Le Finanziarie Regionali

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1 Le Finanziarie Regionali La governance degli strumenti finanziari per il capitale di rischio Uno studio realizzato da

2 Fondazione Rosselli corso Giulio Cesare 4/Bis B Torino edizione: novembre 2010 ISBN

3 Gruppo di ricerca Il lavoro è stato svolto e curato da un gruppo di ricerca composto da docenti e ricercatori della Fondazione Rosselli di Torino e del Politecnico di Torino e coordinato dalla Dott.ssa Elisa Ughetto. Dott.ssa Elisa Ughetto-Fondazione Rosselli e Politecnico di Torino (coordinatore) Prof. Marco Cantamessa-Politecnico di Torino (esperto senior) Dott.ssa Giusy Cannone-Fondazione Rosselli (ricercatore) Dott. Giovanni De Rosa-Fondazione Rosselli (ricercatore) Dott. Marco Riva Governanda-Fondazione Rosselli (ricercatore) Dott. Ing. Giuseppe Scellato-Politecnico di Torino (ricercatore) Comitato Scientifico Il gruppo di lavoro si è avvalso del contributo di un Comitato Scientifico composto da: Dott. Marco Nicolai - Finlombarda Prof. Mario Calderini - Finpiemonte Prof. Marco Giorgino - Politecnico di Milano Dott. Ugo Ballerini - FILSE Dott. Antonio Tilocca - SFIRS Ringraziamenti Il lavoro ha potuto beneficiare del contributo fornito da numerosi soggetti in sede di intervista. Si desidera quindi ringraziare: Alessia Muzio - AIFI, Paco Cottone - Cape Sicilia, Giuliano Morelli - Ervet, Anastasia di Carlo - FEI, Alessandro Taddeini - Fidi Toscana, Lorenzo De Fabio - Filas, Simona Amendola - Filas, Gianpaolo Negrini - Filse, Marco Villani - Finaosta, Flavio Talarico - Fincalabra, Cristina Perlo - Finpiemonte, Giusi Ponziano - Finpiemonte, Valeria Laina - Finlombarda, Fabrizio Colarossi - Finlombarda, Nicoletta Paganella - Friulia, Arnaud Barthélemy - Fonds Stratégique d Investissement, Alfredo Massinelli - Gepafin, Andrea Caddeo - Ingenium Sardegna, Francesa Natali - Ingenium Emilia Romagna, Jan Dexel - Ministry of Economic Affairs Netherlands, Bernaldo Bertoldi - Piemontech, Filippo Psacharopulo - Piemontech, Maria Costantini - Puglia Sviluppo, Andrea Vernaleone - Puglia Sviluppo, Danilo Marchionni - Regione Marche, Federica Buoncristiani - Regione Toscana, Ignazio Carta - S.F.I.R.S., Claudio Nadalini - Tecnofin, José Romano - Turkey & Istanbul Venture Capital Initiative, Laura Toschi - Università di Bologna, Cristina Fanelli - Veneto Sviluppo, Nicola Polato - Veneto Sviluppo, Martin Vang Hansen - Voekstfonden Il progetto, realizzato dalla Fondazione Rosselli, è finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento Affari Regionali Organismo Intermedio PON Governance e Azioni di Sistema Obiettivo Convergenza- Asse E Obiettivo Specifico 5.2.

4 Sommario Parte 1 1. Le Finanziarie Regionali italiane ed il contesto regionale di riferimento Introduzione Condizioni socio-economiche delle Regioni Obiettivo Convergenza Politiche regionali per la Ricerca & Sviluppo Aree di intervento, struttura di proprietà e di governance delle Finanziarie Regionali italiane Introduzione Struttura della compagine societaria Composizione e nomina del CdA e della direzione generale e meccanismi di controllo Ambiti di attività Il fabbisogno di sostegno pubblico al capitale di rischio Introduzione I vincoli finanziari all innovazione Capitale di rischio e ciclo di vita di un impresa Equity gap ed intervento pubblico a sostegno del capitale di rischio Il fabbisogno di capitale di rischio in Italia Gli strumenti di sostegno pubblico al capitale di rischio per l innovazione Introduzione L intervento pubblico a favore del capitale di rischio: motivazioni economiche e problematiche Le modalità di intervento pubblico a favore del capitale di rischio Strutture di incentivo e di distribuzione dei profitti in fondi a partecipazione pubblico-privata Le iniziative internazionali a sostegno del capitale di rischio Introduzione Il Fondo Europeo degli Investimenti Evidenze internazionali di interazione pubblico-privata a sostegno del capitale di rischio 66

5 Fondazione Rosselli 6. Le iniziative nazionali a sostegno del capitale di rischio Introduzione Fondo High Tech per il Mezzogiorno Fondo Nazionale per l Innovazione Fondo Italiano di Investimento Fondo per la Finanza d Impresa Le iniziative regionali a sostegno del capitale di rischio Introduzione Le iniziative regionali gestite da soggetti privati per conto delle Regioni Le iniziative regionali in dotazione alle Finanziarie Regionali 105 Parte 2 Linee guida per la governance di strumenti finanziari per il capitale di rischio 127 Definizione degli obiettivi programmatici 128 Progettazione dello strumento 129 Attuazione dello strumento 129 Considerazioni conclusive 131 I processi di consultazione triangolare tra Regione, Finanziarie Regionali e gli attori socio-economici locali 133 Appendice 137 Bibliografia 145

