Tasso di Sostituzione = Pensione / Ultima Retribuzione * 100% Gap Previdenziale = 100% - Tasso di Sostituzione

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1 La pianificazione previdenziale Pensare al proprio futuro negli anni della pensione spesso è un attività che, sbagliando, si procrastina a pochi anni dalla fine effettiva dell attività lavorativa. Si può in questi casi scoprire che le risorse saranno troppo scarse rispetto alle aspettative e purtroppo, quello che è peggio, non si ha nemmeno il tempo sufficiente per impostare un sostenibile piano di risparmio. La pianificazione previdenziale è proprio quell attività di analisi e consulenza, effettuata con il dovuto anticipo rispetto all età di pensione, che mira ad inquadrare con precisione le risorse della pensione pubblica (decorrenze, importi attesi, interventi di coordinamento di varie coperture pensionistiche a disposizione, ecc.) e sulla base di questo quadro commisurare il risparmio in strumenti integrativi come i fondi pensione, le forme previdenziali individuali, le polizze vita e il patrimonio finanziario dedicato alla vecchiaia, che concorrono parallelamente alla realizzazione dell obiettivo di tutela del tenore di vita. Il gap della pensione pubblica Quando si parla di pensione pubblica è frequente sentire pronunciare il termine gap pensionistico, ma a cosa significa e a cosa si riferisce? Il termine inglese che sta per mancanza, scopertura misura la differenza tra ultima retribuzione o reddito da lavoro e la pensione pubblica, ovvero quanto si andrà a prendere in meno quando l individuo passerà dalla vita lavorativa allo status di pensionato. A questo concetto è collegato in via complementare il cosiddetto tasso di sostituzione, termine tecnico più comunemente utilizzato in Italia, che rappresenta per converso la parte piena del bicchiere, ovvero quale è la misura della pensione rispetto all ultima retribuzione o reddito da lavoro. Entrambe le misure possono essere valutate utilizzando pensioni e retribuzioni al lordo o al netto dell imposizione fiscale e di conseguenza si parla rispettivamente di gap lordo o netto. Tasso di Sostituzione = Pensione / Ultima Retribuzione * 100% Gap Previdenziale = 100% - Tasso di Sostituzione Esempio: considerando una retribuzione annua lorda di Euro, e una pensione lorda pari a Euro annue si ha un tasso di sostituzione lordo del 60% e di conseguenza si ha un gap previdenziale del 40%. Il gap previdenziale e l età di decorrenza della pensione pubblica sono il punto di partenza indispensabile della pianificazione previdenziale. Per stimarli correttamente è necessario conoscere con precisione il funzionamento del sistema di previdenza pubblica, cosa non facile nel quadro normativo complesso del nostro paese, che è in continuo mutamento e con un numero molto ampio di enti previdenziali differenti. In questa confusa situazione prevale spesso l opinione che lo Stato provvederà comunque alla nostra vecchiaia elargendo rendite, ancorché non faraoniche, comunque adeguate ad un dignitoso tenore di vita e pertanto non vale la pena di affrontare lo sforzo dell approfondimento. Purtroppo le cose non stanno così. Se i lavoratori oggi prossimi alla pensione riescono ancora a garantirsi un tasso di sostituzione netto di circa il 75-80% dell ultimo reddito, questo non significa che sarà così anche per i lavoratori più giovani che accederanno alle prestazioni pensionistiche pubbliche tra venti, trenta o quaranta anni. Il sistema previdenziale italiano ha subito negli ultimi decenni significative modifiche volte a sanare il progressivo deficit previdenziale maturato progressivamente. Ognuna di queste modifiche definite in gergo riforme ha contribuito a far variare le decorrenze e le metodologie di calcolo della prestazione previdenziale con conseguente innalzamento dell età pensionabile e riduzione della prestazione pensionistica. Ma facciamo un paso indietro per capire in che modo l importo della pensione è influenzato dall età del pensionamento, dalla data di inizio dell attività lavorativa e dal reddito. In Italia la previdenza pubblica si basa su un sistema definito a ripartizione. Ciò significa che i contributi versati dai lavoratori in attività vengono immediatamente utilizzati per erogare le pensioni ai pensionati; in definitiva si tratta di un continuo trasferimento presidiato dallo Stato che ripartisce

