LA MANOVRA AI RAGGI X

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1 9 LA MANOVRA AI RAGGI X Al decreto Salva Italia, diventato legge dopo un iter parlamentare brevissimo, è affidato il compito di rimettere in ordine i conti dello Stato. Per farlo, tutti i cittadini sono chiamati a contribuire con qualche sacrificio. Riforme in materia pensionistica e anticipazione dell Imu sono gli aspetti che fanno più discutere. Qualche strumento in proposito per un utile riflessione di Giuseppe Argentino

2 10 rescita, equità e consolidamento dei conti pubblici: questi gli obiettivi del decreto legge 201/2011, convertito in Legge 214/2011, noto come decreto Salva Italia, varato dal Governo a fine anno 2011, che si articola attorno a grandi numeri, finalizzati in parte ad incrementare le entrate fiscali, e in parte a ridurre la spesa pubblica. Ma di quali numeri si tratta? Quali sacrifici attendono i cittadini? In quale percentuale è stata ridotta l incidenza della spesa pensionistica sul Pil? La cura da cavallo somministrata agli italiani sarà in grado di migliorare il futuro delle persone, e soprattutto dei giovani? O non rischia piuttosto di generare conseguenze recessive su un economia che da alcuni anni mostra segni di scarsa crescita? È poi pensabile che in un contesto di crescente interdipendenza delle economie dei vari Paesi, l Italia possa uscire da sola da una crisi, nata in Usa nel 2007, poi diffusasi a macchia d olio nel resto del mondo, o è necessario rinforzare gli strumenti di coesione sovranazionali, a partire da un potenziamento delle istituzioni dell Unione europea? Consultando la dettagliata Relazione al Parlamento presentata dal presidente del Consiglio lo scorso 4 dicembre, si apprende che la Manovra ha la sostanziale finalità di perseguire i seguenti obiettivi: riequilibrio strutturale dei conti pubblici, per ridurre rapidamente il peso del debito; creazione di condizioni per consentire la ripresa dello sviluppo economico del Paese, dopo una lunga fase di crescita molto contenuta e la recessione del biennio Tali obiettivi sono quantificabili, per il triennio , in circa 63 miliardi, il 70% dei quali porteranno maggiori entrate nelle casse dello Stato, mentre il 30% sarà costituito da minori spese. La Manovra si è resa sostanzialmente necessaria per rimettere i conti in ordine, dopo che, a partire dall estate scorsa, la crescita dei tassi di interesse destinati a finanziare il debito pubblico aveva finito per vanificare le Manovre di luglio e agosto, predisposte dal precedente Governo. In particolare lo spread, che indica il differenziale tra i tassi pagati sui Bot a 10 anni, e i tassi pagati sugli analoghi titoli della Repubblica federale tedesca, punto di riferimento dell area dell euro, era passato da 1,74 del 1 giugno 2011, a 5,75 del 9 novembre, come si evidenzia nel Grafico 1. «Lo spread non va enfatizzato, né minimizzato» ha affermato il presidente del Consiglio, ma non si può non considerare che esso è comunque indicativo del giudizio di affidabilità che i mercati internazionali esprimono sul Sistema Italia. A partire dall inizio della scorsa estate tale giudizio è andato peggiorando in modo progressivo, evidenziando una crescente mancanza di credibilità sulla capacità dello Stato italiano di onorare il debito sovrano, soprattutto a causa del circolo vizioso dato dalla scarsa crescita economica associata all elevato debito pubblico, che da vent anni è stabilmente attestato al di sopra del 100% del Pil, e che nel 2011 ha raggiunto la stratosferica cifra del 120%. Il prossimo futuro non fa prevedere risultati migliori, visto che dopo un 2011 in cui il Pil è cresciuto solo dello 0,6%, dovremmo attenderci un

3 GRAFICO 1 SPREAD: DIFFERENZA FRA BUONI DEL TESORO A 10 ANNI DI ITALIA E GERMANIA. PERIODO 1/6/2011-9/11/2011 8,00 7,47% 4,73% 2,99% 1,72% 0 01/06/11 BTP (Italia) 10 anni BUND (Germania) 10 anni 2012 in recessione dello 0,4%, per poi (probabilmente) risalire dello 0,3%, e quindi dell 1%, nei successivi anni 2013 e La stagnazione produttiva, unita al progredire del debito pubblico, è dunque una delle cause principali della crisi di credibilità del nostro Paese, facilmente divenuto preda della speculazione finanziaria internazionale, tradottasi nell aumento dei tassi d interesse sui titoli di Stato, che a loro volta contribuiscono non poco a far lievitare ulteriormente il debito pubblico. Per renderci conto della dimensione quantitativa, si consideri che i soli interessi sul debito pubblico nel 2011 ammontavano a quasi 78 miliardi, nel 2012 supereranno i 92 miliardi, i 100 nel 2013, per attestarsi a circa 105 miliardi nel È stato così varato un decreto legge, convertito in legge, con parziali modifiche, dal Parlamento, che ha disposto una serie di provvedimenti, alcuni dei quali non hanno mancato di suscitare l interesse dei cittadini. Fra questi, i più caldi sono l anticipazione, dal 2012 dell Imu (Imposta municipale propria) già prevista a partire dal 2014 in sostituzione dell Ici, che graverà anche sulla prima casa e le modifiche del sistema pensionistico volte a ritardare l età di pensionamento. L Imu, che dovrebbe portare alle casse dello Stato un gettito aggiuntivo stimato in 11 miliardi, si fonderà sull aumento della base imponibile, fino al 60%, dei moltiplicatori previsti per i fabbricati iscritti al catasto. Su tale base imponibile verrà applicata un imposta ordinaria dello 0,76%, ridotta allo 0,4% per l abitazione principale, con possibilità di detrazione variabile in relazione alla consistenza del nucleo familiare: si stima che su un totale di circa 19 milioni di prime case, saranno esentati dall imposta circa 5,5 milioni di immobili. Si è discusso se fosse il caso di 09/11/11 11

