Previdenza ed assistenza sociale

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1 Previdenza ed assistenza sociale - Società cooperativa artigiana a responsabilità limitata - Compensi erogati ai soci che hanno prestato attività lavorativa - Contribuzione Assoggettamento. Previdenza ed assistenza sociale - Contributi - Evasione - Sanzione "una tantum" - Irrorazione Presupposti. Corte d'appello di Ancona , n Pres. Taglienti - Est. Miconi - INPS (Avv. Pierdominici) - Società cooperativa Futura a r.l. (Avv. Pettinari) II socio di una società cooperativa artigiana, che svolga in prevalenza lavoro personale anche manuale, è considerato, ai fini contributivi e delle prestazioni, come dipendente della società, la quale è tenuta a versare i contributi sugli utili corrisposti allo stesso per i lavori assunti dalla società medesima. Ricorre l'ipotesi di evasione contributiva prevista dall'art. 1, comma 217, della L. n. 662/1996, al cui verificarsi è connessa l'irrogazione della sanzione "una tantum", qualora l'istituto previdenziale non sia in grado, dalle denunce o registrazioni obbligatorie, di determinare l'ammontare dei contributi dovuti. FATTO - La Società cooperativa a responsabilità limitata Futura adiva il Pretore del Lavoro di Macerata con ricorso in data 9/02/1996 agendo in accertamento negativo per un credito, vantato dall'inps nei suoi confronti nel verbale di accertamento del 19/05/1995, per contributi non versati. Esponeva che la coop. Futura a.r.l. era una società cooperativa iscritta del registro prefettizio delle cooperative, sezione produzione e lavoro, senza scopo di lucro, ma che lo scopo della società era quello di ottenere continuità nell'attività lavorativa e il miglioramento delle condizioni sociali e professionali dei soci. Deduceva che la pretesa dell'inps di ottenere il pagamento dei contributi per i soci lavoratori di cui al citato verbale era infondata perché la Futura era una cooperativa e non una s.r.l., e come cooperativa, giusta la previsione di cui all'art.3 co. 2 L. 443/85, poteva rivestire la qualifica di impresa artigiana, era effettivamente iscritta all'albo delle imprese artigiane e tale iscrizione aveva valore costitutivo, e non si configurava, tra società e soci, che erano artigiani, un rapporto di lavoro subordinato, con i conseguenti obblighi di contribuzione previdenziale ed assistenziale, ma la prestazione di attività lavorativa da parte dei soci nell'ambito dell'oggetto sociale secondo le previsioni dello statuto realizzava lo scopo dell'ente, si inquadrava nel rapporto societario così era inapplicabile la disciplina propria del lavoro subordinato. Intanto era configurabile tale rapporto tra il socio e la società in quanto il primo prestasse attività lavorativa diversa o estranea a quella che era tenuto a conferire per patto sociale. Richiamava a sostegno copiosa giurisprudenza. Deduceva ancora la ricorrente che nella fattispecie, tutti i soci partecipavano materialmente e personalmente all'attività produttiva, ricevendo una remunerazione strettamente legata all'utile percepito, il lavoro era preminente sul capitale mancava il parere direttivo in capo alla cooperativa, vi era assunzione, in capo ai soci, del rischio economico dell'attività e mancava la retribuzione, essendovi solo percezione dell'eventuale utile. Per questi motivi, l'opponente chiedeva che venisse accertato che non era obbligata al pagamento dei contributi di cui al verbale INPS del 19/09/1995 n Si costituiva l'inps, e, premesso che il punto relativo all'ascrivibilità delle cooperative a responsabilità limitata all'albo delle imprese artigiane era stato devoluto all'esame delle sezioni unite delle Cassazione, deduceva l'istituto che l'art. 1 L. 63/93 prevedeva degli automatismi, ma ogni provvedimento amministrativo, soprattutto se certativo, quale quello di iscrizione all'a.i.a. da parte della C.P.A., se illegittimo era disapplicabile, come chiedeva l'istituto, sia per violazione di legge che per eccesso di potere. La legge 133/97 aveva consentito l'esercizio dell'impresa artigiana da parte di s.a.s. e di s.r.l. unipersonali a condizioni tipizzate e quindi doveva ritenersi inammissibile l'esercizio di impresa artigiana da parte della società cooperativa a responsabilità limitata. 1

