La mente colorata. L Atelier di scrittura Inchiostro sensibile presenta. Narrami o Musa dell eroe multicolore, che tanto vagò (Omero, Odissea, I,1)

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1 L Atelier di scrittura Inchiostro sensibile presenta La mente colorata Narrami o Musa dell eroe multicolore, che tanto vagò (Omero, Odissea, I,1) -Luce, soltanto luce che trasforma tutto il mondo in giocattolo. -Benissimo, faremo gli occhiali così (Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River) Yesan Clemente Serena Brenga Ulduz Ashraf Gandomi Luca Ballandi Giulia Zanotti Lisa Bignami Evelina Pedroni FrancescasBorsari Gaia Landi 5 A 5 E 5 E 3 A 5 H 4 H 4 H 4 I 4 I Prof. Magda Indiveri Anno scolastico 2003/2004 Liceo Laura Bassi Bologna 1

2 Nel principio, Elohim creò il cielo e la terra (Genesi, 1,1) Nel principio Elohim creò i colori per dare vita a lei. Prese il rosa da sottili petali e ne colorò le carni, poi venne sera, e venne mattina; un giorno. Per i suoi occhi Elohim scelse il verde rubandolo ai prati E rese vasto il suo sguardo. Poi venne sera, e vene mattina, e un secondo giorno. Ai suoi capelli Elohim donò il color vivo del sangue misto a splendenti raggi di sole, e mentre cià accadeva venne sera, e poi mattina, un terzo giorno. Elohim creò per il suo sorriso un prezioso colore stillato dai diamanti, e venne ancora sera, e poi mattina, un quarto giorno. Allo spuntare di un arcobaleno Eohim ne fece promessa per le sue emozioni che veloci si succedevano come lo scorrere di un notte seguita da un mattino e un quinto giorno. Ma lei non c era più Confondendosi ormai tra i colori del mondo ed Elohim la cercò invano mischiando tutti i colori, così diede vita al nero per intingervi il proprio dolore. SERENA BRENGA Nel principio Elohim creò i colori, con l aiuto dell amico Platone chiese in subaffitto il mondo Iperuranico e camaleonticamente scivolò dalla luna, alle stelle dall arcobaleno all argento e dopo aver assorbito l essenza di ciascuno di essi, pensò che ciò che mancava era il suono umano che ciascun colore emetteva, così il secondo giorno, dopo una assennata ricerca di quel qualcosa che aveva già, Elohim, sceso nel mondo terreno, creò le vocali. Come gocce d acqua primaverile si posarono su ciò che inconsciamente le possedeva, poi venne sera, poi mattina e un altro giorno. Elohim diede sfogo al suo genio, vedendo ancora l incompletezza trovò le consonanti scivolare davanti ai suoi occhi e afferratele nel pugno destro come sistri d argento, rimbalzarono dallo scrigno, poi venne sera, poi venne mattina e un altro giorno ancora restava a Elohim per concludere il miraggio: troppo stanco per rincorrere un altro sogno vagò per la baia delle sirene e, strappata l ugola ad Ariel, scoraggiato e demoralizzato, calciò la parola rendendola vita. GIULIA ZANOTTI Vi era un ammasso inconsistente, appiccicoso e incolore, Elohim lo prese e lo plasmò fino ad ottenere una sfera e vide che era buona. Venne sera e poi mattina, un altro giorno. Elohim divise la sfera nell assenza dei colori e nell insieme dei colori e gli diede il nome di nero e di bianco, dipinse con il primo il cielo e con il secondo la terra e vide che era buono 2

