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1 CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE PRESSO IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA *** RASSEGNA STAMPA 14 maggio 2008 Titoli dei quotidiani Avvocati Il Sole 24 Ore Legali alla prova dell e-learning Professioni Il Sole 24 Ore Il Sole 24 Ore Italia Oggi Italia Oggi Italia Oggi Italia Oggi L antiriciclaggio cambia i reati fiscali Partita la corsa alle 28 presidenze di commissione Deleghe pronte a via XX Settembre Dalle parti di Scajola comincia la nuova era dell'atomo Ora dati trasparenti Le Casse guardano ai senza albo La Repubblica Ma è stop alle liberalizzazioni tra tassisti e notai vince il monopolio Giustizia Il Sole 24 Ore La Repubblica Corriere della Sera Il Messaggero Sicurezza, spesa fuori dal patto Maroni-Moratti, vertice per Milano Un commissario per l'emergenza rom Clandestini, anche l Ue studia il giro di vite GIURISPRUDENZA Il Sole 24 Ore Italia Oggi Sindaci a tutta decadenza Sindaci, imparzialità stringente FLASH

2 *** Avvocati Giovanni Parente, Elena Pasquini, il Sole 24 Ore (Roma) pag. 15 Legali alla prova dell e-learning Guardare avanti per una professione di respiro sempre più europeo. Il nuovo mandato di Alessandro Cassiani, 71 anni, riconfermato al vertice dell Ordine degli avvocati romani, si ispira a questo imperativo. La gestione di un Ordine che conta un numero di avvocati pari a quello di tutta la Francia non è cosa da poco. La sfida, però, è rappresentata dall imposizione agli ordini regionali dell aggiornamento a tutti gli iscritti, sottolinea Cassiani. La chiave di volta potrebbe essere la formazione online con cui sarebbe più semplice programmare interventi mirati a qualificazione e aggiornamento. Il modello potrebbe essere quello messo in pratica dall Ordine dei commercialisti di Roma che punta sulla formazione a distanza. Intanto il Consiglio ha pensato di tutelare i suoi iscritti da un possibile procedimento disciplinare in caso non fosse in grado di garantire l aggiornamento: una delibera prevede che qualora un avvocato tenti per otto volte l iscrizione a un corso, non rientrando tra i frequentanti per motivi di affollamento, egli sarà esonerato dalla formazione. E la qualità deve guidare ogni gradino della professione, a partire dal praticantato. Il controllo sul periodo di pratica già ridurrebbe il numero degli iscritti: all esame di novembre precisa Cassiani. Mentre si attende l introduzione del processo telematico che eviterebbe agli avvocati lunghe file nelle cancellerie, l Ordine cerca di introdurre nuove attività che aiutino i giovani a inserirsi nel mercato professionale europeo: ne è un esempio l istituzione della Commissione di diritto comparato, coordinata dagli avvocati Paolo Nesta e Goffedo Maria Barbantini. L avvocato Arditi di Castelvetere insieme a Sandro Fasciotti e Antonio Conte si occupa della commissione famiglia e spiega che le ultime elezioni hanno aperto la strada agli avvocati che esercitano quotidianamente in tribunale. Per la competenza e il numero dei suoi componenti (circa 40), la commissione è stata divisa in cinque dipartimenti. Suggerirà correttivi alle leggi del settore ma punterà anche a sviluppare contatti diretti con i magistrati, creando gruppi di lavoro con quelli che si occupano di diritto minorile e di famiglia e protocolli d udienza.

