DIVIDENDI: LINEAMENTI GENERALI RELATIVI AL REGIME DI TASSAZIONE NAZIONALE, CONVENZIONALE E COMUNITARIO

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1 MAP DIVIDENDI: LINEAMENTI GENERALI RELATIVI AL REGIME DI TASSAZIONE NAZIONALE, CONVENZIONALE E COMUNITARIO Con la riforma del sistema fi scale del 2004, è stato abolito il credito d imposta sui dividendi e la doppia imposizione economica sugli utili è evitata mediante la parziale esclusione dell imponibile degli utili stessi. Di seguito si evidenzia il trattamento fi scale riservato agli utili da partecipazione, analizzando dapprima la normativa prevista in ambito domestico e, successivamente, la disciplina transnazionale. La fattispecie degli utili da partecipazione è interessata da fenomeni di doppia imposizione in quanto i dividendi sono dapprima degli utili tassati in capo alla società produttrice e, una volta distribuiti, possono subire una ulteriore tassazione in capo ai soggetti percettori. Al fi ne di limitare il conseguente effetto di doppia imposizione sugli utili societari, il testo unico sulle imposte sui redditi prevede una parziale detassazione dei dividendi, stabilendo soglie e modalità differenti in relazione allo status del percipiente, nonché alla provenienza (di fonte italiana o estera). Tale tematica è stata oggetto anche dell attenzione comunitaria e convenzionale, orientata ad eliminare fenomeni di doppia imposizione tra soggetti residenti in Paesi diversi. Nei paragrafi successivi si effettuerà una panoramica di quanto indicato dalle norme nazionali, con riferimento sia ai rapporti intercorrenti tra soggetti residenti nel territorio italiano che rapporti con società estere. 3

2 4 Gli utili da partecipazione in società sono annoverati tra i redditi di capitale ai sensi dell art. 44, co. 1, lett. e) del TUIR che fornisce una puntuale defi nizione, specifi cando che si tratta di utili derivanti dalla partecipazione al capitale o al patrimonio di società ed enti soggetti all imposta sul reddito delle società, di cui all art. 73, co. 1, del TUIR. Sono esclusi dai redditi da capitale gli utili spettanti ai promotori e ai soci fondatori di società per azioni, in accomandita per azioni e a responsabilità limitata. Infatti, a norma dell art. 53, co. 2, lett. d) del TUIR, tali utili costituiscono redditi di lavoro autonomo, che concorrono alla formazione del reddito dei promotori e dei soci fondatori per l intero ammontare percepito nel periodo di imposta. Gli altri utili, quelli cioè derivanti dalla partecipazione in società ed enti soggetti ad IRES non conseguiti dai soci fondatori e dai promotori, costituiscono invece redditi di capitale. Non sono riconducibili nella categoria degli utili da partecipazione in senso proprio i proventi che non trovano contropartita in una partecipazione al capitale o al patrimonio di società ed enti soggetti ad IRES (cfr. Circolare 26/E/2004). Tra questi vi rientrano gli strumenti fi nanziari introdotti dalla riforma del diritto societario, i quali attribuiscono al sottoscrittore esclusivamente diritti di tipo patrimoniale o diritti amministrativi, ma non conferiscono la qualità di socio, pur potendo essere dotati del diritto di voto su argomenti specifi camente indicati, quali la nomina del consiglio di amministrazione o di un sindaco. L art. 44, co. 2, lett. a) del TUIR, stabilisce che si considerano similari alle azioni, i titoli e gli strumenti fi nanziari emessi da società ed enti di cui all art. 73, co. 1, lett. a), b) e d), la cui remunerazione è costituita totalmente dalla partecipazione ai risultati economici della società emittente o di altre società appartenenti allo stesso gruppo o dell affare in relazione al quale i titoli e gli strumenti fi nanziari sono stati emessi. Il secondo periodo dell art. 44, co. 2, lett. a) del TUIR, chiarisce che le partecipazioni al capitale o al patrimonio, nonché i predetti titoli e strumenti fi nanziari emessi dalle società e dagli enti non residenti, di cui all art. 73, co. 1, lett. d) del TUIR, si considerano similari alle azioni a condizione che la relativa remunerazione sia totalmente indeducibile nella determinazione del reddito nello Stato estero di residenza del soggetto emittente; tale indeducibilità deve risultare da una dichiarazione dell emittente stesso, ovvero da altri elementi certi e precisi (rif. Circolare 4/E/2006). Si tratta ad evidenza, di una norma ispirata ad intenti antielusivi, volta ad evitare che possano godere della parziale esenzione strumenti ibridi le cui remunerazioni in capo all emittente sono assimilate ad interessi o costi deducibili.

