di gennaio: un vero e proprio diluvio che ha provocato allagamenti, frane e smottamenti. «In alcuni punti sembra uno scenario di guerra ha affermato il ministro dell Ambiente Izabella Teixeira Quello che abbiamo visto è un panorama desolante, provocato dalla violenza dell acqua e dalle frane delle colline, che hanno fatto morti e danni gravi alle strade, alle abitazioni e alle infrastrutture della zona. Delle aree che abbiamo sorvolato intorno ai municipi di Pe-

10 10 Marzo2011 BRASILE GRAZIE SUOR INÊS Chi entra quotidianamente nel Centro Educativo Terra Santa, quasi certamente è stato ricevuto e consigliato da una persone che si distingue per la sua calma e serenità: suor Inês, responsabile della segreteria del nostro Centro. Persona di molto talento, suor Inês si occupa anche di seguire i corsi di sartoria dando consigli a chi si avvicina ad una macchina da cucire e segue nel doposcuola gli alunni. Se qualcuno le chiede quali siano le motivazioni di un lavoro tanto intenso, risponde che Tutto ciò che viene fatto in nome della vita e della persona umana, specie dei giovani, è qualche cosa che ci entusiasma, ci trasmette l allegria di vivere e di continuare a credere nei nostri ideali. Ma ora, dopo diversi anni con noi, suor Inês ci lascia, destinata ad un altro importante incarico. Grazie a lei abbiamo appreso il reale significato della parabola evangelica in cui Gesù afferma che il regno dei Cieli è un piccolo seme che germina silenziosamente sino a dare i frutti. Grazie suor Inês per la tua disponibilità ai problemi dei nostri giovani. Con la tua bontà e la tua pazienza hai conquistato tutti noi di Terra Santa. Non possiamo fare altro che augurarti tanta felicità e tanti successi nel tuo cammino. Frei Diego Melo tropolis, Teresopolis e Nova Friburgo, riteniamo che la situazione peggiore sia quella di quest ultimo centro.» Per il ministro dell Ambiente brasiliano, Carlos Minc, l elevato numero di vittime è da imputare alla combinazione di due fattori: la catastrofe naturale e l incapacità dimostrata da diversi prefetti. La neo presidente Dilma Rousseff ha stanziato 500 milioni di dollari per la ricostruzione di quella che gli esperti di meteorologia definiscono la peggior catastrofe degli ultimi 43 anni, quando le inondazioni colpirono la città di Caraguatatuba uccidendo oltre 300 persone. Nova Friburgo, tra le città colpite dal disastro, è quella che ha registrato più della metà delle oltre ottocento vittime accertate, senza contare decine di migliaia di persone rimaste senta casa. Vittime anche a Teresopolis e, in misura minore, a Petropolis dove ha sede il Centro Terra Santa con cui Solidaria collabora da alcuni anni nel sostegno ai minori che vivono nei quartieri più poveri della città. Nei giorni in cui scorrevano le tragiche immagini dei danni provocate dalle alluvioni e dagli smottamenti di terra, molti sostenitori ci hanno telefonato, comprensibilmente preoccupati per i loro figli adottivi. Fortunatamente nessuno di loro, ha affermato Frei Diego che abbiamo subito raggiunto per telefono, ha riportato danni. Riportiamo il testo del messaggio di posta elettronica che Frei Diego ci ha inviato in quei giorni tragici e che abbiamo anche pubblicato nel nostro sito internet per tranquillizzare chi stava sostenendo un bambino del Centro Terra Santa.

11 MOZAMBICO MA 700MILA ALUNNI SONO SENZA AULE In Mozambico, su un totale di alunni iscritti alla scuola primaria di primo e secondo grado (dalla 1 alla 12 classe), oltre 700 mila, equivalente al 13% degli iscritti, sono costretti a studiare all aperto per mancanza di scuole, sperando nella clemenza del vento e della pioggia. Un fenomeno che si trascina da anni. Tuttavia il Ministero dell Educazione mostra ottimismo, dichiarando che il numero degli alunni costretti a studiare all aperto sta riducendosi anno dopo anno. La rete scolastica, relativamente all insegnamento primario, dalle attuali scuole del 2010, passerà a scuole alla fine del 2011, mentre per l insegnamento secondario si è passati da 119 scuole del 2009 alle 145 attuali. Intanto, a a rendere ancor più difficile la vita scolastica non sono solo le scuole mancanti, ma il costo dei libri e del materiale didattico. Un quaderno economico costa 60 meticais, circa un euro e mezzo. Marzo Al via il nuovo anno scolastico Nell anno scolastico un alunno utilizza da 4 a 8 quaderni oltre all uniforme, alle penne, matite ed altro. Per acquistare i libri relativi all 8 a classe, inizio del secondo ciclo della scuola primaria, occorrono da 4 a 6 mila meticais, circa euro. Il manuale di matematica costa 20 euro e quello di portoghese 18 euro, ma nella 11 a classe questi manuali salgono rispettivamente a 25 e 23 euro. Le famiglie, come succede tutti gli anni, devono prepararsi a grandi sacrifici e molte non potranno neppure iscrivere i loro figli a scuola o, considerato l elevato numero dei figli, dovranno scegliere chi lasciare a casa: lo stipendio medio in Mozambico non supera gli 80 euro al mese.

