CORSO DI DIRITTO DELLE ISTITUZIONI RELIGIOSE A.A. 2010/2011

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1 CORSO DI DIRITTO DELLE ISTITUZIONI RELIGIOSE A.A. 2010/2011 LA SIMBOLOGIA RELIGIOSA IN EUROPA NEGLI SPAZI PUBBLICI DA UN PUNTO DI VISTA GIURIDICO:L ESPERIENZA SPAGNOLA E TEDESCA Dopo aver i miei colleghi analizzato in modo certosino la simbologia religiosa e non,spaziando dall etimologia del termine fino a giungere ad un analisi dettagliata dei diversi simboli caratterizzanti le diverse religioni,vorrei ora soffermarmi su quello che potremmo definire l aspetto più attuale del simbolo,la visione moderna,il significato che questo viene ad assumere nella realtà odierna, nella attuale società e,nello specifico, nello spazio europeo da un punto di vista giuridico. Richiamando il significato attribuitogli nelle prime relazioni trattate,il simbolo sintetizza un identità,un appartenenza,rimanda a qualcosa;il simbolo UNISCE E DIVIDE,e senz altro questa espressione riassume appieno le problematiche concernenti il simbolismo religioso. Il fenomeno che senza dubbio ha portato a rivedere il ruolo e l interpretazione dei simboli religiosi è il MULTICULTURALISMO. Fenomeno che potremmo definire incontro di popoli e con essi delle rispettive tradizioni,usi,lingue costumi credenze e religioni e quindi implicitamente dei relativi simboli. Da ciò si potrebbe quindi dedurre l ulteriore aspetto di tale fenomeno:quello dello SCONTRO: il multiculturalismo genera infatti dei problemi per così dire pratici tra i quali in particolare quelli legati al DIRITTO FONDAMENTALE DI LIBERTA RELIGIOSA. La globalizzazione e il multiculturalismo,come naturale conseguenza di questo,avvicina le persone,le loro storie,crea un contatto tra culture diverse,un contatto però che non sempre è sintomo di armonia e comprensione,ma che anzi sempre più spesso rafforza pregiudizi e incompatibilità. 1

2 La questione dei simboli religiosi si sta trasformando oggi in uno dei molteplici momenti di confronto aperto tra le esigenze di neutralità degli stati e le rivendicazioni degli individui delle proprie appartenenze confessionali. Compito della società è quello di trovare un equilibrio stabile tra tali esigenze nel rispetto di quel principio di libertà religiosa che implica il riconoscimento del diritto di non dover dichiarare la propria fede di appartenenza e altresì di non subire alcuna forma di limitazione nell esternare tale appartenenza. Temi caldi,nella storia più recente,relativi alla questione della simbologia religiosa riguardano soprattutto la possibilità per uno stato non confessionale di usare simboli religiosi negli spazi pubblici e l individuazione di un momento o di un contesto preciso in cui il simbolo,con valenza dapprima religiosa,abbandona tale dimensione per trasformarsi in un elemento dal profilo storico culturale caratterizzante la società. E lecito quindi esporre un simbolo religioso in un luogo pubblico,in uno stato laico? L esposizione di tali simboli contraddice la laicità di uno stato? Sono questi i quesiti ai quali le istituzioni e in generale le comunità cercano di dare delle risposte. Nella mia relazione ho voluto limitare il campo analitico e di ricerca a due stati,la SPAGNA e la GERMANIA,due stati con realtà,esperienze politiche culturali e religiose profondamente diverse,per analizzare le varie posizioni assunte e le soluzioni adottate dai diversi organi giurisdizionali. L ESPERIENZA SPAGNOLA Per una più facile comprensione,è bene prima però ricordare sinteticamente quelli che sono stati i rapporti e l evoluzione di questi, tra lo stato spagnolo e le diverse confessioni religiose ivi radicatesi. La Spagna conosce dapprima la conquista romana e con essa il vigore della religione cristiana,alla quale seguono poi le conquiste barbare e in particolare dei visigoti (con la conversione del loro re al cattolicesimo),per poi giungere alla fine del regno visigoto e alla conquista dei berberi nel 711. La riaffermazione della religione cristiana si avrà di nuovo con la famosa RECONQUISTA(conquista dei cristiani del territorio spagnolo e cacciata dei berberi; questa viene ad assumere una dimensione mitica come le crociate)che decollerà solo nell XI sec. La Spagna eredita dal medioevo,come la maggior parte dei paesi europei, il principio che la fede cristiana è un elemento essenziale della realtà della comunità politica. Con Isabella di Castiglia e Ferdinando D Aragona cambia il rapporto tra monarca e sudditi,si ha la costituzione della nazione 2

3 spagnola attraverso l identificazione del re,della regina,della comunità,una comunità il cui fattore fondamentale è la religione. Potremmo poi riassumere la storia spagnola fino ai nostri giorni facendo riferimento ad eventi e date memorabili,quali appunto: 1869: anno della prima costituzione che proclama la libertà religiosa. Il cattolicesimo rimane la religione di stato. (costituzione di breve durata). Cambia lentamente,a livello sociale,l atteggiamento della gente,si ha uno spiraglio di apertura verso le minoranze religiose un tempo oggetto di persecuzioni e discriminazioni 1931:anno in cui viene proclamata la 2 repubblica,la costituzione stabilisce la separazione tra stato e chiesa :guerra civile 1945 leggi fondamentali del regime di Franco : che sottolineano la volontà di cattolicizzare stato e società. Art 6 della carta degli spagnoli: la professione e la pratica della religione cattolica romana,che è quella dello stato spagnolo,godranno di una protezione ufficiale. Nessuno sarà turbato nell esercizio privato della propria fede religiosa. Non sono permesse manifestazioni e cerimonie pubbliche di religioni diverse da quella cattolica. 1967:legge sulla libertà religiosa,determina un lieve cambiamento nel comportamento precedentemente tenuto che aveva negato la presenza di minoranze religiose. Tale legge ha sì introdotto delle modifiche ma non ha contestato la posizione del cattolicesimo come unica religione socialmente imposta. Prevede infine il riconoscimento giuridico delle religioni diverse dalla cattolica attraverso la formazione dichiarata di associazioni religiose,creando una dualità di regime:uno standard per la Chiesa Cattolica che continua a godere di una situazione preferenziale ed una sottomissione delle altre confessioni al diritto privato delle associazioni. 1978:NUOVA COSTITUZIONE: essa stabilisce un nuovo stato democratico,aconfessionale,garantisce le libertà religiose,e contiene disposizioni per un sistema di cooperazione tra stato,chiesa Cattolica e altre confessioni religiose :accordi stipulati tra stato spagnolo e Vaticano che vanno a rivedere il concordato del 1953 che disponeva all art 1: la religione cattolica e 3