6 Capitolo 1 1. Le Finanziarie Regionali italiane ed il contesto regionale di riferimento 1. 1 Introduzione Le Finanziarie Regionali sono i soggetti tecnici che supportano e assistono le Regioni nella progettazione, definizione ed attuazione delle politiche e degli interventi a sostegno del sistema economico, imprenditoriale ed occupazionale regionale. Si tratta di società di norma configurate come S.p.A. miste a prevalente o totale capitale pubblico. Le Finanziarie Regionali hanno assunto un ruolo sempre più rilevante in seguito al processo di decentramento amministrativo avviato con la riforma Bassanini (legge 59/1997) e con la riforma costituzionale sancita dal referendum del L evoluzione dell architettura del sistema amministrativo verso il modello federale è fondata su alcuni capisaldi, quali la responsabilità finanziaria degli enti territoriali, l autonomia nella raccolta delle risorse, nella spesa e nella perequazione. In seguito a tali riforme, le Regioni e gli enti locali hanno quindi visto trasformate le proprie competenze, responsabilità amministrative e di governo, oltre che la propria organizzazione. Per esempio, in materia di intervento pubblico ed agevolazioni alle imprese, le Regioni hanno assunto la facoltà di affidare a terzi l istruttoria di numerose norme, sia mediante assegnazione diretta, sia, ove la legge lo imponga, mediante la partecipazione a bandi di gara (Giorgino, 2008). Da ciò si evince la crescente importanza che le Finanziarie Regionali hanno oggi nel contesto economico e finanziario nazionale. 1 Con il referendum del 7 ottobre 2001 gli italiani hanno confermato la modifica del Titolo V della Costituzione della Repubblica approvata dal Parlamento nel Marzo 2001 e successivamente tramutata in legge (legge costituzionale n. 3 del 18 ottobre 2001). Il nuovo art. 117 della Costituzione elenca le materie riservate all esclusiva competenza legislativa dello Stato e quelle riservate sia allo Stato, sia alle Regioni. In particolare, assegna allo Stato compiti quali la perequazione delle risorse finanziarie e la gestione del sistema tributario e contabile, mentre definisce di competenza regionale l armonizzazione dei bilanci pubblici ed ogni materia del sistema tributario e della finanza pubblica non espressamente riservata alla legislazione esclusiva dello Stato. Il nuovo art. 119, invece, ridefinisce i principi costituzionali del sistema tributario e finanziario in coerenza con il modello del federalismo fiscale. Secondo tale articolo, Comuni, Province, città metropolitane e Regioni hanno autonomia Finanziaria di entrata e di spesa ed applicano tributi ed entrate proprie (art 119, legge costituzionale 3/2001). 1

7 Fondazione Rosselli 2 In Italia le prime Finanziarie Regionali sono nate tra la fine degli anni Sessanta e l inizio degli anni Settanta (la prima fu Friulia S.p.A nel 1967), con lo scopo di rafforzare e specializzare gli interventi delle Regioni per lo sviluppo economico e sociale del territorio di riferimento. Le leggi regionali istitutive delle Finanziarie, recepite negli statuti societari, ne hanno delineato il ruolo, la struttura e gli strumenti di cui sono dotate. Come verrà esplicitato nel capitolo successivo, le Finanziarie Regionali sono soggetti molto eterogenei, che operano secondo mission ed aree di intervento diverse; tuttavia, esse condividono il comune obiettivo di sostenere la crescita e lo sviluppo delle imprese locali, favorendone l accesso al credito e supportando progetti di investimento sul territorio, nel perseguimento degli obiettivi di sviluppo posti dalla programmazione regionale. Fin dalla loro nascita le Finanziarie Regionali sono state caratterizzate da un ampio spettro di attività: dalla gestione delle agevolazioni finanziarie regionali, alla concessione di garanzie in sinergia con il sistema bancario, all erogazione di finanziamenti agevolati di medio termine, alla valutazione e gestione di progetti di investimento di interesse per il territorio, all assunzione di partecipazioni in PMI. Le esigenze della Pubblica Amministrazione derivanti dal decentramento amministrativo hanno poi progressivamente orientato l attività delle Finanziarie Regionali anche verso funzioni di consulenza, assistenza e fornitura di servizi in outsourcing alle Regioni, agli enti locali e alle imprese. Le Finanziarie Regionali sono oggi presenti nella maggior parte delle Regioni italiane, ad eccezione di Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Puglia e Sicilia, dove operano le agenzie di sviluppo nate dallo scorporo di Sviluppo Italia (ora Invitalia). Sviluppo Italia era un agenzia nazionale, controllata dal Ministero dell Economia e delle Finanze, che aveva l obiettivo di favorire la competitività del Paese, ed in particolare del Mezzogiorno. Per rispondere alle diverse esigenze locali, Sviluppo Italia aveva creato una rete di società che fornivano servizi di consulenza alle Regioni e alle altre amministrazioni pubbliche locali in materia di gestione degli incentivi regionali, nazionali e comunitari e di interventi finalizzati all attrazione degli investimenti e allo sviluppo economico. In seguito allo scorporo, alcune società territoriali di Sviluppo Italia sono diventate società in-house della Regione (ad es. Sviluppo Basilicata, Sviluppo Sicilia, Ervet Emilia Romagna, Puglia Sviluppo).

