DANOI. Come CALCOLARE LA DOSE DI INSULINA AI PASTI DA NOI 1

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1 DANOI Come CALCOLARE LA DOSE DI INSULINA AI PASTI 1

2 Diabete Italia ringrazia le persone con diabete e i genitori che hanno condiviso il loro tempo e la loro esperienza per realizzare questo libro e le Associazioni che ci hanno permesso di contattarle: 2 Associazione diabetici in età pediatrica Salento Associazione diabetici Ostia e Litorale - Fand Associazione Insieme per il diabete di Palermo Associazione per la Tutela del diabete di Fabriano - Fand Diabete Sommerso - Fand Chivasso Federazione Diabete Emilia Romagna SOStegno70 e ringrazia Abbott Diabetes Care per aver reso possibile con il proprio contributo la realizzazione di Come calcolare la dose di insulina ai pasti. DANOI è una iniziativa editoriale di Diabete Italia Onlus Via Pisa, Roma Tel Fax Web: diabeteitalia.it Impaginazione e cura dei testi In Pagina sas Milano Stampato nel mese di febbraio 2014 DANOI 3

3 SOMMARIO Prefazione 06 Introduzione 07 A COME ALIMENTAZIONE 09 La conoscenza rende liberi Questione di tempo Questione di esperienza: il diario alimentare Il CALCOLO DEI CARBOIDRATI 13 LE CORREZIONI 25 Correggere un iperglicemia a digiuno Correggere un iperglicemia prima del pasto Correggere un iperglicemia dopo il pasto BOLI ALTERNATIVI 29 Bolo doppio Bolo a onda quadra Bolo multiwave o a onda doppia Calcolatori di bolo Esercizio fisico, malattia e stress Indice glicemico 4 5

4 prefazione Non è semplice definire la dose di insulina da assumere ai pasti. Certo, è possibile definire una volta per tutte le dosi e seguire diete fisse per ogni pasto. In realtà, ormai da molti anni, la persona con diabete può mangiare quello che desidera e dosare l insulina necessaria, variando anche gli orari e correggendo se necessario la glicemia con assunzioni ulteriori di insulina. Al progresso della tecnologia dei presidi e delle insuline si è accompagnato un progresso delle tecniche educative: si pensi al calcolo dei carboidrati che è ormai una prassi standardizzata. Ogni libertà, come è noto, ha un prezzo: occorre imparare e mettere in pratica un certo numero di nozioni. In molti casi Team diabetologici e Associazioni fra persone con diabete e fra genitori di bambini e ragazzi con diabete si sono attrezzati per trasferire le necessarie informazioni. Ci sono corsi individuali e di gruppo ed esistono strumenti che facilitano parte dei calcoli necessari. E' importante che queste conoscenze siano diffuse non solo tra chi utilizza i microinfusori ma fra tutte le persone in terapia insulinica. Come che sia, la determinazione della dose di insulina prandiale rimane una delle parti più difficili della terapia insulinica. Grazie al contributo di Abbott Diabetes Care, Diabete Italia ha potuto dedicare al tema un libretto della serie Dettodanoi, mettendo alla prova l approccio caratterizzante della collana: partire dai vissuti, dai problemi e dalle soluzioni che le persone con diabete hanno sperimentato e trovato. Un approccio che permette di affiancare alla credibilità scientifica garantuta da Diabete Italia una freschezza e immediatezza che non è facile rilevare nelle opere di divulgazione esistenti in Italia. Salvatore Caputo Egidio Archero Presidente Vicepresidente Diabete Italia Diabete Italia INTRODUZIONE «Una terapia per il diabete esiste e, se la segui al meglio, funziona: ti permette di vivere lungo e bene». Flavia, giovane neo mamma, ha ragione: nel caso suo, e di diverse centinaia di migliaia di persone in Italia, la terapia consiste in 4 o 5 assunzioni di insulina al giorno effettuate con delle penne o con il microinfusore. Funziona: garantisce flessibilità e un buon a volte perfetto equilibrio glicemico. Applicarla però non è facile, soprattutto se si decide, come ha fatto Paolo, di «non farsi sopraffare dal diabete: fare una vita come gli altri senza rinunciare a nulla di sano e di bello». «Non ci siamo mai negati delle esperienze, non vogliamo che nostro figlio abbia l idea che per colpa del suo diabete non possiamo fare questo o quello», conferma il papà di Enrico. Questo libretto è dedicato a uno degli aspetti più critici della terapia intensiva: la definizione della cosiddetta dose prandiale, cioè la quantità di insulina da fare quando si mangia o si bevono dei carboidrati. Certo, esiste una strada semplice: è quella che si percorreva una volta. Adeguare la propria vita a una terapia fissa come fa Mario che ha 87 anni e pranza e cena sempre a casa. «Cerco di mangiare pochi carboidrati e molte fibre», racconta, «vario molto i secondi che pesano poco sulla glicemia e per il resto cerco di rimanere sempre sugli stessi piatti. Quando misuro la glicemia dopo i pasti, una volta o due la settimana, in genere sono a ». Dino, che ha 67 anni, si regola a occhio : «Più o meno mangio sempre le stesse cose nelle stesse porzioni. Quando assaggio qualcosa di diverso cerco di indovinare la dose giusta e controllo la glicemia dopo. Se è adeguata, memorizzo questa soluzione e la volta dopo cerco di fare lo stesso. Col tempo ho imparato molte cose», racconta. Molte altre persone invece preferiscono adeguare la terapia alla loro vita, anche se questa libertà richiede molte conoscenze e un continuo lavoro di verifica. Qualcuno usa il microinfusore, altri la classica penna. Dice assai bene Cristina, che ha 16 anni: «Diabete significa che devo pensare a quello che faccio. Prima devo misurare la glicemia e poi decido cosa fare. Questo mi ha reso più riflessiva, forse più matura: vedo che ho più pensieri rispetto agli altri», racconta. detto 7

