01/12/14. Gli sviluppi degli ultimi anni e le prospettive future. Gli sviluppo degli ultimi anni

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1 Seminario didattico 1 Dicembre 2014 Come cambiano le scelte dei risparmiatori: tra deflazione e lenta fuoriuscita dalla crisi Prof.Alessandro Berti Scuola di Economia Dipartimento di Economia, Società, Politica Università degli studi di Urbino Carlo Bo a.a Prof. Alessandro Berti Gli sviluppi degli ultimi anni e le prospettive future 2 Gli sviluppo degli ultimi anni Negli ultimi anni, in seguito alla forte crisi economica, la disoccupazione si è raddoppiata mentre il PIL pro capite è stato eroso di 11 punti percentuali. Tuttavia, nel nostro paese i problemi sono di più antica data. Nel 2008: alla vigilia della crisi, la quantità di beni e servizi prodotta mediamente da un occupato italiano era sostanzialmente la stessa del 1995; il reddito disponibile delle famiglie (medie) era uguale a quello della metà degli anni Novanta e solo la progressiva compressione del saggio di risparmio aveva consentito di accrescere un po' i consumi (fonte Banca d'italia). Fonte: Banca d'italia 3 1

2 Gli sviluppo degli ultimi anni Secondo la Banca d'italia, la recessione in atto dal 2008 si è arrestata alla fine del Tuttavia, il graduale miglioramento delle aspettative tarda a tradursi in un solido recupero dell'attività economica. Nell'ultimo trimestre del 2013 i consumi delle famiglie erano ancora inferiori di circa l'8% rispetto al 2007 e gli investimenti del 26%, con una perdita della capacità produttiva nell'industria del 15%. Anche se vi sono segni di miglioramento della fiducia, la necessità di compensare l'erosione dei risparmi accumulati e l'incertezza sulle prospettive dei redditi continueranno a gravare sul consumo delle famiglie. 4 Gli sviluppo degli ultimi anni Nel periodo compreso tra il terzo trimestre del 2011 e il terzo trimestre del 2013, il calo medio del reddito disponibile è stato pari al 2,7% mentre la diminuzione dei consumi è risultata del 3,2%. (Istat) Una contrazione dei consumi superiore a quella del reddito disponibile delle famiglie non si era registrata nemmeno in occasione di recessioni particolarmente pronunciate, come quelle dei primi anni novanta e del La propensione al risparmio scende a un livello fra i più bassi in Europa. Sei famiglie su dieci hanno ridotto quantità e qualità degli acquisti. 5 I consumatori in Italia Fonte: elaborazioni su dati Istat. (1) Quantità a prezzi concatenati; variazioni percentuali sull'anno precedente. (2) Deflazionato con il deflatore della spesa per consumi delle famiglie residenti. 6 2

3 Gli sviluppo degli ultimi anni Il rapporto tra investimenti lordi e PIL è sceso di 4 punti percentuali dal 2007, portandosi al minimo dal dopoguerra (17% nel 2013). Negli anni scorsi, l'eccezionale flessione del PIL ha minato la solidità di molte imprese rendendo gravoso il rimborso dei prestiti bancari. Le perdite su crediti accumulate dal 2008 dagli intermediari bancari ammontano a 130 miliardi di euro; quelle degli ultimi due anni hanno assorbito pressoché per intero i profitti operativi. Fonte: Banca d'italia 7 La produzione industriale 8 Le prospettive Il 2013 è stato un anno ancora difficile. L'uscita dalla recessione è travagliata mentre la ripresa appare fragile e incerta. La crescita della produttività, troppo a lungo stagnante, deve essere accompagnata da un analogo andamento della domanda e quindi dei redditi delle famiglie, da sostenere con nuove opportunità di lavoro. Infine, la ripresa dell'economia e il rilancio dell'occupazione dipenderanno dalla capacità, delle banche in primis, di finanziare investimenti e progetti meritevoli. Fonte: Banca d'italia 9 3