8 Capitolo 1 Tabella 1.1 Le Finanziarie Regionali e le Agenzie di Sviluppo in Italia Regione Abruzzo Basilicata Calabria Campania Emilia Romagna Friuli Venezia Giulia Lazio Liguria Lombardia Marche Molise Piemonte Puglia Sardegna Sicilia Toscana Trentino Alto Adige Umbria Valle d Aosta Veneto Fonte: Elaborazione degli autori. Finanziarie Regionali / Agenzie di Sviluppo FIRA S.p.A. Sviluppo Basilicata S.p.A. Fincalabra S.p.A. Sviluppo Campania S.p.A. Ervet S.p.A. Friulia S.p.A. Filas S.p.A. Filse S.p.A. Finlombarda S.p.A. SRGM ScpA. Finmolise S.p.A. Finpiemonte S.p.A. Puglia Sviluppo S.p.A. S.F.I.R.S. S.p.A. Sviluppo Sicilia S.p.A. Fidi Toscana S.p.A. Tecnofin Trentina S.p.A. Sviluppo Umbria S.p.A. Finaosta S.p.A. Veneto Sviluppo S.p.A. Sebbene le Finanziarie Regionali italiane siano accomunate dalla natura di strumento di programmazione regionale e di promozione economica del territorio, il loro campo di azione è assai vasto ed al suo interno può collocarsi un ampia gamma di attività e di interventi. Tale eterogeneità dipende dal contesto socio-economico nel quale esse si trovano ad operare. Se infatti l obiettivo di sviluppo riguarda tutte le Finanziarie Regionali, ognuna di esse agisce rispondendo alle esigenze provenienti dalla propria realtà territoriale. In particolare, nelle regioni meno sviluppate, dove la crescita è solitamente frenata da un livello carente di industrializzazione e dalla mancanza di iniziative imprenditoriali, la Finanziaria si occupa prevalentemente di incentivare e promuovere la creazione di nuove attività produttive. La comprensione dei meccanismi di inserimento delle attività delle diverse Finanziarie Regionali nel territorio è infatti essenziale per inquadrare i modelli di operatività adottati. 3

9 Fondazione Rosselli Partendo da questa premessa, il capitolo intende fornire una breve descrizione del contesto regionale nel quale le Finanziarie operano, con un focus privilegiato sulle Regioni Obiettivo Convergenza (Campania, Calabria, Puglia, Sicilia). Queste ultime sono infatti regioni economicamente più arretrate rispetto alle altre, in cui sono presenti elementi di debolezza che ostacolano l operatività delle Finanziarie o le strutture ad esse riconducibili. L analisi si snoda quindi lungo due direttrici: una ricognizione della situazione economica delle Regioni Obiettivo Convergenza, rapportata a quella delle altre regioni italiane. In tale sezione viene presentata una panoramica della situazione economica e del sistema bancario delle regioni italiane e della posizione delle Finanziarie Regionali nei rispettivi contesti di riferimento. In particolare, l attività delle Finanziarie viene pesata sulla base di alcuni indicatori rappresentativi delle dimensioni del sistema finanziario locale; una descrizione delle politiche a supporto della ricerca e dell innovazione attuate in queste Regioni. L obiettivo in questa sezione è fornire un approfondimento sul campo di azione delle Finanziarie regionali in ragione della presenza di politiche ed iniziative a sostegno dell innovazione Condizioni socio-economiche delle Regioni Obiettivo Convergenza 4 In Italia, come è noto, esiste un profondo divario tra le realtà economiche del Centro-Nord e del Sud. Nello stesso Mezzogiorno sono riscontrabili percorsi di crescita e di sviluppo diversi. L Unione Europea ha classificato le regioni più arretrate di ogni Stato membro sulla base di criteri specifici, al fine di definire le politiche per la riduzione del gap con le regioni più avanzate. Nella programmazione l Obiettivo Convergenza è andato a sostituire l Obiettivo 1 della precedente programmazione ( ). Sono ammissibili all Obiettivo Convergenza le regioni (NUTS2) caratterizzate da un PIL pro capite, calcolato in base ai dati relativi all ultimo triennio precedente all adozione del regolamento sui Fondi strutturali, inferiore al 75% della media dell UE allargata (UE27). In Italia le regioni che rientrano nell Obiettivo Convergenza sono la Calabria, la Campania, la Puglia e la Sicilia; la Basilicata si trova invece in una fase di phasing-out (Regioni con un Pil pro-capite inferiore al 75% del Pil pro-capite medio dell Ue-15 (prima dell allargamento) ma superiore a tale soglia rispetto al Pil pro-capite medio dell Ue-27 (dopo l allargamento).

