(12) Introduzione al romanzo

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1 Introduzione al romanzo scheda V - LAT lett. & [02] questione delle fonti a. pochi reperti i. pochi posseduti ii. pochi realmente? b. reperti parziali i. solo un certo settore ii. settori ignoti iii. papiri 1. sabbie d Egitto 2. manoscritti c. gli antichi hanno generi fissi 2. grossolanamente: di due tipi a. dell amore che omnia vincit7 b. della descrizione satirica della realtà 3. pregiudizievoli del nome a. nome ante litteram i. mondo antico ii. XVIII iii. oggi b. passaggio i. epica ii. novella c. mai un nome univoco 4. origine flstor a historia storia mëyow fabula favola drçma azione lògo racconti tå per... le cose su d Æges w esposizione forma al neutro del toponimo le cose di forma al plurale degli abitanti gli dall epica post-omerica narrazione complessa dalla satira menippea forma contenuto filosofico dalla novella milesia amore elementi lascivi intreccio dal mimo brevità parodia dalla favola esopica struttura moraleggiante dalle periegesi viaggio luoghi esotici dai resoconti di Alessandro mirabilia fantasia utopia dalla commedia intreccio amore complicato dimensione borghese elementi fissi dalle religioni misteriche divinità orientali presenza di Tyche testo salvifico (12)

2 5. periodo e collocazione a. problema della datazione i. dati parziali ii. periodo torna indietro b. influsso viaggi di Alessandro c. II sofistica i. temi intimisti d. tra III a.chr. e VI d.chr. i. letteratura bizantina ii. letteratura latina medievale e. età del realismo f. età sognatrice g. dove i. Oriente (?) ii. Grecia iii. Roma iv. Medioevo (?) 6. che genere è? a. di consumo i. papiri di baso valore ii. lascivo; erotismo iii. romanzi rosa ( Harmony ) b. d evasione i. donne che leggono ii. donne protagoniste c. popolare i. volgarismi ii. temi bassi iii. privato, no opera magna iv. realistica v. borghese (13)

3 Caratteri peculiari e generali: le supposizioni dai (pochi) testi pervenuti e rinvenuti 1. il popolo basso a. quotidiano i. non idealizzato ii. realismo del distacco b. ambienti e città c. mestieri d. lingua volgare e. temi i. comici ii. grotteschi iii. volgari iv. osceni v. disincantati 2. il viaggio a. strutturalismo e Propp i. funzioni ii. trama iii. Spannung iv. scioglimento 1. x ama y 2. evento distraente 3. peripezie 4. viaggio 5. risoluzione-rimozione 6. lieto fine b. avventura i. intrigo à la orientale 1. ira di un dio 2. felicità invidia divina 3. odoeporia 4. naufragio 5. pirati 6. isole lontane 7. liberti e schiavi 8. donne ii. esotismo 1. magia 2. curiositas 3. affascinante 4. misterioso 3. religione a. strana i. non ufficiale ii. misterica b. salvezza c. Bildungsroman i. formazione dei protagonositi ii. racconto misterico-simbolico (14)

4 4. magia a. nera b. bianca c. paura e horror d. racconto nero e. fantastico 5. amore a. coppia b. tradimento involontario c. erotismo e pornografia d. castità esibita i. innamoramento ii. amore e. controllo delle pulsioni i. Cristianesimo ii. orientale iii. ascesi orientale iv. filosofia 6. tipo di narrazione (plot) a. continua b. molteplici punti di vista c. gusto per il raccontare d. prolissa e. caotica f. farraginosa g. fili abbandonati 7. il picaresco a. background i. economico ii. sociale b. ascesa sociale c. Hegel: moderna epopea sociale (15)

5 Le teorie sull origine Prose narrative di finzione venivano composte già nel mondo antico, e a queste il termine moderno "romanzo" è stato applicato indiscriminatamente. Molti racconti, che in seguito sarebbero divenuti parte della tradizione letteraria dell'occidente, trovano la loro origine nelle civiltà assiro-babilonese, aramaica ed egizia. Nell'ambito della cultura greca, i testi narrativi denominati in seguito romanzi ebbero un successo e una diffusione molto rilevanti nei primi secoli dell'era cristiana. Si possono ricordare, fra gli altri, le Etiopiche di Eliodoro di Emesa; Le vicende efesie di Anzia e Abrocome di Senofonte di Efeso e soprattutto Dafni e Cloe, raffinato romanzo pastorale attribuito a Longo Sofista, scrittore vissuto nell'isola di Lesbo tra il II e il III secolo d.c. I principali esempi di testi romanzeschi della letteratura latina sono indubbiamente il Satyricon, attribuito a un Gaio Petronio che la critica identifica con il Petronio Arbitro, vissuto al tempo di Nerone, e Le metamorfosi, meglio conosciute come L'asino d'oro, di Apuleio. Per uscire dai confini delle civiltà occidentali e mediorientali, nell'antica India il romanzo ha con ogni probabilità il suo precursore nel Dashakumaracarita (Le gesta dei dieci principi), un ciclo di racconti in prosa di cui fu autore Dandin, vissuto tra il VI e il VII secolo d.c. Nella letteratura giapponese il primo vero romanzo viene identificato nel Genji monogatari (XI secolo) di Murasaki Shikibu. 1. teoria di Rohde a. nascita dalla II sofistica b. valida fino al 1893 c. problema di reperti precedenti Rhode se ne occupò, egli pensava che il romanzo derivasse dai racconto di viaggio unito alla elegia erotica alessandrina, di epoca sofistica quindi intorno al 2 sec. d.c. Sosteneva che le Declamationes avessero dato la spinta al genere del romanzo ma l ipotesi crolla dato che è stato trovato un romanzo del 1 sec. d.c. Cataudella 2. teoria ellenistica (di Shwartz) a. da Alessandro Magno b. dai viaggi alla Odisseo c. dall utopia filosofica d. dalla fine della grande poesia 3. teoria di Kerényi a. libro a chiave b. romanzo misterico c. dalle religioni misteriche Kerenyi pensava che il romanzo avesse origine sacrale, cioè isiaca (per il culto di Iside e Osiride) perché c era la coppia di amanti che erano messe alla prova con imprevisti, difficoltà morte e resurrezione. Erano il i titoli: GRE Anonimo Frammento di Nino e Semiramide GRE Senofonte Efesio Efesiache Anteo e Abrocome GRE Longo Sofista Avventure pastorali di Dafni e Cloe GRE Anonimo Memorie erotiche di una prostituta ionica GRE Anonimo Frammento di Iolao GRE Aa. Vv. Romanzo di Alessandro GRE Giambulo La città del Sole GRE Caritone Cherea e Calliroe GRE Achille Tazio Leucippe e Clitofonte GRE Eliodoro Etiopiche GRE Anonimo Meteco e Partenope GRE Iambulo [senza titolo] GRE Antonio Diogene Meraviglie al di là di Thule GRE Lolliano Storie fenicie LAT Anonimo Istoria Apollonii regis Tyrii LAT Apuleio Asinus aureus LAT Petronio Satyricon GRE Lucio di Patre Lucio o l asino GRE Giamblico Storie babilonesi GRE Filippo di Anfipoli Storie di Rodi richiamo umano di quelle peripezie. Ebbe poco successo questa tesi perché l elemento religioso era in primo piano mentre nel romanzo ha una posizione marginale. Questa teoria fu ripresa da Merkerbach, che sosteneva che il rapporto misteri-romanzo fosse strettissimo; il romanzo era inteso come un testo religioso che definisce itinerari mistico spirituali per gli iniziati ai vari culti di Iside. Il contesto è pubblico, non più privato, ma della comunità, guidati da ministeri, sacerdoti capaci di cercare valori simbolici. (16)

