La finanza etica. Intermediari, strumenti, investitori. a cura di Mariantonietta Intonti

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1 La finanza etica. Intermediari, strumenti, investitori. a cura di Mariantonietta Intonti Dispensa per il corso di Economia degli intermediari finanziari, Corso di Laurea in Economia Aziendale, tratta dal volume: M. Intonti, Valore economico e comportamento etico delle imprese bancarie, Cacucci Editore, Bari, 2004 INDICE 1. Aspetti definitori e possibili classificazioni 2. L'orientamento etico nell'attività finanziaria: la finanza etica e l'investimento socialmente responsabile 3. Le parti coinvolte nel settore della finanza etica: intermediari, clientela in surplus e clientela in deficit 3.1 Gli intermediari La finanza etica nelle banche tradizionali La finanza etica nelle banche alternative La finanza etica nei fondi comuni di investimento La finanza etica negli investitori istituzionali nel capitale di rischio La finanza etica negli altri organismi estranei al settore bancario: le Mag e le fondazioni di erogazione 3.2 La clientela in surplus: gli investitori privati socialmente responsabili 3.3 La clientela in deficit: le imprese socialmente responsabili e il settore nonprofit 4. Gli strumenti di comunicazione del comportamento etico: il bilancio sociale 4.1 Il bilancio sociale: presupposti e finalità 4.2 La struttura del bilancio sociale per il settore del credito 1

2 1. Aspetti definitori e possibili classificazioni L'approccio al tema della creazione del valore consente di evidenziare una tradizione europea-continentale con caratteristiche peculiari che la differenziano da quella anglosassone. Mentre la prima tende ad attribuire pari rilevanza a tutti gli stakeholder e a sottolineare in questo senso la necessità e l'importanza di un comportamento morale dell'impresa, la seconda tende ad attribuire prevalenza alla figura dello shareholder. Sebbene il processo di globalizzazione abbia portato ad una omologazione nei comportamenti d'impresa che ha privilegiato lo schema anglosassone, si sta diffondendo il convincimento che l'adozione di un atteggiamento etico tendente a comporre gli interessi dei diversi stakeholder sia necessaria per evitare distorsioni e squilibri derivanti dalla considerazione del valore economico in senso stretto, destinato solo agli azionisti, come l'unico strumento per valutare l'efficienza dell'impresa. Da questo punto di vista è significativo, come evidenziato, lo sviluppo di una letteratura sugli asset intangibili, intesi come elementi utili all'accrescimento del valore economico nel rispetto delle esigenze di tutti gli stakeholder, e sintetizzabili nella cultura e nel clima aziendale, nelle capacità manageriali e, in ultima analisi, nella moralità in senso ampio che informa la gestione 1. Queste considerazioni, estese alle imprese bancarie, creano i presupposti per introdurre elementi di solidarietà nella finanza e per realizzare una finanza di tipo etico, ossia compatibile con la necessità di perseguire obiettivi di profitto e fonte di creazione di valore economico in senso lato, in quanto rispettosa delle esigenze di tutti gli stakeholder. Il tema della creazione del valore economico in senso lato, o valore etico, trova il proprio punto di partenza nella necessità che le imprese acquisiscano la consapevolezza di dover perseguire, nello svolgimento della propria attività, obiettivi di "responsabilità sociale" (Corporate Social Responsibility, CSR), che devono necessariamente divenire compatibili con gli obiettivi di massimizzazione del valore economico per gli azionisti inteso nel senso descritto, nella consapevolezza che la dimensione più completa di creazione di valore è quella che contempla sia il perseguimento del valore economico in senso stretto sia il perseguimento del valore etico attraverso il rispetto di principî morali e la tensione al benessere collettivo. Ciò in virtù e in considerazione delle istanze espresse dalla collettività che, ormai sempre più consapevole dei propri diritti, ha allontanato la concezione per cui la massimizzazione del 2

3 profitto e il perseguimento del valore economico producono sempre benessere collettivo in termini di produzione di beni, ricchezza ed occupazione, per assumere un atteggiamento critico e attento non solo alla tutela degli obiettivi economici di tutti i portatori di interesse, ma anche al perseguimento di obiettivi di benessere etico e sociale e di tutela della collettività dagli effetti negativi legati ad una esclusiva attenzione agli aspetti economici connessi all'attività produttiva. A questo proposito diviene rilevante la cosiddetta "teoria degli stakeholder" 2, ovvero lo schema concettuale che consente di superare la visione di esclusivo perseguimento della ricchezza a favore degli shareholder individuando altri gruppi di portatori di interessi che ruotano attorno all'impresa: i lavoratori, i manager, i clienti, la comunità esterna e l'ambiente circostante. Qualora l'impresa riesca a soddisfare in maniera congiunta le esigenze di tutti i portatori di interessi senza privilegiare la sola categoria degli azionisti, essa può dirsi impresa socialmente responsabile 3 che, in quanto tale, opera secondo criteri di gestione eticamente orientati 4. L'identità tra responsabilità sociale ed etica porta ad accogliere una concezione di eticità della gestione diffusa nell'economia aziendale: per dirla con il Masini 5, la cui posizione è da più parti condivisa 6, l'impresa è un istituto economico-sociale, formato da un complesso di elementi e di fattori, di energie e di risorse personali e materiali, finalizzato al bene comune. Nella finalizzazione al bene comune e nell'importanza dell'elemento personale 1 Così R. LOCATELLI, "Economia, finanza e solidarietà", Cooperazione di credito, gennaio/marzo 2003, pag. 55 e segg. 2 Cfr. E. R. FREEMAN, L. D. REED, "Stockholders and Stakeholders: A New Perspective on Corporate Governance", California Management Review, vol. XXV, n. 3, Spring, 1983; T. AMBLER, A. WILSON, "Problems of Stakeholder Theory", Business Ethics. A European Review, vol. 4, n. 1, January, 1995; K. GIBSON, "The Moral Basis of Stakeholder Theory", Journal of Business Ethics, vol. 26, n. 3, August, Come sarà chiarito oltre, la locuzione "responsabilità sociale" fa specifico riferimento a scelte strategiche e ad atteggiamenti operativi che hanno come proprio riferimento non più solo gli azionisti, ma tutti coloro che sono interessati alle attività poste in essere dall'impresa. "La responsabilità sociale implica così un approccio multistakeholder nella gestione strategica dell'impresa e nei sistemi di governance che tenga conto delle diverse e a volte discordanti aspettative dei molteplici stakeholder e le sappia trattare in modo equo", M. SELLA, "Responsabilità sociale: la nuova frontiera dell'impresa bancaria", Bancaria, n. 2/2003, pag. 2 e segg. 4 In riferimento al rapporto esistente tra impresa socialmente responsabile e impresa eticamente orientata e a sostegno della sostanziale identità tra tali espressioni è possibile citare il premio Sodalitas Award conferito alle aziende più attente al tema della responsabilità sociale da Sodalitas, Associazione di Assolombarda per lo sviluppo dell'imprenditoria nel sociale. Tale premio, che viene conferito annualmente alle aziende che si sono distinte in quattro ambiti di responsabilità sociale (Processi interni, Marketing sociale, Partnership e Finanza Etica), è stato assegnato nel 2002 alla Federcasse per il progetto di microcredito in Ecuador. M. MORINO, "Pmi in prima fila nel sociale", Il Sole 24 Ore, 11 febbraio 2003, pag C. MASINI, Lavoro e risparmio, Utet, Torino, 1974, pagg Si veda A. D'ATRI, La rilevanza dei fini delle persone in azienda e il concetto di soggetto economico, in AA.VV., Scritti in onore di Carlo Masini, tomo I, Istituzioni di Economia d'azienda, Egea, Milano, 1993; V. CODA, "Dilemmas of Business Ethics", in Economia Aziendale, vol. 14, n. 1, aprile 1995; L. VIGANÒ, La banca 3