10 Capitolo 1 Come è stato precedentemente accennato, di queste quattro regioni solo la Calabria possiede una Finanziaria regionale (Fincalabra), mentre in Puglia, Sicilia e Campania esistono agenzie di sviluppo nate dallo smantellamento di Sviluppo Italia, alcune delle quali (Sicilia e Puglia) sono diventate società in-house della Regione. In Campania è in atto un piano di riordino e di dismissione di Invitalia (prorogato al 30 giugno 2010 dalla legge del 3 agosto 2009, n.102) in riferimento alle società regionali, al fine di consentire il completamento delle attività connesse alla loro cessione alla Regione. Le regioni dell Obiettivo Convergenza presentano una situazione socio-economica peculiare, e diversa da quella delle regioni che hanno beneficiato dei Fondi strutturali per l Obiettivo 1 nel periodo di programmazione (Abruzzo, Basilicata, Molise e Sardegna). La Tabella 1.2 riporta un quadro sintetico del contesto economico delle Regioni Obiettivo Convergenza (PIL, PIL a prezzi di mercato per abitante), raffrontandolo con quello delle altre regioni italiane. Nel 2008, a fronte di un calo a livello nazionale dell 1,0%, il PIL a prezzi costanti registra, rispetto all anno precedente, una variazione pari a -1,4% nel Mezzogiorno e -1,2% nel Nord-Ovest. La flessione è più contenuta nel Centro e nel Nord-Est (rispettivamente -0,7% e -0,8%). Tra le regioni Obiettivo Convergenza la regione che mostra un calo del PIL più accentuato è la Campania (-2.7%), mentre quella in cui è più contenuto è la Puglia (-0,2%). La discreta perfomance della Puglia è ascrivibile ad un aumento del valore aggiunto dell agricoltura (+3,6%), cui si affianca il lieve incremento dei servizi (+0,6%) e la flessione contenuta dell industria (-1,5% contro -2,7% del livello medio nazionale). In Campania il valore aggiunto industriale risulta in calo del 4,3% e si registra inoltre una flessione consistente anche nel settore dei servizi (-1,9%) (Istat, 2009). Il PIL ai prezzi di mercato per abitante, misurato dal rapporto tra PIL nominale e numero medio di residenti nell anno, segna invece una crescita dell 1% a livello nazionale, mostrando una dinamica differenziata tra le diverse aree geografiche: +0,7% nel Nord-Ovest, +0,8% nel Nord-Est, +0,9% nel Centro e +1,2% nel Mezzogiorno. Puglia e Molise fanno registrare il tasso di crescita più alto tra tutte le regioni del Paese (rispettivamente +2,5%, +2,0%), mentre in Campania l incremento è nullo. Tuttavia, i valori assoluti relativi alle ripartizioni centro-settentrionali risultano più elevati di quelli del Mezzogiorno: euro nel Nord-Ovest, euro nel Nord-Est e euro nel Centro, contro i euro del Mezzogiorno (Istat, 2009). 5

11 Fondazione Rosselli Tabella 1.2 Principali indicatori economici territoriali delle regioni italiane 6 Variazione 2008 su 2007 (%) Valori assoluti 2008 PIL PIL a prezzi di mercato per abitante PIL PIL a prezzi di mercato per abitante Piemonte -1,5 0, , Valle d Aosta -0,5 1, , Bolzano -0,7 1, , Liguria -1,5 1, , Lombardia -1,0 0, , Trento -0,8 0, , Veneto -0,8 0, , Friuli Venezia Giulia -1,2 0, , Emilia Romagna -0,7 0, , Marche -1,2 0, , Toscana -0,8 1, , Umbria -1,5-0, , Lazio -0,4 1, , Abruzzo -0,3 1, , Molise -0,5 2, , Campania -2,7 0, , Puglia -0,2 2, , Basilicata -1,7 1, , Calabria -1,7 0, , Sicilia -1,1 1, , Sardegna -1,6 1, , Fonte: Istat (2009) Nota: il Pil ai prezzi di mercato è calcolato, secondo le definizioni del SEC95, aggiungendo al valore aggiunto, espresso ai prezzi base, l Iva, le altre imposte sui prodotti, le imposte sulle importazioni e sottraendo i contributi sui prodotti Le Tabelle 1.3 e 1.4 mostrano le caratteristiche dell offerta bancaria in Italia, in termini di impieghi e finanziamenti di medio e lungo termine. Per quanto riguarda l attività finanziaria più propriamente destinata al sostegno delle attività di early stage e start-up, riconducibile al mercato del venture capital rimandiamo al terzo capitolo. Una panoramica delle caratteristiche dell offerta del sistema finanziario locale, in termini di servizi di debito e di private equity è importante per inquadrare l operato delle diverse Finanziarie Regionali all in-

