1 Creazione: aspetti biblici

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1 1 Creazione: aspetti biblici 1.1 La creazione nell Antico Testamento Ladaria pp Il libro di testo analizza i rapporti tra la nozione teologica di creazione e quella di alleanza. Quale ha la priorità? La problematica proposta è di sapore piuttosto accademico ma è bene che se ne conosca almeno l esistenza perché permea molta produzione teologica contemporanea. Il dato importante da ritenere è: che cosa dice l Antico Testamento sulla creazione? Osserviamo: 1. alla radice forse c è lo schema evoluzionistico della storia delle religioni, con il passaggio da politeismo a enoteismo a monoteismo. 2. Secondo alcuni lo snodo centrale sarebbe l esilio babilonese ( ac): in quel periodo Israele, persa la terra, sente la necessità di elaborare uno schema teologico dove Dio abbia una portata finalmente universale e non solo locale. 3. MA osserviamo che già da subito, dall Esodo, si vede che Dio è un Dio universale, di tutti i popoli. Che ha potere sugli dei di tutti i popoli. 4. La creazione dunque non è da subito un idea totalmente esplicita! Israele non è interessato da subito ad una riflessione articolata sulla creazione, bensì sulla liberazione. Ma è vero che la creazione è presupposto implicito: In ogni caso le nozioni si compenetrano. Citazione importante: Geremia 32,17 «Ah, Signore Dio, tu hai fatto il cielo e la terra con grande potenza e con braccio forte; nulla ti è impossibile. 18 Tu usi misericordia con mille e fai subire la pena dell'iniquità dei padri ai loro figli dopo di essi, Dio grande e forte, che ti chiami Signore degli eserciti. 19 Tu sei grande nei pensieri e potente nelle opere, tu, i cui occhi sono aperti su tutte le vie degli uomini, per dare a ciascuno secondo la sua condotta e il merito delle sue azioni. 20 Tu hai operato segni e miracoli nel paese di Egitto e fino ad oggi in Israele e fra tutti gli uomini e ti sei fatto un nome come appare oggi. 21 Tu hai fatto uscire dall'egitto il tuo popolo Israele con segni e con miracoli, con mano forte e con braccio possente e incutendo grande spavento. 22 Hai dato loro questo paese, che avevi giurato ai loro padri di dare loro, terra in cui scorre latte e miele. INTEGRAZIONE La creazione nei libri sapienziali Gen 1 e 2 non sono gli unici testi che parlano di creazione. Molto importante considerare quei testi, soprattutto sapienziali, che ne trattano. Emergono vari dati (il libro ne parla molto velocemente a p.25) 1) Anzitutto nella creazione si manifesta la superiorità di Dio sull uomo Giobbe 38,4 Dov'eri tu quand'io ponevo le fondamenta della terra? Dillo, se hai tanta intelligenza! 5 Chi ha fissato le sue dimensioni, se lo sai, o chi ha teso su di essa la misura? 6 Dove sono fissate le sue basi o chi ha posto la sua pietra angolare, 7 mentre gioivano in coro le stelle del mattino e plaudivano tutti i figli di Dio? 8 Chi ha chiuso tra due porte il mare, quando erompeva uscendo dal seno materno, 9 quando lo circondavo di nubi per veste e per fasce di caligine folta? 10 Poi gli ho fissato un limite e gli ho messo chiavistello e porte 11 e ho detto: «Fin qui giungerai e non oltre e qui s'infrangerà l'orgoglio delle tue onde». Meraviglioso tutto il capitolo! Si noti anche il legame stretto in tutto il capito tra creazione e governo del mondo ( Provvidenza) 1

2 Siracide 43,27 Potremmo dir molte cose e mai finiremmo; ma per concludere: «Egli è tutto!». 28 Come potremmo avere la forza per lodarlo? Egli, il Grande, al di sopra di tutte le sue opere. 29 Il Signore è terribile e molto grande, e meravigliosa è la sua potenza. 30 Nel glorificare il Signore esaltatelo quanto potete, perché ancora più alto sarà. Nell'innalzarlo moltiplicate la vostra forza, non stancatevi, perché mai finirete. 31 Chi lo ha contemplato e lo descriverà? Chi può magnificarlo come egli è? 32 Ci sono molte cose nascoste più grandi di queste; noi contempliamo solo poche delle sue opere. 33 Il Signore infatti ha creato ogni cosa, ha dato la sapienza ai pii. 2) In secondo luogo è possibile una conoscenza di Dio attraverso le opere della creazione Sapienza 13,1 Davvero stolti per natura tutti gli uomini che vivevano nell'ignoranza di Dio, e dai beni visibili non riconobbero colui che è, non riconobbero l'artefice, pur considerandone le opere. 2 Ma o il fuoco o il vento o l'aria sottile o la volta stellata o l'acqua impetuosa o i luminari del cielo considerarono come dèi, reggitori del mondo. 3 Se, stupiti per la loro bellezza, li hanno presi per dèi, pensino quanto è superiore il loro Signore, perché li ha creati lo stesso autore della bellezza. 4 Se sono colpiti dalla loro potenza e attività, pensino da ciò quanto è più potente colui che li ha formati. 5 Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si conosce l'autore. 6 Tuttavia per costoro leggero è il rimprovero, perché essi forse s'ingannano nella loro ricerca di Dio e nel volere trovarlo. 7 Occupandosi delle sue opere, compiono indagini, ma si lasciano sedurre dall'apparenza, perché le cosa vedute sono tanto belle. 8 Neppure costoro però sono scusabili, 9 perché se tanto poterono sapere da scrutare l'universo, come mai non ne hanno trovato più presto il padrone? 3) Altro tema importante è la presenza della sapienza nell opera creatrice: Proverbi 8,22 Il Signore mi ha creato all'inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, fin d'allora. 23 Dall'eternità sono stata costituita, fin dal principio, dagli inizi della terra. 24 Quando non esistevano gli abissi, io fui generata; quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d'acqua; 25 prima che fossero fissate le basi dei monti, prima delle colline, io sono stata generata. 26 Quando ancora non aveva fatto la terra e i campi, né le prime zolle del mondo; 27 quando egli fissava i cieli, io ero là; quando tracciava un cerchio sull'abisso; 28 quando condensava le nubi in alto, quando fissava le sorgenti dell'abisso; 29 quando stabiliva al mare i suoi limiti, sicché le acque non ne oltrepassassero la spiaggia; quando disponeva le fondamenta della terra, 30 allora io ero con lui come architetto ed ero la sua delizia ogni giorno, dilettandomi davanti a lui in ogni istante; 31 dilettandomi sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell'uomo. Sapienza 7,21 Tutto ciò che è nascosto e ciò che è palese io lo so, poiché mi ha istruito la sapienza, artefice di tutte le cose. 2

3 Sapienza 8,1 Essa si estende da un confine all'altro con forza, governa con bontà eccellente ogni cosa. Sapienza 8,5 Se la ricchezza è un bene desiderabile in vita, quale ricchezza è più grande della sapienza, la quale tutto produce? Sapienza 9,1 «Dio dei padri e Signore di misericordia, che tutto hai creato con la tua parola, 2 che con la tua sapienza hai formato l'uomo, perché domini sulle creature fatte da te, 3 e governi il mondo con santità e giustizia e pronunzi giudizi con animo retto, 4 dammi la sapienza, che siede in trono accanto a te e non mi escludere dal numero dei tuoi figli, 5 perché io sono tuo servo e figlio della tua ancella, uomo debole e di vita breve, incapace di comprendere la giustizia e le leggi. 6 Se anche uno fosse il più perfetto tra gli uomini, mancandogli la tua sapienza, sarebbe stimato un nulla. 7 Tu mi hai prescelto come re del tuo popolo e giudice dei tuoi figli e delle tue figlie; 8 mi hai detto di costruirti un tempio sul tuo santo monte, un altare nella città della tua dimora, un'imitazione della tenda santa che ti eri preparata fin da principio. 9 Con te è la sapienza che conosce le tue opere, che era presente quando creavi il mondo; essa conosce che cosa è gradito ai tuoi occhi e ciò che è conforme ai tuoi decreti. Notare la presenza della sapienza non solo nella creazione ma anche nel governo del mondo ( prepara la mediazione di Cristo-Parola nella creazione) Creazione-governo del mondo ed alleanza sono due aspetti complementari della bontà e della sapienza di Dio. Il tema della creazione e presente anche nei Salmi. Cfr salmo 103 INTEGRAZIONE Come leggevano la creazione i popoli contemporanei agli ebrei? Può essere utile un confronto con un testo molto importante della tradizione babilonese. Il confronto con Gen 1-2 mostra delle evidentissime differenze Enuma Elish (I dinastia di Babilonia: ac) Quando di sopra non era ancora nominato il cielo di sotto la terra ferma non aveva ancora un nome, l Apsu primordiale, il loro generatore, Mummu e Tiamat, la generatrice di tutti loro, le loro acque insieme mescolavano, abitazioni per gli dei non erano ancora costruite, e le canne delle paludi non erano ancora visibili, quando ancora nessuno degli dei era stato creato, ed essi non portavano ancora un nome, e i destini non erano ancora destinati, furono procreati gli dei in mezzo ad essi segue la generazione degli dei: dalle prime coppie fino agli ultimi Si associarono i fratelli, gli dei, si misero in movimento contro Tiamat ed abbatterono il loro custode. Essi disturbarono l animo di Tiamat, facendo chiasso dentro in Anduruna. Non si affievolì nell Apsu il loro clamore, e Tiamat si tacque al loro rumore. Il loro modo di comportarsi dispiacque ad Apsu. Il loro comportamento non era buono, essi erano diventati prepotenti. 3