4 L'impatto della crisi sulle famiglie e sulle PMI 10 La crisi e le famiglie italiane La marcata perdita del potere d'acquisto delle famiglie, ha cui ha molto contribuito l'aumento del prelievo fiscale, ha determinato un crollo dei consumi in termini reali. L'andamento recente degli indicatori di deprivazione materiale e di disagio economico delle famiglie riflette il protrarsi della crisi economica e la conseguente diminuzioni in termini nominali del reddito disponibile delle famiglie. Ad esempio, gli individui di famiglie gravemente deprivate rappresentano il 14,3% del totale, in crescita rispetto all'11,2% del 2011 e al 6,9% del Fonte: ISTAT 11 La propensione al risparmio delle famiglie 12 4

5 Il consumo delle famiglie 13 La situazione delle imprese italiane prima e dopo la crisi economica Fonte: Banca d'italia 14 La situazione delle imprese italiane prima e dopo la crisi economica Sulla base dei dati rappresentati graficamente dei dati dei conti finanziari, si può stimare che per allineare il leverage delle società italiane a quello delle imprese dell'area dell'euro sarebbe necessario sostituire con patrimonio un ammontare di debiti finanziari di circa 200 miliardi. 15 5

6 I dati sui fallimenti in Italia È il caso di chiedersi se con metodi di lavoro più efficaci si sarebbe potuto evitare qualcuno dei fallimenti del 2012, che tra l'altro si sono pesantemente riflessi sulle performance bancarie. Nell'anno appena concluso sono state 34 le imprese che ogni giorno hanno portato i libri in Tribunale: è il dato in assoluto più alto a partire dal Nel periodo 2009/2012 sono state le imprese italiane ad aver dichiarato il fallimento con un trend sempre in crescita (+33% nel 2010, +10% nel 2011, +2% nel 2012). Fonte: dati CRIBIS D&B - società del Gruppo CRIF 16 La fiducia delle famiglie consumatrici 17 Le famiglie I consumi delle famiglie sono aumentati debolmente all'inizio del 2014 e, secondo gli indicatori congiunturali più recenti, si sarebbero stabilizzati negli ultimi mesi. La spesa delle famiglie è (marginalmente) aumentata all'inizio dell'anno (+0,1% sul periodo precedente) per la prima volta dagli inizi del Nello stesso periodo il reddito disponibile ha continuato a ristagnare. La propensione al risparmio è rimasta pressoché invariata sui livelli della seconda metà del 2013 (10%). Fonte: Banca d'italia 18 6

7 Il clima di fiducia 19 Le famiglie nell'area euro Il calo della spesa delle famiglie si è dimezzato (a -0,7%). Tuttavia, l'andamento dei consumi è ancora eterogeneo tra i maggiori paesi: ai rialzi osservati in Germania (0,9%) e in Francia (0,3%) si sono contrapposte forti riduzioni in Italia (-2,6%) e in Spagna (-2,1%). Sui comportamenti delle famiglie ha inciso la diminuzione, per il quinto anno consecutivo, del reddito disponibile in termini reali (-0,6% e -3,2% cumulativamente tra il 2008 e il che ha risentito della contrazione dell'occupazione nella maggior parte dei paesi. Fonte: Banca d'italia 20 Le famiglie nell'area euro Nel 2013 la propensione al risparmio delle famiglie si è stabilizzata sui livelli minimi nel confronto storico (13,1%). Al lieve calo del saggio di risparmio delle famiglie tedesche (sceso al 16,2%) si è affiancata la stabilità di quello francese e di quello spagnolo. In Italia invece il saggio di risparmio è tornato a crescere per la prima volta dal Fonte: Banca d'italia 21 7

