Studio ed individuazione dei difetti nei prodotti Open Source

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1 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DELL INSUBRIA FACOLTÀ DI SCIENZE MATEMATICHE, FISICHE E NATURALI Corso di laurea in Scienze e Tecnologie dell Informazione Anno Accademico 2006/2007 Studio ed individuazione dei difetti nei prodotti Open Source Tesi di laurea di: Carlo Camagni Relatore : prof. Sandro Morasca Correlatore: dott. Davide Taibi

2 INTRODUZIONE INTRODUZIONE AL SOFTWARE OPEN SOURCE STORIA DELL OPEN SOURCE LE LICENZE LA LICENZA GNU/GPL LA LICENZA LGPL LA LICENZA MPL LA LICENZA ORIGINAL BSD LA LICENZA CDDL CONSIDEARAZIONI SULLE LICENZE...25 LA VALUTAZIONE DEL SOFTWARE LIBERO PERCHE VALUTARE I PRODOTTI? IL METODO QSOS IL MODELLO OSMM IL METODO OPEN BRR IL MODELLO OPENBQR CONSIDERAZIONI FINALI...50 VALUTAZIONE INTRODUZIONE TABELLE DI VALUTAZIONE VALUTAZIONE TRAMITE OPEN BRR VALUTAZIONE TRAMITE OSMM VALUTAZIONE TRAMITE OPEN BQR VALUTAZIONE TRAMITE QSOS COMPARAZIONE DEI RISULTATI...79 ANALISI DEI BUG INTRODUZIONE IL SISTEMA DI BUG TRACKING LE PRIORITÀ L ANALISI DEI BUG XOOPS, ANALISI DEI BUG DRUPAL, ANALSI DEI BUG JOOMLA, ANALISI DEI BUG ANALISI DEL TEMPO MEDIO DI RISOLUZIONE...96 CONCLUSIONI I METODI LA PROVA EMPIRICA LO STUDIO DELLA DIFETTOSITA CONCLUSIONI Pagina 1

3 Libertà l'ho vista dormire nei campi coltivati a cielo e denaro, a cielo ed amore, protetta da un filo spinato... (Il suonatore Jones F. De Andrè) Credo che mai nessuno abbia incarnato il concetto di libertà come il suonatore Jones, un personaggio dalla libertà tanto forte quanto esagerata, quasi da considerarsi estrema. Mi piace considerare Richard Stallman una sorta di suonatore Jones del mondo informatico, una di quelle figure romantiche uscite direttamente da un libro o, meglio, da una leggenda popolare. Perché nelle sue esagerazioni può sembrare sbagliato ed estremo, geniale o addirittura falso, esattamente come il suonatore raccontato nell Antologia di Spoon River. Io però credo che gli aggettivi che lo descrivano al meglio siano ideologo, sognatore, forse utopista. E non sono forse i sogni la materia di cui si nutre la libertà? Pagina 2

4 INTRODUZIONE 1.1 INTRODUZIONE AL SOFTWARE OPEN SOURCE Il software libero è una questione di libertà, non di prezzo! Nel linguaggio informatico, il termine open source (letteralmente dall inglese sorgente aperto ) indica software rilasciato tramite licenze che obbligano la pubblicazione del codice sorgente assieme al prodotto, al fine di creare una collaborazione (in genere libera e spontanea) tra sviluppatori. Tutto questo è volto al fine di far raggiungere al prodotto finale un insieme di funzionalità maggiore (rispetto a quanto potrebbe ottenere un singolo gruppo di programmazione) e un maggiore grado di qualità. Il software open source si può quindi definire come quella categoria di prodotti per i quali è prevista la distribuzione e la reperibilità, in qualsiasi momento, del codice sorgente, ovvero il codice non ancora compilato tramite cui il programma è stato creato. Pagina 3

