The Italo-Australian Press: Media and Mass Communication in the Emigration World Amedeo Tosco

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1 The Italo-Australian Press: Media and Mass Communication in the Emigration World Amedeo Tosco Bachelor of Arts with Honors (Griffith University) Master of Arts (History), (University of Queensland) A Thesis Submitted in Fulfilment of the requirements of the Degree of Doctor of Philosophy School of Humanities Faculty of Arts Griffith University December 2002

2 1 La verità non esiste. Anche se esistesse non potremmo conoscerla e anche se la conoscessimo non potremmo comunicarla agli altri. Truth does not exist. Even if it were to exist we could not know it. Even if we could know it, we could not convey it to others. Gorgia da Lentini III century B.C.

3 2 ABSTRACT L'idea di questa tesi nasce da una serie di circostanze, prima tra tutte la professione dell'autore che per quindici anni ha svolto in Italia l'attività di giornalista, lavorando prima al Messaggero di Roma, come cronista, e successivamente alla Rai - Radiotelevisione Italiana in qualità di redattore di "giudiziaria" 1. Inoltre, l'autore di questa tesi, ha fatto una interessantissima esperienza professionale sia come critico cinematografico e sia come "pastonista politico" 2 presso la redazione romana del Giornale Nuovo - coordinata in quegli anni da Cesare Zappulli - quando era direttore il grande e indimenticabile Indro Montanelli, prima cioè che quell'arruffapopoli di Berlusconi affondasse completamente il giornale, trasformandolo nel bollettino parrocchiale di quel guazzabuglio politico che è "Forza Italia" Questo non è il nostro primo cimento nel campo della storia del giornalismo in quanto segue una tesi di Master, conseguita al dipartimento di Storia dell'university of Queensland e che ha avuto come relatore il Dr. Don Dignan, dal titolo "Press and Consensus in Fascist Italy". In questa prima tesi è stata affrontata la fascistizzazione della stampa italiana tra il 1922 ed il 1940 e il modo in cui Mussolini, che capì esattamente l'importanza dei media e del controllo dell'informazione, creò quella corrente di consenso che permise al fascismo di governare indisturbato per tutto il "ventennio". In quella tesi di Master è stato anche affrontato e studiato il modo in cui i giornalisti (gli sceneggiatori del regime) ed i giornali, sia essi "indipendenti" e di partito, manipolarono le notizie per darle in pasto ai propri 1 Il redattore di giudiziaria è quel giornalista che si interessa della cronaca di quei processi che hanno una certa risonanza e dei vari procedimenti penali in corso. In Italia le indagini sono portate avanti dai giudici istruttori, quelli che nel mondo anglosassone sono chiamati "public persecutors". La Polizia ha solo funzioni di "longa manu" dei vari giudici istruttori. e non ha alcuna funzione decisionale nello sviluppo delle indagini.

4 3 lettori, con tutte quelle interpolazioni, ridondanze ed ombre che identificano il modo tuttora esistenze di concepire e fare un giornale. Nella nostra tesi di Ph.D. seguiremo una traccia similare, cercando di vedere e di analizzare se anche la stampa etnica ha usato, direttamente o indirettamente, forme di manipolazioni, di interferenze o di ridondanze nel creare e porgere le notizie al lettore italo-australiano. Inoltre è nostro intento accertare fino a che punto questa stampa ha creato un consenso verso particolari scelte politiche, sociali e di costume e se questo consenso è stato accettato dai lettori etnici, e in che misura. In altre parole il quesito che in linea di massima ci poniamo è identificare che influenza ha avuto la stampa etnica sulla comunità italiana. I problemi che questo tipo di ricerca implica sono stati numerosi, soprattutto dovuti al fatto che non esiste una letteratura specifica e non vi sono studi, nel campo del giornalismo italo-australiano, dei primi quaranta anni del novecento. Inoltre la maggior parte dei giornali pubblicati in quegli anni sono andati distrutti. Si è cercato inoltre di delineare una immagine dei problemi e delle aspirazioni della comunità italo-australiana attraverso l'analisi della stampa etnica, visto che la maggior parte degli autori hanno affrontato, fino ad oggi, questo tema usando documenti ufficiali o racconti e testimonianze di persone vissute nel periodo analizzato dalla nostra tesi. Abbiamo cercato, quindi, di dare una nuova luce e, quando è stato possibile, di dare la giusta dimensione agli avvenimenti accaduti dato che quanto veniva pubblicato sulle colonne dei giornali era scritto a "caldo", senza influenze burocratiche e senza il filtro del tempo e delle memorie che spesso distorcono la realtà creando affabulazioni lontane dalla realtà. 2 Nel gergo redazionale il "pastonista politico" è quel redattore che cuce insieme, in un solo articolo, gli avvenimenti politici della giornata commentandoli secondo le direttive imposte dalla direzione del giornale.