3 Professioni Elezioni Marco Rogari, Roberto Turno, Il Sole 24 Ore pag. 2 Partita la corsa alle 28 presidenze di commissione Parte la corsa alle presidenze delle commissioni di Camera e Senato: la Lega preme per avere il massimo dei posti (almeno 5), An pretende risarcimenti (ne avrebbe solo 6), forza Italia non cede e i piccoli (Dc, autonomie, Pri, Mussolini) sgomitano. Sarà un risiko. Battaglia per le due Affari costituzionali: alla Camera tra Donato Bruno e La Loggia (Fi), col dubbio del passaggio di Bruno alla Giustizia dove calano le quotazioni di Giulia Buongiorno (An). Al Senato Carlo Vissini (Fi) vede l ombra di Pisanu, quotato però all Antimafia, con Andrea Pastore (fi) outsider. Per la Giustizia al Senato è corsa tra Giuseppe Valentino (An) e Antonino Caruso (An). Agli Esteri fanno corsa Dini (in alternativa alla Difesa) e Domenico Nania (An). Il nome di Pera circola per gli Esteri. Alla Camera per gli Esteri corrono Martino (Fi), Margherita Boniver (Fi) e Stefano Stefani (Lega). Luigi Ramponi (An) con Sergio De Gregorio e ancora Dini sono quotati alla Difesa del Senato. Per la stessa commissione alla Camera sono in lizza Martino, Roberto Speciale (An), Filippo Ascierto (An) e Salvatore Cicu (Fi). Lotta all ultimo colpo per le commissioni economiche. Al Senato per il Bilancio il più gettonato è Antonio Azzolini (Fi), alla Camera Mancarlo Giorgetti (Lega). Per le Finanze al Senato partita aperta tra Baldassarri (in pista anche per il Bilancio), Massimo Garavaglia (Lega) e Giampiero Cantoni (Fi); alla Camera testa a testa tra Maurizio Leo (An) e Gianfranco Conte (Fi). Gianni Fava (Lega), Mario Calducci (Fi), Beatrice Lorenzin (Fi) e Stefania Saglia (Fi) puntano alle Attività produttive della Camera, all Industria del Senato spuntano Garavaglia e Lucio Malan (Fi). E ancora: Grillo (Fi) è dato quasi per certo ai Lavori pubblici del Senato; Giiuseppe Valditara (an), Franco Asciutti (Fi) e Ombretta Colli (Fi) premono sulla Cultura del Senato, Valentina Aprea (Fi), Gennaro Malgari (An) e Benedetto Granata (An) a quella della Camera. Mario Landolfi (An) e Andrea Gibelli (Lega) puntano a Trasporti e Telecomunicazioni della Camera. Domenico Di Virglio (Fi) è Alessandra Mussolini per la Sanità della Camera, mentre Cesare Cursi (an) e Antonio Tommasini (Fi) corrono per la Sanità del Senato. Paolo Bonazzi (Fi) è il più quotato all Agricoltura, Stefano Stefani (Lega) aspira all Ambiente alla Camera, An punta al Senato su Alessio Butti. Partita a sé sulle commissioni Lavoro con Oreste Toffani (An) o Mario Ferrara (Pdl) che avanzano e Cantoni in attesa. Alla Camera punta il Carroccio con Giampiero Dozzo (o all Agricoltura) e Angelo Alessandri, ma sale il pressing di Giorgio La Malfa (Pri). Infine le commissioni di garanzia. In corsa per la vigilanza Rai sono Giovanna Meandri e Marco Follini (Pd) e Leoluca Orlando (Idv). Per i servizi segreti spunta Francesco Rutelli ma è tensione con Arturo Parisi. Ma è corsa anche per altre poltrone, tutte per la maggioranza. Dagli enti di previdenza a Schengen, dall anagrafe tributaria fino ai rifiuti. Le scommesse sono aperte.