6 4. teoria di Lavagnini a. dalla novella pura b. ampliamento per nuclei successivi Lavagnini invece pensava che le origini fossero da ricercare nelle leggende e cronache locali, da cui Callimaco aveva tratto spunto. Il linguaggio era in prosa perché era diretto ad un pubblico non dotto. 5. teoria di Cataudella a. spesso Ich-Erzälung b. dalla storiografia c. dalla demitizzazione Cataudella riprende Rhode sostiene che l uso delle Declamationes poteva essere anticipato di qualche secolo (dall epoca sofistica) ma questo non è possibile perché l ambiente di quel periodo era troppo arido e non poteva generare opere di tema così fresco e vivace. Impossibile quindi dare origini del romanzo in un preciso modello ma è generato da una fusione di vari generi: epos, storiografia, dramma e poesia amorosa.[anche nell Odissea possiamo vederne le origini: re e regina separati, prove e difficoltà]. La spinta che fa nascere il genere va ricercata nelle condizioni dell uomo ellenistico. Caduta la polis, l uomo si ritrova solo davanti a se stesso; ciò porta alla scoperta della propria individualità, di un mondo privato, fatto di affetti familiari e passioni. Non parliamo più di cittadino ma di individuo, proiettato in un mondo di sentimenti e passioni; perde la patria ma guadagna il mondo, è arbitro di se stesso, trova l autarkeia cioè l autosufficienza interiore nei valori etici. Sembra in pace ma in realtà l uomo risente di essere emarginato dalla vita politica e si rifugia nelle religioni soteriche (cioè che ricercano la felicità). La ricerca della pace si raggiunge quindi attraverso la fuga dalla realtà. Il libro diventa personale, il romanzo rappresenta lo specchio dell uomo ellenistico; quindi i temi principali sono amore, avventura e religione. 6. teoria di Huet a. dall Oriente b. Mille e una notte 7. (non)teoria di Barchiesi a. le vie della conservazione b. varie tipologie di romanzi i. d amore ii. di sofistica iii. bizantini c. non unità di genere d. idea di ripetizione e. terminus post quem: storiografia su Alessandro f. è una fiction g. tutti gli autori hanno origine orientale h. momento storico buio (solo il privato) i. struttura metadiegetica (fino a 5 livelli) j. destinato a non essere capito? (17)

7 Petronio Arbiter e la questione dell autore del Satyricon opera incerta per natura: dall autore al genere, dalla forma del contenuto alla data di composizione e pubblicazione, dal fine ai destinatari. Si aggiungano, infine, le fortunose vicende del tetso, la tradizione lacunosa e incerta, le mutilazioni dell Alto Medioevo e la damnatio memoriae dell età umanisticorinascimentale e moderna (M. Scarsi, Introduzione al Satyricon di Petronio, Giunti, Milano 1998, p. 4) sull autore a. la testimonianza di Tacito i. la strana vita di un gaudente ii. il raffinato edonista (epicureo?) iii. la morte bizzarra iv. l elegantiae arbiter e il cognomen v. coincide col carattre dell autore del Satyricon? b. cronologia i. I d. Chr. 1. Tigellino e Pisoni (65 d. Chr.) 2. suicidio-omicidio (parodia stoica) 3. frasi offensive verso Nerone 4. Trimalchione = Nerone? ii. perché 1. nome personaggi d epoca 2. poetica simile a Lucano 3. epica simile a Nerone 4. somiglianza col volgare senecano 5. questioni linguistiche c. testimonianza di sat. CXXXII 15 d. codici sono vaghi o anonimi e. Petronio e Seneca agli antipodi (G.B. Conte) i. rapporto col potere ii. stile di vita iii. morale e moralità iv. come coloro che scambiano la notte con il giorno 2. la storia del testo a. poesia (epica, lirica) + prosa i. facile smembramento ii. facile dispersione b. intermezzo filologico i. la forma attuale è collage archeologico ii. mai nel novero dei testi scolastici iii. tradizione indiretta (+) e diretta (-) iv. Auxerre, IX d. Chr. : manipolazioni, riduzioni v. Giovanni di Salisbury (XII sec.) e la coena vi. Poggio Bracciolini e il libro XVI (coena) vii : codice Traù ed editio princeps c. struttura i. XVI libri (?) ii. capitoli (?) iii. unico filo conduttore (?) iv. opera omogenea (?) d. cosa ci è giunto i. storia di base di Encolpio e Gitone ii. coena Trimalcionis iii. historia crotonensis (18)

8 iv. ira Priapi v. fragmenta et excerpta 3. il titolo dell opera a. forma greca i. Satur k«n libri XVI ii. satiri (?) iii. comicità (?) iv. satura menippea (?) Tacito Annales XVI Per Petronio è bene fare un passo indietro. Passava le giornate dormendo, la notte la riservava agli affari e ai piaceri della vita e, se altri erano arrivati alla fama con l'operosità, egli vi era giunto per il suo rallentato distacco. Non passava per un volgare crapulone e uno scialacquatore, bensì per un raffinato uomo di mondo. Le sue parole e i suoi gesti, quanto più liberi e all'insegna di una trascurata noncuranza, tanto più incontravano favore per la loro apparenza di semplicità. Peraltro, come proconsole in Bitinia e più tardi come console, si rivelò energico e all'altezza dei compiti. Tornato poi ai suoi vizi, o meglio alla loro ostentazione, fu ammesso nella ristretta cerchia degli intimi di Nerone, come arbitro di eleganza, al punto che il principe, in quel turbine di piaceri, trovava amabile e raffinato solo ciò che ricevesse approvazione da Petronio. Da qui la gelosia di Tigellino, rivolta, si direbbe, a un rivale che ha più successo nella scienza della voluttà. E Tigellino s'appiglia allora alla crudeltà del principe, più forte, in lui, di ogni altra passione, imputando a Petronio l'amicizia con Scevino. Fu corrotto alla delazione uno schiavo e fu sottratto a Petronio ogni mezzo di difesa, gettando in carcere la maggior parte dei servi. 19. Casualmente, in quei giorni, si era recato Cesare in Campania, e Petronio aveva proseguito fino a Cuma e là si tratteneva. Non volle protrarre oltre l'attesa, nel timore o nella speranza, però non corse a liberarsi della vita: si fece aprire le vene, per poi, a capriccio, chiuderle e poi riaprirle ancora, intrattenendosi con gli amici ma non su temi seri, quelli che gli procurassero gloria di fermezza. Non ascoltava discorsi sull'immortalità dell'anima o massime di filosofi, ma poesie leggere e versi giocosi. Ad alcuni servi distribuì doni, ad altri frustate. Sedette a banchetto, indulse al sonno, perché la sua morte, benché imposta, apparisse accidentale. Neppure nel suo ultimo scritto, cosa che invece facevano i più, avviandosi alla morte, adulò Nerone o Tigellino o qualche altro potente, ma scrisse dettagliatamente le infamie del principe, coi nomi dei suoi amanti e delle sue amanti e con specificata l'eccentrica novità di ogni rapporto sessuale, e mandò il testo, con tanto di sigillo, a Nerone. Poi spezzò l'anello del sigillo, perché non servisse in seguito a danneggiare altre persone. (19)

