LE PREGHIERE DEL TEMPO. P. Paolo Turturro

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1 LE PREGHIERE DEL TEMPO DI P. Paolo Turturro

2 E finito il tempo della terra e del sole; sono in lista d attesa per l eterno. Si agghiaccia il cuore come il papavero rosso strappato nelle mani di un bambino. Tanta attesa di bellezza e subito dolore e a terra zolla e dentro mi alzo tombe. Dal mio cuore escono limiti e mi appoggio a un filo di ragnatela. A stento riesco a contare i giorni del passato e nel deserto dei miei anni non giungo ancora alla sapienza del cuore. E nel deserto dell animo colgo lo stupore delle meraviglie, non più di tempo. E si illuminano dentro le speranze vissute nel passato. In cielo non si piegano le ginocchia alle ingiustizie. Qui sulla terra dammi la forza di indossare una bisaccia, dove porre dentro ogni giorno un pane e una preghiera. Dammi la forza, qui sulla terra di vestirmi della tua luce e di dormire sotto i cartoni e le stelle. Qui sulla terra dammi la forza di non impaurire dinanzi alle menzogne. Vestimi di libertà 1 E finito il tempo.

3 dai preconcetti, dai giudizi affrettati, dalle paure del denaro che opprime anche con i processi.

4 Hai perso il tuo volto, Signore. Nelle disperazioni delle madri che stringono tra le braccia i loro figli trucidati. Hai perso il tuo volto, Signore, nel massacro delle torri gemelle. Nelle torture dell Irak. Hai perso il tuo volto, Signore, nell ABC delle armi; armi atomiche, armi biologiche, armi chimiche. Hai perso il tuo volto, Signore, nel terremoto dell Irak, dove sacche vuote di petrolio, causate dell ingordigia degli uomini, hanno assestato nuovi equilibri di rocce sotterranee. Hai perso il tuo volto, Signore, nei rapporti diplomatici dei potenti, dove si pensa che il denaro liberi un popolo, una chiesa. Hai perso il tuo volto, Signore, nelle foreste dell Amazzonia, nell avorio dell Africa, nell uranio impoverito, nelle banche degli ebrei, nei conflitti tra Israele e Palestina. Hai perso il tuo volto, Signore, nelle discordie delle chiese, nelle crociate del santo sepolcro, nelle sacre inquisizioni. Hai perso il tuo volto, Signore, nelle processioni pasquali, dove i mafiosi acquietano l animo da delinquenti. Forse hai perso il tuo volto, Signore, perché Dio sia tutto in tutti noi. 2 Hai perso il tuo volto, Signore.

5 Il creato è una melodia. Un rombo squarciò il creato in miriadi di particelle di voci e di suoni. La luce si innamorò del canto e sposò la melodia. I cieli cantarono, i firmamenti osannarono, i fiori e l amore danzarono, i mari e i monti dipinsero sinfonie. Ogni vivente conservò nella sua bellezza il segreto arcano del canto. Solo all uomo e alla donna fu dato di armonizzare tutta intera la melodia: nel loro cuore la nascita di un bimbo, quale aurora di ogni armonia. 3 Il creato è una melodia.

6 Dio, dammi un appuntamento. Nei prati verdeggianti del mondo, dove abbracciare doni e bellezze. Dio,donami un appuntamento, nel silenzio dei monasteri, dove parlarti. Qui vedrò,dio. Qui sentirò,dio. Donami un appuntamento per non sbagliare il luogo e il tempo. Non voglio attendere in un posto sbagliato! Non voglio attendere in un tempo inesistente! Donami un appuntamento non più sotto le stelle, non più nel chiasso delle città, non più nelle assemblee roboanti di applausi. Non più nei convegni dove tu non ci sei. Donami un appuntamento non più nei cinema dove la fiction delle guerre è un modello; non più nei teatri dove la satira è bestemmia. Non più nei campi di calcio, dove uccidono i poveri a colpi di pedate di miliardi. Non più nell eden, da dove si esce con il peccato. Non voglio uscire dall Eden Per ribellarmi a un dio ontologico,fermo, pagano. Il tuo appuntamento è nei giardini dei poveri; nei giardini dell uomo. Nei giardini dei tuoi passi che accompagnano alla vita ogni vivente. Dio dammi un appuntamento. Qui vedrò Dio, qui abbraccerò Dio. 4 - Dio dammi, un appuntamento.