5 4 INDICE ABSTRACT 2 ACKNOWLEDGMENTS 6 STATEMENT OF ORIGINALITY 7 PREMESSA 8 CAPITOLO I Funzione dei giornali come elemento di controllo politico e mezzo di creazione di consenso - La stampa etnica come problema specifico 16 CAPITOLO II Literature Review 51 CAPITOLO III Relazioni e rapporti tra comunità italiana e stampa 92 Periodo di formazione 99 Periodo di transizione e consolidamento 119 CAPITOLO IV Sviluppo e caratteristiche del periodo di formazione Stampa etnica e stampa provinciale australiana: una premessa 133

6 5 studi specifici: Uniamoci 143 L'Italo-Australiano 162 Oceania 190 CAPITOLO V Sviluppo e caratteristiche del periodo di consolidamento studi specifici: Il Giornale Italiano 222 La Stampa Italiana 267 L'Italo-Australian 296 CAPITOLO VI Stampa etnica e Governi australiani 328 CONCLUSIONI 358 APPENDICE L'Italo-Australiano (Gennaio-Luglio 1885) 367 Ministero della Cultura Popolare e "Stefani" 380 Ufficio stampa del Partito Nazionale Fascista 387 Indice dei nomi 397 BIBLIOGRAFIA 404

7 6 ACKNOWLEDGMENTS Desidero ringraziare i relatori, il professore David Moss e il Dr Don Dignan, per il costante aiuto e i fondamentali suggerimenti che mi hanno dato nella preparazione della tesi. La loro esperienza mi ha permesso di affrontare e superare le difficoltà incontrate in questa ricerca, dato che il tema esaminato è completamente nuovo e non vi sono precedenti studi su questo particolare argomento. È mio dovere ringraziare anche il professore Richard Bosworth per i suoi articoli sulla Stampa Italiana e sul suo fondatore Luigi Mistrorigo, e Catherine Marguerita Dewhirst, pronipote del conte Giovanni Battista Attanasio Pullè, editore dei giornali L'Italo-Australiano e di Oceania, per le informazioni gentilmente fornitemi sulla storia delle due testate. I miei ringraziamenti vanno allo staff della Griffith University che mi ha permesso di raccogliere il materiale necessario alla compilazione della tesi. In particolare a: Catherine Ashley, Team Leader - Nathan Document Delivery; Christine Cordwell, Arts Librarian; Colette Smith-Strong, Team Leader - Nathan Education Products and Services. Un grazie anche alla Flinders University che gentilmente ha acconsentito ad inviare per Interlibrary Loan i microfilms dell'italo-australian I miei più cari ringraziamenti vanno a mia moglie Maria Pia che non solo mi ha incoraggiato in questo difficile lavoro ma che, con costante dedizione, ha letto più volte la mia tesi, divenendo una insostituibile collaboratrice ed una perfetta correttrice di bozze. Infine dedico questa tesi a mia figlia Irene affinché conosca le lotte, i travagli e le battaglie che la comunità italiana ha dovuto affrontare e superare per trovare un suo giusto e dignitoso inserimento in seno alla società Australiana.