2 Deduceva l'istituto che in materia di artigianale l'art. 1 L. 63/93 aveva potenziato la funzione delle commissioni provinciali artigianato, sancendo il carattere esclusivo delle loro funzioni e l'efficacia vincolante del loro provvedimento, ma aveva limitato i poteri della c.p.a. alla mera verifica della sussistenza dei requisiti dell'impresa artigiana seguito di atto di iniziativa dell'imprenditore o delle pubbliche amministrazioni interessate o d'ufficio, sempre per il tramite degli sportelli polifunzionali. L'INPS richiamava le differenti tesi circa l'ascrivibilità o meno all'albo delle imprese artigiane delle società cooperative a responsabilità limitata, quali emerse in giurisprudenza e dottrina, sostenendo quella della non ascrivibilità di dette società all'albo artigiane per il rilievo che, nelle cooperative a responsabilità limitata, mancava i! requisito della piena responsabilità di impresa, con l'assunzione di tutti gli oneri e i rischi inerenti alla direzione della medesima, e la dimostrazione di ciò era data dal fatto che i singoli soci erano iscritti solo negli elenchi nominativi, e non all'albo delle imprese artigiane. Ancora, l'inps rimarcava che in virtù dell'art.2 r.d. 1422/24 e 2 co. 2 R.D. 2270/24, ed 1 co.2 D.P.R. 797/95, esisteva una presunzione juris et de jure ai fini dell'applicazione della disciplina previdenziale alle società cooperative, nel senso che queste devono intendersi datori di lavoro anche nei riguardi dei soci che impiegano in lavori da esse assunti, e i soci di cooperative sono compresi tra i prestatori di lavoro. Ciò allo scopo di equiparare nella tutela i lavoratori subordinati, ai soci, con la conseguenza di ritenere superflua qualsiasi indagine sulla natura subordinata del rapporto di lavoro tra la società cooperativa e il socio lavoratore. L'INPS chiedeva pertanto il rigetto della domanda e proponeva domanda riconvenzionale per ottenere la condanna della ricorrente a pagare la somma di per contributi e sanzioni o la diversa ritenuta di giustizia. Successivamente, destinatario di ordinanza-ingiunzione emessa dall'inps per gli illeciti amministrativi sottesi all'omissione contributiva, e notificata il 31/05/99, la liquidatrice Chiucchi Anna Rosa proponeva opposizione depositando ricorso in opposizione in data 29/06/99. Poneva a sostegno delle opposizioni gli stessi argomenti difensivi già esposti nella domanda di accertamento negativo. L'INPS si costituiva e ribadiva la stessa impostazione difensiva. Previa riunione dei procedimenti, il Tribunale di Macerata, con sentenza , accoglieva il ricorso e di conseguenza revocava l'ordinanza ingiunzione, dichiarava la insussistenza del debito contributivo e compensava spese di lite. Riteneva che: - secondo l'insegnamento delle Sezioni Unite della Cassazione (sentenza n. 401/2000), le società cooperative a responsabilità limitata potevano essere iscritte, in presenza dei requisiti di legge, all'albo delle imprese artigiane, con conseguente applicabilità del trattamento riservato all'impresa artigiana; - in base a quanto ritenuto in diritto dalla Cassazione con la sentenza n. 7380/2001 ed essendo accertato che i contributi per i singoli soci artigiani erano stati pagati nella misura dovuta, non sussisteva alcun obbligo contributivo a carico della società cooperativa opponente. Avverso la sentenza proponeva appello l'inps, con ricorso depositato il , nei confronti della sola Futura Soc. Coop. A.r.l.; chiedeva che, in riforma della sentenza, fosse respinta la domanda di accertamento negativo, o comunque che l'opponente (o meglio, la attrice ) fosse condannata a pagare il relativo importo di contributi e somme aggiuntive, deducendo che le argomentazioni giuridiche svolte dalla sentenza della Cassazione7380/2001 non erano condivisibili. Si costituiva la società appellata e chiedeva il rigetto del gravame; in ordine alla sussistenza dell'obbligo contributivo, richiamava le argomentazioni accolte dalla sentenza della Cassazione 7380/2001 e ribadiva che i soci artigiani avevano interamente versato i contributi a loro carico, relativi alla attività esercitata nell'ambito della cooperativa, e che ogni ulteriore pretesa verso la società avrebbe costituito illegittima duplicazione contributiva. All'odierna udienza le parti spiegavano le epigrafate conclusioni; la Corte pronunziava sentenza. 2