4 emerge il carattere etico della gestione: l'impresa eticamente orientata è quella che soddisfa le esigenze delle persone che ne fanno parte, ossia che compongono il soggetto economico della stessa, inteso come l'insieme dei soggetti nell'interesse dei quali l'impresa è posta in essere ed è governata. Tale concezione va al di là del concetto di soggetto economico come insieme dei conferenti il capitale di rischio e si estende a tutti coloro che in varia misura sono interessati alla vita dell'impresa. Di conseguenza, il perseguimento di obiettivi reddituali o di creazione del valore economico non costituisce più il fine della gestione, ma una delle condizioni da rispettare in quanto vincolo per l'effettiva sopravvivenza dell'impresa sul mercato. Il vero obiettivo istituzionale dell'impresa eticamente orientata diventa dunque il soddisfacimento degli interessi del soggetto economico come appena definito. L'applicazione di tali concetti all'attività bancaria implica che la natura etico-sociale dell'intermediario emerga laddove questo si orienti verso un processo di intermediazione eccellente 7 che soddisfi non solo i fini dei portatori di capitale, ma anche quelli di coloro che forniscono il proprio lavoro, dei finanziatori, dei finanziati e, in ultima istanza, della collettività 8. Tale concezione si affianca a quella che considera la banca in genere, salvo casi estremi, come un'impresa che svolge attività orientata alla promozione umana e sociale e di supporto allo sviluppo economico della collettività. Nella sostanza, dunque, è sempre possibile, fatte le dovute eccezioni, riscontrare nell'attività bancaria un contenuto di eticità che può andare da un livello minimo ad un livello massimo sulla base del tipo e del numero di stakeholder che dall'attività bancaria traggono soddisfazione, nonché sulla base del sistema di valori e di regole di corporate governance che, opportunamente previste, rendono compatibili gli interessi della pluralità dei soggetti che gravitano attorno alla banca 9. Fatta questa premessa, è possibile pertanto individuare: etica. Esperienze in Italia e all'estero, strategie e innovazione nelle scelte operative, Bancaria Editrice, Roma, 2001, passim. 7 Cfr. A. DELL'ATTI, "Sulla banca eccellente", Bancaria, n. 9, Cfr. A. DELL'ATTI, "Considerazioni intorno alle «Note sull'andamento dell'economia della Puglia nel 2000»", Banche e Banchieri, n. 4/ G. FORESTIERI, M. ONADO, ("Governo societario e imprese bancarie", in Atti del convegno sul tema Assetti proprietari e "corporate governance" delle banche italiane: problemi e prospettive, Bologna, 24 ottobre 1997, Banca Impresa Società, a. XVII, n. 1, 1998), intendono per corporate governance "il sistema mediante il quale le imprese vengono gestite e controllate, e dunque vengono rappresentati e composti i molteplici interessi dei vari soggetti (stakeholder) che hanno (o possono avere) rapporti economici con l'impresa". A questo proposito si veda anche Mottura, il quale individua come obiettivi di un buon sistema di governance il perseguimento dei fini istituzionali e il soddisfacimento degli interessi degli stakeholder. P. MOTTURA, "Corporate governance e banca: alcune specificità", in Atti del convegno sul tema Assetti proprietari e "corporate governance" delle banche italiane: problemi e prospettive, op. cit. 4

5 1. banche con un basso grado di eticità, identificabili nelle banche comuni o tradizionali; 2. banche con un medio grado di eticità, ovvero banche che affiancano all'operatività tradizionale un'attività con impatto sociale più spiccato; 3. banche con un elevato grado di eticità, definibili banche etiche o alternative che, per la particolare operatività che le connota, svolgono un ruolo di primario supporto alla collettività e al benessere comune. Le ultime due categorie di banche, in particolare, rientrano nell'ambito operativo della finanza etica, ossia della finanza che si riscontra in imprese bancarie che superano il contenuto minimo di eticità esistente in qualsiasi banca per motivi istituzionali, legati all'importanza di un'attività che mette in contatto domanda e offerta di risorse finanziarie al fine dello sviluppo economico, per esprimere un comportamento estremamente denso di segnali di orientamento etico. Tali segnali, la cui intensità individua pertanto il livello di eticità della gestione e lo sforzo nella creazione di valore etico, possono essere così individuati: 1. offerta di prodotti finanziari eticamente orientati; 2. predisposizione di opportune regole di corporate governance; 3. perseguimento degli obiettivi del soggetto economico, inteso come insieme degli stakeholder della banca; 4. adozione di misure di miglioramento qualitativo del rapporto banca-cliente, come l'osservanza di una maggiore trasparenza nelle comunicazioni, la predisposizione di codici di comportamento e le certificazioni di qualità; 5. utilizzo di metodi gestionali con impatto sociale e ambientale positivo; 6. creazione di valore etico attraverso l'orientamento verso segmenti di clientela marginale che hanno difficoltà di accesso al mondo bancario a basso grado di eticità; 7. diffusione del valore etico creato attraverso iniziative di marketing sociale 10 e la pubblicazione del bilancio socio-ambientale. 10 Secondo una ricerca sul marketing sociale condotta da Nielsen Media Research e presentata nella conferenza nazionale sulla "Responsabilità sociale d'impresa" organizzata a Milano da Sodalitas, l'associazione di Assolombarda per lo sviluppo dell'imprenditoria nel sociale, il 10 febbraio 2003, il comparto è suscettibile di crescita, considerato che, nel 2002, il peso degli spot etici sul mercato pubblicitario è stato dello 0,3%, con 7790 annunci pubblicitari attraverso i media e 119 aziende coinvolte. Cfr. M. MORINO, "Per gli spot «etici» 78 milioni nel 2002", Il Sole 24 Ore, 11 febbraio 2003, pag

