UNIVERSITA DEGLI STUDI DI PADOVA DIPARTIMENTO DI SCIENZE ECONOMICHE ED AZIENDALI M.FANNO CORSO DI LAUREA IN ECONOMIA E MANAGEMENT PROVA FINALE

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1 UNIVERSITA DEGLI STUDI DI PADOVA DIPARTIMENTO DI SCIENZE ECONOMICHE ED AZIENDALI M.FANNO CORSO DI LAUREA IN ECONOMIA E MANAGEMENT PROVA FINALE IL SISTEMA PENSIONISTICO FRANCESE E ITALIANO A CONFRONTO RELATORE: CH.MO PROF. CESARE DOSI LAUREANDA: AGNESE MINEO MATRICOLA N ANNO ACCADEMICO

2 Indice Introduzione Il sistema pensionistico francese Cenni storici Il sistema attuale La riforma Balladur La riforma Raffarin La riforma Fillon e la riforma del La riforma del Modalità di calcolo della pensione Sistemi complementari obbligatori e regimi speciali I regimi AGIRC e ARRCO Il sistema a punti I regimi speciali Il trattamento fiscale Il sistema pensionistico italiano Cenni storici La riforma Amato La riforma Dini La riforma Maroni La riforma Monti-Fornero TFR vs fondi pensione La legge 243/ Il decreto legislativo 252/ Il trattamento fiscale La sostenibilità dei due sistemi a confronto La questione demografica La spesa pubblica Il livello delle prestazioni Le prospettive..34 Considerazioni finali. 37 Riferimenti bibliografici

3 Introduzione Prendere delle misure radicali per riformare le pensioni? Di che far saltare cinque o sei governi! Così scriveva nel 1991 Michel Rocard, Primo Ministro nominato da Mitterrand nel 1988, nella prefazione al Livre blanc sur les retraites che proponeva prospettive per il sistema pensionistico francese su un orizzonte di vent anni. In Italia, la spesa pensionistica rappresenta una delle voci più importanti nel bilancio dello Stato: per il 2015 è prevista una spesa corrispondente al 15,3% del PIL [DEF 2013] e la spesa risulta consistentemente alta anche negli altri Paesi OCSE. Molti Paesi hanno avviato significative riforme pensionistiche volte a far fronte a condizioni demografiche ed economiche in forte mutamento. Obiettivo comune dei Paesi dell Europa continentale, caratterizzati per lo più da sistemi a ripartizione, è garantire la sostenibilità finanziaria del sistema e al contempo non far gravare in misura eccessiva sulle prossime generazioni i costi della previdenza. Altri Paesi, ad esempio quelli anglosassoni, essendo caratterizzati da sistemi pensionistici pubblici aventi prestazioni più ridotte hanno adottato misure volte a garantire uno standard di vita adeguato alla popolazione in quiescenza ampliando la copertura derivante da regimi privati ed alzando le aliquote contributive. Con il presente elaborato ci proponiamo di fornire un confronto dei sistemi pensionistici italiano e francese. Nel primo capitolo sarà descritto il sistema francese, partendo da cenni storici sulla sua formazione fino ad arrivare alle più recenti riforme. Sarà approfondito in maniera particolare il sistema francese di previdenza complementare obbligatoria, basato sui regimi gestiti da AGIRC ed ARRCO. Nel secondo capitolo sarà invece descritto il sistema pensionistico italiano, anche in questo partendo da cenni storici sugli inizi del sistema fino ad arrivare alle più recenti riforme. Sarà poi trattato brevemente il regime dei fondi pensione in Italia. Nel terzo capitolo concluderemo con un breve confronto concentrandoci sulle prospettive dei sistemi pensionistici italiano e francese. 2

4 1. Il sistema pensionistico francese 1.1 Cenni storici 1 In Francia, i primi sistemi pensionistici sono stati instaurati per categorie professionali particolari legate allo Stato. Nel 1673 fu introdotta, con editto reale, una pensione di vecchiaia per gli ufficiali della Marina, e nel 1790 fu instaurato per legge un regime pensionistico per i funzionari dello Stato che avessero esercitato trent anni di servizio effettivo. Questa legge, che non venne realmente applicata, pose tuttavia i principi generali per i regimi speciali comparsi nella prima metà del XIX secolo. Nel 1831 furono promulgate leggi riguardanti il diritto alla pensione dei militari e dei marinai, fissato rispettivamente a trenta e venticinque anni di servizio effettivo. Successivamente, nel 1850, fu creata la Caisse des retraites pour la vieillesse (futura Caisse nationale des retraites), che unificava la ventina di casse destinate ai funzionari e alla manodopera delle grandi industrie (minerarie, ferroviarie, metallurgiche). Nel 1853 furono unificate le pensioni civili e militari dei funzionari dell amministrazione; il Tesoro assumeva l incarico di versare l insieme delle pensioni dei lavoratori pubblici. In seguito, nel 1894, fu istituito in favore dei minatori un regime di base per capitalizzazione, nel 1909 un regime a favore dei ferrovieri e nel 1910 un regimerivoltoagli operai e ai contadini. La storia spiega la concentrazione di regimi speciali nell ambito del settore pubblico e nazionalizzato. Nel corso del XIX secolo, lo Stato non era il solo datore di lavoro a sviluppare dei regimi pensionistici. Nel settore privato, tuttavia, queste misure riguardavanosolo il personale qualificato, escludendo i soggetti a basso reddito, per i quali la vecchiaia era di fatto sinonimo di miseria. Con l avvento dell industrializzazione, la popolazione si concentra nelle città: privi del sostegno della propria famiglia e della comunità rurale, gli uomini basano la loro sussistenza sul percepimento di un salario, spesso basso ed aleatorio. Una consistente povertà tocca questa frangia della popolazione, specialmente le persone anziane. I movimenti operai si organizzano ed i poteri pubblici sono indotti a trovare delle soluzioni collettive. La legge del 5 aprile 1910 crea dei vitalizi per gli operai e gli agricoltori che sono obbligatori per i lavoratori che guadagnano meno di 3000 franchi. Questa legge non era applicabile né a chi percepiva redditi superiori, né ai lavoratori autonomi. Questo dispositivo tuttavia non perdura, non avendo il datore di lavoro la possibilità di trasferire il contributo in parte ai propri dipendenti. Tra il 1928 ed il 1930, un pacchetto di 1 Fonti per questo paragrafo: 3

