***** Niente traumi: con modica spesa cambiano i panorami ma non le abitudini.

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2 PROLOGO Sempre in bilico tra sogno e realtà perché la conoscenza è intuizione e ragionamento, spirito e materia. Il percorso di Franco Bonzi è lungo, faticoso, una salita disseminata di pietre aguzze e dolorose, senza una meta precisa con qualche oasi provvisoria dove riprendere fiato, ma lui, cinquantenne, lo affronta con l emozione dei vent anni e non si preoccupa di percorrerlo a piedi scalzi, consapevole com è che il Sapere è privo di certezze perché il Sapere non ammette certezze. Ha la strafottenza dell umile, di chi sa di non essere arrivato alla vetta, di chi sa che probabilmente non ci arriverà mai, tuttavia rifiuta di precipitare nel baratro, animato dalla volontà ferrea di raggiungere l obiettivo anche se l obiettivo non esiste, o meglio non gli è accessibile. Franco Bonzi è uscito dalla tana, dal consolante tran tran quotidiano: come la prima scimmia che ha impugnato la clava, esce allo scoperto in caccia di non sa ancora cosa ma, egualmente, cerca perché non può farne a meno, perché non è più scimmia ma uomo e lascia tracce umane sulla sabbia. Seguiamole! Budhor 1

3 PARTE PRIMA Era un vecchio albero, un po malconcio. Mi era già capitato di notarlo in quella torrida mattinata dell agosto veneto, solo e quasi timidamente appoggiato di traverso come un vecchio stanco, sulla ringhiera del balcone di quella casa di vacanza in affitto. Ma non gli avevo dato nessuna importanza, visto che così piegato su di un lato, anche se frondoso, non serviva minimamente a fare ombra, non poteva comunque dare più nessun ristoro Era pressoché inutile. Un anno d impegni m ha logorato profondamente nel fisico e nella mente, tanto che ho deciso di andarmi a riposare un po al mare e ho prenotato, all ultimo momento, una casa in affitto in una città balneare della provincia veneta in questo caldo agosto di fine secolo. Volo per le strade del Veneto a bordo della mia scalpitante spider col sole in faccia ed il vento fra i capelli e già inizio a rilassarmi godendomi il preludio di quelle belle giornate. Ad un tratto, un pensiero mi balena nella mente: mi rendo conto che non sto andando a Saint Tropez o a Porto Cervo ma, sto per arrivare in una di quelle solite città di mare, tutte uguali dove nulla succede di diverso da quello che già è stato scritto negli opuscoli delle agenzie turistiche. Questo pensiero non solo m adombra profondamente, ma mi attira addosso anche una certa iattura, infatti, tutto ad un tratto, uno strano scoppiettio del motore boxer della mia Porsche mi costringe ad accostare sul ciglio della strada. Che diavolo succede? mi domando mentre apro il vano motore per dare non più di un occhiata superficiale all interno, visto che m intendo di motori quanto una vergine si può intendere di sesso, potendo vantare, al massimo, solo un po di teoria. Sto fermo e la calura diventa insopportabile; il sole mi martella il cervello. Senza esitazione m attacco al telefonino, chiamo il numero verde del soccorso stradale e una voce di donna mi rassicura promettendo che, una volta fornito il numero di polizza assicurativa e quello di carta di credito, il carro attrezzi sarebbe arrivato di lì a venti minuti al massimo. Le comunico i dati pregandola di far arrivare quanto prima il camion, perché sto cocendo sotto al sole senza un riparo: per chilometri e chilometri ci sono solo campi coltivati, nessun centro abitato. Mi rimetto in auto nell illusoria speranza di riuscire a farla ripartire. Macché, niente, nemmeno uno scoppiettio impreco mentre continuo ad esasperare la chiave d accensione a costo di scaricare la batteria. Mentre sono indaffarato ad armeggiare con l accensione, di fianco, poco distante da me, si ferma un contadino; scendendo dal trattore si avvicina con fare cordiale. Bella macchina! È una Porsche 356 del 57, vero? Vero! rispondo un po meravigliato dalla sua inattesa competenza Bella ma anche dannata! Mi ha lasciato a piedi! Beh, replica lui queste sono macchine delicate, vanno coccolate come si coccola una bella donna: non bisogna trattarle male, anche se talvolta fanno qualche capriccetto! Rimango incantato dal savoir faire di quello strano contadino, però quei quarantamila euro incollati all asfalto, incapaci di dare un minimo segno di vita, mi hanno fatto proprio imbufalire. Già, ma intanto la bella donna rischia di rovinarmi la giornata facendomi passare un sacco di tempo nel garage di un meccanico al costo di cento euro l ora! Ma no, ma no! Vedrà che è solo una questione di spinterogeno: è chiaro, si sarà sporcato lo spinterogeno. Basterà una pulitina e via! Mi fa aprire il vano motore e, staccata la calotta, prende a pulirla con uno straccio imbevuto di gasolio: è questione di due o tre minuti. 2

4 Ecco fatto. Metta pure in moto. Un giro di chiave ed il rombo squillante del motore zittisce il grido di gioia che fuoriesce dalla mia gola, mentre i pistoni svettanti nei cilindri gareggiano in velocità col fremere del labbro inferiore impazzito d un tratto per l emozione, facendo così da perfetta cornice alla mia espressione d estrema soddisfazione. Mi avvicino riconoscente all omone rustico e cortese, dal volto simpatico, gioviale. Grazie, lei è un vero angelo. Mi dica: quanto le devo? Ma niente, niente si figuri! Le conosco bene, queste birbaccione: ne ho una pure io! Dopo avermi salutato allegramente ed augurato una piacevole vacanza, sale sul trattore e scompare nella polvere. Mi prende un senso di felicità: forse il pessimismo cittadino che mi stava fastidiosamente incollato addosso è magicamente svanito, lasciando il posto al più roseo ottimismo, alla strana sensazione di chi sta partendo per una nuova, fatata, straordinaria avventura? Seduto in auto col piede pesante ed il motore su di giri, vedo, riflesso nel retrovisore, avvicinarsi il camion del soccorso ACI; pigio forte sull acceleratore ed in men che non si dica, quel camion diventa un puntino nero in lontananza fino a sparire nel passato. L ho fatta sporca? mi domando, ma poi, controllando l orologio No, è lui che è arrivato in ritardo... di ben due minuti! La mia coscienza, accondiscendente, si ritiene assolta dalla scusa ridicola, così continuo soddisfatto e felice il mio scorrazzare per le strade deserte dell entroterra veneto. Arrivo all imbrunire alla meta, praticamente già abbrustolito dal sole che non mi ha abbandonato per un solo attimo durante tutto il viaggio durato tre ore e cento chilometri più del previsto a furia di girovagare, curioso, in lungo ed in largo, cosa che mi ha riempito il cuore di felicità e gli occhi di stupende immagini di paesaggi campestri, alberi frondosi e raggianti e di un mare luccicante sorvolato da stormi di gabbiani. Anche Thelma, la mia reflex è contenta; anche lei ha fatto il pieno d immagini e di emozioni. La casa di vacanza somiglia più ad una baita di montagna, o meglio alla baita di Heidi, piuttosto che ad una casa per villeggianti di una cittadina balneare: unica, per questo luogo di mare, differente da tutte le altre, è composta da tre mini appartamenti, situati tutti al piano superiore e fatti a mansarda, al piano sottostante una piccola reception, una minuscola sala con televisione e bar ed un altrettanto ridotta sala da pranzo sono messe a disposizione a chi, dei condomini, ne vuole fare uso. Davanti alla caratteristica entrata mi accoglie un pergolato fluente e rigoglioso ed un prato accuratamente rasato all inglese con, ai lati, due aiuole grandi e tonde completamente ricoperte di rose dai colori sgargianti. Tre tavolini in ferro battuto bianco, che sembrano fatti all uncinetto da una nonnina dagli occhiali tondi, i capelli grigi raccolti sulla nuca e lo scialle delicatamente appoggiato sulle spalle, t invitano a sedere per sorseggiare in tutta tranquillità una buona tazza di Tea. Il mio appartamento è in sintonia con tutta la casa; dal bagno al cucinotto è piccolo, sobrio ma ben organizzato e c è anche un balconcino bombato che ricorda quello da cui la giovine Giulietta, struggente d amore per il suo bel Montecchi, declamava i suoi dubbi alla notte. Anche il piccolo balcone, che s affaccia sul giardino del retro della casa, è pieno di fiori e due alberi di fico colmi di frutti ancora acerbi sembrano fargli da guardiani affettuosi. 3

