Antologia Poetica 2010

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2 Fondazione Culturale e di Interventi Sociali del Gargano Viale Miramare, MANFREDONIA (FG) Antologia Poetica 2010 Sezione B ) Poesie Inedite - XIX Edizione -

3 MEMORIE D ULISSE E giaccio qui sul cuore di Penelope alla tardiva fiaccola che brucia l ultimo buio della notte. Stanca è però questa donna della tela. La trama della vita anch io ripongo e ancora il tempo misuro tra luna e luna, nel ricordo di violenti schiaffi d onda sul ben contesto guscio che sbanda e salta e affonda con sussulti di cuori e tenui speranze d approdi. Ah, pianure di Troia, dove in neri grumi s estinse tanto chiaro sangue, dove i migliori compagni lasciarono la vita, sciolte membra, per la via maestra! Torti e canuti sentieri a me il fato prescrisse, senza gloria. (Ogni viaggio è compiuto. Sei venuto a capo d ogni rotta, i tanti sfagli di cuore dominati dai ricordi. Le stelle non ammiccano, banali.) Ci sono storie di navigli, presi dalla terra e domati dai bardotti, venule di città, invasi un tempo da grida di fatica, ora dismessi, d alzaie spenti e vedovi. Neppure in quelli c è più respiro di vento. E tempo d acquietarsi nella sera. Pasquale BALESTRIERE - Barano d Ischia (NA)

4 IL TRENO Che strano viaggio finora hai vissuto! Sferragliando il tuo treno s è fermato a riposare in tutte le stazioni e ad imbarcare storie e volti lieti o tristi, brevi e precari compagni. Dai finestrini irruppero le albe, si spensero i tramonti e si distese ampia la notte con l irrequietezza del compito non svolto, dei doveri talvolta trascurati. O con la pace dell opera compiuta. Prati verdi e tersi cieli ognora ci ridiede d un nuovo giorno il sole. E per affetti ruzzò lo sfaglio ilare del cuore: la breve eternità, la piena gioia in petto dilagante, spesso rotta alla fermata seguente, con piega di dolore. Così ancora e ancora figure incerte affollano carrozze, il treno sempre in corsa, col levante già da tempo alle spalle. Controvoglia qualcuno scende, volto ad occidente. Anche tu, donna, un giorno sei salita, ti sei accanto a me seduta e come soffio aulente di brezza m hai pervaso. Noi rimarremo saldi. Attenderemo il nuovo sole che ci sfiori il cuore. Pasquale BALESTRIERE - Barano d Ischia (NA)

5 FRONTIERA Io, che ogni sera ascolto il mare e leggo il vento, posso dirvi che cos è il paese mio. Nel vento, sapete, sortilegio eterno e padrone incontrastato della notte, son bisbigli di amanti, sussurri di risacca, respiri del mare e canti di sirene, risate di Dei pettegoli e beffardi, canzoni sguaiate di un derelitto ubriaco, felice perché prende a calci un ombra e finalmente può aver l ultima parola; c è l amarezza del giovin che rincasa e toglie la faccia allegra dello struscio, per indossare quella, antica, della fame; c è il pianto eterno del pescatore triste, eroe nolente di ballate senza tempo su un uomo e la sua barca, sulla morte e il vento; ci son gerani caduti dai balconi coi sogni di mamme giovani già vecchie; spirali di esangue fumo disperse dai camini, forse ectoplasmi di speranze morte; gocciolio di cenci appesi ad asciugare, vessilli di resa nella notte scura; promesse di chi si gioca la mia gente a dadi, lamenti di profeti inascoltati, le voglie di una bigotta mai sposata, sola, che rivuole gli anni regalati a Dio; sciacquio di remi di lampara errante, che come zingara cadenza il suo flamenco e invoca mesta il Cristo dei gitani. Questo è il mio paese, dove passo i giorni e dove riposerò nella mia Notte: frontiera eterna fra il dolore e l Eden, stanco avamposto fra dannazione e sogno. Chimere e mare son l unica certezza. Tutto il resto, ma proprio tutto, è vento. Giuseppe BARBA - Gallipoli (LE)

