ENJOINT! OVVERO I SINTOMI DELLA MORTE DELLA PIZIA (TRAGICOMMEDIATTOUNICO)

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1 ENJOINT! OVVERO I SINTOMI DELLA MORTE DELLA PIZIA (TRAGICOMMEDIATTOUNICO) 1

2 PRESENTAZIONE DELLO SPETTACOLO IN VOLGARE FIORENTINO AMMODERNATO, PIU O MENO POCO STANDARD, DEDICATO CON PARTICOLARE TREPIDAZIONE ALLA SORTE DI UNA PROFETESSA. Nulla di nuovo sotto il sole, dice il saggio. Ma nemmeno di sopra o ai lati, per dirla tutta. Ciò che è stato si ripete, e ciò che si ripete sembrerà come se mai fosse stato. Nel mondo antico come in quello moderno, ogni tanto c erano momenti di grossa crisi. Il comune di Delfi aveva appaltato al losco Merope la concessione dell area sacra con tutto quanto vi era a sua disposizione. Tra le altre cose, un tempio custodito in cantina (della serie: Proviamo anche con Dio, non si sa mai! ), alcuni stracci (Dolce e Gabbato), qualche comparsata professionista e lei! La Pizia! La profetessa on-line per risolvere tutti i vostri problemi, dubbi, perplessità. Pizia, e sai cosa ascolti! Tuttavia detta così sarebbe tutto normale. Ma il fatto è che di normale, qui non c è proprio nulla. Né le marionette che daranno l anima a questi personaggi, né gli stessi personaggi che mai la daranno, l anima, alle loro marionette. Niente da fare. E inoltre, non ci sono più le mezze stagioni, c è il buco nell azoto, nessuno vuole più leggere Madame Bolivar, vorremmo bistecche catalitiche per tutti insomma, caos, disordine, anarchia! Del resto, vedrete voi stessi fino a che punto. Se tutto va bene, siamo rovinati! Ma che ne è del destino, vi chiedete? Oh, quanto a quello Come ha scritto un grande saggio moderno sull esempio di uno antico: Dicono che il destino sia un bambino che gioca a dadi. Ma i suoi genitori non gli potevano regalare una macchinina come a tutti i bambini normali? 2

3 DRAMATIS PERSONAE : PIZIA, SILVIA BENAZZI MEROPE, CARLO EUGENI EDIPO, MARCO ANGIUONI GIO -CASTA, VALERIA ROVEDA ANTIGONE, ELENA BOSCHI TIRESIA, GATTO SFINGE, SARA NOFRI CORO: ELENA BOSCHI, PAOLA CAPATTI, ELENA BIRMANI 3

4 SCENA: [Prospettiva classica della Grecia classica, classicheggiante. Una classica luce verticale illumina la scena. Intorno, classica desolazione di una scena completamente e classicamente vuota. Entrano gli attori-coreuti secondo le indicazioni coreografiche, passeggiano per la scena come se fossero dei turisti. All aprirsi della sipario parte il brano di Satie.] MEROPE (entra tutto indaffarato, indossando una pelliccia, seguito dal capocantiere che con una certa difficoltà lo segue e nel frattempo prende appunti, cercando entrambi di scansare gli altri) Aoh, guarda qua! Lassù ce va una colonna dorica con la statua che te dicevo l altro giorno, col fisico de Ercole e la capoccia mia che sto così (assume una posizione plastico-dinamica). Poi, lassù, una bella infilata de bifore e trifore intervallate da greche, tanto per resta in tema. Poi, dall altra parte qualche pojana, così, giusto pe creà un po d ambient. Poi...là, il mio studio con la sedia in pelle...ah! con le rotelle, me raccomando! OKKEI? Beh, per oggi basta! Ci rivediamo domani signori, arrivederci! (Comincia a guardarsi intorno come se cercasse qualcuno o qualcosa. Poi comincia a chiamare, dapprima piano poi sempre più alzando la voce). Pannichide! Pannichide! Delfi nun fa la stupida staseraaa Ci sei? Pannichide! Mi senti o no, accidenti! Pan-ni-chi-deee! LAPIZIA: (Entra trascinando lo sgabello-tripode, un poco interrogativa, e alterata nel tono) Biiisogno, Merope? MEROPE TUENTISEVEN: (ironico) Oh signora, mi perdoni! La prego, non volevo disturbarla, così di buon ora...(cambia tono, diventando un 4

