vo Mondo. Forse mio padre mi avrebbe potuto dire qual era, se non fosse morto in un incidente d auto prima ancora di sapere che mia madre era

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1 1 Come per molte altre persone che lavorano in proprio, anche le mie giornate sono lunghe e iniziano la mattina presto. Quindi, se qualcuno mi telefona nel cuore della notte, è meglio sia una questione di vita o di morte. «Ciao Mercy» disse l amabile voce di Stefan al mio orecchio. «Mi chiedevo se potessi farmi un favore.» Stefan le questioni di vita le aveva finite da un pezzo, per cui non trovai alcuna ragione per essere gentile con lui. «Ho risposto al telefono alle...» guardai con la vista annebbiata i numeri rossi della sveglia poggiata sul comodino «tre del mattino.» Va bene, non è esattamente ciò che dissi. Potrei aver pronunciato anche qualcuna di quelle parole che un meccanico usa quando bulloni e alternatori gli cadono sui piedi. «Immagino tu possa chiedermi anche un secondo favore,» continuai «ma preferirei riagganciassi e mi chiamassi a un orario più civile.» Rise. Forse pensò stessi cercando di fare la spiritosa. «Ho un lavoro da fare, e credo che i tuoi talenti sarebbero utilissimi per assicurare il successo dell impresa.» Le creature antiche, per lo meno secondo la mia personale esperienza, amano restare sul vago quando ti stanno chiedendo di fare qualcosa. Io sono una donna pratica, e sono convinta sia sempre meglio andare dritti al nocciolo della questione il più in fretta possibile. «Ti serve un meccanico alle tre del mattino?» «Sono un vampiro, Mercedes» disse con gentilezza. «Le 9

2 tre del mattino sono ancora prima serata, per me. Ma non mi serve un meccanico, mi servi tu. Mi devi un favore.» Aveva ragione, il maledetto. Mi aveva aiutato quando la figlia del capobranco dei lupi mannari locali era stata rapita, e mi aveva avvisato che avrebbe chiesto la restituzione del favore. Sbadigliai e mi misi a sedere sul letto, rinunciando a ogni speranza di poter tornare a dormire. «D accordo. Che cosa devo fare per te?» «Dovrei consegnare un messaggio a un vampiro che è arrivato qui senza il permesso della mia Signora» disse, arrivando al punto. «Mi serve un testimone cui non farà caso.» Riappese senza aspettare una risposta, e senza dirmi quando sarebbe passato a prendermi. Gli sarebbe stato bene se me ne fossi semplicemente tornata a dormire. Brontolando tra me e me, mi misi addosso qualcosa: jeans, maglietta del giorno prima completa di macchia di senape e un paio di calze con solo un buco. Quando fui più o meno vestita, mi trascinai in cucina e mi versai un bicchiere di succo di mirtilli. C era la luna piena e il mio coinquilino, il lupo mannaro, era in giro con il suo branco, così non avrei dovuto spiegargli perché stavo per uscire con Stefan. E la cosa mi andava bene. Samuel per certi versi non era un cattivo coinquilino, ma aveva la tendenza a diventare possessivo e dittatoriale. Non che glielo permettessi, ma discutere con un lupo mannaro richiede una certa perspicacia che alle controllai l orologio tre e un quarto del mattino mi mancava. Per quanto sia stata cresciuta dai lupi mannari, non sono una di loro. E non sono neanche una qualunque altra cosa mannara. Non sono schiava delle fasi lunari, e come coyote è la mia seconda forma somiglio perfettamente a qualunque altro canis latrans. Ho i segni di un colpo di fucile sulla schiena che lo prova. È impossibile confondere i lupi mannari con i lupi, i licantropi sono molto più grossi delle loro controparti non preternaturali, e molto più spaventosi. Sono un walker, un camminatore, ma sono sicura che una volta si usasse un nome diverso, un nome indiano che è andato perduto quando gli europei hanno inghiottito il Nuo- 10