9 Trama del Satyricon 1. In un portico di una non meglio identificata Graeca urbs (Napoli?), lo studente Encolpio sta discutendo pubblicamente con il maestro di retorica Agamennone sulle colpe della scuola nei confronti della decadenza dell'arte e dell'oratoria [tema-chiave della cultura dei primi secoli imperiali]. Accortosi all'improvviso che l amico e compagno di studi Ascilto se l'è svignata, Encolpio va a cercarlo. Lo ritrova poco dopo in un bordello. 2. a. Gìtone in lacrime rivela al fidanzato Encolpio che la sua virtù è stata insidiata da Ascilto. I due rivali litigano, ma poi si riappacificano. Tuttavia Encolpio medita di sbarazzarsi di Ascilto, per poter rimanere solo con Gìtone. Un giorno, mentre Encolpio ed Ascilto sono al mercato e tentano (con successo) di recuperare una preziosa tunica che è stata loro rubata, vengono adocchiati da una misteriosa donnetta. Si scopre subito dopo che costei è ancella della matrona Quartilla, dedita al culto di Priàpo, di cui, come ora apprendiamo, Encolpio ha violato i misteri (appunto per questo è stato punito con la scarsa virilità che attualmente lo affligge, destinata ben presto a trasformarsi in vera e propria impotenza). b. I tre compagni vengono pertanto raggiunti, nel loro albergo, da Quartilla in persona, accompagnata da due sue ancelle. La matrona, con il pretesto di doversi procurare un rimedio per la febbre terzana inflittale dal dio adirato, adesca i giovani e li tiene segregati per tre giorni in casa sua, sottoponendoli ad ogni sorta di fatiche amatorie. c. Stremati, i tre riescono infine ad evadere. Immediatamente vengono invitati ad una cena in casa del ricchissimo liberto Trimalcione. d. Al loro arrivo il padrone di casa sta giocando a palla. Durante il bagno di costui i tre amici entrano nella sua casa, di un lusso sfrenato e di un indescrivibile cattivo gusto, dove miriadi di servi azzimati ed entusiasti "cantano come un coro pantomimico". Quando ormai sono tutti a tavola, entra Trimalcione ed ha inizio la cena. Questa è costituita da una interminabile serie di portate una più stravagante dell'altra, presentate con una coreografia stucchevolmente teatrale e bizzarra oltre ogni dire. "En passant", Trimalcione fa sfoggio delle sue qualità di "parvenu" della cultura, ad esempio sputando sentenze sulle caratteristiche dei vari segni zodiacali. Poi annuncia a tutti i commensali che deve congedarsi per andare al gabinetto (al suo ritorno giustificherà la lunga assenza con un attacco di diarrea flatulenta, sulle cui modalità intratterrà dettagliatamente i convitati). Rimasti soli, i commensali (tutti liberti come Trimalcione, a parte poche eccezioni) imbastiscono una terribile conversazione a base di luoghi comuni, che Encolpio ed Ascilto, raffinati scholastici [press a poco l equivalente degli odierni studenti universitari, N.d.R.], sopportano con malcelato strazio. e. Al suo ritorno, Trimalcione riprende a fare sfoggio di cultura e raffinatezza, mentre si alternano portate sempre più bislacche ed intrattenimenti di vario genere. Ad un certo punto Ascilto, non riuscendo più a trattenersi, scoppia a ridere, ma viene duramente rimbeccato da uno degli ospiti, con l'argomento che - in buona sostanza - la cultura non fa soldi. f. Invitati da Trimalcione, instancabile animatore della festa, alcuni commensali raccontano delle storie. Dopo un'altra serie di bizzarrie e lepide spiritosaggini, Trimalcione annuncia solennemente che, dopo la sua morte, farà liberare tutti i suoi servi, e per provare la veridicità di quanto afferma dà lettura del suo testamento. Tutti scoppiano in lacrime. Per consolarli, Trimalcione propone loro un bel bagno caldo. A questo punto Encolpio, Ascilto e Gìtone, francamente nauseati, cercano di scappare, ma inutilmente. Si entra anzi in un'altra sala da pranzo, dove, fra l'altro, ha luogo un violento litigio fra Trimalcione e sua moglie Fortunata (di cui fino a questo momento egli ha detto ogni bene), per un bacio dato da lui ad un grazioso servetto. g. Trimalcione pronuncia quindi un panegirico di se stesso, alla fine del quale, fattisi portare gli abiti da morto, organizza seduta stante un anteprima del suo funerale. Nel corso del compianto funebre un servo lancia urla così strazianti che i vigili del fuoco accorrono, facendo irruzione in casa ed inondandola d'acqua. h. Per Encolpio, Ascilto e Gìtone è l'occasione propizia per svignarsela. i. Ubriachi e sfatti, raggiungono l'albergo. Qui Ascilto, approfittando della spossatezza di Encolpio, passa la notte a letto con Gìtone. Al suo risveglio Encolpio vorrebbe ucciderlo, ma, con sua enorme sorpresa, è (20)

