MONITOR STATISTICO SU INDUSTRIA E AREE DI CRISI

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1 MONITOR STATISTICO SU INDUSTRIA E AREE DI CRISI MAGGIO 21

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3 INDICE INTRODUZIONE INDUSTRIA E AREE DI CRISI Premessa: panorama congiunturale Le performance dell industria manifatturiera nel periodo La mappa delle aree di crisi industriale secondo l indice di crisi occupazionale L analisi grafica dei singoli indicatori L evoluzione della struttura economico-finanziaria delle imprese tra il La mappa delle gravi crisi aziendali L ANALISI DEI SETTORI MANIFATTURIERI Il quadro di sintesi Alimentari, bevande e tabacco Tessile Abbigliamento Pelli e cuoio Legno Carta Editoria e stampa Chimica Gomma e plastica Vetro, ceramica e altri materiali Metallurgia Prodotti in metallo Meccanica Macchine per ufficio Macchine elettriche n.c.a Apparecchi per le comunicazioni Apparecchi di precisione Autoveicoli Altri mezzi di trasporto Mobili e altre manifatturiere L ANALISI ECONOMICO-INDUSTRIALE PER REGIONE Il quadro di sintesi Piemonte Valle d Aosta Lombardia Trentino Alto Adige Veneto Friuli Liguria Emilia Romagna Toscana Umbria Marche Lazio Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna APPENDICE STATISTICA

4 INTRODUZIONE Il presente rapporto statistico semestrale elaborato dal Dipartimento per l impresa e l internazionalizzazione - Direzione generale per la politica industriale e la competitività del Ministero dello Sviluppo economico, con la collaborazione di Fabrizio Carapellotti e Paola Ribaldi dell Istituto della Promozione Industriale (IPI), è articolato in tre sezioni che contengono tabelle, mappe territoriali e analisi statistiche sulle aree di crisi industriale e sulle caratteristiche strutturali e dinamiche del sistema imprenditoriale italiano. L obiettivo del rapporto è quello di effettuare un costante monitoraggio statistico del tessuto industriale e delle situazioni di crisi, presentando in forma sintetica ed esaustiva le informazioni aggiornate sulla base di nuovi dati pubblicati e organizzati in database consultabili sul portale STATINDUSTRIA nel sito Nella prima sezione Industria e Aree di crisi vengono presentati i principali dati relativi alle caratterisitche dell industria manifatturiera, evidenziando sia l andamento nel periodo 2-29 degli indicatori strutturali, sia di quelli congiunturali, che di quelli economico-finanziari. Viene poi illustrata la mappa delle aree di crisi industriali (sulla base di un indice sintetico di crisi occupazionale) e la mappa delle gravi crisi aziendali trattate nell ultimo anno dal Ministero. Nella seconda sezione Analisi dei settori manifatturieri vengono presentati i principali dati sulle caratteristiche dei settori industriali, le mappe settoriali sulle aree di crisi e le prime 5 aziende in cigs nel 21 (in termini di mesi-uomo). Nella terza sezione Analisi economico-industriale per regione viene presentata prima un ampia selezione di indicatori per regione, l andamento dei principali indicatori economici per provincia e per ripartizione territoriale, poi la mappa dei sistemi locali della regione secondo l indice di crisi occupazionale, ed infine le prime 5 aziende in cigs nel 21. I risultati si riferiscono alle informazioni disponibili a febbraio 21. 4

