UNIONE DEI COMUNI BASSA ROMAGNA Giovedì, 19 marzo 2015

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1 UNIONE DEI COMUNI BASSA ROMAGNA Giovedì, 19 marzo 2015

2 UNIONE DEI COMUNI BASSA ROMAGNA Giovedì, 19 marzo 2015 Prime Pagine 19/03/2015 Prima Pagina Il Sole 24 Ore 1 19/03/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 10 Orte Mestre salvata dallo sblocca Italia 2 19/03/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 11 Nuove regole nello spirito di Biagi 4 19/03/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 11 LA PAROLA. CHIAVE Riforma 6 19/03/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 13 Nel 2015 cantieri per circa due miliardi 7 19/03/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 13 Spiragli di ripresa per l' edilizia 9 19/03/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 22 Poste: stop alle chiusure in Lombardia 11 19/03/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 23 Le banche finanziano il legno 12 19/03/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 23 Materiali «ecotech» per la nuova architettura 13 19/03/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 29 Riforme non di destra o di sinistra ma necessarie 15 19/03/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 30 Il vento nuovo sugli investimenti 17 19/03/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 30 Più coraggio negli ideali Ue 19 19/03/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 45 Per le joint venture risultati nei prospetti senza effetti fiscali 22 19/03/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 46 IN BREVE /03/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 47 Agenzie, è corsa contro il tempo 25 19/03/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 47 Iva, la nomina irregolare non fa perdere la detrazione 27 19/03/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 48 «La fiducia può ripartire solo dall' immobiliare» 29 19/03/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 48 Imu agricola all' esame «finale» 31 19/03/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 48 Patto, sanzioni al 20% dello sforamento 33 19/03/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 49 Prefetture, sì al taglio Sindaci e partecipate: torna la /03/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 50 IN BREVE /03/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 51 Appalti, il personale si pesa 37 19/03/2015 Il Sole 24 Ore Pagina 51 L' indizio «esclude» il politico 39 19/03/2015 Italia Oggi Pagina 1 Diritto & Rovescio 41 19/03/2015 Italia Oggi Pagina 5 GOFFREDO PISTELLI L' Austria ci succhia il Friuli 42 19/03/2015 Italia Oggi Pagina 8 brioche e cappuccino 46 19/03/2015 Italia Oggi Pagina 14 TINO OLDANI Per rendere competitivi i porti, Renzi pensa di azzerare le /03/2015 Italia Oggi Pagina 18 GIOVANNI BUCCHI Arena a passo di e commerce 49 19/03/2015 Italia Oggi Pagina 18 GIANFRANCO FERRONI Wind premia le idee più trasparenti 51 19/03/2015 Italia Oggi Pagina 25 Consolidamento proporzionale fuori dalla rilevanza fiscale 52 19/03/2015 Italia Oggi Pagina 27 GIUSEPPE RIPA Nessuna scappatoia per l' ufficio 53 19/03/2015 Italia Oggi Pagina 30 FRANCESCO SQUEO Una toppa sull' Ivie e sull' Ivafe 55 19/03/2015 Italia Oggi Pagina 30 voluntary disclosure, le risposte degli esperti 57

3 19/03/2015 Italia Oggi Pagina 31 ANDREA MASCOLINI Comuni virtuosi per trasparenza 59 19/03/2015 Italia Oggi Pagina 31 SERGIO TROVATO L' assimilazione dei rifiuti impone la Tarsu 61 19/03/2015 Italia Oggi Pagina 31 FRANCESCO CERISANO Staffetta nella p.a /03/2015 Italia Oggi Pagina 34 A CURA DEL CENTRO STUDI Nel 2015 occasioni da cogliere 65 Il Resto del Carlino Ravenna 19/03/2015 Il Resto del Carlino (ed. Ravenna) Pagina 9 La solidarietà vince sempre Premiate sei associazioni 68 19/03/2015 Il Resto del Carlino (ed. Ravenna) Pagina 9 IN PRIMO PIANO 69 19/03/2015 Il Resto del Carlino (ed. Ravenna) Pagina 22 Undici nuovi dottori in Chimica e tecnologie per l' ambiente 70 19/03/2015 Il Resto del Carlino (ed. Ravenna) Pagina 23 MONTANARI LORENZA L' ex sindaco Randi torna al Rossini',è il nuovo direttore del /03/2015 Il Resto del Carlino (ed. Ravenna) Pagina 23 Diretta televisiva su Rai 3 dal Polo tecnico professionale 73 19/03/2015 Il Resto del Carlino (ed. Ravenna) Pagina 23 Un kit di 24 tablet per gli studenti con le aule multimediali mobili' 74 19/03/2015 Il Resto del Carlino (ed. Ravenna) Pagina 24 Un convegno sulle norme e sull' utilizzo degli agrofarmaci 75 19/03/2015 Il Resto del Carlino (ed. Ravenna) Pagina 24 La Bottega etica' diventa realtà 76 19/03/2015 Il Resto del Carlino (ed. Ravenna) Pagina 24 Premiate le foto più belle dedicate a Il tempo delle donne' 77 19/03/2015 Il Resto del Carlino (ed. Ravenna) Pagina 26 La Grande guerra a teatro 78 19/03/2015 Il Resto del Carlino (ed. Ravenna) Pagina 26 Tonj e fulmini al Mataluna 79 19/03/2015 Il Resto del Carlino (ed. Ravenna) Pagina 27 L' ereditè de zei Egisto' 80 Corriere di Romagna Ravenna 19/03/2015 Corriere di Romagna (ed. Ravenna Imola) Pagina 18 Con Randi al Teatro Rossini un attacco a tre punte per la cultura 81 19/03/2015 Corriere di Romagna (ed. Ravenna Imola) Pagina 18 I "Romagnoli e romagnolacci" di Vittorio Emiliani all' Ala d' oro 83 19/03/2015 Corriere di Romagna (ed. Ravenna Imola) Pagina 19 La spesa etica anche a distanza si fa all' emporio Centomani 84 19/03/2015 Corriere di Romagna (ed. Ravenna Imola) Pagina 19 Alla Baracca un'aula multimediale mobile 86 19/03/2015 Corriere di Romagna (ed. Ravenna Imola) Pagina 23 Alessi e le infiltrazioni mafiose in Romagna 87 19/03/2015 Corriere di Romagna (ed. Ravenna Imola) Pagina 27 RAVENNA IMOLA 88 La Voce di Romagna Ravenna 19/03/2015 La Voce di Romagna Pagina 32 Stalking sulla nonna: 31enne 89 19/03/2015 La Voce di Romagna Pagina 34 Fare spesa all' emporio della solidarietà 91 19/03/2015 La Voce di Romagna Pagina 34 Domenico Randi Scelto il nuovo direttore della struttura 92 19/03/2015 La Voce di Romagna (ed. Forlì) Pagina 34 COSE NOSTRE A BAGNACAVALLO SI PARLA DI MAFIE 93 19/03/2015 La Voce di Romagna Pagina 34 L' incontro Quesiti e risposte sulle norme per gli agrofarmaci 94 19/03/2015 La Voce di Romagna Pagina 34 Lugo "La Guera granda", voci e immagini di piccoli grandi uomini 95 19/03/2015 La Voce di Romagna Pagina 34 Da oggi entra nel vivo la "Festa d' sa' Jusef" 96