3 DIRITTO - Preliminarmente, va segnalato che l'appellante non ha censurato la sentenza nel capo relativo all'accoglimento della opposizione proposta dalla Chiucchi Anna Rosa avverso la ordinanza ingiunzione emessa nei suoi confronti: l'ente, infatti, non ha notificato l'impugnazione alla Chiucchi - la cui posizione va ritenuta scindibile rispetto a quella della Cooperativa; nè ricorrono le condizioni per disporre l'integrazione del contraddittorio a norma dell'art. 332 c.p.c., essendo ormai scaduto per tutte le parti il termine di impugnazione - e non ha preso conclusioni in argomento. Il capo della sentenza relativo alla opposizione alla ordinanza ingiunzione resta pertanto fermo, perché passato in giudicato. Nel merito, l'appello è parzialmente fondato. 1 - La sentenza di primo grado aveva aderito, come si è detto, alle argomentazioni svolte dalla giurisprudenza di legittimità con la sentenza n. 7380/2001 ( seguita da Cass. n. 9600/2001; v. anche, in senso sostanzialmente conforme, Cass., n. 4161/1988 (1)), secondo cui " La Legge 29 dicembre 1956, n. 1533, che ha introdotto l'assicurazione obbligatoria contro le malattie comuni per gli artigiani, e la Legge 4 luglio 1959, n. 463, che ha esteso agli artigiani ed ai loro familiari la tutela contro la invalidità, la vecchiaia e per i superstiti, hanno parzialmente derogato, in quanto leggi speciali posteriori, all'art. 2, comma 3, R.D. 28 agosto 1924, n. 1422, nel senso che, ferma la responsabilità della cooperativa artigiana nei confronti dell'inps per il pagamento dei contributi previdenziali, ai sensi dell'art.2, comma 3, in.esame, la loro misura e regime giuridico devono essere. conformati a quelli previsti per gli artigiani. Infatti la L , nell'individuare i soggetti tutelati mediante rinvio anche all'art. 3 della L , che riguarda le cooperative artigiane, comprende nella propria tutela i soci artigiani, la cui attività manuale costituisce nello stesso tempo la ragione della tutela previdenziale e dell'attribuzione della qualifica artigiana alla cooperativa". Tale decisione si era posta in dissenso con il diverso orientamento, della giurisprudenza di legittimità secondo il quale, invece, anche le cooperative artigiane sono assoggettate, riguardo ai soci lavoratori, agli oneri contributivi previsti dalla normativa dettata per i! lavoro dipendente, senza che le leggi n del 1956 e n. 463 del 1959 avessero inciso sulla persistente applicabilità di tale normativa (v. Cass., n. 2242/1988 (2); n. 9815/1998). Con la sentenza n. 7380/2001 la Corte - osservato che l'art. 2, comma 3, n. 1422/24 dispone che, ai fini assicurativi, le società cooperative sono datori di lavoro anche nei riguardi dei loro soci, impiegati in lavori da esse assunti - aveva ricordato il valore fondamentale, nel sistema dell'assicurazione obbligatoria, del principio di assimilazione della tutela: in base a questo, è estesa eccezionalmente a favore dei soci-lavoratori di società cooperative, (che non sono lavoratori dipendenti) il sistema assicurativo generale, - che suppone invece un rapporto di lavoro subordinato - al fine di fornire loro una tutela assicurativa di cui sarebbero altrimenti privi; il principio trova applicazione nei confronti di tutti i tipi di cooperative, anche non di lavoro, a prescindere dal fatto che i soci vengano impegnati per lavori assunti direttamente dalla società oppure per assegnati da terzi. Secondo la Corte detta norma, inoltre, ha garantito per circa un quarantennio che le tipologie lavorative proprie del lavoro artigiano, prive fino agli anni '50 di specifica tutela previdenziale, godessero, se associate in cooperativa, della