5 Proprio da un lato, appoggiato alla ringhiera, un vecchio albero ricurvo, le foglie un poco rattrappite dal tempo, stona leggermente in questo contesto da cartone animato; emana, però, un fascino penetrante, perché odora di tradizione ed ha un intenso sapore di storia che ben si amalgama ad un profondo retrogusto di saggezza. Mi sono sbagliato, anche l albero un po avvizzito ha il suo significato in questo quadro dipinto da chissà quale artista. Trascorro i primi giorni di vacanza nell ozio più completo, passando le mattinate a passeggiare dove il mare accarezza quasi con sensualità la sabbia e, ogni tanto, m immergo tra flutti delicati che accarezzano dolcemente e lasciano sul corpo un velo salato di frescura. I pomeriggi, invece, li passo standomene comodamente adagiato su una poltrona all ombra del pergolato, a leggere un buon libro, sorseggiando dell ottimo whisky da un grande bicchiere colmo di ghiaccio trasparente. Forse a causa del cambiamento climatico o forse per il troppo stress accumulato durante l anno, mi sento un po indolente, quindi riempio il tempo che mi rimane degustando ricchi piatti di ottimo pesce ed a rinvigorirmi concedendomi lunghe e profonde dormite: stranamente, non mi annoio, anzi! Uno dei miei passatempi preferiti è osservare la gente indaffarata che mi scorre davanti agli occhi a ritmi frenetici, così vedo bagnanti ostinati consumare il solito ripetitivo rituale ricalcando i ritmi quotidiani del lavoro: mattino in spiaggia (timbrare il cartellino) ad arrostirsi al sole prepotente difesi da incredibili creme a protezione zero, pranzo in pensione (timbrare il cartellino) rigorosamente a base di pesce surgelato, seconda prestazione in spiaggia (timbrare il cartellino) finché il sole calante non incupisce il mare, cena in confezione precotta alla pensione (timbrare il cartellino), struscio veloce lungo il corso (timbrare il cartellino) per rintanarsi velocemente a letto (timbrare il cartellino) perché il turno di domani comincia all alba. Niente traumi: con modica spesa cambiano i panorami ma non le abitudini. Altri, dalle ambizioni più altolocate, si affacciano alla vita solo nel tardo pomeriggio; il resto della giornata è dedicato a preparare la coreografia del teatrino serale, sempre uguale ed inguaribilmente snob, col primo atto da consumarsi nel ristorante alla moda, breve shopping distratto in mezzo ai bric a brac del centro, gelato e servizio bar al culmine dello spettacolo della partita a carte, non briscola e tresette ma più blasonato bridge. Questa routine è talora interrotta da rapide incursioni nei frutteti altrui, dove villeggianti furbi ma poco addentro alla materia ortofrutticola saccheggiano gli alberi di fico, salvo poi accorgersi che non è stagione, cosicché le strade sono lastricate di frutti lasciati ad agonizzare tra il via vai svagato della gente. Anche la civiltà va in vacanza! PARTE SECONDA Non ho alcuna voglia di starmene spaparanzato al sole a macinare parole crociate o sotto il pergolato di casa a leggere sorseggiando il solito whisky, così decido di andarmene in giro per la città in compagnia della fedele Thelma, dalla quale difficilmente mi separo. 4

6 Attraversando la periferia raggiungo il porto vecchio, quartiere ragionevolmente dimesso, conseguentemente sporco ma dal fascino insolito ed irresistibile, tanto che Thelma quasi mi sfugge di mano mentre cerca di scolpire nella sua memoria digitale le case dai colori intensi, una diversa dall altra, le reti appese ad asciugare sui muri scrostati, le barche tirate a secco sulla sabbia, messe di fianco e mezze verniciate, i gatti sdraiati al sole impegnati a soddisfare la propria pigrizia oppure a caccia di teste di pesce per placare una fame improvvisa. Forme, colori, immagini, stilettate di vita: nulla sfugge a Thelma ed ai suoi scatti veloci. Io, invece, rimango quasi travolto dagli odori, rapito da quelle sensazioni incontrollabili, immediate che non subiscono la mediazione del cervello e si stampano indelebili nella memoria: sudore, fatica, sale, vernice fresca, fame e privazioni mischiate e rese complici dal puzzo intenso, penetrante, tirannico del pesce. Tutto mi riporta al mare. All improvviso parole ormai quasi dimenticate cominciano a battermi forte nella mente: solidarietà, amore, affetto, amicizia, lealtà umanità prendono a lottare con altre ben più note e frequentate: denaro, successo, televisione, apparenza, arrivismo, prepotenza. Nel quotidiano succedersi degli eventi, una battaglia già persa, ma non qui, nel misero villaggio dei pescatori dove il vivere semplice, seppur faticoso, costruito giorno per giorno, senza pause né allettanti prospettive economiche, mette in discussione il tran tran del conformismo cittadino, quel dorato, accattivante vuoto lasciarsi vivere dal consumismo. E Thelma immortala le immagini; con la sua tattica arcigna e metodica riproduce una realtà priva di orpelli, di falsità, di equilibrismi di convenienza. Intanto, io penso a tutte cose che non ci hanno portato il beneficio che avevamo previsto allontanandoci sempre di più gli uni dagli altri, insinuando in noi un infondata diffidenza: con quale risultato, poi? Ci ritroviamo ad essere sempre più soli. Mi rendo perfettamente conto di quanto, già da tempo, sapevo, cioè che noi tutti guardiamo con ostentata vanagloria alle cose che abbiamo saputo creare, modificare e sviluppare, quasi mitizzandole, perché abbiamo smarrito la capacità di vedere in noi stessi, quella magnifica dote che ci ha permesso di creare, migliorare e sviluppare le cose che arriviamo ad idolatrare; il denaro, che ci consente di dimostrare a tutti gli altri quanto importanti siamo diventati, quanto siamo stati capaci di realizzarci, non ci procura quella felicità vera, un appagamento totale e definitivo, bensì solo una forma di soddisfazione transitoria, di stordimento superficiale. La vera felicità si può ottenere soltanto vivendo un emozione intima e profonda. Ma com è difficile fuggire da una consolante gabbia dorata per rifugiarsi in una foresta nera che appare tanto ostile! Quant è duro guadagnarsi la vita strappandola ogni giorno alla natura! E, così pensando, continuo il mio cammino verso il porto vecchio costeggiando un lungo viale a ridosso dei frangiflutti sui quali una mano ignota d artista aveva raffigurato, scalpellandole nei bassorilievi, storie antiche e misteriose. Poi, nel momento di massima estasi esistenziale, una bestemmia atroce mi distoglie dal mio profondo meditare: due pescatori stanno litigando di brutto, prendendosi a cazzotti e parolacce mentre le mogli si scambiano, da una finestra all altra, pesanti epiteti sull origine delle loro madri e sul lavoro svolto dalle loro sorelle. Mi allontano velocemente, dopo aver eseguito un paio di scatti, preso da un senso d angoscia, di oppressione e delusione nello stesso tempo. 5