5 A COME ALIMENTAZIONE «Le persone con diabete sono costrette a mangiar bene», riassume Flavia, «a conoscere gli alimenti e a evitare il più possibile le cose poco sane». All inizio non è sempre così: la prima reazione davanti alla diagnosi di diabete è quella di aderire a una alimentazione standardizzata: si inizia con l avere paura di ciò che si mangia. «Con il diabete è cambiato tutto il mio rapporto con il cibo e non in meglio», ammette Benedetta, «solo crescendo ho imparato a mangiare in modo normale». La conoscenza rende liberi «Il diabete ci ha portato a fare più attenzione a quel che mangiamo. è stato come un campanello di allarme che ha portato tutta la famiglia a riflettere sulle nostre scelte alimentari Una volta eravamo molto meno attenti. Per esempio sapevamo che frutta e verdura fanno bene, ma una cosa è saperlo, un altra è applicarlo», racconta il padre di un ragazzo con diabete. «La dietista ha subito chiarito che Enrico non aveva bisogno di una dieta speciale ma semplicemente di una alimentazione sana come tutti e che avremmo tutti tratto guadagno da un miglioramento delle nostre abitudini alimentari. Ora mangiamo molta carne bianca, pochi salumi, poche schifezze propagandate alla tv o nei supermercati». Anche Roberta ammette: «Da quando ho iniziato ad avere il diabete, a casa mia c è sempre verdura e io ne mangio moltissima per tenere basse le dosi di insulina». «Guai a dare l idea che il diabete rappresenti una costrizione nelle scelte alimentari», indica la mamma di Gaia; «per esempio siccome nella vita ci vuole sempre un po di festa, abbiamo comprato la macchina per fare il gelato. Senza conservanti con poco zucchero aggiunto lo posso mettere a tavola per cena in un pasto senza primo e con molte fibre». Se Gaia lascia a metà un primo piatto, la mamma come per caso le fa avere un cioccolatino per integrare i carboidrati. «Sarebbe un messaggio sbagliato dirle: devi mangiare tutto perché ormai hai fatto l insulina». 8 9

6 IO A SONO COMEIO: ALIMENTAZIONE L obiettivo di molte persone con diabete non è solo riuscire a sopravvivere, a coniugare in qualche modo la propria vita con le esigenze della terapia. L obiettivo è condurre una vita non come gli altri quindi, ma meglio degli altri. «Il diabete mi ha permesso di divenire un esperta: mi succede spesso di fare la predica alle amiche che mangiano schifezze», nota Alice. «Se un bambino sgranocchia le patatine, mio figlio lo rimprovera», sorride la mamma di Francesco. Questione di tempo Le parole chiave sono quindi conoscenza e controllo. Dove controllo non vuol dire accettare imposizioni dall esterno, «ma significa rispettare il nostro corpo» riflette Cristina. Tutte le quaranta persone che hanno collaborato a scrivere questo libro sono d accordo su un punto: i ritmi sono importanti. «Il nostro corpo ha bisogno di ritmi precisi: sonno, orari dei pasti. I miei coetanei saltano il pranzo, mangiano a ore strane, dormono quando capita. Noi persone con il diabete invece sviluppiamo la maturità necessaria per ascoltare il nostro corpo». Flavia fa un lavoro coinvolgente ma riesce sempre a tornare a casa a ora di pranzo e a ora di cena per cucinarsi dei pasti completi». «Anche in casa nostra c è una certa disciplina», conferma Roberta, «non si saltano i pasti e non si mangia quello che capita». I tempi sono importanti anche per definire il momento in cui assumere l insulina. L insulina ultra rapida o analogo rapido (Humalog, Novorapid, Apidra) inizia ad avere effetto 5-10 minuti dopo l iniezione o dopo aver impartito il bolo con il microinfusore. è quindi possibile assumerla quando si inizia a mangiare o eventualmente qualche minuto dopo, anche molti minuti dopo se il pasto inizia con piatti che non contengono carboidrati. «Questo è molto utile quando si va al ristorante. Noi sai mai esattamente quando arriverà quello che hai ordinato. Allora stando bene attento a non sgranocchiare pane o grissini aspetto che il piatto arrivi e solo a quel punto faccio l iniezione», racconta Michele. «Quando vado in un ristorante che non conosco», conferma Matteo, «se posso tengo d occhio i tavoli vicini, guardo se impiegano molto tempo a servire per esempio il primo dopo l antipasto e valuto le porzioni servite. In questo modo non rischio di avere spiacevoli sorprese, una ipoglicemia o di dover integrare l insulina con un secondo bolo perché la porzione è superiore a quanto previsto». L iniezione va fatta invece con maggiore anticipo se si usano insuline regolari (Actrapid, Humulin R, Insuman) che iniziano a esprimere il loro effetto 30 minuti dopo l iniezione. Questione di esperienza: il diario alimentare Tutte le persone con diabete redigono un diario glicemico. Alle persone che usano insulina ai pasti viene proposto spesso di redigere anche un diario alimentare. Per ogni pasto si inseriscono quattro indicazioni: la glicemia prima del pasto, il menù del pasto con le indicazioni delle quantità, la dose di insulina fatta e la glicemia a due ore dal pasto. Il diario alimentare è uno strumento utile non solo per il team diabetologico e serve in molti momenti della propria vita con il diabete. è utile per capire eventuali iper o ipoglicemie: serve al medico per definire la terapia, soprattutto serve come archivio di soluzioni. è consigliabile segnare tutti i pasti diversi dal solito, la dose di insulina fatta e la glicemia prima e a 2 ore dal pasto. «Quelle rilevazioni mi insegnano che il tal pasto richiede qella dose di insulina e la prossima volta non dovrò rifare tutti i calcoli», conferma Michele. Insomma il diario alimentare, insieme al diario glicemico, può divenire una sorta di quaderno degli esperimenti, un catalogo di esperienze e così si impara ad associare a ogni piatto, bevanda o fuoripasto la dose di insulina adeguata. teniamoloa MENTE Il diabete non ti obbliga a mangiare in un certo modo, ti chiede di sapere cosa stai mangiando L organismo ha i suoi ritmi: tutti dobbiamo imparare ad ascoltarli e rispettarli L insulina rapida deve essere iniettata mezz ora prima di iniziare il pasto, gli analoghi rapidi anche pochissimi minuti prima e perfino durante o subito dopo il pasto Un diario alimentare che segni chiaramente cosa si è mangiato, quante unità di insulina sono state assunte e la glicemia prima e due ore dopo il pasto diviene un utilissimo archivio di soluzioni