3 Pertanto, con riferimento alle partecipazioni e agli strumenti finanziari emessi da soggetti non residenti, l assimilazione opera a condizione che: i. la remunerazione sia costituita esclusivamente da utili, ovvero sia rappresentativa di una partecipazione effettiva ai risultati economici della società emittente (e non solo parametrata agli utili); ii. tale remunerazione sia totalmente indeducibile dal reddito della società emittente secondo le regole proprie vigenti nel Paese estero di residenza; tale indeducibilità deve risultare da una dichiarazione dell emittente ovvero da elementi certi e precisi. Per i titoli e gli strumenti fi nanziari che non presentano queste caratteristiche occorrerà di volta in volta verifi care, a seconda del rapporto che ha dato origine al titolo o allo strumento, se essi possano rientrare tra le obbligazioni e i titoli similari, in caso contrario rientrano nella disciplina dei titoli atipici. I dividendi concorrono a formare il reddito del soggetto percipiente (imprenditore o non imprenditore) nell esercizio in cui sono percepiti. Pertanto, ai fini impositivi, si applica il principio di cassa per individuare in quale periodo di imposta essi risultano imponibili, non assumendo rilevanza la data nella quale è stata assunta la delibera di distribuzione degli utili. Rientrano nella categoria degli utili da partecipazione anche gli utili in natura, per la cui determinazione si deve fare riferimento al valore normale dei beni alla data individuata dalla lett. a) del comma 2 dell art. 109 del TUIR, ovvero alla data di consegna o spedizione dei beni mobili o di stipula dell atto per i beni immobili o per le aziende, ovvero, se diversa e successiva, alla data in cui si verifi ca l effetto traslativo o costitutivo della proprietà o di altro diritto reale. Qualora tali dividendi siano soggetti a ritenuta, il socio o il partecipante per conseguire il pagamento è tenuto a versare alla società l importo corrispondente all ammontare della ritenuta applicabile, determinato in relazione al predetto valore normale dei beni ad essi attribuiti. L art. 47, co. 5 del TUIR stabilisce il principio secondo cui non costituiscono utili le somme ed il valore dei beni ricevuti dai soci a titolo di ripartizione di riserve di capitale o altri fondi costituiti con sovrapprezzi di emissione delle azioni o quote, con versamenti fatti dai soci a fondo perduto o in conto capitale e con saldi di rivalutazione monetaria esenti da imposte, in quanto da un lato tali somme ed il valore dei beni ricevuti, trattandosi di restituzione di apporti, non confi gurano un elemento reddituale e dall altro riducono il costo fi scalmente 5

4 riconosciuto delle azioni o quote possedute, garantendo in tal modo l esigenza di simmetria dell imposizione. All atto della distribuzione occorre però tenere a mente la presunzione contenuta nel paragrafo 2, del comma 1, dell art. 47 del TUIR, che prevede che, indipendentemente dalla statuizione della delibera assembleare, si presumono ai fi ni fi scali prioritariamente distribuiti l utile dell esercizio e le riserve diverse da quelle di capitale, indicate nel comma 5, per la quota di esse non accantonata in sospensione d imposta, a condizione che siano liberamente disponibili. È appena il caso di ricordare che gli utili delle società di persone commerciali residenti in Italia non si qualificano come redditi di capitale, ma come redditi di partecipazione ai sensi dell art. 6 del TUIR, e sono imputati a ciascun socio, indipendentemente dalla percezione, proporzionalmente alla sua quota di partecipazione agli utili (art. 5, co. 1 del TUIR). Altra deroga al regime di tassazione dei dividendi, è rinvenibile nel caso di società che hanno optato per il regime della cd. trasparenza fi scale di cui agli artt. 115 e 116 del TUIR. Come noto, il reddito imponibile realizzato dalle società che hanno optato per la trasparenza fi scale è imputato a ciascun socio, indipendentemente dalla percezione e proporzionalmente alla quota di partecipazione. In entrambi i casi, valgono le seguenti regole per il socio di società trasparenti, anche per opzione: - il costo della partecipazione è aumentato o diminuito dei redditi e delle perdite imputate al socio (art. 68, co. 6 del TUIR); - dal costo si scomputano, fi no a concorrenza dei redditi già imputati, gli utili distribuiti al socio (art. 68, co. 6 del TUIR); - gli utili distribuiti (formatisi in periodi d imposta in cui opera la trasparenza) non concorrono a formare il reddito dei soci, anche laddove eccedenti il reddito imputato per trasparenza (si veda Circolare 16/07/2004 n. 26). A seguito della abolizione del credito di imposta sui dividendi, la doppia imposizione economica sugli utili è evitata mediante la parziale esclusione dall imponibile degli stessi, sempreché per essi non sia previsto un regime fi scale sostitutivo con applicazione di una ritenuta alla fonte a titolo di imposta o di una imposta sostitutiva. Il trattamento fi scale riservato agli utili da partecipazione è differenziato a seconda della natura del soggetto percipiente ed è stabilito nei seguenti articoli: 6

5 - art. 47 del TUIR, relativamente alle persone fi siche non imprenditori; - art. 59 del TUIR, relativamente alle persone fi siche imprenditori e società di persone commerciali; - art. 89 del TUIR, relativamente alle società ed enti commerciali assoggettati ad IRES. Per stabilire le modalità di tassazione degli utili percepiti da una persona fi sica che non esercita attività di impresa è necessario far riferimento alle caratteristiche della partecipazione posseduta dal socio al momento della riscossione degli utili, distinguendo tra partecipazione qualifi cata e partecipazione non qualifi cata 1 : i. Partecipazioni qualifi cate. L art. 47, co. 1 del TUIR, dispone che, salvo alcuni casi espressamente indicati all art. 3, co. 3, lett. a) del TUIR, gli utili derivanti da partecipazioni qualifi cate detenute in società ed enti soggetti ad IRES, concorrono alla formazione del reddito complessivo del socio, da assoggettare a tassazione nel Modello UNICO, nella misura del 49,72% del loro ammontare se prodotti successivamente all esercizio in corso al 31/12/2007, ovvero del 40% se prodotti fi no all esercizio in corso al 31/12/ Gli utili in esame sono esclusi dall applicazione di una ritenuta di imposta, come stabilito dall art. 27, co. 5 del D.P.R. 600/1973. Il citato articolo infatti stabilisce che le ritenute non sono operate qualora le persone fi siche residenti e gli associati in partecipazione dichiarino all atto della percezione che gli utili riscossi sono relativi all attività di impresa o ad una partecipazione qualifi cata ai sensi della lettera c) del comma 1 dell art. 67 del TUIR; in assenza di tale dichiarazione, la società erogante deve applicare la ritenuta prevista per le partecipazioni non qualifi cate. ii. Partecipazioni non qualifi cate. Gli utili derivanti da partecipazioni non qualifi cate, percepiti da soggetti persone fi siche al di fuori dell attività di impresa, sono soggetti alla ritenuta alla fonte a titolo di imposta prevista nella misura del 26% sull intero ammontare distribuito (art. 27, co. 1, D.P.R. 600/1973). 1 Sono partecipazioni qualifi cate, ai sensi dell art. 67, co. 1, lett. c) del TUIR le partecipazioni, i titoli e diritti che rappresentano una percentuale superiore al 2 o al 20% dei diritti voto esercitabili in assemblea ordinaria, ovvero al 5 o al 25% del capitale o del patrimonio a seconda che si tratti, rispettivamente di titoli negoziati in mercati regolamentati italiani o estero o di altre partecipazioni. Sono, invece, partecipazioni non qualifi cate quelle diverse da quelle di cui alla lettera c), del comma 1 dell art. 67 del TUIR nonché le azioni di risparmio. 2 Va peraltro rilevato che è possibile che entro la fi ne del 2014 con decreto ministeriale venga innalzata la percentuale dei dividendi che concorre a formare il reddito imponibile al 60,46%, per riequilibrare la tassazione delle partecipazioni qualifi cate e non qualifi cate. 7