4 Allora Apsu, il progenitore dei grandi dei, gridò e chiamò Mummu, il suo messaggero: Mummu, messaggero, che dai soddisfazione al mio cuore, vieni, andiamo da Tiamat! Essi se ne andarono e di fronte a Tiamat si sedettero. Essi presero consiglio tra loro riguardo agli dei, i loro primonati. Apsu aprì la bocca, egli disse a Tiamat a voce alta: Il loro comportamento non mi piace. Durante il giorno non riposo, di notte non dormo. Li distruggerò e farò finire il loro modo di comportarsi. Regni tranquillità e noi dormiamo! Tiamat non è d accordo. Ma Mummu consiglia Apsu di procedere comunque alla distruzione degli dei. Gli dei vengono a saperlo e il dio Ea decide di procedere: Il supremamente saggio, il molto abile Ea, il quale sa tutto, percepì il loro disegno. Si fece una figura magica universale, la fissò, egli lo fece supremamente perfetto, il suo scongiuro puro, lo recitò e lo fece stare nell acqua. Durante il sonno egli incanto Apsu, mentre dormiva in una grotta. Egli fece dormire Apsu incantandolo in sonno. Di Mummu, che stava spaventato nel suo grembo, tagliò le sue fibre e strappò la sua corona. Gli tolse lo splendore e se ne rivestì. Poi egli legò Apsu e lo uccise. Mummu egli pose in ceppi e lo sopraffece. Fissò sopra Apsu la sua dimora. Proprio nella nuova dimora Ea generò con Damkina il più sapiente tra gli dei: Marduk Quattro erano i suoi occhi, quattro i suoi orecchi. Nel movimento delle sue labbra ne divampava fuoco. Gli crebbero quattro orecchi, e gli occhi, (di numero) come quelli, vedevano tutto. Fu innalzato fra gli dei, eccessivo nella sua statura, Le sue membra furono fatte forti, egli era eccessivo in altezza, Qual figlio, qual figlio! Figlio del Sole, figlio degli dei! Era rivestito dello splendore di dieci dei, era straordinariamente potente. Qualcuno tra gli dei fa notare a Tiamat la morte del marito Apsu ad opera di Ea e la invita alla ribellione Tiamat concepì un molto grande disegno. Battaglia essa ingaggiò cogli dei, la sua prole. Per vendicare Apsu Tiamat fece del male. Ea si preoccupa e si irrita per la guerra mossa da Tiamat. Chiede consiglio a suo padre Anshar e gli descrive l esercito creato da Tiamat per dare battaglia agli dei, suoi figli: La madre Hubur, che escogita tutto, diede loro armi senza pari. Essa procreò dei mostri, con denti acuti, che non risparmiano nello stritolamento. Con veleno invece di sangue essa riempì i loro corpi. Gli Ushmugalle terribili essa rivestì di terrore. Essa fece portare loro splendore tremendo, li formò come dei, Colui che li riguarda sia annichilito dal terrore! Il loro corpo si rizzi in alto, non si volti indietro il loro petto! Essa fece la Vipera, il Serpente e Lahamu, il Gran Leone, il Lupo, lo Scorpione-Uomo, le tempeste furiose, l Uomo-Pesce, il Pesce-Capro 4

5 Essi sono portatori d armi che non risparmiano, che non temono la battaglia. [ ] Tra gli dei, i suoi primogeniti, i quali le si raccozzarono attorno, essa esaltò Qingu, tra loro essa magnificò lui. Di marciare di fronte all esercito, di guidare la compagnia, di accingersi a portar le armi, di ingaggiar battaglia, di comandare ai combattenti quale capo, di esser grande nel trionfo, essa affidò alla sua mano e lo fece sedere nell assemblea sopra un trono. [ ] Essa gli diede le tavole dei destini e le appese al suo petto. Viene proposto Ea per il combattimento. Ma Ea si intende di arti magiche, che poco possono contro Tiamat: ci vuole un vero combattente! Viene allora designato Marduk, figlio di Ea, l eroe. Parla Anshar: Mandai Anu, ma egli non fu in grado di resisterle. Nudimmud ebbe paura e ritornò indietro. Si fece avanti Marduk, il saggio tra gli dei, il vostro figlio. Di andare avanti a Tiamat egli risolse. Egli aprì la sua bocca e mi disse: Se io sarò il vostro vindice, se legherò Tiamat e vi libererò, raduna l assemblea, fa strapotente il mio destino e rendilo noto! Gli dei accettano la proposta di Marduk e prima del combattimento lo esaltano al di sopra di tutti loro: Gli prepararono un seggio maestoso. Davanti ai suoi padri per il dominio egli prese posto: Tu sei il più onorato tra i grandi dei. Il tuo destino sia senza pari, il tuo comando sia Anu! Marduk tu sei il più onorato tra i grandi dei. Il tuo destino sia senza pari, il tuo comando sia Anu! Da questo giorno non sia cambiato il tuo comando! Di esaltare e di abbassare stia in tuo potere! [ ] Marduk, tu sei il nostro vindice, ti abbiamo dato il regno sopra tutto l universo. Marduk si prepara alla battaglia con Tiamat Egli si costruì un arco e lo destinò in sua arma. La freccia egli incoccò e tirò la corda. Alzò la scimitarra e la afferrò colla sua destra. L'arco e il turcasso egli appese al suo fianco. Il fulmine egli pose davanti a sé. Di una fiamma ardente riempì il suo corpo. Egli fece una rete per avviluppare il ventre di Tiamat. I quattro venti afferrò affinché nulla di lei potesse sfuggirgli. il vento meridionale, il vento settentrionale, il vento orientale, il vento occidentale. Inizia il combattimento: Quando Tiamat ebbe udito questo divenne come pazza, e la mente sua le diè di volta. Gridò Tiamat contro di lui come una in furia. Le su gambe tremarono fino alle fondamenta. Essa recitò uno scongiuro e gettò il suo incantesimo, e gli dei della battaglia arrotarono le loro armi. Essi cozzarono, Tiamat e il più saggio tra gli dei, Marduk. Andarono alla battaglia, si avvicinarono per la lotta. Il Signore spiegò la sua rete e la inviluppò. L'Imhullu [vento cattivo] che gli veniva dietro egli sguinzagliò davanti a lei Tiamat aprì la bocca per inghiottirlo. Egli vi fece entra l'imhullu per non renderle possibile di chiudere le sue labbra. I venti furenti empirono il suo ventre. Il suo cuore si paralizzò, ed essa spalancò la sua bocca. 5

6 Egli scoccò una freccia che lacerò il suo ventre, tagliò le sue interiora e spaccò il suo cuore. Dopo aver ucciso Tiamat, Marduk disperde il resto del suo esercito. E Qingu, che era stato magnificato tra loro, egli legò e lo consegnò agli dei morti. Gli tolse le tavole dei destini, che non gli spettavano. Le sigillò con un sigillo e le appese al suo petto. Dopodiché Marduk ritorna sul cadavere di Tiamat: Il Signore riposò per osservare la sua carogna, dividere il mostro e farne cose belle. La spaccò in due parti come un'ostrica. Metà di essa rizzò e coprì con essa il cielo. Tirò un chiavistello e stabilì guardiani, ingiunse loro di non lasciar uscire la sua acqua [...]. Gli dei discutono tra loro. Marduk per pacificare il pantheon decide di ordinare gli dei e di creare l'uomo per il loro servizio Quando Marduk udì il discorso degli dei, il suo cuore lo indusse a far cose belle. [...] "Stabilirò Lullu: per vero il suo nome sarà Amelu Voglio costruire Lullu, l'uomo. Gli siano imposti i riti degli dei, essi godano perciò pace! Voglio cambiare le vie degli dei e le renderò adorne. Insieme siano onorati, ma siano divisi in due parti!" Marduk così ha deciso di dividere gli dei in Anunnaki ed Igigi. Ordina che venga sacrificato un dio e a tal fine viene scelto colui che ha invitato Tiamat alla ribellione: Qingu. Gli risposero gli Igigi, i grandi dei, a Lugaldimmerankia, consigliere degli dei, loro signore: "È Qingu colui che ha fatto la guerra, che ha fatto ribellare Tiamat ed ha ingaggiato battaglia". Allorché lo ebbero legato e portato davanti ad Ea gli imposero la punizione e tagliarono il suo sangue. Col suo sangue Marduk costruì l'umanità, le impose il servizio degli dei e liberò gli dei. Dopo che il saggio Ea ebbe creato l'umanità e le ebbe imposto il servizio degli dei, - quest'opera non può essere compresa dalla mente - mediante l'abilità di Marduk e la sapienza di Nudimmud, Marduk, il re degli dei, divise gli dei, il potere tra tutti gli Anunnaki, sopra e sotto. INTEGRAZIONE Esegesi di Gen 1 Ratzinger Il libro contiene quattro conferenze. Ha un carattere piuttosto discorsivo e può essere una lettura non troppo disagevole ed interessante. NON contiene un esegesi sistematica di Gen 1 e 2 ma solo alcuni spunti interessanti Come interpretare il racconto? Si veda Ladaria In ogni caso tenere presente che: L agiografo parla secondo le sue conoscenze cosmologiche. Ma il fatto che egli non conosca la moderna struttura scientifica del cosmo non significa che egli affermi cose non vere. Il linguaggio materialmente non è quello scientifico. I contenuti non sono verità di carattere scientifico. Ma sono verità permanenti e più fondamentali 6

