Ampio raggio Esperienze d arte e di politica numero 2

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2 Ampio raggio Esperienze d arte e di politica numero 2

3 Ampio raggio Esperienze d arte e di politica Numero due Febbraio 2011 Laminarie editrice ISSN Direzione Bruna Gambarelli Cura Federica Rocchi Hanno collaborato Maria Amigoni, Andrea Bruno, Alice Zelda Franceschi, Giancarlo Gaeta, Nader Ghazvinizadeh, Vittorio Giacopini, Giuliano Guatta, Maria Concetta Sala Un ringraziamento a Gianni Berengo Gardin, Donatella Pollini, Alessandra Esposito Traduzioni in inglese Gabriele Ferri, ad eccezione di Carpe Diem, tradotto da Susanna Ghazvinizadeh Progetto Grafico Alex Weste Fotografie Gianni Berengo Gardin, giugno 2010 Per gentile concessione dell autore Didascalie tratte da Trenta Racconti Brevi, progetto di Laminarie con Elena Di Gioia Abbonamenti È possibile sottoscrivere l abbonamento a tre numeri della rivista al costo di 20 Euro. Per informazioni e sottoscrizioni: T La redazione accetta collaborazioni esterne. I dattiloscritti vanno inviati all indirizzo: Associazione Culturale Laminarie Corte de Galluzzi 11, Bologna, o a Gli autori degli articoli accettati saranno contattati dalla redazione. Questo numero è stato chiuso il 10 febbraio 2011 Laminarie Associazione Culturale 2011 Associazione Culturale Laminarie Corte de Galluzzi 11, Bologna DOM la cupola del Pilastro via Panzini 1, Bologna DOM la cupola del Pilastro

4 Premessa Cento di questi giorni p. 09 Bruna Gambarelli Monopolio. Quattro vite di un altra fibra p. 10 Laminarie Bobby Fischer. In controtempo p. 14 Vittorio Giacopini Simone Weil. L arte di leggere p. 24 Maria Concetta Sala Varlam Šalamov. La scrittura dell indicibile p. 31 Giancarlo Gaeta Jackson Pollock. Totem p. 39 Giuliano Guatta ((( Conversazione Trenta racconti brevi p. 44 Intervista a Gianni Berengo Gardin ((( Incontri Una giornata qualunque p. 58 Maria Amigoni ((( Il racconto Carpe Diem p. 62 Nader Ghazvinizadeh ((( La recensione Uomini di Dio p. 69 Zelda Alice Franceschi ((( Una striscia Black Sample p. 75 Andrea Bruno indice

5 Cento di questi giorni Bruna Gambarelli D OM ha compiuto un anno. Abbiamo festeggiato con Monopolio, una rassegna teatrale dedicata a quattro vite di un altra fibra, di cui presentiamo gli interventi scritti da chi insieme a noi l ha nutrita. Il fotografo Gianni Berengo Gardin racconta in un intervista il suo reportage nel Quartiere San Donato, di cui pubblichiamo cinque immagini. Abbiamo affidato le parole che accompagnano le fotografie di Gardin ai cittadini del Pilastro e così sono nati i Trenta racconti brevi. L ex dirigente scolastica Maria Amigoni, con il diario di una giornata qualunque, descrive il suo rapporto speciale con il Pilastro, costruito in trent anni di lavoro. Il cinema di Beauvois viene ritratto con grazia dallo sguardo antropologico di Zelda Alice Franceschi. Due giovani autori ci consegnano senza mediazione opere create appositamente per questo numero della rivista: con il suo racconto Carpe Diem lo scrittore Nader Ghazvinizadeh ci descrive un iniziazione, mentre Andrea Bruno in Black Sample propone un esperimento di montaggio di segni inediti. A tutti, cento di questi giorni. 8 ampio raggio n 2 9

6 Monopolio. Quattro vite di un altra fibra Laminarie " Mani che resistono nel tentativo di non soccombere, in un paesaggio di bellezza che necessita del nostro sguardo. " Il festival Monopolio quattro vite di un altra fibra ha inaugurato il secondo anno di attività di DOM. Monopolio ha riunito i quattro spettacoli Bobby Fischer. Il Re Indifeso, Un senso nuovo. Tre lettere di Simone Weil, Jackson Pollock on the other hand e Esagera, Da I racconti della Kolyma di Varlam Šalamov, frutto del lavoro degli ultimi anni e composti in una proposta unitaria di lettura drammatica del presente. I tre incontri intitolati Duale, esperienze e riflessioni hanno accompagnato gli spettacoli, chiamando di volta in volta al confronto persone le cui pratiche stanno nel solco di quelle delle figure di riferimento, con l intento di affiancare in una conversazione alcune significative esperienze concrete con i pensieri e le idee. Ci teniamo stretti a quattro vite di un altra fibra, che hanno negato consenso alla forza cieca del potere. Quattro figure che, con la coerenza delle loro vite e il rigore delle loro opere, hanno aperto varchi nel vortice rumoroso in cui stiamo. In un momento di disgregazione collettiva ci prendiamo il lusso di volgere lo sguardo a vite altre rispetto a ciò che definiamo come monopolio, vale a dire un regime di mercato che ci costringe dentro un discorso precostituito e ci obbliga ad azioni calcolate. Monopolio è frutto di una forza-debolezza che orienta il nostro lavoro in direzione di un senso 10 ampio raggio n 2 11

