Amedeo Modigliani, Stradina toscana, 1898 Museo Civico Giovanni Fattori - Villa Mimbelli, Livorno

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1 Amedeo Modigliani, Stradina toscana, 1898 Museo Civico Giovanni Fattori - Villa Mimbelli, Livorno 25

2 gabriele pace nato a Grosseto nel 1979; vive e lavora tra Firenze e Grosseto. Tragicomico, 2009 tecnica mista, vetroresina, poliuretano, stoffa, accessori, 170x60x60 cm 26

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4 GIULIANO NANNIPIERI nato nel 1964 a Livorno, dove vive e lavora. (Ha inventato una identità autoriale cinese, Nan Yu Pin, rivolta al mercato globale) Vera Teste, 2009 ricostruzione testuale di un quadro performativo complesso pp Mercato dell arte (deh!) ambulante, 2010 progetto di performance/installazione con vendita diretta di souvenir p. 32 Colpiti alle teste: operaio colpito dal lancio di un modellino/souvenir di colonna di cemento armato inclusiva di cadavere vittima della mafia, 2010 tecnica mista e collage su stampa fotografica, 72x60 cm p. 33 Sottocultura: soggetti per tatuaggi, 2001 china su tela, 170x220 cm pp

5 Vera Teste Ora tutti gli oggetti possono essere eletti a pretesto d indagine per farne, con idee e teorie, opere. Ciò che fa perdere valore di mercato all oggetto, non può essere accolto dal mercato medesimo che si concentra invece nel dare valore appunto a ciò che è vendibile, al feticcio definito originale, mentre il senso originale dell operazione si colloca proprio nel togliere valore di mercato all oggetto e nel trasferire il senso alla ricetta teorica, emancipandoci così dall urgenza del possesso, educando al vedere ovunque arte, educando al pensiero trasfigurante, senza monumenti o quadri, perché tutto può essere letto-fatto arte, tutto può essere redento, elevato e-letto ad arte: occorre essere virtuosi, avere la virtù etica del pensiero-visione, fuori appunto dalla volontà di vendità e ancora di possesso. Di ribaltatori tout court, intenti ad inventare un market possibile, non ne possiamo più, come del resto di denunce trasformate in mercato. Quello che appare, una serie di eventi riportati, danno comunque adito a molteplici letture: come ormai sappiamo è sempre possibile rivedere, sempre dare il senso che vogliamo alla ricostruzione storica che intraprendiamo e per ogni intrapresa trovar prove di attendibilità. Vogliamo ora rivedere un episodio che vede a nostro avviso centrale la presenza di Vera Durbè. Ecco di molte cose che accadono forse sfuggono le matrici nascoste, i progetti personali che si giocano come si gioca alla riffa sfidando il caso e spesso quando questi si avverano proprio per la loro natura di scommessa non si lasciano intravedere perchè l apparenza euristica, le cause scatenanti paiono altre. In effetti lo scommettitore mette nel conto che ciò che progetta non possa avverarsi perché esso lavora su ipotesi e l eventualità che l ipotesi si attui fa scattare la causa dell intrapresa, quanto a immediata visibilità, successivamente nel tempo, la causa apparente, il motore dell evento cioè si sposta e lo scommettitore non può che godere in silenzio di quel che si può dire avesse previsto, felice della sua innocenza e forse triste per la stessa invisibilità di motore oscuro. Quello che mi appresso a raccontare è un intreccio visionario, una sorta di ricucitura, il rammendo di una tela molto usurata che non lascia apparire facilmente un sottostante piano di lettura. Vera cita nel suo testo su Van Gogh la passione di quest ultimo per Millet, passione condivisa