12 12 Marzo2011 MOZAMBICO La siccità ha colpito anche quest anno Solidaria sta intervenendo in alcuni distretti della provincia di Sofala distribuendo alimenti sia alle famiglie dei minori sostenuti a distanza che a nuclei familiari particolarmente vulnerabili, colpiti dalla siccità. La scarsa produzione agricola registrata all inizio dell anno sta causando i primi decessi per la fame, in particolare tra la popolazione più vulnerabile: bambini e anziani. Il Governo non ha ancora fornito dati relativi al numero di persone che hanno necessità di cibo, ma le organizzazioni umanitarie concordano nel riferire che circa ventimila famiglie hanno abbandonato le loro abitazioni per la fame, causata in alcune zone dalla siccità e, in altre, dalle inondazioni che hanno colpito le province centrali e meridionali del Mozambico, in particolare le valli dello Zambesi e dell Incomati, sia per le piogge che continuano a cadere da dicembre, sia per l apertura dell invaso di alcune dighe per scaricare l acqua in eccesso. Le inondazioni hanno causato ad oggi la perdita di ettari coltivati a mais, patate e fagioli che rappresentano la base dell alimentazione nelle zone rurali, oltre alla perdita di migliaia di capi di bestiame. La distribuzione, che Solidaria realizza con la collaborazione del Programma Mondiale dell Alimentazione (www.fwp.org), continuerà per tutto l anno in corso.

13 PROTAGONISTI Padre Aldo Marchesini, classe 1941, missionario dehoniano in Mozambico dal 1974, non ha mai nascosto la sua malattia. Anzi, della fatica di accettarla e farne un segno di speranza per molti africani, ne ha fatto una ragione di vita. Marzo È IN MOZAMBICO DAL 1974 Io, missionario con l Aids Padre Aldo al lavoro. Padre Aldo, quando hai scoperto di essere sieropositivo? «La mia attività di medico missionario mi ha messo spesso in contatto con malati sieropositivi. Era il tempo in cui l Aids era l equivalente di morte inevitabile ed essere sieropositivo era un marchio che cambiava totalmente la vita delle persone. Ad un certo punto notai che non stavo bene. Non riuscivo più a sopportare il caldo e avevo spesso la febbre. Rientrato in Italia feci degli esami e quando andai a ritirare i risultati, trovai il mio collega con un foglio in mano. Invece di rispondermi a voce, mi invitò a leggere il foglio. Diceva La ricerca degli anticorpi è risultata positiva per l Hiv.» Cosa hai provato in quel momento? «Non ho provato nessuna emozione in particolare e tanto meno sconforto. Ancora adesso non so rendermene conto. Molte volte avevo comunicato questa notizia ai miei pazienti e sapevo come fosse dolorosa per l interessato. Sono rimasto a guardare il foglio in silenzio. Ora ero io il paziente. Ma in me non vi era angoscia. Mi sono sottoposto ad altri esami: la malattia era arrivata al punto in cui occorreva una terapia di antiretrovirali, ma intanto pensavo a come e quando poter ritornare in Mozambico.» Non hai mai pensato di fermarti in Italia per poterti curare adeguatamente? «Al contrario. Mi chiedevo come tornare a vivere in mezzo ai miei colleghi e ai miei pazienti sieropositivi, unico malato con diritto alla terapia di antiretrovirali. Era necessario fare il possibile perché anche gli altri potessero avere la mia stessa speranza di vivere. Sapevo che la Comunità di S.Egidio aveva iniziato un programma di terapia gratuita per i malati di Aids. Sono andato a Roma a parlare con i responsabili per capire se era possibile iniziare un progetto del genere anche a Quelimane, la città in cui vivevo. Poi, tornato in Mozambico, ho preso i contatti necessari con le autorità sanitarie locali. Poco tempo dopo, non ero più l unico dei miei concittadini malati con diritto alla vita...» L Aids non è però una malattie come le altre. Sul malato persiste un marchio di vergogna... «Infatti rimaneva ancora la lotta contro lo stigma. Molte persone avevano timore ad affrontare il test. Per questo ho pensato che la mia vicenda personale di sieropositivo potesse essere utile per dare coraggio a molte persone. Nella città in cui vivevo vi era una grande curiosità di sapere quale era la misteriosa malattia che mi aveva trattenuto per lunghi mesi in Italia. Ho incontrato i lavoratori dell ospedale in cui lavoro e i cristiani della mia parrocchia, spiegando che mi ero ammalato di Aids operando e assistendo le donne nel parto. Ho approfittato per insegnare alcune cose fondamentali relative al virus e alla malat-

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