3 vo Mondo. Forse mio padre mi avrebbe potuto dire qual era, se non fosse morto in un incidente d auto prima ancora di sapere che mia madre era incinta. Così, tutto ciò che so è quello che i lupi mannari mi hanno potuto dire, che non è molto. Walker deriva dagli skinwalker delle tribù indiane del sudovest, ma stando a quanto ho letto ho meno in comune con gli skinwalker che con i lupi mannari. Io non faccio magie, non ho bisogno di una pelle di coyote per mutare forma, e non sono malvagia. Bevvi il mio succo e guardai fuori dalla finestra della cucina. Non riuscivo a vedere la luna, solo i suoi riflessi argentati sul panorama notturno. Pensare a cose malvagie sembrò abbastanza appropriato, mentre attendevo che il vampiro venisse a prendermi. Per lo meno mi avrebbe tenuta sveglia, la paura mi fa questo effetto. Ho paura delle cose malvagie. Nel mondo moderno, persino questa parola sembra... fuori moda. Quando la malvagità fa capolino dentro un Charles Manson o un Jeffrey Dahmer, cerchiamo di spiegarla con l abuso di droghe, con un infanzia infelice o con una malattia mentale. In particolare gli statunitensi hanno cieca fiducia nel fatto che la scienza abbia una risposta per tutto. Quando i lupi mannari avevano reso finalmente pubblico ciò che erano in realtà, alcuni mesi prima, gli scienziati si erano messi subito a cercare un virus o un batterio che provocasse il Cambiamento, visto che la magia era qualcosa che i loro laboratori e i loro computer non potevano spiegare. L ultima che avevo sentito era che la Johns Hopkins University aveva un intero staff che lavorava sulla cosa. E avrebbero senz altro trovato qualcosa, ma scommetto che non riusciranno mai a spiegare come un uomo di 80 chili può trasformarsi in un lupo mannaro di 115. La scienza non tiene in considerazione la magia, esattamente come non tiene in considerazione la malvagità. La devota convinzione che il mondo sia spiegabile è una grave vulnerabilità e allo stesso tempo un solido scudo. La malvagità preferisce le persone che non credono. I vampiri, per fare un esempio non casuale, di rado vanno in giro a uccidere gente per strada. Quando si mettono in caccia, trovano qualcuno di cui nessuno sentirà la mancanza e lo por- 11

4 tano a casa loro, lo curano e lo accudiscono come una vacca al pascolo. Secondo le regole della scienza non sono permessi roghi di streghe, ordalie dell acqua o pubblici linciaggi. Come risultato, il cittadino medio rispettoso della legge non ha nulla da temere dalle cose in cui s imbatte la notte. Alle volte vorrei essere un cittadino medio. I cittadini medi non ricevono visite dai vampiri. Né si devono preoccupare di un branco di lupi mannari, per lo meno non nello stesso modo in cui devo farlo io. Uscire allo scoperto è stata una mossa coraggiosa, per i lupi mannari. Una mossa che avrebbe potuto facilmente rivelarsi uno sbaglio. Osservando la notte illuminata dalla luna, mi chiesi cosa sarebbe successo se la gente avesse ripreso ad avere paura. I lupi mannari non sono malvagi, ma neanche i pacifici e rispettosi eroi che cercavano di far credere di essere. Qualcuno bussò alla mia porta. I vampiri sono malvagi. Lo so perfettamente, ma Stefan è qualcosa di più di un vampiro. Alle volte ero abbastanza sicura che fosse mio amico, per cui non ebbi davvero paura fino a quando non aprii la porta e vidi cosa mi attendeva sulla soglia di casa. I capelli scuri del vampiro erano stati pettinati all indietro, facendo così sembrare la sua pelle molto pallida alla luce della luna. Era vestito di nero dalla testa ai piedi. Avrebbe dovuto sembrare uscito da un pessimo film su Dracula, ma in qualche modo quell insieme dallo spolverino di pelle nera ai guanti di seta su Stefan sembrava più autentico delle magliette colorate e dei jeans sporchi che indossava di solito. Era come se si fosse tolto un costume, non come se ne avesse indossato uno. Dava l impressione di essere qualcuno che avrebbe potuto uccidere facilmente come io avrei potuto cambiare una gomma, senza un pensiero e senza un rimorso. Poi il sopracciglio gli si alzò sulla fronte, e all improvviso tornò a essere quel vampiro che aveva dipinto il suo vecchio furgone Volkswagen come la Mystery Machine di Scooby Doo. «Non sembri felice di vedermi» disse con un rapido sogghigno senza mostrare i canini. Nel buio i suoi occhi 12