4 Stefano Sansonetti, Italia Oggi pag. 7 Deleghe pronte a via XX Settembre La squadra di via XX Settembre è pronta a scendere in campo. Lo schema non ha ancora il timbro dell'ufficialità, ma i ruoli ormai sono tutti più o meno definiti. Quanto ai cinque sottosegretari che lavoreranno a stretto contatto con il ministro dell'economia, Giulio Tremonti, le deleghe stanno prendendo corpo. Per Luigi Casero, tremontiano doc e già responsabile economico di Forza Italia, si profila una competenza pesante su demanio e territorio. Per realizzare quanto sia nevralgico il settore demaniale, basti ricordare come una parte importante del programma economico del Pdl sia costruita su un vasto piano di dismissione del patrimonio immobiliare pubblico. Altrettanto centrale è la supervisione delle operazioni che fanno capo all'agenzia del territorio, alle prese con il difficile piano di decentramento catastale intrapreso dal precedente governo. Deleghe di rilievo verranno assunte anche da Alberto Giorgetti, proveniente da An. Per lui sono in serbo i giochi e le dogane. Anche qui è appena il caso di ricordare l'importanza dell'aams (futura Agenzia dei giochi), soprattutto in termini di raccolta di risorse che il settore garantisce allo stato. Per Daniele Molgora, esponente del Carroccio che era già stato sottosegretario di Tremonti, è pronta una delega sul federalismo fiscale, obiettivo prioritario della Lega. All'interno di questo perimetro, poi, Molgora si occuperà in generale della materia delle entrate. Sarà invece Giuseppe Vegas, da sempre uomo dei conti di Forza Italia, a dover gestire un'autentica patata bollente, ovvero tutta la fase di gestazione e sviluppo della legge finanziaria. Del resto su questo terreno sdrucciolevole aveva già avuto modo di operare nel precedente governo del centro-destra. Per concludere c'è Nicola Cosentino, altro esponente forzista. Per il già coordinatore azzurro della Campania la competenza sarà su tesoro, personale e Cipe. Anche negli altri posti che contano a via XX Settembre, peraltro, lo staff di Tremonti va pian piano delineandosi. Dato per assodato il ritorno di Vincenzo Fortunato come capo di gabinetto, secondo alcune indiscrezioni Marco Milanese, già capo della segreteria del ministro ed eletto alla camera, diventerebbe consigliere politico del titolare del dicastero. E in questa veste, in sostanza, curerebbe i rapporti con i gruppi parlamentari. Novità in arrivo, infine, anche sul versante dell'agenzia delle entrate. Secondo alcune fonti di via Cristoforo Colombo, Massimo Romano, messo in sella due anni fa da Vincenzo Visco, sarebbe a un passo dalle dimissioni. Secondo quanto filtra, in pratica, Romano opterebbe per la carta delle dimissioni per potersi difendere meglio nella bufera giudiziaria che lo sta coinvolgendo in relazione alla pubblicazione on line dei redditi. È però altrettanto evidente che il destino di Romano, con l'uscita di scena di Visco, appariva piuttosto segnato. Come suo successore, al momento, parrebbe in pole position Attilio Befera, già direttore centrale amministrazione dell'agenzia delle entrate e adesso amministratore delegato di Equitalia, la società pubblica di riscossione dei tributi. Tremonti, del resto, ha apprezzato molto la sua conduzione del braccio operativo del fisco. Nei giorni scorsi, peraltro, è stata costituita Equitalia giustizia (100% Equitalia), società che, in base all'ultima Finanziaria, dovrà occuparsi di riscossione dei crediti di giustizia in convenzione con il dicastero di via Arenula. Al vertice della spa sono stati individuati due personaggi dati in ascesa con il ritorno di Tremonti. Si tratta di Luigi Magistro, che è vicepresidente della nuova società, e di Marco Di Capua, che ne sarà consigliere. Anche quest'ultimo, secondo alcuni, potrebbe diventare direttore delle Entrate. O almeno potrebbe riprendersi la direzione dell'accertamento fiscale, che già aveva con Tremonti.

