CACCIA GROSSA!! IL FORTE DI BIBBIONE ANTICA DIMORA DEL MACCHIAVELLI

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1 CACCIA GROSSA!! IL FORTE DI BIBBIONE ANTICA DIMORA DEL MACCHIAVELLI Accadono nella vita delle persone alcuni fatti che ne determinano cambiamenti di abitudini e di gusti o soltanto di opinioni e questo che leggerete e capitato a me cacciatore di fringuelli. E pur vero che i poveri pennuti sono negli anni venuti a calare in modo preoccupante, e giustamente le autorità venatorie un bel giorno hanno deciso di limitarne, anzi di vietarne per diversi anni la caccia. Ed io che invece amavo cacciare alla cerca avevo un vecchio Franchi in calibro 20 che portavo in lunghe passeggiate per boschi e campi e la preda più frequente erano gli uccelli di piccola taglia che più numerosi era facile incontrare. Anche gli altri di passo si sono fatti negli anni ancor piu rari ed il giorno che i calendari venatori tolsero dalla lista cacciabile i fringuelli mi ritrovai una borsa di cartucce a pallini che non sapevo più come sfruttare. Capita che Marco, un mio carissimo amico mi raccontasse meraviglie della caccia al cinghiale come avventurosa ed appassionante, e comunque diversissima dalle mie abitudini ed un giorno dopo tanto insistere mi portò a conoscere il suo gruppo. Partiti con il mio compagno Mauro, ci ritrovammo al raduno nel bar del paese dove conoscemmo capi caccia e canai. Lì venne stabilito dove andare a tracciare, cosa a me sconosciuta, e l orario di ritrovo per decidere dove metter caccia. Giusto per insegnare a me ed a Mauro la pratica della tracciatura, ci separarono e fummo assegnati a due della squadra esperti tracciatori. Non so dove finì Mauro, ma io scelsi di andare con un cacciatore che ha un nome strano come il mio e si chiama Ademaro. Arrivammo al forte di Bibbione, antico possedimento del Macchiavelli. Era una mattina serena, la notte una luna da balzello aveva partorito una brina alta due dita, e di buona lena siamo scesi a margine delle vigne di Chianti per una pista tracciata dalla ruspa, larga e comoda che costeggiava un bosco misto di acacie e carpini.

2 LA STRADELLA LARGA E COMODA Il costone ripido era di una terra ghiaiosa di ciottoli rotondi, nel bosco fitto si camminava ancora bene, ma nello sterrato bisognava far attenzione a non ruzzolare su quelle biglie rotonde. Si usava allora andar a tracciare con la speranza di tirare al merlo ed anche a qualcosa di meglio, così nel fucile mettevamo cartucce a pallini, e due palle Brenneke in tasca tanto per fare. Ognuno guardando il suo lato della pista, si cercavano sui bordi e davanti alle uscite dalla macchia le tracce del cinghiale, ma fino a quel tratto non pareva zona gradita dal suide. In fondo al costone, lungo il fosso macchie spinose di biancospino segnavano il tracciato di un viottolo appena sufficiente per una persona, e lì un cagnetto scuoteva il suo bubbolo ed ogni tanto lanciava un abbaio fioco. Pensai che dei leprai cercassero la baffona e d istinto mi sporsi dal ciglio per guardare in basso, ma il bosco alto non consentiva in quel punto la visuale del fondo valle. Però la ruspa proprio lì aveva accompagnato la terra per creare uno sgrondo, tagliando la macchia a lato della strada e così potei vedere un po più in profondità fra i carpini e le acacie. Come in un flash vedo traversare questo strappo da una montagna di pelo brinato che camminando parallelo alla strada risaliva il costone. Allora certo più svelto di adesso, lancio un grido al mio compagno e gli dico:- un cinghiale! risale il bosco, corri!- mi volto indietro in salita e correndo cerco di cambiare le cartucce, lascio cadere in terra quelle a pallini ed infilo in canna una palla. L animale costeggiando la strada incontra un altro taglio della ruspa, e mi si mostra per un attimo. Io ormai imbracciato riesco a sparare una palla in mezzo ai rovi. Sul colpo il verro si ferma ed appoggiato ad un piccolo carpine lo scuote forte. Io non capisco cosa succede, ma comunque incamero l altra Brenneke e mirando e tremando d emozione tiro un altro colpo nel mucchio. Intanto Ademaro mi raggiunge, non ha visto l animale e vedendomi sparare nelle acacie, mi guarda e chiede notizie. Il cinghiale intanto sul secondo colpo si svincola dal carpine e rotola fra i rovi giù nel dirupo. Con due parole decidiamo che io scenderò nel bosco a seguire la traccia del verro e lui resterà in alto per guidarmi con la voce. Scendo e vedo che in basso il bosco si dirada e posso guardare meglio in più direzioni. Incontro una vecchia strada di boscaioli, larga ed incisa nel fianco della collina ed