4 12 Daniele Di Pietro introdurre un imposta straordinaria destinata a gravare solo sui grandi patrimoni, soprattutto immobiliari e finanziari, in modo da richiedere sacrifici maggiori a chi dispone di maggiori ricchezze. È stato tuttavia evidenziato che per rendere efficace tale imposta è necessario disporre di un censimento generale della situazione patrimoniale del Paese che al momento non esiste, e di conseguenza si sarebbe rischiato di fare un operazione di prevalente impatto mediatico, senza effetti significativi. Si consideri inoltre che il sistema catastale italiano si presenta fondato su valori ormai obsoleti, al punto che tra le riforme messe in cantiere dal Governo vi sarà una legge delega finalizzata alla revisione degli estimi catastali. Che di tale revisione vi sia bisogno è fin troppo evidente se si considera che le attuali rendite catastali non sono più congrue rispetto ai valori di mercato, come ha evidenziato un recente studio dell Agenzia del Territorio, secondo il quale il valore corrente delle abitazioni è mediamente superiore a 3,73 volte la base imponibile a fini Ici, mentre i canoni di locazione superano in media di 6,46 volte le rendite catastali. La legge delega aggiornerà il sistema di classificazione degli immobili operando una tassazione sul valore effettivo degli stessi. Non va infatti sottaciuto che numerose operazioni di ristrutturazione edilizia hanno trasformato di fatto immobili già censiti come popolari, spesso ubicati in aree centrali delle città, in abitazioni signorili o di

5 lusso, facendo acquisire a tali immobili un valore che supera perfino edifici di civile abitazione ubicati in zone semicentrali o periferiche. L altro piatto forte della Manovra ha riguardato l introduzione di norme di riforma del sistema previdenziale, e del sistema pensionistico in particolare, sul quale il Governo è intervenuto ritardando l età del pensionamento, con provvedimenti particolarmente severi per le lavoratrici del settore privato, innalzandone l età pensionabile secondo una tabella di marcia piuttosto veloce, (per le lavoratrici del pubblico impiego aveva già provveduto il governo precedente). Per tutti i lavoratori in generale viene poi sostituita la pensione di anzianità (che consentiva di andare in pensione con soli 35 anni di lavoro, anche se in combinazione con il compimento di una determinata età) con la pensione anticipata, per la quale occorreranno oltre 41 anni per le donne, e oltre 42 per gli uomini. È stato poi esteso a tutti i lavoratori, privati, pubblici, dipendenti e autonomi, il sistema di calcolo contributivo a partire dal 2012, anche per coloro che in base alla legislazione precedente era previsto il calcolo con il sistema retributivo. Ma era proprio necessario adottare nuove misure di riduzione della spesa pensionistica, dopo che le riforme varate a partire dal 1992 avevano contribuito a stabilizzare la spesa pensionistica nel lungo periodo? Quando si parla di pensioni occorre considerare diversi elementi, alcuni dei quali si riferiscono ai criteri di calcolo delle prestazioni, altri che sono soggetti a variazioni nel tempo, come in particolare la durata della vita media. Su entrambi i versanti si sono modificate sensibilmente le norme negli ultimi vent anni, adottando il calcolo contributivo, e protraendo nel tempo l età di pensionamento, che verrà progressivamente adeguata all andamento della speranza di vita, costantemente tenuta sotto controllo dagli attuari tramite sofisticati studi statistici. Ebbene la speranza di vita si è velocemente allungata negli ultimi 50 anni, e ancora si sta allungando. Si consideri che in Italia, all inizio degli anni 50 del secolo scorso, la speranza di vita media di una donna era di poco inferiore a 68 anni, e quella di un uomo superava appena i 64 anni: quarant anni dopo, all inizio delle riforme del sistema pensionistico degli anni 90, l età media delle donne era arrivata praticamente a 80 anni, e quella degli uomini era di quasi 73 anni. La Ragioneria generale dello Stato stima che la speranza di vita delle donne supererà gli 85 anni tra anni, e raggiungerà quota 90 a ridosso del 2060, mentre la vita media degli uomini, nello stesso periodo, sarà più breve di circa 4-5 anni. Un legislatore attento deve tenere conto dell andamento demografico, e quindi predisporre gli strumenti affinché le pensioni possano continuare ad essere pagate per tutta la durata dell esistenza di vita delle persone. In questo senso, il decreto Salva Italia dispone che a partire dal 2019, la revisione dell innalzamento dell età pensionabile avvenga con cadenza 13

6 biennale, e che l allungamento dei mesi relativi all adeguamento alla speranza di vita si applichi anche ai requisiti contributivi. Ma dopo la Manovra Salva Italia qual è il risparmio che ci si attende nella spesa pensionistica? Dal punto di vista dei valori assoluti, il Governo si attende un risparmio di oltre 21 miliardi entro il 2014, di cui 3,6 nel primo anno, 7,6 nel 2013 e 10 nel Se rapportata all incidenza della spesa pensionistica sul Pil in un ottica di lungo periodo, non si registrano particolari scostamenti, perché le riforme precedenti avevano già messo sufficientemente i conti in sicurezza. Ma se rapportata al breve-medio periodo la riduzione della spesa pensionistica è piuttosto evidente, come si espone nel Grafico GRAFICO 2 PROIEZIONE RAPPORTO SPESA PENSIONISTICA/PIL PRIMA E DOPO MANOVRA SALVA ITALIA 17% 16% 15% 14% 13% 12% ante DL 201/2011 post DL 201/2011 Una valutazione completa della Manovra prende in considerazione l ampiezza dei provvedimenti adottati, che non riguardano solo aumenti di tasse e tagli alle pensioni, ma anche misure di stimolo all economia, come ad esempio la deducibilità dell Irap (con la riduzione del costo del lavoro, specificamente finalizzata a favorire l occupazione femminile e giovanile) o la stabilizzazione delle norme di deducibilità fiscali per il recupero del patrimonio edilizio. Nella direzione dell equità vanno inoltre considerate le disposizioni come la tassazione speciale sui capitali scudati, o su determinati beni di lusso, ma anche le norme sulla revisione dell imposta di bollo sui titoli e sui prodotti finanziari, o le prescrizioni mirate all emersione della base imponibile, che prevedono, tra l altro, la riduzione a 1000 euro dell utilizzo legale dei contanti e dei titoli al portatore. Sarà sufficiente la Manovra per rimettere i conti in ordine?