4 Il Sole 24 Ore Prima Pagina 1

5 Pagina 10 Il Sole 24 Ore Grandi opere. Orte Mestre salvata dallo sblocca Italia L' opera faraonica è stata ammessa alla defiscalizzazione grazie alle modifiche volute da Lupi. ROMA «La notizia, che anche il vostro giornale ha riportato, che questo Perotti, che io non conosco, sarebbe affidatario della direzione lavori sulla Orte Mestre non solo è sbagliata, è del tutto falsa. Non c' è nessuna direzione lavori affidata perché l' opera di fatto non esiste ancora, aspettiamo ancora la registrazione della delibera del Cipe e al momento non c' è neanche un progetto approvato. Inoltre si dovrà comunque fare una gara». Al telefono è Antonio Bargone, già sottosegretario ai Lavori pubblici con Antonio Di Pietro (e anche successivamente), inquisito ora dalla procura di Firenze nell' ambito dell' inchiesta sulle grandi opere in quanto presidente della società consortile "Ilia Or Me", promotore della autostrada Orte Mestre. Secondo i giudici fiorentini, la società, che fa capo all' ex parlamentare Vito Bonsignore, avrebbe promesso a Ercole Incalza di affidare la direzione lavori a Stefano Perotti. Bargone chiama per dire che l' opera non ha avuto né accelerazioni né trattamenti di favore dal governo. Il Sole 24 Ore considera non da oggi questa opera dal costo di 9,8 miliardi inutile e faraonica e in più occasioni lo ha scritto, criticando aspramente il governo e il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, per averla riproposta tra le priorità. Soprattutto la scorsa estate in occasione dei lavori preparatori dello sblocca Italia che avrebbe dovuto accelerare opere immediatamente cantierabili, la critica è ricomparsa in più articoli. Per esempio, il 27 agosto, in prima pagina, con il titolo «Numeri, numerini e numeri spaziali»: «Sulla stima reale di quanto valgano queste opere (dello sblocca Italia, ndr) basta forse rimandare al lavoro puntuale, opera per opera, fatto dal Sole 24 Ore lo scorso 10 agosto e ricordare qualche opera multimiliardaria inserita a sproposito: l' autostrada Orte Mestre, che pesa per 10 miliardi e vedrà forse con il decreto di fine mese aggirare il parere contrario della Corte dei conti alle defiscalizzazioni concesse dal Cipe per 1,9 miliardi, ma dovrà poi fare la gara per individuare il concessionario (oppure confermare il promotore), portare il progetto a livello definitivo, superare un lungo iter autorizzativo e trovare banche e finanziatori per fare in tempi rapidi un closing e poi avviare i lavori. Probabilità che l' opera parta nel giro di un anno o un anno e mezzo: zero». Il decreto legge sblocca Italia andrà però avanti e conterrà, all' articolo 2, la norma che aiuta la Orte Mestre a superare l' impasse di quel momento, nonostante non fossero mancati anche pesanti attriti fra Continua > 2