5 Gianpiero DiSanto,Italia Oggi pag. 7 Dalle parti di Scajola comincia la nuova era dell'atomo Con una coppia di sottosegretari così, Claudio Scajola, ministro dello sviluppo economico, può dormire sonni tranquilli: nessuno cercherà di ostacolare il suo progetto di preparare il terreno per il ritorno alle centrali nucleari. Anzi, considerati i precedenti, è certo che Adolfo Urso e Ugo Martinat, ex di Alleanza nazionale, faranno di tutto per accelerare la conversione dell'italia all'atomo. I due, che saranno affiancati dall'altro sottosegretario Paolo Romani, (in predicato di assumere l'incarico di viceministro con delega per le comunicazioni), non hanno certo perso tempo. Urso, in particolare, appena insediata la camera dei deputati, il cinque maggio ha depositato un malloppo di proposte di legge di cui è primo firmatario. Tra queste, appunto, «Disposizioni per la formulazione del piano energetico nazionale e per la realizzazione di nuovi impianti nucleari». Sul ritorno dell'italia all'atomo, insomma, i nuovi vertici del dicastero di via Veneto si troveranno perfettamente allineati, se è vero che anche Martinat, tra le numerose proposte di legge presentate nel corso della passata legislatura, ne aveva inserita una sull'energia nucleare. Ma al di là di quella che è una strategia già tracciata e delle deleghe che due dei tre sottosegretari avranno (Urso si occuperà con tutta probabilità del commercio con l'estero, come aveva fatto del resto nel precedente governo Berlusconi) è certo che l'attività parlamentare dei due esponenti del partito di via della Scrofa rende piuttosto bene l'idea delle loro intenzioni. Urso, nella sua recentissima infornata di idee legislative, ha spaziato: c'è l'ormai irrinunciabile progetto di sopprimere le comunità montane e non mancano le «Nuove norme in materia di servizio idrico integrato». Poi, tanto per non dimenticare le liberalizzazioni, via con una bella delega per il riordino dei servizi pubblici locali, dopo il tentativo fallito del già ministro delle politiche regionali, Linda Lanzillotta, di far passare le sue idee in proposito. Ancora, «Disposizioni in materia di partecipazioni della Società Italia Lavoro spa alle società miste per i servizi pubblici». Di commercio estero, per ora, neanche a parlarne, se non per il progetto di legge che vuole introdurre modifiche «alla legge 20 luglio 2004, n.189, in materia di divieto di utilizzo di pelli di foca e loro derivati a fini commerciali». Urso, però, è ormai un esperto di commercio internazionale e farà di certo valere la sua esperienza appena tornato in viale Boston. Martinat, che nei due governi Berlusconi era stato viceministro delle infrastrutture, questa volta farà altre cose. L'uomo, del resto, ha molte idee, come dimostrano molte iniziative legislative di cui si è fatto promotore in passato. Qualche anno orsono presentò una proposta di legge per il ritorno dei lavori forzati (con stipendio, però) per i detenuti italiani, che potrebbero così pagarsi il soggiorno in cella, per esempio, con la bonifica delle discariche di rifiuti o con la sistemazione degli argini dei fiumi. Sistemata l'emergenza munnezza, potrebbe tornare utile anche l'abbattimento delle aliquote previdenziali a carico dei proprietari di immobili che decidono di assumere un portiere, considerato anche un utile strumento di lotta contro il «dilagare della microcriminalità». O la trovata di creare un albo per «autisti di organi istituzionali», dotati di diploma di istruzione secondaria, di perfetta conoscenza di almeno una lingua straniera, e di altri requisiti indispensabili per condurre auto blu e personalità a bordo. Scajola è già lì che prende nota.

6 Antiriciclaggio L intervento Emanuele Fisicaro, Il Sole 24 Ore pag. 31 L antiriciclaggio cambia i reati fiscali Dopo l entrata in vigore del decreto legislativo 231 del 2007, confermato anche nella bozza di Testo Unico antiriciclaggio che ha attuato la direttiva Ue 60 del 2005 sulla prevenzione dell utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento al terrorismo, è necessario rivedere i cosiddetti reati presupposto. Si deve verificare se includere ancora tra i reati presupposto il reato di evasione fiscale in senso stretto o, viceversa, considerare sempre tra i reati presupposto la sola frode fiscale per emissione e utilizzo di fatture false per operazioni inesistenti, che è cosa diversa (cioè un risparmio d imposta). Nella logica penalistica si può affermare che per il riciclaggio di denaro di provenienza illecita si indica, nella sostanza, la reimmissione nell economia legale di proventi derivanti da attività criminose per dissimularne o occultarne l origine delittuosa ( ). Il legislatore, con la legge 328/93, aveva ampliato la sfera dei reati presupposto, includendo tutti i reati non colposi, per rafforzare il contrasto dei comportamenti illeciti della criminalità organizzata da una parte e riportare la fattispecie