7 Molto dipenderà dalla capacità di rimettere in moto la crescita del Paese, se non altro perché la ripresa del Pil abbasserà automaticamente il rapporto percentuale con il debito pubblico. Non va poi dimenticato che l Italia fa parte dell Unione europea, e che con altri Paesi dell Unione condivide l euro come moneta unica. Se da un lato l unificazione monetaria ha effettivamente significato un passo in avanti nel processo di unificazione istituzionale, da un altro si è rivelata, soprattutto a partire dall estate scorsa, inadatta se priva di altri processi di unificazione, e in particolare sotto il profilo fiscale, che renderebbe effettivamente omogenei i rapporti tra beni e servizi, e valori monetari corrispondenti, in tutti i Paesi di Eurolandia. Pare sempre più impensabile infatti che una moneta possa offrire margini di stabilità se non inserita all interno di un contesto istituzionale coerente, oltre che sotto il profilo fiscale, anche sotto il profilo delle scelte di politica economica e monetaria, per le quali si rendono necessari adeguati strumenti non solo di governance, ma anche di controllo democratico, da adottare a livello europeo. L Italia non si salverà senza l Europa, ha detto Monti, aggiungendo che anche l Europa non si salverà senza l Italia: che la crisi attuale possa offrire un occasione storica per realizzare un processo di unificazione politica fino ad ora impossibile da realizzare? LUCI E OMBRE DELLA RIFORMA FORNERO 15 Cosa convince e cosa spaventa della riforma pensionistica firmata dalla responsabile del dicastero di Via Veneto. Un analisi del Patronato Acli che sottolinea le convergenze con il documento Verso lo Statuto dei lavori del 2009 di Fabrizio Benvignati Il decreto Salva Italia ha parzialmente riformato l ordinamento previdenziale, dichiarando di perseguire obiettivi di equità nel calcolo delle prestazioni, di garanzia per il pagamento delle pensioni future, di convergenza inter e intra-generazionale, ma anche di flessibilità dell età pensionabile, progressivamente adeguata alla speranza di vita: ma i provvedimenti adottati vanno effettivamente verso gli obiettivi dichiarati? L equità è evidente nel criterio di calcolo pro rata, introdotto per tutte le

8 16 pensioni in pagamento dal 2012, ma appare affievolita dove si limita l aumento di perequazione automatica, per gli anni 2012 e 2013, alle sole pensioni di importo mensile compreso entro euro. Forse si sarebbe potuta elevare un po l asticella, perché anche chi percepisce euro al mese, peraltro al lordo di imposte, è assimilabile alla categoria dei modesti consumatori, con l aggravante che trattandosi di pensionati, si colpisce una categoria non dotata di potere contrattuale capace di esprimere un sufficiente peso politico. Più coerente con l obiettivo della convergenza inter, e intra-generazionale, l elevazione dell età pensionabile per tutti, donne e uomini, dapprima a 66 anni, e quindi a 67 anni a partire dal 2021, con possibilità di adeguare i coefficienti di trasformazione del calcolo contributivo fino all età di 70 anni, e anche oltre, in base all adeguamento alla speranza di vita. Si tratta di una norma che tende a premiare chi resterà al lavoro più a lungo, ma si tratta anche di una norma che di fatto ripristina la flessibilità dell uscita dal mondo del lavoro, come si auspicava, tra l altro, nel documento Verso lo Statuto dei lavori, approvato dal Consiglio nazionale delle Acli nel 2009, nel quale si ravvisava la possibilità di prolungare l età lavorativa alla luce del progressivo innalzamento della speranza di vita, che rendeva necessario un monitoraggio costante dei tempi della vita per ri-definire di volta in volta l età pensionabile. Non va tuttavia sottaciuto che l aumento dell età pensionabile, sommato al metodo contributivo per tutti, comporta la necessità di rimanere giovani anche in età più avanzata, quando notoriamente le energie psicofisiche si riducono progressivamente. Se da un lato, quindi, si è agito secondo equità, non altrettanto può affermarsi per la tempistica della riforma: l equiparazione del pensionamento tra donne e uomini appare infatti troppo severa nel repentino innalzamento dell età pensionabile delle lavoratrici autonome, e delle lavoratrici dipendenti del settore privato. Allo stesso modo sembra eccessivo lo scalone che prevede l elevazione immediata del requisito minimo per la pensione anticipata a 42 anni e alcuni mesi per gli uomini, e a 41 anni e alcuni mesi per le donne, mentre appaiono eque le disposizioni che fanno salvi i diritti maturati entro il 2011: non è tuttavia immune da criticità la limitatezza dei fondi a disposizione per la salvaguardia delle posizioni di alcune categorie di lavoratori esodati prima della Manovra. Appare poi ispirata al buon senso l elevazione a 20 anni del requisito contributivo minimo necessario per ottenere la pensione di vecchiaia: si sarebbe potuto osare di più, ripristinando l istituto dell integrazione al trattamento minimo per le pensioni interamente contributive, come richiesto anche nel citato documento delle Acli Verso lo Statuto dei lavori, in modo da rendere più dignitosi gli importi dei trattamenti pensionistici: ma su questo argomento il ministro Fornero mostra di avere idee diverse. Desta inoltre qualche preoccupazione la volontà del ministro di consentire ai lavoratori di destinare alla previdenza complementare parte della contribuzione attualmente dovuta alla previdenza obbligatoria. Si tratta di argomento particolarmente delicato, che necessita di valutazioni

