il restauro della chiesa parrocchiale di S. Bartolo

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1 il restauro della chiesa parrocchiale di S. Bartolo STILGRAF - CESENA 2007

2 Si ringraziano per il contributo dato per i restauri: copyright - tutti i diritti sono riservati - Stilgraf Cesena È vietata la riproduzione, anche parziale, dei testi e delle immagini 4

3 Il 14 maggio 2004 il progetto di restauro è stato approvato dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici di Ravenna e in data 20 ottobre 2004 la Conferenza Episcopale Italiana, a firma del Card. Camillo Ruini, ha inserito il nostro progetto nei propri finanziamenti. In data 22 giugno 2005 il Consiglio diocesano per gli affari economici, presieduto dal Vescovo, ha approvato l impegno finanziario che la parrocchia andava ad assumersi. Nella gara d appalto che è stata eseguita, i lavori sono stati affidati all Impresa Fellini Umberto e Figli, il cui titolare è nostro parrocchiano. Nel luglio 2005 sono iniziati i lavori con il montaggio dell enorme gru che sovrastava il campanile e delle impalcature sulla facciata e tutto intorno alla chiesa e nel settembre successivo si è iniziato a lavorare al tetto. Nel frattempo abbiamo potuto, in tutta sicurezza, continuare ad usare la chiesa per le celebrazioni. Nel settembre 2006 abbiamo dovuto lasciare la chiesa ed andare in esilio nell oratorio parrocchiale: faceva impressione vedere la chiesa piena di impalcature fino alla volta! Ciò era reso necessario per i lavori interni di restauro degli arredi, di rifacimento dell impianto elettrico e della tinteggiatura. Ma anche l esperienza della Messa nell oratorio ci ha arricchiti: ci siamo sentiti più famiglia, più comunità. Siamo stati aiutati a superare le distanze, a conoscerci meglio, a parlarci. È stata grande la gioia quando con la festività del Natale 2006 siamo potuti rientrare nella nostra chiesa, anche se invece delle panche c erano sedie di plaal termine di un avventura D. Virgilio Guidi Tutto ha avuto inizio intorno al 20 maggio 1999: una mattina abbiamo trovato la volta della chiesa perforata e per terra e sulle panche i crostoli del canneggio: alcune tavelle del tetto erano cadute a punta sulla volta. L occhio esperto di chi più volte era stato nel sottotetto per cambiare le lampade dell illuminazione della chiesa, questa volta mi ha messo subito in allarme per la situazione di precarietà del tetto. Altre volte alcune tavelle erano planate sulla volta senza provocare danni e poi erano state rimesse al loro posto. Ha avuto inizio così, in modo casuale, l avventura del restauro della nostra chiesa. Mai avrei pensato a un impresa di questo tipo e tale da coinvolgere la parrocchia in un impegno così grande. È stato dato allora incarico allo Studio Tecnico Ceredi di eseguire le indagini diagnostiche e tutti i rilievi necessari per approntare l impegnativo progetto complessivo di restauro. Il 2 luglio 2003 il progetto è stato presentato alla Soprintendenza per i Beni Architettonici di Ravenna e in seguito alla Conferenza Episcopale Italiana per i finanziamenti relativi all edilizia di culto stanziabili con i fondi derivanti dall otto per mille. Proprio in quei mesi la Conferenza Episcopale aveva deciso di finanziare il restauro non solo della parte statica degli edifici di culto ma anche l impiantistica, e così si è inserito nel progetto anche il rifacimento dell impianto di illuminazione e la messa a norma dell impianto di riscaldamento, in un primo tempo nemmeno presi in considerazione. Questa parte del progetto è opera dello Studio associato Bettini. 5