5 sembravano più neri che nocciola, ma lo facevano anche i miei. «Entra.» Mi allontanai dalla porta per dargli modo di farlo poi, dato che mi faceva paura, aggiunsi seccamente: «Se vuoi essere il benvenuto, prova a passare a un orario decente.» Esitò un attimo sulla soglia, poi mi sorrise e disse: «Su tuo invito.» Quindi entrò in casa mia. «Questa cosa della soglia di casa funziona veramente?» chiesi. Il suo sorriso si allargò, e questa volta vidi un luccichio bianco. «Non dopo che mi hai invitato a entrare.» Mi passò accanto e camminò fino in soggiorno, poi girò su sé stesso come un modello in passerella. A quel gesto il suo spolverino si aprì facendo l effetto di un mantello. «Come ti sembra il mio look alla Nosferatu?» Sospirai e ammisi: «Mi hai spaventata. Pensavo non ti piacessero le cose gotiche.» L avevo visto raramente indossare qualcosa di diverso da jeans e maglietta. Il suo sorriso si allargò ancora di più. «Di solito è così, ma gli abiti da Dracula hanno il loro perché. Parrà strano, ma se usati il giusto possono spaventare gli altri vampiri quasi quanto una qualunque ragazza-coyote. Non ti preoccupare, ho portato un piccolo costume anche per te.» Tirò fuori da sotto la giacca un imbracatura di cuoio con finimenti d argento. La guardai per un attimo. «Stai andando in un locale sadomaso? Non sapevo ce ne fossero, da queste parti.» Non ce n erano, non che io sapessi. La zona orientale dello stato di Washington è più austera rispetto a Seattle o Portland. Si mise a ridere. «Non stasera, tesoro. Questo è per l altra parte di te.» Fece ciondolare la bardatura per permettermi di vedere che era fatta per un cane. Gliela tolsi dalle mani. Era cuoio di prima qualità, morbido e flessibile e con così tanto argento da sembrare un gioiello. Se fossi stata completamente umana, non avrei mai preso in considerazione la possibilità di indossare una cosa del genere, ma quando si passa buona parte del tempo a correre in giro come un coyote, collari e cose simili possono essere utili. Il Marrok, il capo dei lupi mannari del Nord America, 13

6 insisteva perché tutti i lupi che correvano per le città indossassero un collare con una medaglietta che ne identificasse il padrone. Insisteva anche perché i nomi sulle medagliette fossero qualcosa di innocuo come Fred o Spot, niente Killer o Zanna. In questo modo è più sicuro, sia per i lupi mannari sia per le forze dell ordine che potrebbero incontrarli. Non c è bisogno di dire che tra i lupi mannari è una cosa popolare quanto il casco tra i motociclisti non appena divenne obbligatorio. Ma nessuno di loro si sognerebbe mai di disobbedire al Marrok. Non essendo un lupo mannaro sono dispensata dalle regole del Marrok, ma d altra parte non mi piace correre rischi inutili. Avevo un collare in un cassetto della cucina, ma non era fatto di quell ottimo cuoio nero. «Quindi sarei parte del tuo costume?» chiesi. «Diciamo che penso che questo vampiro avrà bisogno di essere intimidito un po più degli altri» disse tranquillamente, ma qualcosa nei suoi occhi mi fece capire che c era sotto qualcos altro. Medea saltò fuori dal posto in cui stava dormendo, probabilmente il letto di Samuel. Facendo le fusa in maniera rumorosa, si arrotolò attorno alla gamba sinistra di Stefan e poi strofinò il muso sul suo stivaletto per marcarlo come proprio. «Ai gatti e ai fantasmi non piacciono i vampiri» disse Stefan guardandola. «A Medea piace qualunque cosa che potrebbe darle da mangiare o potrebbe giocare con lei» gli dissi. «Non è schizzinosa.» Si piegò e la tirò su. Essere alzata da terra non è una delle cose che Medea preferisce, così gli soffiò contro un paio di volte prima di tornare a fare le fusa, dopo aver affondato le unghie nella sua costosa giacca di pelle. «Non ti stai facendo rendere il favore solo per suscitare più timore» dissi alzando lo sguardo dalla bardatura di cuoio per guardarlo negli occhi. Una cosa da non fare, con i vampiri, come mi aveva insegnato lui stesso, ma vidi solo una vaga oscurità. «Hai detto che ti serviva un testimone. Testimone di cosa?» «No, non mi servi per suscitare più timore» ammise dolcemente Stefan dopo che l ebbi fissato per alcuni secondi. 14