6 LA VITA E IL VENTO.e passa la vita, e in fretta se ne va, come d inverno un vento di maestrale. Soffia dentro il cuore e nella mente, portandosi gli anni e i loro incanti, i palpiti e gli amori e i desideri, scavando abissi di malinconie e rimpianti. Mi restano intatti i sogni ed i ricordi quando il maestrale infuria e grida, quando ho bisogno di un rifugio caldo per quel poco che ancora è la mia vita. Quel rifugio è diventata la mia casa, dove risveglio i ricordi e le memorie, dove sguinzaglio i sogni, senza freni, e la furia del vento non può entrare. Ringrazio Dio d avermi fatto sognatore, di preservare i miei ricordi dall oblio, di non essermi ingrigito anche nel cuore, di poter concludere il mio tempo a modo mio. Così spesso ripercorro la mia vita, fermandomi laddove voglio io, a riassaporare il bacio di un amante o a parlare con chi oggi è presso Dio. Oppure sogno di andarmene lontano, di vivere al tempo degli eroi, al tempo in cui l uomo era bambino e cantava le ballate sugli dei. Così sconfiggo il furente urlo del maestrale, e vivo la mia vita fino in fondo. Sarò vecchio, ma son fanciullo dentro, e ormai sorrido se imperversa il vento. Giuseppe BARBA - Gallipoli (LE)

7 MALINCONIE Star seduto nella notte sulle dune, liberar tutte le fole all aria pura. Immaginarsi eldoradi nel maestrale, sognare spazi immensi, l avventura. Lasciare il corpo, andarsene nel cielo, volare sulle ali dei gabbiani. Fare il Peter Pan, sfidare il vento, arabescar la notte seguendo i cormorani.. Sfrecciare sugli ulivi e sui canneti, cantar con mille grilli innamorati, inebriarsi del profumo dei roseti. Sentire il vento che zufola alla luna, ascoltare le ballate degli gnomi, risvegliare le chimere ad una ad una e ramazzare, al primo sole, i sogni infranti. Ritrovarsi, come sempre, coi rimpianti. Guardare un cane percorrer la battigia, mostrando fiero i calci di giornata; veder lo scarabeo affrontar la duna, e poi cadere, e riprender la scalata. Saper che il cane non s illude e non rimpiange; che non ha, lo scarabeo, malinconia. E sorprendersi a sognar di non sognare, perché illudersi è una sorta di agonia. Invidiare il canto roco dei gabbiani, che non han sogni e volano.lontani. Giuseppe BARBA - Gallipoli (LE)

8 QUANDO SARÀ Quando sarà, che avrò lasciato il corpo per volare, sarò in un ciuffo d erba sulle dune, in sembianze di sussurro di maestrale, a volteggiare tra giunchi e tamerici, a flautare dolci nenie di risacca, a ritrovare i miei sogni più felici. Cercami allora, amore, tra gli arabeschi di un volo di gabbiano, nello sciabordio di una paranza, nel profumo d incenso in una chiesa, nelle corti incantate dell infanzia. Cercami ovunque, in questa terra mia, nel tronco sofferente di un ulivo, tra zolle riarse che grondano dolore, tra le gocce di pioggia in un canneto, sul muschio che sentì gridare il cuore. Cercami nel bosco in cui sognammo: sarò nel canto delle gazze innamorate, fra i petali di un fiore calpestato, su quel viottolo, ovattato di silenzio, dov ebbi amico un cane bastonato. Cercami nel tuo pianto, e ci sarò: per ogni lacrima ti darò carezze, le tue labbra verrò a baciare; sarò un soffio, o forse sarò il vento, cercami, amore: sarò lì a volare. Giuseppe BARBA - Gallipoli (LE)

9 SOTTO LA PIOGGIA.. Senza guardare il volto di chi passa, da sotto il bordo basso dell ombrello talvolta, quando piove, a un angolo di via, osservo pozze dove l acqua crea il suo mondo: e lì, passi di gente, ognuno coi suoi guai, e mille cerchi a fare il girotondo. E c è un anima in questo microcosmo, perché è così la vita, in fondo in fondo: concentrici anelli che crescon fino al nulla, ciascun con un mistero, un sogno, un pianto, un ricordo che ormai è malinconia, una chimera lunga il tempo d un incanto. Già, la vita: balletto inconcludente, futile danza, all interno d una pozza, di algidi e freddi, odiosamente uguali, indifferenti cerchi d acque smosse che, pian piano, insozzano la via, alle folate ossessionanti del libeccio e al soffio amaro della nostalgia. E vento e melma a me, deluso e stanco, acuiscono il fastidio della vita, facendomi bramare un po di sole che, sulla mia strada uggiosa di scialbe notti e troppi sogni infranti, asciughi scarpe intrise di fanghiglia e antiche lacrime salate di rimpianti. Giuseppe BARBA - Gallipoli (LE)