3 FINALMENTE VEDO IL VERRO AL MARGINE DELLA STRADELLA aggiro il costone fin sotto dove il verro ruzzolando ha lasciato nei rovi una bella strisciata di pulito. Guardo in alto, guardo in basso e non vedo niente, ne sangue ne altro. Cammino oltre le tracce, guardo fino al fosso, torno verso il mio compagno,lo chiamo ed anche lui si avvicina al punto dove ho tirato il secondo colpo. Tracce di trascinamento ed infine dentro un rotolo di rovi, in una sorta di trincea a margine del viottolo ecco il verro morto. Ero talmente eccitato che l avevo quasi calpestato senza vederlo, caccio un grido e chiamo giù il mio collega. Ci mettiamo a guardarlo. All epoca avevamo delle radio grosse come mattoni e poco efficienti, e dato che eravamo abbastanza in basso rispetto alle colline, da lì i nostri amici non ci avrebbero sentito, ed i cellulari non c erano ancora nel 92. Allora lui, dotato di una Panda 4x4, sarebbe risalito un po per cercare di collegare qualcuno degli altri compagni ed io sarei rimasto a guardia del nostro verro. Così deciso si allontana e resto a rimirare la mia preda tronfio orgoglioso e stordito dall emozione. Il mio primo giorno al cinghiale mi capita di beccare una bestia così grande! e che zanne! le misurai in seguito e la più lunga era 16 centimetri. Per ingannare il tempo preparo un bel palo lungo, poi mi metto a togliere da dosso all animale i rovi in cui si era avvolto cadendo, poi cerco di portarlo in mezzo al viottolo per poterlo poi legare e trascinare, ma riesco a malapena a giralo. Nei lontani ricordi di campagna avevo visto tanti maiali rosa grossi anche oltre due quintali, e questo maialetto scuro non mi pareva poi gran che. All arrivo dei compagni mi presero tutti in giro per queste considerazioni e potei vedere al momento di trascinarlo quanto era pesante. Mentre si legava il verro, il cagnetto che avevo sentito arrivò lì da noi e poco dopo anche i cacciatori che lo seguivano;. Un cinghiale così all epoca non era frequente da vedere e raccolsi anche i complimenti dei leprai, che di buon grado ci aiutarono a trascinarlo fin su alla strada. Poi legato alla Panda lo portammo fino all asfalto e da lì con una vecchia Renault 4 a casa di un amico fabbro che ci prestò l argano a catena per appenderlo e pulirlo. Era un bastiaccia pelosa e fangosa con un pelo arruffato e lungo, puzzava come un cesso, ma io ero leggero come una piuma.. Ademaro da consumato cinghialaio era pratico della sistemazione della carcassa, con poche mosse l apri, tolse con attenzione le parti sfruttabili, scartò

4 ADEMARO SISTEMA IL VERRO E MAURO A DESTRA SUA PARTECIPA la ferita e lavò con cura sia l interno che la pelliccia. poi sul ceppo del fabbro divise i tagli. Io rimasi ammirato da questa sequenza di manovre e negli anni successivi mi ingegnai di imparare. Poi con calma ci riunimmo al resto degli amici e tutti insieme ci portammo sul San Michele per la battuta, che io vissi distratto dallo smaltire l adrenalina del mattino. Prendemmo un altro verro, colpito dal mio amico Marco in un profondo canalone che richiese molte braccia per il recupero. La giornata finì con grande allegria di tutti, in quegli anni la squadra prendeva venticinque cinghiali a stagione ed erano frequenti le giornate in cui si andava in bianco. Altre volte in quell anno sono tornato a caccia di uccelli, ma il pensiero di trovare ancora un cinghiale mi seguiva sempre, finchè mi decisi ad iscrivermi alla squadra ed abbandonare le cartuccine. Negli anni mi e poi capitato di prendere cinghiali anche grossi ma zanne come quelle non ne ho viste più. Mi viene di ringraziare Marco che mi ha iniziato in questa caccia così emozionante ed anche Ademaro, amico e maestro di quella volta lì Libero 2012

5 CINGHIALI IN CALIFORNIA Il castello del borgo di Castelfalfi in estate Non quella americana, ma la nostra California che non ha niente da invidiare all altra. Dovreste vederla nelle mattine di novembre quando il sole fa capolino dalle pinete di Montignoso, frà la bruma che sale dai fossi, la struggente dolcezza delle colline, dei calanchi e le dune di stoppia e il verde del grano appena nato, i vecchi casolari diroccati sul colmo dei calanchi che aleggiano di novelle di maghi e fate e le stradine bianche stile pollicino. Non sarà un caso che frotte di turisti stranieri scelgono di stare qualche giorno da noi in Toscana, quì al confine fra Pisa e Firenze, fra piccoli borghi antichi, Villamagna, Iano, Castelfalfi che la sera, quando accendono le luci sembrano presepi. Ma per noi cacciatori e ancora più affascinante per le possibilità offerte negli ultimi anni per la presenza di selvaggina nobile, caprioli e cinghiali ben rappresentati. E un bel territorio per cacciare, poco abitato, ancora com era cent anni fa, poca gente, poco disturbo. Io ho in assegnazione un territorio per la selezione al capriolo ai margini di aree riservate e di queste una e di un amico, Antonio anche lui selecacciatore con cui facciamo lunghe chiacchierate di armi e calibri e che un bel giorno, un bellissimo giorno mi ha fatto dono di un invito per un abbattimento di cinghiali che devastano sistematicamente le sue piagge di grano seminato.