4 stica di vari colori. Era il sabato 23 dicembre e i nostri bambini provavano la rappresentazione di Natale che avrebbero tenuto in quella stessa sera, e intanto mettevamo le sedie Mi ha commosso vedere come i bambini, terminate le prove, si sono messi a spolverare le sedie. Sentivano la chiesa come la loro casa. Ed ho pensato che è proprio così: i parroci passano, la nostra generazione anche, ma la chiesa è un bene che non ci appartiene. Appartiene ai nostri figli, alle generazioni future, come noi l abbiamo ricevuta da chi ci ha preceduto. E allora anch io penso ai parroci che mi hanno preceduto: D. Emilio Casadei che nel 1968 ha promosso grandi lavori di restauro per adeguare la chiesa alla popolazione nel frattempo fortemente aumentata e nel 1989 ha voluto solennizzare i 150 anni di costruzione della chiesa con grandi celebrazioni, dotandola di nuovo di un organo a canne, dono di lui e delle sorelle Maria e Vanda; prima ancora D. Giovanni Santini che per due volte ha messo mano ai lavori di restauro dopo le due guerre mondiali: la prima volta agli inizi degli anni Venti e poi dopo il Un grazie grande va a tutti coloro che hanno reso possibile il restauro. Grazie ai tecnici, alle imprese e a tutte le maestranze che hanno lavorato con competenza, a chi ha eseguito il restauro artistico degli affreschi, delle ancone e dei vari arredi. Grazie alla Soprintendenza per i Beni architettonici di Ravenna e all arch. Emilio Agostinelli che ha vigilato su tutta l opera. Un grazie grande va alla Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana che con il suo intervento ha reso possibile tutto il lavoro. Grazie agli enti che hanno contribuito: la Fondazione della Cassa di Risparmio di Cesena, la Banca di Cesena, il Consorzio Romagna Iniziative. Grazie al Consiglio parrocchiale per gli affari economici e al Consiglio pastorale parrocchiale che hanno condiviso con il parroco la responsabilità delle scelte. Grazie all Ufficio diocesano per i beni culturali che ha seguito tutto l iter burocratico della pratica e all Ufficio Amministrativo che ha curato gli aspetti economici. Ma il grazie più grande va ai parrocchiani che hanno contribuito con grande generosità attraverso tutti i modi possibili: le offerte deducibili, l iniziativa Compra un mattone, altre offerte in occasione delle benedizioni pasquali. Una generosità che non dovrà mancare nei prossimi anni perché siamo impegnati a pagare un mutuo decennale. Ora il restauro è terminato. La chiesa ritorna pienamente alla sua funzione di casa del Signore e della comunità per la preghiera. Dobbiamo imparare ad amare la nostra chiesa, a sentirla nostra, a conoscerla, a godere della sua bellezza. Ma una chiesa non appartiene solo alla comunità dei fedeli: è un bene per tutto il territorio, per la città: per la dimensione di interiorità che una chiesa richiama e per il suo valore culturale. Crediamo, come comunità parrocchiale, di aver restituito un piccolo bel monumento a questo quartiere di Porta Trova, a questa via oggi chiamata Subborgo Federico Comandini, segnata nella sua storia dalla presenza della chiesa che nel tempo ha raccolto le gioie e le sofferenze delle persone di questo territorio. 6

5 la vicenda storica della chiesa di S. Bartolomeo Arch. Francesco Ceredi Nori Domenico, nella sua Descrizione di tutte le parrocchie della Diocesi di Cesena, delli Monasteri, de Conventi, delli Conservatori, degli Ospitali, e de luoghi pii fatta da me D. Domenico Nori Parroco di S. Bartolomeo nei Sobborghi di Cesena l anno 1814, scrive che nel 1290 venne eretto nella zona delle trove di Cesena un oratorio dedicato al culto di S. Bartolomeo apostolo e martire. Dice che si tratta di una piccola chiesa circondata da orti e vigneti: la città è ancora situata in posizione collinare lungo le falde del monte Sterlino ai piedi dell antica rocca e la zona di porta Trova non esiste ancora come borgo, poiché le mura e le porte saranno costruite qualche secolo più tardi per volere della signoria Malatesta. Nelle vicinanze scorrono il torrente Cesuola ed il canale che dava acqua ai molini che si trovano nella zona. Tale oratorio viene prima rifatto parzialmente nel 1473 per poi essere abbattuto nel 1570, permettendo la costruzione di una chiesa più grande, edificata nella maniera in cui è rimasta fino al Archivio di Stato, Mappa catastale 1815: l immagine mostra come la chiesa di S. Bartolo prima del 1835 fosse orientata con l asse longitudinale parallelo a quello stradale. 7