7 Il calcolo dei carboidrati Il modo migliore per adeguare la dose di insulina alla quantità di carboidrati presente in un pasto è il calcolo dei carboidrati. «Il conteggio dei carboidrati è ba-si-la-re», sillaba Milly, mamma di Dario. «Mi ha cambiato la vita. Oggi ho più libertà non devo mangiare sempre le stesse cose», conferma Maurizio. Si tratta di un metodo all inizio molto complesso che richiede diverse ore di vero e proprio studio e soprattutto molta molta pratica, ma è ritenuto l approccio che meglio risponde all esigenza di flessibilità nelle scelte PAROLE Calcolo dei carboidrati, conta dei carboidrati, conteggio dei carboidrati, carbohydrate counting, CHO counting sono sinonimi alimentari della persona con diabete in terapia insulinica. Questa tecnica è generalmente insegnata dal Team, in particolare dalle dietiste, ma richiede comunque un grande lavoro a casa soprattutto nelle prime settimane e mesi. Le conoscenze acquisite vanno poi riviste periodicamente. Il calcolo dei carboidrati prevede cinque passi: distinguere gli alimenti che contengono carboidrati imparare a valutare a occhio il loro peso memorizzare la quantità di carboidrati presente in un etto degli alimenti principali calcolare quanti carboidrati si trovano nell alimento o nel pasto che si sta per mangiare definire su questa base la giusta dose di insulina. 13

8 IL IO CALCOLO SONO IO: DEI CARBoiDRATI 1. Dove sono i carboidrati I carboidrati sono gli alimenti che più influenzano la glicemia. A dire il vero anche i grassi vengono in parte trasformati in carboidrati ma questo processo avviene in modo lento e graduale e quindi si può ignorarlo. Il primo passo è sapere esattamente quali alimenti possono contenere dei carboidrati. è noto, almeno alle persone con diabete, che tutti i derivati delle farine e dei cereali: pasta, riso, gnocchi, pane, prodotti da forno, polenta sono ricchi di carboidrati. Non tutti sanno però che anche le patate, così come il latte e lo yogurt hanno un contenuto in carboidrati (il lattosio è uno zucchero) mentre i formaggi, tranne la ricotta, non ne hanno perché la stagionatura provoca il degrado degli zuccheri. I legumi: fagioli, piselli, lenticchie e ceci sono ricchi in carboidrati così come (qui è più facile perché il sapore è dolce) buona parte della frutta. Chi sa cucinare immagina che i piatti di carne e pesce impanati contengano carboidrati. Nei supermercati troviamo molti alimenti in parte già preparati. In questi casi è molto utile guardare la etichetta nutrizionale. è importante tenere presente che le calorie e i carboidrati sono due cose diverse: noci e uova hanno molte calorie ma non contengono quasi carboidrati. questionedi ETICHETTA Non è ancora obbligatorio inserire nella confezione degli alimenti una etichetta nutrizionale, anche se è considerata una buona prassi. E non esistono nemmeno degli standard per redigerle: ogni azienda decide quali informazioni condividere e in quale forma. Perfino il nome dei componenti nutrizionali può essere diverso. I carboidrati possono essere chiamati anche zuccheri o glucidi o idrati di carbonio. Qualche etichetta suddivide i carboidrati in zuccheri semplici e zuccheri complessi (definiti anche amidi). I valori indicanti il contenuto in grammi o in calorie sono riferiti generalmente a 100 grammi di prodotto ma possono essere relativi a una porzione. E l entità della porzione stimata unilateralmente dall azienda è spesso inferiore al consumo reale. 2. Pesare con gli occhi Il secondo passo è imparare a pesare con gli occhi gli alimenti e le bevande. Vincenza ha ragione nel dire che alle donne questo risulta più facile; chi ha qualche nozione di cucina è avvantaggiato ma non si illuda: il calcolo dei carboidrati all inizio risulta difficile per tutti. Ivan, che svolge velocemente i calcoli necessari, trova infatti che valutare a occhio il peso degli alimenti sia l aspetto più complesso. Per aiutarsi si possono usare delle unità di misura casalinghe : un cucchiaio, un bicchiere, una fondina, o personali come un pugno o un pizzico. Quando possibile, gli alimenti vanno pesati a crudo. La pasta raddoppia il suo peso dopo la cottura perché assorbe acqua. La stessa cosa vale per il riso e la polenta, che addirittura triplicano il loro peso con la cottura. Ovviamente non bisogna arrivare a una precisione assoluta: 74 grammi di pasta possono essere stimati 70 o 80 grammi, ma se si valuta quella porzione a 100 grammi ecco che i calcoli iniziano a divenire imprecisi. Quindi chi vuole iniziare il calcolo dei carboidrati deve utilizzare per qualche settimana una bilancia di precisione. All inizio peserà tutto, poi farà degli esercizi ipotizzando un peso e poi verificandolo con la bilancia. Ci sono manuali che contengono immagini di cibi e bevande con a fianco il peso e sono di aiuto per fare esercizio e per stimare i piatti più complessi. 3. Imparare quanti grammi di carboidrati ci sono in ogni alimento Ogni alimento ha una sua composizione relativamente stabile di elementi nutrizionali. Ci sono variazioni fra il contenuto in carboidrati di un tipo e l altro di pere o di pasta o di riso o di fagioli ma sono generalmente limitate. Bisogna imparare a conoscere (anche grazie a sussidi elettronici e libretti di vario tipo) la percentuale di carboidrati contenuta nei prodotti alimentari e nei piatti più comuni e in quelli che si mangiano più spesso