5 1. INDUSTRIA E AREE DI CRISI 1.1 Premessa: panorama congiunturale OCSE: Alcuni segnali incoraggianti indicano una lieve ripresa economica, con un mercato del lavoro fragile e possibili turbolenze sui mercati finanziari, che sottolineano la necessità di essere cauti nel rimuovere le misure di sostegno, secondo quanto riportato nel documento Outlook economic: an interim assessment (aprile). Resta la necessità di risanare i conti pubblici e di attuare programmi di consolidamento nel medio termine in molti Paesi, anche se il consolidamento dei conti dovrebbe partire nel 211, o prima dove necessario, ed essere graduale per non minare la ripresa. Per quanto riguarda l'andamento dei prezzi il documento sottolinea come l'inflazione stia mostrando una dinamica moderata, nonostante le pressioni associate all'aumento dei prezzi delle materie prime negli ultimi mesi. Sul fronte del mercato del lavoro, gli indicatori si sono stabilizzati il tasso di disoccupazione ha raggiunto il suo picco massimo negli Stati Uniti, mentre l'aumento della disoccupazione è stato più contenuto nell'area dell'euro. La domanda privata risentirà ancora del peso della crescita lenta del credito e dalla debolezza del mercato del lavoro, mentre più in generale la crescita globale beneficia soprattutto delle buone performance di alcuni Paesi emergenti tra cui Cina, Brasile ed India. ISTAT: Timidi segnali positivi per l'economia europea e in particolare per quella italiana (maggio). Nel primo trimestre del 21 in Italia il Pil è aumentato dello,5% rispetto al trimestre precedente e dello,6% rispetto al primo trimestre del 29. Dal confronto con gli altri principali paesi della zona euro l'italia esce bene ed appare come l'economia più dinamica, sia pure in un contesto di ripresa a bassa velocità. L'Istat ha pubblicato anche i dati rivisti a partire dal 25, che confermano la recessione del 29. Il pil è diminuito del 2,9% congiunturale e del 6,5% tendenziale nel primo trimestre 29, rispettivamente dello,3% e del 6,1% nel secondo, mentre è aumentato dello,4% congiunturale e sceso del 4,7% tendenziale nel terzo ed è sceso, infine, dello,1% e del 2,8% negli ultimi tre mesi dello scorso anno. Crescita in tutti i settori L'aumento congiunturale del Pil è il risultato di un aumento del valore aggiunto dell'agricoltura, dell'industria e dei servizi. Il primo trimestre del 21 ha avuto due giornate lavorative in meno rispetto al trimestre precedente e lo stesso numero di giornate lavorative del primo trimestre 29. La crescita acquisita per il 21 è pari allo,6%. 5

6 Il confronto con gli altri Il dato italiano di oggi si confronta con quelli dei partner europei e in particolare della zona euro. La crescita media nell'area della moneta unica nel primo trimestre è stata dello,2% su base congiunturale (contro una crescita pari a zero nell'ultimo trimestre del 29). Nell'intera Ue il Pil è aumentato in media dello,2%, in miglioramento rispetto allo,1% del trimestre precedente. Rispetto al primo trimestre del 29 (confronto tendenziale) il Pil è cresciuto dello,5% nell'eurozona e dello,3% nella Ue (dopo -2,2% e -2,3%). Nello stesso periodo negli Usa il Pil è cresciuto dello,8% su base trimestrale e del 2,5% su base annua. In Germania, invece, il Pil è cresciuto dello,2% nel primo trimestre e dell'1,6% su base annua. Dati che superano le attese degli analisti i quali si aspettavano crescita zero trimestrale e +1,2% annua. Nel quarto trimestre 29 è stato rivisto a +,2% (da zero) sul trimestre precedente e a -2,2% da -2,4% su base annua con una correzione quindi a -4,9% da -5% del Pil del 29. Crescita modesta in Francia L'economia francese ha registrato un rallentamento della crescita rispetto al quarto trimestre del 29. Il Pil infatti è aumento solo dello,1 nel primo trimestre contro il +,5% del trimestre precedente (comunque rivisto al ribasso). Eurostat: la produzione industriale è cresciuta a marzo rispetto al mese precedente dell'1,3% nei 16 paesi dell'area euro e dell'1,2% nell UE27. In Germania la produzione industriale è cresciuta a marzo del 2,6% rispetto a febbraio, in Francia dell 1%, invece in Italia è diminuita dello,1%. Rispetto a marzo dello scorso anno, invece, la produzione industriale è cresciuta del 6,9% nell'area euro, del 6% nell UE27, del 9,1% in Germania, e del 6,4% in Francia e Italia. Confindustria. Nonostante la crisi l'industria manifatturiera tiene e l'italia è la quinta potenza industriale. Anzi, addirittura la seconda se si guarda la produzione pro-capite (giugno 21 dal rapporto "Scenari industriali, Nuovi produttori, filiere e mercati globali ). Le imprese italiane cambiano assetto. L'Italia ha il 3,9% della produzione manifatturiera globale, ha mantenuto il distacco dalla Germania (6,5%) ma l'ha ridotto rispetto agli Usa (secondi con il 15,1% e nel 2 primi con 24,8%) e ai terzi, il Giappone (8,5% nel 2 secondi con il 15,8). Ma il nostro Paese ha aumentato il vantaggio nei confronti della Francia (settima con il 3,6%) e il Regno Unito (decimo con il 2,3). Anche se siamo incalzati dalla Corea del Sud, con il 3,6. Salda in vetta è la Cina, balzata al 21,5% dall'8,3 di nove anni fa. Ci sono altri fattori positivi: per esempio è cambiata la composizione settoriale, evidente se si guarda le esportazioni. Il made in Italy più tradizionale moda abbigliamento, arredo rappresenta oggi il 15% dell'export, mentre il 53% viene da macchine, metallurgia, autoveicoli, chimica, apparecchi elettrici. Quei beni intermedi che trainano la domanda mondiale e che ci stanno consentendo di mantenere la quota di export a 4,8% nella media