5 Per tutte queste motivazioni l'open source, pur avendo le sue basi nel 1969 con il progetto Unix e poi negli anni ottanta con il cugino GNU, è progredito di pari passo con la diffusione su larga scala di internet, il mezzo principale attraverso il quale far conoscere e scambiare i propri progetti. La condivisone e la libertà nel trattamento del codice sorgente non avviene normalmente negli applicativi di uso comune, genericamente definiti "commerciali" o "proprietari", prodotti per i quali si preferisce mantenere il segreto industriale e quindi non rilasciare alcun tipo di sorgente. L open source si può quindi considerare come un nuovo modo di sviluppare, distribuire e licenziare il software, tramite un approccio più libero ed aperto alle innovazioni di terzi rispetto ai metodi proprietari. Parlando in concreto, il più famoso binomio di prodotti in contrasto fra loro per via delle licenze è rappresentato dai due più diffusi sistemi operativi in commercio, ovvero Windows (realizzato da Microsoft) e le distribuzioni Linux (rilasciate sotto licenza GNU/GPL). Onde evitare equivoci è bene definire subito la differenza tra free software (e tutti i suoi sinonimi, quali programmi liberi, programmi free, ecc ) ed il termine open source. La differenza, a dir la verità, è molto sottile; si può infatti dire che il free software non sia altro che il padre del più moderno open source. Ufficialmente infatti, il termine open source nasce solo nel 1997 (mentre i programmi free hanno gli albori verso la fine degli anni sessanta) soprattutto per merito di Raymond, uno studioso (nonché hacker) di fama mondiale. Formalmente, l open source risulta più regolamentato della controparte free del quale risulta quindi essere una sorta di evoluzione. Nonostante esistano quindi differenze tra i due termini, di seguito per questioni di comodità, le due espressioni verranno considerate sinonimi. Il fenomeno dell'open Source si può considerare una vera e propria rivoluzione nel mondo dell informatica non solo per quanto riguarda l aspetto strettamente professionale (ne sia un esempio lo sviluppo di applicazioni), ma anche economico e soprattutto giuridico. Prima dell avvento dell open source era infatti impossibile pensare di poter modificare a proprio piacimento un piccolo applicativo, un browser o addirittura un Pagina 4

6 intero sistema operativo per poi rilasciarlo ufficialmente al pubblico, senza conseguenze dal punto di vista squisitamente giuridico. Per tutti questi motivi non è corretto considerare questa categoria di prodotti come una sorta di moda passeggera, oppure affermare che nel panorama free siano coinvolti solamente appassionati o dilettanti. Il software libero infatti offre aspettative di larga diffusione anche in ambito aziendale e può entrare in netta concorrenza con i più conosciuti prodotti commerciali (basti pensare ai binomi Office-OpenOffice, oppure Explorer-Firefox). Per le aziende che oggi aprono all open source, questo modello offre l'aspettativa di forti vantaggi immediati (per esempio dal punto di vista economico) e di un futuro che sarà caratterizzato da una diffusione crescente nel panorama dell Information Tecnology. Come per tutte le novità è però importante conoscere, valutare e discriminare gli aspetti positivi e le soluzioni valide da quelle meno utili o addirittura dannose. E quindi importante fare una precisazione per quanto riguarda il software libero. Con questa parola, derivata dal termine inglese free software si intende quel software verso cui l'utente ha molte libertà, che spesso contrastano fortemente con le limitazioni tipiche imposte dalle licenze d'uso del software proprietario. E pero opportuno tradurre tale termine nel corretto modo: Nella lingua inglese, infatti, il termine free significa sia libero che gratuito. Nel nostro caso, un programma considerato free è sempre libero ma non necessariamente gratuito. Il termine libero va quindi inteso come libertà, da parte del singolo, di procurarsi il codice sorgente dell applicativo e di modificarlo a suo piacimento. Si può e si deve, quindi, affermare che il free software abbia a che vedere con una questione di libertà, non di prezzo. Per sancire questi diritti il software libero è soggetto a speciali licenze, delle quali la più utilizzata è senza ombra di dubbio la General Public Licence (o GPL), il cui testo è disponibile sul sito del progetto GNU. Per capire la dimensione del fenomeno di cui stiamo parlando, basti pensare che sotto questa licenza vengono rilasciati migliaia di prodotti, da applicativi di pochi Kilobyte fino ai più moderni sistemi operativi, di dimensione pari a diversi GigaByte. La licenza GPL è comunque solamente una delle molte licenze generali create per favorire gli utenti che desiderano sviluppare software libero. Pagina 5

