I paesaggi minimi. 282 I paesaggi minimi Scheda 11. Opportunità. Ambito di riferimento: Contesti dell edificato denso e/o storico

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1 Ambito di riferimento: Contesti dell edificato denso e/o storico 11 Tipologia territoriale: Paesaggi minimi I paesaggi minimi Opportunità Cfr. Linee guida per la qualificazione architettonica e urbanistica degli interventi di trasformazione territoriale - Schede Abaco progettuale: 1.1; 1.2; 1.3; 5.1; 6.1; 6.2 *Cfr. Piano di Settore per la Rete Ecologica Schede Linee guida per la pianificazione comunale: A1 *non ancora recepita ufficialmente e quindi suscettibile di perfezionamenti Per paesaggio minimo (Ferlinghetti, 2009) si intende un area costituita da superficie esigua, frutto della trasformazione umana, inserita in contesti ad elevata antropizzazione e caratterizzata da originalità, specificità geografica, valore storico-paesaggistico e identitario, habitat di biocenosi di pregio naturalistico poco diffuse nell ambito territoriale contermine. Rientrano nei paesaggi minimi i muri e i selciati tradizionali, le siepi interpoderali, l equipaggiamento vegetale del reticolo idrografico minore (rogge, canali, fontanili), i numerosi manufatti tradizionali disseminati nel paesaggio rurale e urbano ed altro ancora. Carattere distintivo dei paesaggi minimi è l essere frutto della trasformazione umana e quindi di non costituire elemento della matrice originaria del luogo, ma di essere il risultato della sua reificazione antropica in stretto collegamento con il contesto tradizionale, dotato cioè di particolari caratteri, per le tecniche esecutive, per i materiali utilizzati che lo rendono specifico in senso geografico. I paesaggi minimi sono caratterizzati da una lunga persistenza e da forme di gestione costanti. Tali aspetti hanno determinato la stabilizzazione del popolamento biologico, normalmente costituito da specie d interesse naturalistico, in continuità con le biocenosi degli ambienti tradizionali, in forte contrazione nei grandi territori urbanizzati. Nei paesaggi minimi la naturalità si appoggia all artificialità dimostrando che la contrapposizione natura-cultura, società ambiente era già ampiamente superata nella storia del paesaggio lombardo. Un paesaggio minimo scaturisce dal fondersi e confondersi della razionale progettualità umana con l imprevedibile azione della natura. L attività antropica è quindi capace di generare paesaggi minimi, quando non pretende di esaurire la totalità della progettualità, ma, più o meno consciamente, lascia che la natura partecipi liberamente completando l opera dell uomo, arricchendola e caratterizzandola. Un paesaggio minimo è quindi un paesaggio a progettazione e a realizzazione compartecipata uomo-natura, è il risultato di un sinergico connubio tra attività umana e naturale. I paesaggi minimi, tessere minute, ma non minori del paesaggio, rispondono a logiche di accumulo in essi si sedimentano le testimonianze del paesaggio tradizionale e peculiari espressioni della diversità biologica. Questa innovativa chiave di lettura permette di riconoscere, anche nel tessuto urbanizzato denso, manufatti che per le loro tecniche costruttive e 282 I paesaggi minimi Scheda 11

