DETTI E CONTRADDETTI SEMESTRE

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1 DETTI E CONTRADDETTI SEMESTRE Rubrica settimanale tenuta sul Giornale di Brescia 7 gennaio LINEA RECTA BREVISSIMA. La parola scritta e la vita. La parola scritta mi ha insegnato ad ascoltare la voce umana. Viceversa, con l'andar del tempo, la vita mi ha chiarito i libri (Margherita Yourcenar). Chiari gli obiettivi. Siamo tutti uomini fallibili e spesso mediocri, ma come politici abbiamo un dovere primario: dare al popolo la possibilità di scegliere su quali chiari obiettivi vogliamo costruire l'avvenire della nostra gente. Il resto è inutile commedia (Alcide De Gasperi). La filosofia ricerca essenziale sul senso della vita. Occorre riproporre nella cultura contemporanea le domande fondamentali della vita dell'uomo, in particolare sul senso dell'esistenza e della storia, recuperando le dimensioni di autentica saggezza e di verità che da sempre hanno animato e guidato la riflessione filosofica. È quanto mai urgente che lo studio della filosofia sia rilanciato nell'itinerario scolastico e universitario delle nuove generazioni, come momento importante nella formazione della coscienza critica e della maturazione nel soggetto del senso di responsabilità etica e sociale. Il lavoro intellettuale, promosso dalle discipline filosofiche, costituisce una fonte perenne nella crescita della civiltà di un popolo orientandola verso valori autenticamente umani (Questo è il passaggio-chiave di una dichiarazione che cinquanta docenti delle quattro università romane di Lettere e Filosofia hanno sottoscritto e trasmesso a Giovanni Paolo II dopo la pubblicazione della lettera Enciclica Fides et ratio). L'IMPEGNO E L'AUGURIO PER L'ANNO CHE INCOMINCIA: ADEMPIREMO AL NOSTRO «COMPITO QUOTIDIANO»: «A scuola ciò che solo ha valore è la semplice probità intellettuale: la quale ci impone di mettere in chiaro che oggi tutti coloro i quali vivono nell'attesa di nuovi profeti e nuovi redentori si trovano nella stessa situazione descritta nel bellissimo canto della scolta idumea durante il periodo dell'esilio, che si legge nell'oracolo di Isaia: "Una voce chiama da Seir in Edon: Sentinella! quanto durerà ancora la notte? E la sentinella risponde: Verrà il mattino, ma è ancora notte. Se volete domandare, tornate un'altra volta". Il popolo, al quale veniva data questa risposta, ha domandato e atteso ben più di due millenni, e sappiamo il suo tragico destino. Ne vogliamo trarre l'ammonimento che anelare ed attendere non basta, e ci comporteremo in altra maniera: ci metteremo al nostro lavoro e adempiremo al "compito quotidiano" - nella nostra qualità di uomini e nella nostra attività professionale. Ciò è semplice e facile, quando ognuno abbia trovato e segua il demone che tiene i fili della sua vita». Questa è l'ultima pagina de La scienza come professione di Max Weber. Il grande sociologo scrivendola pensa a ciò che solo ha valore fra le pareti di un'aula, là dove s'insegna; ma il suo appello riguarda anche, ovviamente, tutti coloro che hanno coscienza della loro «qualità di uomini» e del ruolo della loro «attività professionale», nella trama della vita dei singoli soggetti e della società. «LA BELLEZZA È MATERIA DIVINA». «La bellezza è materia divina». Si intitola così un articolo di John Ruskin (Sole 24 Ore, ) in cui si riportano stralci di un suo saggio, Pittori moderni, pubblicato in questi giorni nell'edizione dei «Millenni Einaudi». «Noi devastiamo senza mai rifiatare - scrive Ruskin - la bellezza di questa creazione che Dio, una volta compiuta, chiamò "buona", e distruggiamo senza il minimo ripensamento opere a cui gli uomini dedicarono la propria vita intera e quella dei loro figli, e che essi hanno lasciato in eredità a tutta la specie... È, dunque, urgente il bisogno di far riscoprire agli uomini che vivere è niente, se 1

2 vivere non è conoscere Colui dal quale abbiamo la vita; e che Dio non si conosce sfigurandone le opere, e confondendo la traccia del suo riflesso sopra le Sue creature; né in mezzo alle folle frettolose o al frastuono delle innovazioni tecnologiche, ma in luoghi solitari e per mezzo delle radiose intelligenze che Egli diede a coloro che ci hanno preceduto». L'ANGOLO DI EDITH STEIN. Dove saremo portati non sappiamo. Dove, Signore, dove / saremo portati su questa terra / non sappiamo, / ma non dobbiamo nemmeno / chiedercelo anzitempo. / Sappiamo soltanto / che per coloro che ti amano, Signore, / tutte le cose / volgono al bene / e che le tue vie vanno di là / da questa terra. (Edith Stein, , Il mistero di Natale, Ed. Corsia dei Servi, Milano 1964). 14 gennaio LINEA RECTA BREVISSIMA. L'addio dell'imperatore Francesco Giuseppe, detto «Cecco Beppe». È stato molto bello, Signori. Ringrazio tutti, proprio tutti, compresi quelli che non dovrei ringraziare. Avete qualcosa di meglio? Una rivoluzione si fa, in fin dei conti, con ciò che si ha per le mani. Uomini vecchi per costruire società giovani. Se qualcuno ha qualcosa di meglio, ci avverta (Jesus Ibaňez). «Il caso Das Rekord». S intitolava così un divertente filmino della Germania occidentale presentato una decina di anni fa al Festival del cinema di Venezia: raccontava di un ragazzo che, tentando di battere il record di permanenza davanti al video, finiva col diventare un'antenna umana, che captava solo segnali elettronici. Quanti di noi, quanti nostri figli e nipoti, corrono il medesimo rischio? «LA MIA FAMIGLIA APPESA U UN MURO!». Chi vorrà leggere Il silenzio dei vivi di Elisa Springer (Marsilio, Venezia 1997), avrà modo di riflettere su quella discesa all'inferno, che è un campo di lavoro e di eliminazione, e sulle peripezie attraverso le quali l'autrice è riuscita a sopravvivere. Io, però, mi porto nel cuore e desidero far conoscere la pagina in cui l'ex deportata - che ha perduto tutti i suoi cari, eccetto una zia - si presenta, appena dimessa dal lager, dinanzi a quella che era stata la sua casa, quasi a riprendere possesso del proprio passato, la cui memoria costituiva in quel momento il tramite stesso per acquistare la propria identità. «Mano a mano - scrive Elisa Springer - che il cammino avvicinava la mia casa ai miei passi, rivedevo, come un flash, la mia vita umiliata e offesa e i volti di tutti i miei cari. Sentivo, ancora, nell'aria, le grida dei miei compagni, all'uscita di scuola: sentivo, ancora, l'odore della vita che, per me, si era fermata a vent'anni. Ma non c'era più nessuno ad aspettarmi. Ho sperato di rivedere mia madre, ancora una volta, mentre va su e giù per la Strozzigasse al numero 32. Mia madre che aspetta con ansia il mio ritorno. Avevo vagato per mezza Europa, nella speranza di sfuggire a un destino già segnato. Avevo perso la mia identità, per ritrovarmi schiava di un numero A e adesso, prigioniera del nulla, ero davanti alla "mia casa", abitata da altra gente: una famiglia nazista, così mi è stato detto. Ho abitato ad Auschwitz, Bergen-Belsen, Theresin, ho conosciuto la miseria e l'orrore di uomini senza anima, soldati senza cuore che hanno carpito la nostra libertà senza darci né il tempo, né il modo di difenderla, confinandoci in un mondo di schiavitù, di odio, in cui era impossibile ritrovarsi esseri umani. Hanno cercato di distruggere in me il sentimento della pietà. Ho lottato per non morire prima, dovevo lottare per vivere e ora stavo imparando a conoscere la paura di questa nuova realtà: la paura del mio essere "viva". Ma non era mia, la colpa di essere viva. Adesso la "mia casa" è lì, di fronte a me. Mi avvicino, il portone è aperto, provo ad entrare. Attraverso il giardino e salgo sul pianerottolo. Sento odore di cucina e alcune voci che giungono dall'interno: mi faccio coraggio e busso due volte. Il cuore mi scoppia in gola e mi soffoca. Mi apre una donna... Riesco a dirle a malapena strozzando le parole: "Ja?... Was wollen Sie?...". "Sono Elisa Springer, e in questa casa ho lasciato la mia giovinezza, per seguire un mondo di disperati e di 2

3 innocenti che andavano al rogo; la prego, mi conceda un attimo di pietà, non mi cacci via, so che per lei è difficile, ma mi faccia entrare, mi faccia guardare un attimo del mio passato... andrò via subito, non le darò disturbo". Alle pareti c'erano ancora dei quadri di famiglia, i nostri quadri. La mia famiglia appesa a un muro. I miei occhi, gonfi di lacrime, si sono posati su un quadro in particolare. La signora, sulla porta, ha seguito il mio sguardo e mi ha concesso di toglierlo dalla parete e portarlo via con me». PERCHÉ LA VITA DIVENTI UN ESISTENZA RIUSCITA... Il male più grande di oggi è la mancanza di amore, la terribile indifferenza verso i fratelli e specialmente per coloro che sono preda dello sfruttamento, della corruzione, della povertà e della malattia... Ma non è un dovere aiutare i poveri: è un privilegio, perché Gesù ci ha assicurato che qualunque cosa faremo all'ultimo dei fratelli, l'avremo fatta a lui stesso... Il segreto della nostra gioia sta nel «dare» e, se i giovani lo comprendono, allora, la loro vita diventa un'esistenza riuscita (Teresa di Calcutta). 21 gennaio LINEA RECTA BREVISSIMA. Come la morte. Forte come la morte è l'amore (Cantico dei Cantici 8, 6). La carie delle ossa. L'invidia è la carie delle ossa (Proverbi 14, 30). Queste benedette passioni. Dio dice: «Senza la passione il mondo non sopravviverebbe. Nessuno costruirebbe una casa, nessuno pianterebbe un albero, né prenderebbe moglie» (Shohar Tov 21). Più l'uomo è grande, più grandi sono le sue passioni (Sukkà 59a). Una coscienza aperta all'assoluto. La coscienza è nello spirito il principio essenziale e la sanzione della ragione. La coscienza implica un rapporto tra l'anima e qualcosa di superiore ad essa; un rapporto con un'eccellenza che essa non possiede e con un tribunale sul quale non ha potere. Più l'anima rispetta e segue questo consigliere interiore, più i suoi dettami diventano chiari, elevati e vari e il parametro dell'eccellenza, mentre guida la nostra obbedienza, la supera in continuazione. Si ottiene così, a lungo andare, una convinzione morale circa la natura irraggiungibile e l'autorità suprema dell'oggetto della contemplazione della mente (J. H. Newman, Sermoni universitari, Vol. II, pagina 7). Una confusione micidiale. Ciò che falsa tutte le nostre vite è il fatto che ci si convince di dire la verità solo perché si dice quello che si pensa (Sacha Guitry). «ALLA LUCE DI UNA CHIARA E ONESTA COLLABORAZIONE». Il pensiero filosofico è spesso l'unico terreno d'intesa e di dialogo con chi non condivide la nostra fede. Il movimento filosofico contemporaneo esige l'impegno attento e competente di filosofi credenti capaci di recepire le aspettative, le aperture e le problematiche di questo momento storico. Argomentando alla luce della ragione e secondo le sue regole, il filosofo cristiano, pur sempre guidato dall'intelligenza ulteriore che gli dà la parola di Dio, può sviluppare una riflessione che sarà comprensibile e sensata anche per chi non afferra ancora la verità piena che la Rivelazione divina manifesta. Tale terreno d'intesa e di dialogo è oggi tanto più importante in quanto i problemi che si pongono con più urgenza all'umanità - si pensi al problema ecologico, al problema della pace o della convivenza delle razze e delle culture - trovano una possibile soluzione alla luce di una chiara e onesta collaborazione dei cristiani con i fedeli di altre religioni e con quanti, pur non condividendo una credenza religiosa, hanno a cuore il rinnovamento dell'umanità. Il Concilio Vaticano II lo ha affermato nel modo più esplicito: «Per quanto ci riguarda, il desiderio di stabilire un dialogo che sia ispirato dal solo amore della verità e condotto con l'opportuna prudenza, non esclude nessuno: né coloro che hanno il culto di altri valori umani, benché non ne riconoscano ancora la Sorgente, né coloro che si oppongono alla Chiesa e la perseguitano in diverse maniere». Una filosofia, nella quale risplenda anche qualcosa della verità di Cristo, una risposta definitiva ai problemi dell'uomo, sarà un sostegno efficace per quell'etica vera e insieme 3