6 Una lapide posta nel mezzo del pavimento documentava tale ricostruzione fatta dal parroco D. Giovanni Barozzi. In essa si leggeva: Divi Bartolomaei sacras has haedes Iohannes Barotius rector a fundamentis restauravit anno Domini MDLXX (Pietro Burchi, Storia delle parrocchie di Cesena, vol. I, II). Ha una sola navata coperta da un tetto a capanna, di pessima struttura e architettura, alta 14 piedi, larga 12 e lunga 26 (piede cesenate circa 0,54 mt). L ingresso principale si trova a nord, verso la zona dell attuale rione Fornaci, mentre u- na porta laterale si affaccia sulla pubblica via che da Porta Trova conduce a Cervia. La facciata ha un portichetto con ai lati due antichi sarcofagi in pietra. La casa parrocchiale non ha un comodo ingresso, dato che si deve passare dietro l altare 2 - Prospetto della città di Cesena, incisione di Sebastiano Sassi, 1786: particolare della chiesa di S. Bartolomeo nei sobborghi di Porta Trova. 3 - Disegno allegato al manoscritto Cronaca di Cesena dal 1849 al 1855, di D. Bonafede Montanari, in cui viene rappresentata la vecchia chiesa di S. Bartolomeo, atterrata nel 1835, come si legge sotto al disegno. 8

7 maggiore, offrendosi così alla veduta pubblica del popolo che si trovava in chiesa. Ci sono due altari: nel maggiore vi è il quadro di S. Bartolomeo e della B. Vergine dipinto su tela. Posto nella nicchia del secondo altare si trova il Santissimo Crocifisso, di rilievo antico ed assai miracoloso (oggi si trova nell ancona dietro l altare maggiore). Il campanile fatto a triangolo sta di 6 piedi circa sopra la facciata della chiesa a settentrione; è semplice, consistendo tutta la mole in 2 colonnette alzate e di sopra legate con picciol arco, coperto con pochi coppi, con un cordone di pietra che lo attornia sopra l arco (AA.VV., Parrocchie di S. Bartolo e S. Cristina. Documenti ; AA.VV., Parrocchia di S. Bartolomeo, documenti Manoscritti conservati presso l Archivio Vescovile di Cesena). 4 - Disegni dell architetto Mauro Guidi, chiesa di S. Bartolomeo, Tale disegno mostra la chiesa orientata con la facciata ad est, sulla strada, come verrà poi realizzata. 9

8 Nel 1777 muore il parroco D. Francesco Maria Adani, lasciando nel suo testamento buoni fruttiferi e censi alla parrocchia, che allora contava più di 820 persone, per un ammontare di 900 scudi romani, che di lì a poco sarebbero serviti alla costruzione di una nuova chiesa. L architetto Mauro Guidi compone nel 1806 una serie di disegni su come avrebbe voluto rimodernata la città di Cesena, con rifacimento totale dei palazzi, chiese, conventi, ponti. È interessante notare che la chiesa di S. Bartolomeo risultava dal disegno orientata con la facciata ad est, come verrà successivamente realizzata. Il disegno della nuova chiesa è inventato e delineato dal Sig. Prof. Giovanni Antolini di Bologna mentre per l esecuzione del medesimo è destinato il Sig. Prof. ed ingegnere in capo nella città di Forlì Maurizio Brighenti riminese. Il capo muratore cui viene affidato il lavoro è il Sig. Pietro Ricci detto il Sacatino il quale è obbligato a dare terminata la nuova chiesa entro il venturo La spesa è di scudi (escluso il campanile che non verrà costruito subito per mancanza di fondi) e si farà per cura del parroco D. Ambrogi col denaro del cumolo del suo antecessore Sig. D. Francesco Maria Adani che per 58 anni è stato investito ed amministrato prima dal vicario capitolare Monsignor Casali e successivamente da una congregazione formatasi a tale scopo all interno della parrocchia. Il 9 giugno del 1835 il Gonfaloniere Sig. Francesco Maria Americi, venuto a conoscenza della imminente costruzione della nuova chiesa parrocchiale di S. Bartolomeo, invia una lettera al parroco D. Domenico Ambrogi chiedendogli esplicitamente di allinearsi con la facciata della nuova chiesa non al portico bensì al muro della casa parrocchiale, ovvero quattro piedi più addietro. Questo perché in previsione dell atterramento di tale portico farebbe un brutto vedere quella facciata sola isolata (Lettera del Gonfaloniere Francesco Almerici al parroco D. Domenico Ambrogi Archivio di Stato di Cesena,Titolo 27 fascicolo 9, documento registrato al protocollo generale della magistratura comunale al n. 786 in data 9 giugno 1835). Il 15 giugno dello stesso anno comincia l atterramento della chiesa parrocchiale di S. Bartolomeo Apostolo fuori di Porta Trova. Essa era da gran tempo che quasi minacciava rovina (Mariani Mattia, Cronaca Cesenate dall anno 1814 al 1856) e salvo il SS. Sacramento che in quella si conservava, si può dire che era una vera spelonca, era sol questa che faceva disonore a tutte le chiese di questa diocesi (Sassi Gioacchino, Selva di memorie e di fatti riguardanti la città di Cesena raccolti e scritti dal Sacerdote D. Gioacchino Sassi Canonico onorario dell Insigne Collegiata di S. Cristoforo Martire in Longiano, 1845). Già nel 1804 D. Luigi Berlati scriveva che l ufficianza e i parrocchiani moltissimi per questo (umidità) non intervengono, andando piuttosto alla messa in altre chiese. Sotto la direzione del Sig. Brighenti ingegnere in capo in data 3 luglio 1835 viene delineata la pianta della nuova chiesa: questa è stata messa tutto il contrario della demolita, mentre prima guardava con la facciata a settentrione ora è stata messa a levante. Essendo stata approvata l istanza del Gonfaloniere, la facciata è stata arretrata fino ad essere in linea con il muro della casa parrocchiale. Purtroppo i lavori procedevano a rilento e nel 1835 si erano solo riempite le fondamenta, unitamente a pochi palmi di muro fuori terra. Nello scavo delle fondamenta venne alla luce una gran quantità di ossa umane, e si vuole che questi posti fossero serviti come cimitero per l orribile pestilenza del 1591, in cui le vittime furono alcune migliaia. Dopo quasi due anni che si erano fermati, solo a marzo del 1837 i lavori riprendono: In capo di quest anno la chiesa era coperta; soltanto era da fabbricargli nell esterno. 10

