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1 Anno 2, n. 26 Settimanale gratuito di fatti e di opinioni Reg. Trib. di Siracusa n 1509 del 25/08/ Direttore: Franco Oddo Vicedirettore: Marina De Michele FABIO MOSCHELLA I soldi van dati agli agricoltori imprenditori PAG.13 (Privitera) edizione online: SENTENZA 2000 L acqua non potabile a metà prezzo PAG.15 (Rossitto) Sabato 25 Settembre 2010 SCIENZIATI Un fianco dell Etna sta franando PAG PRIMO PIANO FIORELLO Dalle pompe funebri al successo PRG Il diritto a costruire se c è la licenza DAZEBAO Dalla protesta cinese alla pubblicità SINDACI Visentin (Sr) e Valvo (Noto) De Benedictis: A parità di spesa, organico ridotto. Si spendono male i soldi Quanto accade all ASP di Siracusa non s era mai visto in precedenza Siracusa ha avuto, in proporzione ai suoi abitanti, risorse aggiuntive che altre non hanno avuto. Ma a parità di spesa noi manteniamo una dotazione organica inferiore a quella di quasi tutte le altre ASP di Sicilia: spendiamo cioè male i nostri soldi. L ASP prevede di assumere 28 figure amministrative e 13 commessi. Che Azienda si ha in testa?. PAG. 14 (La Leggia) Per il quarto polo ci vogliono i soldi Ci vogliono delle caratteristiche precise che vanno al di là della volontà politica. Intanto ci vuole un certo numero di facoltà, e poi bisogna trovare i soldi. Di certo non possono sperare che il ministro dia a Siracusa i 300milioni di euro. A PAG. 7 (Festa) SIGE NOTO E ROSOLINI Milioni che ci sono e non L inchiesta Verdini partita da Siracusa A PAGINA 3 (Lanaia) Vecchia storia Arenella resort La delibera di giunta risale al 2002; provocò ricorsi, diffide e pareri del CGA. A PAG. 5 (De Michele) Rigassificatore Ok la Regione Paolo Pantano: Ionio Gas deve modificare il progrtto già presentato. A PAG. 11 (De Michele) ZTL Ortigia Paghi chi deve Vinti tutti i ricorsi per le multe ZTL, ora la Corte dei Conti si rivalga. PAG. 2 (Magnano) Don Prisutto: Ad Augusta la mafia c è ma è esterna Gli orologi a Siracusa Ne funzionasse uno! pagina 6 (Di Maria) E stata scoperta la presenza di un potere mafioso all interno di quelle società che vogliono gestire i grandi appalti all interno del polo industriale. Faccio riferimento ai progetti criminogeni (rigassificatore e inceneritori) destinati al nostro già avvelenato territorio. Vorrei ricordare un solo episodio che in tanti non ricordano più e di cui, in passato, si parlava tanto in città. Quello relativo al grande piano di lottizzazione di Costa Saracena. Parecchi anni addietro, si presentò ad Augusta il principe ismaelita Karim Aga Khan che voleva lottizzare la costa in questione, creando un enorme polo d attrazione turistica. Poco dopo, però, si presentarono gli emissari del boss Nitto Santapaola e gli chiesero una grossa somma.... PAG. 11 (Catalano) Mai nella storia in zona industriale una situazione così drammatica pagine 8-9 (La Leggia)

2 2 25 Settembre 2010 La testimonianza dell avv. Paolo Magnano che ha difeso tantissimi cittadini Ora che tutti i ricorsi contro le multe ZTL sono stati vinti è giusto che la Corte dei Conti si rivalga sui responsabili Sono tra i primi siracusani ad essere incappato nel problema delle multe ZTL e sicuramente l ultimo ad esserne uscito. Con onore. Sei anni sono serviti per dire l ultima parola, per dare a una pervicace e ostinata amministrazione comunale la certezza del suo torto. Ciò nonostante la mia proposta, avanzata qualche tempo fa, di chiudere una vicenda i cui contorni erano già più che chiari, evidenti. Come per tanti altri concittadini la mia storia ha avuto epilogo nel lontano ottobre 2004 quando, tornando a casa, mi capitava quasi quotidianamente di trovare, nella cassetta postale, almeno un paio di verbali di contravvenzione. Il motivo, sempre il medesimo: mio figlio, per raggiungere il Liceo Gargallo, ogni mattina, con il proprio ciclomotore, attraversava la Porta Marina, così infrangendo il divieto di accesso alla zona a traffico limitato (ZTL). Dopo aver ricevuto ben venticinque verbali, ho voluto andare a fondo di una iattura che intanto andava coinvolgendo moltissimi siracusani, con risvolti che avevano dell incredibile perché mettevano in dubbio la sanità mentale non solo di mio figlio ma di tanti cittadini. Per me la risposta era tutta in una farraginosa e contraddittoria informazione preventiva sul divieto di transito e in una segnaletica del tutto impropria. Ho deciso per questo di impugnare i verbali esponendo, nel ricorso al Giudice di Pace, numerosi motivi di illegittimità fra i quali, anzitutto, le gravi irregolarità di notifica dei verbali e l incompetenza del Sindaco ad emettere le due ordinanze (n. 153/2004 e n. 448/2004) con le quali si era regolamentato l uso della ZTL e se ne era prorogata la vigenza fino al 30 novembre In particolare, chiarivo che tali ordinanze non hanno nulla a che vedere con le funzioni di indirizzo generale e di controllo politico, trattandosi di atti di mera gestione amministrativa che, alla luce del Testo Unico delle leggi sull ordinamento degli enti locali (d.lg. n. 267/2000), rientrano nella competenza del Dirigente comunale e non del Sindaco. Quindi, le due ordinanze sindacali erano da ritenersi nulle per incompetenza del Sindaco e la nullità travolgeva, di conseguenza, le migliaia di contravvenzioni elevate sulla base delle ordinanze stesse. Il ricorso, deciso con sentenza di accoglimento del Giudice di Pace di Siracusa n. 260/05 che annullava i verbali impugnati, ha provocato, come si ricorderà, un vespaio inimmaginabile. Le ragioni erano che, nell arco dei soli mesi di ottobre e novembre 2004, erano state incredibilmente elevate quasi 50mila contravvenzioni dell importo di circa 75 euro ciascuna; che migliaia di cittadini erano coinvolti; che l affaire ammontava, comprese le rilevanti spese di notifica, a circa 4milioni di euro. Cifre già di per sé eccezionali ma, in una piccola città come la nostra, colossali. Ne sono seguiti migliaia di altri ricorsi, tutti per gli identici motivi. Un contenzioso enorme che ha investito l Ufficio del Giudice di Pace addirittura sconvolgendo i tempi e l ordinaria gestione di tutte le cause civili. Le sentenze di annullamento dei verbali si sono susseguite a centinaia, molto spesso con condanna del Comune al pagamento delle spese processuali. Nel frattempo, il problema contravvenzioni ZTL veniva ampiamente dibattuto sia a livello giornalistico che di consiglio comunale e da più parti era saggiamente richiesto, viste le molteplici irregolarità ed i conseguenti gravosi risvolti giudiziari, un azzeramento della vicenda ricorrendo all istituito dell autotutela. L Amministrazione Municipale, Sindaco Bufardeci in testa, però, si è mostrata irremovibile, ripetendo, in diverse occasioni e sedi, che la cittadinanza era stata preventivamente informata dei divieti, che tutta la materia era stata gestita nel pieno rispetto della normativa vigente e che, di conseguenza, non si intendeva adottare alcun rimedio non essendovi errore alcuno da emendare. Tutto normale quindi. Paradossalmente, a parere del Sindaco Bufardeci, veri responsabili dell enorme contenzioso erano gli avvocati siracusani, apertamente accusati, nel corso di una seduta del Consiglio Comunale del giugno 2005, di assoluta carenza di deontologia professionale, tale da costringere il primo cittadino a stigmatizzarne il comportamento speculativo avanti al Consiglio dell Ordine. Non meno vacua l affermazione, nella stessa occasione, del politicante di turno che accusava di sciacallaggio coloro che hanno consigliato ai cittadini di rivolgersi al Giudice di Pace. Appariva, e appare, evidente l intento, profittando della situazione venutasi a creare, di snaturare la sanzione amministrativa trasformandola in un ulteriore tassa a carico dei cittadini. Nel biennio successivo si è così assistito al sistematico annullamento giudiziale dei verbali di contravvenzione e le centinaia di sentenze, mai impugnate dal Comune soccombente, sono divenute definitive. Tutte tranne una, la prima, contro la quale, è da ritenere più per ragioni politiche che per ragioni giuridiche, il Comune ha proposto ricorso per Cassazione. A distanza di cinque anni, e precisamente con sentenza depositata solo il 9 giugno scorso, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso, condannando il Comune al pagamento delle spese processuali. Motivo del rigetto: il Sindaco non è competente ad emettere le ordinanze ZTL che, al contrario, rientrano nelle attribuzioni del Dirigente comunale. Esattamente quanto da subito sostenuto nel ricorso. A questo punto, la storia infinita del problema ZTL può ritenersi conclusa. Per quanto mi riguarda, posso quindi affermare, senza tema di smentita, di avere bene operato adempiendo rettamente i miei doveri di avvocato, soprattutto a tutela dei diritti dei meno abbienti avendo fornito a chiunque me lo avesse richiesto, e sempre a titolo gratuito meglio precisarlo -, lo strumento giuridico per esercitare efficacemente il diritto di difesa sancito dall articolo 24 della Costituzione. La conclusione può essere che supponenza e superficialità sono state puntualmente sanzionate dal massimo organo di giurisdizione e che, a questo punto, non rimane che contare sull intervento della Corte dei Conti, nell auspicio che i rilevanti costi di questa inescusabile mala gestio ricadano sui responsabili. E non, come per lo più accade, su cittadini incolpevoli e inconsapevoli. Avv. Paolo Magnano Dall inverosimile guerra nucleare alla datata aggressione di Silvio Il dazebao cinese e quello siracusano Dalla protesta alla pubblicità diffusa di CARLO GRADENIGO Vi siete mai chiesti cosa sono i tazebao? I dazibao o tazebao, letteralmente tradotto in giornale [murale] a grandi caratteri, nascono in Cina e si diffondono intorno ai primi anni del 1900 in seguito alla rivoluzione culturale. Il termine dazibao deriva dall uso cinese di appendere i giornali in speciali bacheche pubbliche per permetterne la lettura a tutti. Erano usati come mezzo di protesta e di controinformazione politica. La Costituzione cinese garantiva il diritto di scrivere ed attaccare dazibao personali e per questo venivano considerati un importante forma di democrazia rivoluzionaria. Anche in Italia, negli anni della contestazione del sessantotto si diffuse a macchia d olio l uso di questi manifesti che costituivano il mezzo più diretto e veloce per comunicare le ragioni delle proteste e le prese di posizione sugli avvenimenti del periodo. Oggi, nel 2010 a Siracusa basta guardarsi intorno per capire che il senso di questo nobile strumento di democrazia si è perso del tutto. Su tutti i muri, accanto ad ogni bar, edicola o tabaccaio della nostra città è facile imbattersi in uno di questi manifesti ed altrettanto facile capire che di tazebao non è rimasto proprio nulla se non la bacheca. Una singola persona detiene il monopolio di uno strumento nato come voce di popolo contro le istituzioni e che a Siracusa è diventato mezzo di propaganda personale. Tazebao trasformati in cartelloni pubblicitari che a cadenza mensile pubblicano foto e recensioni mascherate da articolo, su due hotel, sempre gli stessi, uno del Siracusano e l altro del Netino. Un mezzo forte, che in tempo di elezioni politiche diventa manifesto elettorale a favore del politico di turno, alla faccia del popolo e della controinformazione rivoluzionaria per il quale erano stati concepiti i tazebao. Titoli che, come ci riferisce Marco M. sorpreso a leggerne uno davanti al bar, andrebbero tacciati per procurato allarme e che prosegue dicendo non è possibile leggere titoli che mettono in guardia su imminenti guerre nucleari o sugli enormi rischi che ognuno di noi corre semplicemente uscendo da casa, prendendo ad esempio la ormai vecchia storia del presidente del consiglio e della statuetta. Non sappiamo se da qui a poco scoppierà una III guerra mondiale, un conflitto nucleare, il diluvio universale o l invasione delle cavallette, fatto è che a forza di leggerle certe cose in giro per tutta la città, si rischia di alimentare le paure della gente e magari qualcuno finisce pure per crederci! DA SOLI NON CE LA FACCIAMO, ABBIAMO BISOGNO DEL TUO AIUTO. DIVENTA SOSTENITORE

3 25 Settembre 2010 Nell inchiesta Denis Verdini si indaga sull autostrada più scassata d Italia, la Cassibile-Rosolini 3 Sul conto di Sige Noto e Sige Rosolini passavano 400 mln di euro che subito dopo ritornavano al mittente: Mica sono soldi veri... Hanno un numero di dipendenti che varia da 20 a 49 e un fatturato da 100 milioni di euro. Questi i dati, tratti da internet, della Sige Noto e della Sige Rosolini, aziende operanti nell edilizia con stabilimento in contrada Marullo Falconara nella città barocca, che sono al centro dello scandalo che ha fatto tremare i palazzi nazionali della politica.. Tutto è iniziato da un indagine sull assegnazione di appalti pubblici per la creazione di parchi eolici, da lì da uno stralcio di quell inchiesta è emersa la vicenda della cosiddetta loggia P3e, ancora, l indagine della procura antimafia sugli appalti per il G8 e la ricostruzione a L Aquila. I nomi degli iscritti sul registro degli indagati sono, più o meno, sempre gli stessi: il senatore del Pdl Marcello Dell Utri, il sottosegretario dell Economia e coordinatore del Pdl in Campania Nicola Cosentino, l imprenditore Riccardo Fusi, presidente dimissionario della Btp, il coordinatore nazionale del Pdl nonché ex presidente del Credito cooperativo fiorentino, Denis Verdini, tanto per citarne alcuni. Presunte tangenti per ottenere privilegi per le aziende, presunta violazione della legge Anselmi la 17 del 1982, in materia di associazioni segrete presunta corruzione, presunto riciclaggio. Si staziona ancora allo stadio delle illazioni fino a che non interverrà una sentenza definitiva, ma la situazione si profila già in tutta la sua gravità perché sono emersi i tentativi di interferire con organi costituzionali, di creare connivenze con alti magistrati, di interloquire indebitamente con le pubbliche amministrazioni. E come nel gioco delle scatole cinesi, dagli scandali di respiro nazionale emergono altre vicende, altrettanto preoccupanti, che riguardano la nostra provincia e, in particolare, la sospirata autostrada Siracusa Gela. Recenti indagini degli ispettori della Banca d Italia e delle procure di Firenze e di Perugia hanno messo in luce un ambiguo giro di denaro: si parla di ben quattrocento milioni di euro che dal 2004 al 2007 hanno svolazzato da un conto corrente all altro, anche nel giro di ventiquattr ore. I soldi in questione transitavano dai depositi bancari della Btp, l azienda di costruzioni di rilievo nazionale che fa capo a Fusi, ai conti del Credito Cooperativo Fiorentino di Verdini, per poi ritornare al punto di partenza, la Btp. Cosa c entra si dirà questa movimentazione di denaro con la tratta stradale siciliana? Pare, in effetti, che a smascherare Fusi e soci sia stata proprio quella parte della contabilità dell azienda che concerneva un grande appalto: quello della costruzione della Siracusa Gela, appunto. Risalendo alle origini della vicenda, il puzzle si completa: nel 2004 l appalto in questione è stato vinto dalla Btp e da due società gemelle, la Sige Noto e la Sige Rosolini, società di cui la stessa Btp è la maggiore azionista, detenendo l 84% delle quote; alle due società consortili gemelle sono stati intestati due conti correnti presso il Credito Cooperativo Fiorentino di Verdini. Ed ecco che il cerchio si chiude: i 400 milioni di euro vagavano dalla società di di MONICA LANAIA Fusi alle società controllate da Fusi stesso, grazie alla connivenza della banca di Verdini. Il motivo di questi giri di denaro non è ancora chiaro agli inquirenti, ma la spiegazione più plausibile sembra emergere dalla intercettazione di una telefonata tra Fusi e un socio: Non sono mica soldi veri L importante è fare il giro L importante è avere il finanziamento. Grazie a questi ingenti esborsi, seguiti da versamenti di uguale valore, si fingeva che le società avessero molti liquidi: un gioco da ragazzi, con queste garanzie, ottenere prestiti e sovvenzioni. C è di più: l appalto per la Siracusa Gela ammontava a 103 milioni di euro, mentre i finanziamenti che l azienda Btp ha erogato alle Sige siracusane hanno toccato i 300 milioni di euro, il 300% in più del valore dell appalto. Inoltre i finanziamenti sono stati versati a questo punto non si capisce quanto fittiziamente anche a lavori ultimati. Ma stendiamo un pietoso velo sui lavori della Siracusa Gela (in esercizio fino a Rosolini, come ricordano i cartelli stradali) che ha il primato di autostrada più simile alle montagne russe dei luna-park. Che il manto stradale sia così deforme perché i materiali che lo sorreggono hanno pezzatura non omogenea appare ormai chiaro, ma qual è il fine, se non quello di lucrare oltre ogni ragionevole limite, di risparmiare sui materiali e con questi risultati visibilissimi avendo a disposizione finanziamenti così ingenti? Le vicissitudini di una delle poche autostrade siciliane non finiscono qua. Nell aprile 2008 la polizia stradale aveva sequestrato il tratto Noto - Rosolini, all epoca non ancora aperto al traffico, perchè il manto era così deformato da mettere a rischio l incolumità degli automobilisti e in tutto il tratto autostradale fra Cassibile e Rosolini vi era un inopportuno dislivello di circa 37 centimetri. Nel dicembre 2008 sono spariti nove escavatori ed è stata distrutta una minipala, un danno di circa seicentomila euro, sempre nel cantiere lungo il tratto tra Cassibile e Rosolini. E appena una settimana fa (anno 2010, puntualizziamo) si è svolta la gara d appalto per la realizzazione del collegamento tra lo svincolo autostradale del Lido di Noto e la strada provinciale per Pachino e Portopalo. Il parlamentare regionale Vinciullo ha commentato È dal 2002 che ci siamo resi conto che la Siracusa Gela, anziché essere stata fatta per servire la nostra provincia e i nostri comuni, la attraversa solamente. E almeno la attraversasse senza far ballonzolare le vetture come un ottovolante, aggiungiamo noi. Resta ancora insoluta la questione del pedaggio e delle strabilianti gimkane che si devono oltrepassare quando si giunge ai caselli, presenti ma non funzionanti, delle uscite di Avola, Noto e Rosolini. Restano dubbi anche sull agognato completamento della tratta fino a Gela, poiché, com è noto, la Siracusa Gela si arresta a Rosolini. In tutta questa vicenda, resta da analizzare un ultima questione: il ruolo delle due Sige, le due società gemelle, che hanno vinto l appalto insieme alla Btp di Fusi. Dalle indagini emerge che tali società detenessero solo il 16% delle quote azionarie e, dunque, non avessero alcuna voce in capitolo nel consiglio d amministrazione. Ora, il punto interessante è che la Sige Noto fa capo ad Andrea Vecchio, imprenditore edile, presidente dell associazione dei costruttori di Catania e da anni sotto scorta per aver fatto arrestare gli estortori del clan Santapaola ai quali aveva rifiutato il pagamento del pizzo: insomma, uno dei simboli del contrasto alla criminalità organizzata, un esempio di una onestà e una rettitudine che gli è valsa addirittura il premio Maugeri-Amenano d argento nel Pare, tuttavia, che qualche ombra stia offuscando la figura di questo imprenditore. Tanto per cominciare, Vecchio da giugno si trova sotto processo, imputato di simulazione di reato: avrebbe denunciato delle inesistenti telefonate minatorie. Inoltre, per quanto socio di minoranza del consiglio d amministrazione, sembra perlomeno dubbio che Vecchio, uno degli appaltatori della Siracusa Gela e a capo della Sige, non sapesse delle movimentazioni di denaro che Fusi effettuava dalla Btp alla società satellite e viceversa. Infine, in occasione dei furti di escavatori e pale lungo il tratto autostradale tra Cassibile e Rosolini, era proprio Vecchio a presiedere il cantiere; in quell occasione l imprenditore aveva dichiarato che si trattava di atti mafiosi, di una sorta di pizzo estorto mediante i furti e si chiedeva se fosse più opportuno chiudere il cantiere o munire gli operai di armi. Che siano o no mere coincidenze, quello che appare strano è che tutti questi scandali e tutte queste ambigue vicende ruotino sempre attorno agli stessi nomi. E mentre si lucra su tutte e dicasi tutte le infrastrutture create nell interesse pubblico, alla popolazione siciliana resta, al massimo, la possibilità di creare dei gruppi sui social network: come quello che esiste su Facebook, intitolato al miglioramento e all ampliamento della A18. L autostrada siciliana fa, persino, parte dell itinerario europeo E45, ma di standard europei ne rispetta di certo ben pochi. DEL GIORNALE CON UN BONIFICO DI 100 EURO SUL C/C INTESTATO AD ASSOCIAZIONE -->