8 Le famiglie nell'area euro 22 Le famiglie nelle economie europee 23 Le prospettive delle imprese 24 8

9 Le imprese italiane Sulla base dei dati di contabilità nazionale, nel 2013 il MOL delle società non finanziarie si è mantenuto stabile, su livelli inferiori di oltre il 10% rispetto al Per quanto riguarda, in particolare, le imprese di media dimensione la quota delle imprese che hanno riportato utili rispetto al periodo è più bassa di circa 10 punti percentuali. Il fabbisogno di risorse esterne è stato molto contenuto a causa del basso volume di investimenti, coperti in misura più ampia che in passato con il ricorso all'autofinanziamento. Fonte: Banca d'italia 25 Le imprese italiane 26 Le imprese italiane Fonte: Banca d'italia 27 9

10 Le imprese italiane Nonostante il miglioramento del clima di fiducia delle imprese la produzione industriale non ha ripreso a crescere. Nel primo trimestre del 2014 gli investimenti in macchinari e attrezzature hanno registrato il primo aumento dopo circa tre anni di calo. Le aziende che, a fronte di una richiesta di finanziamento, non hanno ricevuto per intero l'importo desiderato hanno realizzato una quota dei propri piani di investimento inferiore rispetto alle altre. Fonte: Banca d'italia 28 Le imprese italiane Fonte: elaborazioni su dati Istat, Terna e Banca d'italia. (1) Saldo in punti percentuali tra le risposte migliori e peggiori relative al quesito sulle condizioni economiche generali nell'indagine sulle aspettative di inflazione e crescita. Giugno 2014, condotta trimestralmente dalla Banca d'italia in collaborazione con Il Sole 24 Ore e pubblicata in Supplementi al Bollettino Statistico, n. 38, 2014; dati riferiti alle sole imprese industriali. (2) Produzione industriale destagionalizzata e corretta per i giorni lavorativi; il dato per il mese di giugno del 2014 è stimato. (3) Indice 2010=100. (4) Nel mese di giugno 2013 sono state introdotte innovazioni metodologiche che rendono i dati diffusi a partire da quella data non direttamente confrontabili con quelli precedenti. 29 Il quadro congiunturale in Italia 30 10

11 Lo sviluppo Nell'economia globalizzata, con una tecnologia dominante che fa viaggiare informazioni e cambiare gusti di consumo a gran velocità, la piccola impresa matura «all'italiana» trova grandi difficoltà. L'Italia è, tra i principali paesi europei, quello dove il divario di produttività tra imprese piccole e mediograndi è il più ampio. Fonte: Banca d'italia «Una finanza per lo sviluppo» - DireBore Generale della Banca d'italia 31 Lo sviluppo Le imprese nascono piccole ovunque, ma poi o muoiono o crescono in fretta. In Italia, se non muoiono, restano a lungo nel limbo della piccola dimensione: - la quota di piccole imprese mature (con almeno dieci anni di vita) è, nel nostro paese, superiore al 50%, contro - il 45% della Spagna e - il 40% degli Stati Uniti e della Francia. Fonte: Banca d'italia «Una finanza per lo sviluppo» - DireBore Generale della Banca d'italia 32 Lo sviluppo Le nostre imprese sono in troppi casi, oltre che piccole, fragili finanziariamente e dipendenti, come vedremo, dal sistema bancario. Due terzi dei loro debiti sono nei confronti delle banche. Queste caratteristiche sono più pronunciate nelle imprese di minori dimensione. Sono caratteristiche tipiche delle piccole imprese italiane: - dimensione minuta; - scarso impegno patrimoniale dei Soci; - poca trasparenza. Fonte: Banca d'italia «Una finanza per lo sviluppo» - DireBore Generale della Banca d'italia 33 11