5 leggi istituisce le assicurazioni sociali per i dipendenti dell industria e del commercio, sul modello del regime pensionistico istituito in Germania da Bismarck nel Il sistema non è privo di limiti: innanzitutto la vecchiaia continua ad essere considerata come un rischio, alla stregua dell invalidità o dell incidente sul lavoro. L affiliazione alle casse riposa su un criterio di dipendenza da un datore di lavoro. Il sistema è destinato a lottare contro la povertà e non riguarda che i dipendenti del settore privato non coperti da un regime speciale e i redditi dei quali non superino un tetto prestabilito. Il principio è quello di una capitalizzazione a vita: ogni assicurato possiede un conto individuale che supporta contribuzioni e rendite che esse producono. Una volta che raggiunga l età della pensione (a partire da 60 anni), dopo 30 anni di assicurazione, l assicurato può scegliere tra due opzioni: disinvestire il capitale,ottenendo una pensione fino alla morte tenere il capitale in riserva, avendo così titolo ad una rendita più bassa ma reversibile agli eredi L erosione monetaria non permette tuttavia di preservare il potere d acquisto dei pensionati. Da queste difficoltà finanziarie, si giunge progressivamente all abbandono del sistema a capitalizzazione in favore del sistema a ripartizione.la legge del 14 marzo 1941, che crea la pensione dei lavoratori dipendenti (AVTS), si muove in questo senso. 1.2 Il sistema attuale Il sistema pensionistico francese, com è oggi, è stato fondato progressivamente a partire dal I testi fondatori della previdenza sociale, le ordinanze del 4 e del 19 ottobre 1945, riflettono una duplice influenza: beveridgiana per il loro carattere universalista e bismarckiana per il loro approccio contributivo. Ad una logica di assicurazione sociale, è sostituita una logica di previdenza sociale. In precedenza, ad eccezione dei funzionari e dei dipendenti di alcune grandi imprese pubbliche, l insieme della popolazione non era totalmente coperto. Nel 1945 viene creato il regime generale per l insieme dei dipendenti del settore privato. All inizio, era previsto che tutti i regimi vi sarebbero stati integrati, ma i regimi speciali, i regimi relativi ai funzionari e quelli destinati ai lavoratori autonomi, hanno alla fine conservato la loro autonomia. Oggi questi regimi in tutto 35 tendono a convergere, riforma dopo riforma, ma si mantengono distinti. A partire dal 1947, per rimediare all insufficienza delle pensioni servite dal regime generale, sono stati fondati dei regimi complementari per alcune categorie professionali. Le pensioni rappresentano, fin dagli anni 50, la prima voce di spesa nel budget sociale ed hanno raggiunto il loro peso attuale a partire dalla metà degli anni 70 (quando rappresentavano il 43% delle prestazioni sociali,il 45% nel 2007) [Lavigne, 2013]. 4

6 Nel 1972, il regime complementare dei lavoratori del regime generale, gestito da AGIRC (Association générale des institutions de retraite des cadres, destinata al personale dirigente)e ARRCO (Association pour le régime de retraite complémentaire des salariés, destinata ai lavoratori subordinati) diviene obbligatorio; da allora in poi tutti i regimi complementari diventano progressivamente obbligatori. Ogni francese contribuisce in media a 2,3 casse pensioni nel corso della propria vita lavorativa.oggi la pensione obbligatoria ha dunque due componenti: la pensione di base e la pensione complementare. Tutti i regimi conoscono questa dualità e hanno un punto in comune: sono fondati su un principio di ripartizione. La capitalizzazione è utilizzata solo nei regimi facoltativi di risparmio che gli attivi possono sottoscrivere per accrescere la loro pensione ( épargne-retraite ) 2. La crescita continua del valore del monte pensioni dagli anni 50 ad oggi è dovuta ad una pluralità di fattori; fino agli anni 80 essa era dovuta principalmente al fatto che un numero crescente di pensionati accedeva ad una pensione piena. In seguito, invece, l abbassamento dell età pensionabile (da 65 a 60 anni) nel 1982 fece sì che l accelerazione delle uscite dalla vita attiva ne diventasse il fattore principale. Nel ciclo , di fatto in seguito alla riforma Balladur del 1993, che ha progressivamente diminuito le pensioni versate, la crescita del monte pensioni è legata alla stabilizzazione della spesa in rapporto al PIL intorno al 12,6% [Lavigne, 2013]. Negli ultimi vent anni in Francia, come nella maggior parte dei Paesi, la necessità di rifinanziare ed individualizzare le pensioni è stata giustificata da tre grandi argomenti: le evoluzioni demografiche a lungo termine, che minacciano la sostenibilità finanziaria del sistema pensionistico, la concorrenza internazionale che rende sempre più problematico effettuare un prelievo obbligatorio sul valore aggiunto per finanziare la crescita delle pensioni, ed il fatto che i sistemi pensionistici pubblici sono troppo favorevoli ai pensionati, il cui reddito in Francia è molto vicino a quello degli attivi [Lavigne, 2013]. Nondimeno, riforme strutturali in questo settore si sono rivelate particolarmente difficili e le misure adottate negli anni 80 sono rimaste relativamente marginali. Il loro maggiore apporto è stato di sottoporre le pensioni già soggette all imposta sul reddito ad una contribuzione sociale per la sanità a partire dal 1983 ed alla CSG (Contribution Sociale Généralisée) dal Inoltre, hanno stabilito una rivalutazione annuale in funzione dell inflazione e non più in funzione dell evoluzione dei salari. 2 5