12 Capitolo 1 terno dei rispettivi equilibri regionali. Lo scopo dell analisi non è quindi quello di confrontare gli impieghi ed i finanziamenti realizzati dalle Finanziarie con quelli degli operatori privati, che per loro stessa natura operano con obiettivi, modalità e risorse a disposizione non sempre confrontabili con quelli dell operatore pubblico. Dallo studio dei dati emerge come il sistema finanziario abbia caratteristiche molto articolate rispetto alle specifiche realtà locali. In particolare, si può notare che le Regioni meridionali presentano, in generale, un valore più basso del volume di impieghi bancari. La Regione con il sistema bancario più sviluppato è certamente la Lombardia, che detiene il primato in termini di volume di impieghi (459 miliardi di euro nel 2009). Nel 2009 gli impieghi effettuati dal sistema bancario sono pari a circa 2,4 volte quelli del Lazio (seconda regione nel ranking con impieghi pari a circa 192 miliardi di Euro) e circa 188 volte quelli della Valle d Aosta (ultima nel ranking con impieghi per circa 2,4 miliardi di Euro). La Lombardia è seguita da Veneto (142 miliardi di euro) e Piemonte (104 miliardi di euro). Le Regioni Obiettivo Convergenza registrano invece un volume di impieghi bancari che varia dai 65 miliardi di euro della Campania, ai 16 miliardi di euro della Calabria nel Negli anni si registra un trend quasi generalizzato tra le regioni italiane sul volume di impieghi bancari; tuttavia tra il 2008 ed il 2009, il trend di crescita rallenta o addirittura si rileva una certa riduzione per alcune regioni settentrionali caratterizzate da un elevato volume di impieghi, è il caso della Lombardia, del Veneto, dell Emilia Romagna, della Toscana e del Lazio. Per le Regioni Obiettivo Convergenza tra il 2008 e il 2009 è invece presente un trend di crescita medio pari al 5,4%. Tabella 1.3 Distribuzione degli impieghi bancari (mln di euro) per regione Piemonte Valle d Aosta Liguria Lombardia Trentino Alto Adige Veneto Friuli Venezia Giulia Emilia Romagna Marche Toscana (segue)

13 Fondazione Rosselli Umbria Lazio Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna Fonte: Banca d Italia (2007, 2008, 2009, 2010) 8 La Tabella 1.4 riporta la distribuzione dei finanziamenti per regione oltre il breve termine, erogati dagli intermediari finanziari, negli anni compresi tra il 2007 ed il Si distingue tra finanziamenti agevolati e non agevolati. Su un totale di milioni di euro erogati nel 2009, milioni (1,64%) sono stati finanziamenti agevolati. In termini di ammontare erogato nel 2009, la Lombardia detiene il primato (300 miliardi), seguita da Lazio (127 miliardi), Emilia Romagna (99 miliardi), Veneto (95 miliardi), Piemonte e Toscana (72 miliardi). Le regioni Obiettivo Convergenza riportano valori compresi tra i 48 miliardi di euro della Campania e i 12 miliardi della Calabria. La Calabria si conferma quindi la regione, tra quelle Obiettivo Convergenza, con la maggiore carenza di erogazioni bancarie di medio e lungo termine. In valore assoluto è invece la Valle d Aosta a mostrare i valori più bassi di finanziamenti (1,9 miliardi). La regione che presenta l incidenza maggiore di finanziamenti agevolati sul totale delle erogazioni è la Sardegna (11,4%), seguita da Sicilia (6,5%) e Trentino Alto Adige (5,3%). Come si può vedere dalla Tabella è presente un trend di crescita generalizzato dal 2007 al 2009, ad eccezione della regione Lazio che vede nel 2009 una riduzione del 3,4% del volume dei finanziamenti di medio lungo termine rispetto al Per quanto riguarda invece i finanziamenti agevolati si registra una contrazione generale dal 2007 al 2009, tranne che per il Trentino Alto Adige e le Marche, che presentano nel 2009 un volume di finanziamenti agevolati più alto rispetto al valore registrato nel corso del 2007.

14 Capitolo 1 Tabella 1.4 Finanziamenti di medio-lungo termine (in mln di euro) per destinazione geografica (regioni) dell investimento (anni ). Distinzione tra agevolati e non agevolati Totale Agevolati Non agevolati Totale Agevolati Non agevolati Totale Agevolati Non agevolati Piemonte Valle d Aosta Liguria Lombardia Trentino Alto Adige Veneto Friuli Venezia Giulia Emilia Romagna Marche Toscana Umbria Lazio Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna Fonte: Banca d Italia (2008, 2009, 2010) 9 I dati riportati nelle Tabelle precedenti forniscono un quadro del sistema finanziario locale nel quale le Finanziarie regionali si trovano ad operare. Tuttavia, l importanza rivestita da queste ultime si rileva solo se si confrontano i volumi investiti dalle Finanziarie con gli indicatori rappresentativi delle dimensioni del sistema finanziario in Italia. La dimensione operativa delle Finanziarie, misurata in base al capitale investito, viene quindi pesata in base ad alcuni parametri

