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1 Sessione V VITE COORDINATORE G. BELLI Istituto di Patologia Vegetale Università di Milano

2 Organismi patogeni di qualità degli vite 1 Digiaro M., S. Pollastro 2, P. La Notte 3, A. Santomauro 2, R. M. De Miccolis Angelini 2, N. Vovlas 4 PREMESSA 1. Funghi 1.1. Escoriosi, Necrosi corticale 1.2. Peronospora della vite 1.3. Oidio o Mal bianco della vite 1.4. Mal dell esca 1.5. Eutipiosi 1.6. Verticillosi 1.7. Marciume radicale fibroso 1.8. Marciume radicale lanoso 2. Nematodi 2.1. Xiphinema index 3.Virus 3.1. Virus dell arricciamento 3.2. Accartocciamento fogliare 3.3. Legno riccio

3 PREMESSA I DD.MM. del 14/4/1997 hanno introdotto una nuova categoria di materiali di moltiplicazione definita C.A.C. (Conformitas Agraria Communitatis) per la quale sono richiesti requisiti fitosanitari minimi per la commercializzazione. Tale normativa riguarda tutte le specie vegetali di interesse agrario ad eccezione della vite. Tale esclusione è dovuta alla preesistente normativa che regola la produzione e la commercializzazione dei materiali di propagazione della vite classificandoli nelle categorie base, certificato e standard. In base alle norme del Decreto del Presidente della Repubblica n del 24/12/69 (e successive modifiche ed integrazioni) che ha recepito la Direttiva Comunitaria 193/68, per le categorie Base e certificato è richiesta l esenzione da malattie da virus nocivi, in particolare da malformazioni infettive e accartocciamento fogliare senza alcun riferimento agli agenti causali, mentre per i materiali standard non è richiesta alcuna garanzia sanitaria, se non, genericamente, che le colture destinate alla loro produzione devono essere mantenute esenti da piante che presentino sintomi di malattie da virus (D.P.R. n.518 del 18/05/1982). La normativa, considerata all avanguardia nel 1968, risulta oggi, a trent anni dalla sua emanazione, carente e obsoleta. Il susseguirsi di emanazioni di Decreti non ha fatto altro che generare confusione tra gli operatori del settore agricolo e, paradossalmente, la vite, prima ed unica specie assoggettata ad un regime di certificazione obbligatoria per il suo precario stato sanitario, risulta oggi, fra le specie certificate, quella sottoposta al regime di produzione e commercializzazione meno severo e puntuale. Inoltre, la difficoltà di costituire materiale certificato rispondente ai requisiti sanitari attualmente richiesti per l omologazione dei cloni determina, soprattutto per le varietà ad interesse locale e minori, l impiego ad oltranza del materiale di categoria standard. Il grande malcontento tra gli operatori del settore viticolo suggerisce, soprattutto per agli aspetti fitosanitari, l esigenza di una revisione della normativa comunitaria che prenda in considerazione anche altri patogeni, tra virus, funghi e batteri, trasmissibili attraverso il materiale di propagazione. I ricercatori impegnati in questo progetto hanno quindi proposto, anche per la vite, nonostante la stessa sia stata esclusa dai succitati DD.MM., un elenco di patogeni che per comprovate

4 esperienze sono da ritenersi pregiudizievoli della qualità del materiale di propagazione stesso. Per ciascuno di questi è stata quindi realizzata una scheda in cui è riportato l inquadramento sistematico, le piante ospiti, la distribuzione geografica, le modalità di diffusione, la sintomatologia, la modalità di diagnosi e i principi su cui si basa la lotta. Inoltre, si è ritenuto utile indicare anche le fasi del processo produttivo che possono creare le condizioni per una possibile infezione (punti critici), gli obblighi che vivaisti e Servizio fitosanitario devono rispettare e, infine, alcuni consigli pratici rivolti agli agricoltori. In particolare, per quanto riguarda i funghi sono state inserite le specie responsabili dell Escoriosi, Eutipiosi, Mal dell esca, Marciume radicale fibroso e lanoso e Verticillosi, tra i nematodi Xiphinema index e, per quanto riguarda i virus, le specie responsabili dell Arricciamento o Degenerazione infettiva, Accartocciamento fogliare e Legno riccio.