7 Si è arrestato il calo di dimensione delle imprese (dal punto di vista del valore aggiunto) che si stava verificando da anni. Questi segnali di vitalità, dice il rapporto, non bastano a mutare la lenta crescita della produzione, dovuta al contesto poco competitivo. C'è un problema forte di produttività e di competitività, sottolineando che la nostra competitività è scesa del 18% e che abbiamo perso 27 punti rispetto alla Germania. Di fronte alla concorrenza, per non perdere quote di mercato le aziende hanno eroso la redditività. Il margine operativo lordo è calato dal 33,2% del valore aggiunto nel 2 al 27,4 nel 25, fino a precipitare al 18,8% per la recessione. Le imprese hanno riorganizzato le produzioni, riportato all'interno segmenti prima esternalizzati, stanno andando su nuovi mercati, come Africa, Est Europa, Emirati. ma ancora poco presenti in Cina e altri Paesi emergenti. Per questo non basta guardare ai conti ma servono anche misure per la crescita. Per questo bisogna tagliare la spesa improduttiva, rendere più efficiente il sistema Paese: il manifatturiero pesa per il 18% del Pil. Uniocamere-InfoCamere: Secondo i dati relativi al I trimestre del 21 rilevati da Movimprese (aprile), si registra un sensibile rallentamento delle chiusure che, sempre tra gennaio e marzo, sono state di poco superiori a 139mila unità, oltre 1mila in meno rispetto al corrispondente periodo del 29. Conseguentemente, il saldo tra aperture e chiusure di imprese nei primi tre mesi dell anno si è attestato a unità, risultato che si avvicina molto a quello registrato nel 27 e che, soprattutto, dimezza quello del 29 quando il buco all anagrafe delle imprese, nei primi tre mesi dell anno, era stato di oltre 3mila imprese. Ripresa delle aperture e rallentamento delle chiusure hanno determinato l attestarsi del tasso di crescita trimestrale dello stock delle imprese al valore di,27% (contro il,5% fatto registrare nel primo trimestre dello scorso anno), portando il numero delle imprese presenti nei registri camerali a fine marzo al valore di unità. Inps: Rallentamento congiunturale in aprile per la cassa integrazione anche se la situazione continua a peggiorare nel confronto con lo scorso anno. Mentre infatti in aprile le richieste di Cig sono calate del 5,7%, il confronto con l'analogo periodo del 29 mette in evidenza un balzo del 52,9%, in gran parte attribuibile alla cassa integrazione in deroga (Cigd). Inoltre l Inps sottolinea, come più significativo, il calo per la cassa integrazione ordinaria (Cigo): - 22,5% su marzo. E ancora di più nell'industria, dove la flessione congiunturale è stata del 27,3% (nell'edilizia si è però registrato un lieve incremento: +2,3%). Un segnale preoccupante, perché è l'indicatore di chiusure o profonde ristrutturazioni aziendali, arriva invece dall'aumento della Cigs, la cassa integrazione straordinaria (+8% su base mensile, +192% sul 29). 7

8 In aprile sono state 25,6 milioni le ore di Cigd autorizzate, che valgono quasi il 25% del totale del mese (in leggero calo rispetto a marzo: -5,9%). Per circa due terzi si tratta di commercio e artigianato (19,9% e 44%) Ministero dello Sviluppo economico: Dall analisi sulla situazione dell economia reale, in base alle vertenze aziendali aperte, emergono numerosi casi di crisi strutturali. Più di 15 tavoli per gestire crisi aziendali e di settori che, nel corso dell'anno, hanno coinvolto oltre 3 mila lavoratori. È il consuntivo dell'attività della task force sulle imprese in crisi, attivato nel 29 per contenere gli effetti della congiuntura economica internazionale sul Sistema Paese e soprattutto sull'occupazione. Si è trattato di crisi che hanno riguardato tutto il territorio nazionale e con particolare intensità il Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, Lazio, Marche, Campania, Abruzzo, Sardegna e Sicilia. Seppure il quadro economico stia mettendo in evidenza l'inversione delle tendenze negative del 29, restano in piedi iniziative e misure per contrastare l'onda lunga della congiuntura anche sul fronte occupazionale. Tra i tavoli di confronto su gruppi nazionali spiccano quelli su Eutelia-Agile (1.9 lavoratori a rischio), sul comparto della ceramica (15. addetti), del mobile imbottito (5.) e della Omnia Network (1. lavoratori). E per quanto riguarda la situazione nelle singole regioni si va dai 1.35 addetti coinvolti nel tavolo sulla Natuzzi Divani in Puglia agli 85 della Videocon nel Lazio, passando dai 1.1 della Bertone in Piemonte e dai 75 della Ixfin in Campania. Situazioni diverse che sono state affrontate dalla task force in sinergia con le altre istituzioni coinvolte. Sono state anche gestite le crisi di 72 gruppi in amministrazione straordinaria, come la Antonio Merloni, la Maflow, la Vinyls, Ittierre, Legler, M. Burani, Siltal e Finmek, che hanno interessato 215 imprese con quasi 4 mila dipendenti, riuscendo già a ricollocare oltre 15 mila persone. 8