8 7 STATEMENT OF ORIGINALITY This work has not previously been submitted for a degree or diploma in any university. To the best of my knowledge and belief, the thesis contains non material previously published or written by another person except where due references is made in the thesis itself. ( Amedeo Tosco, M. A. )

9 8 PREMESSA Quanto ci prefiggiamo con questa tesi è duplice. Il primo scopo sarà affrontare uno studio ed una analisi della stampa italo-australiana, fino ad ora mai fatta se non marginalmente o in relazione ad altri temi, identificando la sua evoluzione e il suo affermarsi nella comunità italiana. Il secondo scopo sarà quello di analizzare le testate di lingua italiana come elemento di informazione e controllo sociale attraverso la creazione di consensi su specifiche scelte politiche ed economiche decise dai gruppi dominanti sia Australiani che Italiani. Queste testate, come d'altra parte tutti i giornali etnici, hanno dovuto sempre bilanciarsi tra le sollecitazioni che venivano dalle nazioni di origine e quelle che giungevano dal Paese ospitante. Questa dualità risulta estremamente evidente nei giornali pubblicati tra le due guerre dove i quotidiani come Il Giornale Italiano e L'Italo-Australian, i quali ricevevano finanziamenti dal MIN.CUL.POP. e dal partito fascista, si trovavano spesso a dovere difendere e appoggiare punti di vista e scelte che contrastavano con gli scopi del Governo Australiano. I punti di maggiore contrasto furono quelli riguardanti la politica dell'assimilazione etnica, che i gruppi dominanti australiani cercavano di applicare sugli emigranti, per non parlare poi della propaganda nazionalista e filo fascista che i giornali italiani facevano dalle loro colonne Volendo quindi sintetizzare, vi dovranno essere due tipi specifici di analisi. Nel primo la stampa italiana dovrà essere studiata da un angolo storico comprendente anche, tra le varie cose, una cronaca minuziosa delle alterne fortune delle singole testate, la loro evoluzione, l'affermarsi nell'ambito della comunità, il livello di circolazione, la pubblicità e la politica redazionale. Il secondo tipo di analisi dovrebbe essere essenzialmente sociologico, cercando di esplorare il processo di rapporto interattivo che viene a crearsi tra l'emigrante e la società ospitante. In questo processo il giornale in lingua etnica diventa il principale elemento di comunicazione e di mediazione tra i

10 9 due attori. Chiaramente il gruppo sociale ricevente ha maggiore potere di influenza sul singolo emigrante e non viceversa, ma a questo punto il giornale assume la funzione, oltre che di mediatore, di portatore di una nuova cultura e di nuove tradizioni e di nuove richieste. Quindi questa tesi si prefigge di usare il giornale come fonte primaria di ricerca e di analisi storica e sociologica, sia per quanto riguarda le testate stesse e sia per quanto concerne la comunità italo-australiana. Chiaramente formulare una definizione attendibile del giornale come fonte storica non è un compito facile. C'è da chiedersi se, a parte il genere storiografico specifico sulla stampa stessa, il giornale può essere considerato come una fonte attendibile per una ricerca storica degli aspetti più importanti della vita politica, economica, sociale e culturale di una società estremamente peculiare come la comunità italiana in Australia. Una risposta molto generale la si può ricavare dagli studi storiografici di questi ultimi decenni tra i quali, uno tra i primi esempi, possiamo indicare Bruno Vigezzi con il suo libro Dopoguerra e Fascismo , il quale ha indicato una nuova strada agli storici di come bisogna guardare ai quotidiani cogliendone le sollecitazioni e le implicazioni che essi propongono. Non dobbiamo dimenticare che il giornale, nel suo più ampio contesto, può essere preso in considerazione come fonte storica solo tenendo presente che i vari momenti informativi, che vengono proposti, non sono dati al pubblico come un prodotto fine a se stesso, dettato da scelte momentanee e contingenti, ma deve essere visto in un contesto più vasto che contiene principalmente tre elementi inscindibili anche se ben differenziati. I tre elementi sono: i. l'indirizzo politico-economico della proprietà del giornale; ii. il commento al testo; iii. le manipolazioni, le interpolazioni e le interferenze tipiche della tecnica dell'informazione. Questi tre elementi sono una costante del giornalismo e dei giornali in qualsiasi situazione storica, anche se una innegabile differenziazione deve