15 Fondazione Rosselli che qualificano l offerta di servizi finanziari sul territorio. Si tratta di una modalità indiretta per fornire una valutazione dei mezzi finanziari a disposizione di ogni Finanziaria Regionale, ma anche dell effettiva portata dell intervento pubblico. 10 Dalla Tabella 1.5, in cui si rapporta il volume gestito dalle Finanziarie in termini di capitale investito agli impieghi del sistema bancario, emergono alcune considerazioni interessanti sul ruolo svolto dalle Finanziarie Regionali nel territorio di riferimento. Sembra emergere che laddove il sistema finanziario regionale privato è meno sviluppato, la Finanziaria Regionale presenta dimensioni operative più rilevanti. E il caso di Finaosta, che ha un forte impatto sul territorio, intervenendo su un mercato finanziario regionale che si colloca in ultima posizione per totale di impieghi bancari nel ranking delle regioni italiane. L indicatore per la regione mostra un trend decrescente passando dal 112% del 2002 al 42% del 2008, a seguito di un aumento degli impieghi bancari. Si tratta tuttavia dell unico caso in cui l intervento pubblico sul territorio assume un impatto significativo per ammontare investito. Nel resto delle regioni l indicatore non supera il 3% e le due Finanziarie che riportano un tasso di incidenza del capitale investito sul totale degli impieghi bancari più elevato sono Friulia e Finmolise. Per Friulia si registra un picco considerevole nel 2006, che viene mantenuto costante nei successivi anni, a fronte del consistente incremento del totale di bilancio registrato nei diversi esercizi. Per le altre Finanziarie l indicatore decresce in modo più o meno continuo e lineare negli anni. I dati sembrano quindi confermare il ruolo delle Finanziarie Regionali di sostegno al tessuto imprenditoriale regionale attraverso un offerta di servizi finanziari agevolati per far fronte ai fabbisogni insoddisfatti del territorio. Nelle regioni dove invece il sistema finanziario locale è molto sviluppato, le Finanziarie hanno comunque uno stimolo a ricercare soluzioni innovative ed un vincolo a mantenere le proprie condizioni di offerta economicamente competitive (Giorgino, 2010). La Tabella 1.6 riporta l incidenza del capitale investito sul totale dei finanziamenti agevolati del sistema bancario regionale. Anche in questo caso Finaosta conferma la propria posizione di dominio sul campione, inserendosi, come è stato precedentemente evidenziato, in un contesto territoriale con un offerta di servizi bancari modesta. In generale, la crescita consistente del volume gestito dalle Finanziarie in relazione alle consistenze dei finanziamenti agevolati è determinata da una progressiva diminuzione, nel periodo di analisi, dei finanziamenti agevolati al sistema bancario regionale.

16 Capitolo 1 Tabella 1.5 Rapporto capitale investito / totale impieghi sistema bancario regionale (incidenza %) Media (2006/08) Finaosta 112,86 118,87 117,23 107,59 97,11 40,41 42,35 55,96 Friulia 1,55 1,43 1,29 1,20 3,28 3,05 3,01 3,11 Finmolise 2,02 2,32 1,96 1,67 1,64 1,02 1,02 1,23 S.F.I.R.S. 1,87 1,78 1,46 1,44 1,29 0,94 0,88 1,04 Filse 0,60 0,58 0,91 1,19 1,01 0,88 0,81 0,90 Finpiemonte 0,50 0,60 0,92 1,03 0,92 0,53 0,38 0,61 Fidi Toscana 0,29 0,35 0,39 0,48 0,46 0,48 0,45 0,46 Tecnofin 0,23 0,20 0,17 0,33 0,44 0,40 0,44 0,43 Veneto Sviluppo 0,04 0,04 0,07 0,06 0,06 0,09 0,12 0,09 Filas 0,07 0,10 0,11 0,08 0,07 0,07 0,06 0,07 Finlombarda 0,01 0,01 0,01 0,01 0,04 0,05 0,04 0,04 Finpuglia 0,05 0,05 0,04 0,04 0,03 0,03 0,03 0,03 Fonte: Giorgino (2010) Nota: Finpuglia dal 2009 non è più operativa, ma è stata fusa con Tecnopolis in un agenzia in house della Regione Puglia denominata Innovapuglia. Tabella 1.6 Rapporto capitale investito/finanziamenti agevolati del sistema bancario regionale (incidenza %) Media ( ) Finaosta 1540,0 1774,4 2106,9 2471,0 2837,9 2130,5 2143,5 Filse 25,2 41,3 62,8 75,6 61,3 56,4 53,8 Friulia 27,5 29,8 29,8 28,7 89,6 107,1 52,1 Fidi Toscana 13,8 20,9 28,4 45,1 54,0 63,0 37,5 Finmolise 24,2 31,1 31,6 36,6 43,1 43,4 35,0 Finpiemonte 13,9 17,0 31,0 40,0 39,1 32,3 28,9 S.F.I.R.S. 7,7 12,3 8,5 9,4 10,0 8,8 9,5 Tecnofin 4,5 4,9 4,9 10,1 14,2 14,1 8,8 Filas 5,6 8,6 10,7 9,0 8,6 9,4 8,7 Veneto Sviluppo 1,5 1,6 3,8 4,2 4,8 8,0 4,0 Finlombarda 0,5 0,6 0,8 1,8 7,0 8,7 3,2 Finpuglia 0,8 1,1 1,4 1,5 1,5 1,8 1,4 11 Fonte: Giorgino (2010)