3 Venne sera e poi mattina, un altro giorno. Elohim si accorse che il bianco e il nero erano si buoni, ma non avevano vita, tutto era immobile, così creò il rosso e vi dipinse tutto il mondo che scaturì un energia fortissima, vide che il rosso era buono. Venne sera e poi mattina, un altro giorno. Elohim si accorse che il rosso era forte, ma non riusciva da solo a dare vita al mondo, così creò il blu e vi dipinse il cielo e l acqua e vide che era buono. Venne sera e poi mattina, un altro giorno. Elohim si accorse che il mondo era un incontro tra forze contrastanti, la calma e la forza, mancava un equilibro, creò così il giallo, la luce, che si unì al blu e al rosso dando vita ai colori, nacque il verde che colorò le gemme, nacque l arancione che colorò i nasturzi, nacque il rosa che colorò il cielo al tramonto, nacque il viola che si immerse nei giacinti e nei lillà, nacque il marrone che impregnò la terra. Elohim vide che i colori erano buoni. Venne sera e poi mattina, un altro giorno, la vita era nata YESAN CLEMENTE Nel principio, Elohim creo` i colori. Ma la terra non poteva essere bruna in ogni parte del mondo, cosi` prese il sangue e lo mescolo` a cio` che rimaneva di una sedia di antico legno sgretolato. Elohim chiamo` quel colore "rosso", colore di uan terra che appartiene solo ad uno spicchio di mondo, di una distesa di briciole di mattone: e` il color rossastro della terra d Africa. E vide che era cosa buona. Poi venne sera, poi venne mattina. Primo giorno. Elohim voleva chi animasse la Terra. Fuso caramello e chicchi di caffe` macinati bastavano per modellare le cornici di denti bianchissimi. Chiamo` quel colore "marrone", e vide che era cosa buona per metterci alla prova, per vederci spaventati. E venne sera, poi venne mattina. Secondo giorno. Ma Elohim era stanco di creare,era necessaria molta serieta` per dare vita a quel mondo. Concentrazione, fatiche, sforzi immensi fino a quando un idea gli porto` grande sollievo. Prese prugne e, a piedi nudi, le pesto`. Spoglio` con frenesia ogni singolo chicco d uva tenendosi soltanto la sottile pellicola esterna. Con le mani mescolo` il tutto ed Elohim chiamo` quel colore "viola", il colore della magia. E vide che era cosa buona, poiche` la magia alleggeriva i suoi sforzi e la fatica fisica. Solo schioccando le dita ogni cosa veniva creata E venne sera, poi venne mattina. Terzo giorno. LISA BIGNAMI Primo giorno. In principio Elohim creò i colori, rubò un bacio e poi un sorriso, prese l essenza di quel dolce imbarazzo. Pura emozione di gote arrossate Fragile e bella come papaveri d estate. Ed Elohim vide che era cosa buona E il nome rosso a quel colore diede. E fu sera e mattino. Secondo giorno. Elohim prese il rumore del vento, venature di cielo vi furono aggiunte 3

4 in una goccia d aria nel sole mischiate del mare la brezza assorbì in un istante. Ed Elohim vide che era cosa buona E il nome azzurro a quel colore diede. E fu sera e mattino. Terzo giorno. Elohim raccolse lunghi steli di grano, biondi raggi di gioia intrappolati nel manto liberata la spiga dai legami terreni, ne colse la sua anima più chiara. Ed Elohim vide che era cosa buona E il nome giallo a quel colore diede. E fu sera e mattino. EVELINA PEDRONI 4

5 Riporto qui di seguito un elenco dei motivi per cui odio il (Mark Haddon, Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte Einaudi 2004) I COLORI CHE ODIO MARRONE: Liquefatto e sporco nel terreno, pesante nel mobile antico, Scuro nei capelli che vorresti più sfumati, freddo nel pavimento della classe odiata, cattivo negli occhi di chi hai adorato. GIALLO Non mi piace perché crede di essere frizzante,solare, estivo, pieno di calore. Mentre qualsiasi altro colore può dimostrare ugualmente la sua vitalità, il giallo rappresenta un assoluto. Il Giallo deve dimostrare per esempio per chi lo indossa, di essere allegro e scattante. Se così non fosse, vi sarebbe un'incoerenza che tutti noterebbero. Il Giallo è schiavo dei suoi aggettivi, non può tendere ad altro. FRANCESCA BORSARI MARRONE Marrone come il tronco degli alberi. Marrone come il colore delle sudice tapparelle di casa di mia nonna. Marrone come la carne ormai acida. Marrone come un paio di mocassini. Marrone come il cane del mio ex vicino di casa: lo detestavo, non faceva altro che abbaiare. Avrei voluto con tutte le mie forze potergli mettere una vipera in giardino! Oppure piazzarmi lì, con un paio di cuffie ultrapotenti e starci finché non gli si fosse scaricata la voce! Marrone come il colore degli abiti vecchi, usurati, il colore della vita che si sta spegnendo. GRIGIO Grigio come quel cielo d inverno, sempre tutto uguale, tutto grigio. Niente espressione. Niente movimento. Solo questo tappeto grigio domina d inverno sulle nostre teste. Grigio come le ringhiere del giardino della mia scuola elementare, sempre così restrittive. Soffocanti. Grigio come i lampioni della tangenziale. Incombono alti e cupi. Rapidi, ansiosi m inseguono in quella cieca corsa asfaltata di nero. Grigio come l estinguersi della libertà delle catene, grigio come il freddo del ferro. Grigio come il piedistallo della flebo in ospedale. GAIA LANDI ARANCIONE È il colore delle giacche catardriotte e Guido aveva un pantalone così, arancione ed argento ed era bruttissimo Arancione perché stona con tutto Perché ha quella r dopo la a Arancione perché chiamavano la mia amica mandarancia È il colore del centrifugato di carote Fa venire la nausea BEIGE colore di una vecchia aristocratica Colore dei banchi, di cinque anni in questi banchi 5