5 poco più duro, ma cercando in seguito di essere seducente) Ma no, ma guarda tu che alta considerazione c hai di me...non è che ti cerco soltanto quando ho solo bisogno...(riflette un attimo) LAPIZIA: (preoccupata) Ah no? MEROPE: (imperterrito)...mo, adesso che me ce fai pensare ci sarebbe qualcosina che potresti fa. Ma è proprio una cosa da niente, una baggianata, un idiozia me lo faresti n oracoletto?...(sorriso a trentadue denti, ammicando). PIZIA (un poco scocciata), Ricominciamo con la solita storia del Totolimpo? Il sistema l abbiamo già giocato! Ma io sono una professionista seria, non posso fare di questi giochetti! Io i numeri non li so! Li dico a caso, lo vuoi capire o no? Ma tu no, eh? Tu insisti, insisti e insisti... e Pizia dammi il risultato del posticipo, e Pizia dammi il vincente e il piazzato della terza corsa di Olimpia!. E che Pizia e Pizia! E che palle! Io non-lo-so! Vabbene? NON-LO-SOOO!! MEROPE (piuttosto agitato, misura a passi nervosi la scena): Ah! INGRATA! Ma come non capire...ma è mai possibile che debba sempre dirti per filo e per segno ogni cosa? Ma almeno fai finta di ascoltarmi! Non mi regalare quello sguardo imbambolato, almeno! Per la miseria, non è così che si fanno gli affari, mettitelo in quella zucca nebbiosa! Ma dico io!...non dovevi fare altro che ripetere, dico ri-pe-te-re quello che ti avevo suggerito ieri sera...ma lei nossignore che non lo fa! Lei è un artista, lei! Lei non può dire certe cose...in gattabuia dovevo 5

6 sbatterti a pronunciare i tuoi gargarismi, ecco cosa dovevo fare, vecchia scema! E anche con quello dell altra volta... PIZIA: Chi? MEROPE: Lo sai benissimo chi! Quello di Corinto, quello un po strano PIZIA: (in preda ad una specie di attacco isterico)...no! No! e arci no!...insomma! Non posso disperdere al vento queste cose...così! Come devo dirtelo che non ne posso più di parlare a vanvera e vedere quegli imbecilli che sbavano per credere a qualunque cosa! Non so più cosa inventarmi...insomma...l altro giorno, per dire qualcosa di diverso, ho preso fuori le parole incastrate...io non dicevo altro che: sette orizzontale, tre lettere: antico altare pagàno, e loro con le facce a punto interrogativo a pensare e pensare cosa mai avrà voluto dire quella vecchia rimbambita con pagàno...eh sì! Perché ormai questo si pensa di me: Che sono una vecchia imbecille. E vecchia proprio non mi sento! Ho solo centotrentadue anni, cribbio!, non sono mica un rudere Ma questo è niente. E col dieci verticale che sono andati tutti in delirio: Torino sulle targhe! Manco pensarci! Svenivano sul posto un viavai di barellieri e vestali. Che confusione! Io sto casino non lo posso tollerare! Abbiamo messo da parte abbastanza, no? E allora, basta! Prendiamo una bella trireme dal Pireo e via verso le Isole Felici. Visto la brochure? Non ti attizza un casino? (Tra sé) Ma cos è casino? Boh! Sarà il dio che parla. E come prendere il bicarbonato: lo senti nella gola e anche nel naso tutto un rimescolo che basta mezza Eh! Un dio mica scherza (Di nuovo a Merope). Ma tu, dico, 6

7 non sei stanco? Ne abbiamo consumati di calzari nella polvere di questa strade ma quando si decidono ad inventare l asfalto?-. Ehi, dico a te, non sei stanco anche tu di tutto questo sbattimento? MEROPE: Io? PIZIA: Sì, tu! Vedi qualcuno oltre me e te? MEROPE: Scusami, ero distratto. Che ore sono? PIZIA: Non puoi guardare la meridiana? Devo sempre tirare a indovinare io? (Guarda fuori). Manca poco al tramonto, mi pare. MEROPE (deluso): Beh? E abbiamo incassato solo questo, oggi? (guarda fuori) E adesso chi è quello che arriva? Ma è Edipo, il grande fardello! PIZIA: Chi? MEROPE: Edipo! Sai quello che veniva dalla campagna, un ragazzotto con le idee piuttosto confuse, un poco country...te ne ricordi adesso? PIZIA: Ah quello? E che cavolo torna a fare qui, s è dimenticato di fare qualche altra domanda? Per Zeus, com è conciato male! Lacerocontuso, zoppicante, sanguinante uno così non si può guardare! Merope, prova un poco a sentire cos è che vuole, eh? MEROPE: Non lo so! Non sono mica io quello che sa le cose! Fallo entrare e lascialo dire...hanno sempre qualcosa da dire, loro! 7