7 nuovo della ricerca artistica e della vita in comune. Monopolio esprime vocazione al contatto - con la materia, con gli oggetti, con la parola, con le parole, con i corpi, con il mondo dentro e fuori la scena teatrale, con i luoghi - e procede attraverso pratiche d interconnessione fra fiaba e tragedia, fra gioco, riflessione, eventi creativi e esperienze di resistenza, fra centro e periferie. Nelle prossime pagine sono presentati quattro interventi scritti per la rivista dagli ospiti di Duale, che raccolgono la testimonianza degli incontri e degli spettacoli di Monopolio. Studiosi, artisti e intellettuali che ci hanno donato riflessioni dense e preziose su queste quattro vite di un altra fibra. Monopolio. Quattro vite di un altra fibra (four lives of a different mould) Laminarie DOM s second year of activities opened with the Monopolio quattro vite di un altra fibra (four lives like no other) festival, which reunited four performances, Bobby Fischer. Il Re Indifeso, Un senso nuovo. Three letters by Simone Weil, Jackson Pollock on the other hand and Esagera. Taken from Kolyma Tales by Varlam Šalamov. Those shows are the results of the last years work and were composed in a unique proposal for a dramatic reading of the contemporary. Three lectures titled Duale accompanied the performances. They brought together several guests whose practices somehow follow those of the reference figures for each show. The aim for those meetings was to weave in a conversation some significative practical experiences with thoughts and ideas. In the next pages we present four written contributions by our guests at Duale, collecting some evidence of the lectures and the shows at Monopolio. Scholars, artists and intellectuals left us as gifts precious and dense thoughts on these four lives like no other. Laminarie presenta rassegna teatrale monografica 4 vite di un altra fibra Bobby Fischer Simone Weil Jackson Pollock Varlam Šalamov dal 22 ottobre al 7 novembre 2010 Dom la cupola del Pilastro via Panzini Bologna T { ven 22 Ottobre 2010 ore Bobby Fischer Il re indifeso anteprima nazionale { sab 23 Ottobre 2010 ore 18 Ancora Antigone Domande portate da donne di diversa generazione oratoria pubblica ore 19 Duale Esperienze/riflessioni a proposito di Bobby Fischer conversazione con Vittorio Giacopini e Marco Borsari ore aperitivo ore Bobby Fischer Il re indifeso spettacolo { dom 24 ottobre 2010 ore 19 Ampio Raggio, esperienze d arte e di politica presentazione della rivista Laminarie editrice ore aperitivo ore Bobby Fischer Il re indifeso spettacolo { ven 29 Ottobre 2010 ore Un senso nuovo Tre lettere di Simone Weil spettacolo { sab 30 Ottobre 2010 ore 19 Duale Esperienze/riflessioni a proposito di Simone Weil conversazione con Maria Concetta Sala e Associazione Femminile Plurale del movimento No Dal Molin di Vicenza ore Un senso nuovo Tre lettere di Simone Weil spettacolo { dom 31 ottobre 2010 ore Jackson Pollock on the other hand spettacolo { ven 5 novembre 2010 ore Esagera Da I racconti della Kolyma di Varlam Šalamov spettacolo { sab 6 novembre 2010 ore 19 Duale Esperienze/riflessioni a proposito di Varlam Šalamov conversazione con Giancarlo Gaeta e Francesco Bigazzi ore aperitivo ore Esagera Da I racconti della Kolyma di Varlam Šalamov spettacolo { dom 7 novembre 2010 ore Esagera Da I racconti della Kolyma di Varlam Šalamov spettacolo ore Bandiga festa di chiusura 12 ampio raggio n 2 ore aperitivo 13