9 5 - Disegno dell architetto Brunelli di Cesena per poter eseguire i lavori di rinnovamento della facciata della canonica di S. Bartolomeo. Nel 1839 i lavori alla chiesa sono finalmente ultimati, essendo quattro anni che era in piedi quella fabbrica : il 21 settembre all ora del vespro il vescovo Innocenzo de Conti Castracane, assistito dai canonici Giovanni Ridolfi e Giuseppe Carrara, benedice la nuova chiesa parrocchiale di S. Bartolomeo. Il giorno seguente si celebra l apertura della nuova chiesa con una festa solenne del SS. Crocifisso che si venera in S. Bartolomeo. Dopo pranzo la Sacra Immagine viene portata in processione e la sera la chiesa nuova e tutto il subborgo è illuminato con fiaccole e lumi sulle finestre. Seguono giorni di celebrazioni e festeggiamenti accompagnati dalla banda musicale, spari di mortaletti e corse a premi di cavalli berberi. In una lettera al Gonfaloniere Pirro Della Massa, il parroco D. Pietro Carloni chiede, nel 1845, di potere eseguire dei lavori di rinnovamento alla facciata della canonica, contigua alla facciata della chiesa, abbattendo la parte di portico sulla strada comunale ravennate e allargando di conseguenza tale strada. Considerato ciò, nella lettera si richiede anche un equo compenso, limitato alla spesa di ricostruzione della suddetta facciata. Alla lettera è allegato un disegno dell architetto Brunelli di Cesena, mostrato nella figura n. 5. Altro lavoro importante sotto la reggenza del parroco Carloni è la costruzione del campanile della chiesa, i cui lavori cominciano nel 1846 e terminano nei mesi di giugno e luglio del Le quattro campane del campanile di S. Bartolomeo vengono fuse nel 1849 dai fratelli Angelo e Giuseppe Balestri nella loro fonderia sulla via Cervese e poste sul campanile l anno dopo, il Sempre in quest anno l altare maggiore viene decorato con una bella e superba ancona che ancora oggi si può ammirare e che in tempi precedenti era appartenuta alla chiesa del soppresso convento delle monache di S. Biagio (D. Bonafede Montanari, Cronaca di Cesena dal 1849 al Manoscritto conservato presso la Biblioteca Malatestiana di Cesena). Sassi Gioacchino, nel suo manoscritto Ecclesiografia Cesenate, scrive che nel 1856 per cura del parroco Carloni tutto l interno della chiesa viene dipinto con lodevole magnificenza dal cesenate Natale Mariani, il quale, come narrano le cronache di allora, adopera tutta la sua bravura ed estro nell esecuzione delle figure quanto degli ornati. I fatti riportati dal manoscritto comprendono una dettagliata descrizione della chiesa in quel periodo: Vi sono tre altari: nella cappella maggiore entro una superba ancona (quella che apparteneva alle monache di S. Biagio) fa spicco il SS. Crocifisso, di rilievo e di antica proprietà della chiesa. Il secondo altare nella cappella a destra è dedicato alla Immacolata Concezione della 11