8 Entra Edipo, brancolando. Si è compiuta tutta la sua vicenda, ed è accompagnato da Antigone. Il coro lo accoglie come supplice e lo fa accomodare sotto il trespolo della Pizia (funziona uno sgabello alto da bar). La Pizia lo osserva con un certo ribrezzo e si tira su la veste come volesse evitare il contatto col cieco sventurato. EDIPO: (con tono solenne) Sono Edipo PIZIA: (annoiatissima, canticchia) Io non ti conosco, io non so chi sei... EDIPO: Tu tu mi hai fatto una profezia! PIZIA: (sempre più annoiata) Può darsi ne ho fatte a migliaia! EDIPO: Il tuo oracolo si è compiuto. Ho ucciso mio padre Laio e sposato mia madre Giò-Casta PIZIA: (fingendo stupore) Eh ben ben! Pensa te! EDIPO: (cercando di catturare l attenzione della Pizia) Giocasta mia moglie ehm mia madre, si è impiccata! PIZIA: (fingendo interesse) Capisco, capisco (indicando Antigone) E questa chi è? 8

9 EDIPO: E mia figlia, o forse dovrei dire...sorella? Insomma si chiama Antigone! Nemmeno io so come considerarla Che disastro! Che orrore! Dimmi Pannichide di chi è la colpa di tutto questo? Di chi? PIZIA: Di nessuno è solo che sei un po sfigato EDIPO: Ah! Sarebbe questo il tuo oracolo? Sarebbe questo il responso degli dèi? PIZIA: Beh, sì. Dovresti esserci abituato ormai. Sei nato sfigato? E morirai sfigato! E smettetela di dar sempre la colpa delle vostre disgrazie ai miei oracoli. Non sono io a tessere il filo del destino Per quello, semmai, dovreste prendervela con le Parche, ecco! EDIPO: Grazie grazie Pannichide, mi sei stata di grande aiuto, ho capito molte cose (con tono rassegnato s incammina verso l uscita) A proposito, Antigone, ce l hai ancora il cappio di Giò-Casta? (esce di scena). ANTIGONE (ha avuto esperienze tristi, quindi è naturale che sia un po fumata, una ragazza ancora in erba ). La corda? Canapa! Mi sono fatta certe rollate! Babbo, babbo, mi porti a Mirabilandia? MEROPE: Ma è possibile che tutti i pazzi lunatici vengano qui? Era tutto così...enigmatico! Ma bravo! Non l avremmo mai detto! Beh, ascoltami signor enigma, qui dobbiamo chiudere. E tardi, io sono stanco, e la signora qui non si sente molto bene... 9

10 COREUTA: (interrompendolo) Dio è morto, Marx è morto, e nemmeno la Pizia si sente molto bene! Majàll! MEROPE: Riprendi la tua strada, da bravo, e lasciaci in pace. Abbiamo da lavorare qui! PIZIA: No Merope! Lascialo raccontare. E il primo caso di verifica sperimentale di una profezia. Fallo parlare, per Zeus! Parte la musica dei Police (Mother). Coreografia del raptus edipicogiocastiano. Alla fine, tutti giù per terra, come in ogni girotondo che si rispetti. Per primo si alzerà Edipo, per recitare il suo pezzo. Durante la danza il coro gli ha strappato la benda e il mantello, ed è come ringiovanito. PIZIA: Ah! eccoti qui, ciccino! Tutto questo disastro è partito da te! Da te e dalla tua curiosità! Ma quale curiosità! Oramai sono certa: quando venisti a cercare il mio responso, sapevi già tutto! EDIPO: Certo, l ho sempre saputo che Pòlibo e Peribèa non erano i miei veri genitori me lo hanno raccontato le serve e gli schiavi, non avevo bisogno del tuo responso degli dèi. Tuttavia sono sempre stati buoni con me, questo devo ammetterlo, ma non sono stati molto sinceri. Desideravano tanto un figlio che preferivano immaginare di averlo davvero. Ed è per questo che sono venuto a Delfi Apollo era l unico a cui potevo rivolgermi. Ti assicuro Pannìchide che io credo in Apollo, non avevo certo bisogno che Tiresia mediasse tra noi, ma non venni a consultare l oracolo con una vera domanda. Sapevo benissimo 10