7 «Ma lui penserà che mi porto un coyote al guinzaglio per intimorirlo.» Esitò un istante, poi scrollò le spalle. «Questo vampiro è già stato qui, in passato, e sono convinto sia riuscito a ingannare uno dei nostri giovani. Vista la tua natura, sei immune a molti poteri dei vampiri, soprattutto se il vampiro in questione non sa quello che sei. Credendoti un coyote, probabilmente non sprecherà la sua magia su di te. È improbabile, ma potrebbe riuscire a ingannare me come ha fatto con Daniel. Non credo riuscirà a ingannare te.» Avevo appena scoperto quella piccola notiziola riguardo l essere immune alla magia dei vampiri. Non mi era particolarmente utile, perché un vampiro è abbastanza forte da spezzarmi il collo con la facilità con cui io romperei un sedano. «Non ti farà del male,» disse Stefan quando rimasi in silenzio troppo a lungo «ti do la mia parola d onore.» Non sapevo quanto fosse vecchio Stefan, ma usò quella frase come un uomo per cui volesse dire qualcosa. Alle volte lui mi rendeva difficile tenere a mente che i vampiri sono malvagi. Ma non aveva importanza, perché gli ero debitrice. «D accordo» dissi. Guardai la bardatura e pensai di usare il mio collare, invece di quella. Con un collare potevo cambiare forma, perché quando sono umana il mio collo non è più largo di quando sono coyote. Quella bardatura, invece, era adatta a un coyote di una dozzina di chili, e sarebbe stata troppo stretta per permettermi di tornare in forma umana mentre l avevo ancora indosso. Il vantaggio della bardatura, però, era che non sarei stata legata al collo. Il mio collare era di un viola vivace con dei fiorellini rosa ricamati sopra. Non molto Nosferatu. Porsi la bardatura a Stefan. «Dovrai mettermela dopo che mi sarò trasformata» gli dissi. «Torno subito.» Mutai forma in camera mia perché per farlo dovevo togliermi i vestiti. Non sono così vergognosa, un mutaforma lo supera abbastanza in fretta, ma cerco di non farmi trovare nuda davanti a qualcuno che potrebbe confondere una nudità casuale con la casualità in altre cose. Anche se Stefan possedeva almeno tre automobili di cui ero a conoscenza, a quanto sembrava per venire da me ave- 15

8 va preso la strada più veloce, come disse lui. Così prendemmo la mia Golf per andare al suo incontro. Per qualche minuto non fui sicura che sarebbe riuscito a farla partire. Quel vecchio motore diesel non amava essere svegliato così presto, al mattino, tanto quanto non lo amavo io. Stefan brontolò qualche imprecazione in italiano ma alla fine riuscì ad accenderlo, e finalmente partimmo. Mai andare in macchina con un vampiro che ha fretta. Non sapevo che la mia Golf potesse correre così veloce. Svoltammo sulla superstrada con il contagiri nella zona rossa. L auto rimase sulle quattro ruote, ma per un pelo. La Golf, in realtà, sembrò apprezzare il viaggio più di quanto non lo apprezzassi io. Quel rumore del motore che avevo cercato di sistemare per anni scomparve, e iniziò a ruggire. Chiusi gli occhi e sperai che le gomme tenessero. Quando Stefan guidò sul ponte sospeso che ci avrebbe portato nel centro di Pasco, andava a più di 60 chilometri orari oltre il limite. Senza rallentare, attraversò il quartiere industriale fino a raggiungere gli alberghi costruiti al confine della città, vicino alla rampa della superstrada che andava verso Spokane e verso il nord. Per miracolo probabilmente perché era ancora così presto non fummo fermati per eccesso di velocità. L hotel cui Stefan ci portò non era né il migliore né il peggiore del lotto. Era uno di quelli adatti ai camionisti, anche se in quel momento nel parcheggio c era un solo bestione. Forse i martedì notte erano fiacchi. Nonostante i tanti posti vuoti, Stefan posteggiò la Golf accanto all unica altra automobile nel parcheggio, una BMW nera. Scesi dall auto attraverso il finestrino aperto e fui subito colpita dagli odori di vampiro e di sangue. Il mio olfatto è molto sviluppato, soprattutto quando sono un coyote, ma come chiunque altro non faccio sempre caso a ciò che sento. Il più delle volte è come cercare di ascoltare tutte le conversazioni in una stanza affollata, ma questo era impossibile da mancare. Forse sarebbe stato sufficiente a far scappar via persino gli esseri umani, e forse era per questo che il parcheggio era vuoto. Guardai Stefan per vedere se anche lui lo sentiva, ma la 16