6 L aliquota di tassazione prevista per tali redditi di natura fi nanziaria ha subito un incremento per mezzo dell art. 3, co. 1 del D.L. 66/2014, che ha previsto l applicazione di una maggiorazione dal 20 al 26% dell imposta sostitutiva su dividendi relativi a partecipazioni non qualifi cate. La nuova aliquota maggiorata della ritenuta sui dividendi si applica con riferimento ai dividendi percepiti a partire dal 1 luglio 2014, a nulla rilevando la data della delibera di distribuzione. I citati utili, quindi, sono esclusi dal reddito complessivo da dichiarare nel Modello UNICO ai sensi dell art. 3, co. 3, lett. a) del TUIR. Qualora le partecipazioni siano immesse in un patrimonio per il quale è stata esercitata l opzione per il regime del risparmio gestito di cui all art. 7 del D.Lgs. 461/1997, i dividendi percepiti in relazione a tali partecipazioni non sono assoggettati alla ritenuta alla fonte a titolo di imposta, in quanto concorrono a formare il risultato maturato del patrimonio gestito assoggettato ad imposta sostitutiva del 26%. I regimi di tassazione sopra delineati trovano applicazione anche con riferimento alle somme ricevute dal socio a titolo di ripartizione di riserve di capitale o di altri fondi costituiti da sovrapprezzi di emissioni delle azioni o quote, con versamenti fatti dai soci a fondo perduto o in conto capitale, eccedenti il costo fiscale della partecipazione, qualifi - candosi tale eccedenza come utile (si veda Circolare 16/07/2004, n. 26). Va preliminarmente osservato che i dividendi percepiti da un socio soggetto passivo IRPEF nell esercizio di imprese commerciali, nonché da una società di persone commerciale, secondo quanto stabilito dall art. 48 del TUIR, non costituiscono redditi di capitale, bensì componenti del reddito di impresa. L art. 59 del TUIR, effettuando un richiamo all art. 47, statuisce che questi concorrono alla formazione del reddito complessivo nella misura del 49,72% del loro ammontare (40% se prodotti fi no all esercizio in corso al 31/12/2007), nell esercizio in cui sono percepiti, ossia seguendo il criterio di cassa, indipendentemente dalla circostanza che si riferiscano a partecipazioni qualificate o non qualifi cate. Inoltre, è esclusa l applicazione di una ritenuta a titolo di imposta prevista dall art. 27, co. 5, D.P.R. 600/1973, in quanto opera solo con riguardo a partecipazioni non qualifi cate detenute da persone fi siche al di fuori dell esercizio di attività d impresa. 8

7 Con riguardo alle somme ricevute dal socio persona fi sica imprenditore o società di persone commerciale, a titolo di ripartizione di riserve di capitale o di altri fondi costituiti da sovrapprezzi di emissioni delle azioni o quote, con versamenti fatti dai soci a fondo perduto o in conto capitale, qualora queste siano inferiori al costo fi scale della partecipazione, ne riducono il valore, al contrario se sono eccedenti il costo fi scale della partecipazione, a tale eccedenza si rendono applicabili le modalità di tassazione previste per le plusvalenze. Qualora ricorrano i presupposti previsti dall art. 87 del TUIR, per effetto del rinvio operato dall art. 58, le plusvalenze non concorrono a formare il reddito imponibile nei limiti del 50,28% dell importo (si veda Circolare 16/07/2004, n. 26). È appena il caso di precisare che nel caso in cui il percettore del dividendo sia una società semplice, stante il rinvio dell art 59 all art. 47 del TUIR, i dividendi, pur costituendo redditi di capitale e non d impresa, concorrono a formare il reddito imponibile della società nella misura del 49,72%, a prescindere dal possesso di una partecipazione qualifi - cata o meno. Pertanto, non è possibile applicare la ritenuta del 26% a titolo d imposta, in quanto l art. 27 fa esclusivamente riferimento alle persone fisiche non imprenditori. Gli utili da partecipazione conseguiti da società ed enti commerciali soggetti ad IRES residenti nel territorio dello Stato concorrono alla formazione del relativo imponibile, unitariamente considerato come reddito di impresa, nell esercizio in cui sono incassati. Il comma 2 dell art. 89 del TUIR prevede l esclusione dalla formazione del reddito della società o dell ente percipiente degli utili distribuiti da società ed enti commerciali residenti nel limite del 95% del loro ammontare; quindi i dividendi percepiti dalle società di capitali subiscono una tassazione del 27,50% sul 5% del loro ammontare, in pratica complessivamente dell 1,375%. Nel rispetto del principio di cassa, se il dividendo è incassato in un periodo di imposta successivo rispetto a quello in cui è imputato per competenza, deve essere operata una variazione in diminuzione per l intero importo, per poi operare una variazione in aumento pari al 5% del dividendo incassato, da indicare nel quadro RF del Modello UNI- CO, nel periodo di imposta in cui è stato percepito. È appena il caso di osservare che, se il soggetto percettore dei dividendi è un ente non commerciale di cui all art. 73, co. 1, lett. c) del TUIR, i dividendi seguono lo stesso criterio previsto per l imposizione 9