e riproposta da Salvador Dalì il quale coglie appunto in Millet l inizio della visione multipla di un immagine: quella paranoico critica. È dall epistolario a detta di Vera, lettere indirizzate quasi esclusivamente ai familiari, che possiamo comprendere l opera e l uomo e chiaramente dalle relazioni che l epistolario rivela. Cerchiamo di muoverci in modo isomorfo nel contestualizzare Vera nelle sue relazioni familiari, relazioni che nel suo caso sono state cointessute direttamente alla vita pubblica culturale e politica del nostro paese. La madre di Vera, Amalita Nicodemi ci viene presentata da [OMISSIS] come una persona estremamente generosa impegnata nei percorsi di emancipazione della donna, portava infatti la rivista dell UDI andando di casa in casa (e in molti davvero ci ricordiamo Amalita intenta in questo suo andare di porta in porta con il giornale dell Unione Donne Italiane) tuttavia [OMISSIS] conclude questo bonario quanto breve profilo di Amalita dicendo letteralmente che non era un grande cervello (cfr. internet ad Amalita Nicodemi). Di [OMISSIS] sappiamo che è stato uno degli intellettuali di punta del PCI nel secondo dopo guerra, professore esimio presso l università degli studi di Pisa, studioso di [OMISSIS], a lui si deve una rilettura del medesimo e tuttavia o forse proprio in virtù di ciò non esita a dire che Amalita non fosse una grande testa. Certo Amalita non cercava il potere, questo è evidente, non diventerà professore universitario, con tutto quello che ciò significa e comporta per le dinamiche gerarchiche di gestione del potere, dal facchinaggio intellettuale, ai vassallaggi, al baronato, nè sarà sindaco come invece fu l esimio [OMISSIS], con tutte le modalità che pertengono al maschile, e che caratterizzavano anche l intera comunità comunista (e non solo) di uomini ma anche di molte donne di allora. Amalita si mette al servizio delle donne, dal basso, anzi, senza ne alto ne basso, con passione porta la rivista nelle case delle donne, conversa con loro, tiene rapporti fa proselitismo lavora in modo femminista, da donna in modo intelligente, conversando, senza altra ricerca di gratificazione che non sia questo suo stesso lavoro teorico e pratico costante che svolgerà instancabile connotandolo della propria straordinaria affettività; dovremmo dire una testa, anzi una persona veramente superiore - ma non vogliamo farlo, ci basta una persona, una vera comunista, senza la necessità di doversi conservare con testi autorali, con fallici monumenti a se stessa, ma consegnandosi di volta in volta alla le sue interlocutrici, formando, educando e facendosi a sua volta educare. Amalità aveva trascorso una vità piuttosto difficile, figlia di Dario Nicodemi, noto commediografo, era rimasta precocemente vedova di un marito sensibile e fragile, non sappiamo se deceduto in un incidente o piuttosto autore di un suicidio criptato. Amalita era rimasta sola con i figli dopo che il consorte antiquario raffinato era rimasto intrappolato nell auto ad un passaggio a livello e stritolato così da un treno in corsa. La non chiarezza sull accaduto e il dubbio di un progetto (suicida) occultato, così come l idea dell impatto con la macchina quale macchina autodistruttiva calano nella vita di Vera, nipote del commediografo, come paradigmi e modelli strutturanti. L importatore di Gallè e fondatore del negozio Ducar - ed il car è anche nel nome - forse non ce l ha fatta a reggere al confronto con un contesto familiare nuovo, strutturato intorno ad un suocero tanto noto quanto