10 Ricordate le madri-coraggio di Sarajevo, che venivano colpite dai cecchini e dalle bombe quando uscivano per cercare un po d acqua e di pane? Quante Sarajevo ci sono nel mondo? SPERANZE DI UN BAMBINO DI UNA TERRA DANNATA Tornerò a lanciare felice dardi d avena, tornerò a lanciare felice le spighe del loglio, correrò ancora nei campi di trifogli, cercherò ancora gli occhi di mia madre fra petali di viole e di pervinche, guarderò in alto, come i girasoli, il cielo non più striato dai traccianti, inseguirò ramarri tra muretti ormai diruti dietro cui non ci sarà una canna di mitraglia, rincorrerò farfalle fra i cardi e gli amaranti, riprenderò fiato su un letto di muschio cresciuto nel cratere di un ogiva, dormirò in pace fra il ronzio di un ape e il belato tranquillo di un agnello. E sognerò un amico perduto fra gli ulivi, mentre rideva coi dardi d avena fra i capelli e con le spighe del loglio sui vestiti, sognerò il volto eterno di mia madre che corre a casa con un pane fra le mani, e sognerò quel pane, d improvviso vermiglio, rotolante nel cratere di un ogiva. E se tutti i bambini delle terre dannate avranno i miei sogni e i miei ricordi, torneremo insieme a rincorrere aquiloni, a inseguire lucertole fra i sassi e a scagliare frecce d erba nel vento, e su noi girasoli sarà azzurro e senza nubi il cielo. Giuseppe BARBA - Gallipoli (LE)

11 Ho vissuto in terre lontane Mi hanno inebriato i profumi le forme i colori del verde della foresta tropicale. Affascinata dinanzi all albero dalle grandi stelle di natale ho onorato la potenza di una natura che in quella terra creava tutto a dimensioni gigantesche fiori frutti dai profumi e sapori intensi esuberanti dirompenti come i vulcani gli immensi laghi e le maree dell oceano pacifico. Ho seminato l avocado e il banano nel mio patio e in pochi mesi li ho assaporati. Mi sono aggirata in lungo e in largo tra quelle genti. Ho apprezzato il loro teatro delle maschere ho goduto della loro musica e dei loro balli. La forza vitale che emanava da quel popolo mi ha contagiato. Poi un giorno gravida di mia figlia le gigantesche stelle di natale il cielo immenso i profumi di quella terra mi sono apparsi estranei. Cartoline affascinanti per periodi di interregni. Il mio ventre fertilizzato bramava altro altri lidi altri cieli altri profumi. La mia terra! I ricordi mi hanno inondato. Il cielo azzurro costellato di nubi bianche le pecorelle celesti delle immaginette del Redentore. I sapori e l odore del ragù i profumi degli oleandri le immense distese di ulivi, il profumo del mosto appena pestato.

12 Le ciaramelle di Natale: dall Appennino di casa in casa, di strada in strada i pastori scendevano ad allietare con i loro suoni il nostro inverno. L arte di addobbarsi e di profumarsi delle mie donne. I colori delle nostre case quelli che ancora oggi impregnano la mia, al nord. Il teatro dei pupi di strada. I poeti contadini. Il Mediterraneo! Il mare calmo azzurro verde o color dell uva. Le spiagge di sabbie fini bianche o color delle terre. Terra fertile di folgorante bellezza dolce dura impregnata del sangue e delle poesie dei braccianti di Puglia. La terra delle pietre dei dolmen dei menir dei trulli. Terra di potenti energie. Terra antica come l Africa. La terra della tarantola del ballo di San Vito. Ho raccolto religiosamente i sassi ho assaporato sulla mia pelle il profumo salmastro delle acque nella baia di S. Maria del porto là dove si adagia la cattedrale di San Vito dei Normanni meta secolare dei pellegrini d Italia e del mediterraneo oggi serrata. Secolare o millenaria? La targa sul muro della chiesa racconta da millenni la baia è luogo di devozione. Là, ho posato la mia inquietudine e mi sono pacificata. Anna Raffaella BELPIEDE - Torino