8 delle società e degli enti commerciali residenti, ossia sono esclusi dalla formazione del reddito imponibile per il 95% del loro ammontare, ai sensi dell art. 4, co. 1, lett. q) del D.Lgs. 344/2003. Nel caso di dividendi corrisposti a soggetti esenti dall imposta sul reddito delle società trova applicazione la ritenuta di cui all art. 27 del D.P.R. 600/1973, mentre non è applicabile nei confronti dei soggetti esclusi dall imposta sui redditi ai sensi dell art. 73, co. 1 del TUIR (si veda Risoluzione 06/07/2001, n. 113 e Risoluzione 12/07/2011, n. 117). Con riferimento alle somme conseguite da società ed enti commerciali a titolo di ripartizione di riserve di capitale o di altri fondi costituiti da sovrapprezzi di emissioni delle azioni o quote, con versamenti fatti dai soci a fondo perduto o in conto capitale, qualora queste siano inferiori al costo fi scale della partecipazione, ne riducono il valore, al contrario se sono eccedenti il valore fi scalmente riconosciuto della partecipazione, a tale eccedenza si rendono applicabili le modalità di tassazione previste per le plusvalenze (si veda Circolare 16/07/2004, n. 26). In questo caso può trovare applicazione l art. 87 del TUIR, relativo alla participation exemption, qualora ne sussistano i requisiti. La normativa per la tassazione dei dividendi derivanti da partecipazioni in società ed enti non residenti ricalca in buona parte quanto previsto per i dividendi di fonte domestica, pur presentando delle differenze derivanti dalla natura transnazionale di tale fattispecie. Come i dividendi di fonte interna, infatti, anche i dividendi esteri sono esclusi parzialmente dal reddito del socio in relazione al suo status. Le regole di tassazione dei dividendi di fonte estera prevedono un diverso regime di tassazione a seconda che la partecipazione estera sia qualifi cata o non qualifi cata o relativa ad una società residente in un paese black list : i. Partecipazioni qualifi cate. Nel caso di partecipazioni estere qualifi cate, l art. 27, co. 4, lett. a) del D.P.R. 600/1973, stabilisce che si applica la ritenuta del 26% a cura dell intermediario che interviene nella riscossione, ma in tal caso la stessa è a titolo di acconto ed è operata solo sulla quota imponibile dei dividendi (ossia sul 40% o sul 49,72% del loro ammontare), al netto delle eventuali ritenute applicate nello Stato estero (cd. netto frontiera art. 27, co. 4-bis del D.P.R. 600/1973). 10

9 Il percipiente è poi tenuto ad indicare i dividendi percepiti nella dichiarazione dei redditi e a far concorrere il 40% o il 49,72% degli stessi (al lordo di tutte le imposte eventualmente applicate all estero) alla formazione della base imponibile Irpef, scomputando la ritenuta a titolo di acconto del 26% dall imposta dovuta. Le imposte pagate a titolo definitivo all estero sui dividendi incassati potranno essere portate in detrazione dell imposta netta dovuta con il credito d imposta per i redditi prodotti all estero ex art. 165 del TUIR, fino a concorrenza della quota d imposta corrispondente al rapporto tra i redditi prodotti all estero ed il reddito complessivo. Poiché il dividendo estero concorre parzialmente alla formazione del reddito complessivo, anche l imposta estera va ridotta in misura corrispondente (art. 165, co. 10 del TUIR). Si riporta di seguito un esempio volto a chiarire il sistema di tassazione sopra delineato. Si ipotizzi che una persona fi sica residente percepisca un dividendo di euro in relazione ad una partecipazione qualifi cata detenuta in una società residente in uno Stato con il quale l Italia ha stipulato una Convenzione contro le doppie imposizioni (white list). Paese Estero Dividendo distribuito Ritenuta convenzionale del 15% in uscita (15.000) Netto frontiera In Italia Ritenuta d acconto del 26% in entrata sulla quota imponibile del (10.988) dividendo (pari al 49,72%) Dividendo che concorre a formare il reddito imponibile (49,72% sull importo lordo) IRPEF lorda (43%) (21.379) Credito d imposta per le imposte pagate all estero riconosciuto (49,72% di ) IRPEF netta (13.921) Ritenuta d acconto in entrata da scomputare Differenza (2.933) Tassazione complessiva sul dividendo (pari all IRPEF netta più la ritenuta convenzionale) Dividendo netto incassato ii. Partecipazioni non qualifi cate. Per quanto riguarda i dividendi derivanti da partecipazioni estere non qualifi cate percepiti da persone fi siche, il comma 4 dell art. 27 del D.P.R. 600/1973 stabilisce che i sostituti di imposta che intervengano nella riscossione del dividendo estero (nel caso specifi co si tratta essen- 11