6 Ecco il primo animale E dato che il cinghiale e una mia passione condivisa con Mauro mio amico e cognato, ho pregato perché venisse con mè. Arriva il giorno ed eccomi alla casa di caccia, dove trovo cacciatori e canai di una squadra del mio paese, gente conosciuta e fra loro diversi amici, ed il figlio maggiore di Antonio, Dario che conduce la caccia. E una giornata di fine novembre, ci sono in terra ancora leggeri residui di una breve nevicata di ieri notte, non c e sole ma non minaccia altro disturbo. Intanto diversi cacciatori sono andati in giro a cercare tracce per stabilire in che zona le bestie nere sono rimesse e dalla casa dopo poco si vedono lontani camminare lungo le prode. Quando rientrano eccitati subito si creano gli equipaggi sui fuoristrada e traversato un canalone ci disponiamo in cerchio per chiudere dentro le poste un piccolo calanco che interrompe una grande costa seminata. Un bel terreno per il cinghiale, la vegetazione e quasi esclusivamente di biancospino, qualche olmo, ginestre e rovi, tanti, ed in questa macchia fori di passaggi frequenti bianchi del fango di argilla degli insogli che sono nel calanco. Non mi era mai capitato di stare alla posta in mezzo al seminato, un tappeto verde a perdita d occhio alto si e no cinque centimetri, una visuale su tanta area di caccia, in vista di almeno una decina di compagni schierati con le giacche arancio e mi sentivo piuttosto sicuro anche dai rischi sempre presenti di una caccia da fare con le dovute cautele. Il campo degrada verso il fosso principale, io sono la quinta posta a metà salita circa, sotto di me Marco, amico fraterno e compagno di caccia assiduo, ancora più sotto Mauro e più giù ancora tre poste, poi altre dall altra parte fino a risalire al crinale. Si da inizio, si sciolgono i cani ed entrano nella macchia Antonio ed altri due canai. Neanche passano cinque minuti che si scatena il finimondo!

7 Ad una vista simile riuscireste a mantenervi calmi? io no di certo Cominciano ad uscire dalle fòre gruppi di cinghiali che entrano nel seminato correndo a mille, tre alla posta sopra di mè, uno viene colpito ma non si ferma, ed il mio compagno da sopra continua a sparare cercando di colpirlo senza riuscirci. finchè la bestia camminando lentamente si ribalta davanti a mè. Io miro al secondo e lo colpisco con la mia vecchia BAR e capitombola in forza del pendio, al terzo cerco di sparare aspettando che oltrepassi la linea delle poste fra mè e Marco, però se ne và correndo finché non lo vedo più. Dopo appena dieci minuti un altra brigata esce sotto di mè ma non posso sparare perché sulla mia linea vedo le poste in fondo, così non e per Marco che ferma un cinghiale ed un altro ne ferisce a morte ma questo continua a correre verso la macchia del fosso in fondo al vallone. Vista la scena corro per finirlo ed anche Marco scende insieme a mè. Arrivati alla macchia nel punto dove l animale e entrato, tracce di sangue sulle spine ed un passaggio che mi permette di scendere nel fosso. Ma le tracce nel fosso non ci sono, torno indietro per riprenderle nel campo, torno nel fosso ed allora? non volano mica! Finché guardando il ciglio dal basso una macchia di ombra alta fra le spine - ma sì, il cinghiale ha corso con le ultime forze e si e tuffato nella macchia restando sospeso su di una forca a due metri da terra!. Bene, torniamo in posta, intanto nel centro del calanco i cani continuano a battagliare ed altri animali escono in alto accolti da serenate allegre. Marco mi confida che non pensando di trovare tanti animali, non ha preso la cartuccera e quindi gli restano tre cartucce soltanto e dato che usa un calibro 20, pochi altri e non vicino a noi ne possono avere da prestargli. In quel mentre un trattorino peloso esce davanti a lui,che mira e spara tutti i suoi colpi finché il verro si ribalta, sembra fatta, ma un paio di minuti dopo barcollando si rialza e grazie alla forte pendenza s incammina ruzzolando e rialzandosi più volte verso il fosso. Mauro però attento e pronto con una piccola corsa arriva a tiro e lo ferma. E grosso, proprio grosso,fangoso e spettinato,sarà pieno di zecche e puzza come un cesso, ma ha tre fori nelle costole. Nel calanco la battaglia continua ed altri animali escono, la sparatoria continua ancora per un po e finalmente viene dato il segnale di stop.

8 Il verro di Marco poi fermato da Mauro Saranno usciti almeno una trentina di animali, aveva ragione Antonio a lamentare danni, in effetti il grano e arato a zone e pieno di buche. Probabile che i cinghiali, cacciati fin sui confini della riserva già dai primi di ottobre, si rifugino qui dove trovano cibo acqua e tranquillità e si concentrino in numeri certo insopportabili. Ci spostiamo di poco e vengono di nuovo disposte le linee di posta, a me tocca sul crinale e mi viene raccomandato,viste esperienze precedenti, di non sparare dalla linea di cresta ma di stare alcuni metri indietro così che eventuali colpi vadano nel terreno e non lontano nella costa verso i canai. Bene, intanto dalla cresta posso guardare la cacciata e vedo quando vengono trovati i cinghiali, seguo i tiri da lassù finché un cinghialetto invece di seguire la strada degli altri, torna indietro e viene verso di mè. Così rispettando le consegne, non gli tiro quando traversa le strada, facile come sparare ad un barattolo, nel pulito ed in salita, ma aspetto che valichi la cresta ed entri in piaggia, dove clamorosamente lo fallisco restando a guardarlo correre in discesa lì come un allocco. Ma sì che gli rovescio dietro tutti i colpi della BAR, ma non mi e mai capitato di colpire un cinghiale oltre i metri con qualsiasi fucile abbia tirato. Per fortuna le altre poste hanno fatto di meglio e così viene deciso di fermarsi visto che i cani intanto sono saggiamente rientrati. Non mi ero accorto che alla seconda cacciata mancasse qualcuno, invece troviamo fuoco acceso, pasta quasi pronta e carne alla brace che ci abbraccia con il suo profumo appena scesi di macchina alla casa di caccia. Inevitabile presa di giro per la padella, ma un cinghiale comunque l ho preso anch io, e giu risate ed allegria. Intanto il tempo passa, troppo in fretta perché in buona compagnia si sta davvero bene, ma bisogna recuperare i cinghiali, che sono tanti. Torniamo così sulla prima battuta e parlando fra noi stabiliamo che ci sono nove animali da recuperare, mentre negli altri posti sono già sulla strada tre animali che non necessitano di ulteriori operazioni di recupero.

