TRA PARTITO E CLASSE 21 - GERMANIA , L IMMATURITÀ DEMOCRATICA DELLA RIVOLUZIONE (Prospettiva Marxista gennaio 2013)

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1 TRA PARTITO E CLASSE 21 - GERMANIA , L IMMATURITÀ DEMOCRATICA DELLA RIVOLUZIONE (Prospettiva Marxista gennaio 2013) «Noi abbiamo vinto, ma non abbiamo vinto per noi soli, abbiamo vinto per l intero popolo! Ecco perché la nostra parola d ordine non è Tutto il potere ai soviet, ma: Tutto il potere all intero popolo!» Vorwärts, 13 novembre 1918 In Germania, la controrivoluzione guidata politicamente dalla socialdemocrazia ha espresso forme avanzate, ha assimilato e padroneggiato formule politiche e arsenali ideologici molto più sofisticati rispetto alle forze controrivoluzionarie in altre realtà. Anche da questo punto di vista, quindi, l azione socialdemocratica è diventata per una gamma assai varia di esperienze opportunistiche un punto di riferimento valido nel tempo e in varie situazioni (per certi versi e non necessariamente in maniera esplicita e del tutto consapevole, anche più dello stalinismo in realtà occidentali, dalla elevata maturazione della società borghese). Esemplare è la vittoriosa offensiva condotta contro il potere dei consigli operai. La parola d ordine più forte e ricorrente brandita dalla socialdemocrazia è stata l esigenza di garantire la più ampia e inclusiva democrazia, affermando quindi, rispetto ai consigli espressione della sola classe operaia, istanze e organismi (in primis il Governo socialdemocratico e l Assemblea costituente) capaci di rappresentare il popolo nella sua interezza. Questo nucleo politico dell offensiva controrivoluzionaria verrà accompagnato da un impressionante e multiforme campagna diretta contro il consiglio esecutivo di Berlino, elemento centrale nel sistema di potere dei consigli degli operai e dei soldati. Si andrà dalle denunce del pericolo di un trionfo dell anarchia e da considerazioni statistiche sul suffragio universale come metodo migliore per portare alla vittoria una classe operaia già maggioritaria demograficamente, dalla coltivazione dell ostilità verso la capitale fino alle dicerie sugli esosi costi del mantenimento dell esecutivo di Berlino e al ricorso a toni di chiara impronta antisemita 1. Mentre, nella dilagante orgia di ricorsi e invocazioni ai principi democratici, i socialdemocratici governativi all interno del sistema dei consigli non esitano a piegare ai propri interessi, con la massima disinvoltura e sfacciataggine, il concetto di parità di rappresentanza con i socialdemocratici indipendenti, Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht non riescono nemmeno a partecipare al congresso dei consigli del dicembre 1918, visto che a Berlino l eleggibilità come delegati è riservata solo agli iscritti nelle liste del personale delle aziende o degli effettivi dei reparti militari. Per tenere ai margini i due capi rivoluzionari, il sistema democratico impugnato dai socialdemocratici, altrimenti flessibile, malleabile e incline alla deroga fino all incredibile, diventa rigidissimo e persino disposto a mirati criteri selettivi dal tono classista. Indicativo della modernità e della forza dell arsenale democratico della socialdemocrazia è l intervento tenuto da Kautsky al II Congresso dei consigli operai nell aprile 1919 (anche il contesto è significativo, l intervento viene tenuto quando i consigli sono ormai privi di qualsiasi potere) e in cui, esponendo concezioni destinate ad avere ampio seguito nelle correnti riformistiche e nelle varie revisioni ad opera di futuri opportunismi, viene addirittura indicata come figura centrale quella del consumatore, superiore alla connotazione di classe 2. Il punto cruciale, ancora una volta, risiede però nelle difficoltà, radicate in un precedente processo formativo, delle componenti rivoluzionarie a fare fronte all azione e all influenza avversarie. A fronte degli sviluppi tedeschi, emerge con ancora più forza la capacità della strategia bolscevica di sfuggire alla logica democratica, avvalendosi di altre forme di lettura e rilevamento dei passaggi politici delle masse. L impostazione bolscevica (che trova in Lenin la sua esemplare traduzione politica) non si risolve nell evitare questo sforzo di comprensione, ma rifiuta strumenti e indicatori di rilevamento predefiniti, non cade nella duplice trappola di individuare Prospettiva Marxista Pag. 1