10 zialmente di banche e di altri intermediari fi nanziari), devono applicare una ritenuta a titolo di imposta nella misura del 26%, con obbligo di rivalsa sui percettori residenti. A norma del successivo comma 4-bis la ritenuta è operata sul dividendo al netto delle eventuali imposte e ritenute applicate nello Stato estero (cd. netto frontiera ). Si ricorda che, poiché la ritenuta applicata è a titolo di imposta, il percettore residente non dovrà indicare i dividendi di fonte estera nella propria dichiarazione dei redditi, ai sensi dell art. 3, co. 3, lett. a) del TUIR. Conseguentemente, le eventuali ritenute applicate dallo Stato estero su tali dividendi non potranno essere recuperate con il credito d imposta per i redditi prodotti all estero disciplinato dall art. 165 del TUIR. Se, invece, i dividendi sono percepiti senza l intervento di un intermediario residente, gli stessi, non potendo essere assoggettati alla predetta ritenuta, devono essere dichiarati nel modello Unico nel loro ammontare lordo e assoggettati ad imposta sostitutiva a cura del contribuente stesso (art. 18 del TUIR). La ritenuta alla fonte a titolo d imposta di cui al comma 4 dell art. 27 del D.P.R. 600/1973, non deve essere applicata sugli utili di fonte estera provenienti da partecipazioni detenute nell ambito delle gestioni individuali di masse patrimoniali di cui all art. 7 del D.Lgs. 461/1997. In tal caso, infatti, i dividendi concorrono a formare il risultato maturato di gestione soggetto ad imposta sostitutiva del 26%. iii. Partecipazioni in cfc. I dividendi provenienti da soggetti residenti in Paesi a fi scalità privilegiata concorrono a formare il reddito nella misura del 100%, indipendentemente dal fatto che la partecipazione sia qualifi cata o meno. Infatti, in base all art. 47, co. 4 del TUIR, sono tassabili integralmente gli utili provenienti da società residenti in Stati o territori diversi da quelli indicati nella white list di cui al decreto del Ministero dell economia e delle fi nanze emanato ai sensi dell art. 168-bis 3. L intermediario che interviene nella riscossione applicherà una ritenuta a titolo d acconto del 26% sul netto frontiera. Nel caso, invece, le partecipazioni siano non qualifi cate e i dividendi siano erogati da società i cui titoli sono negoziati in mercati regolamentati è prevista l applicazione della ritenuta del 26% a titolo defi nitivo sull intero ammontare corrisposto (al netto delle ritenute applicate dallo Stato estero). 3 Nelle more dell emanazione del decreto che deve individuare i cd. Stati o territori virtuosi, continua ad applicarsi l elenco di cui al D.M. 21/11/2001 che individua i Paesi o territori a regime fi scale privilegiato. 12

11 Tale disciplina non trova applicazione: - nel caso in cui il contribuente abbia presentato positivamente istanza d interpello secondo le modalità previste dall art. 167, co. 5, lett. b) del TUIR, dimostrando che dalle partecipazioni non sia stato conseguito, sin dall inizio del periodo di possesso, l effetto di localizzare i redditi nel paradiso fi scale, nel qual caso tornano applicabili le regole di cui ai punti i) e ii), oppure - fi no a concorrenza degli utili che sono stati già imputati per trasparenza al socio in applicazione delle disposizioni di cui agli artt. 167 e 168 del TUIR 4. I regimi di tassazione sopra delineati trovano applicazione anche con riferimento alle somme ricevute dal socio a titolo di ripartizione di riserve di capitale o di altri fondi costituiti da sovrapprezzi di emissioni delle azioni o quote, con versamenti fatti dai soci a fondo perduto o in conto capitale, eccedenti il costo fiscale della partecipazione, qualifi - candosi tale eccedenza come utile (si veda Circolare 16/07/2004, n. 26). I dividendi di fonte estera percepiti da soggetti esercenti attività di impresa (imprenditori individuali, società di persone e società di capitali) non scontano alcuna ritenuta alla fonte in entrata. Per essi è previsto il medesimo regime fiscale applicabile ai dividendi di fonte interna percepiti da persone fisiche imprenditori e società di persone commerciali. I dividendi concorrono, quindi, alla formazione del reddito di impresa nella misura del 49,72% (o del 40% se prodotti fi no all esercizio in corso al 31/12/2007) ai sensi dell art. 59 del TUIR, eccezione viene fatta per gli utili provenienti da Paesi a fi scalità privilegiata. In questo caso i dividendi erogati da tali soggetti residenti in Stati o territori diversi da quelli indicati nella white list di cui al decreto del Ministero dell economia e delle fi nanze emanato ai sensi dell art. 168-bis 5, concorrono a formare il reddito nella misura del 100%. Tale disciplina non trova applicazione: - nel caso in cui il contribuente abbia presentato positivamente istanza d interpello secondo le modalità previste dall art. 167, 4 Ai sensi degli artt. 167 e 168 del TUIR, se un soggetto residente in Italia detiene, direttamente o indirettamente, anche tramite società fi duciarie o interposta persona, rispettivamente il controllo o il collegamento di una società o di altro ente residente o localizzato in un paradiso fi scale, i redditi conseguiti dal soggetto estero partecipato sono imputati ai soggetti residenti in proporzione alle partecipazioni da essi detenuti e assoggettati a tassazione separata con aliquota media di tassazione del reddito complessivo netto e comunque non inferiore al 27%. L art. 167 trova applicazione anche nel caso di società controllate localizzate in territori non black list, qualora ricorrano congiuntamente le seguenti condizioni: i) la partecipata estera paga imposte nello Stato o territorio di insediamento per un importo pari almeno della metà del carico impositivo cui sarebbe stata sottoposta qualora fi scalmente residente in Italia e ii) i proventi della partecipata derivano per più della metà da passive income, ivi incluse prestazioni di servizi nei confronti di soggetti appartenenti al medesimo gruppo. 5 Nelle more dell emanazione del decreto che deve individuare i cd. Stati o territori virtuosi, continua ad applicarsi l elenco di cui al D.M. 21/11/2001 che individua i Paesi o territori a regime fi scale privilegiato. 13