9 approfondite, tanto più che l ordinamento vigente considera il sistema previdenziale obbligatorio un istituto finalizzato alla tutela di un interesse pubblico (la pensione), rendendo per ciò stesso indisponibile per i lavoratori la contribuzione accreditata sulla posizione assicurativa. È vero che la legge collega tale ipotesi ad un piano di alfabetizzazione previdenziale, ma è altrettanto vero e qui sta la preoccupazione che nell intervista al ministro Elsa Fornero che segue in queste pagine, si intreccia l educazione finanziaria con la formazione previdenziale. Se pure la finanza è ormai entrata a far parte del mondo della previdenza, in quanto strumento di capitalizzazione della contribuzione destinata alla previdenza complementare, cionondimeno si ritiene che non si debbano confondere previdenza obbligatoria e previdenza complementare, evitando di perseguire obiettivi, più o meno mascherati, di finanziarizzazione della previdenza. A PROPOSITO DI PENSIONE intervista a ELSA FORNERO a cura di Giuseppe Argentino Presidenza della Repubblica 17 L artefice dei provvedimenti di fine anno in materia pensionistica è stata Elsa Fornero, titolare del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, che si è esposta in prima persona nella costruzione del pacchetto di riforme pensionistiche. Affermata studiosa dei sistemi di welfare, Elsa Fornero è professore di Economia politica presso l Università di Torino, e coordinatrice del Cerp (Center for Research on Pensions and Welfare Policies). Per la stesura dei provvedimenti della sua riforma sono state messe in campo tutte le sue competenze scientifiche senza nascondere il coinvolgimento emotivo, di fronte alle tensioni connesse alla severità dei provvedimenti proposti all attenzione del Parlamento. La Manovra Salva Italia è stata severa soprattutto con le donne del settore privato alle quali sono stati allungati i tempi del pensionamento. Non si sarebbe potuto adottare uno scaglionamento più graduale? Innanzitutto una precisazione: alle donne del settore privato che pensavano di andare in pensione tra due o tre anni non è richiesto di posticipare otto o dieci anni il pensionamento. Sino al 31/12/2015, una norma consente, alle donne che optino per una pensione interamente calcolata con

10 18 il contributivo, il pensionamento con 57 anni di età e 35 di contributi. In ogni caso sono consapevole del fatto che cambiando le regole abbiamo spiazzato le aspettative di molti individui, obbligandoli a modificare anche sostanzialmente i propri piani di vita. A livello umano sono ovviamente solidale, ma come ministro ho giudicato che questo fosse imprescindibile. L attuale quadro macroeconomico di crisi non ci lasciava molti margini per adottare gradualità nell applicazione della riforma. Si trattava di decidere se salvare il Paese o proteggere i legittimi interessi di una categoria di cittadini e si è optato, credo comprensibilmente, per la seconda alternativa. In secondo luogo, mi sento di affermare che è stata proprio la gradualità nell applicazione della riforma Amato prima e della riforma Dini poi a costringerci oggi ad un nuovo intervento in materia previdenziale. La regola contributiva che dal 1 gennaio 2012 è entrata in vigore per tutti non è una novità, è stata introdotta nel 1995, con la riforma Dini. Proprio perché la sua applicazione era rimandata ad un futuro lontano, ce ne eravamo quasi dimenticati. Andremo dunque in pensione sempre più tardi e la società sarà sempre più popolata da persone anziane. Quali misure ha allo studio il suo ministero a favore degli anziani non autosufficienti, sia in termini diretti, sia in termini di aiuto alle famiglie, con revisione, ad esempio, delle norme sui congedi parentali? Questo è un tema a noi molto caro. È attualmente allo studio del sottosegretario Maria Cecilia Guerra un piano di intervento per l assistenza agli anziani non autosufficienti ispirato al modello tedesco. Il programma intende definire servizi e/o benefici che si caratterizzano come livelli essenziali delle prestazioni sociali. Un efficace politica di intervento a sostegno degli anziani non solo si configura come intervento necessario nel campo dell assistenza, ma anche come un intervento di politica attiva per le pari opportunità. Oggi la cura degli anziani non autosufficienti è infatti quasi interamente delegata alle donne e spesso costituisce un impedimento fattivo alla loro partecipazione al mondo del lavoro. Nella Manovra di fine anno si prevede che il ministero del Lavoro elabori un programma di informazione e di educazione previdenziale. Ritiene opportuno coinvolgere l associazionismo, e in particolare i patronati, in questo ambizioso progetto di alfabetizzazione previdenziale? Le nuove regole previdenziali responsabilizzano il lavoratore perché la sua pensione dipende strettamente dai contributi versati e dall età di pensionamento. Le persone devono dunque essere messe in grado di effettuare scelte consapevoli. Negli ultimi anni, col Cerp, il Centro di ricerca sulle pensioni e le politiche di welfare, abbiamo svolto diverse ricerche sul tema dell educazione finanziaria in collaborazione con importanti studiosi di fama internazionale. Questo mi ha consentito di arrivare alla conclusione che una appropriata formazione previdenziale, che ora è alquanto carente, sia imprescindibile. Non abbiamo ancora avuto il tempo di pensare alle modalità con cui intervenire, ma certamente