2 schematicamente forme di democrazia vera in regime capitalista (nei cui confronti e nel cui utilizzo le forze rivoluzionarie rischiano di mostrarsi vulnerabili) e di precludersi al contempo la possibilità di scorgere eventuali forme democratiche entro cui, nella subalternità politica nei confronti della borghesia, il proletariato avvia comunque un percorso di radicalizzazione. Questo è possibile proprio perché la democrazia è compresa nella sua realtà, non è un feticcio né positivo né negativo. Nell attitudine e nell azione dei rivoluzionari in Germania invece si coglie tanto una subalternità ai valori democratici quanto la difficoltà di comprendere lo spostamento delle masse nelle forme democratiche e socialdemocratiche (si pensi alle difficoltà ad essere presenti e ad operare, come invece esortava la Luxemburg, nei consigli operai in cui la maggioranza direttiva era in mano agli opportunisti o alla incomprensione del significato politico, del mutamento nello stato d animo delle masse, manifestatosi con l adesione, dopo la sollevazione del 9 novembre, di strati proletari non politicizzati ai sindacati e persino alla socialdemocrazia governativa, considerata ingenuamente come rappresentante per antonomasia di una soluzione socialista). Il paradosso è solo apparente: senza riuscire a capire la democrazia si sbaglia da entrambi i lati. Si vacilla di fronte ai compiti dittatoriali per un rapporto non risolto con l ideologia e la prassi democratiche; ci si irrigidisce in maniera dottrinale quando nella forma democratica si esprime contraddittoriamente lo spostamento effettivo delle masse in senso rivoluzionario. «La libertà solo per i seguaci del governo, solo per i membri di un partito per numerosi che possano essere non è libertà. La libertà è sempre unicamente la libertà di chi la pensa diversamente» Rosa Luxemburg, La Rivoluzione russa, 1918 Nel valutare l offensiva democratica della socialdemocrazia, quindi, la domanda cruciale che ci dobbiamo porre è se le componenti rivoluzionarie abbiano mostrato cedimenti, debolezze, vulnerabilità derivanti da un rapporto irrisolto in senso rivoluzionario con la democrazia, da un inquadramento teorico impreciso o a tratti persino scorretto. Considerando le riflessioni e i giudizi dei maggiori esponenti del movimento rivoluzionario tedesco è difficile negarlo. Sintetizzando la questione del potere dei consigli come scontro e alternativa tra il sistema parlamentare rappresentato dall assemblea nazionale e il sistema consiliare, Liebknecht, nel suo rapporto al congresso fondativo del Partito comunista tedesco nel dicembre 1918, denuncia il comportamento dei socialdemocratici indipendenti come un cedimento che prenderebbe forma «oltraggiando la parola democrazia» 3. Ma il radicamento di una concezione della democrazia che oggettivamente presta il fianco all azione socialdemocratica contro il potere dei consigli affiora con chiarezza nella riflessione della Luxemburg. In un suo scritto, pubblicato postumo, risalente ad una fase cruciale come l autunno 1918, la dirigente spartachista delinea un esame critico della rivoluzione bolscevica 4. Il rimprovero ai rivoluzionari russi, di cui comunque riconosce il grande contributo al movimento rivoluzionario internazionale e nei cui confronti indica onestamente e lucidamente le gravi responsabilità del proletariato tedesco, è di aver soppresso le manifestazioni di vitalità democratica della società. La Luxemburg, che sia chiaro, non è mossa certo da cretinismo parlamentare, non va confusa nemmeno per un attimo con il culto della maggioranza o con gli ottusi (se non peggio) propugnatori di vie parlamentari al socialismo. Il fondamento teorico della sua critica è nel valore educativo da lei assegnato al sistema democratico, valore che a sua volta deriva dalla natura della democrazia come passaggio storico, come fase preparatoria e propedeutica verso il socialismo. Nella democrazia borghese la Luxemburg distingue il «nocciolo sociale» dalla «forma politica». La «buccia» dell uguaglianza e della libertà formali conterrebbe l «amaro nocciolo» della disuguaglianza e della soggezione di classe. L azione rivoluzionaria del proletariato consisterebbe non nel rigettare la «dolce scorza», ma nel riempirla del contenuto socialista, far collimare finalmente sostanza e forma. La democrazia nella società capitalistica sarebbe, quindi, incompleta, in contraddizione con la propria stessa natura, con le condizioni che la democrazia contiene insite in sé. Il dominio borghese sarebbe un tradimento e uno snaturamento, un fattore in intimo contrasto rispetto ad un sistema democratico che si presterebbe a completare l uguaglianza Prospettiva Marxista Pag. 2