2 le risorse fornite dai lavoratori attivi ai pensionati in funzione dei crediti maturati durante gli anni di lavoro. Il sistema risulta in equilibrio ed efficiente fino a quando il flusso contributivo raccolto è maggiore dell importo totale delle pensioni da erogare. Quando l ammontare delle pensioni da pagare (sulla base della normativa vigente) è più alto delle risorse versate dai lavoratori si crea uno squilibrio. È possibile che esista uno squilibrio temporaneo, ma quando questo si ripete nel tempo e addirittura peggiora anno per anno (deficit strutturale), allora è necessario un intervento diretto a limitare i danni. Ed è proprio questo che è accaduto (con particolare veemenza nei primi anni 90) e in una certa misura continua ad accadere ancora oggi. Infatti, con l innalzamento della speranza di vita e la riduzione delle nascite, con conseguente diminuzione del numero di adulti che si affacciano al mondo del lavoro, il nostro sistema di protezione sociale ha subito un fortissimo squilibrio. Si vive di più e quindi si percepisce la pensione per un numero più elevato di anni. La popolazione italiana sta invecchiando e il rapporto tra coloro che lavorano e i pensionati diventa sempre più negativo. Negli anni 70, per ogni 100 euro di pensioni pagate si raccoglievano 97,1 euro di contributi; lo squilibrio c era, ma molto contenuto. Nel nuovo millennio per ogni 100 euro di pensioni si raccolgono solo 74 euro di contributi. Lo squilibrio c è ed è molto pesante. Il disavanzo prodotto è colmato dallo Stato attraverso l imposizione fiscale e il ricorso al debito pubblico, ma quando questo non è più possibile, è necessario intervenire con riforme mirate al contenimento della spesa pensionistica. Il legislatore ha a sua disposizione tre leve su cui agire, per cercare di mettere mano ai conti. Una prima soluzione è pagare pensioni più basse, riducendo l importo delle rendite pensionistiche; la seconda soluzione è quella di aumentare i contributi versati dai lavoratori; la terza è l incremento dell età minima per andare in pensione, con la quale si ottiene da un lato una riduzione dell ammontare delle pensioni da pagare, dall altro si aumentano i contributi in entrata, visto che si lavora per più anni. Tutte e tre le leve sono state utilizzate a partire dagli anni 90 del secolo scorso e recentemente la terza leva e stata quella usata più intensamente, con l introduzione di un ulteriore aspro incremento avvenuto con l ultima riforma Legge 214/2011, essendo la più incisiva e fruttifera in termini di risparmio di spesa a breve e medio termine. Parlando invece dei sistemi di calcolo della pensione, dopo aver descritto il funzionamento del sistema previdenziale, occorre rilevare come un tempo, prima del 1995, il sistema di calcolo della pensione era il così denominato sistema retributivo, dove l'importo della prestazione non era legato all'età del pensionato, ma dipendeva solo dagli anni di contribuzione accreditati e dal reddito degli ultimi anni di lavoro. Con il puro calcolo retributivo l assegno pensionistico di un lavoratore dipendente tipico copriva, senza difficoltà, una quota dell'ultima retribuzione compresa fra il 75% e l'85%, consentendo di mantenere senza sforzi il tenore di vita a cui si era abituati. Con la riforma Dini, entrata in vigore dal Gennaio 1996, è stato introdotto per i lavoratori più giovani un nuovo sistema di conteggio della pensione fondato su di un diverso metodo di calcolo, detto di tipo contributivo. Ogni lavoratore di anno in anno matura un montante dei contributi effettivamente versati ed alla decorrenza della pensione il montante sarà convertito in rendita pensionistica attraverso l applicazione di un coefficiente attuariale (che tiene conto della speranza di vita residua del pensionato alla decorrenza della propria pensione, cioè più è giovane il futuro pensionato, minore risulta essere il coefficiente). Con questo sistema l importo futuro di ogni pensione sarà strettamente legato ai contributi effettivamente versati durante tutta la vita lavorativa, alla dinamica di rivalutazione del montante a tutela del poter d acquisto (rivalutazione pari alla crescita del Prodotto Interno Lordo, cioè all andamento complessivo dell economia del paese) ed infine alla speranza di vita residua stimata al momento del pensionamento. Questo sistema di conteggio, a parità di condizioni, è per definizione meno remunerativo del precedente e porta il tasso di sostituzione medio nell intorno del 60% - 70%. L ultima riforma strutturale varata nel 2011 (legge 214/2011 Monti-Fornero) ha ulteriormente ritoccato il funzionamento del sistema di calcolo delle pensioni anticipando l aggancio alla speranza di vita già introdotto dalla precedente riforma (Legge 122/2010). Il sistema previdenziale a partire dal 2012 adeguerà progressivamente i requisiti di pensionamento, che incorreranno nel meccanismo automatico di revisione e incremento in proporzione all'allungamento riscontrato della speranza di vita, appositamente rilevato dall ISTAT.