7 Per la composizione dei libri sacri, Dio scelse degli uomini che usò, servendosi delle loro facoltà e capacità, affinché, agendo Egli in essi e per loro mezzo, scrivessero come veri autori tutte le cose e soltanto quelle che Egli (= Dio!) voleva (Dei Verbum 11). Non dimentichiamoci mai che siamo di fronte a Parola di Dio, Parola ispirata Non siamo noi a fissare il limite dell interpretazione in un testo biblico e a decidere di conseguenza che cosa va mantenuto e che cosa no! (cfr Ratzinger) Esistono criteri interpretativi precisi. E il primo è quello di leggere la Bibbia con la Bibbia: non isolare il racconto ma leggerlo in sinossi con gli altri testi, particolarmente quelli sapienziali presentati in precedenza. Si vedrà immediatamente che ad esempio la Bibbia sa benissimo che il mondo non fu creato in sei giorni materialmente intesi! ecc ecc Cenni sui criteri letterari del racconto: Si tratta di un racconto particolarmente curato. la struttura più evidente è quella in sette giorni. Con lo schema per ciascun giorno o Dio disse o il comando: vi sia o E così avvenne o Dio vide che era cosa buona o E fu sera e fu mattina I primi tre giorni si tratta della creazione delle diverse regioni cosmiche; i secondi tre giorni del loro abbellimento: 1 giorno: LUCE; ambiente CIELO 4 giorno: ASTRI 2 giorno: FIRMAMENTO; separazione acque; 5 giorno: PESCI E UCCELLI creazione dell ambiente ACQUA e CIELO 3 giorno: TERRA e PIANTE 6 giorno: ANIMALI e UOMO L esegesi ebraica conosce questo come il racconto delle dieci parole : con dieci parole Iddio creò il mondo (basta contare le volte che compare e Dio disse ). Immediato il collegamento con le dieci parole della legge morale, i dieci comandamenti del Sinai. E tale collegamento è importantissimo! Non c è scollamento tra la struttura ontologica del mondo e quella morale. Lo stesso progetto anima la creazione delle cose e la creazione della legge morale. E dunque si può scoprire il fondamento della legge morale nell essere stesso delle cose. E questo fonda la possibilità di una legge morale naturale. Analisi del testo Genesi 1,1 In principio Dio creò il cielo e la terra. Genesi 1,2 Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Genesi 1,3 Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. Genesi 1,4 Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre Genesi 1,5 e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno. Siamo al primo giorno. Notare l alternanza sera mattina: il giorno per gli ebrei comincia dalla sera! Siamo in una civiltà che usa un calendario lunare (collegato anche alla struttura in settimane). All inizio il racconto è molto sintetico. Andando avanti con i giorni la narrazione diventa sempre più ampia. Fino al sesto giorno che sarà il punto di convergenza di tutto il racconto. Genesi 1,6 Dio disse: «Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque». Genesi 1,7 Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne. Genesi 1,8 Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno. Per comprendere che cosa significhi questo è importante conoscere la cosmologia delle antiche popolazioni mediorientali. Il firmamento era una volta solida, una specie di tetto, di cupola, che limitava il cielo. Sopra al firmamento c era l acqua dolce, che poteva cadere dal cielo sotto forma di pioggia attraverso appositi fori nella volta celeste, nel firmamento. Dunque le acque di sopra e acque di sotto sono rispettivamente l acqua dolce, al di sopra del firmamento, e l acqua salata, che riempie i mari. La creazione del firmamento significa dunque creare una bolla di asciutto, di spazio vuoto, tra le due acque, quelle di sopra e quelle di sotto. 7

8 Genesi 1,9 Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l'asciutto». E così avvenne. Genesi 1,10 Dio chiamò l'asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona. Genesi 1,11 E Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie». E così avvenne: Genesi 1,12 la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. Genesi 1,13 E fu sera e fu mattina: terzo giorno. Viene creata la terraferma. Per gli ebrei il mare era ambiente ostile: l esistenza di un ambiente asciutto, di una regione non invasa dalle acque, e la garanzia della stabilità di questa regione, era un fatto piuttosto rassicurante. Le erbette sono considerate semplicemente come un complemento della terra, quasi un prodotto spontaneo del suolo. Mentre per noi il confine più evidente è quello tra essere non viventi (minerale) ed esseri viventi (vegetali e animali), per gli ebrei il confine più evidente era quello tra esseri animati (animali) e esseri non animati (minerali e vegetali). Notare la tripartizione: a) germogli: non producono seme b) erbe che producono seme c) alberi da frutto: in cui cioè il seme è contenuto dentro ad un frutto Si utilizzano tutte le concezioni botaniche disponibili all epoca. E si insiste sulla divisione delle specie! È un cosmo fortemente ordinato! Notare anche il: secondo la propria specie, che ricorre molto anche nel seguito e vuole quasi marcare la stabilità e la perfezione di questo ordine voluto dal creatore Genesi 1,14 Dio disse: «Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni Genesi 1,15 e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra». E così avvenne: Genesi 1,16 Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle. Genesi 1,17 Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra Genesi 1,18 e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona. Genesi 1,19 E fu sera e fu mattina: quarto giorno. Inizia l opera di abbellimento, cominciando con l abbellimento della luce (creata il primo giorno) Vengono considerati quali fossero lampadari! Altro che divinità solari e lunari, come nelle cosmologie dei popoli vicini! Notare che lo scrittore non era uno sciocco: sapeva benissimo che non si può creare la luce il primo giorno e poi creare la sorgente della luce tre giorni dopo! Dunque lo scrittore sacro è il primo a non intendere lo schema in sette giorni come uno schema cronologico, quasi che Dio prima facesse una cosa e poi l altra. Lo schema in settimana è uno schema soltanto logico, strutturale, usato solo per analizzare una bellezza ed un ordine così ricchi e complessi dipanandoli in elementi più semplici. Genesi 1,20 Dio disse: «Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo». Genesi 1,21 Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona. Genesi 1,22 Dio li benedisse: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra». Genesi 1,23 E fu sera e fu mattina: quinto giorno. Abbellimento degli ambienti creati nel secondo giorno: il cielo e il mare. Notare questa strana affermazione sui mostri marini. Un elemento mitologico? Per gli antichi questi erano semplicemente le grosse bestie marine. Oggi parleremmo di balene, capodogli, seppie giganti Per gli ebrei così poco amici del mare l esistenza di bestie così grosse e potenzialmente pericolose era un dato inquietante e forse una ragione in più per non accostarsi al mare. Non è dunque un elemento mitico, ma proprio il contrario! Ciò che poteva sembrare un elemento mitologico per le popolazioni vicine (i mostri marini che forze divine!) diventa qui un semplice elemento della creazione. Degli animaletti che Dio ha creato, come tutti gli altri. Genesi 1,24 Dio disse: «La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie». E così avvenne: Genesi 1,25 Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il bestiame secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona. Si popola l ambiente creato il terzo giorno, e cioè la terraferma. 8