4 4 25 Settembre 2010 A Noto la raccolta differenziata ha superato il 30%, a Siracusa è ferma da tempo al 4% Visentin e Valvo, ambedue centrodestra, ma uno ama il cemento l altro: Non permetteremo a nessuno di deturpare la città Siracusa e Noto, Visentin e Valvo due esempi opposti di gestione del territorio. Sicilia, terra di sole e di cultura, terra di mare di odori e di sapori autentici e unici. In questa terra spiccano due comuni: Siracusa e Noto. Siracusa, un tempo capitale della Sicilia e del mondo greco, e Noto ancora oggi conosciuta in tutto il mondo come la capitale del barocco. Due comuni sotto la stessa provincia, ma con una storia e un futuro che si prospettano differenti. Da una parte Noto, terra ricca, da sempre vocata all agricoltura e dedita al turismo sostenibile e culturale, dall altra Siracusa devastata e inquinata dall illusione di uno sviluppo industriale e dedita anch essa al turismo ma sotto altre strane forme quali villaggi turistici, porti turistici e centri commerciali turistici, sempre in nome dello stesso sviluppo e del progresso vecchio di cinquant anni. Noto, città nella quale la raccolta differenziata è realmente arrivata a superare la soglia del 30% a differenza di Siracusa dove siamo fissi al 4% e i rifiuti vengono ancora conferiti nelle discariche come se fossero dei buchi neri o pozzi senza fondo e inesauribili. Noto, una città che ha ricevuto le 5 vele blu di Legambiente per la pulizia del mare, delle spiagge e i servizi offerti al turista, e Siracusa, una città dove le spiagge preferiamo darle in affidamento al privato (vedi Asparano e via Arsenale) e ancora oggi la fognatura viene tranquillamente riversata in mare tal quale in quella che agli occhi del turista sembra ormai essere la sorgente sacra della Targia. Ad amministrare i due comuni ci sono due sindaci e due amministrazioni della stessa corrente politica ma con una visione diametralmente opposta sullo sviluppo della loro terra. Da una parte Visentin, fortemente spalleggiato dall ex assessore regionale nonché sindaco Bufardeci che afferma: Il modello di sviluppo turistico da concretare che ribadisco, a mio avviso, non può che essere quello di sviluppare il nostro grande patrimonio culturale migliorando i servizi e attraendo ancor più i visitatori con adeguate di CARLO GRADENIGO strutture ricettive alberghiere. Dunque il cemento, in questo senso, fa rima con lo sviluppo e l accoglienza. E in tal senso si inserisce la necessità di dotare la città di centri congressuali, campi da golf, porti turistici e villaggi turistici. Tutto ciò per garantire un aumento di posti letto, incurante delle statistiche che affermano che per metà dell anno il 50% dei posti letto già disponibili sono vuoti. Si parla di servizi al turista, quando è ormai noto che la stazione di Siracusa è sull orlo dell abbandono ed è notizia di giovedì quella dei tagli anche sugli autobus da parte dell AST. Ed ancora, si continua a parlare di costruire nuovi villaggi turistici sulla costa, nonostante quelli già esistenti stiano per vendere. E di pochi giorni fa la notizia che il villaggio turistico Ognina Asparano gestito dalla Blue Marine, con i suoi mille e 500 posti letto, ha affidato a un agenzia immobiliare siracusana il mandato a vendere per 58 milioni di euro. A Noto invece si respira un aria totalmente diversa e alle parole di Visentin - è giusto tutelare il nostro territorio con delle varianti al PRG ma se dovesse giungere in comune una richiesta di concessione edilizia sarò costretto a rilasciarla - si contrappongono quelle del sindaco di Noto Corrado Valvo, il quale riferendosi ai villaggi turistici nel suo territorio afferma: Non consentiremo la deturpazione del paesaggio e prosegue dicendo mi occuperò personalmente di esaminare le richieste di concessione edilizia in contrada Busulmone (li dove si vuole realizzare un villaggio turistico). Niente costringimenti quindi, nessuna concessione da rilasciare per forza o per legge ma una precisa volontà politica ed un preciso modello di sviluppo scelto da Noto e che impone, come dice lo stesso sindaco, di impedire questa nuova forma di colonizzazione, a tutela anzitutto dell integrità dello splendido territorio di Noto, fissando altresì delle regole che permettano di costruire in zone lasciate integre e non oggetto di speculazioni edilizie. Il sindaco ha poi aggiunto: Non sarà consentito a nessuno di deturpare il nostro paesaggio, realizzando veri e propri villaggi in una zona a vocazione rurale che deve avere, e soprattutto mantenere, un rapporto diretto e connesso con l agricoltura. Che dire? Speriamo che il nostro sindaco si faccia influenzare da queste parole, e magari si faccia dare qualche consiglio dal sindaco Valvo sulla gestione di un territorio, il nostro, che nulla avrebbe da invidiare a quello del vicino comune di Noto! Una perizia del Tribunale ha dato ragione ai ricorrenti ma poi si è chiesta l archiviazione Sul fabbisogno abitativo di Siracusa il CRESME ha falsato i dati con valutazioni accresciute e abilmente mascherate Un manifesto di ipocrisia il documento sottoscritto dai 27 consiglieri della maggioranza, il 6 settembre, con cui si è dato il via a quel tavolo tecnico che, sin dai primi incontri, ha indicato chiaramente la strada su cui ci si è messi: quella dell inconcludenza, quella che porterà a un nulla di fatto. Le pie intenzioni di concretizzare tutte le attività finalizzate a una migliore programmazione urbanistica del territorio a garanzia di uno sviluppo eco-compatibile, a tutela del paesaggio e delle risorse naturali presenti in esso sono suonate, sin dal primo momento, come irridenti, sbeffeggianti delle istanze avanzate dalle 46 associazioni ambientaliste impegnate nel tentativo di salvare quel poco che ancora resta di integro in un territorio già irrimediabilmente stuprato dal cemento. Il tavolo tecnico, variamente e ampiamente partecipato, per porre in essere l auspicata (!) rivisitazione del prg nel più breve tempo possibile, salutato come decisivo anche dall onorevole Fabio Granata- che, siamo certi, sa bene quale sia la realtà -, è una bufala colossale e saremo qui, a evidenziarlo, non appena sarà trascorso inutilmente quel termine del 15 ottobre che Granata ha posto quale condizione alla fiducia data all amministrazione dai consiglieri finiani. E d altra parte non compaiono appuntamenti certi nel documento della vergogna - come si è sentito dire dai cittadini presenti in aula - : La trattazione dell argomento potrà essere svolta allorquando sarà completato il lavoro del tavolo tecnico e, di conseguenza, si sarà in possesso di tutti gli elementi utili a formare un giudizio compiuto. Questo vi si legge: cioè, fuori dal politichese, tolto il velo dell ipocrisia formale, MAI! La domanda delle ore successive alla grande beffa è stata come mai non si sia accolto in ogni caso il suggerimento della minoranza di sottoscrivere almeno un atto di indirizzo del consiglio comunale che confermasse le ipotesi formulate dalla commissione urbanistica. Un opzione minimale anche questa in realtà, dal momento che, in ogni caso, per passare alla fase operativa, si sarebbero dovuti attendere i pareri tecnici e determinare l iter procedurale che ponesse al riparo da un eventuale contenzioso. La risposta è forse nella volontà di non creare brecce, di non fare nulla che sconfessi in qualche modo il grande vanto dell amministrazione Bufardeci, quel piano regolatore che Visentin si ostina a dire il primo della città di Siracusa dimenticando, volutamente, quelli precedenti, parziali certo, ma forse meno devastanti. Strumenti urbanistici, quelli del passato, più attenti a non assediare con il cemento le mura dionigiane, offese oggi dal recupero edilizio di un antica abitazione - tuttora in fieri, riteniamo - che non può che sollevare interrogativi sulle autorizzazioni concesse; più attenti a non legalizzare gli abusivismi come ha fatto, se ben si giudica, il prg della giunta Bufardeci. Ancora una volta, con tracotanza si direbbe, si cita nel documento del tradimento l indagine condotta dal Cresme a giustificare la fame di volumetrie della comunità aretusea. Un falso, secondo la perizia tecnica del CTU nominato dal tribunale di Siracusa nel Dove il trucco? Nello studio Cresme commissionato dal Comune a distanza di pochi mesi da quello precedentemente richiesto dalla giunta Dell Arte sono pochissime le modifiche apportate dai tecnici, alcune del tutto marginali - il minor numero di pagine, qualche modifica grafica, qualche titolo delle tabelle, altre piccole ma sostanziali, esiziali per Siracusa. Viene per esempio innalzato dal 10 al 20% il coefficiente dei cosiddetti volumi tecnici (garage, pertinenze, ecc) senza alcuna motivazione. Uno slittamento che porta gli alloggi da una dimensione media di 327,66 mc a quella di 450mc. Ma paradossalmente, se si fanno i conti, questi non tornano lo stesso perché per raggiungere i 450 mc il coefficiente adottato avrebbe dovuto essere addirittura del 51%. E c è anche un altro passaggio degno di nota. Il nuovo studio anche nel definire i criteri di calcolo del patrimonio residenziale sostituisce di nuovo il coefficiente del 20% a quello del 10% del primo studio, senza rifare i calcoli, ma semplicemente eliminando la tavola che avrebbe dovuto essere di conseguenza modificata. I dati però risultano nuovamente modificati in una broshure sempre del Cresme del 2002 in cui si passa dal valore medio di un alloggio di 99,29mq, in ambedue gli studi, a mq e il coefficiente dei vani accessori sale a 20-40mq, quindi ben oltre quanto ammissibile anche con lo spostamento al 20%. A coronare lo stravolgimento espressioni vacue e generiche: si aggirano, possono occupare, si può assumere. Ciliegina sulla torta è il fatto che, nella relazione del prg che riprende i dati di questa broshure, la prima ipotesi (in tutto 3) di un fabbisogno entro il 2013 di 1milione 422mila 900 mc, quasi si trattasse di un banale refuso, diventa di 1milione 499mila 900 mc. Il CTU, nominato dal Tribunale per esitare un esposto presentato proprio per fare chiarezza su questi dati, nella perizia consegnata nel settembre 2006, parla espressamente di un evidente inspiegabile lievitazione del risultato di un calcolo che induce a supporre che il fatto non sia dovuto ad un errore inavveduto ma ad un azione volontaria, idea avallata dal fatto che non c è solo questa vistosa alterazione della stima, bensì, nascoste, anche altre. Scrive l ingegnere Corrado Piluccio che gli stessi autori dello studio asseriscono, come a voler scaricarsi della responsabilità dei risultati, che il loro lavoro è stato eseguito in collaborazione e affiancati ai consulenti e ai progettisti del piano. Circostanza confermata dall architetto Navarra nel corso della sua audizione (L architetto Navarra interrogato riferisce che il rapporto tra l ufficio al prg e i consulenti del Cresme è stato molto collaborativo ). Dunque lo studio del Cresme, nella stima del fabbisogno residenziale, contiene tutta una serie di valutazioni, di fondamento per le determinazioni finali, palesemente accresciute, alcune delle quali abilmente mascherate, il che fa fortemente presupporre la volontarietà degli autori ad incrementare il reale fabbisogno abitativo e le rispettive superfici necessarie, e quindi conseguentemente a sovradimensionare il piano. Il dato manipolato, che ha poi addotto a far lievitare i dati finali, è proprio il volume degli alloggi. Il CTU cerca di spiegare i passaggi fondamentali: il fabbisogno edilizio si ricava moltiplicando il numero degli alloggi che si ritiene necessario, data la presunta accresciuta domanda, per il volume che essi mediamente hanno. Nello studio prima si è preso in considerazione il volume medio dell alloggio generico (ma senza poi effettuare il calcolo finale), poi è stato distinto in base al tipo di edificio cui potrebbe appartenere (in villetta, in palazzina, in condominio) e si è assegnato il valore di 450mc come volume medio di un generico alloggio. Valore frutto di errori di calcolo e di stime esagerate, e anche mascherate. Da calcoli a ritroso effettuati dal consulente il volume medio dell alloggio in villetta è pari a 600 mc, valore sovradimensionato in quanto significa che la metà o quasi dei siracusani dovrebbe possedere un alloggio da 200mq. Ma si sale addirittura a 708,3 mc quando si calcola il volume medio di un alloggio in condominio. Valore esorbitante in quanto eccedente oltre 250 mc quello del generico alloggio e ben sappiamo come l abitazione condominiale è invece caratterizzata da dimensioni molto più contenute. Secondo quanto accertato dalla CTU scrive il sostituto procuratore della Repubblica Giancarlo Longo le stime del fabbisogno edilizio effettuato dalla società di consulenza Cresme commissionato dal Comune appaiono vistosamente gonfiate al fine di sovradimensionare il fabbisogno abitativo del Comune di Siracusa. L istruttoria è stata chiusa nell ottobre 2006 con richiesta di archiviazione. Non so se il procuratore Longo avrebbe potuto, o dovuto, fare altro. Forse tutto è dipeso dalla formulazione dell esposto: individuare un reato, nella fattispecie l abuso di ufficio, reato probabilmente non configurabile trattandosi di una società privata. Certo varrebbe la pena, per chi ne ha competenza, se ci sono ancora i tempi, di approfondire la vicenda. Non c è comunque da parte dell amministrazione comunale la possibilità di ricorrere all autotutela e deliberare una moratoria delle concessioni edilizie e degli eventuali piani di lottizzazione? Se volesse! Marina De Michele --> CULTURALE MINERVA, BANCA UGF VIALE TERACATI, SIRACUSA,

5 25 Settembre 2010 Si torna a parlare di una delibera di giunta del 2002 che provocò ricorsi, diffide, arroganze 5 Arenella Resort, l urbanistica contrattata non esiste perchè ci vogliono regole scritte nelle norme del PRG Una notizia riciclata. Come se non si fosse già detto tutto nell aprile 2009, nei giorni caldi della discussione sulla libera e pubblica fruizione del mare, si torna a parlare di una delle tante beffe che subisce l amministrazione comunale ogni qualvolta tenta di stilare accordi con un privato: rapporti che non è in grado di gestire, in cui risulta essere la parte soccombente e che si risolvono nella maggior parte dei casi, se non sempre, in un danno economico per la collettività e in enormi vantaggi per il partner prescelto. Una notizia che ritorna, che viene accolta ancora una volta quasi come una boutade sia dall amministrazione attiva che dalla cittadinanza, e che è destinata a consumarsi, nuovamente, in poche righe giornalistiche e in qualche comunicato di protesta dei soliti noti. Eppure la vicenda dell Arenella Resort di Asparano, ieri come oggi, è veramente una vicenda emblematica di un governo della città e del suo territorio che dovrebbe allarmare tutti dal momento che ormai da 10 anni si opera nel segno della continuità. Ma sperare che almeno si faccia tesoro degli errori commessi non è che un illusione infantile, di gente che crede ancora nelle favole o che si ostina, di fronte alla più chiara evidenza, a riporre negli amministratori che ha scelto, e che continua a scegliere con piena consapevolezza, una sconfinata immeritata fiducia. Solo come preannuncio delle beffe future vale quindi la pena di ripercorrere le tappe di questa vicenda che ha avuto inizio nel lontano agosto 2001 quando la società Blumarin Hotels (gruppo Alpitour) presenta istanza per l approvazione di un piano di lottizzazione in contrada Arenella Asparano: in un area di sua proprietà, che ricade nelle allora C12 (7 aree riservate alle strutture alberghiere nel vecchio prg, oggi confermate come T1), intende realizzare un villaggio turistico da 1550 posti letto, successivamente frazionato nell Arenella Resort (242 camere) e nel Bravo Club Arenella (218 camere). A questa richiesta segue, nel dicembre del 2001, quella per la concessione edilizia. Ci muoviamo nell ambito della cosiddetta urbanistica contrattata : si stipula una convenzione tra privato e amministrazione che può prevedere modifiche, cioè varianti, nella destinazione d uso di determinate aree e della relativa normativa in cambio della cessione di una parte della proprietà all ente pubblico. La società, perché il villaggio rientri in questa tipologia e abbia così anche titolo a finanziamenti (oltre 7milioni di euro ex legge 488/92), deve realizzare, nella zona antistante il residence, impianti sportivi e ricreativi. È necessario ottenere una variante. Nel febbraio 2002 il piano di lottizzazione viene approvato, in prima battuta, dalla Giunta Comunale, presieduta dal sindaco Bufardeci, di MARINA DE MICHELE suscitando le veementi proteste dell Ente Fauna, certo che l atto sia illegittimo in quanto di competenza del Consiglio e non della Giunta. Nella diffida del giugno 2003, quando già le ruspe sono al lavoro, nel chiedere di rendere nullo l atto data la sua palese illegittimità, si richiama un parere del Consiglio di Giustizia Amministrativa. Questo quanto statuito: Anche per i piani attuativi degli strumenti urbanistici generali resta ferma la competenza del Consiglio Comunale. L amministrazione fa orecchie di mercante mentre si scatenano altre associazioni ambientaliste, tra cui Legambiente, che in agosto presentano una denuncia per l inizio dei lavori da parte della Blumarin in difetto dell espletamento della procedura di verifica della Valutazione d Impatto ambientale. Appena pochi giorni prima infatti la società ha depositato all Assessorato Regionale Territorio e Ambiente la documentazione ai fini della V.I.A. solo limitatamente alle opere previste nell area individuata come C12, tralasciando volutamente la documentazione relativa alle opere ricadenti nell area per la quale è stata chiesta al Comune la variante urbanistica. Una palese violazione della normativa in materia di impatto ambientale, secondo i ricorrenti. Inoltre, iniziando i lavori, la società contravviene anche a quanto disposto dalla normativa in materia urbanistica secondo cui la costruzione di uno o più fabbricati, ai fini del loro armonico raccordo con il preesistente insediamento abitativo, presuppone la realizzazione o il potenziamento delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria, opere non presenti in quell area aggredita in passato da gravi fenomeni di abusivismo edilizio. Illegittima secondo gli ambientalisti anche la proposta del procuratore della società, l avvocato Giuseppe Lavaggi, di modificare la destinazione urbanistica dell area di verde naturalistico in quanto bene infungibile. Una tempesta di critiche coinvolge anche la Soprintendenza, silente nonostante si discuta di uno dei più importanti siti del neolitico in un area che, quanto a ricchezza della macchia mediterranea, non è inferiore a Capo Murro di Porco su cui invece è stato posto il vincolo paesaggistico. Del tutto disattese anche le direttive comunitarie 92/43 e 79/409 sulla protezione degli habitat e dell avifauna. In ottobre, alla seconda diffida e al ricorso con cui l Ente Fauna impugna il silenzio del comune, l assessore all urbanistica Paolo Ezechia Reale dichiara in una nota di non condividere (!) l interpretazione del CGA e di attendere ulteriori approfondimenti. Nell aprile 2004 l Assessorato Regionale al Territorio e Ambiente impone all Amministrazione di adottare i necessari provvedimenti in autotutela, finalizzati alla regolarizzazione degli atti approvativi dei piani di lottizzazione in argomento, dandone immediata comunicazione a questo assessorato. Nonostante il richiamo, l Ufficio Urbanistica si limita ad approntare una proposta di delibera che però non viene trasmessa al Consiglio. Di qui, nel novembre successivo, una nuova diffida dell Ente Fauna, mandata per conoscenza anche alla Procura della Repubblica a cui fa seguito, il 29 novembre, una nuova ingiunzione dell Assessorato Regionale in cui si intima al Comune di procedere celermente (!) alla convocazione del Consiglio e a trasmettere copia degli atti approvati. Solo il 21 febbraio del 2005 i piani di lottizzazione da sanare sono messi all ordine del giorno della seduta consiliare ma solo a seguito di un ennesima diffida dell Ente Fauna vengono esaminati e quindi sanati, il successivo 14 luglio. Per comprendere l esito paradossale di questa vicenda che torna improvvisamente alla ribalta in questi giorni vale la pena di riportare lo stralcio di un intervista del 2005 a Giuseppe Palermo, segretario dell Associazione per la Difesa delle coste: Ritengo assai grave che sulla base di piani che lo stesso Assessorato regionale ha dichiarato illegittimi siano state rilasciate concessioni ed erogati contributi e altrettanto inaccettabile che un piano di lottizzazione su cui è pendente un ricorso amministrativo al Tar di Catania sia stato esaminato senza che il Consiglio abbia preso visione del ricorso stesso. Si badi, il Consiglio non doveva decidere nel merito del progetto, ma appunto sulla legittimità del piano attuativo, oltre che sulla sua congruità rispetto alle previsioni di prg: era diritto e dovere dei consiglieri, perciò, prendere visione di quel ricorso. Si tratta dell ennesima manifestazione di arroganza di cui, su questa vicenda, ha dato prova l Amministrazione. Ancora più grave è che, assieme al piano di lottizzazione relativo all area C12, non sia stato portato in Consiglio quello relativo all area antistante ex F2C, per la quale pure è stata rilasciata concessione edilizia (tra l altro senza valutazione di impatto ambientale ndr). Perché questa omissione? Cosa si vuole nascondere? Commentavamo allora: Certo il villaggio già è stato costruito, ma è pur vero che alcune decisioni sull area devono essere prese, che non tutto è già assodato. Ci dicono che il consigliere Richiusa abbia chiesto si prendesse visione dei ricorsi pendenti sulla questione ma che l assessore Reale li abbia ritenuti non pertinenti. Certo il Consiglio Comunale avrebbe dovuto sentire l obbligo morale e il dovere istituzionale di conoscerne la natura per decidere con maggiore consapevolezza. In ogni caso, in qualsiasi modo si concluderà la vicenda, i consiglieri non potranno dire di non aver saputo. E già nell aprile 2009, in risposta a un interrogazione del consigliere Ettore Di Giovanni, l ingegnere Natale Borgione e il capo servizio l architetto Nunzio Navarra spiegavano che la cessione gratuita dei mq da parte della Società Blu Marin non è prevista da alcuna norma urbanistica ma attiene a particolari forme di negoziati non ancora disciplinate dalle vigenti Norme Tecniche di attuazione del prg. Come dire commentavamo - che l urbanistica contrattata, quella in genere sottesa ai piani di project financing o ai programmi di trasformazione urbana e altre varie forme contrattuali tra pubblico e privato, non esiste perché, per poter avere forma, necessita di una precisa regolamentazione inserita nelle norme tecniche per l attuazione del prg. Come dire che l intero progetto del porto turistico di Siracusa, l intesa tra l amministrazione comunale e la società Acqua Marcia di Caltagirone (oggi si aggiunge la cordata della Spero) non è che un castello privo di pilastri, costruito sul nulla. Come dire che la delibera approvata dal consiglio comunale nel 2002 non è altro che un ammasso di parole prive di senso tra le quali occorre far salve solo quelle che hanno consentito la variante al prg. Oggi purtroppo non abbiamo sufficienti aspettative per auspicare che di questa brutta pagina della nostra vita amministrativa si ripercorrano tutti i passaggi, atto per atto, al fine di individuare le pesanti responsabilità che hanno portato agli esiti di questi giorni, o che la Procura, già chiamata in causa anni fa, individui gli elementi per aprire un indagine, o che anche soltanto, a livello amministrativo, si eviti di minimizzare l accaduto per accertare l eventuale infedeltà dei tecnici o dirigenti che siano, per almeno impedire che tali casi, per noi assolutamente non accidentali, si ripetano. Troppe le delusioni che insegnano a non sperare. IBAN IT 37 O RICEVERAI LA CIVETTA di MINERVA -->