6 Faccia stanca Colore dal nome francese e i francesi Muro scrostato di una città sporca Bianco che era bianco Colore indefinito Della crema di sesamo Di queste pareti Colore che annoia YESAN CLEMENTE Marrone, gigante ridondante, senza capo né piedi, né di me, né di lui sai assaporare qualcosa, camaleonticamente semplice da imitare, ma quotidianamente troppo distante da quel viaggio chiamato arcobaleno. Calpestabile, nebbioso e seccante dal prisma e dal non colore è già tenuto a distanza, e in sua presenza non ci resta che fingere. GIULIA ZANOTTI IL GRIGIO Il grigio è quel colore dell'asfalto piatto, senza crepe triste e freddo Grigio è un padre senza slanci di vita Grigio è il volto di sorrisi sforzati della gente di città specchio opaco del un cielo Grigio è il topo clandestino sulla nave di pirati che squittisce furbastro tra le scorte della stiva ARANCIONE FOSFORESCENTE Colpisce gli occhi senza chiederti posso prepotente eccentrico sempre al centro dell'attenzione Arancione è il colore degli addetti alla strada colore di incidenti non porta mai niente di buono ULDUZ ASHRAF GANDOMI GRIGIO -L asfalto che scotta e che, soprattutto nei mesi piu` afosi, inala quell odore intenso e fastidioso -I capelli morbidi e brizzolati di mia nonna. E quel dolore e` ancora incastonato nella mia gola. -Il fumo. Detesto ascoltare chi parla parla e non conclude mai nulla. Il cosiddetto "tutto fumo e niente arrosto" mi crea tanti fastidi. -I muri sporchi di Bologna. Sono impregnati e colorati di smog e non piu` della tanto amata vernice. 6

7 -La cenere che e` simbolo di un fuoco spento, di qualcosa che muore e deteriora lentamente. ROSA -Il mio corpo che non riesco ad accettare e apprezzare. -Le unghie che non sono capace di curare. -il maiale che sono costretta a masticare e digerire, quando la mia scelta vorrebbe essere un altra. -I fiocchetti di stoffa rosata fra i capelli delle bimbe che mi sembrano tanto pacchetti regalo per i genitori. LISA BIGNAMI VERDE STAGNO: le pareti di questa scuola e della mia vecchia. Danno l idea di soffocamento. I sassi sporchi vicino al fiume- La muffa del formaggio. Il fango quando si asciuga. GRIGIO SPORCO: l ascensore in cui sono rimasta bloccata. La neve sporca. L asfalto. Le fontane con tubi grigi, per il sapore metallico dell acqua che esce. EVELINA PEDRONI 7

8 Il-nome-del colore (giallo indiano, rosso persiano, verde pallido) traccia una specie di regione generica all'interno della quale l'effetto esatto, speciale, del colore è imprevedibile; il nome è allora promessa d'un piacere (R. Barthes Barthes di Roland Barthes Einaudi 1980) PORPORA, sparisce nell aria appena la si nomina Liquido caldo, lento, inafferrabile Porpora, labbra di fuoco di una puttana Sangue che cola per una morte tranquilla Parola gustosa che basta una volta Cuore che batte Sussurro fugace Bicchiere di vino, rubino nel fango, veleno, gote di lampone YESAN CLEMENTE E il BLU COBALTO che incanta La mia lingua Di leggerezza e mistero Blu cobalto Profondo come il mare E come la notte Libero come un gabbiano Che scivola lontano Blu cobalto Come la magia SERENA BRENGA ARANCIONE. Una fiamma improvvisa. Uno sprizzo di vivacità. Un ombrello di allegria nel bel mezzo di un temporale. Non fa forse venir voglia di sorridere? Arancione. Il colore del sorriso. Il colore del pallone di un bambino. Il colore di una farfalla immersa nel suo volo di libertà. La dolcezza della libertà. La simpatia di un sorriso. L affetto di un abbraccio. Arancione. Un salto di gioia in un prato di colori. La magia di un arcobaleno di felicità. GAIA LANDI COBALTO Perché è fine, raffinato, profondo, la"l" scende dolce sulla punta della lingua...ed è rilassamento. Cobalto però è anche fiero, orgoglioso, impone rispetto. Non è il colore di un posto comune, ma si trova solo in quei luoghi incontaminati, che non calpesteresti neppure, per non rovinare la magia. Cobalto racchiude dentro di sé il contrasto di chi vuole lasciarsi andare completamente, ma al contempo desidera mantenere il controllo su di sé e sul mondo. Cobalto è perciò in bilico tra l'azzurro del giorno e il blu-nerodella notte E, così come me, non ha ancora trovato la sua piena realizzazione. FRANCESCA BORSARI 8