5 1. FUNGHI 1.1. Escoriosi, Necrosi corticale (Tav. I) Agente eziologico: Phomopsis viticola Inquadramento sistematico (Hawksworth et al, 1995): Fungo mitosporico In accordo alla precedente e più nota classificazione: Divisione Sottodivisione Classe Ordine Famiglia Genere Specie Eumycota Deuteromycotina Coelomycetes Sphaeropsidales Sphaeropsidaceae Phomopsis Phomopsis viticola (Sacc.) Sacc. Distribuzione geografica. Tutte le aree di coltivazione. Modalità di diffusione Lo svernamento del patogeno avviene in forma di micelio e di picnidi che si differenziano in modo consistente in inverno, soprattutto su tralci infetti di un anno e sui sarmenti lasciati sul terreno dopo la potatura. In primavera, dai picnidi maturi vengono estrusi, in cirri mucillaginosi, i picnoconidi di due tipologie (α e β) che sono trasportati da schizzi di pioggia sulla vegetazione recettiva. Solo i conidi di tipo α sono infettivi. Il trasporto a lunga distanza è operato essenzialmente con l impiego di materiale di propagazione infetto. Le prime infezioni avvengono dopo 3-4 settimane dalla ripresa vegetativa; la penetrazione avviene sia per via stomatica che mediante lesioni presenti sui giovani tralci. Piante ospiti. Vite Sintomatologia I sintomi si manifestano su tutte le parti verdi della pianta e cominciano a comparire poco dopo la ripresa vegetativa. Internodi basali dei germogli (primi 4-5): è possibile osservare la presenza di tacche nero-violacee (più o meno estese o confluenti) che possono interessare anche l intera circonferenza del germoglio stesso. Sui tralci, tali aree si presentano depresse, grigiastre e circondate da una banda nero-violacea. Nella parte basale dei sarmenti, si osservano fessurazioni longitudinali, più o meno superficiali che possono cingere completamente i tessuti basali del germoglio. Durante l inverno, le spaccature e le lacerazioni restano ben evidenti sui sarmenti; il periderma assume una colorazione prima biancastra e poi grigiastra a causa di infiltrazioni d aria nelle cellule corticali. Su queste aree, poi, appaiono dei minuscoli punti scuri, i picnidi del fungo. La pianta può assumere un aspetto cespuglioso e

6 presentare una ridotta vigoria per lo stentato o mancato sviluppo dei tralci, causato dalla morte delle gemme basali. Nei casi più gravi è possibile osservare la morte di intere branche o di tutta la pianta. Foglie: su entrambe le pagine fogliari, in genere dei primi quattro o cinque nodi, si può osservare la presenza di minute aree clorotiche che necrotizzano nella parte centrale. Quando numerose queste possono determinare bollosità e distorsioni delle foglie che tendono a cadere prematuramente. Grappoli: sui rachidi possono manifestarsi gli stessi sintomi descritti per i tralci. La comparsa di sintomi (marciume secco) sulle bacche è un evento raro nell area mediterranea. Diagnosi Osservazione dei sintomi in campo con rilievi a carico di foglie e germogli in primavera e/o in estate, isolamenti in coltura e osservazioni al microscopio. Lotta Di rilevante importanza interventi agronomici preventivi (scelta varietale e sanità del materiale di propagazione). È necessario evitare il ricorso a pratiche colturali che incrementano il vigore vegetativo della pianta. La malattia può essere fortemente limitata con la copertura dei vigneti ad uva da tavola con teli di polietilene per forzare l anticipo di maturazione. Interventi chimici: da prevedere solo nei vigneti di cultivar suscettibili ove sia stata rilevata la presenza della malattia. Per gli interventi proteggenti, da eseguire a partire dalla schiusura delle gemme (germogli di 3-5 cm), possono essere impiegati folpet, mancozeb e methiram; in seguito (dopo 7-10 giorni) sono da preferire formulati contenenti mancozeb perché associa un attività antiperonosporica. Lo zolfo bagnabile ad alte dosi presenta efficacia incostante, mentre gli inibitori della biosintesi degli steroli e di azoxystrobin e kresoximethyl, analoghi di sintesi delle strobiruline presentano attività solo parziale. Punti critici Per i vivaisti: il materiale di moltiplicazione deve provenire da piante madri ubicate in appositi campi; per la costituzione del campo di piante madri deve essere utilizzato materiale proveniente da viti prive di sintomi di escoriosi; le piante madri devono essere ben identificabili e sottoposte a regolari controlli per verificarne lo stato sanitario. Prestare molta attenzione alla sanità delle piante e del vigneto se le marze o le gemme devono essere prelevate da impianti commerciali. Per gli agricoltori: al momento dell impianto, prestare molta attenzione alla sanità del materiale di propagazione. Consigli pratici Per gli agricoltori: durante la potatura asportare al meglio tutti i tessuti infetti; ove la malattia è presente, evitare la trinciatura e l interramento dei sarmenti o l accantonamento degli stessi, ma raccogliere i residui di potatura e distruggerli col fuoco. Disinfettare gli attrezzi di potatura; Per i Servizi fitosanitari: esecuzione di ispezioni in campo ed analisi micologica da tralci e foglie di piante sospette.