6 6 25 Settembre 2010 Il Comune annuncia il restyling di piazza Euripide e via Agatocle ma i residenti storcono il naso A Riviera Dionisio il Grande ci può scappare il morto Altro che fontane sopraelevate, in Borgata c è tanto da fare di MARINA DE MICHELE Uno spot, neanche si sia in campagna elettorale? Un preavviso di nuovi mutui accesi in danno dei cittadini (due o quattro milioni di euro non è chiaro - per realizzare il tanto che è stato promesso)? Un grande progetto per occultare il piccolo cabotaggio? O forse è tutto vero, e la borgata avrà un lustro che non ha mai avuto nella sua storia millenaria, se non forse in epoca romana come attesterebbero i recenti ritrovamenti archeologici? Il secondo centro storico (!) di Siracusa torna ancora una volta al centro dell attenzione e nelle promesse dell amministrazione piazza Euripide si trasforma in un parco urbano : una fontana sopraelevata con giochi d acqua in mezzo al verde, una stele in ricordo della lacrimazione miracolosa (sacro e profano sono un binomio irresistibile) e ancora un emiciclo racchiuso da un colonnato. Un escamotage per cancellare dalla mente degli irriducibili il parco urbano di Epipoli? Forse. E poi: il recupero di via Agatocle con totem multimediali e una postazione per car sharing. È ingeneroso il parallelo con una pista ciclabile che non si riesce ad illuminare di notte perché non si è in grado di impedire il furto dei cavi elettrici, o con un servizio di go bike almeno al momento miseramente naufragato per una banalissima gara d appalto che non si riesce ad espletare? E via Piave, così suggestiva nelle immagini by night? Il traffico miracolosamente più fluido grazie a una semplice inversione del senso di marcia, una nuova illuminazione pubblica, marciapiedi ampliati (a prezzo di che cosa non si sa!): si rilancia l arteria principale del quartiere, il simbolo del commercio della Borgata. Sarà la diffidenza cresciuta nel tempo, la disillusione sempre più radicale nei confronti dell amministrazione quella che fa storcere il naso ad alcuni, residenti storici della Borgata, che oggi, in realtà, devono fare i conti con il degrado e un economia sempre più precaria? Hanno aperto la nuova strada perché fosse una via di scorrimento per snellire il traffico e invece è diventata una strada pericolosissima, dove già si sono verificati gravi incidenti. Via Riviera di Dionisio è stata chiusa al traffico ma la gente sposta le transenne e ci passa regolarmente a causa di un edificio pericolante. Sono state poste delle impalcature ma certo non possono essere sufficienti a escludere qualsiasi pericolo. Ci chiediamo se siano stati imposti dei tempi fissi ai proprietari per mettere in sicurezza lo stabile o se si intende lasciarlo così per mesi. Un dato è certo: le persone, a 50 metri in linea d aria, non riescono neanche più a raggiungere il mio panificio a causa della chiusura di tutti i vicoletti che collegavano le strade tra loro. Prima di pensare ai grandi progetti ben vengano per carità non sarebbe espressione di una buona amministrazione evitare scelte che nell immediato danneggiano quel poco di attività economiche che ancora sopravvivono?, commenta Giuseppe Marchese, titolare di un panificio storico di piazza Santa Lucia. Lo scetticismo è d obbligo rincalza Antonio Maiorca -. Prima di parlare di restyling parliamo dell oggi, parliamo di quello che manca a questo quartiere. La pulizia, innanzitutto. Lo sa che sugli alberi di piazza Santa Lucia gli uccellini non cinguettano più? Li hanno cacciati i topi. Topi? Che dico? Pantegane, di quelle belle grosse. Riusciamo a liberarcene solo a dicembre, per la festa di Santa Lucia, quando si provvede alla potatura. E le auto vecchie, abbandonate, ricettacolo di qualsiasi sporcizia? Si faccia un giro in via Bansizza, in via Pasubio Forse basterebbe individuare chi le deposita lì, chiedere forse alle officine della zona. E gli edifici diroccati? Dovrebbe intervenire direttamente il comune e recuperare qualche stabile. Pensare di utilizzarlo per i giovani come centro di aggregazione interviene Sebastiano Di Maria, presidente dell Associazione Pio La Torre Investire risorse così ingenti come quelle di cui si parla in opere di abbellimento e non pensare a un utilizzazione più funzionale a ricreare il tessuto sociale di questo quartiere è grave. Eppure la richiesta di servizi culturali, di spazi di incontro, di occasioni di confronto, è presente tra i residenti. Lo abbiamo verificati noi stessi con le nostre attività per i bambini e per gli anziani e se noi, nel nostro piccolo, siamo riusciti a suscitare tanto interesse e entusiasmo, quanto di più potrebbe fare l amministrazione comunale che ne avrebbe le risorse? C è il timore diffuso che si tratti solo di annunci demagogici. E accanto alla pulizia i trasporti riprende Maiorca -. Non è possibile anche per la Borgata organizzare una navetta che faccia il giro del quartiere e che porti come era una volta gli anziani al cimitero? Non dare questi che sono servizi minimi, essenziali, è incomprensibile. E poi il tema delicatissimo della sicurezza. In questo quartiere si spara a cielo aperto, come è successo quest estate. Si spaccia alla luce del sole, ci si procura le dosi come un caffè al bar. E non è difficile per le forze dell ordine individuare pusher, luoghi dove si nasconde la droga. È necessaria una postazione fissa dei carabinieri o della questura, e soprattutto occorre che la polizia municipale sia più presente non semplicemente per sanzionare e fare contravvenzioni ma quale deterrente per impedire atti di inciviltà, di qualsiasi tipo siano. Si ha invece la sensazione che si preferisca non far nulla, quasi non intervenire per non spezzare equilibri fondati sulla tolleranza dell illegalità : È successo già in passato commenta Marchese - che a pagare il prezzo più alto sono stati quelli che hanno denunciato abusi e abusivismi piuttosto che i colpevoli. Sono le persone oneste a essere messe nel mirino. Non si vuole polemizzare solo per il gusto di farlo ma di fronte a questi annunci trionfalistici di grandi opere ci si chiede perché allora non incominciare da quello che è immediatamente cantierabile aggiunge Di Maria -. Il degrado sociale non si combatte con la piazza più bella, con la strada più illuminata. Sarebbe troppo semplice. Il recupero di un angolo di via Padova è costato 80mila euro ma a chi giova se non c è chi possa consentirne la fruibilità? Occorre intervenire a fondo sul tessuto sociale del quartiere, comprendere le reali necessità dei residenti, offrire loro quei servizi minimi che migliorano il livello di qualità della vita. Pulizia, trasporti, verde pubblico, centri per i giovani e gli anziani, una biblioteca al passo con i tempi. È da qui che si deve partire non dalle fontane sopraelevate che forse si faranno prima o poi, ma nel frattempo il quartiere perderà le sue forze migliori. Quale in ritardo di 15 minuti, quale segna orari strani, uno è fermo da mesi alle nove e venti Orologi di piazza Archimede, basilica S. Lucia, corso Gelone ce ne fosse uno che funzioni! Esempio tipico di sciatteria Siracusa, nonostante le croniche inefficienze, è meta ambitissima di molti viaggiatori, provenienti da tutte le parti del mondo. Vengono a Siracusa tante scolaresche, accompagnate dai propri insegnanti per visite guidate, e vengono decine di pullman carichi di pellegrini desiderosi di raccogliersi in preghiera in luoghi sacri come il millenario Duomo, la magica Basilica di Santa Lucia fuori le mura e l imponente Santuario della Madonna delle Lacrime. Questo quotidiano brulicare di persone pone, inevitabilmente, la soluzione di molti problemi legati al traffico, alla pulizia degli spazi aperti ma, soprattutto, all immagine complessiva della città. Per quanto indaffarato e distratto, il viandante coglie immediatamente pregi e difetti dell ambiente che visita, memorizzando in maniera indelebile ogni impressione. Non si può non rilevare come l eliminazione di tutta la cartellonistica pubblicitaria che deturpava l inizio del viale Teracati, all altezza dell ospedale Umberto I, non turba più la vista di quanti provengono dalla via Paolo Orsi, mentre la lunga teoria di manifesti 6x3 lungo il viale Tica, il viale Teocrito o sulla via Italia distrae ancora i molti automobilisti che le percorrono, con l immanente pericolo, tra l altro, di tamponamenti a catena. Si dirà: ma il Comune vive anche con i proventi delle affissioni che costituiscono una linfa di cui non si può fare a meno. Verissimo. Tuttavia bisognerebbe valutare bene, in termini di immagine, quanto appeal perde la città agli occhi dei turisti, a causa di una soffocante e selvaggia presenza di cartelloni e manifesti vari. Ma non è solo la cartellonistica ad imbruttire la città; oltre all odioso spettacolo dei soliti cassettoni della spazzatura colmi sino all orlo, a rovinare l immagine di una città, patrimonio dell Umanità, c è tanto altro. Tempo fa, sempre su queste pagine, avevamo evidenziato il brutto impatto visivo determinato di SEBASTIANO DI MARIA dalla presenza di alcuni pali in cemento che deturpano l euritmia dei luoghi. Insensibile alla segnalazione, l amministrazione comunale, immersa in tutt altre faccende, non ha fatto una grinza e non ha ritenuto di adottare alcun provvedimento per la rimozione. I pali sono ancora lì a testimoniare il disinteresse del Comune per il decoro della città. Se sindaco ed assessore al ramo badate bene: esiste un apposita rubrica per l arredo urbano non ritengono necessario eliminare ciò che nuoce alla semplice vista, è pura utopia auspicare interventi più impegnativi per abbellire il contesto cittadino. In questo contesto, va ribadito, brillano trascuratezze e menefreghismo sia del potere pubblico che di singoli cittadini, indifferenti alle situazioni più banali facilmente emendabili. Ci riferiamo, in particolare, all incuria nella quale versano tre orologi dislocati in vari punti della città. Il primo: in piazza Archimede, probabilmente a causa della recente chiusura della Banca d Italia o per la poca attenzione di chi vi abita, si può notare il grande orologio del torrino, perennemente in ritardo di un quarto d ora. Il secondo: in piazza Santa Lucia, in cima al complesso edilizio di fronte alla basilica, insiste un altro grande orologio, che segna orari strani, mai in linea con l ora effettiva. La chicca, però, è costituita dall orologio posto all inizio del corso Gelone, da mesi e mesi fermo sulla stessa ora: le nove e venti minuti. Sono piccole o gravi anomalie, a seconda dei punti vista, ma sintomatiche di grande superficialità e sciatteria dei preposti alla vigilanza. Possibile che nessuno abbiamo mai notato simili lacune? E soprattutto: che ci vanno a fare le delegazioni comunali e provinciali di Siracusa al BIT di Milano o addirittura all Expo di Shangai, se non si è in grado di tarare tre semplici orologi sull esatta ora solare o legale che sia? orologio corso Gelone orologio basilica Santa Lucia orologio piazza Archimede --> OGNI SETTIMANA A CASA TUA IN ABBONAMENTO POSTALE. IL VERSAMENTO DI

7 25 Settembre 2010 Salvo Baio: E rimasta solo architettura con cento iscritti, a regime 500, 1800 studenti in meno 7 Nello Caporale: Per fare il quarto polo universitario ci vogliono le facoltà e i soldi. Li tira fuori la Gelmini? Stiamo parlando di un araba fenice che serve solo a scusarsi con i cittadini per lo smacco che hanno subito da parte dell università di Catania, smacco tra l altro ad altissimo costo dato che si parla di circa 6 milioni di euro. Sembra proprio che il comune di Siracusa e la provincia regionale abbiano la necessità di trovare un attività, in questo caso quella universitaria, per spendere soldi invece di preoccuparsi responsabilmente di trovare un sistema di convenzioni e di accordi per economizzare le spese. Così Sebastiano Caporale, amministratore delegato del consorzio universitario Megara Ibleo, esprime il proprio scetticismo sulle dichiarazioni del sindaco e del presidente della provincia che annunciano l imminente istituzione del quarto polo universitario a Siracusa, a quanto sembra già approvato in senato e in discussione alla camera anche grazie all impegno del ministro Gelmini. Abbiamo un ministro - continua Caporale - che si interessa di tutto e che è della stessa corrente politica del sindaco e del presidente della provincia. Per questo ogni tanto si parla di questa grande proposta, ma ci vogliono delle caratteristiche precise che vanno al di là della volontà politica. Intanto ci vuole un certo numero di facoltà, e poi bisogna trovare i soldi. Di certo non possono sperare che il ministro dia a Siracusa i 300milioni di euro che eroga all università di Messina. Il ministero della pubblica istruzione ha la disponibilità per creare questo quarto polo? Stando alle dichiarazioni del sindaco Visentin, la copertura finanziaria non dovrebbe essere un problema, ma sul numero delle facoltà si assiste a un balletto quasi schizofrenico e contraddittorio da parte delle istituzioni. Se da un lato, infatti, si parla di quarto polo, dall altro si procede a un inesorabile smantellamento dell insediamento universitario, si è da poco chiusa Beni culturali e nella discussione sull offerta formativa dell istituendo quarto polo si propone di reintrodurla. Sento dire commenta Salvo Baio, ex presidente del consorzio Archimede che le risorse ci sono, che c è la volontà politica, che c è il sostegno del ministro Gelmini, ma l anno accademico è già iniziato e il quarto polo un passo avanti non l ha fatto. Anzi, noi Editrice: Associazione Culturale Minerva Via Simeto, 4 - Siracusa Tel Direttore: Franco Oddo Vice direttore: Marina De Michele Redazione, Amministrazione: Viale Teocrito, 71 - Siracusa Pubblicità: cell Reg. Trib. di Siracusa n 1509 del 25/08/2009 Grafica: James Centrografico - Siracusa Stampa: Tipolitografia Geny Canicattini Bagni (SR) avevamo un offerta formativa molto ampia, con vari corsi di laurea e 2300 iscritti. Di tutto ciò è rimasto solo un corso di laurea di architettura con cento iscritti l anno. Questo significa che quando entrerà a regime ci saranno solo 500 iscritti, vale a dire 1800 studenti in meno. C è una lampante contraddizione fra le roboanti dichiarazioni che parlano di un rettorato e senato accademico a Siracusa e una cura dimagrante volta allo smantellamento dell insediamento universitario. Non sono contrario all idea del quarto polo e non voglio che si ritorni al punto di partenza, ma finora si è parlato solo di un porto delle nebbie. E poi questo quarto polo come dovrebbe essere fatto? Chi mette le facoltà? Domanda legittima a cui non si è data ancora una risposta. Anche se nella nostra provincia insistono tre consorzi universitari, questi dipendono dalle università di Catania e di Messina, mentre un polo autonomo dovrebbe produrre le proprie facoltà e i propri corsi di laurea. Chi è questo quarto polo che dovrà dare corsi di laurea e facoltà? si domanda Baio Io, che dell argomento un po me ne intendo per l esperienza che ho fatto, ancora non l ho capito. I termini di questo quarto polo non sono stati ancora esplicitati, nessuno ne ha parlato e ne parla chiaramente. L unica cosa chiara, finora, è l esclusione in maniera tassativa da parte del sindaco e del presidente della provincia di coinvolgere l università Kore di Enna nell istituzione del quarto polo, di STEFANIA FESTA dal momento che, come si legge in una lettera aperta del sindaco pubblicata lo scorso giugno, Kore è un università privata, mentre il polo universitario che si vuole creare a Siracusa [ ] è quarto polo statale e non privato. L accordo con Enna e Ragusa presuppone la realizzazione di un università a rete con Enna e Ragusa e [ ] non prevede nessuna connessione con la Kore che, essendo appunto università privata, non è interlocutore a nessun titolo per la realizzazione di un ateneo statale. Quindi, come ribadisce Salvo Baio, non è Enna ad essersi tirata indietro di fronte alla richiesta di far parte del quarto polo, ma si tratta di un esclusione impostata sin dal principio. Critico sul fatto che si volga sempre lo sguardo ai consorzi universitari delle altre province snobbando quelli di casa nostra è Sebastiano Caporale: L idea che si possa fare un quarto polo qua a Siracusa, come Catania, Messina o Palermo, mi sembra improbabile. Si potrebbe parlare di un grande consorzio facendo un accordo con Enna e Ragusa, ma nella nostra provincia ne insistono già due, quello di Priolo con una facoltà di alto prestigio come la magistrale di giurisprudenza, e quello di Noto con la sua facoltà di scienze della formazione, che non vengono mai coinvolti. L unica persona con cui abbiamo cominciato a fare un discorso diverso, e gliene devo dare atto, è l attuale presidente del consorzio Archimede, Roberto Meloni. Con lui ed Egidio Ortisi, presidente del CUMO, stiamo cercando di intavolare programmi da condividere e di trovare soluzioni a varie problematiche in modo da rendere più fluidi i rapporti. Allo stato attuale sembra quasi che i consorzi siano gli uni contro gli altri, ed è una cosa assurda. Se dobbiamo perseguire un obiettivo, che è quello del quarto polo, perseguiamolo in economicità, con dei programmi precisi, mantenendo i piedi per terra senza fare proclami alla città. E soprattutto rispettando un principio di equità di cui la provincia regionale deve tener conto. Chiosa polemica nei confronti del presidente della provincia regionale, nonché socio del consorzio Archimede, restio ad elargire contributi ai due consorzi CUMI e CUMO, nonostante la presenza di master e convegni di rilevante importanza e la razionalizzazione delle spese che, a quanto pare, non sembra essere il cavallo di battaglia dell Archimede. Il nostro consorzio conclude Caporale costa il 15-16% di quanto costa il consorzio aretuseo. Poi forse ci faranno capire perché a loro un corso di laurea costa un milione e mila euro e a noi solo 280mila, a parità di iscritti. Ora su questo possiamo anche sorvolare, però vorremmo almeno un riconoscimento come elemento di importanza sociale per la nostra provincia, visto che siamo senza scopo di lucro e non prendiamo gli stipendi che sento dire all Archimede. Nel mio ufficio a Roma ho una carta geografica con una Sicilia enorme... Fiorello: Lavoravo alle pompe funebri, poi cameriere Il successo per me è una conferma di sicilianità Fiorello si confessa dinanzi al registratore di Sergio Buonadonna, giornalista di Repubblica, tuffandosi nei ricordi giovanili, quando tirava la pagnotta. Lei è l emblema del cu niesci arriniesci? Sì, sono arrinisciuto, ma quando lavoravo per le pompe funebri il mio massimo era lavorare per quello. Quando ho cominciato a fare il cameriere nei villaggi turistici l importante era fare il cameriere nel miglior modo possibile. Così, di cosa in cosa, è venuta l animazione senza mai avere un punto d arrivo. Nemmeno la televisione? Una volta la televisione era un punto d arrivo, oggi è un punto di partenza. Quando sono arrivato in tivù mi sono detto: Però, sono qua!, invece non era così perché mentre facevo DeeJay Television e il primo karaoke capivo che quella non era la mia strada. E pian piano sono arrivato a fare il varietà televisivo. E il grande ritorno alla radio... Che è stato il primo amore. Che nostalgia gli inizi da pioniere a Radio Master Sound ad Augusta seguita da Radio Marte, quindi venne il tempo di Radio DeeJay fino alla consacrazione di Radio Rai. Che cos è il successo? Per me una conferma di sicilianità. Noi siciliani siamo fatti così: quando nel paese uno, non che diventasse famoso, ma che già andava a lavorare a Milano, tornava vestito e pettinato in modo diverso, e con un accento anch esso diverso, non stava simpaticissimo! Ma quando fai il pieno al Cibali con tanta gente rimasta fuori, e sai che a Palermo ti attendono quattordicimila persone, capisci che non deve essere stato facilissimo raggiungere questo traguardo. Qual è stato il più grande amore dello spettacolo? Mio padre Nicola, buonanima. Lui sì che era un artista. Non aveva avuto l occasione per ragioni sociali, quindi ha fatto l appuntato della Guardia di Finanza, ma era bello come Clark Gable, mia madre mi diceva che andando in giro con lui lo guardavano tutti, cantava con lo stile del periodo, molto melodico, ed io lo ammiravo. Evidentemente la scintilla è stata quella. Lui è stato il mio grande uomo di spettacolo e il punto di riferimento. Se fosse nato a Roma avrebbe senz altro fatto cinema, magari i film dei telefoni bianchi. Qual è la Sicilia che si porta dentro? È qualsiasi cosa che me la ricordi. Se vedo un fico d India o uno che lo mangia, mi si apre il mondo, sento gli odori, rivedo mia nonna che li prende con la canna e li pulisce con maestria, mio padre che raccontava che i soldati tedeschi si mangiavano i fichi d India con tutte le spine. Nel mio ufficio ho una carta geografica con una Sicilia enorme, e in casa i paesaggi di un pittore di Taormina. E tutto mi riporta indietro, nella mia infanzia e gioventù ad Augusta, a Riposto, a Letojanni, dove torno ogni anno a giugno per stare con tutta la famiglia. E i cibi? Non mi mancano. Mia madre sta a Roma. Si comincia con le melanzane alla parmigiana e si va avanti. In più mia moglie, Susanna Biondo, che è di Santa Ninfa, e ci mette la sapienza della cucina delle sue parti. QUESTO CONTRIBUTO NON COSTITUISCE OBBLIGO DI REITERAZIONE ALLA SCADENZA -->