7 Non ti vedo Signore! La mia ricerca è lacerante e stracciante. Voglio trovare l Assoluto, io fatto di tempo. Voglio trovare l ignoto, io fatto di sabbia. Nei grattacieli delle metropoli non ti vedo, Signore! Nei supermercati di tutto e di più non ti vedo, Signore! Nelle chiese addobbate di masse, non ti vedo, Signore! Nei programmi digitali della televisione, non ti vedo, Signore! Eppure, so di avere con te un appuntamento, fin dal giorno della mia nascita. Nell Eden faremo ritorno sui tuoi passi. Laddove le strade non sono bivio, lì ci incontreremo. L Assoluto, l Immenso, l Infinito abiterà il nostro corpo e scorrerà eterno nelle nostre vene. 5 Non ti vedo Signore!

8 Inondami nelle acque del tuo battesimo, Signore. Quanti fiumi, Signore, inondano la terra. Fiumi limacciosi, poderosi della prepotenza e delle guerre. Fiumi che straripano idee e verità del vangelo. Fiumi gonfi di cose: chincaglie del tempo. Fiumi di giornali. Fiumi di televisioni. Fiumi che abbondano di menzogne, di mode e di rancori; a queste acque è impossibile opporre argini di sicurezze. Fiumi di denaro, dalle acque reflue che oscurano trasparenze e limpidezze delle sorgenti. Fiumi di morte, dove le guerre giuste usurpano amore. Fiumi di parole, dove manipolano costituzioni e libertà di pensiero. Io voglio passare all altra sponda, dove le acque del Giordano rivelano Dio. Passo all altra riva dove le acque di Siloe donano luce ai ciechi. Non voglio restare seduto sugli argini dei fiumi di Babilonia, sui fiumi dell Onu, sui fiumi degli imperi di oggi; per non essere trascinati dai flutti impetuosi dell odio. Voglio alzarmi e camminare sui sentieri dell Agnello di Dio per raggiungere le acque della vita che dissetano e rigenerano. Inondami nelle acque del tuo battesimo, Signore. 6 Inondami nelle acque.

9 Non mi voglio disperare, Signore. Non voglio camminare con la testa china e gli occhi bassi, che perdono l orizzonte della vita. Alzerò alla tua croce i miei occhi. Non mi vergognerò delle calunnie. La tua croce non è la vergogna degli innocenti. E facile disperarsi. E difficile sperare. Ho scelto i sentieri del perdono, sotto i boati delle bombe e delle critiche. Ho scelto i canti della liberazione nella cella del silenzio. Ho scelto i passi dell addio nei giorni tristi e soli. Ho scelto i passi della speranza, che mi spingono a camminare oltre l impossibile della vita. 7 Non mi voglio disperare, Signore.

10 Conducimi fuori da me stesso, Signore. Ora impera dentro un esegesi austera. Voglio uscire dalle mie chiacchiere. Voglio uscire dai perché. Voglio uscire dai dubbi. Voglio essere condotto fuori dal tempo, fuori dall io. Il mio Signore ha creato l uomo per essere Dio. Urge scrollarsi fuori dalle cose, fuori dall odio, fuori dai rancori. Condurre fuori dal testo i contenuti eterni. Arduo è il cammino della kènosis. Condursi lentamente fuori dal tempo per incontrarsi con Dio. E semplicemente lacerante: tutto il corpo, tutto il creato geme e si ribella, finché il divino non sia tutto in tutti: nelle acque, nei fiumi, nei monti, nei mari, nelle stelle, nei pianeti, nei viventi. Condursi fuori da se stesso è l estasi dove incontri Dio. 8 - Conducimi fuori da me stesso, Signore.

11 Dio è nel grembo del creato. Se è vero che ognuno di noi deve uscire fuori da se stesso, fuori dai propri egoismi, fuori dai propri limiti, fuori dalle proprie vendette, per essere felici; è anche vero che bisogna tornare in se stessi, come un tempo nel grembo materno per acquietarsi di sicurezza. Dio è nel grembo del creato: fuori, dall alto, lo conosceremo. Il bambino nel grembo della madre, sa che ella esiste, ma appena fuori dal grembo, conosce il suo viso, i suoi occhi, il suo volto, la sua tenerezza. Così è Dio: è nel grembo del creato. 9 Dio è nel grembo del creato.