13 Immobile Ti ho visto. Immobile il corpo senza vita la testa fasciata, vestito sul letto, composto. Le viscere mi salivano fino alla gola. Il vortice. Immobilizzata anch io. Era finita. Il Suo strazio serrava il mio dolore, come il marmo sul sarcofago, seppelliva ogni emozione. Mi hanno trascinata lontano. Poi il vuoto. Per anni la ragazzina ha portato i segni della tragedia. Il volto affilato, duro, scialbo, il vuoto degli occhi, la piega rigida della bocca. Il pianto non poteva sgorgare seppellito sotto le Sue urla nel chiuso di quella stanza buia. Lei seduta su quella poltrona a fianco della consolle che ho ereditato. Già me le ero guadagnata! Accoccolata dietro quella porta ad attendere che Lei rientrasse alla vita. In punta di piedi, silenziosa, qualche incursione, vattennnnn, ricacciata sulla porta dal grido dei suoi rifiuti. Poi un giorno finalmente sono penetrata, accucciata ai suoi piedi, fedele, mi aveva accolta, il primo segno di ritorno alla vita. Io, la disperata, diventavo il suo bastone. L Oggetto dell Amore di Lui diventava il Mio. Il terzo era entrato nella mia vita e mi avrebbe accompagnato. Aggrappata a lei per combattere l orribile spirale che continuamente mi risucchiava nel vuoto. Sei sparito. Tu, lo sguardo dell Amore sui miei occhi, mi avevi abbandonata, a nessun altro potevo concedermi. Assumevo il Tuo Amore per Lei. Rimosso sei stato come il dolore che non aveva potuto scorrere. Per fortuna non c è, non mi avrebbe concesso la libertà dicevo a 20 anni. Di quale libertà parlavo? La libertà di fuggire e rompere con il Karma genealogico? Anna Raffaella BELPIEDE - Torino

14 Il Casale Il sole è alto e caldo di primo mattino. La mia amica, rumorosa e solare mi ha svegliato. Il Casale. La luce entra da ogni parte. Mura colorate. I rami di viti s'innalzano al soffitto celeste chiaro, come le porte. I pavimenti antichi come antico è il luogo. Il cammino ancora acceso. La mia alcova lassù al riparo. Pochi mobili, pochi arredi. La scritta latina in faccia alle scale dice " parva sed apta mihi" La casa che vorrei. La casa che mi accoglie nella mia terra. Strano modo di riavvolgere presente e passato. Il luogo amato nella mia Terra, un casale. A pochi chilometri da dove riposano i miei avi, dalla mia famiglia, quella d'origine. Poi c'è lei, la mia amica, fresca, passionaria, bella. Ieri, il lungomare di Bari. Lassù, dagli spalti dei Bastioni della città vecchia, mi è apparso in tutta la sua lussuosa bellezza. Giornata luminosa. I gabbiani appollaiati sui sassi in fila indiana. Mare azzurro come il cielo. Città antica, accogliente, porto di mare, porta di transito tra oriente e occidente. Ogni pietra conserva storie antichissime, come la mia gente, la mia Terra. Dicono la prima emersa in Italia. Terra di chianghe, di Menir, di Dolmen. Ho dovuto emigrare, vagare per riaccogliere il ventre che avevo rifiutato. Ora devo riprendere i compiti. Mi aspetta un'altra giornata pesante, intensa. Il sole che inonda la stanza mi accompagna, il sole della mia terra, dei miei avi. Anna Raffaella BELPIEDE - Torino

15 Il lungo cammino della Vita Ricordi un sorriso sincero Risa di bimbi nei prati Brezza leggera d estate. Ricordi di tempi lontani Piccoli ruvidi fiori Vento di Maggio tra i pini. Ricordi la calda mano Confusa tra urla scemate Pioggia funesta d autunno. Ricordo occhi tremanti Schiudersi all ombra Neve preziosa d inverno. Emanuela BERTELLO - Roreto di Cherasco (CN)

16 Come nascono i pensieri? Disperati viandanti Percorrono le vie della razionalità E formano il tempio della saggezza Percorrono le vie della fantasia E creano misteriosi personaggi zampillanti Percorrono le vie del genio E creano miscugli di soluzioni generali Percorrono le vie del cuore E creano nuvole di profumo Percorrono le vie dell amicizia E creano catene d acciaio E quando tutte queste vie sono sbarrate dalla ruggine dell ignoranza Percorrono le vie dell odio E creano macchie nere di vernice indelebile Emanuela BERTELLO - Roreto di Cherasco (CN)