2 di manutenzione, costituiscono l habitat di consorzi vegetali di pregio naturalistico la cui conservazione e valorizzazione permette una duplice funzione: la salvaguardia della biodiversità e della trama fine dei caratteri distintivi dei luoghi. Inoltre i paesaggi minimi presentano elevata capacità penetrativa nei tessuti urbani densi, esercitando un rilevante ruolo di continuità e connettività tra sistemi seminaturali, rurali e urbani. Criticità I paesaggi minimi non sono ancora considerati nella prassi territoriale. Spesso gli interventi di manutenzione straordinaria o la realizzazione di nuovi paesaggi minimi sono attuati con materiali e tecniche che non consentono più l insediamento dei preziosi consorzi vegetali che li caratterizzano e non dialogano, e non fanno proprie alcuni dei caratteri materici e delle tecniche locali. Il risultato è la realizzazione di chiusure (recinzioni, muri, siepi), pavimentazioni ecc. che assolvono in senso stretto la funzione per cui sono stati progettati, ma non permettendo l insediamento di popolamenti biologico significativi. Tra le cause che concorrono al degrado dei paesaggi minimi possiamo ricordare: - la distruzione dei manufatti tradizionali; - l abbandono di tecniche costruttive tradizionali; - il limitato uso nella progettazione e nella realizzazione di manufatti di tecniche che permettano l insediamento di significativi consorzi vegetali; - l uso di tecniche di manutenzione che privilegiano il diserbo chimico sui manufatti e le pavimentazioni, e il taglio con le frese nelle siepi e nelle cortine vegetali tradizionali. L utilizzo di materiali, luci e strutture che confondono la fauna costituiscono un forte elemento di pericolo per la fauna che abita gli ambienti urbani. Amministrazioni e progettisti devono progettare e organizzarsi tenendo conto del fatto che le città sono ecosistemi urbani nei quali sono presenti molte altre specie oltre a quella umana. Il singolo cittadino è chiamato a operare con sensibilità per esempio nel caso di ristrutturazioni edilizie scegliendo con attenzione i periodi di intervento (evitando interventi in pieno periodo riproduttivo) e modalità realizzative in grado di conservare ambienti idonei alla presenza di fauna, mantenendo per esempio edifici in coppi e tegole, che offrono fessure e cavità utilizzate da uccelli e pipistrelli. 283 I paesaggi minimi Scheda 11

3 Galleria iconografica esemplificativa di un tipo territoriale (Rovari tra Osio Sotto e l asta del Brembo) Aerofoto (Google Maps) Carta Tecnica Regionale 284 I paesaggi minimi Scheda 11

4 Bergamo, cavo della roggia Nuova a margine del Parco Suardi, i manufatti rappresentati nell immagine costituiscono esempi di paesaggi minimi. 285 I paesaggi minimi Scheda 11

5 Asta del Canale Serio a Redona (Bergamo). L argine costruito con tecniche tradizionali costituisce un paesaggio minimo ed è sede di uno specifico popolamento vegetale, il parapetto superiore realizzato in cemento armato si presenta spoglio. 286 I paesaggi minimi Scheda 11

6 L argine è realizzato con materiali tipici del luogo (pietre e borlanti) ed è popolato da piante erbacee di interesse naturalistico, il parapetto non dialoga con i materiali del luogo e non costituisce un ambiente idoneo all insediamento della vegetazione. 287 I paesaggi minimi Scheda 11

7 Bergamo, specie tipiche dei selciati tradizionali di interesse naturalistico. A sinistra Saxifraga tridactylites, a destra Erophila verna. 288 I paesaggi minimi Scheda 11

8 Specie tipiche dei selciati tradizionali di interesse naturalistico. A sinistra Plantago coronophus, a destra Poa bulbosa. 289 I paesaggi minimi Scheda 11

9 BUONE PRATICHE Aspetti floristico-vegetazionali I paesaggi minimi accolgono una nutrita schiera di specie di interesse naturalistico. Sono specie generalmente erbacee, nemorali, rupicole o di altri ambienti spesso assenti nelle aree urbane che trovano condizioni a loro confacenti sui manufatti tradizionali (muri, selciati, partitori del reticolo idrico), lungo le rogge, nelle siepi e nei giardini, parchi e broli storici. Spesso la moderna manutenzione della vegetazione in tali ambiti, basata su erbicidi non selettivi o altri interventi invasivi, ne mette a rischio la persistenza. Inoltre le opere edilizie moderne raramente permettono l insediarsi di significativi consorzi vegetali. E quindi necessario per la salvaguardia della componente vegetale dei paesaggi minimi: - effettuare diserbi manuali o con tecniche tradizionali evitando l uso di erbicidi; - salvaguardare i manufatti tradizionali caratterizzati da popolamenti erbacei di interesse naturalistico; - recuperare tecniche di restauro tradizionale per in manufatti tradizionali (selciati, scalette, muri in pietra, siepi, bordure di giardini e parchi storici, ecc.), atte a conservare le specifiche caratteristiche architettoniche e il popolamento vegetale presente. Questi interventi possono rivitalizzare economie di nicchia a basso impatto ambientale; - sperimentare innovative forme di progettazione che permettano di attualizzare il concetto di paesaggio minimo e realizzare opere in cui la razionalità progettuale venga completata dalla imprevedibile azione della natura. 290 I paesaggi minimi Scheda 11

10 Bergamo, Roggia Morlana. Le tecniche utilizzate nella realizzazione del manufatto a sinistra impediscono l inserimento di popolazioni nemorali e vegetali significatie. 291 I paesaggi minimi Scheda 11