9 Gli animali in fondo al calanco prima del carico Ecco che emerge il problema, non possiamo scendere il costone con un trattore, si spaccherebbe il terreno e si danneggerebbe ancor di più il grano. Bisogna, tramite una stradella traversare il fosso e passando per un incolto scendere fino ad arrivare davanti alla zona cacciata, ritraversare a piedi il fosso, trascinare a braccia le bestie e caricarle su qualche mezzo adatto. Antonio dispone di un PIK-UP con ruote molto tassellate che nel cassino può mettere diversi animali, portare persone per aiutare ed anche io, solo fra gli altri, ho le ruote tassellate al mio Galloper, ma non mi sono mai azzardato ad entrare in questi terreni argillosi zuppi d acqua di novembre. Ma il giorno finirà presto, e fra mille tentennamenti mi decido. Vedo Dario passare nell incolto con il pik-up, non sbanda e sembra procedere bene, così mi faccio coraggio e parto. Io Mauro e Marco sfruttando la pista tracciata da Dario arriviamo in zona. Sempre in macchina mia ci sono in quantità teli di nailon, sacchi neri e corde robuste, e con queste formando una catena si trascinano gli animali su per il fosso fino alle macchine, con fatica, uno alla volta e si caricano sulla macchina di Dario. Anche sulla mia quattro più piccoli che vengono sistemati proteggendo il resto del carico con i teli. Alcuni di noi sono scesi a piedi dalla costa ed adesso visto che intanto si e fatto buio non hanno voglia di risalire a piedi fino al crinale. E così ci ficchiamo in cinque nel Galloper, e con quattro cinghiali in bauliera tentiamo di risalire l incolto e tornare nel mondo civile dove le strade sono strade seguendo i fari di Dario che con cinque grossi cinghiali nel cassino ed il pieno in cabina risale il costone sculettando. Non vi dico che sensazione di guida portare una vettura in quel terreno zuppo d acqua con un carico folle! Le ruote tassellate prendono bene ma affondano parecchio, ed a tratti sento sforzare il motore pur con le ridotte!

10 Novembre 2006 Mauro alla casa di caccia cambiato e pulito pronto per i ritorno E che odori in macchina! cinghiali bagnati ed uomini sudati.al colmo della tensione mentre in macchina si ride e fa chiasso,arriviamo ad un punto lungo la pista dove anche grazie al nostro precedente passaggio, un ristagno di acqua si e allargato e quando tento di passare la macchina si intraversa e non prosegue. Torno indietro e cerco di mettere le ruote nel sano, seconda ridotta, accelero a tutta, ricopro il parabrezza di schizzi d argilla grigia, sbando ancora ma passo oltre. Non ho detto nulla, anzi ridevo anch io ma ho preso un discreto spaghetto, al buio, carico come una botte se restavo lì bisognava trovare un trattore e sicuramente fare tardi. Appena la strada e diventata uno sterrato solido, l avrei baciata volentieri. Siamo così arrivati sul crinale per recuperare la macchine di tutti e poi alla casa di caccia per festeggiare la giornata. Da lì poi alla macelleria per sistemare la carne, ma questa non e storia, altri se ne sono occupati. Rimane forte ed indelebile il ricordo di una giornata di caccia, vissuta al massimo dell adrenalina che probabilmente mai più mi ricapiterà, regalata da un amico che non mi chiede nulla in cambio e che voglio ringraziare con questo racconto, scritto anche a distanza di tempo ma giusto per ricordare prima che il calendario mi sia nemico. Grazie ad Antonio e Dario Libero 2012