7 Fra le più famose possiamo citare la licenza BSD, sviluppata dall'università di Berkeley, la licenza del Massachusetts Institute of Technology, oppure la celeberrima licenza Debian. La GPL è comunque la più nota ed utilizzata (nonché la più estrema, se così si può dire) ed è quella che garantisce al meglio la continuità di trasmissione degli stessi diritti da un utente all'altro. Pagina 6

8 1.2 STORIA DELL OPEN SOURCE La nascita del panorama dell open source inizia di pari passo con la creazione del sistema operativo Unix. Nel 1969 infatti, nei laboratori di AT&T e Bell labs prende vita il progetto Unix, che seppur allo stato embrionale, sarebbe poi progredito nel più completo sistema operativo a riga di comando ad oggi esistente. Le due compagnie fondatrici del progetto erano, negli anni settanta, due colossi delle telecomunicazioni e tramite Unix volevano trovare un modo semplice e completo per equipaggiare le loro macchine. La storia legale di Unix fu però piuttosto travagliata e le due compagnie subirono una sentenza dell antitrust americana che precludeva loro la possibilità di scendere nel campo dell informatica. Questo fatto decretò il decollo del progetto Unix, fondamentalmente per un motivo: come conseguenza della sentenza, AT&T avrebbe distribuito ad un prezzo simbolico il proprio software a chi ne avesse fatto richiesta. Fu così che il MIT (Massachussets Institute of Tecnology), vedendo la bontà di fondo del progetto Unix, equipaggiò le proprie macchine con questo software. L uso in ambienti accademici diede nuovo impulso a Unix che venne ulteriormente raffinato negli anni a venire. Dopo qualche anno, At&T riuscì però ad aggirare la sentenza, smembrandosi in 26 diverse società, che sarebbero poi diventate famose con il termine ironico Baby Bells. Fu così che nei primi anni ottanta Unix divenne a tutti gli effetti un software proprietario, e quindi le licenze di tale prodotto lievitarono notevolmente. Il problema principale non era però rappresentato dal rincaro dei prezzi; con la nuova regolamentazione, infatti, i sorgenti di Unix non sarebbero più stati disponibili al pubblico. Il fatto suscitò la reazione dei più noti sostenitori del software libero, tra cui Arpanet e appunto il MIT, che faceva ormai un uso massiccio del sistema Unix. Il fatto portò Richard Stallman a lasciare il MIT per cominciare un nuovo progetto, ovvero un sistema operativo totalmente compatibile con Unix. Pagina 7

9 Il progetto prese il nome provocatorio di GNU (fig 1.1), un termine ricorsivo che significa Gnu isn t Unix, ovvero Gnu non è Unix. Figura 1.1 Il simbolo del progetto GNU (Gnu is not Unix) Il gioco di parole vuole sottolineare la natura totalmente free del progetto in questione. Il requisito fondamentale del progetto GNU definito da Stallman è la sua libertà totale, un progetto open source in tutto e per tutto. Nacque così la necessità di stabilire delle regole su come i progetti liberi (come quello appena creato da Stallman) potessero essere riprodotti e diffusi liberamente dagli sviluppatori ma anche dagli utenti finali. Fu così che prese vita la licenza GPL, ovvero la General Public License. Articolata su quattro punti principali, si può dire che questa licenza prenda piena ispirazione dal concetto di copyleft. Il termine di cui sopra si può ritenere intraducibile e non trova infatti spazio nemmeno nei dizionari di lingua anglosassone. E tuttavia considerata una provocazione al più famoso copyright del quale non fa altro che invertire la direzione (sinistra in contrapposizione a destra). Per lo stesso Stallman infatti il termine può essere tradotto con permesso d autore, appunto una provocazione verso il diritto d autore espresso dal concetto di copyright. Al fine di dare sostegno a questo progetto, lo stesso Stallman fonda la FSF (Free Software Foundation ), un organizzazione volta a dare ogni tipo di sostegno (economico e logistico) al progetto GPL. Da qui si arriva direttamente ai primi anni novanta, quando il seppur valido progetto GNU incontra difficoltà a prendere piede. Questo successe principalmente per un motivo, ovvero la difficoltà incontrata dagli sviluppatori nella creazione del kernel, il vero e proprio cervello dell intero sistema operativo. Pagina 8