6 I segnali menzionati, indicativi di maggiore o minore eticità della gestione, possono essere ragionevolmente considerati alla stregua di driver per la creazione di valore etico e in quanto tali osservati come principî guida dagli operatori che vogliano migliorare il proprio profilo etico. Sulla base delle considerazioni fatte e della maggiore o minore connotazione etica espressa dall'attività svolta, è possibile individuare una tassonomia dei soggetti - banche, altri intermediari finanziari e altri organismi - che operano nel settore della finanza etica. Tra questi possiamo citare: 1. banche tradizionali con orientamento etico (tali intermediari, dato che si occupano oltre che di finanza tradizionale anche di finanza etica, mostrano una connotazione di eticità che, rifacendoci a quanto anzidetto, potremmo definire media); 2. banche etiche o alternative; 3. fondi comuni di investimento eticamente orientati; 4. investitori istituzionali nel capitale di rischio eticamente orientati; 5. altri organismi estranei al settore bancario. Come sottolineato, tale suddivisione del mercato della finanza etica accoglie l'idea che l'atteggiamento etico di un operatore sia valutabile non solo sulla base della destinazione degli investimenti, ma anche su elementi quali il sistema di valori che permea la gestione e l'attenzione alla trasparenza e alla qualità della gestione. Tale precisazione è doverosa in quanto è riscontrabile il "comune sentire" che l'etica di impresa sia presente solo laddove l'intermediario, quando svolge attività d'impiego, si rivolga ad un interlocutore emarginato dal sistema bancario tradizionale perché privo dei requisiti di merito creditizio ritenuti necessari dal sistema attuale. Evidentemente tale impostazione pone l'accento solo sugli aspetti strettamente sociali dell'atteggiamento etico e, per quanto diffusa, può risultare riduttiva in quanto esclude a priori e ingiustificatamente iniziative meritevoli poste in essere anche da parte di intermediari che si rivolgono a molteplici categorie di clientela. È indubbio tuttavia che l'orientamento verso soggetti emarginati, ampliando la gamma di stakeholder i cui interessi vengono presi in considerazione, fino a comprendere segmenti di clientela comunemente non considerati meritevoli di credito, sia connotato di un grado di eticità 6

7 maggiore e debba essere preso in considerazione qualora si voglia individuare una classificazione degli operatori che tenga conto dell'intensità dell'orientamento etico L'orientamento etico nell'attività finanziaria: la finanza etica e l'investimento socialmente responsabile Quale che sia l'operatore considerato (sulle cui peculiarità ci si soffermerà oltre) e facendo riferimento al segmento di clientela al quale vengono destinati i finanziamenti, pur nella consapevolezza poc'anzi espressa della non esaustività di tale approccio per definire un operatore come eticamente orientato, è possibile riscontrare, nell'ambito della finanza, due particolari atteggiamenti etici: uno negativo e uno positivo. Posto che per attività eticamente orientata o, più semplicemente, per attività etica si intende l'attività socialmente utile, ossia che ha effetti positivi sul benessere collettivo, l'atteggiamento negativo si identifica con una scelta di astensione dal compiere attività contrarie all'etica professata: per esemplificare, tale comportamento può essere riscontrato, tra gli altri casi, nel momento in cui viene assunta la decisione di non erogare finanziamenti ad imprese giudicate eticamente non meritevoli, come quelle impegnate nella produzione di armamenti o quelle che nello svolgimento dell'attività produttiva causano emissioni altamente inquinanti per l'ambiente. L'atteggiamento positivo si manifesta qualora l'intermediario scelga di impegnarsi direttamente in un'attività conforme all'etica professata, provvedendo ad esempio al finanziamento di progetti socialmente meritevoli, come le iniziative in campo ecologico o quelle orientate all'inserimento nel mercato del lavoro dei portatori di handicap, oppure si orienti verso il finanziamento di realtà produttive che per dimensioni o assenza di garanzie siano generalmente ritenute non bancabili, come microimprenditoria giovanile, iniziative appartenenti al settore nonprofit 12, attività di finanziamento a favore dello sviluppo di 11 Tale impostazione è evidente in L. VIGANÒ, La banca etica. Esperienze in Italia e all'estero, strategie e innovazione nelle scelte operative, op. cit., 2001, passim. 12 Si accoglie qui la posizione di G. P. BARBETTA, F. MAGGIO, Nonprofit. Il nuovo volto della società civile, il Mulino, Bologna, 2002, pag. 7. I due autori, nello scegliere la dizione più corretta per indicare quel particolare settore economico caratterizzato sia dalla mancata distribuzione ai soci o ai dipendenti degli eventuali profitti che derivano dalla gestione delle attività, sia dall'utilizzo di tali profitti per aumentare la quantità e migliorare la qualità dei servizi erogati, considerano le dizioni, pur diffuse, di "no profit" e "non profit" come grammaticalmente scorrette, e la dizione "non-profit" grammaticalmente corretta ma tendente a definire il settore "in negativo", individuandolo come diverso dagli altri settori semplicemente sulla base del mancato perseguimento dei profitti. Il termine "nonprofit" viene invece considerato più idoneo in quanto tendente a dare 7

8 comunità locali finalizzate ad alleviare problemi sociali o a sostenere fasce di popolazione più svantaggiate. È opportuno sottolineare a questo proposito che l'orientamento verso una finanza etica di tipo negativo piuttosto che positivo ha ripercussioni di tipo economico e operativo decisamente diverse: è intuitivo, infatti, come gli sforzi di avvicinamento a settori produttivi e a clientela a basso reddito da parte degli intermediari finanziari e quindi l'adozione di atteggiamenti di tipo positivo nei confronti della finanza etica abbiano delle implicazioni di rischio, di rendimento e organizzative ben più onerose rispetto alla scelta, di tipo negativo, di non finanziare attività illecite o socialmente riprovevoli 13. Tale impostazione, tuttavia, pur con le dovute precisazioni, può utilmente essere accolta ai fini della chiarezza espositiva e della completezza della trattazione, dato che la realtà offre esempi concreti di entrambi gli orientamenti. In particolare, facendo riferimento ai soggetti che operano nell'ambito della finanza etica in precedenza citati, è possibile riscontrare un atteggiamento di tipo prevalentemente negativo nelle banche tradizionali, laddove l'esercizio della finanza etica viene ad affiancarsi all'attività bancaria tradizionale, mentre per gli altri operatori, il cui orientamento etico emerge in maniera più radicale, sono osservabili entrambi gli atteggiamenti. Caratteri comuni alla finanza etica di tipo positivo e di tipo negativo sono invece i parametri di riferimento che, oltre al rischio e al rendimento, comprendono anche i riflessi dell'investimento sull'economia reale, al fine di modificare i comportamenti finanziari in senso più sociale e in un'ottica di sviluppo umanamente ed ecologicamente sostenibile. È proprio in questi caratteri che la finanza etica mostra la sua peculiarità rispetto alla finanza tradizionale, della quale non rinnega tuttavia i meccanismi di base, quali l'intermediazione, la raccolta e il prestito. Analizzando la finanza etica dal punto di vista dei prodotti finanziari a cui essa dà origine, è possibile distinguere tra strumenti di raccolta etici e strumenti di impiego etici, tra loro legati dal consueto nesso funzionale per cui la raccolta con strumenti finanziari eticamente orientati diviene mezzo per realizzare investimenti socialmente responsabili. una definizione "in positivo" che mostra un settore distinto dal resto dell'economia per la pluralità di caratteristiche peculiari che non sono condivise da altre organizzazioni. 13 Cfr. G. TAGLIAVINI, Etica ed intermediazione finanziaria. Alcune considerazioni generali, Università Bocconi, Ricerca di Base, "Gli intermediari finanziari nelle prospettive dell'economia aziendale e dell'economia politica: verso un'integrazione", n. 23, luglio 1996; L. VIGANÒ, La banca etica. Esperienze in Italia e all'estero, strategie e innovazione nelle scelte operative, op. cit., pag