3 La nuova legge (decreto Salva Italia), introduce inoltre un ulteriore rilevante cambiamento relativo al sistema di calcolo. Prevede infatti per tutti il passaggio netto, a partire dalle annualità maturate dal 1/1/2012, dal sistema di calcolo retributivo a quello contributivo. L introduzione graduale del sistema contributivo, prevista dalle precedenti normative, osservata a salvaguardia dei diritti acquisiti di chi sta andando in pensione ancora oggi (nella stragrande maggioranza con il sistema retributivo), nascondeva purtroppo la riduzione marcata della redditività del sistema pensionistico del futuro, nonché una grossa forma di iniquità inter generazionale. A titolo di esempio prendiamo in esame un padre ed un figlio, che hanno svolto lo stesso tipo di attività lavorativa di lavoro dipendente. Il padre, oggi già in pensione con il metodo retributivo, percepisce un assegno mensile di circa l 80% dell ultima retribuzione netta; il figlio tra una trentina di anni percepirà, a partire da un età mediamente di 3 4 anni superiore a quella del padre, una pensione pari a poco più del 65% dell ultima retribuzione netta. La nuova riforma, in tal senso, risulta estremamente più equa, penalizzando uniformemente e progressivamente tutte le generazioni coinvolte. L integrazione previdenziale Se il cosiddetto primo pilastro previdenziale della pensione pubblica, sta volutamente subendo un continuo ridimensionamento, in particolare per le generazioni più giovani, il legislatore ha introdotto in compensazione dal lontano 1993 e con particolare attenzione con l ultima riforma in vigore dal 2007, il secondo pilastro, quello della previdenza complementare. Questa forma di integrazione è costituita dai Fondi Pensione e dai Piani Individuali Pensionistici di natura assicurativa, che, diversamente dal sistema a ripartizione della pensione pubblica, funzionano sulla base dell effettiva capitalizzazione dei risparmi individuali e degli eventuali accantonamenti TFR, che vengono investiti nei mercati finanziari. La caratteristica peculiare di questo pilastro è l adesione libera dei soggetti (i contributi di primo pilastro sono obbligatori) e la possibilità per l interessato di determinare i livelli contributivi e le modalità di investimento con ampia autonomia. Il secondo pilastro gode anche di un ottimo trattamento fiscale che concede un extra performance agli investimenti e prevede maggiore flessibilità nelle forme di conseguimento delle prestazioni (ad esempio il 50% del maturato alla data di pensione può essere riscosso in forma di capitale in una unica soluzione). È ovvio che una corretta pianificazione previdenziale non può esimersi dal considerare questo importante elemento strutturale, introdotto appositamente dal legislatore come naturale elemento di equilibrio delle prospettive di tutela del tenore di vita dei pensionati (i risparmi delle riforme previdenziali in parte finanziano anche la deducibilità fiscale della previdenza complementare). Oltre alla previdenza complementare possono essere considerati anche altri strumenti a finalità previdenziale come le polizze vita tradizionali o a carattere finanziario, gli investimenti finanziari a lungo termine, gli investimenti immobiliari, ecc. In questi casi la destinazione deve essere chiara e inequivocabile per non creare l illusione di un eccesso di risorse che al momento del bisogno potrebbero non esserci effettivamente. Da questo punto di vista la previdenza complementare di secondo pilastro risulta lo strumento più idoneo perché pone dei vincoli ben precisi di età per ottenere i benefici fiscali. L obiettivo di tutela L ultimo, ma non il meno importante, elemento della pianificazione previdenziale è la determinazione degli obiettivi da raggiungere. L aspetto principale nel fare previdenza è sicuramente la tutela del tenore di vita del nucleo familiare negli anni della vecchiaia. Per stimare correttamente i consumi essi vanno proiettati tenendo in considerazione la composizione futura del nucleo familiare, le esigenze di spesa primaria e secondaria, la minore incidenza dei consumi per la produzione del reddito (auto, treno, ristoranti), le eventuali nuovi voci di spesa come viaggi o assistenze, e via di seguito. Solitamente il tenore di vita obiettivo si pone al 75% 85% delle entrate da lavoro antecedenti la pensione, non considerando la percentuale residua come fonte di produzione del reddito da lavoro e parte del risparmio non più necessario in pensione, perché finalizzato allo stesso obiettivo.