6 Pagina 10 < Segue Il Sole 24 Ore Lupi e Palazzo Chigi, tutt' altro che convinto della bontà dell' operazione. L' articolo 2 del decreto sblocca Italia consente, in sostanza, di applicare la defiscalizzazione anche a opere in Project financing realizzate per stralci. Una novità assoluta perché fino a quel momento la defiscalizzazione era stata prevista nelle linee guida varate dal Cipe, ai tempi del governo Letta, solo per opere realizzate completamente. Giustamente: lo Stato concede una robusta agevolazione fiscale per la realizzazione di un' opera in concessione proposta da un privato e poi acconsente a realizzarla a pezzi? Un privato vanta (in quanto promotore) una sorta di diritto di prelazione su un' opera faraonica (e in quanto tale inutile e irrealistica) che vale circa 10 miliardi e gode di un periodo di concessione record di 49 anni, incassa un' agevolazione sulla proposta integrale e poi ne realizza solo un pezzetto? L' articolo 2 dello sblocca Italia in realtà consente gli stralci ma impone che alla fine l' opera sia realizzata per intero: serve comunque a superare le obiezioni con cui la Corte dei conti aveva rifiutato la registrazione della delibera Cipe del 18 novembre Con quell' atto il governo Letta aveva concesso alla Orte Mestre (prima opera in assoluto a ricevere questo tipo di agevolazione) una defiscalizzazione da 1,87 miliardi per far quadrare i conti dell' opera. La Corte dei conti, però, aveva bloccato tutto, anche per un' altra ragione: lo sconto fiscale era applicabile sempre secondo l' interpretazione data dalle linee guida del Cipe soltanto a opere proposte successivamente al giugno E la proposta della Orte Mestre, quella in base alla quale Bonsignore aveva acquisito il titolo di "promotore", risaliva niente meno che al Anche su questo secondo punto, quindi, interviene l' articolo 2 del decreto sblocca Italia, che apre la strada all' approvazione di una seconda delibera Cipe per la Orte Mestre, l' 11 novembre 2014, firmata nei giorni scorsi dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e ora nuovamente all' esame della Corte dei conti. «Un anno e mezzo quasi per ritrovarsi ancora ad avere il via libera del Cipe: questa la chiamano accelerazione?», commenta Bargone. Fatto sta che la norma dello Sblocca Italia consente la realizzazione dell' opera per stralci, come vuole fare il concedente ministero dei Lavori pubblici con la gara "fase 2". E che senza quel decreto legge la defiscalizzazione non sarebbe stata mai applicabile a questa opera. Gli sconti fiscali, vale la pena di ricordarlo, sono fondamentali per garantire l' equilibrio economico finanziario di un' opera che è finanziata da privati per l' intero costo di 9,8 miliardi (7,2 per lavori, il resto per oneri finanziari) ma potrà godere di un «finanziamento pubblico teorico» di 1,87 miliardi di euro, riconosciuto ai concessionari post gara sotto forma di sconti fiscali Ires, Irap e Iva nell' arco dei primi 15 anni di gestione. Quello di 1,87 miliardi è un valore attualizzato mentre il totale nominale cumulato nel corso del tempo è di 9 miliardi di euro. Lo Stato rinuncia a 9 miliardi di possibili futuri incassi fiscali per realizzare l' opera senza dover stanziare subito il contributo da 1,87 miliardi. Per i sostenitori delle defiscalizzazioni si tratta di introiti fiscali che non ci sarebbero comunque mai stati senza la realizzazione dell' opera. RIPRODUZIONE RISERVATA Giorgio Santilli. 3

7 Pagina 11 Il Sole 24 Ore INTERVENTO. Nuove regole nello spirito di Biagi Maurizio Sacconi Marco Biagi, a tredici anni dall' odioso omicidio, influenza ancora i decisori pubblici come si può constatare confrontando le sue intuizioni con il jobs act dopo la parentesi ostile della legge Fornero. In principio ci furono la legge Treu, da lui stesso ispirata, e il Libro Bianco sulle nostre anomalie. La sua scelta fu l' abbandono di ogni sovraccarico ideologico sul lavoro seguendo i criteri della strategia europea per l' occupazione costruita intorno alla combinazione tra le esigenze di flessibilità organizzativa delle imprese e di sicurezza dei lavoratori. Particolare attenzione prestava al concetto di reciproca adattabilità tra imprenditori e lavoratori come a quello della occupabilità delle persone. Il primo lo portava a sottolineare l' utilità degli accordi aziendali per condividere le fatiche e i risultati della competizione. Il secondo ad invocare l' integrazione tra scuola e lavoro in funzione delle competenze. Collocate tra la fine e l' inizio del millennio queste tesi suscitavano tutte violente contestazioni ideologiche a sinistra tanto quanto oggi sono largamente accettate. La sua idea sussidiaria di rimettere agli accordi (individuali e collettivi) in azienda perfino l' adattamento delle norme è diventata legge (l' ormai noto art.8) e le relazioni industriali si muovono inesorabilmente in quella direzione. Nel momento in cui si discute di regolare gli attori sociali, vorrei ricordare che Marco li considerava libera espressione della società che si auto organizza, le cui dinamiche non possono finire nei tribunali con le prevedibili conseguenze in termini di instabilità delle stesse imprese. Al più non farebbe male una regolazione del diritto di sciopero in modo da contemperare meglio i diversi interessi costituzionalmente tutelati come nel caso del trasporto pubblico. Quanto all' occupabilità, gli ulteriori interventi semplificatori sull' apprendistato, dopo il testo unico, e la recente riforma dell' istruzione esaltano finalmente la sinergia tra apprendimento teorico e saperi pratici. Il suo apprendistato per i minori è ormai a pieno titolo inserito nell' offerta educativa. Egli poi proponeva una pluralità di tipologie contrattuali per favorire l' emersione dei lavori informali e per incoraggiare le imprese ad assumere in una stagione che già si caratterizzava per la crescente terziarizzazione dell' economia e per le incertezze indotte dalla globalizzazione. A lui dobbiamo il recepimento della direttiva europea sui contratti a termine, una più marcata modulazione dell' orario di lavoro attraverso i contratti a tempo parziale e di tipo intermittente, l' evoluzione del lavoro interinale verso la somministrazione, la regolarizzazione degli spezzoni lavorativi mediante i buoni prepagati. Questa pluralità non solo è stata confermata ma addirittura rafforzata, se si eccettua il lavoro ripartito Continua > 4