7 TAVOLA I b a c d e f Escoriosi o necrosi corticale della vite: a) sintomi su germogli e rachidi; b) sintomi su foglia; c) sintomi su tralci; d) picnidi e cirri; e) conidi α; f) conidi β.

8 1.2. Peronospora della vite (Tav. II) Agente eziologico: Plasmopara viticola Inquadramento sistematico (Hawksworth et al., 1995) Phylum Ordine Famiglia Genere Specie Oomycota Peronosporales Peronosporaceae Plasmopara Plasmopara viticola (Berk. et Curt.) Berl. et De Toni Distribuzione geografica Tutte le aree di coltivazione. Modalità di diffusione La conservazione durante i mesi invernali avviene mediante le oospore presenti nelle foglie cadute sul terreno. In condizioni ambientali favorevoli le oospore germinano producendo macroconidi contenenti le zoospore. Queste, trasportate da schizzi d acqua sulla vegetazione, sono responsabili delle infezioni primarie. In seguito, sugli organi infetti, vengono prodotti gli zoosporangi e le zoospore responsabili dei successivi cicli di infezione. Piante ospiti: Vite Sintomatologia I sintomi si manifestano su tutte le parti della pianta. Foglie: I primi sintomi si osservano sulla pagina superiore dove si formano zone decolorate rotondeggianti simili a macchie d olio che, successivamente, possono divenire necrotiche. In condizioni di elevata umidità, sulla pagina inferiore, in corrispondenza delle macchie d olio, è osservabile la formazione di efflorescenze biancastre costituite dalle sporificazioni del patogeno. Verso la fine dell estate i sintomi si presentano in forma di piccole macchie necrotiche di forma poligonale delimitate dalle nervature (peronospora a mosaico). Filloptosi anticipata. Grappoli: Le infiorescenze possono essere infettate già da prima della fioritura, manifestando allessamenti e talora una caratteristica conformazione ad S del rachide; in seguito, se le condizioni ambientali sono favorevoli al fungo, possono essere ricoperte della caratteristica muffa bianca costituita dalle sporificazioni del patogeno. Sulle bacche, le infezioni determinano un marciume secco. Più tardivamente, quando le bacche hanno quasi raggiunto le dimensioni definitive, può manifestarsi un marciume bruno nella zona peduncolare delle bacche con i tessuti che acquistano una consistenza tenace e presentano un limite ben definito rispetto ai tessuti sani della porzione apicale; questi sintomi non sono accompagnati dalla presenza di sporificazioni del fungo (peronospora larvata). Germogli: è possibile rilevare la comparsa di aree prima idropiche, poi livide e quindi necrotiche, accompagnate da spaccature longitudinali, sulle quali può differenziarsi un efflorescenza biancastra costituita dalle sporificazioni del patogeno. Diagnosi. Osservazione dei sintomi in campo, camera umida e osservazioni al microscopio.