11 CHE COMBINAZIONE!! IL MERAVIGLIOSO SPLENDIDO UNICO (MIO ) COMBINATO ZOLI CORONA - Passo dal mio amico Ivo in armeria poco prima delle feste di Natale. Ho bisogno di cambiare i miei scarponi invernali : Per la verità non sono molto deciso, affezionato ai vecchi, ma mia moglie, più saggia di mé insiste. E nel curiosare in giro per il negozio aspettando che Ivo si liberi dai clienti che sta servendo, senza volere, oppure no, do una scorsa alle vetrine dei fucili. Usati e nuovi, fucili e carabine sono ben esposti in vetrine illuminate. In compagnia di alcune carabine da cinghiale fa capolino un combinato Zoli, quel Corona che ho visto descritto in un paio delle riviste di caccia che acquisto tutti i mesi. Ne parlano molto bene, eppoi io sono un sostenitore del prodotto Italiano e mi intriga molto vedere in mano questo nuovo fucile. Intanto Ivo si libera, ed ancora prima delle scarpe mi faccio estrarre di vetrina il combinato. E ancor meglio di come appariva sulla rivista, maneggevole, molto ben eseguito e curato nelle forme. Ha poi un sistema di sicura a slitta tipo Spanner, che per le mie cacce va molto bene. Anche la Laura sembra incuriosita da questo strano fucile, e mentre io restituisco l oggetto ad Ivo, mi domanda serena perché non lo prendo se mi piace così tanto! Resto sorpreso da questa proposta, ma non lascio cadere l occasione, e concludo l affare. A casa come i ragazzi mi balocco tutta la sera con questo oggetto del desiderio, collaudo la sicura a slitta e provo gli scatti, sono molto soddisfatto. Viene finalmente il sabato e così posso portare a caccia il Corona. Faccio parte di una squadra di cinghialai in quel di Greve, ed abbiamo a disposizione uno dei più bei territori del Chianti, le pendici del Monte San Michele, area boscosa con tutti i tipi di bosco della Toscana centrale. A nord sotto sole paline di castagno ed a sud bosco misto di pino e roverella con un bel sottobosco di erica arborea, ( scopa ) nascondiglio per eccellenza del nostrano suide. Senza contare che vaste aree percorse da incendi anni addietro sono coperte da macchie di biancospino tanto fitte che a stento i cani possono visitarle. Ritrovo al bar ancora a buio, e dopo il sacrificio di qualche cornetto ognuno parte per la tracciatura. Questa consiste nel percorrere un tracciato concordato con gli altri per cercare le impronte dei cinghiali e le zone dove nella notte abbiano pascolato, per poter giudicare al meglio dove poi si siano rimessi e distribuire la cacciata nella zona più popolata di cinghiali. E questa la parte della giornata di caccia che mi piace, perché da soli nel bosco possiamo godere delle possibilità che questo offre, incontri con animali meravigliosi anche cacciabili e non, caprioli qualche volta il cervo, qualche volta il cinghiale.

12 I VIGNETI DI GREVE IN CHIANTI All ora stabilita tutti al ritrovo presso un grande capanno dove possiamo mangiare vicino al fuoco ed infine quando tutti sono sistemati bisogna stabilire la distribuzione delle poste. Non c e verso di evitare la solita baraonda dato che questa caccia e principalmente un occasione di ritrovo di amici che si frequentano da anni, che a gruppi si attardano nella conversazione a volte ignorando i richiami del capo-caccia. Queste manovre si protraggono per gran parte della mattina, tanto che raramente siamo pronti prima delle undici, e questo consente agli altri cacciatori di concludere la mattina di caccia senza essere disturbati da noi. Infine si forma un cerchio nel piazzale con i postaioli validi, che vengono numerati con il gioco della bottiglia, mentre i cacciatori meno validi in disparte, vengono distribuiti come prime poste una volta arrivati nella zona di caccia. Partenza per la caccia e di nuovo casino, tutte le auto vogliono partire per prime e giù clacsonate ed urla e polverone ed in fine, finalmente, via tutti. Intanto i canai si accordano per la cacciata e le poste, arrivate nella zona si dispongono in una possibilmente linea retta senza creare angoli pericolosi. Quando tutti sono pronti i canai liberano i guinzagli e per i postaioli c e solo da aspettare, magari ma raramente in silenzio, il passaggio del verro. Negli ultimi anni si sono resi disponibili dei piccoli apparecchi radio che hanno permesso un grosso incremento della sicurezza, facilitando la conoscenza della posizione di ognuno, compreso gli ordini di inizio e fine cacciata. Questa mattina ansioso di sfoderare il Corona, cerco di partire ancora prima e mi faccio portare sulla strada di Lamole, per visitare un tracciato di un paio di chilometri che mi porterà vicino ad una fattoria dove un altro compagno mi recupererà portandomi poi al capanno. Scendo di macchina ed appena a distanza metto in carniera la foderina, apro i fucile e metto in canna una TUG da 180 grani ed un Gualandi nella canna liscia. Il percorso mi piace, parte dalla zona delle vigne di Poggio

13 IL BOSCO DI SCOPE ALTE DA CUI SONO SCESI I DUE ANIMALI all Olmo, entra nei castagneti e traversa una zona di scope dove un viottolo appena tracciato gira il poggio fino ad un antica strada ora chiusa da stanghe. Non ho molto tempo, non posso fermarmi ad ascoltare il merlo e cercare il tiro al sassello come si faceva qualche anno addietro. Così presto è piuttosto freddo, anche perché il primo tratto nei castagni radi è esposto ad una brezza di tramontana pungente. Scendo fino al primo fossetto dove il sentiero s inerpica per un tratto di scope alte piene di covi abbandonati ma che consigliano di procedere silenziosi pensando che se un tempo il posto era gradito al branco, nulla vieta che poco oltre ce ne possano essere fermi ad ascoltare. Ma nelle scope la temperatura è ben diversa, sarà per questo che ai cinghiali piacciono, ma io vestito per il freddo comincio a sudare mentre mi avvicino al tratto di camminata che dovrebbe essere più comodo Entro finalmente nella strada della stanga e mi rilasso. Questa e molto larga, abbandonata forse già dal dopo guerra, ma il tracciato e ancora in buono stato e questo fine percorso si conferma agevole da fare. Mentre considero la mia posizione una svolta della strada entra fra alte scope che in parte dal ciglio ricadono fin quasi in mezzo. Mi vengono incontro tre o quattro ghiandaie incazzate e gracchianti, come se qualcuno le avesse disturbate. Pensando di incontrare un cacciatore, tengo il fucile in spalla ed allungo il passo. I miei passi restano silenziosi per la pioggia della notte, non faccio alcun rumore anche camminando più svelto. Improvvisamente dai castagni di sopra un cinghiale salta nella strada e si mette a mangiare le ghiande di una grossa quercia. Non mi vede, sono ancora dentro le scope, mi ritraggo a ridosso del ciglio nascosto ancora meglio per seguire le mosse dell animale. Mi volge il fianco e certo non mi vede, ma quando si gira e mi è di fronte nel timore di essere scoperto d istinto imbraccio e miro in mezzo agli occhi, riesco bene ad inquadrare, la tacca e stretta ed il mirino sottile. Ma un pensiero mi viene, appena in tempo.