10 Gìtone stesso a decidere di andarsene con Ascilto, che, per così dire, dispone di argomenti più convincenti. j. Solo e disperato, Encolpio si trasferisce in una locanda in riva al mare. Per consolarsi visita una pinacoteca, dove incontra il vecchio poeta Eumolpo, con cui imbastisce una dotta conversazione sulla decadenza delle arti figurative. L'anziano poeta gli racconta una storia licenziosa, la fabula Milesia del fanciullo di Pergamo. Quindi gli illustra in versi uno dei quadri ("La caduta di Troia"), ma viene cacciato via a sassate dai presenti. 3. Ai bagni pubblici, dove si è recato con Eumolpo, Encolpio incontra Gìtone, che lo supplica di riprenderlo con sé: Encolpio, più innamorato che mai, non se lo fa ripetere e lo porta via all'insaputa di Ascilto. Ma anche Eumolpo si invaghisce di Gìtone, ed Encolpio deve ricorrere a tutta la sua astuzia per sottrarre il suo adorato efèbo alle ricerche di Ascilto ed alle turpi voglie di Eumolpo. 4. a. Encolpio, Eumolpo e Gìtone (il nuovo terzetto d ora in poi) s'imbarcano su una nave diretta a Taranto, senza sapere che essa è di proprietà di Lica e di sua moglie Trifèna, due vecchie conoscenze di Encolpio e Gìtone che, per motivi esposti nei libri precedenti, li odiano a morte. b. Atterriti, i due giovani si camuffano goffamente da schiavi, ma vengono riconosciuti a causa della menomazione di Encolpio. Dopo aver corso seri pericoli, si riappacificano con i loro persecutori, grazie soprattutto al fatto che Trifèna, un tempo amante di Encolpio, ha ora un vistoso debole per Gìtone. Encolpio è costretto a soffrire, senza poter reagire, le opposte pene della gelosia e dell umiliazione, di fronte alle tenerezze di Trifèna per Gìtone ed al disinteresse che la sua ex-amante gli dimostra. Per rasserenare l'atmosfera, alquanto tesa, Eumolpo racconta un'altra fabula Milesia, quella della matrona di Efeso. c. Ma all improvviso si scatena una tempesta: Lica cade in mare ed annega; Trifèna si mette in salvo su di una scialuppa; Encolpio, Eumolpo e Gìtone fanno naufragio nei pressi di Crotone. d. Qui apprendono che gli abitanti della città si sono specializzati nell esercizio di un attività non proprio edificante: quella di cacciatori di eredità. Ad ogni buon conto, Eumolpo è pronto ad approfittarne ed organizza un piano: si farà credere ricchissimo e malato, mentre Encolpio e Gìtone si fingeranno suoi servi; in questo modo gli avidi Crotoniati lo circonderanno di ogni attenzione, nella speranza di essere nominati suoi eredi. e. Durante il tragitto verso Crotone, Eumolpo declama un suo Bellum civile in versi [N.B.: parodia di quello di Lucano?]. Giunto in città, viene presto subissato dalle attenzioni degli abitanti, che, secondo i suoi piani, lo ricoprono di doni. 5. a. Encolpio, che si presenta ora sotto il falso nome di Polièno, conosce la bellissima Circe e se ne innamora, ricambiato. Ma la sua scarsa virilità, che si manifesta ora in tutta la sua drammatica evidenza, gli impedisce di tradurre in realtà il suo sogno; né le cose vanno meglio con Gìtone. Circe lo respinge, indignata ed offesa. b. Una vecchia libera temporaneamente il giovane dalla maledizione di Priapo, ed egli ha così modo di farsi perdonare da Circe. 6. Encolpio, che ha perso evidentemente di nuovo la virilità, viene cacciato di casa da Circe. Recatosi in devoto pellegrinaggio al santuario di Priapo, conosce la vecchia sacerdotessa Enotèa, che lo sottopone ad un complicato rituale magico, ma senza successo. 7. Il favore di Mercurio, per motivi ignoti, restituisce la virilità ad Encolpio. 8. Poiché i cittadini di Crotone cominciano a spazientirsi e ad insospettirsi, Eumolpo si decide a fare testamento. Quando questo viene letto [N.B.: non si capisce se a questo punto Eumolpo sia morto davvero o si finga tale!], si viene a sapere che ha designato come suo erede chiunque mangerà il suo cadavere. Ma ci vuol altro per scoraggiare gli abitanti di Crotone. Infatti... (21)

11 Note critiche sul Satyricon di Petronio 1. l autore nascosto e le teorie di Conte a. autore nascosto (Petronio) e narratore mitomane (Encolpio) b. retorica dell eccesso e letteratura antologizzata c. agglomerato di figure eroiche ed erotizzazione dei personaggi i. sgonfiamento del sublime ii. inganno del mito 1. esagerazione 2. inversione 3. sceneggiatura del sublime: sesso, cibo, denaro 4. rovesciamento del Simposio di Platone d. tirare i generi verso il basso e. senso di superiorità sul protagonista narratore da parte del lettore (come da parte dell autore) f. scuola luogo di fusione di eloquenza degradata e retorica dell eccesso g. contrasto con la poetica di Orazio 2. riguardo al contenuto: forme e temi a. la nascita da intreccio di modelli (Heinze) b. non è chiaramente un unico genere letterario i. sfugge al romanzo per temi ii. spunti epici, tragici, favolistica iii. narrazione caotica e farraginosa 1. opera corale 2. Nietzsche: maestro dai piedi di vento 3. attenzione: dipende dallo stato Petronio e il ritmo narrativo (DE) «[Petronius] mehr als irgend ein grosser Musiker bisher, der Meister des presto gewesen ist, in Erfindungen, Einfällen, Worten: - was liegt zuletzt an allen Sümpfen der kranken, schlimmen Welt, auch der "alten Welt", wenn man, wie er, die Füsse eines Windes hat, den Zug und Athem, den befreienden Hohn eines Windes, der Alles gesund macht, indem er Alles laufen macht!» (Friedrich Nietzsche, Al di là del Bene e del Male, 2, 28) (IT) «[Petronio] più di qualsiasi altro grande musicista, sinora fu il maestro del «presto» nelle invenzioni, nelle idee, nelle espressioni! - Che cosa può importarci alla fine di tutto il fango di questo mondo ammalato, cattivo, ed anche del mondo «antico», quando si possiede, al pari di lui, le ali ai piedi, il respiro, lo scherno liberatore d'un vento, che mantiene sana la gente, perché la fa correre!» Il ritmo narrativo dell'opera di Petronio è svelto e incalzante. Questo s'alterna, tuttavia, con momenti di riflessione dei personaggi, dove la fabula del racconto non procedono. Il ritmo è consono alla situazione dei protagonisti: quando l'azione si fa più movimentata, il ritmo accelera, quando giunge un momento di tregua e requie, il ritmo s'interrompe. c. tema del comico è l unico dominante d. presenza costante del realismo (Auerbach) e. realismo del distacco f. elemento del quotidiano i. vita comune (22)

12 ii. Roma spaccanapoli iii. vita multiforme e frantumata iv. tutto è in balìa della Fortuna g. barocco e kitch i. genere pulp h. non c è moralismo 3. riguardo allo stile a. nova simplicitas b. puri sermonis gratia c. quod facit populus 4. grandezza notevole della Cena a. importanza i. sociale-antropologica ii. culturale-economica iii. linguistica 1. plurilinguismo 2. mistilinguismo 3. teoria di Väänäen 4. xenolalia 5. greco iv. confronti 1. Apicio 2. satira 3. Marziale 5. temi dominanti a. le donne b. il viaggio i. struttura omerica ii. incipit con ira divina iii. il labirinto e la teoria di Fedeli c. l amore i. stravolgimento della coppia di fidanzati ii. parodia erotica 6. il confronto con Apuleio note 1. donne, schiavi, stranieri e omosessuali: il trionfo del diverso e dell inferiore a. galleria della città di Roma b. gli occupati di Seneca c. mondo all inverso i. arrivisti ii. approfittatori iii. parvenus d. esaltazione della roba e. Fortunata: ideale complemento di Trimalchione f. Trimalchione: i. ceto borghese? ii. Signori si nasce iii. distorsione per eccesso con lente d ingrandimento iv. mimo della vita v. parodia di Nerone? (23)