9 Rosso di sangue Forza animale rito tribale dai ritmi vorticosi Sete martellante di ciò che non posso Velluto regale capriccio e brama per ogni energia che nell'anima vi scorre ULDUZ ASHRAF GANDOMI 9

10 Entro in un quadro JUDIT REIGL DEROULEMENT Un tuffo in mare. Schizzi, spruzzi. Un altro tuffo. Di nuovo schizzi, spruzzi. E ancora un tuffo. Stavolta niente. Buio, nero. Un agitarsi continuo nell acqua. Mani e piedi che si gettano violentemente contro qualcosa di oscuro. Il corpo che si dimena nel tentativo di sfuggire vanamente ad una forza scagliatasi contro di lui. Un senso di affannosa inquietudine assale l anima incatenata in questo corpo impotente. Continua a scuotersi energicamente ancora invaso di speranza. La mano. Un dito sfiora delicatamente uno spiraglio di luce. La schiuma bianchiccia delle onde. Un breve sguardo alla libertà. E di nuovo sprofondare nel silenzio. Nell oscurità. Sempre più giù. Vani sono i tentativi di raggiungere ancora quella schiuma. La schiuma della speranza. La schiuma della libertà. E proprio questi sforzi impediscono di risalire. Ricacciano ancora più in fondo questo corpo, ormai inerme. Ed ecco che la schiuma si fonde col blu inquietante dell acqua. Lontana, inafferrabile, scivola via. GAIA LANDI G. KLIMT WATER CASTLE Essa non era una ridente cittadina, perché il verde, oramai, aveva invaso ogni cosa Non c'era più cielo, ma alberi. Non più case, ma edera, che prepotente aveva invaso tetti e finestre Non c'era più il blu delle acque del lago, ma quel verde lucido, lucido e finto. Pareva che il villaggio si fosse arrestato nella quiete pomeridiana di un giorno soleggiato di primavera, ma che la rigogliosità di quell'attimo, quella pace apparente, nascondesse in realtà qualcosa di terribile. "Ma quanti viaggi ti fai?!" pensò James tra sé e sé. Poi si alzò e raggiunse il bagno. Sbadatamente rivolse uno sguardo allo specchio e notò che i suoi grandi occhi scuri avevano qualcosa di diverso. Si avvicinò. Erano verdi. FRANCESCA BORSARI G. KLIMT WATER CASTLE Non ho bisogno di nulla. Tutto il mondo che mi serve è riflesso nell acqua. Il morbido prato: la mia dolce coperta. La bicicletta a pochi metri, appoggiata al sole. Là contro il muro delle casa gialla. Cinque del pomeriggio. Fresco. Fresca primavera, tutta da respirare. La sento entrare nei polmoni, passare dal cuore, arrivare alla mente e liberarmi. L avverto con tutti i suoi pollini, con l odore di lago, il profumo di erbe. Mi calmadi una profonda serenità. Azzurro. Il cielo dove scivolano le nuvole. I miei pensieri si tingono di verde e azzurro intenso, di luce. Il resto scorre. EVELINA PEDRONI A. MODIGLIANI DONNA SEDUTA Sei entrata sbattendo la porta, fuori il cielo era blu e sfumava nel nero, un temporale era appena nato, un figlio cresceva in te Ti sei tolta la giacca leggera, l hai appoggiata sul letto, eri tutta bagnata, i capelli corvini luccicavano come piume di una gazzaladra Con passi decisi, un po stanchi, un po barcollanti, ti sei seduta davanti a me, sulla sedia antica di quercia. Quel vestito che sapevi mi piaceva aderiva sul tuo corpo bagnato, sentivo la tua pelle rosa, calda, che respirava. Mi hai guardato con occhi sinceri ma vuoti, gli occhi del temporale che avevi passato Pensavi all amore che avevi dentro, a quell amore tradito che non ci saremmo mai perdonati. La tua bocca era una ciliegia matura, l arcata delle tue sopracciglia un volo di un gabbiano verso ovest. 10