6 mondano, non è riuscito a sopravvivere in un contesto di lotta per la visibilità sociale, per la sopravvivenza culturale. Dario il fratello di Vera vivrà anche nel mito dei cimeli del nonno, nel tentativo di conservarne lo studio e recuperare gli oggetti andati dispersi sia per la guerra che per le successioni ereditarie. Si salva di Carlo Durbè nei figli l amore per il bello, per l Arte, anche per le arti minori e l oggettistica. La famiglia di Amalita è funestata da una seria di lutti e lei imperterrita la sostiene, curando al contempo la sua e l altrui educazione femminista. Vera cresce osservando la madre oberata di ambasce, sottostimata da un enclave maschilista che le vede figlia e nipote di un Uomo noto, e le considera in quanto figlia e nipote. Il fratello timido non risente della morsa maschilista anzi ne trae sicuramente vantaggio. Vera fugge a Venezia dove si laurea; sia lei che il fratello si laureano in storia dell arte. Il fratello diverrà direttore della galleria d arte moderna a Roma e lei ora, ancora per il gruppo dei critici, quali Argan, intellettuali organici di partito, ancora la sorella di dopo essere stata la nipote di. Nonostante le sue doti e la genialità è vittima del meccanismo di potere e notorietà maschlilista che lei conosce bene e del quale forse è stato vittima il padre. È lei ad avere l idea del Museo progressivo d arte contemporanea a Livorno, progetto pilota per l Italia e tuttavia le vogliono affiancare Vittorio Fagone, un critico emergente, e lei si infuria come una bestia. Il suo aspetto progressivamente si virilizza, ricorda Gertrude Stein nei ritratti di Picasso. A circa 45 anni appare già come una grande vecchia, l autorevolezza che non vogliono riconoscerle se la prende con l aspetto: una presenza carismatica, straordinaria; quando entra in una stanza si sente (solo lei) tutte le gravità attorno, è un problema di attrazione e quindi di massa. Il marito l ha lasciata per una donna più giovane, lei si era accorta o aveva intravisto la possibilità di essere stata scelta per il fascino esercitato dal nome e dalla tradizione familiare e le cose erano così precipitate. Le figlie emancipate fuggono, le resta il figlio, che il marito con dubbio gusto appella, appena nato, con lo pseudonimo di Pelo, appellativo che lei userà nella versione vezzeggiativa Pelino (e l assonanza con l orfana Peline è evidente). Carlo Pelo Pelino aiuterà la madre in vari allestimenti ed è anche grazie a lui che è possibile questa ricostruzione, grazie alle nostra frequentazione e alle conversazioni intrattenute. Se Dario si occupa di macchiaoli, Verà si dirige su artisti che in realtà sente vicini, artisti che si sono intrattenuti in pratiche di mutilazione e suicidi. Suicidi e automutilanti come il padre, vittime del processo di acquisizione di notorietà e del misconoscimento. La lezione femminista della madre è passatà ma non nell ottica del servizio, si appresta piuttosto a preparare un grande quadro performativo del quale lei sarà invisibile autrice e protagonista, una commedia su base stocastica in cui rivelare in caso di vincita (azzeccata previsione) l imbecillità, la supponenza ed il maschilistico pretesto di apparire, come meccanismi meschini, alla stregua dell urgenza tutta canina di marcare il territorio; a volte porta a questo un cervello troppo presente, una volontà totale di previsione e un controllo che fa della realtà e degli altri commedia. I prodromi sono l emulazione parziale del padre; Vera cade non si sa quanto di proposito sotto un autobus - amputazione della gamba destra - come Van Gogh si automutila per cercare concentrazione, come il padre sfida la macchina ma le sopravvive, ora sarà lei l autore, il conduttore di una grande macchina (socio teatrale performativa). Ne tento il restauro - è questa in fondo l arte contemporanea: teoria. Memoria personale: vedo Vera seduta sulla draga in mezzo al fosso, come la draga ad Arles sui canali, ha in testa un cappello a tesa media di paglia, lei attende con ansia che recuperino le teste che spera, sa presenti sul fondo; è seduta, alle due, con una luce vivida olandese, con la sua gamba protesi: è un quadro di Van Gogh, anzi è qualcosa che viene dopo: è un installazione sul contemporaneo, con la mutilazione, uno dei topoi del contemporaneo, al centro dell opera. Vera ha voluto questo dragaggio, Vera ha sbattuto porte, ha cercato sodalizi pur di intraprendere questa ricerca e ha convinto tutti. Ha voluto una mostra su Modigliani ha ottenuto prestiti impensabili per un museo piccolo, con l idea di rendere visibile Modigliani scultore, dunque la ricerca appare ai nostri occhi un operazione sicuramente sensata nell ottica della visibilità (pubblicità) sia della mostra che della produzione scultorea dell autore. Vera sceglie personalmente la draga; molti la ricordano a preferirne una piuttosto che un altra, conta l estetica dell operazione perché ovviamente il criterio di scelta non può essere che quello estetico e più profondamente si sa quello etico anche perchè tutto è ex-etica, fuori, cioè proveniente, dall etica. Vera pesca teste è evidente. Ma le teste di chi? E quando e dove le teste cadranno e si potrà ostenderele. Se si apre un bando per essere visibili, per saltare agli onori della cronaca partecipando ad un gioco facile a farsi, in quanti parteciperanno? Basta vedere oggi in quanti affollino i provini del grande fratello, o dell isola, per rendersi conto del bisogno che si ha di apparire, di sopravvivere emergendo dal quotidiano, senza tuttavia avere doti o virtù particolari, o saper fare qualcosa con padrominio tecnico, senza cioè tuttavia realmente meritare una tale visibilità. Questo rasserena i più, è la logica del sorteggio a renderli visibili: tutti quindi, al di là delle loro reali doti, possono essere sorteggiati, non c è bisogno di genio, ciò rasserena. Vera lancia il bando: Si cercano sui fossi con la draga Teste Le teste che furono lanciate da Modigliani in partenza per Parigi.