10 Per capire meglio le difficoltà incontrate basti pensare all evoluzione subita dai calcolatori attraverso i decenni dal 1970 al Dai primi enormi calcolatori ad utente singolo si passò al modello condiviso basato su server e client, per poi arrivare al personal computer, che introdusse una vera e propria rivoluzione nel mondo dell informatica. In tutti questi passi si affrontava una nuova architettura e quindi nuove problematiche per un sistema totalmente free come GNU. Altri problemi giunsero sotto il profilo legale e non fecero altro che rallentare ulteriormente lo sviluppo di un progetto che sarebbe comunque stato ultimato. Finalmente dopo molte riflessioni si scelse di continuare lo sviluppo su piattaforma x86. Il processore di Intel sembrava fatto apposta per il progetto GNU: era infatti sufficientemente potente e relativamente economico, se comparato con altre soluzioni. Così nel 1991 prese corpo il primo kernel UNIX BSD (fig 1.2) appunto su architettura Intel e nello stesso anno nacque il fenomeno LINUX (fig 1.3), che avrebbe dato un enorme slancio al panorama dell open source. Uno studente dell università di Helsinki, Linus Torvalds, proprio nel 1991, creò su piattaforma x86 un nuovo tipo di sistema operativo prendendo largamente ispirazione dal progetto GNU e lo battezzò per assonanza col proprio nome LINUX. Figura 1.2 Il diavoletto è il simbolo del progetto BSD, nato dalle ricerche della Berkeley University. Ad oggi questa licenza risulta una delle più utilizzate. Ovviamente Torvalds lasciò il suo progetto libero da ogni vincolo commerciale e lo licenziò tramite GPL. Complice l enorme fenomeno di internet e del protocollo http, che in quegli anni prendeva enormemente piede, Linux divenne così in poco tempo un fenomeno di Pagina 9

11 interesse mondiale e la definitiva consacrazione del web negli anni a venire ne avrebbe aumentato la cassa di risonanza. Figura 1.3 Il pinguino Tux è il simbolo universalmente riconosciuto del mondo Linux. Ad oggi si conoscono oltre 160 diverse distribuzioni del sistema operativo ideato da Torvalds (per avere maggiori informzioni riguardo alle distribuzioni si può visitare il sito ). In pochi anni Linux trovò un enorme (per l epoca) schiera di appassionati che aiutò Torvalds nello sviluppo e nel miglioramento del suo progetto. Ad oggi vi sono moltissime e diverse distribuzioni del sistema operativo Linux, che si è poi ramificato in varie direzioni, fra le quali la più famosa e diffusa è sicuramente Debian. Il punto in comune delle varie distribuzioni rimane (e non potrebbe essere altrimenti) la filosofia di fondo, presa direttamente dal progetto GNU/GPL, ovvero l accessibilità totale al codice sorgente. Questo fatto porta principalmente due tipi di benefici: Il primo riguarda, come già ampiamente detto, le enormi possibilità di sviluppo da parte di terzi del progetto iniziale. Il secondo, non molto pubblicizzato a dire la verità, riguarda l apertura totale ad ogni tipo di architettura. Tramite il codice sorgente è infatti possibile compilare Linux su ogni tipo di architettura ad oggi esistente, rendendo compatibile il sistema operativo ad architetture considerate chiuse per anni, come l omai ex architettura Apple basata su PowerPC. Un esempio di quanto appena detto potrebbe essere il progetto Gentoo, una variante di Linux che fa della compilazione diretta su calcolatore la propria filosofia di vita. Linux si deve quindi considerare come il primo vero progetto open source. Pagina 10