14 AL PIAZZALE DEL RITROVO Sto tracciando per la squadra, se sparo e ci sono altri cinghiali questi partiranno e non si fermeranno per chilometri e non potremo cacciarli, aspetto fermo in mira. Passano eterni secondi, il fucile comincia a pesare mentre con un balzo un altro cinghiale scende dal ciglio ed anche questo si mette tranquillo a grufolare le foglie di quercia. Ascolto, non sento altri grugniti, non vedo altri cinghiali nel pur largo tratto di palina che posso sbirciare. Il cuore mi martella negli orecchi, non so decidere, ma non voglio indietreggiare per lasciar tranquilli gli animali. Un occasione così ma quando mi ricapita! Aspetto ancora sempre in mira ed infine mi decido, il tiro è troppo favorevole, bersaglio fermo e per giunta illuminato da un bel raggio di sole. Penso che comunque un cinghiale la squadra lo prenderà e non e detto che se anche c e il branco questo si fermi dentro al nostra zona anche se non sparo. Trattengo il fiato e tiro. Il cinghiale ha un sussulto e subito si ribalta di lato, ma anche quello dietro di lui si sbatte in terra sgambettando!.. Non capisco se sono ancora su questa terra o sto dormendo nel mio letto! Ricarico e faccio per avvicinarmi che una serie di grugniti si leva da sotto la strada e mi viene incontro. Cerco di guardare nella macchia, ma i rovi sono troppo fitti e fuorché degli scuotimenti non riesco a vedere nessun cinghiale finché i grugniti si allontanano nel canalone. Evidentemente questi due animali erano in coda al branco attardati a mangiare le castagne nella palina ed erano scesi per ultimi. Mi avvicino e vedo che il primo e stato colpito giusto sotto lo zigomo, la palla l ha trapassato ed uscendo ha fulminando l altro che era dietro di traverso. Il secondo cinghiale ha un foro nella tempia vicino all orecchio così piccolo che sembra fatto con un ferro da calza. La Tug del 30-06, per sua costruzione e espansa nella sua prima parte sul primo animale ed e proseguita con il nucleo più duro trapassando il cranio del secondo verretto. Non sono animali molto grossi, una quarantina di chili, ma la situazione mi ha impressionato e da oggi riserverò le Tug solo per le cacce da appostamento. Considero pericolosa in battuta una palla con questa capacità di proseguire la sua corsa dopo aver attraversato il cranio e di un animale di quaranta chili!

15 MAGICA VISIONE!! Due miei compagni che sono abbastanza vicini, sentito lo sparo chiamano con la radio. Li faccio venire ad aiutarmi e quando vedono due prede stese a terra anche loro si meravigliano. Ma cosa volete, il mio nuovo fucile non e cosa da tutti! Adesso si tratta di portare questi due cinghialotti indietro per la strada fino ad una fattoria molto più in basso dove il furgone della squadra possa caricarli e portarli alla casa di caccia per le operazioni di pulitura che richiedono una buona oretta. Puliti gli animali e sistemati in cella frigo, finalmente tutta la banda può risalire il monte e portare al capanno del raduno tutti i particolari dell impresa, che peraltro è già stata raccontata in mille varianti tramite la radiolina. E lì fra pacche e commenti ho grande piacere nel far vedere il Corona agli amici e se di questi molti restano ammirati ed incuriositi, altri mi lasciano lì scuotendo la testa come per dire.. La giornata prosegue e prima di sera altri tre cinghiali vengono presi dalla squadra e caricati sul Land con soddisfazione di tutti. E stata una giornata lunga e carica di emozioni, ed ancora dopo qualche anno la rivedo come se l avessi filmata. E mi accorgo d invecchiare quando mi sorprendo per l ennesima volta a raccontarla a chi l ha già sentita mille volte. Ma sono cari amici e mi capiranno, d altronde cacciatori e pescatori sono usi a raccontare solo le giornate andate dritte. Sì, sono proprio un uomo fortunato! Libero 2012