9 1.2 Le performance dell industria manifatturiera nel periodo L industria manifatturiera registra in Italia un tasso medio annuo della produzione industriale paria a -3,8%, e nell'ue15 registra in media una variazione pari a -2,4%. In Germania il settore evidenzia un tasso medio annuo pari a -1,2%, in Francia è pari a -3,2%, in Spagna è pari a - 4,6%, e nel Regno Unito risulta pari a -2,7%. In particolare analizzando l'evoluzione del tasso annuo negli ultimi tre anni si osserva che in Italia si passa da 2,3% nel 27, a -3,3% nel 28, e a -18,1% nel 29. Tab.1 Andamento dell indice di produzione industriale nel manifatturiero per i paesi europei 1) Produzione industriale in Europa UE15 ITA LIA GERM ANIA FRANCIA SPAGNA R. UNITO Indici di produzione industriale (2=1) UE15 99,8 98,8 98,8 1,8 12,1 16,4 11,1 17,8 91,3 ITALIA 98,8 96,9 95,7 95, 93,7 97,3 99,6 96,3 78,8 GERMANIA 1,5 99,4 99,7 12,9 16,9 113,5 12,9 121,3 99,9 FRANCIA 1,5 98,5 96,9 98,1 98,3 99,9 11,4 98,4 85,7 SPAGNA 98, 98,1 99,3 1,7 11,1 15,4 17,6 99, 82,5 R. UNITO 98,3 95,8 95,6 97,7 97,9 99,9 1,4 97,5 87,4 Tassi annui di crescita med.6-9 UE15-1, -,1 2, 1,3 4,3 3,5-2,1-15,3-2,4 ITALIA -2, -1,2 -,7-1,3 3,8 2,3-3,3-18,1-3,8 GERMANIA -1,1,3 3,2 3,9 6,2 6,5,3-17,6-1,2 FRANCIA -1,9-1,7 1,2,2 1,7 1,5-3, -12,9-3,2 SPAGNA,1 1,2 1,4,4 4,3 2,1-8, -16,6-4,6 R. UNITO -2,6 -,2 2,2,3 2,1,5-2,9-1,4-2,7 FONTE: elaborazione IPI su dati Eurostat Il manifatturiero si compone di imprese e di addetti. Nella composizione della struttura produttiva emerge che le microimprese rappresentano il 83,9%, le piccole imprese il 13,8%, e le medio-grandi il 2,2%. In termini occupazionali si osserva che nelle microimprese si concentrano il 27,9% degli addetti, nelle piccole imprese il 32,5%, e nelle medio-grandi il 39,6%. 9