7 Lei progetta un gioco stocastico, la sorte le permetterà di proseguire? Lei prevede di sì, che qualcuno di sicuro lancerà delle teste, conosce bene il desiderio di apparire maschilista, quello che ha gravato di pesantezze d ogni sorta la sua vita, il desiderio fallico di visibilità e notorietà. Intervistando a destra e a manca sembra che le teste gettate siano davvero molte, che furono in diversi a lanciare e in molti sperarono di essere sorteggiati per svelare poi successivamente in modo diverso l autorialità, ma il modo in cui l avrebbero svelato a Vera non interessava purchè fosse riuscita ad avere il tempo di renderle autentiche, di farle cioè definire tali da tutti i membri di quella enclave cui aveva dovuto sottostare, a partire dal fratello e dal pensiero che lo aveva portato a responsabilità, che a lei erano state negate ovviamente in quanto donna, quel pensiero che vedeva la madre non particolarmente dotata di cervello. Beh, la macchina vendicativo educativa è totale e questa volta anche lei come il padre accetta di essere travolta ma godendo però dei propri e degli altri funerali. È un sogno artistico d onnipotenza. Infatti sono almeno in due o tre a gettarle (limitandoci ai dati), intanto lei, per portarsi dietro tutti, urla al miracolo, si prostra al carbonio 14, invita l intellighenzia presuntuosa di allora, Argan in testa - la furba Zeri ha presente la trama e sfugge all ordito - a pronunciarsi in favore dell autenticità e ci riesce, le fa autenticare sfruttando anche il bisogno sotteraneo di notorietà popolare dei baroni, trasformandola in urgenza affinché non fosse lei a prendersi (almeno questa volta) il merito; scatena la competizione, lei non ha così tanto da perdere, non la testa. Ora può solo attendere che i maschietti, lanciatori in fregola, facciano la loro parte. Vengono sorteggiati - pescati, per sua fortuna, lanciatori giovani di destra incolti, perfetti per far fare una brutta figura, perfetti per far cadere le teste che lei spera. E per fortuna i pescati hanno dalla loro una grancassa niente male, niente poco di meno che Panorama. Il caso si nazionalizza così più rapidamente di quanto avesse preveduto e sperato. L altro pescato è un artista tossicodipendente al soldo pare di galleristi, anche lui con il desiderio di emergere, ma mi sembra un po più sofferto, di quello tutto mediatico dei baldi giovani sorteggiati per primi. Sembra che non ci siano state donne lanciatrici. Vera non viene scoperta perché presente, anticipa un paradigma che sta per diventare vincente nel sociale inoltre l opera è troppo complessa; i concorrenti non vengono stigmatizzati perché in assenza di virtù o doti possono offrirsi a tutti come luoghi di proiezione: sopravviveranno senza alcun merito, dando, aprendo a molti, ai più la speranza di un uguale viatico. Diviene oggetto di negazione ed attacco il percorso teorico, vengono umiliati i teorici, coloro che provano a costruire le teste facendone teoria: quegli apparati per quanto colti erano certo obsoleti e non consapevoli, il comunismo stava cadendo, doveva inoltre cadere il pensiero critico o almeno la sua rappresentanza, non sarebbe stato opportuno nei tempi a venire sostenere il pensiero, educare al pensiero, al contempo schismogeneticamente per paradosso quel pensiero oggetto d attacco non era sufficientemente critico (per i troppo pensanti), il mercato inoltre doveva dare un segno forte da inviare per sostenere l inganno e ribaltare il portato rivoluzionario delle avanguardie: tornano le virtù materiali oggettuali dell opera a fare l opera, e non gli apparati (solo il primo orinatoio, quello firmato, è l opera); che fossero diventati gli apparati l opera era evidente ma non si doveva svelare l arcano ciò non favoriva le vendite. Come nella fiaba dei vestiti dell imperatore, il corpo nudo sono appunto tali apparati ovvero l opera nella sua sconcertante e democratica-comunistica nudità, la menzogna è invece l opera oggetto, oggetto di mercato. In questo caso quello che non si volle vedere fu che l opera non erano le teste, ne quello che scrissero i critici (con cultura non abbastanza incisiva o critica, buona tuttavia a farne un capro espiatorio contestuale al periodo in quanto comunque cultura e di sinistra). L opera infatti era il progetto performativo di Vera, quel corpo complesso da me raccontato, ed il corpus riproducibile e leggibile di una tale performance. Se ormai il lavoro dell arte sta nel ribaltamento dell orinatoio ripetuto in mille varianti e la virtù nell idea è opportuno che gli artisti studino e teorizzino approfonditamente e che si emancipino dal mercato, dai processi di immissione e permanenza nel mercato (e dal ridursi a pubblicità inconsapevolmente) come dalle pratiche di sorteggio alle quali si abbandonano; è opportuno pensare cose delle quali non si possa dire: questo avrebbe potuto pensarlo chiunque altro. Pagare per esistere. Scomparire. Ho prodotto opere che si riducono esclusivamente alla loro pubblicità e forse queste (porzioni di giornale) oggi dovrebbero essere in mostra - solo queste. Qui urge mostrare come la realtà sia ridotta ormai alla sua pubblicità e ai processi che la rendono tale. Ringrazio Carlo Errico figlio di Vera Durbè, sia per le numerose conversazioni con lui intrattenute sia per avermi concesso di consultare documenti privati e lettere della madre. Ringrazio inoltre il professor Massimo Papi per aver permesso che mi laureassi su me stesso con una tesi dal titolo Dal corpo al corpus and back again - me stesso con e senza rete - pratiche di costruzione della memoria - storia come pubblicità e restauro della performance. Tesi in cui ipotizzo una mia perdita di memoria e così ricostruisco la mia biografia (storia - memoria artistica - pubblicità) facendo riferimento esclusivamente ad internet e a documenti cartacei editi, pubblici. Tesi confluita nel libro FALSO ADELFI in corso di pubblicazione.

