Infrastrutture di dati territoriali e la direttiva IN- SPIRE

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1 Infrastrutture di dati territoriali e la direttiva IN- SPIRE Pasquale Di Donato 1. Introduzione L informazione geografica riveste un ruolo cruciale in molti processi di presa di decisioni, non solo perché la maggior parte dei processi umani ed ambientali variano nello spazio, ma anche perché lo spazio determina la percezione del mondo da parte delle persone. Le sfide della società odierna (gestione di eventi catastrofici, protezione dell ambiente e dei cittadini, trasporti, sviluppo sostenibile in genere) richiedono l individuazione del dove i bisogni sono più pressanti; in tal senso l informazione geografica è necessaria al fine di valutare le necessità, formulare le relative politiche di intervento, monitorarne l implementazione, valutarne l efficacia (GINIE, 2004). Non è un caso che l Unione Europea (UE) abbia riconosciuto il ruolo strategico dell informazione geografica con una serie di iniziative e programmi di ricerca come la Cross Programme Action 3 Use of Geographic Information del programma IST 2001, la direttiva INSPIRE (INfrastructure for SPatial InfoRmation in Europe) e GMES (Global Monitoring for Environment and Security), solo per citarne alcuni. Non è altrettanto casuale che la stessa UE da diversi anni richieda e- spressamente la raccolta e la gestione di informazione geografica nell ambito di attività relative all implementazione di direttive e altri regolamenti, generalmente ambientali, come ad esempio la direttiva Quadro sulle Acque, la direttiva Habitats, il sistema di gestione e controllo dei aiuti comunitari in materia di agricoltura IACS/LPIS (Integrated Administration Control System / Land Parcel Identification System), il programma di gestione delle coste ICZM (Integrated Coastal Zone Management), il VI programma di Azione Ambientale (Annoni & Craglia, 2001). Il dibattito attuale sull accesso e la diffusione dell informazione geografica in Europa, nonché le politiche della UE in materia, sono strettamente 1

2 legati alle tematiche più generali dell accesso all Informazione del Settore Pubblico (PSI) ed allo sviluppo della Società dell Informazione. Il Libro Verde sull Informazione del Settore Pubblico nella Società Informazione (CE, 1998), fa esplicito riferimento all informazione geografica come ad un esempio di dato pubblico dal grande potenziale, che dovrebbe essere visto come risorsa fondamentale di sinergie tra istituzioni pubbliche e private: la Pubblica Amministrazione produce una vasta mole di dati nell espletamento dei propri compiti istituzionali e molta di questa è informazione geografica. Nel 2000 uno studio commissionato dalla Commissione Europea (Pira International, 2000) ha stimato il valore economico della PSI pari a circa 68 miliardi di euro; la maggior parte di tale informazione è potenzialmente riutilizzabile per lo sviluppo di servizi a valore aggiunto da parte delle Piccole e Medie Imprese (PMI) è può, quindi, sostenere lo sviluppo economico del mercato europeo. Secondo lo studio citato, l informazione geografica costituisce il 52% dell intero parco dell informazione del settore pubblico. Nonostante il valore economico e l importanza dell informazione geografica sia ormai riconosciuto ad ogni livello di governo del settore pubblico, ma anche nel settore privato, la situazione attuale in Italia ed in generale in Europa non appare particolarmente favorevole ad un suo riutilizzo. Barriere di carattere tecnico, dovute principalmente alla coesistenza di strutture e formati di dati diversi insieme a sistemi di gestione non cooperanti, e barriere di carattere organizzativo, dovute all eterogeneità culturale ed istituzionale ed alla diversità di intenti politici dei vari enti produttori di dati, stanno in realtà bloccando la condivisione e l accesso all informazione geografica. La realtà è caratterizzata dalla presenza di dati frammentati e spesso ridondanti il cui accesso ed utilizzo è reso complicato da difficoltà di varia natura; i dati sono spesso in formati diversi e gestiti da sistemi non interoperabili, mancano metadati di qualità che aiutino a individuare, valutare ed acquisire i dati, vi sono restrizioni all uso derivanti da prezzi elevati, copyright, licenze d uso. Le politiche di accesso ai dati dei vari Stati Membri sono diverse, poco chiare, poco trasparenti e spesso non facilmente disponibili. Negli USA, al contrario, i vari stati hanno un unica politica di accesso ed utilizzo dei dati pubblici chiara e semplice: il Freedom of Information Act, infatti, stabilisce che l informazione del settore pubblico è disponibile senza copyright, senza restrizioni all uso ed a costi marginali di riproduzione e diffusione. Il Canada ha una politica simile per alcune tipologie di dati geografici. Alcuni studi raccomandano modelli basati su politiche di costi 2

