de tenis il mensile della strada ventuno Chi specula sulla fame?

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1 numero 154 anno 16 settembre Spedizione in abbonamento postale 45% articolo 2, comma 20/B, legge 662/96, Milano il mensile della strada de tenis - ventuno Chi specula sulla fame? NeetEclisse di una generazione Non lavorano, non studiano, non si formano. Sono due milioni di giovani italiani. In attesa cronica. Il fenomeno è planetario. Ma nel nostro paese si accentua. Le storie dei ragazzi fuori dal futuro Milano Viaggio in periferia Torino Non senza risorse Genova Da Casetta a Quercia Vicenza Luca canta Scarp Modena Casa, un fardello Rimini Nel feltro il futuro Firenze Addio sindaco netturbino Salerno Sonni e sogni Napoli Orgoglio Capodimonte Catania Piccoli Cordai Palermo Abilità diverse

2 editoriali L orgoglio di chi sta in fondo, non mollateli come zavorra Accoglienza e responsabilità Roberto Davanzo direttore Caritas Ambrosiana Scriviamo nei giorni della caduta del regime di Muhammar Gheddafi. Nessuno può immaginare se e quanto l uscita di scena del più longevo dittatore del pianeta porterà elementi di novità sostanziale in Libia. Così come non sappiamo se e quanto il flusso di profughi che in questi mesi di guerra si è riversato sulle coste italiane verrà interrotto: il superamento del conflitto libico non cambierà di certo le condizioni dei paesi del Corno d Africa Somalia in testa o dell area sub-sahariana, dai quali fuggono coloro che, attraverso la Libia, cercano approdo in terra europea. Tante Caritas (a Milano, in Lombardia, in tutta Italia), insieme ai volontari di gruppi parrocchiali e associazioni, sono impegnati nell assistenza di quanti sono ospitati in realtà legate alla Chiesa. E in molti casi si sono attivati per offrire sostegno anche alle persone accolte in alberghi che non sono in grado di offrire altra assistenza oltre al vitto e all alloggio. È un sostegno fatto di raccolta e distribuzione di generi di prima necessità, di ascolto, alfabetizzazione di base, consulenza su diritti e doveri dei richiedenti asilo, offerta di momenti di aggregazione e socializzazione tra richiedenti asilo e comunità che li ospitano. Non sappiamo quale sarà l esito di questa fase di emergenza, nè a quanti sarà riconosciuto il diritto di stare sul territorio italiano. Sappiamo invece che solo una strategia articolata di accoglienza, sostegno, costruzione di relazioni e responsabilizzazione può garantire il rispetto dei diritti di quanti fuggono dalla miseria e dalla persecuzione, nonchè un impatto non conflittuale con le comunità di approdo. Siamo di fronte a uno di quei casi in cui solo la collaborazione (rispettosa delle competenze) tra pubblico e privato, tra politica e volontariato, può portare a qualche verosimile risultato.. Paolo Brivio C è chi ha detto, all indomani dell accaduto: quando un pazzo mutilò la Pietà di Michelangelo, mica chiusero San Pietro. E in effetti la decisione dei frati minori di Santa Chiara, celeberrimo monastero napoletano, che a fine agosto hanno sbarrato la chiesa dopo l ennesimo atto teppistico realizzato da una donna senza dimora, è stata una provocazione (per chiedere vigilanza alle forze dell ordine) un po sopra le righe. Noi che li difendiamo e li accompagniamo, noi giornale che siamo senza dimora, d altronde lo sappiamo bene: la strada non gualcisce dignità e buone maniere in alcuni, ma abbruttisce e incanaglisce altri. Per un clochard che ogni giorno mette fiori alla Madonna, ce n è un altro un altra, nel caso che ruba vasetti di coccio lanciandoli contro l altare. Non si tratta, peraltro, di giustificare la serrata. Però, come sempre, le questioni sono più complesse della loro rappresentazione mediatica. E così occore segnalare che non solo i frati partenopei hanno restituito Santa Chiara a fedeli e turisti sin dal giorno successivo al fatto, ma soprattutto che non ce l hanno con gli homeless in quanto tali. Anzi, li accolgono in un altro luogo di Napoli, all istituto La Palma, sopra il rione Sanità: 60 ospiti di una struttura di proprietà dei francescani, messa a disposizione (gratis) di un sistema di accoglienza che il comune di Napoli ha voluto, in modo lungimirante, due anni fa, ma che da mesi finanzia col contagocce. In quella stessa casa, gestita dalla cooperativa La Locomotiva, partner a Napoli di Scarp, di recente il ministero dell interno ha dirottato decine di minori (40 alla volta, e siamo al terzo turno), provenienti dal Nord Africa via Lampedusa. Anche in questo caso, lo stato registra e invia, mentre a sfamare, vestire, animare e istruire (e a mettere i soldi che pagano queste azioni) ci pensano frati, cooperativa, volontari assortiti. E sorpresa pure gli stessi homeless della Palma, protagonisti, nei giorni degli arrivi, di intense giornate di lavoro per pulire, attrezzare e rendere disponibili spazi di accoglienza ai piccoli migranti. Vogliamo cavarne una morale, dai fatti napoletani? Mettiamola così. In tempi di crisi permanente, mentre sui comuni italiani grandinano tagli che si tradurranno automatici (scommettiamo?) in minori servizi per le persone emarginate, conviene ricordare che la coesione sociale non è un lusso cui una comunità può permettersi di rinunciare. Tagliate mense, dormitori, progetti di reinserimento loro rivolti, e avrete sempre più homeless che scagliano vasetti in un monastero. Se i soldi latitano, almeno riscoprite la virtù del lavorare insieme enti pubblici, forze dell ordine, privato sociale, volontariato magari a un minor numero di percorsi, però più solidi, più pensati, più coordinati. In cui si lasci spazio alla partecipazione e all orgoglio da cittadini che tanti senza dimora conservano. Valorizzate chi sta in fondo, invece di mollarlo come zavorra: ricostruendo se stesso, saprà dare il proprio contributo alla causa di un paese che, per non affondare, deve alleggerirsi anzitutto della cecità degli avidi, degli egoisti e dei cinici..