12 Il canto dell acqua scorre dentro me. Il canto dell acqua, legge dentro di me. E la nascita dell acqua: dentro di essa ti puoi purificare, ti puoi ossigenare, ti puoi dissetare, ti puoi rigenerare. Il canto dell acqua ha radici profonde. Ha petali di bellezza. Voli arditi di aquila. Dentro l acqua senti l incanto, l aurora, il coraggio, l ardimento della lotta, sei guerriero della luce. Il canto dell acqua quieta il caos. Delimita gli abissi. Il canto dell acqua abbassa le arroganze, le onde e le ribellioni. Il canto dell acqua si versa a fiumi. Il canto dell acqua è diafano, dentro riflette il cielo. Il canto dell acqua spazia stelle e galassie. Navigherò il canto dell acqua per scoprire l origine della vita. Se il tumulto delle acque mi affonda, penetrerò più profondo per conoscere l ignoto. Io canterò le tue acque battesimali. Io canterò le tue acque messianiche. Io canterò le acque del Mar Rosso, che liberano schiavi di ogni tempo di ogni terra di ogni finito. Il canto dell acqua scorre dentro me e tu sei il canto dell acqua. 10 Il canto dell acqua.

13 Puoi colpirmi a morte, ma io ti amerò. Puoi condurmi sulla tua croce, ma io ti amerò. Puoi togliermi tutto, ma io ti amerò. Puoi rendermi sabbia di deserto, ma io ti amerò. Puoi affliggermi con i dubbi, ma, tuo malgrado, io ti amerò. Puoi sradicarmi dalla mia identità, puoi gettarmi fuori persino dal cielo, ma io, tuo malgrado, ti amerò. Puoi infangarmi di aspre calunnie, ma io ti amerò. Puoi marcirmi di tumori, di cenere, ma io ti amerò. E quando polvere, cenere di vento, alitando il cielo io ti amerò. 11 Puoi colpirmi a morte.

14 12 Conosco tanta gente. Conosco tanta gente che non ha mai odorato un fiore. Mai visto un prato di papaveri. Mai ammirato distese di mandorli in fiore, mai i petali al vento. Mai sognato una primavera. Mai respirato un aurora. Mai sentito l urlo del vento, gelido sulla propria faccia. Tanta gente ormai seduta al computer sa contare solo banche e denaro. Sa contare oro e successi. Sa contare mercati e mode. Sa contare giorni mesi e anni del tempo e della morte. Uomini che non hanno mai pianto. Non hanno mai sorriso. La loro pelle non respira, è meccanica. Non sanno più parlare. Non sanno più creare. Non sanno più meravigliarsi. Sono fatti di stagno, di plastica e di pile elettriche. Ahimè! Non sono più uomini, sono divenuti macchine di consumo.

15 Il mondo ha perso l infanzia, Signore: ci sono le guerre. Il mondo ha perso l innocenza: c è l odio. Il mondo ha perso la semplicità: c è la vendetta. Il mondo ha perso la pace: c è il nucleare. Il mondo ha perso l amore: ci sono le armi chimiche. Il mondo ha perso la giustizia: c è lo sfruttamento e il debito pubblico. Il mondo ha perso la misericordia: le persone non efficienti sono oggetti da gettare. Ahimè! L uomo cammina con le antenne di plastica nel cervello. L uomo ha perso la parola: Beati. Ora è pieno di paura e di rimorsi. Ma ciò che è più grave non riesce più ad accendere la sua anima. Si è solo spento, non è morto, l uomo che hai creato, Signore! 13 Il mondo ha perso.

16 Vado avanti, non torno più indietro! Vado avanti, incontrerò l assoluto. Non torno più indietro conoscerò l ignoto. Vado avanti, amerò la giustizia. Vado avanti, nel deserto della solitudine troverò il giusto che ama. Vado avanti, anche sradicato da ogni certezza, buttato nel fango di ogni calunnia. Vado avanti, nei miei giorni finiti, nel tramonto che mi oscura. Vado avanti, fino agli ultimi passi, dove il tempo e l eterno si abbracciano; dove il finito e l infinito si fondono in un unico canto Vado avanti!