11 Gabriele Viviani siamo aperti alla collaborazione con associazioni e patronati. Il decreto Salva Italia prevede l istituzione di una commissione che analizzi la possibilità di destinare parte della contribuzione che oggi si versa all Inps alla previdenza complementare. Può dirci qualcosa di più sugli obiettivi della norma? Ritengo che sia giusto lasciare ai lavoratori la libertà di optare per ridurre la propria partecipazione al primo pilastro, dirottando parte dei loro contributi sulla previdenza complementare. Da un punto di vista economico risulterebbe più efficiente, perché consentirebbe una maggiore diversificazione del rischio. Permetterebbe inoltre di disegnare piani previdenziali su misura, che quindi potrebbero meglio adattarsi alle esigenze delle persone. Tale maggiore libertà è tuttavia necessariamente subordinata alla sostenibilità economica del sistema previdenziale pubblico e all acquisizione, da parte dei lavoratori, di una competenza previdenziale idonea a praticare scelte consapevoli. L attuazione di questa parte di programma viene dunque demandata ad una fase successiva ancora allo studio. La legge non prevede che le pensioni calcolate con il sistema contributivo possano essere integrate al trattamento minimo, è quindi prevedibile che vi saranno in futuro pensioni di importo molto basso. L alternativa sarà di integrare le pensioni nel limite dell assegno sociale, ma in questo caso non ci sarebbe differenza tra chi ha versato contributi, e chi non ne ha versati affatto. Non sarebbe invece opportuno ripristinare la pensione minima, pur garantendola a chi ne abbia effettivamente bisogno? Qualora a 70 anni la pensione maturata ammonti a meno dell assegno sociale, essa verrà integrata sino a raggiungerne l importo, a patto che il pensionato rientri entro i limiti reddituali stabiliti. In effetti così si equipara questi pensionati a chi non ha contribuito per nulla. Non penso tuttavia che possa essere giudicato iniquo perché per contribuire si deve lavorare e, se si lavora, si percepisce un reddito. È dunque plausibile che a parità di altre condizioni, ossia di condizione reddituale del coniuge, chi ha contribuito un po sia anche un po più ricco di chi non ha contribuito affatto. 19

12 TRA NOVITÀ E TIMORI 20 Come hanno reagito i cittadini alla Riforma Fornero e quali sono loro preoccupazioni maggiori? Lo abbiamo chiesto a chi ogni giorno lavora a tu per tu con i lavoratori, a chi è attivamente in prima fila e quotidianamente aiuta il cittadino a comprendere nuove norme e disposizioni: gli operatori degli sportelli del Patronato Acli a cura di Giuseppe Argentino Due province a caso dello Stivale: L Aquila e Varese, il centro Sud e il profondo Nord. Problemi diversi, stessa incertezza, che riguarda soprattutto «i lavoratori di età tra 50 e 60 anni occupati presso aziende in difficoltà»: spiega Ernesto Placidi, direttore del Patronato Acli di L Aquila che nelle ultime settimane ha accolto un «afflusso particolarmente elevato di lavoratori nei nostri uffici». «Costoro continua si chiedono, in caso di chiusura aziendale, come faranno a trovare un nuovo lavoro, se oggi non esistono possibilità di occupazione per i giovani. Tutti, spiega in modo consapevole, hanno ammesso la necessità della Manovra, ma hanno anche espresso la considerazione che sarebbe stato più giusto prelevare a chi ha di più per contrastare la grave crisi, e tutelare meglio la famiglia, e in particolare i ceti meno protetti. La Manovra prevede delle norme di salvaguardia che tuttavia non considerano i lavoratori che hanno accettato incentivi all esodo: penso ai dipendenti delle Poste italiane che, nella certezza del perfezionamento del diritto alla pensione entro il 2012, si vedranno allontanare la decorrenza della stessa ad un età non inferiore a 64 anni». Anche a Varese il Patronato è stato chiamato a un lavoro straordinario come afferma Marco Montalbetti, direttore del Patronato Acli della provincia: «A partire da fine novembre si è registrato un aumento di afflusso di pubblico presso i nostri sportelli, e tante sono state anche le telefonate con richieste di spiegazioni. Grande è stata fin da subito la confusione in merito alle intenzioni del Governo dovuta anche alle indiscrezioni più disparate diffuse ogni giorno dai media». Anche a Varese i lavoratori sono preoccupati per il proprio futuro. «I più spaventati si sono ovviamente rivelati i lavoratori che avendo già perfezionato i

13 requisiti stavano scontando l anno di finestra mobile» ma in generale, spiega Montalbetti: «Le reazioni della nostra utenza sono state in gran parte molto negative, sia perché in molti con le nuove regole si troveranno a dover rincorrere il requisito di accesso al pensionamento, sia perché quasi tutti sostengono che come al solito si mettono le mani in tasca ai lavoratori e la casta continua a difendere i suoi interessi. Tutti sottolineano che buona parte di questa Manovra rincara le tasse, ma alla fine in molti ammettono che se siamo in crisi dobbiamo porvi rimedio, e quindi la gente si mostra sostanzialmente disponibile a tirare la cinghia, sottolineando però che questo deve valere per tutti, nessuno escluso». E se nessuno da Nord a Sud può dormire sonni tranquilli, gli aquilani hanno qualche problema in più, come ricorda Placidi: «La preoccupazione maggiore oggi, da queste parti, non sta tanto nel pagare le imposte, ma nel garantirsi un reddito da lavoro» e i pensieri aumentano quando si passa alla questione del pagamento della nuova Imu, anche sulla prima casa, con un significativo aumento della rendita catastale. «Va considerato afferma ancora Placidi che i cittadini del cosiddetto cratere (la zona colpita dal terremoto), dal 1 gennaio 2012 sono tenuti al pagamento di tasse e imposte sospese dall aprile 2009 al 30 giugno 2010, seppure nella misura del 40% in massimo 120 rate. Anche per questo motivo, nel mese di dicembre 2011, i nostri uffici sono stati molto frequentati da contribuenti interessati dai conteggi per la restituzione delle tasse sospese: ciò la dice lunga sulla responsabilità di una popolazione che seppur tra tante e pesanti difficoltà vuole compiere fino in fondo il proprio dovere. Il ripristino dell imposta sulla prima casa è molto sentito qui perché legato al tema della ricostruzione del patrimonio immobiliare. Nella Manovra Monti nulla è previsto nello specifico. Ci auguriamo che il tema sia oggetto di un provvedimento ad hoc che il commissario per la Ricostruzione dovrà proporre alla firma del presidente del Consiglio». E davanti a tante difficoltà il Patronato Acli si mostra un alleato. Come meritare quotidianamente il rispetto e la fiducia dei lavoratori? «Fin da subito afferma Montalbetti gli operatori si sono prodigati per far fronte ai quesiti facendo riferimento alle informazioni man mano rese disponibili dalla sede centrale del Patronato Acli, cercando di contenere gli allarmismi, e precisando in particolare che tutto era legato alla trasformazione in legge del decreto, e alle eventuali modifiche nell iter parlamentare. Stessa strategia presso il Patronato dell Aquila dove: «Abbiamo cercato di tranquillizzare i cittadini spiega Placidi sostenendo che questa è la fase uno della Manovra, ma poi seguiranno altri provvedimenti necessari per la ripresa economica e per il ritorno allo sviluppo. In conclusione abbiamo cercato di dare fiducia ad un Governo che se pur tecnico, dovrà portarci fuori dalle grandi difficoltà che si stanno attraversando. Non è una battuta ma dobbiamo augurarci un vero miracolo italiano». 21