9 Nell'ambito della finanza etica il nesso funzionale è reso ancora più evidente dalla possibilità, in molti casi, di specifica destinazione dei fondi secondo le indicazioni del cliente depositante 14. Dal punto di vista dell'intermediario, la fornitura di strumenti di raccolta e di impiego etici comporta un maggiore o minore grado di rischio economico che è strettamente legato alla specifica tipologia di prodotto erogato ed è determinante per stabilire il grado di eticità assunto dall'operatore. Riguardo agli strumenti di raccolta, essi sono generalmente caratterizzati da due possibilità: 1. autolimitazione del tasso di interesse da parte del depositante; 2. scelta del settore di investimento dei propri risparmi. Pertanto, è possibile individuare 15 : 1. strumenti di raccolta che prevedono l'investimento a scopo di beneficenza dei proventi derivanti dalla rinuncia alla remunerazione da parte del soggetto depositante: in tal caso il risparmiatore, nel depositare i propri risparmi, rinuncia formalmente a tutta o ad una parte della remunerazione per donarla ad iniziative di carattere etico 16. Il profilo di tale strumento comporta per l'intermediario un grado di rischio economico basso per via del carattere di non rimborsabilità dei proventi a cui il depositante ha rinunciato; 2. strumenti di raccolta che comportano l'investimento etico dei proventi derivanti dalla rinuncia alla remunerazione da parte del soggetto depositante: in quest'ipotesi, il depositante rinuncia alla remunerazione del proprio risparmio per destinarla a prestiti a favore di soggetti con caratteristiche etiche o all'acquisizione di partecipazioni al capitale di imprese con profilo etico. Anche in tal caso e per il medesimi motivi di cui sopra, il rischio per l'intermediario coinvolto è basso; 3. strumenti di raccolta che prevedono l'investimento di quote del capitale depositato in prestiti etici o partecipazioni al capitale di iniziative etiche. Tali strumenti riservano in alcuni casi anche la possibilità di intervento del depositante nel processo di 14 Cfr. M. SELLA, "Responsabilità sociale: la nuova frontiera dell impresa bancaria", op. cit., pag. 2 e segg. 15 L. VIGANÒ, La banca etica. Esperienze in Italia e all'estero, strategie e innovazione nelle scelte operative, op. cit., pag A tal proposito, una voce autorevole in materia, Muhammad Yunus, fondatore della Grameen Bank, la banca che in Bangladesh pratica il microcredito senza garanzie, esprime il proprio dissenso sostenendo che non si possa parlare di finanza etica qualora ci sia donazione, ma solo quando ci sia una vera e propria erogazione di finanziamenti. Secondo Yunus, accordando minuscoli prestiti ai diseredati della terra, si dà loro la possibilità di 9

10 allocazione del risparmio attraverso la scelta del settore di destinazione o del beneficiario del prestito. In tal caso il rischio economico per l'intermediario è sensibilmente alto in quanto l'operatore è investito delle responsabilità tipiche della banca nei confronti dei depositanti, affiancate da maggiori vincoli determinati sia dalla necessità di effettuare, oltre ad un'istruttoria di carattere economico-finanziario, anche un'istruttoria di carattere etico, sia dalla mancanza di libertà decisionale che usualmente deriva dalla separazione dei contratti di raccolta da quelli di impiego; 4. strumenti di raccolta e servizi accessori offerti a soggetti socialmente deboli, come i conti correnti aperti agli immigrati e i servizi di rimessa nei paesi di origine. In tal caso il rischio è conforme a quello connesso alla normale attività bancaria. Riguardo agli strumenti di impiego, la peculiarità che li accomuna è legata al tasso agevolato a cui sono erogati, reso possibile dalla circostanza che tali finanziamenti sono la naturale destinazione di una raccolta a basso costo caratterizzata da rinuncia alla remunerazione da parte del depositante. La loro classificazione è grosso modo speculare a quella degli strumenti di raccolta e prevede: 1. prestiti o partecipazioni al capitale di iniziative socialmente responsabili finanziati grazie alla rinuncia dei depositanti ai proventi sui risparmi. Il rischio economico dell'intermediario è nullo anche in questo caso; 2. finanziamenti o partecipazioni al capitale di iniziative eticamente orientate alimentati dal risparmio esplicitamente finalizzato dai depositanti; 3. microcredito o microfinanza, ossia forme di intermediazione finanziaria di importo estremamente contenuto, a carattere informale o istituzionale, tipiche delle economie in via di sviluppo; 4. prestiti di gruppo con garanzia dell'impegno solidale dei membri del gruppo o assistiti da fondi di garanzia costituiti ad opera di organismi terzi. Tra tali strumenti un cenno particolare merita, in questa sede, il microcredito, forma di finanziamento caratterizzata da prestiti di modesta entità forniti ad individui in condizioni di svantaggio, appartenenti sia ad economie in via di sviluppo sia ad economie sviluppate, concessi con lo scopo di favorire la loro autonomia economica e sociale. Questa tecnica, ideata e sviluppata per la prima volta in seno alla Grameen Bank nel Bangladesh, si è rivelata uno strumento efficace per contribuire alla ricostruzione economica e civile di paesi vessati uscire dalla miseria, si combatte la povertà e si creano al tempo stesso occupazione e risorse necessarie per la 10