3 nulli o contenuti (costi marginali), in quanto offrono maggiori vantaggi per la società nel suo insieme rispetto ai modelli basati sul recupero dei costi che caratterizzano gli stati della UE (Pira International, 2000) (KPMG Consulting, 2001). Nel tentativo di sbloccare il potenziale dell informazione geografica, molte organizzazioni stanno oggi supportando l implementazione di Infrastrutture di Dati Territoriali (IDT), intese come l insieme di politiche, accordi istituzionali, tecnologie, dati e risorse umane che collaborano nel rendere possibile la condivisione e l uso efficiente ed efficace dell informazione geografica stessa. In tal senso la UE, dopo un attività di preparazione durata circa sette anni, ha approvato la direttiva INSPIRE, entrata in vigore il 15 Maggio del Il resto di questo articolo è così organizzato: il paragrafo 2 descrive l evoluzione che sta caratterizzano il mondo dell informazione geografica e che tende all implementazione di IDT, analizzando queste ultime da un punto di vista principalmente tecnologico. Il successivo paragrafo 3 riguarda la Direttiva INSPIRE: descrive brevemente il lungo processo che ha portato alla sua definitiva approvazione e ne analizza i contenuti soprattutto in relazione alle implicazioni per gli Stati Membri della UE. 2. Infrastrutture di Dati Territoriali Nel 1987 il cosiddetto Rapporto Chorley acclamò l avvento dei Sistemi Informativi Territoriali (SIT) come: il passo avanti più importante nella gestione dell informazione geografica dall invenzione delle mappe ritenendo che gli stessi avrebbero modificato drasticamente il valore potenziale dell informazione geografica. Volendo credere a tale affermazione, e se consideriamo che la prima mappa geografica del mondo occidentale (la cosiddetta Mappa di Soleto) risale circa al V secolo prima dell era volgare, è stato necessario attendere più di duemila anni! In effetti le aspettative riposte nei SIT sono state in larga parte disattese, soprattutto nell ambito delle Pubbliche Amministrazioni. Negli anni scorsi c è stata una sorta di giustificazione tecnologica del fatto che i SIT fossero visti, ed effettivamente così è stato, come una tecnologia di nicchia; in effetti il modello relazionale alla base dei sistemi di gestione di banche dati più largamente diffusi ed utilizzati risultava essere, almeno inizialmente, poco adatto a gestire informazioni complesse come quelle geografiche e, di 3

4 conseguenza, i produttori di software per SIT hanno, tradizionalmente, a- dottato un modello di sviluppo ad architettura duale. ARC/INFO, uno dei primi e più diffusi software di settore, è un esempio tipico di tale approccio ad architettura duale, che nel caso specifico si ritrova nel nome del prodotto stesso: per la gestione ed il processamento della componente geometrica dei dati geografici ESRI aveva sviluppato il software ARC, mentre per la gestione della componente alfanumerica faceva affidamento sul RDBMS standard INFO. La favola dei SIT come tecnologia capace di integrare dati di diversa provenienza è presto venuta a cadere e si è, in pratica, assistito alla proliferazione di sistemi incompatibili che utilizzano modelli e formati dati diversi. Nell ambito delle Pubbliche Amministrazioni tale situazione ha spesso significato acquisizione di software complessi, ricchi di funzionalità, ma in definitiva poco utilizzati soprattutto a causa della loro scarsa integrazione con i sistemi legacy utilizzati per la gestione delle procedure amministrative alla base della quotidiana attività di tali enti. Negli ultimi anni alcuni fattori esterni stanno influenzando l ambito dell informazione geografica ed i SIT stanno evolvendo non solo in termini tecnologici, ma anche e soprattutto in relazione alla percezione che di essi hanno le Pubbliche Amministrazioni; ci sono alcuni elementi, che stanno spingendo questo cambiamento, ai quali bisogna prestare particolare attenzione. Lo sviluppo di Internet sta facilitando la comunicazione e la condivisione delle informazioni tra varie organizzazioni ed allo stesso tempo sta riducendo il gap tra i cittadini e le tecnologie della comunicazione ed informazione; il mondo dell ICT sta molto enfatizzando il ruolo del calcolo/programmazione distribuita per l implementazione di sistemi interoperabili; la diffusione e l utilizzo di standard e di specifiche aperte (cfr. ISO TC/211, OGC, W3C, ed altri) garantisce una più ampia condivisione ed integrazione di dati e di sistemi/servizi su di essi basati. D altro canto, la stessa Pubblica Amministrazione (ad ogni livello di governo) sta spingendo per questo cambiamento: essa è ormai cosciente dell importanza dell informazione geografica nei vari processi di governo ; inizia a considerare l informazione geografica non come un bene da possedere, quanto piuttosto una risorsa da mettere a disposizione della comunità tramite lo sviluppo di servizi di fruizione della stessa; la PA è interessata a sistemi di fruizione dell informazione geografica per lo svolgimento delle proprie attività, che siano facilmente integrabili nell ambito di un generale sistema informativo di gestione delle proprie procedure amministrative. 4