11 Perdiamoci insieme nel profumo del tuo corpo bagnato dalla pioggia, in quel blu che sei tu. YESAN CLEMENTE JUDIT REIGL DEROULEMENT E ti tenevano su eri pesante, insoddisfacente conglomerante e tu piccolo nano sei stato costretto a sorreggere quelle anime, non ti hanno chiesto il giusto peso che avresti dato al tuo ruolo, un solo scivolone e nel bel mezzo delle falde acquifere la tua onnipotenza avrebbe creato l unicità, falso è il tuo nome, grigio- blu il tuo cognome come un sussulto evapori nella colpa, sei tu reo di non aver portato a compimento la tua missione, tu soldato errante ti vantavi di non aver cicatrici sul volto, ma il disprezzo basta per incidere la tua pelle. Ferite irrimarginabilmente aperte, un ossimoro puntato sul foglio sei rimasto e ancora una volta dietro le tue colpe ti celi abilmente GIULIA ZANOTTI E. MUNCH: DANCE ON THE SHORE Giorno di festa sulle rive madreperla: si ride e si balla fino a tramonto. Le acque s'increspano ad ogni mio salto i rami si allungano per abbracciare il mio canto. Vento, ebbrezza rossa di un sole di languido. Ragazze, liete: sassi rosa per saltellare; voci schiamazzi e due losche figure. Per mano si balla ed è vertigine in tondo. Un bianco gatto zampetta lontano. ULDUZ ASHRAF GANDOMI M. ROTHKO NO. 15 Due mattoni. Argilla solidificata, un bruno colore. 11

12 Un muro. Un minuscolo dettaglio di un muro gigantesco.i mattoni sono due, ma uno di questi e` solcato da una piccolissima striscia di acqua frusciante.acqua che attraversa il mattone, scorre da levante a ponente e da ponente a levante. Un chiaro segno di vita per quel cumulo di terra tristemente compatta. Ma entrambi i mattoni sono circondati da questo spirito vitale...sono scosse di vitalita` paragonabili a quelle che abbiamo anche noi nella nostra quotidianita`: certe ci attraversano e scavano fino ad essere interiorizzate in maniera totale e certe ci girano solo intorno, ce ne danno soltanto un assaggio per poi lasciarci come un mattone. Ancora una volta scuro e infelice. LISA BIGNAMI 12

13 Al centro di Fedora, metropoli di pietra grigia, sta un palazzo di metallo con un sfera di vetro in ogni stanza. Guardando dentro ogni sfera si vede una città azzurra (I: Calvino Le città invisibili Einaudi 1972) CIOCCOLANDIA Nel lontano Sud America alle sponde del Rio delle Amazzoni c'è una città incantata. Lì il sole irradia una calore buono che arriva a scaldarti il cuore. E' la città del cioccolato, ma il suo nome non ha tutti questi articoli e sostantivi, il suo nome è in una lingua antica e sconosciuta fatta di suoni provocanti e sensuali. Mentre gli uomini si preoccupano della caccia, le ragazze raccolgono i frutti dalla pianta di cacao, All'alba la raccolta, e la macina durante la mattina. Poi nel pomeriggio avviene quel magico procedimento che trasforma il cacao nel cioccolato ed ogni giorno si sperimentano i segreti della sapienza degli antichi con nuovi sapori ed aromi. La sera, tutti accorrono nel palazzo delle sorprese ed è subito un vortice invitante che prende i sensi. Una ragazza cosparge di cioccolato fondente caldo i corpi stanchi e li massaggia. C'è poi un banchetto dove ognuno trova il cioccolatino corrispondente ai suoi desideri: chi con il peperoncino, la cannella, il latte. I bambini hanno un luogo privilegiato dove possono sporcarsi e pasticciare per tutta la serata. E poi un nuovo giorno e poi i secoli, ma il "freddo" dell'europa l'ha distrutta, ha rubato solamente i suoi frutti però, senza capire che il cioccolato non è uno strumento da usare contro la depressione, ma la fonte di felicità da cui attingere la propria esistenza. FRANCESCA BORSARI La CITTA` DI ROSSELLA Citta` mia, sangue del mio sangue, in te mi riesco a riconoscere. Voglio restare qui dentro. Un cuore a cui arrivano tutti gli impulsi, anche quelli piu` deboli. Non importa. Il mio cuore rischia di esplodere, incontrollabile muscolo che e` parte di me ma che non riesco a dominare. E` impazzito. Continua a pompare sensazioni su sensazioni. E cosi` il mio cuore non ce la fa piu`. L anima mia trova un po di quiete e silenzio soltanto all ombra di quei papaveri raggrinziti come fazzoletti stropicciati. Le abitazioni, nella mia citta`, sono bacche minute e tondeggianti arredate di passione, coi materassi di labbra carnose e mura lisce come gengive. I turisti non devono preoccuparsi: gli alberghi sono fragole con mille campanelli di semini. Perche` Rossella e` accogliente, calda, ma gelosa della gioia che prova. L amore e` sfuggente, continuo, senza riserve. Nella citta` di Rossella ogni minuscolo abitante e`, a sua volta, abitato da un forte sentimento che ingombra piu` del suo corpo. Quel sentimento che provoca quelle buffe gote rosse sul viso: c e` chi e` innamorato e chi si trova in imbarazzo, ritenendosi un po inadeguato per quel mondo. Ma un segreto o una leggenda fra i cortili corre: il creatore di Rossella genero` ogni cosa disegnando cio` che desiderava col rossetto rubato dalla borsetta di sua moglie e il nome di lei alla citta` poi diede. LISA BIGNAMI 13