4 Per completare infine il quadro degli obiettivi di tutela è necessario andare anche oltre al tenore di vita e prendere in considerazione anche la eventuale costituzione di un capitale di autotutela da imprevisti, le eventuali assicurazioni in caso di non autosufficienza, l asse ereditario, ecc. In tutto ciò è di primaria importanza indagare l aspettativa concreta e particolare della persona interessata. Senza timore di smentita, si può giungere alla conclusione che l obiettivo della pianificazione previdenziale, come un abito, va fatto su misura, in modo da rispecchiare realisticamente le esigenze e le aspettative realmente sentite del soggetto in esame. Una soluzione semplicistica, buona per tutti, in definitiva non sta bene a nessuno. Su un piano metodologico invece, la determinazione degli obiettivi deve curare con particolare attenzione un paio aspetti peculiari e critici della previdenza, che hanno notevole impatto nella pianificazione: 1. L obiettivo previdenziale è un obiettivo a lungo termine e l inflazione sul lungo periodo può generare distorsioni notevoli se nei conteggi non c è sufficiente coerenza di ipotesi e aspettative. La determinazione degli obiettivi e la stima delle prestazioni pensionistiche di base ed integrative deve rispettare rigorosamente la parità del potere d acquisto. 2. Per pareggiare gli obiettivi di consumo con le risorse attese di pensione e rendite integrative è indispensabile detrarre da retribuzioni e pensioni l impatto fiscale e contributivo. Chiaramente l applicazione delle norme fiscali vigenti in un futuro distante introduce non pochi elementi di approssimazione, ma l entità che ha la pressione fiscale sui redditi da lavoro, da pensione e in particolare sulla previdenza integrativa, è tale che non considerarli porta ad una distorsione grave di tutta la pianificazione. Tenendo presente queste osservazioni, tutte le stime degli importi futuri calcolati dovrebbero essere depurati dell effetto dell inflazione e al netto dell imposizione fiscale, riportando pertanto cifre spendibili e a parità di potere d acquisto di oggi. L integrazione e il nuovo contesto previdenziale Il nuovo contesto previdenziale, profondamente riformato dalle manovre avviate durante lo scorso anno (come in parte già descritto - legge 114/2011), modifica in modo sostanziale le coordinate per la determinazione delle pensioni, introducendo uno scenario nuovo e variabile sul fronte delle integrazioni pensionistiche. Il tentativo di rilevare il trend delle pensioni pubbliche attese e della previdenza integrativa per realizzare l obiettivo di tutela del reddito, incontra dei limiti dovuti alla variabilità estrema che caratterizza il nuovo sistema di calcolo della pensione, ormai radicalmente vincolato all evoluzione della speranza di vita e al calcolo contributivo. La domanda di tutti è: Ma nel mio caso concreto cosa avviene? Come cambia la decorrenza della mia futura pensione? Quanto ci perdo dal posticipo della pensione? La risposta purtroppo non è uniforme, anzi è particolarmente variabile da caso a caso. Alcuni subiscono ritardi della pensione di diversi anni, altri hanno l accredito di contributi che non avrebbero avuto in precedenza alcun valore, altri ancora vedono comparire nuove tipologie di pensione anticipata e nuove modalità di conteggio e tutti incorrono nella revisione continua dei requisiti di pensione che si adatteranno negli anni a venire alla crescita demografica. Nei seguenti articoli approfondiremo le caratteristiche salienti del nuovo sistema previdenziale estendendo l analisi, oltre al mondo del lavoro dipendente, anche al mondo del lavoro autonomo e dei parasubordinati, per i quali l esigenza di integrazione previdenziale risulta ancora più marcata.