17 Chi vede di più? Soltanto chi non vede, vede lontano al di là di tutte le barriere: invalicabili gioghi mentali che i cosiddetti normodotati (che brutta parola!) edificano con la lingua, gli sguardi, le accuse. così, per una strana burla del destino, senza inciampare, agile si fa largo nel sentiero dei pregiudizi proprio colui che vive nelle tenebre. Peccato, non capiranno mai le menti ottenebrate, forse da troppa luce abbacinate. Come spiegare loro che farà sempre rima con amore non sapere, della pelle, quale sia il colore migliore? Alessandro BERTOLINO - Torino

18 Fanciulli Il tempo dei passi leggeri Se un cielo tracimava sopra il solco dentro scarpe di vento noi ragazzi dietro un volo di uccelli o nella neve di acacie offerte a strade di silenzio. Argilla eravamo lucertola al sole folaga sullo specchio di ruscello beccando il sole frantumato in scaglie. Sì,noi sapevamo sommesso il rumore che il grano faceva nascendo. Nell'erba non visto il ramarro dall'occhio di vetro. Volavano magre le gambe nel salto di fosse ed oltre un segno di campana tracciata sulla pietra con i sassi rubati al fiume colorati tanti. Noi vita abitata e di lei non sapere null'altro che un'azzurra meraviglia di poggi ed infinita una campagna arresa a nubi e odori di lavanda. Farsi ricordo adesso di quel tempo ch'ebbe leggeri passi e in seno al pozzo melagrane di stelle da incrinare una notte di fionde e di ragazzi affacciati sull'orlo ad ascoltare il tonfo della pietra scesa al fondo. Urtava pareti la brocca nell'onda celando l'anguria. Ballava.. Ballava.. Loriana CAPECCHI - Quarrata(PT)

19 Granelli di sabbia Granelli di sabbia bianca Quasi impalpabili tra le mani Sono una carezza Lieve e calda Sul mio corpo adagiato sulla battigia Profumano di mare Questi giorni di metà giugno Limpidi come i tuoi occhi, Dolci come i tuoi baci Sublimano il mio bisogno di te Barbara CAPUTO - Bressana Bettarone (PV) Un amore solitario Un amore solitario Timido e segreto Se potessi solamente Immaginare. Le emozioni che mi regalano i tuoi sguardi L allegrezza al cuore quando ti vedo sorridere felice Una moltitudine di emozioni che commuove l anima Fino alle lacrime Barbara CAPUTO - Bressana Bettarone (PV)

20 L amore L amore è una vertigine E libertà di volare Di desiderare E allora spezzo le catene Dispiego le mie ali e mi elevo Fino a te Per unire i nostri corpi Fino a raggiungere quella sublime passione Che solo insieme possiamo provare Nella sensuale fusione Delle nostre anime Barbara CAPUTO - Bressana Bettarone (PV) Un soffio di vita Un soffio di vita Dentro me Delicato e indifeso Come un petalo di rosa Si culla ad ogni mio passo Incurante Del mondo che l attende Ignorando ogni cosa Ma felice di esistere Barbara CAPUTO - Bressana Bettarone (PV)

21 I sentieri del mio cuore Attraversa i sentieri del mio cuore Per scoprirne la profondità e la dolcezza Vieni a me Non temere l amore È un sentimento Che nobilita chi lo prova E dona spensieratezza a chi Davvero ha il coraggio di lasciarsi guidare Barbara CAPUTO - Bressana Bettarone (PV) Come un uragano Sei entrato nella mia vita come un uragano Una tormenta di vento che spiega le mie vele Un dolce anelito d'amore Ed io mi perdo nel mare dei tuoi occhi naufrago sulle tue labbra Cerco te, il tuo dolce abbraccio come approdo sicuro... Amo amarti Amo amore mio cerco un solo istante di tenerezza Prendiamo il largo senza meta cerchiamo nuovi confini scopriamo insieme cosa vuol dire "amore" Barbara CAPUTO - Bressana Bettarone (PV)