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12 OPERE DALLE COLLEZIONI CIVICHE DI LIVORNO gianfranco baruchello giuseppe chiari

13 Gianfranco Baruchello Besides she is she and I m I, oh dear, how puzzling it all is, 1964 acrilico su tela, 130x130 cm nelle pagine seguenti: Giuseppe Chiari Senza titolo, s.d. fascicolo della Collezione del Clavicembalo, fogli, cad. 49,8x34,5 cm 37

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16 MASSIMO BARTOLINI nato nel 1962 a Cecina (Livorno), dove vive e lavora. Senza titolo (Airplane), 2008 grafite su carta, 285x200x7 cm Courtesy Galleria Massimo De Carlo, Milano p. 41 Senza titolo (Airplane), 2008 grafite su carta, 285x200x7 cm Courtesy Galleria Massimo De Carlo, Milano p. 42 Senza titolo (Airplane), 2008 grafite su carta, 285x200x7 cm Collezione privata Courtesy Galleria Massimo De Carlo, Milano p. 43 Aiuole, 2000 stampa lambda montata su alluminio, 120x180 cm Centro per l arte contemporanea Luigi Pecci, Prato pp

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22 OPERE DALLE COLLEZIONI CIVICHE DI LIVORNO Lucio Fontana Piero Manzoni enzo mari Enrico castellani