11 che Pòlibo non era mio padre. Venni a Delfi per stanare Apollo dal suo divino nascondiglio, e l oracolo che ricevetti da te fu veramente atroce, ed atrocemente si è compiuto! Allora, quando ti lasciai, pensai tra me e me che se Pòlibo e Peribèa non erano i miei genitori dovevano esserlo quelli di cui parlava l oracolo. E quando a un crocevia uccisi un vecchio irascibile e vanaglorioso seppi, che si trattava di mio padre. Chi altri avrei potuto uccidere se non lui In realtà un altro uomo l ho ucciso, ma fu più tardi, un tipo insignificante, un ufficiale della guardia di cui ho scordato perfino il nome... GIO -CASTA (all improvviso) Mnesippo! PIZIA: C è ancora una morte che ti riguarda! EDIPO: (meravigliato) E quale? PIZIA: La Sfinge! EDIPO: (interrompendola con violenza dandole una manata e facendola cadere a terra) Ah, la Sfinge! Quel ridicolo mostro che poneva un ridicolo enigma! Si gettò dal monte Ficio, sicché, quando a Tebe io sposai Giò-Casta (si ferma di colpo; la luce illumina Giò-Casta che si presenta col suo ineffabile Ciao, sono Casta, Giò-Casta! ) Lo sai, Pannichide, bisogna che te lo dica, la tua morte è vicina (la Pizia fa qualche gesto apotropaico) quindi è giusto che tu lo sappia: ho odiato i miei veri genitori, volevano gettarmi in pasto agli animali feroci, io non sapevo chi fossero, eppure dall oracolo mi sentii liberato. A quel crocevia, preso da sacro furore, scagliai giù Laio dal suo cocchio, e lo 11

12 trascinai nella polvere fino alla morte. Fu allora, mentre lui rantolava, che mi accorsi del suo auriga, nel fossato lì accanto, trafitto dalla mia lancia. Come si chiamava il tuo padrone? gli domandai. E lui allora mi disse quel nome avevo ucciso il re di Tebe! E quando continuai ad interrogarlo, aggiunse anche il nome della regina di Tebe, mia madre mia matre! (scappellotto) Ehm! Sì quell uomo mi aveva fatto i nomi dei miei genitori. Non potevo lasciare testimoni, e quindi uccisi anche lui! COREUTA: Ssassìn! Ssgraziè! EDIPO: (continua come niente fosse) Volevo diventare re di Tebe, questa era la volontà degli dèi, e allora trionfalmente mi accoppiai con mia madre mia matre! (scappellotto) Ehm! E con astio scellerato le piantai quattro figli nella pancia, (Mima una donna gravida) perché questo volevano gli dèi (gesticolando, come a dire... Sì, gli dèi! ) Ed ogni volta che montavo mia madre mia matre! (scappellotto) COREUTA: Busgàtt! COREUTA: Baghén! EDIPO:...Ehm, ogni volta il mio odio per quegli dei diventava più grande. Gli dèi, gli dèi avevano decretato quella mostruosità, e dunque essa doveva compiersi. E quando Creonte ritornò dall oracolo di Delfi con il responso di Apollo, che per sconfiggere la peste era necessario punire l assassino di Laio, allora io seppi come mai gli dèi avevano escogitato un destino tanto crudele, e che intendevano far 12