10 Dall'analisi sulla dinamica delle principali variabili strutturali si osserva che il valore aggiunto passa da milioni di euro nel 26 a nel 29, con un variazione media annua pari a - 1,5%. Il numero degli occupati, nello stesso periodo, registra un tasso medio annuo pari a -1%, e le imprese attive pari a -,3%. Per quanto riguarda la spesa in R&S si registra una variazione media annua pari a 5,9%. Tab.2 I principali indicatori strutturali e congiunturali dell industria manifatturiera 2) Il quadro strutturale Classi dimensionali Micro (1-9 addetti) Piccole (1-49 addetti) Medio-Grandi (5 e oltre) Totale FONTE: elaborazione IPI su dati ISTAT Unità locali 27 Addetti Comp.% UL 27 Comp.% Addetti 27 9,4 42,5 8,3 25,2 1,3 32,3 1, 1, Variabili strutturali Valore aggiunto (mln euro correnti) , , , , , , , , ,9 Occupati totali Imprese attive Quote di mercato 4, 4,3 4,4 4,4 4,3 4,3 4,2 4,1 n.d. Spesa per R&S (mln euro) n.d. n.d. 17,2 83,1 87,3 127,1 135,4 137,3 138,7 Tassi annui di crescita med.6-9 Valore aggiunto 7, -,3 2,6-3,2 -,2 4,8 1, 2,8 2,1 Occupati totali 1,7 1,7 3,2-2,1 2,2 1,9 1,3-4,1,3 Imprese attive 3,5 2,8 3,2 2,8 2, 1,1 2,8 1,7 1,9 Quote di mercato 7,5 2,3, -2,3, -2,3-2,4 n.d. -1,6 Spesa per R&S n.d. n.d. -22,5 5, 45,6 6,6 1,4 1, 13,7 FONTE: elaborazione IPI su dati ISTAT, ICE, Infocamere 3) I principali indicatori congiunturali - Industria manifatturiera Indicatori Produzione (indice) 15,7 13,7 11,8 12,5 1, 13,3 16,5 13,1 83,3 Fatturato (indice) 96,3 96,2 94,3 98, 1, 18,6 115,7 117,5 95,5 Ordinativi (indice) n.d. n.d. n.d. n.d. n.d. n.d. n.d. n.d. n.d. Prezzi alla produz. (indice) n.d. n.d. n.d. n.d. 1, 13,6 16,7 111,4 16,1 Export (indice) 91,5 9,2 88,3 95, 1, 11,9 121,7 121,4 96,3 Export (mln euro) , , , , , , , , , Import (mln euro) , , , , , , , , ,6 Saldo comm.le (mln euro) , , , , , , , , ,4 Occup. g.i. (indice) 112,3 18,5 15,3 11,9 1, 99,3 99,3 97,3 87,7 Costo lavoro g.i. (indice) 89,3 91,7 94,2 98,6 1,1 13,9 17,3 112,4 114,9 Retribuzioni l. g.i. (indice) 88,9 91,8 94,5 98,8 1,1 14,5 17,8 112,8 115,3 CIG g.i. (ore Cig/1 ore lav 15,1 19,6 24,8 27, 29,1 26,2 25,7 38,3 128,8 Variazioni % Produzione -,8-2, -1,8,7-2,5 3,3 3,1-3,2-19,2 Fatturato 1, -,1-2, 3,8 2,1 8,6 6,5 1,6-18,8 Ordinativi n.d. n.d. n.d. n.d. n.d. n.d. n.d. n.d. n.d. Prezzi alla produzione n.d. n.d. n.d. n.d. n.d. 3,6 3, 4,4-4,8 Export 5,1-1,5-2,1 7,6 5,3 1,9 9,7 -,2-2,7 Import 2,7 -,1 -,3 7,9 4,9 12, 8, -4, -19,5 Occupaz. g.i. (netto CIG) -1,8-3,3-3, -3,2-1,9 -,7, -2, -9,9 Costo del lavoro g.i. 2,2 2,7 2,8 4,7 1,5 3,8 3,3 4,8 2,2 Retribuzioni lorde g.i. 2,5 3,2 2,9 4,6 1,3 4,4 3,2 4,7 2,2 CIG g.i. 17, 3, 26,7 9, 7,6-1, -1,8 49, 236,1 FONTE: elaborazione IPI su dati ISTAT 1

11 1.3 Le mappa delle aree di crisi industriale secondo l indice di crisi occupazionale 1 Su 686 SLL si individuano 113 SLL in elevata crisi, e 136 SLL in medio-alta crisi. Le aree in elevata crisi risultano concentrate nel Mezzogiorno (con 35 SLL) e nel Nord ovest (con 33 SLL). Fig1. SLL in crisi secondo l indice di crisi occupazionale Fonte: elaborazioni su dati Istat, Ministero Lavoro, Infocamere, Italia Lavoro N.B I SLL sono riferiti al 21. L indice sintetico di crisi occupazionale è stato classificato nel modo seguente: in crisi elevata se l indice è superiore al 5% della media nazionale, in medio-alta crisi se l indice è compreso tra la media nazionale e il 5% della media nazionale, in medio-bassa crisi se l indice è compreso tra la metà della media nazionale e la media nazionale, e in bassa crisi se l indice è inferiore alla metà della media nazionale. 1 Vedi nota metodologica in Appendice 11