11 A sinistra una muratura che oltre a dialogare con i materiali e le tecniche tradizionali, accoglie una fitocenosi di interesse naturalistico, assente nel manufatto a destra. 292 I paesaggi minimi Scheda 11

12 Bergamo, versanti della Maresana. La trama locale dei paesaggi minimi (a destra), costituita da muri in pietra sormontati da siepi polispecifiche è stata sostituita (a sinistra) da monotone cortine di lauroceraso di basso valore naturalistico, paesaggistico e identitario. 293 I paesaggi minimi Scheda 11

13 BUONE PRATICHE Aspetti faunistici Per una lucertola muraiola un muretto a secco rappresenta un luogo ideale nel quale trovare rifugio mentre un sottotetto libero può essere utilizzato da un barbagianni. Ecco che gli spazi dimenticati dall uomo divengono luoghi vitali per la fauna. Buone pratiche proposte: A. Attenzione alle superfici vetrate degli edifici; B. Inquinamento luminoso e fauna: il caso di Malpensa; C. Interventi a favore dei pipistrelli; D. Gestione di specie problematiche: l esempio del piccione. 294 I paesaggi minimi Scheda 11

14 A. Attenzione alle superfici vetrate degli edifici Venticinque milioni di uccelli sono vittime ogni anno in Italia della collisione contro le vetrate trasparenti di edifici, case, pannelli fonoisolanti e altre strutture. Gli uccelli non sono in grado di percepire il vetro come ostacolo e quindi si schiantano rimanendo spesso vittime della collisione. Questa è diventata, nel mondo, la prima causa di mortalità per gli uccelli a causa di attività condotte dall uomo. Se un volatile vede attraverso l immagine riflessa di un albero, di un pezzo di cielo o di un paesaggio aperto vi si dirige con un volo diretto colpendo con forza la superficie. E importante valutare già in fase di progettazione l impatto sugli uccelli delle superfici riflettenti. Alcuni accorgimenti possibili sono: - utilizzo di tende o punti, reticoli e linee (min su 25% di superficie con Ø min 5 mm), strisce (meglio verticali con min 15 % di copertura) che, se collocate sulle vetrate nel modo corretto, rendono visibili le superfici agli uccelli, che così le evitano; - ricorso a superfici inclinate e bombate (lucernari, tettoie, piastrelle) e alle superfici traslucide o alle mattonelle in vetro. - evitare vetrate agli angoli degli edifici Ecco alcuni esempi positivi da: (Costruire con vetro e luce rispettando gli uccelli, Schmid et. Al.,2008): Superfici riflettenti confondono gli uccelli: la presenza di vegetazione vicino a una superficie riflettente (notare l albero nella fotografia) è da evitare in quanto attira gli uccelli (se si progetta in un area ricca di vegetazione bisognerà utilizzare superfici non riflettenti o vetrate traslucide. A sinistra corretto e scorretto posizionamento di vetrate trasparenti, a destra un corridoio trasparente. Schema e immagine tratte dal sito: 295 I paesaggi minimi Scheda 11

15 Interventi per ridurre la trasparenza: a sinistra mattonelle in vetro, a destra pannelli traslucidi. Pannnelli fonoassorbenti con strisce verticali (larghezza 2 cm, luce 10 cm, oppure larghezza 1 cm, luce 5 cm). Interventi per ridurre la riflessione: a sinistra retina anti insetti, a destra reticolo fine di punti. I ponti su corsi d acqua intercettano spesso traiettorie di volo: è importante quindi rendere visibili tutte le parti della struttura. 296 I paesaggi minimi Scheda 11