8 Pagina 11 < Segue Il Sole 24 Ore (250 contratti!), dai recenti provvedimenti. Contratti a termine più agevoli, somministrazione più flessibile, part time (da semplificare) e lavoro intermittente consolidati, ampliamento dei voucher. Dell' apprendistato si è detto. Le stesse collaborazioni come le associazioni in partecipazione sono preesistenti a Biagi che anzi aveva cercato di ricondurle in un alveo più regolato. Il loro superamento (con eccezioni singolarmente rimesse agli accordi sindacali) consente di rilegittimare le partite Iva anche quando vi è un solo committente, così aderendo all' idea di Biagi per cui lavoro dipendente e indipendente debbano avere pari dignità e quindi tutele, come la maternità, proporzionate più al profilo sostanziale della dipendenza socioeconomica che a quello formale della subordinazione. Ovviamente coerente con il Libro Bianco, che ne parla diffusamente, è poi il nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti con il quale si supera largamente l' art.18 dello Statuto e si confina la sanzione della reintegrazione del lavoratore nei soli licenziamenti nulli per discriminazione o annullati per insussistenza del fatto che motiva la ragione disciplinare. Non siamo ancora allineati, come voleva Marco, alla regolazione europea, che consegna sempre al datore di lavoro l' ultima scelta circa l' indennizzo monetario, ma ci siamo ormai vicini. Come pure seguono le sue indicazioni le norme che dovrebbero sostituire gli articoli dello Statuto in materia di mansioni e di tecnologie di controllo a distanza. La stessa riorganizzazione del mercato del lavoro, e in esso la centralità dei bisogni del lavoratore rispetto alle propensioni autoreferenziali dei servizi pubblici, corrispondono perfettamente al suo deposito. Saremo con esso coerenti se produrremo un sistema di operatori pubblici e privati in concorrenza tra di loro che il disoccupato sceglie liberamente facendoli remunerare prevalentemente in base al risultato. In conclusione, continuiamo ad essergli debitori e come tali, spero con una larga condivisione oggi quale non ci fu allora, dovremmo dedicargli il nuovo testo unico chiamandolo, come proponeva, Statuto dei Lavori. Ps: le considerazioni che ho svolto vorrebbero anche consolare chi lo ha stimato e amato descrivendo oggettivamente la forza del suo lascito. E a proposito del suo sacrificio, per dirla con un suo concittadino, forse "voglio trovare un senso a questa storia anche se un senso non c' è l' ha". RIPRODUZIONE RISERVATA 5

9 Pagina 11 Il Sole 24 Ore LA PAROLA. CHIAVE Riforma Riforme Il premier Matteo Renzi ha fatto delle riforme il cavallo di battaglia del suo governo, a partire dal jobs Act, la nuove regole per accelerare i processi, quelle per rendere più efficiente la pubblica amministrazione, per finire con il nuovo Senato, il nuovo Titolo V e la nuova riforma elettorale. Ieri, la capoeconomista dell' Ocse, Catherine Mann ha sottolineato come «l' Italia si è mossa da una posizione di stallo a un passo più ottimale nelle riforme». Da 7 marzo sono stati pubblicati i primi due decreti attuativi del jobs act che prevedono il nuovo contratto a tutele crescenti e la riforma degli ammortizzatori sociali. La legge delega sulla Pa è in discussione in Commissione al Senato. I 12 punti della riforma della Giustizia hanno compiuto i primi passi. La riforma del Senato e della legge elettorale (di fatto blindate) riprenderanno il loro corso parlamentare dopo le regionali di maggio. 6

10 Pagina 13 Il Sole 24 Ore Difesa del suolo. In otto mesi avviate 780 opere. Nel 2015 cantieri per circa due miliardi Giovanna Mancini Milano La notizia di ieri è che i lavori per la messa in sicurezza del Bisagno, a Genova, saranno avviati ai primi di aprile. Costo dell' opera: 370 milioni. Una cifra non certo impossibile da reperire e sufficiente a mettere in sicurezza migliaia di persone residenti nel territorio, oltre a creare posti di lavoro. Eppure, il cantiere era bloccato da tre anni. Un caso ben rappresentativo di quelle tante opere contro il dissesto idrogeologico di cui il nostro Paese ha disperatamente bisogno (con il 10% del territorio a rischio), ma che per anni sono state rimandate, per mancanza di fondi o per ritardi e ostacoli burocratici. Nell' ultimo anno, tuttavia, sembra esserci stato un cambio di passo da parte del governo: l' unità di missione di Palazzo Chigi #Italiasicura, costituita lo scorso giugno e affidata alla guida di Erasmo D' Angelis e Mauro Grassi, ha avviato in otto mesi 783 cantieri per un valore di 1,07 miliardi, attingendo ai 2,3 miliardi già disponibili (ma inutilizzati da 15 anni) per il dissesto idrogeologico. «A questi si aggiungono 1,2 miliardi provenienti dal Piano stralcio, destinato a 152 grandi cantieri in 14 aree metropolitane, che la nostra unità ha individuato come prioritari (tra cui quello del Bisagno, ndr )», ha spiegato D' Angelis durante un convegno organizzato dal Consiglio nazionale dei geologi a Made Expo, in cui è intervenuto anche il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. Tutti cantieri che partiranno entro l' anno, ha garantito D' Angelis. Si comincia con i primi 600 milioni stanziati dal Cipe lo scorso 20 febbraio. «Gli altri 600 milioni arriveranno entro uno o due mesi», aggiunge Mauro Grassi. Altri 880 milioni provenienti dai fondi inutilizzati serviranno poi ad avviare altri 642 cantieri, per un totale di circa 2 miliardi di interventi nel solo Il Cipe in febbraio ha sbloccato ulteriori 100 milioni destinati alla progettazione perché, ha spiegato D' Angelis, «il 90% delle opere individuate come prioritarie dalla nostra unità, su indicazione di Regioni ed enti locali, non ha un progetto esecutivo». Si tratta di cantieri in tutta Italia, che rientrano nel Piano nazionale contro il dissesto idrogeologico lanciato dal governo a novembre, pari a un fabbisogno stimato di 21,5 miliardi, da realizzare in 6 o 7 anni. «Al momento, sono disponibili circa 7 miliardi spiega Grassi ma l' obiettivo è reperire nuovi finanziamenti anno per anno». Proprio ieri, inoltre, il ministero per le Infrastrutture ha varato il decreto che ripartisce 50 milioni per interventi urgenti in materia di dissesto. La macchina, dunque, si è messa in moto, «per recuperare il ritardo storico accumulato dal Paese fa notare D' Angelis, investendo in sicurezza e prevenzione anziché inseguendo le emergenze». Continua > 7