10 Beata Vergine ed in essa si trova anche, dentro una bella ancona, la statua della Vergine creata dal giovane Giovanni Pirini. Il terzo altare nella cappella a sinistra è ornato da un effige dipinta della Beata Vergine del Buon Consiglio di proprietà di D. Giuseppe Sassi. In seguito tale dipinto viene sostituito con un quadro rappresentante il martirio di S. Bartolomeo apostolo della scuola pittorica di Annibale Carracci e datato 1655, appartenuto in tempi addietro alla chiesa delle monache di S. Caterina in via Chiaramonti, oggi Palazzo Masini. La ancona di questa cappella proviene da detta chiesa. anche qui il fosso di scolo che immette nel torrente Cesuola. Un disegno di fine 800 raffigurante la planimetria del borgo di Porta Trova, presente all Archivio di Stato, risulta molto interessante perché ce ne illustra la fisionomia di allora: si notano la nuova chiesa di S. Bartolomeo, la demolizione avvenuta dell antica porta daziaria e il vecchio porticato che dalla canonica arrivava fino all incrocio di Porta Trova. Il porticato sarà demolito pochi anni dopo, nel 1900, con conseguente arretramento delle facciate delle case interessate. 6 - Archivio di Stato, Sezione di Cesena, planimetria di Porta Trova, Dieci anni dopo circa, nel 1867, la fisionomia del borgo di Porta Trova subisce diversi cambiamenti: viene demolita la porta daziaria risalente al XV secolo (Pietro Burchi, Nuova ecclesiografia cesenate), il grande fossone che circonda le mura da Porta Santi a Porta Trova viene chiuso e usato successivamente come fogna. Via dei Mulini viene risistemata chiudendo A 83 anni, nel 1901, muore D. Carloni, a cui succede D. Augusto Palmieri, il quale effettuerà esclusivamente lavori interni alla canonica nel 1913, modificandone il prospetto sull attuale Via Subb. F. Comandini. Nel 1921 la chiesa si trova in uno stato indecoroso a causa dei danni dell umidità di risalita. Il nuovo parroco D. Giovanni Santini intraprende ingenti lavori di 12

11 restauro generale a chiesa e canonica, diretti dall architetto Amilcare Zavatti. Tali lavori comprendono la realizzazione di un vespaio per contrastare l insalubrità dovuta all umidità, come da istruzioni dell ufficio tecnico comunale, con rifacimento del pavimento della chiesa, sormontato perimetralmente da una zoccolatura. Tutti gli archi delle cappelle e il grande arco absidale vengono provvisti di archivolti; nella parete nord vengono realizzate due aperture semicircolari a dar luce nelle parti più buie della chiesa. Ai lati delle due cappelle si aprono quattro nicchie per altrettante statue; sul campanile vengono posizionate tre nuove campane, quelle ancora in uso e sulle quali è tuttora leggibile l iscrizione col nome del parroco; soffitti voltati e coperture sono soggetti a risanamento con sostituzioni delle parti danneggiate dal terremoto del Il decoratore e pittore cesenate Fortunato Teodorani realizza rilievi a chiaroscuro nella volta centrale, a scanalature su colonne e lesene, decorazioni intorno agli archi e fregi sulla trabeazione, i quattro simboli degli Evangelisti e un coro di angeli nel catino absidale. Dopo quattro anni, il 12 settembre del 1925, sono ultimate le opere di restauro e risanamento e il 18 ottobre la chiesa viene riaperta al culto. Durante la Seconda Guerra Mondiale anche Cesena subì molte incursioni aeree con bombardamenti. Alle 9,45 del 4 ottobre 1944 vengono colpite la canonica di S. Bartolomeo ed una parte della chiesa. Terminata la guerra, nel 1945 D. Santini si dedica alle opere di ricostruzione: la sacrestia non esisteva più; parte del catino absidale era sfondato con conseguenti danni interni alla chiesa; la canonica, quasi interamente distrutta, presentava un moncone di muro pericolante. Nel 1957 D. Emilio Casadei, divenuto parroco il 10 giugno 1956, fa eseguire la pulizia della facciata e una nuova tinteggiatura dell interno. Così egli scrive nella Relazione per la Visita pastorale: La chiesa dal 1957 è stata quasi interamente restaurata, si sono fatti lavori di restauro nella faccia- 7 - Il pittore Fortunato Teodorani alle prese con la decorazione absidale in una foto dell epoca. 13