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4 sommario cos è È un giornale di strada non profit. È un impresa sociale che vuole dar voce e opportunità di reinserimento a persone senza dimora o emarginate. È un occasione di lavoro e un progetto di comunicazione. È il primo passo per recuperare la dignità. In vendita agli inizi del mese. come leggerci Scarp de tenis è una tribuna per i pensieri e i racconti di chi vive sulla strada. È uno strumento di analisi delle questioni sociali e dei fenomeni di povertà. Nella prima parte, articoli e storie di portata nazionale. Nella sezione Scarp città, spazio alle redazioni locali. Ventuno si occupa di economia solidale, stili di vita e globalizzazione. Infine, caleidoscopio: vetrina di appuntamenti, recensioni e rubriche... di strada! dove vanno i vostri 3 euro Vendere il giornale significa lavorare, non fare accattonaggio. Il venditore trattiene una quota sul prezzo di copertina. Contributi e ritenute fiscali li prende in carico l editore. Quanto resta è destinato a progetti di solidarietà. Per contattarci e chiedere di vendere Redazione centrale - milano cooperativa Oltre, via Copernico 1 tel fax Redazione torino associazione Opportunanda via Sant Anselmo 21, tel Redazione Genova Fondazione Auxilium, via Bozzano 12 tel /544 Redazione Vicenza Caritas Vicenza, Contrà Torretti 38, tel Redazione rimini Settimanale Il Ponte, via Cairoli 69, tel Redazione Firenze Caritas Firenze, via De Pucci 2, tel Redazione napoli cooperativa sociale La Locomotiva largo Donnaregina 12 tel Redazione catania Help center Caritas Catania piazza Giovanni XXIII, tel Redazione Palermo Caritas Palermo, vicolo San Carlo 62 tel Fotoreportage Rom, vita dietro le barriere p.6 scarp Italia Inchiesta Generazione Neet, fuori dal futuro p.12 Inchiesta Sotto casa piccole Las Vegas p.16 L intervista Nomadi, la musica batte sulla strada del cuore p.22 Testimoni Mister Ibrahim vuol tornare in panca p.24 scarp città Milano Quarto Oggiaro: cattiva fama, buona convivenza p.28 Personal shopper contro la solitudine p.36 Torino Senza dimora, non senza risorse p.38 Genova Era una Casetta: oggi è una Quercia p.40 Vicenza Scarp secondo Luca, canzoni senza filtro p.42 Modena Fardello casa, non riesco a pagarti p.44 Rimini Nel feltro antico il futuro delle donne p.46 Firenze Addio Simon, sindaco netturbino p.48 Napoli Capodimonte, orgoglio di Napoli p.50 Salerno D accordo i sonni, poi vengono i sogni p.52 Catania Piccoli Cordai, il futuro si conquista p.54 Palermo Abilità diverse, l università è di tutti p.56 scarp ventuno Dossier La fame di profitti che affama i poveri p.60 Stili di vita Torri Superiore, il borgo rinato p.64 caleidoscopio Rubriche e notizie in breve p.69 scarp de tenis Il mensile della strada Da un idea di Pietro Greppi e da un paio di scarpe - anno 16 n. 154 settembre costo di una copia: 3 euro Per abbonarsi a un anno di Scarp: versamento di 25 c/c postale (causale AbbonAmento ScArP de tenis) Redazione di strada e giornalistica via Copernico 1, Milano (lunedì-giovedì e , venerdì ), tel , fax Direttore responsabile Paolo Brivio Redazione Stefano Lampertico, Ettore Sutti, Francesco Chiavarini Segretaria di redazione Sabrina Montanarella Responsabile commerciale Max Montecorboli Redazione di strada Antonio Mininni, Lorenzo De Angelis, Tiziana Boniforti, Roberto Guaglianone, Alessandro Pezzoni Sito web Roberto Monevi, Paolo Riva Hanno collaborato Mario Agostino, Ambrogio, Andrea Barolini, Damiano Beltrami, Simona Brambilla, Roberto Capuano, Filippo Calì, Benedetta Cosmi, Stefania Culurgioni, Rosa De Cola, Massimo De Filippis, Angela De Rubeis, Giuseppe Del Giudice, Maria Di Dato, Gaetano Di Giuseppe, Massimiliano Giaconella, Silvia Giavarotti, Maria Chiara Grandis, Gaetano Toni Grieco, Sabrina Guarrera, Bruno Limone, Paola Malaspina, Mary, Gheorghe Mateciuc, Mirco Mazzoli, Emanuele Merafina, Michele, Matteo Morolli Favor Moses, Mr Armonica, Francesco Napoli, Aida Odoardi, Nemesi, Marianna Palma, Daniela Palumbo, Antonio Pirozzi, Guido Pollini, Cinzia Rasi, Paolo Riva, Alessia Rotolo, Grazia Sacchi, Isabella Pazienza, Paolo Seghedoni, Generoso Simeone, Virginia Trifonova, Antonio Vanzillotta, Gabriella Virgillitto, Yamada, Marta Zanella Foto di copertina Romano Siciliani Foto Orazio Di Mauro, Damiano Modesti, Archivio Scarp Disegni Federico De Cicco, Silva Nesi, Psichedelio, Luigi Zetti Progetto grafico Francesco Camagna e Simona Corvaia Editore Oltre Società Cooperativa, via S. Bernardino 4, Milano Presidente Luciano Gualzetti Registrazione Tribunale di Milano n. 177 del 16 marzo 1996 Stampa Tiber, via della Volta 179, Brescia. Consentita la riproduzione di testi, foto e grafici citando la fonte e inviandoci copia. Questo numero è in vendita dall 11 sett. all 8 otto Associato all Unione Stampa Periodica Italiana

5 Rom, vita dietro le barriere È costituita da circa 400 persone (la metà bambini) la popolazione rom censita dalla Caritas di Catania, distribuita tra i campi storici Zia Lisa, San Giuseppe la rena e La Playa, da fine maggio anche nel campo di emergenza Fontanarossa allestito dal comune per i circa 170 sfrattati dall ex palazzo delle poste di viale Africa, occupato abusivamente. Da tempo immemorabile a Catania si parla di allestire un campo di transito attrezzato nella zona di Maristaeli, ex base militare, ora terreno di proprietà comunale. Tuttavia la struttura continua a rimanere sulla carta. Insomma, anche a Catania barriere mentali e fisiche relegano ai margini della città, come mostrano le foto di queste pagine, un popolo la cui cultura è sinonimo di diversità e di difficile integrazione, ma è portatrice di valori e tradizioni, la cui scoperta è premessa di ogni ipotesi di convivenza. Orazio Di Mauro è nato a Catania nel 1984, dove vive e lavora. La sua passione per la fotografia è iniziata a 13 anni grazie a una polaroid. Nel 2006 collabora ad alcune mostre fotografiche; nel 2008, dopo aver fatto esperienza nel campo pubblicitario e della moda, inizia a lavorare in proprio. Realizza reportage, dedicandosi al sociale, e partecipa a workshop curati da importanti fotografi. Nel settembre 2010 espone il reportage Rom, un soffio di vento al Cortile Platamone, in collaborazione con il comune di Catania, da cui sono tratte le foto di queste pagine. Oggi collabora come freelance con testate giornalistiche siciliane. Per il 2011 ha in progetto un lavoro sulle condizioni di vita di persone affetta da malattie neuromuscolari 6. scarp de tenis settembre 2011

6 fotoreportage settembre 2011 scarp de tenis.7

7 Rom, vita dietro le barriere 8. scarp de tenis settembre 2011

8 fotoreportage La questione Rom ispira giudizi sommari, affrettati, al limite dell ideologico. Qualunque sia la posizione che si assume riguardo alla realtà contraddittoria e avvincente di un popolo che è minoranza ovunque si trovi. Meccanismi pregiudiziali fondano spesso le analisi. Invece servirebbe una conoscenza paziente... settembre 2011 scarp de tenis.9

9 Yes, weekend! Scegli Avis per il tuo prossimo weekend fuori porta e approfitta di questa fantastica offerta a partire da 28 al giorno*. Consegna questa pagina pubblicitaria all ufficio di noleggio oppure utilizza il Numero di Sconto AWD O chiamando il Centro Prenotazioni al numero ** o visitando il nostro sito internet. Non perdere questa occasione: prenota ora! *Promozione valida solo in Italia, non cumulabile con altre offerte, convenzioni o coupon. **Numero soggetto a tariffazione specifica.