12 a) L indice di crisi occupazionale Tab.3 SLL per livello di crisi secondo l indice di crisi occupazionale Ripartizione Nord-ovest Nord-est Centro Mezzogiorno Regione SLL con bassa SLL con mediobassa crisi alta crisi crisi SLL con medio- SLL con elevata crisi Totale SLL Piemonte Valle D'Aosta Lombardia Liguria Trentino Alto Adige Veneto Friuli Venezia Giulia Emilia - Romagna Toscana Umbria Marche Lazio Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna Nord-ovest Nord-est Centro Mezzogiorno ITALIA Tab.4 SLL in elevata crisi per regione Regione 113 SLL in elevata crisi occupazionale Piemonte Alessandria, Asti, Biella, Borgomanero, Borgosesia, Casale Monferrato, Ivrea, Novara, Novi Ligure, Pinerolo, Rivarolo Canavese, Susa, Torino, Verbania, Vercelli Valle d'aosta Saint-Vincent Lombardia Liguria Albino, Asola, Bergamo, Brescia, Busto Arsizio, Chiari, Como, Lecco, Luino, Milano, Piazza Brembana, Robbio, Seregno, Sesto Calende, Varese, Vigevano Genova Trentino-Alto Adige Veneto Friuli Venezia Giulia Emilia - Romagna Toscana Umbria Marche Lazio Abruzzo Brunico Arzignano, Bassano Del Grappa, Castelfranco Veneto, Conegliano, Feltre, Padova, Rovigo, San Bonifacio, Schio, Thiene, Treviso, Venezia, Verona, Vicenza Gemona Del Friuli, Gorizia, Maniago, Pordenone, Tarvisio, Trieste, Udine Argenta, Bobbio, Bologna, Cento, Copparo, Imola, Sassuolo Firenze, Livorno, Prato Gualdo Tadino Ascoli Piceno, Fabriano, Jesi, San Benedetto Del Tronto Cassino, Civita Castellana, Colleferro, Frosinone, Latina, Rieti, Roma, Tarquinia L'aquila, Sulmona Molise - Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna Agropoli, Avellino, Calitri, Caserta, Napoli, Nocera Inferiore, Salerno, Sant'Agata de' Goti, Sessa Aurunca Bari, Casarano, Ceglie Messapica, Taranto, Tricase Brienza, Matera, Pisticci, Potenza Belvedere Marittimo, Crotone, Praia A Mare, Rocca Imperiale Palermo, Patti, Riesi, Sinagra, Siracusa Cagliari, Carbonia, Macomer, Nuoro, Sassari, Siniscola 12