9 sua attenzione era concentrata sull automobile accanto a cui avevamo parcheggiato. Questo mi fece prestare attenzione all auto, e appena lo feci mi resi conto che quell odore proveniva dalla BMW. Com era possibile che quell auto odorasse di vampiro più di Stefan il vampiro? Sentii un altro odore, più sottile, amaro, che mi fece scoprire i denti nonostante non potessi dire cosa fosse. Mi avvolse appena mi arrivò al naso, oscurando tutti gli altri odori fino a che non potei sentire altro che quello. Stefan passò velocemente attorno all auto, prese il guinzaglio e lo legò con forza per zittire il mio ringhio. Feci un passo indietro e gli mostrai i denti. Non ero un maledetto cane. Avrebbe potuto chiedermi di fare silenzio. «Calmati» disse, ma non stava guardando me. Stava guardando l albergo. Allora sentii l odore di qualcos altro, l ombra di un odore che fu presto coperta da quell altro odore. Ma anche quel breve alito fu sufficiente a identificare il familiare odore della paura. La paura di Stefan. Che cosa può far paura a un vampiro? «Vieni» disse puntando verso l hotel e tirandomi in avanti, strappandomi alla mia confusione. Quando smisi di resistere al guinzaglio, mi parlò velocemente e con voce calma. «Voglio che tu non faccia niente, Mercy, qualunque cosa tu possa vedere o sentire. Non sei in grado di affrontare uno come lui. Mi serve solo un testimone imparziale che non si faccia uccidere. Quindi, comportati da coyote più che puoi e se non ne esco vivo vai a dire alla mia Signora cosa ti ho chiesto di fare e cosa hai visto.» Come poteva pensare che io sarei riuscita a sfuggire a qualcosa che poteva ucciderlo? Non aveva parlato di certe cose, prima, né aveva avuto paura. Forse poteva sentire quello che sentivo io, e sapeva cos era. Ma non potevo chiederglielo, perché un coyote non è attrezzato per il linguaggio umano. Mi guidò fino a una porta di vetro fumé. Era chiusa, ma c era una serratura elettronica con un piccolo LED rosso che brillava a intermittenza. Batté col dito sulla serratura e la luce divenne verde, come se avesse strisciato una carta magnetica lungo il bordo. La porta si aprì senza un lamento, e si chiuse alle nostre 17

10 spalle con uno scatto secco. Nel corridoio non c era niente che potesse far venire i brividi, ma mi vennero ugualmente. Probabilmente il nervosismo di Stefan aveva effetto anche su di me. Che cosa può far paura a un vampiro? Da qualche parte, qualcuno sbatté una porta, facendomi sobbalzare. O sapeva dov era il vampiro, oppure il suo olfatto non era ostacolato da quell altro odore come lo era il mio. Mi portò rapidamente lungo il corridoio e si fermò più o meno a metà. Bussò, anche se io, e quindi presumibilmente anche Stefan, avevo sentito che chiunque ci stesse aspettando all interno si era avvicinato alla porta non appena c eravamo fermati. Dopo tutta la tensione che si era accumulata, il vampiro che ci aprì la porta fu quasi una delusione, come se ci si aspettasse di sentire Pavarotti cantare Wagner e si finisca con Bugs Bunny e Taddeo. Quel nuovo vampiro era ben rasato e aveva i capelli tirati indietro in un ordinato codino. I suoi abiti erano puliti e ordinati anche se un po spiegazzati, come se fossero stati in una valigia, ma in qualche modo l impressione generale che dava era sporca e arruffata. Era molto più basso di Stefan e molto meno impressionante. Primo punto per Stefan, che era una bella cosa vista tutta la fatica che aveva fatto per costruirsi il suo look da Principe delle Tenebre. La camicia pesante e con le maniche lunghe che lo straniero indossava cadeva come se fosse indosso a uno scheletro invece che a della carne. Quando si mosse una manica si alzò, rivelando un braccio così emaciato che era visibile il vuoto tra le due ossa dell avambraccio. Aveva una postura leggermente ingobbita, come se non avesse la forza di rimanere dritto. Avevo già incontrato altri vampiri oltre a Stefan, terrificanti vampiri con occhi brillanti e zanne al posto dei denti. Questo sembrava un tossico talmente fatto da non avere più niente in comune con la persona che era stato, come se potesse svanire da un momento all altro lasciandosi dietro solo il corpo. Stefan però non si sentì rassicurato dall apparente fragilità dell altro. Anzi, semmai la sua tensione aumentò. Non essere in grado di sentire nulla se non quello spiacevole odore amaro così persistente mi dava fastidio, più della pre- 18