4 apostolica romana continua ad essere l unica religione della nazione spagnola. Il concordato garantisce alla Chiesa e ai suoi membri un certo numero di privilegi,li conferma come uno status speciale,riconosce un aiuto finanziario dello stato alle diverse istituzioni ecclesiastiche. Nonostante la Chiesa fosse favorevole alla nuova costituzione,poiché essa rappresentava il simbolo del processo di transizione verso la democrazia dopo il periodo franchista,non sempre si è mostrata accondiscendente con lo stato spagnolo e con le posizioni da questo assunte. Essa manifesta oggi( e già in passato) la paura della laicità e di come la neutralità dello stato possa minare il trattamento fino ad oggi riservatole. Un timore che aumenta di fronte all evoluzione legislativa in materia sociale,in temi ad essa piuttosto cari(aborto,divorzio). Oggi i rapporti tra stato e religioni si fondano su 3 grandi principi,indicati nel testo di riferimento della Costituzione del 27 dicembre NEUTRALITA RELIGIOSA-ACONFESSIONALITA DELLO STATO. La Spagna non ha una religione ufficiale. 2. LIBERTA RELIGIOSA (ART 16/1-2 COST) La libertà di ideologia,religione,di culto dei singoli individui e delle comunità è garantita senza altra limitazione se non quella del mantenimento dell ordine pubblico,garantito dalla legge. Nessuno può essere costretto a dichiarare la propria religione o convinzione o ideologia 3. COOPERAZIONE TRA STATO,CHIESE,RELIGIONI E COMUNITA RELIGIOSE(ART 16/3 non devono esserci religioni di stato,esplicita dichiarazione della laicità dello stato spagnolo,e come tale i pubblici poteri debbono mantenere una collaborazione adeguata con la Chiesa Cattolica e le altre confessioni religiose). Tale articolo (16 COST) è stato poi oggetto di uno sviluppo normativo nel luglio 1980 avutosi ad opera della famosa LOLR(Ley organica de libertad religiosa):legge sulla libertà religiosa che stabilisce le condizioni necessarie per firmare un accordo di cooperazione con lo stato. Tale legge stabilisce che le chiese,le religioni,le comunità religiose sono dotate di personalità giuridica una volta iscritti nel registro del ministero della giustizia. Tale iscrizione comporta una piena indipendenza e la possibilità di stabilire i propri standard di organizzazione,il regime interno e personale. All art 2 stabilisce che le credenze,le appartenenze religiose non costituiscono motivo di disuguaglianza e discriminazione;non possono i motivi religiosi impedire a nessuno l esercizio di qualunque attività o professione. 4

5 Lo stato spagnolo firma i propri accordi di cooperazione con le maggiori confessioni acattoliche nel 1992(islam,ebraismo,protestantesimo). Le disposizioni di tali accordi hanno rafforzato la libertà di religione,hanno concesso ulteriormente la libertà di esercitare la propria fede religiosa nell esercito e di costruire luoghi riservati al culto nelle carceri e negli ospedali,inoltre regolano l insegnamento religioso nelle scuole statali. Relativamente alla Chiesa Cattolica i rapporti tra questa e lo Stato sono regolati oltre che dalla Costituzione e dalla Lolr, anche dagli accordi conclusi con il Vaticano tra il La Chiesa Cattolica viene a godere con tali accordi di un ampia libertà organizzativa. In Spagna possono quindi delinearsi 3 tipologie di rapporti,quello tra: STATO-CHIESA CATTOLICA,con una presenza più forte e incidente della Chiesa Cattolica sul territorio nazionale nella realtà quotidiana STATO-3 RELIGIONI ACATTOLICHE MAGGIORITARIE,rapporto disciplinato da accordi di cooperazione STATO-ALTRE CONFESSIONI RELIGIOSE,disciplinato dal diritto privato delle associazioni. Come sopra visto,la Spagna garantisce tra i diritti fondamentali,la libertà religiosa,in tutte le sue forme ed afferma la propria laicità. Ciò che rimane però del passato e della storia di questo paese è senz altro la forte impronta cattolica,la contaminazione ancora rilevante nel territorio spagnolo da parte della stessa religione,che vive,rivive e sopravvive,che ha mantenuto per secoli sempre vivo il proprio vigore,che è stato linfa vitale del paese,che è parte integrante della sua storia. Con il fenomeno del multiculturalismo e dell immigrazione in generale,nasce il desiderio di chi si trova in una terra lontana da quella d origine di essere riconosciuti come individui appartenenti non solo ad una comunità territoriale-sociale ma anche religiosa,di vedersi riconosciute quelle libertà religiose garantite alla religione di maggiore tradizione,avente un più forte legame con lo stato e con la società. Nella libertà religiosa in senso lato rientra anche l uso di segni distintivi,segni che diventano simboli laddove manifestano una condivisa appartenenza religiosa;simboli che come già detto in precedenza uniscono e dividono. Non serve dimenarsi tra chissà quali ricerche per accorgersi che il multiculturalismo in Spagna come altrove porta con sé il problema fortemente sentito e discusso della simbologia religiosa negli spazi pubblici,limitato soprattutto ai simboli delle maggiori confessioni religiose,come il velo,il crocefisso;a quei simboli che tanto fanno discutere non solo un paese,come la Spagna,ma un intera comunità come quella europea. Le tensioni che nascono relativamente alla simbologia derivano dall uso di tali simboli in Stati riconosciuti costituzionalmente come aconfessionali,neutrali,che debbono quindi garantire l esercizio della 5