11 10 farsi in relazione all'ambiente in cui il giornale opera. Ci riferiamo a strutture democratiche o a regimi totalitari anche se, a nostro avviso, tale differenziazione è solo formale e non del tutto sostanziale. In tutti i sistemi, anche i più liberali, la stampa è sempre controllata e pilotata dal gruppo (regime dittatoriale) o dai gruppi (regimi democratici) che detengono il potere. Non a caso Noam Chomsky asserisce che la stampa nella società contemporanea ha "societal purpose". In pratica la stampa è un mezzo per imporre un certo tipo di sistema economico e la sua conseguente difesa, per privilegiare la politica di gruppi di potere e di pressione a livello nazionale e internazionale. Chiaramente questi sono esempi di stampa e quotidiani che rispecchiano interessi e componenti mille miglia lontani dalle nostre molto più modeste testate etniche, ma siamo del parere che i giornali italo-australiani rispecchiano, nel loro microcosmo, gli stessi problemi che travagliano giornali come il New York Times o Il Corriere della Sera. Per quanto riguarda il primo dei tre punto che caratterizzano la stampa - la proprietà - non vi sono difficoltà per la ricerca, in quanto i dati riguardanti la composizione politica e imprenditoriale che possiede il giornale sono facilmente reperibili, anche se le notizie che si ricavano dai dati ufficiali spesso non rispecchiano i confini reali del gruppo economico-finanziario che controlla una testata o una concentrazione di testate, Un esempio italoaustraliano di concentrazione sono Il Globo, La Fiamma e la stazione Radio Italia. In certi casi però il ricorso a prestanomi attendibili o società di comodo create all'uopo, qualche volta con sede all'estero, possono depistare e stendere un velo impenetrabile. In questo caso la nostra ricerca procederà per approssimazione e attingerà le notizie da varie fonti verificandole poi con un riscontro della lettura del giornale sotto analisi. Chiaramente il problema si 3 Bruno Vigezzi, Dopoguerra e Fascismo , La Terza, Bari, 1965.

12 11 complica quando il giornale ha cessato le pubblicazioni da un certo numero di decenni ed i suoi animatori sono passati a migliore vita. Non bisogna dimenticare che la consultazione di archivi, per quanto riguarda i giornali italo-australiani, non è semplice. Solo una parte, poco meno di una ventina, risultano le testate fino ad ora archiviate o riprodotte su microfilms e giacenti presso le biblioteche statali. Si tratta dei quotidiani più importanti con circolazione a livello nazionale. Secondo le informazioni raccolte sembra che vi sia sempre stata, fino dall'inizio del secolo, una proliferazione di giornali, se così possiamo definirli, a livello regionale se non addirittura a livello di comunità italiana nell'ambito della città di pubblicazione. Molti di questi giornali erano scritti a mano e ciclostilati. A parte il mito nato attorno a questi giornali fantasma, vissuti lo spazio di un mattino ed ingoiati dal turbine della seconda guerra mondiale, rimane sempre la necessità di giungere ad una loro identificazione e catalogazione se non altro approssimativa. Un problema similare si è avuto recentemente in Italia quando alcuni storici decisero di analizzare ed identificare la diffusione di tutta la stampa Italiana negli anni venti, sia per quanto riguardava la "grande stampa" che quella minore (giornali regionali e soprattutto gli innumerevoli giornali e giornaletti che nascevano a seguito dei vari raggruppamenti più o meno fascisti che si formavano in quegli anni). Una risposta a questi quesiti fu data da una minuziosa lettura delle corrispondenze tra i vari prefetti, le direzioni di polizia e la segreteria del PNF, conservate nei vari archivi. Il problema della diffusione dei giornali italo australiani, compresi quelli minori, può essere affrontato negli stessi termini. Dovranno essere consultati gli archivi della polizia federale australiana e dei vari Stati; gli archivi dei Departments of Justice sia federali che statali; e non ultimi gli archivi militari, sia per quanto riguarda il periodo bellico che per quei giornali stampati nei campi di internamento civili e militari. La conoscenza della diffusione e della tiratura di un giornale è importante per avere un quadro ben preciso del volume di pubblicità che il quotidiano ospita. Questo ci dà la misura del livello di imprenditorialità delle testate oltre a quello