10 Aforismi di Merafina CAPPUCCETTO ROSSO Cappuccetto Rosso è giù di morale e qualcuno pensa di regalarle una sedia a sdraio così potrà trovarsi un posto al sole. CUORE MATTO Cuore che batte le ali che prendono il volo. CERCO-OFFRO Cerco offro vendesi desiderio a portata di mano. Infinito amore Vorrei con te veleggiare, verso inesplorati oceani, spalancando infiniti orizzonti ai nostri occhi, qui perdermi tra le tue braccia, che sanno del sapore dell immenso, dove il mio corpo trova un abisso di beatitudine e felicità. Privi di limiti e barriere, diventiamo un tutt uno, come una goccia si fonde nel mare, siamo angeli che volano in un oceano d amore. Michele C è vita Se entri nel mio cuore devi chiedere permesso. C è un magnifico cancello semiaperto nelle dune del deserto. Sembrerebbe arido invece c è vita. Batte forte per uscire dà un tocco di grazia alle mie ombre che non sanno quali sono i sintomi della felicità, non sanno quanto è profondo questo mio grande amore. Cinzia Rasi anticamera Germogli Questa sera germogli di vita ho conosciuto. Del mio sapere ho innaffiato i loro boccioli perchè si schiudano al sole della vita. Ambrogio Ulisse Con gli occhi del cuore ti rivedo. L anima si riempie di gioia. Perchè non ti abbandono. Perchè non mi abbandoni. Illuminato capisco. Capire fa la differenza. Come Ulisse navigo della vita il mare tempestoso, i gorghi dell umana stupidità. Il male, la cattiveria, l invidia ad affondarmi non rinunciano. Ma so che ci sei. Ben saldo il timone continuo sulla rotta della Giustizia. Ambrogio settembre 2011 scarp de tenis.11

11 Non lavorano e non studiano. Aspettano un occasione che spesso non c è. Così l Italia si sta giocando i propri giovani Generazione Neet, fuori dal futuro In Italia sono due milioni, dice l Istat. Non trovano lavoro, ma neanche studiano o si formano. Fuori da qualsiasi prospettiva. In cronica attesa. Il fenomeno è europeo. Ma nel nostro paese si accentua: «Stiamo bruciando, insieme a una generazione, preziose energie di sviluppo» di Maria Chiara Grandis e Ettore Sutti Sono tanti, sono giovani e non hanno un futuro certo. Una generazione istruita come nessuna prima, dalle enormi potenzialità. Che però non si possono esprimere. Perché il mercato non li cerca. O, se li cerca, li vuole solo per stage non retribuiti, o per lavori sottopagati. E allora loro preferiscono aspettare. Che qualcosa cambi o che arrivi, finalmente, l occasione giusta. Aspettando, fino a cadere nel vuoto di attese senza sbocchi, se non addirittura nell inedia esistenziale. I sociologi, per definire questa nuova galassia di giovani fuori, hanno coniato un acronimo ormai usato in tutto il mondo: Neet. Sta per Not in employment, edu? cation and training, designa cioè i giovani tra i 15 e i 29 anni che dichiarano di 56,6% donne), cifra che non ha paragoni con gli altri paesi avanzati. non frequentare alcun corso di formazione o tirocinio, di non essere iscritti ad «Questa accentuazione italiana alcun percorso formale di istruzione, di commenta Alessandro Rosina, professore di demografia all Università Catto- essere contemporaneamente privi di lavoro. Fuori da tutto, insomma. Da lica di Milano si spiega col fatto che ogni prospettiva di futuro. negli ultimi anni in tutti i paesi sviluppati si sono elaborate politiche di soste- Sono un esercito in crescita in tutta Europa, che in Italia sta raggiungendo gno all inserimento lavorativo delle giovani generazioni, che già, a causa della numeri e percentuali allarmanti: secondo l Istat, nel 2009 si registravano circa natalità, sono sempre più ridotte. Da due milioni di Neet nel nostro paese (il noi ciò non è accaduto. Ma rallentare L intervento «Spiegaci meglio che fai, sono energia sottratta» Le domande più frequenti: Se non sei nullafacente ma non lavori, potresti spiegarci meglio cosa fai?. Giovani catalogati sotto l etichetta Neet, con cui bisogna avere il coraggio di farci i conti : due milioni di persone tra i 15 e i 29 anni. Ma né lavorare né studiare vuol dire chiamarsi fuori dalla società? Quasi a uno su quattro giovani la società rinuncia, soggetti che potremmo rendere attivi nel sistema. A volte salvandoli dal nero. In tutti i sensi. È stato calcolato che se avessimo tassi occupazionali pari a quelli dei paesi capolista nella classifica Ue nella fascia d età tra i 15 e i 39 anni, il nostro Pil guadagnerebbe fino a 2 punti in percentuale. Invece? Leggiamo i fenomeni generazionali in una chiave di disagio: una profezia che finisce per autoavverarsi. Infatti un sistema di vita non scandito, 12. scarp de tenis settembre 2011 porta a una percentuale del 54% di giovani tra i 18 e i 34 anni che dichiara di non avere un progetto su cui riversare il proprio interesse o le proprie illusioni. La gestione del tempo libero assume un peso rilevante per comprendere il fenomeno. Che ha dimensioni esasperate perché quando il loisir rappresenta l unico stile di vita, è un invito insano a rinunciare alle lotte della vita. Soddisfatti della loro vita privata sono invece l 80% dei giovani. Ma privata di che, del lavoro? Dei doveri? Delle responsabilità che dovrebbero avere? Troppo impegnati a vivere i locali, per entrare nelle questioni nazionali? Questi giovani non sono una domanda, ma le energie sottratte fin qui alla società e all economia. Non è tanto un diritto loro, quanto un urgenza di noi tutti inserire questa fascia di popolazione in un circuito virtuoso: si risparmierebbe molto delle politiche di prevenzione, si assicurerebbe redditività, farebbe bene al commercio, le industrie dovrebbero aumentare la produzione, il turismo avrebbe un target più facoltoso, e forse persino l agricoltura. Benedetta Cosmi segretario regionale Felsa Cisl Lombardia

12 l inchiesta l inserimento di un giovane nel mondo del lavoro senza migliorare la sua condizione tramite corsi di formazione vuol dire far bruciare un periodo importante della vita, rischiando di compromettere le opportunità future. Perché più si rimane in una situazione di esclusione da qualsiasi circuito formativo e lavorativo, più si riduce la possibilità di trovare un lavoro di qualità. Uno spreco di risorse e di energie, che finisce per rispecchiarsi sullo sviluppo di un paese». Pagano colpe non loro I Neet oggi pagano una situazione, marcatamente italiana, in cui è sempre più difficile trovare occupazione, trovarla a tempo pieno e poterla poi stabilizzare. Ma non solo. «Altro aspetto specifico del nostro paese continua Rosina è che si rivela quasi impossibile legare formazione e studio al lavoro. Dove si opera sulla conciliazione di questi fattori, il numero di Neet è basso. Da noi, invece, o si studia o si lavora. Così i giovani si ritrovano spesso a metà del guado, non avendo la possibilità di portare avanti i due percorsi simultaneamente». Senza poi dimenticare le dinamiche, pure queste tutte italiane, legate alla vita in casa con i genitori. «Se i Neet sono tanti è perché esistono condizioni culturali per il diffondersi del fenomeno. In altri paesi, dalla Danimarca alla Francia, dove i ragazzi escono di casa giovanissimi, sono ben pochi quelli che si possono permettere di restarsene a casa senza fare nulla. Ciò significa che in Italia la condizione di Neet non viene ancora percepita come problema grave. Accettare lavori non pagati, perché comunque si viene mantenuti dai genitori, viene considerato normale...». Quello che in molti non considerano, è che fare tardi e male il proprio ingresso nel mondo del lavoro significa essere penalizzati in tutto il percorso di carriera. «Questo scenario, di fatto, ci sta privando di forze giovani e fresche prosegue Rosina. Oggi per buona parte dei giovani esistono solo due possibilità: o rivedere le proprie aspettative al ribasso, o andarsene all estero, dove si fanno ponti d oro ai giovani con forti FONTE: ISTAT, MINISTERO DEL LAVORO Due milioni in attesa il numero di Neet in Italia nel ,5% dei Neet sono donne 21,2% L incidenza dei Neet sul totale della popolazione di riferimento italiana (giovani tra i 15 e i 29 anni) 37% L incidenza dei Neet sul totale della popolazione di riferimento a Napoli 12,6% L incidenza dei Neet sul totale della popolazione di riferimento a Como settembre 2011 scarp de tenis.13