13 b) Le aziende e i settori in cigs in Italia nel 21 (ordinati per mesi-uomo) Le prime 5 aziende in cigs nel 21 ILVA BERCO OERLIKON GRAZIANO ELICA TECNOLOGIE DIESEL E SISTEMI FRENANTI ELECTROLUX ITALIA PLASTAL FMA SILTAL COOPERATIVA CERAMICA DI IMOLA MACHINERY ANTONIO MERLONI ITALTEL IVECO AZIMUT - BENETTI AFV ACCIAIERIE BELTRAME KME ITALY (GIA' EUROPA METALLI) VM MOTORI TELECOM ITALIA ACCIAIERIE BERTOLI SAFAU SAFILO FERROLI GRIMECA (GIA' BASSANO GRIMECA) C.F. GOMMA LORO PIANA MAC MAFLOW LEAR CORPORATION ITALIA FORALL CONFEZIONI ELETTROMECCANICA GETRAG HOTELPLAN ITALIA SILVERSTAR FABBRICA D'ARMI PIETRO BERETTA PARKER HANNIFIN THYSSENKRUPP ACCIAI SPECIALI TERNI FERCAM FERRIERE NORD INDESIT COMPANY MAGNA CLOSURES EMILCERAMICA GKN DRIVELINE BRUNICO ELCO ITALTRACTOR OPERATIONS INDUSTRIE ILPEA CARRIER BOTTO FILA IN.CO. RATTI POMPEA I primi 5 settori (3 dig.) dell'industria in cigs in Italia nel 21 DM-34.3FABBRICAZIONE DI PARTI ED ACCESSORI PER AUTOVEICOLI E LORO MOTORI DJ-28.5TRATTAMENTO E RIVESTIMENTO DEI METALLI; LAVORAZIONI DI MECCANICA GENERALE DJ-27.1SIDERURGIA DK-29.2FABBRICAZIONE DI ALTRE MACCHINE DI IMPIEGO GENERALE DK-29.5FABBRICAZIONE DI ALTRE MACCHINE PER IMPIEGHI SPECIALI DH-25.2FABBRICAZIONE DI ARTICOLI IN MATERIE PLASTICHE DK-29.1FABBRICAZIONE DI MACCHINE ED APPARECCHI PER LA PRODUZIONE E L UTILIZZAZIONE DELL ENERGIA MECCANICA, ESCLUSI I MOTORI PER AEROMOBILI, VEICOLI E MOTOCICLI DB-18.2CONFEZIONE DI VESTIARIO IN TESSUTO ED ACCESSORI DN-36.1FABBRICAZIONE DI MOBILI DI-26.3FABBRICAZIONE DI PIASTRELLE IN CERAMICA PER PAVIMENTI E RIVESTIMENTI DB-17.2TESSITURA DC-19.3FABBRICAZIONE DI CALZATURE DK-29.7FABBRICAZIONE DI APPARECCHI PER USO DOMESTICO DB-17.3FINISSAGGIO DEI TESSILI DB-17.1PREPARAZIONE E FILATURA DI FIBRE TESSILI DH-25.1FABBRICAZIONE DI ARTICOLI IN GOMMA DJ-28.4FUCINATURA, IMBUTITURA, STAMPAGGIO E PROFILATURA DEI METALLI; METALLURGIA DELLE POLVERI DJ-27.5FONDERIE DJ-28.7FABBRICAZIONE DI ALTRI PRODOTTI METALLICI DK-29.4FABBRICAZIONE DI MACCHINE UTENSILI F -45.2EDILIZIA E GENIO CIVILE DJ-27.4PRODUZIONE DI METALLI DI BASE NON FERROSI DE-22.2STAMPA ED ATTIVITÀ DEI SERVIZI CONNESSI ALLA STAMPA DI-26.1FABBRICAZIONE DI VETRO E DI PRODOTTI IN VETRO DJ-28.1FABBRICAZIONE DI ELEMENTI DA COSTRUZIONE IN METALLO LA TELEVISIONE E DI APPARECCHI PER LA TELEFONIA DL-31.6FABBRICAZIONE DI ALTRE APPARECCHIATURE ELETTRICHE DB-17.5ALTRE INDUSTRIE TESSILI SEMIRIMORCHI DM-35.1INDUSTRIA CANTIERISTICA: COSTRUZIONI NAVALI E RIPARAZIONI DI NAVI E IMBARCAZIONI DJ-28.2FABBRICAZIONE DI CISTERNE, SERBATOI E CONTENITORI IN METALLO; FABBRICAZIONE DI RADIATORI E CALDAIE PER IL RISCALDAMENTO CENTRALE DK-29.3FABBRICAZIONE DI MACCHINE PER L AGRICOLTURA E LA SILVICOLTURA DI-26.2FABBRICAZIONE DI PRODOTTI CERAMICI NON REFRATTARI, NON DESTINATI ALL EDILIZIA E DI PRODOTTI CERAMICI REFRATTARI DG-24.1FABBRICAZIONE DI PRODOTTI CHIMICI DI BASE DM-35.4FABBRICAZIONE DI MOTOCICLI E BICICLETTE DL-31.1FABBRICAZIONE DI MOTORI, GENERATORI E TRASFORMATORI ELETTRICI DJ-28.6FABBRICAZIONE DI ARTICOLI DI COLTELLERIA, UTENSILI E OGGETTI DIVERSI IN METALLO DE-22.1EDITORIA DG-24.7FABBRICAZIONE DI FIBRE SINTETICHE E ARTIFICIALI DM-34.1FABBRICAZIONE DI AUTOVEICOLI CB-13.2ESTRAZIONE DI MINERALI METALLICI NON FERROSI, AD ECCEZIONE DEI MINERALI DI URANIO E DI TORIO DL-33.4FABBRICAZIONE DI STRUMENTI OTTICI E DI ATTREZZATURE FOTOGRAFICHE INFORMATICI DJ-27.3ALTRE ATTIVITÀ DI PRIMA TRASFORMAZIONE DEL FERRO E DELL ACCIAIO DB-17.7FABBRICAZIONE DI ARTICOLI DI MAGLIERIA DE-21.2FABBRICAZIONE DI ARTICOLI DI CARTA E DI CARTONE DI-26.6FABBRICAZIONE DI PRODOTTI IN CALCESTRUZZO, CEMENTO O GESSO F -45.3INSTALLAZIONE DEI SERVIZI IN UN FABBRICATO DG-24.4FABBRICAZIONE DI PRODOTTI FARMACEUTICI E DI PRODOTTI CHIMICI E BOTANICI PER USI MEDICINALI DN-36.2GIOIELLERIA E OREFICERIA Fonte: elaborazioni IPI su dati Ministero Lavoro 13