7 La miseria non crea la Santità. Stregato da una bizzarra musica mi spingo verso una piazza in cui un gruppo d Indiani d America, forse sfrattati dalle loro inadeguate riserve, improvvisa un concerto avvolgendo tutti gli ascoltatori, me compreso, di un alone di misticismo. Al termine dell esibizione, mi ritrovo a comprare una cassetta di musica etnica ed a fotografare i musicisti, messi in posa come antichi guerrieri Sioux. Concluso l happening, riprendo il peregrinare fisico e mentale fino a raggiungere, inatteso ed improvviso alla mia destra, un cimitero. Io odio i cimiteri, ma questo mi pare diverso, forse perché ai lati del cancello sostenuto da due colonne quadrate non c è altro che spazio senza tempo: niente muro perimetrale, niente inferiate, niente di niente a separare il modo dei morti da quello dei vivi. Superato, dopo un lunghissimo istante di timore, il limite immaginario tra reale ed irreale varco il confine per trovarmi a passeggiare in un piccolo prato all inglese pulitissimo e rasato alla perfezione e di un verde così vivido, solare, mediterraneo da sembrare esploso dal pennello di Matisse. E le tombe? Pochi, non più di una settantina, piccoli tumuli di sassi con, perfettamente al centro, conficcate minuscole croci di legno scuro, tutte uguali, tutte povere nel loro aspetto esteriore, ma tutte animate da una dignità e nobiltà da lasciare senza fiato. Ormai troppo coinvolto continuo a girare lo sguardo intorno, indagando quel mondo sconosciuto che, pian piano, annienta il cinismo e le banalità lasciate all esterno; sento Thelma fremere tra le dita mentre scatta, scatta, scatta quasi ignorando la mia volontà, fermando momenti unici ed irripetibili. Di fronte al mare, di fianco ad una piccola cappella, un altra scoperta: un olivo secolare, non grande ma solido e poderoso, eretto come un antico guerriero dal coraggio indomito, sempre allerta, pronto a difendere fino all ultimo respiro quella piccola oasi di pace. Che sensazione sublime, che incredibile senso di tranquillità, che pazzesco ed involontario abbinamento di pezzi d emozioni si respira in questo luogo! Ad un tratto, un leggero alito di vento. Cosa mi sta succedendo? Sembra che una cento mille voci mi cantino una soave nenia, invitandomi a sdraiarmi e riposare sul prato in mezzo a loro. Un brivido gelido mi percorre la schiena e subito si materializza nella mia mente l immagine dell albero, ricurvo su di un fianco, della casa di vacanza. La sensazione che provo è duplice e contrapposta: da una parte m invade un dolce languore, un senso di sicurezza, onnipotenza, mentre, dall altra, un vuoto, una lancinante percezione di precarietà, d oppressione, forse di paura, colpisce lo stomaco lasciandomi senza fiato. Paura di che? penso E mezzogiorno, c è il sole, migliaia di persone passeggiano a pochi metri da me; di che cosa dovrei avere paura? La vera paura è quella del buio dell ignoranza, di quello che non si sa, il terrore di tutto quello che non sai, che non potrai sapere, almeno in questa vita terrena. E forse questo il messaggio che quelle mille e poi mille voci silenziose vogliono trasmettermi? E forse questa una sorta d esortazione a non fermarmi mai nel percorso della conoscenza? Anche 6

8 quando costa fatica, anche quando ti sembra di non farcela più, anche quando hai l impressione che sia tutto tempo sprecato? La risposta non arriva ed è giusto così perché la risposta è insita nella domanda: cerca finché non trovi. Faccio un cenno di saluto ai defunti del cimitero, che sicuramente hanno lasciato un segno indelebile in qualche parte del mio animo e via, riprendo il cammino verso il porto vecchio, fotografando qua e là scorci di quella bella cittadina marittima. E se non trovassi mai quello che cerco? Eccomi finalmente nel regno dei pescatori, una striscia d acqua di color smeraldo, stretta e lunga due chilometri che s inoltra sinuosamente tra i campi coltivati da coloro che, disconoscendo la loro sorte di marittimi, hanno scelto di diventare contadini. I pescherecci sono ormeggiati mollemente lungo la banchina ed intravedo, a bordo, figure d altri tempi, quasi solenni mentre attendono alle loro occupazioni: i pescatori, arsi dalla furia del sole e dal sale, hanno la pelle dura e rugosa, di color legno e gli occhi azzurri persi nell infinita immensità del mare Alcuni di loro, a prua, riparano le reti per la pesca notturna, qualcuno, sdraiato sotto il tendalino di poppa, si concede una breve pennichella in attesa della partenza, altri ancora, a torso nudo e unti di olio e grasso, armeggiano con grosse chiavi inglesi nel pozzetto, occupati a rendere sicuro il ritorno della barca. Sarebbe stata altrettanto tranquilla la loro vita di lì a qualche ora? Tira forte pescatore, tira non ti fermare. Poco pesce nelle reti, lunghi giorni in mezzo al mare. Mare che non ti ha mai dato tanto, mare che fa bestemmiare, quando la sua furia diventa grande e la sua onda è un gigante. Io, animale di città imbevuto di tanta gratuita presunzione, non avrei mai potuto sopportare il dispotismo di un Dio così terribile; ma il denaro, il Dio che mi comandava nei miei lidi lontani, era forse più benevolo nel suo assolutismo? * Due grosse motonavi sonnecchiano aspettando i turisti: di lì ad un paio d ore s imbarcheranno, a branchi, per una suggestiva gita serale verso i lidi veneziani, ma, per il momento, l atmosfera è calma, pacata perché i villeggianti sono ancora impegnati in spiaggia ad osservare gli ultimi strali stanchi del sole morire sulla sabbia, a calpestare l arenile, sempre più tiepido, in cerca di chissà quali sensazioni conosciute. Ognuno per sé e Dio per tutti, si lasciano annegare nell appiattimento egoista del turismo di massa, acritico, senz anima, figlio di slogan bugiardi ma rassicuranti, impegnato a consolidare, con la scusa delle vacanze e del meritato riposo, simboli di status sociali che non è possibile nemmeno discutere. I pescatori, invece, come altrettanto i contadini, non si lasciano abbindolare da tali effimeri surrogati a scapito dei veri, seppur semplici, valori morali: sanno che nella loro (come nella nostra del resto) vita molteplici sono le situazioni in cui la sopravvivenza stessa o quella delle proprie risorse è legata a filo doppio all altrui solidarietà. 7