12 Fino ad allora infatti, anche i progetti liberi si erano in qualche modo adeguati alla legge di Brooks, secondo la quale aggiungere sviluppatori ad un progetto in corso di implementazione in realtà non fa altro che rallentare il suo sviluppo La creazione di Torvalds, invece, era fin da subito intesa come un progetto da sviluppare tramite collaborazioni spontanee e gratuite in diverse parti del mondo tramite la rete. Si può notare come, in fondo, la legge di Brooks avesse ragione: Linux ci ha messo anni a prendere vita in maniera concreta e solo dopo più di un lustro si è riusciti a vederne una versione davvero utilizzabile. Le prime versioni del Kernel erano estremamente complicate da installare e ottimizzare per la macchina e rimanevano quindi una reale alternativa ai prodotti proprietari solo per pochi esperti. E altresì vero che la decentralizzazione dello sviluppo ha creato una quantità di distribuzioni che il concorrente Microsoft può solo sognare: Oggi esiste un numero pressochè indefinibile di distribuzioni sparse per tutto il mondo, dai sudafricani di Ubuntu all italiana Fox Desktop, passando per Americhe ed Asia. Tuttavia, agli inizi degli anni novanta, la società non era ancora pronta al fenomeno del free software. Il movimento era infatti rappresentato solo da Stallman e le licenze liberali erano solo la GPL e la sua variante LGPL. Il problema di tali licenze era quello di essere considerate eccessivamente invasive, si usò addirittura il termine contagiose. Ed infatti il concetto non era del tutto sbagliato: Qualsiasi prodotto creato partendo da un codice GPL o modificando un codice GPL, doveva essere regolamentato sotto tale licenza. Anche per questo motivo le idee di Stallman venivano viste con sospetto dall ambiente commerciale statunitense e questo non aiutava affatto il fenomeno del free software. Fu proprio in questi anni, ovvero nel 1997, che nacque il termine open source. Fu infatti creato da un pool di studiosi riunitosi appunto per favorire l espansione (soprattutto a livello ideologico) del fenomeno del software free. Pagina 11

13 Tra i più noti studiosi che affrontarono il problema sono da ricordare Bruce Perence, Ockman e Raymond, creatori di una sorta di lobby volta a favorire una nuova posizione ideologica rispetto al software libero. Precedentemente infatti sul fenomeno gravava enormemente una sorta di equivoco insito nel termine stesso free software Come già detto infatti, il termine free nella lingua inglese si presta a più definizioni, una di queste è il termine gratuito. La politica statunitense dell epoca non vedeva di buon occhio questa interpretazione e soprattutto non vedeva risvolti economicamente positivi nel fenomeno che si andava delineando. La posizione cambiò una volta definito univocamente l equivoco e gli sforzi degli studiosi in questione furono appunto volti alla spiegazione più approfondita del termine free. A questo seguirono delle dimostrazioni su come questo nuovo tipo di software potesse essere estremamente pratico ed economico per diversi tipi di aziende e da li a seguire il software libero prese sempre più piede. Gli studi furono poi portati avanti principalmente da Raymond che, in occasione della liberalizzazione del codice sorgente di Netscape, cercò di studiare un tipo di licenza più flessibile della ormai largamente conosciuta GPL, soprattutto al fine di utilizzarla in ambito aziendale. La nascita legale del termine Open Source (fig 1.5) è invece del 1998, quando furono stilati due documenti fondamentali: il Debian Social Contract e il Free Software Guidelines. Entrambi presero vita da Bruce Perens, già famoso per essere il creatore del progetto Debian. Figura 1.5 Il logo scelto per rappresentare il panorama Open Source. Pagina 12