16 LA SORPRESA DEL VERRO novembre 2011 L ALBA SUL GRUPPO DEL SAN MICHELE VISTO DA GREVE E un sabato di gennaio sereno e freddo, sono nel Chianti in cima al San Michele a guardare Firenze da lontano. C è in terra una brina che sembra neve, ma l alba limpida con il sole giallo e grande come una schiacciata all olio rischiara la piana fiorentina e distinguo bene il Cupolone ed il campanile di Giotto. Ad est il Valdarno Aretino e immerso in un mare di nebbia da cui emerge il Pratomagno e la colonna di vapore della centrale ENEL di Santa Barbara. Che spettacolo curioso, sembra davvero un mare tanto la coltre bianca e uniforme e livellata come l acqua di un lago. Passo diversi minuti a considerare la mia fortuna di poter godere di questo spettacolo, in questi luoghi incantati da favola. Respiro l aria fredda e mi metto in cammino, tutto sommato il torrente giù in basso si chiama dell acqua diacciata- in puro stile chiantigiano, e se e freddo di gennaio niente da dire.. Mi son fatto portare quassù ai 900 metri del monte da Mauro, e scenderò fino in fondo valle da una vecchia strada chiamata - delle colombaie -attraverso la palina di castagno che mi permetterà di controllare le passate dei cinghiali che a mezza costa si spostano dal pascolo verso la parte a sud dove nelle scope alte hanno le lestre ( i letti, i covi ) che li nascondono durante il giorno. Luciano intanto partendo più a sud e più basso controllerà le zone delle scope e mi raggiungerà al ritrovo in fondo alla strada dove un piazzale davanti alla sbarra permette al fuoristrada di far manovra.

17 Novembre 2011 L ARENA DEI CERVI NELLA BRINA DEL GALESTRO ROSSO Ho con mè il mio combinato Zoli ed abbastanza lontano dalla strada principale lo estraggo dalla foderina leggera che ficco nella carniera della giacca e carico la canna rigata con la solita TUG 30-06, distolgo lo sguardo dai panorami ed incomincio seriamente a cercare per terra le tracce. Il percorso se è lungo è però facile, dopo quasi un chilometro nelle radure della vetta attraversa gli spinai di biancospino e scendendo lentamente entra nella palina di castagno. Un estate piovosa ha facilitato la crescita delle castagne che sono tante e belle grosse. Han cominciato presto a cadere ed il terreno ne è pieno. Pur sepolte dalle foglie ormai tutte cadute i nostri cinghiali non hanno problemi a trovarle, e si vedono bene le loro piste di terriccio razzolato con il grifo. Stando attento posso distinguere gli scavi recenti anche rivoltando un po di terra e foglie con la scarpa confrontandola con il colore del terriccio smosso dagli animali. Si vede abbastanza bene la differenza, se le tracce sono vecchie il terriccio di castagno umido bello marrone scuro tende ad asciugare ed a schiarire, spesso piccoli ragni fanno nelle buchette la loro microscopica ragnatela che al mattino s imbianca di rugiada, ed infine nelle tracce fresche non ci sono foglie cadute la notte. Sono ormai a metà strada, il colle svolta lentamente ed i fossi sono più profondi ed il sentiero per assecondarli fa ampie curve. Il silenzio non e completo, oltre il lontano brontolio del torrente anche il fischio di branchetti di tordi sasselli che risalgono il canalone andando a far felici i cacciatori ai capanni lassù sul crinale. Spesso le ghiandaie disturbate dai mie passi mi maledicono rabbiose e partono con un frullo rumoroso condito di stridi e gracchi. Nemmeno un alito di vento penetra nella palina, le foglie umide però non tradiscono il mio camminare e mi ricordo solo adesso di accendere la radiolina, magari qualcuno mi avrà già chiamato, pazienza. Una radura di galestro rosso vicino ad una vecchia carbonaia porta evidenti le tracce di una sosta di cervi : posso vedere quantità di tracce di tante misure girare intorno allo spiazzo come se questi grandi animali danzassero intorno prima di sdraiarsi nel galestro. Resto qualche minuto ad osservare pensando che magari un bel giorno anch io potrò incontrare sua maestà il coronato ad una curva del sentiero. Proseguo svelto ed all ennesima svolta del viottolo faccio alzare un capriolo che invece di buttarsi in discesa verso l altro versante, mi gira intorno tornando verso l alto della palina.

18 IL CAPRIOLO INDISPETTITO DALLA MIA INTRUSIONE MI MOSTRA LA LINGUA! Un riflesso istintivo mi fa alzare il fucile e lo metto in mira. E un maschio adulto, lo vedo dalla stazza, un bel collo massiccio ed una postura fiera. Palchi in velluto ben formati con i quali di marzo quando saranno completi e li pulirà si farà rispettare dai suoi simili armato a dovere. Lo guardo mentre si ferma arrabbiato far capolino da dietro una ceppa di carpini per controllarmi mostrandomi la lingua, lo miro ancora e sarebbe facile beccarlo, ma e un capriolo e non mi spetta, così sorridendo divertito aspetto che se ne vada tranquillo. Comunque soddisfatto nel pensare che solo avessi voluto il mio combinato avrebbe fatto la sua parte, il mirino e ben fatto ed alla distanza giusta, la tacca stretta consente buona precisione sicuramente oltre i cinquanta metri, ed il calcio curvo alla bavarese ed intagliato a tre fogli di libro che lo rende elegante consente rapide imbracciate e posizione ottimale. Bene, penso, la giornata comincia bene, almeno ho visto un bell animale. Riprendo leggero il mio cammino, ancora un ansa del sentiero ma fatti pochi passi sento uno sparo sotto di me. In quel punto il monte e molto ripido e la strada uno scalino tagliato nel fianco e cercando di capire la direzione dello sparo mi rendo conto che deve essere nella mia stessa strada ma ad un livello molto più basso. Subito la radio gracchia ed e Luciano che sapendo il mio percorso mi chiama.. Ho visto un verro pascolare nei castagni ed anche lui mi ha visto, ma avevo il fucile in sicura, e mentre la toglievo e partito a mille e non l ho preso, e venuto in salita stai attento! - D istinto mi guardo subito intorno, rumori non ne sento e riprendo con passo ancor più silenzioso a scendere per il sentiero, sempre guardando in ogni direzione. Alla prossima ansa c è un curvone che mi farà vedere una lunga diritta del sentiero e progetto di arrivarci svelto per appostarmi lì qualche minuto. Invece appena arrivo all ampio tornante dall altra parte c e già in mezzo alla strada bello al pulito un trattorino che a zampe divaricate e a testa bassa mi guarda in atteggiamento di sfida. Certo lui mi aveva già sentito quando io non lo pensavo nemmeno! Con un riflesso condizionato dall abitudine alzo il combinato e chiudo l occhio, penso che si butterà in discesa e non potrò sparare. Invece resta così a guardarmi come per dire togliti, fammi passare che sono il più forte e questa e casa mia!- Sarà lontano da me una trentina di metri, forse quaranta ma e di fronte e seppur grosso noto con stupore che il bersaglio e impensabilmente stretto per la mole relativa, l unico punto largo abbastanza e la testona, ed a quella miro, prima che mi tremino le ginocchia alzo lo steker, trattengo il fiato e mollo il colpo della canna rigata.