13 2. il basso, il milesio, il volgare: riprese e innovazioni a. novelle i. matrona di Efeso ii. inventore sfortunato [LI 6] b. amore i. menage à trois ii. ambiguità sessuali iii. il puer di LXXXVII 5-9 iv. Quartilla v. Encolpio e la perduta virilità vi. matrona di Crotone vii. Fortunata LXVII c. distorsione e perversione i. voyeurismo ii. violenza iii. sadismo iv. scabrosità v. mai delicatezza d. dominio di Priapo i. confronto con i carmina Priapea ii. Odissea dal basso 3. elementi di antropologia ed etnografici a. la cena i. simposio ii. Orazio iii. ius hospitii b. elementi barbarici i. testamento e antropofagia ii. cannibalismo sulla nave c. invenzione e tecnologia i. larve e robot ii. orologi iii. catenatio e doppio d. horror i. lupo mannaro [LC] ii. veglia funebre e streghe [LXIII-LXIV] e. elementi filosofici i. filosofia popolare ii. tempo e morte iii. tempo e trappola: labirinto iv. morte è sepolcro della memoria (24)

14 4. realismo e riprese moderne a. il basso e il Cristianesimo b. descrizione stucchevole c. arredamento d. abbigliamento e. oggettistica f. gusto del raccontare e psicologia di presenti g. riprese i. vita bohemienne ii. Pasolini iii. Fellini (25)

15 Apuleio: note generali utili alla comprensione dell opera 1. spunti biografici a. origine africana (Cartagine >>> Atene) b. studi di filosofia e retorica (II sofistica) i. conferenziere sul nulla ii. magia 1. demonologia socratica 2. filosofia (neo)platonica 3. sincretismo religioso 4. tradizioni orientali iii. difesa tribunalizia c. vasta cultura i. poligrafo ii. esibizionismo 2. sul romanzo: fonti e note sul genere a. monolite latino b. titolo volutamente chiaro i. originale ii. nota di Agostino d Ippona iii. area africana e letture stravaganti c. grande fortuna nel Rinascimento i. differenze col Satyricon d. problema delle fonti i. Lucio di Patre ii. Luciano di Samosata iii. Apuleio iv. Fozio v. tema molto amato (?) e. lettura del prologo i. sermone isto milesio ii. varias fabulas conserere iii. lepido susurro iv. papyrum Aegyptiam v. in Attica ho appreso la lingua vi. exotici ac forensis sermonis rudis lector vii. fabulam Graecanicam «Ho letto le Metamorfosi di Lucio di Patre, opera in vari libri. [ ] Egli mostra una vera passione per le storie di prodigi. Lo si potrebbe chiamare un altro Luciano. I due primi libri, comunque, sono stati quasi letteralmente trascritti da Lucio dal libro di Luciano intitolato Lucio o l asino [Loúkios è ónos]. O forse da Luciano dai libri di Lucio. Sebbene sembri piuttosto Luciano a copiare l altro, questo si può solo congetturare, perché non abbiamo altri elementi per sapere chi dei due è il più antico. In effetti, Luciano sembra aver abbreviato l ampia opera di Lucio, e tagliato quanto non gli sembrava utile al suo progetto [ ]». Da questa scheda di Fozio, patriarca di Costantinopoli nel IX sec., contenuta nella sua Bibliotheca (una sorta di raccolta di recensioni sui libri da lui letti), si sviluppa lo spinoso problema critico relativo alle fonti delle Metamorfosi ovvero Metamorphoseon (26)

16 libri XI di Apuleio, l unico romanzo in lingua latina conservatoci in forma integrale, grazie al manoscritto scoperto a Montecassino dal Boccaccio. Innanzitutto: chi è questo Lucio di Patre, del quale peraltro il solo Fozio fa menzione? E davvero esistito, o piuttosto il suo nome è confuso con quello del protagonista del romanzo (Lucius, appunto), e da lui derivato? E inoltre: ammettendo due edizioni d un medesimo canovaccio, stilate da due diversi autori Lucio e Luciano (benché la critica sia molto scettica a riguardo di quest ultima attribuzione) ebbene, qual è il rapporto di dipendenza che intercorre tra le due? Che cosa l una deve all altra? Domande che, ovviamente, si complicano con riferimento al nostro autore: le Metamorfosi di Apuleio sono una rielaborazionevi delle Metamorfosi di Lucio? O di quelle di Luciano? Se sì, che portata ha questa rielaborazione? Ovvero, più in generale, come valutare appieno l originalità apuleiana? Questi interrogativi, decisivi anche e soprattutto per ciò che riguarda l interpretazione complessiva dell opera, rimangono a tutt oggi senza risposta, benché, evidentemente, la chiave risolutiva del problema è ben nascosta all interno del prologo programmatico dell Asino d oro. Lì, infatti, Apuleio confessa candidamente il proprio debito nei confronti di una fabula graecanica, sottolineando altresì che la trama del romanzo risulterà: complicata dall intreccio con alcune novelle del genere milesio pepata con l arguzia tipica dello stile alessandrino; vergata in un latino (a suo dire, beninteso) rozzo, infarcito di espressioni strane e popolari (essendo l io narrante, di madrelingua greca, un autodidatta) e tuttavia, come ci tiene a precisare, ben consono alla desultoria scientia che caratterizza le storie in essa contenute. Al di là di queste evidenti fonti dirette, non si può non cogliere, nell ispirazione, l eco di altri (ed illustri) riferimenti letterari: se il leitmotiv della trasformazione potrebbe trovare un precedente in Omero e, in particolare, nel famoso episodio (libro X dell Odissea) dei compagni mutati in porci dalla maga Circe (tenuto anche conto, sotto questo aspetto, delle Metamorfosi di Ovidio e delle favole di Fedro con animali parlanti), nella parte iniziale dell opera farebbero invece capolino, con una certa insistenza, temi, motivi e situazioni affini al Satyricon di Petronio. Definire tuttavia con esattezza la veridicità e la consistenza di simili ispirazioni è impresa invero improba: le Metamorfosi si presentano come un crogiuolo (mi viene da dire, ipertestuale ) di vicende, di stili e di spunti, insomma un pastiche letterario tale da scoraggiare qualsiasi acribia e smontare qualsivoglia approccio critico, atto nel peggiore dei casi a destrutturare l opera, scarnificandola (un operazione che s impone, comunque, a livello didattico e che anche questo breve saggio, mio malgrado, affronterà). In questo senso, la mia impressione è che, di fronte alle Metamorfosi di Apuleio, risulti di molto avvantaggiato il lettore di media cultura, quindi di certo non sprovveduto e tuttavia senza pretese scientifiche o filologiche (quale sarebbe, volendo fare un esempio contemporaneo, il lettore di un opera come Il nome della rosa, di Umberto Eco); un lettore insomma che riesca ad apprezzarla e gustarla per quella che è: un opera piena di ammiccamenti, i più vari, ostinatamente oscillante tra poli contrastanti (scienza e superstizione, magia e religione, favola e allegoria) propri di una natura e di una vicenda umana controverse e singolarissime, che solo ad un genio come Apuleio potevano capitare in sorte. f. aggiunta fondamentale : il tema della curiositas g. la simbologia isiaca i. romanzo a chiave ii. opera allegorica iii. autobiografia (?) >>> Dante e la selva 3. plot narrativo: trama e sezioni a. struttura del Bildungsroman b. struttura tradizionale di Propp c. tre sezioni narrative i. I-III: CURIOSITAS: Lucio UOMO -Lucio ASINO ii. IV-X: FORTUNA: Lucio ASINO -tragedia della vita iii. XI: RELIGIO: Tragedia della vita-salvezza d. non ogni parte è compatta i. seconda ha trattazione farraginosa (domina il caos) ii. a volte sensazione delle parti aggiunte iii. iv. la terza parte è la chiave della vicenda la terza parte dà nuovo significato a tutto ciò che precede 1. caos >>> caos della vita (27)