4 planetaria di cui oggi l'umanità ha bisogno (Giovanni Paolo II, Fides et ratio, paragrafo 104. L'Enciclica reca la data 14 settembre dell'anno 1998). IL COMICO E LA TORTA IN FACCIA DI STANLIO E OLLIO. Quando si passa dal comico nella vita al comico nel testo, si è usciti dalla sfera del fisiologico: il fatto di ridere è segno che è scattato un certo meccanismo, ma il meccanismo produce la propria catarsi, perché siamo portati a chiederci come mai quel testo sia riuscito a farci ridere. È naturale che, nella vita, una torta in faccia provochi il riso, purché si spiaccichi sulla faccia altrui e perché la torta preferiremmo tirarla noi davvero, in faccia a chi ci sta antipatico. Ma nei film di Stanlio e Ollio non è la torta in faccia che ci delizia, bensì la pausa tra la provocazione e la risposta, i lunghi secondi in cui Ollio si asciuga il volto dalla panna montata, e la lentezza con cui avvicina la propria torta al volto di Stanlio che attende, unico ad ignorare il suo futuro immediato. Questione di ritmo, non di torta (U. Eco, Tra menzogna e ironia, Pas-Saggi Bompiani, 1998, pp. 58, 59). L'ANGOLO DI EDITH STEIN. Seme di risurrezione. Affonda con amore / il tuo sguardo nel mio, / ascolta / le mie flebili parole e riempi / di pace le profondità del mio cuore. Tu vieni e vai, ma lasci / dietro a te / un seme di gloria futura, / nascosto / nel mio corpo di polvere Da Poèmes et prieres, in La Puissance de la Croix, Nouvelle Cité, Parigi 1982). 28 gennaio LINEA RECTA BREVISSIMA. L'umorismo come ponte. Il ponte tra i conflitti di classe lo getta l'umorismo (Karl Kraus, Aforismi in forma di diario, trad. di Paola Sorge, Tascabili Economici Newton, Roma 1993). Scolaro... modello. Io era uno scolaro modello perché stavo attento ad ogni parola dell'insegnante per coglierne il lato ridicolo (K. Kraus). A patto che riescano "simpatici". La gente ama fraternizzare con i simpatici sfruttatori della sua stupidità (K. Kraus). L'opera dell'artista. L'artista dà forma al giorno, all'ora, al minuto. L'occasione da cui trae spunto può avere limiti di tempo e di luogo, ma la sua opera cresce tanto più libera da limiti e legami quanto più si allontana dall'occasione. L'opera dell'artista invecchia al momento; ringiovanisce nei decenni (K. Kraus). Cuore e bocca. Chi ha il cuore vuoto, ha la bocca che trabocca (K. Kraus). Un aforisma. Un aforisma rivela se uno ha una concezione del mondo o no (K: Kraus). Il genio e il suo naso. Il padre è un genio, ma di lui il figlio ha ereditato solo il nasone (K. Kraus). TRE GIORNALISTI GIUDICANO IL LORO LAVORO. 1). Un sistema d'informazione distorto. «Viviamo una situazione di forte distorsione del sistema dell'informazione, di subordinazione agli interessi del mercato, dell'economia, dei poteri forti. i direttori non sono più garanti dell'autonomia dei giornalisti, ma sono diventati piuttosto dei dirigenti amministrativi che rispondono all'ufficio marketing e pubblicità del giornale» (Paolo Serventi Longhi, segretario della Federazione nazionale della stampa italiana). 2). «In passato alla televisione, e al servizio pubblico in particolare, si attribuiva il compito d'informare, educare e divertire. Oggi il secondo obiettivo non viene riproposto da nessuno. La televisione è chiamata a rappresentare la realtà. È in questa rappresentazione della realtà che dobbiamo fare degli sforzi ulteriori di ricerca e di approfondimento. Il problema è che non sempre la formazione dei giornalisti è all'altezza del compito» (Giulio Borrelli, direttore del Tg1). 3). «Il primato delle tre "s" - soldi, salute, sesso - nei servizi televisivi ha il suo corrispettivo nelle scelte dei telespettatori. Questi problemi interessano tutti e hanno trovato molto spazio nel momento in cui l'informazione si è trovata a contatto con la necessità di vendere. Questo non esime, però, dall'affrontare altri temi, socialmente più edificanti o più impegnativi. Il problema sta nella pigrizia dei giornali, nella scarsa volontà di scommettere da parte di noi che li dirigiamo e forse anche nella nostra inadeguatezza culturale a pensare un prodotto che cerchi anche di stimolare l'attenzione degli 4

5 spettatori là dove non si è sicuri di sfondare» (Enrico Mentana, direttore del Tg5). Le dichiarazioni riportate sono state fatte nel novembre 1998 al Seminario di formazione per giornalisti tenuto a Capodarco di Fermo. VIDEOMANIE. Sono due e non uno i grandi "teleimbonitori". Mi ero fatta l'idea che in televisione ci fosse una sola persona capace di proporsi - e di imporsi - come portatore della cosiddetta «verità». Invece sono due. C'è anche Giuliano Ferrara. Che non lo fa tuttavia con la stessa implacabile continuità di Sgarbi. Il quale deve avere un fornitore di fiducia, presso il quale si approvvigiona al mattino presto di «verità» di tutti i tipi. Che poi passa generosamente, ogni giorno, ai suoi telespettatori (Beniamino Placido). Il cinismo dei media e gli anticorpi. La reazione anche politica del popolo americano al cosiddetto Sexgate apre nuovi orizzonti rispetto a certe visioni apocalittiche da Quinto Potere. Nel loro cinismo, i media riescono a manipolare l'opinione pubblica fino al punto di mettere in crisi una democrazia, ma non a lungo e in maniera definitiva. Se si supera la crisi, vanno in circolazione gli anticorpi (Curzio Maltese). L'ANGOLO DI EDITH STEIN. Testamento. Non la sola attività umana / ci può aiutare, / ma la passione di Cristo: / parteciparvi / è mio vero desiderio. Accolgo fin d'ora la morte / che Dio mi ha destinato, / con perfetta unione / alla sua santa volontà. Accogli, Signore, / la tua gloria e la tua lode, / la mia vita e la mia morte / per le intenzioni della Chiesa. Così sia accolto il Signore tra i suoi / e venga a noi il suo Regno con gloria / per la salvezza della Germania / e la pace del mondo; per tutti i miei cari, vivi e morti, / per tutti quelli che m'han dato Dio: / che nessuno si perda (La puissance de la Croix, Nouvelle Cité, Parigi 1982). 4 febbraio LINEA RECTA BREVISSIMA. Quattro ritratti di contemporanei. Primo. Vive i nostri tempi elogiando i suoi solo perché ha la certezza che non ritorneranno mai. Secondo. Non vuole responsabilità perché non ha idee. Terzo. È fanatico, ma non senza conservare qualche amicizia fraterna nel campo avversario. Quarto. È conservatore in un Paese [l'italia] in cui non c'è nulla da conservare (Leo Longanesi, ). La vera giovinezza. La vera giovinezza, anzi che inizio, è l'ultima conquista di una vita (Ugo Bernasconi, ). Il traguardo. Quelle spiegazioni della vita che non rendono accettevole la morte, non hanno spiegato niente (U. Bernasconi). Difficile accordo. L'accordo difficile da stabilire non tanto è tra pensieri ed azioni, ma tra sentimenti e pensieri U. Bernasconi). Come si diventa coproduttori di ingiustizia. È già commettere ingiustizia il sopportarla (U. Bernasconi). LA MENZOGNA IN POLITICA. Nel secolo giunto ormai alla fine, una delle cose più immonde, e pagate a più caro prezzo, è stata la menzogna politica nelle dittature totalitarie. I tre pilastri del totalitarismo - comunismo, fascismo e nazismo - hanno congiunto le false certezze dell'ideologia e la menzogna sistematica, il disprezzo della realtà di fatto e delle conseguenze che comportano con la «fabbricazione» di contro-verità con cui fanatizzare le masse, spegnendo in esse ogni barlume di ragione e di umanità. Senza dubbio gli Stati totalitari costituiscono il caso limite nel processo di imbarbarimento dei popoli, però dobbiamo chiederci anche in che misura la menzogna politica e l'esercizio occulto del potere politico, e proprio nelle questioni di maggior rilevanza e gravità, limitano fortemente la democrazia e la minacciano, quando addirittura non arrivano a negarla e a tradirla. Il segreto indebito, la sostituzione del potere invisibile alle procedure costituzionali, la menzogna politica nei regimi democratici non sono, come nei regimi totalitari, metodi di governo in vista del dominio totale, ma piuttosto mezzi di occultamento di politiche che si teme possano risultare intollerabili ad un'opinione pubblica non ancora del tutto manipolata. Essi sono, dunque, strumenti 5