8 Bobby Fischer: in controtempo Vittorio Giacopini In controtempo Quello che è straordinario nello spettacolo di Laminarie dedicato a Fischer è la scelta dei protagonisti, dei tre Bobby. Il ragazzino, il giovane campione, il vecchio matto: in scena quei tre (Lorenzo Benini, Alessandro Cafiso, Emilio Vittorio Gioacchini) sono perfetti. Basterebbe guardarli cinque minuti, fermi immobili. E infatti non c è bisogno di parole. Tre Bobby Fischer e, in fondo uno soltanto, uno e ossessivo. Il tema dell ossessione ( voglio solo giocare a scacchi, diceva lui), e questo suo essere sempre in controtempo rispetto alla storia, agli altri, alla politica, è il nodo anche del mio romanzo nonromanzo Re in fuga. Lui era sempre una cosa e il suo esatto contrario, senza volerlo. L esempio classico? Bobby Fischer rifiuta la logica del pareggio e al tempo stesso lo fa vivendo tutta la sua vita di scacchista proprio durante la guerra fredda, cioè una fase in cui gli equilibri politici del mondo si reggono esattamente sulla logica del compromesso; sulla logica di un compromesso basato sulla paura reciproca, una doppia paura. E Fischer in tutto ciò non è certo una figura marginale. Dei vari terreni di scontro su cui si misuravano Stati Uniti e Unione Sovietica, gli scacchi non era uno dei meno rilevanti. La guerra fredda era equilibrio obbligato e insieme sfida. Sul fronte delicato gli armamenti nucleari, la bomba atomica c era bisogno di un pareggio assoluto, dell equilibrio; su tutti gli altri fronti invece Stati Uniti e Unione Sovietica si dovevano sfidare. Le olimpiadi, la corsa alla conquista dello spazio, gli scacchi. Il terzo grande terreno di confronto erano infatti proprio gli scacchi e quello era il campo in cui il predominio dei sovietici era incontrastato. Bobby Fischer è affascinante, perché lui che vuole soltanto giocare a scacchi - a un certo punto viene investito della grande missione americana di ribaltare questo predominio. Deve essere il primo americano che batte i russi e la cosa straordinaria è che ci riesce. Da quel momento in poi inizia la sua seconda vita. Rinnega gli Stati Uniti e si rinnega. Nello specchio della storia La vicenda di Fischer (o dei tre Bobby) in tutte le sue tappe, o le sue età, è un pretesto perfetto per raccontare la storia del nostro mondo dalla fine della seconda guerra mondiale al Già nella sua prei- 14 ampio raggio n 2 15

9 storia c è un po tutto. La madre in fuga dalla Germania nazista che cresce lui e sua sorella da sola. La madre, sospetta comunista, era spiata notte e giorno dall FBI. (Questa cosa Fischer la scoprirà solo da vecchio, ma il sospetto c era sempre stato, naturalmente. Molti dicono che lui fosse un paranoico ma, come diceva il poeta Delmore Schwartz: Anche i paranoici hanno nemici veri ). Ecco, questo nucleo famigliare così fragile, delicato e nevrotico, diventa protagonista di una vicenda che alla lunga assume una rilevanza di portata nazionale, tutta politica. Il ragazzino spiato dall FBI diventa la grande speranza americana. Riesce a battere i russi e siamo nel pieno della guerra fredda, è il E poi cosa succede? Appena Fischer arriva in cima, si rende conto che lo stanno manipolando, cioè che sta diventando - lui che è così irregolare, così individualista, così pazzoide - il pretesto di qualcosa d altro, una pedina. E non ci vuole stare. Un po per motivi caratteriali, un po anche perché ha un intuizione politica, per quanto confusa, magari del tutto aurorale, ancora inespressa. Vincere quel campionato mondiale è stata la sua impresa e non vuole farsela scippare. Non vuole diventare il simbolo o il portavoce di nessuno. Nemmeno dell America, di Nixon, dell Occidente. Lo vogliono usare. Lui questo lo capisce, e non lo accetta. Voglio solo giocare a scacchi Diceva voglio solo giocare a scacchi e in questa monomania non è difficile leggere anche una totale incapacità a relazionarsi col mondo, con le persone. Ma Fischer non è un disadattato, o non soltanto. Non riesce a entrare in relazione con gli altri e col mondo e allora si rifugia in un mondo altro, logico, completamente cartesiano, di cui riesce ad avere il controllo totale. Qui si può isolare dalla politica, dalla storia, dai sentimenti... E la grande beffa di Fischer è che proprio quando questo suo isolamento è massimo, quando diventa campione mondiale, viene risucchiato dalla storia e dalla politica, che diventano dominanti rispetto agli scacchi e a quella forma alternativa di mondo nel quale si era rifugiato e di cui era il padrone senza rivali. Molti hanno parlato anche di autismo per Fischer, o di sindrome di Asperger. Sono psicologismi riduttivi. Nella sua vicenda c è l ambizione di vivere in un mondo parallelo, cartesiano, e l insidia costante dell imprevedibilità della storia, della politica. È una dialettica strana e spietata. Per chi la racconta o per chi la mette in scena la vicenda di Fischer diventa appassionante quando comincia a non interessare più agli esperti di scacchi. Immagino che per loro Fischer sia interessante dalle sue prime partite fino al mondiale vinto. Per me invece quella è la parte meno significativa della sua storia, mentre narrativamente ho trovato bellissimo scrivere dell infanzia di Fischer - un bambino povero di Brooklyn che finisce nel nobilissimo universo degli scacchi - e poi mi affascina moltissimo questo personaggio che vive nella rinuncia, che vive nascosto, fino al paradosso: una delle persone più famose al mondo che vive buona parte della sua vita nell anonimato. 16 ampio raggio n 2 17