12 8 - Foto dell epoca in cui si vedono le decorazioni del catino dell abside, opere del pittore Fortunato Teodorani. 14

13 9 - Foto dell epoca in cui si vedono i danni provocati alla canonica dal bombardamento del 4 ottobre Lavori di pulizia della facciata del ta e nell interno ed è stata riportata alla linea originale neoclassica (Relazione Visita pastorale 22 dicembre 1957 e 26 maggio 1963, Archivio parrocchiale di S. Bartolo). Delle decorazioni del Prof. Fortunato Teodorani rimangono solo i quattro simboli degli Evangelisti ed i fregi della trabeazione. Nel 1967 cominciano gli imponenti lavori di rifacimento diretti dall ingegnere cesenate Mario Dal Monte. Essi comprendono la rimozione del grande presbiterio che occupava un terzo della chiesa, con la demolizione delle due colonne dell arco trionfale, delle due balconate ai lati dell altare maggiore e della balaustra con cancelletto che ornava l accesso al presbiterio. L altare viene sostituito con uno nuovo in marmo, in linea con la riforma liturgica del Concilio Vaticano II; il soffitto centrale con volta a botte viene prolungato fino all arco che delimita il catino absidale. La sacrestia viene ricostruita. Sotto la zona dell altare viene realizzato un salone per le attività parrocchiali. La chiesa fu solennemente 15

14 consacrata dal Vescovo Mons. Augusto Gianfranceschi il 21 dicembre Dieci anni dopo, nel 1978, viene sostituita tutta la lattoneria della copertura della chiesa e ritinteggiato tutto l interno. Nel 1983 vengono innalzate attorno al campanile le impalcature per un restauro generale: sostituzioni delle parti ammalorate del tetto e delle gronde; montaggio di grate nelle aperture per contrastare i danni causati dai piccioni; ricostruzione e consolidamento delle mensoline della cornice; risanamento della cupola danneggiata da numerose infiltrazioni d acqua; sostituzione della croce in cima alla cupola. Nel 1989 viene festeggiato il 150º anniversario della costruzione della chiesa con solenni celebrazioni culminate il 15 ottobre con la Messa solenne celebrata dal Cardinale Pietro Palazzini. Non mancano gli interventi di abbellimento: viene completato il presbiterio con la costruzione del Tabernacolo e dell ambone; viene realizzato un nuovo Battistero sul lato nord della chiesa, abbellito da una tela del Prof. Adelmo Calderoni raffigurante il battesimo di Gesù; l abside è adornata da un bel coro in legno, la chiesa viene dotata di un nuovo pregevole organo meccanico, realizzato dalla ditta Gustavo Zanin di Udine. Queste le vicende storiche e costruttive che hanno caratterizzato la chiesa di S. Bartolomeo e nella storia ne hanno cambiato l aspetto e la natura originaria Avviso che annuncia l apertura della nuova chiesa parrocchiale di S. Bartolomeo,

15 12 - Frontespizio del libretto a ricordo del prodigio del SS. Crocifisso. 17

16 glossario essenziale Capriata Stuttura lignea o metallica di sostegno triangolare, formata da due travi oblique dette puntoni e da una orizzontale, la catena, che collega fra loro le pareti portanti. Cimasa La cimasa (o cima, sima, cimacio) è una modanatura curva e sporgente, a forma di guscio o di gola. Fregio Parte intermedia tra architrave e cornice nella trabeazione classica. In generale indica l elemento ornamentale posto a decorare cornici e superfici lineari. Parasta Elemento verticale di sostegno, per lo più sotto forma di pilastro, con base, fusto e capitello, in parte sporgente, in parte incassato in un muro: può servire di rinforzo a una parete o come elemento di appoggio per un arco, una colonna, una trave o una finestra. Volta a Botte Copertura curva di un ambiente o di una campata costituita di una struttura semicilindrica che scarica su due muri di imposta paralleli i carichi cui è sottoposta. Lesena Semipilastro o semicolonna addossata a una statua, provvista di base e capitello, a volte liscia e a volta ornata, con funzione decorativa. 18