17 Non si riscalda più il cuore. Cantano spettacoli, danze e ouverture, ma non si riscalda più il cuore. Predicano novene, avvento e quaresime, Pasqua e Risurrezione, ma non si riscalda più il cuore. Partecipano a convegni, a seminari e a conferenze, ma non si riscalda più il cuore. Leggono libri, rubriche e giornali, ma non si riscalda più il cuore. Studiano filosofia, teologia e teoremi, ma non si riscalda più il cuore. Calcolano denaro, progetti e solidarietà, democrazia e carità, ma non si riscalda più il cuore. Perché tutto questo, Signore? L uomo ha spento il fuoco, ha chiuso l anima, ha seppellito lo spirito: solo un seme, irrorato dai gemiti delle lacrime, germina speranza: Dio a fatica rinasce nel mondo. 15 Non si riscalda più il cuore.

18 Stamane ho aperto Giobbe, Signore. Mi sono atterrito nel constatare come ti lotta. Tu Dio scendi in campo a lottare con l uomo, a lottare con Giobbe. Dov eri tu, mentre io segnavo l inizio dei confini, l inizio della vita, l inizio dello spazio, l inizio dell universo? Forse tu mi hai dato consiglio nel creare la sapienza? Forse tu, di tempo e di peccato, puoi paragonarti all infinita mia purezza? Forse tu, puoi non ammettere che Dio ha dato e Dio ha tolto? Hai superato la mentalità della retribuzione? Do ut des? E i favori? E le diplomazie? E le raccomandazioni? E i posti di lavoro pagati e umiliati per sempre. Puoi tu dialogare con me? Cos è la tua sofferenza? La tua pelle è ripugnante dinanzi alla contemplazione della mia grazia eterna. Puoi affermare: ora io so, ora io vedo, ora io contemplo, non più da straniero? Solo allora potrai gridare: 16 Stamane ho aperto Giobbe.

19 Ho vinto Dio O meglio: Dio ti ha convinto e ti ha sposato nel suo amore di infinita pazienza e di infinita misericordia.

20 Dio non sai più donare. Per sei giorni hai creato, perché non hai continuato? Per sei giorni hai inventato, perché ti sei fermato? Non ti sei riposato nel silenzio dei firmamenti; non ti sei riposato nelle immensità delle acque. Non ti sei riposato nello splendore della luce. Non ti sei riposato nella separazione della luce dalle tenebre. Non ti sei riposato negli spazi abissali. Ma perché dinanzi all uomo ti sei fermato? Perché ti sei riposato? E il dramma del dono e del per-dono (del give e del for-give ) Tu crei per forza, ma dinanzi alla libertà dell uomo ti fermi e ti riposi, perché sai che l uomo ha bisogno delle tue cure, quando cade; del tuo sostegno, quando è avvilito; della tua grazia, quando si infanga di peccati. Tu ti riposi, perché sai che l opera più pesante, più estenuante, è il tuo perdono che sulla croce abbraccia: dono e perdono si fondono in 17 - Dio non sai più donare

21 Non sono un martire di sangue, ma di spirito. Cammino nel deserto dell esilio, senza ferite ai piedi. Abbraccio il patire, senza ferite alle mani. Sono in croce, senza corone di spine. Salgo sul calvario, senza sangue sulla mia pelle. Corro tra la gente senza sputi, senza lance nel costato, senza flagelli nelle ossa. Vagabondo del deserto senza vergogna negli occhi, senza pallore sul viso. Vago nell esilio con il cuore trafitto, senza che alcuno si accorga. Ansimo la morte, a terra turbato. Sono già arrivato nell oasi della pace. La speranza mi procede avanti e mi attende per donarmi la palma che non si vede mai Non sono un martire di sangue, ma di spirito.

22 19 Ho sentito il tuo affanno. ho sentito il tuo affanno. Le pagine lente si sfogliavano dinanzi ai miei occhi. Alcune tarde ad aprirsi, altre faticose a leggersi. Ho sentito il tuo affanno. Stamani ho aperto il libro della storia. Pagine innocenti, pagine creative, pagine alate. Nel creare i giorni ho sentito il tuo fiato. Nel plasmare l uomo ho respirato la tua anima. Poi pagine pietose, pagine di pietra, pagine di bronzo, pagine d oro, pagine di ferro, pagine di argilla: tutto è frantumato. Ho sentito sui papiri e nelle terrecotte il tuo affanno. Ho aperto le pagine di Caino e Abele. Ho aperto anche nel cielo le pagine della ribellione degli angeli