6 per neutralizzare l'unico limite avvertito dagli ambienti governativi, ossia quello costituito dall'opinione pubblica. Il segreto e la menzogna hanno, però, anche un altro significato. Nella misura in cui «proteggono» gli ambienti governativi dalla visibilità e dalla comunicazione proprie della sfera pubblica, essi ne accentuano la «chiusura», radicalizzando così il distacco dai fatti e il venir meno del senso del limite. Una conseguenza di questa hybris è la riduzione della politica ad un astratto gioco d'azzardo. «SIAMO ESSERI MERAVIGLIOSI, MA INCOMPLETI...». Io vivo in mezzo ad un'immensa, splendida, meravigliosa epifania di cose che esistono; le cose del cielo, le cose della terra, le cose del mio mondo:non posso rifiutarmi all'incantesimo dell'universo. Questo erompente stupore non può non esclamare e cantare: benedicite omnia opera Domini Domino [«opere tutte del Signore, benedite il Signore», Salmo 103, 22]... Microbo nello spazio e nel tempo, io posso celebrare l'universo. La gioia metafisica di sentirsi esistenti, vivi, a contatto non solo con se stessi, ma altresì con un mondo esteriore, non è statica e autosoddisfatta: essa si esprime in uno slancio di ricerca, di amore desiderante, e denuncia così una innata carenza della pienezza di quella vita, che si è felicemente scoperta. La coscienza beata del nostro esistere si evolve in coscienza sofferente di ciò che manca alla nostra stessa esistenza. Siamo esseri meravigliosi, ma incompleti, deficienti, caduchi: che vita è questa se è soggetta a limiti tanto stringenti, a bisogni tanto inderogabili, ad una sorte tanto fatale qual è la morte? E la morte, se la nostra anima non è mortale, che cosa è se non un supremo desiderio di vita eterna? Fecisti nos ad Te et inquietum est cor nostrum donec requiescat in Te [«ci hai fatti per Te e il nostro cuore è inquieto finché non riposi in Te», Agostino, Confessioni I, 1] (Paolo VI. Appunti ad uso proprio del ritiro spirituale, 18 luglio 1974). POESIA DEI NOSTRI GIORNI. Colma di Dio. Colma di Dio vorrei / l'anima mia, / goccia di rugiada / dal sole baciata (Levi Appulo). Epigrafe per un personaggio famoso. In lui mai vi fu musica. / Ebbe in dispregio / l'umano e il sovrumano / e tuttavia si credette cristiano (Levi Appulo). 11 febbraio LINEA RECTA BREVISSIMA. Opera classica. Opera classica è quella che ha retto alla prova del tempo e che gli uomini di gusto considerano come un modello (Dal Dictionnaire de l'académie française). La donna, però. L'uomo ha cinque sensi, la donna ne ha cento (Rodolphe Plus). I cosiddetti "buoni". I cattivi nuocciono; ma quanto fanno soffrire i cosiddetti buoni, se duri di cuore, privi di gentilezza e univisuali (Levi Appulo). Le nostre cattedrali. Le nostre cattedrali sono uscite dalla collaborazione di tutti. Il povero dà le sue braccia, il ricco il suo denaro, l'architetto la sua scienza, l'artista il suo genio. Non vi è nulla di simile nella storia dell'arte. La bellezza di questa grande arte cristiana è di aver reso visibile, nei suoi grandiosi monumenti, lo slancio unanime delle anime che vogliono salire a Dio. Così fu dappertutto, così fu a Laon, a Reims, ad Amiens, a Bourges, a Chartres (Émile Mâle). IL VIETNAM, UNA TRAGEDIA E UNO SCACCO PER L'AMERICA. Nello scritto La menzogna in politica - pubblicato nel 1972 a New York e, in traduzione italiana, nel 1985 nelle Edizioni Sugarco, a Milano - Hannah Arendt analizza l'intreccio perverso di «mancanza di senso del limite», «indebita segretezza», «continua mescolanza tra verità e menzogna» che fu alla base della politica statunitense durante la guerra del Vietnam, scorgendo in essa la causa principale sia del disorientamento del popolo americano e della sua crisi morale prima ancora che politica, sia dello scacco subito dalla più grande potenza militare del mondo. È immorale e autodistruttiva per le democrazie una politica che perda il senso della realtà effettuale, 6

7 che stacchi le decisioni che riguardano la vita e la morte delle giovani generazioni dal dibattito politico e che agisca esclusivamente in base al calcolo delle probabilità di successo, ossia in base a parametri quantitativi, senza prestare alcuna attenzioni al tipo di fatti in questione. Il buon senso vuole che non si metta in atto un progetto che, nell'eventualità di un fallimento, avrebbe ripercussioni disastrose e che, invece, nel caso di un successo porterebbe soltanto ad un miglioramento non sostanziale della situazione da cui si parte. Ciò vale anche se esistono pochissime probabilità che tale progetto possa fallire. A parere della Arendt, i problem-solvers, invece, con la loro illimitata e irrazionale fiducia nella calcolabilità della realtà, predisponevano dei giochi astratti, in cui la concreta configurazione delle opzioni considerata si perdeva dietro l'altalena delle percentuali. TRE RIFLESSIONI DI SENECA SULLA VECCHIAIA. 1). Perché molti sono colti impreparati. Quando la vecchiaia li coglie, gli uomini che si sono persi in mille faccende hanno ancora una mentalità infantile. Non si sono preparati e sono inermi di fronte ad essa. Ci sono caduti tutti ad un tratto senza accorgersene, giacché non percepivano il suo avvicinarsi giorno dopo giorno. Così come chi durante un viaggio, discorre con qualcuno, o legge, è assorto nel pensiero di qualcosa d'importante: ed ecco, è già arrivato a destinazione e non s'era neppure accorto che la meta stava avvicinandosi. Questo viaggio continuo e celerissimo della vita delle persone soverchiamente occupate non è avvertito se non nel momento in cui finisce (De brevitate vitae 9, 4-5). 2). Accogliamo la nostra vecchiaia e amiamola. Dovunque ci volgiamo, scorgiamo le prove del nostro invecchiare. Accogliamo la nostra vecchiaia e amiamola: essa può dare tanta gioia per chi ne sappia usare bene. I frutti sono più che mai graditi quando cominciano a mancare; la fanciullezza è molto bella quando sta per finire; a chi piace il vino, piace di più l'ultimo sorso, quello che dà il colpo di grazia e inebria; ogni piacere ha il so momento culminante quando volge al termine. Piacevolissima è l'età che già declina, ma non scende ancora a precipizio; tuttavia persino l'ultimo periodo della vita ha i suoi piaceri o, almeno ha il vantaggio di non sentirne più il bisogno. Dolce cosa è anche aver stancato le passioni ed essersele lasciate alle spalle (Ad Lucilium ep. 12, 1 e 4-5 passim). 3). Occorre tener pronti i bagagli per la partenza. Se puoi, liberati con le buone dalle attività che ti tengono occupato; altrimenti lasciale tu una volta per sempre. Abbiamo già sciupato molto tempo. Cominciamo a fare i bagagli, ora che siamo entrati nella vecchiaia (incipimus vasa in senectute colligere). Qualcuno avrà qualcosa da dire? Chi è vissuto fra i rischi del mare aperto, potrà pur morire in porto (Ad Lucilium ep. 19, 1-2). 25 febbraio LINEA RECTA BREVISSIMA. Innamorarsi. Innamorarsi è vivere l'esaltante esperienza di una sorta di «rifondazione del mondo» (Leonardo Ancona). Il grande "codice di riferimento". La Sacra Scrittura è disponibile anche ai non credenti come il grande «codice di riferimento» della cultura e dell'etica più alta dell'occidente. «Perché i nostri ragazzi - si chiede Umberto Eco - devono sapere tutto degli dei di Omero e quasi nulla di Mosè?». Già nell'ottocento un «laico» come Francesco De Sanctis lamentava che nelle nostre scuole, dove si fanno leggere tante cose frivole, non sia penetrata un'antologia biblica, adattissima a tener vivo il sentimento religioso che è lo stesso sentimento morale nel suo senso più elevato. La Bibbia, dunque, deve ritornare ad essere la guida dei credenti, ma anche il libro dell'umanità intera che s'interroga e che spera (Gianfranco Ravasi). La privazione della libertà. La privazione della libertà è il mezzo più sicuro per insultare l'uomo, per umiliarlo al fine di colpirlo nella sua anima, in ciò che egli ha di unico e di singolare (Julien Green, Sulla libertà, Marietti, Genova 1990). 7

8 PER UNA CORRETTA ACCEZIONE DEL TERMINE «LAICO». Laico non significa affatto, come spesso ignorantemente si presuppone, l'opposto di "cattolico" e non indica, di per sé, né un credente né un agnostico né un ateo. Laicità non è un contenuto filosofico, bensì un abito mentale, la capacità di distinguere ciò che è dimostrabile razionalmente da ciò che è invece oggetto di fede - a prescindere dall'adesione o meno a tale fede - e di distinguere le sfere delle diverse competenze, ad esempio quelle della Chiesa e quelle dello Stato, ciò che secondo il detto evangelico bisogna dare a Dio e ciò che bisogna dare a Cesare. La laicità, dunque, non si identifica a priori con alcun credo preciso, con alcuna filosofia o ideologia, ma è l'attitudine critica ad articolare il proprio credo filosofico o religioso secondo regole e principi logici... In tal senso la cultura - anche una cultura cattolica - se è tale è sempre laica. Laico, dunque, è chi sa aderire ad un'idea senza restarne succube; chi s'impegna politicamente conservando l'indipendenza critica; chi ride e sorride di ciò che ama continuando ad amarlo; chi è libero dal bisogno di idolatrare e di dissacrare; chi non dà da bere a se stesso trovando mille giustificazioni ideologiche per le proprie mancanze; chi è libero dal culto di sé. In quest'ottica non solo il clericalismo invadente e intollerante, ma anche la dominante cultura o pseudocultura radicaloide e secolarizzata è l'opposto di questa laicità, in quanto è caratterizzata da un narcisismo petulante, smanioso di rivestirsi di una nobile aureola ideologica e di declamare nobili battaglie. Queste riflessioni - apparse il 6 dicembre 1998 sul «Corriere della Sera» - sono di Claudio Magris e gli fanno onore. Esse stanno a indicare una direzione e un orientamento dello spirito, ma anche un metodo di ricerca che sempre abbiamo difeso e testimoniato in questa rubrica di fronte agli integralismi di segno opposto che affliggono ancora il nostro Paese. LA SORPRESA. Desidero ricordare che ho avuto il privilegio, la fortuna, di partecipare alla cerimonia della inaugurazione del Giudizio della Cappella Sistina, quando fu svelato dopo il restauro, e Papa Wojtyla fece un discorso al proposito; ad un certo punto egli sorprese tutti, come tante volte fa questo Papa, incominciando a tessere un'esaltazione della glorificazione che Dio riceve dal corpo nudo dell'uomo e della donna; la nudità del corpo, l'essere nudi insieme come esaltazione della gloria di Dio Creatore (Leonardo Ancona, conferenza su Eros e Agàpe tenuta a Brescia il 26 novembre 1998). LA CORRISPONDENZA DI ERASMO. La mescolanza. Le cose umane non sono senza mescolanza e il dolore si accompagna alla gioia (Erasmo, Ep A Giorgio Burkhardt detto Spalantinus-Aversa, 7 aprile 1519). Governare un popolo di uomini liberi. Piaccia al cielo che i principi si lascino persuadere del fatto che nessuno regna con più splendore di colui che comanda a uomini liberi e felici (ibid.). POESIA DEI NOSTRI GIORNI. Ragione aiutami, ho paura. «Ragione aiutami, ho paura! / Liberaci dal male di volere / prender certuni a calci nel sedere; / fa' che non ci scoppi il cuore / per troppo amore o troppo disamore. / Sopravvissuti a tante ore smaniose / a noi rimangono ben poche cose / e una certezza: il primo dovere / è fare, ognuno, il proprio mestiere» (Pier Luigi Piotti, A conti fatti, Ed. La Quadra, Brescia 1994). 4 marzo LINEA RECTA BREVISSIMA. Il miracolo europeo. 1. Forse l'assenza di cambiamenti fondamentali non richiede alcuna particolare spiegazione; solo il miracolo europeo lo esige (Ernest Gellner). 2. L'Europa si spiega sempre in rapporto agli altri continenti (Fernand Braudel). La storia. 1. Solo attraverso l'illuminazione del passato possiamo intravedere il significato del presente (Goethe). 2. La storia non è la narrazione dei fatti, bensì la comprensione della loro genesi (José Ortega y Gasset). 3. La storia può dare qualche contributo alle scienze sociali una base di fatti 8