14 PREVIDENZA: THE DAY AFTER Una guida per orientarsi nelle nuove norme previste dalla Manovra di fine anno del governo Monti. Cosa e come cambia per chi andrà in pensione da quest anno in poi 22 di Salvatore Satta Quasi a giustificare la durezza dei sacrifici imposti alla collettività, la manovra premette con una certa enfasi gli obiettivi e dunque le ragioni che l hanno ispirata. Così è per l intera Manovra, oggi diventata legge n. 214/2011, e così è, in particolare, per l articolo 24 di questa legge che interviene pesantemente sulle pensioni. Gli obiettivi di equità nei rapporti fra le generazioni, di flessibilità nell accesso al pensionamento, e il principio dell adeguamento dei requisiti alle variazioni della speranza di vita sono in sé certamente idonei a fondare una riforma delle pensioni, ma la profondità con cui si è inciso in una materia così sensibile appare talora effettivamente eccessiva. Il dibattito è aperto, naturalmente, e questo intervento ha il solo obiettivo di offrire un quadro, necessariamente sintetico, delle principali misure che definiscono le pensioni dal 2012 in poi. Prima di passare ai diversi punti che più interessano è importante precisare che queste misure non interessano, almeno per ora, il personale militare (forze armate compresi Carabinieri), le forze di polizia ad ordinamento sia militare che civile (Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Polizia Penitenziaria, Corpo Forestale dello Stato), e il personale del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco. Per tali categorie continua pertanto ad applicarsi la disciplina vigente al Il calcolo contributivo in pro rata La misura riguarda tutti. Riguarda cioè tutte le pensioni a carico delle forme previdenziali pubbliche (per distinguerle da quelle privatizzate e che riguardano i liberi professionisti) che abbiano decorrenza successiva al 1 gennaio La quota di pensione corrispondente all anzianità contributiva che l assicurato matura dal 1 gennaio 2012 in poi sarà calcolata col metodo contributivo, mentre l anzianità contributiva maturata fino al 31 dicembre 2011 continua a determinare una quota di pensione calcolata

15 secondo i criteri precedenti. Questo significa appunto in pro rata: che vale solo per una parte dell anzianità complessiva, quella, in questo caso, che si matura dal 1 gennaio 2012 in avanti. Fino ad oggi chi può far valere almeno 18 anni di contributi maturati alla data del 31 dicembre 1995, poteva contare su una pensione interamente calcolata col metodo retributivo, con un metodo cioè che privilegia le retribuzioni percepite negli ultimi anni e alla media di queste applica la percentuale di rendimento che, almeno fino ad una certa fascia (fino a euro nel 2011), è pari al 2% per ogni anno di contributi. Si dice infatti comunemente, e con una certa approssimazione, che con 40 anni di contributi si ha diritto all 80% della retribuzione. Coloro che, invece, hanno meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre del 1995, hanno già oggi la quota di pensione, quella relativa all anzianità maturata dal 1996 in poi, calcolata col metodo contributivo. Per questi dunque non cambia nulla. Si sa che il calcolo contributivo in genere determina quote di pensione inferiori a quelle calcolate col metodo retributivo. Un uomo di 60 anni che abbia 35 anni di contributi al 2011 e una retribuzione di euro, in un anno di lavoro avrebbe maturato una quota di pensione di circa 800 euro annue. Col calcolo contributivo la stessa retribuzione da diritto ad una quota di pensione annua di circa 633 euro. In compenso però, rispetto al calcolo retributivo che si basa su un anzianità massima di 40 anni, il calcolo contributivo consente di valorizzare anche gli anni oltre i La nuova pensione di vecchiaia Quello che ha colpito in forma più immediata la pubblica opinione è l innalzamento dell età pensionabile, soprattutto per le donne. In realtà la manovra ridefinisce completamente il diritto alla pensione di vecchiaia, prevedendo un nuovo requisito di età anagrafica, certo, ma anche di anzianità contributiva. Tutto quanto prima andava sotto il nome di pensione di vecchiaia sia del sistema retributivo che del sistema contributivo, sia che fosse anticipata in forza di un invalidità dell 80%, sia che spettasse a particolari condizioni di favore secondo la situazione maturata al 1992, sia che scattasse ad un età inferiore riservata ad una specifica categoria (marittimi, autoferrotranvieri ) confluisce dal 2012 in una prestazione, che mantiene la stessa definizione e che spetta, per tutti, alle seguenti condizioni: 20 anni di contributi; 62 anni di età per le donne lavoratrici dipendenti del settore privato e 63 anni e 6 mesi per le donne lavoratrici autonome (coltivatrici dirette, artigiane, commercianti o iscritte alla Gestione separata). L età si incrementa, negli anni successivi, sia per l adeguamento alla speranza di vita, sia per la graduale parificazione con gli uomini che si raggiungerà nel 2018, a 66 anni e 7 mesi;