12 co. 5, lett. b) del TUIR, dimostrando che dalle partecipazioni non sia stato conseguito, sin dall inizio del periodo di possesso, l effetto di localizzare i redditi nel paradiso fi scale, nel qual caso tornano applicabili le regole di cui ai punti i) e ii), oppure - fi no a concorrenza degli utili che sono stati già imputati per trasparenza al socio in applicazione delle disposizioni di cui agli artt. 167 e 168 del TUIR 6. Con riguardo alle somme ricevute dal socio persona fi sica imprenditore o società di persone commerciale, a titolo di ripartizione di riserve di capitale o di altri fondi costituiti da sovrapprezzi di emissioni delle azioni o quote, con versamenti fatti dai soci a fondo perduto o in conto capitale, eccedenti il costo fi scale della partecipazione, a tale eccedenza si rendono applicabili le modalità di tassazione previste per le plusvalenze. Qualora ricorrano i presupposti previsti dall art. 87 del TUIR, per effetto del rinvio operato dall art. 58 le plusvalenze non concorrono a formare il reddito imponibile nei limiti del 50,28% dell importo (si veda Circolare 16/07/2004, n. 26). Le imposte pagate a titolo defi nitivo all estero sui dividendi incassati potranno essere portate in detrazione dell imposta netta dovuta con il credito d imposta per i redditi prodotti all estero ex art. 165 del TUIR, fi no a concorrenza della quota d imposta corrispondente al rapporto tra i redditi prodotti all estero ed il reddito complessivo. Poiché il dividendo estero concorre parzialmente alla formazione del reddito complessivo, anche l imposta estera va ridotta in misura corrispondente (art. 165, co 10 del TUIR). Gli utili di fonte estera distribuiti in qualsiasi forma e sotto qualsiasi denominazione a società ed enti residenti soggetti ad IRES concorrono alla formazione del reddito limitatamente al 5% del loro ammontare e sono imputati nell esercizio in cui sono percepiti secondo il principio di cassa, ai sensi dell art. 89, co. 2 del TUIR. Al contrario, i dividendi provenienti da soggetti residenti in Stati o territori diversi da quelli indicati nella white list di cui al decreto del Ministero dell economia e delle fi nanze emanato ai sensi dell art. 168-bis 7, concorrono a formare il reddito nella misura del 100%. Tale disciplina non trova applicazione: 6 Si rinvia a quanto precisato nella nota 4. 7 Nelle more dell emanazione del decreto che deve individuare i cd. Stati o territori virtuosi, continua ad applicarsi l elenco di cui al D.M. 21/11/2001 che individua i Paesi o territori a regime fi scale privilegiato. 14

13 - nel caso in cui il contribuente abbia presentato positivamente istanza d interpello secondo le modalità previste dall art. 167, co. 5, lett. b) del TUIR, dimostrando che dalle partecipazioni non sia stato conseguito, sin dall inizio del periodo di possesso, l effetto di localizzare i redditi nel paradiso fi scale, nel qual caso tornano applicabili le regole di cui ai punti i) e ii), oppure - fi no a concorrenza degli utili che sono stati già imputati per trasparenza al socio in applicazione delle disposizioni di cui agli artt. 167 e 168 del TUIR 8. Le imposte pagate a titolo definitivo all estero sui dividendi incassati potranno essere portate in detrazione dell imposta netta dovuta con il credito d imposta per i redditi prodotti all estero ex art. 165 del TUIR, fino a concorrenza della quota d imposta corrispondente al rapporto tra i redditi prodotti all estero ed il reddito complessivo. Poiché il dividendo estero concorre parzialmente alla formazione del reddito complessivo, anche l imposta estera va ridotta in misura corrispondente. I dividendi corrisposti a soggetti non residenti si considerano, a norma dell art. 23 co. 1, lett. b) del TUIR, prodotti nel territorio dello Stato e, come tali, sono ivi soggetti a tassazione se sono corrisposti dallo Stato, da soggetti residenti nel territorio dello Stato o da stabili organizzazioni nel territorio dello stesso di soggetti non residenti. Il sistema di imposizione dei dividendi percepiti da soggetti non residenti prevede un regime di tassazione generale, commentato nel presente paragrafo, e due ulteriori regimi che sono commentati nei paragrafi successivi e che regolano tipicamente l imposizione dei dividendi nei gruppi internazionali. In base al regime di tassazione generale, l imposizione viene attuata al momento della distribuzione con l applicazione, ai sensi dell art. 27, co. 3 del D.P.R. 600/1973, di una ritenuta alla fonte a titolo di imposta pari al 26% sull intero ammontare dei dividendi, e ciò indipendentemente dal fatto essi siano relativi a partecipazioni qualifi cate o non qualifi cate e indipendentemente dal fatto che il soggetto percettore operi o meno in regime di attività di impresa. I soggetti esteri che subiscono la ritenuta a titolo di imposta hanno diritto di richiedere il rimborso fi no a concorrenza dell importo di 11/26 della ritenuta subita 9 ; l ottenimento del rimborso è però condi- 8 Si rinvia a quanto precisato nella nota 4. 9 La proporzione è stata aggiornata per effetto dell aumento al 26% della ritenuta sui dividendi. Pertanto per i dividendi corrisposti fi no al 30 giugno 2014 trova applicazione la ritenuta del 20% a cui corrisponde una proporzione di ¼ dell imposta che si può chiedere a rimborso. Per i dividendi pagati dal 1 luglio 2014 trova applicazione la nuova ritenuta e la proporzione aggiornata. 15