9 accuratamente accertati e da esse può ottenere in cambio leggi e ipotesi che inducano ad un più sicuro procedimento critico e alla coordinazione dei fatti (Gaetano Salvemini). 4. La storia è la ricerca approfondita della verità in rapporto agli avvenimenti che caratterizzano il cammino degli uomini. Essa tende a scoprire con sottigliezza le cause e le origini delle cose che narra, il perché e il come esse abbiano potuto prodursi e le loro connessioni. La storia non è una scienza della natura, ma è a pieno titolo un sapere scientifico (Ibn Khaldun). SEQUESTRATI DAI PROPRI MITI PERSONALI. Ci sono uomini di grande talento, che sanno trasfigurare i loro sentimenti nella scrittura, e tuttavia politicamente incapaci di un giudizio storico e morale che sia criticamente fondato. Sordi alla dura lezione dei fatti, costoro sono perennemente «smemorati a senso unico», perché non ricordano mai i crimini e gli errori della propria parte: sono prigionieri delle ideologie che hanno segnato la loro adolescenza e più ancora dei propri miti personali. Ma da gente del loro livello ci aspetteremmo qualcosa di più. «Ci aspetteremmo - annota Lorenzo Mondo su "La Stampa" del 3 gennaio anche la capacità di rimettersi in gioco, di liberarsi dalle illusioni, di lanciare uno sguardo più sgombro e acuto sulla realtà. Ci aspetteremmo una maggiore equanimità nei confronti di ciò che è indistintamente umano. Il mestiere, oltre alle persecuzioni e servitù sofferte, dovrebbe fargli riconoscere, all'odore, i segnali di oppressione, le meschinità e le menzogne di ogni dittatura, convincerli a non distinguere fra la pelle degli amici e quella degli avversari. Non c'è utopia, che possa giustificare il carcere e il plotone d'esecuzione per i dissidenti. Pensavamo che fosse una verità acquisita, almeno per quelli che ci ostiniamo a considerare i cultori dello spirito, ma non è così. Fra tutte le fedeltà la più tenace è quella riservata ai propri errori». IL CANDORE DI UN PAPA E L'IRONIA DI UN COMICO. 1. Mi accade spesso... Mi accade spesso di svegliarmi di notte e cominciare a pensare a una serie di gravi problemi e decidere di parlarne al Papa. Poi mi sveglio completamente e mi ricordo che io sono il Papa (Giovanni XXIII). 2. A proposito di un certo ateismo. Dopo il Giudizio Universale Dio incontra Carlo Marx: «Ah, tu sei quello che mi ha dato quelle preoccupazioni nel XX secolo. Visto che hai sempre detto che io non ci sono, sarai condannato a farmi da portinaio. E quando non vorrò essere disturbato, sei autorizzato a dire: Dio non c'è» (Roberto Benigni). LA CORRISPONDENZA DI ERASMO. La voglia matta di denigrare. La maggior parte delle persone sono possedute da una sorte di «furore della denigrazione». Ma gente del genere non deve mai far presa su di noi (Erasmo, Ep novembre 1517). Siamo come balbuzienti. Sulle cose che riguardano Dio qualunque cosa il nostro discorso riesca a dire non può che balbettare (Erasmo, Ep dicembre 1517). Il Vangelo lo vieta. Se divinizziamo gli uomini, il sacerdozio diventa una tirannia (Erasmo, Ep A John Colet, 23 ottobre 1518). I paragoni dispiacciono. I paragoni dispiacciono; tutti grandi, ciascuno al suo posto, hanno diritto al nostro rispetto (Erasmo, Ep A Martin Lipse, Lovanio, ottobre 1518). POESIA DEI NOSTRI GIORNI. Questione di stile. Il modo d'essere viene prima / del modo di dire. / Con stile si può anche morire. Vittorio il capraio. Quest'uomo così lieto di donare / visse mortificato dal rifiuto / dei suoi simili; non degli animali / che lo amavano, amati, per un tozzo / di pane intriso d'anima e silenzio. / Non soddisfatto, non insoddisfatto, / come chi sa che ciò che è inevitabile / senza cercare né chiamare, quando / che sia, inevitabilmente accade (Pier L. Piotti, A conti fatti, Ed. La Quadra, Brescia 1994). 11 marzo

10 LINEA RECTA BREVISSIMA. Finché arriva uno... sprovveduto. Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa (Albert Einstein). Un consiglio prezioso. Ugo Ojetti mi ha insegnato un principio: considerare intelligenti anche coloro che non la pensano come noi (Enzo Biagi, Corsera, 6 gennaio '99). Perché il mondo non è peggiore di quello che è? La risposta ce la dà Max Weber nel suo famoso aforisma: non ci sarebbe il possibile, se ogni giorno qualcuno non tentasse l'impossibile. Quindi, se si vuole il progresso, bisogna non conculcare i tentativi di quei volonterosi che arrischiano, anche non intenzionalmente, nell'interesse di tutti. Le società civili, che agevolano questi pionieri e non cercano di comprimerli per opera di ottusi burocrati, disonesti politici o giudici arbitrari, sono quelle che, alla fine, si ritrovano con maggior benessere (Pietro Bonazza, Divagazioni metaeconomiche, Edizioni Penta, 1998). Dante e i compagni di Ulisse. Dante, poeta dell'universale fino al limite (meglio: oltre il limite!) ci ha dato nel XXVI canto dell'inferno la descrizione del prototipo di uomo, che tenta di vincere il nichilismo del quotidiano, del tempo presente, del ciò che è, tentando l'impossibile e l'imprevedibile. Chi sono i santi, i martiri, gli eroi, i grandi capitani d'industria, certi scienziati, certi artisti, se non degli ulissidi, che battono strade impossibili, che nessun piccolo uomo, con la sua tradizionale rassicurante razionalità, mai si sognerebbe di proporsi? Chi è Dante, se non il poeta dell'impossibile? (P. Bonazza, ibid.). SE LA SCONFITTA MORALE È CERTA... Fa impressione leggere, a quattro mesi di distanza, quanto scriveva su l'unità Michele Serra all'indomani della caduta del governo Prodi. Il suo punto di vista non è quello, evidentemente, dei suoi avversari politici, ma non è neppure quello del suo partito, il Pds. Ci si deve chiedere: chi ha visto giusto Michele Serra o Massimo D'Alema? Ai lettori la non ardua sentenza. «Aprile '96 è cancellato: la maggioranza uscita dalle urne non esiste più. Ora ci si chiede, a sinistra, se sia peggio rabberciare a tutti i costi la legislatura con qualche rattoppo centrista, o se sia peggio andare al voto come vuole Berlusconi, rischiando di consegnargli il Paese. La scelta è, comunque, tra un peggio e un altro peggio. Con due differenze non da poco, però. La prima differenza, che riguarda solo l'ulivo, è che la sconfitta elettorale è incerta, mentre sarebbe certa la sconfitta morale di chi, dopo aver puntato tutto sul bipolarismo, andasse a cercarsi una maggioranza che non è quella indicata agli elettori. La seconda differenza, che riguarda invece tutto il Paese, è che l'investitura elettorale, chiunque essa decida di premiare, è ovviamente più limpida e democratica di qualunque manovra di potere. Un Ulivo che si ripresentasse agli elettori senza averne tradito il mandato potrebbe farlo a fronte alta. Non so quanto, in Italia, questo possa contare. Conta però, sicuramente, per la grande maggioranza degli elettori dell'ulivo». IL PRIMO «SCIOPERO SACERDOTALE». La settimana scorsa ho rimescolato tutta la Chiesa col primo Sciopero sacerdotale. Per fortuna è bastata la minaccia di sciopero. Cioè mi son rifiutato di dir Messa finché i ricchi proprietari del luogo, non avessero sistemato una cloaca che appestava 4 inquilini e la cappella. Ne è seguito molto più di quanto non prevedessi, cioè una dimostrazione di popolo sotto le loro finestre e una solenne multa della guardia comunale. I lavori furono immediatamente fatti (da mesi li chiedevo) e così domenica ritiravo l'ordine di sciopero e dicevo Messa (Lorenzo Milani, Lettere alla Madre, Marietti, Genova 1997, pp S. Donato, 29 agosto 1949). POESIA DEI NOSTRI GIORNI. L'imboscata. Il ragazzo tedesco / riverso insanguinato là nel bosco / come un pettirosso nell'archetto, / quello / lì giunto scalpitando / sull'ippogrifo della giovinezza / «cantando giulive canzoni di guerra», / quello / che avvertiva la morte nel mio passo / e agitava la mano: No, non farlo; / quello / che chiuse gli occhi e disse «mamma», quando / mi chinai su di lui per carezzarlo, / quello / per cui mi piango addosso a ripensarlo / non era più un nemico, ma un fratello (Pier L. Piotti, Ferrarezza - Diario Cenomane, presso l'autore, che risiede in Brescia). 10