3 giuridica e politica con un superamento delle divisioni economiche e di classe. È chiaro come la rivoluzionaria di origine polacca si sia collocata su un filone differente rispetto alla riflessione leniniana che, coerentemente con l impostazione marxista sviluppatasi a partire da La questione ebraica, non scorge alcuna incoerenza nell emancipazione borghese (emancipazione storica, reale, proprio in quanto borghese e solo borghese) attraverso la definizione di un assetto democratico e il permanere (e persino il consolidarsi) del dominio borghese e della divisione in classi. Le libertà e l uguaglianza formali non sono una buccia, un involucro disponibile ad accogliere tanto la polpa della società capitalista e della divisione classista quanto (e in senso storico persino in maniera più legittima) il procedere e l affermarsi del socialismo e del superamento della soggezione di classe. La democrazia (non una democrazia generica, pura, ma la democrazia storicamente formatasi nel percorso di classe della borghesia), l uguaglianza giuridica, la libertà formale sono la reale forma politica della liberazione della classe borghese, è, nel quadro della conservazione dell assetto capitalistico, democrazia autentica. Il persistere della subordinazione di classe non è né una smentita né di per sé un elemento di contraddizione. Buccia e polpa sono componenti coerenti dello stesso frutto: la società divisa in classi in cui è maturato il dominio borghese, con le sue libertà e le sue uguaglianze. Aggiungere al sostantivo democrazia l aggettivo borghese o proletaria può significare solo l utilizzo della stessa parola democrazia per accennare ad un cambiamento di rapporti di forza tra classi che vedrà instaurato un diverso assetto politico, una differente modalità di gestione del processo decisionale. Si può anche definire democrazia proletaria il prendere forma di un altro modo di organizzazione dei rapporti politici basati sul superamento del dominio capitalistico. L importante è non attribuire alla reale democrazia della borghesia, che è un reale e coerente passaggio storico, il significato di una situazione incompleta, incoerente, intrinsecamente suscettibile di evolvere verso un completamento in senso socialista (o nei cui confronti, l azione rivoluzionaria del proletariato debba instradarsi nel senso di guidare questo completamento). Non sorprende, quindi, che l impostazione bolscevica nei riguardi della questione della dittatura del proletariato e dei suoi rapporti con gli istituti e i principi della democrazia si riveli profondamente differente da quella della dirigente del movimento rivoluzionario tedesco. È differente infatti la stessa concezione teorica della democrazia. Al punto che, riprendendo il filo dell argomentazione di Kautsky su dittatura e democrazia, la Luxemburg rimprovera ai bolscevichi di travisare il concetto stesso di dittatura del proletariato: se Kautsky opta per la democrazia borghese (cioè dittatura mascherata della borghesia), i bolscevichi opterebbero per un altra dittatura (di stampo giacobino, cioè in ultima analisi sempre borghese). L autentica opzione proletaria e rivoluzionaria, sostiene Rosa Luxemburg, è nell affermazione della vera democrazia, la democrazia realizzata in regime borghese ma liberata dai freni, dai limiti, dalle distorsioni del potere di classe del capitale (da qui la critica all azione bolscevica che, per realizzare una presunta dittatura proletaria, avrebbe gettato via il fondamento, i presupposti democratici del passaggio verso la democrazia completata in senso socialista). In realtà l alternativa, posta correttamente da Lenin, non è tra democrazia falsa borghese e democrazia vera proletaria, vera in quanto ha portato alle estreme conseguenze la democrazia borghese (in questa dicotomia il termine di dittatura del proletariato risulterebbe in verità una soluzione assai sconveniente e infelice per indicare la democrazia piena attuata dalle masse proletarie), ma è tra due forme di dittatura, o dittatura borghese o dittatura proletaria. Democrazia e dittatura di classe non sono per la società borghese né una contraddizione né semplicemente una truffa, sono una realtà storica. La democrazia (a patto, ancora una volta, di non definire questo concetto in relazione a traguardi politici propri di una futura società liberata dal dominio dei rapporti capitalistici) non nega il dominio borghese, ma anzi lo consente e lo sancisce in forma storicamente matura. Buccia e polpa si sono formate in un processo di interazione, l una in funzione dell altra, l azione proletaria può trovare, sulla base della propria autonoma forza di classe, in questo insieme organico, leve, spazi, possibilità di intervento per arrivare a negare alla classe nemica le garanzie democratiche, non fare affidamento su dinamiche che, sviluppando la stessa organizzazione politica democratica della borghesia, trovino in essa le condizioni per muoversi in direzione di un superiore stadio sociale. Così anche la dittatura proletaria, che è, giova ribadirlo, effettiva dittatura non infelice definizione in termini dittatoriali di una super-democrazia, non conosce incoerenza o paradosso tra la più ampia partecipazione delle masse proletarie ai processi Prospettiva Marxista Pag. 3