10 Scompari e poi riappari Davvero, parlare di lui significa parlare di ambizione e del contrario dell ambizione: della scelta di rinunciare, di uno svanire. E poi non finisce lì. Scompari e poi riappari, cantava Dylan. Fischer riappare nel 1992 rigiocando la stessa partita con Spasskij, dopo vent anni esatti, quando si sta chiudendo la fase della Guerra Fredda. Dopo vent anni, dal nulla in cui si era andato a confinare, quest uomo riappare e gioca la parodia del suo grande trionfo. In questa parodia io ci leggo anche la parodia della storia che ripete il suo percorso, amaramente. E ancora non è finita, non ancora. Fischer, adesso, scompare un altra volta dopo aver fatto una serie di riflessioni sugli scacchi e la morte degli scacchi... ma quando riappare, riappare esattamente all altezza delle torri gemelle, dell 11 settembre In un intervista a una radio filippina tira fuori tutto il suo odio per gli Stati Uniti. Bisogna considerare che la scelta di andare a giocare la partita con Spasskij nel 1992 gli era costata il bando, la cacciata definitiva dagli Stati Uniti perché c era l embargo sull Ex Yugoslavia e qualsiasi americano che trafficasse o avesse rapporti con la Ex Yugoslavia incorreva in sanzioni. Ovviamente c erano molti americani che lì vendevano armi, facevano traffici di ogni genere, e se ne stavano in casa, tranquilli. Ma Fischer per essere andato a giocare una partita di scacchi finisce sul libro nero, è perseguito e non può più tornare in patria, nemmeno per assistere la madre in punto di morte. È l ennesimo affronto, l ennesima ferita. Così, l 11 settembre gli sembra un pretesto di rivincita. Dice: Chi semina vento raccoglie tempesta, se lo sono meritato e aggiunge una serie di sparate antisemite che sono la sua costante. Paradossale, considerato che lui era ebreo al 100%. Ma chi semina vento raccoglie tempesta, e vale anche per lui, naturalmente. Questa sua vendetta postuma gli costa parecchio; a un certo punto quel mandato di cattura nei suoi confronti viene applicato e il Giappone decide di dargli esecuzione. Fischer viene arrestato e resta più di un anno in carcere a Tokyo. Come finisce la vicenda? Finisce in Islanda, nell unico paese in cui continuavano ad adorarlo, senza riserve, dove infatti aveva vinto il suo campionato mondiale, rendendo l Islanda celebre, a sorpresa. Per questo motivo, Reykjavík gli diede asilo politico e lui in Islanda svanirà di nuovo, un ultima volta. Scompare in questo territorio che è una sorta di compendio della sua vita. Campi gelati e bianchi, del tutto piatti, segnati solo dalle file di pali dove restano appesi gli stoccafissi. Un paesaggio che sembra una scacchiera, in bianco e nero. Ormai si era ritirato da tutto, chiudendosi nel silenzio assoluto della mente. Voleva solo giocare a scacchi e finalmente trovava pace. Adesso il mondo era davvero diventato una scacchiera. Io credo solo nelle buone mosse. Non credo nella psicologia, ha detto una volta, io credo solo nelle buone mosse. È una visione platonica, la sua. Ornette Coleman, uno degli ultimi grandi jazzisti, in un intervista recente in cui gli chiedevano che musica ascoltasse, rispose: Io 18 ampio raggio n 2 19

11 ascolto qualsiasi cosa. Non esiste cattiva musica, esistono solo cattive esecuzioni. Come dire, solo gli umani possono rovinare la musica... Questo è lo stesso ragionamento di Fischer: solo gli umani possono rovinare gli scacchi. A lui non importava nulla di chi aveva di fronte. La psicologia è l ultimo dei suoi problemi: esistono le mosse, le idee platoniche che si devono in qualche modo contemplare, sapendo che si è dentro alla caverna, che è tutto riflesso, che ogni cosa che ci appare è ombra di ombre. Ma questo è secondario, non importa. È l idea che conta, non il personaggio che casualmente l incarna muovendo bene o male sulla scacchiera. Esistono soltanto le buone mosse. Il testo è tratto dall incontro Duale - esperienze e riflessioni: a proposito di Bobby Fischer a cura di Laminarie, tenutosi a DOM La cupola del Pilastro a Bologna nell ambito della rassegna Monopolio quattro vite di un altra fibra il 23 ottobre Ospiti della serata sono stati Vittorio Giacopini, autore del libro Re In fuga. La leggenda di Bobby Fischer (Mondadori 2008) e Marco Borsari, Presidente del Comitato Regionale Emilia-Romagna della Federazione Scacchistica Italiana. Bobby Fischer. Il re indifeso Laminarie con Lorenzo Benini, Alessandro Cafiso, Emilio Vittorio Gioacchini regia, scene e suoni Febo Del Zozzo cura Bruna Gambarelli organizzazione Federica Rocchi tecnica Carlo Colucci, Matteo Chesini Off beat Vittorio Giacopini Fischer s tale, in all its stages, is a perfect pretext to tell the story of our world, from the end of World War II up to Bobby Fischer is fascinating because - while he would just like to play chess - he was entrusted with the great U.S. mission of being the first American to beat the Russians at the World Chess Champion. This is what is so extraordinary in Laminarie s performance Bobby Fischer il Re Indifeso is the choice of three protagonists, three Bobbies. The kid, the young champion, the old loony: those three are perfect on stage. It would be enough to look at them, standing still, for five minutes. And, as a matter of facts, they don t need any word. Three Bobby Fischer and, finally, just one, a single obsessive one. The theme of obsession and its being always off-beat with history, with the others, with politics. 20 ampio raggio n 2 21