11 18 marzo LINEA RECTA BREVISSIMA. Aspettati di tutto. Fabio il Temporeggiatore diceva che la peggior scusa per un comandante era: «Non l'avrei proprio pensato». Io la giudico la più vergognosa per un uomo. Pensa a tutto, aspettati tutto: anche dalle persone per bene ti verrà qualche difficoltà... Il pilota dispiega pure le vele al vento con animo sereno, ma tenga sempre pronti gli attrezzi necessari per ammainarle alla svelta (Seneca, De ira 2, 31, 3 e 5 passim). L'opposto del fantomatico. Che cos'è l'opposto del fantomatico? La solidità (Levi Appulo). Autopresentazione. Io ho bisogno della «nobile ira» dinanzi alla meschinità, al fariseismo, alla menzogna, alla vigliaccheria. L'anima irascibile è inestirpabile dalla mia personalità. Tuttavia, in ultima istanza, è la pietà che ha il sopravvento. Come dice il nostro Pascoli: «È la pietà che l'uomo all'uom più deve» (Levi Appulo). IL SENSO DELLA POESIA NON ESISTE CHE IN QUELL'INSIEME... Coloro che pretendono che ogni poesia abbia un senso e ne aspettano la rivelazione, hanno un atteggiamento corretto; il loro errore comincia non appena intendono la parola «senso» come cercherebbero d'intenderla a proposito di un testo che fosse legato al pensiero definitivo. Il primo carattere della significazione poetica è che essa è associata, senza mutamento possibile, al linguaggio che la manifesta. Mentre nel linguaggio non poetico sappiamo di aver capito l'idea che ci viene presentata dal discorso allorché possiamo esprimerla sotto forme diverse, rendendocene padroni al punto di liberarla da ogni linguaggio determinato, la poesia invece, per essere capita, esige un'acquiescenza totale alla forma unica che propone. Il senso della poesia è inseparabile da tutte le parole, da tutti i movimenti, da tutti gli accenti della poesia. Non esiste che in quell'insieme e scompare non appena si cerchi di separarlo dalla forma che ha ricevuto. SOCRATE E LUTERO. La questione del senso dell'uomo non riguarda, in astratto, che cosa egli sia, ma chi egli diventi nella sua storia, teso fino allo spasimo tra cielo e terra, e il «guazzabuglio» irrisolto che c'è nel cuore dell'uomo invoca, oltre a storia, l'eschaton come soluzione finale. Si dice che Socrate considerasse veramente sapiente solo l'uomo consapevole di non esserlo e perciò desideroso di diventarlo. Qualcosa di simile, nel contesto della società cristiana, pensò Lutero a proposito della vera sapienza cristiana. Chi pretende di essere sapiente, giusto e santo non conosce che cosa siano sapienza, giustizia e santità. In modo meno astratto e più esistenziale: non conosce e non riconosce la propria stoltezza, l'ingiustizia ed il peccato che governano la sua vita. A differenza però di Socrate, che in virtù del metodo maieutico riteneva fosse alla portata dell'uomo nascere alla verità, Lutero crede che solo la parola di Dio con la sua potenza divina sia in grado di introdurre l'uomo alla vera conoscenza di sé. Finché uno non è colpito dalla parola che Dio stesso scocca nel suo cuore, non sa neppure di non conoscersi (Franco Buzzi, introduzione a I sette salmi penitenziali - Il bel «Confitemini», Bur, Milano 1996). LA CORRISPONDENZA DI ERASMO. Nerone ed Epitteto. Il potere imperiale e le sue ricchezze non hanno posto Nerone al riparo dell'infelicità; ma Epitteto, se avesse potuto disporre di quegli stessi vantaggi, sarebbe stato assai meglio preparato a usarli come mezzi per l'esercizio della virtù (Erasmo, Ep A Guglielmo di Croy, Lovanio, maggio 1519). Ricchezza e povertà. Non mescoliamo Cristo in certe discussioni. Se egli ha voluto che gli apostoli fossero poveri, non per questo ha insegnato che le ricchezze in quanto tali siano cattive. Egli ha voluto solo che la gloria del suo Vangelo non fosse attribuita ai mezzi di questo mondo. Ciò non toglie che spesso occorrerà rinunciare alle ricchezze quando lo esigerà la pietà (ibid.). POESIA DEI NOSTRI GIORNI. M'affido a un bimbo. Teneramente affidi / alla mia la tua mano, / e 11

12 così mi proteggi. Manzoniana. Per ogni Innominato, / chiuso nel suo castello, disperato, / dal fondo della valle torni qualche / voce d'infanzia a rischiarargli il cuore. Lo so. Lo so che libertà significa / spontaneo adempimento, / essere umili e giusti; / tuttavia com'è difficile amarti, / prossimo mio, accettarti / ventiquattr'ore al giorno (Pier L. Piotti, A conti fatti, La Quadra, Brescia '94). 25 marzo LINEA RECTA BREVISSIMA. Di più. Più profondo del dolore o del piacere è la gioia (René Le Senne). La differenza. Per il panteismo, tutto è Dio. Per la metafisica dei valori, Dio è il valore di tutto (R. Le Senne). L'unità di convergenza. L'unità di convergenza e il reciproco irraggiamento di verità distinte, grazie anche alla coscienza sempre più lucida delle loro differenze, sono il risultato più alto del «metodo ecumenico» di affrontare i problemi (Levi Appulo). L'obiezione scettica va capovolta. Per alcuni scettici l'«esigenza di Dio» in uomini di straordinaria grandezza - da Socrate a Bergson, da Plotino a Pascal, dall'alighieri a Beaudelaire, da Manzoni a Dostoevskij - non è che l'espressione del loro carattere. Ma che geni di tale altezza provino quell'esigenza, non è forse già un argomento per l'esistenza di Dio? (Levi Appulo). L'uomo politico vero. In questo si rivela il talento dell'uomo politico vero, che si appassiona alle proprie idee, ma sa collocarle nel contesto delle forze che le condizionano e, come il matematico, sa trovare la «risultante» di componenti che si muovono in varie direzioni (Fabiano De Zan). Le generazioni future. Dobbiamo avere cura gli uni degli altri ed essere disponibili gli uni per gli altri. Perciò ci chiediamo, ad ogni decisione che prendiamo, quali conseguenze ha per i tempi futuri e se è di giovamento oppure se danneggia le generazioni future (Carol Cornelius, indiana irochese della tribù Mohawk). HANNO CREDUTO DI «ACCELERARE LA STORIA» CON IL TERRORE. Il terrore nel regime totalitario cessa di essere uno strumento per la soppressione dell'opposizione e si propone di far sì che le forze della natura (nel caso dei nazisti) o della storia (nel caso dei comunisti) corrano liberamente attraverso l'umanità, senza l'impedimento dell'azione umana spontanea... Nel ferreo vincolo del terrore è stato trovato uno strumento capace non solo di liberare le forze storiche e naturali, ma di accelerarle fino a una velocità che non avrebbero mai raggiunto se lasciate a se stesse. In pratica, ciò significa che il terrore esegue sul posto le sentenze di morte che, a quanto si suppone, la natura avrebbe pronunciato contro razze ed individui «inadatti a vivere» o la storia contro le «classi morenti», senza attendere i processi più lenti e meno efficaci della natura o della storia (Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo, trad. it. Bompiani, Milano). LA FEDE DI DON MILANI E IL SUO «LETICARE» PER AMORE DEL VANGELO. Il mio lavoro a S. Donato è come un film a lieto fine. Mi sono tolto tutte le soddisfazioni, ho potuto lavorare come m'è parso e piaciuto, non son mai stato costretto a compromessi, sto divertendomi un mondo a fare un finale di fuoco. Cosa vuoi di più? Considera questi 5 anni come una mia creaturina. Quello che importa non è che la mia opera sia lunga, ma che sia rifinita bene e senza stonature. Se mi riesce a portarla in fondo così non temere che io ne serbi rimpianti o tormenti. Ti ricordi come rispose Simone Weil al superiore che minacciava di destituirla?: «Ho sempre considerato la destituzione il naturale coronamento della mia carriera scolastica!». Lo scambio dei preti avverrà nei prossimi giorni perché c'è i preti novelli. Comunque per me non c'è nessuna possibilità di restare qui. Sono decisissimo a non difendermi ed a non lasciarmi difendere da amici. Anche te non muovere nulla e non parlare con nessuno perché ti assicuro che sono contento così. L'unica cosa che mi farebbe veramente male sarebbe se mi condannassero dottrinalmente. Ma 12

13 questo non dovrebbe poter avvenire perché ho sempre guardato d'esser cristiano e cattolico ed ho sempre chiesto di morire in questa fede. E del resto mi ci sento ogni giorno più vicino, tant'è vero che mi dedico tutto alla sua diffusione e tutta la divergenza è soltanto sul modo di diffusione. Insomma io t'ho avvertito perché tu ti prepari al colpo che non sarà lontano e perché tu sappia che la mia fede cattolica non è in discussione. Uno può leticare con tutti i suoi fratelli ma resta sempre di quella famiglia. E questo è quello che è avvenuto a me (L. Milani, Lettere alla Madre, Marietti, Genova 1997, pp. 102, S. Donato, 14 luglio 1952). POESIA DEI NOSTRI GIORNI. Tu, però, non mollare. Carichi d'acciacchi / siamo tornati a vivere in un mondo / che ci consiglia d'essere vigliacchi (P. L. Piotti, Ferrarezza - Diario Cenomane, presso l'autore che risiede a Brescia). Ritratto di P.P.P. Qualcosa che non fila, / un che di pataccaro in questo / superuomo a rovescio, / Cassandra del duemila (Pier L. Piotti). 1 aprile LINEA RECTA BREVISSIMA. Il ramo e l'albero. Un ramo di pazzia abbellisce l'albero della saggezza (A. Morandotti). La rosa e la spina. Per amore della rosa si sopportano le spine (Proverbio turco). I giovani e l'impossibile. I giovani cercano l'impossibile e, una generazione dopo l'altra, lo conseguono (Proverbio statunitense). La perfezione dell'amore. Nell'amore la perfezione è proporzionata alla sua libertà, e questa alla sua purezza (Thomas Merton). Quando ne vale la pena, bisogna lasciarsi influenzare. Solo i deboli hanno paura di lasciarsi influenzare (Goethe). Pensare e agire. Pensa da uomo d'azione e agisci da uomo di pensiero (Henri Bergson). Per conoscere la felicità. La felicità è uno strano personaggio: la si riconosce soltanto dalla sua foto in negativo (Gilbert Cesbron). «CALMA TU LE ONDE IN QUESTO PETTO». Ai lettori presento, con gli auguri pasquali, il dono di due passi dal Diario di Soren Kierkegaard, il Socrate cristiano del Nord dalla vita breve e ardente ( ),che insieme a Dostoevskij è il più serio e sconvolgente annunciatore del Cristo negli ultimi tre secoli. Prima di loro, infatti, c'è solo Pascal, l'autore dei Pensieri, che visse nel Seicento. «1 gennaio Signore, calma tu le onde in questo petto, placa le tempeste! / Anima mia taci, ché la Divinità possa agire in te. /Anima mia mettiti in pace, possa Dio riposare in te, la sua pace ti possa coprire con la sua ombra. / Sì, Padre, tanto spesso noi abbiamo provato che il mondo non ci può dare la pace. / Ma tu facci sentire che tu puoi dare la pace. / Fa' che sentiamo la verità della promessa che la tua pace il mondo intero non ce la può togliere». «6 gennaio Padre celeste! quando il pensiero di te si sveglia nell'anima nostra, / fa' che non si svegli come un uccello sbigottito e disorientato che svolazza qua e là, / ma come un bambino che si desta col suo sorriso celeste». Il Diario di Kierkegaard è edito in dodici volumetti dalla Morcelliana di Brescia, tradotto splendidamente da Cornelio Fabro, che lo ha annotato e ne ha scritto l'introduzione. IL PARADOSSO: È BENE CHE IL TRIONFO DEL BENE NON SIA IMMANCABILE. La disponibilità più generosa al confronto leale delle idee e all'armonizzazione onesta degli interessi non basta per nulla a metterci al riparo da ingiusti attacchi e da umilianti discriminazioni. Ai giovani, pertanto, bisogna dire subito una verità su cui Tommaso d'aquino e Kant non si stancarono di richiamare l'attenzione: qui, in questo mondo, non c'è equazione tra il bonum honestum che riusciamo a testimoniare nella misura in cui siamo uomini di buona volontà, e la delectatio che può venirci anche dalla stima, dal consenso, dalla gratitudine degli altri. La virtù ci rende degni della felicità, ma non è sufficiente affatto a farcela conseguire. Non è lecito, dunque, spingere i giovani a farsi illusioni e a fantasticare il successo come risultato che comunque non può 13