13 Generazione Neet, fuori dal futuro potenzialità. Una situazione coerente con il fatto che negli ultimi dieci anni siamo cresciuti meno degli altri paesi: non abbiamo saputo trasformare le competenze e la capacità di innovazione dei giovani in strumento di crescita». La crisi avrebbe potuto costituire l occasione per sviluppare politiche lungimiranti e affrontare gli squilibri del paese, anche sul versante del rapporto tra le generazioni, per farci uscire meglio di come ci siamo entrati. Invece, i dati lo confermano, i giovani hanno perso tempo e le famiglie hanno visto ridimensionare la loro ricchezza. «La politica non è stata in grado di garantire risposte adeguate continua Rosina ; quello che ora bisogna capire è se esistono capacità di reazione dal basso. La situazione sembra tutt altro che incoraggiante; i giovani più dinamici li stiamo perdendo, e con loro quella componente demografica pensante e volonterosa di emergere, che poteva essere un motore di cambiamento. Non dimentichiamo poi che la crisi attuale, con buona pace di chi dice il contrario, ha aumentato le disuguaglianze sociali. Questo perchè le famiglie benestanti, ma anche quelle che hanno mantenuto inalterata la capacità lavorativa, non hanno affatto peggiorato la propria situazione economica. E in un sistema in cui contano più le risorse della famiglia d origine che le qualità o la preparazione dei singoli, questo genera disuguaglianze sempre più profonde». Cambiamento collettivo? Quindi i ragazzi migliori se ne vanno all'estero. E chi ha una famiglia solida alle spalle continua a compensare la carenza di politiche adeguate, grazie all appoggio della famiglia, indipendentemente dai propri talenti. Tutti gli altri sono penalizzati. Un quadro desolante. «Però ciò che vedo conclude Rosina è che tra i giovani sta cambiando l atteggiamento nei confronti della politica. Fino a qualche anno fa il disinteresse e il distacco erano la risposta più diffusa, ora assistiamo a una partecipazione più attenta. E non si tratta di mere risposte alla crisi, ma di una trasformazione antropologica. Dal voto di Obama e la sua capacità di desiderare cambiamento, alla situazione nordafricana, agli scontenti spagnoli, ma anche alla forte mobilitazione per i recenti referendum in Italia: sono molti i segnali di questa novità. Portata avanti da una generazione di nativi digitali che hanno identità globalizzata, abituata a viaggiare, sono in grado di confrontarsi con il resto del mondo. Quando si sente la necessità di forzare un cambiamento, le nuove generazioni ne diventano alleate. Queste caratteristiche meno passive e meno remissive delle nuove generazioni sono la speranza per il domani: i giovani di oggi sembrano più pronti, collettivamente, a produrre una domanda e una voglia di cambiare una società che non li valorizza. E a mettersi in gioco per favorire quel cambiamento».. Luigi & C, fermi ai box della vita Il giornalista che non scrive. L insegnante in attesa di uno squillo. Il laureato qualificato, 14. scarp de tenis settembre 2011 «La mattina mi sveglio e vado a comprare il giornale. Però cerco di non leggerlo del tutto, così il pomeriggio ho ancora qualcosa da fare». Luigi ha 27 anni e vive alle porte di Milano. Ha frequentato un master molto costoso e ora è un giornalista professionista, ma senza nulla da scrivere. «Dopo vari stage in televisione, ho lavorato per diverse testate, ma a cifre piuttosto basse. E soprattutto senza possibilità di crescita professionale. Così mi sono licenziato per un contratto a termine in un altro settore, fino a quando non è scaduto e non è stato rinnovato. Ora sono tornato a vivere dai miei, e non esco più nemmeno con gli amici per risparmiare». Per i giovani giornalisti, nel mercato non c è più posto. E non perchè non vogliono. «Lavorare tutto il giorno a un pezzo che poi, nel fortunato caso in cui venisse pagato, vale al massimo 6 euro? No, grazie. Io non ci sto. Lo so che ci sono persone che scrivono gratis, ma io non me lo posso permettere. In quella cifra non rientrano nemmeno i biglietti del treno, figuriamoci il pranzo. Questo fa di me un Neet? Francamente non lo so. Quello che so è che non si può lavorare per guadagnare meno di quanto si spende». Carmen che vuole insegnare Carmen, 29 anni, ha deciso di fare l insegnante da piccola, quando spiegava alle sue bambole come leggere e contare. «Ho fatto tutti i percosi di studio possibili e immaginabili racconta. Oggi faccio qualche supplenza. Ma durante la maggior parte dell anno non lavoro. Tutti mi chiedono perché non cerco altro, almeno per tappare i buchi e portare a casa qualche soldo. Ma quello è il mio lavoro, ho studiato storia e filosofia, ho preso l abilitazione all insegnamento con tanti sacrifici. È chiedere troppo pretendere di farlo?». Carmen sta a casa con i genitori, e aspetta. Che squilli il telefono, che da una scuola di Napoli, dove vive, la chiamino anche per un breve periodo. «Se perdi la telefonata è la fine, siamo tanti e contattano subito quello dopo di te». Carmen non cerca altro, perché non le interessa, perché ha perso la fiducia, perché non crede più che nel mercato