7 La riforma Balladur 3 Nel 1993 è stata intrapresa dal governo di destra una riforma di ampiezza significativa del regime generale e dei regimi assimilati. Innanzitutto, è stato aumentato il periodo di contribuzione dante diritto ad una pensione piena da 37,5 a 40 anni. Simultaneamente, il periodo di riferimento necessario al calcolo del montante della pensione alla data di liquidazione dei diritti è stato aumentato da 10 ai 25 migliori anni. Inoltre è stato stabilito che gli stipendi presi in considerazione dovessero essere attualizzati non più in funzione dell evoluzione dei salari ma in funzione dell evoluzione dei prezzi 4. Alcune stime considerano che il tasso di rimpiazzo del regime generale abbia perso una dozzina di punti tra il 1994 ed il 2010, ossia che sia diminuito di un quarto [Conseil d Orientation des Retraites, 2002]. La riforma ha inoltre comportato un ritardo del ritiro dal mondo del lavoro di due anni e mezzo per accedere ad una pensione piena. La riforma non suscitò particolari sollevazioni sindacali, da un lato perché essa fu approvata nel mese di agosto, dall altro per l abilità del governo, che nel contempo aveva creato il Fonds Solidarité Vieillesse (FSV) 5, un istituzione pubblica destinata al finanziamento di bonus vecchiaia a carattere non strettamente contributivo, con il quale soddisfaceva le rivendicazioni sindacali. A partire dal 1993, il cambiamento strutturale ha toccato ugualmente i regimi complementari. Tra il 1983 ed il 1993, le pensioni, evolvendo meno velocemente dei salari netti, avevano già subito delle perdite, ma non si trattava ancora che di semplici aggiustamenti [Dupont e Sterdyniak, 2000]. Al contrario, tra il 1993 ed il 1996 furono negoziati dalle parti sociali dei cambiamenti che portarono ad una riduzione significativa del tasso di rimpiazzo. In totale, il potere d acquisto delle pensioni lorde dell AGIRC è diminuito dello 0,6% tra il 1996 ed il 2001, con perdite più attenuate per l ARRCO. La fragile resistenza attuata dai sindacati è stata molto probabilmente attenuata dal periodo positivo che la Borsa stava vivendo in quegli anni e dalla creazione dei fondi pensione [Palier, 2005]. Nel 1997 infatti il Parlamento aveva varato la loi Thomas, che si proponeva di incentivare i lavoratori del settore privato ed i loro datori di lavoro a contribuire a fondi pensione attraverso l uso di generose esenzioni d imposta e di più significative prestazioni finanziate dai contributi cosiddetti sociali (Contribution sociale généralisée, che concorrono al finanziamento della previdenza pubblica) [Barbier Théret, 2009]. Tale legge però non fu mai applicata a causa dell opposizione sindacale a ragione del livello previsto di esenzioni ai contributi che minacciava a lungo termine l esistenza stessa dei regimi complementari per 3 La descrizione che segue è in larga parte rielaborata da Charpentier F., Retraites et fonds de pension 4 Barbier J. Théret B., Le système français de protection sociale, pag Per una descrizione del fondo: 6

8 ripartizione. La sinistra, che aveva promesso di sopprimere la legge, la abrogò una volta tornata al potere. A gennaio 2001 un ulteriore offensiva patronale in seno all AGIRC e all ARRCO volta ad un allungamento drastico della durata di contribuzione rischiava di provocare un ulteriore rivolta sindacale La riforma Raffarin 6 La riforma Raffarin, approvata nell agosto 2003, ha riguardato tutto l insieme dei regimi pensionistici esclusi i regimi speciali delle grandi imprese pubbliche. Per la funzione pubblica (Stato, enti locali ed aziende ospedaliere), i maggiori cambiamenti promossi da questa riforma sono stati, da un lato, l innalzamento delle annualità necessarie da 37,5 a 40 nel 2008 e raggiungendo in seguito, come nell insieme dei regimi, i 41 anni nel 2012 e 42 nel 2020, dall altro una riduzione della pensione per tutte le persone che vadano in pensione prima dei 65 anni senza aver raggiunto il numero di annualità che conferisce diritto ad una pensione piena. Quest ultima norma è stata applicata a partire dal primo gennaio 2006 e raggiungerà progressivamente il 5% nel Per converso, nel limite di cinque anni, una maggiorazione del 3% per ogni anno supplementare beneficia coloro che prolungano la carriera oltre i 60 anni avendo raggiunto il numero di annualità necessarie. Inoltre la riforma completa il regime dei funzionari con un regime addizionale del tipo Agirc-Arrco basato su contribuzioni (5% ) sui premi (nel limite del 20% del trattamento indicizzato). Ha stabilito inoltre che dal primo gennaio 2004 e senza limiti di età è possibile riscattare al costo attuariale fino a tre anni di studi e di anni di lavoro part time. L evoluzione delle pensioni inoltre avrebbe seguito quella dei prezzi, con una negoziazione prevista ogni tre anni per riesaminarne l evoluzione in funzione della congiuntura economica e finanziaria. Il minimo garantito di pensione per una carriera completa è stato aumentato del 5% e può essere raggiunto dai 30 anni di servizio in poi. Per il personale ospedaliero poi è stata prevista una riduzione di un anno ogni 10 annualità di contribuzione. Per gli altri regimi, tra cui il regime generale, i principali cambiamenti hanno riguardato la durata delle contribuzioni (portata a 41 anni all orizzonte del 2012)danti diritto ad una pensione piena. Il tasso di riduzione della pensione è stato portato da 10% per ogni anno mancante a 5% nel 2008 e la stessa maggiorazione che nella funzione pubblica a partire dal Una regola specifica è stata prevista per coloro che hanno iniziato a lavorare a 14, 6 Rielaborazione da Barbier J. Théret B., Le système français de protection sociale, Parigi, Éditions la Découverte, 2009, pag

9 15 o 16 anni, i quali possono accedere ad una pensione a tasso pieno anche prima dei 60 anni a patto di aver raggiunto tra le 40 e le 42 annualità di contribuzione. Secondo la riforma 2008, il minimo contributivo nei regimi di base è stato rivalorizzato, e nessuna pensione può essere inferiore all 85% dello SMIC (ossia il salario minimo garantito) di quell anno. La riforma ha previsto maggiore dialogo con le parti sociali: innanzitutto sui lavori usuranti ed in secondo luogo sui parametri finanziari dei regimi (con cadenza quinquennale). Sono state aggiornate le regole per quanto riguarda il pensionamento d ufficio (con un innalzamento dell età da 60 a 65 anni) ed il prepensionamento (i cui dispositivi hanno subito una restrizione). Infine, la riforma Raffarin ha previsto per tutti gli attivi un incentivo fiscale allo sviluppo di piani di risparmio-pensione (PERP e PERCO) destinati a completare il sistema per ripartizione i cui tassi di rimpiazzo sono stati ridotti: calcolando sulla base di una pensione piena, infatti, chi percepiva il salario minimo è passato dall 81% al 75% di tasso di rimpiazzo, c è stato un passaggio dall 84% al 71% per un lavoratore dipendente nella media e dal 75% al 62% per un dirigente nella media. La riforma ha fatto sì che i piani di risparmio volontario fossero trasformati per essere dedicati esclusivamente al risparmio-pensione, e la PRÉFON (cassa corporativa di previdenza volontaria dei funzionari, che distribuisce pensioni complementari in regime di capitalizzazione) è stata rafforzata. La riforma dell agosto 2003 risparmiava dalla riduzione dei diritti a pensione unicamente i regimi particolari e speciali. Questo perché il dossier era considerato politicamente sensibile a motivo della potenza dei movimenti sociali che si erano verificati nel 1995: il governo Raffarin ne tenne conto centrando la propria riforma sui regimi dei dipendenti statali senza toccare i regimi speciali (SNCF, etc.). La lezione era stata tratta anche dal governo Jospin ( ) che, pur volendo mettere in atto un nuovo dispositivo di risparmio salariale, aveva espresso la volontà di ristabilire la fiducia nella ripartizione grazie anche alla creazione nel 1999 di un fondo di riserva alimentato da risorse statali (tra cui principalmente quelle derivate dalla vendita delle licenze UMTS per la telefonia mobile) e destinato ad essere utilizzato dal regime generale negli anni , al fine di non dover aumentare i contributi ai livelli elevati anticipati per quegli anni. Sempre il governo Jospin aveva incoraggiato il dibattito sociale al fine di legittimare le riforme; in questo quadro si iscrive il rapporto Charpin, che raccomandava l allineamento del pubblico col privato con un innalzamento generale del periodo di contribuzione per arrivare ad una pensione piena da 40 a 42,5 anni. Risultato principale del rapporto Charpin fu la creazione di un Consiglio di Orientamento per le pensioni (COR, Conseil d Orientation des retraites) destinato ad avallare le negoziazioni per raggiungere una riforma consensuale. La contraddizione tra allungamento della speranza di vita ed accorciamento della vita al lavoro sono stati sottolineati in uno dei 8