17 Fondazione Rosselli 1. 3 Politiche regionali per la Ricerca & Sviluppo 12 L innovazione rappresenta una delle principali fonti della crescita economica di lungo periodo e, in generale, del benessere sociale di un territorio. Per questo motivo, nel corso dell ultimo decennio, sono stati avviati nelle diverse regioni italiane interventi di policy a sostegno della ricerca e dello sviluppo. Dall analisi territoriale dell attività di innovazione condotta dalle imprese manifatturiere italiane nel triennio , e rilevata da MedioCredito Centrale nell Indagine sulle Imprese Manifatturiere Italiane, emerge che oltre il 76% della spesa sostenuta per l introduzione di innovazioni è concentrato nel Nord e, in particolare in quattro regioni: Lombardia (33,8%), Emilia Romagna (13,2%), Piemonte (11,8%) e Veneto (11,5%). Le regioni del Centro concentrano circa il 16,5% della spesa totale per innovazione, mentre quelle del Mezzogiorno appena il 7,1%. Una distribuzione simile si rileva se si considera la spesa per R&S (MedioCredito Centrale, 2008). La Figura 1.1 riporta l intensità dell impegno che le imprese dedicano all attività di innovazione e ricerca nelle singole regioni, misurata dal rapporto tra la spesa per R&S e per l innovazione ed il fatturato delle imprese che hanno investito in innovazione. Nel quadrante in alto a destra sono indicate le regioni dove entrambi gli indicatori di intensità della spesa mostrano valori elevati. Si tratta di regioni dove le imprese dedicano una parte non trascurabile del proprio fatturato sia all innovazione, sia alla R&S. Per quanto riguarda la spesa per l innovazione emerge che nel 2006, a parte la Basilicata, dove la presenza degli impianti petroliferi spiega l elevato valore assunto dall indicatore (4,2%), le regioni con la più alta incidenza del rapporto sono le Marche (3%), il Trentino Alto Adige (2,9%) e l Emilia Romagna (2,8%). Anche Veneto, Piemonte e Lombardia presentano valori superiori alla media nazionale. Nelle regioni del Mezzogiorno emerge una buona performance per la Campania (2,8%), mentre più modeste risultano le performance di Sicilia (1,6%) e Molise (1,3%). Per quanto riguarda l intensità della spesa in R&S, si riscontra una forte differenziazione territoriale che riflette la diversità tra i sistemi di ricerca regionali. Le regioni del Nord mostrano una maggiore variabilità di questo indicatore rispetto a quello sulle spese per l innovazione. Il Trentino Alto Adige ed il Piemonte risultano essere le regioni a più alta intensità di R&S (1,8% e 1,6% rispettivamente), seguite dal Veneto (1,5%), dalla Lombardia e dall Emilia Romagna (1,3%). Nel Centro Italia il Lazio è la regione che presenta il valore maggiore (2,7%). Nel Sud tutte le regioni mostrano invece livelli molto bassi di spesa in R&S ed in particolare la Puglia ha livelli che scendono al di sotto dello 0,5%.

18 Sicilia 1 1,6 Sardegna 1 3,5 Umbria 1 1,5 Friuli Venezia1 1,5 Campania 1 3 Molise 1 1,4 Calabria 1 2 Puglia 0 2 Capitolo 1 Figura 1.1 Spesa per innovazione e R&S nel 2006 Spesa per R&S in % del fatturato 3,00% Lazio 2,50% 2,00% Toscana Trentino Alto Adige Marche 1,50% Abruzzo Piemonte Valle d'aosta Veneto Emilia Romagna Lombardia Umbria Sicilia Liguria 1,00% Sardegna Basilicata Friuli Venezia Campania 0,50% Giulia Calabria Molise Puglia 0,00% 0,00% 0,50% 1,00% 1,50% 2,00% 2,50% 3,00% 3,50% 4,00% 4,50% Fonte: MedioCredito Centrale (2008) Spesa per innovazione in % del fatturato Il basso livello di innovazione delle regioni meridionali, ed in particolare delle regioni Obiettivo Convergenza (Campania, Calabria, Puglia e Sicilia), è riconducibile sia alle caratteristiche strutturali dell apparato produttivo, dove è l agricoltura a rappresentare la quota maggioritaria del valore aggiunto, sia alle difficoltà di diffusione e adozione dei processi di innovazione. La bassa propensione all innovazione e all utilizzazione di R&S si ricollega anche alla struttura delle imprese e alle loro caratteristiche dimensionali e societarie. Infatti, la ridotta dimensione delle imprese del Mezzogiorno comporta un minor livello e tasso di crescita della produttività del lavoro, minori investimenti fissi, minor retribuzione unitaria con conseguente minore capacità di attrarre capitale umano qualificato e minori investimenti in ICT ed innovazione. La forte presenza di attività e lavoro sommerso accentuano poi le criticità già presenti. Il processo di rinnovamento e sviluppo della base produttiva in queste regioni deve quindi cercare di favorire l adeguamento della specializzazione verso quei settori a più rapido tasso di sviluppo, in modo da migliorare la produttività e redditività del sistema delle imprese e, allo stesso tempo, sfruttare a pieno le potenzialità offerte dall ICT, dall attività di ricerca, e dalla formazione del capitale umano. Tali obiettivi possono essere perseguiti attraverso politiche della ricerca finalizzate. Le politiche regionali a supporto della Ricerca & Sviluppo (R&S) presentano un ventaglio eterogeneo di possibili interventi. E possibile classificare le regioni italiane in base al focus principale delle relative politiche di R&S, sulla base del target principale degli interventi di policy in tale ambito. Nel Terzo Quaderno sulla Finanza Innovativa e sulle Politiche Regionali per la R&S in Italia (Finlombarda, 2003) le politiche di R&S si distinguono in base al loro 13