13 fuori me, proprio me che avevo fatto la loro volontà! Trionfalmente mi feci il processo da solo, trionfalmente trovai Gio-Casta impiccata (la indica, mentre lei gesticola negando, e vorrebbe accecarlo con le dita tese verso i suoi occhi) e trionfalmente mi trafissi gli occhi (Giò-Casta nasconde immediatamente la mano) e li strappai dalle orbite (accenna ad andarsene in punta di piedi, come di soppiatto). PIZIA: Ma che schifo EDIPO: Invero gli dèi mi avevano fatto dono del privilegio più grande, la libertà di odiare quelli che ci hanno messo al mondo, i genitori, e poi gli antenati, che hanno messo al mondo i genitori e, ancora più in su, gli dèi che hanno generato antenati e genitori. E se ora vago, cieco e mendìco, per la Grecia, credi che sia forse per magnificare la potenza degli dèi? Ma vaffanculo alla potenza degli dèi! GIO-CASTA: Sono Casta, Giò-Casta! Invero tutto sapevo, già prima delle nozze, quando Edipo mi raccontò la sua vita. Era così...aperto, Edipo, così sincero e -per Apollo!- di una tale in-ge-nui-tà. Ma io lo capii subito che era mio figlio: vidi le cicatrici ai calcagni quando, ignudo, si distese accanto a me. Non gli dissi nulla...sono talmente suscettibili gli uomini...non gli confessai neppure che non era Laio suo padre, cosa di cui tuttora è convinto, ma Mnesippo, l ufficiale della guardia. Uomo, costui, dalla dialettica piuttosto scarsina, ma provvisto di doti sorprendenti in un campo in cui a nulla serve ciarlare...fatalita, sorprese me ed Edipo proprio la prima notte di nozze, quando il mio figliolo e sposo venne a 13

14 trovarmi e dopo un frettoloso e breve saluto, mi si sdraiò accanto...un figlio che dorme con sua madre! Per Zeus, Pannichide, non furon certo pochi gli uomini che conobbi (mi capite?), ma a me lui piaceva davvero. Nessuno può capire. Ma io sentivo col corpo la verità, forse perché nessuno più di lui poteva appartenermi. Ed io ero sua. Apriva la gabbia, ed io potevo volare via! Ero felice come non mai, e mai più è stato così, dopo. Sia chiaro, parlo per me! Non voglio nessuno che mi difenda, nessuno che preghi per me, mai! Sapeva come non farmi sentire una bolletta scaduta. Sapeva quello che volevo, perché mi era cresciuto dentro, e sapeva...apriva la gabbia, e Tebe non c era più, niente tempo, cerimonie, stupidi simposi e maldicenze in quella fogna ben arredata! Si fottano! Io volevo vivere, e lui ha fatto la magia, ha risolto l enigma più spietato di quello della Sfinge: come io dovevo vivere per non morire. Sia chiaro, non è colpa sua! Lui non sapeva. Nessuno sapeva...bocche cucite, e così via, dritti su questo sunset boulevard di terra rossa e sangue duro sotto le unghie del destino...si fotta anche lui! E solo una scusa, il destino! Ah, quante estati ho perduto...la mia memoria è un tamburo che batte dentro una caverna franata. E tutte quelle cazzate sull oracolo, poi! Ah, bisogna davvero essere degli uomini per crederci! Un solo giorno, un giorno solo è tutto il destino. Io lo so. Nessuno può saperlo meglio di me. Ero affranta il giorno delle mie prime, false nozze, più di una vittima sull altare. Ma io no, io non dirò: Fossi morta allora. L unica colpa è quella contro l amore, e non si perdona. Anche i bimbi lo sanno...anche voi lo sapete, voi che mi guardate con la faccia dura e vi sfregate soddisfatti l anima che sia toccata a me la vergogna, a me 14

15 l orrore, a me il crimine e il trafiletto in prima pagina, tutti i particolari in cronaca nera... Ma anche così, vi dico che la vergogna siete voi che soffiate su questa piccola fiamma col vostro alito pesante di buoni propositi, con la vostra mente esatta e persuasa allo sterminio della colpa, del male. Che il sole non veda mai più questa sciagura. Anche gli dei la scansano. E lei la peste. E lei il male. (A solo) Che questa PUTTANA vada a NASCONDERSI da noi. Perché questa è la parola che vi solletica le corde vocali, da quando sono entrata. Forse bisogna ucciderla [il coro raddoppia la voce solista], così i morti smetteranno di invocare la tempesta 1 (Giocasta si ferma di colpo. Cade in ginocchio incrociando in alto le braccia. La luce si accende su Gatto ed Elena che cantano una parte di Stormy Weather ). GIOCASTA: (la luce si riaccende su di lei) Così i morti smetteranno di invocare la tempesta su queste quattro pietre per turisti! Benvenuti! Godetevi pure il panorama! Alla vostra destra un brivido di ribrezzo; alla vostra sinistra una smorfia di superiore disgusto nel pensare che proprio qui, o magari qui, o forse un poco più in là, si è consumato lo scabroso INCESTO! Benvenuti! Welcome everybody! Niente foto, prego... CORO: Forse bisogna ucciderla una volta per sempre! GIO -CASTA: Casta...Jo-Casta, perché non smette di morire da millenni e tutti se lo aspettano, no? Tutta questa strada per così 1 Possibilità di accompagnare con Stormy.(accenna cantando: Don t know why / There s no sun up in the sky / STORMY WEATHER / Since my man and I ain t together / Keeps rainin all of the time... ) 15