11 Pagina 13 < Segue Il Sole 24 Ore Prospettiva, quella di investire su manutenzione e prevenzione, che trova l' appoggio di Ance e Confindustria e che, oltre a mettere in sicurezza molte aree del Paese, consentirebbe di creare migliaia di posti di lavoro e spingere la ripresa. RIPRODUZIONE RISERVATA 8

12 Pagina 13 Il Sole 24 Ore Fiere. A Milano si apre il Made Expo in un clima di minore pessimismo rispetto al passato In mostra le eccellenze del made in Italy??? Spiragli di ripresa per l' edilizia Squinzi: quest' anno mi auguro una crescita significativa, non dello 0,2% ma almeno del 2% Laura Cavestri MILANO Se le fiere sono il "termometro" della salute di un settore, nella filiera dell' edilizia è ancora presto per dire se i piccoli segnali sapranno trasformarsi in una vera ripresa. Tra spiragli di nuovi ordinativi e lo spaccato desolante del sistema dei grandi appalti pubblici si è aperta ieri, nei padiglioni di Rho Pero, alle porte di Milano, Made Expo, la fiera dell' edilizia, dell' architettura e delle finiture d' interni. In tutto imprese di cui 140 straniere e 400 incontri B2B al giorno, per un settore che, negli ultimi 5 anni, ha perso un quarto degli occupati. Mentre a gennaio dato Istat sempre di ieri la produzione nelle costruzioni è aumentata dell' 1% rispetto al mese precedente, confermando la tendenza al recupero registrata a dicembre 2014 (quando era cresciuta del 2,6%). Presente al virtuale "taglio del nastro" anche il ministro per le Infrastrutture Maurizio Lupi, pesantemente contestato da diversi imprenditori: «È un appuntamento che avevamo fissato da tempo e con gli imprenditori con cui ho parlato emerge che cominciano a esserci elementi di ripresa: la sfida che avevamo lanciato tutti insieme comincia a dare i primi risultati». «Si vede qualche segnale di ripresa positivo ha dichiarato il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, a margine dell' inaugurazione ma è ancora presto per dire che c' è una ripresa. Mi auguro che nel corso di quest' anno si possa constatare una ripresa che non è lo 0,2% ma penso sempre a una soglia minima del 2 per cento». Secondo Squinzi che a una domanda sull' inchiesta degli appalti pilotati ha sottolineato come «la corruzione taglia la competitività» è possibile farcela soprattutto «cogliendo i segnali positivi che ci arrivano dalla congiuntura economica internazionale, dal cambio euro dollaro, dal prezzo del petrolio e dal Qe della Bce. Ma possiamo ritrovare una vera ripresa solo se metteremo mano alle riforme portando fino alla fine il programma di Governo al quale è stato dato solo il calcio d' inizio». In ogni caso, ha aggiunto il leader degli industriali «da parte nostra occorrono investimenti in ricerca e innovazione». E poi c' è il capitolo sicurezza e dissesto idrogeologico (si veda il pezzo a fianco): «Bisogna investire ha concluso Squinzi per mettere il Paese in sicurezza. Ci sarebbero possibilità per interventi straordinari, tali da creare centinaia di migliaia di posti di lavoro». Continua > 9

13 Pagina 13 < Segue Il Sole 24 Ore Intanto, ha sottolineato il presidente di Ance, Paolo Buzzetti, «le compravendite di immobili stanno aumentando: +7,1% nell' ultimo trimestre dello scorso anno, +3,6% nel 2014 sul Negli anni della crisi abbiamo perso 800mila posti di lavoro, il 60% dei finanziamenti privati e il 50% degli investimenti in opere pubbliche. Ma la gente ricomincia a comprare casa». «C' è una grande crescita dell' erogazione dei mutui ha ribadito Giovanni De Ponti, ad di Made Expo le ristrutturazioni crescono del 30%: questi sono fattori molto positivi». Aiuta il settore la detraibilità delle spese per ristrutturazione e risparmio energetico. «Ma siamo in dirittura di arrivo ha dichiarato Giorgio Palmucci, presidente di Confindustria Alberghi anche con i decreti attuativi che renderanno operativo il "tax credit" previsto nel Dl Cultura, grazie al quale le strutture alberghiere potranno beneficiare di un sostegno concreto per le ristrutturazioni». Tra gli stand gli umori sono contrastanti. «Vediamo prospettive di sviluppo stabili ha spiegato Antonio Lacedelli, ad di Rubner Objektbau (363 milioni di fatturato e oltre 1500 addetti). Abbiamo contribuito ad alcuni padiglioni di Expo. Restiamo molto presenti in Germania, Francia, Svizzera. Il calo dell' euro e del petrolio beneficia il Gruppo in termini di fornitura materiali per grandi commesse in Paesi extra Ue». «Resta un periodo difficile ha sottolineato Dario Vaccari, presidente di Alias Porte Blindate (1,5 milioni di fatturato e 100 dipendenti). Abbiamo perso il 10% del fatturato con la crisi russa. Per noi resta un mercato molto importante. Mentre in Italia rimane il problema dei ritardi nei pagamenti, anche con clienti con cui i rapporti sono consolidati da anni. Non mi sento proprio di parlare già di ripresa». RIPRODUZIONE RISERVATA 10