11 dalla guerra (come ad esempio il Kosovo) e per contribuire alla risoluzione di problematiche sociali anche in contesti temporali e territoriali caratterizzati da migliori condizioni economiche. In Italia, tra le esperienze di microcredito, è possibile ricordare nel 2002 l'iniziativa di Federcasse, capofila di un progetto di partnership per la promozione di un sistema finanziario etico alternativo in Ecuador. Il progetto ha previsto assistenza tecnica e finanziamenti per lo sviluppo della cooperazione di credito a favore delle popolazioni locali, soprattutto le più povere, come gli indios e i campesinos. La rete italiana di Banche di credito cooperativo ha lanciato una campagna di capitalizzazione che ha consentito di erogare oltre 3 milioni di dollari in finanziamenti e 400 mila dollari in donazioni, permettendo alle banche cooperative in Ecuador di sostenere più di 60 mila famiglie e facilitare la nascita di piccole cooperative industriali 17. Sempre nel nostro paese, una forma particolare di microcredito, nota con il nome di "prestito d'onore" 18 ed erogata a giovani privi di garanzie patrimoniali ma dotati di una buona idea imprenditoriale, ha contribuito a creare nuova occupazione e a stimolare l'imprenditorialità giovanile. Infine, accanto agli strumenti di raccolta e impiego, è oggi estremamente ampia la gamma di strumenti di investimento eticamente orientati, in particolare nella forma di fondi comuni di investimento, la cui peculiarità consiste, come si vedrà nel seguito, nella destinazione delle somme gestite ad iniziative di carattere etico, sociale, ambientale. 3. Le parti coinvolte nel settore della finanza etica: intermediari, clientela in surplus e clientela in deficit Accanto agli intermediari, nel settore della finanza etica è possibile individuare altri attori o categorie di attori: da un lato i soggetti in surplus di risorse finanziarie, che esprimono la necessità di destinare i propri risparmi al finanziamento di iniziative conformi alla propria etica e dall'altro i soggetti in deficit di risorse finanziarie, che presentano requisiti rispondenti restituzione dei finanziamenti. Cfr. M. YUNUS, Il banchiere dei poveri, Feltrinelli, Milano, Come già sottolineato, tale iniziativa è valsa alla Federcasse il premio Sodalitas Award per la categoria "Finanza etica" che ha visto la premiazione delle aziende italiane più attente al tema della responsabilità sociale ed è stato consegnato in occasione della conclusione della tappa italiana della "Maratona europea della responsabilità sociale", una vasta campagna di sensibilizzazione che è partita da Atene nel 2002, ha toccato 15 Paesi dell'unione ed è ora in Irlanda. Cfr. M. MORINO, "Pmi in prima fila nel sociale", op. cit. 11

12 ai criteri di eticità espressi dai soggetti in surplus summenzionati e si rendono pertanto idonei al finanziamento etico. In questo scenario, gli intermediari eticamente orientati permettono l'incontro delle opposte esigenze di tali categorie. Come già ricordato, gli intermediari finanziari che rientrano nel settore della finanza etica possono essere: di tipo tradizionale, ma caratterizzati da un'attenzione all'etica e alla responsabilità sociale che si manifesta sia nella condotta sia nei prodotti offerti; di tipo prettamente etico, caratterizzati da una specializzazione operativa che li rende noti come intermediari etici o alternativi. 3.1 Gli intermediari Il punto di partenza dell'analisi degli intermediari coinvolti nel settore della finanza etica risiede nella convinzione, già espressa in precedenza, che l'atteggiamento etico di un operatore sia valutabile sulla base di due elementi: il primo individuabile nella tipologia di prodotti offerti e nella destinazione degli investimenti effettuati; il secondo nell'esistenza, nell'osservanza e nella condivisione di un sistema di valori etici e sociali, nonché nell'attenzione alla trasparenza e alla qualità della gestione. Pertanto, l'analisi che si intende condurre valuterà l'atteggiamento etico degli intermediari, suddivisi in intermediari tradizionali con orientamento etico ed intermediari prettamente etici, sia dal punto di vista della governance, sia dal punto di vista dei prodotti e servizi offerti La finanza etica nelle banche tradizionali La finanza etica praticata dalle banche tradizionali, per quanto frequentemente oggetto di critiche da parte di chi, generalizzando, vede in tale scelta un puro strumento di marketing e un atteggiamento esclusivamente utilitaristico, è, fatte le dovute eccezioni, un segnale importante di sensibilizzazione del settore nei confronti delle problematiche etiche e sociali che prelude ad un impegno che in futuro sarà sicuramente maggiore e sempre più serio, date le premesse e l'attuale l'interesse sul tema riscontrabile negli utenti e nei media. 18 Promosso dal governo nella seconda metà degli anni Novanta, il prestito d'onore consisteva in un finanziamento concesso in parte sotto forma di contributo a fondo perduto e in parte a tasso agevolato per un importo complessivo di circa euro ed erogato dalla società pubblica Sviluppo Italia. 12

13 L'utilizzo di strumenti di finanza etica nelle banche tradizionali non implica il rinnegare le finalità profit dell'impresa 19, ma ne comporta il perseguimento prestando attenzione alle esigenze del contesto: "gli obiettivi economici e quelli sociali sono coniugabili ed anzi la valorizzazione dei secondi è sicuramente a vantaggio del perseguimento dei primi" 20. Un intermediario che persegua principî etici nella propria attività, attuando investimenti finalizzati all'incremento del benessere sociale ed elaborando strategie di corporate finance in funzione della crescita sociale, non può non considerare che "l'etica dev'essere compatibile con gli equilibri delle economie interne della stessa banca, con i rischi che essa va assumendo e con le funzioni che caratterizzano l'attività imprenditoriale" 21 e non può prescindere dall'impegnarsi costantemente nel tentativo, non sempre semplice, di realizzare la coesistenza tra obiettivi economici e condotta etica. Nella categoria delle banche tradizionali ritroviamo le banche costituite nella forma di società per azioni e quelle costituite nella forma di società cooperativa per azioni a responsabilità limitata, queste ultime banche di credito cooperativo e banche popolari, che non abbiano una specifica connotazione etica, cioè che non siano esclusivamente dedite al settore sociale e al nonprofit. Qualora la clientela target rientri invece in maniera esclusiva nel settore sociale o nonprofit si è in presenza di intermediari specializzati, denominati banche alternative o etiche. Dal punto di vista dei prodotti e servizi offerti e della clientela servita, è possibile riscontrare nelle banche tradizionali strumenti di raccolta con destinazione specifica con cui il depositante può rinunciare a parte della remunerazione o ad una quota del capitale depositato per destinare tali somme a fini di beneficenza oppure al finanziamento, sotto forma di prestito o di partecipazione al capitale, di iniziative etiche. In questo tipo di rapporto non sempre è possibile che il risparmiatore venga coinvolto nel processo di allocazione delle risorse in quanto la banca non mette in relazione diretta depositante e utilizzatore, ma separa le operazioni di raccolta da quelle di impiego assumendo impegni distinti nei confronti degli interlocutori. È inoltre riscontrabile la presenza di strumenti di raccolta destinati a clientela marginale o ad immigrati, spesso ricompresi nella dizione di social banking. 19 "La banca etica, orientata a funzioni di carattere sociale - è questo, a mio avviso, il vero senso della locuzione - va vista anche nel comportamento imprenditoriale rivolto a valorizzare le risorse territoriali e a creare valore aggiunto pur svolgendo la funzione economica propria". Così A. DELL'ATTI, "Qualche considerazione sulla gestione strategica della "banca etica", Economia e Commercio, Bari, n. 1, 1996, pag Cfr. G. ZADRA, Presentazione, Convegno ABI sul tema: Il modello di redazione del Bilancio Sociale per il settore del credito, Roma, 9 maggio