17 2. trasformazione >>> regressione come con Circe 3. asino >>> metafora della bestialità 4. viaggio >>> itinerarium animae 5. religione >>> salvezza 6. XI >>> numerologia 7. è una umana commedia (?) e. forma aperta, solo ossatura con tessere aggiunte f. intento i. rallegrare ii. edificare g. Gianotti è la sintesi dei generi letterari tradizionali; è un epitome di tutta la produzione della letteratura greca e latina, ovviamente in percentuali differenti h. stile e lingua variegati: apprende latino e greco per grammaticam i. tecnica di montaggio i. flash backs ii. Ich Erzählung (28)

18 Apuleio, Metamorphoseon libri seu Asinus aureus Trama e riassunto dell opera Libro I: Prologo: il protagonista e narratore si presenta, dicendo di essere greco e di chiamarsi Lucio, ed invita il lettore a prestare attenzione alle fabulae Milesiae che intreccerà per lui. Inizia quindi il racconto principale o cornice. Lucio si trova in Tessaglia, terra della magia, ove si è recato per affari. Durante il viaggio incontra due viandanti, uno dei quali, Aristòmene, strada facendo racconta l'incredibile storia che gli è capitata. Racconto di Aristomene: Aristomene incontra per caso ad Ìpata, in Tessaglia, il suo ex-commilitone Socrate, ridotto ad una larva umana per essere stato l'amante di una strega. Lavato e rivestito l'amico, Aristomene lo porta in una locanda e decide di fuggire con lui l'indomani. Ma durante la notte, per magia, la strega e sua sorella penetrano nella stanza dei due, sgozzano Socrate sostituendo il suo cuore con una spugna ed inondano Aristomene di urina; indi se ne vanno. Mentre Aristomene, terrorizzato, cerca di darsi la morte per non essere accusato dell'omicidio dell'amico, ecco che questi si risveglia come se niente fosse. I due si rimettono in viaggio verso casa. Giunti presso un ruscello, si fermano per riposarsi e mangiare; ma all'improvviso, mentre Socrate si china sull'acqua per bere, il suo collo si squarcia e ne esce la spugna, ed egli cade stecchito. Aristomene fugge e cambia vita, lasciandosi alle spalle il terribile passato. Fine del suo racconto. Lucio, lasciati i due viandanti, giunge ad Ìpata e si reca a casa del suo ospite Milone. Libro II: L'indomani, al mercato, Lucio viene riconosciuto, proprio a causa della sua bellezza, da una donna che non conosce affatto, Birrena, che si dice amica intima della madre di lui. Il giovane accetta il suo invito e si reca a casa di costei, che lo mette in guardia contro Pànfila, la moglie di Milone, famosissima maga. L'avvertimento ottiene l'effetto contrario a quello sperato: Lucio, curiosus per natura, è elettrizzato dalla prospettiva di sperimentare la magia. Per avere accesso ai segreti della padrona di casa, il giovane fa leva sui propri mezzi fisici e seduce la graziosa Fòtide, ancella di Panfila. Quella notte stessa Lucio ha il primo incontro d'amore con lei. Qualche sera dopo egli si reca a cena in casa di Birrena, ove ascolta il terribile racconto autobiografico di uno dei commensali, Telìfrone. Racconto di Telìfrone: giunto a Larissa, in Tessaglia, Telìfrone accetta una stranissima offerta di lavoro: dovrà fare la guardia ad un cadavere per tutta la notte, onde evitare che le streghe ne asportino le parti ad esse necessarie per i loro incantesimi. Il contratto prevede che, in caso di inadempienza, il sorvegliante malaccorto debba rifondere il danno in natura, mutilandosi delle corrispondenti parti del corpo. Il morto in questione è il marito di una bellissima matrona, che accoglie Telìfrone in lacrime; il giovane si pone a fare la guardia; ma durante la notte penetra nella stanza una donnola, e Telìfrone sprofonda in un sonno pesante. Al mattino si risveglia pieno d'angoscia, ma il cadavere è intatto. Durante il rito funebre, tuttavia, il vecchio zio del defunto accusa la vedova di averlo assassinato. Il cadavere viene risuscitato temporaneamente per magia e rivela la verità, ma non viene creduto; allora, per dimostrare che dice il vero, racconta ciò che solo lui può sapere, cioè che cosa è successo mentre Telìfrone dormiva: alcune streghe hanno invocato il nome del morto per attirarlo fuori; ma disgraziatamente il morto è omonimo di Telìfrone; quest'ultimo, sonnambulo, si è recato dalla streghe, che gli hanno mozzato naso ed orecchie sostituendoli con organi posticci. A quelle parole, il povero Telìfrone nega disperatamente e si tocca il naso e le orecchie, che subito si staccano. Fine del racconto di Telìfrone. Durante il ritorno verso casa Lucio, ubriaco, s'imbatte in quelli che crede essere tre ladri in procinto di scassinare la porta del suo ospite Milone, e li uccide. Libro III: In un'atmosfera surreale ed onirica, Lucio viene arrestato il mattino successivo e sottoposto a processo per l'uccisione dei tre supposti ladroni. Quando ormai dispera della salvezza, i tre cadaveri vengono condotti in aula, coperti, e lui stesso viene costretto a scoprirli: con sua enorme sorpresa, sotto il drappo appaiono tre otri. Troppo tardi Lucio si accorge, mentre tutti scoppiano a ridere, che il processo è una farsa: ricorre infatti quel giorno la festa del dio Riso, in cui gli abitanti della Tessaglia amano divertirsi alle spalle degli ingenui. Sarà Fòtide, più tardi, a spiegare a Lucio come siano andate le cose: i tre otri hanno preso vita per un incantesimo di Panfila, e Lucio, nel buio, ubriaco com'era, li ha scambiati per esseri umani e si è reso così... otricida. Lucio coglie la palla al balzo e chiede a Fotide di permettergli di vedere la padrona mentre si trasforma per virtù di magia; la ragazza acconsente. Il giovane assiste così, non visto, alla trasformazione di Panfila in uccello, e tale è il suo entusiasmo, che immediatamente chiede a Fotide di spalmarlo con quel filtro portentoso. Ma la ragazza sbaglia unguento, e Lucio viene trasformato in asino, pur conservando intelletto umano. Infuriato ma impotente, Lucio-asino si dirige nel luogo che gli sembra più adatto al suo nuovo stato, e cioè la stalla, in attesa di poter disporre dell'antidoto indicatogli da Fotide: dovrà infatti mangiare delle rose, e subito ritornerà uomo. (29)