12 Nuove imprese e occupazione Vi è un rinnovato interesse nel comprendere come funzionino oggi i meccanismi della distruzione creatrice teorizzata da Schumpeter attraverso i quali nuove imprese, più produttive e innovative, rimpiazzano quelle mature, meno dinamiche e competitive. Una semplice analisi strutturale rivelerebbe che in quasi tutti i paesi domina la piccola dimensione, tuttavia in Italia le imprese con meno di dieci addetti sono il 95% e occupano il 46% degli addetti complessivi. Fonte: Banca d'italia «Una finanza per lo sviluppo» - DireBore Generale della Banca d'italia 34 I contributi delle imprese alla creazione di lavoro Fonte: C. Criscuolo, P. Gal e C. Menon, The dynamics of employment growth: new evidence from 18 countries, STI Policy Paper n. 14, Incidenza dei prestiti bancari sul totale delle passività finanziarie complessive di famiglie e imprese (un confronto internazionale) Fonte: Banca d'italia «Una finanza per lo sviluppo» - DireBore Generale della Banca d'italia 36 12

13 Il sistema finanziario italiano Notoriamente incentrato nell'intermediazione bancaria. Oggi il sistema bancario si è polarizzato: - da un lato vi sono gli intermediari di grandi dimensioni che tendono a concentrarsi sui clienti maggiori, e che adottano metodi quantitativi per la valutazione del rischio; - dall'altro vi è una schiera di banche di minore dimensione che curano prevalentemente la clientela più piccola, le cui evidenze contabili sono spesso lacunose e opache e richiedono quindi una conoscenza diretta. Fonte: Banca d'italia «Una finanza per lo sviluppo» - DireBore Generale della Banca d'italia 37 Il sistema finanziario italiano (segue) La conoscenza diretta del cliente può ottenersi in due modi: - attraverso relazioni personali o - con mezzi analitici Entrambi i modi sono utili ma ciascuno di loro ha un inconveniente: - Il primo è più approssimativo e rischioso; - Il secondo è più costoso. Vi si aggiunge l'inefficienza della giustizia civile la quale rende poco conveniente iniziare una procedura di recupero del credito, inducendo la banca ad associare una previsione di perdita (spesso totalitaria) ad un piccolo credito deteriorato. Fonte: Banca d'italia «Una finanza per lo sviluppo» - DireBore Generale della Banca d'italia 38 Le misure a sostegno delle famiglie e delle imprese 39 13

14 La finanza Sovente si è cercato di colpevolizzare le banche della mancata ripresa economica, accusando loro di aver negato il credito alle imprese a alle famiglie. Da un'analisi della situazione del credito bancario alla fine di Giugno 2008 (quindi subito prima che la crisi globali si manifestasse pienamente) e alla fine di Giugno del 2014 è possibile osservare che: il totale dei prestiti bancari in essere concessi alle imprese italiane è passato da 860 miliardi di euro a 830 miliardi, un livello più basso ma di poco. Il credito alle famiglie, invece, è cresciuto da 520 a 600 miliardi di euro negli ultimi sei anni. Fonte: Banca d'italia «Una finanza per lo sviluppo» - DireBore Generale della Banca d'italia 40 La finanza A causa del perdurare della recessione, la consistenza totale dei prestiti «deteriorati» a imprese e famiglie è aumentata (tra il 2008 e il 2013) da poco più di 100 miliardi a 320 (il 16% del totale degli impieghi). Si tratta di un ammontare (nonostante le disomogeneità) superiore a quello osservato in media in Europa. Come conseguenza, i maggiori accantonamenti necessari (e richiesti dall'autorità di Vigilanza) hanno eroso significativamente gli utili bancari. E' fortemente aumentata la rischiosità del nuovo credito richiesto dalle imprese. Fonte: Banca d'italia «Una finanza per lo sviluppo» - DireBore Generale della Banca d'italia 41 Il mercato del credito L'ammontare dei prestiti bancari a famiglie e imprese alla fine del 2013 superava i miliardi e il 90% del PIL. I prestiti bancari rappresentano quasi due terzi dei debiti finanziari delle imprese; oltre un terzo della ricchezza finanziaria delle famiglie è investito in depositi e obbligazioni bancarie. La crescita su dodici mesi dei prestiti bancari al settore privato è progressivamente diminuita nel corso del 2013, portandosi dal -2% (contro -0,1% nel 2012) e stabilizzandosi su tale valore nel primo trimestre Fonte: Banca d'italia 42 14