13 12 politico e di manipolazione dell'opinione pubblica. La pubblicità è importante per fare fronte alle spese di gestione che gli abbonamenti e le vendite coprono solo in minima parte. Come abbiamo già accennato, Chomsky identifica nella pubblicità uno dei cinque "filtri" usati dai gruppi di potere per controllare ed imbrigliare la stampa. Oggi in un quotidiano come Il Corriere della Sera o Il Messaggero la pubblicità copre circa il 70% delle entrate. Bisognerà quindi verificare in che percentuale la pubblicità, o i sovvenzionamenti del MIN.CUL POP tra gli anni 20-40, hanno colmato il deficit delle varie testate Italo-australiane. Il rapporto tiratura-publicità ha un suo fascino sottile e delle implicazioni spesso sconcertanti. I nostri nonni, con quello sciovinismo che li caratterizzava, avrebbero detto che la pubblicità è imprevedibile, volubile e spesso illogica come una bella donna. Noi, meno sciovinisti e più politicizzati, ci associamo a Chomsky e come esempio ci riferiamo a quanto succede in Italia dove la regola, secondo la quale una maggiore tiratura implica una maggiore pubblicità, subisce delle fondamentali eccezioni. Prima di tutto non bisogna dimenticare che le grosse compagnie distributrici sono quasi sempre potenti gruppi industriali che possono tranquillamente negare la pubblicità a quotidiani che considerano "nemici politici" e quindi lesivi ai loro interessi politico-economici, anche se poi questi giornali discriminati sono un veicolo molto efficace di pubblicità. In Italia due esempi famosi e tipici furono, negli anni del secondo dopoguerra, il boicottaggio pubblicitario fatto all'unità, organo del PCI, e al Giorno, dell'ente Nazionale Idrocarburi, dalla Confederazione Nazionale dell'industria e dai suoi associati. Vi sono stati invece casi di giornali, insulsi e privi di una reale circolazione a livello nazionale, che sono stati gratificati e finanziati con larghe fette di pubblicità solo ed esclusivamente per ragioni politiche, uno di questi giornali fu il Luna Sera (alla fine degli anni 60) diretto da Ermanno Messina e voluto da Giulio Andreotti. Un altro elemento fondamentale di analisi è l'identificazione del gruppo dirigente del giornale. Questo tipo di informazione va oltre la semplice firma degli articolisti o dei grossi nomi che compaiono al termine degli articoli più

14 13 importanti. Vi è sempre un direttore che con il suo nome da una chiara indicazione della piega politica del quotidiano. Per non parlare poi del caporedattore, eminenza grigia di tutti i giornali, che raramente scrive e firma articoli ma che ha una importante funzione politica in quanto, interpretando le indicazioni ricevute dal direttore, coordina ed imposta la stesura del giornale. Infatti spesso si arriva alla conclusione che l'identità di un giornale non sempre coincide con quella presentata dai "grossi nomi" che firmano (in neretto, corpo 12) i più succulenti articoli del quotidiano. Come ci ha insegnato la storia del giornalismo italiano, gli articoli che hanno cambiato l'indirizzo politico del nostro Paese sono stati sempre anonimi o firmati con pseudonimi. Le funzioni di un giornale si possono indicare in due serie di obiettivi: quelli dichiarati e quelli non dichiarati. I primi sono quelli di fornire notizie e commenti, intrattenere i lettori, e pubblicizzare enti e strutture sia private che pubbliche. Gli obiettivi non dichiarati sono politici e sempre i più importanti e decisivi nella compilazione di un quotidiano. Importanti sono anche le fonti di informazione di cui il giornale si serve. In Italia le fonti sono evidenti: centri di potere e personalità del mondo politico ed economico, strutture statali come Procura della Repubblica, polizia e agenzie stampa. Nella nostra ricerca si dovrà identificare da quali fonti di informazione i giornali italo-australiani hanno attinto le proprie notizie. Solo dopo la seconda guerra mondiale, agli inizi degli anni '50, troviamo i primi collegamenti con l'ansa per via Intercable, collegamenti che con gli anni si sono fatti sempre più sofisticati. Risulta evidente, da una prima sommaria lettura dei giornali italo australiani tra le due guerre, di una maggiore presenza di notizie australiane, più o meno commentate, rispetto a quelle italiane, proporzione che tende ad invertirsi passando dagli anni venti ai trenta. Volendo continuare nella nostra critica al testo giornalistico non dobbiamo perdere di vista l'impaginazione. A parte i giornali dichiaratamente politicizzati, in tutti gli altri troviamo che l'impaginazione e la titolazione hanno particolari funzioni di persuasione e di pressione. Infatti cliché messi in una particolare positura tendono ad attrarre l'attenzione del lettore distogliendolo da altre parti