10 primi lavori del Consiglio, e la forte legittimazione del Consiglio ha fatto sì che questa contraddizione sia ugualmente stata presa in considerazione dalla riforma del governo Raffarin La riforma Fillon 7 e la riforma del Entrata ufficialmente in vigore a luglio 2008 e sancita a gennaio 2008 da tre primi decreti concernenti la SNCF, la RATP e le industrie elettriche e del gas, questa riforma tocca più generalmente l insieme dei regimi speciali riguardanti il settore pubblico, risparmiati fino a quel momento per la forte resistenza del personale. Essa allinea la durata delle contribuzioni a quella degli altri regimi, riformati nel 1993 e poi nel Introduce altresì il sistema di riduzione e maggiorazione delle pensioni ed indicizza le pensioni ai prezzi al consumo e non più ai salari. Inoltre prevede di portare a 41 anni la durata delle contribuzioni all orizzonte del 2016, dopo che quello del regime generale e dei regimi pubblici è stato portato a 41 annualità nel Il resto delle misure è rinviato alle negoziazioni dirigenti/sindacati all interno di ogni impresa. La riforma del 2010 ha previsto l innalzamento di tale limite a 41 annualità e mezza all orizzonte 2020, un aumento del tasso di contribuzione (da 7,85% a 10,55%) oltre che l utilizzo anticipato del fondo di riserva per le pensioni ed il congelamento dell impegno dello Stato per il finanziamento del regime pensionistico dei funzionari La riforma del L ultima riforma delle pensioni è stata adottata ufficialmente il 18 dicembre 2013 dopo che il testo era stato bocciato dal Parlamento più volte (ad ottobre, novembre e successivamente a metà dicembre). Le misure previste sul breve periodo sono un innalzamento delle contribuzioni di impiegati e datori di lavoro di 0,15 punti nel 2014 e con aumenti dello 0,05 fino al In questo modo a regime si avrà un innalzamento totale (combinando le contribuzioni patronali e dei lavoratori) di 0,6 punti percentuali. Ciò al fine di far fronte al deficit del sistema pensionistico che nel 2020 si eleverà a 20 miliardi, ma soprattutto per far fronte alle esigenze finanziarie sul breve periodo (si stima che la misura porterà 4,4 miliardi nelle casse dello Stato nel primo anno). 7 Rielaborazione da Barbier J. Théret B., Le système français de protection sociale, Parigi, Éditions la Découverte, 2009, pag La Documentation Française, La réforme 2010 des retraites, disponibile su 9 Fonti per questo paragrafo: 9

11 La riforma prevede inoltre un innalzamento a 43 anni di contribuzioni nel 2035, contro i 41,5 anni attuali. Ciò provocherà un automatico innalzamento dell età di pensionamento per ottenere la pensione a tasso pieno, se si considera che secondo l Insee (Institut national de la statistique et des études économiques) l età media di entrata nel mondo del lavoro è 22,6 anni 10. È prevista inoltre la creazione di conti nozionali per i lavoratori che svolgano lavori usuranti, con contributi provenienti dalle imprese. I punti accumulati grazie a tale conto serviranno a garantire al lavoratore part time una pensione derivante da un lavoro a tempo pieno oppure a fornire la possibilità di un pensionamento anticipato (nel limite di due anni). Il suddetto conto nozionale fa effettivamente parte della riforma e sarà attivato a partire dal primo gennaio Sono previste inoltre delle regole di facilitazione per l acquisizione di trimestri di contribuzione: un trimestre di apprendistato sarà considerato un trimestre convalidato per la pensione, e allo stesso modo sarà possibile acquisire un trimestre con 150 ore di lavoro pagate allo stipendio minimo in luogo delle 200 stabilite precedentemente. I trimestri riscattabili per gli anni di studi diventano 12, di cui 4 ad una tariffa preferenziale, prevedendo questa possibilità solo dopo 10 anni la conclusione degli studi stessi. Anche durante i periodi di stage gli studenti potranno versare una contribuzione di 12,50 al mese per convalidare dei trimestri. Per quanto riguarda il trattamento fiscale, la maggiorazione del 10% riservata ai genitori pensionati di tre figli sarà sottoposta a tassazione. La riforma favorisce i dipendenti che compiono lavori usuranti, le donne (essendo più numerose degli uomini nei contratti part-time) e coloro che percepiscono lo Smic. È previsto inoltre che il congedo di 90 giorni di maternità conti come un trimestre convalidato. 1.3 Modalità di calcolo della pensione Il regime generale dei dipendenti del settore privato è un regime a ripartizione, obbligatorio e a prestazioni definite. La prestazione versata da questo regime comprende tre componenti: una pensione principale, cui si ottiene diritto in contropartita ai trimestri convalidati di attività professionale, una pensione principale di reversione al coniuge superstite e dei vantaggi accessori corrispondenti a dei benefici familiari. Il regime generale comprende un regime di base ed un regime complementare, che sarà approfondito in seguito. Esso copre il 71% degli attivi e 9 francesi su 10 contribuiscono ad esso in un momento del loro percorso professionale. La pensione principale del regime generale è gestita dalla CNAV (Caisse nationale d assurance vieillesse); il regime complementare è gestito da ARRCO (tutti i 10 COR, Rapport annuel du COR Juin