9 IL IO CALCOLO SONO IO: DEI CARBoiDRATI Le quote di carboidrati sono espresse per 100 grammi o in percentuale che è lo stesso. Di seguito un elenco relativamente ridotto. Esistono online e presso i servizi di diabetologia elenchi più dettagliati. Alimenti Cavolo verde cotto 8.9 Carboidrati per 100g Alimenti Peperoni verdi 6 Carboidrati per 100g Alimenti Emmenthal 3.6 Carboidrati per 100g Clementine 8.7 Noci 5.5 Zucca gialla 3.5 Alimenti Carboidrati per 100g Alimenti Carboidrati per 100g Alimenti Carboidrati per 100g Arachidi tostate 8.5 Cipolline crude 8.5 Ostriche 5.4 Fragole 5.3 Cozza o mitilo 3.4 Gamberi freschi 2.9 Zucchero, Saccarosio Mele, disidratate 92.2 Fecola di patate 90.7 Cornflakes 87.4 Farina di riso 87 Riso soffiato 85 Biscotti secchi 84.8 Fette biscottate 82.3 Miele 80.3 Marmellate 58.7 Patatine fritte in busta 58.5 Crema di nocciole e cacao 58.1 Cornetti 58 Prugne secche 55 Pasta di mandorle 54.6 Pizza 52.9 Cioccolato al latte 50.5 Cioccolato fondente 49.7 Aperitivi a base di vino 17 Fagioli cotti 17 Ananas sciroppato 16.6 Albicocche sciroppate 16.1 Cachi 16 Melagrane 15.9 Uva 15.6 Banane 15.4 Merluzzo o nasello 15 Aglio 8.4 Pistacchi 8.1 Carote crude 7.6 Piselli freschi 7 Spinaci cotti 7 Peperoni rossi e gialli 6.7 Cavolini di bruxelles cotti 6.6 Pompelmo 6.2 Formaggino 6 Fegato di equino 5.3 Latte di pecora 5.2 Mirtilli 5.1 Latte di vacca UHT 5.1 Dadi da brodo 5 Cavolfiore cotto 4.4 Ricotta di pecora 4.2 Pinoli 4 Rucola 3.9 Indivia 2.7 Lattuga 2.2 Maionese 2.1 Salame Milano 1.5 Polpo 1.4 Speck 0.5 Pasta di semola cruda 79.1 Panini al latte 48.2 Succo di frutta pera 14.5 Pop corn 77.9 Castagne arrostite 41.8 Vegetali misti surgelati 13.7 Pangrattato 77.8 Pizza con pomodoro 41.4 Rosmarino 13.5 Farina di frumento Anacardi 33 Fichi d india 13 Mais 75.1 Liquori da dessert 31.1 Mango 12.6 Biscotti frollini 73.7 Patate cotte fritte 29.9 Fichi 11.2 Farina d avena 72.3 Caffè tostato 28.5 Mele golden 10.7 Biscotti integrali 70.8 Gelato panna confezionato 27.2 Bevanda tipo Cola 10.5 Savoiardi 69.6 Castagne bollite 26.1 Amarene 10.2 Grissini 68.4 Patate cotte arrosto 25.7 Aranciata 10 Farro 67.1 Salsa tomato ketchup 24 Ananas 10 Pane di tipo Farina di soia 23.4 Cocco 9.4 Crostata con marmellata 65.5 Pomodori, conserva 20.4 Carciofi cotti 9.3 Datteri, secchi 63.1 Carote cotte 18.3 Kiwi 9 Grano saraceno 62.5 Mandarini 17.6 Ciliegie

10 IL IO CALCOLO SONO IO: DEI CARBoiDRATI 4. E ora i calcoli A questo punto abbiamo gli elementi per stimare la quota di carboidrati in un piatto. Immaginiamo che Giovanni stia per iniziare un pasto completo ed equilibrato: spaghetti al pesto, sogliola impanata, contorno di piselli e per finire una mela. Se il piatto di spaghetti pesa 60 grammi e gli spaghetti contengono 80 grammi di carboidrati per ogni 100 grammi di peso (e quindi 8 per ogni 10 grammi) quanti carboidrati ci saranno nel piatto? Sei per otto quarantotto. Ed ecco il risultato: in quel piatto di spaghetti ci sono 48 grammi di carboidrati. Proviamo ora a calcolare il peso in carboidrati di un intero pasto. Poniamo che il menù preveda di nuovo pasta al pesto, sogliola impanata, piselli e una mela. Per la precisione 60 grammi di pasta (il pesto non contiene quasi carboidrati) 16 grammi di farina per impanare la sogliola (il pesce non ha carboidrati) 70 grammi di piselli freschi 120 grammi di mela In totale il pranzo di Giovanni contiene 80 grammi di carboidrati. 5. Il rapporto insulina/carboidrati Prendiamo insulina per utilizzare i carboidrati presenti nel pasto. Ma quante unità di insulina rispetto alla quantità di carboidrati in un pasto? Il rapporto insulina carboidrati è la risposta a questa domanda. Conoscere il proprio rapporto insulina/carboidrati è necessario per tradurre il calcolo in una indicazione precisa relativa alla dose. In prima approssimazione il rapporto si calcola con la regola del 500. Il 500 è un numero fisso che si utilizza per gli analoghi (Humalog, Novorapid, Apidra) Mentre 450 è un numero fisso che si adopera per l insulina regolare (Actrapid, Humulin R, Insuman). Si tratta di dividere 500 o 450 per il totale dell insulina assunta in una giornata media (sommando quindi tutti i tipi di insulina). Se in una giornata media facciamo 10 unità di insulina lenta la sera, 3 a colazione, 7 a pranzo e 5 a cena il totale è 25. Quindi ogni unità di insulina rapida assorbirà (500:25 = 20) 20 grammi di carboidrati e ogni unità di insulina regolare assorbirà (450:25 =18) 18 grammi di carboidrati. Alcuni diabetologi preferiscono non usare questa regola e chiedono alla persona con diabete di seguire per almeno una settimana, una dieta realizzata in modo che ogni pasto abbia un numero di carboidrati fisso. Il bolo, o l iniezione di insulina rapida prandiale, sarà variato ogni giorno. È importante che in quella settimana non sia variato l esercizio fisico e che non ci siano giorni di particolare stress o di malattia. «Misurando la glicemia prima e dopo si può capire quale dose di insulina ha avuto il maggior successo, cioè è riuscita a portare la glicemia a due ore dal pasto il più vicino possibile ai valori registrati prima del pasto, più o meno mg/dl. È stata una noia ma insieme al mio diabetologo abbiamo potuto definire quello che è il mio vero rapporto insulina carboidrati», racconta Roberta. Altri medici iniziano col presumere un rapporto insulina-carboidrati di 1:15 per la gran parte degli adulti magri o normopeso; 1:10 per adulti sovrappeso o sedentari; 1:20 o 1:25 per i bambini in genere più sensibili all insulina; e su questa base propongono di sperimentare l andamento della glicemia con il diario alimentare e il controllo delle glicemie prima e dopo i pasti