8 8 25 Settembre 2010 UN SALASSO OCCUPAZIONALE E PRODU Finora il solo progetto relativo alle bonifiche andato in porto è la costruzione del Taf Rizzuti (Filctem Cgil): Mai nella sua storia il polo industriale ha vissuto la drammatica situazione occupazionale di oggi di CONCETTA LA LEGGIA Da anni ormai sul nostro territorio si parla di rilancio dell area industriale e del suo indotto: accordi di programma, rigassificatore, polo Metalmeccanico di Punta Cugno e Marina di Melilli, interventi di bonifiche, piattaforma del freddo. Insomma le proposte non mancano né tanto più le promesse: ciò che realmente viene meno, da 10 anni e più a questa parte, è l impegno politico ed economico concreto. Il governo nazionale e quelli regionali preferiscono utilizzare la nostra isola esclusivamente come laboratorio politico, dimentichi dell immane bagaglio di voti che saccheggiano ogni volta e delle promesse che continuano a tenere col cappio al collo i siciliani. Il tracollo in atto nella zona industriale siracusana non è iniziato ieri ma le proposte avanzate dalla Cgil e dagli altri sindacati sembrano restare lettera morta. Abbiamo voluto affrontare questi argomenti con Mario Rizzuti, segretario provinciale Filctem (federazione italiana chimici, tessili, energia e manifatture). Segretario Rizzuti, il nostro Paese dopo la seconda guerra mondiale puntò su un rilancio basato soprattutto sul processo di industrializzazione che ci ha portato ad entrare a pieno titolo tra i Paesi del G8. Ma i vari governi succedutisi, invece che puntare sulla qualità, migliorando la base produttiva italiana, hanno realizzato politiche fortemente discutibili incrementando l opera di smantellamento del tessuto industriale che si era costituito e che oggi appare ridotto ad un lumicino. A cavallo degli ultimi anni quaranta, e l inizio degli anni cinquanta, con un Paese ridotto in macerie dalla guerra, gli italiani a testa bassa si dedicarono alacremente alla ricostruzione del Paese, non solo dal punto di vista materiale ma anche dal punto di vista morale. Non disponendo di materie prime, il rilancio del paese si basò principalmente sull industrializzazione. In pochi anni si costruirono industrie su tutto il territorio nazionale, tanto è vero che la produzione industriale divenne in pochi anni la principale base produttiva del nostro Paese, molto apprezzata all estero per l alta qualità. Questa condizione non solo ci ha consentito di essere, nel panorama internazionale, protagonisti del boom economico degli anni sessanta ma ha permesso all Italia di entrare nella ristretta cerchia dei paesi più industrializzati al mondo, che hanno determinato e continuano a determinare la politica economica mondiale. Negli anni sessanta e settanta avevamo la leadership mondiale in molte produzioni, grazie ai nostri cervelli e ad un Centro Ricerche all avanguardia: chimica, meccanica, siderurgia, progettazione erano il nostro fiore all occhiello. Sembra siano passati secoli da quando eravamo in questa condizione, invece sono passati trent anni. Trent annni in cui ci siamo giocati tutto ciò che avevamo acquisito e costruito. Trent anni in cui i governi che si sono succeduti non sono riusciti a mettere in campo una politica adeguata per continuare a mantenere e possibilmente migliorare la base produttiva del Paese. Non solo tutto ciò non è stato fatto, ma addirittura tutto il tessuto produttivo via via è stato smantellato lasciando al suo posto macerie, che hanno prodotto diseconomia, malessere sociale e ridotto il Paese in condizioni fallimentari. In queste condizioni, non vi è dubbio che di fronte ad una crisi come quella che da circa due anni ha colpito il mondo intero, e con le inadeguate misure adottate dal Governo nazionale, si sta completando l opera di smantellamento di quel poco tessuto industriale che è rimasto. E evidente che tutto ciò non sarebbe stato un problema se il Paese avesse avuto sviluppi in altri settori, mi riferisco al turismo, all agroindustria, al commercio etc., invece purtroppo dobbiamo fare i conti con quello che non abbiamo più. Eppure negli ultimi anni sono stati realizzati gli accordi di programma proprio per il rilancio delle aree industriali. Che fine hanno fatto tutti quei buoni propositi governativi? E l impegno della deputazione nazionale e regionale ha contribuito al rilancio della nostra economia e delle aree industriali? In questo decennio, per fare fronte alla mancanza di politica industriale, sono stati redatti gli accordi di programma per il rilancio e lo sviluppo delle aree industriali. Accordi di programma che a distanza di dieci anni rimangono nei cassetti come intenzioni e niente più, anzi si prosegue con la politica di deindustrializzazione. Ecco perché la classe politica di questo paese non ha credibilità. E la classe politica siciliana non è da meno; infatti, nello specifico, ha più responsabilità del Governo nazionale, in quanto essendo a Statuto Speciale, e avendo aree industriali di portata internazionale, avrebbe dovuto avere nell agenda del Governo Regionale una politica molto attenta ai problemi dell industria. Un industria moderna, ecocompatibile con il territorio, che oggi sarebbe in grado di rilanciare la sfida anche in presenza di una crisi di queste dimensioni. Purtroppo ciò rimane un sogno, bello ma un sogno, che si scontra con il dramma della realtà. Scendiamo sul nostro territorio. Nella nostra area industriale, ogni anno, continua con regolarità impressionante l emorragia occupazionale a causa della contrazione del lavoro, le imprese chiudono i battenti, all orizzonte non emergono scelte politiche regionali e nazionali incisive, le progettate bonifiche sono rimaste al palo. Forse le sorti della nostra provincia interessano ormai solo le forze sindacali e la Cgil ma le problematiche risultano lontane dai nostri amministratori e politici? Mai nella sua storia l area industriale siracusana ha vissuto la drammatica situazione occupazionale ed economica di oggi. Area industriale che, con l integrazione tra la produzione chimica e la raffinazione insieme al ciclo di produzione del clorosoda e dei fertilizzanti, è diventata una delle aree industriali più complete e importanti dell Europa e che in passato, con i suoi occupati tra diretti e indiretti, ha rappresentato il volano economico dell intero territorio. Pur con la deindustrializzazione in atto, e con la scomparsa ormai da anni di molte produzioni, oggi quest area industriale, con i suoi occupati tra diretti e indotto, continua a rappresentare una delle fonti primarie dell economia e dell occupazione provinciale. Forza lavoro che continua però a ridursi specialmente negli indiretti; infatti negli ultimi sei mesi 3500 lavoratori tra metalmeccanici ed edili sono usciti dal circuito produttivo, duecento aziende hanno cessato le attività, la cassa integrazione è al 350%, numeri che delineano un quadro pietoso e drammatico. Purtroppo anche in questo territorio dobbiamo fare i conti con una classe politica che non è esente da responsabilità dirette; distratta dalle beghe politiche, rimane distante dai bisogni della gente, bisogni che diventano sempre più gravi e impellenti. L esempio di questa irresponsabilità la classe politica la sta dimostrando complessivamente sull Accordo di Programma, ma in modo più visibile sulle bonifiche e sul rigassificatore. Infatti, ancora una volta, opportunità di sviluppo vengono mortificate da una classe politica cieca e sorda di fronte al declino economico e sociale annunciato di questa provincia. E più di un anno che le forze sociali descrivono in modo dettagliato le condizioni in cui versa questo territorio, condizioni che vedono questa provincia sprofondare sempre di più nel baratro della drammaticità economica, occupazionale e sociale. La telenovela delle bonifiche riguarda 770 mil. di euro tra finanziamenti pubblici e privati che rimangono al palo. Bonifiche che, oltre a rappresentare ossigeno per l occupazione e l economia territoriale, servono a risanare il territorio dall inquinamento, ma nello stesso tempo a rendere fruibili le aree per nuovi insediamenti industriali. Ad oggi l unico progetto relativo alle bonifiche andato in porto è la costruzione del Taf (trattamento acque di falda), che a breve dovrebbe entrare in funzione. Tra le tante polemiche ed incompiute vi è il famoso rigassificatore la cui costruzione, come lei ben sa, non è condivisa dalla nostra redazione, ma che le forze sindacali reclamano a gran voce. Perché? Quali risvolti occupazionali prevedete e quali migliorie, a vostro avviso, potrebbe apportare? Qual è la situazione reale? Questo progetto, che oggi prevede un investimento di 800 mil. di (investimento privato), della Jonio Gas, joint-venture tra la ERG e la SHELL, porterebbe una grande boccata di ossigeno alla drammatica situazione del territorio, diventando una valvola di sfogo per l occupazione; infatti circa lavoratori dell indotto, per almeno 2 anni, sarebbero interessati alla costruzione e grazie a questo intervento si rimetterebbe in moto l economia della provincia! Col rigassificatore ci sarebbe la convenienza ad utilizzare nei forni dell area industriale il gas al posto dell olio combustibile e della virgil nafta, con un immediato e importante ritorno ambientale nell atmosfera. Inoltre si svilupperebbe quel segmento del freddo che molti sottovalutano, in quanto sarebbe una di quelle verticalizzazioni delle produzioni che abbiamo sempre inseguito. Il freddo prodotto dal processo chimico-fisico sarebbe disponibile a costo zero per le varie aziende agro-alimentari, che si occupano dello stoccaggio e della commercializzazione di prodotti da conservare a bassa temperatura. A tal proposito c è già un progetto presentato per 90 mil. di. Purtroppo ad oggi la situazione è alquanto ingarbugliata, in quanto l ultima conferenza dei servizi aveva dato parere positivo, ma con prescrizioni, che prevedono una diversa progettazione rispetto a quella esistente, tra l altro già pronta; rispetto a questa situazione, le società interessate si sono fermate per fare una attenta valutazione, riservandosi di dare una risposta ai primi mesi del A questo si è aggiunta la dichiarazione di qualche giorno fa del Presidente della Regione Lombardo, il quale chiede alle società interessate di farsi carico, oltre che delle compensazioni già previste nel territorio, anche del risarcimento di danni ambientali prodotti, provocando ulteriore confusione e soprattutto pregiudizio per possibili investitori nell area industriale. In un momento come quest Nell area sono bl per un miliardo e 9 Il 2005 aveva segnato la svolta per l area industriale, infatti a dicembre di quell anno a Palazzo Chigi è stato firmato l Accordo di Programma per l area industriale di Siracusa, ma cosa è accaduto da allora? Cosa è stato realmente realizzato? Quanti i fondi stanziati e previsti? L accordo di programma risulta articolato su quattro direttrici: consolidamento e sviluppo della produzione chimica ecosostenibile, rappresentata dagli attuali cicli produttivi dell etilene, polietilene e aromatici; consolidamento e sviluppo di un grande polo energetico, quale potrebbe diventare il nostro, appunto col rigassificatore e l impianto di produzione biodiesel e le verticalizzazioni ad esse collegate; il parco industriale, con l obiettivo di favorire la nascita di piccole e medie imprese ad elevato contenuto innovativo. In questo ambito è prevista la costituzione di una società partecipata dalle imprese e dagli Enti locali, che prevede tra l altro, la nascita di un incubatore d impresa, per la formazione, l informazione, l assistenza tecnica, commerciale, finanziaria, --> DELL ANNUALITÀ. SI RECEDE DALLA SPONSORIZZAZIONE SEMPLICEMENTE g n c C p