16 poco...per sputare sul mio nome maledetto! PUTTANA! (come un eco lontana). Sputate pure, fino a non avere nemmeno fiato per chiedere da bere. Il regista dice che deve andare così, e il copione non si può cambiare, neanche durante le prove. Sarà tutto più facile quando sentirò l applauso, e nell orgasmo del trionfo mi farò eroicamente fuori. De-li-zio-so! E -dommage!- miserabile al tempo stesso! Come si uccide tragicamente una donna...sembra il titolo di un manuale...ma non è un libro, questa SONO IO! E carne questa, e queste, queste sono mani, mani che si aprono, occhi che vedono e poi si chiudono, labbra che parlano e poi tacciono...come il cielo d estate a mezzogiorno. (Stacco musicale di Gatto ed Elena ancora con Stormy Weather.) TIRESIA: E anche io del resto non posso che esprimere tutta la mia condanna e tutto lo sdegno nazionale per un così efferato evento...ma ora, tutto è passato, e anche voi, e io, tutti, non saremo che ombre, fumo, leggenda! MEROPE: Ma davvero non c è uno che sia normale qua in mezzo! CORO: No, nessuno, Merope, nessuno. Solo gli eroi hanno un destino, no? SFINGE: (Dark lady, con ali d aquila e coda di serpente. Accanto a lei, una leonessa o due. E un po isterica, mediamente narcisista, 16

17 pochissimo paziente e fissata con la settimana enigmistica. Scena dell aggressione delle leonesse in moviola al contrario. Musica: Sweet dreams, di Marylin Manson. La Sfinge si rassetta la gonna con le mani, e dice tra sé) Certo anch io, furba, proprio due gattini così mi dovevo comprare. TIRESIA: L hai voluta la bicicletta? SFINGE: E che è? Ahhhhh! Quando finirai di usare i tuoi paroloni per non farmi capire niente! Ora secondo te dovrei sapere che è questa tua...cibiletta, bilicetta insomma, che è? TIRESIA: Non lo sai? Vedi Sfinge, io -come indovino- di viaggi nel futuro ne ho fatti presente Maicol Geifox, no? Insomma! è una cosa innovativa, serve per... pedalare insomma, ci si VA in bicicletta, capito? SFINGE: Tiresia nci scassasti la minchia! (sarcastica) In buona sostanza i gattini laggiù m hanno sbranato, e a me se c hanno la cibiletta o no non me ne importa niente, VVABBENE? TIRESIA: Sfinge taci! Dispiace anche a me, la tua fine è stata atroce, terribile, straziante, però ora non esagerare! SFINGE: Atroce? Mi dici cosa ne sai te che vuoi fare sempre il saputello? E poi ero così (si guarda la coda di serpente) INVIPERITA che non sentivo più neanche il dolore, proprio nulla, guarda A proposito di sentire: io ho SENTITO tutti i vostri pettegolezzi, 17

18 chacchieroni che non siete altro! Tanto guardate che la verità, che vi piaccia o no, sono solo io a saperla!...aspettate un attimo Fuerunt quondam MEROPE, TIRESIA E PIZIA: (con maestosa e incredula sopresa) Eh?? SFINGE: Ahhh che stress! Neanche il latino sapete? Non avete fatto il classico voi? Questa generazione senza valori, cultura zero, neanche l enigmistica ha un posto nelle loro vite dimentiche! Ma guarda con chi mi tocca parlare Poveri vecchi perdavvero! Ffff (sbuffa)...insomma, non capite? Ma voi Bartezzaghi niente la sera? Oratius, Kikero, The Rerum Natura Nothing at all? Crittografie? Zeppe sillabiche? Sciarade incatenate? (i due si guardano con l aria della mucca quando passa il treno, carduccianamente o barsportivamente parlando). TIRESIA: Sfinge, smetti di parlare in geroglifici e dicci cosa vai a blaterare, qual è la verità di cui parli scusa? SFINGE: Le leonesseeee, svegliaaaa!! (altera, offesa e un po snob) Ma il signorino non voleva forse sapere perché tenessi le mie leonesse di guardia a Tebe?! TIRESIA: Eh sì, perché? SFINGE (contenta perché può cominciare a narrare, con tono da maestrina) Allora...le leonesse non servivano proprio per nulla a non far sentire Laio più in colpa Il motivo è ben altro, state a sentire: 18