11 IL IO CALCOLO SONO IO: DEI CARBoiDRATI l efficacia dell insulina si riduce. In quel caso è necessario rifare tutti i calcoli. «Le glicemie di Francesco sballavano. Abbiamo dovuto quindi segnare sul diario oltre alle glicemie e alle dosi di insulina, le quantità di carboidrati di ogni pasto e l esercizio fisico», racconta la mamma. Il rapporto insulina/carboidrati può essere diverso anche nelle varie ore della giornata. i:cho 1:25 1:20 1:15 1:12 1:10 6. E finalmente la soluzione Conoscendo il proprio rapporto insulina-carboidrati e la quantità di carboidrati presente in un alimento o in un piatto è possibile finalmente determinare la dose di insulina. Riprendendo l esempio precedente Giovanni, che ha un rapporto insulina/carboidrati di 1 a 20 dovrà fare 4 unità di insulina per coprire il pasto. dose 2,2 U Nella immagine sopra vediamo come lo stesso piatto di pasta (con 60 grammi di carboidrati) richieda differenti quantità di insulina a persone diverse per età e peso. Il rapporto insulina-carboidrati può cambiare nel tempo, con la pubertà, l adolescenza e la menopausa per esempio, o a seguito di mutamenti nel peso o nello stile di vita. «Per esempio in estate vado in piscina e faccio molto esercizio fisico. In autunno sono molto più sedentaria e a quel punto», racconta Alice, «devo ricalcolare il rapporto insulina/carboidrati perché la mia insulina diviene meno efficace». Anche il ciclo mestruale e, ovviamente, PAROLE 3 U Rapporto insulina/carboidrati, I:C ratio, I-Carb ratio, rapporto I-CHO e I-CHO ratio sono sinonimi 4 U 5 U 6 U gli stati di stress psicologico e di malattia possono richiedere una maggiore quantità di insulina per metabolizzare la stessa quantità di carboidrati. Crescendo, è possibile che tutti i valori cambino. Per esempio nella pubertà Pasto = 80 grammi di carboidrati a 1 unità per 20 grammi = 4 unità è un metodo solo apparentemente complesso, ma col tempo ci si fa l abitudine. Anche perché solo all inizio va applicato a ogni piatto e a ogni pasto. Ci piace sentirci impre- i GRASSI Generalmente nel determinare la dose di insulina prima del pasto si pensa che i grassi non debbano essere considerati, ma non è così. In un pranzo ad alto tenore di grassi la quota di questi trasformata in glucosio può essere rilevante, e incidere significativamente sulla glicemia alcune ore dopo il pasto. «I pasti ricchi di grassi sono sempre una incognita, rallentano la digestione e il calcolo dei carboidrati diventa difficile sia prima sia dopo il pasto», fa notare Maurizio. Inoltre i grassi, come le fibre, rallentano la digestione dei carboidrati presenti nel pasto. «Se mangi cose un po pesanti, e ricche di grassi, meglio non fare l insulina prima ma durante il pasto, altrimenti», spiega la mamma di Tommaso, «i carboidrati arrivano tardi e ti ritrovi in ipoglicemia subito dopo pranzo e magari in iperglicemia più tardi»

12 IL IO CALCOLO SONO IO: DEI CARBoiDRATI bevande, alcolici e APERITIVI Insulina prandiale non vuol dire solo relativo a un pasto. Anche un fuoripasto e perfino alcune bevande possono richiedere un bolo o una iniezione di insulina. «So che dovrei fare un bolo per ogni bevanda», ricorda Matteo che ha 17 anni. Le bevande al gusto di frutta o alla frutta, e in generale i non alcolici, hanno un altissima quota di zuccheri aggiunti. Gli alcolici hanno invece un effetto opposto, ipoglicemizzante, perché l alcol, soprattutto a digiuno, induce il fegato a rilasciare meno glucosio. Cocktail a base di gin e vodka non richiedono una dose di insulina. «Vedo che fuori pasto se bevo un po di più del solito, magari due bicchieri di vino invece di uno, la glicemia si abbassa», conferma Serenella. Alcuni alcolici hanno un contenuto di carboidrati non indifferente. La birra non ha un forte contenuto di alcol ma contiene 3,5 carboidrati per 100 grammi. Anche i cocktail alla frutta, come la piña colada, o a base di Coca Cola, possono innalzare la glicemia. Inoltre di rado ci si limita a bere. Nei bar gli alcolici sono serviti insieme a stuzzichini di ogni tipo: dalle patatine alle noccioline fino a bruschettine e veri e propri piccoli piatti. «Sono difficili da valutare e devi sempre tenere d occhio cosa hai mangiato», ammette Alice. vedibili, ma di fatto mangiamo quasi sempre le stesse cose, negli stessi posti e nelle stesse quantità. Ed è questo che rende il conteggio dei carboidrati una metodica utile e relativamente facile da mettere in pratica. è consigliabile comunque fare ogni tanto delle verifiche insieme al diabetologo e alla dietista sulla base di un diario alimentare e glicemico tenuto con attenzione per una o due settimane in modo da ricalibrare i valori. E' importante che i calcoli per la determinazione della dose siano effettuati con una certa precisione. Esistono sussidi elettronici che semplificano o effettuano questi conti. I giovani e il conteggio dei carboidrati «So che dovrei imparare il calcolo dei carboidrati. Mi iscrivo a dei corsi e poi non ci vado con la scusa degli esami all Università». Benedetta lo ammette, la sua è una resistenza psicologica. «Io non ho voglia di stare a calcolare sempre tutto; non è vita questa!», esclama. Un senso di ribellione davanti alla necessità di pensare prima di mangiare è comprensibile, soprattutto in una età che vuole mostrarsi spensierata. Gianni racconta come sua figlia ostenté disinteresse per il conteggio dei carboidrati che finge di non saper fare e delega ai genitori. «In realtà lo sa fare meglio di noi. Lei vuole apparire disinteressata ma quando avendo fatto tutti i nostri conti le chiediamo quanta insulina pensa di dover fare per un certo pasto la sua valutazione ad occhio è identica a quella che noi abbiamo fatto praticamente con la calcolatrice». Gianni e sua moglie sono preoccupati perché in passato hanno gestito interamente il diabete di Cristina e ora devono delegare accettando glicemie e glicate non ottimali. «Ci vuole molta pazienza, bisogna perseverare e non demordere mai. Per fortuna il rifiuto del diabete e delle attenzioni che esso richiede a una certa età è più manifestato che reale», è il sentito consiglio di Gianni agli altri genitori. teniamoloa MENTE Il calcolo dei carboidrati richiede un certo impegno per essere appreso. Regala però grande libertà nelle scelte alimentari. All inizio occorre fare valutazioni e calcoli complessi ogni volta che ci si appresta a mangiare o bere alimenti che contengo carboidrati Presto questi calcoli diventano automatici ed è quasi istintivo associare la dose di insulina a un determinato piatto e il calcolo vero e proprio diviene necessario davanti a ricette nuove o a porzioni diverse. Tenere un diario glicemico è essenziale sia per imparare il calcolo sia per ricalibrare il rapporto insulina/carboidrati periodicamente con l aiuto del diabetologo