16 L inquinamento luminoso è in grado di agire sui ritmi circadiani (giornalieri), circannuali (ciclo riproduttivo e letargo) e comportamentali (alcune specie sono attirate dalla luce e altre sono lucifughe), di molte specie. Inoltre le leggi contro l inquinamento luminoso tengono conto solo della luce irradiata verso l alto e non dell impatto che essa ha sulle specie e gli ecosistemi. Ad esempio e stato dimostrato per i pipistrelli un ritardo nell uscita per la caccia in luoghi illuminati artificialmente, con conseguente diminuzione del periodo più favorevole per l alimentazione (quello crepuscolare più ricco di insetti). Il problema è in aumento a livello globale ed è da tempo studiato soprattutto nell America del Nord, dove gli uccelli si schiantano contro i grattacieli perché attratti dall illuminazione interna dell edificio. Il fenomeno si accentua in caso di cattive condizioni meteorologiche e nebbia, ed è noto anche per i fari marini, le piattaforme petrolifere, gli edifici illuminati sui passi alpini e i piloni di illuminazione. Secondo uno studio effettuato in Italia all aeroporto di Malpensa 2000, la luce confonde gli uccelli migratori facendogli deviare il percorso e ne blocca il viaggio, causando negli animali un pericolo di collisione contro edifici e strutture luminose, un dispendio inutile di energie e una conseguente perdita di peso che può essere fatale. Si dovrebbe quindi: - contenere l illuminazione nelle ore crepuscolari e notturne; - tutelare l oscurità su corpi idrici, vegetazione e edifici che ospitano colonie di pipistrelli; - utilizzare luci a risparmio energetico evitando quelle a ampio spettro. Aeroporto Malpensa 2000: è importante informare e sensibilizzare i cittadini circa gli effetti dell inquinamento luminoso sulla fauna (immagine da Fornasari L., 2003 La migrazione degli uccelli nella valle del Ticino e l Impatto di Malpensa ). Da sinistra a destra: dal peggio al meglio (tratto da La luce artificiale all esterno dovrebbe essere: - ottenuta da lampade schermate chiuse; - utilizzata solo nei periodi di bisogno e dove è necessaria; - dotata di una corretta intensità; - indirizzata verso il basso e progettata con coni ristretti; - realizzata prevedendo temperature superficiali non maggiori di 60 C; - gestita negli edifici dall organizzazione aziendale; - vietata per laser e riflettori pubblicitari verso l alto. 297 I paesaggi minimi Scheda 11

17 C. Interventi a favore dei pipistrelli Oltre agli uccelli è possibile realizzare una serie di interventi tecnici e gestionali in grado di favorire la presenza dei chirotteri, a cui appartengono diverse specie di interesse conservazionistico, in grado, tra l altro, di effettuare una lotta biologica contro alcune specie indesiderate come le zanzare e altri insetti. I pipistrelli non godono di una diffusa simpatia. Per informare circa l importanza di questo gruppo di animali sono state realizzate diverse campagne di comunicazione. Tra queste ricordiamo i progetti LIFE Natura realizzati dal Parco Regionale del Campo dei Fiori e il progetto un pipistrello per amico realizzato dal Museo di Storia Naturale di Firenze in collaborazione con Unicoop Firenze e scaricabile dal sito I pipistrelli comprendono, infatti, numerose specie minacciate di estinzione a livello europeo e la loro conservazione rappresenta una priorità anche in ambito urbano, dove i pipistrelli trovavano, soprattutto in passato, ambienti favorevoli in quanto ricchi di rifugi utilizzati da alcune specie nel periodo da aprile ad ottobre come nursery per i piccoli e da altre specie in inverno come luoghi adatti all ibernazione (letargo invernale) da novembre a marzo. L associazione FaunaViva, in collaborazione con il Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone, ha sviluppato delle misure pratiche di conservazione dei chirotteri da applicarsi nel caso di interventi in habitat antropico raccolte in un manuale tecnico divulgativo. Da tale documento (Annoni R. et al., 2004) sono tratte le indicazionie i disegni che seguono. In realtà interventi di sistemazione e ristrutturazione degli edifici rendono spesso inaccessibili luoghi dove la presenza dei Buone norme operative a seconda delle diverse tipologie di intervento sugli stabili. 298 I paesaggi minimi Scheda 11