9 Non c è prodotto tecnologico né bene materiale che possa sostituire la solidarietà umana, lo spirito di sacrificio, la speranza, la bontà d animo, l amicizia, doni che in questa parte di città vengono scambiati tra la gente, l uno con l altro, come fossero un bicchiere di vino bevuto insieme, un pezzo di pane diviso con l amico o una gragnola di cazzotti scaricati a raffica sul muso dell altro, durante un litigio. Gente dura, questa, abituata a soffrire e sacrificarsi, ma proprio per questo, sempre disponibile ad aiutare chiunque, gente che non si volta mai dall altra parte di fronte ad una richiesta d aiuto; ora capisco a chi appartiene quel piccolo cimitero, adesso che ci penso mi pareva anche di aver letto sopra una targa ciondolante la strana dicitura che al momento mi era sembrata irriverente. Il cimitero degli uomini di mare, ma chi ha voglia, ci può sostare. Non era una frase insolente, invece, anzi stava a ribadire la disponibilità che questa gente ha nei confronti degli altri, tutti nessuno escluso, anche nel momento più estremo, nella fase più solitaria del nostro esistere; lo sfarzo millantatore che talvolta accompagna l ultimo viaggio qui diventa un semplice giaciglio nella morte posto accanto agli altri, un tumulo tra tanti tumuli senza nome. Una vecchia prega allo stesso modo, per gli altri e per te Una vedova piange allo stesso modo, per suo marito e per te Una madre si dispera allo stesso modo, per suo figlio e per te Cammino e fotografo, guardo e penso. Ad un tratto una bimba mi tocca con la manina leggera; rivolgendomi un sorriso innocente mi tira per la maglietta invitandomi a seguirla. Vieni. Senza timore mi lascio guidare e la osservo meglio. E una bella bambina: il visino bianco esaltato dal rosa appena accennato delle guance, i capelli nero corvino che le scendono a boccoli sulle spalle. E minuta ma ben proporzionata, un po sporca, ma come può essere sporco un bimbo dopo il gioco ed indossa un vestitino color prugna macchiato qua e là di cioccolata, la stessa dolce sporcizia che orna le sue labbra. Cammina sull asfalto bollente, a piedi nudi, senza scarpe, senza la minima esitazione, come se per lei fosse normale. Già normale! Ma cosa mai c è di normale in questa calda giornata d estate? mi domando in silenzio. Camminiamo a lungo, fianco a fianco, costeggiando la striscia d acqua del vecchio porto, addentrandoci sempre più fra i rigogliosi campi di frumento che paiono danzare festosi al ritmo del vento. Non faccio in tempo ad assaporare questa suggestiva atmosfera che mi ritrovo, circondato da una moltitudine di galline ed oche starnazzanti, nell aia di una vecchia fattoria. Un anziano contadino, corpulento, cappello di paglia calato sul volto, mezzo sigaro toscano spento tenuto fra i denti al bordo della bocca, si avvicina con fare che sembra minaccioso e m interroga con tono brusco. E venuto per la soppressa? La soppressa veneta! penso io Una cosa da far venire l acquolina in bocca! No, la bambina Ah, la bambina. Sì, venga, venga risponde lui e continua Mi scusi, l avevo presa per uno dei soliti turisti, non credevo che fosse proprio Lei! 8

10 Non capisco ciò che dice, probabilmente mi ha scambiato per un altro, un cliente che sarebbe dovuto arrivare e non è arrivato; comunque lo seguo tenendo a stento il passo veloce di quel gigante alto quasi due metri ed avvolto in cento chili di muscoli. Attraversiamo tutta l aia dirigendoci verso il retro della fattoria, giriamo l angolo ed ecco che, proprio di fronte, come materializzato dal nulla, m appare apparecchiato il banchetto degli Dei: però non c è nettare ed ambrosia sul tavolo di cemento, enorme, ma, sulla tovaglia a quadretti bianchi e rossi che odora di pulito, distesa con cura, ceste di frutta dai mille colori ed intensi profumi, taglieri di legno colmi di soppresse, salumi, formaggi d ogni genere, vassoi fumanti di tranci d arrosto e stinco di maiale aspettano soltanto che qualcuno onori la loro presenza mangiandoli. Disseminate sulla tavola, brocche d acqua ghiacciata e bottiglie di vino rosso. La bambina, mi guarda e sorride; ora è pulita, lavata, profumata ed indossa un vestitino simile all altro, ma rosa. Le guance sembrano appena imporporate da un fard discreto e la boccuccia, che non porta più i segni della cioccolata, disegnata da un rossetto delicato; ma non è così, quelli che paiono i colori di un truccatore sono, invece, le mille sfumature della vita raccontate dal volto della bimba. I boccoli, biondi e vaporosi, scivolano sulle spalle minute e restituiscono al sole i riflessi dorati del tramonto. La bambina aveva i capelli neri! penso, assalito da un improvviso stupore. Non si allarmi. dice l uomo come se avesse letto nei miei pensieri Questa è Susanna, la gemella di Carlotta, la bambina che l ha condotta fin qui. Ma ora si accomodi e mangi qualcosa. Mi siedo, obbediente e un po intontito. Come fossi in trance subisco la suggestione del paesaggio, della fattoria irreale, delle gemelle che irretiscono la mia volontà, del vecchio che decifra i miei pensieri, di questo desco dove sprofondo solitario padrone del cibo. Sto impazzendo sto sognando o sto solo raccontandomi una favola? Comunque decido di approfittare di questa pazzia o sogno o favola e, seppur con un ghigno d imbarazzo, mi getto a capofitto su quelle squisite cibarie, con golosa voracità. Nel frattempo è tornata anche Carlotta: tutti e tre, in piedi, mi guardano sorridendo. Ma voi non mangiate? Con scarsa educazione rivolgo la mia domanda a bocca piena, mentre mi abbuffo come un suino ingordo. Mangi, mangi lei. Tutto quello che vuole! risponde il vecchio con tono benevolo E beva, beva questo buon vino! Passa il tempo necessario a trasformarmi in un otre, uno schifoso sacco di pelle gonfia che tenta di occupare tutto lo spazio circostante; è vero, mi sono dilatato ignobilmente e sono sazio come più non potrei ma sono felice! Bene il vecchio, lasciato il suo sorriso, ora mi si rivolge con fare quasi burbero E ora d andare! Andare dove? Nonostante il dubbio e la pancia gonfia, lo seguo in religioso silenzio, mentre lui, a testa bassa e con le spalle un po ricurve cammina lentamente con incedere ieratico; le bambine sono rimaste davanti al tavolo e sento il loro sguardo che ci accompagna. Mentre rincorro la sproporzionata figura dell uomo scorgo alla mia destra, semicoperta da un covone di paglia dal quale sbuca solo il cofano, una Porsche 356 del 57 bianca. Caspita, quasi come la mia! Non sarà che questo contadino è l angelo della strada che mi ha salvato dal carroattrezzi? Non ho tempo di dar seguito al pensiero perché, all improvviso, ci fermiamo in un prato: al centro un albero dal tronco stretto, alto circa due metri, con fronde rigogliose che si agitano nervosamente ad ogni colpo di vento. E un giovane albero. 9