14 Benvenuti a FOSFORONIA città verde fosforescente. Qui,di giorno,tutto è morto,e non c'è gente,e sulla strada e sui palazzi aleggia uno spettrale biancore sepolcrale. E poi,di giorno è sempre grigio,e triste,e il selciato è spazzato continuamente da un freddo vento boreale e gelido;è aria di silenzio,e sferzante alito di annoiata malinconia. Però,la notte,a Fosforonia torna la vita,e che vita! S'accende tutto d'un verde abbacinante,e fluorescente,e le strade sono colme,farcite di persone,persone felici ed ebbre,e gentili con tutti. I palazzi s'illuminano, verdastri imponenti fantasmi,ed i fiumi,come corsi di sfrigolante lava fredda,indicano il cammino alla gente confusa. Molta gente spesso non si adatta mai al verde bagliore di Fosforonia. Ma chi ci vive da sempre l'adora,e mai si staccherebbe da lei,mistica e misteriosa patria di crepuscolare gioia. LUCA BALLANDI MARGARITA L isola del tesoro, l isola che non c è, è all orizzonte, tra il mare e il cielo, coperta da nuvole leggere e protetta da una muraglia altissima di perle identiche. Non c è entrata e neanche uscita. È grigia, bianca, rosa o blu, cambia sfumatura a seconda degli occhi che la guardano. Dentro le mura la città è piccola, le case hanno mura opalescenti, lisce, fredde. Le piante crescono selvagge e hanno fiori bellissimi ma velenosi, dai colori dei frammenti di luna. Il mare riflette il cielo ed il cielo riflette il mare, non ci sono confini, si è sospesi, come un amaca appena abbandonata che continua a dondolare. Le strade sono cipria di stelle. Tutto è pronto, le tavole imbandite, le candele accese, i festoni attaccati e le ghirlande di fiori preparate. Tutto è pronto e nessuno entrerà, nessuno aprirà l ostrica per scoprire la perla. YESAN CLEMENTE Mi cucirò calzoni neri Col velluto della mia voce Ed una blusa gialla con tre metri di tramonto (V. Majakovskij A piena voce Mondadori 1989) Mi cucirò calzetti arancio con le risate di un bambino ed una sciarpa rossa con una striscia di arcobaleno Mi cucirò una gonna di seta lilla con la dolcezza di un petalo di rosa ed una maglia blu con degli stracci di cielo GAIA LANDI Mi cucirò un turbante rosso Col fuoco del mio corpo Ed una veste nera con la profondità dell anima 14

15 Mi cucirò un vestito lilla Con la malinconia dei fiori Ed un lungo velo di polvere di luna SERENA BRENGA Mi cuciro` una gonna di fiori d arancio con la sensibilita` dei miei abbracci ed un bianco calzino bucherellato con quella collinetta di neve rovesciata che e` il mio sorriso. Mi cuciro` un cappello di un giallo sporco con la bravura, liscia come seta, che ho di rifare lo stesso sbaglio e una sciarpa lanosa ed annerita per confondermi e nascondermi dall ombra di quell errore tanto amico. LISA BIGNAMI 15