14 zionato dall onere di dimostrare di aver pagato sui medesimi dividendi le imposte nel Paese di residenza, attraverso il rilascio di un apposita certifi cazione da parte dell Amministrazione Fiscale estera (rif. Circolare 21/05/2009, n. 26/E). Soltanto se il soggetto residente ha una stabile organizzazione in Italia e la partecipazione per la quale è percepito il dividendo è effettivamente connessa a detta stabile organizzazione, i dividendi percepiti non sono soggetti a ritenuta e concorrono alla determinazione del reddito di impresa della stabile organizzazione, soggetto a tassazione in Italia, nella misura del 5% del loro ammontare ai sensi dell art. 89 del TUIR (analogamente ai soggetti IRES). La misura della ritenuta applicata sui dividendi corrisposti a soggetti non residenti può essere ridotta nel caso in cui sia stata conclusa una Convenzione contro le doppie imposizioni tra l Italia ed il Paese di residenza del percettore riducendo parzialmente la doppia imposizione giuridica in capo al socio 10. Se il percettore del dividendo è residente in uno Stato con il quale è stata conclusa una Convenzione contro le doppie imposizioni, la ritenuta in uscita si applica, di regola, nella misura prevista dalla Convenzione che è normalmente più favorevole di quella prevista dall art. 27 del D.P.R. 600/1973. La maggior parte delle Convenzioni stipulate dall Italia ricalca il Modello OCSE e la disciplina dei dividendi è rinvenibile nell art. 10 del Modello OCSE, il quale: - al paragrafo 1 attribuisce la potestà impositiva sui dividendi allo Stato di residenza del benefi ciario, ma non si tratta di una potestà esclusiva, poiché - il paragrafo 2 consente allo Stato della fonte, cioè allo Stato in cui risiede la società che distribuisce il dividendo, di tassare tali dividendi ma, se il benefi ciario effettivo di tali dividendi è residente nell altro Stato, la ritenuta non può eccedere: - il 5% dell ammontare lordo dei dividendi se il benefi ciario economico è una società (diversa da una società di persone) che detiene almeno il 25% del capitale della società che paga i dividendi; - il 15% dell ammontare lordo dei dividendi in tutti gli altri casi. 10 Le Convenzioni per evitare la doppia imposizione sono trattati internazionali con i quali i Paesi contraenti regolano l esercizio della propria potestà impositiva al fi ne di eliminare le doppie imposizioni sui redditi e/o sul patrimonio dei rispettivi residenti. Oltre ad evitare le doppie imposizioni, le Convenzioni hanno anche lo scopo di prevenire l evasione e l elusione fi scale. 16

15 L applicazione delle ritenute convenzionali sui dividendi è sottoposta però ad una condizione che dev essere soddisfatta dal destinatario dei dividendi residente nell altro Stato contraente: questo, infatti, dev essere l effettivo benefi ciario di tali utili. Il concetto di benefi ciario effettivo è stato elaborato a livello internazionale con lo scopo di arginare il fenomeno dell abuso del diritto, infatti l obiettivo è quello di impedire che i soggetti destinatari di una determinata componente reddituale interpongano, tra sé ed il soggetto erogante il reddito in questione, soggetti terzi al solo fi ne di godere di un trattamento favorevole concesso da una convenzione contro le doppie imposizioni. Se quindi la condizione del benefi ciario effettivo non è soddisfatta, non può trovare applicare l aliquota convenzionale ridotta. Ai fi ni della richiesta dell applicazione delle ritenute convenzionali, i soggetti residenti e non residenti devono fare riferimento alla modulistica un uso e concordata tra gli Stati o, in mancanza, ai modelli approvati con provvedimento dell Agenzia delle Entrate del 10 luglio Con riferimento ai dividendi in uscita deve essere menzionato il cd. regime madre - fi glia, previsto dall art. 27-bis del D.P.R. 600/1973. La Direttiva 90/435/CEE del 23/07/1990, meglio conosciuta come direttiva madre - fi glia e rifusa nella Direttiva 2011/96/EU, è stata recepita nell ordinamento italiano con la L. 142/1992 e mira ad eliminare la doppia imposizione giuridica sui dividendi che rendono le relazioni fra società madri e fi glie di stati membri diversi meno favorevoli rispetto a quelle fra società madri e fi glie dello stesso stato membro. In particolare l art. 27-bis del D.P.R. 600/1973 consente alla casa madre di chiedere a rimborso la ritenuta applicata ai sensi dell art. 27, commi 3, 3-bis e 3-ter, del D.P.R. 600/1973, ovvero l esenzione dall applicazione della ritenuta alla fonte da parte della società emittente. L art. 27-bis, co. 3, dispone che la richiesta di rimborso o di esenzione dall applicazione della ritenuta sui dividendi in uscita, qualora la società percipiente rispetti i seguenti requisiti: i. rivesta una delle forme previste nell allegato alla direttiva CEE madre - figlia ; ii. risieda ai fi ni fi scali in uno Stato membro dell Unione Europea, senza essere considerate, ai sensi di una Convenzione in materia di doppia imposizione sui redditi con uno Stato terzo, residenti a di fuori dell UE; iii. sia soggetta nello Stato di residenza ad una delle imposte indicate nell allegato alla predetta direttiva, senza fruire di regimi di opzio- 17

16 ne o di esonero che non siano territorialmente o temporalmente limitati ad una delle imposte indicate nella predetta direttiva; iv. possieda una partecipazione diretta nella società erogante gli utili non inferiore al 10% del capitale per un periodo ininterrotto di almeno un anno 11. Per il rimborso della ritenuta ovvero per la non applicazione delle ritenute occorre presentare la seguente documentazione: - una certifi cazione rilasciata dalle autorità fi scali dello Stato di residenza che attesti la sussistenza dei requisiti soggettivi in capo alla società percipiente; - la dichiarazione di esistenza o meno di una stabile organizzazione (se si tratta di impresa) o di base fi ssa (se si tratta di un professionista) in Italia, cui siano riconducibili i redditi in relazione ai quali si chiede il rimborso dell imposta; - dichiarazione di esistenza di eventuali altre specifi che condizioni previste dalla Convenzione; - documentazione atta a comprovare il prelievo effettivo dell imposta. Ai fi ni della richiesta dell applicazione dell esenzione dalla ritenuta o di rimborso della stessa, i soggetti residenti e non residenti devono fare riferimento ai modelli approvati con provvedimento dell Agenzia delle Entrate del 10 luglio Gli intermediari devono acquisire tale documentazione entro la data del pagamento degli utili e devono conservarla, unitamente alla richiesta di non applicazione della ritenuta, fi no a quando non siano decorsi i termini per gli accertamenti relativi al periodo di imposta in corso alla data del pagamento dei dividendi e, comunque, fi no quando non siano stati defi niti gli accertamenti stessi. Il comma 5 dell articolo in esame introduce una clausola antielusiva, ossia prevede che il regime esimente di cui sopra possa essere applicato a condizione che le società madri, che risultano controllate direttamente o indirettamente da uno o più soggetti non residenti in Stati della Comunità Europea, dimostrino che lo scopo di detenzione della partecipazione nella società fi glia non è l ottenimento del benefi cio dell esenzione. A tal fi ne per l assunzione delle prove si applicano le procedure di cui ai commi 12 e 13 dell art. 11 della L. 30/12/1991, n Percentuale così ridotta dal 1 gennaio