13 LE CORREZIONI Succede di trovarsi con la glicemia più alta del previsto. Ogni iperglicemia è una occasione per capire di più del proprio diabete. Non è detto che ogni iperglicemia debba essere corretta. Oggi però con il microinfusore e con le penne è facile assumere dosi anche piccole di insulina e vale la pena di capire come farlo. La prima domanda è: di quanti mg/dl scende la mia glicemia se faccio una unità di insulina. Il numero che risponde a questa domanda si chiama Fattore di sensibilità all insulina. La sensibilità all insulina varia da persona a persona e nella stessa persona può cambiare nel corso della vita o anche di mese in mese. Generalmente, tanto più la persona è sovrappeso o sedentaria o stressata, quanto meno l insulina è efficace e viceversa. e poi effettuare le variazioni del caso sulla base dell esperienza. Il fattore di sensibilità all'insulina viene calcolato dal diabetologo sulla base del diario glicemico ed è espresso con la formula 1:X, Per esempio 1:20 significa che u1 unità di insulina riduce la glicemia a digiuno di 20 mg/dl. Per corregere un'iperglicemia a digiuno riportando a 120 il valore di 220 mg/dl bisogna calcolare la glicemia 'in eccesso' ( =100) e dividerlo per il fattore di sensibilità. Con un fattore 1:20 occorreranno 5 unità per riportare a 120 un'iperglicemia a digiuno di 220. Correggere un iperglicemia dopo il pasto Le cose sono un poco più complesse se si vuole correggere un iperglicemia nelle due/ tre ore successive al pasto. «Devo stare attenta perché nel mio corpo c è ancora l insulina rapida che ho fatto prima di pranzo la quale deve ancora svolgere il suo effetto», nota Paolo. L analogo rapido ha un effetto abbastanza riproducibile, vale a dire è più o meno eguale in tutte le persone e nella stessa persona da un giorno all altro. 25

14 LE IO CORREZIONI SONO IO: In grande sintesi la dinamica dell'analogo rapido è questa: Dopo mezz ora è in circolo il 100% dell insulina iniettata Dopo un ora è in circolo il 75% dell insulina iniettata Dopo 2 ore è in circolo il 50% dell insulina iniettata Dopo 3 ore è in circolo il 25% dell insulina iniettata Quindi a fronte di una dose di 12 unità, dopo 2 ore saranno ancora on board (funzionanti nel sangue) 6 unità, dopo tre ore 3 unità. è importante conoscere il concetto di insulina on board che deve essere sottratta al bolo di correzione. Ancora una volta nella pratica le cose sono abbastanza semplici. «è molto raro che sia necessario fare un bolo di correzione nella prima o nella seconda ora dopo il pasto», ricorda Teresa; «quasi sempre l insulina che hai ancora in corpo dalla iniezione prandiale è sufficiente». «Generalmente se vedo un iperglicemia dopo i pasti ne prendo nota perché vuol dire che qualcosa non è andato per il suo verso, ma non intervengo subito. Aspetto un ora, ricontrollo la glicemia e a quel punto faccio la correzione», conferma la mamma di Gaia. Correggere un'ipoglicemia prima del pasto Il calcolo del bolo di correzione serve anche per definire la dose di insulina preprandiale quando all inizio del pasto ci si trova in ipoglicemia. «Bisogna sempre controllare la glicemia prima di pranzo. Ho visto che, superati i 50 anni, ho avuto sempre meno facilmente i sintomi classici dell ipo», racconta Enrico che ha 55 anni. Cosa fare? Correggere l ipo con degli zuccheri, aspettare, ricontrollare e iniziare a mangiare solo quando si è normalizzata. Benedetta fa così: «Se sono in ipo prima di mangiare bevo un bicchiere di succo di frutta o di Coca Cola o mangio tre caramelle, ricontrollo la glicemia dopo 15 minuti e se va bene faccio una normale dose di insulina e mangio normalmente». La mamma di Pietro racconta che, dopo aver corretto un ipoglicemia preprandiale o quando la glicemia è bassa ma non è inferiore a 70 mg/dl, Pietro si comporta in questo modo: «Mio figlio ha un fattore di sensibilità di 1:20, cioè corregge 20 mg/dl di glicemia con una unità di insulina. Se si trova con una glicemia di 80 mg/dl mentre il suo obiettivo glicemico prima di mangiare dovrebbe essere 120 mg/dl. A quel punto invece di fare 8 unità di prandiale ne farò sei». Ovviamente il pranzo deve iniziare subito dopo l iniezione di insulina, Anzi la cosa migliore è iniziare subito il pranzo e fare l iniezione qualche minuto dopo. «Se l ipoglicemia è leggera e si usa un analogo rapido tutto è più semplice», descrive Cristina: «inizio a mangiare cercando di anticipare i carboidrati, poi a metà del pasto, o verso la fine se è stato molto breve, rimisuro la glicemia e se è a norma faccio il giusto numero di unità di insulina». teniamoloa MENTE Un iperglicemia a digiuno (cioè non nelle tre ore che seguono un pasto) superiore a 180 o 200 va sempre corretta con una dose di insulina ed è fondamentale condividere il problema e le soluzioni con il diabetologo. La dose necessaria si calcola utilizzando il fattore di sensibilità all insulina tenendo presente che questo può cambiare nel corso della vita, dell anno e a volte della giornata. Un'iperglicemia postprandiale va corretta solo se è molto rilevante o se si ha modo di valutare con esattezza quanta dell insulina iniettata prima del pasto è ancora in circolo. Le ipoglicemie preprandiali si risolvono con il metodo tradizionale e poi si può diminuire la dose di insulina utilizzando alla rovescia il fattore di correzione. Quando si effettua una correzione è sempre consigliabile intensificare i controlli della glicemia

15 BOLI ALTERNATIVI Finora abbiamo sempre dato per scontato che tutta la dose di insulina sia assunta in un unica soluzione, in un solo bolo come si dice in gergo scientifico. Bolo è un termine molto usato nella terapia per microinfusore ma vale anche per le iniezioni. In realtà in molte situazioni può aiutare utilizzare un bolo alternativo vale a dire suddividere la dose di insulina in modi diversi. Bolo doppio Tra i boli alternativi il bolo doppio è l unico che può essere effettuato anche con la penna. Si tratta in pratica di suddividere la dose di insulina necessaria per un pasto in due o più assunzioni. Invece di fare 12 unità tutte insieme se ne faranno 6 subito e 6 dopo qualche tempo. Dopo quanto tempo e come suddividere i boli? Ovviamente una risposta valida per tutte le situazioni non c è. Il bolo doppio è utile quando il pasto non è prevedibile. Pensiamo per esempio a un pasto molto lungo o caratterizzato da lunghi intervalli fra una portata e l altra. Il caso classico è il pranzo di Natale che prevede magari una sostanziosa dose di carboidrati, poi un secondo ricco di grassi e un dolce. Tra il primo e il dolce ci può essere un intervallo di 1 ora o più. Anche se fosse possibile calcolare in anticipo la quantità di carboidrati necessaria e quindi la dose di insulina, facendola tutta all inizio si rischierebbe di trovarsi in ipoglicemia a metà del pasto e in iperglicemia verso la fine. «In pratica consideriamo i primi e il dolce come due pasti differenti, ciascuno con la sua dose di insulina», spiega Vincenza. Il bolo doppio è consigliabile anche quando non è possibile valutare in anticipo il contenuto in carboidrati dell intero pasto (per esempio se si è in casa di persone con le quali non si è in confidenza o in un ristorante che prepara menù prefissati) e ancora di 29