6 libertà religiosa e di credo. Una libertà quella religiosa che viene riconosciuta dalla costituzione spagnola del 1978 come DIRITTO FONDAMENTALE,rientrante in un gruppo di diritti particolarmente protetti,superato solo dal diritto alla vita e all integrità fisica e morale;una libertà che può essere esercitata sia attraverso un linguaggio orale che attraverso quello universale dei simboli. Una libertà limitata esclusivamente dal mantenimento dell ordine pubblico(tutela dei diritti fondamentali e delle libertà pubbliche degli altri,della pubblica sicurezza,salute pubblica e morale pubblica);tale limite è il solo consentito e non deve rappresentare una clausola preventiva volta ad evitare eventuali rischi. È possibile ora scendere nella questione pratica,analizzando i diversi conflitti,sorti nell esperienza spagnola, in merito all uso di segni di fedeltà. Il problema relativo alla simbologia religiosa nei luoghi pubblici in Spagna riguarda soprattutto l uso di indumenti religiosi. Emblematico soprattutto quello nei luoghi di lavoro,da cui ne scaturiscono conflitti che vedono protagonisti,da una parte i lavoratori dipendenti che reclamano il loro diritto di libertà religiosa e dall altra i datori di lavoro che contrappongono il diritto di condurre liberamente i loro affari;interessante è stata la posizione presa dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale spagnola che ha dichiarato(sent 24 febbraio sent 9 giugno 1982-sent 19 luglio n sent 28 gennaio n ) che sul posto di lavoro i dipendenti non debbono essere privati di godere dei loro diritti fondamentali come riconosciuto dalla costituzione;come non può essere minata la libertà religiosa oltremodo deve tutelarsi la libertà di impresa garantita all art 38 della costituzione. La soluzione è stata quindi individuata nel bilanciamento,nell individuare un punto di equilibrio tra i DIRITTI DEL LAVORATORE e LA LIBERTA DI IMPRESA DEL DATORE DI LAVORO. Un conflitto di questo tipo è stato risolto dalla Corte Superiore di Giustizia delle Baleari, I fatti erano questi:un autista di una azienda comunale di trasporti pubblici ha svolto la propria attività professionale coprendosi la testa con un copricapo nel rispetto delle sue credenze religiose. Questo capo di abbigliamento non era permesso dall art 26 del contratto collettivo del lavoratore. Il dipendente era un membro della comunità ebraica di Mallorca,che ha difeso il proprio diritto ad utilizzare tale copricapo per motivi religiosi poiché la sua fede religiosa ritiene necessario tenere la testa coperta in segno di rispetto per Dio. La corte suprema di Giustizia ha affermato che in mancanza di contratto collettivo o individuale,l imprenditore è competente a decidere in merito alla divisa che i lavoratori debbono indossare e che tale competenza dovrebbe essere esercitata con il rispetto della dignità e dell onore del lavoratore e dei diritti fondamentali e libertà pubbliche sancite dalla costituzione. Di conseguenza la libertà dell imprenditore ad esercitare la sua attività non è assoluta ma 6

7 limitata in casi di conflitto con la libertà religiosa del dipendente. La corte notò come questo caso e simili,non trovassero una soluzione generale,ma piuttosto necessitassero di soluzioni differenti sulla base di quelle che sono le diverse circostanze rilevanti da doversi prendere in considerazione caso per caso. E che quindi fosse necessario applicare il principio di proporzionalità,valutando e riflettendo su quelle che sono le credenze religiose del lavoratore(e le relative libertà) e gli interessi legittimi del datore di lavoro. Applicando tale regola la Corte ha concluso che in quel caso specifico,l uso del copricapo da parte del conducente non comportava alcun danno alla società,poiché si dimostrò che né l attività del datore di lavoro né gli interessi della società ne avevano risentito in alcun modo,con ciò,sulla base della proporzionalità,doveva prevalere la libertà religiosa del dipendente. Altro caso collegato al tema della simbologia religiosa nella sfera pubblica,ha avuto luogo presso l Università di Valencia. Il conflitto alla base del caso,era legato alla soppressione di una rappresentazione della santa Vergine dallo stemma e dalla medaglia dell università di Valencia,approvata dal nuovo statuto di tale università. La Corte Suprema spagnola ha emesso una decisione nella quale ha dichiarato che la soppressione di tale immagine non era stata richiesta al fine di proteggere la neutralità religiosa dello stato;di conseguenza ha ordinato il ripristino della sezione 12 dello statuto dell università dove l immagine religiosa era incarnata.la Corte ha affermato che la neutralità dello stato non ha nulla a che vedere con il mantenimento dell immagine sacra nello stemma e nella medaglia,che fin dal 1711 viene utilizzata sui documenti di questa università e che rappresenta una ininterrotta tradizione secolare,patrimonio storico non solo di questa istituzione ma in generale dell intera comunità spagnola e in particolare della gente di Valencia. La corte suprema ha concluso con alcune osservazioni su come in Spagna spesso molti simboli negli spazi pubblici,abbiano radici cattoliche e su come tale legame con la religione si manifesti non solo nelle bandiere delle università ma anche in quelle di alcune comunità autonome spagnole come il Principato delle Asturie. La decisione della corte Suprema è stata impugnata davanti alla Corte Costituzionale la quale ha ritenuto che le autorità universitarie sulla base della loro autonomia potessero legittimamente ritirare l immagine della Vergine dallo stemma se gli organi direttivi dell istituzione universitaria lo avessero ritenuto opportuno alla luce del principio della neutralità religiosa dello stato.la Corte ha indicato che tale principio però non obbliga il ritiro dell immagine dal momento che il fattore preso in considerazione fino ad oggi per il suo mantenimento è stato il rispetto della storia e della tradizione e non il suo carattere religioso. La Corte ha concluso affermando che senza qualche simbolo non 7

8 possiamo capire correttamente i nostri tempi ed è quindi da respingere l idea che ogni simbolo con una connotazione religiosa debba essere soppresso nel rispetto della neutralità religiosa dello stato. La questione del simbolismo nello spazio pubblico in Spagna, ha avuto per oggetto anche l ormai tanto discusso CROCIFISSO.Il crocifisso è affisso nelle aule scolastiche in Spagna fin dal 1930 ed è tutt ora presente nonostante la costituzione aconfessionale dello stato. Un tribunale amministrativo spagnolo si è pronunciato con una sentenza(14 novembre n 288/2008)sul ricorso presentato da un associazione laica e da alcuni genitori contro l accordo del consiglio scolastico dell istituto di Macias Picaeva di Valladolid con cui si ingiungeva alla suddetta struttura scolastica di mantenere i simboli religiosi affissi nell istituto. Il tribunale ha accolto il ricorso,ravvisando nella decisione del consiglio scolastico una palese violazione dei diritti fondamentali riconosciuti dalla costituzione spagnola agli art 14 e 16 e disponendo un obbligo di procedere alla rimozione dei simboli religiosi da tutti gli spazi comuni della struttura. Il giudice Alejandro Valentin,che ha emesso la sentenza, pur rifiutandosi di accettare che la presenza del simbolo,nello specifico caso del crocifisso, perseguisse uno scopo di proselitismo,ha ritenuto che il simbolo di una particolare religione fosse contro la neutralità dello stato sancita dalla costituzione. Il giudice ha motivato la decisione sostenendo in particolare che la presenza di simboli,come il crocifisso,laddove ci siano minori in piena fase di formazione della personalità potrebbe far nascere nei ragazzi la convinzione che lo Stato è più vicino alla Chiesa Cattolica rispetto ad altre confessioni;e ciò condizionerebbe la loro condotta,in una società che aspira alla tolleranza delle altre opinioni e ideali che non coincidono necessariamente con i propri.(estratto della sentenza:la scelta di un consiglio scolastico di mantenere nelle aule e negli altri locali l esposizione di crocifissi viola i diritti fondamentali riconosciuti dagli articoli 14 e 16.1 della costituzione. Gli stessi vanno rimossi quindi poiché,al di là della loro valenza storico culturale,continuano ad avere un chiaro significato religioso. La loro presenza all interna di istituti scolastici pubblici destinati all insegnamento di base gratuito per i minori in piena fase di sviluppo della loro capacità intellettiva,può ingenerare in essi la convinzione che lo Stato è più vicino alla confessione religiosa di cui tali simboli sono espressione.) La sentenza emessa dal tribunale amministrativo di Valladolid è stata poi impugnata ( sentenza 14 dicembre 2009 n 3250)davanti al tribunale superiore di Giustizia di Castiglia-Leon dalla giunta di Castiglia-Leon e da un associazione cristiana che ne hanno chiesto l annullamento a causa della supposta omissione di una motivazione sufficiente da parte del giudice. In merito a tale obiezione i giudici del tribunale superiore hanno giudicato pienamente legittima la motivazione fornita nella sentenza oggetto di ricorso. 8