17 È appena il caso di ricordare che, per arginare fenomeni di tipo elusivo, la Commissione Europea ha presentato, il 25 novembre 2013, una proposta di modifi ca della citata direttiva madre - fi glia, articolata su due direttrici, da un lato l introduzione di una clausola generale antielusiva e dall altro il contrasto all utilizzo di strumenti fi nanziari ibridi. Con riferimento al primo punto, va osservato che fi nora gli Stati membri hanno adottato norme anti-abuso dettate dalle esigenze dei singoli sistemi fi scali nazionali, mancando disposizioni comuni uniformemente applicabili. L obiettivo che la modifi ca si propone è l esplicita previsione della obbligatorietà per gli Stati membri di adottare una clausola generale antiabuso fi nalizzata all ottenimento di maggiore chiarezza verso l applicazione uniforme della direttiva. Per quanto attiene, invece, il secondo punto, la proposta in commento si preoccupa di evitare la doppia non tassazione con riferimento alle ipotesi nelle quali le somme distribuite dalla società fi glia costituiscono per essa costi deducibili in base all ordinamento tributario domestico. La proposta di modifi ca prevede infatti la possibilità di negare alla società madre l esenzione da tassazione dei dividendi percepiti, nella misura in cui tali somme vengono ammesse in deduzione nello Stato di residenza della società fi glia; è d obbligo dunque per le imprese transfrontaliere assoggettare a tassazione i fl ussi di utili in entrata se portati in deduzione in altro Stato della Comunità. Su questo punto, il Consiglio ha deciso di non attendere il termine del 31/12/2014 entro il quale i Paesi membri della Comunità Europea sarebbero stati chiamati ad esprimersi sulla proposta di revisione e ha approvato l 8 luglio 2014 la Direttiva 2014/86/UE che ha riformulato la lett. a) dell art. 4, paragrafo 1 della Direttiva madre - fi glia, prevedendo che gli Stati membri della società madre dovranno astenersi dal sottoporre ad imposizione gli utili percepiti solo nella misura in cui essi non sono deducibili per la società fi glia, assicurando così che gli utili distribuiti dalle società fi glie alle società madri siano sottoposti ad imposizione almeno una volta. Gli Stati membri dovranno adeguare le proprie legislazioni interne entro il 31 dicembre A seguito dell avvio nel 2006 da parte della Commissione Europea di un procedura d infrazione contro l Italia in relazione al regime di imposizione sui dividendi in uscita pagati da enti e società, è stato introdotto dall art. 1, co. 67, lett. a) n. 4 della Finanziaria 2008 il nuovo comma 3-ter all art. 27 del D.P.R. 600/1973, che prevede una ritenuta a titolo di imposta nella misura dell 1,375% sugli utili corrisposti alle società e agli enti residenti negli Stati membri dell Unione Europea e 19

18 negli Stati aderenti all accordo sullo Spazio Economico Europeo (SEE) che sono inclusi nella lista di cui al decreto del Ministero dell economia e delle Finanze emanato ai sensi dell art. 168-bis del TUIR (cd. white list) 12. La ritenuta in esame è stata introdotta per rendere compatibile il regime italiano delle ritenute sui dividendi in uscita con i principi relativi alla libertà di stabilimento e alla libera circolazione dei capitali garantite tanto dal Trattato CEE, quanto dal Trattato sullo Spazio Economico Europeo (SEE). Per benefi ciare della ritenuta ridotta, gli enti e società esteri devono soddisfare congiuntamente due condizioni: - essere residenti in uno Stato membro della UE o in uno Stato aderente allo Spazio Economico Europeo che sono inclusi nella lista dei Paesi che consentono un adeguato scambio di informazioni di cui al decreto ministeriale emanato ai sensi dell art bis, co. 1 del TUIR; - essere soggetti passivi ai fi ni della locale imposta sul reddito delle società. La richiesta deve essere corredata da idonea certifi cazione di residenza e di status fi scale rilasciata dalle autorità fi scali del paese estero. Con la Circolare n. 32/E/2011, l Amministrazione fi nanziaria ha chiarito l applicazione retroattiva della normativa, con la possibilità di applicare la ritenuta nella misura ridotta anche per i dividendi formatisi prima del 1 gennaio È appena il caso di precisare che, qualora i soggetti UE benefi ciari dei dividendi posseggano i requisiti previsti per l applicazione della direttiva madre - fi glia la disciplina di cui all art. 27-bis prevale rispetto a quella prevista dal nuovo comma 3-ter: ai dividendi corrisposti da società fi glie residenti a società madri non residenti, pertanto, non si applica la ritenuta dell 1,375%, ma continua ad applicarsi il regime comunitario più favorevole. 12 Nelle more dell emanazione del decreto che deve individuare i cd. Stati o territori virtuosi, troverà applicazione l elenco di cui al D.M. 04/09/1996, l unico paese extra UE cui può essere applicata la ritenuta ridotta è la Norvegia. Si ricorda che la white list del 1996 è stata, peraltro, recentemente integrata ad opera del D.M. 27/07/2010 che ha inserito Cipro e la Lettonia. 20

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