4 decisionali (che non si possono svolgere semplicemente nelle forme potenziate dello Stato democratico formatosi nel percorso storico borghese) e un autentica azione anti-democratica, la negazione di diritti e spazi politici per la classe nemica. Quella che per la Luxemburg è l incomprensione da parte bolscevica della funzione educatrice della vita pubblica democratica, la preclusione alla possibilità che gli istituti democratici e gli organismi rappresentativi della democrazia evolvano in senso socialista sotto la spinta delle masse rivoluzionarie, e, quindi, una riproposizione della dittatura in senso borghese, è per Lenin una coerente azione nell ottica della dittatura proletaria che, in quanto tale, rifiuta i diritti democratici alle forze borghesi divenute politicamente minoranza (ma minoranza pericolosa per il potere proletario). Le ricadute sul piano della più diretta azione politica sono state inevitabili ed evidenti. Se la Luxemburg condanna la soppressione della libertà di stampa per soggetti politici avversi al potere sovietico e alla guida bolscevica, Lenin considera correttamente l avversione al potere sovietico e alla guida bolscevica come l assunzione di un ruolo di contrasto alla dittatura proletaria (nella situazione di guerra civile rivoluzionaria, l unica forma di potere politico alternativa alla dittatura borghese) oggettivamente funzionale all azione controrivoluzionaria (una funzione che può essere svolta benissimo con la denominazione di socialisti-rivoluzionari, menscevichi, anarchici etc. e persino con il supporto di componenti proletarie). La privazione per questi ambiti della libertà di stampa, come viene spiegato con esemplare chiarezza nella lettera a Miasnikov del 5 agosto 1921, non è un attentato ad una generica e astratta libertà e nemmeno la rinuncia a presupposti democratici funzionali all instaurazione del socialismo, ma la privazione di spazi e di centri di organizzazione politica per le forze schierate contro la dittatura proletaria 5. È esercizio di questa dittatura. La comprensione della questione della democrazia non è altro dalla comprensione della questione della dittatura del proletariato. «A che varranno il migliore ordine del giorno e la migliore Costituzione, se nel frattempo i governi tedeschi avranno già messo all ordine del giorno la baionetta?» Marx, Neue Rheinische Zeitung, 6 giugno 1848 «Dittatura significa (rendetevene conto una volta per tutte, signori cadetti) potere illimitato che poggia sulla forza, e non sulla legge. Durante la guerra civile il potere vittorioso non può essere altro che una dittatura» Lenin, La vittoria dei cadetti e i compiti del partito operaio, 1906 «Ma un regime che sa di avere l appoggio delle masse farà uso della violenza solo per difendere la democrazia, non già per sopprimerla. Commetterebbe un vero e proprio suicidio, se volesse distruggere il suo fondamento più stabile, il suffragio universale, sorgente profonda di un grande prestigio morale» Kautsky, La dittatura del proletariato, 1918 In una successiva riflessione (per altri versi non condivisibile), Paul Frölich coglie il nesso che unisce le divergenze tra la concezione luxemburghiana e quella bolscevica su democrazia e rivoluzione proletaria e le divergenze emerse precedentemente tra la Luxemburg e Lenin sul concetto di partito 6. Questa constatazione aiuta a focalizzarsi sulla radice fondamentale delle vulnerabilità dell impostazione teorica della grande esponente spartachista e, più in generale, del movimento rivoluzionario tedesco, visto che abbiamo rifiutato una spiegazione riconducibile ad un puro e semplice democraticismo, a deviazioni di carattere riformistico. Il nucleo cruciale dell errata impostazione della Luxemburg ci sembra risieda in ultima analisi nella funzione e nelle potenzialità che attribuisce all azione e all evoluzione delle masse proletarie. Come occorreva rimanere nel grande corpo della socialdemocrazia, evitare di dare vita a nuove formazioni, perseverare in una lotta interna comunque compatibile con l unità di partito confidando nell influenza che il proletariato in lotta avrebbe esercitato su quello che comunque rimaneva il suo partito, così gli organismi democratici, per legge storica, avrebbero subito la pressione delle masse proletarie in movimento fino ad assumere i tratti di organismi politici rivoluzionari. La stessa situazione tedesca ne avrebbe fornito l ennesima, regolare dimostrazione, con «i vari Scheidemann» capaci di trovare Prospettiva Marxista Pag. 4