23 Mai però ho avvertito la tua ira. Pagine di sangue, pagine di vendette. E sempre, puntuale il tuo respiro di misericordia. Pagine di amore, pagine di attesa, pagine di speranza, pagine di coraggio, pagine di osare oltre il tempo, oltre ogni confine. La tua voce, nel Giordano: Tu sei mio figlio, e in te mi sono compiaciuto. Si ode tuttora nel fiato dei profeti. Sul Tabor: Questi è mio figlio, ascoltatelo. Noi, a valle, ancora oggi lo ascoltiamo. Solo sulla croce di tuo figlio, non ho sentito il tuo respiro, perché al tramonto, ha donato a te, il fiato del mondo: ora in Te respiriamo e tu respiri in noi. Dalle Preghiere del Tempo di P. Paolo Turturro Ed Borla - Via Delle Fornaci, Roma - euro 13,00 di solidarietà

24 Sono pellegrino, viandante del nulla. Non bastano i giorni per raggiungere il cielo. Non bastano gli anni per raggiungere l eterno. Elemosino ai fiori persino il profumo. Sono pellegrino senza bisaccia. Mi pesa il fagotto della terra. Sono pellegrino del nulla. Un nulla che cerca l infinito. Salto ardito sui ciottoli di mare e leggo sulla ghiaia le orme che camminano il futuro. La sabbia assolata penetra nei piedi e pesa il passato dei viandanti del nulla. Svuoto la bisaccia dei pensieri e incontro all orizzonte profeti che scomodi hanno frantumato il muro della terra. Ora sono pellegrino del cielo, sulle rocce del tempo. 20 Sono pellegrino, viandante del nulla.

25 Non comprendo le tue vie. La mia la conosci. Non accetto la via della guerra. Non accetto la via dei massacri. Non accetto la via dei dittatori. Seguo il sentiero dei martiri. Come accettare la via dei tumori? Come accettare la via della morte? Non comprendo le tue vie. Né le voglio percorrere. Anche gli angeli si ribellano alla morte. No, non sono le tue vie. Tu sei la via. Tu sei la vita. E so con certezza che le strade delle nostre storie, non ti appartengono. Sono bivi, vie contorte. Chi ha reso distorte le vie dell anima? E la via del male che si abissa nell insinuoso niente di chi morde e muore nel nulla. 21 Non comprendo le tue vie.

26 L intelligenza è il luogo della santità. Mi sono annaspato sulle rocce del sapere e non ti ho incontrato. Sono salito sulle vette della scienza e non ti ho incontrato. I fiori mi hanno donato il tuo profumo; l acqua, la tua sorgente; i monti, la tua anima. Non ti ho incontrato. L ho chiesto ai profeti, ai martiri: Dov è il Signore? Mi hanno presentato le palme del loro martirio. Alla morte, mi ha cantato il dies irae. Ai venti, mi hanno urlato la sordità: sono già passati. alla luce, non mi ha vinto la cecità. Al bambino, è già divenuto anziano. Al saggio, è già biblioteca che si impolvera. All arte, già si vende. Alle sinfonie: sono già terminate, suono del tempo. Dove sei, Signore? Alle acque dell oceano, già si sprofondano. Respiro dentro 22 L intelligenza è il luogo della santità.

27 e mi grido: sono i miei pensieri. E sera! E già tardi! Non è mai sera dello spirito! Già vivo eterno.

28 Non ti chiamerò, in disparte a rimproverare la tua morte. Griderò, la tua croce, il tuo giorno distrutto, eredità per le genti. Anniderò il mio cuore nel tuo costato e sul monte alzerò la voce e la lancia che non ti trafigge mai. Nella notte che infuoca il dolore ti ruberò un grappolo di luce dalle mani e inchioderò il mio petto nel tuo ciborio abbandonato. E già mi illumino della tua grazia e il silenzio fuggitivo e le ore avvilite ora sono assorbite nel tuo vortice divino. 23 Non ti chiamerò.

29 Io sono il disperato. Si, ho abbandonato la via del peccato. Si, ho lasciato alle spalle la bisaccia dell odio e del rancore. Nel mio deserto non vive più una rosa. Nella sabbia non filtra più un raggio. Nella sorgente non zampilla più un battesimo. Io sono il disperato. Negli occhi aleggia la notte. Nelle mani è sigillata la morte. Io sono il disperato. Elemosino al giorno la luce e il pensiero più non mi incatena. Lo spirito è libero come il vento e gli alberi ondeggiano il futuro. L acqua scorre lontano la gioia. Il mio giorno cammina scalzo. L orizzonte bufera nubi e vento. Le tenebre non fanno più l amore. L aurora già sibila speranza. 24 Io sono il disperato.