9 25 Settembre TTIVO DI DIMENSIONI SPROPOSITATE Il tempo dell attesa è finito, occorre un cambio di registro per imporre al Governo la questione Siracusa Giornata di mobilitazione CGIL il 23 ottobre a Priolo Alosi: Silenzio assordante di politica, finanza e industria Non è più tempo di parole né di attese: la Cgil scende in campo il 23 ottobre con una giornata di mobilitazione sostenuta in modo bipartisan da forze politiche ed istituzionali di Comuni e Sindaci. Un appuntamento importante che vedrà la presenza della segreteria nazionale e regionale della Cgil. Un momento di dolore per la nostra terra e per la provincia di Siracusa, spremuta dalle grandi aziende come un limone, devastata dalla crisi occupazionale e dai licenziamenti in corso, abbandonata da un governo nazionale sempre più incartato su questioni lontane dal sud, tradita nelle sue aspettative di sviluppo. Oggi, dopo essere stata saccheggiata per più di mezzo secolo, Siracusa scopre di essere più povera e sempre più sola e che tutte le promesse di sviluppo stanno scemando. Ecco perché la mobilitazione del 23 ottobre risuona come un momento importante, delicato che ci auguriamo veda tutte le forze sindacali aderire affinchè il grido di dolore e l allarme del nostro territorio mostri, almeno stavolta, al di là dei giochi nazionali, compattezza e forza. Segretario Alosi da tempo la Cgil e le altre forze sindacali lanciano allarmi dinnanzi all emorragia occupazionale verso la quale procede inesorabile la nostra area industriale ed i suoi lavoratori ma né la politica né la Confindustria vi hanno dato ascolto. Qual è lo scenario che dovremo aspettarci nelle prossime settimane? Oltre 3000 lavoratori del Polo industriale a spasso e decine di piccole e medie aziende che giornalmente annunciano lo stato di crisi. A rischio la pace sociale del territorio oltre che la compressione irrimediabilmente della già asfittica economia della nostra provincia. E questo lo scenario che si aprirà nelle prossime settimane, all indomani delle scadenze naturali degli ammortizzatori sociali che lascerà sul lastrico migliaia di famiglie siracusane. Nell assoluta indifferenza della politica, delle istituzioni, delle grandi aziende, di Confindustria, dei partiti e dell intero settore produttivo territoriale. Un salasso occupazionale e produttivo di dimensioni smisurate che rischia oggi di sfuggire al controllo sociale al quale nessuno ha dato ascolto nonostante i continui allarmi lanciati dal sindacato già da qualche tempo. Eppure avevamo indicato per tempo gli interventi necessari per frenare l emorragia, per ridare una boccata di ossigeno al sistema delle imprese e ai lavoratori disoccupati, per dare un minimo di ristoro a chi paga il prezzo più alto di una crisi devastante e traguardare la ripresa economica senza ritrovarsi solo macerie. Accordo di programma, rilancio di Punta Cugno e Marina di Melilli, attività di manutenzione entro il 2010, rischio di espulsione dal mondo del lavoro delle nostre maestranze locali, necessità di rivisitazione del sistema degli appalti, bonifiche: richieste e speranze che purtroppo non solo non si sono mai concretizzate ma che rischiano di non decollare nonostante etc..; il riconoscimento del distretto tecnologico, nel settore chimico-petrolifero e ambientale da parte della Regione e del MIUR, collegato alla costituzione di un centro ricerche; il rilancio del Polo Metalmeccanico per le aree di Punta Cugno e Marina di Melilli. Alla firma di questo Accordo di Programma si arrivò solo dopo mesi di lotta dei lavoratori e il coinvolgimento della società civile e delle istituzioni, e dopo avere fermato il ciclo di produzione del clorosoda e dei suoi derivati, che costò un ulteriore salasso di mille posti di lavoro. Sono trascorsi cinque anni e l accordo di programma è rimasto lettera morta. Nell ultima convocazione al Ministero, che risale a ennaio scorso, è stato confermato l impegno finanziario del Governo azionale, ma, nello stesso tempo, Eni ha annunciato la definitiva rinunia all idea dell impianto glicol etilenico, per cui tutto rimane fermo. era l impegno finanziario di 60 mil. di della Regione, di cui 30 mil. er la costruzione del Polo metalmeccanico di Punta Cugno e Marina di l amara crisi occupazionale da un lato e i lauti guadagni delle grandi aziende dall altro. Avevamo chiesto in più modi e in varie occasioni a Confindustria di far ripartire le attività di manutenzione delle grandi imprese allo scopo di riassorbire nell immediato migliaia di lavoratori (e di non aspettare il 2011) ma anche di fornire risposte rassicuranti ai lavoratori e alle popolazioni coinvolte anche dal punto di vista della sicurezza degli impianti troppo spesso soggetti a continui, preoccupanti incidenti. Abbiamo lanciato appelli affinché la grande industria, che insiste nel nostro territorio da oltre cinquanta anni, producendo profitti grazie anche alla generosità e alla operosità delle nostre maestranze, ponesse attenzione alle nostre imprese locali coordinando una politica degli appalti che, perlomeno, non ne escludesse a priori la partecipazione privilegiando l attribuzione delle risorse e delle attività ad aziende provenienti dal nord del Paese e lasciando le briciole sul territorio: un insopportabile quanta avara politica dell elemosina che si scontra duramente con l etica della responsabilità sociale che una moderna cultura industriale non può non esercitare soprattutto in presenza di una fase eccezionale di sofferenza occupazionale. Abbiamo chiesto con forza la creazione di un bacino comune entro cui fare confluire tutte le maestranze in uscita dai circuiti produttivi industriali e da cui attingere con criterio nelle fasi o dovremmo fare fronte comune tutti, ognuno per la sua parte occati investimenti pubblici e privati 10 milioni di euro. Questi i progetti Melilli, e 30 mil. per l impianto di clorosoda a membrana, ma di questo finanziamento si sono perse le tracce. Riflettendo, questa provincia vive una situazione paradossale, abbiamo progetti e finanziamenti certi che aspettano solo di essere cantierati, mentre il territorio vive la realtà della drammatica situazione economica e occupazionale in cui è avvolto. Per rendere l idea, ho fatto un elenco degli investimenti previsti tra risorse pubbliche e private nell area industriale siracusana bloccati per mancate autorizzazioni: 160 milioni di l impegno del Governo Nazionale per l Accordo di Programma; 60 milioni di l impegno del Governo Regionale per l Accordo di Programma, dei quali 30 mil. per il clorosoda a membrane e 30 mil. per il polo metalmeccanico di Punta Cugno e Marina di Melilli; 770 milioni di per gli interventi di bonifica tra governo nazionale e privati; 800 milioni di il progetto rigassificatore, investimento privato; 30 milioni di il progetto dell impianto di biodiesel, investimento privato; 90 milioni di il progetto piattaforma del freddo. Il totale ammonta a 1910 milioni di. Lascio le riflessioni ai lettori. Alla luce di quanto detto, penso che questo dovrebbe essere uno di quei momenti della storia di questa provincia in cui tutti, nessuno escluso, si faccia fronte comune, ognuno per la sua parte, per determinare una svolta di questa incredibile condizione. di rilancio delle attività; un modo per tutelare al meglio i lavoratori espulsi e per non azzerare e distruggere quel patrimonio di professionalità, maestranze e competenze costituito dalle imprese e dai lavoratori siracusani senza i quali risulta difficile anche solo immaginare la ripresa. Abbiamo posto con determinazione la necessità di rivedere l intero sistema degli appalti, subappalti, esternalizzazioni e terziarizzazioni spinte che troppo spesso scaricano sui lavoratori e sulle stesse aziende abbattimenti eccessivi dei costi che costringono le aziende ad acquisire commesse sotto costo con la conseguenza di violare le norme sulla sicurezza e sulla contribuzione. Abbiamo chiesto ai nostri interlocutori e in primo luogo alla politica di affrontare, insieme con un piano di interventi necessari per alleviare l emergenza occupazionale quotidiana, la questione più ampia che guardi ad un condiviso progetto industriale di rilancio dell intero polo petrolchimico. Abbiamo chiesto a gran voce lo sblocco degli investimenti e la velocizzazione burocratica di tutte le risorse assegnate ma mai messe realmente a disposizione a partire dai 60 milioni di euro stanziati dalla Regione per il rilancio del polo metalmeccanico di Punta Cugno e per l insediamento del nuovo impianto di cloro-soda a membrana dopo la dismissione della vecchia linea e la perdita secca di mille posti di lavoro. Nei confronti del governo nazionale abbiamo rivendicato le risorse concordate per le bonifiche ed il risanamento ambientale pari a 770 milioni di euro oltre a 160 milioni di euro destinati alla realizzazione dell accordo di programma. Abbiamo chiesto politiche vincolanti nei confronti del sistema delle grandi imprese a garanzia dell apparato industriale esistente costantemente insidiato da qualche tempo da un lento e inesorabile smantellamento dell intera area a partire dal rimpicciolimento già in atto della chimica e dai tentennamenti sempre più insistenti della ERG a rimanere sul territorio. Dinnanzi a cotanto disinteresse di chi, sul nostro territorio, molto potrebbe e nulla sta facendo, dinnanzi alla devastante crisi che si prospetta ed alle migliaia di lavoratori che rischiano il licenziamento da qui a qualche settimana, in che modo intende muoversi la Cgil? Quali azioni concrete potrà mettere in campo? Di fronte a tutto questo, di fronte all assordante silenzio di chi ha responsabilità politiche, economiche, finanziarie e industriali, la CGIL ritiene che il tempo dell attesa sia scaduto e che occorra segnare con decisione un cambio di registro che provi a traguardare con decisione progetti concreti per l immediato e in prospettiva e che sappia riproporre fra le priorità del governo nazionale e regionale il destino della zona industriale siracusana. Per queste ragioni abbiamo ritenuto opportuno rompere gli indugi e proclamare una giornata di mobilitazione provinciale, con manifestazione a Priolo, per il 23 ottobre che saldi insieme un alleanza profonda fra il sindacato, i lavoratori, i cittadini dei territori, le istituzioni locali che li rappresentano, le imprese in sofferenza, l associazionismo e i movimenti. Bonifiche e risanamento ambientale come precondizioni per lo sviluppo è il tema scelto dalla CGIL per la giornata di mobilitazione del 23 ottobre dei lavoratori e dei cittadini. Un tema aggregante, che riallaccia un rapporto positivo con le popolazioni dell area industriale, che rilancia investimenti e occupazione ( 770 milioni di euro la posta in gioco), che incontra il favore di pezzi importanti della società civile che si esprimono attraverso associazioni e movimenti, che incrocia la forte richiesta di sicurezza e di tutela della salute dei lavoratori e delle popolazioni coinvolte, che rende disponibile aree risanate per nuovi insediamenti produttivi ecocompatibili e di impatto sostenibile che rappresenta, in definitiva, la precondizione per qualunque modello industriale si voglia traguardare. Una giornata di mobilitazione caratterizzata da una grande sinergia civile che registra già l adesione bipartisan anche di forze politiche ed istituzionali dei Comuni interessati e dei Sindaci di riferimento. A questo importante appuntamento del 23 ottobre, cui parteciperà anche la Segreteria Nazionale della CGIL, arriveremo con un piano di iniziative e di assemblee cittadine già calendarizzate in tutti i Comuni dell area industriale, con un incontro congiunto di tutte le RSU CGIL del settore industria e con una grande assemblea intercategoriale dell intera area industriale che si terrà il 12 ottobre e che vedrà la presenza, fra gli altri, di Mariella Maggio, Segretaria Generale della Cgil Sicilia. Per Franco : perdono al solito la lunghezza ma credo che le tematiche siano interessanti. Ovviamente lascio a te il potere di scegliere cosa togliere o meno, l unica cosa che ti chiedo è che tu dia risalto all iniziativa del 23 ottobre poiché per la cgil è un momento di prova importante. Grazie concetta la leggia NON RINNOVANDO IL SOSTEGNO. AVRAI DIRITTO ANCHE ALLA FRUIZIONE DI UNO -->

10 10 25 Settembre 2010 Le tante incompiute della città e un grido che sale dal cuore: Dimettetevi C è una differenza culturale profonda tra chi considera le bellezze paesaggistiche una merce e chi una risorsa di SEBASTIANO DI MARIA Alcuni anni fa, ad Agrigento, nel pieno delle sua vigoria, Giovanni Paolo II tuonò contro i mafiosi: Convertitevi!. Parafrasando l anatema papale, noi siracusani, visto come vanno le cose, dovremmo ugualmente gridare all indirizzo degli amministratori di questa città: Dimettetevi!. Ciò per una serie interminabile di ragioni. Premesso che l attuale sindaco è stato liberamente scelto con voto diretto, a primo turno; considerato che l attuale compagine al governo della città non è altro che la prosecuzione di due precedenti sindacature, dello stesso colore politico ed omogeneità di coalizione, ci sembra più che legittimo chiedere conto dell azione amministrativa sin qui svolta. Francamente non sappiamo da dove cominciare, tali e tante sono le cose che non funzionano. Parliamo innanzi tutto della salute: sono anni e anni che, nonostante il monitoraggio delle emissioni veicolari e industriali e il sistematico superamento dei limiti di guardia, respiriamo giorno e notte un aria infetta che mette a repentaglio i nostri polmoni, i nostri occhi, la pelle e tutti gli organi vitali. Va da sé che a subire il maggior danno sono i bambini, gli anziani e le donne in dolce attesa. In merito, sarebbe interessante avere dal sindaco, primo responsabile della salute pubblica, notizie dettagliate sui provvedimenti presi o da prendere, almeno per contenere tale pericolosa situazione. I VV.UU., dal canto loro, oltre a perseguire le auto in sosta non regolamentare, controllano a tappeto, anche con posti di blocco, quei veicoli privi della necessaria revisione e dei bollini blu e verde per fermare i tanti scassoni che appestano l aria con le loro marmitte? E ancora. Durante tutto l anno, poco o nulla fa l Amministrazione per impedire che molti contenitori della spazzatura vengano svuotati con ritardo, mentre nelle adiacenze degli stessi staziona di tutto, per la felicità dei famelici ratti e dei tanti insetti che infestano la zona. Sappiamo di non essere originali nel denunciare queste carenze, ma giova ripetere all infinito l appello, nella speranza di fare rinsavire i nostri cari amministratori, almeno per un minimo miglioramento delle situazioni in atto. Il traffico. La presenza di una o più veicoli in ciascuna famiglia, insieme alla diffusa abitudine di usare l auto anche per brevissimi tragitti, fa sì che le strade cittadine siano perennemente intasate; senza considerare le strozzature e le deviazioni prodotte dai continui lavori stradali, che potrebbero benissimo essere eseguiti nelle ore notturne, con conseguenti code nelle due direzioni. Contribuisce la totale inefficienza del trasporto pubblico. Città tentacolari come Roma, Milano, Torino godono di un servizio di trasporto pubblico decente e puntuale, mentre a Siracusa circolano mastodontici autobus semivuoti, in perenne ritardo sull orario previsto, ma fortemente inquinanti. Dopo tanto parlarne, chiediamo: che fine ha fatto il famoso piano del traffico urbano? perché non vengono impiegate veloci navette di quartiere e le tanto sbandierate auto elettriche, vanto dell Amministrazione al tempo del G8 Ambiente? E per quanto riguarda salute e traffico fermiamoci qui, per non alimentare ulteriormente le preoccupazioni di chi ci legge. Non possiamo però tacere delle tante promesse non mantenute. Il predecessore dell attuale sindaco si era impegnato principalmente su tre questioni: un nuovo ospedale, la riqualificazione della Borgata e l aeroporto; successivamente, in periodo elettorale, la cittadinanza è stata anche illusa con la promessa di un nuovo stadio di calcio e la riconversione del De Simone in un parco a verde attrezzato; gli abitanti nel quartiere Santa Lucia aspettano ancora l arrivo dei giardinieri, e per chi deve viaggiare in aereo, a due passi, c è sempre il Bellini di Catania; del nuovo ospedale è inutile parlarne. Ad oggi l unica novità è l apertura della nuova strada che collega i Cappuccini a via Cuma, che corre lungo il tracciato della vecchia cintura ferroviaria. Strada che avrebbe dovuto alleggerire il traffico da e per la parte alta della città, a senso unico a scendere, in parallelo con via Riviera Dionisio il Grande, a senso unico a salire. Invece, da svariati mesi, a motivo della pericolosità di alcuni edifici fatiscenti, la nuova strada (ancora da denominare) è attualmente percorsa nei due sensi, per la gioia di chi abita nei pressi, già deliziata dal passaggio dei treni e ora tormentata 24 h al giorno dal via vai di vetture e spericolati centauri. Ragionevolmente, pur sistemando la strozzatura all altezza dei Cappuccini, non sarebbe stato meglio dotare il sito di panchine, aiuole, alberi, pista ciclabile e sosta auto? Ma, si sa, questa amministrazione, e segnatamente l eterno assessore ai LL.PP., sono affezionati al cemento e all asfalto, anziché agli alberi e al verde pubblico. Ad onor del vero una eccezione da registrare c è e riguarda l operazione barriera arborea di contrada Targia, dove sono stati (saranno?) messi a dimora ben alberi (costo ,00 euro), magari dopo che la magistratura avrà chiarito responsabilità e ritardi denunciati dalle associazioni ambientaliste. Capitolo a parte merita l ambaradam scatenato da ben 49 associazioni, di diversa estrazione, circa la necessità di modificare il PRG. Da diversi mesi i cittadini più sensibili al bene comune, giustamente interessati alla valorizzazione del territorio, spingono perché il consiglio comunale, così come unanimemente deliberato nel 2009, riesamini e modifichi lo strumento urbanistico, alla luce di lapalissiane considerazioni. Due in particolare. La prima: il PRG approvato nel 2004, approvato in fretta e furia, presupponeva un rapido e consistente aumento della popolazione, fino a raggiungere i abitanti; invece, secondo le ultime stime, la popolazione cittadina anziché aumentare è diminuita per tante variabili che non è il caso di evidenziare. Non si giustificano quindi le allegre concessioni edilizie per la costruzione di nuovi condomini, non essendoci alcuna impellente necessità abitativa. E lecito pensare che questa Giunta pur di fare cassa, incamerando gli oneri di urbanizzazione, è di manica larga verso chi edifica con evidente spirito speculativo. La seconda: è la scellerata idea di permettere l insediamento di troppi villaggi turistici in zone di notevole pregio archeologico e paesaggistico, quale l isola Maddalena e le mura dionigiane, per non parlare della devastante costruzione di tre porti turistici nell enclave dei Pantanelli e del porto Lakio. In questo frangente si stanno scontrando nella nostra città due concezioni diametralmente opposte sulle politiche per il territorio: quella dell amministrazione comunale considera le bellezze paesaggistiche una merce che si può ben vendere a imprenditori che chiudono gli spazi con le loro aziende e li sfruttano per fare cassa; quella degli ambientalisti (compreso il nostro giornale) reputa che le bellezze naturali siano un patrimonio da salvaguardare e valorizzare per le future generazioni. Onore e merito, dunque, a quanti si battono per evitare la selvaggia cementificazione di un territorio che abbisogna di infrastrutture idonee alla fruizione turistica e balneare delle meravigliose e incontaminate coste. E notorio quali e quanti interessi girano intorno all edilizia, ma, a nostro modesto avviso, pur nel rispetto delle norme urbanistiche, il Comune deve privilegiare l interesse generale della cittadinanza, preminente su quello dei singoli privati. E soprattutto deve salvaguardare gli aspetti più importanti relativi alla qualità della vita dell intera comunità. Pertanto, indipendentemente dal credo politico, l intero consiglio comunale deve mantenere gli impegni assunti e ridiscutere al più presto le parti salienti del PRG, autorizzando le modifiche già individuate dalla commissione urbanistica. A nulla valgono le dichiarazioni di questo o di quell uomo politico circa la necessità di ulteriori pareri tecnici o dilatori consigli comunali aperti ; quaranta consiglieri bastano e avanzano per dare un definitivo e concreto indirizzo politico per le varianti da apportare al PRG. Indispensabile ed urgente, invece, è l approvazione di una moratoria per bloccare l inesorabile avanzata di cemento per terra e per mare. Sindaco, assessori e consiglieri comunali tutti si diano, dunque, una mossa, per quanto di loro competenza, agendo nella direzione reclamata dall intera cittadinanza. In caso contrario accettino di buon grado il nostro salutare invito : DIMETTETEVI...! Gli scienziati dell Università Roma Tre studiano l evento con un modello tridimensionale Un fianco dell Etna vasto quattro chilometri sta collassando e questo provoca le eruzioni ma non sappiamo perchè Un lento e continuo scivolamento verso il mare di un intero settore del vulcano che scorre pian piano su una superficie posta a circa 4 chilometri di profondità. Ecco quanto rivela un nuovo studio sul fianco orientale dell Etna, il più alto vulcano attivo d Europa, recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Geophysical Research Letters da un team di ricercatori dell Irea-Cnr, Ingv e Università Roma Tre. Sin dai primi anni Novanta numerosi studi hanno dimostrato che i fianchi dei vulcani possono collassare sia attraverso deformazioni repentine, sia mediante movimenti molto più lenti, ma continui, che investono porzioni significative degli apparati vulcanici, spiega Marco Neri dell Ingv di Catania. Lo studio ha dimostrato che attualmente l Etna è interessato da questo secondo tipo di movimento che, in alcuni periodi, accelera producendo terremoti ed evidenti deformazioni del suolo in corrispondenza dei margini tra il fianco instabile e la restante parte dell apparato vulcanico. La ricerca si basa sull utilizzo di tecniche di rilevamento radar satellitare realizzate mediante algoritmi sviluppati presso l Irea-Cnr. I dati satellitari non forniscono direttamente informazioni sul sottosuolo, ma permettono di misurare, con estrema precisione, lo spostamento della superficie del vulcano, chiarisce Eugenio Sansosti, il ricercatore che ha coordinato l elaborazione dei dati radar presso l Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell ambiente del Cnr di Napoli. Ed è proprio la precisione, insieme con la disponibilità di un elevatissimo numero di punti di misura, che permette di capire anche cosa succede in profondità. I ricercatori hanno integrato i risultati delle tecniche satellitari con i dati di campagna, cioè raccolti sul terreno, ed opportunamente interpretati. Abbiamo usato un approccio multidisciplinare che ci ha consentito di ricavare un modello geometrico tridimensionale della zona instabile; da questo modello, poi, è stato possibile ricavare la profondità della superficie di scivolamento, afferma Joel Ruch che, insieme ai suoi colleghi dell Università Roma Tre, ha messo a punto il modello. Una delle problematiche più dibattute nella comunità scientifica che studia l Etna riguarda la definizione della presenza, e la misura dell eventuale profondità, della superficie sulla quale scorre il fianco orientale del vulcano. Lo studio ha messo in evidenza che lo spessore del fianco che collassa si aggira intorno ai 4 chilometri. Un dato di importanza fondamentale per stabilire con esattezza l entità delle masse in movimento e le implicazioni che ne derivano sulle dinamiche eruttive, conferma Marco Neri, che conclude: Da tempo questi fenomeni sono sotto assiduo esame da parte della comunità scientifica, sia per i danni ai manufatti causati dalle faglie in movimento ai margini delle zone instabili, sia perché la stessa dinamica di fianco sembra effettivamente collegata alle eruzioni attraverso meccanismi non ancora completamente chiari e quindi meritevoli di attenzione. A.F. --> SPAZIO GRATUITO DI UN QUARTO DI PAGINA PER LA PUBBLICAZIONE DI EVENTI DI