incriminatrice in linea con la più moderna concezione di riciclaggio dall altra. Con l entra in vigore del Dlgs 74 del 2000 è stato rivisitato l intero assetto delle sanzioni penali, escludendo tutte le fattispecie colpose e lasciando solo quelli di natura delittuosa (dichiarazione fraudolenta, dichiarazione infedele e omessa dichiarazione se si superano determinate soglie quantitative). A queste ipotesi di reati presupposto vanno aggiunte altre figure quali emissione e utilizzazione di fatture e di altri documenti per operazioni inesistenti. Con l antiriciclaggio è stata però introdotta la previsione del Customer Due Diligence e gli strumenti da questa prevista, per essere efficaci, richiedono che l intera attività sia finalizzata al contrasto del riciclaggio di denaro proveniente da attività delittuosa. Secondo le nuove regole, quando si parla di binomio frode fiscale-riciclaggio non bisogna confondere la provenienza della cosa dal delitto con l attinenza di una cosa al delitto. Guardando agli elementi costitutivi del crimine, oggetto materiale del riciclaggio sono da considerare solo le cose ottenute con il delitto presupposto, che hanno determinato un espansione del patrimonio. L evasione origina invece da attività lecita, sostanziandosi solo nell evitare il decremento patrimoniale a seguito del pagamento dei tributi. Tuttavia entrambi i comportamenti, per il reato di riciclaggio, realizzano attualmente condotte illecite e presupposte alla figura criminosa. Poiché la Customer Due Diligence prevede una complessità di obblighi a carico dei destinatari della normativa antiriciclaggio, è necessario che essi si attuino esclusivamente per contrastare la provenienza illecita del denaro; senza effettuare la Due Diligence su soggetti la cui provvista di denaro è di provenienza lecita. Il legislatore ha un alternativa: modificare il dl 74 del 2000 (prevedendo che integra il reato di frode fiscale qualsiasi importo evasivo) o viceversa per il nuovo assetto sull antiriciclaggio escludere dai reati presupposto la frode fiscale derivante da evasione. La figura delittuosa presupposta al reato di riciclaggio dovrebbe considerarsi solo l emissione e/o utilizzo di fatture per operazioni inesistenti (articolo 2 e 8 del Dlgs 74) Una previsione diversa non consente una piena operatività della legge antiriciclaggio; si usa la Due diligence non per il fine per cu è stata creata ma solo per accertamento fiscale.

7 Sabina Pignataro, Italia Oggi pag. 47 Ora dati trasparenti Europa Dopo l'intervento della Commissione europea, anche il Mediatore europeo chiede che i database on line comunitari siano più accessibili per i cittadini europei. E così, ieri, per accelerare la riforma della normativa in materia di accesso del pubblico ai documenti, Nikiforos Diamandouros ha lanciato una consultazione tra i difensori civici nei 27 stati membri, auspicando di poter disporre entro la fine di maggio delle informazioni sulle «miglior pratiche» applicate nei singoli stati membri per garantire un accesso ottimale del cittadini comunitari alle banche date on line dell'unione europea. Già da ora, comunque, Diamandouros ha proposto di instaurare un obbligo generale per l'amministrazione europea di rendere i database il più trasparente possibile. Ogni anno infatti cresce il numero di ricorsi per mancanza di trasparenza e nel 2007 hanno rappresentato il 28% di tutte le lamentele ricevute dall'ombudsman. L'iniziativa di Diamandouros trova spunto nel ricorso presentato nel 2005 da un giornalista danese in seguito al rifiuto della Commissione europea di trasmettere le informazioni relative ai beneficiari di sovvenzioni agricole europee. Questo ostacolo tuttavia è stato nel frattempo superato dato che l'ue ha deciso che entro aprile 2009 tutti gli stati membri saranno tenuti a pubblicare i nomi e l'importo ricevuto. Tra le altra iniziative, settimana scorsa, il Mediatore ha ottenuto il placet dell'aula sulla proposta di revisione dello statuto dell'ombudsman che potrebbe consentirgli di avere accesso a tutta la documentazione delle istituzioni dell'ue. Manca ancora il voto dei ministri Ue, ma, se il parere fosse positivo, nessuna informazione gli potrà essere negata per motivi di segretezza, a patto però che egli preservi il carattere confidenziale dei documenti a cui accede. Soddisfazione per questa iniziativa è stata espressa da Margot Wallström, commissario europeo responsabile per la Comunicazione: «Il diritto dei cittadini a sapere è fondamentale in ogni sistema democratico. L'accesso ai documenti è uno strumento essenziale della democrazia e ora ci apprestiamo a migliorarlo». Va rilevato, comunque, che il Trattato riconosce già ai cittadini e ai residenti nell'unione europea il diritto di accesso ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione. I principi relativi a tale diritto di accesso sono definiti nel regolamento (CE) n. 1049/2001, che si applica dal 3 dicembre 2001.