15 14 della pagina. Anche il tipo di carattere scelto per comporre il titolo può aiutare a fare passare quasi inosservato un articolo. E' quel gioco di interferenze, ridondanze, ancoraggi che Fiske descrive nel suo libro. Un classico esempio di quanto stiamo dicendo apparve sulla prima pagina del Corriere della Sera del 4 febbraio 1943: l'articolo annunciava la disfatta delle truppe italotedesche a Stalingrado. L'articolo ed il titolo, anche se posizionati a cinque colonne in centro pagina, passano inosservati ad un esame veloce e superficiale. Chiaramente il contenuto del titolo dava poi la sua dose di propaganda. Quindi non c'è alcun dubbio che uno studio della tecnica di titolazione, e non solo grafico, dei giornali italo-australiani costituisce un elemento basilare per un approccio conoscitivo e di lettura di questo tipo di stampa. Il titolo, nella sua più complessa struttura, può modificare o travisare il contenuto di un avvenimento in relazione a interessi politici o di mercato del giornale. Un discorso a parte va anche fatto sulla struttura del quotidiano e della divisione e dell'accomunamento degli articoli nelle pagine interne. Anche in queste scelte vi è una volontà della direzione del giornale di operare una ben specifica operazione di informazione-persuasione sul lettore. Un ultimo elemento importante da verificare è la funzione del nostro giornale etnico come elemento di mantenimento del tessuto sociale e delle istituzioni della comunità italo-australiana. Questi fattori di coesione si esprimono attraverso i vari club, associazioni e strutture di cooperazione. Quindi troviamo un elemento nuovo e completamente sconosciuto alla stampa italiana: il giornale come elemento di sopravvivenza e punto di riferimento socioculturale. In pratica si dovrà verificare come quelle funzioni, che in Italia sono tipiche di certe istituzioni statali, vengono amministrate dalle strutture editoriali e presentate ai lettori. Un'ultima cosa da chiarire è il significato che dovremo dare al concetto di "opinione pubblica" quando ci riferiremo, con questa espressione, alla comunità italo-australiana. E' sempre esistita una ambiguità su questo termine nato all'interno di gruppi sociali dove è sempre più incerto il confine di distinzione tra opinioni diffuse dal vertice del potere politico e divenute,

16 15 attraverso una serie di amplificazioni, ridondanze e ancoraggi, voce comune e quelle, al contrario, nate tra i gruppi subalterni e adottate, anche queste con le debite correzioni, dai gruppi di potere dominante. Spesso si usa identificare l'opinione pubblica con due elementi: o con le opinioni che prevalgono nelle maggioranze parlamentari, oppure con quelle che hanno maggiore riscontro nella stampa politica. Si è tentato anche di teorizzare una istituzionalizzazione del concetto, delimitandolo e legandolo a dati verificabili e obiettivi. Si è tentato pure di stabilire un ampliamento del concetto di opinione pubblica in momenti particolari e di crisi di tipo pre-rivoluzionario, con una fusione di quanto sostiene la maggioranza parlamentare, i giornali più autorevoli e quello che viene espresso liberamente dal gruppo sociale subalterno. Chiaramente queste teorie sono rimaste relegate tra coloro che le hanno pensate e scritte, in quanto è inaccettabile un concetto di opinione pubblica così ristretto e inevitabilmente manovrato dai gruppi di potere dominante. E' altrettanto vero che è molto difficile dare una definizione di questo concetto. A nostro avviso si può parlare di reazioni che emergono dalla società civile, a seguito di situazioni contingenti sia storiche, economiche e politiche, e che giungono attraverso i più svariati canali - i più comuni sono i sondaggi di opinione - ai vertici istituzionali con funzione di correzione e spesso antagonista a chi gestisce il potere.