22 Lacrime Piovono lacrime dal cuore Nel segreto buio della notte E un fiume d acqua in piena che Da quando non sei più mio Scorre senza fine E mi fa male, avvilisce il mio cuore ferito Ma tu non puoi sapere il dolore che provo Sei straniero ormai, in questo deserto del cuore Barbara CAPUTO - Bressana Bettarone (PV) Il peso del tempo È quando ti grava addosso il peso del tempo, quando sopra le pagine del diario non sai più cosa scrivere che le speranze scivolano di mano e il gelo ti entra nelle ossa. Giacciono insieme sulla terra secca le cicatrici e una storia consumata. Ogni passo costa fatica il respiro è diventato sibilo. Ti accorgi che sei rimasto con le mani vuote. Ora ti trovi solo col tuo tempo tramutato in cenere. Non importa che inventavi favole e hai scordato la vita guidando un girasole con le mani. Ormai più non brillano gemme nei tuoi occhi. L'inverno adesso sale col suo ritmo quieto di pendolo e voleranno via come foglie le pagine rimaste intatte del tuo diario. Prima che le porte si chiudano frusciando e si dissolva, dietro, ogni miraggio l'ultimo atto sarà il tentativo di catturare nello sguardo anche una scheggia soltanto di sole Barbara CAPUTO - Bressana Bettarone (PV)

23 Tempo d'amare Tempo d'amare... Tempo che aspetta te e nessun altro, dolce tempo, impaziente tempo. Tempo che aspetta il tuo sorriso, la tua voce...tempo di ascoltarti. Tempo di tenerti qui, con me, tempo di amarti. Tempo di posare le mie mani sul tuo cuore, tempo di svegliarti. Tempo di lasciarti andare e poi ritrovarti,tempo di capirti e poi desiderarti. Tempo troppo tempo prima di ascoltare le tue parole, tempo poco tempo per lasciarle arrivare al mio cuore. Tempo che vola e che mi lasci in attesa... tempo niente altro che il tempo.. di aspettarti Barbara CAPUTO - Bressana Bettarone (PV) Uragano di vita Un uragano di vita un soffio di vento sulle mie vele un dolce anelito d'amore Mi perdo nel mare dei tuoi occhi naufrago sulle tue labbra cerco il tuo dolce abbraccio come approdo... Amo amarti Amo amore mio cerco un solo istante di tenerezza Prendiamo il largo senza meta cerchiamo nuovi confini scopriamo insieme cosa vuol dire "amore" Barbara CAPUTO - Bressana Bettarone (PV)

24 San Pio Una stella brilla nel firmamento così luminosa da oscurare il sole vicina all aura del Creatore: San Pio. Crescenza CARADONNA - Bari

25 Il volto di mia madre Ogni malato con cui m incontrerò avrà il volto malato di mia madre, bianca avrà la sua mano sfiorata senza fine lungo notti più notti al buio d ospedale; avrà le sue parole trovate all improvviso e all improvviso perse nel vuoto di una mente ormai senza ricordi e senza più lampioni Ogni malato che mi darà un sorriso sarai tu, Mamma, che non sorridi mai; avrà i tuoi occhi che guardano lontano ed i tuoi gesti di sapore antico. Sarà un prodigio che accarezzo in cuore: io madre tua, tu nel mio ventre figlia starai con me per sempre ed io potrò, negli altri, amarti all infinito. E fu volontariato ospedaliero Anna Maria CARDILLO - Roma

26 NOI BAMBINE GIOCAVAMO A CAMPANA Noi bambine giocavamo a campana, ritagliando col gesso quadrati sui marciapiedi tiepidi di primavere piene di promesse. Di quadrato in quadrato, filastroccando, saltavano bianche calzette mentre merende di pane zuccherato, da sole, ad addolcire i sogni. Sui numeri volavano gonnelle a pieghe alla buona cucite dopo cena da madri rassegnate, con l ago e con la vita in fila a metter punti, da sempre uguali a sempre. Bambine, domani saremmo state altre donne per noi ritagliando col gesso fondali diversi alla storia e, indossati costumi di scena su identiche rassegnazioni, avremmo, saltando tra i giorni, invecchiato con rabbia rintocchi delle stesse campane. Anna Maria CARDILLO - Roma

27 STAMATTINA, ANCORA UNA MORTE IN CANTIERE Hanno detto di te che sei morto stamane alle sette, in silenzio venuto giù da quei pali che aspettano un sole ancora a quell ora assopito nella nebbia rafferma di un paese qualunque del nord dove vivono i ricchi e neanche un amico. E che l unico grido che ha fatto da eco al tuo volo è stato l abbaio spaurito di un cane, venuto, curioso, a leccare quel sangue che copriva il tuo viso d un altro colore. Hai lasciato di te poco ancora: un nome straniero, mai scritto in nessun libro paga, e una misera branda disfatta, dove dare il sapor dei ricordi ad un pezzo di pane e una birra perché per i sogni, a doverli comprare, non avevi denaro né giorni abbastanza. Anna Maria CARDILLO - Roma