12 Donne semplici, spesso silenziose ma determinate e coraggiose, madri di famiglia, educatrici, ma anche lavoratrici serie e instancabili, oggi come ieri assumono un ruolo sempre più importante nella società e nei luoghi dove lavorano e vivono. Così sono le donne del Pilastro. Vinka Kitarovic

13 Simone Weil: l arte di leggere Maria Concetta Sala La riflessione e la meditazione di Simone Weil scaturiscono dal legame e dalla connessione fra concepire, sentire e agire, perché non si dà riflessione filosofica senza una trasformazione essenziale nella sensibilità e nella pratica della vita. Per questo, accostarsi alla sua filosofia non solo esige la re-visione della grammatica del vivere e lo scardinamento della sintassi abituale del pensare come della morfologia del convivere, ma richiede altresì e in primo luogo un lavoro di depurazione orientato a un azione su di sé che addestri a dimenticare il proprio io fino a eroderne la tendenza a occupare il centro del mondo. Proprio per evitare di cascarsi addosso, bisogna, da una parte, esercitarsi a liberare spazio dentro se stessi, fare il vuoto e, dall altra, senza smarrire i vincoli invisibili con tutto ciò che è, trovare il coraggio di affacciarsi inermi sull imprevisto, di esporsi senza balaustre al mondo, stretti come siamo fra necessità cieca e desiderio di bene, fra potere della forza e aspirazione alla giustizia. Questo lavoro non è un operazione indolore e tuttavia, qualora lo si conducesse senza tregua, in umile attesa, con vigile attenzione, provando e riprovando, darebbe i suoi frutti: una crescita lenta e inesorabile della disponibilità a incontrare le cose e a vedere realmente ogni altra creatura; un apertura all amore più grande, quale è il rispetto della facoltà di libero consenso nell altro; dei sommovimenti impercettibili eppure incisivi sui piani molteplici della vita individuale e collettiva... Perché un acquisizione sempre più grande della consapevolezza di sé e della condizione umana, mentre sottrae potere all io e dà significato alle esperienze singolari e alle pratiche in presenza, non può che contribuire a tessere, con i fili ereditati dal passato, un ordito e una trama che compongono un disegno nuovo e mai definitivo. 24 ampio raggio n 2 25

14 C è una dimensione poco esplorata della nostra esistenza che riguarda l arte di leggere il mondo: da una parte siamo afferrati dal di fuori attraverso i sensi; dall altra parte, siamo noi stessi ad attribuire dei significati alle apparenze - sottolinea Simone Weil: noi non pensiamo le sensazioni, eppure attraverso queste leggiamo qualcosa che ci afferra dal di fuori e che allo stesso tempo dipende anche da noi. Non c è da una parte il soggetto e dall altra la realtà oggettiva; essi sono sì distinti ma non separati, si incontrano di continuo, interagiscono. Se vogliamo a nostra volta agire sul mondo, sugli altri o su noi stessi, dobbiamo agire sui significati stabiliti, dobbiamo leggere e far leggere altrimenti quel testo dai molteplici significati che è il mondo. L arte, l insegnamento, la politica, la guerra sono per l appunto azioni sugli altri che consistono essenzialmente nel mutare ciò che gli uomini leggono e quindi nel modificare i rapporti di forza. Noi non solo leggiamo ma siamo a nostra volta letti e fra queste letture avvengono delle interferenze. Possiamo disporre le nostre letture secondo una gerarchia di valori: leggere la necessità dietro la sensazione, leggere l ordine dietro la necessità, leggere Dio dietro l ordine. Passare da un gradino all altro in questa scala di letture sovrapposte non implica soltanto una sospensione e un arresto nella lettura, ma anche una trasformazione continua mediante quell operazione non indolore che comporta il de-centrarsi per far posto al centro vero, dal quale è dato vedere le diverse e molteplici letture possibili e la nostra soltanto come una di esse. Si tratta di sforzi negativi a vuoto, senza ricompensa; si tratta di un lavoro metodico che coinvolge il corpo, l anima e lo spirito; è questa la filosofia in atto e pratica che scorgiamo nella vita e nell opera di Simone Weil. La decisione di lavorare in fabbrica, il coinvolgimento nella guerra di Spagna, la passione per la verità sono scelte e tratti esemplari sia di un esistenza protesa a spostarsi di continuo dal centro del proprio sistema di riferimento sia di un metodo orientato verso la lettura vera; essi aprono un varco verso qualcosa che ci supera infinitamente, in direzione del bene. Attorno alla vicenda singolare della filosofa francese si accentra uno dei quattro spettacoli di Laminarie dedicati a quattro vite di un altra fibra, vite altre rispetto al regime di mercato vigente, rispetto a un monopolio che mortifica i corpi e le anime dei singoli e delle collettività. Lo spettacolo Un senso nuovo propone infatti una successione di tre scene che si aprono l una sull altra dedicate a tre lettere di Simone Weil: la prima indirizzata all amica Albertine, il cui oggetto è la lettura della sua esperienza come operaia; un altra inviata a Bernanos, nella quale si ri-legge l atmosfera della guerra civile spagnola; infine, quella da Londra ai genitori, una delle ultime scritta prima della morte, che impone di metterci in ascolto delle verità che i pensieri della filosofa contengono. Nella prima scena Febo Del Zozzo traduce, attraverso lo scontro con la materia e i colpi che ne afferrano dal di fuori il corpo e attraverso una trama di suoni assillanti e ripetitivi, l ossessività del lavoro 26 ampio raggio n 2 27