30 Non si ristagna più dentro me il veleno. Non gioco più con il sole a squarciare sulla terra luci e ombre. Non sosto più al confine dell infinito. Si scostano da me morte e dolore. E lancio lo spirito, non come freccia, verso l immenso. Dentro non coltivo più sorrisi. Granito è il corpo, non più prigioniero, freme l eterno. Pascolo la mente nei prati delle stelle e fisso la dimora nel fiato della terra e del cielo. Qui abbraccio le palme dei martiri e bevo la sete degli oppressi. Qui non odo i ladri o i fantasmi del tempo. Qui mi incoronano profeta e il vento non mi scapiglia l alloro. Profumo le vene di menta, di ruta e di colchico. E lodo quest esilio di incenso e di fuoco evangelico che mi grazia la vita di santità beata. 25 Non si ristagna più.

31 Dentro le vene. scorre il ribelle della morte. Nessuno entri nella notte. Fuggite l odio e abbracciate il perdono. Frustatemi, non mi vendicherò. Bruciatemi, non vi condannerò. Non cadrò nei tranelli del vostro fiele. Spalmerò sugli occhi la fede e sedurrò le notti degli sposi con la nascita della vita eterna. Nella notte dell amore sogneranno i fiori e i monti danzeranno lontano alberi rigogliosi. La grazia sposerà la vita, perché ha seppellito la morte e ogni coltello per timore che tu mi uccidessi. Il male non vive più sotterra, né abita più nel deserto, perché un oasi lo potrebbe germogliare. Gridate: il male è morto e non stritola più né ossa, né carne e né alito. Non germina più neanche nei giorni uccisi. 26 Dentro le vene.

32 non respira più la morte, né cenere, né distruzione. Il male è morto e il vento non l ha mai conosciuto. Nella terra, da secoli, è già forestiero.

33 Sul monte del risorto finalmente si sono spezzate le ossa alla morte. Il golgota non ha più pallidi defunti. Lassù nella notte Ho sentito Latrati di cadaveri. Urla di lamiere hanno squarciato le tenebre e le bare sono divenute vele che salpano più alti cieli. Non si ode più il crepitio delle tibie e dei crani. Quel monte ora innalza la vita. Sorride il mandorlo in petali bianchi e l aurora scorre fiumi di salvezza. Guardate lassù non brucia il cielo, ma la morte. Alzate il cuore la verità è risorta. Alzate l anima alla sinfonia della luce. La terra abita la vita e nelle sue vene non fiotta più il sangue, ma flussi di grazia e di verità. 27 Ho sentito stanotte.

34 Sei assente. Alla conchiglia è cessato il suono. Alle stelle è sopraggiunto il buio. Sei assente. L ombra non canta più il sole. Il letto non si intreccia più di caldo amore. Sei assente. L organo è muto e l armonia è spenta. Ora il deserto abita il cielo e le nubi grondano sabbia. Sei assente. Il male flagella l odio. Sei assente, qualcuno verrebbe a supplicarti, ma non conosce la via. Lo spazio è deserto, non ha più sentieri. L anima non alita più né voli, né desideri. Arida è la luce nei giorni di vendetta. Scheletro è il sole e il terreno rigurgita catrame. Lassù di nascosto si è rifugiata una fanciulla di luce. Prima o dopo infiammerà cielo e terra e sposerà presto l amore. 28 Sei assente.

35 Qui scrivo preghiere. là mi preparano condanne. Qui poesie, lì tribunali. Qui vivo le stagioni dello spirito. Gli uomini le disprezzano e fuggono nel chiasso. Affogano i giorni nei rumori per non udire rimorsi. Non sono stanco di essere giusto. Cammino la fede. Vado con steli di margherite spezzate per denunciare che hanno ucciso i fiori dell innocenza. Vado per le vie con le mani vuote di pane, per gridare gli affamati. Non mi stancherò dei miei piedi. Non mi stancherò della mia voce. Mi vesto di cilicio per demolire i massacri del mondo. Canto letizia nelle ore tristi per confortare chi è annegato di solitudine. Non mi stancherò di essere radice di ogni bene, anche se sotterra assorbirò ancora disgrazie e dolori. 29 Qui scrivo preghiere.