5 Spinta da questi elementi, il mondo dell informazione geografica è oggi caratterizzata da un cambiamento di paradigma che, rispetto alla fornitura di sistemi monolitici chiusi su se stessi e in definitiva poco utilizzabili, prevede lo sviluppo di sistemi aperti e distribuiti basati su componenti software agili e in genere monofunzionali tra loro integrabili a seconda delle esigenze. Dai SIT, quindi, si va lentamente verso lo sviluppo di Infrastrutture di Dati Territoriali, termine con cui si intende:... un rilevante insieme di tecnologie, politiche, atti istituzionali, che facilitano la disponibilità e l accesso a dati spaziali. La IDT fornisce le basi per l individuazione dei dati spaziali, la loro valutazione ed il loro uso da parte di utenti [...] nei diversi livelli di governo, nel settore commerciale, nel settore no-profit, nell accademia e da parte dei cittadini in generale. (GSDI, 2004) L immagine seguente mostra l evoluzione che sta caratterizzando il mondo dell informazione geografica messa in rapporto con l evoluzione del mondo ICT. Fig. 1 Evoluzione SIT > IDT Uno dei maggiori vantaggi che potenzialmente offre lo sviluppo di una IDT è la possibilità di riutilizzo, quindi di protezione del valore, di dati e 5

6 sistemi esistenti (mantenimento, aggiornamento, re-ingegnerizzazione), grazie ad un processo evolutivo di migrazione sostenibile da sistemi legacy a sistemi basati su standard internazionalmente riconosciuti. 2.1 Infrastrutture di dati territoriali: dalle definizioni alle componenti Vengono di seguito elencate alcune definizioni di IDT a partire dal Decreto Legge 53/1990 del Portogallo: si fa riferimento a questo decreto perché in esso si ritrovano per la prima volta i concetti alla base di una IDT, sebbene la prima definizione più o meno formale sia stata data negli USA con l Executive Order nel 1994: O [ ] SNIG é o sistema que integra informação geográfica ou susceptível de georeferenciação produzida pelas entidades competentes, com salvaguarda dos respectivos direitos de autor, bem como dos imperativos de segurança específicos de cada organismo que possibilita aos utilizadores de informação geográfica em formato digital um mais rápido acesso aos dados pretendidos. o SNIG constitui um conjunto de meios ao serviço da administraçao publica central [...] em ordem a facilitar o planeamento e a gestaçao dos recursos naturais, [...] conservaçao di ambiente, o ordenamento do territorio e o planeamento e a gestaçao de actividades economicas e de natureza social... (MFPAT, 1990) the National Spatial Data Infrastructure is the means to assemble geographic information that describes the arrangement and attributes of features and phenomena on the Earth. The infrastructure includes the materials, technology, and people necessary to acquire, process, store, and distribute such information to meet a wide variety of needs (NRC, 1993) National Spatial Data Infrastructure" (NSDI) means the technology, policies, standards, and human resources necessary to acquire, process, store, distribute, and improve utilization of geospatial data (Executive Order12906, 1994) The Australian Spatial Data Infrastructure (ASDI) is a national framework for linking users with providers of spatial information. The ASDI comprises the people, policies and technologies necessary to enable the use of spatially referenced data through all levels of government, the private sector, non-profit organisations and academia. (ANZLIC, 2002) The term Spatial Data Infrastructure (SDI) is often used to denote the relevant base collection of technologies, policies and institutional arrange- 6