14 Riguardo ai prestiti, la clientela di destinazione è individuabile nel settore nonprofit oppure in iniziative del settore profit che abbiano caratteri di eticità e difficoltà di accesso ai finanziamenti bancari tradizionali, come microimpresa e volontariato. Tra le forme diffuse di prestiti con orientamento etico si ritrovano i prestiti di gruppo, ossia prestiti erogati a persone unite da legami familiari, economici o sociali e garantiti dall'impegno solidale del gruppo a rimborsare le eventuali insolvenze. L'ammontare concesso in prestito è spesso contenuto e di norma inferiore alla dimensione minima normalmente rinvenibile nell'attività creditizia. Oltre alla garanzia offerta dal gruppo destinatario del finanziamento, ulteriori forme di garanzia offerte alle banche al fine di controllare il rischio di credito si ritrovano nell'istituzione di fondi di garanzia a copertura del mancato rimborso di un prestito erogato a favore di iniziative sociali. Nell'ambito dell'offerta di servizi di intermediazione mobiliare, inoltre, è frequente l'impegno delle banche tradizionali nella promozione e distribuzione di strumenti tipici del settore degli investimenti socialmente responsabili e di quote di fondi comuni etici gestiti da intermediari specializzati, al fine di contribuire al superamento delle difficoltà di negoziazione di questi ultimi connesse alla rete di vendita spesso limitata e alle ridotte possibilità di contatto con il pubblico dei risparmiatori. La sensibilità degli intermediari tradizionali ai temi dell'etica e della responsabilità sociale si manifesta, oltre che nell'offerta di specifici prodotti, anche nella predisposizione di appositi strumenti di corporate governance e nell'articolazione della struttura organizzativa. Dall'analisi del Primo Rapporto sulla Responsabilità Sociale d'impresa (RSI) in Italia 22 emerge che le banche coinvolte nello studio 23 esplicitano la propria sensibilità per i temi socio-ambientali principalmente nello statuto, nella mission aziendale e nel codice di comportamento. Altre vie sono la redazione del bilancio sociale, la sottoscrizione di dichiarazioni di organismi sovranazionali e l'adesione a movimenti internazionali di impegno sociale come, ad esempio, l'unep Finance Services Iniziative 24, che riguarda l'impatto 21 Cfr. A. DELL'ATTI, "Qualche considerazione sulla gestione strategica della banca etica", op. cit., pag ISVI, ISTITUTO PER I VALORI D'IMPRESA - DOXA, Primo Rapporto sulla Responsabilità Sociale d'impresa in Italia 2002, pag. 119 e segg., 23 Il rapporto è basato sul censimento da parte dell'isvi dei bilanci sociali delle banche italiane e su interviste effettuate ad 8 tra le banche italiane più sensibili ai temi della RSI, ossia Banca Intesa, San Paolo IMI, BNL, Banca MPS, UniCredito Italiano, Banca Popolare di Bergamo-Credito Varesino, Banca Popolare dell'emilia Romagna e Banca Popolare di Lodi. Inoltre il rapporto si sofferma sull'analisi di studi e documentazioni sull'argomento. 24 L'UNEP, United Nations Environment Programme, il programma delle Nazioni Unite per l'ambiente, ha promosso la stesura di un documento dal titolo "Dichiarazione UNEP degli istituti finanziari sull'ambiente e 14

15 ambientale dell'attività delle banche, il Global Compact (ONU), che promuove una condotta delle aziende rispettosa dei diritti umani e dell'ambiente, il World Business Council of Sustainable Development, che diffonde nel mondo economico i concetti della RSI, e il Programma Green Light della Commissione Europea, che si occupa della gestione di sistemi di illuminazione nel settore terziario ispirati a principî di tutela ambientale. Quanto all'articolazione della struttura organizzativa, anch'essa strumentale ai temi dell'etica e della responsabilità sociale, la stessa analisi mostra come non si sia ancora affermato un modello organizzativo di riferimento per la gestione di banche socialmente responsabili ed eticamente orientate, ma è possibile riscontrare alcuni segnali interessanti, come la predisposizione di un referente (persona fisica, unità organizzativa o comitato di vertice) per i temi della RSI, che opera sia a livello di vertice che a livello operativo. A livello di vertice, alcune banche hanno costituito un comitato etico (advisory board) composto da autorevoli esponenti esterni alla struttura operativa oppure da funzionari dipendenti della banca, mentre a livello operativo la gestione della responsabilità sociale è assegnata o ad un soggetto scelto generalmente nelle funzioni più vicine alla RSI, come Risorse Umane, Marketing, Audit, Affari Societari e Legali e Relazioni Esterne, oppure ad una unità organizzativa che generalmente presidia anche l'area ambiente/salute/sicurezza. Estremamente interessante è l'analisi, condotta nel Rapporto, degli elementi segnaletici dell'orientamento etico - sociale dell'intermediario, costituiti: dalla redazione del bilancio sociale; dall'adozione di un codice di comportamento; dall'adozione di un modello organizzativo e gestionale conforme al D. Lgs. 231 del 2001 (Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell'articolo 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300); dallo svolgimento di "attività di prossimità al territorio e di sviluppo dell'imprenditorialità locale"; dallo svolgimento di attività di social banking; dall'ottenimento di certificazioni etiche. sullo sviluppo sostenibile" a cui hanno aderito ben 192 banche di tutto il mondo, tra cui tre banche italiane (Monte dei Paschi di Siena, Unicredito, Istituto Nazionale di Credito Agrario). La dichiarazione è reperibile sul sito www. unepfi.net, così come l'elenco dei soggetti aderenti. 15

16 Il bilancio sociale, ovvero quel particolare documento che mette in evidenza il contributo etico e sociale dell'impresa, sarà oggetto di analisi specifica nel prosieguo della trattazione. In questa sede ci limitiamo a sottolineare come la redazione del bilancio sociale da parte di intermediari tradizionali sia annoverabile tra gli strumenti di finanza etica in quanto indice di attenzione e sensibilità al tema della gestione responsabile e importante segnale di creazione di valore etico, oltrechè - ovvio - di comunicazione dello stesso. Riguardo all'adozione di un codice di comportamento, dallo studio emerge come le principali motivazioni siano individuabili nell'impulso fornito dall'abi, che nell'aprile del 1996 ha elaborato e diffuso il Codice di comportamento del settore bancario al quale hanno aderito numerose banche, nella volontà di diffondere uno spirito e una cultura comune all'interno di esse e nella volontà di formalizzare in principî le norme di comportamento di fatto operanti 25. Per quanto concerne i valori di riferimento contenuti nel codice, alcuni possono essere condivisi con altri settori d'impresa, mentre altri risultano tipici del settore bancario. Tra i primi si ritrova la professionalità (intesa come impegno ad affrontare ogni attività con responsabilità, serietà e trasparenza), l'integrità (ossia correttezza ed onestà che vanno oltre gli obblighi previsti dalla legge), l'orientamento al cliente (costante monitoraggio delle esigenze del cliente ed attuazione delle necessarie misure per soddisfarle al meglio), l'attenzione alle risorse umane (impegno allo sviluppo delle potenzialità dei dipendenti in quanto fonti di vantaggio competitivo) e il rispetto per l'ambiente (attenzione, tra l'altro, al consumo di risorse scarse, ai rifiuti e alle emissioni nocive). Tra i valori di riferimento peculiari del settore bancario va ricordata la tutela della riservatezza nel trattamento delle informazioni, anche mediante l'affidabilità dei sistemi tecnologici adottati per la loro gestione, e il radicamento nel territorio, che comporta l'attivazione di strumenti per lo sviluppo dell'imprenditoria locale o per il progresso socio-ambientale del contesto in cui la banca opera. In merito all'adozione di un modello organizzativo e gestionale conforme al D. Lgs. 231 del 2001, solo in poche realtà è allo studio un progetto per la realizzazione del modello 25 Le norme morali che devono guidare il comportamento degli intermediari contenute nel codice di comportamento trovano la loro origine nei principî sanciti nella "Carta dei valori d'impresa" elaborata dall'ibs, l'istituto Europeo per il Bilancio Sociale, sulla base dei dettami della "Carta dei Valori Umani di Nova Spes" recepita dall'onu nel Cfr. ABI, Codice di comportamento del settore bancario e finanziario, Bancaria Editrice, Roma,