16 IO SONO BOLI IO: ALTERNATIVI più quando non si è sicuri che si avrà voglia di mangiare tutti i piatti che saranno serviti (perché non ci sente molto bene, perché si tratta di piatti che potrebbero non piacere). In linea di principio il bolo doppio viene suddiviso assegnando al primo bolo il 50-60% della dose totale. Ma non è detto che sia sempre così. «Con i bambini piccoli non sai mai cosa mangeranno davvero. Ho quindi preso l abitudine di calcolare la dose di insulina e fare un primo bolo con tre quarti della dose prima del pasto e un secondo bolo con il restante quarto alla fine», racconta Laura, mamma di Tommaso. Bolo a onda quadra Il bolo a onda quadra o bolo esteso o bolo prolungato è possibile solo con il microinfusore, che solitamente è dotato di una apposita funzione. In alternativa si può utilizzare una basale temporanea. Calcolare un bolo a onda quadra non è difficile: in pratica si prende il numero di unità di insulina necessario per il pasto e lo si divide per il numero di ore necessario per mangiare e digerire. Per esempio pensiamo a un pranzo lungo un ora e mezza che richiederà almeno due ore e mezza per essere digerito. In totale si tratta di 4 ore. Se per smaltire questo pranzo servono 24 unità, il bolo a onda quadra consisterà nell aumentare la basale di 6 unità all ora per 4 ore. Il bolo a onda quadra si utilizza quando un pasto si protrae a lungo, come per esempio un pranzo di nozze, o quando la sua digestione richiede molto tempo. è anche utile per i pazienti che hanno gastroparesi (un aspetto della neuropatia autonomica che rallenta lo svuotamento gastrico e la digestione) o che consumano pasti ad alto contenuto di grassi e proteine come certi piatti tipici della tradizione italiana. Non a tutti il bolo prolungato piace. «Mio figlio per esempio preferisce suddividere la dose di insulina in più boli classici. è una noia, ma Tommaso non ama l idea di aggiungere alla basale una ulteriore infusione continua di insulina, soprattutto perché con i primi microinfusori non potevi arrestarla. L unica cosa da fare se la glicemia era bassa era staccare il catetere o spegnere il micro», racconta la mamma. Anche Matteo non si è trovato bene con il bolo a onda quadra. «Misurando la glicemia durante e dopo, ho trovato valori a volte molto alti a volte molto bassi», racconta. quando la pizza È UN PROBLEMA «La pizza è un disastro», riassume Lucrezia. «l assorbimento è molto lento e spesso imprevedibile».s Ma può essere gestita bene con alcuni accorgimenti e conoscenze. L alimento più amato da bambini e giovani necessita di una grande conoscenza delle variazioni del proprio profilo glicemico e degli ingredienti contenuti nella pizza. «Il fatto è che molti pizzaioli inseriscono zucchero o lieviti strani nell impasto», spiega Marina, la quale ha identificato una pizzeria che usa metodi naturali e quando fa la pizza in casa conosce ormai le dosi necessarie con ogni tipo di pasta surgelata. Anche Tommaso ormai ha imparato che ogni pizzeria (c è quella vicino a casa, dove si va con i compagni di scuola, quella preferita dai compagni di squadra, quella che piace ai nonni...) ha la sua curva glicemica e adatta dosi e tipo di bolo a ciascuna pizzeria. La mamma di Gaia ha visto che la pizza con le verdure è più facile da gestire. Lucrezia divide la dose di insulina in due metà che somministra prima di iniziare a mangiare e tre ore dopo. Matteo invece fa l'iniezione 5 o 10 minuti dopo aver iniziato. Insomma: ciascuno ha la sua 'strategia'. Bolo multiwave o a onda doppia Il papà di Enrico invece è un fan del bolo multiwave, che utilizza sempre per la fatidica pizza. Nel bolo multiwave o a onda doppia, che può essere fatto solo con il microinfusore, la dose di insulina preprandiale viene somministrata in parte sotto forma di bolo classico, in parte come bolo prolungato. Per esempio 14 unità possono essere suddivise fra un bolo classico di 8 unità e un bolo a onda quadra di 6 unità. I calcoli sono un poco più difficili ma il bolo multiwave è la modalità più vicina a quella fisiologica. Facciamo un esempio: Enrico sa che quella pizza richiede 12 unità di 30 31