9 Il supremo organo costituzionale ha allo stesso tempo elaborato una complessa teoria dello stato laico e aconfessionale volta ad interpretare il diritto alla libertà religiosa sancito dall art 16 della costituzione spagnola,in relazione alla sfera di libertà riconosciuta più genericamente a ciascun cittadino,in virtù della quale lo Stato e qualunque associazione non possono coartare il singolo individuo,limitando la sua libertà di azione,soprattutto in riferimento alla libertà di culto. I giudici costituzionali hanno poi interpretato il diritto sancito dall art 16 dalla costituzione spagnola,alla luce di quanto previsto dall art 18 della dichiarazione universale dei diritti dell uomo(1948).da ciò ne discende che la disposizione costituzionale,pur formulando una dichiarazione di neutralità,non disconosce l importanza della componente religiosa all interno della società spagnola e a tal fine,impone alle pubbliche autorità di mantenere stretti legami di collaborazione con la Chiesa Cattolica e altre autorità religiose(principio di laicità positiva).tale principio non si sostanzia nel riconoscimento della superiorità di una religione rispetto ad un altra,ma nella garanzia della libertà di culto con il conseguente obbligo di mantenere relazioni di cooperazione con le varie religioni e nel dovere di tenere un comportamento il più possibile neutrale. Il tribunale ha deciso quindi di accogliere parzialmente i motivi del ricorso presentato dalla Giunta di Castiglia-Leon e dall associazione cristiana,sancendo l annullamento parziale dell accordo del consiglio scolastico nella parte in cui impone di non procedere alla rimozione dei simboli religiosi da nessuna aula,anche laddove siano state formulate esplicite richieste in tal senso da parte dei genitori degli alunni. L accordo del consiglio scolastico è stato quindi dichiarato parzialmente conforme al diritto. Laddove non vi siano genitori di alunni che abbiano sollecitato la rimozione di tutti i simboli religiosi,non è necessario procedere alla rimozione di questi. La decisione di rimuovere tali simboli non può applicarsi generalmente,indiscriminatamente. Non sarà effettiva in quelle aule dove non c è petizione alcuna,non c è conflitto e pertanto non c è alcuna violazione dei diritti fondamentali;in quelle aule dove i genitori degli alunni non hanno manifestato nulla in contrario alla persistenza o collocazione di quei simboli,non sembra sorgere alcun conflitto e pertanto si procederà al mantenimento o all uso di questi. Il governo Zapatero nel 2009,ha messo a punto un disegno di legge per togliere ogni simbolo religioso dalla scuola pubblica,ogni simbolo che non abbia valore storico e artistico.l idea del governo,secondo quanto esposto dal ministro della giustizia spagnolo Francisco Caamano,è quello di eliminare ogni simbolo religioso dalle scuole pubbliche in modo da chiarire ed evidenziare la separazione tra fenomeno religioso e spazio pubblico;una normativa da applicare comunque con moderazione di fronte soprattutto a 9

10 immagini e simboli che fanno ormai parte del patrimonio artistico e storico del paese. Nel giugno 2010 il ministro della giustizia spagnola Caamano è ritornato sul tema del simbolismo,affermando che il governo spagnolo prevede di introdurre una normativa per vietare l islamico burqa nei luoghi pubblici. Tale misura dovrebbe essere inclusa nel progetto di legge sulla libertà religiosa che vieterebbe,come sopra detto, anche simboli religiosi come crocifissi negli edifici di proprietà dello stato. Il governo sostiene che il burqa ostacoli l identificazione nei luoghi pubblici e che il divieto è necessario per garantire la sicurezza pubblica;caamano ha dichiarato inoltre che il burqa non è compatibile con la dignità umana e il governo ha la responsabilità di proteggere le donne dall essere oggetto di oppressione. Tali dichiarazioni di Caamano giungono pochi giorni dopo l approvazione da parte del consiglio comunale della città di Barcellona del divieto di coprirsi il volto in tutti i luoghi pubblici della città. Il sindaco stesso,jordi Hereu,ha individuato il fondamento del divieto nella preoccupazione per la sicurezza pubblica,precisando che la decisione non è diretta ad alcun gruppo religioso particolare. Barcellona è stata la prima grande città in Spagna a vietare la copertura integrale del volto in aree pubbliche,anche se molte città più piccole hanno già istituito o stanno pensando a simili restrizioni. Le comunità islamiche sono insorte contro tale divieto.a Lleida hanno presentato nell agosto 2010,sei denunce scritte al consiglio comunale sulla decisione di questo di vietare il burqa negli edifici pubblici,sostenendo l assenza di un diritto del consiglio comunale di imporre tale divieto,non esistendo una legge superiore in vigore nella regione e nell intero stato che permetta loro di farlo. Tale divieto,tornano a ribadire,vìola la libertà di religione,una libertà fondamentale riconosciuta nella costituzione. La violazione del divieto comporta una multa che può arrivare fino a 600 euro,ma la comunità sostiene la sproporzione e l iniquità di questa,individuando la soluzione alla violazione del divieto nella semplice espulsione dall edificio pubblico. Non esiste ad oggi una normativa unitaria in materia;nel luglio 2010 il Parlamento con 183 voti contrari e 162 favorevoli e 2 astenuti,ha respinto un progetto di risoluzione sul divieto per le donne di indossare il burqa nei luoghi pubblici,presentato dal leader dell opposizione del PP come un provvedimento a sostegno dei diritti delle donne. Tra gli ulteriori dibattiti sorti in Spagna relativi al simbolismo religioso nello spazio pubblico,a richiamare l attenzione sono inoltre quelli che concernono l uso del velo islamico(hijab)nelle scuole. In particolare il caso di Najwa Malha,dell aprile 2010,ragazza musulmana di 16 anni,che è stata espulsa dalla scuola di Pozuelo de Alarcòn(Madrid) perché rifiutatasi di togliersi il velo in classe. Il caso ha suscitato un acceso dibattito e la questione è stata discussa in molti paesi europei, come nella vicina 10