36 Mi spingo oltre l ignoto. Anche le ossa escono dalla carne. Anche l alito esce dallo spirito. Mi spingo nel cielo e le gelosie sulla terra si infiammano. La luce esce dalla finestra e il suono dalla porta. Mi spingo oltre l ignoto e frantumo calunnie e menzogne. Laggiù anche la luce è sporca. Laggiù hanno racchiuso i colori in barattoli e vendono aria la luce. Mi spingo oltre l ignoto. Calpesto sotto i piedi la polvere dei pensieri. Scuoto a terra la polvere del tempo. E annaspo l incerto rompendo la materia, incendiando i giorni che camminano solo il tempo. Cadono le ore nel nulla e mi sbocciano dentro momenti di eterno. 30 Mi spingo oltre l ignoto.

37 Non mi preparo alla tomba. Ho stracciato i miei versi alle nubi. Ho bruciato la mia lirica nella brace cocente. Ho nascosto i miei segreti nell anfora del mare. Ora dai secoli, non più dal tempo, mi giungono non solo alla mente. Mi giungono uomini schiavi del non pensare. Mi giungono donne prostitute del non amare. Mi giunge Giuditta che con il suo profumo di senso stronca la testa ad Oloferne. Dio incanta l olezzo per la morte? Mi giunge Ester che al banchetto di grassi vitelli impicca Aman per salvare Israele. Mi giunge Giuseppe che sbattuto in una cisterna abbraccia di pianto Giacobbe e i suoi fratelli. Mi giunge la lancia di Davide che non trafigge il cuore del re che non ama, ma è amato. Mi giunge il roveto ardente, coscienza di Dio nell uomo, che non si consuma mai. Può il peccato consumare lo spirito? Mi giunge il deserto delle stelle che Abramo in Isacco ha custodito sull ara della brace. Mi giunge Socrate che sotto i portici dei pensieri sigilla l amicizia con la cicuta. Meglio il veleno che tradire giustizia e verità. 31 Non mi preparo alla tomba.

38 Mi giungono i santi. Mi giungono i contadini. Mi giungono gli operai. Mi giungono gli innocenti. Quanta gente che il cuore non sa! Quanti, mi giungono alla mente. E già l ora in cui vedo il volto di Cristo, odo la sua voce. Ora l uomo è capace di captare il corpo e lo spirito del passato. Mi giunge Dante e accanto mi è Foscolo. Mi giunge Neruda e accanto mi è Garçia Lorca. Mi giunge Davide Maria Turoldo e accanto mi è don Tonino Bello. Mi giunge Oscar Romero e accanto mi è don Milani. Con loro non mi preparo al sepolcro, sicuro mi incammino all eterno.

39 Non so se sapete. I baci non uccidono l anima, né infangano l innocenza. I giorni non cadono dal sole, né dalle campane. Gli occhi non carezzano la morte, né i campanili vincono le guerre. I grattacieli non rubano Dio. I tappeti non sfrecciano il cielo e l uomo ancora non vola. Le stagioni cambiano gli umori, germogliano nuove foglie, ma l uomo resta sempre immaturo e acerbo. Intreccia le mani alla corda del tempo e complica i giorni di incertezze. Poi esce sotto le nubi e la pioggia gli lava faccia e pensieri. Nudo cammina la terra. 32 Non so se sapete.

40 Venite a vedere. Abbiamo costruito un casa traboccante di mimose e di gerani. Ricordi, Luigi? Zappavi i fossi per irti cipressi e steccati di gelsomini. Ricordi, Lorenza, quanti giovani del mondo in una cucina di casa? Viali di pietre che sudano giovani, cappella di silenzio della via Hominis. Anfiteatro di canti e di volti baciati dalle stelle. Torre al cielo per innalzarci oltre le tenebre. Ricordi, Aurelio, meeting di pace per le piazze della Sicilia? Ricordi, Rosi, le vallate di grano e le corse dei bimbi sui campi di fieno? Ricordi, Giuseppe, l assalto alle mandorle e le uova rubate alle galline? Ricordi, mastro Nino, i tetti gocciolanti di pioggia e le ardite mura di pietra sanguigna? Ricordi, Fabio, il tuo dono di chiesa al pastore che ci custodiva spalle e speranze dell anima? Ricordi, Giovanni, ti tuffasti dalla roccia e una voce ti salvò dalla morte? Ricordi, Vergine madre, che mi asciugasti le lacrime accarezzandomi dentro: nulla è successo, sta tranquillo, vive e cammina? Perché ora la morte? Perché ora l abbandono? 33 Venite a vedere.