12 lavoratori dipendenti), AGIRC (solo quadro dirigente) ed IRCANTEC (dipendenti non titolari del settore pubblico). Lo statuto dei lavoratori agricoli è allineato, per ciò che concerne la pensione, a quello dei dipendenti del regime generale. La sola differenza è che la cassa del regime di base non è la CNAV ma la MSA (Mutualité sociale agricole) 11. La pensione principale è calcolata secondo la formula: P = α (n d, n s ) * Min (1; n régime /D) * SAM dove α (n d, n s ) rappresenta il tasso di liquidazione (chiamato anche tasso di rimpiazzo), n d il numero di trimestri di detrazione, n s i trimestri di maggiorazione, n régime il numero di trimestri validati all interno del regime di affiliazione, D la durata massima di assicurazione. SAM rappresenta il salario annuale medio lordo, inferiore al tetto stabilito dalla previdenza sociale che viene rivisto il primo gennaio di ogni anno. Al primo gennaio 2013 il tetto valeva euro; il salario è rivalorizzato ogni anno tramite l indicizzazione sul livello generale dei prezzi. Il rapporto Min (1; n régime /D) è detto coefficiente di proratizzazione [Lavigne, 2013] La durata di assicurazione validata si riferisce ai trimestri di contribuzione ai quali si aggiungono i trimestri assimilabili a periodi di assicurazione (ad esempio indennizzo per malattia e disoccupazione). Il tetto di liquidazione ha un limite massimo del 50%, per questo tasso la pensione è detta liquidata a tasso pieno. Fino al 2015 il tasso pieno è attribuito senza condizioni di durata dei contributi se la liquidazione è richiesta dopo i 65 anni di età; dal 2016 al 2021 l età a cui sarà possibile richiedere il tasso pieno di liquidazione salirà progressivamente a 67 anni in virtù della legge del 9 novembre Negli altri casi, non sarà possibile richiedere il tasso pieno a meno che il contribuente giustifichi una durata minima di assicurazione validata nel regime generale o negli altri regimi. A seguito della legge del 21 agosto 2003, la durata di assicurazione richiesta per avere accesso al tasso pieno di liquidazione è stata portata progressivamente da 150 trimestri per le generazioni nate prime del 1934 e a 165 trimestri per le generazioni nate dopo il 1954 (con situazioni progressive per le generazioni intermedie). Con la legge del 9 novembre 2010, la durata richiesta di assicurazione è fissata annualmente per decreto, sentito il Consiglio nazionale sulle pensioni (COR, Conseil d orientation des retraites). Il tasso pieno è comunque attribuito ai lavoratori aventi disabilità a partire dai 55 anni di età, a partire dai 56 per i lavoratori beneficiari di un pensionamento anticipato per carriera lunga, dai 60 anni per i lavoratori beneficiari di un pensionamento anticipato per lavoro usurante. 11 Fonte: 11

13 Il coefficiente di detrazione per trimestre mancante passa progressivamente dal 2,5% per le generazioni nate prima del 1944 all 1,25% per le generazioni nate dopo il Inoltre, tutti coloro che chiedono la liquidazione della pensione successivamente al 2012 subiscono una detrazione del 5% per trimestre di assicurazione mancante. Tuttavia, il tasso di liquidazione non può essere inferiore al 25%. Queste detrazioni rappresentano delle misure di incentivo a trattenere in attività i lavoratori anziani, completate da altri dispositivi messi in opera dalla riforma del Da un lato, l età alla quale un datore di lavoro può pensionare un dipendente è portata da 60 a 70 anni dopo il primo gennaio Dall altro, è prevista una maggiorazione della pensione (detta surcote) per tutti gli assicurati aventi almeno 60 anni di età e che giustifichino una durata di contributi necessaria per percepire la pensione a tasso pieno. Dal primo gennaio 2009, la maggiorazione è fissata all 1,25% per ogni trimestre supplementare di contribuzione. In contropartita, le riforme del 2003 e del 2010 offrono la possibilità di anticipare l età di pensionamento. Tre criteri sono combinati per determinare l età di pensionamento: l età di inizio dell attività (prima dei 16 o 17 anni), la durata di assicurazione validata e la durata delle contribuzioni. Simmetricamente, la riforma del 2003 ha previsto la facoltà di versamento di contributi per la pensione durante gli anni degli studi superiori. Questi versamenti permettono agli assicurati che stimano che il periodo della loro contribuzione sarà insufficiente di aumentare il tasso di liquidazione o di proratizzazione. Il montante di questi versamenti è attuarialmente neutro, poiché si accresce con l età ed il salario medio. Tale tipo di versamenti è limitato all accumulazione di 12 trimestri [Lavigne, 2013]. Nonostante si posi su una logica contributiva, il regime di base comporta meccanismi non contributivi che modulano i diritti a pensione percepiti dagli assicurati: per alcune categorie di lavoratori, la formula sopra riportata comporta un beneficio pensionistico molto basso. Per questo motivo, nessuna pensione calcolata secondo la formula può essere più bassa di un minimo detto contributivo, fissato per decreto e rivalorizzato regolarmente (nel 2012 ammontava a 620, 92 euro al mese). Per quanto riguarda i lavoratori part-time, la pura logica contributiva vorrebbe che un dipendente che lavori la metà di un dipendente a tempo pieno validasse due trimestri l anno. Dal 1972, tuttavia, la convalidazione dei trimestri non si basa sulla durata effettiva del lavoro, ma sulla comparazione tra il salario annuale effettivamente percepito e lo Smic calcolato su una base di 200 ore (dunque, a titolo di esempio, nel 2013 era 9,43*200, essendo 9,43 lo Smic orario lordo). Anche la situazione familiare produce un allontanamento dalla logica puramente contributiva: la madre acquisisce un trimestre di contribuzione per ogni anno durante il quale 12