23 Lucio Fontana Concetto spaziale, 1949 china su carta, 28x22 cm 47

24 Lucio Fontana Ambiente spaziale, 1950 china su carta, 28x23 cm

25 Lucio Fontana Concetto spaziale, china su carta, 23x31 cm 49

26 Piero Manzoni Alfabeto (prove d artista) da Tavole di accertamento, 1961 litografie su carta, 2 fogli, cad. 50x35 cm

27 Piero Manzoni Achrome, 1962 ovatta dentro teca, 30x40 cm 51

28 Enzo Mari Struttura n.1074, 1965 alluminio anodizzato naturale e nero, 21x42x10 cm

29 Enrico Castellani Superficie bianca, 1970 tela verniciata bianca in rilievo, 74x93 cm 53

30 STEFANO FONTANA nato nel 1955 a Campiglia Marittima (Livorno), vive e lavora a Piombino (Livorno). Contenitore ideologico, 1984 cassetta in pvc, oggetti trovati all interno, 40x25x20 cm p. 54 Unione Depauperati Consapevoli, 1995 (in fieri) poster dei fondatori, stampa digitale su pvc, 120x220 cm p. 55 Unione Depauperati Consapevoli, 1995 (in fieri) gadget e merchandising p. 56 Unione Depauperati Consapevoli, 1995 (in fieri) manifesto dell azione per il No alla diga sul Cornia (falso) p. 56 Unione Depauperati Consapevoli, 1995 (in fieri) gigantografia della tessera, stampa digitale su pvc, 220x120 cm p. 57 Unione Depauperati Consapevoli, 1995 (in fieri) video promozionale, vhs trasferito in dvd, bianco/nero, muto, durata 3 15 p. 58 Domani, 2005 video dvd, colore, sonoro, durata 1 realizzato in collaborazione con Fabio Fagnani p

31 Noi siamo i depauperati, ne rappresentiamo l avanguardia cosciente. Siamo lo zenith: punto di osservazione privilegiato di questo squallido deserto che sta ai nostri piedi. E verso lo zenith vogliamo portare tutti i depauperati: render loro la consapevolezza per unirsi e lottare contro chi sistematicamente ci depaupera. Non saremo l opposizione che con la sua esistenza legittima il potere. Non saremo una percentuale, un numero di voti da analizzare con una statistica. Noi saremo il potere organizzato dei depauperati consapevoli. Saremo liberi, penseremo come mille teste, ma agiremo compatti, rapidi, imprevedibili. È ora di svegliarsi depauperati di ogni luogo e di ricordarsi che: La guerra non è pace. La schiavitù non è libertà. L ignoranza non è forza. Unione Depauperati Consapevoli, Bologna, Piazza dell Unità, Atto di fondazione del movimento, poi costituito nel 2000

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36 OPERE DALLE COLLEZIONI CIVICHE DI LIVORNO mario schifano Fernando de filippi giangiacomo spadari

37 Mario Schifano Personaggio TV, 1970 pigmenti su riporto fotografico su tela, 75x96 cm 61

38 Fernando De Filippi Lenin in Gorky 1922, 1972 acrilico su tela, 100x100 cm

39 Giangiacomo Spadari Potemkin, 1972 olio e acrilico su tela, 190x160 cm 63

40 PINO MODICA nato nel 1955 a Civitavecchia (Roma), vive e lavora a Piombino (Livorno). Piano di Lavoro Falegnameria, 2004 lightbox, alluminio, plexiglas, impianto luce, 110x80x6 cm (dettaglio) p. 65 Piano di Lavoro Off. Meccanica, 2005 lightbox, legno laccato, plexiglas, impianto luce, cm110x130 cm (dettaglio) p. 66 Piano di Lavoro Falegnameria, 2005 lightbox, alluminio, plexiglas, impianto luce, 160x84x6 cm (dettaglio) p. 67 Piani di Appoggio Soc. Off. Meccanica L.AR.I.M., 2004 lightbox, alluminio, plexiglas, impianto luce, dittico p. 68 Piano di Lavoro Falegnameria, 2005 lightbox, legno laccato, plexiglas, impianto luce, 110x130 cm p

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46 OPERE DALLE COLLEZIONI CIVICHE DI LIVORNO alberto burri getulio alviani alberto biasi

47 Alberto Burri Combustione, 1973 tecnica mista in cellotex e masonite, 60x43 cm 71

48 Getulio Alviani Superficie a testura vibratile, 1971 laminato e alluminio, 48x42 cm

49 Alberto Biasi Interferenza ottica, 1972 tecnica mista, 160x99 cm 73

50 WALTER PUPPO nato nel 1957 a Portoferraio (Livorno); vive e lavora fra l Isola d Elba e Firenze. Cellula, 1991 tecnica mista su carta intelata, 90x90 cm Centro per l arte contemporanea Luigi Pecci, Prato p. 75 Cellula, 2009 tecnica mista su tavola, 84x103 cm Courtesy Brera1 Contemporary Art Gallery, Corbetta (Milano) p. 76 Cellule, 2008 tecnica mista su tavola, 150x100 cm Courtesy Brera1 Contemporary Art Gallery, Corbetta (Milano) p. 77 Cellule, 2003 lightbox, tre elementi, cad. 80x80 cm Collezione Ragionieri-Tricca pp