7 ments that facilitate the availability of and access to spatial data. The SDI provides a basis for spatial data discovery, evaluation, and application for users and providers within all levels of government, the commercial sector, the non-profit sector, academia and by citizens in general. The word infrastructure is used to promote the concept of a reliable, supporting environment, analogous to a road or telecommunications network, that, in this case, facilitates the access to geographically-related information using a minimum set of standard practices, protocols, and specifications. (GSDI, 2004) Nel 1998 il vice presidente Al Gore tiene un discorso al California Science Center che rafforza il concetto dell importanza dei sistemi di gestione, trattamento, condivisione dell informazione geografica; in quella sede viene coniato il termine Digital Earth : I believe we need a "Digital Earth". A multi-resolution, threedimensional representation of the planet, into which we can embed vast quantities of geo-referenced data. (Al Gore, 1998) Il termine verrà, poi, ulteriormente specificato dalla NASA: Digital Earth is several things: a way to obtain information about the Earth; a framework in which to publish information; a new market for data, software and services; a set of standards; a local, national, and international collaboration; a near-term "alpha version"; technology challenges for the long-term vision. A primary goal of Digital Earth is to unlock the world's knowledge by simplifying access to georeferenced information, which is information that relates to a particular spot or area of the earth. The benefits will include reduced costs, a broadened range of users, enhanced merging of data from different sources, and improved decision-making by citizens, businesses and government. (NASA, 2000) A parte i diversi termini utilizzati da paese a paese, le definizioni hanno alcuni elementi in comune: Ruolo fondamentale della Pubblica Amministrazione Si riferiscono a informazione geografica, dati spaziali, dati geospaziali Sono usati termini tipo infrastruttura, framework, strategia, sistema; tali termini implicano l esistenza di una qualche forma di coordinamento per l implementazione/gestione e per la definizione delle politiche di accesso ed utilizzo. In particolare la definizione GSDI, che riassume in se le altre, mette in evidenza gli elementi chiave che caratterizzano una IDT: L obiettivo principale è quello di massimizzare l uso dell informazione geografica, il che richiede facile accesso alla 7

8 stessa; La Pubblica Amministrazione centrale ha un ruolo fondamentale di coordinamento; Le IDT devono essere user-driven, quindi supportare i processi di presa di decisioni in ambiti diversi; L implementazione di una IDT richiede una serie di attività che includono aspetti tecnici (dati, tecnologie, standard, ), aspetti organizzativi (accordi istituzionali, politiche dei dati, ), aspetti legati alla disponibilità di risorse sia finanziarie che umane. L analisi delle definizioni permette di rilevare le componenti di una IDT: dati, tecnologie, accordi istituzionali, standard, risorse umane. Solo nella definizione della Digital Earth appare il concetto di servizi basati sull informazione geografica. La figura seguente schematizza le componenti di una IDT. Fig. 2 Figura 2 Componenti di una IDT 2.2 Infrastrutture di dati territoriali: i servizi Negli attuali processi di implementazione di IDT si sta facendo ampio uso del paradigma di programmazione distribuita che utilizza Internet come infrastruttura di pubblicazione e diffusione di servizi. SOA (Service Oriented Architecture) è una delle modalità più utilizzate per l implementazione di tale paradigma: tale architettura può essere implementata con diverse modalità, ma una delle più utilizzate è quella basata sui servizi web. I servizi web sono componenti software web-based che espongono le proprie ca- 8