14 abbia cresciuto il figlio, fino al suo sedicesimo compleanno, nel limite di otto trimestri per figlio nato o adottato. Inoltre è attribuito un beneficio del 10% della pensione agli uomini e alle donne che abbiano allevato almeno tre figli. La pensione di reversibilità è accordata, dal primo gennaio 2009, alle persone che soddisfino queste condizioni cumulative: essere stati sposati con il deceduto, avere almeno 55 anni e non percepire da soli più di 1,3 volte lo Smic orario; non è richiesta alcuna condizione di durata del matrimonio e se esistono più coniugi superstiti la pensione è condivisa tra i congiunti in misura proporzionale agli anni di matrimonio. Esiste inoltre l allocation veuvage(contributo di vedovanza), abolito con la legge di agosto 2003 ma reintrodotto con la riforma del 9 novembre 2010, che consiste in un beneficio ulteriore per i vedovi che siano residenti in Francia, abbiano meno di 55 anni e non percepiscano un salario superiore ad un tetto prestabilito. Questa allocazione è versata nei due anni successivi il decesso ed è soppressa nel caso in cui il coniuge si risposi, stringa un unione civile o conviva con un'altra persona [Lavigne, 2013]. 1.4 Sistemi complementari obbligatori e regimi speciali I regimi AGIRC e ARRCO Da dopo la Liberazione, i lavoratori del settore privato percepiscono una pensione complementare destinata a completare la pensione versata dai regimi di base. Questi regimi complementari sono obbligatori, funzionano per ripartizione e sono regimi a contribuzione definita in punti. Una prima convenzione collettiva interprofessionale, l associazione generale delle istituzioni del personale dirigente (AGIRC, Association générale des institutions de retraites des cadres) ha istituito il regime complementare per i lavoratori dipendenti il 14 marzo Dopo l accordo dell 8 dicembre 1961, i lavoratori dipendenti si sono affiliati a casse complementari raggruppate in seno all Associazione dei regimi pensionistici complementari (ARRCO, Association des régimes de retraite complémentaire). Dal 29 dicembre 1972 l affiliazione dei lavoratori ad una cassa complementare è obbligatoria [Bellocq, 2004]. Le condizioni per l accesso alla pensione sono la condizione di età (almeno 55 anni), la condizione di attività (cessare la propria attività o non beneficiare più di punti gratuiti per indennizzo di disoccupazione o interruzione del lavoro) ed una condizione formale (chiedere la liquidazione della propria pensione ad AGIRCO e ARRCO, con effetto il primo del mese successivo alla richiesta) [Bellocq, 2004]. L età alla quale un assicurato può chiedere la liquidazione della pensione senza abbattimenti è fissata a 65 anni. Accordi sindacali hanno portato alla fondazione dell AGFF 13

15 (Association pour la gestion du fonds de financement) che permette ad un assicurato, nel caso in cui soddisfi le condizioni per una liquidazione a tasso pieno secondo il regime generale, di liquidare la propria pensione complementare senza abbattimento prima dei 65 anni. I tassi di contribuzione a questa cassa sono del 2% per la parte di stipendio inferiore al tetto della Securité sociale (la previdenza francese) e del 2,20% per la parte superiore al tetto (tra una e tre volte per i contribuenti ARRCO, tra una e quattro volte per i contribuenti AGIRC) Il sistema a punti Le istituzioni stabilite da una convenzione collettiva professionale sono imposte alle imprese che fanno parte dei rispettivi settori; negli altri casi le imprese hanno la scelta, nei tre mesi successivi la loro costituzione, di iscriversi in uno dei due regimi competenti [Bellocq, 2004]. I lavoratori versano i contributi calcolati su tutto o parte del proprio stipendio e questi contributi sono trasformati in punti che vengono accumulati nel corso di tutta la carriera; una volta giunta l età del pensionamento, essi sono moltiplicati per il valore dei punti stessi per ottenere il montante delle pensioni. L ARRCO e l AGIRC hanno attualmente tassi, basi contributive, prezzi d acquisto dei punti e valori dei punti differenti [Bellocq, 2004]. I lavoratori dipendenti contribuiscono ad una cassa affiliata all ARRCO sulla parte del loro stipendio inferiore a tre volte il tetto massimo della Securité sociale ( euro al primo gennaio 2013). La quota inferiore al tetto è definita tranche 1 della base contributiva, quella al di là del tetto tranche 2. Il personale dirigente versa i propri contributi all ARRCO per quanto riguarda la quota inferiore al tetto della Securité sociale, e all AGIRC i contributi calcolati sulla quota dei loro redditi compresa tra il tetto massimo e otto volte lo stesso tetto. Quest ultima quota si compone di una tranche B, corrispondente alla parte dei redditi compresa tra una e quattro volte il tetto, ed una tranche C, corrispondente alla frazione del salario compresa tra quattro e otto volte il tetto 12. Una volta determinate le tranche, viene loro applicato un tasso per calcolare il montante delle contribuzioni versate; si distingue il tasso contrattuale, che permette di calcolare il montante delle contribuzioni trasformato in punti pensione, ed il tasso effettivo di prelievo. Solo il tasso contrattuale genera diritti a pensione, mentre il tasso effettivo permette di regolare l equilibrio finanziario del regime [Bellocq, 2004]. I tassi sono diversi a seconda della tranche presa in considerazione e del regime a cui i contributi sono versati. Nel caso del regime ARRCO, il tasso contrattuale è 6% per la parte di salario inferiore al tetto della Securité sociale mentre per la parte compresa tra una e tre volte il tetto 12% per tutte le imprese e 16% per quelle create dopo il primo gennaio Per 12 La descrizione di questo paragrafo è largamente basata su Lavigne [2013] 14