19 Laio era prima di tutto un tiranno, no? e del tipo peggiore: capriccioso, lunatico, insomma era un po...come dire?... frustrato! TIRESIA: Frustrato? E perché? SFINGE: Ma dài che lo sai, Tiresia! Chiaramente perché era stato...(fa il gesto delle forbici con le mani). TIRESIA: Che? SFINGE: Ma te Freud niente eh? Zácchete! TIRESIA: Ah, tu vorresti dire?... SFINGE: Ma...insomma! Quello che non c ha più! O c è o non c è, no? Eh! TIRESIA: Embé, avevo capito! SFINGE: Facciamo finta di sì...comunque: io lo vedevo che architettava qualcosa, e c avevo paura. Allora mi addomesticai le leonesse lì (le indica), così almeno mi potevo difendere. E feci bene, eh! Infatti mentre vivevo ancora da sola nel santuario, Laio mi venne a trovare col suo auriga Polifonte...Chiusero le leonesse fuori, quegli stronzi, e Laio fece fare a Polifonte quello che lui, per ovvii motivi, non poteva fare, il porco! (gesto con la mano dell impotenza, poi passeggia avanti e indietro, silenziosa e indignata. Ma si riprende, ritrova la sua maschera snob-saputella, e ricomincia a raccontare). E così rimasi 19

20 incinta. Di Edipo. Che ebbi nello stesso periodo in cui Giocasta ebbe il suo, dall ufficiale della guardia. Io non lo sapevo che te col tuo oracolo, che poi, fra l altro e tra parentesi, figuriamoci se c hai azzeccato anche stavolta! Creonte è il capoccia, i magnifici Sette avanzano contro Tebe...insomma, hai fatto un bel casino anche te, lasciamo stare!...eppòi, guarda che Laio l era un bischero, lui all oracolo ci ha creduto!! E infatti, per essere sicuro di beccare il neonato giusto - voglio dire, i dittatori si devono tenere in esercizio, no?- pensò bene di ammazzare il mio e quello di Giocasta. E allora arrivò il pastore col bambino di Giocasta trafitto alle caviglie, e mi disse: Ora te alle tue gattine gli dai questo per cena, e anche il tuo!!. E io che faccio? Come fanno sempre le donne, gli dico di sì, e poi chiaramente lo faccio bere, e così...(cambia improvvisamente tono di voce) ma sto racconto mi annoia, non c è feed-back! Guardate qui questi due...mummie! TIRESIA (intanto la Pizia si scuote dal sonno, e guarda bieca) Eeeeh? SFINGE: Ma perché siete così amorfi, scusate? Allora facciamola un po più interattiva e multimediale...maremma che fava! (disegna il rebus sul pannello). TIRESIA (facendo il segno tipico di Obelix) Boh...per me quella è malata! SFINGE: E ddaje! continuiamo va! Insomma, così il pastore mi dice la storia di Giocasta che gli aveva dato una mazzetta per far divorare soltanto il mio di bambino, e il suo darlo invece a Polibo, un suo amico re di Corinto...Ma io, furba!, diedi alle leonesse il bambino di 20

21 Giocasta, trafissi i calcagni al mio e lo spedii a Corinto! Ma il bello viene ora!...appena il pastore se ne andò, ecco mio padre e Polifonte, tutti sospettosi, venire a farmi visita, e Dove sono i bambini?, e Te ci nascondi qualcosa!...oh! non trovano una manina per terra che era avanzata? TIRESIA: (schifato e sbalordito) Una...manina? SFINGE: (tranquilla, come niente fosse) Una manina, sì, eh! io allora li mando via e dico che tutto è a posto, ma la storia non gli piacque per nulla, ed è così che ora risolvo il tuo dubbio finale: è per paura di Laio che mi misi a minacciare Tebe con le leonesse!! Lui era sicuro della morte di uno dei due bambini, mica di quale però! TIRESIA: Però sei come tuo padre, Sfinge! Neanche tu vuoi dire la verità! SFINGE: (ci pensa un poco) Se te l avessi detta, Tiresia, mi avresti messo in scena un altro dei tuoi oracoli! TIRESIA: E perché dicesti a Laio di lasciare Tebe? SFINGE: Perché aveva troppa paura di crepare per restare, no? E sicuramente sarebbe andato a Delfi, Pannichide gli avrebbe detto e confermato le stesse stupidaggini previa consultazione dell archivio, e lui se la sarebbe fatta sotto - te l immagini?- gli dicono un altra volta che va ammorì mmazzato, insomma...non è proprio il massimo! 21