9 ratteristiche e funzionalità tramite interfacce di comunicazione standard: l uso di interfacce sviluppate secondo standard internazionalmente riconosciuti permette l interoperabilità fra servizi web (per lo meno a livello sintattico) indipendentemente dalla piattaforma su cui sono stati implementati. Il paradigma dei webservices si basa sull interazione di tre figure principali: Il fornitore di servizi (service provider): pubblica i propri servizi (descritti secondo lo standard WSDL, basato su XML ) in un registro centralizzato gestito da un mediatore; Il mediatore (service broker): gestisce il registro dei servizi che serve alla pubblicazione dei servizi da parte del fornitore ed alla scoperta degli stessi da parte degli utenti. Il registro dei servizi è solitamente implementato secondo lo standard UDDI, basato su XML; Utente (service requestor): consulta il registro per trovare servizi di suo interesse. Ne riceve un documento WSDL che gli fornisce, tra le altre cose, il cosiddetto endpoint del servizio, che solitamente corrisponde all URI che rende fruibile in servizio stesso. Conosciuto l endpoint, l utente fruisce del servizio tramite scambio di messaggi (codificati secondo lo standard SO- AP, basato su XML) con il fornitore dello stesso; Lo scambio dei messaggi SOAP e dei documenti WSDL avviene su protocollo HTTP. Fig. 3 Schema di funzionamento dei servizi web (Wikipedia) Nell ambito specifico dell informazione geografica l Open Geospatial Consortium (OGC) è da alcuni anni attivo nella redazione di specifiche tecniche per la realizzazione di componenti standard utili all implementazione di una IDT. OGC è un consorzio internazionale no- 9

10 profit di circa 250 membri (un terzo dei quali europei) tra enti governativi, università ed aziende private; suo obbiettivo è la diffusione di specifiche aperte per l implementazione di interfacce utili alla realizzazione di webservices per l informazione geografica. Il consorzio ha pubblicato diverse specifiche per l implementazione di: (i) catalog services; (ii) encoding services; (iii) data services; (iv) portrayal services; (v) geo-processing services. La figura seguente dà una visione d insieme dei vari servizi, secondo le tipologie su elencate: Fig. 4 Struttura dei webservices dell OGC (da OGC Adattato dall autore). I servizi OGC non fanno uso degli standard per webservices (WSDL, SOAP, ) su descritti. 2.2 Infrastrutture di dati territoriali: composizione di servizi Gli standard per l informazione geografica sviluppati da ISO e OGC definiscono le interfacce di servizi alquanto semplici, come la ricerca, visualizzazione, accesso ai dati geografici, ma necessità ben più complesse sono richieste dagli utenti e devono essere soddisfatte integrando tra loro tali servizi semplici (Di Donato & Salvemini, 2006). Servizi atomici, presi singolarmente, non permettono analisi spaziali 10

11 complesse, ma vanno integrati in unità di processamento più funzionali; tale processo di integrazione, noto come service chaining e/o service orchestration, deve allo stesso tempo risultare utilizzabile da parte di persone e di computer (Kiehle et al., 2006). Uno dei vantaggi offerti dal paradigma di sviluppo basato su servizi web è la possibilità di integrare gli stessi in complesse sequenze finalizzate a soddisfare le necessità utente. I servizi web geografici sono componenti software monofunzionali che possono essere pubblicati, individuati ed utilizzati in rete per accedere e processare dati geografici provenienti da fonti diverse: il valore aggiunto è dato dalla possibilità di integrare più servizi per fornire funzionalità complesse che sono al di là degli scopi di un servizio semplice preso singolarmente. Il framework ed il modello di composizione (service chaining) dei servizi web OGC (OGC, 2003) si basano sugli standard ISO Reference Model for Open Distributed Processing (ISO/IEC, 1998) e ISO Geographic Information Services (ISO, 2003), nei quali si ritrovano i concetti di servizio, interfaccia, operazione, service chaining e workflow. Per servizio si intende una certa funzionalità offerta da una componente software tramite un interfaccia, che a sua volta è un insieme di operazioni che caratterizza il comportamento della componente stessa; per service chaining si intende una sequenza di servizi dove, per ogni coppia di servizi adiacenti A e B, l azione del servizio B deve attendere la fine dell azione del servizio A prima di iniziare. Sono previste tre modalità di service chaining: Co-ordinata dall utente (transparent chaining): prevede che l utente componga manualmente la sequenza di servizi e controlli l ordine di esecuzione del singolo servizio; Co-ordinata da workflow (translucent chaining): prevede che la sequenza di servizi venga eseguita da un sistema di workflow. L utente ha evidenza dei singoli servizi che compongono le sequenza, ma no ha nessun controllo sulla stessa: una volta individuata una sequenza che sembra soddisfare le proprie esigenze, l utente ne affida l esecuzione al workflow e resta in attesa del risultato; Servizio aggregato (opaque chaining): la sequenza di servizi è predefinita e non trasparente all utente che la percepisce come un singolo servizio. Per workflow si intende l automazione di una procedura (business process) durante la quale l esecuzione dei singoli servizi è controllata da un set di regole. Alcuni punti critici restano irrisolti: 11