9 Altro trattato, questa volta di zoologia. Si dividono gli animali in tre tipi: 1. bestiame. Cioè gli animali domestici che hanno un qualche rapporto con l uomo 2. rettili. Animali senza zampe, con zampe molto corte; insetti 3. bestie selvatiche. animali che vivono lontano dall uomo e non hanno un rapporto con lui Genesi 1,26 E Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». Genesi 1,27 Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Perché il plurale facciamo al versetto 26? Dio non era solo? Si tratta di un plurale deliberativo. Non si tratta di un plurale maiestatico, che non esiste nella lingua ebraica, e tanto meno di un residuo presunto di politeismo. Plurale deliberativo: è una costruzione grammaticale ben precisa che significa: voglio fare. I Padri vi hanno letto una prefigurazione della Trinità. Elementi importanti sull uomo: anzitutto il racconto converge qui! Tutta la creazione, narrata in maniera sempre più ampia, converge a questo elemento, almeno dal punto di vista quantitativo: la creazione dell uomo è descritta con grande ampiezza e solennità. Poi è molto importante l immagine di Dio. Un capitolo del corso analizzerà proprio questo. Genesi 1,28 Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra». Genesi 1,29 Poi Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. Genesi 1,30 A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde». E così avvenne. Genesi 1,31 Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno. Qui è importante. Il rapporto dell uomo con il creato. L uomo è il re della terra. In che senso si parla di soggiogare e dominare al versetto 28? soggiogare significa prendere possesso ma non in maniera assoluta. Mettere il giogo, cioè utilizzare una certa realtà per un certo fine. Adoperare la realtà ma non in maniera arbitraria dominare in ebraico indica anche il pascere, guidare L idea dunque è quella di responsabilità, di amministrazione intelligente ma non assoluta, non di possesso e tanto meno di gestione arbitraria. Notare che la dieta iniziale dell uomo era vegetariana. Sarà dopo il diluvio (e dunque dopo il peccato originale) che l uomo diventerà carnivoro, secondo le parole di Dio (cfr Gen 9,3-5) Versetto 31: solo dopo la creazione dell uomo si dice che era cosa molto buona. Davvero il racconto converge verso questo elemento. Genesi 2,1 Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere. Genesi 2,2 Allora Dio, nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro. Genesi 2,3 Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto. Il ritmo del racconto è quasi liturgico. Il sabato ha una posizione nel creato: il riposo dell uomo si fonda sul riposo di Dio il settimo giorno. Nella tradizione ebraica posteriore il settimo giorno diventerà anche il giorno della rinnovazione dell alleanza (cfr Ratzinger che approfondisce molto questo aspetto trovandovi un significato profondo per tutto il racconto). Sintesi dottrinale Particolarmente utile il confronto con Enuma Elish, che verrà implicitamente considerato nelle considerazioni che seguono. Anzitutto nella Bibbia c è un idea positiva della creazione Il mondo non è il ventre di un drago, la carogna di Tiamat. Nell uomo vedremo non scorre sangue di un dio cattivo. Il mondo è una struttura vedremo ordinata e bella 9

10 Non c è nessun conflitto per la creazione del mondo. Tutto viene da Dio, tutto dipende da Lui. All inizio c è il vuoto, non le forze del male o qualche entità con cui si debba combattere. Nessuna lotta contro il caos (Cfr l informe e deserta, tohu wabbohu del v. 2). Anche negli altri testi biblici si afferma sempre che Dio domina incontrastato e solo. Dio è l unico soggetto della creazione Non c è spazio per altri dei o per potenze demoniache; nessun cedimento al politeismo. Cfr ad esempio la demitizzazione degli astri: nella natura non ci sono forze misteriose e incontrollate. Lo stesso termine creò, barah, che compare al versetto 1, viene usato sempre e solo avendo come soggetto Dio. Indica perciò un attività particolare, possibile solo a Dio; una creazione in senso forte e non solo un plasmare da una materia preesistente. Un idea positiva dell uomo. La creazione converge all uomo. L uomo è creatura positiva, immagine di Dio, cosa molto buona. È il vertice della creazione, non soltanto un suo elemento marginale o accidentale. Tutta la creazione trova il suo senso e il suo punto di convergenza nell uomo. Il rapporto Dio-uomo-creazione L uomo non è schiavo degli dei! L uomo è creato per amministrare la creazione; e la creazione è come il giardino dove vive l uomo. L uomo è amministratore della creazione, non il suo despota. Ne è quasi come il giardiniere (più evidente ancora sarà nel racconto del cap. 2). In ogni caso non ne può disporre in maniera indiscriminata. (collegamento con le problematiche odierne di tipo ecologico) Inoltre nella creazione stessa Dio inizia un dialogo con l uomo: da quando inizia ad esistere l uomo è in dialogo con Dio. Il mondo è ordinato per volontà di Dio notare il rapporto con le scienze come erano note all epoca: botanica, zoologia, cosmologia. L ordine che le scienze naturali cercano è voluto positivamente da Dio e da Lui inserito nella creazione. Parentesi: il cristianesimo ha consegnato il mondo alla ragione! Contrariamente a quanto molti affermano superficialmente, la mentalità cristiana non solo non ha ostacolato il cammino scientifico ma addirittura ne ha permesso il sorgere: c è davvero spazio per una ragione che cerchi di indagare l ordine voluto positivamente da Dio nel cosmo. Il cosmo è governato (questo in sostanza afferma il racconto biblico) da leggi proprie, ordinate, stabili ragionevoli. E quest affermazione è il fondamento necessario di qualsiasi analisi scientifica del mondo. Struttura liturgica del poema e settimo giorno : la creazione esiste per la lode di Dio. Come a dire: il fine ultimo della creazione è il settimo giorno, cioè il riposo e l adorazione. Nella creazione l uomo riconosce un immagine della perfezione di Dio. E celebrare il sabato significa celebrare l alleanza, che trova la sua prima tappa proprio nella creazione. 1.2 La Creazione nel Nuovo Testamento Ladaria Questa sezione va letta con una certa cura. L autore presenta una strutturazione in due punti: (a) a pagina 30, (b) da pagina 31. Dei due il primo è poco determinante e descritto in maniera sommaria: non è di grande rilevanza. Fondamentale il secondo, da pag. 31 in avanti Avvertenze Nelle pagine, fondamentali, dalla 34 in poi su Col 1, 15, diffidate della traduzione CEI! Il libro di testo analizza il brano in 7 passi. Li segnalo e preciso le correzioni alla traduzione CEI 1) Immagine: icona, eivkw.n (NB: icona designa somiglianza ma anche derivazione ). Due possibilità ma preferibile la prima: a) da un lato può designare Cristo come rivelatore del Padre (invisibile) b) dall altro Cristo come prototipo della creazione (paradgima): sembra ben collegato con quanto segue 2) Primogenito: generato prima della CEI è troppo poco! prwto,tokoj cioè primogenito a) indica sicuramente preminenza temporale b) ma anche preminenza di eccellenza: NB! In relazione non con il Padre, ma con la creazione! 3) Relazione con la creazione v. 16: poiché per mezzo di lui non è preciso! Il testo dice: in lui la prima volta, e alla fine del 10

11 versetto: per mezzo di lui e in vista di lui. In greco: evn dia. eivj Si noti che il primo (in Lui) è il più delicato e difficile da interpretare 4) Capo del corpo 5) Principio (avrch,) (cfr Proverbi 8,22 Il Signore mia ha costituito principio delle sue vie e NON Il Signore mi ha creato all'inizio della sua attività come traduce il testo CEI) Primogenito dei morti. Nuovamente primogenito, prwto,tokoj 6) Per ottenere il primato su tutte le cose Abitare in lui 7) Riconciliare a sé tutte le cose, 1.3 La relazione tra Creazione e Salvezza: aspetti sistematici Ladaria L autore in tutto il suo libro cerca di sottolineare la stretta unione tra i due concetti di creazione e salvezza, nell intento di enfatizzare gli aspetti più esistenziali del trattato sulla creazione. In queste pagine si cerca una prima sintesi del dato biblico. Vanno lette, anche se con minore attenzione delle precedenti. 1.4 Appendice Ladaria Due corollari a quanto ricavato dal dato neotestamentario, cioè la mediazione signoria universale di Cristo. Interessanti ma non necessari per il corso. Si possono omettere senza perdere il filo del discorso. Basti quanto segue: Storia del mondo e Storia della salvezza La storia ha sicuramente anche un senso intramondano (infatti ha senso studiare la storia come disciplina non teologica, soggetta alle sue dinamiche interne) ma che resta incompleto, non realizzato: solo in Cristo tutto trova il suo significato. La storia non è la salvezza; ma la salvezza si realizza nella storia. La storia della salvezza non si identifica univocamente con la storia mondana. La storia mondana non è che non abbia consistenza; ma non c è un singolo momento di storia che non sia in relazione a Cristo A livello personale (osservazione mia): non c è attimo della nostra esistenza o dell esistenza di chichessia che sia scollegato da Cristo: tutta la nostra vita può e deve inserirsi nella storia della salvezza Universalità della salvezza in Cristo Tutto è creato per mezzo di Cristo e verso Cristo In particolare tutti gli uomini sono chiamati verso Cristo e dunque ad integrarsi nel suo corpo La salvezza sorpassa la visibilità dell incorporazione a Cristo (cioè l incorporazione visibile, mediante il battesimo amministrato sacramentalmente, nella Chiesa); ma non la sua sostanza: non c è salvezza al di fuori di Cristo; non c è salvezza al di fuori del corpo di Cristo. Dunque non ci sono altre mediazioni distinte (Verbo, Spirito Santo cfr la Dominus Iesus) Se la creazione è universale e tende a Cristo; e se il tendere a Cristo per l uomo peccatore comporta necessariamente la Redenzione, dunque anche la Redenzione nelle intenzioni di Cristo ha una portata universale: ogni uomo è chiamato alla pienezza in Cristo; ogni uomo è chiamato alla Redenzione; ogni uomo è spinto dallo Spirito Santo ad integrarsi nel corpo di Cristo che è la Chiesa E dunque nulla di ciò che esiste nel mondo è al margine di Cristo e della sua Chiesa : tutto e tutti tendono a Cristo e al suo Corpo. 11