11 Francia,che ha vietato tutti i simboli religiosi nelle scuole. Diversi sono stati in Spagna casi come quelli della ragazza,ma il governo ha sempre permesso alle scuole di decidere autonomamente come gestirli,senza definire una politica nazionale sull hijab.la questione è diventata sempre più pressante in quanto la popolazione musulmana in Spagna è cresciuta rapidamente negli ultimi 10 anni. Circa il 60% delle scuole nella regione di Madrid consente agli alunni di indossare l hijab,altre(tra cui quella della ragazza,le cui autorità scolastiche hanno deciso all unanimità)vietano l uso di tutti i copricapo,tra cui l hijab e il berretto da baseball,che può agire da segno di identificazione per i membri delle bande di strada latino-americane. Numerose sono state le manifestazioni di solidarietà nei confronti della ragazza da parte dei compagni di scuola,che in segno di protesta sono entrati,nei giorni successivi al fatto,nell edificio scolastico coprendosi il capo. Il governo Zapatero ha preso una cauta posizione a riguardo,chiedendo tolleranza e dialogo. Anche se ad ogni scuola sarà consentito impostare le proprie regole,per il momento gli spagnoli acquisiscono una sempre maggiore consapevolezza della complessità della questione dell hijab e della necessità di venire a patti con la nuova identità multiculturale. Il problema dibattuto del simbolismo riguarda anche la presenza di simboli religiosi nei luoghi in cui vengono prestati giuramenti di servizio pubblico. In Spagna si ha una consolidata tradizione di funzionari statali e dipendenti pubblici che giurano fedeltà alla nazione quando assumono l incarico. Dal 1978 viene data la possibilità ad ogni persona di giurare o promettere fedeltà alla Costituzione(una pratica frequente è che i credenti scelgano il giuramento e i non credenti la promessa),pertanto nella stanza in cui si assume l incarico un crocifisso o una Bibbia per il giuramento o una Costituzione per la promessa sono solitamente presenti).tuttavia alcune persone hanno affermato,seppur sporadicamente,che uno stato neutrale non dovrebbe dare anche l opportunità di giurare davanti ad un simbolo religioso. Ma tale posizione non ha ricevuto consensi e non ha generato dibattiti in Spagna,poiché in un paese dove si è soliti vedere tanti simboli cristiani nei luoghi pubblici,l idea di impedire che qualcuno volontariamente rinforzi la sua promessa di lealtà alla costituzione con un giuramento religioso,sembra assolutamente incomprensibile. Interessante,relativamente alla neutralità dei pubblici poteri,è la sentenza dell 11 novembre 1996/n 177. La sentenza,richiamando il diritto alla libertà religiosa sancito dall art 16 della costituzione che assicura e garantisce l esistenza di uno spazio di autodeterminazione soggettivo di fronte al fenomeno religioso collegato alla propria personalità e dignità individuale e la facoltà riconosciuta ai cittadini di comportarsi in coerenza con le proprie convinzioni,ribadisce la neutralità dei pubblici poteri in materia religiosa che si estende anche alle forze armate. Ciò non impedisce alle stesse la celebrazione di festività religiose o la partecipazione 11

12 a cerimonie di tal natura,tuttavia il diritto alla libertà religiosa,nella sua dimensione negativa,garantisce a ciascun soggetto la libertà di decidere se partecipare o meno a questi atti,perciò nonostante le esigenze di rappresentanza istituzionale proprie delle forze armate, i superiori devono attenersi alle sollecitazioni dei singoli di essere sollevati dal servizio in quanto espressione legittima e non sanzionabile del proprio diritto di libertà religiosa. Il confronto della Spagna con il fenomeno del multiculturalismo,infine, si fa emblematico nell approvazione il 14 settembre 2009,in una enclave spagnola nel nord del Marocco,della festa musulmana di eid-el-kebir come una vacanza pubblico ufficiale in Spagna;per la prima volta dal 1492 una festa non cattolica è diventata ufficialmente un giorno festivo in una città spagnola. Concludendo,non mi rimane che sintetizzare dopo un analisi piuttosto approfondita dei diversi casi pratici,quelli che sono ad oggi gli orientamenti dei tribunali spagnoli in materia di simbolismo religioso nello spazio pubblico. Generalmente la Corte Costituzionale afferma l importanza dei simboli in generale,come patrimonio storico di una comunità,riconosce loro una funzione di formazione e di conservazione della coscienza comunitaria. Quando si è di fronte ad un confronto tra l uso di simboli religiosi da parte di una serie di individui e i diritti degli altri,dovrebbe applicarsi la regola cardine già citata della PROPORZIONALITA ;dovrebbe cioè tenersi conto delle circostanze specifiche di ogni caso. La giurisprudenza spagnola torna a ribadire che la norma sulla libertà religiosa debba rapportarsi con gli altri diritti fondamentali. Nel limitare eventualmente tale libertà deve comunque rispettarsi il contenuto essenziale della norma stessa;secondo quanto affermato da Santiago Canamares Arribas(università di Madrid) sulla base si quanto sostenuto dalle stesse corti spagnole,la regola di proporzionalità esige che la limitazione del diritto in questione non vada oltre la possibilità di realizzazione del diritto prevalente nel conflitto. Quindi nell applicare la regola di proporzionalità,laddove il diritto di libertà religiosa non sia il diritto prevalente,il suddetto non dovrà comunque essere sacrificato più di quanto necessario per salvaguardare gli altri interessi costituzionalmente protetti che ne giustificano la restrizione. La presenza di simboli religiosi non deve essere vissuta come una minaccia alla libertà religiosa riconosciuta costituzionalmente laddove un processo di secolarizzazione ha modificato il profilo religioso di questi,trasformandoli in simboli dalla connotazione civile e storica. Oltre la componente religiosa,tali simboli sono fedeli testimoni della storia e delle tradizioni di uno specifico paese. Nel giudicare quindi il possibile confronto tra l uso di simboli religiosi e il principio di neutralità,dovremmo prendere in considerazione i valori culturali piuttosto che quelli strettamente religiosi. 12