17 il restauro della chiesa Ing. Arch. Paolo Ceredi Poco meno di 170 anni di vita per un edificio storico sono davvero poca cosa, eppure la chiesa di S. Bartolo (nome ufficiale della parrocchia dal 1986) ha subìto nella sua giovane esistenza rilevanti interventi, che ne hanno cambiato radicalmente la percezione interna e le geometrie. Attraverso una approfondita e ben documentata ricerca storica, saggi in loco e molta pazienza, siamo riusciti a ricostruire la cronistoria delle successive modificazioni che la chiesa ha registrato sui suoi muri, più imponente fra tutte quella del Citeremo spesso, nel breve riepilogo di questi due anni di restauro, la data del 1968, perché ha segnato nel bene e nel male uno spartiacque, un punto di non ritorno nella storia architettonica di S. Bartolo. Esigenze di nuovi locali e di un nuovo spazio per far fronte ad un affluenza di fedeli in rapida ascesa, hanno portato il parroco D. Emilio Casadei a ridurre il presbiterio che occupava ben un quarto della chiesa. Furono ricavati i locali interrati del cosiddetto salone, un nuovo spazio per i giovani parrocchiani, di cui pure lo scrivente ha usufruito e che ricorda con piacevole nostalgia. Nei lavori si mise mano anche al tetto della navata centrale e in parte alle falde delle navate laterali. Da allora non sono stati più sottoposti ad alcun tipo di manutenzione. È noto come le coperture negli edifici storici siano le strutture più esposte agli agenti atmosferici e dunque soggette a rapido degrado. Nessuno stupore dunque doveva esserci quando nel 1999, ben 30 anni dopo gli ultimi interventi, dal tetto della navata centrale caddero alcune pianelle in cotto, sfondando la volta a botte. Invece stupore ci fu e pure preoccupazione: le coperture versavano in preoccupante stato di degrado, la regimazione delle acque meteoriche presentava perdite di difficile smaltimento e pure la facciata necessitava di una bella ripulita. La necessità contingente è stata l occasione per la redazione di un progetto globale di restauro, esteso alla chiesa nel suo complesso, e ha riguardato sia la conservazione dell architettura, sia il miglioramento strutturale per fronteggiare il caso di un evento sismico. I tetti Gli interventi di consolidamento delle coperture sono stati i primi e i più urgenti. Hanno interessato dapprima le due navate laterali, l abside ed infine la navata centrale. È stata eseguita una indagine diagnostica sui legni esistenti: gran parte delle travi è risultata in avanzato stato di degrado per attacchi da insetti xilofagi e da carie dovute al contatto del legno con l umidità. Le testate di puntoni e terzere alloggiati nella muratura sono risultate affette da grave degrado da carie, così come gli arcarecci a sostegno delle mezzanelle. Alcune sezioni delle travi risultavano altresì sottodimensionate per i carichi attualmente vigenti. Si è dunque proceduto alla sostituzione di tutti i legni di prima e seconda orditura con travi in legno abete di nuova fornitura e di 19