12 Non viene descritto nessun modello univoco per l integrazione dei servizi; Non è descritto l uso di un linguaggio formale per la descrizione dell orchestrazione dei servizi; L interoperabilità semantica viene risolta tramite la semplice messa in condivisione degli application schema. Alcune di queste criticità possono essere risolte tramite l utilizzo di tecnologie disponibili al di fuori della comunità dell informazione geografica e che vengono di seguito brevemente descritte: L uso di WSDL, che descrive i servizi web in maniera più a- stratta rispetto al GetCapabilities di OGC, potrebbe facilitare l orchestrazione di servizi sia in modalità trasparente che in modalità traslucida; L uso di SOAP potrebbe facilitare l orchestrazione dinamica dei webservices; WSBPEL è un linguaggio per l orchestrazione di servizi web basato su WSDL, quindi su XML. Permette di specificare la logica di funzionamento di un processo, costituito da una sequenza di servizi web, attraverso una grammatica XML che viene interpretata da un orchestration engine. WSBPEL presuppone che i servizi web partecipanti all orchestrazione siano descritti con WSDL ed eventualmente pubblicati in un registro UDDI; OWL-S (precedentemente nota come DAML-S) è un ontologia per servizi web: l obiettivo è quello di fornire descrizioni machine-readable al fine di permettere l individuazione, la composizione, l esecuzione automatica di servizi web. 3. La Direttiva Europea INSPIRE L idea di una Infrastruttura Europea di Dati Territoriali (ESDI) risale al 2001: per supportare l implementazione della ESDI, nel 2002 un MoU (Memorandum of Understanding) firmato dai Commissari europei Wallstrom, Solbes e Busquin getta le basi per una collaborazione tra DG Ambiente, Eurostat e JRC (Joint Research Centre) e lancia ufficialmente l iniziativa INSPIRE (Wallstrom, Solbes, Busquin, 2002). Lo stesso MoU definisce gli obiettivi di INSPIRE: The INSPIRE initiative intends to make available harmonised sources of geographical information in support of the formulation, implementation and evaluation of Community policies. It relates to the base information 12

13 collected in the Member States in order to respond to a wide range of policy initiatives and obligations at local, regional, national, international level. This information often already exists today, but it cannot be exploited in a broader context because of the fragmentation of the current existing monitoring system definition and implementation. The initiative intends during the first phase to define a legal framework providing for the coordination of the collection and exploitation of geographical information Riassumendo, l obiettivo è quello di creare un quadro giuridico di riferimento per la realizzazione e l attivazione di un infrastruttura europea di dati territoriali. INSPIRE si basa su cinque principi fondamentali: (i) i dati vanno raccolti una sola volta e gestiti laddove ciò può essere fatto in maniera più effonti e condividerli tra più utenti ed applicazioni; (iii) deve essere possibile la condivisione di informazioni raccolte dai diversi livelli di governo; (iv) l informazione geografica necessaria per il buon governo deve esistere ed essere realmente accessibile a condizioni che non ne limitino il possibile uso; (v) deve essere facile individuare quale informazione geografica è disponibile, valutarne l utilità per i propri scopi e le condizioni secondo cui è possibile ottenerla ed usarla L attività preparatoria, che tra le tante cose vede la pubblicazione nel 2002 di una serie di position papers, porta ad una proposta di direttiva approvata dalla Commissione Europea nel Il testo della proposta viene adottata dal Parlamento Europeo in prima lettura il 7 Giugno 2005 con 49 emendamenti, mentre nel Gennaio del 2006 si raggiunge un accordo politico unanime tra Parlamento e Consiglio Europeo. La Commissione risponde alla posizione comune con un testo che accoglie 46 emendamenti, ma ne rifiuta 3 perché considerati troppo limitativi per l accesso ai dati: la posizione è supportata anche da alcuni Stati Membri. Nel Giugno del 2006 inizia la seconda lettura della proposta di direttiva su un testo che sostanzialmente recepisce la posizione della Commissione. Nel Gennaio 2007 viene finalmente raggiunto un accordo tra tutte le parti: la direttiva INSPIRE viene definitivamente approvata il 14 Marzo 2007 ed è entrata in vigore il 15 Maggio La direttiva stabilisce che INSPIRE si fonderà sulle infrastrutture di dati territoriali create e gestite dagli Stati Membri e fornisce la seguente definizione di IDT (art. 3 comma 1): metadati, i set di dati territoriali e i servizi relativi ai dati territoriali; i servizi e le tecnologie di rete; gli accordi in materia di condivisione, ac- 13