11 Ecco, esclama il contadino girandosi verso di me questo è il figlio lontano dell albero della casa di vacanza. Rimango esterrefatto, mi si annebbia la vista: forse quel vino folle, che fa cantare anche l uomo più saggio, ha catturato anche me. Mi domando se ho capito bene; come fa quest uomo a sapere dell albero della casa di vacanza? Io non ne ho di certo parlato e poi cos è questa storia del figlio lontano in mezzo a questo prato dove non c è altro che erba? Mi giro per chiedere spiegazioni ma non c è più niente: non c è la fattoria né il contadino, non ci sono Susanna e Carlotta, c è solo un immenso campo di frumento attraversato dalla verde striscia d acqua del porto vecchio e quella piccola radura erbosa col giovane albero frondoso che diviene sempre più irriverente ad ogni nuovo colpo di vento. Sono secoli che non mi faccio una canna, talvolta esagero col whisky, questo è vero, ma non lo frequento da ieri sera e non può essere il vino, assunto per di più pasteggiando, a darmi le visioni. Sconcertato e pieno d interrogativi irrisolti m incammino lentamente verso la città; penso e ripenso a quanto mi è appena capitato e non riesco a capire se tutto ciò è veramente accaduto o è solo il frutto della mia immaginazione. Chissà se Thelma, nella sua strafottente indipendenza, saprà darmi qualche risposta. Camminando non posso fare a meno di notare come, nella luce dell imbrunire, l acqua del vecchio porto si sia colorata di un rosso così intenso da sembrare sangue, che, però, non spaventa, anzi regala un piacevole stato d animo, infondendo un assoluta sensazione di armonia con la natura circostante. Il vento si è placato lasciando il campo ad una leggera brezza di mare e gli steli del frumento sono quasi immobili, come immortalati in un quadro dipinto direttamente nell aria da Van Gogh. Tutto mi appare surreale anche se la percezione della realtà è molto forte; già sento in lontananza i rumori dell altra faccia della città, della civiltà che cerca d imporre la sua supremazia. Inconsciamente soggiaccio a quel richiamo d appartenenza e mi accorgo che quasi corro pur di arrivare in fretta dall altra parte ; voglio scappare da questo posto che inizia a darmi un senso di profonda inquietudine, con la sua pacata continuità quasi eterna, tutto ciò inizia quasi ad infastidirmi, mi fa sentire solo, fuori dal branco, e la solitudine è una brutta bestia, difficile da sopportare per chi è abituato a convivere con i rumori, gli odori, il grigio e la routine della città. Frastornato come sono da tutto ciò che mi è accaduto filo via veloce come un centometrista che aspira a vincere la medaglia d oro e, finalmente, arrivo in una piazza gremita di turisti che consultano i prezzi dei menù esposti sui cavalletti di legno, intenti nella scelta del ristorante giusto. La passeggiata lungo il corso, il servizio bar, i gelati, il bridge, i pettegolezzi da mercato nobilitati dall ambiente snob: i tasselli sono incastrati al loro posto e posso infine placare l angoscia. Anche il mio ventre è ridiventato piatto. Thelma, siamo tornati a casa! Sono spossato per la corsa, interamente avvolto, anche lì dove non si può dire, da un velo di sudore come una prugna all alba lo è d umida brina, con la faccia devastata dalla fatica e la mente ancora stravolta dall esperienza magica appena consumata, ma sono contento di essere tornato tra quei villeggianti che stamattina irridevo e, all opposto, adesso mi rassicurano coprendomi con la loro consolante mediocrità. Tutti, passando, mi guardano ed i volti non mentono mostrando lo stupore. 10

12 Una ragazzina sui quindici anni mi osserva di sfuggita, quasi imbarazzata, e non riesce a trattenere un timido sorriso, mentre il suo ragazzo la rimbrotta con lo sguardo; il signore attempato, serioso in giacca e cravatta nonostante il luogo e la stagione, mi lancia uno strale carico di disprezzo, invece la sua consorte, matura matrona ingioiellata, truccata oltre l immaginabile, stuccata da quintali di fondotinta e labbra di un ettaro coperte di rossetto, manifesta, non riesco a capire perché, una certa libidine nei miei confronti. Cosa sta succedendo? Qualcosa, in me, non va? Distrattamente mi guardo i piedi e mi accorgo che sono senza scarpe. Salgo con gli occhi e non trovo i pantaloni. Mi tocco il torace grondante di sudore e non ho la camicia. Indosso soltanto un costume da bagno un po risicato (ecco cosa ammirava, o meglio immaginava, la vecchiaccia!). Sono una spugna bagnata in mutande! Un ghigno appena accennato m increspa le labbra, presto si trasforma in sorriso, poi in una risata irrefrenabile, sguaiata e mostro a tutti, senza vergogna, le mie carie e le tonsille. Ma il vigile, protetto dalla divisa bianca, candida, immacolata come la verginità tanto per ribadire che la Legge è pura, comincia a interessarsi a me forse vedendo configurarsi il reato di oltraggio al pudore anche se, più in là vicino alla fontana, una splendida mulatta, ballando una lambada, nelle sue piroette sensuali mette in mostra un perizoma delle dimensioni di un francobollo. Però, lo ammetto, il tutore dell ordine, per una volta, nell applicazione strettamente legale delle norme, ha ragione: arrestare una schifezza umana in mutande come me in questo momento è atto doveroso non verso la Legge ma verso l Estetica, mentre ipotizzare la stessa colpa per quel miracolo della natura che sta danzando intorno alla fontana sarebbe un peccato mortale, un offesa alla Bellezza che neanche si dovrebbe lontanamente pensare. Comunque non voglio correre rischi e scantono dietro l angolo più vicino, dirigendomi verso la spiaggia. Crollo in ginocchio sulla battigia, non mi sento bene, mi viene da vomitare, sono ancora frastornato dalle esperienze appena vissute e non so che fare; non riesco ad allontanarmi da questo simbolico confine e penso alla città divisa in due parti, adesso confuse l una nell altra in un turbinio di suoni, colori e varia umanità. Vorrei andare lontano, anzi, vorrei addirittura tornare nella mia cittadina della provincia lombarda dove succedono sempre le stesse cose, dove tutto è scontato, dove le parole dette si possono tranquillamente scrivere su di un foglio di carta il giorno prima. Rimugino senza sosta finché un pensiero angosciante mi scuote violentemente. Thelma!!! Ho dimenticato Thelma sul tavolo della fattoria! Ad un tratto rammento e ricomincio a sudare freddo, questa volta. E assurdo! Non è possibile! Ma come ho potuto? Io che non posso fare a meno di lei! Thelma fa parte del mio modo di vivere, di ascoltare la gente, di parlare con me stesso. Anche se è una vecchia macchina digitale, Thelma conosce ogni mio più intimo pensiero, ogni mia più profonda emozione e, ad ogni scatto, lei immortala non quello che vedo ma quello che io provo nel guardare alla vita. 11