17 previsto dalla suddetta legge 26, che disciplina la responsabilità delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato e che individua i modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire tali reati 27. È da sottolineare, a questo proposito, la recente iniziativa dell'abi, la quale, nel febbraio 2004, ha diffuso le proprie linee guida per l'adozione di modelli organizzativi sulla responsabilità amministrativa delle banche ai sensi del D. Lgs. 231 del In tale intervento, l'abi ha individuato i principî e i contenuti della disciplina, ne ha analizzato i riflessi sul sitema bancario e ha fornito il proprio orientamento in merito all'adozione di un modello organizzativo conforme alla legge e alla costituzione di un organismo dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo, per concludere con le indicazioni sul sistema disciplinare da applicare 28. Tra le "attività di prossimità al territorio e di sviluppo dell'imprenditorialità locale" messe in atto dalle banche, il Rapporto indica una serie di iniziative che le banche stanno attuando a sostegno dell'economia del territorio in cui operano, come: la concessione di aperture di credito a breve termine per le aziende che vogliono ottenere una certificazione EMAS o ISO 14001; l'erogazione di finanziamenti con garanzia EIF (European Investment Fund) per le piccole e medie imprese che intendono investire nel miglioramento dell'impatto ambientale della propria attività produttiva; il sostegno del programma comunitario EQUAL per combattere le discriminazioni sul posto di lavoro 29 ; 26 Tra queste, un'iniziativa degna di nota è quella della Banca Popolare di Puglia e Basilicata, la quale ha introdotto un "Codice etico" ai sensi del decreto legislativo n. 231 del Tale codice, suddiviso in dieci capitoli, contiene i principî generali a cui si ispira la gestione della banca, si occupa di etica nella gestione degli affari, di obblighi di comunicazione di situazioni illegali o contrarie ai principî espressi dal codice, di abuso di potere e di regole di condotta. Cfr. BANCA POPOLARE DI PUGLIA E BASILICATA, Codice Etico ai sensi del decreto legislativo n. 231/ L'art. 6 del decreto, al comma 2, indica che i modelli "devono rispondere alle seguenti esigenze: a) individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi reati; b) prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l'attuazione delle decisioni dell'ente in relazione ai reati da prevenire; c)individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione dei reati; d) prevedere obblighi di informazione nei confronti dell'organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli; e) introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello". Inoltre, all'art. 7, comma 4, dispone che "l'efficace attuazione del modello richiede: a)una verifica periodica e l'eventuale modifica dello stesso quando sono scoperte significative violazioni delle prescrizioni ovvero quando intervengono mutamenti nell'organizzazione o nell'attività; b) un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello". 28 Cfr. ABI, Linee guida dell'associazione Bancaria Italiana per l'adozione di modelli organizzativi sulla responsabilità amministrativa delle banche (d. lgs. n. 231/2001), febbraio Il programma europeo Equal, cui l'italia ha aderito con il documento del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale denominato "Programma di iniziativa comunitaria Equal, Programma Operativo, 14/03/01", si inscrive nella strategia europea per l'occupazione. Il programma dell'italia si colloca sulla linea dei Piani 17

18 la concessione di finanziamenti a tassi agevolati all'imprenditorialità femminile (secondo quanto disposto dalla legge 215/1992); l'attività di project financing per lo sviluppo dell'imprenditorialità; gli accordi con associazioni di categoria per favorire l'accesso degli associati al credito; le emissioni di local bonds per il finanziamento di opere pubbliche; la collaborazione con ONLUS o associazioni nonprofit operanti in campo sociale, assistenziale, religioso, culturale e sportivo; i rapporti di collaborazione con il settore dell'istruzione (borse di studio, stage, realizzazione di aule multimediali); interventi di ristrutturazione di immobili di interesse artistico. Riguardo alle attività di social banking, ovvero alle attività poste in essere per soddisfare le esigenze di soggetti che normalmente non avrebbero accesso ai servizi bancari perché non in grado di offrire adeguate garanzie reali o personali proprie o di terzi o perché appartenenti a categorie svantaggiate, il Rapporto fa riferimento ai prestiti antiusura concessi a soggetti che non possono accedere al credito tramite i canali convenzionali, ai pacchetti di servizi bancari offerti agli immigrati con regolare permesso di soggiorno, alle attività di microcredito, ai progetti per lo sviluppo del Mezzogiorno (project financing, fondi strutturali, patti territoriali, contratti d'area, contratti di programma), alle linee di credito aperte a favore di coloro che sono stati colpiti da calamità naturali. Infine, tra le certificazioni che attestano l'effettivo impegno dell'impresa nella RSI, le più diffuse tra le banche sono la norma ISO 9000, che certifica la qualità dei processi e dei prodotti per la soddisfazione dei clienti, la ISO 14001, che attesta l'impegno nella tutela ambientale, la EB Trust, che verifica il possesso dei requisiti che garantiscono la credibilità, affidabilità e professionalità per la gestione di servizi di e-business, e l'emas, che attesta l'adesione ad un sistema di gestione ambientale sulla base del Regolamento 761/2001 della Comunità Europea. Si ricorda infine la certificazione sociale SA 8000, che alcune banche stanno tentando di ottenere 30. Nazionali per l'occupazione (PNO) e ha l'obiettivo di contribuire allo sviluppo economico locale con la valorizzazione delle risorse umane, l'applicazione di un approccio integrato volto a ridurre i rischi di emarginazione sociale, come pure l'attuazione di una strategia di lotta contro le discriminazioni. 30 La certificazione Social Accountability 8000 (SA 8000) può essere ottenuta dalle imprese che si attengono ai dettami sanciti da un apposito codice internazionale di condotta etica che ha lo scopo di indurre le imprese a sviluppare, applicare e mantenere nel tempo modelli di gestione orientati al bene comune. L'impresa interessata 18