51 CELLULE - GOCCE DI POESIA PITTORICA. SEGNO CIRCOLARE, PRIMITIVO, VOLUTAMENTE INFANTILE, PIETRA, IMPRONTA. PUNTO DI MEDITAZIONE. CELLULE, PRESENZE SILENZIOSE NEL CAOS DELLA COMUNICAZIONE ARTISTICA. 75

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56 OPERE DALLE COLLEZIONI CIVICHE DI LIVORNO emilio isgrò francesco Lo Savio Paolo Scheggi Claudio Parmiggiani FABIO MAURI

57 Emilio Isgro La corsa di Alma, olio su tela, 160x99 cm

58 Francesco Lo Savio Spazio-luce, 1960 litografia su carta, 43,5x52 cm

59 Paolo Scheggi Intersuperficie curva modulare bianca,s.d. cartone e perspex, 50x50x5 cm 83

60 Claudio Parmiggiani Delocazione, 1971 acrilico su tela emulsionata, 107x85 cm

61 Fabio Mauri Schermo 50, 1959 (falso) legno e tempera su tela, 100x70 cm 85

62 vittorio corsini nato nel 1956 a Cecina (LI), vive e lavora a Firenze. GOD save THE PEOPLE, 2007 legno, vernice, neon, 128x138x192 cm Courtesy Claudio Poleschi Arte Contemporanea, Lucca p. 87 Orange mood, 2008 lana, tappeti, cad. 300x300 cm Collezione privata Courtesy Galleria Alessandro Bagnai, Firenze pp Blue print 1, 2007 vetro, inox, 80x64x10 cm Courtesy Claudio Poleschi Arte Contemporanea, Lucca p. 92 Blue print 2, 2007 vetro, inox, 80x64x10 cm Courtesy Claudio Poleschi Arte Contemporanea, Lucca p

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65 Possano tutti gli esseri senzienti ottenere la felicità e le sue cause. [...] Possano dimorare nell equanimità, liberi dall attaccamento e dall odio, dall essere vicini ad alcuni e distanti da altri. Quattro incommensurabili Perciò chiunque ascolta queste parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Matteo 7, 24 Il falegname stende il regolo, disegna l idolo con la matita, lo lavora con lo scalpello, lo misura col compasso e ne fa una figura umana, una bella forma di uomo, perché rimanga in una casa. Isaia 44:13 Vi sono case che Iddio ha ordinato fossero innalzate in Suo nome, ove Egli è glorificato giorno e notte da uomini che né i commerci né i traffici distolgono dall elevare orazioni e dall erogare carità, poiché temono il giorno in cui gli sguardi saranno capovolti. Corano 24: 36-37

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70 OPERE DALLE COLLEZIONI CIVICHE DI LIVORNO carlo lorenzetti mario nigro ario (ariodante marianni) rodolfo aricò

71 Carlo Lorenzetti Piano a terra, 1970 acciaio inox smaltato, 45x66x95 cm 95

72 Mario Nigro X spazio totale, 1953 olio su tela, 120x150 cm

73 Mario Nigro Opera n. 3, 1954 olio su tela, 50x60 cm 97

74 Ario (Ariodante Marianni) Labyrinthi fragmenta, 1973 acrilico su tela, 120x120 cm

75 Rodolfo Aricò Otto variazioni per Paul Hindermith, 1973 tecnica mista su cartone, 70x100 cm 99

76 SALVATORE FALCI nato nel 1950 a Portoferraio (Livorno), vive e lavora a Bergamo. Dai, sorridigli!, maggio 1998 moquette, 120x35x2 cm p. 101 Arte e luogo, 2005 (in fieri) progetto interculturale di alta formazione Artistica, Italia - Camerun p. 104 Erba Fontana Borgo San Jacopo Firenze, marzo 1997 (progetto 1990) segatura e semi su forex, 231x506x3 cm p. 105 Panchina Villa Mimbelli 9/7/95 ore (coppia), luglio 1995 tempera su tela, 102x190x2 cm p. 106 Panchina Villa Mimbelli 9/7/95 ore (4 bambini), luglio 1995 tempera su tela, 102x190x2 cm p. 107 SALVATORE FALCI e simona barzaghi nata nel 1960 a Milano, vive e lavora a Bergamo. sk e et, come stai?, novembre 2006 scrittura in chat, inchiostro su carta, 190x130x2 cm pp