16 Dove abita l oblio? Vicino alla casa del sonno molti dei nostri desideri hanno i colori di un quadro dimenticato (A. Brusatin L arte dell oblio Einaudi 2000) LA STANZA DELL OBLIO Apro una porta. Davanti a me, un lungo corridoio. Procedo lentamente, con cautela. Tutt intorno, il buio. Un buio strano, intenso. Mi sembra di camminare nel vuoto, nell infinito. Improvvisamente sento con la mano una sorta di maniglia. Non la riesco a vedere. Provo a girarla. Qualcosa si apre. Ed ecco apparire una spirale. La sua scia viola intreccia l oscurità di quel tetro luogo saettando in un moto circolare continuo. L ansia mi assale. La scia viene verso di me, mi afferra, mi trascina con sé. Vengo proiettata all interno della stanza. La scia mi costringe a girare su me stessa. Forte. Sempre più forte. Ora non distinguo più la scia dal vuoto di quel posto. Mi gira la testa. L angoscia m tormenta. A poco a poco qualcosa di pallido, opaco, offuscato si fonde con la scia. Immagini. Sono immagini. Non capisco. Ancora immagini. Vengono risucchiate da questo vortice senza fine. Ora la scia mi è sempre più distante. La inseguo. Non ci riesco, non riesco a smettere di roteare. Continua ad allontanarsi. Ora vedo soltanto un pallino viola. Poi neanche questo. Stremata, cado a terra. Rimango sola in mezzo a quel buio inquietante. Mi guardo attorno. Tutto è uguale, tutto buio. Tutto vuoto. Resto a terra. Provo a gattonare. C è qualcosa. Sembra una parete. Sì, è una parete. Continuo a tastare. È un muro. Una stanza. Ma nient altro che il vuoto. GAIA LANDI LA STANZA DELLE COSE DIMENTICATE E' sempre Agosto in quella stanza, le finestre sono aperte, ma Le tende sempre immobili, perché non circola vento. E' la pesantezza di tutte le cose rimosse perché ci davano fastidio. Abbiamo preferito tenere quell'immagine di allegria e soddisfazione, ma quanti momenti di cupa noia e malinconia. Le pareti sono colme di parole e pensieri scritti in un ordine maniacale, che ci rattrista perché monotono e privo di significato Preferiamo ricordare lo schiaffo in faccia o il bacio d'addio, ma la stanza non ci piace guardarla perché ci ricorda che per quei pochi istanti in cui si vive davvero, ce ne sono 100 di assoluta e piena abitudine. FRANCESCA BORSARI Botola nascosta da uno specchio d acqua Punto dove nasce l arcobaleno È una piccola fessura che poi si apre all improvviso come uno sbadiglio Dentro una stanza, non ha dimensione, non ha colore, non ha profumi e neanche rumori File infinite di ampolle stregate, con ricordi stregati e ghiacciati Ricordi di una giornata in cui non eri ancora te stessa Ricordi di giochi nascosti d infanzia Ricordi di un ballo con vestiti di seta ed organza, di una notte di gelsomino Ricordi di un futuro, di un passato, di un presente che mai esisterà. Bagno in acqua gelata fino a non respirare più Pianto disperato che trafigge le maschere Bacio lungo, sperato, sulla fronte, sugli occhi. YESAN CLEMENTE 16