19 UN VERRO PIANTATO NEL VIOTTOLO MI GUARDA CON ARIA MINACCIOSA! Il verro sulla botta rimane fermo e porca miseria l ho fallito? Penso solo adesso che avrei dovuto doppiare il colpo con l altra canna, ma visto l animale così immobile apparentemente indifferente piantato nel viottolo come il Porcellino della loggia sono rimasto basito come sospeso nel limbo. Il combinato d'altronde non consente rapide ricariche ma il calibro e la palla che ho usato dovevano ribaltarlo a gambe all aria, sono quattrocento chili di botta che fermerebbero un camion!. Passano così tre o quattro secondi di pena ma l animale per graziarmi dalle mie ansie di colpo si ribalta di fianco e sgambetta a zampe in aria. Che momento!. In questi casi non riesco a restare calmo, l emozione e travolgente, corro vicino al verro, gli giro intorno e resto imbambolato a guardarlo. Ma quant e grosso! Guardo, l ho colpito appena sotto gli occhi, la palla ha traversato il cranio ed e uscita dalle costole tagliandone un paio ma scansando il prosciutto. E un proiettile complesso, fatto di due parti di piombo di durezza diversa, mentre la parte davanti e tenera e crea forza d urto, la parte posteriore insieme al mantello prosegue e non si ferma neanche colpendo ossa robuste come il cranio in questo caso e creando tramiti importanti e foro di uscita quasi sempre, quindi adatta ad animali di corporatura forte come grossi cinghiali e cervi adulti. Intanto la radio gracchia e Luciano mi chiama da sotto.. Si e immaginato che fossi io l artefice dello sparo e mi chiede notizie. Confermo l esito della vicenda e chiedo aiuto per recuperare il verro visto che l auto non può arrivare da me e ci sono tre o quattrocento metri al termine della parte di strada impraticabile. Quindi Luciano organizza l arrivo dei rinforzi. Però io considero che i miei compagni sono distribuiti per la tracciatura in luoghi diversi e lontani e dovranno passare tempi lunghi per radunarli. Così penso di cominciare ad arrangiarmi da solo per accelerare i tempi. Cerco in carniera il pezzo di cordino che mi porto sempre, lego il verro per il grifo e tento intanto di giralo a valle. Accidenti! A malapena riesco a voltarlo, e quando cerco di trascinarlo mi accorgo che fatti pochi metri mi devo fermare a riprender fiato. Seppure la stradella sia in discesa e pur una vecchia strada con resti di massicciata e piena di rocce da scansare, erba che faccia scivolare non ce n è e neanche fango vista la discesa ripida. Proprio sulla discesa io contavo, ma certo l animale è troppo grosso per mè e riesco solo a fare tre o quattro tratte di pochi metri da solo.

20 IL VERRO E A CASA! COSA STARO PENSANDO? Poi finalmente arrivano gli amici con altre corde e dopo i commenti sul fondo schiena del sottoscritto, ci mettiamo in fila indiana e trasciniamo il verro fino al pik-up. Così mentre gli amici se ne vanno al capanno per il ritrovo della squadra, in quattro andiamo alla casa di caccia per sistemare la carcassa, ad aprirla e lavarla bene ed a pesarla sulla bilancia. L ago si ferma a centosedici chili, e le difese sono bellissime e le conservo ancora. Quando anche noi finalmente arriviamo al capanno del raduno troviamo il resto della squadra già pronto per partire e non possiamo neanche mangiare in pace che subito si fa la conta e si inizia la cacciata. Pazienza, mangerò seduto alla posta. Ma pur nella confusione pacche e prese in giro mi inseguono per il piazzale e, non lo nego, mi fanno immensamente piacere. Non ricordo poi il resto della giornata come sia andato, se la squadra ha trovato altri cinghiali ma forse per smaltire l emozione sono rimasto stranito a lungo ed il mio pensiero si e concentrato sulla mia avventura. Rimane forte la mia passione ed il ringraziamento eterno verso questa natura così generosa e la mia fortuna di poterne ancora godere. Libero 2012

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