16 quanto riguarda i tassi effettivi, essi sono rispettivamente 7,5% e 15% o 20% a seconda che le imprese siano state create prima o dopo il primo gennaio Per quanto riguarda il regime AGIRC, la parte inferiore al tetto della SS vede un tasso contrattuale del 6% ed un tasso effettivo pari al 7,5%. La tranche compresa tra una e quattro volte il tetto è caratterizzata da un tasso contrattuale del 16% ed un tasso effettivo del 20%, e lo stesso vale per la tranche B (compresa tra quattro e otto volte il tetto), con la sola differenza che in questo caso la contribuzione è facoltativa [Lavigne, 2013]. I punti acquisiti rappresentano il totale dei punti derivanti dalla contribuzione, dei punti attribuiti e dei punti acquistati. Il valore dei punti derivanti dalla contribuzione si ottiene dividendo le contribuzioni versate sulla base del tasso contrattuale per il prezzo di acquisto di un punto, detto salario di riferimento. I punti attribuiti possono derivare da un congedo per malattia o per infortunio (le indennità versate sono soggette a contribuzione), da un sussidio di disoccupazione (sottoposto a contribuzione ridotta), dalle condizioni di prepensionamento o da altre situazioni che possono essere contributi statali per i contratti di apprendistato o contributi delle imprese per i lavoratori in congedo per formazione. I punti acquistati rappresentano invece quelli riscattati per gli anni di studi superiori nel limite di tre anni e di un massimo di 70 punti (questa pratica è possibile dal primo gennaio 2004). Il valore dei punti è fissato ogni anno dal consiglio di amministrazione dei regimi sulla base della loro situazione finanziaria 13. In seno al regime ARRCO, la ripartizione dei contributi tra dipendenti e datori di lavoro è fissata da convenzione collettiva; questa ripartizione si aggira intorno al 40% per i dipendenti e al 60% per i dirigenti [Bellocq, 2004]. 1.5 I regimi speciali I regimi speciali concernono i funzionari ed i dipendenti di enti pubblici a carattere industriale e commerciale (RATP, SNCF ) e le professioni a statuto speciale (minatori, marinai, ecclesiastici, soci de la Comedie Française e dell Opéra di Parigi ). Se alcuni regimi hanno visto le loro regole convergere verso quelle del regime generale con la riforma del 2003, altri si caratterizzano per delle regole specifiche, generalmente più generose [Lavigne, 2013]. In ambito pubblico, il diritto a pensione spetta ai lavoratori che non svolgano mansioni usuranti a partire dai 62 anni (per i nati dopo il primo gennaio 1956) e a partire dai 57 anni per coloro che svolgono lavori usuranti (per i nati dopo il primo gennaio 1961). Per le generazioni precedenti, l età aumenta di un trimestre per passare da 60 anni per la generazione del 1951 a 61 anni e otto mesi per la generazione del 1955, dopo la legge del 9 novembre 2010 sulla 13 Il paragrafo è una rielaborazione da Bellocq [2004] 15

17 riforma delle pensioni. Per accedere alla pensione, è necessario aver lavorato almeno due anni per i lavoratori sedentari in ambito pubblico, e almeno quindici anni per i lavoratori svolgenti attività che comportino fatica fisica; al di sotto di queste soglie, i diritti a pensione sono calcolati secondo il regime generale [Lavigne, 2013]. Dopo la riforma del 2003, la durata richiesta per beneficiare di una pensione a tasso pieno è progressivamente allineata a quella del regime generale, ossia 160 trimestri nel 2008 e 165 nel Il regime generale, peraltro, si è allineato al regime dei lavoratori pubblici per quanto riguarda il tasso di riduzione (1,25% di riduzione per trimestre mancante). La maggiorazione sulla pensione a tasso pieno è invece fissata a 0,75% per trimestre supplementare, con un limite di 20 trimestri. L età di pensionamento obbligatorio è portata a 67 anni per i lavoratori nati dopo il primo gennaio 1956 (ed aumentata progressivamente da 65 anni a 67 anni per le generazioni precedenti). D altro canto, il tasso di contribuzione dei dipendenti pubblici è progressivamente allineato a quello del regime generale, passando da 7,85% a 10,55% in dieci anni 14. La principale differenza con il regime generale resta la modalità di calcolo della pensione, che rappresenta il 75% dello stipendio indicizzato degli ultimi sei mesi di attività (oltre all eventuale maggiorazione). Come gli affiliati al regime generale, i dipendenti pubblici hanno la possibilità di riscatto degli anni di studio o per la durata di servizio part time. Beneficiano ugualmente di bonus familiari e la pensione di reversibilità è uguale al 50% della pensione di diritto, senza condizioni di reddito. Allo stesso modo, un bonus di un anno di servizio viene accordato per figlio nato o adottato prima del 2004 agli uomini come alle donne, sotto la condizione di interruzione dell attività per almeno due mesi. Per i figli nati o adottati dopo il 2004, l interruzione dell attività (congedo parentale) sono contati gratuitamente nella durata dell assicurazione, nel limite di tre anni per figlio, per gli uomini come per le donne. A queste maggiorazioni della durata di assicurazione si aggiunge una maggiorazione (non imponibile sui redditi) del 10% per i lavoratori pubblici, uomini o donne che siano, genitori di almeno tre figli (e di un 5% supplementare per ogni figlio in più) [Lavigne, 2013]. Dopo la riforma del 2003, le pensioni sono rivalorizzate in funzione dell indice dei prezzi e non più in funzione delle remunerazioni del corpo di appartenenza del lavoratore pensionato. Infine, la riforma del 2003 ha creato un regime addizionale di pensione per punti, 14 La Documentation Française, La réforme 2010 des retraites 16

18 per i premi e le indennità non presi in considerazione nel calcolo della pensione, nel limite del 20% dello stipendio indicizzato Il trattamento fiscale 16 La legge numero definisce le regole di deducibilità o di imposizione per l insieme delle contribuzioni ai regimi obbligatori di base e complementari oltre che per i regimi supplementari ad adesione obbligatoria o facoltativa. Sono interamente deducibili dal reddito imponibile le contribuzioni annuali versate al regime vecchiaia della SS, le contribuzioni eccezionali versate al regime vecchiaia della SS a titolo di riscatto degli anni di studi o di anni con contributi scarsi e le contribuzioni ai regimi complementari obbligatori. Le contribuzioni, parte del lavoratore e parte dell impresa, versate ai regimi supplementari a contribuzioni definite, sono deducibili dal reddito lordo imponibile del lavoratore nel limite dell 8% della remunerazione annuale limitata a otto volte il tetto della SS che comprende, oltre a questi contributi, l adesione dell impresa al PERCO (Plan d épargne retraite collectif). Le contribuzioni, parte del lavoratore e parte dell impresa, versate ai regimi supplementari di previdenza sono deducibili dal reddito lordo imponibile del lavoratore per un massimo del 7% del tetto della SS e del 3% della remunerazione annuale lorda senza che il totale ecceda il 3% di 8 volte il tetto della SS. La frazione eccedente ognuna di queste limitazioni sarà reintegrata nella base imponibile per il reddito. Inoltre, ogni membro di un nucleo familiare fiscale può dedurre dal suo reddito netto (dopo l abbattimento del 10 e del 20%) le contribuzioni versate ad un PERP o ad un PERE nei limiti della differenza calcolata nell anno precedente tra il 10% dei propri redditi professionali nel limite di otto volte il tetto della SS (o, se questo limite è più favorevole, del 10% dello stesso tetto) e la somma delle contribuzioni (sia del lavoratore che dell azienda) ai regimi ad adesione obbligatoria e al PERCO. L articolo numero 39-1 del codice generale delle imposte stabilisce che le contribuzioni destinate al finanziamento dei regimi pensionistici e di previdenza complementare sono ammesse a deduzione del risultato d impresa poiché esse costituiscono l accessorio di una spesa di sfruttamento deducibile, gli stipendi. 15 Riadattamento da Insee, Vingt ans de réformes de retraites: quelle contribution des règles d indexation? Disponibile su 16 Basato su La protection sociale dans l enterprise, Bellocq, 2004 pag (Fiscalité des opérations complémentaires) 17