12 2 Creazione: aspetti sistematici 2.1 Trinità e Creazione Ladaria Dio è Trinità. Dio è creatore. Si analizza in questo paragrafo la relazione tra queste due affermazioni. Chiaro il ruolo del Padre (ek). Chiaro il ruolo del Figlio (dia, eis). Meno evidente, soprattutto nella Scrittura, il ruolo dello Spirito Santo Prime affermazione dogmatiche: Concilio di Nicea (anno 325): e [credo] in un solo Signore Gesù Cristo [ ] per mezzo del quale tutte le cose furono originate, quelle nel cielo e quelle nella terra (DH 125) Concilio di Costantinopoli (anno 381): aggiunge dello Spirito Santo che è Signore e dà la vita Concilio di Costantinopoli II (anno 553) Chi non confessa che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo hanno una sola natura o sostanza, una sola virtù e potenza, poiché essi sono una Trinità consostanziale, una sola divinità da adorarsi in tre ipostasi o persone, sia anatema. Uno infatti è Dio Padre, dal quale sono tutte le cose; uno il signore Gesù Cristo, mediante il quale sono tutte le cose; uno è lo Spirito Santo, nel quale sono tutte le cose (DH 421) Discussione sistematica Come lo Spirito Santo esercita una funzione propria nella Redenzione, non stupisce che eserciti anche una funzione nella Creazione; mentre il Padre rimane la sorgente di tutto e il Figlio lo strumento. Commentiamo un lunga citazione di s.tommaso: (Summa I, 45, 6): Creare propriamente è causare o produrre l essere delle cose. Ora, siccome ogni operante produce cose a sé somiglianti, si può stabilire quale sia il principio di un operazione dall effetto della medesima: difatti a produrre il fuoco non sarà che il fuoco. Quindi a Dio appartiene l atto creativo in forza del suo essere: e questo non è che la di lui essenza, comune alle tre Persone. E così il creare non è proprietà di una sola Persona, ma opera comune di tutta la Trinità Dunque produrre essere può essere solo opera dell Essere, cioè di Dio in sé. La creazione è opera riconducibile alla natura di Dio, non all operato delle singole persone. Siamo sul noto principio che ogni operazione ad extra della Trinità è comune alle tre persone divine Tuttavia le Persone divine hanno un influsso causale sulla creazione in base alla natura delle rispettiva processioni. Come abbiamo dimostrato sopra, quando si trattava della scienza e della volontà divina, Dio è causa delle cose per mezzo del suo intelletto e della sua volontà, come l artigiano nei confronti dei suoi manufatti. Ora, l artigiano si pone all opera servendosi di un verbo concepito dall intelligenza, e spinto da un amore della sua volontà verso qualche oggetto. Allo stesso modo anche Dio Padre ha prodotto le creature per mezzo del suo Verbo, che è il Figliuolo; e per mezzo del suo Amore, che è lo Spirito Santo. E sotto quest aspetto le processioni delle Persone sono causa della produzione delle creature, in quanto esse includono attributi essenziali, quali la scienza e la volontà. Periodo piuttosto intricato. Si noti la bella corrispondenza tra la produzione delle persone divine e la produzione delle creature; il dire che le processioni divine sono causa della creazione è un fatto non solo di principio ma anche di modo [ ] Come la natura divina, pur essendo comune alle tre Persone, conviene loro secondo un certo ordine, in quanto il Figliuolo la riceve dal Padre, e lo Spirito Santo da entrambi; così anche la potenza creatrice, sebbene sia comune alle tre Persone, tuttavia conviene ad esse secondo un certo ordine; infatti il Figlio la riceve dal Padre, e lo Spirito Santo da entrambi. Perciò si attribuisce al Padre di essere Creatore, come a colui che non riceve da altri la potenza creatrice. Del Figlio invece si afferma che per mezzo di lui tutte le cose sono state fatte, perché egli ha il medesimo potere, ma da altri; infatti la preposizione per suole denotare una causa intermedia, ovvero un principio che viene da un principio. Allo Spirito Santo finalmente, che ha questa medesima potenza da entrambi, viene attribuito di dirigere come Signore e vivificare ciò che è stato creato dal Padre mediante il Figlio. Il Padre è la fonte, la sorgente. Ed è di conseguenza l ex da cui proviene la creazione. Il Figlio riceve la potenza creatrice dal Padre, perché dal Padre riceve la natura divina. Di conseguenza la sua opera 12

13 creatrice non è fontale ma strumentale : opera per potenza ricevuta. Lo Spirito Santo riceve la natura dal Padre e dal Figlio. Cosa resta alla creazione dopo che è creata dal Padre per mezzo del Figlio? Di essere vivificata. Possibile anche la spiegazione mediante le appropriazioni. È una spiegazione più generica ed esterna, che si può applicare ad altre opere ad extra della Trinità. - Si può anche dare una spiegazione più generica ricavandola dalla maniera ordinaria di appropriare gli attributi essenziali alle varie Persone. Infatti, come si disse più sopra, si dà al Padre per appropriazione la potenza, che soprattutto si manifesta nella creazione: perciò si attribuisce al Padre di essere il Creatore. Al Figlio viene riservata la sapienza, per mezzo della quale opera un agente intellettivo: e per questo si dice del Figlio che per mezzo di lui tutte le cose furono fatte. Si riserva allo Spirito Santo la bontà, cui appartiene il governare, che conduce le cose ai loro fini rispettivi, e il vivificare: infatti la vita consiste in un certo movimento interiore, il cui primo movente è il fine e il bene. Gli attributi propri delle persone divine fondano certi ruoli nell atto creativo. Ci sono attributi essenziali di Dio, che cioè sono relativi all essenza divina e come tali appartengono alle tre Persone, che vengono appropriati alle Persone, considerati cioè come particolarmente pertinenti alle singole Persone divine a causa di una qualche analogia con le realtà create. Così ciò che riguarda l intelletto si appropria al Figlio, che procede dal Padre per processione intellettiva. Questo ragionamento, che permette di appropriare alle persone della Trinità opere che sono comuni alle tre Persone, si applica anche alla creazione: il Padre è il Creatore per appropriazione. Il Figlio è la sapienza per mezzo del quale Dio crea; lo Spirito Santo è la bontà che governa e conduce la creazione al suo fine; e che vivifica. 2.2 Creazione e autonomia della realtà creata Ladaria Tema al quale l autore concede uno spazio piuttosto ampio. Non è un tema particolarmente sviluppato nelle trattazioni classiche; oggi è ritenuto di importanza centrale per le implicazioni evidenti nel rapporto scienza-fede e nel dialogo con i non credenti Illuminante la citazione di Gaudium et Spes La legittima autonomia delle realtà terrene. Molti nostri contemporanei, però, sembrano temere che, se si fanno troppo stretti i legami tra attività umana e religione, venga impedita l'autonomia degli uomini, delle società, delle scienze. Se per autonomia delle realtà terrene si vuol dire che le cose create e le stesse società hanno leggi e valori propri, che l'uomo gradatamente deve scoprire, usare e ordinare, allora si tratta di una esigenza d'autonomia legittima: non solamente essa è rivendicata dagli uomini del nostro tempo, ma è anche conforme al volere del Creatore. Esiste dunque una legittima autonomia della Creazione. Infatti è dalla stessa loro condizione di creature che le cose tutte ricevono la loro propria consistenza, verità, bontà, le loro leggi proprie e il loro ordine; e tutto ciò l'uomo è tenuto a rispettare, riconoscendo le esigenze di metodo proprie di ogni singola scienza o tecnica. Questo risolve alla radice il problema dell autonomia delle scienze. Perciò la ricerca metodica di ogni disciplina, se procede in maniera veramente scientifica e secondo le norme morali, non sarà mai in reale contrasto con la fede, perché le realtà profane e le realtà della fede hanno origine dal medesimo Dio. Ma si tratta di un autonomia legittima che non è chiusa pregiudizialmente a Dio! Anzi, chi si sforza con umiltà e con perseveranza di scandagliare i segreti della realtà, anche senza prenderne coscienza, viene come condotto dalla mano di Dio, il quale, mantenendo in esistenza tutte le cose, fa che siano quello che sono. Anzi: la ricerca autentica conduce verso Dio perché la natura porta l impronta di Dio A questo proposito ci sia concesso di deplorare certi atteggiamenti mentali, che talvolta non sono mancati nemmeno tra i cristiani, derivati dal non avere sufficientemente percepito la legittima autonomia della scienza, suscitando contese e controversie, essi trascinarono molti spiriti fino al punto da ritenere che scienza e fede si oppongano tra loro. Parentesi storica Se invece con l'espressione «autonomia delle realtà temporali» si intende dire che le cose create non dipendono da Dio e che l'uomo può adoperarle senza riferirle al Creatore, allora a nessuno che creda in Dio sfugge quanto false siano tali opinioni. 13