17 16 CAPITOLO I FUNZIONE DEI GIORNALI COME ELEMENTO DI CONTROLLO POLITICO E MEZZO DI CREAZIONE DI CONSENSO - LA STAMPA ETNICA COME PROBLEMA SPECIFICO Prima di affrontare una analisi della stampa etnica riteniamo opportuno soffermarci su alcuni punti che riteniamo indispensabili per potere capire la nascita, l affermarsi e la funzione che un giornale ha sul gruppo sociale nel quale opera o a cui è indirizzato. Dobbiamo ricordare una regola che tutti, più o meno, conosciamo: un giornale non presenta mai ai propri lettori del materiale giornalistico grezzo ma un prodotto elaborato, modificato e manipolato in modo estremamente sofisticato. In parole povere un giornale non è una istantanea di un particolare momento storico o di cronaca, ma è come un film di Fellini dove le immagini e gli attori (nel nostro caso i fattori che compongono gli avvenimenti) prendono simbologie e significati specifici, spesso in una veste completamente nuova, decisi dal regista. Perché queste manipolazioni? Perché un giornale non riporta le notizie grezze come la logica suggerirebbe? La risposta è quasi lapalissiana: la necessità di mantenere il controllo politico, da parte del gruppo dominante sulle classi subalterne. Una volta la Chiesa cattolica usava armi come l Inquisizione, la scomunica ed i roghi. Oggi che la Chiesa ha perso il suo dominio temporale, come elemento di controllo viene usata una informazione manipolata ed addomesticata.

18 17 Gramsci, nel suo concetto di egemonia, chiarisce perfettamente come il gruppo dominante plagi le classi subalterne attraverso la disseminazione di una cultura a lui solamente favorevole. Quindi ricerca di consenso e di controllo politico attraverso la creazione, in campo giornalistico, di quello che Gramsci chiama: Una nuova superstruttura, i cui rappresentanti (gli intellettuali) non possono non essere concepiti come nuovi intellettuali, sorti dalla nuova situazione e non continuazione della precedente intellettualità. 4. Spesso è molto difficile distinguere stampa e potere in quanto, il più delle volte, queste due identità si fondono e si compensano a vicenda. Addirittura i giornalisti vanno oltre a quanto Gramsci suggerisce sulla funzione degli intellettuali che egli considera come: i commessi del gruppo dominante per l esercizio delle funzioni subalterne dell egemonia sociale e del governo politico 5, dato che l intellettuale giornalista si identifica nel gruppo stesso di potere. Abbiamo parlato di stampa come controllo politico e quindi stampa come mezzo di creazione di consenso. Cerchiamo di chiarire il concetto di "consenso" facendo una breve equiparazione al significato che esso assume nel pensiero anglosassone, dove questa parola ha maggiori significati e sfumature e dove può essere tradotta con: "consent" e "consensus". Nella lingua italiana non vi è una diversificazione così netta, potremmo forse tradurre "consent" con "consenso politico" e "consensus" con "consenso sociale" anche se queste traduzioni non rispecchiano fedelmente le connotazioni che esse hanno in inglese. Possiamo dire che il termine "consent" è generalmente usato in filosofia politica, mentre "consensus" è un termine tipico della sociologia. Volendo definirne i significati potremmo dire che "consent" viene usato in certe teorie politiche, particolarmente in relazione ai concetti di libertà e democrazia per giustificare l'autorità politica e l'obbedienza ad essa. "Consensus" appare in sociologia per spiegare sia l'ordine che la coesione sociale. Spesso i concetti di "consent" e libertà sono strettamente connessi all'idea di diritto, facenti capo infine quei problemi 4 Antonio Gramsci, Materialismo Storico, Editori Riuniti, Roma, 1979, p. 148.