15 in fabbrica e la conseguente frantumazione che umilia e uccide la facoltà di attenzione nei lavoratori, un delitto imperdonabile, perché è il delitto contro lo spirito. Alla seconda scena dà sostanza, al di là dello stesso sipario dinanzi al quale si è svolta la prima, un ombra e danno suono una pluralità di echi, quasi ad evocare la distanza necessaria a rileggere la follia omicida che in circostanze di guerra può abbrutire tutti, persino coloro che apparirebbero schierati dalla parte del bene. Cade il sipario-velo e una rete di coppie di fili molteplici tagliano il riquadro delimitato sui due lati verticali e riempiono lo spazio da ogni parte con linee intersecantisi in più punti eppure convergenti in un unico centro luminoso. Questo nuovo sipario lascia intravedere un fondale formato di lunghe strisce fissate in alto composte di foglietti tremolanti cuciti l uno all altro. Pur richiamando i foglietti tibetani di preghiera e quelli che compongono la massa non ordinata di frammenti dei Quaderni, la parete di fondo con il suo reticolo minuto afferra dal di fuori me spettatrice dando quasi un corpo al mondo in quanto testo dai molteplici significati: da laggiù si leva la voce ferma e vibrante di Bruna Gambarelli che legge le ultime volontà di Simone Weil indirizzate anche a noi posteri. E a Bruna Gambarelli lascio il compito di chiarire un aspetto essenziale della pratica teatrale di Laminarie: Ogni nostro spettacolo è iniziato pensando ad autori incontrati in precedenza. [...] le loro opere contenevano ciò che per noi è il teatro. Non ci siamo arresi all idea di utilizzarli nel nostro lavoro, abbiamo preferito farci fecondare da loro in attesa di trovare una lingua efficace che ne supponesse la forza. Questa lingua non c era perché non c erano più i discorsi, allora occorreva rifondare i discorsi. Nel far questo abbiamo dovuto spazzare via la persona, la biografia, la narrazione, i prima: ripartire dal vuoto, dalla grammatica, dalla sintassi e dalla morfologia (Laminarie, Tragedia e fiaba, a cura di Bruna Gambarelli e Claudio Meldolesi, Titivillus Edizioni, 2008). L attesa ha dato e continua a dare i suoi frutti: Laminarie rende sensibili il legame e la connessione tra concepire, sentire e agire, quella relazione tra piani molteplici di lettura che è relazione simultanea tra i pensieri. Grazie alla necessariamente lunga gestazione di una modalità di lettura e mediante la trasposizione dell attesa in azioni teatrali fondate su tecniche sonore e scenografiche vieppiù affinate nello scartare ciò che può velare il modello, Un senso nuovo non solo ci restituisce i riflessi della scrittura e della vicenda umana di Simone Weil ma anche tenta di cogliere attraverso il linguaggio molteplice del teatro la cosa muta che deve essere espressa. The art of reading Maria Concetta Sala Of the four Laminarie s performances presented at Monopolio festival and dedicated to four lives of a completely different quality, different from those you could find on the market today, one is centered around the peculiar story of the French 28 ampio raggio n 2 29