14 Qui si mette al contrario l autonomia esagerata, non legittima. Tutto viene da Dio e goda di un autonomia non assoluta. La creatura, infatti, senza il Creatore svanisce. Del resto tutti coloro che credono, a qualunque religione appartengano, hanno sempre inteso la voce e la manifestazione di Dio nel linguaggio delle creature. Anzi, l'oblio di Dio rende opaca la creatura stessa. Interessante l ultima affermazione: l affermazione di Dio non è di ostacolo per le scienze umane o sperimentali ma, anzi, sembra favorirle. 2.3 La libertà della Creazione Ladaria Tema classico e importante. Dio è libero nell atto creativo. L autore dà un taglio particolare all esposizione, proponendo un collegamento con forte con la libertà dell uomo: la libertà di Dio fonda la libertà dell uomo. Interessante tentativo di attualizzazione, ma attenzione a non leggere tutto solo in questa ottica! Libertà è anzitutto un affermazione che riguarda Dio in sé. Riporto per esteso alcune citazioni magisteriali, per praticità di ricerca Scrittura Tradizione Sinodo di Sens, 1140 dc, contro Abelardo (DH 726). Si condanna l affermazione: Dio può fare unicamente quelle cose che fa, o lasciare quelle che lascia, ol solo in quel modo e in quel tempo e non in altro Concilio di Costanza, 1415 dc, condanna gli errori di Wyclif (DH 1177). Si condanna l affermazione Tutto avviene secondo una necessità assoluta Concilio di Firenze, 1442 dc (DH 1333) [La Sacrosanta Chiesa Romana] crede fermissimamente, professa e predica, che un solo vero Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, è il creatore di tutte le cose visibili e invisibili, il quale, quando volle, creò per sua bontà tutte le creature spirituali e corporali, buone, naturalmente, perché hanno origine dal sommo bene, ma mutevoli, perché fatte dal nulla; afferma che non vi è natura cattiva in se stessa, perché ogni natura, in quanto tale, è buona l affermazione centrale per quanto ci riguarda è il «quando volle». Altre affermazioni interessanti sulla bontà delle creature che non viene distrutta dal peccato. Breve eximiam tuam di Pio IX contro gli errori di Hermes e Gunther, del 1857 (DH 2828) e neppure ignoriamo che con i medesimi libri sono insegnate e proposte cose che sono completamente contrarie alla dottrina cattolica riguardo alla suprema libertà di Dio sciolta da qualsiasi necessità nella creazione delle cose Affermazione più importante: Concilio Vaticano I del 1870, Dei Filius (DH 3002) Nella sua bontà e con la sua «onnipotente virtù», non per aumentar la sua beatitudine né per acquistare perfezione, ma per manifestarla attraverso i beni che concede alle sue creature, questo solo vero Dio ha, con la più libera delle decisioni, «insieme all inizio dei tempi, creato dal nulla l una e l altra creatura, la spirituale e la corporale, e cioè gli angeli e il mondo, e poi la creatura, umana, come partecipa di entrambe, costituita di anima e di corpo» [Concilio Lateranense IV, DH 800] Alla citazione del concilio Lateranense IV il Concilio Vaticano I aggiunge l importante precisazione «con la più libera delle decisioni». Più avanti si aggiunge un interessante precisazione (DH 3025): [Se qualcuno dice che] Dio ha creato [il mondo e tutte le cose che esso contiene] con una volontà libera da ogni necessità, ma tanto necessariamente, quanto necessariamente ama se stesso, sia anatema Come cioè se l amore di Dio dovesse necessariamente dilatarsi e manifestarsi in un opera creativa. 14

15 L enciclica Humani generis di Pio XII (del 1950) riprende quanto sopra, particolarmente riferendosi l anatematismo (DH 3890): Non deve recare meraviglia che tali novità in quasi tutte le parti della teologia abbiano prodotto i loro velenosi frutti. [ ] si nega che il mondo abbia avuto un inizio e si sostiene che la creazione del mondo è necessaria, perché procede dalla necessaria liberalità del divino amore Sintesi Precisazione Dio crea libero da qualsiasi necessità. Se no dipenderebbe dalla creatura! La libertà della creazione si può derivare dalla natura stessa di Dio, ragionando cioè in termini puramente filosofici. Già sant Agostino deduce la piena libertà dalla perfetta indipendenza e dal carattere assoluto di Dio. Poiché Egli possiede tutte le perfezioni ed è infinitamente beato nel possesso della sua perfezione, non può, creando, cercare o desiderare alcunché. L Assoluto non può ricevere dal di fuori un aumento di essere o di felicità; può soltanto comunicare, non ricevere; rendere beati, non divenire più beato. Già Platone ragionava così [Bartmann, 407] Affermazione che sarà più chiara quando studieremo il fine della creazione. 2.4 Il fine della Creazione Ladaria Capitolo piuttosto lineare. Il fine è la gloria di Dio. E dunque si studia il tema della gloria di Dio nella Scrittura e nella Tradizione. L autore, conformemente al taglio esistenziale del suo trattato, collega la gloria di Dio alla salvezza, gloria dell uomo Premessa Una piccola precisazione può aiutare nella lettura del capitolo. È bene distinguere due accezioni del termine fine riferito alla creazione. La creazione è un opera e pertanto in tale opera bisogna distinguere: 1 il finis operantis, «fine di colui che opera», il motivo cioè che Dio ha avuto per creare. 2 il finis operis, «fine dell opera» cioè il fine, lo scopo della creazione. Si tratta di una distinzione di carattere generale. Ad esempio parlando di un libro, il finis operis è in generale la comunicazione, l istruzione, l edificazione di chi legge. Il finis operantis può essere molto diverso, come ad esempio nel caso di un tesista che scriva il suo libro unicamente perché vuole laurearsi; o di uno scrittore arrivista che cerca fama e soldi. Trattando di creazione : 1 il finis operantis è il motivo per cui Dio ha voluto creare. Il Concilio Vaticano I citato in precedenza ci offre una risposta indicativa (DH 3002) Nella sua bontà e con la sua «onnipotente virtù», non per aumentar la sua beatitudine né per acquistare perfezione, ma per manifestarla attraverso i beni che concede alle sue creature, questo solo vero Dio (ecc ecc) Lo «scopo» di Dio nella creazione non può essere evidentemente nulla che sia al di fuori di Dio. Se no Dio non sarebbe sovranamente libero nell atto creativo. Dio quando crea non cerca nulla che Egli già non possegga, ma semplicemente vuole comunicare le sue perfezioni. Non solo: il fatto che la bontà di Dio sia infinita mentre qualsiasi creatura sia finita fonda la possibilità e la necessità di una molteplicità di creature, perché ciascuna da sola non è in grado di rappresentare tutta la bontà e la perfezione di Dio: Perciò dobbiamo affermare che la distinzione e la molteplicità delle cose proviene dal primo agente, che è Dio. Infatti Egli ha prodotto le cose nell essere per comunicare la sua bontà alle creature, e per rappresentarla per mezzo di esse. E poiché questa non può essere sufficientemente rappresentata da una sola creatura, produsse molte e varie creature, perché quello che manca a una per ben rappresentare la divina bontà sia supplito dall altra. la bontà infatti, che in Dio è allo stato di semplicità e di unità, si trova nelle creature in modo complesso e frammentario. Perciò più 15