13 È necessario quindi analizzare separatamente ogni conflitto prestando la dovuta attenzione alle diverse situazioni coinvolte. La presenza di una componente culturale/storica nel simbolo raramente sembra possa danneggiare il diritto di un individuo a veder rispettata la neutralità religiosa dello stato di appartenenza,poiché il simbolo non viene utilizzato come elemento religioso,ma come strumento di sintesi di valori condivisi dalla maggior parte della società Nei conflitti in materia di simbolismo religioso nell aria pubblica quindi,la soluzione deve dedursi da una valutazione delle circostanze particolari di ciascun caso. L applicazione generale di una soluzione a tutti i casi comporterebbe il rischio di limitare la libertà religiosa oltre i casi necessari. L ESPERIENZA TEDESCA Nell andare a ritroso nella storia dello stato tedesco,è facile individuare quegli eventi e quelle date memorabili che hanno segnato il rapporto tra stato e religione,dal principio dell evangelizzazione del territorio in seguito all incorporazione nell Impero Romano,per giungere, passando per le unioni e i conflitti tra potere temporale e spirituale e finale separazione dei due, all evento che ha segnato in modo indelebile l aspetto confessionale della Germania:la RIFORMA LUTERANA del 16 sec. Una rottura interna della Chiesa che ha determinato l aspetto bi confessionale dello stato,protestante(luterano) e cattolico(situazione religiosa tutt ora presente)e che ha rafforzato, all epoca,la divisione politica e religiosa degli stati culminata nel principio del CUIUS REGIO EIUS RELIGIO,per il quale ciascun principe era libero di scegliere la propria fede tra quella luterana e quella cattolica,e che tale diventava automaticamente la religione del regno di cui egli era sovrano e si estendeva a tutti i suoi sudditi. Gli anni a venire saranno scenari di conflitti tra le due parti religiose,per assistere poi nel 19 secolo ad un processo di secolarizzazione,che vede la chiesa privata di ogni proprietà. Nel 1817,la Germania viene unificata sotto il dominio prussiano. Il protestantesimo unisce le proprie forze con il nazionalismo tedesco e l imperialismo. E del 1919 la COSTITUZIONE DI WEIMAR che segna la separazione tra stato e chiesa,che riconosce le libertà individuali e di fede e l uguaglianza religiosa.(art 137/1-non ci devono essere chiese di stato)alle ex chiese di 13

14 stato viene riconosciuto lo status di associazioni pubbliche(requisito per essere riconosciute come tali è il rispetto della legge e l agire conformemente a principi costituzionali) con una autonomia interna,conservano il diritto di mantenere nelle università le facoltà di teologia e l istruzione religiosa nelle scuole. Una frazione delle chiese protestanti supporta apertamente il regime nazista,che riorganizzerà le chiese protestanti nella costituzione religiosa del 1933 Allo stesso tempo(1934) il regime conclude un concordato con il Vaticano. Nel 1939 con la guerra,si attiva in Germania una campagna contro la chiesa. Al termine del conflitto mondiale la Germania appare come uno stato diviso politicamente,geograficamente e anche sotto l aspetto religioso:nella Repubblica federale(germania dell ovest) le chiese unite e riformate luterane organizzate nella CHIESA EVANGELICA DI GERMANIA,e la Chiesa cattolica, svolgono un ruolo importante nel riconoscimento della democrazia e l integrazione dei popoli. Nel frattempo nella Repubblica democratica(germania dell est),lo stato aveva adottato una politica laica evidenziata dall eliminazione degli articoli religiosi dalla nuova costituzione. Con la caduta del muro di Berlino (1989) si ha la riunificazione della Germania,e la creazione di nuovi LANDER che adottano costituzioni conformi alla LEGGE FONDAMENTALE(costituzione federale 1949) e ai suoi articoli religiosi. Le chiese protestanti della Germania dell est sono state reintegrate nella Chiesa Evangelica di Germania e le diocesi cattoliche nella Conferenza Episcopale tedesca. Lo stato delle religioni nel territorio tedesco è disciplinato da una serie di complesse norme giuridiche,disposizioni legislative e accordi. Si può parlare di PARTNERSHIP tra Stato e comunità religiose;lo stato collabora con queste in materia di istruzione,azione sociale. In Germania i diritti religiosi sono caratterizzati da principi di libertà,di uguaglianza,dal carattere pubblico delle religioni,nonché dalla separazione dello stato dalla religione. Tali principi li troviamo radicati nella Costituzione di Weimar(1919) e nella Legge Fondamentale(1949). Norma centrale del diritto costituzionale in materia religiosa è quella sulla LIBERTA RELIGIOSA(art 4/1-2 LF)intesa come libertà di professare e diffondere la propria fede,di comportarsi secondo le proprie credenze;una libertà che ricomprende in sé anche il diritto di rifiutare l appartenenza ad una religione e di vivere senza credo. Grazie a questa libertà,le comunità religiose vedono tutelato il loro diritto ad unirsi e amministrare i propri affari in modo del tutto autonomo. Ulteriormente la Legge Fondamentale riconosce(art 140) la libertà di dar vita ad associazioni religiose. 14

15 Il diritto fondamentale di libertà religiosa è fondamento di altri diritti quale per esempio quello relativo all insegnamento religioso nelle scuole statali,e in simbiosi con l altrettanto importante principio DELL UGUAGLIANZA RELIGIOSA(art 3 LF),che vieta ogni forma di discriminazione religiosa,tra cui quella relativa all ammissione ad un servizio pubblico;tutte le comunità religiose devono essere trattate secondo il principio di uguaglianza. E esclusa qualsiasi forma di controllo dello Stato sul credo religioso di ciascuno;lo Stato deve mantenersi neutrale rispetto alle religioni e alle varie ideologie. NON DEVE ESSERCI UNA CHIESA DI STATO(art 140 LF) Lo stato non può e non deve identificarsi con una religione piuttosto che con un altra,ma allo stesso tempo non gli è impedito di considerare le diverse fedi religiose condivise dai suoi cittadini,al fine di promuoverle. Dire che lo stato della Germania e le confessioni religiose vivono un rapporto di partnership,equivale a dire che vi è un riconoscimento reciproco delle parti. SEPARAZIONE MA COOPERAZIONE. La religione riveste un ruolo particolarmente rilevante nella società civile tedesca. Nel sottolineare questa caratteristica del rapporto stato-religione in Germania,viene spontaneo il confronto con i paesi limitrofi e in particolare con la Francia,dove le chiese sono strutture di stato,di uno stato che si è fatto promotore di una missione di secolarizzazione,finalizzata a liberare la sua cittadinanza da qualsiasi influenza religiosa,che culmina oggi nel rifiuto di qualsiasi simbolismo religioso nelle scuole e negli uffici pubblici. La Germania vive invece una realtà decisamente diversa. Lo stato non mira a rendere vulnerabile la tradizione religiosa del paese,piuttosto tende a preservarne l eredità storica e culturale. Tale diversità della realtà tedesca emerge chiaramente per la prima volta nella Legge Fondamentale del 23 maggio 1949,dove viene sancita la cosciente responsabilità verso Dio e gli uomini con la quale il popolo tedesco si impegna ad adottare lo stesso testo costituzionale Diversa appare inoltre in Germania la nozione di LAICITA ;infatti più che di un principio di laicità è più corretto parlare di NEUTRALITA IDEOLOGICA DELLO STATO,che non crea una stretta separazione tra stato e chiesa,neutralità aperta che sintetizza l apertura nei confronti della molteplicità di convinzioni religiose e ideologiche. Nella realtà tedesca non si marcano i confini tra confessioni e stato;piuttosto è palese il rapporto di cooperazione e collaborazione tra le due entità. Con il multiculturalismo(come già visto in Spagna)e nel caso particolare della Germania,con il massiccio fenomeno dell immigrazione,si assiste anche qui al dilagare delle problematiche relative alla simbologia religiosa negli spazi pubblici Ho analizzato la questione dei simboli partendo da quelle che sono ad oggi le pronunce più importanti in merito: -SENTENZA 16 MAGGIO 1995-questione del crocifisso 15