17 Ci sei arrivato, contro il tuo volere, dentro il tuo non essere, passi lenti e ben distesi, trattenendo l aurea ed eliminando lo sfavillio. Piano ancora più piano, senza accennare un saltello, senza procedere a zoppogalletto entri in un silenzio strozzato; afono e corpo sei rimasto, lei, quella donna splendida se n è andata, ti ha lasciato senza scusarsi, senza dirti per favore posso?. Non inciampare nuovamente in tutte le anime a terra, impercettibili ci sembrano, ma inconsistentemente percepibili da chi è distante. Ormai polvere e sabbia sono E osservando il tuo dondolio ti chiedo, lanciata sui tuoi occhi, di fermarti in questa ipercinetica ricerca allucinogena. Uscito dalla prigione senza sbarre potrai ritornare a essere maschera. GIULIA ZANOTTI Mi trovo qui al centro di questa stanza dalle pareti alte, infinite, dipinte da non colori.niente qui ha nome e le cose stesse che mi fanno compagnia non ricordano, neanche loro. Sono seduta a terra, non ci sono mobili intorno a me, è tutto vuoto, ma gli oggetti che mi circondano in realtà sono tanti e i colori che li caratterizzano, ora, chiusi in questa prigione, non hanno stabilità e pian piano si confondono tra loro. Dall unica grande finestra etra una soffice e sognante nebbia, avvolge tutto, non vedo più niente. Ora restano le parole ad infrangersi contro questi muri spessi, crudeli e preziosi e ci sono le immagini che vengono proiettate da qualcuno alle mie spalle, ma non so cosa significhino perché niente qui ha senso, lentamente tutto viene dimenticato. La nebbia ormai avvolge tutto, anche me, spero solo che qualcuno mi tiri fuori, si ricordi di me. Ma non so chi. SERENA BRENGA La stanza della dimenticanza Questa è la stanza di chi vuole dimenticare...dimenticare...la fatica del lavoro in miniera...l'insofferenza di una vita fatta di rinunce...speranze infrante...e solitudine.una vita senza un viso femminile...un calore materno e il piacere...piacere sensoriale. La mia stanza è una stanza dall'arredo antico in stile cinese:stampe ingiallite raffiguranti draghi e giovani fanciulle decorano le mie pareti mentre un paravento in seta mi separa, a intervalli, dal vostro sguardo. Sguardo che passa attraverso una finestrella di modeste dimensioni; uno alla volta può ammirare, non uno di più. La mia pelle, soffice e bianca emana un profumo leggero ed inebriante.in pochi, pochi istanti eterni, senza alcun mio movimento, la vostra vita perderà il peso di una quotidianeità opprimente...ed allorchè alzerete gli occhi a me, sdraiata mollemente tra petali di ciliegio, penserete di non aver mai visto niente di più straordinariamente bello... ULDUZ ASHRAF GANDOMI 17

18 Di che colore sono le astrazioni.. MEMORIA:pallido giallo delle pagine che sanno di vecchio VERGOGNA:bianco infame che si traveste da candida sposa SILENZIO:frusciante azzurrino INCONCLUDENZA:trasparenza di bollicine che si fanno microscopiche per poi svanire RABBIA:incontrollabile rosso impulsivo DELUSIONE:Grigio evanescente ESAGERAZIONE:un montato verde vivo al frullatore LISA BIGNAMI Memoria, cristallino trasparente o grigio saturo Vergogna, giallo brillante, lucido, Silenzio, blu sfumato, leggero Inconcludenza, foglio bianco laccato Rabbia, nero ardente Delusione, verde nauseabondo indefinibile Esagerazione, arancione accecante, onnipresente fuxia con la X. YESAN CLEMENTE Incartapecorita, stinta e scialbamente tarmata sei memoria, tu rosaceo tinteggiato e patchwork allarmato sei vergogna, mentre tu silenzio dove sei?, chi ti vede dietro le fresche frasche?, nessuno è l Ulisse del tuo eco. Inconcludenza blasfema Al non traguardo rosseggi spegnendoti ancor prima di rabbia altrui e incalzando un passo isterico, cadi deluso nel blu dipinto di blu, che più idiota non ci sia e l esagerazione nell attimo più nero ti porta via. GIUIA ZANOTTI La memoria Di fresco verde si dipinge E lunga è la sua durata La vergogna è forzatamente rossa e Istantaneamente appare Il silenzio Ha il corpo coperto e L animo è di un tenue bluastro L inconcludenza Abita colori sfumati e incerti La rabbia indossa colori Accecanti come l arancione La delusione segue scie Color indaco e il suo cuore 18

19 È di un livido viola, l esagerazione parla da sé ma tremante e incerto è il suo spazio in cielo. SERENA BRENGA 19

20 La terra è un arancia blu (Paul Eluard) La rabbia è un bianchetto scarlatto, perché cancella con dolore. Maggio è un bocciolo di rosa verde come la speranza. Rimpianto è un bocciolo di rosa marrone,del tempo che non ritorna. FRANCESCA BORSARI La virgola e` un capello viola L arcobaleno e` un ombrello bianco La mano e` un posacenere di carta celeste Una stellina e` una ciliegia verde di fogliame L onda e` un occhio giallo LISA BIGNAMI La bocca è un bacio blu, è un gelsomino viola L occhio è una finestra gialla I capelli sono trame d incanto rosa YESAN CLEMENTE Le mani sono come matite blu I fiori sono come forchette rosse Le nuvole come spugne gialle E le isole sono biscotti color cioccolato SERENA BRENGA 20

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