protezione propria dei lavoratori dipendenti; successive leggi hanno poi esteso la tutela previdenziale, sorta per il lavoro dipendente, anche al lavoro autonomo, tra cui quello artigiano. La legge del 1924 costituisce dunque una lex generalis idonea a garantire ai soci di tutte le cooperative, di qualsiasi tipo, una tutela assicurativa, della quale altrimenti sarebbero stati privi, e tale obiettivo ha realizzato attraverso il meccanismo di assimilazione ;ad altra tutela, quella del lavoro subordinato. Allo stesso tempo, la disciplina diretta e specifica dell'assicurazione obbligatoria per gli artigiani, introdotta dalle leggi 1533 del 1956 e 463 del 1959, si configura come lex generalis del lavoro artigiano, e contestualmente come /ex specialis posteriore, limitatamente alle cooperative artigiane, derogativa, nella particolare materia, della norma dell'art. 2, comma 3, R.D. 28 agosto 1924, n. 1422: nel senso che, ferma la responsabilità della cooperativa artigiana nei confronti dell'inps per il pagamento dei contributi previdenziali, ai 3

4 sensi dell'art. 2, comma 3, in esame, la loro misura e regime giuridico non possono che essere conformati a quelli previsti dalle leggi citate per gli artigiani, che non hanno più bisogno della tutela assimilata, avendone una specifica propria; sicché, ove i singoli soci artigiani non abbiano pagato i contributi artigiani, rimane obbligata nei confronti dell'inps la cooperativa, ma senza superare tale misura e senza cadere in duplicazioni contributive. A sostegno di tale interpretazione la Corte, ha osservato che, diversamente opinando, sarebbero ravvisabili diverse incongruenze e dubbi di legittimità costituzionale, sotto il profilo della lesione degli artt. 3 e 45 Costituzione perché: - si porrebbe a carico degli artigiani associati in cooperativa un regime contributivo più oneroso rispetto sia agli artigiani titolari di impresa individuale sia a quelli associati in forma non cooperativa, rendendo così più difficile la vita economica e lo sviluppo della impresa cooperativa; - si porrebbe tali cooperative sullo stesso piano contributivo delle società capitalistiche, contro il dettato dell'art. 45 Costituzione, dell'art. 3 Legge 25 luglio 1956, n. 860, nonché dell'art. 3 Legge 8 agosto 1985, n. 443, volte a promuovere l'attività artigiana, anche associata in cooperativa; - per altro verso, l'obbligo di assicurare i soci artigiani con la fictio juris come se fossero dipendenti non terrebbe conto della peculiarità della assicurazione artigiani, che include nell'obbligo assicurativo, con regole proprie, anche i familiari coadiuvanti (art. 2 legge ); - la permanenza di tale fictio juris porrebbe perplessità sul piano prestazionale tra artigiani titolari di ditta individuale e loro familiari coadiuvanti, tutelati come tali, e artigiani associati in cooperativa, tutelati come lavoratori dipendenti. A ciò si deve aggiungere, sempre ad avviso della Corte, "l'inaccettabile effetto di duplicazione di prelievo contributivo" che l'opposta tesi comporterebbe, in particolare perché, in base alla fictio juris dell'art. 2, comma 3, rd. n. 1422/24, le somme remuneratorie che i soci artigiani ricevono dalla cooperativa per la prestazione lavorativa artigiana, rientrante nell'oggetto sociale (e che concettualmente rimangono utili o anticipazioni di utili: Cass. 12 dicembre 1995 n ), andrebbero considerate come retribuzione e soggette a prelievo contributivo secondo le aliquote previste dalla disciplina contributiva propria del rapporto di lavoro subordinato; nel mentre lo stesso reddito, una volta percepito dal socio artigiano, è soggetto al prelievo previsto dalle leggi che disciplinano la contribuzione artigiana. La questione è stata peraltro oggetto di nuova disamina da parte della giurisprudenza di legittimità, anche alla luce delle argomentazioni poste a fondamento della ricordata sentenza n. 7380/2001. Con sentenza n. 238/2003 (3) la Corte ha ritenuto che: - l'assicurazione obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti è stata estesa ai titolari di imprese