41 Può tanto sudore finire nel nulla? Sei tu che hai costruito la tua casa, non io. Ora difendila! Distendi il tuo manto, o donna amata, sul tuo Borgo della pace. Quanta quiete! Quanto Dio! In quel Borgo! Ora cammino i tuoi sentieri e già ritorno.

42 34 Hanno demolito il cielo Hanno demolito il cielo e l aria è catrame. Lacrime, lacrime, lacrime di rugiada fioriranno altre primavere. I tiranni vomitano odio e dalla loro bocca scorrono terra e fuoco. E opprimente l inverno della mente. Allettano zucchero per imporre castighi e schiavitù. Le bombe squarciano di sangue il terreno e non lontano sui colli sbocciano minute margherite. Sventrano al cielo le viscere degli innocenti e non sanno che il martirio è il sale della terra. Sferrano calunnie e battaglie di odio e non sanno che non si può uccidere l anima. Si colmano di massacri e pesa su se stessi il macabro potere. Bevono solo denaro e sangue infetto. Non costruire una città, un potere su un ago di cristallo. Né una lancia, né un cannone, né una bomba acquieta i nervi. Sono tornate le squadriglie della paura. Le loro divise oscure con il pugnale in mano preannunciano in città nuova dittatura. Ahimè! Sono giovani vestiti di panico e di morte.

43 Ti rialzammo bandiera. Ti rialzammo giustizia sul monte degli uomini. Ti rialzammo un altra volta sulla vetta dell innocenza. Fiera mostravi i tuoi fianchi e il tuo corpo diafano come empi rotoli di antiche pergamene. Quanti angeli e regine nacquero dentro di te. Ora dinanzi a te non trema più il mondo. Ti hanno chiuso di polvere in camere oscure. Ti hanno logorato il cuore E le tue vesti sono casse di brandelli. Ti abbiamo accolto di nuovo nelle nostre mani e più alta brilli ora umana negli occhi. La speranza ti ha cinto il capo di corona. Mai sei caduta! Mai sei morta! O nostra bandiera di giustizia. In te conosco lacrime amare. In te conosco lacrime salate. Non conosco lacrime di acida vendetta. Il tuo pianto innalza vette di valori e assicura agli uomini non solo fogli di Sibilla, ma passi e giorni di pace. 35 Ti rialzammo bandiera.

44 Sono atleta. Non correrò sulla pista con il cappotto e la sciarpa. Non correrò sudato di piombo, né con la banca in mano. Non correrò conquistando la cenere. Salperò tutte le rive, baciandoti fulminerò la luce. Spaccherò il tempo con le tue mani che carezzano l amore. La mia corsa di atleta spiana frontiere e scommette drammi e poeti. Sono atleta dell acqua che scava dirupi, boschi e radici. Sono atleta del vento che impazzisce le tenebre e accende le aurore. Sono atleta del cuore a cui rifiuto i palpiti e l annego nel sangue del tempo. Sono atleta della luce che deve ancora nascere, in un mondo ancora bambino e solo fatto di semi. Sono atleta dello spirito anche se mi spezza anca e costole della logica e del pensiero. Dinanzi all impossibile sono una tigre che afferra e brama l incredibile. Solo Dio mi corona la mente. 36 Sono atleta.

45 Sono dimagrite sulle tue strade le vendette. Non hai più imprigionato la lingua nella tua bocca. Hai ardito spezzare la morte e a galoppo l hai precipitata nei dirupi. Anche i cani abbaiavano le sue ossa. Al sepolcro puzza il suo ventre e fugge il cavallo dalle narici blindate. Si acciglia la vipera sui sassi cocenti e striscia lontano la bile e il veleno. Alle rocce salate di mare olezzano gli stami violacei dei capperi e danza il cormorano nei marosi delfini e balene. Setaccio ai giovani la superbia e il dispetto e quieto la tempesta dei pensieri. Ho scatenato nelle vene grovigli di nervi e ho brindato al mattino in alto con le stelle. Ti sposerò con anello di acqua di sorgenti. Ti vestirò con porpora di sorrisi. Ti bacerò 37 Sono dimagrite sulle tue strade le vendette.

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