16 perfettamente partecipa e rappresenta la divina bontà tutto l universo, che qualsiasi particolare creatura. (S. Tommaso, Summa I, 47, 1) 2 Sempre il Concilio Vaticano I, come abbiamo visto, riprendendo il testo appena citato negli anatematismi afferma: (DH 3025): Se qualcuno non confessa che Dio ha prodotto dal nulla il mondo e tutte le cose che esso contiene, spirituali e materiali, nella totalità della loro sostanza, Qui si afferma la creazione dal nulla, che studieremo nel prossimo paragrafo. o se dice che Dio le ha create non con una volontà libera da ogni necessità, ma tanto necessariamente, quanto necessariamente ama se stesso, questo passaggio l abbiamo già visto: fondava la libertà dell opera creativa o se nega che il mondo sia stato creato per la gloria di Dio: sia anatema Questo ultimo brano è il testo che ci interessa: il mondo è stato creato per la gloria di Dio. Qui non siamo più sul finis operis ma sul finis operantis. Si noti che c è perfetta armonia tra il fine dell opera e dell Operante: «il fatto che Dio crei per manifestare la sua perfezione nei beni che dà alle creature (finis operantis) trova il suo riflesso nel fatto che la finalità del mondo creato sia la gloria di Dio (finis operis)» (Ladaria p. 85). Anzi: fine dell Operante e dell opera non sono realmente due fini distinti, ma un unico identico fine visto sotto due aspetti; come quando lo scrittore scrive un libro per comunicare la sua scienza e il libro effettivamente comunica la scienza dello scrittore. Il resto del capitolo si concentra proprio su questo aspetto: il fine della creazione come finis operis. Tale fine è la gloria di Dio, e dunque l analisi si focalizza su questo concetto Approfondimento (facoltativo) Fermiamoci su questo aspetto: il finis operantis fonda il finis operis anche come causa finale: Dio mira a comunicare la propria bontà e ad imprimere la propria perfezione nelle creature (finis operis) e simmetricamente le creature mirano al proprio perfezionamento, cioè ad un raggiungimento sempre maggiore di questa perfezione che in pienezza si trova solo in Dio (finis operis inteso come causa finale). Si tratta di un unico fine, di un unica azione vista sotto due aspetti distinti e complementari, come quando il maestro vuole insegnare (fine dell agente) e il discepolo vuole imparare (fine del soggetto paziente ). Consideriamo Tommaso, Summa I, 44, 4 Ogni agente agisce per un fine: altrimenti dall operazione non potrebbe risultare un effetto piuttosto che un altro, se non per caso. Cioè: potrebbe succedere che il mondo giri a caso. Ma se si parla propriamente di effetti, ogni effetto deve provenire da una causa. Ora, l operante e il soggetto paziente come tale hanno l identico fine. ma sotto aspetti diversi: infatti ciò che l agente mira ad imprimere e quello che il paziente è disposto a ricevere è una sola e identica cosa. Qui appunto si vede l unità di finis operis e operantis: un unica realtà, un unica azione sotto due aspetti diversi. Dio crea per comunicare la perfezione; il mondo esiste per acquistare questa perfezione. Ma ci sono degli essere che nell imprimere attivamente la propria azione ne ricevono anche [un perfezionamento], e tali sono gli agenti imperfetti: è naturale quindi che essi nell agire mirino ad acquistare qualche cosa. Ma al primo agente, cioè a Dio, che è pura attualità, non si può attribuire l operazione fatta per giungere al possesso di un fine; egli invece mira soltanto a comunicare la propria perfezione, che è la sua stessa bontà. Qui si precisa il finis operantis. Dio non può agire per acquisire una perfezione esterna a Sé stesso, perché Dio è la pienezza di tutte le perfezioni. Dunque agisce soltanto per dare, senza ricevere nulla. E ogni creatura tende a raggiungere la propria perfezione, che è una somiglianza della perfezione e della bontà divina. in tal modo dunque la divina bontà è causa finale di tutte le cose. Qui è l aspetto corrispondente: Dio agisce per comunicare, la creatura per ricevere. E questo ricevere iscrive una dinamica nelle creature, che tendono all acquisto di questa perfezione muovendosi verso 16

17 questo fine. In questo muoversi eccelle la creatura razionale, che si muove verso questo fine di perfezione in maniera cosciente Fine del mondo gloria di Dio: un tentativo di comprensione riassuntiva Sinteticamente, per aiutare la comprensione e l ordinamento della materia al termine della lettura del capitolo, presento due ordini di testi: una prima riflessione speculativa e di seguito alcuni punti del Catechismo della Chiesa Cattolica. Se i discorsi più speculativi subito qui di seguito sembrano troppo astrusi, meglio non perderci troppo tempo e passare alle citazioni seguenti del CCC che fissano i punti fondamentali. Osservazioni speculative Commento DThCath XIII, La gloria di Dio è la manifestazione esterna del suo essere; siccome Dio in sé è inconoscibile, tale manifestazione si può ottenere solo attraverso una manifestazione più o meno libera delle sue perfezioni. La manifestazione di Dio è in sostanza manifestazione del Suo essere e quindi della Sua bontà, della Sua sapienza di tutti i suoi attributi; e si chiama propriamente gloria. Ma tale manifestazione non avviene se Dio non si manifesta. Cioè: nessuno può conoscere Dio se Dio non si manifesta. Dio non è un comune oggetto di conoscenza, ma un mistero e pertanto può essere conosciuto soltanto se decide liberamente di manifestarsi. Una pietra, una casa, perfino un uomo può essere conosciuto indipendentemente dalla sua volontà. Non così per Dio: è manifesto di Dio solo ciò che Dio vuole che sia manifesto. In altre parole: la gloria di Dio dipende dalla volontà libera di Dio. Questa comunicazione del bene sommo è necessariamente un bene per tutti coloro che vi partecipano. Gloria nella creazione significa manifestazione esterna, fuori di Dio. Dio cioè partecipa il suo essere, la sua bontà, ad un essere esterno a sé. E questo non può che essere un bene anche per la creatura che riceve questa bontà. allora Dio che ama e vuole le essenze secondo ciò che esse hanno di amabile, ha dovuto necessariamente amare e volere questo bene della creatura: [comunicare la sua bontà] è dunque uno dei fini naturali del suo atto Dio ama la creatura in quanto è buona. E dunque desidera che la creatura sia buona, ama questa bontà comunicata e desidera comunicare tale bontà [NB!!! Qui e nel seguito il termine «comunicare» va inteso come «partecipare», non come «informare», «far sapere» ]. Detto in altri termini: Dio vuole comunicare la sua bontà alla creatura, bontà che rende la creatura amabile ai suoi occhi. Ma questo significa che il fine che si prefigge Dio nel creare è proprio quello di comunicare la sua bontà alla creatura, manifestare la Sua bontà in un ente esterno a Sé. Il punto delicato da capire è la relazione tra comunicazione della bontà e manifestazione della medesima. Nel caso specifico i due concetti si implicano a vicenda. Dio infatti è mistero, e ogni comunicazione esterna della sua bontà (della sua natura) è una manifestazione di tale bontà; e dunque tutto ciò che è comunicato è manifestato. Ma vale anche il contrario: Dio è mistero e dunque l uomo non può conoscere la natura divina se non nella misura in cui questa si comunica; ogni manifestazione di Dio avviene cioè mediante una qualche comunicazione, partecipazione, della sua natura, della sua bontà. In Dio cioè la manifestazione avviene mediante una comunicazione I punti essenziali, dal Catechismo della Chiesa Cattolica 293 E' una verità fondamentale che la Scrittura e la Tradizione costantemente insegnano e celebrano: "Il mondo è stato creato per la gloria di Dio" [Concilio Vaticano I: Denz. -Schönm., 3025]. Dio ha creato tutte le cose, spiega san Bonaventura, "non propter gloriam augendam, sed propter gloriam manifestandam et propter gloriam suam communicandam - non per accrescere la propria gloria, ma per manifestarla e per comunicarla" [San Bonaventura, In libros sententiarum, 2, 1, 2, 2, 1]. Infatti Dio non ha altro motivo per creare se non il suo amore e la sua bontà: "Aperta manu clave amoris creaturí prodierunt - Aperta la mano dalla chiave dell'amore, le creature vennero alla luce" [San Tommaso d'aquino, In libros sententiarum, 2, prol]. E il Concilio Vaticano I spiega: Nella sua bontà e con la sua onnipotente virtù, non per aumentare la sua beatitudine, né per acquistare perfezione, ma per manifestarla attraverso i beni che concede alle sue creature, questo solo vero Dio ha, con la più libera delle decisioni, insieme, dall'inizio dei tempi, creato dal nulla l'una e l'altra creatura, la spirituale e la corporale [Concilio Vaticano I: Denz. -Schönm., 3002]. 17

18 294 La gloria di Dio è che si realizzi la manifestazione e la comunicazione della sua bontà, in vista delle quali il mondo è stato creato. Fare di noi i suoi "figli adottivi per opera di Gesù Cristo", è il benevolo disegno "della sua volontà... a lode e gloria della sua grazia" ( Ef 1,5-6 ). "Infatti la gloria di Dio è l'uomo vivente e la vita dell'uomo è la visione di Dio: se già la Rivelazione di Dio attraverso la creazione procurò la vita a tutti gli esseri che vivono sulla terra, quanto più la manifestazione del Padre per mezzo del Verbo dà la vita a coloro che vedono Dio" [Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 4, 20, 7]. Il fine ultimo della creazione è che Dio, "che di tutti è il Creatore, possa anche essere "tutto in tutti" ( 1Cor 15,28 ) procurando ad un tempo la sua gloria e la nostra felicità" [Conc. Ecum. Vat. II, Ad gentes, 2]. Postilla poetica Per i curiosi, senza alcuna pretesa di memorizzazione, ma solo per far vedere che si tratta di cose belle che possono essere dette bene, un testo mirabile di Dante, che presenta il fine della creazione (visto più dal versante di Dio) con il suo consueto mirabile dono di sintesi: (Paradiso, XXIX, 13-18) Non per avere a sé bene acquisto, ch esser non può, ma perché suo splendore potesse, risplendendo, dir Subsisto, in sua etternità di tempo fore, fuor d ogni altro comprender, come i piacque, s aperse in nuovi amor l eterno amore Non per acquistare un bene la qual cosa non può essere ma perché il Suo splendore potesse dire, risplendendo [fuori di Lui]: Sussisto [cioè esisto con un atto di essere mio proprio e non più soltanto in Dio] nella sua eternità, fuori del tempo, al di fuori di ogni altra limitazione [comprender], nella maniera che gli piacque, l eterno amore si aprì in nuovi amori 2.5 La creazione dal nulla Ladaria Altro capitolo fondamentale: la precisazione dal nulla specifica la qualità dell atto creativo di Dio. Capitolo piuttosto lineare, che non presenta grosse difficoltà strutturali Approfondimento biblico: il termine barah La Scrittura utilizza per creare un termine tecnico: barah. Suoi caratteri: il verbo ha sempre Dio come soggetto. Mai le divinità straniere, sempre il Dio d Israele. È dunque sempre e solo un azione di Dio e come tale non si dice nulla su come avviene la creazione. Si dice però che è un azione che nulla ha a che vedere con un qualche analogo agire umano. Non si nomina mai un elemento (accusativo o preposizione) dal quale Dio «crea». La creazione non è una trasformazione, in nessun modo. gli oggetti del verbo sono diversi ma spesso contengono qualcosa di particolare: 1. cielo e terra Genesi 1,1 In principio Dio creò il cielo e la terra. Genesi 2,4 Queste le origini del cielo e della terra, quando vennero creati. Isaia 42,5 Così dice il Signore Dio che crea i cieli e li dispiega, distende la terra con ciò che vi nasce, dà il respiro alla gente che la abita e l'alito a quanti camminano su di essa: Isaia 45,18 Poiché così dice il Signore, che ha creato i cieli; egli, il Dio che ha plasmato e fatto la terra e l'ha resa stabile e l'ha creata non come orrida regione, ma l'ha plasmata perché fosse abitata Salmi 148,5 Lodino tutti il nome del Signore, perché egli disse e furono creati. Salmi 88,13 il settentrione e il mezzogiorno tu li hai creati, il Tabor e l'ermon cantano il tuo nome. 18