19 2. Il sistema pensionistico italiano 2.1 Cenni storici 17 La previdenza sociale è nata con lo scopo di indurre i giovani a risparmiare per la loro vecchiaia. A questo principio si sono ispirati i primi provvedimenti al riguardo in Italia, a cominciare dai disegni di legge del Regno di Sardegna nel Con la legge n 3595 del 15 luglio 1859, infatti, veniva istituita una Cassa di rendite vitalizie per la vecchiaia garantita ma non alimentata dallo Stato ed amministrata dalla Cassa depositi e prestiti. A quest ultima chiunque poteva contribuire volontariamente a fronte di una rendita vitalizia percepibile da un età compresa tra i 50 ed i 60 anni. La legge fu ispirata dai precedenti belgi e francesi, ma non fu mai attuata a causa della non emanazione del Regolamento di esecuzione. Il sistema previdenziale iniziò a svilupparsi propriamente solo a partire dall unità d Italia e grazie alla diffusione dell industria. Negli anni 80 e 90 del XIX secolo si moltiplicarono i disegni e le proposte di legge a tema previdenziale; nel 1881 fu istituita la Cassa delle pensioni civili e militari a carico dello Stato e nel 1883 la Cassa Nazionale contro gli infortuni (originariamente a carattere volontario). Esisteva inoltre una forma di tutela per i dipendenti pubblici gestita dalla Cassa Pensione per i dipendenti statali ed un Monte pensione per gli insegnanti elementari (entrambi risalenti al 1881). La prima vera tutela pensionistica risale al 1898, quando con la legge n 350 fu istituita la Cassa Nazionale di Previdenza per l Invalidità e la Vecchiaia degli operai (antenata dell Inps) con il compito di gestire forme facoltative di assicurazione per la vecchiaia e l invalidità. Sempre nel 1898 fu introdotta l obbligatorietà dell assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, a favore sia del lavoratore in caso di colpa dello stesso sia a favore del datore di lavoro che poteva essere chiamato a rispondere dei danni. Il carattere di adesione volontaria previsto dalla legge 350/1898 ne determinò uno scarso sviluppo; si diffuse pertanto l opinione che fosse necessario renderla obbligatoria, proprio come accadeva sin dal 1889 nella Germania di Bismarck. Fu così che agli inizi del Novecento furono istituite forme di assicurazione obbligatoria per la vecchiaia e l invalidità. L obbligatorietà dell iscrizione a tali forme di assicurazione fu introdotta nell ordinamento alla fine della prima guerra mondiale, con decreto luogotenenziale del 21 aprile 1919 n 603. Essa interessava tutti i lavoratori, eccetto gli impiegati con reddito superiore alle 350 lire mensili (poi portate a 800 lire). Questo sistema pensionistico era 17 Paragrafo basato sulle descrizioni di Persiani [2008] e Fornero [1999] 18

20 caratterizzato da un finanziamento in parti uguali tra lavoratori e datori di lavoro (coerentemente con il modello tedesco) con un modesto intervento dello Stato; il sistema inoltre era un sistema a capitalizzazione che seguiva il metodo contributivo per il calcolo della pensione. L età di accesso alla pensione era fissata a 65 anni sia per gli uomini che per le donne, risultando piuttosto elevata per la speranza di vita di allora. Questo modello restò sostanzialmente intatto per tutto il regime fascista, con l aggiunta di modifiche successive principalmente sull assetto giuridico. Solo nel 1939, con il D. L. n 636 del 14 aprile, il sistema subì delle modifiche sostanziali. Fu ampliato il raggio delle tutele fornite dall assicurazione invalidità e vecchiaia grazie all introduzione del principio della reversibilità della pensione ai superstiti. L effettiva erogazione delle prestazioni fu però rinviata al Con lo stesso D. L. fu inoltre abbassata l età minima di pensionamento a 60 anni per gli uomini e 55 anni per le donne, tenendo così conto della speranza di vita del tempo; il limite restò tale fino alla riforma del Altra modifica introdotta nel 1939 fu l innalzamento a 1500 lire del limite di reddito al di sopra del quale vigeva l esonero dall obbligo di iscrizione per gli impiegati. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, pressoché tutti i Paesi (con l eccezione di Giappone e Stati Uniti) hanno sperimentato un passaggio graduale da sistemi a capitalizzazione a sistemi a ripartizione. In seguito alla riduzione delle riserve dovutamente all inflazione post-bellica, in Italia fu introdotto un sistema misto ripartizionecapitalizzazione. Questa trasformazione non riguardava meramente la dimensione finanziaria, ma anche le finalità stesse assegnate ai sistemi, che da strumento assicurativo assumono la funzione di meccanismo di redistribuzione di risorse tra le diverse generazioni, secondo l idea di stato sociale che andava affermandosi. Tra la fine della seconda guerra mondiale e gli anni 60 ha luogo un progressivo passaggio del sistema pensionistico pubblico a forme di tutela sempre più estese. Fu gradualmente abbandonato il sistema a capitalizzazione a favore di un sistema a ripartizione. Nel 1952 venne riorganizzato il sistema ed introdotto l istituto di integrazione al trattamento minimo, ed in seguito (tra il 1957 ed il 1966) il sistema pensionistico fu esteso a categorie di lavoratori autonomi (istituzione presso l Inps della Gestione speciale per i coltivatori diretti, mezzadri e coloni, della Gestione speciale artigiani e della Gestione speciale commercianti). Nel 1968 avviene il passaggio pieno dal metodo contributivo a quello retributivo; in un primo momento era stato stabilito che la copertura pensionistica con 40 anni di anzianità assicurativa fosse pari al 65%, poi elevato al 74% ed infine all 80% (1976). La pensione sociale e la pensione di anzianità vengono istituite nel 1969 e le pensioni vengono indicizzate all inflazione. Per quanto riguarda la funzione assistenziale, nel 1969 erano state introdotte le pensioni sociali a favore dei cittadini senza 19

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