14 1.4 L analisi grafica dei singoli indicatori: 2 a) Mesi Uomo di CIGS nell industria (28-21) Fonte: elaborazioni IPI su dati Ministero del Lavoro 2 I SLL sono riferiti al 21. I valori degli indicatori sono stati classificati nel modo seguente: A) se il valore è superiore al 5% della media nazionale, B) se il valore è compreso tra la media nazionale e il 5% della media nazionale, C) se il valore è compreso tra la media nazionale e la metà del valore nazionale, e D) se il valore è inferiore alla metà della media nazionale. 14

15 b) Percentuale dei lavoratori in CIGS nell'industria sul totale addetti (26-21) Fonte: elaborazioni IPI su dati Ministero del Lavoro 15

16 c) Mesi uomo di CIGS (cause gravi) nell'industria (28-21) Fonte: elaborazioni IPI su dati Ministero del Lavoro 16

17 d) Percentuale dei lavoratori in CIGS gravi nell'industria (26-21) Fonte: elaborazioni IPI su dati Ministero del Lavoro 17

18 e) Mesi uomo di CIGS e mobilità in deroga totali (artigiane, industriali sotto 15 addetti, commercio e servizi) (28-21) Fonte: elaborazioni IPI su dati Italia Lavoro 18

19 f) Indice di disoccupazione (media Ripartizione) (28) Fonte: elaborazioni IPI su dati Istat 19

20 g) Indice di densità delle imprese in procedura fallimentare (media Rip.) (29) Fonte: elaborazioni IPI su dati Infocamere 2

21 h) Indice di variazione del tasso di cessazioni (28-29) Fonte: elaborazioni IPI su dati Infocamere 21

22 1.5 L evoluzione della struttura economico-finanziaria delle imprese 3 a) Le società industriali Per valutare l evoluzione della struttura economico-finanziaria delle imprese e le conseguenze sull assetto industriale del paese, sono state realizzate in questa parte alcune elaborazioni del bilancio aggregato delle società industriali analizzate dall Ufficio Studi di Mediobanca nei Dati cumulativi (Mediobanca, 29) per il decennio dal 1999 al Innanzitutto si osserva che il rapporto tra valore aggiunto e valore della produzione, indicatore del contenuto manifatturiero delle imprese, è sceso dal 22% nel 2 al 16% nel 28. Ciò porta a sostenere che nell ultimo decennio l industria italiana sia andata perdendo le proprie peculiarità manifatturiere. Al tempo stesso la vita utile degli impianti si è allungata, passando da 14 a 23 anni. Quando la vita utile si allunga, significa che le imprese fanno meno ammortamenti perché confidano in una riduzione del rischio di obsolescenza dei loro impianti produttivi. L età media, cioè l anzianità del patrimonio tecnico, è aumentata da 9 nel 2 a 15 anni nel 28; questo dato rivela che le imprese hanno fatto insufficienti investimenti di rinnovamento. Ampliando il ragionamento, il flusso di cassa entrante (utili reinvestiti più ammortamenti) cumulato nel decennio, pari a 183 miliardi, ha superato di molto quello uscente (investimenti tecnici e finanziari più la variazione dell attivo corrente netto) cumulato, pari a 143 miliardi. In generale, quando il flusso di cassa netto è negativo, vuol dire che le imprese stanno tentando una crescita superiore a quella consentita dall autofinanziamento, e viceversa quando il flusso di cassa netto è positivo, fanno meno investimenti. Il cumulo negli anni del flusso di cassa netto, pari a 4 miliardi (183 meno 143), è andato a ridurre l incidenza percentuale dell indebitamento finanziario. Infatti l indice di indebitamento delle imprese industriali è sceso da,69 nel 2 a,62 nel 26, per poi risalire nei due anni successivi e passare a,83 nel 28, per effetto di un aumento del costo del danaro. Le aziende hanno migliorato in efficienza. La gestione del magazzino, ad esempio, è stata in parte razionalizzata, essendo diminuito il numero di giorni di copertura delle scorte, in particolare da 76 nel 22 a 71 giorni nel Carapellotti F., Gallo R., (29), Struttura economico-finanziaria dell industria italiana: ruolo degli incentivi pubblici. Economia e politica industriale, 1/29. 4 Le società industriali analizzate da Mediobanca hanno un tasso di rappresentatività, misurato sul fatturato complessivo delle 46mila imprese industriali con 2 e più addetti censite dall Istat, pari al 47%. 22

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