16 philosopher Simone Weil. The Un senso nuovo performance shows a sequence of three scenes dedicated to three letters by Simone Weil: the first addressed to her friend Albertine, whose subject is a rereading of her experience as a factory worker; another one sent to Bernanos, in which the atmosphere of the Spanish Civil War is retold; and, finally, the one from London for her parents, one of the last written before her death, that forces us to listen to the truths contained inside her thoughts. Laminarie makes perceptible the connection between to conceive, to perceive and to act. Through [ ] theatrical actions based on aural and scenographic techniques apt to discard what could veil the model, Un senso nuovo not only reflects glimpses of Simone Weil s writing and story but also attempt at finding the mute thing that must be expressed through the multiple language of theatre. Varlam Šalamov: la scrittura dell indicibile Giancarlo Gaeta Il testo è stato scritto in seguito all incontro Duale - esperienze e riflessioni: a proposito di Simone Weil a cura di Laminarie, tenutosi a DOM La cupola del Pilastro a Bologna nell ambito della rassegna Monopolio quattro vite di un altra fibra il 30 ottobre Ospiti della serata sono state Maria Concetta Sala, studiosa di Simone Weil con Antonella Cunico e Lucia Catalano dell associazione Femminileplurale del movimento No Dal Molin di Vicenza. Un senso nuovo. Tre lettere di Simone Weil Laminarie con Bruna Gambarelli suoni e scene Febo Del Zozzo video Lino Greco tecnica Carlo Colucci, Matteo Chesini, Filippo Deambrogio cura Federica Rocchi Colui che per il potere sovietico è stato un «nemico del popolo» condannato a quindici anni di lavori forzati in Siberia, è per noi, suoi lettori, il più grande narratore russo del Novecento accanto a Boris Pasternak e ad Aleksàndr Solženicyn, ma con un tratto di verità più forte, più universale, poiché è nella sua scrittura che ha trovato espressione compiuta l indicibile messa in atto dell annichilimento dell umano, da Auschwitz alla Kolima a Hiroshima, marchio distintivo del secolo. Una vita terribile, spezzata una prima volta nel 1929, a 21 anni, quando fu arrestato e condannato a tre anni di lager per aver diffuso il cosiddetto 30 ampio raggio n 2 31

17 Testamento di Lenin; poi di nuovo e definitivamente nel 37, tradotto nei geli dell estremo nord per attività controrivoluzionaria a scavare oro e carbone nelle miniere, a tagliare boschi, infine, e fu la sua salvezza, a servire come infermiere nell ospedale per detenuti. In mezzo c era stato tempo per il matrimonio e la nascita di una figlia. Dopo la liberazione ci fu lo strazio per l impossibile ricongiungimento con la donna amata tanto a lungo e il ripudio da parte della figlia che non aveva potuto crescere. Ma anche l intensa frequentazione di Pasternak e l incontro con Irina Sirotinskaja, che lo sostenne negli anni della creazione letteraria e si prese cura di lui in quelli ultimi, quando, come lei ebbe a scrivere, «raggiunto dall ombra dei lager, i frammenti della sua personalità, cementata dalla volontà e dal coraggio, si erano disgregati». 1 Morirà nel 1982 a 74 anni, fino alla fine posto sotto l occhio vigile del potere, impossibilitato a pubblicare in Russia il suo capolavoro. Venti anni di vita da «morituro» tra lager e confino, venti anni in un appartamento angusto a depositare nella scrittura i fatti indelebilmente impressi in ogni giuntura di un corpo imprevedibilmente sopravvissuto: tale è stata l esistenza di Varlam Šalamov, divisa tra il tempo imposto dalla volontà insindacabile dello Stato totalitario, e il tempo autoimposto per documentare la verità sull inferno dei campi, attraverso un processo di rammemorazione che fa dei Racconti di Kolima un opera letteraria unica per concezione e scrittura. Un opera a tal punto inseparabile dalla specificità dell esperienza vissuta da esigere una nuova forma letteraria, oramai distante da quella incarnata dalla grande tradizione del romanzo russo. È stato lo stesso Šalamov a rilevarlo, sia rifiutando l eredità della letteratura umanistica russa del XIX secolo, dunque innanzitutto la tradizione tolstoiana, sia affermando l esigenza, nel tempo della disumanizzazione dell uomo, di rendere indistinguibile il racconto dal documento, la cui autenticità è attestata dallo scrittore senza interposizioni. In definitiva è la forma romanzo a venire meno, vale a dire la creazione di una complessa architettura narrativa demandata a riflettere l epoca attraverso lo schermo della creazione letteraria; dunque un artificio, ai suoi occhi insufficiente a dar conto di un epoca «senza pari», anche quando raggiunge la perfezione de Il dottor Živago o di Una giornata di Ivan Denisovič. Non per nulla il libro che raccoglie i racconti relativi alla sua prima, giovanile esperienza del campo, Višera, porta come sottotitolo «Antiromanzo». Spezzata la forma romanzo, tolto il velo della finzione, i Racconti di Kolima fluiscono sull onda di un «ricordare senza fine», appena contenuti dalla partizione in cicli narrativi, i cui titoli sembrano pensati più come i tempi di una composizione sinfonica che come enunciazione di linee tematiche. In tal modo di racconto in racconto eventi che sono indelebilmente iscritti nel corpo stesso del narratore, diventano visibili contemporaneamente ai suoi occhi e a quelli del lettore, senza che lo stile letterario faccia da schermo: «Tutto quello che già 32 ampio raggio n 2 33