18 pipistrelli avveniva in maniera stabile. Le condizioni ideali affinché un sito sia adatto ai pipistrelli sono: presenza di fessure (anche di pochi centimetri) e superfici ruvide adatte ad arrampicarsi; presenza di un ambiente caldo in assenza di correnti d aria; presenza di ambienti bui; assenza di disturbo da parte dell uomo. La presenza dei pipistrelli all interno di un edificio è osservabile tramite la ricerca del guano, cioè delle feci, cilindriche e nere di 4-5 mm, simili a quelle dei topi ma più friabili per la presenza dei resti degli esoscheletri degli insetti di cui i pipistrelli si nutrono. In generale la salvaguardia di pipistrelli dipende dall attenzione che si pone nei momenti in cui si interviene su edifici in cui è stata riscontrata la presenza di chirotteri. Un indicazione fondamentale va posta alla programmazione del periodo di realizzazione dei lavori al fine di salvaguardare le nursery in estate e le colonie in letargo d inverno. Per favorire la presenza di pipistrelli all interno degli edifici è possibile: consentire l ingresso tramite aperture in sottotetti e cantine con aperture di 20 x 30 cm per gli ingressi in volo e di ingressi in arrampicata (anche di pochi cm); prevedere rivestimenti interni scabri (muri in mattoni, intonaco rustico e rivestimenti in legno grezzo); creare nuovi ripari. A destra parti di edifici utilizzati dai chirotteri, a sinistra punti di accesso e riparo. A sinistra tegole di areazione utilizzate come punti di ingresso al sottotetto, a destra predisposizione di rifugi per pipistrelli in spazi non abitabili. 299 I paesaggi minimi Scheda 11

19 Nel caso sia necessario allontanare i chirotteri da un edificio è necessario operare con cautela ricorrendo possibilmente alla consulenza di personale esperto, al fine di consentire un allontanamento che garantisca la sopravvivenza dei singoli individui. Si tratta in sostanza di aspettare che gli individui si allontanino dal sito di riposo per le attività di caccia notturna e bloccare le vie di ingresso tramite reti in plastica a maglie fini. Creazione di ripari artificiali utilizzando tavole di legno grezzo. Metodi per evitare il passaggio dei Piccioni e consentire il passaggio dei Chirotteri. A sinistra creazione di ripari utilizzando mattoni forati da porre vicino al soffitto delle cantine, a destra schema per la realizzazione di una cassetta nido per pipistrelli (spessori esterni 1,2 cm e telaio interno 2,5 cm), da notare le tavole interne ruvide per favorire la possibilità di arrampicata. 300 I paesaggi minimi Scheda 11

20 D. gestione di specie problematiche: l esempio del piccione Alcune specie, denominate sinantropiche, trovano negli ambienti antropizzati condizioni ideali di vita in quanto in grado di trovare cibo, rifugio e di riprodursi con un successo tale da costituire popolazioni in grado di provocare problemi all uomo (es. danneggiamento a monumenti con guano, ). Un esempio è quello del piccione (Colomba livia) per il cui controllo l Università degli Studi di Milano Bicocca ha messo a punto un progetto basato su: realizzazione di torri piccionaie nelle quali favorire la nidificazione dei piccioni; posizionamento di reti per evitare l accesso e la nidificazione in luoghi ritenuti non idonei (es. monumenti storici); azioni di sensibilizzazione e ordinanze ai cittadini per attuare sistemi di dissuasione alle presenza dei piccioni nei propri edifici; monitoraggio da una parte della dinamica delle popolazioni e dall altra della messa in atto delle misure dissuasive al fine di valutare l efficacia dell iniziativa. A destra una torre piccionaia installata a Pandino in un luogo decentrato: immagine tratta dal sito L utilizzo della piccionaia consente di: - attirare in aree decentrate e quindi a minor impatto gli uccelli che normalmente frequentano il centro abitato; - consentire un accesso alle uova deposte, in modo da poterne sottrarre una parte al fine di controllare la popolazione, evitando l'abbattimento cruento di individui adulti; - avere gli strumenti per applicare un controllo veterinario continuativo; Il comune di Bologna, invece, ha realizzato un progetto, denominato Falchi in città, che ha previsto il posizionamento di nidi artificiali per il falco pellegrino (Falco peregrinus) per favorire la nidificazione di questa specie in ambiente urbano a fini di conservazione, ma anche in funzione della capacità di contenimento delle popolazioni di Piccione domestico operata da questa specie. Altri progetti si basano invece sulla ricostituzione di una catena alimentare anche in città favorendo la presenza di uccelli rapaci. 301 I paesaggi minimi Scheda 11