artigiane, e ai loro familiari collaboratori, con la legge n. 463/59, che faceva riferimento, per la individuazione dei soggetti assicurati, ai titolari di imprese che avessero i requisiti di cui agli artt. 1, 2 e 3 della legge n. 860/56, sulla disciplina giuridica dell'artigianato; - tali articoli prevedevano, tra l'altro, che il titolare della impresa artigiana operasse anche manualmente nella stessa, che avesse la piena responsabilità dell'azienda ed assumesse tutti gli oneri e i rischi inerenti alla sua direzione ed alla sua gestione; non dissimile è comunque la definizione di imprenditore artigiano contenuta nell'art. 2 della legge n. 443/85 (legge-quadro per l'artigianato); cosicché, per la legge è "artigiano solamente I'imprenditore artigiano, il "titolare dell'impresa artigiana''; - l'art. 3, secondo comma, della legge n. 443/85 e successive modifiche ha esteso la qualifica di artigiana anche all'impresa che, nei limiti dimensionali e con gli scopi fissati nella legge stessa, è costituita ed esercitata in forma di società, anche cooperativa, escluse le società a responsabilità limitata e per azioni ed in accomandita per azioni, a condizione che; la maggioranza dei soci, ovvero uno nel caso di due soci, svolga in prevalenza lavoro personale, anche manuale nel processo produttivo e che nell'impresa il lavoro abbia funzione preminente sul capitale; - in base alla disposizione di cui all'ultima parte del quinto ed ultimo comma dell'art. 3 della legge, inoltre, "In ogni caso, l'imprenditore artigiano può essere titolare di una sola impresa 4

5 artigiana ; - sul piano previdenziale, pertanto, sono assicurati come artigiani gli imprenditori artigiani (anche se l'assicurazione è estesa ai familiari collaboratori) e, "potendo l'imprenditore artigiano essere titolare di una sola impresa, l'eventuale ulteriore attività che il titolare di impresa artigiana individuale dovesse svolgere come socio di una società cooperativa, potrebbe essere svolta non come socio amministratore della società (stante la ricordata incompatibilità), ma, appunto, nella qualità di semplice socio, cui la ricordata fictio [art. 2, comma 3, rd. n. 1422/24] conferisce, ai fini previdenziali, la posizione di dipendente ; - l'iscrizione dei soci nell'albo delle imprese artigiane come imprenditori artigiani titolari di imprese individuali, con il conseguente versamento di contributi legati a tale diversa attività (comprensivi della protezione assicurativa dei familiari collaboratori dell'imprenditore artigiano, esclusi da ogni partecipazione lavorativa, in tale veste, nella società cooperativa), non esonera la cooperativa da! pagamento dei contributi sugli utili corrisposti ai soci lavoratori in corrispettivo dell'opera prestata nella cooperativa; - qualora l'iscrizione di tutti i soci della cooperativa nell'albo delle imprese artigiane e, quindi, negli elenchi di cui alla legge n. 463 del 1959, quali titolari di impresa artigiana, sia stata ricollegata alla sola attività esercitata nella cooperativa (con la quale non sarebbe sorta, quindi, una impresa artigiana, ma ne sarebbero sorte sette, otto o più imprese artigiane, quanti erano i soci, più uno), si tratta di una iscrizione non legittima, non potendo tutti i soci della società cooperativa artigiana a responsabilità limitata essere qualificati come titolari o contitolari dell'impresa, cosicché i relativi contributi eventualmente versati potrebbero essere ripetuti. Da ciò, secondo la Corte, l'applicabilità del principio secondo cui "il socio di una società' cooperativa artigiana, che svolga in prevalenza lavoro personale, anche manuale, nell'impresa, è considerato, ai fini contributivi e delle prestazioni, come un dipendente della società, la quale è tenuta a versare i contributi sugli utili ("retribuzioni") corrisposti allo stesso per i lavori assunti dalla società, ovviamente nella misura prevista per i dipendenti del settore artigiano, senza che a ciò sia di ostacolo il carattere delle diverse prestazioni lavorative eventualmente assunte dal socio (e non dalla società) nella qualità dì titolare di una impresa artigiana individuale, con il versamento dei contributi relativi. Il Collegio condivide le argomentazioni esposte nella ricordata pronuncia n. 283/03, in quanto coerenti con le disposizioni di legge disciplinanti la materia e tali da fugare i dubbi di incostituzionalità prospettati dal diverso orientamento interpretativo più sopra illustrato. Deve quindi riconoscersi la sussistenza dell'obbligazione contributiva della Cooperativa appellata. 