13 Sono disperato: come potrò cavarmela senza di lei? E finito è tutto finito! E tutto finito! Guardo la nera distesa d acqua con gli occhi colmi di lacrime; la marea è ormai salita e le correnti fredde hanno preso il posto dei raggi caldi del sole che hanno ripudiato il confine fra cielo e mare evaporando verso il firmamento. Sulla spiaggia solo ombrelloni avvolti in se stessi e lettini allineati, muti come fossero tanti soldatini nel momento solenne della parata funebre. Mi avvicino lentamente all acqua con lo sguardo fisso, puntato verso quella zona chiara, là in fondo, dove la linea dell orizzonte si confonde con quella del cielo. Immergo i piedi nel liquido, gelido come fosse inverno (ma forse è solo un impressione, perché l inverno io l ho nel cuore) e le lacrime che sgorgano si confondono con l acqua salata che già mi arriva alla gola. Un bagliore improvviso illumina il terreno alle mie spalle: un vociferare di giovani spensierati che danno inizio alla loro festa notturna, trasgressiva, colma di suggestioni. Distolto dal mio gesto estremo, mi giro, incazzato come una iena, per imprecare contro la loro maledetta performance notturna, come a volerli cacciare per punirli d avermi salvato dal mio ultimo, gravoso impegno; ma, mentre sto per sparare la mia sequela d insulti, un bagliore del falò illumina una delle tante sdraie perfettamente allineate. Thelma! Thelma, la mia reflex, mollemente adagiata sul lettino mi sta fissando col suo obiettivo da duecento millimetri ricoperto di umidità; mi par di vedere una goccia scendere dalla lente, quasi fosse una minuscola lacrima di commozione. Tremo senza sapere se sia colpa dell acqua ghiacciata o dell emozione che sto provando per aver ritrovato ciò che pensavo perduto per sempre: la mia fedele compagnia di ricordi, di illusioni, di trepidazioni e fantasie, forse l unico occhio che mi è rimasto per vedere il mondo a colori, perché ormai gli altri due vedono solamente sfumature di grigio. La prendo fra le mani, l abbraccio, la bacio ed inizio a ridere felice come un bambino che ha appena ritrovato il suo orsacchiotto; mentre danzo con lei, mi accorgo del gruppo di ragazzi, che, a poca distanza, mi stanno guardando sbigottiti e forse anche un po impauriti da un individuo che sembra in preda ad uno strano delirio. Non preoccupatevi, ragazzi, non sono pazzo! grido loro allegramente Una bella foto gratis per tutti in cambio di una salsiccia per me che ho una fame da lupo! I ragazzi mi squadrano dall alto in basso e poi scoppiando in una fragorosa risata. Affare fatto! ordina il capo del branco Coraggio, diamo da mangiare al morto! E giù tutti a sghignazzare. Ma prima, esclamo facciamo la foto! Si mettono tutti in posa, accatastati gli uni sugli altri in quello strano e scomposto equilibrio che solo i giovani riescono ad avere. Siete pronti? Sorridete! Flash! Flash!! Flash!!! Ecco, le foto sono fatte! Tre, per non sbagliare. Non lo faccio mai, ma, visto che sono ancora turbato, meglio mettere in sicurezza questo ricordo e fare qualche scatto in più; certamente, in un altra situazione, ne sarebbe bastata una sola. 12

14 Domani qui, a mezzogiorno. Ce n è una gratis per ognuno di voi! il triplice hurrà dei ragazzi mi rimette in qualche modo in pace col mondo Beh? Che fate lì impalati? Ho fame! Forza con quelle salsicce! 13

15 PARTE TERZA I primi bagliori dell alba mi destano nel tepore umido del mattino. Sono sdraiato accanto ad una giovane fanciulla nuda ancora assopita, altri sette otto corpi, maschie e femmine aggrovigliati gli uni agli altri alla mia destra, sognano chissà quali sogni tra le braccia di Morfeo mentre, poco distante, due ragazze sonnecchianti si scambiano languide tenerezze. La griglia ancora fumante del falò mi narra quanto si sia tirato a tardi questa notte. Thelma, tranquillamente adagiata sul lettino al mio fianco, ha smesso di piangere, è lucida di rugiada ma pronta per nuove avventure, per nuove intense emozioni da condividere assieme, sembra quasi che mi sorrida, sembra quasi che sia felice. Anch io sono felice e la prendo fra le mani, l accendo muovendo il solito interruttore e giro la ghiera che visualizza sul display le foto eseguite. I gatti alla caccia delle teste di pesce!! Belli, ma quello che m interessa ora, sono le foto dei ragazzi. Eccole, sono queste. Controllo soddisfatto. La prima è magnifica, i ragazzi sono venuti proprio bene, naturali e la foto esprime la loro giocosità, la loro voglia di vivere. La seconda è ugualmente bella: anche se la promiscuità dei corpi suggerisce una maliziosa interpretazione di una sessualità collettiva, in fondo, nell intimo degli sguardi resta stampata una trasgressione che non sa d insulto ma di ricerca di libertà, un emancipazione dai vecchi valori non più condivisibili perché non più validi, obsoleti come monete fuori corso. Vogliono crescere, questi ragazzi, e nel loro spregiudicato erotismo cercano di crearsi nuove regole, differenti da quelle che hanno dovuto ereditare, pagando, alle volte, molto salata la loro tassa di successione. Dimentico per un attimo i miei compagni di nottata e giro ancora la ghiera. Non è possibile!! Mi coglie, improvviso, un attacco violento di tachicardia che si annulla nella più totale immobilità come se il cuore avesse smesso di battere travolto dall emozione. Guardo e riguardo la terza foto per un infinità di volte: non c è dubbio, è così nitida, così vera, così angosciante nel mostrarmi Carlotta e Susanna in posa, sorridenti nella notte davanti all albero della casa di vacanza. Che diavoleria è mai questa? La mia mente è in apnea, devo fermarmi, devo pensare, devo trovare una spiegazione. E pazzesco credere che Carlotta e Susanna esistano veramente, ma lo è ancora di più trovarle davanti all albero della casa di vacanze! Devo fermarmi pensare trovare una spiegazione. Ricorro ad assurde soluzioni per poter emergere dalla pazzia. Quelle non sono Carlotta e Susanna ma le due ragazze che stanno limonando tra loro accanto al falò; non me lo ricordo ma forse le ho fotografate ieri sera. 14