16 24 66 anni dal 2012 per gli uomini, dipendenti e autonomi, e per le donne del pubblico impiego. Anche per loro l età si incrementa, a partire dal 2013, per l adeguamento alla speranza di vita calcolato dall Istat e sarà pari a 66 anni e 7 mesi nel 2018; Per tutti l età anagrafica non potrà essere inferiore a 67 anni nel Le regole appena illustrate valgono dal 2012 sia per chi, avendo almeno un contributo prima del 1996, matura il diritto alla pensione nel sistema misto (cioè in parte calcolata col metodo retributivo e in parte contributivo), sia per chi, avendo il primo contributo collocato dopo il 1 gennaio 1996, matura la pensione nel sistema contributivo. Per questi ultimi però il diritto alla pensione alle età prima indicate matura solo se, contemporaneamente, l importo della pensione spettante non è inferiore a 1,5 volte l importo dell assegno sociale. A 70 anni, infine, la pensione del sistema contributivo spetta qualunque sia il suo importo e anche con soli 5 anni di contributi effettivi, in luogo dei 20 richiesti prima. Come si è detto, tutte queste condizioni valgono per coloro che maturano il diritto alla pensione di vecchiaia dal 2012 in poi. Quando invece i requisiti previgenti risultino maturati al 31 dicembre 2011, sarà possibile, anche in seguito, andare in pensione secondo le regole preesistenti, compreso il relativo regime delle finestre. La decorrenza della pensione, per chi matura il diritto dal 2012, non sarà più legata alle cosiddette finestre, ma sarà fissata dal mese successivo al perfezionamento dei requisiti e alla cessazione del rapporto di lavoro oppure, secondo la facoltà dell assicurato, dal mese successivo alla domanda. ETÀ PENSIONABILE DAL 2012 Anno Donne Uomini di ogni settore del settore privato e donne del pubblico impiego dipendenti autonome anni 63 anni e 6 mesi 66 anni anni e 3 mesi 63 anni e 9 mesi 66 anni e 3 mesi anni e 9 mesi 64 anni e 9 mesi anni e 7 mesi 66 anni e 1 mese 66 anni e 7 mesi anni e 7 mesi 66 anni e 7 mesi

17 La pensione anticipata La pensione di anzianità, così come è stata concepita fino ad oggi, non esiste più. La nuova prestazione, che assume il nome di pensione anticipata, dal 2012 si potrà conseguire alle seguenti condizioni: 41 anni e 1 mese di contributi per le donne; 42 anni e 1 mese di contributi per gli uomini; Anche questo requisito è soggetto agli incrementi legati alla speranza di vita e, fino al 2014, è innalzato di un mese all anno. La decorrenza della pensione non è più legata alle finestre ma al momento in cui si perfezionano i requisiti e alla presentazione della domanda. REQUISITO CONTRIBUTIVO PER LA PENSIONE ANTICIPATA Anno Donne Uomini Requisito contributivo Requisito contributivo anni e 1 mese 42 anni e 1 mese anni e 5 mesi 42 anni e 5 mesi anni e 6 mesi 42 anni e 6 mesi anni e 10 mesi 42 anni e 10 mesi 25 Deroghe e situazioni particolari La legge prevede una serie di eccezioni alla regola generale. È possibile dividerle in due parti: la prima comprende quelle situazioni che consentono agli assicurati di accedere al pensionamento secondo le norme previgenti; la seconda quelle che, pur inserite nel nuovo regime della pensione anticipata, consentono ai lavoratori un canale di accesso privilegiato rispetto agli altri. Gli assicurati elencati qui di seguito potranno ancora accedere al pensionamento secondo le regole previgenti, sia in materia di pensione di anzianità che di pensione di vecchiaia: coloro che maturano i requisiti previgenti entro il Si tratta cioè di coloro che entro il 31 dicembre 2011 hanno perfezionato i 40 anni di contributi oppure la quota 96 (minimo 35 di contributi e 60 anni di età) per i lavoratori dipendenti o la quota 97 (minimo 35 anni di contributi e 61 anni di età) per i lavoratori autonomi. Ma naturalmente sono compresi anche coloro che al 31 dicembre 2011 maturano i re-

18 26 quisiti per la pensione di vecchiaia nel sistema retributivo o misto, oppure nel sistema contributivo. Le donne che, maturando entro il 2015 i requisiti richiesti fino al 2007 per la pensione di anzianità (57 anni per le lavoratrici dipendenti, 58 anni per le lavoratrici autonome e 35 anni di contributi), scelgono il calcolo contributivo della pensione. Gli assicurati che rientrino nel numero massimo che verrà determinato con decreto ministeriale da emanarsi entro tre mesi sulla base dei tetti di copertura finanziaria che la legge ha precisato per gli anni dal 2013 al Il numero massimo, e quindi le graduatorie dovranno essere formate comprendendo queste categorie: lavoratori collocati in mobilità ordinaria sulla base di accordi sindacali stipulati anteriormente al , e che perfezionino i requisiti (previgenti) entro il periodo di fruizione dell indennità di mobilità; lavoratori collocati in mobilità lunga sulla base di accordi collettivi stipulati entro il ; lavoratori che, alla data del , siano già titolari di prestazione straordinaria a carico dei fondi di solidarietà di settore, o per i quali sia previsto il diritto di accesso ai predetti fondi di solidarietà sulla base di accordi collettivi stipulati entro la medesima data (4 dicembre 2011). Si tratta dei dipendenti di banche, Poste, Monopoli di Stato etc. che, giudicati in esubero dai rispettivi enti, sono titolari di un assegno straordinario fino alla decorrenza della pensione; lavoratori autorizzati ai versamenti volontari in data anteriore al ; qui rientrano tutti coloro che hanno avuto, nel passato un autorizzazione ai versamenti volontari, anche se non l hanno mai utilizzata. Rientrano dunque anche coloro che, autorizzati ai versamenti volontari prima del , potrebbero aver diritto alla pensione di vecchiaia con soli 15 anni di contributi; dipendenti pubblici che, alla data del , hanno in corso l istituto dell esonero dal servizio o ai quali l esonero risulti concesso con provvedimento emanato prima della medesima data: si tratta dell esonero dal servizio per chi abbia raggiunto un anzianità di almeno 35 anni, con trattamento economico, fino al raggiungimento dei 40 anni, al 50% elevabile al 70% nel caso di svolgimento di attività di volontariato presso onlus, associazioni di promozione sociale, organizzazioni non governative che operano nel campo della cooperazione con i Paesi in via di sviluppo, ed altri soggetti individuati con apposito Dm; lavoratori già compresi nella graduatoria dei soggetti esonerati dal nuovo regime delle finestre (12 mesi dopo la maturazione dei requisiti per i dipendenti, 18 mesi per gli autonomi) introdotto dal Gli enti competenti dovranno effettuare il monitoraggio delle domande per determinare le graduatorie dei soggetti ammessi a mantenere i previgenti requisiti per il diritto alla pensione. Questo non significa che da oggi ci si debba affrettare a presentare la domanda per rientrare fra