5 Casi esemplificativi In quasi tutti gli esempi la previdenza complementare è stata affiancata alla pensione pubblica, solitamente ottimizzando la contribuzione soggettiva, per il raggiungimento del migliore obiettivo tenore di vita, rispettando i criteri di sostenibilità del risparmio. Abbiamo altresì dato particolare enfasi al raffronto pre e post riforma Monti-Fornero, evidenziando le differenze emerse e commentandole, ove necessario. Come si può rilevare dagli esempi riportati l effetto della riforma Monti-Fornero è chiaro : allontanando il momento di entrata in pensione si raggiungono tassi di sostituzione molto elevati, spesso ampiamente sufficienti anche senza l integrazione privata. È pacifico che con i pochi profili di seguito riportati non è possibile riassumere tutte le dinamiche in atto nel sistema previdenziale, ma riteniamo che gli esempi concreti, implementati con efficaci ed accurati motori di stima delle pensioni pubbliche, di quelle integrative e completi di analisi fiscale, siano in grado di dimostrare la semplicità espositiva, la sintesi e l efficacia del modello di pianificazione previdenziale analitico. L approfondimento e l affinamento delle posizioni previdenziali, la disamina di possibili totalizzazioni e ricongiunzioni, l ottimizzazione delle scelte di investimento in previdenza complementare e degli obiettivi da conseguire, sono il passo successivo che risulta naturale intraprendere nelle situazioni concrete. Questo passaggio naturale, spesso richiesto con molto interesse dai soggetti analizzati, consente di effettuare il vero salto qualitativo della consulenza previdenziale. Conviene anche sottolineare che la pianificazione previdenziale necessita di accurati motori di simulazione, che siano in grado di applicare i complessi requisiti per la concessione delle pensioni e stimare accuratamente gli importi, applicando i corretti parametri di conteggio e proiezione. Il perfezionamento degli strumenti informatici degli stessi enti previdenziali, dei Fondi pensione e delle società di consulenza, offre oggi un discreto ventaglio di opportunità al consulente. Rileviamo che i profili tipo qui riportati sono stati elaborati con il modello Epheso I.A. che integra i motori di simulazione delle pensioni pubbliche, delle pensioni integrative e dell analisi fiscale.

6 Caso 1 Donna nata nel 1956 impiegata di azienda privata - 30 anni di contributi Reddito netto Euro/annui

7 Caso 2 Donna nata nel 1986 impiegata di azienda privata - 0 anni di contributi Reddito netto Euro/annui (esempio di pianificazione previdenziale) Il caso specifico, presenta, con la nuova normativa, una scopertura ridotta. Si e` gia` raggiunto e superato l 80% dell ultimo reddito. Ipotizzando l avvio di un piano integrativo oggi fino al pensionamento, previsto nel 2055 (durata 43 anni), il soggetto puo` ottenere la copertura integrale con un moderato livello di contribuzione. Infatti gia` il solo contributo tfr (6,91 sul reddito -753 E su netto/ 1063 E su lordo ) assolve con abbondanza (esubero del 0,19%) l obiettivo di copertura del gap (12,9% corrispondenti a 3007,00 ) assicurando una rendita annua di 3.527,00 Euro/annui.

8 Caso 3 Uomo nata nel 1960 impiegato di azienda privata -25 anni di contributi Reddito netto Euro/annui

9 Caso 4 Uomo nato nel 1990 impiegato di azienda privata - 0 anni di contributi Reddito netto Euro/annui (esempio di pianificazione previdenziale) Anche in questo caso, con la nuova normativa, si ottiene una scopertura ridotta. Si e` gia` raggiunto e superato l 80% dell ultimo reddito. Ipotizzando l avvio di un piano integrativo oggi fino al pensionamento, previsto nel 2057 (durata 45 anni), il soggetto puo` ottenere la copertura integrale con un moderato livello di contribuzione. Infatti gia` il solo contributo tfr (6,91 sul reddito E su netto/ 1508 E su lordo) assolve con abbondanza (0,19%) l obiettivo di copertura del gap (15,7% corrispondente a 5317,00 ) assicurando una rendita annua di 5818,38 Euro/annui.