15 Il mercato del credito Secondo l'indagine trimestrale sul credito bancario nell'area dell'euro (Bank Lending Survey), la domanda di credito da parte delle imprese si è ridotta per la scarsa propensione a investire e, in minor misura, per il più frequente ricorso a fonti alternative di finanziamento; quella di mutui da parte delle famiglie è stata frenata prevalentemente dalla fragilità della fiducia dei consumatori e dalla prolungata caduta dei loro redditi reali. 43 Il mercato del credito I soggetti privati, debitori e creditori, non riescono a far funzionare efficientemente il mercato del credito perché sono mossi ciascuno da incentivi e disincentivi in conflitto con l'interesse generale; l'impresa piccola intende il più possibile restare opaca, essendo addirittura abituata a sottorappresentare la propria situazione reddituale per ragioni fiscali; la banca a volte non si dota si strutture valutative adeguate perché trova più pratico e meno costoso nell'immediato, fidarsi di relazioni personali. Il risultato è selezione avversa e razionamento. Fonte: Banca d'italia «Una finanza per lo sviluppo» - DireBore Generale della Banca d'italia 44 Imprese razionate 45 15

16 Una prospettiva di medio termine E' importante che il finanziamento delle imprese provenga in misura crescente dal mercato dei capitali, così da rendere il sistema produttivo italiano meno dipendente dal credito bancario. Il rafforzamento delle fonti di finanziamento non bancario, in particolare per le imprese di piccola e media dimensione, richiede anche lo sviluppo di intermediari finanziari specializzati quali equity funds e fondi di debito, i quali investono in prestiti, obbligazioni e azioni emesse da imprese non quotate. Fonte: Banca d'italia 46 Credito ai consumatori e risparmi delle famiglie: stato dell'arte e opportunità 47 I risparmi delle famiglie Le famiglie italiane si sono date nuove regole di comportamento, nuovi obiettivi, nuovi progetti, unitamente alla consapevolezza che questi compiti devono essere portati a termine contando solo sulle proprie forze. In parallelo il sistema bancario ha subito una crisi reputazionale senza precedenti, accompagnata dalla sensazione diffusa che sia mancato il sostegno alle imprese e alle famiglie. In sostanza si può parlare di una vera e propria perdita di sintonia con le domande e le attese dei clienti (la prospettiva del marketing di ascolto diviene indifferibile)

17 I risparmi delle famiglie Gli orientamenti in tema di prodotti finanziari registrano importanti cambiamenti indotti dalla contingenza: gli investitori si orientano maggiormente verso prodotti in grado di garantire sicurezza e stabilità, anche se permane l'attenzione alla tassazione; persiste e si afferma una marcata preferenza per la liquidità; i prodotti del risparmio gestito sono percepiti come poco adeguati non solo in termini di combinazione rischio/ rendimento; si aprono spazi per la consulenza finanziaria attenta alle esigenze delle famiglie e dei risparmiatori. 49 I risparmi delle famiglie: approfondimenti Ascoltare il mercato per riconquistare il cliente e cogliere le opportunità della contingenza: il problema principale rimane la perdita di sintonia; il marketing di ascolto si rende necessario di fronte ad uno scenario non inerte; le famiglie sono impegnate a costruirsi un futuro con risorse più limitate, senza rinunciare ad un livello accettabile di qualità della vita. 50 Le scelte finanziarie delle famiglie: aggiornamenti Gli ultimi aggiornamenti, derivanti da una recente rilevazione del Crif, evidenziano: un calo del 7,9% delle richieste di prestiti (finalizzati e personali) nel febbraio 2014 rispetto a febbraio una riduzione tendenziale intorno al 20% nel periodo (vale a dire prima della crisi economica) delle stesse richieste; Per quanto riguarda i progetti connessi alla casa, gli ultimi aggiornamenti rilevano una ripresa dei mutui del 7% a settembre 2013 mentre nel 2012 si era verificata una forte contrazione