9 Lotta Interventi chimici: Nel periodo compreso fra il germogliamento e l inizio della fioritura e dopo l allegagione, intervenire alla comparsa delle prime macchie d olio eseguendo con tempestività un paio di trattamenti con cymoxanil (persistenza 3-5 giorni), per sfruttarne la capacità di bloccare infezioni in atto. In seguito, si possono eseguire applicazioni di formulati a più lunga persistenza, da cadenzare sulla base della pressione di malattia e della persistenza dei fungicidi impiegati, sino a quando l andamento meteorologico è favorevole alle infezioni. Qualora l estensione del vigneto renda impossibile la tempestività degli interventi, in tali periodi possono essere eseguiti trattamenti cautelativi se nella zona sono state osservate macchie d olio e le condizioni meteorologiche sono favorevoli alla malattia; in tal caso preferire formulati con persistenza di giorni. Anche in assenza di infezioni, sono consigliati due trattamenti cautelativi da eseguire uno all inizio ed uno alla fine della fioritura. In fase di invasatura, sono consigliabili 1-2 trattamenti di chiusura con composti rameici. I principi attivi sono i composti rameici, mancozeb, methiram, dimethomorph, azoxystrobin, cymoxanil, famoxadone, fenilammidi (benalaxyl, metalaxyl, oxadixyl), phosethyl-al. Punti critici Per i vivaisti: curare la protezione delle piante, in particolare delle barbatelle innestate. Per gli agricoltori: in condizioni ambientali favorevoli al patogeno, tenere sotto costante sorveglianza il vigneto. Consigli pratici Per gli agricoltori: equilibrare le concimazioni e le irrigazioni; evitare un eccessivo vigore vegetativo e di carico di produzione; effettuare la potatura verde e la sistemazione dei tralci ed una idonea preparazione dei grappoli. Per il Servizio fitosanitario: esecuzione di ispezioni in campo, camera umida e osservazioni al microscopio.

10 TAVOLA II a b c d e f Peronospora della vite: a) macchia d olio; b) peronospora larvata; c) rami sporangiofori e sporangi; d) sintomi su infiorescenze; e) sintomi su germogli; f) sporificazioni su grappoli.

11 1.3. Oidio o Mal bianco della vite (Tav. III) Agente eziologico: Uncinula necator Inquadramento sistematico (Hawksworth et al., 1995): Phylum Ordine Famiglia Genere Specie Ascomycota Erysiphales Erysiphaceae Uncinula Uncinula necator (Schw.) Burr. Distribuzione geografica. Tutte le aree di coltivazione. Modalità di diffusione Il patogeno può svernare come micelio e conidi nelle gemme o in forma di cleistoteci; la diffusione delle infezioni è affidata ai conidi prodotti sugli organi infetti e trasportati dal vento. Pianta ospite. Vite. Sintomatologia I sintomi si manifestano su tutte le parti della pianta. Grappoli: Le bacche sono suscettibili alle infezioni sino all invaiatura. I sintomi consistono in una tenue efflorescenza bianco grigiastra costituita dal micelio, dai conidiofori e dai conidi del patogeno, al di sotto dei quali, si riscontra una reticolatura necrotica Le bacche precocemente infette possono non svilupparsi e/o andare incontro a spaccature anche molto profonde. Sintomi analoghi sono osservabili su rachide e peduncoli. Foglie: Macchie rotondeggianti clorotiche, osservabili su entrambe le pagine fogliari, sulle quali può svilupparsi una tenue efflorescenza costituita dai conidiofori e dai conidi del patogeno. Successivamente, leggeri fenomeni necrotici a carico delle nervature. Germogli e tralci: Lesioni reticolate simili a quelle descritte sugli altri organi, che restano evidenti in forme di tacche brune anche dopo la lignificazione. Diagnosi: osservazione dei sintomi in campo e osservazioni al microscopio. Lotta Nella fase fra germogliamento e inizio fioritura possono essere necessari trattamenti con zolfo o dinocap solo nei seguenti casi: vigneti coperti da reti antigrandine, vigneti in cui si sono verificate gravi infezioni nell annata precedente, cultivar particolarmente suscettibili; vigneti in cui, a causa di particolari condizioni microclimatiche, le infezioni sono più precoci della norma. Trattamenti preventivi sono da eseguire subito prima della fioritura e a fine fioritura; nelle fasi comprese fra allegagione e invaiatura, le applicazioni devono essere modulate in funzione della persistenza dei prodotti impiegati e della pressione della malattia; per evitare il rischio di insorgenza di resistenza è consigliabile alternare fungicidi con diverso meccanismo d azione. Nei vigneti ad uva da tavola coperti per posticipare la raccolta, dopo l invaiatura sono consigliabili trattamenti con zolfo in polvere per prevenire le infezioni