14 l inchiesta La storia Giovanni si era perso: «Riparto da una passione» Alle spalle di un giovane che non studia né lavora, spesso si nasconde il disagio sociale e familiare. È il caso di di Giuseppe, inattivo dalle scuole medie fino ai 22 anni. «Mio papà pretendeva che, dopo la scuola dell obbligo, frequentassi un istituto professionale racconta. Voleva che diventassi elettrauto, elettrotecnico o qualcosa del genere. Diceva che era pane sicuro. Ma a me non interessavano quei percorsi di studio, e ho preferito mollare tutto». Ancora oggi Giuseppe vive con la famiglia in un quartiere alla periferia di Milano. Senza far niente, giorno dopo giorno, la noia lo divorava. «Allora ho iniziato a usare cocaina e a spacciare, ma era molta più la roba che consumavo rispetto a quella che vendevo. Ho fatto vita di strada, quella vera, insieme a tanti ragazzi nella mia stessa situazione. Fuori casa tutto il giorno, tutti i giorni». Così incominciarono i problemi con genitori e fratelli. «Ce l avevo con mio padre per cose stupide: oltre a voler scegliere la scuola per me, non mi mandava dal dentista, ad esempio. Ora ho capito che non era indifferenza nei miei confronti, solo ignoranza e incapacità affettiva». Nella complicata vita di Giuseppe ci sono stati il carcere e tre diverse comunità. Poi è arrivato l incontro con i gestori del Bario s café che, insieme agli operatori sociali della Comunità Nuova di don Gino Rigoldi, gli stanno insegnando il lavoro da barman. «In carcere ho capito che non era quella la vita che volevo fare, mi mancavano la mia famiglia, il mio cane, la mia ragazza. E allora sono partito da una passione per cercare di ricominciare daccapo. Ho scoperto che mi piace la cucina, ho seguito corsi, ora voglio solo studiare e guardare avanti». Oggi Giuseppe non è più un Neet. Lavora da un anno, però non rinnega il proprio passato. «I miei amici sono sempre gli stessi; la maggior parte di loro, come me, hanno cambiato vita e hanno messo la testa a posto. Nel mio caso, ho capito che senza fare quello che volevo davvero, quello che mi piace, non ce l avrei mai fatta». A 23 anni, Giuseppe adesso ha un sogno. «Vorrei andare a vivere da solo conclude. Sempre a Milano, ma non più in una zona popolare. Vuoi sapere perché? Beh, perchè vorrebbe dire che ce l ho fatta per davvero...». troppo. Ritratti di giovani d oggi, fuori mercato del lavoro ci sia posto anche per lei. «Stare a casa è dura, ti deprimi. Lo so che prima o poi sarò costretta a cercarmi qualcos altro da fare e a cambiare mestiere, ma per il momento preferisco aspettare». Mario galleggia come può Mario a scuola andava così così. Ma aveva le mani buone. Così dopo le medie ha cercato subito un impiego. Di lavori ne ha fatti molti. Meccanico, muratore, elettricista. Poi più niente. Da quattro anni Mario, trentacinquenne, nella iper-produttiva provincia di Varese non sa più che fare. Di rimettersi sui libri non se ne parla. Di trovarsi un altra occupazione è fuori discussione. Così galleggia come può. «Che cosa posso fare? Spaccarmi la schiena per 500 euro al mese insieme a qualche immigrato? No grazie», taglia corto. Per tirare a campare può ancora contare sulla pensione della madre che, intanto, per integrare il reddito si è messa a fare la badante. Lei non si lamenta, ma naturalmente è preoccupata per l avvenire del figlio. Chi invece non si capacita della situazione è la nonna. Classe «Sarò vecchia, ma ai miei tempi un uomo di trent anni che non lavora non era nemmeno immaginabile». Da allora di acqua ne è passata sotto i ponti e anche il Varesotto non è più la terra delle piena occupazione. «So che i miei parenti pensano male di me, ma non so che cosa farci. Piuttosto che prendere una miseria, preferisco giocarmi qualche spicciolo alle slot». Michele aspetta un opportunità La giornata di Michele inizia presto. Sveglia alle 7, doccia, barba, colazione con rapida sfogliata dei giornali. Poi vestito buono, cravatta e via. Un normale inizio di mattinata per tanti lavoratori. Solo che Michele un lavoro non ce l ha. «All inizio lo cercavo racconta. Giravo tutte le agenzie interinali, mi sorbivo gli annunci sui giornali. Ma la risposta era sempre la stessa: troppo qualificato (Michele è laureato in economia e commercio con due master) per alcuni lavori, senza esperienza per altri. Al massimo offrivano stage non pagati (così fai curriculum) e con rimborsi spese ridicoli, tipo trasferirmi a Roma per 200 euro al mese». Allora Michele ha smesso di cercare. E aspetta. «Il problema non è certo quello di riempire la giornata: cose da fare ce ne sono tante. Il problema è che non ho una vita: sono tornato a casa dai miei, non ho soldi se non quelli che mi passa mio padre e non posso pensare al futuro. Io voglio lavorare, ma voglio fare quello per cui ho studiato e sono qualificato. È troppo?».. settembre 2011 scarp de tenis..15

15 Boom dei giochi: l Italia dei minicasinò, senza vincoli e controlli Sotto casa piccole Las Vegas Il nostro codice penale vieta il gioco d azzardo. In deroga alla legge, da decenni operano quattro casinò autorizzati, ai confini del territorio nazionale: Campione d Italia, Saint Vincent, Venezia e Sanremo. Ora, senza troppo rumore, lo stato ha permesso l apertura di sale gioco che sono di fatto casinò in miniatura. Ma quasi senza vincoli. Spuntano ovunque locali difficili da controllare, contro i quali cittadini e sindaci si scoprono impotenti. Ecco come l Italia si consegna alla Fortuna, senza valutare gli effetti sociali. Pensare alle infiltrazioni criminali. E sbagliando pure a fare i conti scarp de tenis settembre 2011 di Francesco Chiavarini Appollaiato sullo sgabello, cerca la combinazione vincente. Gli occhi puntati sullo schermo luminoso, la mano destra stretta alla maniglia della macchinetta per consentire al pollice di pigiare con più facilità il bottone start che aziona il meccanismo. Una, dieci, cento, mille volte. A ogni colpo, un rullare di segni colorati. Aragoste, pesci rossi, ostriche. Disegnati con i caratteri innocenti di un cartone animato della Walt Disney. Poi finalmente, eccolo. Appare il delfino. Prima uno, poi l altro, poi l altro ancora: tre sulla stessa linea. Le casse iniziano a pompare un crescendo musicale e il contatore elettronico si mette a girare all impazzata. Dolphin s pearl è una delle decine di varianti con cui si può tentare la fortuna confidenza al prossimo. «Ogni tanto si con le videolottery, le slot machine di vince, ogni tanto si perde. Non m importa: è il mio modo per scaricare i ner- nuova generazione che dilagano nelle sale scommesse spuntate un po ovunque, in provincia e nelle grandi città, nei se ne vanno 150 euro. vi», bonfonchia. Oggi va male. In un ora centri storici e lungo le provinciali. La perla del Delfino è il gioco preferito di Giovanni, 34 anni, tassista, che Gioca di più un altro tizio, sulla cin- Tra i forzati della macchinetta sull avambraccio si è fatto tatuare proprio quel grosso pesce. Questo pome- lui e il monitor galleggia nell aria la nuquantina, al capo opposto della sala. Tra riggio, dopo avere scaricato un cliente vola di fumo delle sigarette che accende all aeroporto di Malpensa, sulla strada a ripetizione. Per il momento sembra del ritorno a Milano si è fermato qui: un andargli alla grande. La macchinetta segna un credito di 600 euro. Poi una serie capannone industriale, collocato strategicamente all uscita dell Autolaghi, a di puntate sfortunate, e il contatore gira ridosso di centri commerciali molto frequentati. Un locale che al casinò cerca ca e si lamenta col vicino: «Non so per- vorticosamente al contrario. Lui impre- di fare il verso, con le facciate rosso fuoco illuminate scenograficamente, i lamno mai». I libri sono i segni vincenti di ché mi sono fissato coi libri. Non pagapadari a imitazione di quelli in design, Book of Fra, altra variante offerta dalle la moquette a terra e in un angolo il videolottery. Cambiano le combinazioni e, naturalmente, l ambientazione. A bancone del bar sfavillante di neon. Giovanni si mette seduto sul seggiolino girevole, infila la banconota e si agcolari irrilevanti, differenze insignifi- rigor di logica dovrebbero essere partigrappa alla macchinetta per almeno canti. Ma non lo sono affatto per l altrettanto rigorosa superstizione degli un ora, schiacciando a ripetizione il pulsante che dà avvio alla partita. Tiene lo scommettitori che, di solito, scelgono sguardo incollato al monitor elettronico come ipnotizzato. E a fatica si conce- abbandonarlo e sostituirlo. un gioco per un po di tempo, prima di de a una conversazione minimale, rompendo lui solo, tra gli avventori, e sol- si alza dallo sgabello e passa dalla cas- Dopo un paio d ore, quando il tizio tanto per pochi minuti, la regola non sa, l addetta tuttofare, che controlla i 16 scritta di questo posto: il divieto di dare monitor della sorveglianza e serve al