16 -SENTENZA 24 SETTEMBRE 2003-questione del velo islamico Con la sentenza del 16 MAGGIO 1995 la Corte costituzionale federale tedesca ha dichiarato incostituzionale l esposizione obbligatoria di croci e crocifissi nelle aule scolastiche delle scuole pubbliche elementari previsto da una norma di un regolamento del Land della Baviera.Si trattava di un ricorso costituzionale diretto contro una decisione della corte di giustizia amministrativa della Baviera che aveva rigettato in secondo grado l istanza per un provvedimento cautelare a favore dei genitori di un allievo appartenenti alla comunità antroposofica ispirata a Rudolf Steiner. I genitori ricorrenti avevano lamentato che l immagine di un corpo umano morente avesse una funzione educativa contraria alle concezioni educative della dottrina da loro condivisa. Il rigetto della corte bavarese,secondo il Tribunale Costituzionale, violava da una parte la garanzia costituzionale di una tutela giudiziaria efficace(art 19 LF),dall altra la libertà di coscienza e religione dell alunno(art 4 LF)e il diritto di educazione morale e religiosa dei genitori(art 6 LF).Nella motivazione della sentenza i giudici evidenziarono il conflitto sorto nel caso concreto tra LIBERTA RELIGIOSA POSITIVA( come diritto di manifestare pubblicamente la propria fede)e LIBERTA RELIGIOSA NEGATIVA(o libertà di coscienza, come diritto a non essere oggetto da parte dello stato dell imposizione religiosa altrui)estratto SENTENZA:il diritto di libertà religiosa garantito dalla legge fondamentale assicura non solo la facoltà di partecipare agli atti di culto in cui si esprime il proprio credo di appartenenza,ma anche la facoltà di tenersi lontani dalle attività e dai simboli implicati nell esercizio del culto medesimo. L art 4 LF non si limita a vietare allo stato ogni ingerenza negli atti e nelle convinzioni religiose degli individui,ma gli impone anche l obbligo di garantire ad essi uno spazio di azione dentro il quale la personalità possa svilupparsi nell ambito religioso ideale,di proteggerli da impedimenti o aggressioni da parte di soggetti appartenenti ad altre confessioni religiose. Lo stato deve orientare il trattamento delle diverse comunità religiose e laiche al principio di uguaglianza;anche se e laddove collabori con esse,non deve identificarsi con comunità religiose specifiche. Relativamente alla libertà religiosa nelle scuole,la scuola statale non può trascurare l esercizio del diritto di libertà religiosa della maggioranza degli alunni,ma allo stesso tempo la libertà di questi incontra dei limiti che derivano dal riconoscimento e dalla tutela di interessi di rilevanza costituzionale,quale appunto l esercizio dello stesso diritto da parte della minoranza. Lo stato è obbligato ad osservare una neutralità religiosa e ideologica ma non può rimuovere e non è costretto a rinunciare a tutte quelle 16

17 attitudini,idee e convinzioni tramandate come cultura e radicate nella storia del paese,che rappresentano il collante di una società. Il conflitto che si viene a creare necessita di una soluzione che la Corte individua nel PRINCIPIO DI TOLLERANZA,dell accettazione reciproca;una soluzione che non sintetizzi una disparità tra le situazioni in contrasto,che non privilegi più l una rispetto all altra. E vero che la legge fondamentale(art7)riconosce e garantisce anche l istruzione religiosa,e che in precedenza la stessa Corte Costituzionale ha ritenuto certi riferimenti alla cultura cristiana all interno di scuole pubbliche,rispettosi della legge fondamentale,ma allo stesso tempo viene riconosciuta una libertà di coscienza che si vede tutelata laddove vengano meno elementi coercitivi delle varie confessioni religiose. I giudici costituzionali,invitano il legislatore del Land(nel caso in questione, quello della Baviera) a cercare dei compromessi tra le varie esigenze,evitando delle soluzioni che possano determinare un sacrificio assoluto di una libertà rispetto ad un altra. La suddetta sentenza non ha trovato il favore di 3 giudici,che hanno motivato il loro parere dissenziente richiamando l art 7 della LF,che attribuisce ai Land il potere di scegliere le forme di organizzazione della scuola,potendo optare quindi anche per scuole che riflettano i principi e i valori del cristianesimo che caratterizzano il patrimonio culturale del land. La sentenza ha suscitato molte polemiche ed ha portato infine ad una revisione da parte del legislatore bavarese,della disciplina dichiarata incostituzionale. La soluzione adottata dal legislatore del land,sintetizza al meglio il PRINCIPIO DI TOLLERANZA indicato come chiave di volta dalla corte. Nella nuova disciplina si ripristina infatti l esposizione del crocifisso nelle aule delle scuole elementari pubbliche,ma lasciando spazio anche all ipotesi del disaccordo con tale scelta, per SERI E COMPRENSIBILI MOTIVI RELIGIOSI O IDEOLOGICI,che costringerebbe il direttore didattico a intraprendere un tentativo di conciliazione,per addivenire,laddove tale non risulti possibile,ad una soluzione compromissoria,operando un bilanciamento tra le diverse esigenze. L ulteriore pronuncia presa in analisi è quella del 24 SETTEMBRE 2003 che ha per oggetto la questione dell uso del velo islamico,nel caso specifico,da parte di un insegnante che aspirava ad essere assunta in una scuola pubblica di grado elementare e che voleva conservare la possibilità di indossarlo in classe contro il parere degli organi scolastici. Frau Ludin,di origine afgane aveva acquisito la cittadinanza tedesca alcuni anni prima. Dopo aver terminato con successo gli studi si era candidata per un ruolo di insegnante presso una scuola pubblica. L autorità scolastica rifiutava l assunzione della ragazza poiché la stessa non voleva rinunciare 17