11 Di PRG si parla dagli anni 80. Ci sono interessi e poteri forti che remano contro 25 Settembre Don Prisutto: Ad Augusta la mafia, magari esterna, c è ma è interessata ai grandi appalti del polo industriale di GIANMARCO CATALANO Don Palmiro Prisutto, un istituzione per la città di Augusta. Un sacerdote da sempre impegnato in prima linea nella lotta al malaffare e allo scempio ambientale del nostro territorio. Citando le centinaia di morti per tumore, i feti malformati, gli aborti spontanei, definisce la tragedia di Augusta una strage di Stato all ombra degli affari del petrolchimico. Si legge nella sua bacheca di facebook: Il 15 marzo 2004 alle ore abbiamo fatto tre minuti di silenzio per commemorare le vittime di Madrid. Si vede che le vittime non sono tutte uguali. Infatti, sulle centinaia di vittime del cancro di Augusta da 50 anni si fa silenzio. Subito dopo il terremoto che investì Augusta nel dicembre del 1990, conferendo allo stesso l appellativo di terremoto dei silenzi, spedì per posta la propria carta d identità all allora Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, denunciando a squarciagola l abbandono della popolazione megarese da parte dello Stato centrale. E, ancora, fu il primo coraggioso presidente dell Accipa (associazione commercianti imprenditori professionisti augustesi), l associazione antiracket nata ad Augusta nel 1992, in seguito all infervorare del fenomeno mafioso in città. Un uomo, prima ancora che un sacerdote, testimone attivo di un pezzo importante di storia locale. I primi anni 90 furono anni tormentati per la forte oppressione della criminalità mafiosa ad Augusta. Omicidi in pieno giorno, rapine a mano armata, carichi di droga pesante che giungendo dal porto ingigantivano i volumi di spaccio, locali adibiti a bische clandestine e, ovviamente, il racket che non risparmiava nessuna azienda. Quale fu, Padre, l avvenimento più efferato? Ci fu un attentato ai danni di un imprenditore augustano, Aldo Sicari, a cui spararono alle gambe. Era l anno in cui si era appena concluso il processo alle famiglie mafiose di Capo d Orlando (Bontempo-Scavo, Tortorici) che resterà una pietra miliare nella storia e rappresentò una sorta d iniezione di fiducia nello Stato e nelle istituzioni, per la prima volta compatte e decise nella lotta alla mafia. Da lì prese il via la nascita delle prime associazioni antiracket. Il pizzo era, infatti, un metodo facile cui ricorrevano (e ricorrono tuttora) le organizzazioni mafiose per fare soldi. Quindi, fu proprio in seguito all attentato all industriale Sicari che ad Augusta insorse una sorta di ribellione civile. La cittadinanza si sentì toccata profondamente da questo episodio. La gente scese in piazza anche se la paura era tanta. Si capì che il singolo imprenditore non poteva restare isolato nella lotta alle estorsioni. La lotta o diveniva di un intera collettività o era persa già in partenza. In quel periodo, inoltre, a Siracusa vi era un prefetto (Giuseppe Romano) molto sensibile a questo genere di problematiche. Fu proprio lui a coordinare le attività antimafia e aiutò la nascita stessa delle associazioni antiracket in Provincia, compresa l Accipa di Augusta2. Ma lei, Padre, come si è trovato a divenire il primo presidente dell associazione antiracket megarese? Un ruolo importante e sensibilmente rischioso, specie in quegli anni di fervore. A un certo punto qualcuno doveva pur farsi avanti e prendere in mano le redini di quella situazione. Io non ero nè un commerciante, nè un imprenditore. Ma da sacerdote, ero uno dei rappresentanti di una società civile in difficoltà, fortemente impegnato e deciso a offrire il suo contributo. Il rischio c era ed era messo in conto. Ma se una società ha bisogno di aiuto, chi lo può dare deve sentirsi in dovere di darlo. Oggi, l associazione conta circa 43 soci. Si riunisce in locali privati senza che il Comune abbia messo a sua disposizione neanche una piccola sala. Ma, appena nata l associazione, i commercianti iniziarono subito ad aderire? Non era facile aderire, la gente aveva paura. Poi, però, quando la nostra associazione, come le altre, divenne interlocutore delle istituzioni, le cose cambiarono. Bisognava far capire a chi stava dall altra parte che la società civile non poteva accettare passivamente il loro ricatto. La mafia ha paura dell opinione pubblica, dei cittadini che si coalizzano numerosi contro di essa. Nell ottobre del 1993, l Accipa lanciò un monito alla cittadinanza, attraverso un manifesto murale, contro il ricatto delle estorsioni, invitando tutti i protagonisti del settore produttivo a reagire all oppressione malavitosa. Il manifesto recitava quanto segue: I continui assalti della criminalità organizzata non lasciano spazi di sopravvivenza a nessuna attività artigianale, commerciale, industriale e professionale, appesantendo sempre più la già precaria situazione occupazionale. Ciò impedisce di fatto il nascere di qualsiasi nuova attività e blocca lo sviluppo della nostra città. L Accipa esorta tutti a vigilare sul territorio, denunciando qualunque atto delinquenziale e invitando tutta la popolazione a resistere a vili tentativi di estorsione. Se i nostri figli non avranno avvenire, la responsabilità è solo nostra. Dunque, parole forti e significative. Ma perchè ritenere che il fenomeno estorsivo abbia una grave e pesante incidenza per l intera società? Bisogna, a mio avviso, considerare l estorsione non soltanto un reato contro il patrimonio, contro la persona, ma un reato di natura politica. Una sorta di attentato ai principi costituzionali. Perchè, se è vero che l Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, chi colpisce il lavoro, chiedendo il pizzo, colpisce lo Stato. La gravità di quell azione è evidente. Impedire ad un commerciante di svolgere serenamente il suo lavoro non è soltanto un reato contro quel singolo commerciante, ma contro l intera società civile. E qui, l intervento dello Stato deve essere chiaro e deciso. Si ritiene che ad Augusta non vi sia un vero clan mafioso di riferimento. Si parla spesso di cani sciolti che sporadicamente si rendono protagonisti di reati estorsivi e attentati incendiari. Nel 2008 la Guardia di Finanza riuscì ad incastrare due malviventi di Lentini che chiedevano il pizzo alla ditta bagherese incaricata del restauro del Palazzo comunale. E notizia della settimana scorsa, l arresto per estorsione aggravata di un pregiudicato augustano, già condannato nel 1999 per associazione mafiosa. Per non parlare delle decine di auto incendiate da un anno e mezzo a questa parte. Lei che idea si è fatto? Io credo che la presenza stabile di una criminalità organizzata nel territorio dia dei segnali. Augusta non si può dire che sia una di quelle città soggiogate dalla mafia in senso classico, attraverso un clan stabilmente stanziato. Ma di sicuro una presenza mafiosa, magari esterna, esiste. Quanto è diffuso in città, a suo parere, il fenomeno del racket? Sicuramente episodi di racket e usura ci sono. All interno del mondo imprenditoriale hanno, forse, una visione più complessiva del fenomeno estorsivo. Ma, secondo me, la mafia non ha attecchito sui commercianti. Ad Augusta, vi sono altri interessi, ben più lucrosi, in gioco. Quali? E stata scoperta la presenza di un potere mafioso all interno di quelle società che vogliono gestire i grandi appalti all interno del polo industriale. Faccio riferimento ai progetti criminogeni (rigassificatore e inceneritori) destinati al nostro già avvelenato territorio. L influenza di poteri mafiosi sui grandi affari ha oppresso, forse, un certo tipo di sviluppo (ad esempio, turistico) del nostro territorio? Vorrei ricordare un solo episodio che in tanti non ricordano più e di cui, in passato, si parlava tanto in città. Quello relativo al grande piano di lottizzazione di Costa Saracena. Parecchi anni addietro, si presentò ad Augusta il principe ismaelita Karim Aga Khan che voleva lottizzare la costa in questione, creando un enorme polo d attrazione turistica. Poco dopo, però, si presentarono gli emissari del boss Nitto Santapaola e gli chiesero una grossa somma in denaro per poter realizzare il suo progetto. L arabo non volle cedere al ricatto e preferì abbandonare i suoi propositi per trasferirsi in Sardegna. Dopo il fallimento di Costa Saracena, proprio in Sardegna, nacque Costa Smeralda. Quest ultima, probabilmente, non sarebbe mai nata se Aga Khan non fosse stato costretto ad andarsene dalla Sicilia. Ecco un esempio di cosa siamo stati capaci di perdere, proprio grazie alla mafia. A proposito di lottizzazioni, le sembra normale che, nonostante Augusta non sia dotata di piano regolatore, si continui a costruire selvaggiamente? Del prg sento parlare almeno dagli anni 80. Oggi se ne parla ancora senza che si sia giunti ad un positivo epilogo. Dopo anni che si discute senza approvare quest importante strumento urbanistico, è facilmente ipotizzabile la presenza di interessi e poteri forti che remano contro la sua dotazione. Eppure, il prg rimane, da quanto si apprende dagli annunci politici, un essenziale punto programmatico di questa come delle passate amministrazioni. Ormai, l assillo degli amministratori non è la ricerca del bene pubblico. Si ragiona su ciò che si può ricavare, dal punto di vista dell immagine, facendo realizzare una determinata opera. Cioè, dall amministrazione della cosa pubblica non si cerca l interesse della collettività ma i meschini interessi personali e di partito. E questa che politica è? La sicurezza prima di tutto. Occorre un cambiamento nelle relazioni industriali Paolo Pantano: Rigassificatore, la Regione è nel giusto Ionio Gas deve modificare il progetto già presentato Dice, scherzando, che il governatore Raffaele Lombardo è diventato l uomo più di sinistra della Sicilia e si domanda se i deputati regionali del partito democratico abbiano letto la relazione del servizio Vas Via della Regione in merito alla costruzione del rigassificatore. Paolo Pantano non ha dubbi nello schierarsi con l ufficio regionale e, a rincalzo, cita una sentenza della Corte di Giustizia Europea del marzo scorso. Chi ha inquinato deve pagare. Mi sembra un principio inconfutabile. La Corte ha stabilito che le imprese che hanno operato nel polo petrolchimico Augusta Priolo possono essere considerate presumibilmente responsabili dell inquinamento dell area e che a loro spetti il risarcimento dei danni arrecati. Certo occorrono indizi plausibili del nesso di causalità tra la produzione industrial e il tipo di inquinamento ma laddove essi siano riscontrati, e nel nostro caso mi pare che lo siano, le autorità nazionali possono subordinare il diritto degli operatori ad utilizzare i loro terreni alla condizione che essi provvedano prima alla bonifica. Bene, è esattamente quanto ha stabilito l ufficio regionale esprimendo parere favorevole al progetto ma insieme ponendo una serie di prescrizioni che non si possono non condividere e sulle quali dovremmo essere tutti d accordo, a meno che non si voglia offrire illegittimi vantaggi alle imprese a spese dei cittadini, della salute dei cittadini. Secondo l ufficio regionale infatti, ai fini della riduzione del rischio di incidenti, il terminale di rigassificazione dovrà entrare in esercizio solo successivamente alla realizzazione di tutti gli interventi necessari a garantire le condizioni di sicurezza degli impianti Erg. Dato poi il rischio sismico dell area occorrerà valutare attraverso opportune verifiche e indagini la reale capacità di resistenza degli impianti esistenti, così come non potranno attraccare navi metaniere prima di aver proceduto alla bonifica dei fondali, operazione che richiede un approfondimento delle analisi e un progetto di intervento concordato con il Ministero dell Ambiente per stabilire le modalità di rimozione, stoccaggio e eventuale riutilizzazione del materiale stesso. Bisognerà quindi mettere in sicurezza la linea ferroviaria che attraversa l area e valutare l ipotesi di interrare i serbatoi di stoccaggio per ridurre l impatto visivo. Da approfondire anche l impatto sull ecosistema degli inquinanti prodotti dalla trasformazione del gas, le possibilità di utilizzo e sfruttamento dell energia fredda eccedente e gli interventi di mitigazione e compensazione finalizzati al miglioramento della qualità delle acque interne e marino costiere del comprensorio territoriale interessato dal terminale. Si tratta di obblighi in capo alle imprese quindi. È evidente che le responsabilità devono essere accertate e che per la Ionio Gas si tratta di modificare il progetto già presentato, per il quale dicono sia già stata investita una somma pari a 20milioni di euro, ma non vedo come non si possa accogliere con favore e condivisione questa che dovrebbe essere considerata una svolta epocale nella nostra politica ambientale. Le nostre posizioni sul terminale sono note ma se non fosse possibile evitarlo è assolutamente indispensabile che si garantisca la sicurezza dei cittadini, per quanto possibile, con le operazioni preliminari. È tempo di segnare un cambiamento nelle relazioni industriali nell ottica di uno sviluppo davvero sostenibile e i nostri rappresentanti politici sono i primi a doversi fare carico di questo. Marina De Michele NATURA FAMILIARE O PER LA PUBBLICITÀ DELLA PROPRIA ATTIVITÀ. DIFENDI IL TUO -->

12 12 DOVE 25 Settembre 2010 ANDIAMO STASERA dal 25 settembre al 3 ottobre 2010 a cura di Giuseppe Baldini 25/09/2010 9,00 Siracusa Piazza Santa Lucia I edizione Festival dei 6 Sensi alla Borgata 17,00 Siracusa Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi Spettacolo: I lirici greci, regista Agostino De Angelis 18,00 Siracusa Biblios Café, Ortigia Mostra Presentazione del libro: L Ormesino Rosso e le Bugie D Argento di Anna Maria Vaccaro 20,30 Melilli Piazza Crescimanno Teatro: Fiat voluntas Dei di Giuseppe Macrì Nuova Compagnia teatrale Priolo Gargallo 21,30 Priolo Largo Autonomia Comunale Teatro: Amuri di frati Compagnia Teatro Club ERG 22,00 Siracusa Pub Sale, via Amalfitana 56/2 Concerto: Sabato Swing Around 26/09/2010 Dalle 8,00 alle 16,00 Canicattini Bagni (SR) Da Piazza Borsellino I EQUIRADUNO Quota 20,00, info tel: (Gozzo); (Renda); (Peluso). Dalla mattina Siracusa, Noto, Scicli, Modica, Ragusa Ibla, Ragusa e ritorno. Stazione ferroviaria di Siracusa Treno Barocco - Biglietti 9/16 info tel: Dalle 9,00 alle 19,00 Sortino (SR) - Via Principe di Piemonte La gessata 10,00 Buccheri (SR) Piazza Roma (Mercatino degli Iblei) Escursione presso la Grotta di San Nicola Chiesa rupestre. Info: (Pino Cultrera) Dal pomeriggio Palazzolo Acreide (SR) Festa di Maria SS Addolorata (ottava) 17,00 Siracusa Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi Spettacolo: I lirici greci, regista Agostino De Angelis A partire dalle 18,00 Siracusa Antico Mercato di Ortigia Rassegna delle arti: Stay Tuned 2 - una giornata con Tunafish Banda 21,00 Melilli (SR) Piazza Filippo Crescimano Teatro: Miseria e Nobiltà Gruppo Teatro 76 21,30 Priolo Largo Autonomia Comunale Teatro: AAA Cercasi L Allegra Brigata 22,00 Canicattini Bagni (SR) Piazza XX Settembre Concerto: Modena City Rambles 23,30 Siracusa Piazza Santa Lucia 1 Edizione Festival dei 6 Sensi alla Borgata 27-28/09/ ,00 Noto (SR) Teatro Vittorio Emanuele Merenda a Teatro narratrice Pamela Toscano dal 29/09/2010 al 03/10/2010 Dal pomeriggio - Sortino (SR) Sagra del miele Dal pomeriggio - Rosolini (SR) Sagra del mosto Spettacolo: I lirici greci Il gruppo musicale Tunafish Stay Tuned 2 : una rassegna artistica all Antico Mercato di Ortigia È una vera e propria rassegna delle arti, che si terrà domenica 26 settembre c.a. presso l Antico Mercato di Ortigia a partire dalle 18,00 fino a tarda sera. La particolarità dello spettacolo risiede nel fatto che durante la serata si susseguiranno e coniugheranno una serie di rappresentazioni artistiche di vario genere, dalla musica alla recitazione e al cinema, ma anche dalla pittura alla scultura. L evento, ad ingresso gratuito, si aprirà alle 18,00 con la proiezione del cortometraggio Passo Uno di Miriam Rizzo e del film 24 hours party people di Michael Winterbottom. A seguire, intorno alle 20,15, si terrà il concerto del Quartetto d archi Eurialo. Alle 21,00 DJ Dante proporrà divagazioni ed interferenze musicali, seguite dal concerto di Barbagallo. In questa rassegna artistica il teatro sarà rappresentato dal monologo di Melo Motta, accompagnato musicalmente da Andrea Romano, Io non ci volevo venire qui, tratto dal romanzo omonimo di Angelo Orlando Meloni. La manifestazione si chiuderà con il concerto di The Second Grace intorno alle 23,15 e con la musica in dissolvenza di DJ Dante. Tutti gli spettacoli principali saranno accompagnati ed attorniati dalla proiezione del video della Tunafish Banda: Musica in bianco&nero e di quello di Guido Gaudioso e Toti Valente Kynesis nonché dalla performance pittorica per bambini Sogno Celeste a cura di Francesca Nobile e dalla mostra Proiezioni su plastica di Salvatore Ferrara, Corrado Cavarra e Guido Gaudioso. Gli allestimenti della rassegna sono a cura di Jody Mauceri. Stay Tuned è organizzato dall associazione culturale Buzz con la supervisione artistica di Tunafish Banda e il patrocinio del Comune di Siracusa. I lirici greci : spettacolo al Museo Paolo Orsi Appuntamento da non perdere per tutti gli amanti della poesia e della cultura greca classica quello che si terrà sabato 25 e domenica 26 settembre c.a. alle 17,00 presso il Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi di Siracusa. Difatti, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, nate nel 1991, su proposta del Consiglio Europeo, con lo scopo di favorire il dialogo e lo scambio culturale tra i Paesi europei, l attore e regista teatrale Agostino De Angelis proporrà un omaggio alla grande ed intramontabile lirica greca. Si tratta di uno spettacolo in cui verranno decantati una serie di componimenti scritti dai più importanti esponenti della lirica classica greca, selezionati dalla dottoressa Marika Bedogni. Da evidenziare come lo spettacolo sarà realizzato all interno del Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi. Un modo, questo, per valorizzare un sito di grande interesse antropologico e scientifico e per coniugare l imprescindibile rapporto tra arte e cultura. La realizzazione dell evento è stata resa possibile grazie alla disponibilità della dott.ssa Beatrice Basile, direttrice del Museo Paolo Orsi e del Presidente del Consiglio Provinciale dott. Michele Mangiafico, al patrocinio della Regione Siciliana Assessorato dei Beni Culturali e dell Identità Siciliana, al Comune di Siracusa, al direttore della Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto, Dario Di Blasi, alla rivista Archeologia Viva e all Associazione Culturale Maria Pia e Sforza Ruspoli, l organizzazione dell evento è a cura dell Associazione Culturale Extramoenia di Siracusa e della dott.ssa Desirée Arlotta. --> GIORNALE, IMPEGNATO NELLA DIFESA DELL AMBIENTE, DEL WELFARE, DEL