12 tardive a carico dei rachidi. I pricipi attivi impiegabili sono zolfo, quinoxyfen, dinocap, azoxystrobin, IBS (hexaconazole, fenarimol, fenbuconazole, myclobutanil, nuarimol, penconazole, pyrifenox, tebuconazole, tetraconazole, triadimenol) e l antagonista Ampelomyces quisqualis. Punti critici Per i vivaisti: curare la protezione delle piante, in particolare delle barbatelle innestate. Per gli agricoltori: prevenire l insediamento del fungo nel vigneto. Consigli pratici Per gli agricoltori: equilibrare le concimazioni e le irrigazioni; evitare l eccessivo vigore vegetativo e di carico produttivo. Effettuare la potatura verde, le sistemazione dei tralci e una idonea preparazione dei grappoli. Alternare fungicidi con diverso meccanismo d azione. Per il Servizio fitosanitario: ispezioni in campo nei periodi primaverile ed estivo.

13 TAVOLA III a b c d e f g Oidio della vite: efflorescenze su a) foglie, b) grappoli; c) sintomi su tralci d) rami conidiofori; e) conidi; f) cleistoteci su foglie; g) aschi erompenti da cleistoteci.

14 1.4. Mal dell esca (Tav. IV e V) Agente eziologico. Malattia/e ad eziologia complessa causate da una molteplicità di organismi fungini dei quali non sono ancora stati chiariti i ruoli specifici e se essi agiscano in associazione, in successione fra loro o in maniera indipendente; le specie più costantemente associate alla malattia sono Fomitiporia punctata (= Phellinus punctatus), Phaeomoniella chlamydospora e alcune specie di Phaeoacremonium, in particolare P. aleophilum, P. inflatipes e P. angustius. Inquadramento sistematico In accordo alla precedente e più nota classificazione: Phylum Classe Ordine Famiglia Genere Specie Basidiomycota Teliomycetes Hymenochaetales Hymenochaetaceae Fomitiporia (= Phellinus) Fomitiporia punctata (P. Karst.) Murril [= Phellinus punctatus (Fr.) Pilàt] Divisione Eumycota Sottodiv. Deuteromycetes Classe Hyphomycetes Ordine Chaetothyriales Famiglia Herpotrichiellaceae Genere Phaeomoniella Specie Phaeomoniella chlamydospora (W. Gams, Crous, M.J. Wingf. et L. Mugnai) Crous et Gams: fungo mitosporico. Divisione Eumycota Sottodiv. Deuteromycetes Classe Hyphomycetes Ordine Hyphomycetales Famiglia Dematiacae Genere Phaeoacremonium Specie Phaeoacremonium aleophilum W. Gams, Crous, M.J. Wingf. et L. Mugnai; Phaeoacremonium inflatipes W. Gams, Crous et M.J. Wingf.; Phaeoacremonium angustius W. Gams, Crous et M.J. Wingf.: funghi mitosporici.