10 Caso 5 Uomo nata nel 1969 Co.co.Pro (amministratore di società) - 11 anni di contributi Reddito netto Euro/annui È evidente, in questo esempio, l effetto della nuova pensione anticipata, di cui abbiamo pocanzi parlato, valevole solo per i contributivi puri.

11 Caso 6 Donna nata nel 1980 artigiano titolare - 10 anni di contributi Reddito netto Euro/annui (esempio di pianificazione previdenziale) In questo caso, un altra figura giovane, ma un lavoratore autonomo. Possiamo osservare, la presenza, se pur ridotta con la nuova normativa, di una scopertura notevole. Ci poniamo pertanto l obiettivo di raggiungere almeno l 80% della retribuzione annua dell anno precedente. Ipotizzando l avvio di un piano integrativo oggi fino al pensionamento, previsto nel 2047 (durata 35 anni), optando per un livello contributivo pari al 9% del reddito (corrispondente in questo caso a 1620 sul reddito netto/ 2255 sul reddito lordo) e con asset allocation bilanciata 30% obb. / 70%az. Il soggetto otterra` il raggiungimento del tenore di vita medio auspicabile al pensionamento.

12 Caso 7 Uomo nata nel 1975 artigiano titolare - 10 anni di contributi Reddito netto Euro/annui

13 Per concludere queste considerazioni con un approccio operativo, proviamo a sintetizzare poche regole d oro per una corretta impostazione della Pianificazione Previdenziale: - Mantenete vivo l obiettivo di voler vivere una vecchiaia serena. Gli anziani hanno ormai cambiato la propria identità sociale: sono figure che godono di discreta salute, voglia di consumare, viaggiare, fare progetti, e per tanti anni dalla prima decorrenza della pensione. - Verificate e quantificate il tenore di vita e la capacità di risparmio negli anni di lavoro. L analisi di tutti i redditi, considerando anche le attese sulla durata ed evoluzione è fondamentale per determinare la sostenibilità del risparmio dedicato al perseguimento dell obiettivo previdenziale. - Prima cominciate a pianificare la vostra pensione meno sacrifici dovrete fare. Se cominciate ad accumulare a 50 anni dovete accantonare ogni mese fino a 20 volte quanto avreste dovuto risparmiare se foste partiti a 30 anni per raggiungere o stesso risultato. - Più tardi smetterete di lavorare, meno bisogno avrete di integrare la pensione. Infatti, se andate in pensione a 60 anni invece che a 65, dovete risparmiare fino a cinque volte tanto a parità di obiettivo di integrazione. - Verificate e quantificate con precisione il tenore di vita desiderato nella terza età. Valutate in modo razionale le necessità e le aspirazioni per il futuro. - Valutate e quantificate con estrema cautela la pensione attesa per la vecchiaia e quantificate in modo realistico il Gap previdenziale e solo dopo decidete di pianificare il vostro risparmio previdenziale. E importante rivolgersi al proprio consulente finanziario di fiducia per sottoporsi ad un check up previdenziale finalizzato a determinare, se esiste ed a quanto ammonta, il gap previdenziale. È importante che le stime siano coerenti con l evoluzione attesa della retribuzione e con il valore effettivo dei contributi accreditati. L importo del gap previdenziale solitamente è di un ordine di grandezza inferiore alla pensione pubblica, pertanto anche piccoli errori di sotto o sovrastima della pensione possono generare errori di notevole entità in merito ai bisogni di integrazione pensionistica. - Scegliete gli strumenti finanziari ottimali rispetto alle vostre esigenze. Oggi il mercato propone una serie di strumenti: Fondi Pensione e Pip in testa, che hanno una forma adeguata all obiettivo previdenziale e godono di una fortissima leva fiscale. - Adeguate il vostro stile di vita alle esigenze di investimento previdenziale. Se dal check up è emerso un gap importante è necessario intervenire immediatamente. La quota di risparmio da destinare alla costruzione della pensione futura dovrà imporci sacrifici e rinunce che un giorno saranno ricompensate. - Siate sempre coerenti alle decisioni comportamentali assunte e verificate periodicamente il rispetto delle precedenti condizioni. La disciplina e la costanza sono il segreto per arrivare alla fine del piano con i risultati raggiunti.

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