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78 et allargare il giro delle amicizie, trovare i propri simili e le controparti, dare un senso al fatto che il mondo sia tanto grande, verificare il proprio e altrui rapporto con la maschera, ecco perché sono qui. anni: 57 città:, italia professione: artista la mia altezza: 1,76 il mio peso: 68 i miei capelli (colore): bianchi i miei occhi: neri il mio stile: casual il mio aspetto più interessante: non lo dico sono romantico: sì 102

79 sk ho uno spirito allegro, vivace, creativo. Sono appassionata della vita e delle cose che faccio. La mia curiosità mi ha portato qui sulla chat. Chi e cosa troverò? Amicizia, amore? anni: 40 città:, italia professione: artista la mia altezza: 1,60 il mio peso: 53 i miei capelli (colore): biondi i miei occhi: verdi il mio stile: casual il mio aspetto più interessante: non lo dico sono romantico: sì 103

80 Ed eravamo alla ricerca del luogo e della formula (Henry Matisse) 104

81 Pedane di forex segatura e semi predisposte come rivestimento piano e gradini di una fontana. Le persone, durante l uso, hanno disseminato la miscela. Successivamente il tutto è stato umidificato, trasferito in serra, annaffiato.

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84 OPERE DALLE COLLEZIONI CIVICHE DI LIVORNO giorgio griffa franco vaccari Elio marchegiani

85 Franco Vaccari 700 Km di esposizione Moderna Graz, 1972 collage di fotografie su cartoncino, 49x69 cm 109

86 Elio Marchegiani Pitture, 1972 gomma dipinta e telaio, 104x83 cm

87 Giorgio Griffa Tela, 1973 olio su tela grezza, 79,5x99,5 cm 111

88 ERALDO RIDI nato nel 1947 a Piombino (Livorno), dove vive e lavora. Gorèe<>erGo è, 2007 catene da schiavo in scala gigante e forme per scarpe in plastica colorata, installazione realizzata per il 60 anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani p V_L 180, 2003 tecnica mista su lastra di metallo, realizzata con suggeri-menti degli ospiti del Centro residenziale F. Basaglia di Livorno p.114 L altra Apartheid, 2010 fotografia a colori p.115 Gorèe L isola riverbera ancora la nostra cattiva coscienza di vecchi e nuovi colonialismi. Il confine tra l essere e il non essere è ancora un velo indegno steso per vedere e non vedere la mediocrità della modernità. Il dubbio celato negli anfratti dei vecchi sistemi di potere, oggi si amplifica nella globalità delle latitudini e delle culture, ma amplificandosi si dissolve celando le logiche di funzionamento del sistema. I graffi più profondi sono segnati sulla pelle e nella mente di coloro che sono gli esclusi. Non ci sono nuove e vecchie schiavitù, tutte le libertà negate sono decise dall uomo, non dal destino. Nascere dalla parte giusta fa la differenza, ma la mano dello schiavo ha cominciato ad aprire molte catene e sempre più liberi passi attraversano il mondo. Oggi più di ieri riscoprire nella vita personale, nella politica, nelle relazioni il senso critico, un altra dimensione del tempo, da il passaggio perché le diverse origini divengano consapevolezza delle nostre comuni origini. Possiamo diventare diversi, non solo cambiando i grandi sistemi, ma anche agendo nei nostri quotidiani rapporti di potere tra culture, generazioni, uomini e donne. Vincere la violenza, che è altra cosa dal conflitto, è possibile se avremo la capacità di fare vuoto per accogliere gli altri, la natura, la vita. Gli equilibri si creano non facendo quadrare il cerchio, ma chiudendolo. L Isola di Gorèe è il simbolo della grande migrazione coatta che attraversa tutta la storia dell umanità, ma questo Luogo delle dignità negate, del non essere, accoglie in se, nel ventre, il significato dell essere. ergo è 112

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