19 Ma durante la notte alcuni briganti fanno irruzione in casa di Milone e si portano via anche tutte le bestie da soma, fra cui Lucio. Egli, pur avendone l'occasione, evita di mangiare delle rose, poiché teme di essere ucciso dai briganti una volta tornato uomo. Libro IV: Lucio-asino cerca invano delle rose. Ma i ladroni lo conducono nel loro rifugio sulle montagne, dove le rose non crescono; sopraggiungono ben presto altri componenti della banda. I briganti raccontano le prodezze di tre loro compagni morti: Làmaco, Álcimo e Trasileòne. Il giorno seguente viene portata al rifugio una bella e giovane prigioniera, Càrite, che è stata rapita con la speranza di ricavarne un riscatto. Per lenire la sua angoscia, la vecchia custode del rifugio racconta una storia: quella di Amore e Psiche. La favola di Amore e Psiche (clicca qui per il testo integrale): C'era una volta un re che aveva tre figlie; la minore, Psiche, era di una tale bellezza che Venere stessa ne era invidiosa e nessun uomo osava chiederla in moglie. Un vaticinio di Apollo, espresso per l'occasione in latino (sic!), chiede che Psiche venga posta in cima ad una rupe, dove andrà sposa ad un orribile mostro. Fra le lacrime di tutta la popolazione, Psiche viene portata sul luogo del supplizio. Ma Zèfiro la solleva e la depone su un prato. Libro V: Psiche, esausta, si addormenta. Al suo risveglio si trova di fronte ad una reggia incantata, nella quale entra. Nel magnifico palazzo non vede nessuno, ma le fanno compagnia le "voci nude", che la servono, le parlano e suonano per lei. Di notte, nel buio, la raggiunge il misterioso mostro suo sposo, che la fa sua senza permetterle di vederlo. Dopo qualche tempo Psiche, che, contrariamente al previsto, trova molto piacevole la compagnia notturna del marito, ma soffre la solitudine di giorno, riesce a strappargli il permesso di vedere le sue sorelle. Queste, tuttavia, prese da una feroce invidia per la fortuna toccata a Psiche, macchinano la sua rovina e con subdole insinuazioni la convincono che quello con cui giace tutte le notti (e da cui ormai aspetta un figlio) è un mostro orrendo e pericolosissimo: ella dovrà perciò ucciderlo, per essere salva. Psiche, atterrita, vìola quella notte stessa il comando del marito, portando una lucerna nel talamo mentre lui dorme: ma alla luce della lampada appare, addormentato, un giovane bellissimo, Cupìdo. Psiche si punge con una delle frecce del marito e all'istante si innamora pazzamente di lui; si china per baciarlo, ma nel far questo rovescia sul suo braccio l'olio bollente della lampada, e Cupìdo si sveglia di soprassalto. Vedendosi tradito, vola via, invano trattenuto da Psiche. Prima di andarsene le rivela la verità: Venere, sua madre, gli aveva imposto di dare Psiche in moglie al più abietto degli esseri, ma lui stesso se n'era innamorato e l'aveva voluta come sua sposa. Detto questo, il dio fugge. Psiche, fuori di sé per il dolore, si vendica delle sorelle: fa credere loro che Cupido le desideri come spose e che Zèfiro le traporterà giù dalla rupe; in tal modo le due perfide si sfracellano sulle rocce. Frattanto anche Venere, scoperto l'inganno del figlio, medita vendetta. Libro VI: Psiche chiede invano aiuto a Cèrere ed a Giunone. Venere, dal canto suo, fa cercare con un bando Psiche, ma la ragazza decide di presentarsi spontaneamente. La dèa infierisce su di lei con maltrattamenti di vario genere, nel tentativo di imbruttirla; infine, non contenta, le impone alcune prove terribili, che tuttavia Psiche supera con l'aiuto delle formiche, di una canna palustre e di un'aquila; ma la quarta prova è pressoché impossibile: si tratta di scendere all'ade per chiedere a Prosèrpina una fiala di bellezza per Venere. Psiche vi riesce con l'aiuto di una torre, ma sulla via del ritorno non sa resistere alla curiosità ed apre la fiala, come Venere aveva previsto: la fiala di Prosèrpina non contiene infatti bellezza, ma morte. Psiche cade a terra esanime. Ma Cupìdo, guarito dalla scottatura e più innamorato che mai, vola presso di lei e la salva. Subito dopo, per intervento di Giove, Cupìdo ottiene il permesso di sposare Psiche, che viene resa immortale. Poco dopo Psiche darà alla luce una figlia, Voluttà. Fine del racconto. Al loro ritorno, i briganti decidono di sbarazzarsi dell'asino; Lucio li previene e fugge. La giovane prigioniera ne approfitta e gli balza in groppa. Ma la fuga dei due viene interrotta dai ladroni, che li catturano e decidono di ucciderli l'indomani, cucendo la giovane nel ventre dell'asino morto. Nel frattempo anche la vecchia si è impiccata, per timore del castigo. Libro VII: Sopraggiunge un ladrone, il quale informa gli altri che la colpa della rapina in casa di Milone è ricaduta su Lucio: la notizia affligge moltissimo il povero asino, che vorrebbe discolparsi. Intanto i briganti eleggono come loro capo una nuova recluta, dopo avere ascoltato il racconto delle sue straordinarie prodezze. Il nuovo capo propone di non uccidere la ragazza, ma di venderla ad un lenone: la proposta viene accettata all'unanimità. L'asino, fra sé e sé, è indignato dell'atteggiamento della giovane, la quale è tutta contenta di essere venduta come prostituta e per di più si lascia continuamente baciare dal nuovo capo. Ma Lucio si sbaglia: il nuovo ladrone altri non è che Tlepòlemo, il fidanzato della prigioniera, il quale, ubriacati i briganti, riesce a fuggire con lei e con l'asino. Il giorno dopo i ladroni vengono uccisi e l'asino viene raccomandato alle attenzioni di un mandriano; ma la moglie di quest'ultimo, una perfida megera, lega la povera bestia alla macina; come se non bastasse, Lucio viene assalito dagli stalloni e sottoposto alle sevizie di un malvagio ragazzo, che per di più lo accusa di sconcezze del tutto inventate. In tal modo gli altri pastori si risolvono ad ucciderlo o a castrarlo; finalmente però l'asino riesce a fuggire, spaventato da un'orsa. La libertà è effimera: Lucio viene catturato da un passante, che verrà accusato a torto dell'assassinio del cattivo ragazzo (ucciso in realtà dall'orsa) e condannato a morte; anche l'asino viene condannato, e, nell'attesa che il supplizio si compia, la madre del ragazzo morto incrudelisce selvaggiamente su di lui. (30)