15 Distribuzione geografica. Funghi ubiquitari. Modalità di diffusione In mancanza di informazioni certe è prudente ritenere che la malattia possa essere trasmessa attraverso il materiale di moltiplicazione (barbatelle e talee) e con gli attrezzi di potatura. F. punctata si diffonde mediante basidiospore trasportate dal vento. P. chlamydospora e le diverse specie di Phaeoacremonium possono diffondere mediante conidi trasportati da schizzi d acqua. Piante ospiti Funghi polifagi, patogeni di numerose piante arboree di interesse agrario (agrumi, drupace, melo, olivo, vite, ecc.) e forestale (acacia, carpino, quercia, ecc.). Sintomatologia Nel periodo compreso tra giugno e settembre il mal dell esca si manifesta sui grappoli, e/o sulle foglie di singole branche o di piante intere. I sintomi della malattia si manifestano sia esternamente, a carico di foglie e grappoli, sia internamente, nel legno del ceppo e delle grosse branche. Foglie: Sintomo caratteristico, anche se non specifico, è la comparsa di macchie clorotiche delle dimensioni di pochi millimetri che, successivamente, tendono ad ingrandirsi e a confluire fino a formare una variegatura clorotica variabile dal giallastro al rosso-bruno che si estende dai tessuti del margine a quelli internervali (clorosi a ventaglio) rispettando le nervature principali. Grappoli: All invaiatura, o poco prima, possono comparire macchie puntiformi bruno violacee a distribuzione irregolare, o confluenti a formare bande longitudinali sulla superficie delle bacche; la maculatura interessa solo l epicarpo del frutto e non si estende ai tessuti sottostanti. Germogli: Ritardo della lignificazione. Zone non lignificate di colore verde scuro, frammiste ad altre parzialmente significate. Perdita di turgore. In primavera inoltrata e in estate si può avere la morte di alcuni germogli o di branche intere; parte delle gemme possono germogliare in ritardo. I tessuti, osservati in sezione, sono completamente imbruniti e disidratati. Ceppo: In sezione longitudinale piante giovani mostrano generalmente striature bruno nerastre. Su piante adulte o in età avanzata, il sintomo più frequente è la carie del legno che riguarda generalmente solo la zona più interna del ceppo; il tessuto legnoso appare fortemente disorganizzato e degradato, ha colorazione bianco giallastra, consistenza spugnosa ed è facilmente disgregabile. Lungo il ceppo possono formarsi spaccature longitudinali quando la carie si estende fino in prossimità della corteccia. L espressione dei sintomi descritta per foglie e grappoli non è costante da un anno all altro e i sintomi riscontrati su una pianta possono non evidenziarsi affatto nell anno successivo. La malattia può anche avere un decorso acuto che porta la pianta a morte improvvisa; ciò accade generalmente in luglio-agosto. In tali casi, la progressione ha andamento basipeto, al contrario di quanto accade nella forma cronica. Diagnosi Osservazione dei sintomi in campo. Osservazione delle alterazioni a carico del legno e isolamenti in coltura.

16 Lotta Non disponendo all attualità fungicidi specifici ed efficaci per il controllo della fitopatia, l unica forma di lotta è affidata alla prevenzione. Punti critici Per i vivaisti: il materiale di moltiplicazione deve provenire da piante madri ubicate in appositi campi. Per la costituzione di campi di piante madri deve essere utilizzato materiale proveniente da viti esenti da sintomi apparenti di mal dell esca. Le piante madri devono essere ben identificabili e sottoposte a regolari controlli, al fine di garantirne lo stato sanitario. In attesa dell allestimento di fonti primarie è possibile utilizzare piante localizzate in impianti commerciali, purché facilmente e costantemente individuabili, come piante madri. Estirpare tempestivamente dal campo di piante madri, viti che presentino carie del legno e/o basidiocarpi. I substrati utilizzati per la saldatura degli innesti devono essere sterili e non riciclati. Per gli agricoltori: al momento dell impianto, prestare molta attenzione alla sanità del materiale di propagazione. Consigli pratici Per gli agricoltori: identificare le piante che presentano sintomi di mal dell esca nel periodo estivo. Capitozzare o rimuovere tempestivamente le piante con sintomi di mal dell esca. Preferire forme di allevamento che non comportino grossi e frequenti tagli di potatura. Proteggere le ferite da taglio. Durante la potatura lasciare per ultime le piante che abbiano manifestato sintomi di mal dell esca. Disinfettare gli attrezzi per la potatura. Evitare l utilizzo di materiale di propagazione di dubbia origine. Per i Servizi fitosanitari: ispezioni in campo nel periodo estivo.