16 l inchiesta bar, gli allunga due bigliettoni da cento. «Come è andata?». «Male. Ma poteva finire anche peggio», confessa all amico, prima di salire sul Porsche Cayenne, l unica auto di lusso, tra la decina d utilitarie ferme nel parcheggio. Non usano il denaro di carta, ma le monete da un euro, invece, due stranieri che si alterano alla stessa slot nella zona riservata ai non fumatori. La dea bendata non guarda in faccia a nessuno. Dà e toglie al ricco come al povero. E così facendo rende questo luogo un posto democratico: dove si incontrano, anche se difficilmente si parlano, il commerciante e l operaio, l italiano e l immigrato. Tutti attratti dalle stesse seducenti macchinette, vero collante di questo melting pot interclassista: la nuova Italia che gioca. Senza dubbio, loro, le slot machine di nuova generazione, autorizzate lo scorso anno, possono vantare un appeal superiore alle macchinette tradizionali. Accettano banconote e non più soltanto spiccioli. Offrono un ventaglio più ampio di possibilità. E soprattutto consentono di vincere fino a 100 mila euro a partita, somma mille volte superiore a Federico De Cicco FONTE: AAMS (MONOPOLI DI STATO) Affari miliardari ma non per tutti 61,4 miliardi spesi al gioco dagli italiani nel miliardi i proventi dello stato dal gioco d azzardo 35 miliardi il giro d affari delle macchinette Vlt stimato per il 2012 in Italia 19 mila le nuove Vlt installate in 12 mesi in Italia. Numero destinato a triplicare... prima. In dodici mesi hanno avuto un successo strepitoso. Secondo i dati dei Monopoli di stato ne sono state installate già 19 mila, ma quando saranno esaminate tutte le richieste pendenti, si calcola che potrebbero triplicare. Le Vlt, come si chiamano in gergo, hanno trasformato di fatto le sale gioco in veri e propri minicasinò. Pur essendo più affascinanti e quindi potenzialmente più pericolose, hanno potuto beneficiare di un percorso autorizzativo di favore. Al contrario di quanto accade per una sala giochi, se si intende aprire una sala scommesse dotata di Vlt non è necessario passare in comune: è sufficiente chiedere il placet alla questura. Pochi i soldi per l erario «Il governo ha ceduto alle pressioni dei Monopoli e ha istituito per le macchinette una sorta di filiera corta, che taglia fuori i sindaci», denuncia Filippo Torrigiani, assessore a Empoli, uno dei primi a scrivere un regolamento comunale per tentare di mettere un argine all invasione delle slot e ai loro spiacevoli effetti collaterali: cioè l aumento, accanto ai giocatori normali, di quelli patologici, gli addicted dell azzardo, nuova categoria di dipendenza, che in tutta Italia ha spinto i direttori delle Asl a dedicare reparti specifici nei Sert. Una nuova piaga sociale, che passa sotto silenzio. Nel nostro paese anche per costruire un autostrada, una ferrovia, un inceneritore, infrastrutture spesso necessarie ma che creano problemi a chi se le ritrova nel giardino di casa, si cerca il consenso della popolazione locale e si chiede il permesso al sindaco. È una regola di democrazia. Ma in questo caso si fanno valere interessi superiori. settembre 2011 scarp de tenis.17

17 Sotto casa piccole Las Vegas «È un paradosso dice Torrigiani. Con grandi difficoltà abbiamo regolamentato la diffusione spropositata dei locali dove sono consentite le vecchie slot, imponendo orari di chiusura, tenendoli lontani dai luoghi sensibili, ad esempio scuole o case di cura, dove ci sono ragazzi e anziani, i soggetti vulnerabili. E ora, di fronte all avanzata di esercizi dotati di apparecchi spilla-soldi molto più potenti, ci tagliano le unghie. In quei locali la gente si espone a rischi non diversi a quelli cui va incontro nei casinò tradizionali. Che, proprio per tale ragione, sono vietati in tutto il territorio nazionale, salvo eccezioni». Dalle slot agli usurai Per la verità, in questa storia di paradossi ce n è più d uno. Per esempio il legame tra gioco e usura. «In tempi di crisi avverte monsignor Alberto D Urso, presidente della Consulta nazionale delle fondazioni antiusura, chi è stato colpito dalla disoccupazione, almeno per i primi tempi, ha cercato disperatamente di conservare lo stesso livello di consumi del passato. Tra questi molti hanno cercato nel gioco, promosso dallo stato e dalle società del settore con tecniche sempre più persuasive, l integrazione alle quote di reddito che avevano perduto. Ma le cose non sono sempre andate come ci si attendeva. E così, su dieci usurati o indebitati a rischio di usura, quattro sono giocatori. Tra loro ci sono il libero professionista, il commerciante, l industriale. Ma anche l impiegato, l operaio. Crisi e boom del gioco, combinati tra loro, hanno spinto nelle mani degli strozzini una gamma più vasta di soggetti. La relazione tra Rovinato dal brivido della sfida «Sembrava tutto sotto controllo». Ma Paolo s è perso in sala giochi. Poi la rinascita. Grazie gioco e usura è stretta più di quanto appaia. E a volte è mediata dalla criminalità organizzata. Inchieste delle guardia di finanza hanno dimostrato che dietro ai gestori delle videolotterie può nascondersi la malavita, che controlla pure il racket dell usura». Insomma, al di là dei pesanti effetti sociali, ombre inquietanti gravano sull industria dei giochi. Molti sostengono che vi siano investiti e lavati capitali della criminalità organizzata. Il mercato delle macchinette (slot e videolotterie), per esempio, è in rapida espansione, e se sarà confermato il trend di questi primi mesi varrà 35 miliardi di euro nel 2012, cifra colossale, superiore al fatturato di Fiat auto e pari a una finanziaria di quelle pesanti. Questa montagna di denaro è stata affidata dallo stato fino a oggi a dieci concessionari. Il principale, detentore del 30% del volume d affari, è Bplus Limited (ex Atlantis World). La società, secondo diverse inchieste giornalistiche (Il fatto quotidiano, Repubblica, Report), schermata da una serie di scatole cinesi, sarebbe riferibile a Francesco Corallo, figlio di Gaetano Corallo, rinviato a giudizio nel 1989 dal tribunadi Paola Malaspina 18. scarp de tenis settembre 2011 Parla a voce molto bassa, si interrompe spesso e avverte: «Non ti racconto una bella storia, sai». Cerco di incoraggiarlo dicendogli che a me non sembra affatto male, se non altro per come è andata a finire. E per il coraggio che lui ha nel raccontarla, ma non so se l ho convinto. La verità è che Paolo, artigiano genovese, una vita di giocatore alle spalle, continua a sentirsi in colpa per i danni che il gioco ha portato a lui e ai familiari. Ha scelto di darmi appuntamento in un luogo di Genova per lui cruciale: corso Buenos Ayres, proprio davanti all affollata sala bingo, dove un tempo c era un bel cinema, l Augustus. «Sarebbe meglio ci fosse rimasto», mi dice con amarezza. E invece la storia è andata diversamente, forse perché le sale giochi, così come le sale scommesse, si sono diffuse a macchia d olio, negli ultimi anni. Senza nessun riguardo. L insegna del bingo di corso Buenos Ayres risplende proprio accanto alla grande chiesa di Santa Zita «All inizio, era una cosa da poco racconta Paolo. Giocavo la schedina una volta alla settimana al bar con gli amici, qualche volta il lotto. Poi, vicino al laboratorio della mia attività, ha aperto una sala giochi. Lì sono cominciati i guai, anche se, di preciso, come e quando non te lo so raccontare. A me sembrava sempre tutto a posto». L illusione di avere il controllo Tutto a posto. Perché Paolo, come ogni altro giocatore affetto da dipendenza, ha sempre avuto, quasi fino alla fine, l illusione di poter tenere tutto sotto controllo. E però nonostante le perdite crescenti, i debiti, il venir meno della serenità familiare, per lui l unica cosa importante era giocare. «Il problema per me non era il fatto di giocare sempre più spesso, o di litigare ogni sera con mia moglie, che cominciava a sospettare qualcosa. Tutto quello che mi importava era riuscire a trovare i soldi per giocare. E tentare la