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19 è accaduto è come se languisse nel cervello, basta abbassare una leva nel cervello, prendere la penna e il racconto è scritto». 2 D altra parte quel che è accaduto non riguarda soltanto l autore, non si tratta di «ritrovare» frammenti del proprio passato, bensì di dire la verità su ciò che si è visto, scrivere «la storia non soltanto del mio corpo, del mio destino, della mia anima, ma anche dello Stato, dell epoca, del mondo». 3 La potenza della scrittura di Šalamov discende dall assunzione di un siffatto compito morale, che si fa puro sguardo sulla realtà, uno sguardo che non lascia scampo: nessuna compensazione, nessun giudizio di valore, consapevolezza della totale inutilità del sapere legato a una siffatta esperienza; bastano i fatti a gridare la verità su ciò che ne è dell uomo condotto fino all ultima spaventosa nudità. È innanzitutto questo, mi sembra, lo Šalamov messo in scena dal teatro delle Laminarie: l uomo chiuso tra le strette pareti della sua stanza, seduto in un angolo, un libro aperto tenuto di piatto, proteso verso lo spettatore. Un uomo ora libero, ma legato per sempre ad un passato di schiavo, che riemerge nella memoria con forza dirompente, abbattendo le pareti del rifugio, invadendo lo spazio di rumori ossessivi, di gesti meccanici, di figure agitate da fili di marionette in convulsioni insensate. Nella messa in scena non importa infatti tanto la descrizione della vita dei campi di lavoro, quanto consentire la percezione, attraverso il ritmo della rappresentazione, dello sforzo di documentare l indicibile, ciò che doveva restare nascosto, e che poteva essere detto in verità soltanto trovando per esso la sua forma, una forma artistica aderente alla materia della vita. Perciò a sua volta l azione teatrale tende a un processo di spoliazione di tutto quanto è gioco della finzione, puntando a creare immagini sensibili dell irrappresentabile. Come a voler applicare al teatro la lezione essenziale di Šalamov, ricapitolata in queste parole: «Penso che chiunque legga le mie storie si renda conto di quanto siano futili le vecchie idee e gli schemi della letteratura tradizionale». 4 Note 1. Ricordi, in V. Šalamov, I racconti di Kolima, Einaudi, Torino 1999, p. XXXVI. 2. Ibid., p. XIX. 3. Ibid. p V. Šalamov, Alcune mie vite, Mondadori, Milano 2009, p. 17. Varlam Šalamov: writing the unspeakable Giancarlo Gaeta So, this is what Šalamov s work performed by Laminarie seems to me: the man caged between the narrow walls of his room, sitting in a corner, an open book held on a plate [ ]. A man who is now free, but who is forever bound to his past as a slave that reemerges in his memory with a disruptive force, tearing down the walls of his shelter, filling the space up with obsessive noises [ ]. In the performance, describing the life in work camps does not matter as much as allowing a perception, through the rhythm of the representation, of the 36 ampio raggio n 2 37

20 effort to document the unspeakable, what [ ] could only be said by finding form of its own, an art form that is coherent with the matter of life. [ ] As if Šalamov s essential lesson, sketched in the words «I believe that whoever reads my stories will understand how futile are old ideas and traditional literary schemata», was to be applied to theatre. He, who for the Soviet power was an «enemy of the people» charged with fifteen years of forced works, is for us, his readers, the greatest Russian narrator of the XX Century. Il testo è stato scritto in seguito all incontro Duale - esperienze e riflessioni: a proposito di Varlam Šalamov a cura di Laminarie, tenutosi a DOM La cupola del Pilastro a Bologna nell ambito della rassegna Monopolio quattro vite di un altra fibra il 6 novembre Ospiti della serata sono stati Giancarlo Gaeta, docente di Storia del cristianesimo antico presso l Università di Firenze e Francesco Bigazzi, addetto Cultura e Stampa presso il Consolato Generale d Italia a San Pietroburgo, che conobbe personalmente Šalamov a Mosca. Esagera da I racconti della Kolyma di Varlam Šalamov Laminarie con Febo Del Zozzo regia e scene Febo Del Zozzo drammaturgia Bruna Gambarelli macchinisti in scena Carlo Colucci, Filippo Deambrogio assistente tecnico Matteo Chesini suoni Febo Del Zozzo, Luca Ravaioli voce di Irina Sirotinskaja Annunciata e Sara Gambarelli Jackson Pollock Totem Giuliano Guatta Questo è quello che leggo dai gesti e dagli oggetti nello spettacolo Jackson Pollock on the other hand di Laminarie. Reperti Jackson Pollock si è agganciato ad un momento primordiale della storia dell umanità in cui non c era distinzione tra segno gesto e danza dove ancora non esisteva la distinzione dei generi e ancora non si era formata l esigenza di contemplare immobili un immagine. Questa, in fondo, credo sia stata la sua grande crisi, un conflitto che non ha saputo superare, il dover essere a tutti i costi un pittore e dover conservare una superficie imbrattata e cercare di piazzarla su qualche parete di un importante galleria o della casa di un grosso collezionista e mi pare che J.P. puntasse alto in quanto a mecenati, e poi questo dover trattenere i reperti di questa danza/ lotta, l esser costretto a guardarli e vedere cosa funzionava e cosa non funzionava, lo poneva, io immagino, in una condizione insopportabile, perché quando sei dentro il quadro, quando fai, non ti poni il problema di cosa funziona e cosa non funziona, è quando ti allontani che escono le rogne, ed è quella la sua verità, credo, il resto è solo ciò che è rimasto. 38 ampio raggio n 2 39

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