14 cesso e utilizzo dei dati e i meccanismi, i processi e le procedure di coordinamento e di monitoraggio stabilite, attuate o rese disponibili conformemente alla presente direttiva A partire dalla data di entrata in vigore (Maggio 2007) gli Stati Membri avranno due anni per recepire la direttiva nella propria legislazione nazionale (transposition phase), mentre la fase di implementazione avrà una durata di 10 anni ( ) (EC, 2007). Durante la fase di implementazione gli Stati Membri dovranno: Metter a disposizione i metadati; Assicurare l interoperabilità dei dati territoriali e dei servizi ad essi relativi; Mettere a disposizione i servizi di rete per la ricerca, consultazione, visualizzazione, download, invocazione di servizi; Definire politiche di condivisione dei dati; Designare strutture di coordinamento; Monitorare l implementazione e l uso delle proprie IDT e rendere pubblici risultati. L implementazione di questi elementi dovrà avvenire nel rispetto di regole di implementazione da definire mediante la cosiddetta procedura di comitato (o comitologia ), in base alla quale la Commissione Europea esercita le proprie competenze assistita da comitati composti da rappresentanti degli Stati Membri. Con l obiettivo di ottimizzare i tempi per la formulazione e l adozione delle regole di implementazione la Commissione Europea avvia nel 2005 un processo di definizione di regole di implementazione in bozza (le cosiddette Draft Implementig Rules) (DIR). Il 1 Marzo 2005 la Commissione lancia una call for expression on interest per la registrazione di SDIC e LMO; le SDIC (Spatial Data Interest Communities) hanno il compito di fornire materiale di riferimento per la formulazione delle DIR ed proporre esperti per la costituzione dei cosiddetti Drafting Teams (DT), che hanno a loro volta il compito di definire le DIR stesse; le LMO (Legally Mandated Organisations) hanno invece il compito di supportare l attività dei DT e di partecipare al processo di revisione delle DIR. Sono stati costituiti 5 DT: (i) Metadata DT; (ii) Data Specifications DT; (iii) Network Services DT; (iv) Data Policy DT; (v) Monitoring and Reporting DT. Alcuni di questo DT hanno già prodotto dei primi documenti, disponibili sul sito web di INSPIRE. L immagine seguente mostra il processo di definizione ed approvazione delle regole di implementazione: 14

15 Fig. 5 Processo di definizione ed approvazione delle regole di implementazione di INSPIRE (JRC, 2005). In pratica i DT producono le DIR sulla base del materiale di riferimento suggerito dalle SDIC e/o da organismi di standardizzazione (ISO, CEN, specifiche OGC). Le DIR così prodotte vengono sottoposte ad una prima revisione da parte delle SDIC e delle LMO, superata la quale si avvia il processo di revisione pubblica aperto a tutte le parti interessate: superata tale fase, viene definita, tramite procedura di comitato, la INSPIRE Committee che vota per approvare le IR. Qualora la INSPIRE Committee desse parere favorevole, la Commissione Europea adotta le IR, altrimenti queste vengono inviate al Consiglio Europeo, che avrà tre mesi per decidere ed approvare le IR definitive. 4. Conclusioni Il ruolo cruciale delle Pubbliche Amministrazioni nella realizzazione di una IDT nazionale, quindi europea e globale, è insito nei principi stessi di INSPIRE (...Data should be collected once and maintained at the level where this can be done most effectively...). Il processo è, quindi, contemporaneamente top-down e bottom-up: top-down perché il coordinamento e le regole devono essere generali e definite a livello centrale; bottom-up perché 15