16 Davanti all albero della casa di vacanza? Devo aver pigiato sbadatamente il bottone per le esposizioni multiple e poi, senza accorgermene, ho fotografato le ragazze e le due foto sovrapponendosi, hanno creato questa strana immagine irreale. Tutta colpa dell alcol o della follia? Sì, forse ero ubriaco o fuori di senno, ma Thelma no: lei è sempre sobria, lucida e poi è una digitale, lavora su card non su pellicola, non è possibile, neanche inavvertitamente, sovrapporre due immagini in una. Sono alle corde e voglio fuggire. Saluto i ragazzi che stanno svegliandosi e fisso un appuntamento con loro per consegnare il regalo promesso, le foto scattate nella notte e mi avvio, avvolto nei miei pensieri sempre più confusi, verso casa. Ho indosso solo il costume da bagno ancora un po umido e pieno di sabbia, perciò decido di rientrare percorrendo l arenile, però il cielo stamane è scontroso e, tutto ad un tratto, si copre di nuvole nere trasportate velocemente da un forte vento d alta quota; in un batter d occhio anche il mare, che fino ad un istante prima era di un colore blu cupo, assume tonalità di verde petrolio e si riempie di onde sempre più lunghe e spumeggianti che s infrangono rumorosamente sulla spiaggia con fare minaccioso. Il vento aumenta a dismisura tanto da sembrare un uragano, inizio a tremare dal freddo ma devo fare ancora parecchi chilometri prima di arrivare a casa; così chino la testa verso il basso per evitare la sabbia che già mi ha quasi completamente ricoperto gli occhi e continuo la via crucis che, spero, mi porterà alla redenzione. Sto camminando quando vedo, sulla riva, una freccia fatta di conchiglie: la punta è rivolta verso il centro della spiaggia. Probabilmente ciò che resta di un gioco di bambini, penso ed istintivamente mi dirigo verso la rotta indicata che mi conduce ad un ombrellone ripiegato nella sua custodia; un giubbotto jeans, un paio di pantaloni e, legati dal loro cordoncino che si è avviluppato lungo il paletto, un paio di occhiali, penzolano al vento come se attendessero qualcuno. Mi avvicino furtivo: ho freddo e non c è nessuno in giro. Ottavo: non rubare. Vaghe reminiscenze religiose bloccano la mia mano protesa verso i vestiti. Sesto non uccidere. neanche te stesso! Qual è il comandamento giusto in questo caso? E un peccatore chi ruba pane perché ha fame? E chi si appropria di abiti altrui per non congelare, finirà al cospetto di Satana? Elucubrazioni superflue: ho freddo e, in queste condizioni, l ipotesi di riscaldarmi al fuoco dell inferno non mi turba più di tanto, quindi mi assolvo dal delitto con una capriola semantica ricordando a me stesso che un prestito non equivale ad un furto anche se, convenientemente, sorvolo sul fatto che il prestito prevede una richiesta al legittimo proprietario del bene e proprietari, al momento, in giro non se ne vedono. 15

17 Ho un freddo boia! La carne, debole, urla ma la coscienza è intenzionata a resistere: debbo trovare un compromesso, magari un peccato veniale, prima di scivolare in ipotermia. Appropriazione indebita? Perfetto! Addirittura con l attenuante della restituzione del maltolto: domani riporterò i vestiti al bagnino, accompagnati da scuse e cospicua mancia. Ottimo escamotage per la mia coscienza ed anche il bagnino, alla fine sarà soddisfatto. M infilo, sentendomi assolto, i calzoni ed il giubbetto stranamente a mio agio nella nuova divisa e comincio a districare la cordicella degli occhiali dal paletto dell ombrellone: sono dei 2030 flex, prodotto per palati raffinati ed esigenti come me che, difatti, ne possiedo un paio, li avevo su ieri. Ora che ci penso anche questo Dark Worn è uguale al mio; comincio a pensare di non aver rubato niente. D accordo, Rēvo e Levi s sfornano migliaia di occhiali e tonnellate di giubbetti, ma di calzoni di sartoria, per di più in lino bianco, non ce ne sono due uguali e se ci fossero le mie iniziali ricamate sul bordo della tasca, quali altre domande dovrei mai pormi? Ci sono: i calzoni sono miei al di là di ogni ragionevole dubbio. Rifiutandosi di mentire, i pantaloni mi pongono davanti ad un altra bizzarra situazione, un altro apparente mistero, o forse è solo lo strascico della giornata di ieri, una giornata strana, di cui ne ricordo chiaramente alcuni aspetti e confusamente altri. Probabilmente avrò appeso i vestiti all ombrellone per tuffarmi in acqua e li avrò dimenticati lì quando mi sono incamminato sulla spiaggia verso il porto vecchio. E andata sicuramente così! Ho bisogno di certezze e mi accontento. All improvviso, un lampo squarcia il cielo mentre un boato rimbomba nel giorno sovrapponendosi all urlo del mare; grosse gocce d acqua cadono fitte sferzandomi il viso come fossero frustate inflitte dal vento per punirmi di una qualche mancanza o di qualche errore da me commesso. Trovo riparo sotto il gazebo di un bar sulla spiaggia anche se non ho molta fiducia che possa reggere alla turbinosa tempesta di acqua e di aria. Mi guardo intorno: in mare una piccola imbarcazione, un centinaio di metri al largo, sta lottando, motori al massimo, contro la violenza delle onde, per poter arrivare in porto. E pericoloso tentare di raggiungere il molo sfidando una burrasca così maligna! penso io Non sarebbe meglio mettere la prua a riva e rifugiarsi sulla spiaggia, visto non che c è il rischio di naufragare sugli scogli? Cosa spinge un uomo a tentare la sorte contro un mostro a lui così superiore? E lo spirito di libertà, la necessità, la lotta eroica ed impari contro il più forte oppure la voglia di arrivare prima, malattia tanto sciagurata quanto attuale, a spingere quello sprovveduto marinaio verso flutti che non è in grado di controllare? Domande destinate a restare senza risposta. 16

18 Il sibilo del vento s insinua nei piccoli spazi tra assicelle di legno che formano le cabine e mi distoglie dai pensieri lasciando il mio sguardo libero di vagare su tutta la spiaggia. E vuota! Nessuna presenza umana dipinge la sabbia con passi dubbiosi forse qualche fantasma, ma io non lo vedo. Senza volontà apparente abbandono il mio rifugio e consento alla pioggia prepotente di flagellarmi senza sosta, ma vado incontro a quel magnifico e terrificante mostro che gonfia le onde di furia liquida e scura; seguendo l odore salmastro cammino verso il cupo colore del mare, attratto laggiù, lontano, dove acqua e cielo si fondono e quel che è, è quel che appare e quel che appare, è quel che è. Affronto la funesta ira della natura, sempre che di rabbia si tratti, senza rammarico ed avanzo verso ciò che, ieri, mi avrebbe annichilito; non voglio arrivare prima, ma voglio arrivare. Sì, ma dov è che voglio arrivare? Ancora non lo so, ma continuerò a cercare. Cercare trovare stupirsi regnare riposarsi Lontano, ad oriente, intravedo due aquiloni volare alti e leggeri, sfidando le leggi della fisica ed i mille dardi che il vento e la pioggia gli scagliano contro; sembrano due cavalli indomiti e nevrili che galoppano nel cielo, guidati da redini sicure. Vaghe reminiscenza classiche mi fanno tornare alla mente Etone e Lampo legati al carro di Ettore, l Eroe che seppe sfidare il volere degli Dei fronteggiando un destino che già lo aveva condannato a morte. Rimango affascinato a guardare gli aquiloni, le evoluzioni, l incredibile armonia con cui si muovono, il sincronismo che li fa sembrare guidati da un unica mano divina. Calamitato da non so quale magia, incapace di distogliere gli occhi dal miracolo, mi avvio verso la sua origine; cammino lungo la battigia incurante dei marosi e, stranamente, le onde rispettano la mia presenza, si aprono attorno a me sfiorandomi soltanto, senza toccarmi, come il Mar Rosso si squarciò davanti ai piedi di Mosè. Rapidamente raggiungo il luogo dove i due abili nocchieri governano con perizia i loro carri volanti: uno spiazzo in cui la sabbia è completamente asciutta, nemmeno lambita da una goccia di pioggia che, invece, cade insistente tutto intorno. Rinuncio a chiedermi se sia un miracolo o un sortilegio oppure un gioco di Eolo che si trastulla con i suoi venti e mi avvicino ai due ragazzi che mi danno le spalle. Più o meno sedicenni, alti, slanciati, di corporatura androgina, la pelle molto chiara e i lunghi capelli che scendono, morbidi, quasi a boccoli, nero intenso per uno e color del grano per l altro; indossano canottiere sopra ai costumi da bagno, rosa per uno e prugna per l altro. Ehi, ragazzi! grido Come va? Vorrei congratularmi con voi! Siete molto bravi! Si girano e, sorridendomi, mi lasciano di sasso. Carlotta Susanna!!? Guarda il mare! urlano Guarda il mare! Poi, ridendo, si allontanano velocemente, quasi a volermi sfuggire. Cosa avranno voluto dire? mi chiedo sempre più interdetto. Ho voglia di piangere ma sono talmente bagnato dalla pioggia che non me n accorgerei. 17