18 l inchiesta le di Milano per il suo ruolo di ponte tra il mondo del gioco e il boss mafioso di Catania, Nitto Santapaola. Accusa da cui fu assolto in via definitiva da una sentenza della Cassazione nel I rinnovi sono automatici Da allora, sul gruppo imprenditoriale hanno continuato a circolare sospetti. Rumors che nessuno è riuscito a dissipare e che non hanno impedito ai Monopoli di affidare alla società, nel 2004, un ampia porzione del business milionario delle macchinette della fortuna. «Tutte le concessioni sono scadute a maggio e a settembre sarà pubblicato il nuovo bando osserva Fabio Felici direttore di Agicos, agenzia di stampa specializzata in gioco e scommesse. Ma la gara servirà a fare entrare nuovi operatori, non a escludere quelli vecchi, per i quali il rinnovo è automatico». Con buona pace di chi vorrebbe tutelare i cittadini dal gioco d azzardo, le sale continueranno la loro avanzata. E il Delfino girerà davanti agli occhi ipnotizzati di Giovanni. Perché lo stato chiede alla Fortuna una mano per salvare i conti. Paradosso dei paradossi.. "Salvato" dalla forza della moglie Ma la vincita della vita purtroppo o per fortuna a Paolo non è mai arrivata. Quello che il fato aveva scritto per lui era invece la storia di una moglie implacabile e paziente che con sforzi indicibili è riuscita a fargli chiedere aiuto. «Per un attimo mi è sembrato di pera una moglie implacabile... sorte ancora una volta». Ma cosa può aver indotto un uomo come Paolo, con una moglie, due figli, un attività ben avviata, a rischiare di perdere tutto per sfidare la sorte? «Hai detto tu stessa la parola: sfidare. Oggi che rifletto sul passato, penso che nulla come il gioco mi desse il brivido di sfidare il destino, di cambiare quello che il fato aveva scritto per me. E cambiare anche il futuro di mia moglie, dei miei figli. Perché, anche se loro erano contrari, io pensavo che si sarebbero dovuti ricredere presto, vedendomi fare la vincita della vita». Il caso Sindaco e cittadini battuti: lo stato nicchia, la sala apre Prima hanno fatto sentire le loro voci i cittadini. Poi si è schierato il sindaco. Ma nonostante le proteste e l intervento dell amministrazione comunale, alla fine la sala scommesse ha aperto i battenti lo stesso. Per interessi superiori. E con buona pace delle preoccupazioni della popolazione e dei suoi rappresentanti. Succede nella sconfinata periferia milanese, nel piccolo comune di Baranzate. La vicenda inizia alcuni mesi fa, quando la questura concede ai gestori della sala Merkur Win l autorizzazione ad aprire il locale in uno spazio situato al piano rialzato di un palazzone di via Milano, all inizio della statale Varesina, stradone che dal capoluogo lombardo si addentra nella provincia profonda. I primi a protestare sono proprio i condomini del palazzo, preoccupati che la sala attiri persone poco raccomandabili. La voce arriva in comune e il sindaco, Giuseppe Corbari, ritiene che l allarme non sia esagerato. Così prende carta e penna e scrive a prefetto, questore e carabinieri. Scrivere è la sola cosa che può fare, perché, spiega il primo cittadino, «l autorizzazione non dipende dal comune e in questo caso il nostro potere è nullo». Con sua grande sorpresa, tuttavia, dalla questura gli fanno sapere che «purtroppo nessuno è in grado di fare nulla, se non il ministero stesso». Morale: la sala apre. Quello di Baranzate è un caso emblematico del modo sottile con cui il nostro paese si stia trasformando in una Las Vegas diffusa, pur continuando formalmente a confinare il gioco d azzardo nei soli cinque casinò autorizzati, salvo poi lasciare che aprano dappertutto, senza un reale controllo, casinò in miniatura. Tuttavia sindaco e cittadini di Baranzate non si arrendono. Non è raro con le slot machine delle sale scommesse gente comune dilapidi i propri patrimoni e finisca poi nelle mani degli usurai, spesso collegati a organizzazioni criminali. «Baranzate era al centro di un polo industriale che dava lavoro a 40mila persone, durate gli anni del boom economico il paese è raddoppiato spiega Corbari. Oggi molte fabbriche sono chiuse e tanta gente è rimasta senza lavoro. Dobbiamo inoltre affrontare le relazioni non sempre facili con le 66 etnie di immigrati venuti qui ad abitare. Nelle vicinanze c è il famoso campo nomadi di via Monte Bisbino, non controllato dal comune di Milano, perché si trova quasi sul nostro territorio. Insomma di problemi ne abbiamo già molti. Non possiamo permettercene altri...». Simona Brambilla dere tutto. Ma poi ho capito che l idea di mia moglie era l unica possibile: staccare per qualche mese e andare dai suoi zii in provincia di Udine, dove c è un centro per la cura dei giocatori compulsivi. Ho fatto un percorso di un anno, con due ricadute confessa con obiettività. Ora ne sono fuori? Non lo so, però intanto sono sei mesi che ho ripreso a lavorare. E non gioco più».. settembre 2011 scarp de tenis..19