19 2. l uomo Genesi 1,27 Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Genesi 5,1 Questo è il libro della genealogia di Adamo. Quando Dio creò l'uomo, lo fece a somiglianza di Dio; Genesi 5,2 maschio e femmina li creò, li benedisse e li chiamò uomini quando furono creati. Deuteronomio 4,32 Interroga pure i tempi antichi, che furono prima di te: dal giorno in cui Dio creò l'uomo sulla terra e da un'estremità dei cieli all'altra Isaia 43,7 quelli che portano il mio nome e che per la mia gloria ho creato e formato e anche compiuto». Isaia 45,12 Io ho fatto la terra e su di essa ho creato l'uomo; io con le mani ho disteso i cieli e do ordini a tutte le loro schiere. Ezechiele 28,13 in Eden, giardino di Dio, tu eri coperto d'ogni pietra preziosa: [ ]; e d'oro era il lavoro dei tuoi castoni e delle tue legature, preparato nel giorno in cui fosti creato. Ezechiele 28,15 Perfetto tu eri nella tua condotta, da quando sei stato creato, finché fu trovata in te l'iniquità. Malachia 2,10 Non abbiamo forse tutti noi un solo Padre? Forse non ci ha creati un unico Dio? Ecclesiaste 12,1 Ricòrdati del tuo creatore nei giorni della tua giovinezza, Salmi 88,48 Ricorda quant'è breve la mia vita. Perché quasi un nulla hai creato ogni uomo? 3. il popolo di Israele Isaia 43,1 Ora così dice il Signore che ti ha creato, o Giacobbe, che ti ha plasmato, o Israele: Isaia 43,15 Io sono il Signore, il vostro Santo, il creatore di Israele, il vostro re». Salmi 101,19 Questo si scriva per la generazione futura e un popolo nuovo [creato] darà lode al Signore. 4. cose meravigliose Esodo 34,10 Il Signore disse: «Ecco io stabilisco un'alleanza: in presenza di tutto il tuo popolo io farò meraviglie, quali non furono mai compiute in nessun paese e in nessuna nazione: tutto il popolo in mezzo al quale ti trovi vedrà l'opera del Signore, perché terribile è quanto io sto per fare con te. Numeri 16,30 ma se il Signore fa una cosa meravigliosa, se la terra spalanca la bocca e li ingoia con quanto appartiene loro e se essi scendono vivi agli inferi, allora saprete che questi uomini hanno disprezzato il Signore». Isaia 48,6 [ ] Ora ti faccio udire cose nuove e segrete che tu nemmeno sospetti. 7 Ora sono create e non da tempo; prima di oggi tu non le avevi udite, perché tu non dicessi: «Già lo sapevo». Isaia 65,17 Ecco infatti io creo nuovi cieli e nuova terra; non si ricorderà più il passato, non verrà più in mente, Isaia 65,18 poiché si godrà e si gioirà sempre di quello che sto per creare, e farò di Gerusalemme una gioia, del suo popolo un gaudio. Geremia 31,22 Fino a quando andrai vagando, figlia ribelle? Poiché il Signore crea una cosa nuova sulla terra: la donna cingerà l'uomo! Isaia 41,20 perché vedano e sappiano, considerino e comprendano a un tempo che questo ha fatto la mano del Signore, lo ha creato il Santo di Israele. Isaia 45,8 Stillate, cieli, dall'alto e le nubi facciano piovere la giustizia; si apra la terra e produca la salvezza e germogli insieme la giustizia. Io, il Signore, ho creato tutto questo». 19

20 Salmi 50,12 Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo. Salmi 103,30 Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra. [l elenco delle citazioni è praticamente esaustivo dell uso del termine] Come risulta dai passi citati nell uso di tipo (3) e (4), è importante non tanto il fatto che prima della creazione non ci fosse nulla ma che l azione di Dio faccia sorgere qualcosa di nuovo che prima non c era. Di per sé il verbo non designa una «creatio ex nihilo» (nel senso che in alcune citazioni c è una qualche materia preesistente, anche se minima), ma esprime proprio ciò che in altre categorie fonda il discorso sulla «creatio ex nihilo»: il creare di Dio è straordinario, sovrano, facile, pienamente libero, senza limiti. Non possiamo pretendere dio trovare un discorso metafisico dalla Bibbia! Ma la specificità del verbo sta nel fatto che la realtà creata sorpassa in maniera inimmaginabile l eventuale materia preesistente. I LXX traducono spesso il verbo con ktizein ma non in maniera esclusiva. Alle volte anche con poiein; si perde dunque nella traduzione greca il significato preciso che il termine aveva in precedenza perché il medesimo verbo viene reso con due termini che non sono sinonimi e non sono usati esclusivamente in riferimento a Dio Testi magisteriali Il Magistero di fronte a forme più o meno evidenti di dualismo precisa la creazione ex nihilo. Se infatti c è una realtà preesistente all atto creativo, significa che questa realtà è sullo stesso livello di Dio. E dunque non vi è più un unico principio di tutto, ma almeno due: Dio e la realtà preesistente. Concretamente: San Leone Magno, del 447, Lettera a Turribio di Astorga (DH 285) [ ] Al di fuori invece di questa unica, consostanziale e sempiterna e immutabile divinità della somma Trinità non c è affatto creatura alcuna che al suo inizio non sia stata creata dal nulla [ ] Sinodo di Braga I del 563 (DH ) condanna per esteso alcune proposizione di sapore dualistico dei priscillianisti 5. Se qualcuno crede che le anime umane o gli angeli siano sorte dalla sostanza di Dio, come dissero Manicheo e Priscilliano, sia anatema 6. Se qualcuno dice che le anime umane abbiano prima peccato nell abitazione celeste e per questo siano state precipitate nei corpi umani sulla terra, come disse Priscilliano, sia anatema. 7. Se qualcuno dice che il diavolo non sia stato prima un angelo buono fatto da Dio e che la sua natura non sia stata opera di Dio, ma dice che egli sia emerso dal caos e dalle tenebre e che non ha alcun autore di sé, ma che egli stesso sia il principio e la sostanza del male, come dissero Manicheo e Priscilliano,, sia anatema. 8. Se qualcuno crede che il diavolo abbia fatto alcune creature nel mondo e che il diavolo stesso faccia con propria autorità tuoni, fulmini, tempeste e siccità, come disse Priscilliano, sia anatema. 9. Se qualcuno crede che le anime e i copri umani siano soggetti a stelle fatali, come dissero i pagani e Priscilliano, sia anatema. 10. Se qualcuno crede che le dodici costellazioni stellari, che gli astrologi sono soliti osservare, siano disposte in relazione alle singole membra dell anima o del corpo, e dice che sono assegnate ai nomi dei patriarchi, sia anatema. Si notino queste ultime osservazioni di carattere cosmico: si nega di fatto che il cielo sia un qualche essere sul piano divino. Il Concilio Lateranense IV, del 1215 contro gli albigesi (DH 800) [ Dio] Unico principio dell universo creatore di tutte le cose visibili e invisibili, spirituali e materiali che con la sua forza onnipotente fin dal principio del tempo creò dal nulla [de nihilo] l uno e l altro ordine di creature: quello spirituale e quello materiale, cioè gli angeli e il mondo terrestre, e poi l uomo [ ] Il diavolo, infatti, e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma da se stessi si sono trasformati in malvagi [ ] Primo riferimento magisteriale esplicito alla creazione dal nulla. Meno significativo il testo del Concilio di Lione II (del 1274, DH 851) che non menziona esplicitamente la creazione dal nulla Interessante e precisa la formulazione del Concilio di Firenze del 1442 (DH 1333) 20

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