19 Intanto la pioggia si è impossessata di questo fazzoletto di terra e la bufera d acqua non accenna a placarsi, ma, anche se mancano poche centinaia di metri alla mia casa di vacanza e vorrei farmi una bella doccia bollente e bermi un buon whisky, l angoscia è tale che rimango lì, di fronte al mare, ad inzupparmi e pensare in attesa di una risposta che non arriverà mai. Dopo circa mezz ora il vento è calato, la pioggia si placa e dalle nuvole, ormai diradate, fanno capolino i raggi di sole, pallidi e timidi ma con una promessa nel colore, come sempre dopo un temporale. Il mare è mosso, ma non più aggressivo, ricoperto da miriadi di minuscole onde spumeggianti; con questa luce particolare, non paiono argentee bensì dorate, e sembrano spighe di grano che fluttuano su di un immenso campo. Là in fondo, all orizzonte, distinguo chiaramente una macchia verde, quasi una radura, e un piccolo arcobaleno che, sopra quella chiazza scura, somiglia al profilo di un albero che si agita nervosamente scosso dal vento. Un déjà vu: il figlio dell albero della casa di vacanza, al centro della la sua radura verde incastonata nel mare giallo di frumento. Un altro miraggio, una suggestione incontrollata, altrimenti sto impazzendo. Dopo la quiete viene sempre la tempesta. Adagio popolare, valido, per fortuna, anche all inverso e quindi cerco salvezza nella considerazione che quando sei stanco, avvilito, impaurito come un pulcino bagnato, devi fermarti e guardarti intorno e, cercando a fondo, avrai modo di trovare una nuova luce, una nuova forza interiore, una diversa prospettiva con cui affrontare i temporali della vita in modo più costruttivo, così da riuscire a superarli con minor paura. Coraggio, Thelma: un paio di scatti all orizzonte in contro luce e poi si ritorna a casa. Dopo il conforto di una doccia bollente mi verso una dose maxi di whisky riempiendo un bicchiere da cucina e vado sul balcone a godermi finalmente la calma dell imbrunire. Davanti a me l albero della casa di vacanza; in quest aria stantia è immobile, con le sue fronde consumate dal tempo e il suo modo di stare buffamente ricurvo. Lo guardo, intensamente. Non ha nulla da dirmi, è un albero e basta, altro che fantasie, altro che pensieri profondi al limite della realtà: tutte stupidate, solo un albero, niente di più. Così lo sfido. Parlami! gli ordino tutto ad un tratto. Macché, niente! Come un qualsiasi albero di una qualsiasi città balneare, di una qualsiasi casa di vacanza, propone la sua statica essenza vegetale: un albero, cos altro? Finisco il mio whisky: sono stanco, cancello i pensieri e vado in cerca del letto. 18

20 PARTE QUARTA Mentre sto galleggiando nel languido torpore che anticipa e prepara il sonno, la mente, di sua iniziativa, senza chiedere il permesso, innesta una veloce marcia indietro che percorre tutta la mia vita all inverso con la cadenza accelerata e ridicola delle comiche; per chissà quale motivo si blocca a più di trent anni fa e la pellicola comincia a scorrere nel verso giusto ed a velocità normale. Ultimo o penultimo anno di liceo, non so dare una dimensione precisa al tempo, ma mi rimbalza in testa una vacanza studio Storia dell Arte Andrea di Pietro della Gondola e le Ville Venete Pilli Pilli Sì, adesso ricordo, adesso focalizzo perfettamente. Pilli, la miss indiscussa della scuola, un volto acerbo di bimba sul corpo peccaminoso di una donna matura ed esperta, una di quelle infantili etere che allietavano la decadente corte francese di Luigi XV: l Odalisca di Boucher non era Louise O Murphy ma Pilli! Visitammo molte ville del Palladio ed io vedevo le cosce tornite di Pilli nelle candide colonne, il suo seno generoso e le sue forme morbide nelle volute degli archi, gli occhi maliziosi nella luminosità delle finestre e gli ampi portali accoglienti mi lasciavano sognare il profondo del suo ventre. Quando scorsi la Malcontenta appena offuscata dagli alberi e dalla bruma che sale di mattina presto dal Brenta, immaginai Pilli danzare al banchetto di Antipa protetta soltanto dai leggendari sette veli. Fu una breve vacanza studio interamente dedicata all Arte: già, perché Pilli era Arte almeno quanto erano Arte le ville del Palladio. Però l Arte, purtroppo, si può guardare ma non toccare; solo l Artista, assistito dalla sua genialità, può pretendere di sfiorarla col suo pennello e Pilli non l avevo dipinta io. Il ricordo dolce di Pilli prima di addormentarmi mi ha regalato qualche ora di riposo tranquillo, senza immagini né situazioni, quasi l anticamera del sonno eterno. Goethe diceva che la morte è la prima notte di quiete perché finalmente si dorme senza sogni ed allora stanotte ho conosciuto la grande consolatrice e non mi è parsa poi così cattiva. Riemergo da una morte apparente e sconfitta dopo un sonno privo d incubi e mi sveglio prestissimo con in testa l idea di visitare le Ville Venete, sperando di incontrarci una Pilli ancora diciottenne per poter rivivere un sogno ormai perduto. Sono le cinque, l alba, un orario impensabile per uno che di solito a quest ora va a letto: comunque sono perfettamente lucido, saltellante come un grillo e quindi mi faccio la doccia, la barba, mi lavo tutti i denti, m infilo jeans e maglietta, preparo lo zainetto con la dose giornaliera di fumo (Marlboro, tanto per non equivocare) e di alcol, indosso il Dark Worn, inforco i Rēvo e scendo silenziosamente in cucina a prepararmi un triplo caffè nero corretto al whisky. Ho deciso di dedicarmi l intera giornata, lontano dai misteri, dalle angosce, dai turbamenti senili che hanno occupato i giorni precedenti: ventiquattrore da single, da quasi single perché anche Thelma è già pronta, arzilla come vecchietta in cerca d emozioni. Esco di soppiatto per non svegliare i vicini che invece se la dormono alla grande: sembro un evaso che fugge verso la libertà o un ladro e scivolo furtivo lungo i muri dopo aver rubato chissà quale tesoro. La frescura mattutina mi stuzzica il viso, mi rende euforico; respiro la rugiada, mastico l alba di questo nuovo giorno che nasce già indimenticabile. Mentre mi allontano sento un bisbiglio di fronde provenire da dietro la casa di vacanze. 19

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