20 Libro VIII: Il mattino seguente giunge dalla città un servo di Càrite, la bella fanciulla che era stata prigioniera dei briganti; egli racconta la tristissima fine della storia di Càrite: Trasillo, un antico pretendente della ragazza, ha ucciso in una battuta di caccia Tlepòlemo, suo novello sposo; la sposa si è chiusa in un cupo dolore, rifiutando inorridita la proposta di matrimonio di Trasillo, quando una notte le appare in sogno Tlepòlemo e le rivela la verità; allora la ragazza finge di acconsentire a trascorrere una notte d'amore con l'assassino, ma, dopo averlo narcotizzato, lo acceca con uno spillone. Quindi corre sulla tomba del marito e si uccide. Analoga sorte tocca a Trasillo, che non riesce a sopravvivere alla tragedia e muore dopo avere confessato tutto. Tuttavia per l'asino questa tragedia è una fortuna, dal momento che i mandriani, temendo che il nuovo padrone sia meno generoso del precedente, decidono di andarsene e portano Lucio con sé, carico di bagagli. Durante il viaggio i mandriani temono l'assalto dei lupi, ma vengono invece ridotti a malpartito da alcuni contadini, che aizzano loro contro dei cani; un giovane pastore viene poi divorato da un drago. Quando finalmente il gruppetto giunge in una grande città, l'asino viene venduto ad un vecchio pederasta dedito al culto di Cìbele, che lo porta subito alle sue "ragazze" (ossia i cinedi che convivono con lui): costoro utilizzano l'asino per portare in processione l'immagine della dèa durante la questua. L'asino, già infastidito da tutto ciò, e disgustato dalle sconcezze di quei pervertiti, richiama l'attenzione dei passanti col suo raglio mentre i "sacerdoti" sono tutti presi dalle loro libidini, col risultato di farsi picchiare quasi a morte. Ma i pericoli, per la povera bestia, non sono finiti: capitato in casa di un cittadino devoto di Cìbele, rischia ora di essere ucciso per andare a sostituire un prosciutto rubato da un cane. Libro IX: L'asino scappa, ma viene catturato da alcuni servi che lo credono ammalato di rabbia; appurato che è sano, viene restituito ai sacerdoti di Cìbele e ricomincia, suo malgrado, i suoi vagabondaggi. In una locanda apprende la gustosa storia di un marito credulone gabbato dalla moglie traditrice. Un bel giorno, finalmente, i sedicenti sacerdoti vengono arrestati, e Lucio viene acquistato da un mugnaio, che lo pone nuovamente alla macina; qui la bestia ha modo di constatare, con profonda pietà, le misere condizioni degli animali suoi compagni. Il mugnaio, brava persona in fondo, ha per moglie una vera e propria megera (cristiana? N.d.R.), che lo tradisce con un giovane delle cui prestazioni amorose ultimamente è scontenta; la vecchia serva che le sta sempre accanto le magnifica le imprese amatorie di un certo Filesìtero, che ha sedotto impunemente la moglie del gelosissimo decurione Barbaro, e la moglie del mugnaio decide senz'altro di fare del focoso giovane il suo amante. Ma mentre i due sono soli in casa, il mugnaio ritorna inaspettatamente; Filesìtero si nasconde e il povero marito confida alla moglie tutto il suo sdegno per il triste caso di un lavandaio suo amico, la cui consorte è stata appena colta in flagrante tradimento. L'asino decide allora di intervenire e, calpestando le dita all'amante nascosto, lo costringe a svelarsi. Ma il marito non si scompone ed escogita per l'adultero una punizione davvero originale: costringe infatti il giovane a passare la notte con lui. Poi caccia di casa i due adulteri. La vendetta della perfida moglie non si fa attendere: ella ricorre alle arti di una strega, e l'indomani il mugnaio viene trovato morto. Lucio viene venduto ad un ortolano poverissimo ma onesto e a modo suo generoso, che si affeziona all'asino; una sera, per ricompensa di un favore, il poveretto viene invitato a cena da un ricco signore. Ma la cena si muta in tragedia: al padrone di casa viene riferito che i suoi tre figli sono appena morti, per cui il poveretto si sgozza con lo stesso coltello con cui stava tagliando il formaggio. Sconvolto, l'ortolano s'incammina verso casa con l'asino, ma ad un tratto un legionario romano lo ferma e pretende di portargli via l'animale; l'ortolano reagisce: ne nasce una rissa. Infine il legionario ha la peggio, ma l'ortolano e Lucio devono nascondersi in casa di un amico per sfuggire alle ricerche del soldato. Ma sarà proprio l'asino, con la sua sciocca curiosità, a perdere sé e il suo padrone, sporgendosi dal nascondiglio per guardare. L'ortolano è condannato a morte. Libro X: Lucio è ora al servizio del legionario, che odia profondamente. Un giorno, in casa di un decurione, viene a conoscenza di un fatto terribile che vi si è appena verificato: la seconda moglie del padrone di casa si è follemente invaghita, novella Fedra, del figliastro; poiché questi non le si concede, decide di ucciderlo, ma il veleno a lui destinato viene assunto per errore dal figlio della donna, che muore; costei accusa il figliastro dell'assassinio e di tentato incesto con lei. Ma quando ormai il povero giovane sta per essere condannato a morte, un medico interviene e rivela la verità: egli stesso ha venduto il veleno, ma al servo della donna, non al ragazzo; e, poiché il servo nega, aggiunge che non si trattava di veleno, ma della mandràgora, un potentissimo narcotico: se dunque il figlio minore non è morto, non c'è dubbio che sia stato "avvelenato" dall'acquirente della mandràgora, e cioè dal servo. Infatti il giovinetto è vivo e riprende di lì a poco i sensi: il servo viene condannato a morte e la donna all'esilio perpetuo, mentre il padre, fuori di sé per la gioia, ritrova in un colpo solo i due figli che credeva perduti. Lucio viene venduto dal soldato a due fratelli, l'uno cuoco e l'altro pasticciere, e finalmente può rimpinzarsi a dovere di pasticcini; ma un giorno i due scoprono le strane abitudini alimentari della bestia e le rivelano al padrone di casa: costui le trova così divertenti che si compra l'asino e lo fa ammaestrare, anche perché il suo mestiere consiste appunto nell'allestire spettacoli circensi. Recatosi a Corinto con l'asino, guadagna un discreto gruzzolo grazie alle sue esibizioni; ma una matrona s'invaghisce follemente di Lucio e pretende di passare alcune notti con lui. (31)

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