28 TE DENTRO IL VENTO Tra le dita se avessi un pennello e ad occhi chiusi disegnassi il vento, gli darei dei pensieri il colore quando, liberi, a sera se ne vanno evasi finalmente dai nodi stretti assai dello spazio e del vero. E se a quel vento volessi dare un suono, della tua voce soave e leggerissimo gliene farei vestito così come tu pronunci il mio nome sussurrato alla notte chiedendo alle mie mani àncora farsi al giorno. E d armonie carezza con quel vento sopra il mio viso sentirei il tuo tocco come sui prati, a sera spettina l aria tenui in mezzo all erba dei primi fiori giovani gli steli E nell alito caldo di questa prima estate che, sfinito, a occidente, insegue il sole in mare incontrar le tue labbra finalmente e con lui dentro l onda dell averti sì, come il vento, cedere alla sera. Anna Maria CARDILLO - Roma

29 Dopo Ultima notte sghemba, ultima notte sconcia, miliardesima notte curvata dai miei pensieri, dalle spume dell ansia, da tutto ciò che manca. Notte tronca, obliqua, usata, di seconda mano, lenta come i momenti difficili, sconsiderata come un pazzo, gli angeli fanno l amore e si scordano di noi, degli uomini tristi, della mia torbida insonnia. Passo dopo passo, mese dopo mese, non capisco, non so, non so chiedere e non so rispondere, collasso come una stella, ogni mia piccola particella perde elettroni, rallenta, si contrae nel nulla tende all esterno, all assurdo. Padre, madre, Dio che dormi anche di giorno e non metti l sveglia, non continuate a russare. Mostratevi dove vi pare! A nord, a sud, tra nebulose o galassie tra stelle morte o lucenti, ai limiti dell universo. Mostratevi dove vi pare!! Oltre i confini del mondo saprò scorgervi, oltre le spire dell inferno saprò vedervi, ascoltarvi. Sparate un mortaretto da lassù, facciamo festa. Vincenzo CARUSO - Benevento

30 Cade la neve Quale giorno per imbiancar la terra che spoglia e fredda si raccoglie nella sua gelida coperta. Cenci bianchi scendono dal cielo che etereo e solitario appare, poi si adagiano sui tetti, sulle piante, sui rami secchi, brulli ed implicati. Tutto è arte ed è meraviglioso: c è quella pace che toglie il respiro, che ti coinvolge fino a trasformare quello scenario in una dolce primavera. Lo scivolo rosso si distingue appena, si anima di grida dei più piccoli, che s accapigliano felici tra di loro per essere tutti i primi a scivolare. Ed ecco un uccellin far capolino che, col suo cinguettio assai stridente, rompe l incanto e cerca inutilmente. Forse ha fame o forse vuol calore. Poi canta un po più forte e vola via: ha trovato la sua briciolina o va piangendo la sua malinconia. Antonietta CICCARELLI - San Severo (FG)

31 I Poeti Che strani personaggi sono i Poeti. Han notti burrascose e senza sonno; amori travolgenti e dolorosi; cieli stellati e mari tempestosi; tanti ricordi chiusi nel cassetto. Ma che cosa hanno di così sublime da far nascere in noi tante emozioni? Han la parola : quel mezzo straordinario che arriva, travolge e tocca il cuore tanto che anche quello più duro si scioglie come neve al sole. Antonietta CICCARELLI - San Severo (FG)

32 Spettatore silente Spettatore silente di un mondo deludente. Primo atto: io osservo: le scene son quelle son semplici :c è chi vive e va avanti. E bello sognare,avere coraggio e nel mondo avanzare ( e tutti stanno a guardare). Secondo atto: si avanza, insieme siam forti, ed ecco quei tre e siam proprio perfetti. Siamo un orchestra a più suoni la musica è vera ( e per tutti è un mistero). Il tempo è finito:qualcuno è caduto, chi è vicino non guarda. Che importa! L orchestra si è sciolta, la cetra è sparita ( ma chi mai se n è accorto!). Spettatore silente : finale dolente. Antonietta CICCARELLI - San Severo (FG)