16 INSPIRE si baserà sulle IDT nazionali, le quali a loro volta si baseranno sulle IDT di livello locale (almeno in una situazione ideale). Il processo di coordinamento e di definizione delle regole deve guidare al meglio il processo di implementazione dal basso e nel fare ciò è assolutamente importante che si presti particolare attenzione alla realtà delle Pubbliche Amministrazioni, a qualsiasi livello di governo, dove spesso non ci sono le capacità tecniche necessarie alla comprensione ed implementazione degli standard. Le regole di implementazione devono essere chiare e non ambigue, cioè non devono dare adito ad interpretazioni che possano inficiare il processo di fare sistema. Non è raro avere standard disomogenei nell ambito di uno stesso dominio applicativo: è il caso, ad esempio, della serie di standard ISO per l informazione geografica (giusto per fare un esempio lo standard ISO che definisce le regole di encoding per i metadati per certi aspetti fa in conflitto con lo standard ISO sui metadati stessi). In molte situazioni, uno standard di per sé non è sufficiente: dovrebbe avviarsi un processo di collaborazione a più livelli per la creazione di guide all implementazione, tutorial, manuali semplici e pratici: una collaborazione tra le Università, enti di Ricerca e integratori di software è auspicabile. Bibliografia Al Gore, The Digital Earth: Understanding our planet in the 21st Century. Disponibile on-line: Ultimo accesso Maggio 2006 Annoni A., Craglia M., The spatial aspects of EU policies. Disponibile on-line: Ultimo accesso Maggio ANZLIC, Position Paper on Australian Spatial Data Infrastructure. Disponibile online: Ultimo accesso Maggio 2006 CE, Libro Verde sull informazione del settore pubblico nella società dell informazione. Disponibile on-line: Ultimo accesso Maggio 2007 Di Donato P., Salvemini M., Verso un nuovo ruolo per le Infrastrutture di Dati Territoriali: dall acquisizione di dati all acquisizione di informazioni. In Atti della Conferenza Tematica AMFM2006 (eds. Salvemini M., Di Donato P.) Disponibile on-line: Ultimo accesso Maggio 2007 EC INSPIRE work programme transposition phase Disponibile on-line: Ultimo accesso Maggio 2007 Einspanier U., Lutz M., Senkler K., Simonis I., Sliwinski A., Toward a Process Model for GI Service Composition. Disponibile on-line: Ultimo accesso Maggio 2007 Executive Order 12906, Coordinating Geographic Data Acquisition and Access: the National Spatial Data Infrastructure. Disponibile on-line: Ul- 16

17 timo accesso Maggio 2006 GINIE, Geographic Information in Europe. Final Report. Disponibile on-line: Ultimo accesso Maggio 2007 GSDI, Spatial Data Infrastructure Cookbook v2.0. Disponibile on-line: Ultimo accesso Maggio ISO/IEC 10746:1998. Information technology -- Open Distributed Processing -- Reference model. Disponibile on-line: Ultimo accesso Maggio 2007 ISO/TC211, Geographic Information Services. ISO DIS Disponibile online: Ultimo accesso Maggio 2007 JRC, Draft Guidelines for the Development of the INSPIRE Implementing Rules. Disponibile on-line: Ultimo accesso Maggio 2007 Kiehle C., Greve K., Heier C., Standardized Geoprocessing. Taking Spatial Data Infrastructure one Step Further. In Suarez J., Markus B. (ed.). AGILE 2006 Conference Proceedings, KPMG Consulting, Geospatial Data Policy Study. Disponibile on-line: Ultimo accesso Maggio Lemmens R., Granell C., Wytzisk A., de By R., Gould M., van Oosterom P., Semantic and syntactic description at work in geoprocessing service chaining. In Suarez J., Markus B. (ed.). AGILE 2006 Conference Proceedings, MFPAT - Ministérios das Finanças e do Planeamento e da Administraçao do Territorio, Decreto Lei N. 53/1990. Disponibile on-line: Ultimo accesso Maggio 2007 NASA Digital Earth Office, What is Digital Earth? Disponibile on-line: Ultimo accesso Maggio 2006 National Research Council, Toward a Coordinated Spatial Data Infrastructure for the Nation Mapping Sciences Committee. Disponibile on-line: Ultimo accesso Maggio 2006 OGC, OGC Reference Model. Disponibile on-line: Ultimo accesso Maggio 2007 Pira International, Commercial Exploitation of Europe s Public Sector Information. Disponibile on-line: Ultimo accesso Maggio Wallstróm M., Solbes P., Busquin P., Memorandum of understanding between Commissioners Wallstróm, Solbes, Busquin. Disponibile on-line: Ultimo accesso Maggio

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