8 Previdenza Ignazio Marino, Italia Oggi pag. 49 Le Casse guardano ai senza albo Le casse di previdenza delle professioni sono tentate di aprire le porte a chi non è iscritto all'albo. Complici i nuovi e più stringenti criteri per la redazione dei bilanci tecnici, mai come in questo periodo i consigli di amministrazione di diversi enti si stanno guardando intorno. E prima del 21 agosto 2008, termine ultimo per l'invio delle proiezioni attuariali a 50 anni, potrebbero essere approvate delle delibere destinate a cambiare il panorama della previdenza privata fino a oggi appannaggio delle sole professioni ordinistiche. Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, infatti, almeno due casse, quella dei ragionieri e quella dei periti industriali, starebbero ragionando al loro interno sulla possibile apertura ai professionisti non ordinistici attualmente iscritti alla gestione separata dell'inps. Mentre un terzo ente, quello degli infermieri (Enpapi), ha già iniziato la sua campagna acquisti. Il caso dei ragionieri è quello più spinoso: La cassa guidata da Paolo Saltarelli già in passato è stata tentata dalle sirene dei senza albo. In cerca di un migliore futuro previdenziale ci sono i tributaristi (circa 10 mila) e i revisori non iscritti all'albo unico (circa 40 mila). Le cifre sono quelle diffuse dai presidenti delle associazioni di riferimento (Lapet, Ancot, Ancit, Int, Inrc ecc.), i quali negli ultimi anni hanno avuto frequenti contatti con la dirigenza dell'istituto di previdenza dei ragionieri. Se la trattativa non è andata in porto è perché la fusione degli albi dei ragionieri e dei dottori commercialisti ha imposto una riflessione sulla possibile unificazione anche dei rispettivi enti. Strada, almeno fino a oggi, ritenuta non praticabile dagli stessi interessati. Ma mentre i circa 60 mila praticanti commercialisti blindano i conti della cassa dottori, i tirocinanti ragionieri non esistono più per via dell'albo unico. E il futuro previdenziale degli esperti contabili (eredi dei ragionieri) non è poi così definito. Da qui la tentazione di Saltarelli di creare una nuova prospettiva. Periti industriali a crescita zero: È questa la situazione rilevata dal Censis nel 41 Rapporto sulla condizione del paese. Gli accessi all'albo, fra il 2006 e il 2007, infatti, sono diminuiti dello 0,4%. Peggio se la passano solo i chimici (-0,8%), questi ultimi all'interno di un ente pluricategoriale (Enpapi). All'Ente di previdenza dei periti (Eppi) guidato da Florio Bendinelli, sempre secondo quanto risulta a IO, non dispiacerebbe inglobare in tutto o in parte i circa 30 mila informatici (non iscritti all'albo degli ingegneri) per migliorare la prospettiva interna. Intanto gli infermieri si sono lanciati: L'Enpapi ha già recuperato (sulla carta) i 30 mila professionisti dell'area infermieristica erroneamente iscritti alla gestione separata Inps. Non solo. La platea è in fase di allargamento, dato che il presidente Mario Schiavon e i suoi consiglieri pensano di far crescere la famiglia con altri 50 mila ingressi fra le diverse professionalità del settore. Senza cassa ci sono fisioterapisti, naturopati, osteopati, chinesiologi ecc. A ottobre un convegno a tema promosso dall'enpapi cercherà di accorciare le distanze dall'obiettivo. Le mosse possibili: Dalle parole ai fatti, però, la cosa non è semplice. In linea di principio le casse dei professionisti sono enti di diritto privato e quindi autonome, anche se la giurisprudenza spesso è stata di altro avviso. Fermo restando il suo parere contrario ad aprire le casse ai non ordinistici, per il presidente dell'associazione degli enti privatizzati Maurizio de Tilla «una semplice delibera non basta per far allargare la massa critica dei contribuenti ma serve una legge di revisione, almeno per gli enti di vecchia generazione». Cioè quelli che hanno scelto di privatizzarsi nel 1994 (tipo i ragionieri, gli avvocati, i consulenti del lavoro). Situazione più semplice per le casse di nuova generazione, ovvero quelle nate nel 1996 come l'eppi, Enpapi, Epap (pluricategoriale). L'articolo 3 del dlgs 103/96 prevede la possibilità per categorie professionali affini di iscriversi a una forma di previdenza obbligatoria già esistente.