2 - Come risulta dal verbale di accertamento da cui ha origine la presente controversia, gli ispettori hanno quantificato i contributi dovuti all'inps "sui compensi erogati ai soci che hanno prestato attività lavorativa, e non sulla base dei minimi di retribuzione imponibile ai sensi dell'art. 1 dl. n. 338/89 convertito in legge n. 389/89. Non essendo state svolte dalla Cooperativa specifiche contestazioni in ordine alle modalità di determinazione e quantificazione di detti contributi (essendo stata la contestazione rivolta piuttosto contro la sussistenza del proprio obbligo contributivo - v. i ricorsi di primo grado), i contributi dovuti devono ritenersi definitivamente accertati nella misura indicata dal predetto verbale di accertamento, e cioè per è invece estranea alla pretesa la ulteriore somma di , indicata nel verbale di accertamento come differenza contributiva relativa alla dipendente Pelucchini Dina, lavoratrice a domicilio, alla quale correttamente l'azienda ha applicato la contribuzione relativa ai dipendenti delle imprese artigiane. 3 - Per quanto riguarda invece il pagamento degli ulteriori importi indicati nel verbale di accertamento (a titolo di somme aggiuntive ex legge 48/88, art. 4, comma 1 lettera A e comma 2 ), deve invece farsi applicazione dello ius superveniens Infatti l'art. 116, comma 18, legge n. 388/2000, ha disposto che " Per i crediti in essere e accertati al 30 settembre 2000 le sanzioni sono dovute nella misura e secondo le modalità fissate 5

6 dai commi 217, , 220, 221, 222, 223 e 224 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 1996, n Il maggiore importo versato, pari alla differenza fra quanto dovuto ai sensi dei predetti commi del citato articolo 1 della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e quanto calcolato in base all'applicazione dei commi da 8 a 17 del presente articolo, costituisce un credito contributivo nei confronti dell'ente previdenziale che potrà essere posto a conguaglio ratealmente nell arco di un anno, tenendo conto delle scadenze temporali previste per il pagamento dei contributi e premi assicurativi correnti, secondo modalità operative fissate da ciascun ente previdenziale. Nella specie deve quindi farsi applicazione del disposto del comma 217, secondo cui: "I soggetti che non provvedono entro il termine stabilito al pagamento dei contributi o premi dovuti alle gestioni previdenziali ed assistenziali, ovvero vi provvedono in misura inferiore a quella dovuta, sono tenuti: a) nel caso di mancato o ritardato pagamento di contributi o premi, il cui ammontare è rilevabile dalle denunce e/o registrazioni obbligatorie, al pagamento di una somma aggiuntiva, in ragione d'anno, pari al tasso dell'interesse di differimento e di dilazione di cui all'articolo 13 del decreto-legge 29 luglio 1981, n. 402, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 settembre 1981, n. 537, e successive modificazioni ed integrazioni, maggiorato di tre punti; la somma aggiuntiva non può essere superiore al 100 per cento dell'importo dei contributi o premi non corrisposti entro la scadenza di legge; b) in caso di evasione connessa a registrazioni o denunce obbligatorie omesse o non conformi al vero, oltre alla somma aggiuntiva di cui alla lettera a), al pagamento dì una sanzione, una tantum, da graduare secondo criteri fissati con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro, in relazione alla entità dell'evasione e al comportamento complessivo del contribuente, da un minimo del 50 per cento ad un massimo del 100 per cento di quanto dovuto a titolo di contributi o premi; qualora la denuncia della