14 Pagina 22 Il Sole 24 Ore Riassetti. Sospeso il piano che prevedeva 61 uffici postali in meno e l' apertura a giorni alterni per altri 121 Doveva entrare in vigore dal 13 aprile. Poste: stop alle chiusure in Lombardia Il piano di ristrutturazione delle Poste, in Lombardia, subisce una battuta d' arresto. Ieri il sottosegretario della Giunta regionale agli Daniele Nava ha spiegato che il piano di riorganizzazione che prevede in Lombardia la chiusura di 61 uffici postali e l' apertura a giorni alterni di altri 121 è stato sospeso. «A seguito della risoluzione approvata dal Consiglio regionale il 3 marzo ha spiegato Nava abbiamo avviato immediatamente un dialogo con la Direzione nazionale di Poste italiane, ottenendo la sospensione del piano, che sarebbe dovuto entrare in vigore dal 13 aprile e la sua parziale revisione». Il sottosegretario ha aggiunto che la Regione e Poste Italiane completeranno insieme un' «analisi dei territori prima di dare definitiva attuazione al piano». La prossima settimana si riunirà un tavolo regionale creato ad hoc su richiesta dell' assemblea lombarda, per discutere con le parti interessate. I sindacati che nelle scorse settimane hanno organizzato una manifestazione di protesta contro l' attuazione del piano auspicano che si tratti di più di una sospensione e che vi sia un cambio di rotta che preveda anche la trasformazione di un cospicuo numero di contratti part time in full time. «Non possiamo che accogliere positivamente la notizia della sospensione del piano di chiusura dei 61 uffici postali», ha detto il segretario generale delle Poste Cisl Lombardia, Giuseppe Marinaccio. «Ci auguriamo che questa decisione si traduca nella disponibilità dell' azienda a discutere con tutte le parti interessate e quindi anche con il sindacato, come richiesto dalla risoluzione approvata all' unanimità dalla Regione Lombardia aggiunge. Auspichiamo inoltre che sia il segno di un ripensamento generale sulla gestione delle risorse umane e di una maggiore attenzione al problema della carenza di personale, uno dei principali fattori all' origine della decisione di chiudere i 61 uffici in Lombardia e di razionalizzarne altri 120. Sollecitiamo dunque le Poste a trasformare gli oltre 200 parttime in full time applicati agli sportelli». RIPRODUZIONE RISERVATA C.Cas. 11

15 Pagina 23 Il Sole 24 Ore proposte/1. Le banche finanziano il legno Non c' è Made Expo senza legno e per l' edizione del 2015 l' attenzione è stata rivolta alle scuole e alle case. Cittadinanzattiva con FederlegnoArredo e Anci hanno svelato in fiera un' installazione rappresentativa di due aule tipo, una "Ko" e una "Ok", per mostrare fisicamente la coesistenza di due facce della scuola italiana: una inadeguata a livello di attrezzature, manutenzione e barriere architettoniche e l' altra antisismica, ecosostenibile, accessibile e digitalizzata. Il prototipo farà poi un tour in nove piazze per sensibilizzare anche l' opinione pubblica. «Si possono realizzare strutture ecocompatibili che sono destinate a durare nel tempo e in questo senso il legno è un materiale speciale che consente di abbattere notevolmente anche i tempi di realizzazione ha dichiarato Emanuele Orsini, consigliere d i FederlegnoArredo e presidente di Assolegno. In Emilia Romagna per oltre il 40% delle scuole costruite dopo il sisma si è scelto il legno coniugando sicurezza e sostenibilità. E l' iniziativa della filiera legno si sposa con la politica del governo per "la buona scuola" che prevede un investimento di 200 milioni per nuove strutture». Sul tema case il ventaglio è ampio e il mercato in Italia è in crescita: l' edificio più alto realizzato in Europa è di sei piani ed è a Milano, il 17% delle nuove costruzioni è in legno e, ancora, da una verifica recente fatta da Assolegno nel Triveneto si stima che il 34% dei permessi di costruire si riferisca alla produzione di edifici in legno. «Anche le banche e le assicurazioni sono in campo. Abbiamo l' interesse della Banca Popolare di Verona e stiamo lavorando con UniCredit spiega Orsini per agevolare i mutui per chi sceglie di costruire in legno. Gruppi di assicurazioni come Allianz propongono pacchetti per lo scoppio incendio o il terremoto che costano meno per un edificio in legno che per uno tradizionale. Piccoli segnali che il consumatore legge come fattori positivi». Scuole, case e ancora Expo: molte delle aziende presenti in fiera hanno capitalizzato il lavoro fatto per il grande evento dove si stima che il 70% delle costruzioni sia in legno. Tre sono le aziende più impegnate: la Sistem sta lavorando nel padiglione del Marocco, per il Cardo e per la costruzione di una struttura ovoidale all' interno di Palazzo Italia; la Rubner ha realizzato i Cluster, parte del Children Park e tre padiglioni per Slow Food, con lavori per circa 25 milioni di euro; e ancora la Stratex è impegnata per la copertura del padiglione della Cina. P. Pie. RIPRODUZIONE RISERVATA. 12