5 accenti rivoluzionari nel momento in cui «fa caldo nelle fabbriche, nelle officine e per le strade». Sarebbe troppo facile, e fondamentalmente ingiusto, limitarci a ribattere che al decisivo aumento di temperatura negli strati proletari alla fine «i vari Scheidemann» risposero con i corpi franchi. Il punto è che la Luxemburg individuava sì un fenomeno reale, l influenza che l intensificazione della lotta di classe e il rafforzamento del fronte proletario possono esercitare su strati di classe intermedi, su ambiti opportunisti, sulle forme e sul linguaggio del confronto politico. Ma se questo si risolverà in una effettiva conquista del potere politico da parte del proletariato o in un assunzione da parte delle forze reazionarie di toni e coloriture (con talvolta la disponibilità persino di concrete concessioni) che si riveleranno funzionali alla soppressione dello slancio rivoluzionario, lo determineranno i rapporti di forza tra classi (con la presenza, la maturità, il radicamento del partito rivoluzionario come fattore di primaria importanza in questo concetto di forza) e non l agire di una regolarità storica che vorrebbe le forme di rappresentanza democratica plasmate e rese consone al flusso della classe rivoluzionaria entrata in azione. La comprensione leniniana del ruolo del partito come coscienza politica portata dall esterno è la comprensione dei limiti e dei condizionamenti che operano sulla classe proletaria anche nella fase rivoluzionaria ed è comprensione di una necessità politica che è diventata azione in un adeguato arco temporale. La riuscita formazione del partito nella realtà russa va vista, occorre sottolinearlo, non come formalizzazione lineare, come inaugurazione di una entità organizzativa già compiutamente definita e definitivamente conquistata alla coerenza rivoluzionaria. La formazione del partito anche in Russia passa attraverso fasi in cui il partito è una componente minore, fluida e informale, all interno di strutture organizzate più ampie, un nucleo all interno di movimenti più politicamente eterogenei, una realtà che muta nel corso del tempo la propria dimensione e la propria influenza (senza alcuno scontato andamento graduale, progressivo e ascendente, tanto che in un certo senso alla vigilia stessa dell Ottobre il partito coerentemente rivoluzionario non coincide certo con i confini formali e organizzativi del partito bolscevico e nemmeno dei suoi massimi organismi). Ma è un dato di fatto che, attraverso questo percorso, il partito, cioè la capacità di agire nella classe e per la classe rappresentandone la strategia rivoluzionaria, si è concretizzato, si è materializzato in Russia fino a raggiungere la soglia critica della capacità di guida del proletariato nel momento cruciale. In Germania questo processo non si è compiuto. C è un filo rosso, rosso purtroppo del sangue di una leva intera di rivoluzionari e di intere generazioni proletarie, che unisce la mancata formazione in tempo utile del partito in Germania e la mancata comprensione della questione della democrazia e della dittatura. NOTE: 1 _Pierre Broué, op. cit. 2 _Marek Waldenberg, Il papa rosso Karl Kautsky (vol. II), Editori Riuniti, Roma _L intervento è in Karl Liebknecht (a cura di Enzo Collotti), Scritti politici, Feltrinelli, Milano _Lo scritto è in Rosa Luxemburg, La Rivoluzione russa, Massari editore, _La conferma di questa impostazione di Lenin arriva proprio dalla Germania. Broué annota come, nel novembre 1918, la parola d ordine della libertà di stampa agitata dalla socialdemocrazia e dalle forze al suo fianco si risolva con l informazione «nelle mani delle forze antioperaie», beneficiando la stampa reazionaria di considerevoli fondi mentre gli organi di stampa delle organizzazioni rivoluzionarie, disponendo solo dei contributi dei lavoratori, si rivelano insufficienti a reggere la sfida. Inoltre, in pieno novembre, Die Rote Fahne, quotidiano spartachista, deve addirittura sospendere le pubblicazioni, mancando di tipografia. 6 _In Rosa Luxemburg, op.cit. Prospettiva Marxista Pag. 5

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