14 sfuggire a una buona condotta di vita. C'è di più: occorrerebbe, a mio avviso, mostrare che è bene che le cose stiano così, altrimenti sarebbe impossibile evitare una degenerazione utilitaristica della coscienza morale. Se infatti qui e ora il trionfo del bene fosse immancabile, prima o poi il bene finirebbe con l'essere voluto non in quanto tale, ma per i vantaggi che ci procurerebbe. L'educazione, nel senso più alto della parola, è quel processo che aiuta la coscienza a scegliere il bene con piena consapevolezza della superiorità su ogni altra alternativa e a prescindere da ogni altra considerazione. Ma un fine così alto sarebbe francamente irraggiungibile se nei nostri figli e nei giovani continuassimo ad alimentare la mentalità meschina del do ut des, del «che cosa ne viene a me da quello che faccio?». Guai ad incoraggiare la tendenza a pretendere una chicca per ogni dovere compiuto. Bisogna apprendere per tempo anche a fare a meno delle lodi, se mancano, e tanto più delle adulazioni, che sono fuorvianti per chiunque. La stima degli altri fa innegabilmente piacere, ma occorre meritarla senza mai sollecitarla, e tanto meno pretenderla a tutti i costi. POETI ITALIANI DEL NOVECENTO. La felicità e l'immedesimarsi con l'altro. A volte si tocca il punto fermo e impensabile / dove nulla da nulla è più diviso, / né morte da vita / né innocenza da colpa, / e dove anche il dolore è gioia piena. / Sono cose, queste, che si dicono per noi soltanto. / Altri ne riderebbero. / Ma dire si devono. Le annoto / per te che le sai bene e per testimonianza dell'amore eterno... (M. Luzi, Su fondamenti invisibili, «A volte si tocca il punto fermo e impensabile»). 8 aprile LINEA RECTA BREVISSIMA. Amara verità. Volete aver molti in aiuto? Cercate di non averne bisogno (A. Manzoni). La brevità. La brevità è l'anima stessa della saggezza (W. Shakespeare). Chi è il vero eretico. Eretico è colui che accende il fuoco, non chi vi brucia dentro (W. Shakespeare). Il capolavoro e la fatica. L'arte comincia dalla resistenza: dalla resistenza vinta. Non esiste capolavoro umano che non sia stato ottenuto faticosamente (A. Gide). Quando il politico è un cinico doc. Per i nemici le leggi si applicano, con gli amici si interpretano (G.A. L'Innommable). Il potere e l'abuso di potere. Quanto più grande il potere, tanto più pericoloso l'abuso (E. Burke). Più pericolose le istituzioni corrotte. Le istituzioni sono più corrotte e più guaste degli individui, perché hanno più potere per fare del male, e sono meno esposte al disonore e alla punizione. Non provano né vergogna, né rimorso, né gratitudine, e neanche benevolenza (W. Hazlitt). L'ADDIO DI UN MAESTRO AI GIOVANI: L'ULTIMA LEZIONE. Solo recentemente, sfogliando per caso il notiziario di un'associazione culturale, mi sono imbattuto in uno scritto di singolare importanza: è il testo dell'ultima lezione di un insigne maestro della ricerca storica, Mario Bendiscioli. Eccolo. «Con questa lezione, ultima dell'anno accademico '72-'73, prendo ancora congedo dalla scuola e dall'insegnamento pubblico che è stato la professione della mia vita. Da un insegnamento che ha voluto essere - e penso sia stato - una comunicazione di conoscenze e di esperienze, ma anche apertura a stimoli in reciproco arricchimento e questo dentro la scuola, con allievi di età ed esperienza diversa, ma anche fuori della scuola, come traduttore, promotore di edizioni, collaboratore e direttore di riviste. E sempre con animo aperto ai grandi problemi della vita sociale, a cui pure la scuola ha da avviare: perciò curioso del mondo in molteplici soggiorni fuori d'italia per conoscere direttamente lingue e popoli, culture e costumi. Attivo in organizzazioni e posizioni anche politiche, ho cercato di cogliere il buono e il meno valido di strutture ed uomini per comprendere e far comprendere, in ciò proponendomi di evitare le generalizzazioni sbrigative di giudizio, di reprimere la facile e sterile indignazione, di ricercare e promuovere tra persone, ceti, popoli, quello che unisce, al di là di quello che immediatamente divide negli interessi e nei sentimenti e, spesso, immediatamente offende. Tale spirito di 14

15 comprensione nei riguardi di uomini, avvenimenti, istituzioni fu mio costante intento portare nella scuola e proprio nell'insegnamento intorno al passato, al fine di far emergere le sue eredità nel presente, che non sono soltanto quelle negative od oppressive». «IL PICCOLO DOVERE QUOTIDIANO». Ed ecco la parte conclusiva, in cui lo storico bresciano ha racchiuso in un consiglio di sconcertante semplicità, che è «quasi come un testamento», il senso stesso della sua vita e della sua testimonianza. «Altri giovani che in quest'aula mi hanno seguito e, presumo, stimato, ed ai tanti altri che vedo idealmente qui assieme a voi, dal lontano 1926 nei licei di Pavia, Merano, Milano, e nelle università di Milano e Salerno, come uomo dalle molte sofferte esperienze, come studioso dalle lunghe vigilie e, se permettete, come maestro, vorrei confidare in quest'ora di congedo, quasi come un testamento, una delle convinzioni che mi hanno sostenuto in una vita non certo tranquilla: e cioè che la più efficace partecipazione alla politica come impegno sociale consiste nel compiere il piccolo dovere quotidiano, quello che volta a volta emerge dalle circostanze: piccolo dovere quotidiano che è inerente alla professione o al mestiere, vissuti come servizio sociale: quell'attività che per la coscienza religiosa si trasfigura in vocazione e sevizio di carità per il prossimo». ERA SOLO UNA SCHEDA SEGNALIBRO. Ai miei occhi queste parole di Bendiscioli costituiscono un testo mirabile sul mestiere d'insegnare e un documento di profonda umanità. Lo storico bresciano avrebbe potuto far proprio quello che Seneca diceva di se stesso: «Se mi fosse concessa la conoscenza più alta a patto di tenerla chiusa in me stesso e di non renderne partecipi gli altri, io la rifiuterei» (Ad Luc. 6, 4). Mi chiedo: come mai la pagina più bella, tra le molte migliaia scritte da Bendiscioli, è rimasta quasi del tutto sconosciuta? In qual modo essa ci è pervenuta? Le cose andarono così: gli scolari pavesi raccolsero in un volume - M. Bendiscioli, Dalla Riforma alla Controriforma, Il Mulino, Bologna i saggi più importanti del loro maestro su uno dei temi di fondo della sua ricerca. Il volume era accompagnato da una «scheda», che riportava il breve discorso tenuto da Bendiscioli agli studenti nella lezione di congedo. Cesare Angelini, l'impareggiabile rettore del Collegio Borromeo di Pavia per ben ventidue anni, in una lettera a Bendiscioli, in data 21 marzo '75, sottolineava il valore di quella «scheda», le cui parole gli erano parse «così semplici e così grandi» da fargli venire in mente quelle pronunciate dal filosofo Francesco Acri il giorno in cui salutò i suoi scolari a Bologna (C. Angelini, I doni della vita - Lettere , Rusconi, Milano 1985, p. 576). 15 aprile LINEA RECTA BREVISSIMA. Mille soli. Ci sono mille soli al di là delle nuvole (Proverbio indiano). È più facile. È più facile amare gli altri che se stessi. Degli altri si conosce il meglio (Gesualdo Bufalino ). Il falso amico. Il falso amico è come l'ombra che ci segue finché dura il sole (Carlo Dossi, ). Né servi, né padroni. Soltanto chi non ha bisogno né di comandare né di ubbidire è davvero grande (Goethe, ). L'oltre e il di più. Si ama soltanto ciò che non si possiede per intero (Marcel Proust). Ma non sempre siamo noi a sceglierceli. Non si è mai abbastanza attenti nella scelta dei propri nemici (Oscar Wilde). Per dare a ogni cosa il giusto valore. Il miglior modo di amare una cosa è di pensare che potremmo perderla (Gilbert K. Chesterton, ). Quando l'agitazione è preferibile al riposo. È men male l'agitarsi nel dubbio, che il riposar nell'errore (A. Manzoni). Che cosa significa amare. Amare è mettere la nostra felicità nella felicità di un altro (Gottfried W. Leibniz, ). «NON STONARE IN NULLA» CON DIO E CON CHI SOFFRE. La gente pretende giustamente da noi che si sia sempre presenti alla loro tragedia. Ci vogliono magari, male, ma hanno ancora una così alta stima del sacerdozio che quando arrivano col loro problema (interno o esterno che sia) non 15