14 Tali documenti erano volti alla classificazione del software libero, attraverso la comparazione di licenze già esistenti. Fu così che in occasione dell uscita di Navigator, Netscape contattò Eric Raymond, al fine di rilasciare tale prodotto con licenza free. Questi fatti, uniti all interesse sempre più forte di sviluppatori quali appunto Netscape, spinsero la comunità a creare la Open Source Initiative. Era il 1998 quando questa organizzazione coniò il termine Open Source per catalogare il software libero da loro approvato. Ironia della sorte, per ovvi motivi di esclusività, il termine che esprimeva appieno il concetto di libertà fu coperto da copyright. A dare poi ulteriore impulso all open source furono le principali aziende del settore informatico. La svolta free fu infatti intrapresa, oltre dalla già citata Netscape, da colossi dell information tecnology quali IBM, SUN e HP. Questo fatto non fece altro che dare la definitiva spallata ai pregiudizi che ancora esistevano nei confronti del software libero e permise all idea di liberalizzazione del codice di uscire dall ambito principalmente amatoriale nel quale ancora risiedeva. In tale modo si accettava il concetto che l open source fosse un vero e proprio tipo di progettazione del software con le proprie caratteristiche e le proprie peculiarità. I risultati di questa evoluzione sono ora sotto gli occhi di tutti. Il fenomeno dell open source è oggi di diffusione mondiale, sotto le licenze free vengono rilasciati ogni giorno un incredibile quantità di prodotti e il fiorire di diversi tipi di licenze più o meno restrittive ha fatto in modo che ogni tipo di sviluppatore trovi in queste soluzione del terreno fertile per regolamentare i frutti del proprio ingegno. Pagina 13

15 1.3 LE LICENZE Parlando di licenze, si può dire che tutti i software presenti nel globo si suddividano in due grandi categorie: - Prodotti Open Source (o liberi) - Prodotti Proprietari Come già detto precedentemente, la differenza tra i due è rappresentata principalmente dal codice sorgente che, nel primo caso, risulta essere disponibile a chiunque voglia accedervi, mentre nel secondo tale codice risulta impossibile da reperire. In questo paragrafo ci occuperemo solo delle licenze Open Source, senza trattare in alcun modo le licenze proprietarie. Non si possono comunque catalogare i prodotti liberi sotto una sola licenza. Tali licenze, infatti, prevedono tutte il pieno accesso al codice sorgente ma in modalità del tutto diverse l una dall altra. Per questo motivo tutti i prodotti liberi si possono catalogare per mezzo delle licenze che li caratterizzano, determinando il loro grado di libertà. Per introdurre le licenze è però importante conoscere gli organi amministrativi che le gestiscono. I principali protagonisti delle vicende legate al panorama free sono le già citate OSI (Open Source Initiative) e FSF (Free Software Foundation). Queste due organizzazioni sono del tutto indipendenti una dall altra tanto che non di rado appaiono in disaccordo. Una licenza può essere certificata Osi ma non Fsf o viceversa, come nel caso della famosa licenza BSD. Catalogare tutti i tipi di licenze esistenti risulta per questo motivo estremamente complicato. La sola Osi ha infatti riconosciuto 58 diversi tipi di licenze, la maggior parte delle quali scarsamente utilizzate. Pagina 14

16 Ci occuperemo quindi delle 5 principali licenze esistenti che rappresentano comunque la stragrande maggioranza dei prodotti liberi ad oggi esistenti, ovvero: -GNU/GPL -LGPL -MPL -Original BSD -CDDL Pagina 15