18 Le scelte finanziarie delle famiglie: aggiornamenti I dati aggiornati, forniti dal Crif, riguardano l'andamento, sia delle domande di «prestiti finalizzati» sia delle domande di «prestiti personali». I primi riguardano l'acquisto di beni durevoli (auto, mobili, elettrodomestici) e sono diminuiti del 11% tra febbraio 2013 e febbraio 2014; i secondi, quelli che non sono direttamente destinati all'acquisto di beni determinati, si mostrano anch'essi in calo (-4,1% tra febbraio 2013 e febbraio 2014) mettendo in evidenza, probabilmente, il timore delle famiglie di non riuscire ad adempiere regolarmente al pagamento delle rate. 52 Le scelte finanziarie delle famiglie: aggiornamenti Fonte: Centrale rischi finanziari (Crif) 53 Il rischio legato ai prestiti alle famiglie: Il tasso di default dei prestiti alle famiglie è leggermente aumentato negli ultimi anni, arrivando ad una media del 2,6%; In particolare, l'incidenza è maggiore per i prestiti personali (3,9%); Mentre quella relativa ai prestiti finalizzati risulta più contenuta (1,7%). I prestiti personali sono ormai destinati anche a coprire situazioni di difficoltà già inoltrata? 54 18

19 I risparmi delle famiglie: approfondimenti E inoltre: il processo di bancarizzazione è ben lontano dall'aver raggiunto tutta la popolazione (i bancarizzati erano 76% nel 1996 e sono oggi il 78%); nel bacino dei non bancarizzati circa un quinto è rappresentato da pensionati, metà dei quali con reddito superiore a 1.000/mese; il restante è dato da giovani tra 14 e 24 anni. 55 I risparmi delle famiglie: approfondimenti Possibili capitoli di progettazione: affiancare alla bancarizzazione coatta degli anziani l'offerta di servizi per il ciclo di vita di cittadini sempre più restii a considerarsi vecchi ; per i non bancarizzati giovani occorre lavorare sull'alfabetizzazione finanziaria, ovvero sull'educazione e la cultura finanziaria. 56 La domanda di prestiti da parte delle famiglie Fonte: CRIF

20 Fonte: CRIF 58 Il debito delle famiglie 59 I prestiti bancari alle famiglie 60 20

21 Il credito deteriorato delle famiglie La quota di prestiti alle famiglie scaduti da oltre 90 giorni e ristrutturati era pari all'1,1% dei finanziamenti a fine 2012, all'1,2% nel 2013 mentre appare ridotta allo 0,9% nel primo trimestre del L'incidenza dei prestiti in temporanea difficoltà (incagli) è progressivamente aumentata dal 2,4% a fine 2012 al 2,8% nel primo trimestre 2014; quella delle sofferenze ha raggiunto il 6,6% a marzo 2014 dal 5,8% di fine Il peso totale dei finanziamenti deteriorati pari al 10,3% nel 2013 è rimasto stabile nel primo trimestre del nuovo anno. Fonte: Banca d'italia 61 Il credito deteriorato delle famiglie 62 Le attività finanziarie delle famiglie italiane 63 21

22 Il portafoglio delle famiglie 2012 Fonte: AssogesFoni 64 Il portafoglio delle famiglie 2014 Fonte: Elaborazione 65 su daf Banca d Italia La ricchezza finanziaria delle famiglie italiane Il valore delle attività finanziarie detenute dalle famiglie italiane, nello scorso marzo, ha raggiunto i miliardi di euro, recuperando quanto perso durante i primi anni della crisi. L aumento di tale valore è spiegato sia dal rendimento positivo che le famiglie hanno ottenuto dal portafoglio sia da un moderato incremento dei nuovi investimenti. Un processo che potrebbe proseguire in futuro, seppur lentamente. Prof. Alessandro Berti 66 22