11 senza di quel vampiro che non sembrava proprio essere un grande avversario. «La notizia del tuo arrivo è giunta alla mia Signora» disse Stefan con voce sicura anche se un po più rotta del solito. «È molto dispiaciuta che tu non abbia ritenuto di doverla avvisare che avresti visitato il suo territorio.» «Entra, entra» disse l altro vampiro, allontanandosi dalla porta per permettere a Stefan di farlo. «Non c è bisogno di rimanere in corridoio a svegliare la gente che cerca di dormire.» Non potevo dire se sapesse che Stefan era spaventato o no, non ho mai capito esattamente quanto bene i vampiri sentano gli odori, per quanto abbiano un olfatto più sviluppato di quello degli esseri umani. Non sembrava intimorito da Stefan e dai suoi abiti neri, comunque. Piuttosto, sembrò distratto, come se avessimo interrotto qualcosa d importante. La porta del bagno venne chiusa mentre ci passavamo davanti. Tesi le orecchie, ma non riuscii a sentire nessun rumore provenire dall altra parte di quella porta chiusa. Il mio naso era inutile. Stefan mi portò all altro lato della stanza, vicino a una porta a vetri scorrevole quasi completamente coperta dalle pesanti tende che andavano dal soffitto al pavimento. La stanza era spoglia e impersonale, tranne per una valigia chiusa poggiata su un cassettone. Stefan attese finché l altro vampiro ebbe chiuso la porta prima di dire con voce fredda: «Non c è nessuno che cerca di dormire in questo albergo, stanotte.» Sembrò uno strano appunto, ma lo straniero diede l impressione di sapere a cosa Stefan si riferisse, perché fece una risatina coprendosi la bocca con una mano in un modo che pareva più appropriato a una ragazzina di dodici anni che non a un uomo di qualunque età. Fu una cosa talmente strana che mi ci volle un attimo per afferrare ciò che Stefan aveva detto. Di sicuro non voleva dire quello che sembrava aver detto. Nessun vampiro sano di mente avrebbe ucciso tutti gli ospiti di un albergo. I vampiri erano spietati quanto i lupi mannari nel far rispettare le proprie regole, che richiedevano di non attirare l attenzione. E un massacro di esseri umani avrebbe attirato l attenzione. Anche se non ci fossero sta- 19

12 ti molti ospiti, ci sarebbero comunque stati gli impiegati dell albergo. Il vampiro tolse la mano, mostrando una faccia per nulla divertita. Non mi fece sentire per niente meglio. Era come guardare il dottor Jekyll e mister Hyde, da tanto era grande la trasformazione. «Nessuno da svegliare?» chiese come se quella fosse la sua prima reazione alle parole di Stefan. «Potresti avere ragione, ma è comunque cattiva educazione lasciare qualcuno ad aspettare sulla porta, no? Quale dei suoi schiavi sei, tu?» Alzò una mano. «No, aspetta, non me lo dire. Lasciami indovinare.» Mentre Stefan attese, con la sua tipica animazione completamente spenta, lo straniero gli girò intorno, fermandosi esattamente alle nostre spalle. Senza alcuna costrizione tranne il guinzaglio, mi voltai a guardarlo. Quando fu direttamente dietro Stefan, l altro vampiro si abbassò e mi grattò dietro le orecchie. Di solito non mi dà fastidio essere toccata, ma non appena le sue dita accarezzarono il mio pelo capii di non voler essere toccata da lui. Mi allontanai involontariamente dalla sua mano, verso la gamba di Stefan. La mia pelliccia teneva la sua pelle lontana dalla mia, ma non fu sufficiente a evitare che quel tocco mi sembrasse sporco, sudicio. Il suo odore mi rimase appiccicato al pelo, e capii che quella puzza sgradevole che mi riempiva il naso arrivava da lui. «Attento,» disse Stefan senza guardarsi attorno «morde.» «Gli animali mi amano.» Quel commento mi fece accapponare la pelle, da tanto sembrò inappropriato detto da quel... mostro orrendo. Si accovacciò e mi grattò di nuovo dietro le orecchie. Non sapevo se Stefan volesse che lo mordessi oppure no. Decisi di non farlo, perché non volevo il suo sapore sulla mia lingua. L avrei sempre potuto mordere dopo, se avessi voluto. Stefan non fece commenti, né guardò da nessuna parte che non fosse direttamente davanti a sé. Mi chiesi se voltandosi avesse perso credibilità. Anche i lupi mannari fanno giochi di potere, ma io ne conosco le regole. Un lupo mannaro non avrebbe mai lasciato che un lupo sconosciuto gli camminasse alle spalle. 20

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