19 i beneficiari di questi vantaggi. Gli enti infatti, attingendo alle banche dati da loro gestite, sono in grado di prevedere la data del possibile pensionamento di ognuno degli interessati. Sarà quindi sufficiente chiedere ad ognuno di confermare l intenzione di accedere al pensionamento e quindi di presentare a suo tempo la domanda. E comunque la domanda va fatta solo quando si ritiene di aver maturato il diritto alla pensione secondo i requisiti richiesti prima di questa legge. Non prima. La seconda parte delle eccezioni riguarda coloro che possono accedere alla pensione di vecchiaia o alla pensione anticipata, così come regolate dalla nuova legge, a condizioni più favorevoli rispetto a quelle generali. I destinatari: gli uomini, lavoratori dipendenti del settore privato, che avrebbero maturato i requisiti di età e di contribuzione per il diritto alla pensione di anzianità nel 2012, cioè coloro che nel 2012 maturano una quota, somma di età e di contribuzione, non inferiore a 96, in cui l età non sia inferiore a 60 anni e l anzianità contributiva non inferiore a 35. Non sono dunque necessariamente lavoratori nati nel 1952 come schematicamente compare sulla stampa: possono essere lavoratori nati nel 1951, ma anche nel 1950 o nel 1949 che però raggiungono i 35 anni di contributi nel Questi potranno, in via eccezionale, andare in pensione anticipata una volta compiuti i 64 anni di età. Cioè con due anni circa di anticipo rispetto alla normale decorrenza. Ma chi ha, per esempio, 60 anni di età e 39 anni di contributi nei primi sei mesi del 2012, potrà naturalmente andare in pensione nei secondi sei mesi del 2015, pur non avendo ancora 64 anni, ma avendo maturato 42 e sei mesi di contributi come richiesto dalle nuove disposizioni. Le donne, lavoratrici dipendenti del settore privato, che abbiano, nel 2012, 60 anni di età e 20 anni di contributi. Qui invece, si tratta effettivamente delle lavoratrici nate nel Anche queste lavoratrici potranno andare in pensione, se più favorevole, a 64 anni di età. La via più vantaggiosa rispetto ai 64 anni può essere appannaggio solo di chi sia nata nei primi tre mesi del 1952, perché potranno andare in pensione negli ultimi mesi del 2015, con 63 anni e 9 mesi. 27 I lavori usuranti reggono requisiti più favorevoli La pensione anticipata può essere ottenuta con requisiti più favorevoli da parte di chi abbia svolto mansioni particolarmente usuranti o lavoro notturno di una certa durata. La norma previgente prevedeva per loro la riduzione dell età anagrafica minima e, conseguentemente, della quota costituita dalla somma di età e contribuzione richiesta per il diritto alla pensione di anzianità. La riduzione dell età era in generale di tre anni con qualche correttivo per i lavoratori notturni turnisti che svolgono da 64 a 77 notti all anno. Dal 2012 il requisito è costituito dalla somma di età e contribuzione, le cosiddette quote, che, secondo la riforma del 2007, sarebbero state valide per gli anni dal 2012 in poi.

20 I nuovi requisiti dunque sono: lavoratori dipendenti anzianità minima lavoratori autonomi anno quota età minima età minima quota e 3 mesi 61 e 3 mesi e 3 mesi 98 e 3 mesi e 7 mesi 61 e 7 mesi e 7 mesi 98 e 7 mesi 28 Questi requisiti valgono per i lavoratori impegnati in mansioni particolarmente usuranti di cui all art. 2 del Dm , i lavoratori notturni turnisti che hanno almeno 78 notti all anno, i lavoratori notturni non turnisti, i lavoratori addetti alla linea catena ed i conducenti di veicoli di capienza non inferiore a 9 posti adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo. Per i lavoratori notturni turnisti che svolgono da 64 a 71 notti all anno l età e la quota sono aumentate di due unità, mentre per coloro che svolgono da 72 a 77 notti all anno l età e la quota sono aumentate di una unità. Flessibilità, incentivi e penalizzazioni L obiettivo della flessibilità, una delle idee guida dell intero provvedimento, viene assicurato dalla previsione dei nuovi coefficienti di trasformazione per il calcolo contributivo che verranno introdotti fino ai 70 anni. Il coefficiente di trasformazione è un valore percentuale (o un divisore su cento se si preferisce) che si applica al montante contributivo maturato per determinare l importo annuo della pensione. Oggi tale coefficiente è previsto solo fino a 65 anni, e tale massimo valore è applicato anche a chi vada in pensione a 66, 67 anni. Secondo la riforma, dunque, chi scelga di proseguire l attività oltre l età pensionabile potrà contare su una pensione (o una quota di pensione) calcolata con coefficienti di trasformazione adeguati fino a 70 anni. Si tratta di una misura che pone innanzi tutto rimedio ad un anomalia oggi presente (gli uomini già prima della Riforma andavano in pensione a 66 anni e anche oltre), e, per il futuro, esplicherà i suoi effetti solo fra qualche anno. Ma oltre alle misure che incentivano a prolungare il rapporto di lavoro, e quindi a differire il pensionamento, sono previste, per contro, misure che penalizzano chi acceda al pensionamento prima dei 62 anni. Ed in effetti, per coloro che maturano il diritto alla pensione anticipata dal 2012 in poi, la quota di pensione maturata fino al 2011 è ridotta del 1% se alla decorrenza manca 1 anno a 62 anni di età, 2% se ne mancano 2, e un ulteriore 2% per ogni anno in più: chi va in pensione a 59 anni avrà una penalizzazione del 4%. Ed è una riduzione che rimane per sempre.

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