23 La ricchezza finanziaria delle famiglie italiane Una parte di questa maggiore capacità di investire risorse è il risultato della ritrovata attenzione per il risparmio. Nella prima parte della crisi, le famiglie avevano ridotto la propensione al risparmio per cercare di salvaguardare lo stile di vita raggiunto in precedenza. La crescente incertezza economica ha indotto gli italiani ad aumentare nuovamente il proprio risparmio contraendo significativamente i consumi. Gli investimenti netti dell ultimo periodo, sono il frutto del maggiore risparmio e il risultato di una riorganizzazione dell intero patrimonio delle famiglie italiane. Prof. Alessandro Berti 67 L educazione finanziaria 68 Perché è importante l educazione finanziaria L'obiettivo principe dell'educazione finanziaria è quello di dotare i consumatori ed i risparmiatori di competenze e capacità d'analisi fondamentali che permettano a costoro di effettuare scelte efficienti, consapevoli ed adeguate alle proprie esigenze, accompagnandoli durante le fasi più importanti della loro vita. Gli effetti positivi derivanti da scelte consapevoli ricadono non solo sul grado di benessere del singolo investitore ma impattano a livello generale sull intera collettività, generando una serie di vantaggiose esternalità positive

24 Esternalità positive dell educazione finanziaria Il concetto di fondo che induce a favorire il miglioramento della cultura finanziaria consiste nella convinzione che, creando una domanda per prodotti adeguati rispetto alle proprie necessità, i consumatori consapevoli, oltre a effettuare scelte migliori per loro stessi, riducendo la percentuale di insolvenze, incoraggino pure gli intermediari a sviluppare nuovi prodotti e servizi, con la conseguente crescita di innovazione e il miglioramento della qualità e dell efficienza del sistema. 70 L attuale bisogno di educazione finanziaria L accresciuta esigenza globale di adeguata educazione finanziaria da parte dei risparmiatori è conseguenza di alcuni fattori comuni a molti paesi: l invecchiamento demografico e le riforme del sistema pensionistico, che hanno addossato alle famiglie la responsabilità del finanziamento della propria assistenza sanitaria e dell accumulo di ricchezza pensionistica; il basso livello dei tassi di interesse e la forte domanda di acquisto di abitazioni, con la conseguente crescita dei mutui; una sempre maggiore quota di risparmio investita in prodotti assicurativi e previdenziali un maggior ricorso al credito al consumo. 71 Le componenti dell educazione finanziaria L'educazione finanziaria si può scomporre in tre parti: l'istruzione con cui gli individui acquisiscono le competenze per comprendere la terminologia e i concetti della finanzia. Si rendono necessari una guida e tanto addestramento. l'informazione, al consumatore-investitore vengono forniti dati, fatti e conoscenze specifiche per renderlo consapevole delle opportunità che la finanza offre e degli effetti che avranno le sue scelte in termini di rischio. le scelte comportamentali che riflettono la capacità degli individui di gestire i propri risparmi e di pianificare il proprio futuro