16 Pagina 23 Il Sole 24 Ore made expo. Materiali «ecotech» per la nuova architettura Con l' ottica integrata della progettazione Bim tempi certi e «difetti» scovati in anticipo. Green economy, creatività e innovazione tecnologica sono i driver su cui il sistema Paese sta investendo per rianimare il settore industriale del design e dell' edilizia. Ieri a Milano ha aperto le porte Made Expo, la fiera dedicata al mondo delle costruzioni, e tra i temi di maggior attenzione ci sono i cosiddetti materiali ecotech, la sperimentazione del grande cantiere di Expo e il Building Information Modeling (Bim), che consente di virtualizzare in 3D gli edifici e coordinare tutte le discipline, dalla progettazione alla costruzione, fino alla fase di manutenzione delle strutture. Tutta la filiera mette al centro il progetto, e le voci di sostenibilità e innovazione vengono declinate con messaggi chiari rivolti alla riqualificazione, integrando il nuovo e innovando le funzioni. Al Made Expo involucro, copertura e impianti sono dunque sotto i riflettori, ma come ci si orienta nella scelta dei materiali? «Non esiste il prodotto sostenibile spiega Norbert Lantschner, esperto internazionale di sostenibilità e presidente della Fondazione ClimAbita, quando si sceglie un' alternativa tra legno, vetro, laterizio, acciaio o alluminio si deve valutare il comportamento, va considerato tutto il ciclo di vita dal prelievo della materia allo smaltimento con riciclaggio compreso». Per il presidente di ClimAbita ogni scelta va vincolata all' impatto che il materiale avrà nei prossimi decenni, e questo vale per tutti i componenti dell' edilizia comprese membrane e isolanti. «Se il 60% dei rifiuti europei proviene dal settore delle costruzioni la questione non può essere sottovalutata: le architetture conclude vanno considerate come la quarta o la quinta pelle, con le loro ricadute globali. Non ci si può dimenticare che alluminio e rame per arrivare in cantiere possono fare anche un tragitto di 10 15mila chilometri». Un banco di prova per questi temi è proprio il laboratorio di Expo 2015 descritto attraverso i dettagli costruttivi nella mostra «Building The Expo». «Qui acciaio e legno la fanno da padrone. Grazie alla caratteristica di grande reversibilità e alla velocità di impiego, l' acciaio è un materiale molto presente, si dice che una volta completato l' Expo ci sarà nell' area acciaio equivalente a 2,5 torri Eiffel. Ovviamente spiega Luisa Collina, curatore della mostra allestita al Made c' è anche molto legno, usato come struttura o come rivestimento, scelto per comunicare i temi della sostenibilità e della natura. Nel padiglione giapponese la pelle di legno si fa più spessa e diventa corteccia; Cile, Francia e Spagna hanno optato per il telaio in legno. Giappone, Francia e Cile si sono portati il proprio legno». Ma in cantiere c' è anche molto bambù: nella Continua > 13

17 Pagina 23 < Segue Il Sole 24 Ore copertura della Cina, nell' allestimento del padiglione Vanke, nello spazio di Save The Children e nei grandi alberi del padiglione del Vietnam. Oltre ai materiali, al Made Expo sono protagonisti le tecnologie e i metodi costruttivi volti a rispondere a domande puntuali legate al controllo di tempi e costi. Il futuro del settore è strettamente connesso con alcuni strumenti che assicurano l' innovazione e tra questi si distingue proprio il Bim che punta a digitalizzare il processo, integrando l' attività di architetti, strutturisti e impiantisti e dialogando direttamente con il costruttore. Nelle scorse settimane i giovani costruttori si sono proposti come "cabina di regia" per fare squadra con architetti, ingegneri e Pa. «Negli ultimi anni è diminuita la redditività delle commesse da parte delle imprese esecutrici e dei developer, e la marginalità si è avvicinata sempre più a quella dei prodotti industriali che richiedono un controllo capillare spiega Filippo Delle Piane, presidente Ance Giovani e neo presidente di Ance Genova. Scegliere la strada del Bim significa anche riallineare gli interessi dei privati con quelli delle Pa limitando le riserve delle imprese legate alle carenze progettuali e riuscendo a evidenziare in anticipo eventuali incongruità». Per il privato il Bim rientra in una logica industriale moderna, per gli enti appaltanti sarebbe un cambio di filosofia radicale. RIPRODUZIONE RISERVATA Paola Pierotti. 14

18 Pagina 29 Il Sole 24 Ore Riforme non di destra o di sinistra ma necessarie Mentre i politici discutono se il governo Renzi è di sinistra o di destra, i cittadini si pongono la domanda se le sue politiche funzionano oppure no. C' è una discrasia tra il dibattito politico e l' interesse pubblico. Quale ne è la causa? Non può stupire che i politici siano primariamente interessati al dibattito ideologico (tra la sinistra e la destra), perché la loro preoccupazione principale è quella di posizionarsi. Per alcuni, il governo Renzi è un governo di destra perché sta portando avanti proposte (come l' apertura del mercato del lavoro, la riduzione del carico fiscale, la riforma istituzionale) che nelle passate legislature erano state fatte proprie, anche se poi non realizzate, da Forza Italia. Per altri, il governo Renzi rimane un governo di sinistra perché nel suo programma vi sono obiettivi redistributivi (come i famosi 80 euro) che la destra non ha mai perseguito. Entrambe le posizioni non convincono. Intanto perché "destra" e "sinistra" sono definite in relazione a criteri soggettivi. Ovvero, se una proposta era stata avanzata da Berlusconi nel passato, allora è di "destra" riproporla. E naturalmente viceversa. Ma soprattutto non convince l' uso storicamente esteso che è stato fatto della distinzione tra "destra" e "sinistra". Quella distinzione continua a essere applicata a tutte le politiche pubbliche nazionali. Come se non esistessero politiche pubbliche di interesse collettivo, ma solamente ed esclusivamente politiche pubbliche di "destra" o di "sinistra". In realtà, tale politicismo è all' origine del nostro declino. Solamente in Italia si può continuare a pensare che non coincida con un interesse pubblico, ma solamente partitico, l' apertura del mercato del lavoro, la riduzione e la razionalizzazione del sistema fiscale, la riforma della pubblica amministrazione, l' adeguamento del sistema di governo, la costruzione di sistemi educativi e di ricerca competitivi internazionalmente. La politicizzazione delle politiche pubbliche è stata così accentuata negli ultimi vent' anni che diversi politici della destra e della sinistra non sono più in grado di distinguere ciò che li unisce da ciò che li distingue. Ma la realtà che i cittadini vivono è molto diversa. Per loro, molte riforme sono né di "sinistra" né di destra", ma semplicemente necessarie. Per loro, la distinzione tra le politiche pubbliche è tra quelle che funzionano e quelle che non funzionano. Dopo tutto, è un interesse di tutti (di coloro che votano a destra così come a sinistra) avere un sistema sanitario adeguato, un sistema educativo competitivo, un sistema amministrativo efficiente e trasparente. Combattere la corruzione è né di destra né di sinistra, ma semplicemente indispensabile. Se così è, allora occorre che la politica si liberi dall' ipnosi che non vi siano interessi comuni tra gli schieramenti, ma solamente interessi inconciliabili. Continua > 15