33 Tramonto d autunno E vado verso il tramonto di quel giorno caldo che, ora del sole ha solo qualche debole riflesso: un fil di luce che unisce i lembi del passato col presente. Ad ogni uomo, considerato fortunato, tocca contemplare il suo passato. Rivedere cosa gli è toccato, cosa ha realizzato, quali i valori che ha considerato. Se ha avuto tanto e non ha dato niente, se invece ha dato,ma non è bastato. Così con un velo di malinconia, in quel cielo che ne fa lo schermo, tu vedi in lontananza proiettato quel film che è tutta la tua vita. Le scene sono quelle, vorresti starci dentro: sono belle; c e tanto amore che ti riempie il cuore. Poi ci son quelle che vorresti cancellare, ma sono là e continuano a girare. Così sorridi,piangi e vai avanti con una lentezza che non è più vita, ma solo la rivedi in un tramonto a cui presto seguirà la sera. Antonietta CICCARELLI - San Severo (FG)

34 A TUTTE LE MAMME Bello e robusto il pargoletto Al primo vagito lo stringe al petto Gesta d amor, materno affetto Vigile e lesta ad ogni richiesta Piange, s appresta con salutar Intruglio di verdi campi MA CHI SEI? Sono una mamma Nome bellissimo Mamma ammirabile Mamma famosa Ferma e amabile Sempre umile e di poche parole Anche se povera, ma ricca di fede Stanca d età, sempre dolcezze Il tempo è nemico. L amore resta. Un dì mi disse: PERDONAMI E ORA Anche le mamme sono di Dio Dai suoi begli occhi, l ultimo bacio Brevi sospiri e poi...piu NULLA Si estingue la vita Presso quel letto di stanco dolor Rimasi immobile, muto e pensoso Nell acre silenzio pregai: Buon Dio tutte le mamme sono ANGELI VERI. Erminio CIOFFI - Ceppaloni (BN)

35 Ai caduti Sotto le vostre steli, annerite dal tempo, odo giocoso vociar di bimbi e giovani ragionar d amore sulle panchine; tra i rami, sboccia primavera, con canti d uccelli festosi e il sole colora ogni dove e riscalda ogni cuore: tutto si rinnova, sotto il cielo della vita. Ma, per voi, non un dopo alle vostre giovani vite, solo crepitio d armi, dolore e morte, non vi raggiunge amore, né sole vi scalda, né primavera fa palpitare i vostri cuori; ma, dietro algide steli, spiate questa pace, costruita con le vostre vite, e continuate a vivere in noi e in quelli che verranno, per sempre. Maurizio D ARMI - Varese Ligure (SP)

36 Il Popolo dei Romani Un Popolo senza territorio e senza frontiere, sperso per terre lontane, tra gente che non lo conosce, che non vuole conoscerlo e lo emargina perché diverso. Un Popolo senza spada e senza armi, che non fa guerre, né rivoluzioni e non pratica il terrorismo, ma conserva geloso la propria identità, la propria cultura e non prevarica le altre. Un Popolo in marcia da sempre, che empie le vie del mondo, non le piazze, perché queste non gli appartengono Un Popolo di fratelli, non di concorrenti, che considera fratelli anche gli animali, ma non pretende di umanizzarli. Un Popolo per il quale la famiglia è famiglia E tale resta per sempre E non abbandona i suoi vecchi, ma, come fiaccole di vita e di esperienza, li onora. Un Popolo che guarda alla morte Come punto di arrivo, non di oblio, e seppellisce i suoi morti nella nuda terra e non sotto gelide steli di marmo, eppur ne mantiene vivo il ricordo e ne tramanda l esempio. Un popolo in salita, in perenne salita, che non piange e non si dispera, ma si arma ogni giorno di pazienza infinita e fede incrollabile, e leva gli occhi al cielo per pregare, non per imprecare. Un Popolo di eroi, perché eroi Sono coloro che hanno per tetto il cielo, quando il cielo è benigno e quando benigno non è. Un Popolo che conosce l esempio, più che le parole E vive ogni nuovo giorno come l alba della vita, anche se gli porterà fatiche e affanni infiniti. Un Popolo che vive i ritmi della musica più sfrenata, ma resta silente e pacifico tra i rumori del mondo ed esorcizza il dolore con canti e danze. Al calore dell altalenante luce d un fuoco robusto e all allegro ritmo del suo crepitare, danzano e cantano a piedi nudi e sono felici, veramente felici. Un Popolo che ama la libertà sopra ogni cosa E s immola ogni giorno per essa E sa stupire il mondo, per abilità, coraggio e forza inarrivabili, ma per il quale gli applausi durano solo il tempo di un attimo. Maurizio D ARMI - Varese Ligure (SP)

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