21 RASSEGNA MANUALISTICA, RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI E GESTIONALI Rassegna manualistica In questo sezione si propone una rassegna manualistica di alcune pubblicazioni internazionali e nazionali di riferimento. I testi selezionati offrono un quadro della complessità legata agli interventi, fornendo metodi e tecniche orientate all azione che favoriscono uno sguardo allargato alla trattazione dei temi e degli ambiti territoriali di interesse. Costruire con vetro e luce rispettando gli uccelli Hans Schmid, Petra Wladburger & Daniela Heynen - Sezione ornitologica svizzera Sempach, La guida inizia descrivendo le particolarità ecologiche degli uccelli tra le quali quella di avere un ristretto campo visivo coperto da entrambi gli occhi con una conseguente limitazione della visione steroscopica. Vengono quindi evidenziati i tipi di pericoli per gli uccelli in riferimento ai fenomeni di riflessione e trasparenza delle superfici realizzate dall uomo e alla presenza di luce quale fenomeno attrattivo per l avifauna. Di seguito la guida mostra numerosi esempi si buona e cattiva progettazione di edifici e infrastrutture in genere indicando le numerose possibili soluzioni alle diverse esigenze dei progettisti. Si sottolinea l importanza di considerare la problematica dei possibili impatti dell avifauna già in fase di progettazione di una nuova opera. 302 I paesaggi minimi Scheda 11

22 Giungla sull asfalto. La flora spontanea delle nostre città D. Fazio, Blu, Torino Il manuale illustra la flora delle aree urbane descrivendone l ecologia e la diversità con particolare attenzione agli ambienti più comuni evidenziandone il ruolo biologico. Quando l occhi si posa sull erba pioniera che sporge dal marciapiede, sul fiore accanto al tombino, sulla ghianda che mette le radici in una zolla di terra dimenticata, anche attraverso le pagine di un libro che li indica con garbo, vuol dire riconoscere alla natura il suo ruolo. Lei non ha bisogno di grande clamore per segnalare che c è, sempre e dappertutto, pronta a ricominciare. Le basta un erbaccia. (Caterina Gromis di Trana, Dal volume p. 7). 303 I paesaggi minimi Scheda 11

23 Sky Garden: il giardino sul tetto M. Corrado (a cura di), Macro ed., Cesena (FC), Il manuale illustra esempi concreti e riporta numerose informazioni su cosa sono, come si costruiscono e quali tecniche si possono usare per la realizzazione di sky garden, giardini sul tetto. Il manuale presenta inoltre numerose esperienze nazionali e internazionali. 304 I paesaggi minimi Scheda 11

24 Riferimenti bibliografici e gestionali AGNELLI P., MARTINOLI A., PATRIARCA E., RUSSO D., SCARAVELLI D. E P. GENOVESI, 2004, Linee guida per il monitoraggio dei Chirotteri: indicazioni metodologiche per lo studio e la conservazione dei pipistrelli in Italia.Quaderni conservazione della Natura 19. Ministero dell Ambiente e della Tutela del Territorio e Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica. ANDREOTTI A., BACCETTI N., PERFETTI A., BESA M., GENOVESI P. E V. GUSBERTI, 2001, Mammiferi ed uccelli esotici in Italia: analisi del fenomeno, impatto sulla biodiversità e linee guida gestionali. Quaderni di Conservazione della Natura 2. Ministero dell Ambiente e della Tutela del Territorio e Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica. Tipolitografia F.G. Savignano sul Panaro (Mo). ARLETTAZ R., GODAT S., MEYER H., Competition for food by expanding pipistrelle bat populations (Pipistrellus pipistrellus) might contribute to the decline of lesser horseshoe bats (Rhinolophus hipposideros). Biological Conservation, 93: 55-60, BIDWELL T., GOERING P., DICKINSON B., FRENCH R., 2003, SCOTOBIOLOGY, the biology of the darkness.the science of dark-dependent biological systems. BOLDOGH S., DOBROSI D., SAMU P., 2007, The effects of the illumination of buildings on housedwelling bats and its conservation consequences. Acta Chiropt., 9(2): BOANO G., 2001, Vetrate e finestre killers di uccelli. Piemonte Parchi 104: 32. BULLINI L. (ed.),ecosistemi urbani. Convegno nell ambito della Conferenza annuale della Ricerca (Roma, ottobre 2001). Atti dei convegni Lincei 182, BULLINI L. (ed.), 2005, Convegno ecosistema Roma (Roma, aprile 2004). Atti dei convegni Lincei 218. CAIRO E., 2008, Mortalità di avifauna per collisione contro barriere in PMMA: indagine prima e dopo l applicazione di sagome di rapaci. Picus 34 (1): CENCINI C. e M. L. DINDO (eds.), 1993, Ecologia in città. Alla scoperta dell ambiente urbano. Unione Bolognese Naturalisti. Editrice Lo scarabeo, Bologna, pp I paesaggi minimi Scheda 11

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