17 1.4 LA LICENZA GNU/GPL «'Le licenze per la maggioranza dei programmi hanno lo scopo di togliere all'utente la libertà di condividerlo e di modificarlo. Al contrario, la GPL è intesa a garantire la libertà di condividere e modificare il free software, al fine di assicurare che i programmi siano "liberi" per tutti i loro utenti.» Questo tipo di licenza è forse, ad oggi, la più utilizzata nello sviluppo di software open-source. Si caratterizza principalmente di 4 tipi di libertà : 1. La libertà di utilizzare il programma per qualsiasi scopo, senza alcun vincolo. 2. La possibilità di studiare il funzionamento del programma, in virtù della libertà di accesso al codice sorgente, ovvero il codice con cui è stato scritto il programma. Pagina 16

18 3. La libertà di copiare e distribuire legalmente e illimitatamente la copia integrale del programma, a condizione di consentire al destinatario di ricevere anche la copia del codice sorgente. 4. La possibilità di modificare a piacere il programma e ridistribuirlo, a condizione che siano indicati gli estremi e l'autore della modifica, nonché sia mantenuta su di esso la licenza free. Quindi, riassumendo, si può dire che tale regolamentazione impone che il codice GPL debba essere disponibile a tutti, includere il codice sorgente, essere liberamente modificabile e liberamente distribuibile, senza alcun tipo di restrizioni. Si può dire che la licenza in questione sia quella che meglio incarna la filosofia Open Source. Lascia infatti all utente una libertà totale, della quale il secondo punto della normativa è il cuore pulsante. Tale punto è in forte contrasto con il concetto di copyright: Chiunque può infatti capire (purché ne abbia la capacità) come sia stato creato il prodotto e può capirne il funzionamento nei minimi particolari grazie al codice sorgente senza violare il diritto d autore, a patto che ogni suo miglioramento al prodotto iniziale sia rilasciato sotto licenza GPL. Il software è quindi direttamente modificabile da chiunque, al fine di renderlo migliore o di venire incontro a nuove esigenze non previste nel progetto iniziale. Tutto questo si può fare senza dover comunicare nulla a nessuno: l unico obbligo vigente è quello di dover licenziare le proprie modifiche (qualora le si vogliano pubblicare) sotto licenza GPL. Il punto però che più fa discutere su questa licenza è il cosiddetto effetto virale. Questa particolarità è rappresentata dal fatto per cui ogni modifica o aggiunta al codice originario deve essere rilasciata sotto licenza GPL. Il tutto porta quindi all impossibilità di integrare del software proprietario a del software GPL, vista l impossibilità poi di rilasciare il tutto sotto licenza libera. E quindi impossibile incorporare codice GPL con codici proprietari e questa situazione rappresenta un vero e proprio freno al decollo della licenza in questione. Questa particolarità della regolamentazione della General Public License è la vera e propria croce e delizia dei sostenitori. Se da una parte, infatti, garantisce l assenza di Pagina 17

19 ogni tipo di speculazione sulla licenza (per esempio qualora si volesse rilasciare codice GPL in maniera proprietaria solo per avere integrato una minima parte coperta da copyright), dall altra come già detto mette il freno sull uso intensivo di tale licenza. Si può comunque notare come la figura chiave nella filosofia GPL è l utente, non lo sviluppatore. Infatti, la libertà di eseguire un programma significa libertà da parte dell utente (sia esso un privato oppure un organizzazione) di utilizzarlo su qualsiasi tipo di sistema informatico, per qualsiasi scopo e senza dover successivamente comunicare con lo sviluppatore o con qualche altra entità specifica. Un utente può infatti eseguire il programma per i propri scopi; se lo ridistribuisce a qualcun altro, egli è libero di eseguirlo per i propri scopi, senza nessun vincolo tra gli utenti. Pagina 18