18 ad indossare il velo in classe e questo la rendeva INIDONEA all insegnamento. Il tribunale costituzionale aveva accolto il ricorso della ragazza evidenziando la violazione di diritti fondamentali(libertà religiosa positiva),e sostenendo l indeterminatezza della disciplina legislativa del Baden-Wurttemberg(land nel quale è avvenuto il fatto)sulla base della quale era stata negata l assunzione. La soluzione del caso è stata rinviata poi dalla stesso Tribunale Costituzionale,che aveva ritenuto di non poter prendere una posizione in merito,ai legislatori dei singoli lander,anche se aveva lasciato intendere che finchè sarebbe mancata una disciplina legislativa degli stati in grado di supportare una tale scelta,il divieto di portare il velo sarebbe stato illegittimo;i riferimenti all imparzialità,all interesse generale,all ordinamento libero e democratico,alla moderazione,dedizione e riservatezza furono infatti considerati inidonei a giustificare la mancata assunzione della candidata. Il giudice costituzionale ha invitato il legislatore del land,competente in materia scolastica,ad individuare una disciplina legislativa che bilanci i beni giuridici in gioco,richiedendogli un attenzione particolare verso il mutamento sociale legato al pluralismo confessionale. Contrari alla decisione del tribunale,alcuni giudici hanno individuato una giustificazione costituzionale al rifiuto dell amministrazione scolastica di assumere la ragazza con il velo. La compressione della libertà religiosa,denunciata dalla donna e avallata dal Tribunale Costituzionale,può secondo i giudici,essere giustificata dal prevalere di configgenti beni giuridici di rango costituzionale come: -il PRINCIPIO DI NEUTRALITA RELIGIOSA E IDEOLOGICA nell insegnamento scolastico(art 7 LF) -DIRITTO NATURALE DEI GENITORI ALL EDUCAZIONE DEI PROPRI FIGLI e quindi il diritto di tenere i figli lontani da convinzioni religiose che i genitori non condividono -LIBERTA RELIGIOSA NEGATIVA DEGLI ALUNNI Naturale sorge quindi il confronto tra le due sentenze citate e non sfugge la contraddittorietà delle soluzioni adottate. Se il principio di tolleranza,ha consentito di conservare l uso del velo islamico nella scuola pubblica, mal si comprende come si possa poi addivenire ad una soluzione opposta per quanto riguarda l uso del crocifisso?! I giudici costituzionali fondano la motivazione della sentenza su di un analisi particolare svolta sugli effetti che i due simboli possono avere sugli alunni;effetti,a loro parere,nettamente differenti tra loro:il crocifisso in aula è la conseguenza di un comando dello Stato,che in tal modo si identifica con la religione cristiana;il velo invece indossato dall insegnante è solo tollerato dallo stato, è espressione di una libertà individuale. Il Tribunale Costituzionale riconosce da un lato la centralità della posizione 18

19 dell insegnante e il ruolo che questa ricopre in un contesto come quello scolastico di cui lo stato è responsabile,dall altro ricorda che il docente può spiegare quale può essere il significato di un capo d abbigliamento religioso,modificando e indebolendo l effetto di questo sulle coscienze degli alunni. Il tribunale costituzionale invita,anche questa volta,i legislatori dei singoli lander ad adottare delle discipline legislative che non discriminino delle confessioni religiose rispetto ad altre,ma nel farlo,ammette implicitamente una disparità di trattamento,poiché la competenza esclusiva dei lander in materia scolastica,porta al riconoscimento per i singoli stati della possibilità di giungere a discipline tra loro differenti a causa delle diverse tradizioni scolastiche,della composizione confessionale delle diverse cittadine e del radicamento più o meno forte della religione. Ad oggi infatti si assiste ad un mosaico di diverse norme in tutto il paese. La legge che vieta alle insegnanti musulmane di indossare il velo è stata adottata da metà degli stati tedeschi:baden- Wurttemberg,Baviera,Brema,Assia,Bassa Sassonia e Saarland e Nord Reno-Westfalia,Berlino. Relativamente al velo integrale (burqa),in Germania questo è considerato un fenomeno marginale e non è allo studio una legge nazionale sul tema. Non mancano però degli episodi in merito. Risale all aprile 2006 il caso delle due ragazze musulmane sospese in una scuola superiore di Bonn per aver indossato il burqa a scuola. La sospensione fu motivata dagli organi scolastici,dal turbamento della tranquillità del funzionamento della scuola determinato dal particolare abbigliamento delle ragazze. In tal caso fu lo stesso consiglio musulmano della Germania a criticare la scelta delle ragazze di presentarsi in classe indossando il burqa,sostenendo la necessità degli insegnanti di avere un contatto visivo con gli alunni nelle classi. Le due ragazze hanno comunque citato la libertà religiosa in difesa dei loro abiti e le loro famiglie hanno agito per vie legali ma ancora oggi non si conoscono gli esiti della vicenda. E interessante è stata nella vicenda,la posizione presa da una compagna di classe delle ragazze;un alunna di origine curda che ha palesato il suo disappunto nei confronti della scelta delle due,promuovendo una campagna contro il velo islamico nelle scuole e sostenendo che il velo islamico non simboleggi una fede religiosa quanto piuttosto l oppressione femminile. Casi più recenti relativi al dibattito sul simbolismo religioso e non solo,sono quelli del 31 maggio 2010 e dell 11 agosto 2010 Nel primo caso un tribunale tedesco ha disposto che una scuola superiore di Berlino non dovesse fornire ad una studentessa musulmana di 16 anni,una stanza privata per pregare durante le ore di scuola.tale decisione ha rovesciato una sentenza di un tribunale di grado inferiore che nel 2009 aveva concesso uno spazio all interno della scuola alla ragazza sostenendo che questo fosse necessario per garantire il diritto dello studente alla libertà di religione. Il giudice di grado superiore ha invece sostenuto che i diritti di 19

20 un alunno non potrebbero essere messi prima del bene del gruppo nel suo complesso laddove,in una scuola con studenti di varie credenze religiose,motivi logistici non rendono possibile a tutti gli studenti lo svolgimento di pratiche religiose proprie della fede di appartenenza. L altro caso invece esprime appieno il rispetto del pluralismo religioso. L 11 agosto 2010 infatti RTL2,canale televisivo tedesco ha lanciato un servizio speciale per gli spettatori musulmani durante il mese del Ramadan,facendo loro sapere quando iniziare e terminare il digiuno giornaliero. Lo stesso direttore del canale ha voluto precisare che il mezzo televisivo,si rivolge ad una pluralità di individui, ognuno dei quali con culture, credenze e ideologie diverse. Come già per il Natale e la Pasqua allo stesso modo l emittente televisiva ha voluto fare per il Ramadan. Chiara Simeoni 20

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