18 adeguata sezione, trattate con trattamento antitarme e antimuffa. Le testate in alloggio nelle murature sono state protette con cuffie di sughero e poste su dormiente in legno di rovere. L intervento di miglioramento sismico è stato effettuato mediante la realizzazione di cordolatura perimetrale con largo piatto in ferro fissato alla muratura con perni filettati. Tale intervento è stato preferito al tradizionale cordolo sommitale in conglomerato cementizio armato, poiché, trattandosi di restauro conservativo, si è agito nel rispetto dei principi di minimo Successivamente è stato ripristinato il manto di copertura mediante riposizionamento di pianelle in cotto, isolante termico completo di guaina ardesiata impermeabilizzante e coppi, sostituendo gli elementi ammalorati o compromessi con altri di recupero. A completamento degli interventi di consolidamento sono state realizzate passerelle di ispezione in legno nel sottotetto della navata di sinistra e della navata centrale per la manutenzione del manto di copertura e degli impianti elettrici che corrono lungo tutta la chiesa. 1 - Navata di destra: degrado da carie della testata del puntone. intervento e completa reversibilità. Al piatto metallico sono stati collegati tutti i legni di prima e seconda orditura mediante angolari, piastre e viti autofilettanti, al fine di garantire, a fronte di un evento sismico, un comportamento scatolare delle murature, attivato dalla rigidezza dell impalcato di copertura. Durante il consolidamento delle coperture si sono resi visibili gli imponenti interventi del 1968: lo sventramento del presbiterio ha comportato un rifacimento di parte del tetto a capanna della navata centrale, con il posizionamento di due capriate metalliche accoppiate (elementi strutturali di risulta, ossia provenienti 20

19 2 Navata di sinistra: piatto in ferro di cordonatura sommitale. magari da qualche capannone dismesso della città) in successione alle quattro capriate lignee presenti; è stato inoltre realizzato un cordolo perimetrale in conglomerato cementizio armato nella sola zona a ridosso dell abside, alla quota di 3 Abside: orditura dei nuovi legni e cordonatura metallica. 21

20 imposta delle capriate. Tali interventi del tutto normali per quegli anni, quando il concetto di restauro conservativo ancora discuteva intorno ai suoi principi guida, oggi appaiono inconciliabili, per invasività e incompatibilità dei materiali, con la struttura originaria della chiesa. In fase di consolidamento delle coperture si è tuttavia deciso di mantenere gli interventi del 1968, poiché ancor più invasiva sarebbe stata la loro rimozione. Il cordolo in conglomerato cementizio armato, eseguito nella sola zona dell abside, è stato completato con una cordonatura metallica estesa a tutta la navata centrale. Ma la sorpresa più inquietante il grande tetto di S. Bartolo ce l ha riservata quando abbiamo verificato le singole testate delle imponenti capriate lignee La capriata Un altro intervento del 1968, di normale routine per quegli anni, fu la realizzazione di una scarpa metallica intorno al nodo catena-puntone della quarta capriata lignea a partire dal timpano di ingresso. Tale capriata, già allora interessata da stati di degrado da carie per l infiltrazione di acque meteoriche dalla copertura, fu risanata mediante la chiusura della testata ammalorata con piatti in ferro e staffature di sicurezza: una sorta di gesso metallico per l arto ligneo compromesso.va detto che la carie si arresta non appena si elimina la causa che la genera, ossia il contatto del legno con l acqua. Tuttavia la scarpa metallica, se da un punto di vista statico migliora il nodo catena-puntone, da un punto di vista della salute del legno diventa un aggravante, specie se le infiltrazioni di acqua piovana continuano negli anni successivi all intervento. Infatti la cuffia in ferro attorno al legno bagnato ha impedito allo stesso di asciugarsi, accelerando i fenomeni di degrado da carie. Così quando nel febbraio del 2006 abbiamo esaminato le singole testate delle quattro capriate lignee, liberandole dalla muratura che le racchiudeva, ci siamo trovati di fronte ad un vero e proprio pericolo di crollo della struttura della quarta capriata. Rimossa la cuffia metallica, il dente di incastro tra puntone e catena è apparso completamente distrutto; la carie da fungo era in stato così avanzato da fiorire in più frutti (simili ai funghi che vediamo crescere sulle cortecce degli alberi). L urgenza di un intervento risolutivo e definitivo appariva necessaria. Con la consulenza dell ing. Marco Lauriola (tecnico esperto a livello nazionale di legno strutturale) abbiamo progettato un tipo di intervento che rispettasse il carattere conservativo del restauro e che attingesse altresì alla tecnologia del legno: dunque salvaguardare la capriata nella sua parte sana e dotarla di una protesi simile in morfologia e materia per la parte interessata dal degrado. Abbiamo così deciso di ricostruire la porzione di capriata ammalorata con una protesi in legno abete lamellare. Le ragioni della scelta di un legno lamellare rispetto ad un legno massello sono principalmente due: il fatto che la capriata non fosse a vista non esigeva particolari soluzioni esteti- 4 La testa deteriorata della capriata. 22

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