19 18 concernenti il modo in cui una società dovrebbe essere organizzata politicamente, e alla maniera in cui l'autorità politica dovrebbe essere costituita. "Consensus" è invece un termine più descrittivo che si riferisce ai processi e ai rapporti che sono gli elementi costituenti la struttura di una società. Chiarendo meglio il concetto potremmo aggiungere che il termine "consent" è tipico di un contesto politico: esso infatti, si riferisce alle possibili relazioni tra i membri di una comunità e coloro i quali hanno l'autorità politica e di governo, inoltre il termine "consent" si riferisce al modo in cui l'autorità politica dovrebbe essere esercitata. "Consensus" invece correla i rapporti che intercorrono tra i membri di una società e la loro attività e interazioni sociali. Quando in sociologia si afferma che esiste un "consensus" sociale in una determinata società si intende asserire la realtà di una serie di rapporti che entrano nella costituzione di un sistema sociale nella sua interezza. Facendo un esempio potremmo dire che se un particolare Governo riceve il "consent" dai sui governati, questo "consent" fa parte e rappresenta solo una parte del "consensus" sociale caratteristico di quella particolare società. La nozione di consensus viene usata in sociologia anche in riferimento a due principali caratteristiche della struttura di una società: la prima è il concetto di "accordo", la seconda consiste in un particolare tipo di armonia che caratterizza un gruppo sociale e i suoi membri e implica inoltre una serie di elementi volontaristici di organizzazione e integrazione sociale. Ciò ci suggerisce la coscienza, il volere e la libera accettazione di vari elementi e interazioni esistenti nel sistema sociale, che escludono un conformarsi e un obbedire imposti da forme coercitive o di paura. Il problema che ora si pone è il rapporto tra "consensus", da una parte, e organizzazione e stabilità sociale, dall'altra. Crediamo che vi siano tre punti da chiarire: a) in quali componenti e interazioni di una società il "consensus" deve essere presente; b) su quali elementi si deve basare il "consensus" per 5 Antonio Gramsci, Gli intellettuali, Editori Riuniti, Roma, 1979, p. 9.

20 19 mantenere una stabilità sociale; c) il modo in cui tale "consensus" deve operare. Una teoria che cerca di dare una risposta a questi quesiti attribuisce un ruolo determinante a certe norme ed a particolari sistemi comuni di valutazione che sono insiti in una società. Infatti modelli stabili e persistenti di rapporti tra individui e gruppi in una società richiedono norme che definiscano i modi, i doveri, i diritti e le richieste a cui i membri appartenenti al gruppo sociale devono attenersi. Solo la più vasta adesione a queste norme, sia morali che di interazione, è la condizione per avere una integrazione e una stabilità sociale. Questa teoria non è certo una delle più moderne, infatti è il pensiero di Talcott Parsons. Nelle moderne e più complesse società di tipo industriale vi è una larga fascia di "dissenso" o di deviazione dalle norme comunemente accettate. Vi sono larghe fasce di dissenso nei confronti di quei sistemi comuni di valutazione: in campo politico, economico, di uguaglianza sociale, di diritto e responsabilità. Il nuovo problema che si pone è la ricerca di quelle aree di interazione e di struttura sociali dove il "consensus" è basilare per il funzionamento di una società. A questo proposito credo che sia interessante notare quanto suggerisce Edward Shils 6. Secondo Shils il "consensus" esiste: a) quando vi è un accordo generale sulle soluzioni che devono essere prese sulla assegnazione e divisione di quelle aree di limitata accessibilità (autorità, status, diritto, ricchezza ecc.) e su una accettabile gamma di punti di dissenso; b) quando sono accettate quelle istituzioni preposte a tali assegnazioni e divisioni; c) quando assegnazioni e divisioni ineguali sono accettate per tutta una serie di ragioni che prescindono da forme di coercizione e di obbligo. Chiaramente Shils, con il suo dualismo consenso-dissenso si muove in quell'area tipica dei "conflict theorists" anche se con elementi differenti. Facendo il punto su queste brevi note potremmo dire che vi sono due teorie base sul "consensus": la prima prende le mosse da sistemi tradizionali di 6 Edward Shils, "Literary Test, Culture and Mass Communication", Mass Media e Mass Communication, Chadwyck-Healey, Cambridge Vol 2, 1978, pp

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