13 25 Settembre 2010 Il costo del lavoro, nella nostra provincia, rappresenta il 60-65% dei costi di produzione 13 Fabio Moschella (CIA): Il sostegno economico dev essere concesso non ai proprietari di terreni ma solo agli agricoltori di professione di ALESSANDRA PRIVITERA Settore agricolo: le imprese vivono una drammatica crisi. I prezzi sui campi si mantengono su livelli non certo remunerativi, i costi, soprattutto dopo la fine della fiscalizzazione degli oneri sociali e l abolizione del bonus gasolio per le serre, registrano un ulteriore impennata. Non si esce dalla crisi del settore agricolo senza politiche pubbliche, ma non si esce senza una nuova cultura d impresa, dichiarava Fabio Moschella, imprenditore agricolo e presidente del Consorzio Limone di Siracusa, lo scorso maggio subito dopo l elezione a presidente provinciale della Confederazione Italiana Agricoltori. A cinque mesi dalla nomina, lo incontriamo per fare il punto della situazione. I dati ufficiali dicono che il 50% delle aziende agricole meridionali sono a rischio di chiusura. Il 15 settembre scorso Politi, presidente della Cia, ha annunciato la ripresa della mobilitazione. Qual è la situazione delle imprese agricole siracusane? La crisi ha preso inizio nel 2008: sono stati anni pesanti. Per fortuna, però, a Siracusa i dati non sono così allarmanti, né lo sono in Sicilia. Si stima, in realtà, che 50 mila delle 250 mila imprese agricole siciliane siano in condizioni di grande difficoltà e che nel prossimo futuro corrano il rischio di chiudere. Siracusa, in questo senso, non fa eccezione: anche se è vero che, insieme alle province di Ragusa e Catania, rappresentano l agricoltura più moderna della Sicilia. A quali cause va addebitata questa crisi? Di sicuro a un eccesso di produzione, soprattutto per quel che riguarda l ortofrutta, il vino, il grano, l olivo: tutti fortemente sensibili nel nostro contesto territoriale. A questo si aggiunge un calo dei consumi dei prodotti agricoli: si acquista meno frutta, meno verdura, meno pasta; anche a fronte del fatto che pane, pasta, verdura, latte, frutta hanno prezzi molto elevati nei punti della grande distribuzione di contro ai ricavi molto bassi ottenuti dagli agricoltori. Fra il prezzo all origine, sempre troppo basso, e il prezzo al consumo, che è sempre più alto, c è una forbice troppo larga2. In questo caso la filiera corta potrebbe essere una soluzione Certo. Gli agricoltori sono i più interessati alla filiera corta: purtroppo, però, sono ancora pochissimi i consumatori che acquistano direttamente dalle aziende agricole o nei mercati contadini. Sebbene, dunque, ci sia la possibilità anche a Siracusa di accorciare la filiera, questa è ancora una realtà irrilevante perché la maggioranza dei consumatori continua a prediligere i centri della grande distribuzione o i mercati rionali. È lì che si forma il prezzo: sempre eccessivo per il consumatore, ma che paradossalmente non riesce a remunerare gli agricoltori che registrano una caduta dei loro redditi. E non per ultimi vanno presi in esame gli aumenti sconsiderati dei costi di produzione, dei costi energetici, quelli dei concimi e quelli del lavoro. A proposito di costi del lavoro Il costo del lavoro, nella nostra provincia, in orticoltura in particolare e ortofrutticoltura in generale, rappresenta il 60-65% dei costi di produzione, nonostante i salari dei lavoratori agricoli consentano loro una vita appena dignitosa. Quanto ha inciso sul costo del lavoro la misura del governo nazionale secondo cui dall 1 agosto le imprese agricole non godono più delle riduzioni dei contributi previdenziali (pari al 75% per le zone di montagna e al 68% per le aree svantaggiate, ndr)? La tassazione italiana sul lavoro agricolo è tra le più alte in Europa. Non godere dei benefici della fiscalizzazione degli ammortizzatori sociali, per le imprese agricole che operano in aree svantaggiate o nelle zone montane, significa che le aliquote contributive aumenteranno del 68% con un incremento del costo del lavoro pari al 18%. Si tratta di cifre spaventose per un agricoltura che fa del lavoro la sua componente fondamentale. Quali misure sarebbero necessarie, allora, a sostegno delle imprese siracusane? Le politiche pubbliche e tutte le attività promosse dagli enti pubblici sono indispensabili per sostenere il reddito degli agricoltori perché l agricoltura è un settore strategico per ogni paese. Questa consapevolezza è necessaria. Ma il denaro pubblico va ottimizzato. La CIA, in questo senso, sta insistendo su un idea importantissima: cioè che il sostegno pubblico all agricoltura deve essere destinato agli agricoltori professionali e alle imprese agricole che operano nel mercato dei prodotti e del lavoro. Vogliamo sostenere gli imprenditori agricoli, non i percettori di rendita fondiaria. Va superata l anomalia della Pac (Politica Agricola Comune, ndr), che concentra l 80% del sostegno sul 20% delle aziende e riserva il regime di aiuti ai beneficiari storici. Per quanto riguarda l aiuto diretto, poi, nel 2008 è entrato in vigore un nuovo sistema di integrazione di aiuto al reddito, detto disaccoppiamento, secondo cui i proprietari di terreni (siano essi agricoltori professionali o no) percepiscono un premio per ogni ettaro di superficie posseduta. Ora è chiaro che, se il denaro pubblico per sostenere l economia agricola viene distribuito a chiunque possieda terreno, tale distribuzione non aiuterà nessuno e non avrà alcun impatto sul mercato. Per questo proponiamo un restringimento della platea dei beneficiari: solo se verrà dato sostegno agli agricoltori di professione, un immissione di denaro di tale portata comincerà a determinare condizioni di sviluppo vero. Il PSR (Piano di Sviluppo Rurale) e il pieno utilizzo dei fondi comunitari ad esso relativi (pari a 2,1 miliardi di euro) sembrano essere le direttrici secondo l Assessorato regionale all agricoltura per una strategia anticrisi che miri a rafforzare il sistema produttivo e il rilancio competitivo Il PSR consente a chiunque possieda un appezzamento di terreno di accedere ai fondi pubblici: gli agricoltori professionali percepiscono le stesse sovvenzioni di chi non è agricoltore per professione. A questo dato vanno aggiunte altre due precisazioni. La prima: nel triennio è stato speso solo il 18% della dotazione; in altre parole: questi anni sono stati sciupati e ora si dovrà correre per spendere questi soldi, dei quali il 10% dovrebbe arrivare a Siracusa. La seconda constatazione sta nel fatto che questi fondi finanziano i progetti di investimento proposti dalle imprese agricole solo per il 40% o il 50%. Per esempio, gli agricoltori siracusani sono molto interessati all utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili per la realizzazione delle serre o per l alimentazione di edifici già esistenti: solo pochi, però, hanno già potuto realizzare questi impianti, perché i più al momento non hanno liquidità per finanziare la parte rimanente del progetto e fanno molta fatica ad accedere al credito. Purtroppo, noi ci presentiamo sui mercati come una grande armata Brancaleone La nostra agricoltura è costituita da micro-aziende che, nel rapporto con la finanza, sono imprese nane Nel novembre 2009 l allora Assessore regionale alle risorse agricole e alimentari, Michele Cimino, parlava dell accesso ai fondi creditizi agevolati della CRIAS (Cassa Regionale per il Credito alle Imprese Artigiane Siciliane, ndr) come di un impegno fruttuoso da parte della Regione Sicilia, che con l art.16 della legge 6 del assegnava alla CRIAS 15 milioni di euro. 15 milioni sono solo una goccia d acqua nel mare per il complesso panorama siciliano. La CRIAS, peraltro, non ha una vocazione legata al finanziamento delle attività agricole, di contro necessitano dotazioni finanziarie notevoli. E, invece, le banche concedono poco credito o non lo concedono più; le aziende agricole hanno poco reddito e senza credito non hanno i mezzi per affrontare gli investimenti necessari per l innovazione e l ammodernamento delle tecniche; tutto questo determina la paralisi del sistema. Il nostro territorio può ancora vantare delle banche a vocazione agricola che facilitino l accesso al credito? La Banca Agricola Popolare di Ragusa è abbastanza presente nel nostro settore, ma i due grandi istituti che hanno seguito gli sviluppi dell agricoltura in Sicilia negli ultimi 50 anni sono stati il Banco di Sicilia e la Cassa di Risparmio, che purtroppo non esistono più. Le banche locali, oggi, svolgono sì una funzione utile, ma purtroppo molto limitata. La situazione difficile tra istituti bancari e agricoltura, poi, è determinata anche dai vincoli di Basilea2 che, se da un lato hanno permesso alle banche italiane di non fare la stessa fine di quelle americane, dall altro ostacolano gli agricoltori. In realtà alcune banche stanno cercando di mettere a punto dei prodotti finanziari destinati specificatamente al settore agricolo per rispondere alla crisi. Ma è un fatto che dalla crisi si può uscire solo con imprese che abbiano una struttura finanziaria solida e una dimensione economica importante: la realtà dell agricoltura siracusana, invece, è costituita da micro-imprese che, nel rapporto con la finanza, sono imprese nane. Quali soluzioni proponete come Confederazione, in tal senso? Innanzitutto proponiamo l istituzione di consorzi, di OP (Organizzazione di Produttori, ndr). Le nostre micro-imprese, però, fanno fatica a concepire un progetto di accorpamento perché c è una cultura individualistica molto spiccata: e, invece, bisognerebbe mettere a sistema quello che oggi è completamente frammentato. Bisognerebbe, poi, creare imprese che abbiano superfici importanti, impianti di lavorazione moderni e attrezzati, capacità di fare marketing, di stare sui mercati in modo moderno e innovativo. Noi, invece, ci presentiamo sui mercati come una grande armata Brancaleone che non tiene il passo della velocità con cui procede la crisi. Eppure è stato ribadito dal prof. Carlo Trigilia, Ordinario di Sociologia Economica nella Facoltà di Scienze Politiche Cesare Alfieri dell Università di Firenze, in occasione della presentazione del Rapporto sull Economia 2009 presso la Camera di Commercio, il 3 luglio 2010, che il settore agricolo ha un peso rilevante sul valore aggiunto della provincia, superiore alla media regionale, nazionale e del Sud, con punti di forza che riguardano le produzioni di qualità ad elevato valore aggiunto (prodotti in serra) e per la presenza diffusa di prodotti di eccellenza e marchi di qualità (DOC e IGP), con un potenziale di domanda internazionale in crescita. Queste affermazioni sono indubbie: il punto è che bisognerebbe agire su due fronti perché i nostri prodotti di eccellenza e i nostri marchi di qualità si affermino su scala internazionale. E per queste azioni è necessario il supporto della Regione. Da un lato è necessaria una massiccia campagna di promozione mediatica che pubblicizzi i nostri prodotti tipici e le loro caratteristiche uniche, a tutti i livelli: regionale, nazionale, internazionale. Dall altro bisognerebbe avviare una campagna di sensibilizzazione al prodotto originale: le frodi da quelle del limone a quelle del pomodorino oltre a sollevare il problema della concorrenza sleale, generano sfiducia e insicurezza nel consumatore. Quanto incide la condizione delle infrastrutture siracusane sulla movimentazione dei prodotti di eccellenza? Siracusa, nel contesto siciliano, è una realtà moderna sotto questo profilo: c è una discreta viabilità rurale che può contare, finalmente, sulle autostrade SR-CT e SR-Rosolini che garantiscono una spedita e veloce movimentazione. Al momento attuale, dunque, quali difficoltà incontrerebbe un giovane che vuole darsi all impresa agricola? Io non posso fare altro che incoraggiare i giovani perché un cambio generazionale potrebbe essere decisivo dal punto di vista dello sviluppo e dell ammodernamento del nostro settore. MULTICULTURALISMO, DELL ETICA POLITICA, DI UNO SVILUPPO CONIUGATO CON -->

14 salute e benessere a cura del dott. Michele Collura A parità di spesa, abbiamo un organico inferiore a quasi tutte le altre aziende sanitarie siciliane Roberto De Benedictis (PD): Ciò che accade all ASP di Siracusa non si era visto con nessuno dei precedenti direttori generali di CONCETTA LA LEGGIA Questione sanitaria sempre al centro di attenzioni e di polemiche. Ne abbiamo parlato questa settimana con l on. Roberto De Benedictis, vice capogruppo del Partito Democratico e componente della Commissione Sanità nell Assemblea Regionale Siciliana. Alcuni dati che La Civetta ha pubblicato nel numero precedente dimostrerebbero che la sanità nella nostra provincia è sempre penalizzata. In particolare, nella assegnazione di personale in organico da parte dell Assessorato regionale alla Salute. Nonostante gli sforzi, di molti medici in particolare, la nostra sanità ha carenze gravi. Ma le responsabilità vanno individuate caso per caso, parlare genericamente di tagli, parlare di sfascio di tutto e di tutti fa solo il gioco dei veri responsabili. Sul personale, a leggere bene quei dati ed i documenti da cui sono ricavati, si traggono due conclusioni: innanzitutto, per la prima volta nella sua storia, la Regione ha valutato con gli stessi criteri il fabbisogno di personale di tutte le aziende sanitarie dell isola ed ha riconosciuto, scrivendolo nero su bianco, che la provincia di Siracusa ha un deficit di 350 unità circa. In secondo luogo, ha autorizzato l Azienda ad assumere entro il 2011 circa un terzo di questo personale che manca, mentre altre province sono state obbligate a ridurre la propria dotazione organica, ma con la stessa gradualità per evitare licenziamenti traumatici. Per la verità si è parlato di 500 posti in meno. Qual è la verità? Senza conteggiare gli LSU, che sono 193, la Regione ha fissato in la nuova dotazione organica per il 2011, mentre attualmente sono in servizio circa 3000 unità, fra assunti a tempo indeterminato e a tempo determinato. C è quindi un incremento possibile fino a 200 unità, questa è la verità. I 500 posti in meno risulterebbero invece rispetto dalla somma delle vecchie piante organiche dell ASL 8 e dell Azienda ospedaliera Umberto I, senza considerare che quei posti c erano sulla carta e che la fusione delle due aziende e l accorpamento di taluni servizi consente di ottimizzare l impiego di molto personale. La Regione avrebbe dato all Azienda sanitaria di Siracusa la possibilità di assumere più unità di personale senza però dargli più soldi per poterle pagare. I numeri dicono cose più interessanti e diverse. Tanto per cominciare, i soldi sono stati ripartiti fra tutte le Aziende sanitarie dell isola secondo un unico criterio basato principalmente sul numero degli abitanti. Quindi non è possibile che Siracusa abbia avuto, in proporzione alla sua popolazione, meno delle altre province. Inoltre, proprio in considerazione delle nostre carenze, abbiamo ottenuto un finanziamento extra, che altre province non hanno avuto. In tutto si tratta di un budget di spesa di 583,5 + 9 = 591,5 milioni di euro circa. Fin qui, per dimostrare che non abbiamo avuto meno degli altri. Inoltre, il tetto di spesa per il personale, all interno di quel budget, è stato innalzato dagli attuali 167,6 milioni a 172,4 milioni per il 2011, quasi 5 milioni in più. Un incremento di risorse che tuttavia sarebbe insufficiente. Questo è vero ma, di nuovo, guardiamo i numeri. Lo stesso decreto regionale che al 2011 fissa per l ASP di Siracusa una dotazione organica di 3200 unità e un tetto di spesa di 172,4 milioni, stabilisce per l ASP di Ragusa una dotazione di 3400 unità con 167,3 milioni: significa che lì 5 milioni in meno bastano per assumere 200 unità in più. Analizzando anche i dati delle altre provincie, si scopre che solo Palermo fa peggio di noi. Insomma, i soldi non sono molti ma nella nostra provincia li usiamo molto male e questa è una responsabilità dell ASP. Torniamo alle 3200 unità previste nella nuova dotazione organica, oltre gli LSU. Secondo lei sono sufficienti al fabbisogno della popolazione? No, non lo sono. È lo stesso Assessore Russo, lo ripeto, che ha riconosciuto in poco meno di 3500 circa la dotazione congrua per la nostra provincia, questo è solo il primo passo per riequilibrare gradualmente la dotazione di personale in tutta l isola, dove in altre province la riduzione improvvisa di centinaia di posti sarebbe socialmente insostenibile. Concordo tuttavia con chi sostiene che i criteri di indirizzo dati dall Assessorato per la formazione delle piante organiche a regime sono opinabili e in parte errati. Soprattutto, non prevedono personale a sufficienza per i servizi territoriali, che sono l obiettivo vero della riforma. Fra essi, un settore cruciale come quello della Salute Mentale ne viene pericolosamente sottodimensionato, come stiamo cercando di rappresentare all Assessorato nell auspicio di modificare quei criteri. I dati che finora ho citato non servono infatti per voler fare il ragioniere ma per trarre delle valutazioni prettamente politiche nel merito di quello che stiamo dicendo. Quali valutazioni politiche? Assodato che quei criteri sono imperfetti, abbiamo visto però che sono stati applicati a Siracusa come in tutte le altre province. E che, anzi, Siracusa ha avuto, in proporzione ai suoi abitanti, risorse aggiuntive che altre non hanno avuto. Ma a parità di spesa noi manteniamo una dotazione organica inferiore a quella di quasi tutte le altre ASP di Sicilia: spendiamo cioè male i nostri soldi. Se a fronte di questo si considera, solo per fare un esempio, che il progetto di nuova pianta organica fatta dalla nostra ASP lascia in sofferenza molti settori dell assistenza sanitaria ma prevede di assumere 28 figure amministrative e 13 commessi, qualcuno deve chiarire che tipo di Azienda ha in testa. Perché la responsabilità di tutto questo, è la conclusione evidente, non può che essere dell ASP. Eppure la riforma sanitaria ha attribuito all Azienda sanitaria provinciale un ruolo di protagonista nel cambiamento del sistema Si, ma a patto che questo ruolo lo si voglia giocare con capacità progettuale ed autonomia. E qui non vedo molto né l una né l altra e una recente visita dei dirigenti dell Assessorato ha messo a nudo le criticità di un Azienda sostanzialmente immobile, lifting a parte. Sarebbero necessarie scelte lungimiranti per recuperare almeno un po di quella fuga dei nostri cittadini verso altre provincie, Catania e Ragusa addirittura, a cominciare dalla scelta dei primari secondo meriti e non appartenenze politiche. E invece, proprio alcuni giorni fa è accaduto il contrario, come sempre. La stessa redazione della pianta organica di cui abbiamo parlato ha visto la presenza pressoché giornaliera di importanti esponenti politici e di loro faccendieri, come ho già detto pubblicamente. Ce n è uno, in particolare, notissimo al Direttore generale, che alberga dentro le stanze dell Azienda facendo l orecchio di Dionisio per il suo onorevole. Altro che politica fuori dalla sanità.. quello che accade oggi nell ASP di Siracusa non si era mai visto con nessuno dei direttori generali precedenti. Se non trattata, esce dalla camera da letto per dilagare in ogni angolo della vita coniugale Eiaculazione precoce, quell incontrollabile fretta del piacere che danneggia la dimensione ludica del rapporto di coppia di VALERIA RANDONE (www.valeriarandone.it) Quando si parla di sessualità, sia maschile che femminile spesso un manto di mistero, misto a pudore e riservatezza, sembra prendere il sopravvento, lasciando spazio alle possibili confusioni tra realtà clinica e sessuale e falsi miti. La sessualità rappresenta il cuore, il fulcro della vita intima e del rapporto di coppia, sfera psico-corporea attorno alla quale si organizza la salute ed il benessere della coppia. Una disfunzionalità della vita sessuale si ripercuote inevitabilmente ed inesorabilmente sulla qualità della vita, del singolo e della coppia, aprendo la strada a possibili dolori e sofferenze della vita a due. La sessualità ha un notevole riverbero emozionale nella vita di tutti gli esseri umani, con una sfaccettatura maggiore per quel che riguarda l identità sessuale maschile. La sessualità maschile, rispetto a quella femminile, è una sessualità visibile,quantizzabile e quindi più esposta a possibili disfunzioni sessuali. Nell immaginario maschile avviene un processo di confusività tra la parte ed il tutto, avviene cioè una totale identificazione nella disfunzione sessuale. Il paziente non ha una disfunzione sessuale, ma è una disfunzione sessuale. L eiaculazione precoce si traduce in un frequente disturbo della funzione sessuale maschile, che consiste in una eccessivamente rapida insorgenza dell orgasmo durante il rapporto, e nell incapacità a controllare e ritardare il riflesso dell eiaculazione. Tale fenomeno si trasforma in un rapporto sessuale di breve durata e poco soddisfacente, soprattutto per la partner. Essa fa parte delle disfunzioni sessuali maschili, che danneggiano singolo, coppia, autostima e dimensione ludica del rapporto di coppia, creando invece stress, tensione, malumori e possibilità di rottura del legame. L aspetto diagnostico dell eiaculazione precoce è estremamente complesso, sia per quel che riguarda la riluttanza e riservatezza del paziente e della coppia nell esporre le proprie difficoltà che per quell aspetto di soggettività che riguarda l esperienza di precocità. E indispensabile, ai fini diagnostici, investigare il tempo oggettivo dell eiaculazione, il tempo di latenza dell eiaculazione intra-vaginale (due o tre spinte o fuori dall ambito vaginale), l esperienza soggettiva della capacità di controllo, di soddisfazione del paziente e della partner e la variabile associata alla preoccupazione ed ansia e alle dinamiche della relazione in cui si manifesta. Per quanto riguarda le cause, in ambito sessuologico, si parla di multifattorialità; vi sono diverse cause, a vari livelli (personali,di coppia, iatrogeni, da cattivo apprendimento sessuale, generali, psicologici, intrapsichici) che, interagendo tra di loro, producono e mantengono il disturbo clinico. L eiaculazione precoce, se non trattata, diventa gradualmente la protagonista della vita dell uomo e della sua compagna, esce dalla camera da letto per dilagare in ogni angolo della loro stessa esistenza. Nella mia pratica clinica quotidiana mi capita spesso di custodire storie di vita e sofferenza di uomini con eiaculazione precoce, i quali vivono il problema con modalità amplificate, perché oltre ad essere profondamente imbarazzati sono anche disorientati, incerti se considerare una eiaculazione troppo rapida alla stregua di un qualsiasi problema di salute, e quindi rivolgersi al medico, o se assegnarlo alla categoria degli argomenti tabù, di cui è bene non parlare con nessuno. Va invece sottolineato con forza che l eiaculazione precoce è un problema medico e che psicosessuologo e medico sono gli unici interlocutori in grado di offrire soluzioni scientificamente valide. Avere la consapevolezza del disagio e della non risolvibilità della disfunzione, senza un adeguata terapia sessuologica, è il primo passo in avanti verso la guarigione. La latitanza diagnostica ha come effetto collaterale immediato la cronicizzazione della disfunzione, compromettendo e danneggiando singolo e coppia, talamo e tanti altri ambiti della vita di coppia --> L ECOSOSTENIBILITÀ DELLE INIZIATIVE. GRAZIE, IL DIRETTORE FRANCO ODDO.