19 Sotto casa piccole Las Vegas Il sociologo Fiasco: «Pochi introiti, Italia vicina al limite di spesa per giochi» «Perdita per tutti, sarà la nostra bolla» di Francesco Chiavarini Nella penultima manovra salva-conti, il governo ha autorizzato nuovi giochi. Per uno stato in bolletta, puntare sull azzardo di massa potrebbe essere una forma indiretta di prelievo fiscale. Parrebbe una strategia moralmente discutibile, ma in fondo conveniente. Non la pensa così, tuttavia, Maurizio Fiasco, sociologo e consulente della Consulta nazionale antiusura, che raggruppa le tante fondazioni di matrice ecclesiale: «Che il gioco d azzardo sia un male necessario per uno stato che ha bisogno di denaro fresco è né più né meno che una leggenda metropolitana, alla quale ha finito per credere la stragrande maggioranza degli opinion leader. Il gioco d azzardo di massa, in realtà, è una perdita secca per tutti: famiglie, economia, fiscalità dello stato». In che senso, professor Fiasco? Nel 2010 gli italiani hanno speso per il gioco 61,4 miliardi. Da questa montagna di denaro lo stato ha ricavato meno di 9 miliardi di euro (dai quali devono essere ancora sottratti i costi di amministrazione e gestione, pari a un miliardo circa). Una percentuale modesta, inversamente proporzionale all incremento dell azzardo di stato. Mentre tra il 2004 e il 2010 il giro d affari è aumentato del 220%, il beneficio del fisco è stato +20%. Dunque, più giochi non ha significato maggiori entrare per l erario. Dato sottaciuto tanto da Aams (Amministrazione autonoma dei monopoli di stato) che dal ministero dell economia. I soldi delle vincite saranno rimasti nelle tasche degli italiani, che magari li hanno spesi per comprare beni, stimolando l economia Altro luogo comune. Il modello di gioco pubblico imposto nel primo decennio di questo secolo è strutturato in modo che oltre due terzi delle vincite resti congelato nel ciclo di slot machine, scommesse, lotterie istantanee, azzardo on line. Oltre il miraggio della ipervincita e della vincita facile, il gioco d azzardo di massa si fonda su 20. scarp de tenis settembre 2011 una galassia di minivincite, premi irrisori che inducono il giocatore a reimmettere il cosiddetto pay out nel meccanismo, con una continua progressione di nuova spesa. Non è un caso che nell Italia che gioca, vanno in depressione i consumi, anche quelli naturali e necessari. Aumentano le insolvenze. Crollano le spese per le cure odontoiatriche: -54% delle prime visite e -32% per l insieme delle cure (dal 2009 a oggi). Si mangia meno e si consumano cibi scadenti. Per ricorrere a un espressione tecnica: il consumo di giochi d azzardo è un moltiplicatore negativo dell economia. Un settore che estrae valore, non crea valore. Ci guadagneranno almeno le imprese che gestiscono i giochi. Non è vero nemmeno questo. Lo stato italiano deve compensare impellenti necessità di cassa. Chiede dunque denaro fresco ai concessionari, che per entrare nel gioco, confidando nella prospettiva di buoni guadagni con nuovi sistemi di gioco, devono corrispondere in anticipo forti somme. Il risultato è che molte concessionarie dei giochi sono sovraesposte con banche e finanziarie. E con i collocatori di derivati speculativi sul debito. L aspirante concessionario di un nuovo azzardo, infatti, spesso non ha riserve monetarie proprie, quindi ricorre a prestiti bancari. Che vengono accordati a tassi molto elevati, poiché il concessionario non ha garanzie reali da presentare. Ma come si pagano alla scadenza le rate del debito? Alcuni concessionari ricorrono a manovre di finanza creativa. Emettendo addirittura obbligazioni, bond e altro. Cioè contraendo nuovi debiti, che incrementano il peso degli interessi. Quello che lei descrive assomiglia a quello che in America è accaduto con i mutui spazzatura. Il gioco sarà per l Italia la bolla che negli Stati Uniti sono stati i titoli subprime? Dal 2003, da quando il governo ha scelto di aumentare l intera economia dei giochi, si è instaurato un sistema che costringe ad alimentare la crescita geo-

20 l inchiesta Il cantautore Tra i Poveri Cristi di Brunori c è anche Mario vizio-e-virtù metrica dell azzardo (che infatti raddoppia ogni tre anni). Ma siamo ormai vicini al limite fisico di incremento della spesa per giochi. Ritengo che l Italia rischi seriamente che l azzardo divenga la sua bolla finanziaria. A meno che non si decida di immettere nel giro dell azzardo ulteriori denari freschi. Di provenienza illegale. Con il settore criminale che via via invaderebbe e incorporerebbe il comparto autorizzato dallo stato, affiancando al prestito usurario ai giocatori patologici (che già oggi controlla) altri servizi, per così dire: il finanziamento ai concessionari, la partecipazione alla gestione dei punti di gioco, la protezione degli esercizi pubblici e delle aziende che operano verso il pubblico. Il che non mi sembra affatto un ipotesi meno sciagurata.... Il giovane Mario voleva essere milionario, perciò spendeva quasi tutto il suo salario in gratta e vinci e slot machine. Fino a che la sua vita cominciò a girare al contrario. Mario è il protagonista della traccia d apertura dell ultimo album Vol. 2 Poveri Cristi di Dario Brunori (nella foto), cantautore, imprenditore mancato e neourlatore italiano, come si definisce sul suo profilo Myspace, accostato da molti alla figura di Rino Gaetano, per la stessa terra di origine, la Calabria, e lo stesso gusto ironico di raccontare le disgrazie quotidiane della gente comune, senza falsi moralismi o pelosi pietismi. Dario, cosa ti ha spinto a comporre un pezzo sul mondo dei piccoli giocatori? Qual è il percorso che ti ha portato a raccontare la storia di Mario? Il brano nasce da qualcosa che ho visto, da un frammento di quotidiano. Viaggiando molto, negli ultimi due anni, ho avuto la possibilità di vedere cosa accade in posti diversi, in un bar a Brescia, o a Catanzaro. Da lì forse ho raccolto la suggestione dei videopoker e delle slot machine. Con Mario non pretendo di raccontare una storia universale, ma ho voluto creare una riflessione: Mario è un giocatore, ha in sé una componente di vizio, ma anche di virtù, perché spera in una vita migliore per sé e per la famiglia. E proprio in nome di questa illusione, finisce per vivere al contrario. C è il rischio che troppi facciano come lui? E tu che rapporto hai con il gioco? Il tema del gioco d azzardo crea in me una suggestione negativa, è una situazione con cui mi trovo moralmente in disaccordo. Trovo che oggi sia importante chiedersi perché si punta a queste cose, perché si fa leva sul bisogno delle persone di andare verso una facile vittoria. Vincere facile è uno slogan agghiacciante, perché punta proprio su questo, proponendoci, allo stesso tempo, un modello di vita non autentico. Avere tutto subito e facilmente non fa parte della realtà. La tristezza, la fatica di vivere sono elementi ricorrenti nelle tue canzoni; però c è anche, sempre, uno spiraglio aperto alla speranza, un tu cui rivolgersi con fiducia. Dove porta questo spiraglio? Io ho una visione particolare della felicità, secondo me è importante accettare anche il dramma come parte della vita. L ottimismo non consiste nella negazione delle cose brutte, quanto nella scelta di affrontarle con spirito di accettazione. A me questo è capitato in un momento davvero difficile, quando è morto mio padre. Però da lì ho cercato di ripartire, di riprendere in modo più completo il mio percorso. Poi, chiaramente, anch io nel quotidiano mi intristisco e mi arrabbio per cose banali, perché sono un essere umano. Però cerco sempre di tenere a mente che da una morte nasce una vita. È importante che questo pensiero ci accompagni sempre. [p.m.] settembre 2011 scarp de tenis.21

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