17 TAVOLA IV a b c d Mal dell esca e imbrunimenti delle barbatelle: a) sintomi su foglie di Victoria di un anno di età; b) sintomi su foglie; c) sintomi su grappoli; d) pianta apoplettica.

18 TAVOLA V Tavola 5 - Mal dell esca e imbrunimenti delle barbatelle: a) colonia di Phaeomoniella chlamydospora; b) punteggiature necrotiche in sezione trasversale; c) striature necrotiche in sezione longitudinale; d) carie incipiente; e) basidiocarpo di Fomitiporia punctata su Italia.

19 1.5. Eutipiosi Agente eziologico: Eutypa lata Inquadramento sistematico Phylum Ordine Famiglia Genere Specie Ascomycota Xylariales Xylariaceae Eutypa Eutypa lata (Pers.:Fr.) Tul. et C. Tul. [=Eutypa armeniacae Hansf. et Carter] Distribuzione geografica. fungo ubiquitario. Modalità di diffusione Il patogeno sverna in forma di periteci immersi in uno stroma nerastro e continuo sulla superficie di cancri e branche morte; in ambienti ad inverni miti dai periteci del patogeno, che raggiungono al maturità in primavera, fuoriescono subito dopo una pioggia le ascospore che sono disseminate dal vento. I periteci possono mantenersi vitali per almeno cinque anni. All interno dei tessuti il patogeno si conserva in forma di micelio e sulla superficie di cancri è possibile trovare i picnidi che, con l umidità favorevole, emettono dei cirri gelatinosi contenenti numerosi conidi filiformi. È prudente ritenere che la malattia possa essere trasmessa attraverso il materiale di moltiplicazione (barbatelle e talee) e con gli attrezzi di potatura. Piante ospiti Fungo polifago, attacca più di 80 specie vegetali legnose, frutticole, forestali e ornamentali con preferenza per albicocco, mandorlo, vite, melo e pero. Sintomatologia La malattia si manifesta nel primissimo periodo di sviluppo della vite principalmente a carico di foglie e germogli; i sintomi della malattia si manifestano anche internamente, nel legno del ceppo e delle grosse branche. Foglie: Le giovani foglie si presentano deformate, convesse e clorotiche, spesso si osserva la presenza di aree necrotiche in prossimità dei margini. Grappoli: Possono presentarsi fortemente acinellati. Germogli: I germogli, che hanno dimensioni di cm, si presentano deformati e clorotici, gli internodi possono presentarsi fortemente raccorciati. Ceppo: In sezione trasversale le piante mostrano aree a settore di colore bruno nerastre. L espressione dei sintomi può essere mascherata dalla espressione di altre sintomatologie dovute ad altri patogeni del legno.

20 Diagnosi Osservazione dei sintomi in campo. Osservazione delle alterazioni a carico del legno e isolamenti in coltura. Lotta Non disponendo all attualità fungicidi specifici ed efficaci per il controllo della fitopatia, l unica forma di lotta è affidata alla prevenzione. Punti critici Per i vivaisti: il materiale di moltiplicazione deve provenire da piante madri ubicate in appositi campi. Per la costituzione dei campi di piante madri deve essere utilizzato materiale proveniente da viti esenti da sintomi di eutipiosi e di mal dell esca. Le piante madri devono essere ben identificabili e sottoposte a regolari controlli, al fine di garantirne lo stato sanitario. In attesa dell allestimento di fonti primarie è possibile utilizzare come piante madri piante localizzate in impianti commerciali, purché facilmente e costantemente individuabili. I substrati utilizzati per la saldatura degli innesti devono essere sterili e non riciclati. Per gli agricoltori: al momento dell impianto, prestare molta attenzione alla sanità del materiale di propagazione. Consigli pratici Per gli agricoltori: identificare le piante che presentano sintomi di eutipiosi e mal dell esca nel periodo estivo. Rimuovere tempestivamente le piante sintomatiche. Preferire forme di allevamento che non comportino grossi e frequenti tagli di potatura. Proteggere le ferite da taglio. Potare per ultime e piante sintomatiche. Disinfettare gli attrezzi per la potatura. Evitare l utilizzo di materiale di propagazione di dubbia origine. Per i Servizi fitosanitari: ispezioni in campo nel periodo estivo.