19 Fondazione Rosselli orientamento: alle infrastrutture, all innovazione nelle PMI, al networking, al targeting, al rafforzamento dei centri di ricerca e del sistema industriale esistente. La Tabella 1.7 classifica le politiche per la ricerca e lo sviluppo introdotte nelle diverse regioni italiane sulla base dell ambito a cui sono indirizzate. Tabella 1.7 Classificazione delle regioni italiane in base al focus delle politiche di R&S Focus Descrizione Regioni Orientamento alle infrastrutture Politiche orientate al rafforzamento delle infrastrutture di base. Sicilia Orientamento all innovazione nelle PMI Politiche orientate al sostegno dei processi di innovazione nelle PMI. Calabria, Basilicata, Lazio Orientamento al networking Politiche che hanno come obiettivo l intensificazione delle collaborazioni tra imprese e tra imprese e centri di ricerca. Umbria, Friuli, Lombardia Orientamento al targeting Politiche che hanno come obiettivo una maggiore finalizzazione delle collaborazioni tra pubblico e privato, combinando approci top-down e approcci bottom-up. Toscana, Veneto 14 Orientamento al rafforzamento dei centri di ricerca Orientamento al rafforzamento del sistema industriale esistente Politiche destinate al rafforzamento dei centri di ricerca e all incentivazione di processi di trasferimento tecnologico alle imprese. Politiche destinate al rafforzamento del sistema industriale esistente attraverso l attivazione di piattaforme tecnologiche, parchi scientifici e distretti tecnologici. Campania, Puglia, Provincia di Trento Emilia Romagna, Marche, Piemonte Fonte: Finlombarda (2003) Dopo aver effettuato una panoramica degli orientamenti principali delle politiche di R&S per le regioni italiane, riteniamo opportuno approfondire la descrizione delle politiche attuate nelle regioni Obiettivo Convergenza, compresa la Basilicata che è tuttavia una regione Phasing Out. La Basilicata presenta un sistema economico-industriale esposto alla concorrenza dei paesi a basso costo del lavoro e allo stesso tempo non attrezzato per competere in settori a maggiore contenuto di conoscenza: da questi pre-

20 Capitolo 1 supposti nasce l esigenza di investire in innovazione e trasferimento tecnologico. Le politiche regionali coprono un ampio spettro di obiettivi, prevedendo forme di rafforzamento dell innovazione nelle PMI, dei centri di trasferimento tecnologico, dell offerta di ricerca. Appare inoltre rilevante la presenza di centri di trasferimento tecnologico, in particolare per quanto riguarda lo sviluppo e l innovazione in campo agricolo. La Regione ha istituito il Dipartimento delle Attività Produttive, Politiche dell Impresa e Innovazione Tecnologica, che si occupa anche di gestire il regime di aiuti comunitari. Nel 2009 il Dipartimento, in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero dell Economia e delle Finanze, ha indetto un bando volto a finanziare i distretti industriali presenti all interno della regione, al fine di rafforzare il network industriale regionale. La Regione Calabria è caratterizzata da uno scarso volume di investimenti in ricerca, scarsa collaborazione tra università, centri di ricerca e imprese e disallineamento tra domanda e offerta di innovazione. Uno degli obiettivi dichiarati dalla Regione è la creazione di reti e relazioni fra gli attori del territorio in grado di attivare nuovi percorsi di sviluppo ed innovazione. A tale scopo è stata creata la Consulta Regionale per la ricerca scientifica e tecnologica, organo consultivo regionale stabile per il coordinamento e la programmazione delle politiche di R&S in Calabria. Infine, rilevante sembra essere il ruolo che la Regione riconosce al sistema universitario calabrese all interno della programmazione e realizzazione del sistema regionale per l innovazione ed il trasferimento tecnologico; l Università della Calabria, infatti, sta acquisendo sul territorio anche un importante ruolo nel campo del trasferimento tecnologico. In Regione l innovazione tecnologica fa capo al Dipartimento della Cultura, Istruzione, Università, Ricerca, Innovazione Tecnologica, Alta Formazione. La Regione Campania, pur risultando una regione in netto ritardo rispetto alle regioni del Nord Italia, mostra la presenza di centri di eccellenza importanti, sia pubblici, sia privati. Tuttavia, risulta debole e non costante l interazione tra ricerca e imprese. E rilevante sottolineare che la Regione Campania è una delle poche che concretizza il proprio impegno sul fronte del sostegno all innovazione, attraverso la creazione di un apposito Assessorato. La Regione sembra inoltre essersi dotata di una struttura per la pianificazione di interventi a sostegno dell innovazione: oltre ad un Programma Regionale di Ricerca e ad un Programma Triennale di Promozione della Ricerca Scientifica, ha implementato la Strategia Regionale per lo Sviluppo dell Innovazione, il cui primo risultato sono stati i protocolli d intesa per la creazione dei Centri di Competenza Regionali. Infine, nell ambito della programmazione la Regione ha istituito Campania Programmazione Unitaria, un sistema che assicura il coordinamento delle politiche regionali e il raccordo dei soggetti, istituzionali e partenariali. Tale soggetto indirizza e monitora il processo di unificazione delle politiche regionali, comunitarie e nazionali e fornisce una visio- 15

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