19 Pagina 29 < Segue Il Sole 24 Ore Naturalmente, vi sono ambiti sociali e politiche pubbliche in cui destra e sinistra si differenziano, in quanto portatrici di sensibilità e culture differenti. Ma tale differenza non è mai di principio o a prescindere. Può essere di sinistra usare la fiscalità a fini distributivi in un paese, come gli Stati Uniti, dove la pressione fiscale complessiva (federale, statale e municipale) è inferiore al 25% del Pil nazionale, ma non lo è in un paese, come il nostro, in cui la pressione fiscale complessiva è quasi il doppio. Insomma, occorre recuperare la consapevolezza che la "politics" e le "policies" non sempre si sovrappongono. Ma la discrasia è dovuta anche alla difficoltà della politica nel fare i conti con i cambiamenti storici intervenuti in Europa. L' integrazione monetaria ha cambiato radicalmente i termini della tradizionale divisione politica tra schieramenti. Quell' integrazione sta sfidando le capacità nazionali dei singoli stati membri dell' eurozona a promuovere, o semplicemente a difendere, i rispettivi modelli sociali ed economici, oltre che istituzionali. I conflitti inter statali che si stanno drammaticamente manifestando all' interno dell' eurozona (basti pensare al contrasto tra paesi debitori e creditori) hanno cambiato i termini del confronto domestico tra destra e sinistra. Come hanno dovuto prendere atto Tsipras e Varoufakis, non basta vincere le elezioni nazionali per poi governare uno stato membro dell' eurozona. C' è infatti un "elettorato" extra nazionale che non vota, ma che conta assai, come i governi e gli elettorati degli altri paesi dell' eurozona. Se non accrescono le capacità interne dei loro paesi, molti governi nazionali non potranno incrementare il loro potere negoziale all' esterno. Come il dio romano Giano, quei governi hanno due facce che guardano in direzioni diverse, l' una verso i propri elettori nazionali e l' altra verso gli altri governi ed elettori europei. Se le categorie di "destra" e di "sinistra" furono elaborate all' interno dello stato nazionale, non sembra avere molto senso riproporle tali e quali per orientare le politiche pubbliche di un paese dell' eurozona come il nostro. I cittadini ne sono consapevoli, molto di meno quegli esponenti politici impegnati nel dibattito se il governo Renzi è di destra o di sinistra. La politica non è morta con l' integrazione monetaria, né quest' ultima è fatta solamente di politiche pubbliche. Tuttavia, sarebbe più utile confrontarsi su come fare i conti con i cambiamenti epocali che stiamo vivendo, piuttosto che dilungarsi sul sesso degli angeli. RIPRODUZIONE RISERVATA. 16

20 Pagina 30 Il Sole 24 Ore Il vento nuovo sugli investimenti Il piano Juncker prende corpo e con esso le speranze che dall' Europa arrivi finalmente un forte impegno su crescita e investimenti capace di invertire la tendenza dopo anni di cieca austerità. La decisione del governo italiano di iniettare 8 miliardi di euro a sostegno del Fondo Europeo di investimenti strategici (Efsi), unita agli impegni annunciati da altri importanti governi europei Francia, Germania in primis segna una svolta per il Piano Juncker. Non era scontato. Non è stato facile arrivare dove siamo oggi. Il braccio di ferro tra Commissione, governi nazionali e Parlamento europeo ha raggiunto livelli di tensione visti di rado dalle parti di Bruxelles. L' obiettivo era chiaro e il gruppo dei Socialisti e Democratici ha da subito indicato nel lancio di un consistente piano di investimenti la condizione decisiva per il sostegno alla Commissione Juncker. La nostra memoria è spesso corta. Ma dovremmo sforzarci di ricordare da dove siamo partiti. Fino a qualche mese fa, con Barroso, si parlava solo di stabilità. La crescita era scomparsa dal vocabolario europeo e con essa ogni ipotesi di interpretazione 'intelligente' della flessibilità. Ora il vento è cambiato a Bruxelles, grazie anche al lavoro negoziale portato avanti dal nostro gruppo e della presidenza italiana. Una vittoria per tutta l' Europa contro i sacerdoti della dottrina dell' austerità intransigente. Siamo di fronte ad una congiuntura eccezionale. Da una parte il piano Juncker con un rinnovato approccio alla flessibilità. Dall' altra, una Banca centrale europea che, grazie al Quantitative easing e alla lungimiranza di Mario Draghi, si è ormai trasformata in un solido fattore di crescita e stabilità dei mercati. I governi sono chiamati a fare la loro parte a livello di riforme. A noi come Socialisti e Parlamento europeo spetterà rafforzare e puntellare le basi del piano Juncker. Il Parlamento europeo sta ora esaminando la proposta legislativa della Commissione. Nell' incontro avuto con il presidente Juncker nel corso dell' ultima sessione del Parlamento a Strasburgo, il gruppo Socialista e Democratico ha ribadito l' impegno ad approvare il fondo prima di luglio. Un impegno però che passa dalla necessità di rafforzare i fondamenti del piano per renderlo uno strumento tangibile al servizio della crescita. Di fronte ai rischi di deflazione e stagnazione, con i movimenti euroscettici, xenofobi e populisti ovunque in crescita in Europa e di fronte ad una crisi sociale e economica lacerante, nessuno può permettersi il lusso di mancare questa occasione. L' Efsi per andare veramente ad incidere deve potersi concentrare sulla qualità dei progetti di investimento e sul loro impatto sull' economia reale. In altre parole, la valutazione dei progetti non dovrà riguardare unicamente il progetto in sé ma dovrà Continua > 17

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