9 Liberalizzazioni Alberto Statera, La Repubblica pag. 29 Ma è stop alle liberalizzazioni tra tassisti e notai vince il monopolio «Economia e società socchiusa» vanno in scena quest anno, ai tempi del tremontiano «lato oscuro della globalizzazione», al Forum «Economia e società aperta». Soltanto un anno fa qui, nel cuore della borghesia milanese «illuminata», sembrava dovesse sbocciare una nuova primavera einaudiana, liberale, fatta di competizione, di centralità del cittadino oggi mortificato in una società rinchiusa nel protezionismo, nel privilegio, nella casta, nell italianità, nella corporazione. Prodi governava da meno di un anno, Bersani e Veltroni battagliavano con i tassisti e con i notai, Visco con gli evasori fiscali. Il superforum della Bocconi e del Corriere della Sera sembrava quasi il congresso di un nascente «partito dei liberisti» con la missione dichiarata dal professor Mario Monti di persuadere classi dirigenti spesso sorde a riconoscere, al di là della «tirannia del breve termine», come la chiamava Einaudi, la superiorità del mercato pur con einaudiana «regolazione». Colse il punto Francesco Giavazzi, autore dell Agenda delle liberalizzazioni: sì, servirebbe un partito dei liberisti, ma quanti voti prenderebbe? Adesso, dopo le elezioni del 13 e 14 aprile, e dopo il ballottaggio che ha portato all elezione di un post-fascista a sindaco di Roma, lo sappiamo, perché lo dicono i flussi elettorali: di voti ne prenderebbe pochi. Non voterebbero il partito dei liberisti tutti i garantiti, nè quella parte di italiani meno garantita che deve affrontare il mercato aperto e la globalizzazione e chiede di esserne protetto, con la domanda prevalente di sicurezza contro «gli stranieri in casa nostra», di un fisco «amico» e di dazi contro la concorrenza. Ciò che prontamente ha colto Giulio Tremonti che con il suo best-seller è ormai l unico vero teorico non del Forzaleghismo, ma del Legaforzismo.Le liberalizzazioni non si possono arrestare, proclama nell aula magna del palazzo della Borsa a Piazza degli Affari, di fronte all inclita platea, il rettore della Bocconi Angelo Provasoli. Ma chi l ha detto? Nessuno ha forse visto i caroselli (e i saluti romani) dei taxisti per festeggiare l elezione a sindaco di Roma di Gianni Alemanno, difensore in piazza dei diritti della «castina» delle autobianche insidiata da pallidi liberisti come Bersani e Veltroni? Premi Nobel come Michael Spence, convocati da Monti qui a Milano, non nascondono le riserve sui processi globali, perché - dicono - l interdipendenza va oltre la capacità di gestirla. Insegna la crisi dei subprime. Ma i tassisti? Un altro più antico Nobel, Milton Friedman, ne fece un famoso «caso di scuola» già nel 1962: è un mercato semplice quello dei taxi - domanda e offerta - che però, inquinato da regolamenti, lobby, mafie, politica, diventa l epitome del controllo oligpolistico e un insulto a tutte le teorie del libero mercato.ma chi tra gli elettori percepisce il tentativo di liberalizzazione delle mobilità cittadina come una riforma essenziale quando con il salario non arriva più a fine mese? Taxi? Vocabolo noto a New York, a Londra e Milano, ma inedito nella fascia pedemontana d Italia, nella città diffusa che va da Torino a Udine, cosparsa di microimprese, di artigiani, di operai che per raggiungere il posto