22 TIRESIA: Però poi ha incontrato Edipo... SFINGE: Eh sì! Edipo ha ammazzato il su babbo, ovvero Polifonte, e poi ha fatto fuori anche Laio! TIRESIA: Eh, bravo! SFINGE: Sì, sì, ma non è ancora finita però! Io facevo a tutti il mio indovina-indovinello... TIRESIA: Com era che diceva, che adesso sul momento...(come a dire: mi sfugge ). SFINGE: Sì!...te sempre aggiornato come al solito, eh? Allora: Qual è quell animale che al mattino c ha quattro piedi, a mezzogiorno due, e alla sera tre e...più piedi c ha e meno è forte? TIRESIA: (come se fosse folgorato da un intuizione geniale) Ah sì! l UOMO! Da piccolo cammina a gattoni, da grande in piedi, e da vecchio col bastone! SFINGE: (assentendo come una maestra soddisfatta) Bravo Tiresia! E nessuno ci arrivava! mica erano tutti (ironica) intelligentoni come te, sai? E le mie leonesse c avevano la pappa gratis e a ufo. Però un giorno, ecco Edipo che ci azzecca, e la faccenda cambia. Allora io mi butto dalla rupe del monte Ficio, gesto plastico, devo dire, da vera atleta...ma così, per fare un po di scena, insomma! E chi se lo aspettava che indovinasse, scusa! 22

23 TIRESIA: Eh!... SFINGE: E poi...(lasciva) divenni la sua amante, diciamo. TIRESIA: Come? SFINGE: Eh certo! Lui non mi chiese mica nulla sulle mie origini. Cioè...che fossi una sacerdotessa lo sapeva, e bene, ma lui era devoto...pensava che andare a letto con le sacerdotesse non si fa...e siccome però a letto con me ci veniva, eccome! faceva finta di non sapere chi ero. Io per non metterlo in imbarazzo non gli chiesi neppure come si chiamava...più rispetto della privacy di così! Così non ci siamo chiesti proprio nulla, tutt e due si aveva paura di sapere la verità...e mi veniva sempre a trovare. Però le leonesse non gradirono molto, e il resto...si sa. E io capii...cioè...cioè, cazzo compagni scusate...capii che Pannichide, la possino!, AVEVA RAGIONE! Edipo ha ucciso suo padre e io ho avuto mio figlio per amante...buffa la vita, eh? (conclude con una risata tipo strega di Biancaneve) Ah ah ah ah!... TIRESIA: E una menzogna! Questa sciocca millantatrice sta dicendo un mucchio di menzogne, perché tanto i morti non si possono difendere! SFINGE: No...i morti non si possono difendere, è vero. Ma dimmi tu, Tiresia, se i vivi possono difendersi dai morti! Ma non è tutto. Anche la Pizia 23

24 LAPIZIA: Ahoo! E allora...ma che è lo sport nazionale darmi addosso? MEROPE: Con la sfiga che gira ultimamente, magari c hai ragione. Stai zitta che è meglio. EDIPO: Mamma, mamma! (esce di corsa dietro Sfinge) TIRESIA: Quel ragazzo avrà sempre dei grossi problemi, ve lo dico io! PIZIA: E noi che si fa adesso? Il nostro oracolo! Ah, bello davvero. Doveva venire quella tipa Marylin Manson a svelare gli altarini...secondo me si fa anche le canne, quella! ANTIGONE: Canne! Canne! Canne d organo, musica fumo, fumo musica, evviva le canne! (esce ripetendo queste parole). MEROPE: Però è bbona! Che devo farci? La donna è mobile, e io mi sento un mobiliere! E poi sta zitta te che col fumo c hai fatto una carriera... TIRESIA: Canne al vento! Ma comunque sia, Pannichide, credo proprio che per noi sia finita qui. Con quella storia dei diritti sulla sua vicenda, la Sfinge ed Edipo faranno un sacco di soldi, molti più di quanti ne possiate immaginare. Non mi stupirei che si mettessero nello sciò-bíznes! 24

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