16 possono sentirsi dire: «è a tavola o a letto o è in ferie» senza sentirsi offesi dal contrasto colla gravità (per loro) del loro problema. Io sono sereno solo quando son sempre «intonato» con ogni evenienza. Cioè quando il mio pensiero o attività non stona con nulla d'altrui che possa accadere... Anche stanotte l'ho passata da una mamma di sei figlioli che muore di cancro. Per strada, come spesso accade, ho incontrato la fiumana della gente che sorte dal cine e dal ballo e dal gioco. Mi chiamano magari allegramente ma poi si ricordano perché son fuori io e restano ghiacciati, almeno i più sensibili. E allora io mi godo il mio Dio che m'ha dato finalmente un mestiere col quale posso divertirmi tanto senza mai declassarmi neanche un attimo. Ho sempre anche il tempo di tendere occhi e orecchi ai volti e alle parole per capire mentalità e mondi e questo mi vale tutti i cine e i teatri e i romanzi del mondo (Lorenzo Milani, Lettere alla Madre, Marietti, Genova 1997, pp S. Donato, 29 agosto 1949). LA PROVA A CARICO. «Frequenta una delle scuole più esclusive a Milano, prende lezioni private di inglese e di musica, pratica equitazione, scherma e nuoto con istruttori privati, trascorre le vacanze in Sardegna e a Cortina, si veste nelle migliori boutique». Forse di queste ossessionante e pacchianissima way of life, inflitta ad un innocente bambino di dieci anni, la madre ha chiesto al padre (un vip della televisione) quaranta milioni al mese per il mantenimento del pargolo. Un tribunale della Repubblica ha stabilito che sette milioni bastano. E avanzano. Sentenziando, e la cosa ci conforta, che «le fondamentali esigenze dei valori educativi sconsigliano che i figli vengano allevati, anziché all'autodisciplina e al senso di responsabilità, secondo canoni di eccessiva esteriorità, spreco consumistico e permissivismo incontrollato». Uno schiaffo morale che la signora in questione giudicherà, probabilmente, un'intollerabile intrusione nelle sue scelte educative. D'altra parte, come si dice, la signora se l'è andata a cercare: un figlio costretto a fare tre sport, che si veste solo «nelle migliori boutique» e fa le stesse vacanze di Marta Marzotto. Non è un titolo di merito. È una prova a carico (Michele Serra). POESIA DEL NOVECENTO. L'aridità dei giorni mediocri. A me, percosso / dalle cose attese e non venute, / dalle promesse vanite nel cuore / da tante pochezze di terra, / queste cose piccine, da nulla, sono / quotidiano flagello ed insulto, / un rodermi lento e oscuro / che macera lo spirito (Aldo Agazzi, Poemetti, Brescia 1989). Ad ogni cosa ciò che le appartiene. L'oriente al sole e a sera il tramonto, / la primavera ai fiori / e l'estate alle messi; / il solco al germe e la rugiada ai prati (A. Agazzi). Il cuore che attende. Lui scruta di lontano / se alfin si mostri la fanciulla amata. / Lei ascolta che risuoni / il noto passo di colui che viene (A. Agazzi). 22 aprile LINEA RECTA BREVISSIMA. I propri limiti. L'unico modo per non far conoscere agli altri i propri limiti, è di non oltrepassarli mai (G. Leopardi). Le apparenze mostrano ciò che si vorrebbe nascondere. Sono solo i superficiali, a non giudicare dalle apparenze (O. Wilde). I cattivi avvocati. Sono loro i girarrosti delle leggi. A forza di girarle e rigirarle, finiscono per cavarne un arrosto per sé (H. Heine). La fortune dell'oroscopo. Tutto hanno sempre previsto gli oroscopi di fine anno tranne l'evento più certo per tutti. Lasciare il certo per l'incerto è la fortuna dell'oroscopo (G. Pontiggia). Un bambino che nasce. Un bambino che nasce è un miracolo dell'amore che stringe nelle sue piccole mani il miracolo della vita. Quasi un presagio di vittoria sulla morte, un anticipo dell'immortalità (G. Cristiani, Lettere ai figli, Edizioni S.Paolo, Cinisello Balsamo, 1998). FU NEI LAGER NAZISTI CHE NACQUE L'ECUMENISMO. Cattolici ed evangelici, accomunati nella persecuzione, si riscoprirono fratelli e posero le premesse per la nascita del movimento ecumenico, che sarebbe stato nei decenni successivi una delle grandi direttrici del XX secolo, segno e causa insieme del rinnovamento delle Chiese cristiane. Offesi e calpestati da un potere 16

17 crudelmente oppressivo che tentava di espropriarli delle loro coscienze, cattolici ed evangelici, preti e pastori si trovarono insieme in prigione e nei campi di annientamento; insieme soffrirono, pregarono e si fecero testimoni di Dio al servizio degli altri. Fu così che a Dachau - dov'erano rinchiusi molte centinaia di preti e pastori - e in altri lager le divisioni si attenuarono fortemente o sparirono e al loro posto ci fu un'esperienza straordinaria di fraternità. Di lì nacque il fermo proposito di impegnare le rispettive confessioni a rendere pura da odi e pregiudizi la memoria del passato, a valorizzare i tesori reciproci e a vivere con gioia le molte cose che i credenti in Cristo hanno in comune. In tal modo nacque il nuovo ecumenismo e la decisione di ripensare finalmente, fuori dai soliti schemi e da pregiudizi plurisecolari, l'unità dei cristiani come concreto obiettivo e speranza storica. LA PREGHIERA DEL RIBELLE. Signore, facci liberi. Signore che fra gli uomini drizzasti la Tua croce segno di contraddizione, che predicasti e soffristi la rivolta dello spirito contro le perfidie e gli interessi dei dominatori, la sordità inerte della massa, a noi oppressi da un giogo numeroso e crudele che in noi e prima di noi ha calpestato Te fonte di libere vite, dà la forza della ribellione. Dio che sei Verità e Libertà, facci liberi e intensi, alita nel nostro proposito, tendi la nostra volontà, moltiplica le nostre forze, vestici della Tua armatura. Noi ti preghiamo, Signore. Tu che fosti respinto, vituperato, tradito, perseguitato, crocefisso, nell'ora delle tenebre ci sostenti la Tua vittoria: sii nell'indigenza viatico, nel pericolo sostegno, conforto nell'amarezza. Quanto più s'addensa e incupisce l'avversario, facci limpidi e diritti. Nella tortura serra le nostre labbra. Spezzaci, non lasciarci piegare. Se cadremo fa' che il nostro sangue ci unisca al Tuo innocente e a quello dei nostri morti a crescere al mondo giustizia e carità. Tu che dicesti: «Io sono la resurrezione e la vita» rendi nel dolore all'italia una vita generosa e severa. Liberaci dalle tentazioni degli affetti: veglia Tu sulle nostre famiglie. Sui monti ventosi e nelle catacombe delle città, dal fondo delle prigioni, noi Ti preghiamo: sia in noi la pace che Tu solo sai dare. Dio della pace e degli eserciti, Signore che porti la spada e la gioia, ascolta la preghiera di noi ribelli per amore (Teresio Olivelli). Questa preghiera fu stampata e diffusa in gran numero in occasione della Pasqua Essa apparve poi, a ricordo del suo autore, Teresio Olivelli, su Il Ribelle del 16 giugno Olivelli fu una delle figure più alte della Resistenza, che egli voleva fosse innanzi tutto «rivolta morale» e «ribellione per amore». Catturato dai tedeschi, evaso, ripreso, morì il 12 gennaio 1945, in seguito alla brutale bastonatura a cui fu sottoposto per avere difeso alcuni prigionieri, con lui rinchiusi nel campo di Flossembürg, lo stesso in cui sarebbe stato decapitato tre mesi dopo, il 9 aprile, Dietrich Bonhoeffer. 29 aprile LINEA RECTA BREVISSIMA. L'adolescente. Tra giovane e fanciullo età confine (T. Tasso, Gerusalemme liberata I, 13, 7). L'opera e lo stile del leader. Tu al fin de l'opra i neghittosi affretta (ibid. I, 16, 6). Sempre al consiglio è la preghiera unita; ciò che alma generosa alletta e punge, / ciò che può risvegliar virtù sopita (ibid. I, 19, 4-6). la virtù... latina. A la virtù latina / o nulla manca, o sol la disciplina (ibid. I, 64, 7-8). La fama... è la fama, apportatrice / dei veraci rumori e dei bugiardi (ibid. I, 81, 1-2). L'attesa di un male temuto. E l'aspettar del male è mal peggiore (ibid. I, 82, 1). Il senso comune. Il senso comune è quella sorta di sesto senso che intona le sensazioni dei miei cinque sensi strettamente privati a un mondo comune condiviso con gli altri (Hannah Arendt, La vita della mente, pubblicato postumo nel 1978; trad. it. Il Mulino, Bologna 1987). Quando sparisce quella linea di demarcazione... L'offuscamento della linea di demarcazione che divide la verità di fatto dall'opinione è comune alle numerose forme che può assumere la menzogna (Hannah Arendt, La menzogna in politica, trad. it. Sugarco, Milano). La ragion d'essere della politica. La ragion d'essere della politica è la libertà, e suo compito è produrre situazioni che creino 17

18 o allarghino lo spazio della libertà (Renzo Zorzi). CIÒ CHE È LECITO E CIÒ CHE È IMMORALE. Lo sforzi di procurarsi con mezzi leciti e schietti la stima di coloro che ci circondano è naturale e legittimo, anche se l'impresa non è affatto così semplice come si vuol far credere. Ma l'armonia con gli altri - in ogni ambito, dalla famiglia, al club, al partito, alla Chiesa - non va mai cercata a scapito della verità e dell'onestà. È, invece, evidentemente immorale subordinare la propria coscienza alla sola preoccupazione della «riuscita», del consenso cercato con ogni mezzo pur di conseguire lo scopo desiderato, elevando così il successo a supremo criterio di giudizio e di azione. Una mentalità del genere, infatti, è di per sé fonte di ambizione, di piccoli e grandi intrighi, di arrivismo e ipocrisia. E poi come si fa a non vedere che ci sono casi in cui si ha l'obbligo di dissentire non solo dall'opinione prevalente e dai diktat del potere, ma in primo luogo dalla parte peggiore di noi stessi, quella che Pascal chiamava «l'io odioso» (le moi haïssable)? IL CORAGGIO DEL «NO». Se Socrate si fosse preoccupato di conservare la stima della maggioranza e dei maggiorenti degli Ateniesi, avrebbe evitato il processo e la cicuta, ma avrebbe tradito la sua missione: la civiltà e il pensiero filosofico non avrebbero potuto, in tal caso, annoverarlo tra le più grandi personalità della storia, alle quali tuttora l'umanità va debitrice. Se Cristo avesse voluto seguire la dottrina ufficiale dei farisei e degli zeloti, sarebbe stato uno di loro, ma non colui che pronunciò il Discorso della Montagna e altre divine parole. Se Tommaso Moro avesse voluto conservare con l'alta carica, di cui era insignito, il favore e la stima di Enrico VIII e della sua corte, non sarebbe stato quel testimone della verità che fu e che oggi anche gli anglicani onorano. LETTERA DI DON MILANI A SUA SORELLA CHE NON SI SPOSA IN CHIESA. Cara Elena, sono contentissimo che tu ti sposi e non ho nessun motivo di meravigliarmi o dolermi che tu lo faccia in Comune. Esser religiosi e esser cristiani è una fortuna non un obbligo. Mi può dispiacere che tu non abbia questa fortuna, non che tu compia un atto in armonia con quello che pensi. Del resto non sei ancora morta né te né Erseo e avete tanto tempo davanti a voi per invecchiare, rifurbire, ripensarci. Ricevete per ora i miei più affettuosi auguri di felicità terrena e ultraterrena (L. Milani, Lettere alla Madre, Marietti, Genova 1997, p Barbiana, 25 febbraio 1959). POETI ITALIANI DEL NOVECENTO. Come rose dai muri. Noi siamo in terra / ma ci potremo un giorno librare / esilmente piegare sul seno divino / come rose dai muri nelle strade odorose (Mario Luzi, La barca, «Alla vita»). Al tramonto. Un giorno troppo povero d'amore / s'è spento e tace / nello spazio ed intorno il cielo giace / colmo di pace e di compianto... / E chi riprende al cielo / la furtiva sostanza del passato, / il puerile mattino e l'ora? (M. Luzi, ibid., «Terrazza»). Se spera, in lui è amore. L'amore aiuta a vivere, a durare, / l'amore annulla e dà principio. E quando / chi soffre o langue spera, se anche spera, / che un soccorso s'annunci di lontano, / è in lui, un soffio basta a suscitarlo (M. Luzi, Primizie del deserto, «Aprile - amore»). 6 maggio LINEA RECTA BREVISSIMA. Gli inaffondabili. Tu pensi: il Signor A., il Signor B., il Signor C. finiranno inghiottiti nel gorgo dei loro ignobili ricatti e dei loro giochi di potere. E invece no. Nel nostro Paese scombinato i campioni assoluti della politica, quelli che comunque occupano la scena perché fanno baccano, i soli veramente inaffondabili, sembrano essere proprio loro, i maestri guastatori (Levi Appulo). L'invidia. Savia non fui... / e fui degli altrui danni / più lieta assai, che di ventura mai (Dante, 18