20 1.5 LA LICENZA LGPL La GNU Lesser General Public License (GNU/LGPL) è una licenza creata dalla Free Software Foundation. La sua creazione è dovuta principalmente alla necessità di trovare un compromesso tra la GNU General Public License e altre licenze non-copyleft, come può essere la regolamentazione BSD. Il suo scopo è quello di essere appetibile per aziende e progetti commerciali, tutelando al tempo stesso la comunità del Software Libero da abusi da parte delle stesse. La licenza Lesser General Public License si può considerare un evoluzione della regolamentazione precedente. Prende vita grazie a Richard Stallman e Eben Moglen e ha lo scopo di ammorbidire l impatto dell effetto virale (tipico della licenza GPL) sul mondo del software libero. Pur ispirandosi in tutto e per tutto alla sorella maggiore, questa regolamentazione autorizza infatti l inserimento di codice così licenziato sia in software libero che proprietario. Storicamente, questa apertura deriva dalla necessità di usare delle librerie che comunemente si usavano anche in codici proprietari. E comunque importante notare come questa licenza interagisca costantemente con la più famosa GNU/GPL. Pagina 19

21 E infatti possibile licenziare tramite GPL un software libero che, per esempio, integra librerie LGPL. Si può quindi dire che questa licenza sia una sorta di GPL ammorbidita per permettere maggior integrazione tra software libero e proprietario, fatto che ha sicuramente dato una grossa spinta alle produzioni free. Questa maggiore integrazione fa sì che i prodotti ideali licenziabili con questa regolamentazione siano principalmente librerie, ed effettivamente la stragrande maggioranza del software LGPL è composta da questa tipologia di prodotto. Esistono tuttavia anche prodotti diversi come, ad esempio, il famoso Open Office. Come la GPL infine, questa licenza permette la pubblicazione delle modifiche apportate al codice sorgente tramite licenziamento free. Pagina 20

22 1.6 LA LICENZA MPL Questa licenza, famosa per aver dato alla luce tutta la suite Mozilla (l acronimo sta appunto per Mozilla Public License), è considerata free da OSI mentre per FSF non risulta avere i requisiti necessari. La licenza è nata con Netscape per poi evolversi con Thunderbird e Firefox. La principale particolarità di questa regolamentazione risulta evidente qualora si dovessero (come nel caso della LGPL) integrare due diversi software, uno proprietario e uno free. Questa licenza è ancora più morbida di quanto già fosse LGPL per quanto riguarda le intagrazioni di codice: qualora infatti si miscelassero più tipi di software (uno dei quali proprietario) tramite questa regolamentazione si avrebbe diritto alla possibilità di mantenere private le modifiche, invece di restituirle all autore originale. E mantenuta viva invece la possibilità di rilasciare software MPL sotto licenza totalmente free come GPL o LGPL al fine di poter essere integrato e rilasciato sotto licenza totalmente libera. Pagina 21

23 1.7 LA LICENZA ORIGINAL BSD La sigla BSD (Berkeley Software Distributon) indica una delle varianti originarie di Unix, sviluppata presso l università di Berkeley in California. Questa variante risulta ad oggi essere una delle famiglie di sistemi operativi più diffusi e annovera tra le sue fila progetti come OpenBSD, FreeBSD e il famosissimo Darwin di Apple. La licenza BSD è considerata una sorta di derivato della MPL. Nasce come detto presso l università di Berkeley e come la MPL è considerata libera dalla OSI ma non dalla FSF. Il nodo sul quale c è stata la divisione riguarda la pubblicità: La GPL proibisce infatti ogni minima restrizione sulla redistribuzione del software, obbligando l utente che ha pubblicato il prodotto a rendere disponibile il sorgente e a licenziare il tutto sotto GPL. La licenza BSD non impone invece il rilascio del codice sorgente ma, citando il testo di tale regolamentazione:.permette la redistribuzione del codice licenziato sia in forma di codice sorgente che in forma di codice eseguibile. Il rilascio del codice sorgente per le opere derivate non è quindi definito come un obbligo, ma solo come un eventualità. Questo fatto spiega facilmente la diffidenza ricevuta da questa regolamentazione dall ambiente della Free Software Foundation. Pagina 22

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