17 IO SONO BOLI IO: ALTERNATIVI carboidrati e 4 ore per essere digerita. Enrico desidera assumere un terzo della dose subito e il resto nell arco del tempo. Quindi il bolo consisterà in un bolo di 4 unità subito e di 8 unità rimanenti nelle successive 4 ore. Utilizzando la basale temporanea, dopo il bolo iniziale di 4 unità, le 8 unità rimanenti saranno somministrate aumentando di 2 unità all ora la basale per 4 ore. Con il bolo a onda doppia è possibile far fronte alla necessità immediata d insulina, per limitare l incremento di glicemia subito dopo il pasto (bolo standard) legata ai carboidrati e distribuire l insulina nelle ore successive, per controllare il progressivo incremento di glicemia legato al lento assorbimento di proteine e grassi e alla loro trasformazione in carboidrati. Come decidere quale parte della dose di insulina fare subito e quale suddividere? In linea generale meglio assumere il 50% della dose subito quando il pasto inizia con i carboidrati o prevede sia una forte quota di carboidrati semplici sia molti grassi o proseguirà nell arco di un tempo lungo come avviene nei pranzi delle cerimonie. È meglio teniamoloa MENTE La dose di insulina prevista per un pasto può essere suddivisa in due o più assunzioni. Questo bolo doppio o multiplo è utile quando il pasto è molto lungo, quando non si conosce con esattezza quali piatti saranno serviti e quando non si sa se si avrà voglia di terminare il pasto (per esempio in caso di malattia intercorrente): Il bolo a onda quadra può essere erogato solo con il microinfusore, che è dotato della funzione opzioni di bolo (standard, onda quadra, onda doppia o multiwave) Il bolo a onda quadra può essere sostituito da una basale temporanea più alta. è una alternativa al bolo doppio nei pasti lunghi e ricchi di proteine e di grassi o per persone con digestione rallentata. Il bolo multiwave può essere erogato solo con il microinfusore e consiste nella combinazione di un bolo classico e di un bolo a onda quadra. Richiede una certa pratica ma è consigliabile nei pasti complessi, ricchi di carboidrati, proteine e grassi. invece partire bassi per esempio con un bolo iniziale, pari solo al 30-40% della dose totale, se il pasto non prevede all inizio tanti carboidrati. Calcolatori di bolo è possibile semplificare questi calcoli? Sì. Esistono supporti online e su smartphone che contengono elenchi di alimenti completi di percentuale di carboidrati e indice glicemico, per esempio, o immagini di piatti e porzioni con peso e quota di carboidrati. Ci sono anche microinfusori e lettori della glicemia che lasciando alla persona con diabete il calcolo dei carboidrati la aiutano a effettuare i calcoli del caso. Si chiamano calcolatori di bolo o bolus wizard e memorizzano uno o più rapporti insulina/carboidrati (e/o fattori di sensibilità all insulina) e i cosiddetti target glicemici (cioè i valori che si ritengono normali a digiuno e nella fase postprandiale). Il sistema può anche tenere conto dalla cosiddetta insulina on board cioè la quantità di insulina ancora attiva residua dai boli precedenti, sottraendola al fabbisogno totale. Esercizio fisico, malattia e stress Come dice giustamente Milly: «Nell equilibrio glicemico di un ragazzino l alimentazione conta fino a un certo punto. Gli sbalzi ormonali, l alternarsi di giornate con esercizio fisico strenuo e altre trascorse nella più assoluta sedentarietà... bisogna tenere conto di tutte queste cose». Le persone con diabete sono molto sensibili alla possibilità che uno stress (per esempio un periodo di studio o di lavoro particolarmente intenso) e perfino uno stato psicologico particolare possano influenzare la glicemia. «Quando sono agitata la glicemia sale», nota Alice. In effetti lo stress (stanchezza, pressioni psicologiche particolari) aumenta la secrezione di ormoni controregolatori che rendono l insulina temporaneamente meno efficace. è probabile che lo stress abbia piuttosto effetti indiretti, determinando una minore attenzione alla alimentazione e al dosaggio o ad assunzioni di cibo fuori pasto (i biscotti sgranocchiati mentre si studia per un esame) o al salto di un pasto. Diverso il discorso per le malattie o i traumi intercorrenti. Una gamba rotta o una influenza determinano un serio stress per l organismo e una minore efficacia dell insulina, sia 32 33

18 IO SONO BOLI IO: ALTERNATIVI quella basale sia l insulina da somministrare ai pasti, e quindi può comportare un diverso rapporto insulina/carboidrati. In questo caso potrebbe essere necessario aumentare le dosi di insulina prima di pranzo e non solo. L esercizio fisico ha un effetto di breve termine, un effetto di medio termine e uno di lungo termine sull organismo. A breve termine l esercizio fisico riduce la dose di insulina necessaria. Se dopo pranzo o dopo colazione si fa una corsa in bicicletta o una camminata di mezz ora per andare al lavoro, la dose di insulina necessaria per coprire quel pranzo potrebbe essere ridotta. «Se mangio un piatto di pasta e poi sto a casa, faccio 5 unità di insulina ma so che dopo mezz ora devo fare un chilometro a piedi per andare in ufficio, è chiaro che quelle 5 unità mi porteranno in ipo», riassume Flavia. Dopo uno sforzo importante è consigliabile mangiare pasti più ricchi di carboidrati del solito, scegliendo quelli a lunga durata di azione, e verificare di quanto è utile e sicuro ridurre l insulina. L effetto di lungo termine si esprime con modifiche del fabbisogno insulinico. In una settimana o in un mese caratterizzato da un esercizio fisico superiore alla media, si avrà bisogno di meno unità di insulina. La differenza per esempio si vede nelle persone che fanno poca attività fisica nei mesi di lavoro o di brutto tempo e ne fanno invece relativamente di più nei periodi di vacanza o di bel tempo. «So che quando mi muovo tanto durante il giorno devo fare molta meno insulina», dice Matteo; «in estate ho ridotto tantissimo: per esempio a pranzo faccio 8 10 unità mentre durante l anno ne faccio 14». Indice glicemico L effetto sulla glicemia postprandiale degli alimenti non dipende solo dalla quantità di carboidrati ma anche dal tipo di alimento. Alimenti che contengono la stessa quantità di carboidrati possono dare risposte glicemiche molto differenti: ingerire 50 grammi di carboidrati sotto forma di pane o di spaghetti provoca risposte glicemiche diverse. Questo effetto si esprime sia in termini di quantità di carboidrati effettivamente trasformati in glucosio sia in termini di velocità con la quale la trasformazione avviene. Un pane dolce come la michetta (chiamata rosetta in Lazio) si trasforma in glucosio quasi immediatamente, un piatto di spaghetti impiegherà più tempo e del pane nero ricco di fibre e carboidrati complessi un tempo ancora superiore. Questa differenza è misurata dall indice glicemico. Se un alimento ha un indice glicemico basso, i carboidrati saranno digeriti lentamente e avranno un impatto minore sulla glicemia. Viceversa, un alimento con un indice glicemico alto si trasformerà velocemente in glucosio nel sangue. Esistono delle tabelle che associano a ogni piatto e a ogni alimento preparato un indice glicemico. Ma le variabili sono tantissime. Ovviamente l indice glicemico di un pasto è la media ponderata degli indici glicemici di tutte le sue componenti. Probabilmente l indice glicemico è più utile per le persone con diabete che non usano insulina e quindi non hanno molte possibilità di correggere l effetto della loro alimentazione. teniamoloa MENTE L esercizio fisico, sia a breve sia a medio termine, aumenta l efficacia dell insulina, rendendo necessarie correzioni e modifiche nelle dosi di insulina. Un esercizio fisico particolarmente lungo e intenso può portare a ipoglicemie tardive nel corso della notte seguente. Bisogna quindi prevedere modifiche nel dosaggio dell insulina. Momenti di malattia o stress, al contrario, rendono meno efficace l insulina e richiedono dosi maggiori. Durante la malattia è opportuno moltiplicare i controlli. Anche se non ci si alimenta è sempre necessario assumere insulina. L indice glicemico indica l impatto di una certa quantità di carboidrati sulla glicemia. è importante sapere quali sono gli alimenti e le combinazioni di alimenti ad alto, medio e basso indice glicemico, e cercare di costruire pasti equilibrati anche sotto questo profilo

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