21 1.6. Verticillosi Agente eziologico: Verticillium dahliae Inquadramento sistematico (Hawksworth et al., 1995) Phylum Ordine Famiglia Genere Specie Ascomycota Hypocreales Hypocreacae Verticillium Verticillium dahliae Kleb. Distribuzione geografica Fungo ubiquitario. Modalità di diffusione Le infezioni frequentemente si sviluppano quando le piante vengono messe a dimora in terreni che avevano in precedenza ospitato colture particolarmente suscettibili al patogeno. Sui residui della coltura precedente, così come nel terreno, è possibile rinvenire la presenza si microsclerozi che possono sopravvivere anche diversi anni in assenza dell ospite. Dai microsclerozi si sviluppa il micelio del patogeno che, quindi, si propaga mediante la produzione di conidi prodotti da fialidi portate su caratteristici rami conidiofori. La via di penetrazione nell ospite favorita è l apparato radicale. E prudente ritenere che la malattia possa essere trasmessa attraverso il materiale di moltiplicazione (barbatelle e talee) e con gli attrezzi di potatura. Piante ospiti Fungo polifago, patogeno di piante arboree (drupacee, olivo, vite, ecc.) e ortive (carciofo, melanzana, melone, patata, peperone, pomodoro, ecc.). Sintomatologia Durante la prima fase di sviluppo della coltura le piante non mostrano sintomi ma con l incremento della temperatura e la riduzione dell umidità del terreno è possibile rinvenire la presenza di germogli che disseccano. Con l avanzare delle infezioni si può osservare il deperimento generale della pianta o di sue parti e l appassimento progressivo delle foglie. La malattia provoca la morte della pianta in un tempo variabile a seconda delle condizioni pedoclimatiche e dello stato vegetativo della pianta colpita. Diagnosi Osservazione dei sintomi in campo. Osservazione delle alterazioni a carico del legno e isolamenti in coltura. Lotta Non disponendo di fungicidi specifici ed efficaci per il controllo della fitopatia, l unica forma di lotta è affidata alla prevenzione.

22 Punti critici Per i vivaisti: il materiale di moltiplicazione deve provenire da piante madri ubicate in appositi campi. Per la costituzione dei campi di piante madri deve essere utilizzato materiale proveniente da viti esenti da sintomi. Le piante madri devono essere ben identificabili e sottoposte a regolari controlli, al fine di garantirne lo stato sanitario. Devono essere scartati a priori gli appezzamenti nei quali sia stata in precedenza rinvenuta la presenza di casi attribuibili a vericillosi. In attesa dell allestimento di fonti primarie è possibile utilizzare come piante madri, viti localizzate in impianti commerciali, purché facilmente e costantemente individuabili. I barbatellai devono essere allestiti in impianti che non abbaiano in precedenza ospitato colture particolarmente suscettibili al patogeno. I substrati utilizzati per la saldatura degli innesti devono essere sterili e non riciclati. Per gli agricoltori: al momento dell impianto, prestare molta attenzione alla sanità del materiale di propagazione. Evitare di impiantare il vigneto in terreni in cui siano stati ospitati in precedenza colture suscettibili al patogeno e siano stati rinvenuti casi di verticilliosi. Evitare le consociazioni, anche di bordo, con colture ortive particolarmente suscettibili alla verticillosi. Consigli pratici Per gli agricoltori: nel periodo estivo identificare le piante che presentano sintomi di verticillosi. Rimuovere tempestivamente le piante sintomatiche. Potare per ultime le piante sintomatiche. Disinfettare gli attrezzi per la potatura. Evitare l utilizzo di materiale di propagazione di dubbia origine. Evitare le consociazioni con ortive particolarmente suscettibili. Per i Servizi fitosanitari: ispezioni in campo nel periodo estivo.

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