25 Educazione finanziaria Protezione finanziaria In ambito bancario e finanziario, la protezione del consumatore può essere favorita dal combinarsi di tre differenti elementi: la trasparenza delle condizioni contrattuali (rimuovere le inefficienze collegate all esistenza di asimmetrie informative; garantire l accesso del cliente a tutte le informazioni necessarie per fare confronti, scelte consapevoli e riscontri oggettivi sulla validità delle scelte); un efficace sistema di risoluzione extragiudiziale delle controversie intermediari/clientela, garantendo il contraente debole in ordine alla correttezza del comportamento delle controparti contrattuali. un'adeguata educazione finanziaria del cittadino/consumatore, in modo da gestire le informazioni con le necessarie conoscenze per usar la razionalità al fine di influenzarne positivamente i comportamenti. 73 Cultura finanziaria in Italia In base ad una indagine della Banca d Italia è emerso uno scarso livello di conoscenza da parte di queste sia delle nozioni di base sia della previdenza complementare. Le caratteristiche che sono risultate positivamente correlate con le competenze finanziarie sono: - il titolo di studio del risparmiatore; - Il luogo di residenza (al Nord e al Centro propensione per forme d investimento più complesse); - l età (se compresa tra i è collegata a una maggior informazione). 74 Cultura finanziaria in Italia L indagine realizzata da PattiChiari nel 2008 aveva l obiettivo di misurare il livello di cultura finanziaria degli italiani, attraverso la costruzione di un indice della cultura finanziaria (ICF). Su una scala da 0 (minimo) a 10 (massimo) gli italiani raggiungevano un punteggio medio di 3,5, posizionandosi sotto la soglia della sufficienza (pari a 5)

26 Cultura finanziaria in Italia Nel 2010 lo stesso indicatore è migliorato a 4,3 ma resta comunque sotto un livello adeguatamente elevato. Le carenze riguardano: - l' insufficiente preparazione del cittadino medio sugli aspetti di natura macroeconomica; - lo scarso interesse per gli eventi o fatti economici e finanziari, in particolare nelle fasce relative ai giovani, alle donne e ai soggetti non laureati; - la carente capacità di gestire e allocare i propri risparmi, e di pianificare il proprio futuro a breve e lungo termine. 76 Alfabetizzazione: iniziative a livello nazionale Le autorità governative e di vigilanza (Banca d Italia, Consob, ISVAP e COVIP) hanno previsto, soprattutto attraverso i rispettivi web sites, la predisposizione di materiale divulgativo, campagne di educazione rivolte in generale a una platea di adulti, oltre alla realizzazione di iniziative sul tema della financial literacy e della investor education. Il Ministero dell Economia e delle Finanze mette a disposizione documenti e informazioni sui principali strumenti finanziari emessi dallo Stato italiano e indicazioni sulle procedure da seguire per l acquisto di tali prodotti. 77 Alfabetizzazione: iniziative a livello nazionale In concomitanza con l entrata in vigore della nuova legislazione di recepimento della Direttiva sui mercati degli strumenti finanziari (c.d. MIFID16), la cui portata innovativa è stata di ampio respiro, la CONSOB ha predisposto una guida per l investitore. Per quanto riguarda al settore privato, il Consorzio ABI, PattiChiari, Assogestioni, Altroconsumo hanno avviato distinte campagne nazionali di educazione finanziaria, predisponendo guide e informazioni destinate ai diversi target dell azione formativa

27 L informazione 79 L informazione Tutte le decisioni vengono prese in funzione di una serie di informazioni preliminari che abbiamo a disposizione, quindi, di dati che vengono raccolti, elaborati e analizzati. Ovviamente, non siamo sempre in grado di discernere tra informazione giusta o sbagliata, principalmente per due motivi: perché non siamo in possesso di tutta l'informazione; perché non abbiamo la capacità di analisi adeguata (cultura o educazione). Le cose si complicano ulteriormente quando parliamo di sistemi, come quello economico o finanziario, i quali nonostante siano tutt altro che familiari alla maggior parte dei cittadini influiscono notevolmente e inevitabilmente sulla vita di ciascuno. 80 L informazione Il mercato finanziario è un insieme complesso di norme, intermediari, attività finanziarie e mercati che ha tra le sue funzioni più importanti la c.d. funzione di allocazione, ovvero realizzare il collegamento fra chi risparmia (unità in surplus) e chi investe (unità in deficit). All'interno di questo mercato si muovono enormi quantità d'informazione, in entrata e in uscita, per cui conoscerne la natura e il tipo, così come altri aspetti ad essa collegati è di sostanziale importanza per le scelte di risparmio dei soggetti e delle famiglie

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