19 Un cenno a parte per le banche di credito cooperativo, imprese bancarie tradizionali che, anche storicamente, hanno mostrato attenzione per i temi sociali e sviluppato forme di intermediazione con un forte contenuto etico-sociale. Tali intermediari sono infatti nati con l'obiettivo di favorire l'accesso ai finanziameni a segmenti di mercato costituiti da fasce sociali economicamente più modeste 31, basando la propria gestione sulla condivisione tra i soci, spesso esponenti di tali fasce sociali, di principî di mutualità e democrazia che hanno portato alla rivalutazione e all'esaltazione del ruolo della persona rispetto al capitale 32. Inoltre, le BCC hanno perseguito con continuità l'obiettivo di contribuire alla promozione delle comunità in cui sono sorte tendendo ad instaurare relazioni economiche al minimo costo con ad ottenere il riconoscimento SA 8000 deve impegnarsi al rispetto di criteri comportamentali e di responsabilità sociale che riguardano il lavoro minorile, il lavoro obbligato, la salute e la sicurezza, la libertà di associazione e il diritto alla contrattazione collettiva, la discriminazione sociale, le procedure disciplinari, l'orario di lavoro e la retribuzione. Cfr. CEPAA (COUNCIL ON ECONOMIC PRIORITIES AGENCY ACCREDITATION), Social Accountability 8000, International Standard, 1997; CENTRO PER L'INNOVAZIONE E LO SVILUPPO ECONOMICO, Guida alla Responsabilità Sociale. La norma SA 8000, C.I.S.E., 2001, pag. 18; G. BIRINDELLI, A. TARABELLA, La responsabilità sociale delle imprese e i nuovi strumenti di comunicazione nell'esperienza bancaria italiana, FrancoAngeli, Milano, 2001, pag. 45 e segg. 31 I tratti distintivi delle moderne banche di credito cooperativo, così come delineati dalla attuale normativa in materia bancaria, rappresentano il risultato di un processo evolutivo che prende le mosse alla fine del Conosciute allora come Casse Rurali e Artigiane, esse sorsero in zone rurali ad elevato tasso di povertà con lo scopo, condiviso dal Magistero sociale della Chiesa che ne promosse lo sviluppo, di affrancare dall'usura le fasce più umili della popolazione. Tali banche, soprattutto in virtù dell'autonomia statutaria, assunsero via via connotati particolari che si sarebbero poi trasfusi in statuti legislativi speciali: in particolare, le Casse si distinsero per l'essere organizzate secondo il modello della società cooperativa per lo più a responsabilità limitata, per la matrice cattolica, e per un'operatività prevalentemente rivolta al settore agricolo. Con la legge 23 gennaio 1887, n. 4276, sul credito agrario, le Casse furono individuate come i principali erogatori di tale credito speciale: con quest'atto fu sancita legislativamente quella circoscrizione e limitazione dell'operatività che si era nella prassi consolidata e che caratterizzerà a lungo le Casse Rurali anche in ossequio ai principî di specializzazione funzionale che successivamente si affermeranno per l'intero sistema creditizio. Il testo normativo fondamentale per le Casse Rurali e Artigiane, il Testo Unico approvato con R.D. 26 agosto 1937, n. 1706, ha provveduto ad ampliare, sulla base di precedenti provvedimenti individuabili nella legge 6 giugno 1932, n. 656 e nella legge 25 gennaio 1934, n. 186, l'attività caratteristica delle Casse Rurali ed Artigiane individuando nell'esercizio del credito a favore non solo di agricoltori ma anche di artigiani, il principale oggetto dell'operatività delle Casse. Accanto alla specializzazione settoriale, che si estrinsecava nell'impiego delle disponibilità prevalentemente in operazioni a favore di agricoltori o di artigiani, il T.U. sottolineava e confermava altri due aspetti, quali la natura di azienda di credito e quella di società cooperativa, che delineavano la triplice natura delle Casse rurali ed Artigiane. Con il D. Lgs. 481 del 1992, le Casse Rurali, ribattezzate Casse di Credito Cooperativo, hanno perso, delle tre anime summenzionate, quella di enti specializzati settorialmente, in quanto tale disposizione ha eliminato l'orientamento operativo ad esclusivo appannaggio dei settori agricolo e artigiano in virtù della consapevolezza che la specializzazione potesse essere di ostacolo ad una gestione efficiente, mentre hanno accentuato quella bancaria, accogliendo peraltro le istanze di despecializzazione diffusesi in sede comunitaria, ed enfatizzato quella cooperativa soprattutto negli aspetti di mutualità. Tale impostazione, basata sulla despecializzazione dell'attività delle Casse, ma anche su principî di mutualità e di localismo, è stata mantenuta ferma dal D. Lgs. 385 del 1993 che ha abrogato il T.U. di settore del 1937 e ha completamente e puntualmente rivisitato la disciplina di tale categoria di banche, opportunamente ribattezzate Banche di Credito Cooperativo. Cfr. R. COSTI, L'ordinamento bancario, il Mulino, Bologna, 2001, pag Si pensi ad esempio al principio del voto capitario, che mette in luce l'aspetto, appena esposto, della prevalenza della persona sul capitale detenuto. 19

20 tutti gli stakeholder e rispettando il principio del localismo, che circoscrive la possibilità di ingresso nella compagine sociale della banca ai soggetti residenti od operanti nel territorio di competenza della banca stessa 33. L'evoluzione recente intervenuta nel settore bancario, che si è manifestata con l'aumento della competitività e con la necessità di gestire il business secondo principî imprenditoriali, ha portato solo ad un'attenuazione della tensione etico-sociale delle banche di credito cooperativo, riscontrabile in fenomeni come l'allargamento dell'offerta di servizi finanziari ai non soci e l'aumento dimensionale. Ancora oggi, tuttavia, è evidente, in particolare nella formula di corporate governance delle BCC, che ruota attorno alla figura del socio, l'orientamento etico di tali banche La finanza etica nelle banche alternative L'esperienza internazionale evidenzia che tra gli intermediari finanziari etici, che mostrano un esclusivo orientamento al sociale e presupposti organizzativi e funzionali che li distinguono dalla banche tradizionali, ancorchè eticamente orientate, è possibile individuare le banche di sviluppo e le banche o le altre istituzioni finanziarie alternative. Le prime hanno lo scopo specifico di favorire la crescita economica di un determinato settore, di un gruppoobiettivo o di specifiche aree geografiche attraverso interventi di natura finanziaria e non finanziaria. Le seconde svolgono attività di raccolta del risparmio, concessione di prestiti e offerta di altri servizi di tipo finanziario e non finanziario, e sono caratterizzate da particolari condizioni di contratto che riguardano la destinazione e la remunerazione degli investimenti, la distribuzione degli utili e la tipologia di clientela servita. Nel tentativo di effettuare una "modellizzazione" del comportamento delle banche alternative, ovvero di individuare un modello di riferimento che possa permettere di riconoscere e qualificare con univocità una banca come alternativa, è possibile citare i seguenti tratti peculiari: esistenza esclusiva di modalità contrattuali "speciali", ossia contratti di deposito con possibilità, per il depositante, di autodeterminazione del tasso in senso riduttivo rispetto ai tassi di mercato applicati dalle banche tradizionali; contratti di finanziamento con tasso conseguentemente agevolato, quindi inferiore rispetto alle banche tradizionali; contratti 33 Cfr. BANCA D'ITALIA, Istruzioni di vigilanza per le banche, Aprile 1999, Titolo VII, capitolo 1, pag. 1 e segg. 20

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