situazione debitoria sia effettuata spontaneamente prima dì contestazioni o richieste da parte degli enti impositori, e comunque entro sei mesi dal termine stabilito per il pagamento dei contributi o premi, la sanzione di cui alla presente lettera è dovuta nella misura del 30 per cento, sempreché il versamento dei contributi o premi sia effettuato entro trenta giorni dalla denuncia stessa. Sono pertanto dovute le somme aggiuntive calcolate secondo quanto disposto dal suddetto comma 217, lettera a). Non ritiene invece la Corte che sia dovuta l'ulteriore somma una tantum di cui alla lettera b) per le considerazioni che seguono. La locuzione "in caso di evasione connessa a registrazioni o denunce obbligatorie omesse o non conformi al vero, di cui al comma 217 anzidetto, è identica a quella di cui all'art. 116, comma 8, lettera b), legge n. 388/2000. Pertanto, seppure quest'ultima norma non sia direttamente applicabile alla fattispecie all'esame, la specificazione ivi contenuta, secondo cui tale ipotesi ricorre quando "// datore di lavoro, con l'intenzione specifica di non versare i contributi o premi, occulta rapporti di lavoro in essere ovvero le retribuzioni erogate, costituisce utile indicazione ermeneutica al fine di individuare la portata dell'ambito di applicabilità dello stesso art. 1, comma 217, lettera b), legge n. 662/96, che, conseguentemente, coincide con i casi in cui l'istituto assicuratore non è in grado di accertare, dalle denunce o registrazioni obbligatorie, l'ammontare dei contributi dovuti. Al riguardo la giurisprudenza della Cassazione, ha avuto modo di precisare che la legge n. 388/2000, pur non autodefinendosi interpretativa e non essendo retroattiva, tuttavia, "ne consegue lo stesso effetto, con la tecnica originale di attribuire, nel medesimo comma 18, un credito contributivo alle aziende colpite dalle più consistenti sanzioni previgenti..., e con il vantaggio, rispetto alla norma retroattiva, di beneficiare anche le situazioni coperte dal giudicato, cosicché risulta evidente "...l'intenzione del legislatore del 2000 di chiarire la formula legislativa prima oscura; se l'introduzione dell'elemento della intenzionalità: ha valore innovativo, l'espressione "occulta il rapporto in essere ovvero le retribuzioni erogate" ha la funzione di far emergere un 6

7 significativo normativo estraibile, dalla precedente formula, e che parte della giurisprudenza aveva già estratto (cfr. Cass., n /2003, in motivazione). Nel caso in discussione la Cooperativa non ha in effetti occultato i rapporti di lavoro in essere con i propri soci, nè i compensi erogati ai medesimi, ritenendo invece, seppure erroneamente, che i soci stessi non dovevano essere considerati, ai fini contributivi e delle prestazioni, come suoi dipendenti e di non essere quindi soggetta alla relativa obbligazione contributiva. L'ammontare dell'obbligo contributivo ha potuto essere determinato proprio sulla base dei compensi che la Cooperativa ha corrisposto ai propri soci e, dunque, delle registrazioni contabili dalla stessa effettuate: da cui l'insussistenza dell'ipotesi dell'evasione contributiva prevista all'art. 1, comma 217 lettera b), legge n. 662/ Per tutte le ragioni esposte, l'appello va parzialmente accolto e, in parziale riforma della sentenza impugnata, la Cooperativa appellata va condannata al pagamento in favore dell'appellante, a titolo di contributi, della somma complessiva di euro ,41 oltre alle somme aggiuntive determinate su tale importo in base a quanto disposto dall'art. 1, comma 217, lettera a), legge n. 662/96. Esula dal presente giudizio l'accertamento dell'eventuale credito contributivo che, a versamento avvenuto, potrà residuare a favore della Cooperativa appellata ai sensi dell'art. 116, comma 18, legge n. 388/ Tenuto conto del rilevato contrasto interpretativo nella giurisprudenza di legittimità, sussistono giusti motivi per la integrale compensazione delle spese di entrambi i gradi. (Omissis) (1) V. in q. Riv:, 1988, p (2) Idem, idem, p (3) Idem, 2003, p

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