19 Purgatorio XIII, passim). Fu il sangue mio d'invidia si riarso, / che, se veduto avessi uomo farsi lieto, / visto m'avresti di livore sparso (ibid. XIV, 82-84). Un obbligo per ogni generazione. Sotto il profilo morale la storia non dà lezioni, non è affatto maestra se non per questo rinvio, per questo imperativo, che obbliga ogni generazione a conoscere se stessa e a costruire il proprio futuro (Massimo Giuliani). Prevalgono ancora i privilegi e l'onnipotenza del denaro. La nostra Resistenza non implicava soltanto una rivendicazione di libertà, ma anche una rivendicazione di giustizia sociale. Abbiamo un po' di avvilimento nel vedere come in questi anni la giustizia sociale, nonostante i documenti pontifici e quelli conciliari, non abbia avuto quella promozione e quella realizzazione che era giusto attendersi (Carlo Manziana, prete dell'oratorio e vescovo - La citazione è tratta dall'interessantissimo volume: M. Bendiscioli, Un percorso di esperienze e di studio nella cristianità del 900, Morcelliana, 1994, p. 66). LASCIARSI GIUDICARE DALLA VERITÀ. Nel Vangelo di Giovanni c'è una frase ammonitrice: veritas odium parit. La verità genera odio sicuramente in quelli che si rifiutano di accoglierla, ma non solo in essi. Sant'Agostino notava acutamente che noi amiamo la verità quando risplende ai nostri occhi senza toccare i nostri interessi e le nostre passioni; la odiamo, però, palesemente e più spesso nel segreto del nostro cuore, quando la sua presenza o la sua affermazione costituisce per noi un rimprovero: odimus redarguentem. La verità ha un enorme potere sull'uomo intelligente e libero, ma non può annullare in lui la facoltà di aderirvi o di contestarla. «OGNI COSA CHE VEDO E CHE SENTO...». Sono ancora estremamente attaccato al mio ingrato popolo, che poi non è tutto ingrato, e ho l'impressione che non potrò mai viverne senza, anche se non potrò neanche mai andarci d'accordo. Ho sentito dire che c'è anche dei mariti e moglie in questa strana situazione. Così son felice d'aver avuto questa forzata vacanza per distendere i nervi e l'anima, ma ogni cosa che vedo e che sento la rapporto a loro e non me li levo dinanzi agli occhi con tutti i loro innumerevoli difetti e voglio loro un gran bene e non vedo l'ora di poter di nuovo, giorno per giorno ora per ora, ridividere gioie dolori perdite e conquiste odi e amicizie. In una parola ricominciare a leticare senza interferenze di curia e senza reticenze forzate (L. Milani, Lettere alla madre, Marietti, Genova 1997, p S. Donato, 9 giugno 1951). POETI ITALIANI DEL '900. «Papà, chi erano i partigiani?». Un giorno alla vostra domanda: / «Papà, chi erano i partigiani?» / vi stringerò più forte la mano, / e forse, / se già non sia mutato il discorso, / attenderete invano una risposta. / Forse allora, / e anche oggi mentre scrivo, / mi sentirò lontano e triste / come il cielo grigio, e un nodo alla gola, / come quel nostro compagno d'armi, / si chiamava Càlem, ch'era riuscito a portar fuori la ghirba, / ma non gli andava parlarne, / e beveva. Voi figli miei, / parteggiate sui banchi di scuola / per le fortune di Achille, / per Mario contro Silla, / per la squadra che vince il torneo; / mi chiedete: / «Papà, ce l'avevi il cavallo? / Papà, tu l'hai vinta la guerra?» / Figli miei / piccoli legali sopraffattori, / che può voler dire, a voi, / Resistenza, / combattenti della libertà, / ribelli per amore? / Strani nomi, suoni inconsueti. / Il ramo / cui dondolò Castiglione / sul petto un cartello di gloria / -bandito- / un ramo, come tanti; / l'albero / ancora trafitto / dal sangue infuocato di Emi, / un piccolo albero, come tanti... /. Voi amate il più forte / e anche la legge, / se arriva coi pugni dello sceriffo; / ma io non avevo il cavallo / e non ho vinto la guerra: / come potrò farvi intendere?... Vorrei potervi dire: guardatemi, / questo fu un partigiano, / questo è un partigiano. / Resto per sempre una pagina / del libro insanguinato / come l'«imitazione di Cristo» / sul petto di Emi, / piccola nota erudita / di un grande poema / che voi leggerete / e io posso aiutarvi a comprendere (Pier Luigi Piotti, Alla vostra domanda, Rebellato, Padova). 13 maggio

20 LINEA RECTA BREVISSIMA. Se non siamo all'altezza. Una cosa buona non ci piace, se non se siamo all'altezza (Friedrich Nietzsche). Le cose peggiori. Le cose peggiori sono sempre state fatte con le migliori intenzioni (Oscar Wilde). Il sugo della storia. C'era una volta un nobile signore che diceva a un proletario: «Senza quell'incidente che fu la rivoluzione francese non ci saremmo mai parlati». Senza la nascita del figlio di un carpentiere e di una casalinga avvenuta, più o meno, duemila anni fa, il mondo sarebbe ancora più ingiusto (Enzo Biagi). L'onestà intellettuale. Tra l'accordo e lo scontro, tra la piaggeria e il rigetto, c'è un largo margine ove è possibile esercitare altri atteggiamenti, quali il confronto, il dialogo, la verifica e magari anche il mutar parere, così vituperato ma da ammirare quando nasce dalla convinzione di aver sbagliato e da un nuovo convincimento che il tuo interlocutore è riuscito a generare in te. È, insomma, l'onestà intellettuale che è coerenza con se stessi ma anche rispetto all'altro, che è fermezza ma anche mutamento di fronte alla verità riconosciuta, che è affermazione e ascolto, ragione mia e ragione dell'altro (Gianfranco Ravasi). IL PAPA POLACCO E LA NAZIONE ITALIANA. Il Papa polacco si mostra un sostenitore convinto dell'unità d'italia e del ruolo geopolitico del Paese per l'europa e la Chiesa. C'è in Giovanni Paolo II una teologia delle nazioni, di cui la riflessione sulla Polonia è un modello. Il Papa non perde la sua nazionalità d'origine per divenire un uomo universale, ma attraverso la nazione polacca e la sua origine slavo-occidentale giunge alla dimensione universale. Per il Papa polacco la nazione si fonda sulla cultura; le nazioni possono vivere senza Stato, ma esistono per la cultura. Così la cultura italiana è profondamente impegnata da quella che considera l'eredità «viva» della fede cristiana. Le lettere ai Vescovi italiani del 1994, in un momento di crisi nazionale, esprime bene la coscienza del Papa: «L'eredità dell'unità, anche al di là della sua specifica configurazione politica, maturata nel corso del XIX secolo, è profondamente radicata nella coscienza degli italiani che, in forza della lingua, della cultura, si sono sempre sentiti parte integrante di un unico popolo. Questa unità si misura non sugli anni, ma su lunghi secoli». Per Giovanni Paolo II l'italia ha una sua vocazione. Sono convinto che l'italia come nazione ha moltissimo da offrire a tutta l'europa [...]. All'Italia, in conformità alla sua storia, è affidato in special modo il compito di difendere per tutta l'europa il patrimonio religioso e culturale innestato a Roma dagli apostoli Pietro e Paolo. Di questo preciso compito, dovrà avere chiara consapevolezza la società italiana nell'attuale momento storico, quando viene compiuto il bilancio politico del passato, dal dopoguerra ad oggi. Giovanni Paolo II si schiera per una lettura positiva della recente storia italiana. L'Italia ha una funzione per la geopolitica cattolica, pur essendo ormai uno Stato laico, e con una società secolarizzata in misura vent'anni fa ancora impensabile. Se si eccettuano alcuni episodi, tanto più penosi proprio perché anacronistici, e si guarda alla sostanza delle cose, mi pare sia condivisibile il giudizio a cui perviene uno degli storici italiani oggi più attento alla storia dei rapporti tra società, Stato e Chiesa cattolica in Italia. «La confessionalizzazione della società italiana e dello Stato - scrive Andrea Riccardi (in Interpretazioni della Repubblica, Il Mulino, Bologna 1998) - sono una realtà del passato. L'Italia non è più una presunta nazione cattolica. Eppure non è caduto quel rapporto intimo tra Chiesa, Santa Sede, cattolicesimo, nazione e Stato, che forse contribuisce a formare la particolare identità nazionale chiamata Italia». POESIA DEL '900. In memoria di W. B. Yeats. Procedi, poeta, procedi dritto / sino al fondo della notte / con la tua voce suasiva / riportaci ancora alla gioia; / con un'aratura di poesia / trasforma in vigneto la maledizione, / canta il fallimento umano / in estatica angoscia; / nei deserti del cuore / fa' che sgorghi la fonte che risana, / nella prigione dei suoi giorni / insegna all'uomo libero la lode (W.H.Auden, In memory of W.B. Yeats, trad. it. in Poesie, Guanda, Parma). Questi versi erano molto cari a un'amica di Wystan Auden, l'ebrea tedesca Hannah Arendt ( ), donna di pensiero tra le maggiori del secolo XX. Arendt amava citarli spesso negli ultimi 20

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