15 25 Settembre 2010 Lo afferma la sentenza del del Giudice di Pace Coordinatore di Reggio Calabria 15 Acqua non potabile: pericolosa per la salute e da pagare al 50%. Non ci sono responsabilità del gestore, dei Sindaci e dell ATO? di CONCETTO ROSSITTO Nel precedente articolo si faceva riferimento alla non potabilità dell acqua erogata in alcuni quartieri di Siracusa, di Augusta, di Lentini e nella zona di Calabernardo (Noto). La non potabilità di tali acque deriva dalla presenza di un eccesso di sali minerali, soprattutto di cloruro di sodio. Per essere considerata potabile l acqua deve infatti possedere requisiti ben precisi, definiti da leggi vigenti (DPR n. 236/1988; decreti legislativi n. 31/2001 e n. 27/2002, che recepiscono Direttive europee: 98/83/CE del 3 novembre 1988). Essa non deve contenere microrganismi e parassiti, né altre sostanze, in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana ; non deve, inoltre, superare i valori massimi ammissibili di sostanze, che non sono, di per sé, nocive per la salute, ma che potrebbero rappresentare fattori di rischio se presenti in misura eccessiva. Tra tali sostanze rientra il cloruro di sodio. Quando esso è presente in quantità superiore alla norma è pericoloso per la salute, essendo responsabile dell ipertensione arteriosa e dei rischi conseguenti. Fornire ai consumatori acqua che non possieda i prescritti requisiti di potabilità, configura un inadempimento contrattuale, che è sanzionato dal D.P.R. n. 236 del 24/05/1988, emanato in attuazione della Direttiva C.E.E. n. 80/778 concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano. Tale inadempimento contrattuale deve essere notificato agli utenti, per ovvi motivi di sicurezza e di salvaguardia della salute pubblica ed anche per questioni di onestà commerciale; quando l acqua fornita non è potabile, va applicata la riduzione del 50% dei costi fatturati, ai sensi dell art. 13 del Provvedimento n. 26/1975 del CIP. La conferma di questo quadro interpretativo è offerta dalla sentenza del emessa dal Giudice di Pace Coordinatore di Reggio Calabria. In sintesi, dalla fornitura di acqua non potabile ai cittadini dei quartieri sopra indicati deriva un danno economico e, soprattutto, un pericoloso rischio di conseguenze per la salute. Ma nessuno ne parla e nessuno ne tiene conto. Di chi le responsabilità? Il Decreto legislativo n. 31/2001 affida (art. 7, comma 1) controlli interni al gestore del servizio idrico integrato per la verifica della qualità dell acqua destinata al consumo umano. E stabilisce (comma 4) che i risultati dei controlli devono essere conservati per un periodo di almeno cinque anni per l eventuale consultazione da parte dell amministrazione che effettua i controlli esterni. Il Decreto in questione affida inoltre alle ASL i controlli esterni (Art. 8, comma 1): I controlli esterni sono quelli svolti dall azienda unità locale territorialmente competente, per verificare che le acque destinate al consumo umano soddisfino i requisiti del presente decreto. L autorità d ambito e i sindaci non avrebbero dovuto assumere alcun provvedimento? Se nessuno tiene conto dei controlli che vengono effettuati e nessuno pone in atto le misure conseguenti, di chi è la responsabilità? Ecco alcune domande che sorgono spontanee al cittadino. Prima. Considerato che l acqua non potabile è pericolosa per la salute, in quanto i suoi riflessi sull ipertensione sono a tutti noti, i sindaci (responsabili della salute dei propri cittadini) hanno emesso delle ordinanze per informarli circa i pericoli derivanti dall assunzione di acqua non potabile fornita loro dal pubblico acquedotto? Hanno segnalato la necessità di non utilizzare tale acqua per fini alimentari? Seconda. Hanno riflettuto sui rischi di incorrere in varie fattispecie di reato, a partire dall omissione? La fornitura di acqua non potabile per acqua potabile non comporta un inadempimento contrattuale? Chi deve vigilare sui corretti adempimenti contrattuali da parte del gestore del servizio? L ATO, autorità d ambito, non ha alcun compito al riguardo? E se sì, lo ha svolto correttamente e compiutamente? E ancora: le bollette recapitate dalla società di gestione ai cittadini delle zone sopra citate hanno indicato un importo ridotto del 50%? I cittadini che hanno pagato al costo intero i mc di acqua potabile consumati hanno diritto al risarcimento? E configurabile il reato di danno patrimoniale, quello di truffa, entrambi o nessun reato? Se anche uno solo di tali danni risulta configurabile, i cittadini devono adire le vie legali singolarmente, possono intraprendere una class action o devono essere tutelati da qualche Autorità esistente? L ATO è al servizio dei cittadini o del gestore? Quali tutele si intendono ora porre in atto? Perché così tardivamente? In relazione al rischio per la salute i cittadini devono chiedere un risarcimento del danno biologico? Non può la stessa ASL, che sostiene i costi della salute, pretendere un risarcimento dei maggiori costi derivanti da un continuo attentato alla salute pubblica? Se le situazioni sopra rappresentate necessitano di accertamenti, di chi è la responsabilità in ordine all iniziativa di tali accertamenti e delle azioni conseguenti? Le ASL sono tenute a disporre che vengano presi provvedimenti intesi a ripristinare la qualità dell acqua. Lo hanno fatto? E infine, perché si continua a tollerare che il polo petrolchimico sottragga risorse idriche di ottima qualità per i suoi processi, mentre potrebbe utilizzare altre acque opportunamente depurate? Che si aspetta ad utilizzare l ottima acqua dell Anapo e del Calcinara, che, miscelata a quella salmastra dei pozzi Carrozzieri, Dammusi (1, 3 e 4) e San Nicola (2, 9, 12 e 13), potrebbe farla rientrare nei limiti di durezza consentiti? L ATO ha solo doveri da rispettare nei confronti di SAI8? Oppure ha anche compiti di controllo, doveri di vigilanza, ineludibili interventi da porre in atto in caso di inadempimenti da parte del gestore e un contratto inefficace da risolvere, per esclusiva responsabilità del concessionario nel caso in cui non siano state onorate, nei quattro mesi previsti, le clausole di garanzia? L aumento partito da 0,9497 euro mc anziché 0,8551, tariffa media d ambito Tutti ciechi ATO significa forse umilmente prostrato davanti a SAI8? L adeguamento tariffario decorre dal 2003, dovrebbe essere dal 2008 Di cosa si occupa l ATO e quali obblighi contrattuali prende in considerazione? Adeguamento tariffario, revisione della tariffa e affidamento di altri impianti, anche in presenza di inadempienze e di mancate risposte della controparte. Riportiamo un brano estratto dal verbale n. 4 dell Assemblea dei Rappresentanti del Consorzio ATO di Siracusa, svoltasi il 3 giugno In riferimento al quarto punto dell odg il Presidente ricorda che l Assemblea deve fare una presa d atto dell adeguamento tariffario 2010 poiché è un obbligo contrattuale previsto dal D.P.E.F., è un atto dovuto e cede la parola al dott. Liistro al fine di illustrare l adeguamento tariffario per l anno Il dott. Liistro informa che: la percentuale di adeguamento all inflazione programmata da applicarsi per il periodo sulla tariffa contrattualmente prevista per il terzo anno di gestione è pari all 8,70% senza procedere alla rivalutazione anno per anno, mentre l adeguamento all inflazione programmata in base al DPEF è pari all 1,5%. Ne consegue che la tariffa reale media da applicare è la seguente: 0,9497x8,70%= e/mc 1,0323 tariffa del 3 anno ( ), 1,0323x1,5%= /mc 1,0478 tariffa anno L assessore Censabella chiede spiegazioni sulla formula di calcolo della tariffa. Il dott. Liistro spiega che la metodologia di calcolo della tariffa deriva dal metodo normalizzato (D.M. LL.PP ai sensi dell art. 13 comma 3 della legge 36/1994). La tariffa base è : /mc 0,8551 tariffa media d ambito riferita all anno 2003, a questa ogni anno si sono applicate le rivalutazioni in base all indice ISTAT. L adeguamento in base all indice ISTAT è un obbligo contrattuale, cosa diversa è invece la revisione tariffaria che prevede una attenta analisi di tutte le voci che compongono la tariffa. Per intenderci: per il momento ci appioppano solo l adeguamento tariffario all inflazione. Poi ci serviranno anche una revisione tariffaria di tutte le voci presenti nella tariffa, cioè ulteriori aumenti. Per inciso il cittadino trova difficile capire come mai l adeguamento tariffario dovuto a SAI8 debba decorrere dal 2003, se il contratto di affidamento del servizio a SAI8 è stato stipulato l 8 febbraio E trova incomprensibile che nel verbale si calcoli l aumento partendo dal costo di 0,9497 /mc mentre poche righe oltre trova scritto che La tariffa base è: /mc 0,8551 (tariffa media d ambito riferita all anno 2003). Misteri sai-atosi! Ma quello che più preoccupa il cittadino è il sospetto che i signori dell ATO siano sin troppo ligi ai doveri contrattuali nei confronti di SAI8 e del tutto alieni dal pretendere dalla controparte il rispetto delle clausole di garanzia e degli obblighi assunti. Il Presidente rammenta che sono stati posti alla SAI 8, a seguito della riunione del CDA del 30 marzo scorso, quesiti in riferimento al sistema di garanzie, alla presentazione del contratto di finanziamento, al ritardo nella presentazione dei progetti specie per ciò che riguarda fognatura e depurazione; il gestore ha risposto in modo insoddisfacente; a tal proposito il Consorzio sta facendo una verifica per riferire all Assemblea. Nelle more tuttavia è necessario che gli organi istituzionali rispettino gli obblighi contrattuali, al fine di non dare al gestore nessuna occasione di rivalsa. Il Progetto Conoscenza, che la Regione ha messo come vincolo per il finanziamento dei progetti, sarà all esame del prossimo CdA., in modo da essere in grado di sbloccare la questione degli investimenti delle reti ( ). Però se alcuni comuni non cedono gli impianti il gestore potrebbe avvalersi di questa inadempienza per non rispettare a sua volta gli obblighi contrattuali. ( ) Il Presidente conferma che l adeguamento ISTAT e la cessione impianti sono atti dovuti. In conclusione, la preoccupazione dominante nei signori dell ATO è quella di soddisfare gli obblighi contrattuali nei confronti di SAI8. Tutto il resto non conta o conta pochissimo. E quanto al rispetto delle clausole contrattuali da parte di SAI8 qualcuno pensa di potersela cavare ponendo solo qualche domanda al gestore, che sino ad oggi ha risposto in modo insoddisfacente. Impunemente! Invece di risolvere il contratto di affidamento del servizio idrico, ci si limita ad avviare una verifica Nelle more però bisogna servire in tutto e per tutto il gestore (SAI8) e non dargli nessuna occasione di rivalsa. Parola del Presidente Bono! E se SAI8 fornisce acqua non potabile, facendola pagare come potabile? Silenzio! Un ultima sola domanda, onnicomprensiva: è così che si amministra al servizio della cittadinanza? Mi hanno staccato il contatore dell acqua senza preavviso Scrivo questa lettera affinchè chi la legge possa prendere in considerazione che quello che è accaduto a me può succedere a qualsiasi cittadino in qualsiasi momento e si possa immedesimare nella sofferenza che alcune azioni (essere privata dell acqua) possono provocare ad un essere vivente, sia esso inteso come filo d erba sia come uomo. Martedì scorso degli operai sono stati incaricati dalla società che gestisce il servizio idrico a Siracusa di effettuare il distacco e l asportazione del contatore dell acqua dalla mia abitazione di via dei Diamanti 59 in contrada Plemmirio senza preavviso ne titolo esecutivo, privando me e la mia famiglia di un bene collettivo e indivisibile: l acqua. Questa azione o meglio questo abuso di potere o forse meglio ancora atto di terrorismo del distacco del contatore acqua ha provocato in me uno stato di sofferenza fisica e pisichica tale che mi ha indotto a rendere pubblico quanto accaduto. Non è ammissibile nè accettabile privare dell acqua un qualsiasi cittadino, senza preavviso. L acqua è vita. Ogni cittadino ha il diritto di conoscere il reato per cui viene accusato e di addurre le proprie difese prima di essere condannato. Giuseppina Romano Bramanti

16 16 25 Settembre 2010 Falsa e tendenziosa la storiella che i proprietari delle aree possono chiedere i danni al Comune 14 avvocati: Il diritto a costruire su un area edificabile matura solo quando è rilasciata la concessione edilizia di CARLO GRADENIGO Da molti mesi si parla di PRG e di cementificazione di Siracusa. Il PRG (Piano Regolatore Generale) è lo strumento che definisce la destinazione d uso dei terreni in una città e fornisce le direttive su come eventualmente costruire (cubatura, altezza max dell edificio etc.) su un terreno quando per lo stesso è stata richiesta e ottenuta una concessione edilizia. Il PRG garantisce la possibilità di richiedere una concessione edilizia su un terreno edificabile, ma ciò non vuol dire che il comune è obbligato a rilasciarla ad ogni costo pena il risarcimento dei danni. Quattordici tra i più autorevoli avvocati di Siracusa, tra cui Giovanni Sallicano, presidente della Camera Amministrativisti Armando Corpaci e Michele Messina), Glauco Reale già presidente del Consiglio Ordine Avvocati Siracusa, Salvatore Salerno, consigliere Ufficio Legislativo e Legale Regione Sicilia, Paolo Tuttoilmondo, Lucia Sciacca cassazionista e consigliere Consiglio Ordine Avvocati di Siracusa, Nicola Giudice cassazionista, Giuseppe Arnone, Giuseppe Piccione cassazionista, Giuseppe Storaci, Marilena Del Vecchio, Corrado V. Giuliano cassazionista, Francesca Felice affermano a tal proposito che il Prg è espressione del potere pubblico a cui gli interessi dei cittadini sono subordinati. «Se si stabilisce che una zona è edificabile il privato non ottiene il diritto a costruire, ma solo la possibilità di farlo perché lo strumento edilizio lo prevede, il diritto matura solo quando la pubblica amministrazione rilascia la concessione o approva un piano di lottizzazione». Inoltre, la pubblica amministrazione può adottare varianti con motivazioni non necessariamente approfondite sulla destinazione, o variazione, di destinazione delle aree. «In particolare - proseguono - le scelte urbanistiche destinate a tutelare l ambiente non richiedono una diffusa analisi argomentativa con riguardo al valore del paesaggio tutelato». Il comune ha dalla sua ampia discrezionalità nell applicazione del prg, che può essere variato (variando la destinazione urbanistica di un terreno) senza incorrere in risarcimenti di alcun tipo se non è stata ancora rilasciata una concessione edilizia. A confermare questa tesi vi sono numerosissime sentenze del TAR e del Consiglio di Stato che arrivano sino al 2010 (Tribunale Amministrativo Regionale Lombardia - Milano, Sezione 4 sentenza 24 maggio 2010, n. 1654; sentenza del Consiglio di Stato, Sezione 4 27 luglio 2010, n ). Inoltre nel caso in cui sia già stata rilasciata una concessione è possibile variare la destinazione d uso del terreno a patto che il comune destini allo stesso scopo un area differente facendo ricorso alla compensazione traslativa, senza per ciò dover sborsare ingenti somme di risarcimento per danni a chi su quel terreno voleva costruire. E quindi ora di cancellare il mito dei diritti acquisiti ( visto che nessuna concessione edilizia è stata ancora rilasciata nè alla Pillirina nè a ridosso delle mura dionigiane all Epipoli) insieme a quello delle ingenti somme di risarcimento ai danni del comune in caso di variante al PRG, dato che le sentenze appena menzionate affermano il contrario. Il PRG di Siracusa nasce per ovviare all abusivismo incontrollato degli anni e ricucire gli strappi tra le diverse zone della città arrestando di fatto l espansione a macchia d olio della stessa. Approvato nel 2004 e recepito nel 2007, il PRG venne stravolto in una sola notte a colpi di emendamenti singoli che resero edificabili terreni agricoli lungo i pochi tratti di costa ancora inviolati dall abusivismo edilizio e dalla industrializzazione e a ridosso dei siti archeologici più importanti della città senza prendere minimamente in considerazione il parere della Regione Sicilia e del CRU che nel 2006 indicava chiaramente delle restrizioni a favore della tutela delle coste, delle zone archeologiche quali le Mura Dionigiane del Castello Eurialo e tante altre prescrizioni molto vicine alle attuali proposte di variante al prg indicate e formulate dalle associazioni ambientaliste e non. A questo si aggiunge una relazione tecnica depositata nel 2006 presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Siracusa che afferma: la stima del fabbisogno residenziale contiene tutta una serie di valutazioni, di fondamento per le determinazioni finali, palesemente accresciute, alcune delle quali abilmente mascherate, il che fa fortemente presupporre la volontarietà degli autori ad incrementare il reale fabbisogno abitativo e le rispettive superfici necessarie, e quindi conseguentemente a sovradimensionare il piano regolatore. Ciò vuol dire che per giustificare delle stime di crescita demografica della nostra città che avrebbero dovuto portare Siracusa a abitanti contro gli attuali , sono state aumentate quasi del 50% le cubature così da giustificare l attuale cementificazione del nostro territorio. Un altra mancanza dell attuale PRG è la VAS (Valutazione Ambientale Strategica) alla quale non è mai stato sottoposto; a tal proposito l art.11, c.5 del D.lgs. n. 152/2006 dice che i provvedimenti amministrativi di approvazione di piani e programmi adottati senza la VAS, dove prescritta, sono annullabili per violazione di legge. Ed ancora il PRG deve sottostare alle leggi sovraordinate quali Vincoli paesaggistici, SIC (siti di interesse comunitario) e Vincoli Archeologici di cui non ha assolutamente tenuto conto. Negli ultimi anni inoltre sono avvenuti dei cambiamenti che da soli basterebbero a rivedere e giustificare alcune varianti al PRG attuale: Siracusa nel 2005 è stata inserita nella lista delle città patrimonio dell UNESCO con tutto ciò che ne consegue in tema di tutela e conservazione del paesaggio e del patrimonio archeologico come le mura Dionigiane a ridosso delle quali si vogliono costruire 700 villette; è stata istituita l Area Marina Protetta del Plemmirio (a ridosso della quale vogliono realizzare ben 3 villaggi turistici); a distanza di qualche anno si è avuta la conferma reale e tangibile che le previsioni di crescita demografica erano sbagliate e che non esiste l esigenza di nuove abitazioni; le esigenze del turista sono cambiate, sempre più orientate verso un turismo ecologico che valorizzi e promuova le identità locali con B&B e Agriturismo a scapito della vecchia concezione del villaggio turistico. Lo stesso Comune di Siracusa, il 13 luglio 2009 con una delibera comunale votata all unanimità dai 38 consiglieri presenti, scrisse che era necessaria una revisione dell attuale PRG e demandò il compito di formulare delle proposte di variante alla Commissione Urbanistica. Ne è seguito un lavoro di quasi un anno, con interventi e proposte da parte di numerose associazioni ambientaliste e non, per arrivare alla fine del mese di maggio 2010 con un documento condiviso e approvato all unanimità dalla commissione (escluso il voto contrario di un consigliere UDC) che riassumeva tutte le proposte di variante da sottoporre al vaglio del consiglio comunale, dapprima il 29 Luglio 2010 (data confermata per appena 24 ore), rinviando poi al 6 Settembre Durante questi otto mesi è andata maturando una coscienza civile e 49 associazioni si sono unite sotto la sigla di SOS-Siracusa. Ne è nato un appello, scritto dal pluricampione Enzo Maiorca, schieratosi insieme a numerose altre personalità come Cecilia Strada, Massimo Fini, Monsignor Greco, Roy Paci, Peppe Cubeta, Ermete Realacci, Giuseppe Voza, per chiedere: Salviamo Siracusa dal Cemento e che ha raccolto a oggi firme sul sito Tutto ciò ha portato il 6 settembre scorso, alla partecipazione di oltre 200 persone al consiglio comunale che avrebbe dovuto decidere sulla applicazione delle varianti al PRG e che è stato rinviato a data da destinarsi. Con la votazione finale, convulsa e nervosa - afferma il coordinamento SOS-SIRACU- SA - si è assistito ad un penoso dietrofront dei momentanei dissidenti che hanno vanificato le aspettative del pubblico che, paziente e speranzoso, si aspettava ben altro risultato da un dibattito durato 5 ore, finito oltre la mezzanotte. Ne è scaturito un documento firmato da 25 consiglieri (due dei quali assenti dalla seduta) che di fatto rimanda tutto a un nuovo tavolo tecnico, una sorta di commissione urbanistica 2, che rischia di far perdere del tempo prezioso, durante il quale potrebbero essere rilasciate le tanto temute concessioni edilizie o approvati i piani di lottizzazione delle aree in oggetto come la Pillirina e le mura dionigiane. In attesa di un consiglio comunale aperto al quale parteciperà anche il ministro Prestigiacomo e fissato ufficiosamente per il 15 di ottobre, non ci rimane altro che aspettare che qualcuno si decida a fermare la distruzione e cementificazione della nostra città, azione possibile e dovuta sia moralmente che legalmente.

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