di lavoro devono fare ore di treno-pendolari o percorrere mulattiere d asfalto intasate dalle auto di colleghi-concorrenti extracomunitari e affollate di prostitute dell est. Sono quelli che hanno dato il 30% alla Lega di Bossi sull impianto ideologico tremontizzato. Qui nessuno prende il taxi. E pochi lo prendono in città, se non quel popolo di fannulloni ipergarantiti a posto fisso che ora il ministro Renato Brunetta - dio gli salvi l anima - ha giurato di licenziare senza colpo ferire. Ha ragione Letizia Moratti quando dice che ormai gli stati nazionali sono troppo piccoli per affrontare il global e troppo grandi per pensare alle esigenze cittadine. Lei, titolare dell Expo miliardario di Milano, rilancia il «glocal», e non fa sconti sulla «valorizzazione degli elementi di merito» propri delle società aperte. Riceve giustamente l applauso più

10 caloroso a Palazzo Mezzanotte. Altro che i premi Nobel. Ma nessuno dei bocconiani aperturisti le obietta che ha da poco nominato capo del suo dipartimento alla ristorazione un dentista, che forse baderà alle possibile carie dei consumatori, e che ha così diviso le 43 poltrone di potere comunali a sua disposizione: 15 a Forza Italia, 8 ad An, 5v alla Lega, 4 all Udc, 5 ai suoi di fiducia. Elementi di merito considerati a Milano? Lo racconterà bene l ex assessore Vittorio Sgarbi, che, in nome della società aperta e all ombra del più democratico Alemanno sarà l esegeta dei piccoli peccati della grande e illuminata borghesia milanese morattiana. Che sembra per la verità un poco attratta dal revival statalista per fronteggiare il lato oscuro della globalizzazione. Malpensa, Alitalia, l orgoglio padano che non può cedere alla globalizzazione. Facciamo magari Ferro-Alitalia, ha minacciato Berlusconi, mettiamo insieme treni e aerei. C è la cordata di Bruno Ermolli? Se non c è, pazienza, c è la Cassa Depositi e Prestiti, c è Sviluppo Italia, c è Bancoposta, l Eni, l Enel, le banche indebitate che cercano di salvare i loro impieghi. Ottenuti i ministeri pesanti, sapete a cosa aspira Umberto Bossi, il vero vincitore delle elezioni del 13 e 14 aprile? Alla presidenza dell Enel, che vuole affidare al suo sindaco di Busto Arsizio Gianfranco Tosi. Altro che ministeri pesanti. Dice giustamente il governatore della Banca Centrale Europea Jean-Claude Trichet davanti al cotè bocconiano: come fai a fermare il boom di India e Cina, che ormai si avviano a rappresentare il 60% dell economia mondiale? Gli fa eco il nostro banchiere globalizzato Alessandro Profumo, segnalando che il problema è semmai come governare l impatto, posto che la globalizzazione nella storia ha tante fasi: diciottesimo secolo, industrializzazione, anni Settanta o, se vogliamo, Atene, Roma Imperiale, bizantini, urbanesimo, industrializzazione. E che chi nelle democrazie moderne va a votare pensa con la «tirannia del breve termine»: vorrei che la storia dell umanità girasse bene, ma perché dovrei pagare proprio io? «Io e Bossi riscriveremo Marx», disse una volta scherzosamente Giulio Tremonti presentandosi a Torino a un incontro mondano col leader della Lega. Ma con la paura o con la speranza? - dovrebbero chiedergli, parafrasando il titolo del suo ultimo libro, i liberisti bocconiani al prossimo appuntamento del Forum.

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